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Cina: informazioni sulla Legge sugli investimenti esteri della Repubblica Popolare Cinese

Il 15 marzo 2019, alcuni mesi dopo la sollecitazione dell’opinione pubblica sul progetto di Legge sugli investimenti esteri della Repubblica Popolare Cinese, il Congresso Nazionale (“NPC”) ha approvato la Legge sugli investimenti esteri, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2020, abrogando simultaneamente l’attuale quadro giuridico sull’investimento estero, costituito dalla legge sulle joint venture cinesi e straniere della RPC (la “Legge EJV”), dalla Legge sulle joint venture contrattuali sino-straniere della Repubblica popolare cinese (la “Legge CJV”) e la Legge sulle proprietà interamente detenute da stranieri della RPC (la “Legge WFOE”) e unificando il regime legale degli investimenti esteri della RPC.

I punti salienti della Legge sugli investimenti esteri sono i seguenti:

La portata degli investimenti esteri
Ai sensi dell’articolo 2 della legge sugli investimenti esteri, per investimenti esteri si intendono le attività di investimento effettuate direttamente o indirettamente da persone fisiche, giuridiche o altre organizzazioni straniere, tra cui:
• l’incorporazione di imprese a partecipazione estera nella RPC, in modo congiunto o collettivo con altri investitori;
• l’acquisizione di azioni, strumenti di capitale, quote di beni o altri diritti simili e partecipazioni di imprese della RPC;
• l’investimento in un nuovo progetto, in modo congiunto o collettivo con altri investitori; e
• altri metodi di investimento regolati dalle leggi, dai regolamenti o dalle disposizioni del Consiglio di Stato.
Le questioni da chiarire ulteriormente nella definizione degli investimenti esteri comprendono la definizione o l’esempio di “attività di investimento estero indiretto”, “investimento in qualsiasi nuovo progetto” e se gli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan devono essere classificati come investitori stranieri o meno.

Attività di investimento estero indiretto
Senza la definizione o l’esempio di “Investimento straniero indiretto”, capire se si intende regolamentare le società a valle investite da entità estere di secondo livello o se si riferisce all’investimento con la struttura VIE (entità ad interesse variabile) rimane incerto.

Investimento in un nuovo progetto
È inoltre opportuno chiarire se il progetto si riferisce a quei progetti contrattuali sino-stranieri regolamentati dalla legge CJV, come gli accordi di cooperazione sino-estera per lo sfruttamento delle risorse petrolifere, ovvero l’intenzione è di concentrarsi esclusivamente su un nuovo progetto.

Classificazione degli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan
Gli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan non rientrano nella sfera di investitori stranieri stabilita dalla Legge sugli investimenti esteri, e la legge tace sul fatto che l’investimento da parte di questi investitori siano regolati dalla Legge sugli investimenti esteri.
Tuttavia, alla conferenza stampa del 15 marzo, quando questa domanda è stata sollevata dalla Phoenix Media, il premier Li Keqiang ha risposto che gli investimenti di Hong Kong, Macao e Taiwan potrebbero essere regolati dalla Legge sugli investimenti esteri. Ci aspettiamo che il Consiglio di Stato chiarisca ulteriormente la questione per iscritto.

Sistema di gestione del trattamento nazionale pre-stabilimento e lista negativa
È la prima volta che vengono ufficialmente stabiliti nella legislazione ufficiale l’adozione del sistema di gestione del trattamento nazionale pre-stabilimento e l’elenco negativo degli investimenti esteri. Lo Stato tratterà come nazionali gli investimenti esteri al di fuori dell’elenco negativo rilasciato da parte del Consiglio di Stato o previa sua approvazione
L’elenco negativo indica le aziende con restrizioni o proibizioni sugli investimenti esteri, che sono soggette a misure amministrative speciali per l’accesso agli investimenti esteri. L’ultima lista negativa nazionale del 2018 è stata emanata il 28 giugno 2018.
La legge sugli investimenti esteri autorizza inoltre lo Stato ad istituire una zona economica speciale o ad attuare politiche e misure sperimentali per gli investimenti esteri, ove necessario. Attualmente, gli investimenti stranieri nelle zone di libero scambio pilota (Pilot Free Trade Zones – “FTZ”) sono soggetti alla lista negativa FTZ, che può adottare politiche più flessibili per gli investimenti stranieri, nel rispetto della FTZ su base sperimentale. Ad esempio, l’elenco negativo della Pilot Free Trade Zone, pubblicato il 30 giugno 2018, elimina l’investimento estero negli istituti di intermediazione dall’elenco negativo FTZ e consente agli investitori stranieri di investire in gruppi di livello culturale ed artistico, a condizione che il gruppo sia controllato da un soggetto cinese.

Protezione della proprietà intellettuale degli investitori e delle imprese straniere
La legge sugli investimenti esteri sottolinea ulteriormente la tutela della proprietà intellettuale degli investitori stranieri e delle imprese a capitale straniero, e stabilisce che l’organo amministrativo e i suoi dipendenti non sono autorizzati a forzare il trasferimento di alcuna tecnologia in via amministrativa. Inoltre, poco dopo l’emanazione della legge sugli investimenti esteri, il 18 marzo 2019 è stata emanata la decisione del Consiglio di Stato sulla modifica di alcuni regolamenti (“Decisione n. 709”), che elimina le seguenti restrizioni al contratto di importazione di tecnologia stabilito dai regolamenti per l’attuazione della legge sulle joint ventures in Cina e all’estero (“Implementation Regulation of EJV Law”) e dai regolamenti sull’amministrazione delle importazioni e delle esportazioni di tecnologia della RPC:
• Il termine di un accordo di trasferimento di tecnologia non è generalmente superiore a dieci anni;
• Dopo la scadenza di un contratto di trasferimento tecnologico, la parte importatrice ha il diritto di utilizzare la tecnologia in modo continuativo;
• Se si verifica una violazione dei diritti e degli interessi legali di terzi, quando il cessionario di un contratto di importazione di tecnologia utilizza la tecnologia fornita dal cedente, conformemente alle disposizioni del contratto, il cedente deve assumersene la responsabilità;
• Durante il periodo di validità del contratto di importazione di tecnologia, il diritto a qualsiasi miglioramento della tecnologia è attribuito alla parte che ha apportato i miglioramenti;
• Un contratto di importazione di tecnologia non deve contenere le seguenti clausole restrittive:
o imporre al cessionario di accettare le disposizioni secondarie che non sono essenziali per l’importazione della tecnologia, compreso l’acquisto di tecnologie, materie prime, prodotti, attrezzature o servizi;
o imporre al cessionario di pagare le tasse per l’uso o l’adempimento degli obblighi relativi alla tecnologia, compresi i diritti di brevetto scaduti o dichiarati non validi;
o limitare il cessionario dall’apportare miglioramenti alla tecnologia fornita dal cedente, o dall’utilizzare la tecnologia migliorata;
o limitare il cessionario dall’ottenere la tecnologia simile o in concorrenza con la tecnologia fornita dal cedente da altre fonti;
o limitare in modo irragionevole i canali o le fonti con cui il cessionario può procurarsi materie prime, parti, prodotti o attrezzature;
o limitare irragionevolmente la quantità, il tipo o il prezzo di vendita dei prodotti del cessionario;
o limitare in modo irragionevole i canali di esportazione del cessionario per i prodotti fabbricati utilizzando la tecnologia importata.
La Decisione n. 709 è entrata in vigore il 18 marzo 2019, quindi le regole sopraddette non saranno più applicabili ai contratti di trasferimento tecnico tra i cessionari stranieri e gli assegnatari domestici? La risposta potrebbe non essere così scontata.
Il contratto tecnico disciplinato dalle leggi della RPC sarà disciplinato anche dalla Legge sui contratti della RPC e dall’Interpretazione della Corte suprema del popolo su questioni relative alle leggi applicabili per la sperimentazione di casi di controversie che riguardano contratti tecnici.
Riguardo all’articolo (i) “termine dell’accordo di trasferimento di tecnologia” e all’articolo (ii) “diritto di utilizzare la tecnologia ininterrottamente dopo la scadenza del termine”, poiché non vi sono disposizioni restrittive stabilite dalle leggi e dai regolamenti della RPC su tale materia, le parti potrebbero negoziare liberamente il relativo termine.
Per quanto riguarda il punto (iii), la legge sul contratto della RPC consente alle parti di negoziare la ripartizione della responsabilità per le violazioni causate dall’esecuzione del contratto di tecnologia.
Quanto al punto (iv) “proprietà del diritto al miglioramento della tecnologia”, le parti potrebbero concordare a chi spetti la proprietà del diritto su eventuali miglioramenti della tecnologia. Se non c’è tale accordo, ovvero questo non è chiaro, la parte che ha apportato il miglioramento sarà riconosciuta come proprietaria. Inoltre, a seconda della situazione, il contratto di tecnologia sarà ritenuto nullo e qualora le parti non siano in grado di raggiungere un accordo sulla proprietà del diritto sui miglioramenti nella tecnologia, il tribunale potrà decidere che la parte che ha apportato il miglioramento debba possedere il diritto su detto miglioramento.
Per quanto concerne il punto (v) “clausole restrittive”, sebbene queste siano state soppresse dai regolamenti sull’amministrazione delle importazioni e delle esportazioni di tecnologia della RPC, tali restrizioni sono ancora applicate ai contratti tecnologici, conformemente alla legge sui contratti della RPC, la quale stabilisce che un contratto tecnologico con restrizioni da (1) a (7) debba essere considerato come se monopolizzi illegalmente la tecnologia e impedisca il progresso tecnologico, facendo decadere il contratto di tecnologia. Come abbiamo visto, per quanto riguarda l’articolo (iv), quando il contratto è ritenuto non valido, comporterà l’incertezza sulla proprietà del miglioramento della tecnologia.
Per quei concessionari stranieri che cercano meno restrizioni al trasferimento di tecnologia, alcune leggi a favore del cedente straniero potrebbero essere un’alternativa. Inoltre, i cessionari stranieri possono persuadere i concessionari a risolvere le controversie attraverso un istituto arbitrale estero nel territorio di qualsiasi paese firmatario della Convenzione sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri. Tuttavia, l’applicabilità di tale opzione è una questione aperta ed è soggetta a ulteriore interpretazione della legge da parte dei legislatori, della Corte suprema del popolo e delle decisioni emesse dai giudici.

