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Archives for Regno Unito

Regno Unito: procure permanenti, proteggere i beni esteri

Con l’internazionalizzazione della società, è probabile che un numero crescente di individui possieda beni al di fuori del Regno Unito. Mentre molti sono consapevoli della necessità di prendere in considerazione i testamenti all’estero, molti altri trascurano di considerare l’istituzione di procure permanenti (lasting powers of attorneys – LPA), o di un documento equivalente, per consentire ai loro avvocati di occuparsi delle loro attività all’estero. Tali documenti forniscono l’autorità legale al procuratore prescelto per trattare gli affari di una persona, quando queste non sono in grado di gestirli, ad esempio, a causa di problemi di salute o perdita della capacità mentale o fisica.

Il fatto che una LPA sia accettata in un altro paese, dipende dal paese e dall’istituzione che riceve il documento.

Spesso, affinché sia accettata, sarà richiesto quanto segue:

  • una copia certificata della LPA, attestata da un notaio con una apostille allegata dal Foreign e Commonwealth Office;
  • una versione tradotta dell’a LPA nella lingua locale – può essere richiesto un certificato notarile, oltre a certificare la traduzione.

Il Regno Unito è un firmatario della Convenzione dell’Aia, ma questa non è stato ancora ratificata, e quindi la Convenzione non ha ancora effetti giuridici. Di conseguenza, non vi è alcun diritto stabilito dalla legge, per le persone che vogliono riferirsi ad esso, per garantire che i paesi che hanno firmato la Convenzione avranno diritto a che questa sia accettata o applicata. Quando una persona possiede attività in più di un paese, dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di fare una procura in ogni paese al fine di ridurre al minimo i ritardi qualora l’acquisizione della procura divenga urgente in futuro. Questa dovrebbe indicare la giurisdizione in cui tale potere si applica espressamente. Se ciò non è possibile, quando si crea una LPA in Inghilterra e Galles, è necessario considerare i seguenti passaggi:

  • creare la LPA quando la persona è abitualmente residente in Inghilterra e registrare il fatto che il cedente è abitualmente residente in Inghilterra al momento in cui la LPA è stata sottoscritta. La ragione di questo è che sia La Convenzione dell’Aia, che la Convention and the Mental Capacity Act del 2005, rendono la residenza abituale un fattore chiave per determinare la validità del potere;
  • nella sezione istruzioni della LPA, dovrebbe essere espressamente indicato che dovrebbe applicarsi la legge inglese;
  • chiedere a un notaio di rilasciare il certificato e di attestare tutte le firme quando il documento è eseguito. Questo è generalmente accettato in tutto il mondo come la prova che il documento è autentico.

Occorre rilevare che la LPA in Inghilterra e Galles non specifica l’obbligatoria applicazione della legge inglese e gallese. Di conseguenza, l’Office of the Public Guardian ha approvato la seguente formulazione, che può essere inclusa nelle istruzioni del modulo: “Questo LPA è stato eseguito in conformità alle leggi dell’Inghilterra e del Galles ed è da esso regolato, e specifico che tale legge sarà applicabile alla regolamentazione, alla modifica e all’estinzione di questo potere”. È opportuno che le persone con attività all’estero considerino tali soluzioni in una fase iniziale, per evitare oneri quando in futuro sarà richiesto l’accesso a tali attività.

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Regno Unito: Trusts a Guernsey ed una panoramica sul settore della ricchezza privata

Il Trust costituisce un istituto giuridico inglese, sviluppato dai giudici locali e successivamente dai Tribunali dei Paesi soggetti alla giurisdizione del Regno Unito. Il concetto di trust, le relative attività del trustee ed i diritti del beneficiario sono stati riconosciuti a Guernsey ancor prima che fosse introdotta la prima Legge in materia nel 1989. Fatta eccezione per alcune modifiche nel 1990 non ci sono state revisioni alla legislazione in esame fino all’introduzione della Trusts Law 2007 che sostituisce la vecchia normativa.
Il Trust Committee of the Guernsey Bar ha proposto di introdurre importanti revisioni in linea con gli sviluppi nelle altre giurisdizioni, compreso:

  • l’abolizione della regola contro la self-dealing (auto affare) per chiarire che il trustee di un trust può contrarre con sé stesso come trustee di un altro trust;
  • ampliare il ruolo della risoluzione alternativa delle controversie nella risoluzione di dispute sul trust;
  • l’introduzione di un potere statutario di Hastings Bass in modo da conferire alla Royal Court il potere di mettere da parte l’esercizio di un potere fiduciario in circostanze in cui il detentore del potere non ha tenuto conto di considerazioni di Legge o di fatto rilevanti o ha preso in considerazione elementi irrilevanti.
    Se tali proposte dovessero diventare leggi esse costituirebbero la prima vera modifica per il settore fiduciario dell’isola a partire dall’introduzione del concetto di “Guernsay foundation” sei anni fa. La Legge sulle fondazioni di Guernsey, che segue il modello della fondazione di diritto civile, è molto diversa da quella di Jersey e offre alle famiglie una scelta. La caratteristica distintiva di una fondazione di Guernsey è la sua capacità di creare classi di beneficiari privilegiati e beneficiari con diritti diversi in materia di accesso alle informazioni della fondazione. I beneficiari autorizzati hanno il diritto di conoscere la fondazione e hanno il diritto di presentare alcune domande in relazione alla fondazione in tribunale; quelli non autorizzati, al contrario non hanno diritto a nessuna informazione né hanno la possibilità di presentare richieste. Solitamente la costituzione di una fondazione consente ai beneficiari non autorizzati di ottenere l’autorizzazione e viceversa. Il moderato numero di fondazioni registrato a Guernsey fino ad oggi – circa 100 – smentisce il successo della loro introduzione.
    Le nuove fondazioni sono state particolarmente utili per le persone provenienti da Paesi di civil law e da altre regioni come il Medio Oriente, che negli ultimi anni si è rivelato un mercato chiave per le attività fiduciarie che riguardano la protezione dei beni e la pianificazione patrimoniale. I trust e le fondazioni fondate in Guernsey consentono ai residenti stranieri di trasferire beni a generazioni successive senza doversi confrontare con i regimi di regalità forzata (come quelli imposti dalla sharia) che altrimenti si applicherebbero alle loro proprietà. Il Medio Oriente, l’Africa meridionale, l’India ed alcune parti dell’America Latina soffrono di incertezza politica ed economica ecco perché in quei luoghi la stabilità e l’affidabilità del sistema giudiziario di Guernsey sono diventati un’attrazione. Questi fattori hanno determinato la creazione del Guernsey’s Financial Services Policy Framework sui servizi finanziari, pubblicato nel dicembre 2018, che è considerato un progetto per alimentare il “motore” dell’economia di Guernsey. È stato sviluppato dal governo di Guernsey in collaborazione con Guernsey Finance – l’agenzia di promozione per l’industria finanziaria dell’isola – con l’obiettivo di consolidare i punti di forza e le tendenze più ampie del settore. Fintech, fondi – distribuzione globale e sviluppo del prodotto – insieme alla gestione della ricchezza, investimento e servizi di intermediazione sono stati identificati come priorità. Il framework include l’obiettivo di diventare il più importante della comunità finanziaria globale per la fornitura di family office specializzato e servizi di proprietà private e dichiara l’intenzione di affinare l’approccio legale e normativo dell’isola per fornire l’ambiente globale e l’ecosistema più sostenibili per la gestione del capitale privato e della ricchezza.
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Regno Unito: abbiamo un accordo? Agenti immobiliari e commissioni

Il recente caso della Corte Suprema “Wells vs Devani” [2019] UKSC 4, interpreta i termini di un accordo verbale concluso tra un venditore ed un agente immobiliare in relazione al pagamento della commissione dell’agente e conferma che, mentre un accordo verbale può essere vincolante, se la Legge sugli agenti immobiliari non è stata rispettata, il Tribunale può ridurre la commissione dell’agente. Mentre il caso si concentra sul fattore scatenante per cui la commissione dell’agente diventa pagabile, è utile ricordare come viene creata una relazione giuridicamente vincolante tra le parti.

Accordo vincolante
Un contratto può essere scritto, orale o entrambi. Un accordo legalmente vincolante esiste solo se esiste una mutua intenzione di creare relazioni giuridiche tra le parti.
Nel caso Wells vs Devani, era stato stipulato un accordo orale, per telefono, tra il venditore dell’immobile ed un agente immobiliare, in base al quale l’agente avrebbe trovato un acquirente, in cambio del 2% di commissione più IVA. L’accordo non specificava quando il pagamento della commissione sarebbe stato dovuto all’agente, e il venditore successivamente si rifiutava di pagare.
Nel determinare se esistesse un contratto vincolante, la Corte Suprema ha valutato se l’accordo orale fosse completo e applicabile, nonostante non identificasse l’evento che obbligava al pagamento delle commissioni.
Sono stati considerati i seguenti punti:
• ciò che era stato comunicato tra il venditore e l’agente verbalmente e la loro condotta; e
• se le parti intendessero creare una relazione giuridicamente vincolante tra loro.
La Corte Suprema ha dichiarato che la condotta dell’agente nel trovare un acquirente per le proprietà del venditore indicava che le parti avevano agito secondo il loro accordo verbale e quindi intendevano creare una relazione giuridicamente vincolante.
L’accordo non era quindi troppo vago o incerto per essere esecutivo, e si è ritenuto che la commissione all’agente sui proventi della vendita fosse dovuta.

