abu-dhabi-1177898_640Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha accolto con favore il piano degli Emirati Arabi Uniti (UAE) volto all’introduzione di un’imposta sul valore aggiunto (IVA) e all’aumento delle accise.

In una dichiarazione rilasciata dal Fondo Monetario Internazionale e’ stato evidenziato che queste nuove misure fiscali potrebbero essere seguite da un ampliamento dell’imposta sul reddito delle società.

A febbraio di quest’anno, il Ministro per gli affari finanziari degli Emirati Arabi Uniti, Humaid Al Tayer Obaid, ha comunicato ai giornalisti che l’IVA sarà applicata ad un’aliquota del 5%, con circa 100 prodotti esenti.

Tale regime entrera’ in vigore il 1 gennaio 2018.

Gli Emirati Arabi Uniti  e gli altri membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), e cioe’ Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar e Arabia Saudita, hanno negoziato la proposta per l’introduzione dell’IVA per oltre un decennio. Nel maggio dello scorso anno, gli stessi hanno concluso un progetto di accordo su tale proposta.

L’anno scorso il FMI ha esortato il governo degli Emirati Arabi Uniti ad incrementare i ricavi derivanti da fonti diverse dagli idrocarburi attraverso l’introduzione di nuove misure fiscali. E’ stato infatti evidenziato che l’introduzione di un’aliquota IVA al 5% e di accise del 15% sulle automobili  consentirebbe di aumentare le entrate del 2,7 per cento e dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo (PIL) rispettivamente. Nel frattempo, l’applicazione di un’imposta sul reddito delle società a tutte le società con aliquota pari al 10 per cento consentirebbe di aumentare le entrate del 4,1% del PIL.

Secondo una recente dichiarazione del FMI, l’equilibrio di bilancio degli Emirati Arabi Uniti si e’ tradotto in un deficit pari al 2,1% del PIL nel 2015, nonostante una forte risposta fiscale all’abbassamento dei prezzi del petrolio.