Organizzazione e attività aziendale
Dopo la data di entrata in vigore della Legge sugli investimenti esteri, vale a dire il 1° gennaio 2020, le società estere di nuova costituzione devono conformarsi alla Legge sulle società della Repubblica popolare cinese (la PRC Company Law – “Legge sulle società”) o alla PRC Partnership Enterprise Law. La Legge sugli investimenti esteri consente alle società estere costituite in conformità con la Legge EJV, la Legge CJV e la Legge WFOE, di mantenere i loro originari criteri organizzativi per un periodo transitorio di cinque anni a partire dal 1° gennaio 2020.
In considerazione del fatto che la maggior parte delle societá a partecipazione estera sono società a responsabilità limitata, occorrerà concentrarsi sui principali cambiamenti delle società a responsabilità limitata, stabiliti dalla Legge sulle joint venture sino-straniere (“EJV”):

Organizzazione
Il lancio della legge sugli investimenti esteri cambierà anche la struttura di governo societario delle società a partecipazione straniera, dalla centralità del consiglio di amministrazione, alla centralità degli azionisti. Secondo la legge sulle società, l’assemblea degli azionisti è l’autorità della società, pertanto il potere di decidere le principali questioni societarie deve essere trasferito dal consiglio di amministrazione (direttore esecutivo) all’assemblea degli azionisti (azionista).
Le risoluzioni sul (1) la modifica dello statuto sociale; (2) l’aumento o riduzione del capitale societario; e (3) la fusione delle società, patti, scioglimento o modifica della struttura societaria, devono essere approvate dagli azionisti che detengono due terzi o più dei diritti di voto in assemblea, in sostituzione del precedente requisito che prevedeva l’approvazione unanime di tutti i consiglieri presenti ad una riunione del consiglio convocata a tale scopo.
I diritti di voto esercitabili dagli azionisti in un’assemblea devono essere basati sul rapporto tra il capitale conferito, ma il Company Law consente agli azionisti di raggiungere un accordo sulla ripartizione dei diritti di voto nello statuto della società.

Consiglio di Amministrazione
Secondo il Company Law, il consiglio di amministrazione (direttore esecutivo) è un organo direttivo ed esecutivo della società, non il più alto organo organizzativo previsto dalla legge EJV.
Gli amministratori rappresentativi di coloro che non sono dipendenti saranno eletti o revocati dagli azionisti in assemblea, anziché essere nominati o destituiti dagli azionisti.

Sottoscrizione del capitale incrementale
A parte la sottoscrizione del capitale incrementale su base proporzionale, gli azionisti potrebbero disciplinare le percentuali di rapporto per la sottoscrizione di capitale incrementale nello statuto.

Trasferimento della partecipazione azionaria
Invece di ottenere il consenso degli altri azionisti, il Company law richiede all’azionista o gli azionisti che propongono di trasferire la propria partecipazione ad un non azionista di ottenere il consenso di oltre la metà degli azionisti non proponenti, ed il trasferimento di partecipazioni tra azionisti non è più soggetto ad alcun consenso preventivo.
Inoltre, se gli azionisti raggiungono un accordo sul trasferimento delle partecipazioni nello statuto della società, tali disposizioni prevarranno.

Distribuzione del profitto
È obbligatorio, per le società disciplinate dal Common Law, versare il 10% degli utili, al netto delle imposte, nella riserva legale, prima della distribuzione degli utili, fino a quando la somma complessiva della riserva legale è superiore al 50% del capitale sociale. La legge EJV consentirá al consiglio di amministrazione di determinare la percentuale di contributo dei fondi di riserva.
Il Common Law non solo consente alla società di distribuire gli utili in proporzione al rapporto tra i contributi effettivi di ciascun azionista al capitale sociale, ma consente anche agli azionisti di determinare liberamente la proporzione della distribuzione degli utili, a condizione che l’accordo sia raggiunto da tutti gli azionisti.

Altro
Oltre alle principali modifiche commentate sopra, la Legge sugli investimenti esteri ribadisce l’incoraggiamento e la protezione degli investimenti esteri, aggiorna il sistema di segnalazione delle informazioni e il sistema di revisione della sicurezza per gli investimenti esteri, conferisce il potere di intraprendere azioni contro qualsiasi misura discriminatoria proibitiva o restrittiva operata da altre nazioni o regioni e, in particolare, intacca l’industria finanziaria e il mercato finanziario, dove prevalgono le disposizioni deliberate dallo Stato.

La legge sugli investimenti esteri concede agli investitori stranieri un periodo transitorio di cinque anni per convertire le società in forme societarie unificate ai sensi della legge sulle società (o la legge sulle società di partenariato della RPC, a seconda dei casi). Ci vorrà tempo per gli investitori stranieri, in particolare per quelli che investono in EJV o Joint venture sino-estere (“CJV”), per digerire i diritti e gli obblighi stabiliti dalle leggi, i cambiamenti e le nuove formalità richieste, per discutere internamente e con i loro consulenti le sfide e le strategie da adottare, per rinegoziare i termini dell’accordo degli azionisti ed i contratti accessori, di solito comprendenti gli accordi di trasferimento di tecnologia e lo statuto. A causa della flessibilità imposta dalla Legge CJV, ad esempio, le condizioni di cooperazione, le diverse forme di società, sia in forma di persona giuridica che fisica, della distribuzione degli utili, ecc., gli investitori stranieri di joint venture devono affrontare più sfide e ostacoli in questa trasformazione.
La legge sugli investimenti esteri ha portato ad alcune incertezze nell’ambito della registrazione delle imprese e degli investimenti esteri, delle valute estere e del trattamento fiscale preferenziale, tra gli altri. È prevista l’emissione di ulteriori norme che forniscano chiarimenti su tali questioni non risolte. A questo proposito, continueremo a seguire e segnalare gli sviluppi normativi.