Sottintendere un termine nel contratto
Nel caso in parola, la corte ha ritenuto che sarebbe stato “naturalmente inteso” che il momento per il pagamento della commissione sarebbe stato al completamento della vendita degli immobili. Era quindi inutile che il tribunale sottintendesse questo termine nell’accordo orale in questo caso.

Estate Agents Act 1979 e l’effetto di non conformità
Il caso fornisce un utile promemoria delle informazioni che un agente immobiliare è tenuto a fornire ad un cliente prima prendere un incarico, al fine di rispettare la legge sugli Agenti Immobiliari ed evitare incertezze del tipo riscontrato in questo caso. Un agente dovrebbe fornire:
• dettagli delle circostanze in cui il cliente sarà tenuto a pagare un compenso all’agente per lo svolgimento di lavori di agenzia;
• dettagli della retribuzione dovuta per l’esecuzione di lavori di agenzia immobiliare, o se tale importo non è accertabile nel momento in cui vengono fornite le informazioni, dettagli sul modo in cui verrà calcolata la remunerazione;
• dettagli su eventuali pagamenti che non fanno parte della retribuzione dell’agente per lo svolgimento di lavori di agenzia ma che possono diventare esigibili in determinate circostanze e quali sono tali circostanze.
Nella fase di negoziazione, tutte le conversazioni, comprese le telefonate, devono essere registrate per iscritto e dichiarare espressamente che tutte le questioni sono “oggetto del contratto”.
Nel caso di Wells vs Devani, l’agente non ha rispettato gli obblighi previsti dalla legge, non informando espressamente il venditore dell’evento da cui sarebbe derivato il diritto alla commissione e non fornendo alcuna informazione per iscritto.
Nonostante il mancato adempimento dell’agente, la corte ha considerato il grado di colpevolezza dell’agente e si chiedeva se fosse abbastanza per considerare inapplicabile l’accordo orale. In conclusione, ha ritenuto che l’accordo verbale fosse valido, per le ragioni sopra esposte, ma che la commissione dovuta dal venditore all’agente dovesse essere ridotta di un terzo, a causa della mancata osservanza della legge da parte di quest’ultimo.

Commento
Il caso in oggetto è utile per ricordare che gli accordi verbali, come gli accordi stipulati telefonicamente, potrebbero essere legalmente vincolanti per le parti coinvolte. Chiaramente, un contratto tra un venditore e un agente immobiliare dovrebbe sempre essere fatto per iscritto, per garantire che il gli interessi di tutte le parti siano protetti e per evitare l’incertezza e in particolare per l’agente, il cui risultato può una riduzione del quantum concordato per la prestazione.

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Regno Unito: Tenant Fees Act 2019

La Legge sulle tasse condominiali entrerà in vigore il 1° giugno 2019 e si applicherà alle Assured Shorthold Tenancies (AST) concesse a partire dal 1 ° giugno 2019 e a tutti gli AST (compresi quelli precedenti alla Legge) a partire da giugno 2020. Il suo scopo è quello di ridurre i costi “nascosti” che un inquilino può affrontare all’inizio della locazione. Tutti i proprietari dovranno, pertanto, assicurarsi che le pratiche relative ai versamenti di depositi trattenuti, depositi in affitto, tasse di inventario, penali per ritardi di pagamento e altre tariffe “in affitto” siano conformi alla legge. Il documento non specifica i dettagli dei pagamenti che saranno vietati, si limita ad elencare quelli che costituiscono un “pagamento consentito” e un “pagamento proibito”. Va notato, in particolare, che le commissioni comunemente addebitate per servizi quali assegni di inventario e controlli di riferimento saranno classificati come pagamenti vietati.

Affitto: non è ammesso un canone di locazione superiore al pagamento dovuto per un periodo a contratto avviato. Tuttavia, la legge non impedisce alle parti di concordare aumenti degli affitti o revisioni periodiche durante il mandato.                                                                                                        Deposito di locazione: un deposito versato dal conduttore all’inizio della locazione per garantire l’adempimento dei suoi obblighi nel contratto di locazione è consentito a condizione che non superi l’affitto di cinque settimane (se l’affitto annuale è inferiore a £ 50.000) o sei affitto di settimane (se l’affitto annuale è superiore a £ 50.000).                                                                                  Deposito (somma): è consentito un deposito, del tipo comunemente pagato dall’inquilino ad un proprietario o ad un agente prima della concessione di un affitto come prova dell’intenzione del conduttore di completare la transazione, a condizione che non superi la settimana di  affitto, che il proprietario o l’agente non detengano già un deposito per la stessa proprietà dallo stesso inquilino (ad esempio nel caso di un rinnovo).                                                                                          Deposito di detenzione (restituzione): qualsiasi deposito deve essere conforme alle disposizioni dettagliate dell’Allegato 2 dell’Atto. In breve, un deposito può essere detenuto da un proprietario o agente per un massimo di 14 giorni (o più lungo se concordato tra le parti) e dovrebbe essere rimborsato al conduttore entro 7 dal termine della locazione.

Deposito cauzionale (trattenuta): il locatore può trattenere il deposito se l’inquilino non rispetta il “diritto di affittare”, fornisce informazioni finanziarie o altre informazioni insoddisfacenti o fuorvianti o recede dal contratto. Il proprietario può anche conservare il deposito se l’inquilino non ha completato la transazione entro il periodo di 14 giorni (o altro concordato), a condizione che abbia preso tutte le misure ragionevoli per garantire all’affittuario l’adempimento del contratto.                                                                        Pagamenti predefiniti: la legge riconosce tre circostanze comuni di inadempimento, vale a dire la perdita di chiavi, il ritardo nel pagamento dell’affitto e la violazione del contratto di locazione, e ciascuno di questi eventi può far scattare un pagamento consentito. Qualsiasi pagamento per chiavi perse o altri dispositivi di sicurezza deve riflettere i costi ragionevoli sostenuti dal proprietario ed i dettagli di questi costi devono essere comunicati all’inquilino per iscritto. Qualsiasi pagamento dovuto a pagamento tardivo dell’affitto deve consentire un “periodo di garanzia” di 14 giorni, ma può quindi fornire interessi dalla data di scadenza alla data del pagamento effettivo, a condizione che il tasso di interesse non superi il 3% rispetto all’attuale tasso base della Banca d’Inghilterra.

Pagamenti per variare o assegnare una locazione: un pagamento da parte dell’inquilino al proprietario come corrispettivo per variare o assegnare una locazione esistente sarà un pagamento consentito, ma solo se la tariffa è inferiore a £ 50.                                                                                                                Pagamento al termine di un affitto: un pagamento da parte del locatario al proprietario come compensazione per una risoluzione anticipata o senza preavviso, è consentito ma solo nella misura in cui il pagamento riflette la perdita effettiva (se presente) subita dal proprietario.                                                                 Tasse ed utenze comunali: un pagamento per coprire le tasse comunali e/o le utenze (elettricità, gas o altri combustibili, acqua o fognature) è un pagamento consentito.                                                                                                                          Licenza TV: un pagamento per una licenza TV è un pagamento consentito, a condizione che il contratto di locazione lo preveda.                                   Telecomunicazioni: un pagamento per i servizi di comunicazione è un pagamento consentito, a condizione che il contratto di locazione richieda il pagamento e che, se il pagamento è a un proprietario, l’importo non superi i costi ragionevoli sostenuti in relazione alla fornitura di i servizi. Le comunicazioni sono definite per includere telefoni (non mobili), Internet, televisione via cavo e televisione satellitare.

