La Legge Finanziaria francese per il 2018 promuove diverse modifiche fiscali già annunciate dal Presidente Emmanuel Macron. Sebbene il progetto di legge contenga cambiamenti significativi che riguardano sia le imprese che i privati, di seguito vengono evidenziate solo quelle modifiche che interessano persone e famiglie con un patrimonio netto elevato.

L’Imposta francese sul patrimonio

L’Imposta francese sul patrimonio (“ISF”) è stata sostituita da una nuova imposta sul patrimonio immobiliare denominata “IFI” (Impôt sur la Fortune Immobilière).

L’IFI è limitata agli immobili francesi e stranieri posseduti direttamente o indirettamente. I soggetti che non risiedono fiscalmente in Francia dovranno versare l’IFI soltanto sugli immobili siti in Francia di cui sono direttamente o indirettamente proprietari.

In relazione alla proprietà indiretta, l’ex imposta ISF si applicava solo alle società immobiliari francesi detenute da persone fisiche non residenti in Francia (in particolare, soprattutto a quelle società il cui capitale era costituito per più del 50% da beni immobili).

Secondo il regime ISF, un soggetto non residente in Francia doveva dichiarare solo i beni immobiliari francesi ai fini dell’ISF. Inoltre, le società con meno del 50% delle loro attività investite in immobili erano fuori dall’ambito di applicazione dell’ISF.

Tutti i beni immobiliari rientrano nel campo di applicazione dell’IFI, siano essi detenuti direttamente o indirettamente dalle società e indipendentemente dal fatto che dette società si qualifichino come società immobiliari secondo la definizione di cui sopra.

Il disegno di legge prevede alcune limitazioni. I beni esenti comprendono:

  • Gli immobili che non sono coinvolti con gli affari delle società operative;
  • Le partecipazioni inferiori al 10% in una società operativa;
  • Le partecipazioni inferiori al 5% in una SIIC (società immobiliare quotata);
  • Le partecipazioni inferiori al 10% in un OPC (società di investimento) quando tale OPC ha investito meno del 20% in immobili.

Questi cambiamenti nella definizione di “patrimonio immobiliare” hanno anche effetti negativi sugli obblighi inerenti ai trust francesi. Le famiglie che gestiscono le loro proprietà attraverso trust che investono in società che detengono proprietà immobiliari francesi dovrebbero valutare la loro potenziale esposizione all’IFI.

Il disegno di legge limita inoltre la deduzione delle passività relative alle attività immobiliari detenute.

Il debito di terzi è deducibile dal valore dell’immobile, con alcune limitazioni:

  • Alcuni prestiti sono considerati ammortizzabili ai fini IFI (calcolo delle annualità teoriche); e
  • Se il totale delle attività imponibili supera i 5 milioni di euro e il debito relativo ammonta a oltre il 60% del valore totale imponibile, solo il 50% del debito che supera tale soglia è deducibile ai fini IFI.

Imposta sui redditi da capitale

La legge attua un’imposta fissa del 33% (o del 34%) sui redditi da capitale (vale a dire sulle plusvalenze su beni mobili e / o su interessi e dividendi).

Per i residenti fiscali francesi, l’imposta forfettaria del 30% comprende:

12,8% per le imposte sul reddito;

17,2% per i contributi sociali (CSG, CRDS, …);

3% o 4% per CEHR (contributo per i soggetti con redditi elevati).

Per coloro che non risiedono fiscalmente in Francia, se vi è una ritenuta alla fonte su tali ricavi, il tasso è pari al 12,8% (soggetto alla disposizione più favorevole del trattato sulla doppia imposizione con la Francia).

Contributo sociale specifico chiamato “Contributo PUMa”

Il contributo PUMa è stato implementato per finanziare l’assistenza sanitaria universale francese. Questo contributo è applicabile solo ai residenti fiscali francesi che traggono quasi esclusivamente reddito passivo. Tali soggetti sono ora responsabili per il versamento del contributo PUMa ad un tasso dell’8% su tale reddito passivo.

Per diventare responsabile del contributo PUMa, un residente francese deve guadagnare:

  • Meno di 3.922 € di reddito attivo, e
  • Più di 9.807 € di reddito passivo.