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Unione Europea: Lo scambio obbligatorio di informazioni

Al fine di massimizzare le norme relative allo scambio automatico obbligatorio di informazioni, la Direttiva 2011/16/UE del Consiglio è stata più volte modificata negli ultimi anni. In questo contesto, la Direttiva 2014/107/UE ha introdotto lo standard comune di comunicazione di informazioni CRS (Common Reporting Standard) elaborato dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che prevede lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari di cui sono titolari persone fisicamente non residenti e delinea un quadro per tale scambio a livello mondiale. A partire dal 1°Luglio 2020, il Regno Unito dovrà inglobare nella sua legislazione la Direttiva 2018/ 822/UE recante modifica della direttiva 2011/16/UE, anche nota come DAC6, per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica.
Per essere più specifici, la norma prevede la divulgazione obbligatoria degli accordi transfrontalieri da parte di intermediari, o soggetti passivi nei confronti di autorità fiscali e lo scambio automatico di queste informazioni tra gli Stati membri all’interno dell’Unione Europea i quali devono adottare e pubblicare le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla DAC6 entro il 31 dicembre 2019. In effetti, Stati membri come la Polonia hanno già introdotto alcune disposizioni; altre giurisdizioni, come Italia, Lituania, Svezia, Cipro e Paesi Bassi hanno presentato progetti di Legge per la consultazione. Con riferimento al Regno Unito, nonostante non si sappia ancora come verrà assorbita la DAC6, intermediari e clienti devono essere consapevoli della presenza di regole transitorie che richiedono la divulgazione delle operazioni che sono state stipulate dopo il 25 giugno 2018, per le quali il 31 agosto 2020 costituisce la data ultima per la comunicazione di tutte le informazioni necessarie.
L’attuazione della Direttiva prevede il rispetto di due condizioni:
-in primis, deve trattarsi di un accordo transfrontaliero, un accordo, cioè, riguardante più di uno Stato membro dell’Unione Europea, o uno Stato membro dell’UE ed un paese terzo in cui è soddisfatta almeno una delle seguenti condizioni:
• non tutti i partecipanti all’accordo sono residenti fiscali nella stessa giurisdizione;
• almeno uno dei partecipanti ha doppia residenza ai fini fiscali;
• almeno uno dei partecipanti all’accordo svolge un’attività in un’altra giurisdizione attraverso una stabile organizzazione e l’accordo fa parte degli affari di quella stabile organizzazione; o
• almeno uno dei partecipanti all’accordo svolge attività in un’altra giurisdizione senza essere residente ai fini fiscali o creando una stabile organizzazione situata in tale giurisdizione.
Le disposizioni in esame non fanno luce sui rapporti nazionali, ciò, però, non esclude la possibilità per gli stati membri di regolarizzare la disciplina anche all’interno dei propri confini.
-Deve contenere almeno uno dei 18 hallmarks (segni distintivi), in altre parole, deve avere una caratteristica specifica indica la presenza di un potenziale rischio di elusione fiscale.
• Elementi generali connessi al main benefit test;
• Elementi specifici connessi al main benefit test;
• Elementi specifici connessi alle transazioni transfrontaliere;
• Elementi specifici riguardanti lo scambio di informazioni e la titolarità effettiva;
• Elementi specifici relativi al prezzo di trasferimento.
Molti degli elementi indicati nell’appendice IV della Direttiva sono soggetti a un test di soglia supplementare, l’Unione Europea ha optato per l’MBT (Main Benefit Test). Lo scopo dell’MBT è di filtrare la divulgazione non pertinente e ridurre parte del carico amministrativo e di conformità del regime di divulgazione mirando solo alle transazioni motivate da imposte che potrebbero rappresentare la maggiore politica fiscale e rischi di entrate. L’MBT è soddisfatta se “si può stabilire che il vantaggio principale o uno dei principali benefici che, in considerazione di tutti i fatti e le circostanze rilevanti, una persona possa ragionevolmente aspettarsi di derivare da un accordo è l’ottenimento di un vantaggio fiscale”. Quindi, questo test confronta il valore del vantaggio fiscale atteso con qualsiasi altro beneficio che si possa ottenere dalla transazione. Secondo la relazione finale sull’azione 12 BEPS, l’MBT stabilisce una soglia relativamente alta per la divulgazione. È interessante notare che la direttiva afferma esplicitamente che il trattamento fiscale di un pagamento transfrontaliero a livello del destinatario non può essere l’unico motivo per concludere che un accordo soddisfa l’MBT. Pertanto, non importa di per sé se la giurisdizione del destinatario di un pagamento non impone alcuna imposta sulle società o impone un’imposta sulle società ad un tasso pari a zero o quasi zero o se il pagamento beneficia di un’esenzione completa o un regime fiscale preferenziale. Secondo la relazione finale sull’azione 12 di BEPS, l’MBT confronta il valore del vantaggio fiscale atteso con qualsiasi altro beneficio che potrebbe essere ottenuto dalla transazione. Ciò richiede un’analisi obiettiva di tutti i benefici ottenuti da un accordo e si presume che stabilisca una soglia relativamente alta per la divulgazione. Pertanto, la gestione della posizione fiscale di un accordo transfrontaliero o di un investimento che mira a generare reddito non dovrebbe soddisfare questa condizione di soglia poiché qualsiasi beneficio fiscale, in modo del tutto naturale, può essere solo una frazione del reddito complessivo. Quando si analizza l’MBT, può anche essere utile dare un’occhiata a come il Regno Unito ha affrontato problemi simili. Il Regno Unito ha introdotto le norme sulla divulgazione dei regimi di elusione fiscale (DOTAS) nel 2004 che sono costruiti, come il regime di divulgazione obbligatorio previsto dalla direttiva, intorno a una serie di segni distintivi che determinano se un sistema debba essere segnalato. Il Regno Unito ha anche adottato l’MBT come condizione limite. Le linee guida fornite da HMRC in merito all’MBT affermano esplicitamente che “il vantaggio è uno dei principali vantaggi dell’accordo se è un elemento significativo o importante dei benefici e non incidentale o non sostanziale”. Di conseguenza, il test è obiettivo e considera il valore del vantaggio fiscale atteso rispetto al valore di eventuali altri benefici che possono essere goduti. La guida afferma inoltre che dovrebbe essere ovvio a qualsiasi potenziale cliente quale sia la relazione tra il vantaggio fiscale e qualsiasi altro vantaggio finanziario del prodotto che stanno acquistando.
La DAC6 indica gli elementi per cui un accordo transfrontaliero è bloccato in quanto non aderente ai criteri stabiliti dal CRO.
• L’uso di investimenti finanziari che non sono previsti dal CRS ma hanno caratteristiche sostanzialmente simili a quelli che vengono catturati (ad esempio, l’uso di determinati tipi di moneta elettronica e contratti derivati);
• Il trasferimento di fondi ad una giurisdizione che non rientra nell’ambito del CRS;
• Riclassificazione, trasferimento o conversione di attività non rientrano nell’ambito del CRS;
• Disposizioni che intendono eliminare le segnalazioni, ad esempio accordi di investimento back-to-back.
• Accordi che indeboliscono o sfruttano le debolezze nelle procedure di due diligence utilizzate dagli istituti finanziari, incluso l’uso di giurisdizioni con requisiti di applicazione o trasparenza inadeguati o deboli.
Gli Stati Uniti sono una delle poche giurisdizioni che non hanno implementato il CRS, le informazioni pertinenti sono scambiate secondo il FATCA (l’equivalente americano del CRS).
L’obbligo di segnalazione primaria ricade sull’intermediario nonché qualsiasi persona che progetta, commercializza, organizza, mette a disposizione per l’implementazione o gestisce l’attuazione di un accordo transfrontaliero da segnalare. Gli esempi includono: consulenti fiscali, contabili e avvocati che forniscono consulenza ai clienti su accordi transfrontalieri segnalabili. Non c’è esclusione per i consulenti interni. Un intermediario comprende anche qualsiasi persona che fornisce (direttamente o indirettamente) servizi in relazione ad un accordo transfrontaliero se è ragionevole che il fornitore di servizi sappia che l’accordo è segnalabile. Si tratta di una definizione ampia che probabilmente riguarderà molti fornitori di servizi come banche, family office, fiduciari, i fornitori di servizi aziendali e notai, che possono assistere con tali accordi. Affinché un intermediario abbia un obbligo di segnalazione, deve anche essere residente ai fini fiscali o fornire i servizi pertinenti in uno Stato membro. Ad esempio, uno studio legale non appartenente all’Unione Europea rientrerebbe nell’ambito del regime DAC6 se prestasse servizi in uno Stato membro dell’Unione. Laddove vi sia più di un intermediario, l’obbligo di denunciare è di tutti gli intermediari coinvolti negli accordi. Un intermediario può, tuttavia, essere esonerato dal deposito delle informazioni nella misura in cui ha la prova che tali informazioni è già stato depositato da un altro intermediario. Laddove non esiste un intermediario dell’UE o l’intermediario dell’UE è un avvocato la cui consulenza gode di privilegi legali, l’obbligo di segnalare l’accordo transfrontaliero passa quindi al contribuente, se residente nell’Unione Europea. Dove c’è più di un contribuente che deve segnalare (come un marito e una moglie), l’obbligo primario ricade sul contribuente che ha concordato l’accordo con l’intermediario.
Come già detto, le prime transazioni segnalabili saranno quelle che hanno avuto il luogo tra il 25 giugno 2018 e il 1° luglio 2020, con il 31 agosto 2020 come data finale per la divulgazione. A partire dal 1° luglio 2020, gli accordi diventano riportabili entro 30 giorni (a seconda di quale dei due eventi si verifica per primo):
• il giorno successivo l’accordo transfrontaliero viene preparato per l’implementazione;
• il giorno dopo l’accordo transfrontaliero da segnalare è pronto per l’attuazione;
• o quando è stato fatto il primo passo nell’attuazione dell’accordo informativo transfrontaliero.
Alle autorità fiscali vanno comunicate le seguenti informazioni:
• L’identificazione degli intermediari e dei relativi contribuenti – inclusi nome, data e luogo di nascita (nel caso di un individuo), residenza fiscale e numero di identificazione fiscale;
• I tratti distintivi: i dettagli degli elementi che rendono possibile la dichiarazione transfrontaliera;
• Un riepilogo dell’accordo transfrontaliero da segnalare – incluso il valore delle attività coinvolte;
• I tempi: la data in cui ha luogo il primo passo nell’attuazione dell’accordo transfrontaliero da segnalare;
• Gli Stati membri interessati: l’identificazione dello Stato membro del/dei contribuenti e gli altri Stati membri che potrebbero essere interessati all’accordo transfrontaliero da segnalare.
• Altre persone interessate: l’identificazione di qualsiasi altra persona negli Stati membri che potrebbero essere interessati all’accordo transfrontaliero da segnalare – indicando a quale Stato membro tale persona appartiene;
• Un numero di riferimento per l’accordo.
Gli Stati membri scambieranno queste informazioni trimestralmente inserendo le relazioni ricevute in una banca dati centrale dell’Unione Europea, che può quindi essere valutato da ogni altro Stato membro, impedendone, però, l’uso pubblico.
• Sebbene la DAC6 miri principalmente alle grandi transazioni aziendali, questa nuova divulgazione obbligatoria aumenta anche la trasparenza delle strutture di detenzione di ricchezza private. Oltre alle potenziali sanzioni finanziarie, il danno alla reputazione per intermediari e contribuenti potrebbe essere significativo se non riescono a rispettare questo regime. Gli intermediari dovrebbero pertanto rivedere qualsiasi consiglio o servizio fornito ai clienti all’interno dell’UE, tenendo presente che la divulgazione è necessaria se l’accordo ha l’effetto di eludere la segnalazione di CRS o oscurare la proprietà del beneficiario, indipendentemente dal fatto che sia stato o meno previsto. Laddove i clienti implementano le transazioni senza consulenze esterne o cercano consigli e servizi da un non-UE intermediario o da intermediari dell’UE che beneficiano del privilegio legale, allora l’obbligo ricadrà su di loro. Le misure pratiche immediate da considerare includono:
• capire quali transazioni possono essere influenzate dal regime di divulgazione;
• identificare le transazioni intraprese durante il periodo di transizione che devono essere segnalate entro il 31 agosto 2020;
• raccogliere, analizzare e archiviare i dati che saranno necessari per la presentazione; e
• concordare un approccio con i team dei clienti e altri intermediari per garantire un reporting coerente.