Una disposizione in un contratto di locazione che pretende di recuperare un pagamento proibito da un inquilino è inapplicabile (il promemoria della locazione rimarrà in vigore), allo stesso modo un proprietario o un agente di locazione che richieda ad un inquilino di effettuare un pagamento vietato può essere perseguito ed il pagamento di una multa fino a £ 5.000, o fino a £ 30.000 se tale persona ha commesso un reato simile nei precedenti 5 anni. La legge si applicherà inizialmente alle nuove società, ma avrà effetto retroattivo dopo un periodo di garanzia di un anno, presumibilmente per consentire ai proprietari di rivedere le loro pratiche e si applicherà quindi a tutti gli AST a partire dal 1° giugno 2020. Dopo tale data, qualsiasi disposizione contrattuale che pretenda di richiedere al conduttore di effettuare un pagamento vietato dalla legge non avrà alcun effetto e un proprietario o un agente di locazione che accetta un pagamento proibito e non lo restituisce con 28 giorni verrà considerato come se avesse ricevuto un pagamento proibito. L’atto definisce il termine di locazione in riferimento alla legge sull’alloggio del 1988 per includere tutti gli AST (esclusi quelli concessi per più di 21 anni, alloggi sociali, alcune locazioni per studenti e licenze per occupare gli alloggi). Va notato che una locazione non sarà una AST a meno che: (i) l’inquilino sia un individuo o individui e utilizzi la proprietà come sua unica o principale residenza e (ii) l’affitto annuale supera £ 250 o, se a Londra, supera £ 1.000 ed è inferiore a £ 100.000.                                                                    La legge non entrerà in vigore fino a giugno, tuttavia i proprietari, i loro agenti e i consulenti dovrebbero prendere provvedimenti ora per rivedere le pratiche correnti e affrontare eventuali pratiche o pagamenti correnti che ammonteranno a pagamenti vietati. I documenti standard devono essere rivisti ed aggiornati per garantire che tutte le nuove locazioni che iniziano dopo il 1° giugno 2019 siano conformi alla legge. Le modifiche richieste sono relativamente semplici, tuttavia, dovrebbe essere concesso un tempo sufficiente per garantire che tutti i documenti siano aggiornati e tutte le pratiche e le procedure interne siano concordate e comunicate in tempo utile per l’introduzione della legge il 1 ° giugno.

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Regno Unito: legge inglese e “smart contracts”

La Law Commission del Regno Unito sta conducendo una revisione per assicurare che il quadro giuridico e normativo inglese faciliti l’utilizzo degli “smart contracts”.

La ricerca iniziale è iniziata e la revione durera’ dai 9 ai 18 mesi.  Sara’ condotta contestualmente alla revisione della legge sulle firme elettroniche, altro aspetto della digitalizzazione dei contratti.

Questo fa parte di una iniziativa per assicurare che i tribunali e la legge inglese rimangano una scelta competitiva per le società, in particolare nel contesto Brexit.

Come spiegato nel resoconto annuale della Law Commission: “Lo scopo di questo progetto è quello di assicurare una certezza normativa e una certa flessibilità, in modo che la legge possa essere applicata in un contesto globale e digitale e per evidenziare eventuali argomenti privi di chiarezza o certezza”

Che cos’e’ uno “smart contract”

Gli “smart contracts” prevedono la codifica di disposizioni contrattuali o di funzioni in blockchain. In sostanza, uno smart contract consiste in un pezzo di codice informatico capace di monitorare, concludere e dare esecuzione ad un contratto.

A tal proposito, con riferimento a tale tipologia di contratti, è stato spesso affermato che:

  1. Non sono molto “smart”: di fatto, nonostante il termine, non c’è nessuna “intelligenza” o processo decisionale autonomo coinvolto, solo una semplice sequenza di causa effetto in base alla quale “se un evento A accade, allora un evento B lo segue”. Gli “smart contracts” offrono prestazioni automatizzate piuttosto che intelligenza.
  2. Non sono contratti autonomi: tipicamente uno “smart contract” prende degli elementi specifici di un contratto e ne prevede l’auto-esecuzione. Disposizioni piu’ ampie, che potrebbero includere clausole standard e qualsiasi elemento soggettivo, potrebbero non essere adatte alla rigida codifica dei blockchain. Quindi, generalmente, uno smart contract può esistere in presenza di un quadro contrattuale che stabilisca la piena relazione tra le parti.

La revisione

La Law Commission e’ un organo pubblico indipendente incaricato di revisionare la legge di Inghilterra e del Galles.  I suoi report in genere riesaminano lo status quo giuridico per l’argomento in questione, proponendo modifiche nei casi in cui vengono individuate lacune o problemi.

Tale organo non può creare nuove leggi ma la sua influenza è significativa, in quanto più di di 2/3 delle sue raccomandazioni sono state accettate in tutto o in parte.

La Law Commission ha osservato come gli “smart contracts” offrano il potenziale  per incrementare l’efficienza nelle societa’, aumentando la certezza e fiducia grazie alla tecnologia dei “blockchain”.

Ha inoltre sottolineato alcuni dei problemi legali che potrebbero verificarsi in seguito all’utilizzo degli “smart contracts”:

  • L’immutabilita’ dei dati trascritti sui blockchain è spesso pubblicizzata come un beneficio in questo nuovo modo di trascrivere e condividere i dati. Ma, in un contesto contrattuale, questo puo’ creare potenziali problemi come ad esempio la correzione dei termini contrattuali, sia da parte dei tribunali che delle parti.
  • L’immutabilita’ delle disposizioni crea inoltre difficolta’ dove, ad esempio, una disposizione contrattuale è ritenuta “nulla dall’inizio”, il che significa che i diritti e gli obblighi dovrebbero essere considerati come se non fossero mai esistiti.
  • L’immutabilita’ crea difficolta’ con la legge sulla protezione dei dati – per esempio il Regolamento sulla protezione generale dei dati prevede il diritto di richiedere, in determinate circostanze, la cancellazione o correzione dei dati.
  • L’interazione tra gli “smart contracts” e i termini che sono implicitamente inseriti nei contratti per legge dev’essere tenuta in considerazione. In sostanza, in che modo gli “smart contracts” prenderanno in considerazione disposizioni che non sono espressamente previste dal contratto ma che per legge devono essere previste?

I contratti in questione hanno senza dubbio il vantaggio di garantire alcuni benefici ed efficienza alle imprese e ai contratti con i consumatori. Tuttavia, in quanto basati su tecnologia blockchain, prima di farne utilizzo dovrebbe sempre e comunque essere valutato se il loro utilizzo e’ appropriato e vantaggioso nel singolo caso di specie.

 

 

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Regno Unito: crowdfunding, cos’è e come funziona

Il crowdfunding è un modo di raccogliere finanziamenti attraverso gli investimenti fatti da un largo gruppo di persone in una società o in un progetto tramite una campagna di investimenti, solitamente on-line.

Si differenzia dai metodi più tradizionali di raccolta di finanziamenti; con questo metodo, infatti, le società mirano a raccogliere investimenti più bassi da un ampio gruppo di persone e potenziali investitori.

Ci sono quattro principali tipologie di crowdfunding:

  1. Crowdfunding basato sulle donazioni:

In tal caso, il contribuente non riceve nulla in cambio dell’importo investito. Generalmente, tali donazioni vengono effettuate da soggetti che hanno una specifica motivazione che li spinge a versare dei soldi nella società.

Pertanto, tale tipologia di crowdfunding funziona meglio nel caso di raccolta fondi per scopi sociali o che riguardano la comunità, o per le charities;

  1. Crowdfunding basato sui riconoscimenti:

Molto popolare nel caso di start-up e nel caso di imprenditori che cercano investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti e/o progetti e per coinvolgere potenziali clienti. I contribuenti solitamente ricevono in cambio dei vantaggi che variano a seconda dell’importo che hanno investito nella società;

  1. “Debt crowdfunding”:

Tipologia di crowdfunding dove le società tendono ad aggirare i creditori bancari e utilizzano invece piattaforme di crowdfunding per raccogliere delle somme in prestito da un vasto pubblico di investitori.

Tale sistema di investimento viene solitamente utilizzato da soggetti imprenditori che non hanno accesso alle tradizionali tipologie di prestiti bancari.

Inoltre, utilizzando tale sistema, le società dovranno pagare tassi di interesse inferiori rispetto a quelli che dovrebbero invece versare ad una banca; dal loro lato, invece, gli investitori si aspettano di ottenere dei rendimenti maggiori rispetto a quelli che avrebbero ottenuto tenendo i loro soldi in un conto di risparmio;

  1. Equity crowdfunding:

Secondo tale modello, i soggetti investono dei soldi in cambio di una quota di partecipazione nella società che riceve i fondi (il soggetto che investe, ad esempio, riceve in cambio delle azioni o una partecipazione).

Come accade per tutte le forme di investimento, non vi è certezza nei risultati e nel successo della società che ha ricevuto i finanziamenti, ma se le cose vanno bene, gli investitori possono ottenere dei rendimenti sul loro investimento iniziale sotto forma di dividendi o un valore più elevato delle loro azioni.

Inoltre, gli investitori potranno ricevere anche dei diritti ma ciò dipende dalla singola società in cui scelgono di investire e dalle disposizioni previste dai documenti societari.

