L’imposta sul valore aggiunto è una delle imposte più importanti all’interno dell’Unione Europea, ma è anche una delle imposte più vulnerabili alla frode e alla manipolazione.

La Commissione Europea ha pertanto proposto, il 25 maggio 2018, alcuni cambiamenti significativi all’attuale sistema IVA per la circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea 1 da parte di operatori commerciali (B2B). Le modifiche entreranno in vigore il 1 luglio 2022.

Situazione attuale

Con l’attuale sistema, gli scambi intracomunitari di merci, dal punto di vista dell’IVA, si dividono in due operazioni (fittizie): una vendita esente da IVA nel paese di origine (cioè il paese di origine del venditore) e un acquisto tassato nel paese di destinazione (cioè il paese dell’acquirente).

Il processo di acquisto si verifica nel paese di destinazione ed è soggetto al “sistema di inversione contabile”, nel quale l’acquirente riporta nella propria dichiarazione IVA entrambe le transazioni: l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta sul reddito deducibile, con conseguente dichiarazione IVA nulla e senza un reale flusso di cassa dell’IVA.

Modifiche previste

Lo scopo di questi cambiamenti è quello di creare un’area IVA uniforme a livello europeo.

Lo scambio transfrontaliero di merci sarà quindi definito come “consegna uniforme imponibile” e la consegna di merci all’interno dell’Unione Europea non sarà più esente da imposta.

È necessario garantire la tassazione delle merci nello stato membro in cui termina il loro trasporto.

L’imposizione dell’IVA dovrebbe avvenire tramite il venditore: l’IVA sarà applicata alla vendita di merci nei confronti di un cliente che si trova in un altro stato membro, e al tasso dell’IVA riscossa dal paese di destinazione.

Ciò creerà un flusso di cassa effettivo in uscita, con l’acquisto transfrontaliero nazionale e comunitario di beni trattati per la prima volta allo stesso modo.

Fino ad ora, l’acquisto di beni da parte di un altro Stato dell’Unione Europea era più vantaggioso di un acquisto nazionale, dal momento che solo le operazioni nazionali erano gravate dal pagamento dell’imposta a debito.

“One-Stop-Shop” per i commercianti

Per rendere le modifiche suggerite più agevoli possibile per i commercianti, vengono gettate le basi per un portale online per tutti gli operatori commerciali.

Un sistema uniforme per il pagamento dell’imposta a debito eliminerebbe la necessità della registrazione dell’IVA in diversi Stati dell’Unione Europea, poiché la dichiarazione, il pagamento e la detrazione dell’IVA a valle per tutti gli acquisti di merci all’interno dell’Unione Europea avverranno attraverso questo portale online uniforme.

Esempio

Un mercante registrato per l’IVA in Germania vende e consegna merci dalla Germania ad un imprenditore registrato IVA in Romania.

Il luogo di consegna finale è in Romania. Il commerciante tedesco emette una fattura che comprende l’IVA rumena (19%). Il commerciante tedesco non è registrato IVA in Romania e paga l’IVA rumena da lui riscossa, in Germania, attraverso un sistema uniforme (One-Stop-Shop).

L’imposta a debito rumena viene quindi inoltrata dall’autorità fiscale tedesca all’autorità fiscale rumena.

Eccezione: il soggetto passivo certificato

L’idea del soggetto passivo certificato (certified taxable person – CTP) vuol dire che le società che commerciano beni all’interno della comunità Europea dovrebbero registrarsi come CTP presso le loro autorità fiscali nazionali a condizione che le stesse soddisfino determinati requisiti.

Per le consegne a un CTP, verrà applicato il sistema di inversione contabile esistente.

Conclusione

Le modifiche suggerite dalla Commissione Europea hanno come scopo quello di raggiungere un trattamento equivalente sia per gli acquisti intracomunitari che per quelli nazionali di beni, il che significherebbe un drastico cambiamento nel trattamento intracomunitario dell’IVA.

Lo scopo di tali modifiche è quello di ridurre le frodi (in particolare il “carosello IVA”) al fine di semplificare l’amministrazione delle società interessate.

Le raccomandazioni dovrebbero essere inserite nella legislazione nazionale entro il 2022.

Dal momento che tali cambiamenti influenzeranno i processi aziendali significativi per le imprese, sarebbe opportuno un tempestivo dibattito e una valutazione su quelli che sono i progetti della Commissione.