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Regno Unito: le Entire agreement clauses

Le “Entire agreement clauses” (clausole sull’intero accordo) sono una pratica consueta nei contratti commerciali e, se redatte con attenzione, possono aiutare a ridurre l’incertezza e prevenire le richieste pretestuose. Tuttavia, la recente giurisprudenza suggerisce che i tribunali sono disposti a guardare oltre le Entire agreement clauses ed i giudici stanno dando ampio spazio alla loro interpretazione.
Lo scopo di questo tipo di clausole è stato riassunto dal giudice Lightman J. nella sentenza “Inntrepreneur Pub Co Ltd v East Crown Ltd” ed è:
“impedire ad una delle parti di un accordo scritto di scendere nel particolare e trovare nel corso delle negoziazioni alcune osservazioni (casuali) o dichiarazioni (spesso dimenticate o difficili da ricordare o spiegare) sulle quali fondare una pretesa, come quella relativa alla sussistenza di un contratto di garanzia collaterale (collateral warranty). La Entire agreement clause evita l’eventualità che vengano ricercati pretesti ed il pericolo per le parti contraenti connesso alla necessità che può sorgere in assenza di tale clausola di svolgere tali ricerche.
Perciò tale clausola costituisce un accordo vincolante tra le parti del fatto che i termini contrattuali completi si trovano solamente in quel documento e non altrove, e di conseguenza eventuali promesse o assicurazioni fatte nel corso dei negoziati (che in assenza di una clausola del genere potrebbe avere
effetto come garanzia collaterale) non hanno alcuna forza contrattuale, salvo nella misura in cui sono ricompresi al livello del contratto e avranno effetto in quel documento. “.
La Inntrepreneur ha anche scoperto che le Entire agreement clauses non precludono di proporre reclamo avverso una errata rappresentazione del contratto. In ogni caso, le successive decisioni sono state tutte concordi con l’interpretazione del giudice Lightman J in merito all’esclusione dei contratti di garanzia.
In base alla recente giurisprudenza e dell’analisi giuridica sulle Entire Agreement Clauses, abbiamo definito, di seguito, i punti chiave sul perché fare affidamento su disposizioni standard può costituire un rischio concreto.