La società Brewdog, produttrice di birra artigianale, è un tipico esempio di equity crowdfunding dal 2006 e tale esempio dimostra che gli investimenti ottenuti dal pubblico possono ammontare a grossi importi per una società in fase di sviluppo.

Ad oggi, la compagnia Brewdog ha infatti raccolto milioni di sterline attraverso la campagna pubblicitaria “Equity for Punks” e l’obiettivo è quello di raccogliere 50 milioni di sterline dopo la quinta campagna di crowdfunding per finanziare l’espansione anche in Asia e Australia.

Dal punto di vista legale, tuttavia, numerosi sono gli aspetti da prendere in considerazione prima di avviare una campagna di crowdfunding e immettersi nel mercato con delle proposte di investimento.

Prima di tutto, la cosa fondamentale che deve fare una società è assicurarsi di avere tutti i consensi necessari per ricevere investimenti da soggetti terzi ed emettere nuove azioni.

Ciò potrebbe comportare parlare con la propria banca o altri attuali creditori e richiedere consenso ad eventuali azionisti preesistenti.

L’industria del crowdfunding è regolata molto dettagliatamente e le società devono assicurassi che la piattaforma di crowdfunding che intendono utilizzare sia stata preventivamente autorizzata dalla Financial Services and Markets Authority del Regno Unito.

È molto probabile, inoltre, che le società che partecipano a tale tipologia di sistema di raccolta fondi debbano adottare uno statuto specifico o provvedere a modificare i loro documenti societari per adattarli ai requisiti previsti da tale tipologia di investimento.

È inoltre importante che la società si occupi di gestire le relazioni con gli attuali azionisti, in quanto numerosi diritti fondamentali e protezioni connesse alla loro posizione nella società potrebbero venire meno a seguito dei requisiti previsti dal crowdfunding.

Per quanto riguarda invece la protezione della proprietà intellettuale, le società dovrebbero verificare di avere registrato e protetto tutti i diritti di proprietà intellettuale prima di caricare i dettagli del progetto o le informazioni relative alla società medesima su un sito pubblico di crowdfunding.

Per molte start-up, in particolare, il valore della società dipende in gran parte dalla titolarità dei diritti di proprietà intellettuale di cui fa uso.

 

 

 

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Regno Unito: aggiornamento sul diritto di concedere in locazione

Recentemente sono state introdotte delle sanzioni penali per quei proprietari che non hanno completato i controlli relativi al diritto di concedere in locazione il proprio immobile.

Nel febbraio del 2016 il Governo ha posto in capo ai proprietari di immobili residenziali l’obbligo di verificare che tutti gli inquilini adulti che occupano la proprietà abbiano il diritto di vivere nel Regno Unito.

Nei due anni successivi all’introduzione di tale requisito, il Ministero dell’Interno ha multato piu` di 400 proprietari di immobili che o non hanno eseguito i giusti controlli o che hanno permesso agli inquilini di vivere nella loro proprietà pur sapendo che questi ultimi non avevano il permesso di vivere nel Regno Unito. L’importo della multa è stato in media di oltre £ 650 per proprietario.

Tuttavia, i controlli relativi al diritto di locazione sono stati impugnati davanti al Tribunale. Il ricorso è stato proposto dopo che l’Associazione dei proprietari di immobili residenziali ha scoperto che i proprietari sono ora restii ad affittare gli immobili a chi non possiede un Passaporto britannico. Di conseguenza, si teme che tale normativa in questione stia creando delle discriminazioni nei confronti di quei potenziali inquilini che hanno diritto a vivere nel Regno Unito ma che non sono cittadini britannici. Questa è una possibile violazione della Convenzione europea sui diritti umani.

Coloro che possiedono un immobile nel Regno Unito hanno il principale interesse di evitare le sanzioni penali derivanti dalla violazione della legge. Tuttavia, come conseguenza, molti proprietari tendono a non affittare i loro immobili a persone che, pur non avendo la cittadinanza inglese, hanno il diritto di vivere nel Regno Unito.

Ciò è dovuto soprattutto al fatto tali possibili locatori non si sentono in grado di verificare con certezza la validità dei documenti forniti loro dagli inquilini diversi da un passaporto britannico e vi e’ inoltre il timore di incorrere in pesanti multe.

Tuttavia, essere troppo selettivi nei confronti di coloro che possono affittare un immobile potrebbe comportare una richiesta di risarcimento danni per discriminazione nei confronti del proprietario dell’immobile. Pertanto, i proprietari sono a rischio anche nel caso in cui scelgano di adottare un approccio più cauto sulla scelta degli inquilini.

Se il ricorso in tribunale verrà accolto, il Ministero dell’interno dovrà riconsiderare lo schema in questione. Va raggiunto un punto di equilibrio tra la scelta di punire coloro che eludono deliberatamente la legge, senza però scoraggiare i proprietari di immobili dall’affittare a coloro che sono residenti legittimi ma non cittadini del Regno Unito.

Nel frattempo, il consiglio principale che viene dato a tutti i proprietari di immobili è quello di avere una chiara idea su quali documenti sono stati verificati e quando è avvenuto il controllo. I proprietari dovrebbero assicurarsi di aver visionato gli originali dei documenti di coloro a cui vogliono concedere in affitto l’immobile e in caso di dubbio, possono utilizzare il servizio di verifica del Ministero dell’Interno prima di consentire agli inquilini di trasferirsi.

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Regno Unito: minori puniti dalla politica sull’immigrazione

Non capita spesso osservare il verificarsi di eventi in giro per il mondo relativi alla questione sull’immigrazione, specialmente dopo due recenti eventi verificatisi, i quali fanno riflettere su come il Regno Unito abbia agito nel  modo giusto.

Prima, la terribile, ma fortunatamente di breve durata, nuova politica americana che prevedeva la separazione dei bambini (inclusi alcuni al di sotto dei 5 anni) dai loro genitori,  trattenendoli da soli dopo che avevano attraversato il confine messicano per entrare negli USA insieme alle proprie famiglie. La notevole indignazione nazionale ed internazionale espressa, quando questo venne alla luce, ha provocato un’inversione di politica di Donald Trump. Ci sono ancora alcuni bambini che devono essere riuniti alle proprie famiglie ma auspicabilmente questo terribile processo sarà presto un evento del passato.

Nel Regno Unito le famiglie possono essere trattenute (insieme) immediatamente prima della loro espulsione dal Regno Unito, in speciali strutture di detenzione alle quali è stato dato il nuovo nome di “strutture di pre-espulsione”. Le famiglie con i loro bambini normalmente possono essere trattenute solo per 72 ore, sebbene possa estendersi fino a 7 giorni in circostanze eccezionali. L’Immigration Act 2014 ha vietato la detenzione di minori non accompagnati per un periodo superiore alle 24 ore e possono essere trattenuti solo in strutture di detenzione di breve termine. Le linee guida dell’Home Office stabiliscono che i minori non accompagnati, non possono essere trattenuti se non in circostanze del tutto eccezionali, per il minor tempo possibile e con le dovute cure.

Un’ altra storia arriva dall’Australia; a una madre e’ stato richiesto di lasciare il paese e ritornare nelle Filippine, terra d’origine, dopo averci vissuto per oltre un decennio costringendola a lasciare il suo bambino di 8 anni a vivere in Australia a causa della custodia condivisa con il padre, il che significa che il bambino doveva rimanere in Australia. Pare che il ragazzo piangesse durante la notte e soffrisse di incubi, dovuti alla paura della separazione. Secondo un articolo del Guardian, il caso è stato attentamente valutato dalle autorità ma le custodie dei figli erano “oltre la portata” del dipartimento degli affari interni australiani. È un sollievo sapere che alla madre è stata data una tregua dell’ultimo minuto ma sicuramente non si sarebbe mai dovuti arrivare a quel punto.

Il Regno Unito ha regole sull’immigrazione che riguardano lo status di immigrati dei genitori e stabilizzano i figli (il che significa che il figlio ha un permesso indefinito e quindi nessun vincolo temporale alla propria permanenza) quando le loro relazioni terminano. Le domande devono rispettare diversi requisiti di idoneità (principalmente relativi alle condanne penali), il requisito della lingua inglese ed un requisito finanziario nel quale i genitori devono dimostrare che possono mantenere la propria famiglia senza ricorrere ai fondi pubblici. Normalmente il diritto a rimanere sarà concesso se un genitore ha la sola responsabilita’ di un cittadino inglese o di un minore stabilizzato, o se il minore normalmente vive con lui e non con l’altro genitore (che è inglese o ha un permesso indefinito) o in alternativa se il minore vive con l’altro genitore ma ha contatti regolari con il genitore con un permesso limitato. È necessario fornire la prova che stanno assumendo ed intendono continuare a svolgere un ruolo attivo nell’educazione del bambino.

Questo evidenzia come è generalmente nel miglior interesse del minore continuare ad avere una relazione significativa con entrambi i genitori se i due si separano. Può essere applicato anche quando i genitori hanno un irregolare permesso di soggiorno se il loro figlio è cittadino inglese o ha vissuto nel Regno Unito per almeno 7 anni precedentemente alla domanda e, preso primariamente in considerazione il miglior interesse del bambino, non sarebbe ragionevole aspettarsi che il bambino lasci il Regno Unito. Se il minore è in contatto con l’altro genitore nel Regno Unito e più probabile che non sia ragionevole per il bambino lasciare il Regno Unito. In queste circostanze i requisiti finanziari e di lingua inglese non sono necessari ma occorre più tempo per qualificarsi per un permesso a rimanere a tempo indeterminato.  C’è anche la possibilità per i genitori che vivono all’estero di fare domanda per la Visa sotto le medesime condizioni, nel caso in cui hanno esclusiva responsabilità genitoriale per un minore inglese o stabilito, oppure dove hanno contatti con il minore che vive con l’altro genitore (britannico o stabilito).

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Regno Unito: minori puniti dalla politica sull’immigrazione

Non capita spesso di osservare il verificarsi di eventi in giro per il mondo relativi alla questione sull’immigrazione, specialmente dopo due recenti eventi verificatisi, i quali fanno riflettere su come il Regno Unito abbia agito nel  modo giusto.

Prima, la terribile, ma fortunatamente di breve durata, nuova politica americana che prevedeva la separazione dei bambini (inclusi alcuni al di sotto dei 5 anni) dai loro genitori,  trattenendoli da soli dopo che avevano attraversato il confine messicano per entrare negli USA insieme alle proprie famiglie. La notevole indignazione nazionale ed internazionale espressa, quando questo venne alla luce, ha provocato un’inversione di politica di Donald Trump. Ci sono ancora alcuni bambini che devono essere riuniti alle proprie famiglie ma auspicabilmente questo terribile processo sarà presto un evento del passato.

Nel Regno Unito le famiglie possono essere trattenute (insieme) immediatamente prima della loro espulsione dal Regno Unito, in speciali strutture di detenzione alle quali è stato dato il nuovo nome di “strutture di pre-espulsione”. Le famiglie con i loro bambini normalmente possono essere trattenute solo per 72 ore, sebbene possa estendersi fino a 7 giorni in circostanze eccezionali. L’Immigration Act 2014 ha vietato la detenzione di minori non accompagnati per un periodo superiore alle 24 ore e possono essere trattenuti solo in strutture di detenzione di breve termine. Le linee guida dell’Home Office stabiliscono che i minori non accompagnati, non possono essere trattenuti se non in circostanze del tutto eccezionali, per il minor tempo possibile e con le dovute cure.

Un’ altra storia arriva dall’Australia; a una madre e’ stato richiesto di lasciare il paese e ritornare nelle Filippine, terra d’origine, dopo averci vissuto per oltre un decennio costringendola a lasciare il suo bambino di 8 anni a vivere in Australia a causa della custodia condivisa con il padre, il che significa che il bambino doveva rimanere in Australia. Pare che il ragazzo piangesse durante la notte e soffrisse di incubi, dovuti alla paura della separazione. Secondo un articolo del Guardian, il caso è stato attentamente valutato dalle autorità ma le custodie dei figli erano “oltre la portata” del dipartimento degli affari interni australiani. È un sollievo sapere che alla madre è stata data una tregua dell’ultimo minuto ma sicuramente non si sarebbe mai dovuti arrivare a quel punto.

Il Regno Unito ha regole sull’immigrazione che riguardano lo status di immigrati dei genitori e stabilizzano i figli (il che significa che il figlio ha un permesso indefinito e quindi nessun vincolo temporale alla propria permanenza) quando le loro relazioni terminano. Le domande devono rispettare diversi requisiti di idoneità (principalmente relativi alle condanne penali), il requisito della lingua inglese ed un requisito finanziario nel quale i genitori devono dimostrare che possono mantenere la propria famiglia senza ricorrere ai fondi pubblici. Normalmente il diritto a rimanere sarà concesso se un genitore ha la sola responsabilita’ di un cittadino inglese o di un minore stabilizzato, o se il minore normalmente vive con lui e non con l’altro genitore (che è inglese o ha un permesso indefinito) o in alternativa se il minore vive con l’altro genitore ma ha contatti regolari con il genitore con un permesso limitato. È necessario fornire la prova che stanno assumendo ed intendono continuare a svolgere un ruolo attivo nell’educazione del bambino.

Questo evidenzia come è generalmente nel miglior interesse del minore continuare ad avere una relazione significativa con entrambi i genitori se i due si separano. Può essere applicato anche quando i genitori hanno un irregolare permesso di soggiorno se il loro figlio è cittadino inglese o ha vissuto nel Regno Unito per almeno 7 anni precedentemente alla domanda e, preso primariamente in considerazione il miglior interesse del bambino, non sarebbe ragionevole aspettarsi che il bambino lasci il Regno Unito. Se il minore è in contatto con l’altro genitore nel Regno Unito e più probabile che non sia ragionevole per il bambino lasciare il Regno Unito. In queste circostanze i requisiti finanziari e di lingua inglese non sono necessari ma occorre più tempo per qualificarsi per un permesso a rimanere a tempo indeterminato.  C’è anche la possibilità per i genitori che vivono all’estero di fare domanda per la Visa sotto le medesime condizioni, nel caso in cui hanno esclusiva responsabilità genitoriale per un minore inglese o stabilito, oppure dove hanno contatti con il minore che vive con l’altro genitore (britannico o stabilito).

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Regno Unito: mutamento della destinazione d’uso degli edifici

A partire dal 6 aprile del 2018, gli edifici ad uso agricolo situati in Inghilterra possono essere adibiti ad uso residenziale fino ad un massimo di cinque abitazioni grazie ad alcune concessioni note come “Permitted development rights – PD rights”. Tali concessioni sono comunque subordinate all’espletamento dei lavori necessari a convertire l’edificio e renderlo adatto al nuovo uso.

Tali concessioni consentono di modificare la destinazione d’uso di determinati edifici senza il bisogno di ottenere preventivamente l’autorizzazione dall’Autorità di pianificazione locale.

Il governo ha annunciato tale novità come parte del programma finalizzato alla costruzione di un maggior numero di immobili residenziali in Inghilterra ed ha spiegato che il nuovo progetto consentirà alle comunità rurali di avere maggiore flessibilità nel valutare come utilizzare gli edifici esistenti.

Nonostante l’intenzione principale sia quella di promuovere la flessibilità, sono anche previste alcune restrizioni che dovranno essere verificate di volta in volta dai costruttori. Tali concessioni, ad esempio, non potranno essere utilizzate per gli edifici siti nei vari Parchi Nazionali, aree protette, zone di elevato valore paesaggistico o luoghi di particolare interesse scientifico. Inoltre, tali concessioni non potranno essere utilizzate per eseguire lavori su edifici storici o siti in luoghi in cui si trovano monumenti storici.

Nei casi in cui invece tali concessioni trovino applicazione, sono comunque previste altre restrizioni da prendere in considerazione, tra cui:

  • L’edificio deve essere stato utilizzato esclusivamente a fini agricoli per un determinato periodo di tempo prima che la destinazione d’uso venga mutata in residenziale;
  • Le concessioni prevedono una distinzione tra “case di grandi dimensioni” (di dimensioni tra i 100 e i 465 metri quadrati) e “case di piccole dimensioni” (100 metri quadri o meno);
  • Delle cinque abitazioni oggetto di concessione, tre possono essere abitazioni di grandi dimensioni;
  • Andranno tenuti in considerazione precedenti eventuali modifiche effettuate ai sensi delle predette concessioni al fine di convertire edifici ad uso agricolo in edifici ad uso residenziale;
  • Se e’ in vigore un rapporto locativo avente ad oggetto un edificio ad uso agricolo, il consenso alla trasformazione dello stesso deve essere prestato sia da proprietario che conduttore (non e’ infatti possibile risolvere il contratto di locazione di un immobile ad uso agricolo al solo fine di eseguire lavori di trasformazione dell’edificio, a meno che non vi sia un accordo scritto in cui viene specificato che il fondo agricolo non e’ piu’ utilizzato a fini agricoli o che e’ trascorso almeno un anno dalla fine della locazione);
  • Le dimensioni esterne della nuova costruzione non possono superare le dimensioni esterne dell’edificio agricolo esistente.

I costruttori devono inoltre tenere in considerazione il fatto che i lavori di costruzione devono essere ragionevolmente necessari. I lavori che rientrano nella concessione sono: demolizione parziale dell’edificio esistente, installazione o sostituzione di finestre, porte, tetto, muri esterni, acqua, drenaggio, elettricità, gas e altri servizi.