State cercando di escludere la possibilità di proporre reclami per false dichiarazioni?
Anche se una Entire agreement clause si riferisce specificamente a precedenti dichiarazioni, i giudici hanno statuito, nel caso AXA Sun Life Services plc contro Campbel Martin Ltd, che non è esclusa la responsabilità per le false dichiarazioni.
Invece, sono necessarie parole chiare per escludere la falsa dichiarazione ed una Entire agreement clause spesso non ha questo effetto. Il dettaglio, dunque, dovrà essere nella stesura dell’accordo.
Ciò posto, nel recente caso NF Footbal Investments Ltd ed altri contro NFCC Group Holdings Ltd ed altri, il tribunale ha dichiarato che una Entire agreement clause contenuta in un contratto per l’acquisto di azioni, che consisteva solo in una dichiarazione di intesa completa (ad esempio, non conteneva passaggi che negassero la dipendenza o escludessero la responsabilità) escludeva i reclami per falsa dichiarazione.
La decisione assunta nel caso NF Footbal è insolita e può essere distinta dal caso Axa Sun Life per i fatti che ne sono alla base. Il giudice, nella sentenza NF Footbal, ha preso atto della decisione del giudice Rix LJ nel caso Axa Sun Life, per cui l’esclusione della applicabilità della falsa dichiarazione deve essere chiaramente indicata e ciò può essere ottenuto con una “clausola di non rappresentazione” o “non-dipendenza”. Il giudice, tuttavia, ha ritenuto che la circostanza di escludere la falsa dichiarazione dipende molto dal contesto e da come viene costruita la clausola stessa.
State cercando di escludere accordi precedenti (o preliminari)?
Se è così, dovrai essere specifico. I tribunali hanno riscontrato che le parti di un accordo non potevano aver previsto una Entire agreement clause per superare gli accordi restrittivi contenuti in un precedente accordo, ove per cui nella Entire agreement clause non c’era un riferimento esplicito a tali patti.
Vorreste precludere la possibilità di proporre reclami basati su contratti di garanzia?
I giudici hanno spesso trovato il modo di dare attuazione ai contratti di garanzia. Un contratto di garanzia deve possedere termini “materialmente diversi e distinguibili” dall’accordo principale. Anche se un contratto collaterale è precedente all’ accordo principale, non può rientrare nel campo delle Entire agreement clauses, se è considerato come “integrativo” dell’accordo principale e destinato a funzionare parallelamente ad esso.
Non dare per scontato che Entire agreement clause garantisca che il documento sarà considerato come se fosse l’intero accordo.
Anche se una Entire agreement clause potrebbe fornire prove molto persuasive dell’intenzione di ricomprendere tutte le volontà delle parti in quel documento scritto, a seconda che il documento contenga effettivamente l’intero accordo, alla fine sarà una questione di fatto e dipenderà dal linguaggio usato dalle parti.

La vostra intenzione è di cercare di evitare che vi siano termini impliciti per motivi di efficenza aziendale?
La ratio dell’insinuazione di termini per l’efficacia dell’azienda, significa che il termine tacito è già parte dell’accordo e quindi non può essere precluso da una Entire agreement clause. Se detta clausola è redatta in maniera sufficientemente ampia, tuttavia, può escludere l’uso di termini taciti da parte della clientela o del commercio. L’effetto di un Entire agreement clause su altri termini impliciti, come lo statuto o una precedente negoziazione, è incerta.
Una Entire agreement clause può impedire la proposizione di ricorsi contro rettifiche o errori?
La Entire agreement clause potrebbe avere un effetto limitato (o nessun effetto) sui reclami per rettifica o errore. Mentre può essere difficile dimostrare un’intenzione comune che perdura, se esiste una Entire agreement clause, sembra essere generalmente accettato che questa clausola non precluda un ricorso in caso di rettifica o errore.
Sintesi
In definitiva, l’effetto di una Entire agreement clause sarà una questione di interpretazione, che attinge ai fatti ed alle circostanze di un caso particolare, nonché all’intenzione delle parti. Questa clausola, pertanto, non è più considerata come la solita clausola standard. È fondamentale per coloro che si occupano di contratti, prendere in considerazione le implicazioni di una Entire agreement clause e plasmare la redazione di tali contratti affinché si raggiunga lo scopo desiderato.

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Regno Unito: Tenant Fees Act 2019

La Legge sulle tasse condominiali entrerà in vigore il 1° giugno 2019 e si applicherà alle Assured Shorthold Tenancies (AST) concesse a partire dal 1 ° giugno 2019 e a tutti gli AST (compresi quelli precedenti alla Legge) a partire da giugno 2020. Il suo scopo è quello di ridurre i costi “nascosti” che un inquilino può affrontare all’inizio della locazione. Tutti i proprietari dovranno, pertanto, assicurarsi che le pratiche relative ai versamenti di depositi trattenuti, depositi in affitto, tasse di inventario, penali per ritardi di pagamento e altre tariffe “in affitto” siano conformi alla legge. Il documento non specifica i dettagli dei pagamenti che saranno vietati, si limita ad elencare quelli che costituiscono un “pagamento consentito” e un “pagamento proibito”. Va notato, in particolare, che le commissioni comunemente addebitate per servizi quali assegni di inventario e controlli di riferimento saranno classificati come pagamenti vietati.

Affitto: non è ammesso un canone di locazione superiore al pagamento dovuto per un periodo a contratto avviato. Tuttavia, la legge non impedisce alle parti di concordare aumenti degli affitti o revisioni periodiche durante il mandato.                                                                                                        Deposito di locazione: un deposito versato dal conduttore all’inizio della locazione per garantire l’adempimento dei suoi obblighi nel contratto di locazione è consentito a condizione che non superi l’affitto di cinque settimane (se l’affitto annuale è inferiore a £ 50.000) o sei affitto di settimane (se l’affitto annuale è superiore a £ 50.000).                                                                                  Deposito (somma): è consentito un deposito, del tipo comunemente pagato dall’inquilino ad un proprietario o ad un agente prima della concessione di un affitto come prova dell’intenzione del conduttore di completare la transazione, a condizione che non superi la settimana di  affitto, che il proprietario o l’agente non detengano già un deposito per la stessa proprietà dallo stesso inquilino (ad esempio nel caso di un rinnovo).                                                                                          Deposito di detenzione (restituzione): qualsiasi deposito deve essere conforme alle disposizioni dettagliate dell’Allegato 2 dell’Atto. In breve, un deposito può essere detenuto da un proprietario o agente per un massimo di 14 giorni (o più lungo se concordato tra le parti) e dovrebbe essere rimborsato al conduttore entro 7 dal termine della locazione.

Deposito cauzionale (trattenuta): il locatore può trattenere il deposito se l’inquilino non rispetta il “diritto di affittare”, fornisce informazioni finanziarie o altre informazioni insoddisfacenti o fuorvianti o recede dal contratto. Il proprietario può anche conservare il deposito se l’inquilino non ha completato la transazione entro il periodo di 14 giorni (o altro concordato), a condizione che abbia preso tutte le misure ragionevoli per garantire all’affittuario l’adempimento del contratto.                                                                        Pagamenti predefiniti: la legge riconosce tre circostanze comuni di inadempimento, vale a dire la perdita di chiavi, il ritardo nel pagamento dell’affitto e la violazione del contratto di locazione, e ciascuno di questi eventi può far scattare un pagamento consentito. Qualsiasi pagamento per chiavi perse o altri dispositivi di sicurezza deve riflettere i costi ragionevoli sostenuti dal proprietario ed i dettagli di questi costi devono essere comunicati all’inquilino per iscritto. Qualsiasi pagamento dovuto a pagamento tardivo dell’affitto deve consentire un “periodo di garanzia” di 14 giorni, ma può quindi fornire interessi dalla data di scadenza alla data del pagamento effettivo, a condizione che il tasso di interesse non superi il 3% rispetto all’attuale tasso base della Banca d’Inghilterra.

Pagamenti per variare o assegnare una locazione: un pagamento da parte dell’inquilino al proprietario come corrispettivo per variare o assegnare una locazione esistente sarà un pagamento consentito, ma solo se la tariffa è inferiore a £ 50.                                                                                                                Pagamento al termine di un affitto: un pagamento da parte del locatario al proprietario come compensazione per una risoluzione anticipata o senza preavviso, è consentito ma solo nella misura in cui il pagamento riflette la perdita effettiva (se presente) subita dal proprietario.                                                                 Tasse ed utenze comunali: un pagamento per coprire le tasse comunali e/o le utenze (elettricità, gas o altri combustibili, acqua o fognature) è un pagamento consentito.                                                                                                                          Licenza TV: un pagamento per una licenza TV è un pagamento consentito, a condizione che il contratto di locazione lo preveda.                                   Telecomunicazioni: un pagamento per i servizi di comunicazione è un pagamento consentito, a condizione che il contratto di locazione richieda il pagamento e che, se il pagamento è a un proprietario, l’importo non superi i costi ragionevoli sostenuti in relazione alla fornitura di i servizi. Le comunicazioni sono definite per includere telefoni (non mobili), Internet, televisione via cavo e televisione satellitare.

Una disposizione in un contratto di locazione che pretende di recuperare un pagamento proibito da un inquilino è inapplicabile (il promemoria della locazione rimarrà in vigore), allo stesso modo un proprietario o un agente di locazione che richieda ad un inquilino di effettuare un pagamento vietato può essere perseguito ed il pagamento di una multa fino a £ 5.000, o fino a £ 30.000 se tale persona ha commesso un reato simile nei precedenti 5 anni. La legge si applicherà inizialmente alle nuove società, ma avrà effetto retroattivo dopo un periodo di garanzia di un anno, presumibilmente per consentire ai proprietari di rivedere le loro pratiche e si applicherà quindi a tutti gli AST a partire dal 1° giugno 2020. Dopo tale data, qualsiasi disposizione contrattuale che pretenda di richiedere al conduttore di effettuare un pagamento vietato dalla legge non avrà alcun effetto e un proprietario o un agente di locazione che accetta un pagamento proibito e non lo restituisce con 28 giorni verrà considerato come se avesse ricevuto un pagamento proibito. L’atto definisce il termine di locazione in riferimento alla legge sull’alloggio del 1988 per includere tutti gli AST (esclusi quelli concessi per più di 21 anni, alloggi sociali, alcune locazioni per studenti e licenze per occupare gli alloggi). Va notato che una locazione non sarà una AST a meno che: (i) l’inquilino sia un individuo o individui e utilizzi la proprietà come sua unica o principale residenza e (ii) l’affitto annuale supera £ 250 o, se a Londra, supera £ 1.000 ed è inferiore a £ 100.000.                                                                    La legge non entrerà in vigore fino a giugno, tuttavia i proprietari, i loro agenti e i consulenti dovrebbero prendere provvedimenti ora per rivedere le pratiche correnti e affrontare eventuali pratiche o pagamenti correnti che ammonteranno a pagamenti vietati. I documenti standard devono essere rivisti ed aggiornati per garantire che tutte le nuove locazioni che iniziano dopo il 1° giugno 2019 siano conformi alla legge. Le modifiche richieste sono relativamente semplici, tuttavia, dovrebbe essere concesso un tempo sufficiente per garantire che tutti i documenti siano aggiornati e tutte le pratiche e le procedure interne siano concordate e comunicate in tempo utile per l’introduzione della legge il 1 ° giugno.

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Brexit no-deal: cinque cose che chi viaggia per lavoro dovrebbe considerare

Siamo a meno di un mese dalla Brexit ed il Regno Unito lascerá l’Unione Europea alle 11pm, ora inglese, il 29 marzo 2019 in base all’automatica applicazione della legge, a meno che il Parlamento non approvi il Withdrawal Agreement (accordo sul recesso) oppure accada qualcos’altro che impedisca che ciò accada. Nel frattempo, le imprese britanniche che impiegano personale che viaggia o risiede temporaneamente nell’Unione Europea, devono provvedere alla loro uscita “no deal”.

Esaminiamo di cosa le imprese hanno bisogno al fine di assicurarsi che il personale viaggiante in Europa dopo la Brexit non incontri difficoltà.

Visa

I viaggiatori britannici non hanno bisogno di una Visa per viaggiare nell’Unione Europea e possono muoversi liberamente tra i Paesi europei con un passaporto in corso di validità.

Dopo il 29 marzo 2019, in base agli accordi di reciprocità, i cittadini del Regno Unito che si recano nei Paesi dell’area Schengen per un breve periodo (90 giorni nell’arco di 180 giorni) possono viaggiare senza una Visa.

Tuttavia, potrebbero cambiare le cose: dal 2021, coloro che possiedono il passaporto inglese e intendono lavorare o stabilirsi in Europa per più di tre mesi devono presentare una domanda in anticipo (e pagare una tassa) allo European Travel and Authorisation System (“ETIAS”). I detentori di passaporto inglese dovranno compilare una domanda online e fornire le proprie generalità (ad esempio: nome, genere, data di nascita ecc.), i dati del passaporto o del titolo di viaggio, lo stato membro di ingresso, informazioni generiche circa lo stato di salute del soggetto richiedente, precedenti penali, nonché precedenti casi di immigrazione nell’ Unione Europea. Tali informazioni verranno confrontate con un registro di sicurezza degli ospiti prima che sia presa una decisione (anche se, in generale, la decisione viene presa in pochi minuti).

Questo tipo di Visa è simile all’ESTA Americana, che mira ad identificare chiunque rappresenti una minaccia per la sicurezza o altri rischi.

Passaporti

I passaporti britannici continueranno ad essere validi sino alla loro data di scadenza, ma se il Regno Unito lascerà l’Unione Europea senza un accordo, i possessori di passaporto inglese saranno trattati come cittadini di Paesi terzi dagli stati dell’area Schengen e saranno soggetti allo Schengen Boarder Code. Quest’ultimo prevede che i passaporti devono:

  1. essere stati rilasciati negli ultimi 10 anni; e
  2. avere almeno 3 mesi di ulteriore validità alla data in cui si intende partire dall’ultimo Paese visitato nell’area Schengen. Tuttavia, poiché i cittadini degli stati terzi possono rimanere nell’area Schengen 90 giorni (circa tre mesi), coloro che viaggiano per affari, i cui passaporti scadranno entro sei mesi a partire dal 29 marzo 2019, avranno bisogno di rinnovare il loro passaporto ora, al fine di evitare che gli venga negato l’accesso ai Paesi dell’area di Schengen.

Ai possessori di passaporto inglese non sarà permesso neanche usare le code “fast track” riservate ai cittadini dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo e dovranno tenere in considerazione il tempo in cui saranno tenuti ad attendere in coda prima di poter proseguire con i propri affari.

Guida ed assicurazione

Attualmente gli automobilisti del Regno Unito possono guidare in Europa senza difficoltà. Tutto ciò di cui hanno bisogno è una patente UK valida, un’adeguata polizza auto ed ogni equipaggiamento opportuno (come il triangolo di pericolo, il giubbotto catarifrangente, il kit di pronto soccorso ecc.).

Se usciamo senza un accordo, i conducenti che portino la loro auto di proprietà o ne noleggino una all’estero, potrebbero aver bisogno di un permesso di guida internazionale (International Driving Permit – “IDP”) e potrebbero averne bisogno di più di uno se viaggiano in differenti paesi dell’UE. Il Regno Unito rilascia tre tipi di IDP ai possessori di patente inglese ivi residenti: il 1926 IDP, il 1949 IDP e il 1968 IDP. A partire dal 28 marzo 2019, alcuni stati cesseranno di riconoscere la 1926 e la 1949 IDP ed è possibile che gli automobilisti abbiano bisogno del 1968 IDP per guidare. Questa disposizione verrà applicata dalla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, inclusi Belgio, Francia, Germania e Portogallo. In ogni caso, gli automobilisti che viaggiano in Spagna, Cipro, Islanda o Malta avranno bisogno del 1949 IDP.