Le concessioni in questione richiedono comunque al costruttore di presentare preventiva domanda all’Autorità locale per capire se i lavori di ristrutturazione dell’immobile richiedano il rilascio di una preventiva autorizzazione o meno. Un’autorizzazione preventiva potrebbe essere necessaria quando sul luogo in cui si trova l’immobile ci sono dei sistemi di trasporto o vi sono limiti per quanto riguarda la soglia di rumore o rischi di contaminazione o inondazione.

Ogni preventiva approvazione rilasciata dall’Autorità preposta deve essere data per iscritto. L’approvazione può inoltre prevedere delle condizioni che devono essere rispettate e che l’edificio debba essere completo entro tre anni dalla data in cui è stata rilasciata l’autorizzazione stessa.

Se invece l’approvazione non è necessaria, il costruttore deve comunque aspettare che ciò venga espressamente confermato per iscritto prima di iniziare i lavori di conversione. Tuttavia, se questi non riceve tale conferma entro i 56 giorni successivi alla richiesta, i lavori possono essere iniziati liberamente.

Ovviamente, prima di intraprendere qualsiasi tipo di lavoro, è necessario accertarsi che la richiesta sia stata presentata nel modo corretto e quindi eventuali ritardi nella risposta non siano dovuti ad errori nella presentazione della domanda.

Tali modifiche fanno parte di un piu’ ampio progetto del governo finalizzato a incrementare la costruzione di nuove abitazioni in Inghilterra.

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Regno Unito: societa’ e privacy degli amministratori

Una nuova normativa entrata in vigore il 26 aprile del 2018 renderà piu’ semplice per gli amministratori (e per gli altri soggetti che ricoprono una carica all’interno di una societa’) rimuovere l’indicazione relativa agli indirizzi di residenza dai documenti pubblici inviati a Companies House.

Il governo ha infatti riconosciuto che i soggetti le cui informazioni personali sono indicate sui registri pubblici sono a rischio, in quanto potrebbero essere soggetti a frodi d’identità. Pertanto, per prevenire tali rischi, i soggetti in questione possono ora rimuovere le informazioni relative al proprio indirizzo di residenza dai registri e dai documenti disponibili alla Companies House.

I soggetti che possono presentare tale richiesta sono tutti gli amministratori delle societa’, ex amministratori, segretari, membri delle LLP o i soggetti che esercitano un controllo significativo sulle societa’ medesime (i cosiddetti PSC).

I soggetti che vogliono richiedere la rimozione dei loro indirizzi di residenza dai registri pubblici non dovranno piu’ dimostrare di aver subito violenze o intimidazioni.

Da quando è entrato in vigore il Companies Act del 2006, le persone fisiche non sono piu’ costrette a indicare il proprio indirizzo di residenza nei pubblici registri. Nei casi in cui, tuttavia, tale indicazione e’ stata comunque fornita (compresi i casi in cui l’indicazione in questione era stata inserita in base a requisiti previsti prima che l’attuale normativa entrasse in vigore), per eliminarla e’ necessario presentare richiesta a Companies House.

Prima del 26 aprile 2018, Companies House solitamente accettava le richieste relative alla cancellazione degli indirizzi di residenza delle persone fisiche solamente nei casi in cui vi fosse un grave rischio di violenza o intimidazione. Tuttavia, con l’attuale sistema in vigore, che consente alle persone di accedere alle informazioni disponibili su Companies House con maggiore facilità, il rischio di frodi d’identità per i soggetti i cui indirizzi di residenza sono pubblicamente disponibili e’ notevolmente aumentato.

Il nuovo regolamento consente al soggetto il cui indirizzo di residenza appare su registri o altri documenti pubblici a Companies House di richiedere la rimozione di tale informazione, con un costo di 55 sterline per documento. A tal fine, il soggetto deve semplicemente presentare una richiesta alla Companies House, senza che sia necessario fornire ulteriori motivazioni. Attualmente, non e’ prevista una forma specifica per presentare la domanda.

Gli amministratori (così come i segretari delle societa’, i membri delle LLP e i PSC) devono fornire un indirizzo alternativo dove poter ricevere la corrispondenza (solitamente la sede legale della societa’ o l’indirizzo registrato della LLP). Nei casi in cui invece non e’ necessario fornire un indirizzo per la corrispondenza, Companies House si limiterà a cancellare l’indirizzo di residenza, esclusa la prima metà del codice postale.

Vanno comunque evidenziati alcuni punti:

  • Le indicazioni relative agli indirizzi di residenza di cui e’ stata chiesta la cancellazione rimarranno comunque registrati nella sezione del documento e dei registri che non e’ accessibile al pubblico. Le autorità pubbliche, tra cui le forze di polizia e l’autorità di regolamentazione delle pensioni, potranno comunque accedere a tali informazioni (tranne in casi particolari).
  • Se la richiesta di rimozione dell’indirizzo di residenza viene presentato dalla societa’ per conto di un amministratore persona fisica (o per conto di un PSC) sara’ comunque ancora necessario dimostrare l’esistenza di un grave rischio di violenza o intimidazione.

 

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Il Regno Unito esternalizza il processo di rilascio dei visti

La distribuzione mensile dei certificati di sponsorship rientranti nella categoria Tier 2 è stata superata per la sesta volta ed il Governo inglese ha comunicato l’esternalizzazione del procedimento per le domande di rilascio del visto a soggetti terzi.

Le richieste di assegnazione dei certificati di sponsporship Tier 2 è stata infatti superata ogni mese a partire da dicembre 2017 e le domande presentate a partire dal 5 maggio 2018 in poi sono state respinte nel caso in cui i richiedenti dovevano essere pagati meno di 55.000 Sterline (equivalente a circa 73,600 Dollari), a meno che non si trattasse di offerte di lavoro per dottorati di ricerca, relative a quella categoria di professioni in carenza di personale o nel caso di soggetti con priorità.

I richiedenti le cui domande sono state respinte saranno in grado di ripresentare la domanda per un certificato di sponsor il mese successivo a condizione che l’offerta del loro potenziale datore di lavoro sia ancora valida. Non vi è alcun diritto di appello in seguito al rifiuto del visto ed è probabile che il numero di domande venga superato nuovamente il mese successivo a causa dell’elevato numero di richieste presentate.

Il 14 maggio il Governo del Regno Unito ha lanciato il nuovo servizio “Find a Job”. Questo sostituirà l’attuale Universal Job Match (UJM), servizio che viene utilizzato dagli sponsor dei visti rientranti nella categoria Tier 2 che hanno il compito di supportare le richieste per il rilascio di tale categoria di visti. Il nuovo servizio mira ad offrire un processo più semplice ed efficiente per effettuare il login ed accedere alle informazioni.

Il database esistente di tutti gli sponsor registrati in UJM verrà automaticamente spostato al nuovo sistema in modo tale da permettere agli sponsor di pubblicare i posti di lavori una volta verificati i dati e la password dell’account.

Le aziende sono in grado di accedere al loro attuale account UJM fino al 17 giugno 2018. Eventuali annunci pubblicitari esistenti o informazioni non verranno spostati nel nuovo servizio.  Pertanto tutte le aziende dovranno salvare tutte le informazioni che desiderano mantenere dall’account di UJM prima del 17 giugno 2018 e UJM notificherà le aziende come salvare le informazioni attualmente presenti sul sito.

L’Home Office ha confermato che le inserzioni pubblicate su tutte e due i siti potranno essere utilizzate per le indagini sul mercato del lavoro del Regno Unito.

A partire dal mese di ottobre 2018, la procedura per richiedere un visto di studio o un permesso di lavoro, o ancora la domanda per ottenere la residenza permanente o cittadinanza del Regno Unito sarà affidata ad un soggetto terzo, Sopra Steria.

Lo scopo è quello di semplificare l’applicazione della presentazione delle domande permettendo ai richiedenti di caricare i documenti richiesti online prima del loro appuntamento biometrico.

I candidati potranno poi prenotare un appuntamento per fornire i loro dati biometrici e la documentazione originale in oltre 60 sedi in tutto il Regno Unito. I documenti originali verranno successivamente restituiti e l’Home Office procederà con la verifica della richiesta.

Non ci sarà più la possibilità di prenotare appuntamenti presso il premium service centre dell’Home Office di Croydon o presso altre sedi del Regno Unito. Tuttavia, alcuni soggetti considerati “vulnerabili” e i richiedenti asilo potranno comunque rivolgersi a questi centri.

 

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Brexit: possibili effetti sul consiglio di amministrazione

Di seguito viene esaminato il potenziale impatto della Brexit sulle società irlandesi che soddisfano il requisito del Director residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo avendo un amministratore che risiede nel Regno Unito.

Attualmente tutte le società in Irlanda sono tenute ad avere almeno un amministratore residente in uno Stato membro dello Spazio Economico Europeo in base a quanto dispone la sezione 137 del Companies Act del 2014.

Lo Spazio Economico Europeo è composto da 28 Stati membri dell’Unione Europea e dall’Islanda, dal Liechtenstein e dalla Norvegia.

Molte società irlandesi adempiono al requisito di avere un director residente del SEE avendo un amministratore che è residente nel Regno Unito.

Impatto della Brexit

Come risultato della Brexit, non è ancora chiaro se il Regno Unito continuerà a far parte dello Spazio Economico Europeo.

Nell’ipotesi in cui il Regno Unito esca dallo Spazio Economico Europeo in seguito alla Brexit, ogni società irlandese che adempie al requisito del Director residente nell’ambito del SEE avendo anche solo un amministratore nell’ambito del SEE che risiede nel Regno Unito sarà in contrasto con la Legge.

Una società e qualsiasi suo funzionario che non soddisfi il predetto requisito sarà ritenuto colpevole del reato previsto dalla categoria 4 e sarà soggetta ad una multa che non può essere superiore ai € 5.000.

Esenzioni dall’obbligo di avere un amministratore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo

Una società non è obbligata ad avere un amministratore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo quando ha emesso un’obbligazione del valore di € 25,000. Quest’ultima deve prevedere che, in caso di mancato pagamento da parte della società dell’intera sanzione o parte di essa inflitta inseguito a:

  • Un reato commesso dalla società ai sensi del Companies Act;
  • Un reato commesso dalla società ai sensi dell’articolo 1078 del Taxes Consolidation Act 1997;
  • una sanzione che la società è stata tenuta a pagare ai sensi della sezione 1071 o 1073 del Taxes Consolidation Act del 1997

una somma di denaro diventerà esigibile al fine di estinguere l’importo dovuto dalla società.

Tale obbligazione deve essere valida per un minimo di due anni.

Una società non è tenuta ad avere un amministratore residente nell’ambito del SEE o un’obbligazione nel caso in cui sia stata rilasciata una certificazione dal Registrar of Companies, a seguito di una richiesta (Modulo di registrazione delle imprese B67 accompagnato da una dichiarazione di Entrate) effettuata da quest’ultima, stabilendo che la società ha un legame reale e continuo con una o più attività economiche che vengono svolte all’interno dello Stato. Affinché tale legame venga stabilito, i Revenue Commissioners devono verificare che la società soddisfi una delle seguenti condizioni:

  1. gli affari della società devono essere gestiti da uno o più soggetti da una sede legale principale stabilita nello Stato e tali soggetti devono essere autorizzati dalla società ad agire per suo conto;
  2. la società deve svolgere un’attività commerciale nello Stato;
  3. la società deve essere una controllata o una holding di una società o altre entità che soddisfi entrambe le condizioni di cui alle lettere a) e b);
  4. la società è una controllata di una società, un’altra controllata della quale soddisfa una o entrambe le condizioni indicate in (a) e (b).

Tale certificato sarà concesso soltanto nel caso in cui la società in questione riesca a fornire prova al Registro delle imprese del fatto che esista tale legame.

Conclusione

Resta da vedere se la Brexit comporterà l’uscita del Regno Unito dallo Spazio Economico Europeo. In caso positivo, le imprese che attualmente soddisfano il requisito del direttore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo avendo un amministratore residente nel Regno Unito dovranno adottare misure per adempiere a tale criterio in un altro modo, sia nominando un direttore che risiede in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo o avvalendosi di una delle suddette esenzioni a questo requisito previste dalla legge.

 

 

 

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Non – doms: ultimi aggiornamenti

Nel discorso sul bilancio del luglio 2015, l’allora cancelliere George Osborne aveva annunciato una serie di modifiche fiscali aventi ad oggetto i soggetti che non sono domiciliati nel Regno Unito, tra cui l’abolizione dello status di non-domiciliato permanente. I tre anni successivi a quell’annuncio sono stati piuttosto incerti per tutti i soggetti qualificati come “non-doms”.

Dopo questo lungo e confuso periodo di tempo, tuttavia, tutte le modifiche annunciate da George Osborne sono ora entrate in vigore. Risulta pertanto necessario ricapitolare la situazione sul punto per capire esattamente cos’è cambiato.

Di seguito vengono elencate le modifiche che sono state introdotte con il Finance (N.2) Act del 2017. L’ultima modifica è stata approvata a novembre 2017, ma è stata retrodatata al 6 aprile 2017. Molte delle modifiche interessano solo i cosiddetti UK resident foreign domiciliaries (RNDs), e cioè coloro che hanno la residenza nel Regno Unito ma sono domiciliati all’estero, mentre altre modifiche in tema di imposta sulle successioni sono importanti anche per i soggetti non residenti.

  • Sono state create nuove norme in tema di deemed domicile con riferimento alla disciplina dell’imposta sui redditi, dell’imposta sulle plusvalenze e dell’imposta sulle successioni. I soggetti domiciliati e nati al di fuori del Regno Unito sono ora soggetti alla cosiddetta “15 out of 20 tax years rule”, secondo la quale tali soggetti vengono considerati come domiciliati nel Regno Unito a partire dall’inizio del sedicesimo anno fiscale di residenza continuativa nel Regno Unito. A partire da tale data, tali soggetti non potranno piu’ utilizzare il sistema fiscale di remittance basis. È inoltre prevista una regola specifica per coloro che hanno domicilio all’estero ma sono nati nel Regno Unito ed erano qui domiciliati al momento della nascita: tali soggetti vengono considerati domiciliati nel Regno Unito in ogni anno fiscale in cui hanno la residenza nel Regno Unito e, pertanto, gli stessi non possono utilizzare il regime di remittance basis.

 

  • Con riferimento a quei soggetti che sono domiciliati al di fuori del Regno Unito e non vengono qualificati come “deemed domiciled” il campo di applicazione dell’imposta di successione è stato ampliato al fine di ricomprendere anche quEi beni non siti in UK che hanno però qualche connessione con un immobile sito nel Regno Unito. Le modifiche in questione possono pertanto influire sull’imposta di successione applicata alle azioni non UK di società che detengono immobili siti nel Regno Unito. Le modifiche di cui sopra, tuttavia, hanno ulteriori implicazioni: in base alle nuove norme, ad esempio, anche i conti correnti non UK o gli investimenti effettuati al di fuori del Regno Unito verranno soggetti ad imposta di successione quando è stata costituita una garanzia per un prestito connesso ad un immobile sito in UK.

 

  • È previsto un notevole sgravio fiscale definito “rebasing relief” per coloro che sono residenti in UK ma domiciliati all’estero (RNDs) che in data 6 aprile 2017 hanno acquisito lo status di “deemed domiciled” ai fini dell’imposta sui redditi e dell’imposta sulle plusvalenze in base all’applicazione della regola “15 out of 20 tax years” (anche se gli stessi venivano comunque considerati domiciliati nel Regno Unito ai fini dell’imposta di successione) e che hanno già versato l’imposta per l’adesione al regime di remittance basis per almeno un anno fiscale. Tale sgravio fiscale può essere utilizzato con riferimento a molti beni non UK e ha l’effetto di eliminare l’imposta che sarebbe altrimenti dovuta sull’aumento di valore del bene nell’intervallo di tempo tra la data dell’acquisto e il 5 aprile del 2017.

 

  • È previsto uno sgravio fiscale, disponibile per un’ampia categoria di soggetti residenti in UK ma non domiciliati nel paese, che consente di separare il capitale, i redditi e/o le plusvalenze di un conto corrente non UK al fine di semplificare i trasferimenti di denaro esenti da imposta o a bassa tassazione. L’agevolazione si applica a determinati trasferimenti effettuati tra il 6 aprile del 2017 e il 5 aprile del 2019. Può essere inoltre combinato con lo sgravio del “rebasing relief”: ad esempio, un bene non UK può essere venduto, realizzando in tal modo un profitto esente da imposta, e questo capitale può essere separato (tramite un apposito trasferimento dal conto in cui è stato versato il ricavato della vendita) dalle altre somme imponibili utilizzare per l’acquisto del bene. Al fine di utilizzare entrambe le agevolazioni in questo modo, la vendita in questione e il successivo trasferimento devono avvenire entro il 6 aprile del 2019.