L’Irlanda, invece, ha stabilito che i conducenti del Regno Unito non avranno bisogno di un permesso di guida internazionale.

Inoltre, gli IDP hanno una durata limitata. Possono essere ottenuti allo sportello dell’ufficio postale al costo di £5.50.

In merito alle assicurazioni, nel caso in cui non si raggiunga un accordo, i possessori di veicoli registrati nel Regno Unito, avranno bisogno di farsi rilasciare una Green Card dalla propria compagnia assicurativa, al fine di provare che hanno una copertura assicurativa per quando viaggiano all’estero (a meno che la Commissione Europea non revochi tale previsione). Se hanno un incidente, potrebbero dover presentare un reclamo contro l’altro conducente, ovvero contro la propria compagnia, nel Paese in cui l’incidente è avvenuto. Ciò comporterebbe che il reclamo debba essere presentato nella lingua propria di quel paese.

Costi per il traffico dati in roaming

Ai sensi della normativa europea, tutti i suoi cittadini hanno diritto ad usufruire gratuitamente del roaming. Questo significa che i cittadini britannici che viaggiano in Europa non devono più pagare per effettuare le chiamate, inviare messaggi o usare i dati che gli vengono applicati nel Regno Unito.

In più, gli operatori di rete mobile devono applicare di default un limite di spesa per l’uso dei dati mobili di 50 Euro (ed avvisare i viaggiatori nel caso in cui i loro dispositivi raggiungano l’80% e poi il 100% del limite di roaming dati prestabilito).

Nel caso in cui non vi sia un accordo, queste tutele spariranno e gli operatori telefonici potranno incrementare le tariffe per il roaming. Secondo l’amministrazione, la 3, la EE, la 02 e la Vodafone hanno affermato che non hanno intenzione di farlo, ma i viaggiatori d’affari dovranno effettuare un controllo con le proprie compagnie telefoniche prima di mettersi in viaggio.

Assicurazione sanitaria

Attualmente, i viaggiatori britannici che si recano in uno dei Paesi dell’Unione Europea hanno il diritto di ricevere cure pubbliche gratuitamente o ad un prezzo ridotto in ogni Paese dell’Unione. Sono tenuti a portare con sé la European Health Insurance Card (“EHIC”), che è disponibile gratuitamente e copre sia le patologie, sia le cure d’emergenza. Ciò significa che i soggetti con patologie croniche come, ad esempio, quelle che richiedono la dialisi quotidiana, possono viaggiare sapendo che riceveranno le cure alle stesse condizioni dei cittadini dei Paesi che stanno visitando. La EHIC card potrebbe non essere valida se recediamo senza un accordo ed il Governo ha consigliato ai viaggiatori di controllare quali tipologie di accordi sono vigenti nei Paesi che intendono visitare. L’amministrazione sostiene che sta “cercando degli accordi” con i Paesi in merito alle convenzioni di assistenza sanitaria per i cittadini del Regno Unito successivamente al 29 marzo, ma sino ad ora non è stata raggiunta alcuna intesa. I visitatori per motivi professionali dovrebbero sottoscrivere delle apposite assicurazioni di viaggio. Coloro i quali sono soggetti a condizioni sanitarie di lungo periodo devono aspettarsi significativi aumenti dei costi.

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Regno Unito: lancio del “Making Tax Digital” ad aprile 2019

Il Governo inglese lancerà la prima fase del progetto Making Tax Digital (“MTD”) nel mese di aprile di quest’anno.

Per il primo anno si applicherà unicamente all’IVAe verrà esteso ad altre imposte non prima del 2020. La maggior parte delle imprese iscritte al registro IVA con un volume d’affari annuo inferiore agli £85,000 (eccetto per le categorie escluse elencate di seguito), saranno tenute a rispettare le regole del MTD con effetto dal primo periodo d’imposta ai fini dell’IVA a partire dal 1° aprile 2019 o successivamente. Ciò significa che esse dovranno:

  • tenere un registro IVA digitale;
  • registrarsi al Making Tax Digital ai fini IVA;
  • utilizzare software compatibili con il Making Tax Digital per presentare le dichiarazioni IVA.

Molte imprese già utilizzano archivi digitali, ma generalmente saranno necessari software speciali per far sì che le dichiarazioni siano presentate all’HMRC e per creare fogli elettronici compatibili con il MTD. Le imprese saranno in grado di tagliare ed incollare informazioni tra i prodotti software fino al 31 marzo 2019, ma successivamente dovranno assicurare la presenza di link digitali tra i prodotti software. Le pubblicazioni dell’HMRC elencate di seguito contengono informazioni sui software compatibili.

Il gruppo differito

In ogni caso, alcune imprese con un regime IVA più complesso, avranno ulteriori sei mesi per prepararsi al MTD. Le stesse non saranno soggette al MTD fino al primo periodo d’imposta IVA, che inizierà a far data dal 1° ottobre 2019 o successivamente.

Un’impresa rientrerà in questo gruppo se:

  • fa parte di un VAT group o di una VAT Division;
  • è residente all’estero;
  • è un trust;
  • è un’organizzazione no-profit non costituita in forma di società;
  • presenta le dichiarazioni annuali;
  • è un ente locale;
  • è un’impresa pubblica;
  • effettua pagamenti in acconto;
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Lussemburgo: Il registro lussemburghese dei proprietari effettivi


Procedura di registrazione

Le entità registrate presso il Registro del Commercio e delle Imprese lussemburghese che rientrano nell’ambito di applicazione della Legge del 15 gennaio 2019 che istituisce un registro lussemburghese dei titolari effettivi (la “Legge REBECO”), devono registrare tutti i dettagli dei loro titolari effettivi (“UBO“) tramite una piattaforma online gestita dal Registro delle Imprese lussemburghese (il” Gestore “) in francese, tedesco o lussemburghese. E’ possibile presentare una richiesta motivata per limitare l’accesso alle informazioni sull’UBO allo stesso tempo o, a determinate condizioni, in una fase successiva.

Documenti da fornire

La documentazione di supporto che deve essere presentata per ogni beneficiario effettivo consiste in una copia della carta d’identità o passaporto nazionale o, nel caso di società quotate in borsa, un documento attestante che i titoli della società in oggetto sono ammessi alla negoziazione in un mercato qualificato e regolamentato.

Le spese amministrative

Gli enti obbligati sono esentati dal pagamento della commissione amministrativa per registrare i propri UBO fino al 1 ° settembre 2019.

Dopo tale data, la registrazione del proprietario effettivo e le eventuali modifiche alle informazioni in archivio saranno soggette ad una commissione.

Accesso alle informazioni

Alcune informazioni sull’UBO sono accessibili al pubblico attraverso il sito Web del Gestore (ad es. Nome, partecipazione azionaria, ecc.).

Le istituzioni finanziarie e di credito, nonché i notai e gli ufficiali giudiziari che agiscono in qualità di dipendenti pubblici possono richiedere l’accesso ad ulteriori informazioni (ad esempio indirizzo, numero di registrazione nazionale, ecc.).

Le autorità nazionali, come l’amministrazione fiscale lussemburghese, l’ufficio del Pubblico Ministero, le autorità doganali, ecc., avranno accesso illimitato alle informazioni correnti e passate sull’ UBO, anche in relazione alle entità liquidate.

Protezione dei dati

Oltre alle preoccupazioni sulla protezione dei dati espresse dal garante europeo della protezione dei dati in relazione alla quarta direttiva AML, l’autorità per la protezione dei dati lussemburghese (CNPD) ha recentemente manifestato preoccupazioni riguardo alla necessità e proporzionalità delle misure introdotte dalla Legge REBECO. Il regolamento REBECO non prevede garanzie specifiche per affrontare tali preoccupazioni. Di conseguenza, la conformità del quadro REBECO alla Legge sulla privacy è discutibile.

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Lussemburgo: Il registro lussemburghese dei proprietari effettivi


Procedura di registrazione

Le entità registrate presso il Registro del Commercio e delle Imprese lussemburghese che rientrano nell’ambito di applicazione della Legge del 15 gennaio 2019 che istituisce un registro lussemburghese dei titolari effettivi (la “Legge REBECO”), devono registrare tutti i dettagli dei loro titolari effettivi (“UBO“) tramite una piattaforma online gestita dal Registro delle Imprese lussemburghese (il” Gestore “) in francese, tedesco o lussemburghese. E’ possibile presentare una richiesta motivata per limitare l’accesso alle informazioni sull’UBO allo stesso tempo o, a determinate condizioni, in una fase successiva.

Documenti da fornire

La documentazione di supporto che deve essere presentata per ogni beneficiario effettivo consiste in una copia della carta d’identità o passaporto nazionale o, nel caso di società quotate in borsa, un documento attestante che i titoli della società in oggetto sono ammessi alla negoziazione in un mercato qualificato e regolamentato.

Le spese amministrative

Gli enti obbligati sono esentati dal pagamento della commissione amministrativa per registrare i propri UBO fino al 1 ° settembre 2019.

Dopo tale data, la registrazione del proprietario effettivo e le eventuali modifiche alle informazioni in archivio saranno soggette ad una commissione.

Accesso alle informazioni

Alcune informazioni sull’UBO sono accessibili al pubblico attraverso il sito Web del Gestore (ad es. Nome, partecipazione azionaria, ecc.).

Le istituzioni finanziarie e di credito, nonché i notai e gli ufficiali giudiziari che agiscono in qualità di dipendenti pubblici possono richiedere l’accesso ad ulteriori informazioni (ad esempio indirizzo, numero di registrazione nazionale, ecc.).

Le autorità nazionali, come l’amministrazione fiscale lussemburghese, l’ufficio del Pubblico Ministero, le autorità doganali, ecc., avranno accesso illimitato alle informazioni correnti e passate sull’ UBO, anche in relazione alle entità liquidate.

Protezione dei dati

Oltre alle preoccupazioni sulla protezione dei dati espresse dal garante europeo della protezione dei dati in relazione alla quarta direttiva AML, l’autorità per la protezione dei dati lussemburghese (CNPD) ha recentemente manifestato preoccupazioni riguardo alla necessità e proporzionalità delle misure introdotte dalla Legge REBECO. Il regolamento REBECO non prevede garanzie specifiche per affrontare tali preoccupazioni. Di conseguenza, la conformità del quadro REBECO alla Legge sulla privacy è discutibile.

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Lussemburgo: Il registro lussemburghese dei proprietari effettivi


Procedura di registrazione

Le entità registrate presso il Registro del Commercio e delle Imprese lussemburghese che rientrano nell’ambito di applicazione della Legge del 15 gennaio 2019 che istituisce un registro lussemburghese dei titolari effettivi (la “Legge REBECO”), devono registrare tutti i dettagli dei loro titolari effettivi (“UBO“) tramite una piattaforma online gestita dal Registro delle Imprese lussemburghese (il” Gestore “) in francese, tedesco o lussemburghese. E’ possibile presentare una richiesta motivata per limitare l’accesso alle informazioni sull’UBO allo stesso tempo o, a determinate condizioni, in una fase successiva.

Documenti da fornire

La documentazione di supporto che deve essere presentata per ogni beneficiario effettivo consiste in una copia della carta d’identità o passaporto nazionale o, nel caso di società quotate in borsa, un documento attestante che i titoli della società in oggetto sono ammessi alla negoziazione in un mercato qualificato e regolamentato.

Le spese amministrative

Gli enti obbligati sono esentati dal pagamento della commissione amministrativa per registrare i propri UBO fino al 1 ° settembre 2019.

Dopo tale data, la registrazione del proprietario effettivo e le eventuali modifiche alle informazioni in archivio saranno soggette ad una commissione.

Accesso alle informazioni

Alcune informazioni sull’UBO sono accessibili al pubblico attraverso il sito Web del Gestore (ad es. Nome, partecipazione azionaria, ecc.).

Le istituzioni finanziarie e di credito, nonché i notai e gli ufficiali giudiziari che agiscono in qualità di dipendenti pubblici possono richiedere l’accesso ad ulteriori informazioni (ad esempio indirizzo, numero di registrazione nazionale, ecc.).

Le autorità nazionali, come l’amministrazione fiscale lussemburghese, l’ufficio del Pubblico Ministero, le autorità doganali, ecc., avranno accesso illimitato alle informazioni correnti e passate sull’ UBO, anche in relazione alle entità liquidate.

Protezione dei dati

Oltre alle preoccupazioni sulla protezione dei dati espresse dal garante europeo della protezione dei dati in relazione alla quarta direttiva AML, l’autorità per la protezione dei dati lussemburghese (CNPD) ha recentemente manifestato preoccupazioni riguardo alla necessità e proporzionalità delle misure introdotte dalla Legge REBECO. Il regolamento REBECO non prevede garanzie specifiche per affrontare tali preoccupazioni. Di conseguenza, la conformità del quadro REBECO alla Legge sulla privacy è discutibile.

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Lussemburgo: Il registro lussemburghese dei proprietari effettivi

Procedura di registrazione

Le entità registrate presso il Registro del Commercio e delle Imprese lussemburghese che rientrano nell’ambito di applicazione della Legge del 15 gennaio 2019 che istituisce un registro lussemburghese dei titolari effettivi (la “Legge REBECO”), devono registrare tutti i dettagli dei loro titolari effettivi (“UBO“) tramite una piattaforma online gestita dal Registro delle Imprese lussemburghese (il” Gestore “) in francese, tedesco o lussemburghese. E’ possibile presentare una richiesta motivata per limitare l’accesso alle informazioni sull’UBO allo stesso tempo o, a determinate condizioni, in una fase successiva.

Documenti da fornire

La documentazione di supporto che deve essere presentata per ogni beneficiario effettivo consiste in una copia della carta d’identità o passaporto nazionale o, nel caso di società quotate in borsa, un documento attestante che i titoli della società in oggetto sono ammessi alla negoziazione in un mercato qualificato e regolamentato.

Le spese amministrative

Gli enti obbligati sono esentati dal pagamento della commissione amministrativa per registrare i propri UBO fino al 1 ° settembre 2019.

Dopo tale data, la registrazione del proprietario effettivo e le eventuali modifiche alle informazioni in archivio saranno soggette ad una commissione.

Accesso alle informazioni

Alcune informazioni sull’UBO sono accessibili al pubblico attraverso il sito Web del Gestore (ad es. Nome, partecipazione azionaria, ecc.).

Le istituzioni finanziarie e di credito, nonché i notai e gli ufficiali giudiziari che agiscono in qualità di dipendenti pubblici possono richiedere l’accesso ad ulteriori informazioni (ad esempio indirizzo, numero di registrazione nazionale, ecc.).

Le autorità nazionali, come l’amministrazione fiscale lussemburghese, l’ufficio del Pubblico Ministero, le autorità doganali, ecc., avranno accesso illimitato alle informazioni correnti e passate sull’ UBO, anche in relazione alle entità liquidate.

Protezione dei dati

Oltre alle preoccupazioni sulla protezione dei dati espresse dal garante europeo della protezione dei dati in relazione alla quarta direttiva AML, l’autorità per la protezione dei dati lussemburghese (CNPD) ha recentemente manifestato preoccupazioni riguardo alla necessità e proporzionalità delle misure introdotte dalla Legge REBECO. Il regolamento REBECO non prevede garanzie specifiche per affrontare tali preoccupazioni. Di conseguenza, la conformità del quadro REBECO alla Legge sulla privacy è discutibile.

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