 

  • La disciplina dei cosiddetti non-resident trusts è stata profondamente modificata. La modifica piu’ importante riguarda senza dubbio l’istituzione di un nuovo concetto, il cosiddetto “protected settlement”. Il trust istituito da un soggetto domiciliato all’estero che si qualifica come protected settlement comporta che lo stesso non è trasparente con riferimento ai redditi e utili esteri. Ciò significa che queste entrate non vengono considerate del soggetto che ha istituito il trust ai fini dell’imposta nel Regno Unito, anche quando il soggetto è residente in UK ed e’ beneficiario del trust medesimo. La stessa disciplina si applica anche nei casi in cui il soggetto che ha istituito il trust acquisisce lo status di deemed domiciled in base alla regola “15 out of 20 tax years” a condizione che non siano state effettuate determinate transazioni che possano “macchiare” il trust. In sostanza, ciò accade quando il soggetto che ha costituito il trust, una volta acquisito lo status di deemed domiciled nel Regno Unito, conferisce nel trust un immobile o altro bene, oppure quando questo conferimento viene effettuato da un altro trust di cui il soggetto in questione è a sua volta settlor o, ancora, da un trust di cui questi e’ beneficiario. Inoltre, e’ essenziale che i trustees di quei trusts che sono stati costituiti da soggetti residenti non domiciliati nel Regno Unito e che successivamente sono divenuti deemed domiciled nel Regno Unito evitino di porre in essere specifiche transazioni (definite in inglese “tainting transactions”). Transazioni di questo tipo, infatti, determineranno una modifica al trust, nel senso che lo stesso diventera’ trasparente e perdera’ quei vantaggi fiscali (con riferimento a imposta sui redditi e imposta sulle plusvalenze) derivanti dal fatto che il trust fosse qualificato come “non residente”.

 

  • Altra importante modifica relativa ai trust non residenti riguarda la valutazione, a fini fiscali, dei benefici ricevuti dagli stessi. Sono state inserite infatti nuove regole con riferimento al trattamento fiscale dei prestiti senza interessi, di quei prestiti dove gli interessi maturano ma vengono capitalizzati invece di essere pagati.

 

  • Ai sensi della legge precedente, era possibile “ripulire” gli utili di un trust non residente mediante la distribuzione degli stessi ai beneficiari non residenti, consentendo in tal modo successive distribuzioni ai beneficiari residenti in UK senza che tali beneficiari venissero tassati su tali utili. Tuttavia, secondo quanto stabilito in linea di principio dalla nuova normativa, non è piu’ possibile effettuare tali operazioni, tranne in casi specifici.

 

  • Secondo la precedente normativa, inoltre, era anche possibile effettuare una distribuzione di utili di un trust non residente a un beneficiario che non era soggetto a imposta UK su tali utili (in quanto non residente o perché’ aveva optato per il regime di remittance basis) e tale beneficiario poteva a sua volta effettuare una donazione ad una persona residente nel Regno Unito senza che il donatario venisse a sua volta tassato per l’importo ricevuto. Tale operazione è ora praticamente impossibile, a meno che non vi sia un intervallo di tempo di almeno tre anni tra la distribuzione degli utili del trust al beneficiario e la successiva donazione effettuata da quest’ultimo. In assenza di tale condizione, il donatario verrà ora considerato, ai fini dell’imposta UK, come se lo stesso avesse ricevuto i soldi direttamente dal trust sotto forma di distribuzione.

 

Queste modifiche riflettono un chiaro irrigidimento della disciplina fiscale relativa ai soggetti domiciliati al di fuori del Regno Unito e alle strutture costituite da questi ultimi.

 

 

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Regno Unito e Blockchain Land Registry: svolta per Inghilterra e Galles?

Il 5 aprile 2018 è stato inserito nel registro catastale il primo contratto di mutuo ipotecario digitale.

Tale novità fa parte dell’iniziativa di HM Land Registry volta a eliminare la necessità di reperire dei testimoni che presenzino alla firma di un contratto di mutuo, sia al fine di risparmiare del tempo, sia per garantire più sicurezza alle parti. Tuttavia, si tratta di un piccolo passo avanti rispetto ad altri paesi.

I paesi più all’avanguardia stanno infatti già investendo in nuove tecnologie per reinventare il modo in cui vengono registrate la proprietà e le transazioni immobiliari. Nel febbraio 2016, il gruppo Bitfury ha avviato un progetto di registrazione dei titoli di proprietà fondiaria con la National Agency of Public Registry della Repubblica di Georgia che è ancora in fase di sviluppo. Anche la Russia dovrebbe a breve testare un registro fondiario basato sulla Blockchain, ed una relazione sul tema è prevista per settembre.

Blockchain è un database che non viene gestito da una singola entità come un governo, ma viene gestito collettivamente da un numero di utenti e tutte le modifiche vengono crittografate in modo tale da non poter essere alterate o eliminate senza lasciare traccia dello stato precedente. Pertanto, viene mantenuto un registro permanente e sicuro, che non può essere manipolato.

L’utilità di tale registro per paesi che lottano costantemente con la corruzione è del tutto chiara ed evidente. Paesi come Inghilterra e Galles, inoltre, potrebbero trarre beneficio da una documentazione accurata e completa per migliorare l’efficienza e la fiducia nel settore.

Il capo di BitFury, Valery Vavilov, sostiene che la Blockchain possa diventare la base per costruire un sistema affidabile, trasparente e facilmente verificabile. Questo formato si presta quindi alle transazioni immobiliari, in quanto un bene immobile è in genere il bene più importante nel patrimonio di un individuo. Il rischio maggiore per i creditori è la frode; la frode ipotecaria, in particolare, viene stimata a circa un miliardo di sterline l’anno. Oltre alla perdita economica causata dalle frodi stesse, viene anche speso un ammontare di tempo considerevole per verificare la vera proprietà di un immobile nel tentativo di prevenire le frodi.

Un registro catastale basato su Blockchain potrebbe fornire un’utile soluzione al problema. Il sistema richiederebbe ai proprietari di inserire determinati dettagli che verrebbero archiviati sulla Blockchain e impedirebbero vendite o transazioni fraudolente.

Da un punto di vista legale, l’uso di un Registro Fondiario basato su Blockchain aumenterebbe la certezza sulla proprietà immobiliare e sul titolo. Sarebbe utile per le transazioni e le controversie relative alla proprietà, così come per l’utilizzo dei beni immobili come garanzia. Tale nuova tipologia di registro consentirebbe inoltre di accelerare la fase successiva alla conclusione delle transazioni immobiliari, in quanto le modifiche al registro sarebbero automatiche.

Il Registro Fondiario di HM sembra aperto all’esplorazione di soluzioni tecnologiche: in un articolo pubblicato nel dicembre 2017, infatti, sono state svelate una “trasformazione digitale” del Registro Fondiario HM e il suo progetto “Digital Street“.

Un ulteriore articolo uscito nel febbraio di quest’anno ha elencato i tre concetti essenziali del progetto: il “Digital Mortgage“, che sostituirà il mutuo ipotecario cartaceo e digitalizzerà il processo di rifinanziamento dei mutui, il “Find Property Information“, che intende migliorare il formato delle informazioni sulla proprietà digitale, e le modifiche alle loro regole per consentire lo sviluppo di un conveyancing (trasferimento immobiliare) completamente digitale. Sebbene non siano assolutamente rivoluzionarie, tali proposte offrono la possibilità di un migliore utilizzo della tecnologia nel settore immobiliare.

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Regno Unito: registro delle società estere proprietarie di immobili

Il governo ha dato una risposta alla consultazione avente ad oggetto la proposta di introdurre un registro dei beneficiari effettivi di società estere che possiedono immobili nel Regno Unito o che partecipano ad appalti pubblici.

La risposta fa luce su una serie di piani del governo per la creazione e disciplina di predetto registro, anche alla luce del feedback ricevuto con riferimento alle proposte inziali e l’ulteriore procedimento di consultazione che ne è derivato.

Le proposte in materia sono state pubblicate a marzo del 2016, mentre la consultazione è stata lanciata ad aprile dell’anno successivo.

Il registro in questione sarà il primo del genere e mira a mantenere la leadership del Regno Unito a livello mondiale e a combattere la corruzione. Ciò significa che il governo non ha precedenti modelli di accordo su cui basarsi e, pertanto, preferisce adottare un approccio più cauto, cercando di bilanciare la necessità di combattere la corruzione migliorando la trasparenza e allo stesso tempo minimizzare gli oneri sulle attività commerciali legittime.

Ambito di applicazione del registro

  • Tutte le persone giuridiche capaci di possedere immobili o di partecipare ad appalti pubblici rientrano nell’ambito di applicazione della nuova normativa avente ad oggetto il nuovo registro in questione. Sarà tuttavia prevista una certa flessibilità per certe tipologie di persone giuridiche, laddove appropriato.
  • La proposta prevede che le società estere che possiedono o intendono acquistare immobili nel Regno Unito debbano fornire alla Companies House le informazioni relativamente ai loro beneficiari effettivi.
  • La definizione di proprietario effettivo ai fini del predetto registro ricalca quella di “Person with Significant Control” (PSC) relativo alle società inglesi. Il governo ha chiarito di aver scelto la stessa definizione per evitare fraintendimenti e soprattutto discordanze con le informazioni presentate a Companies House.
  • Le informazioni richieste dal nuovo registro per le società estere saranno le stesse che sono già richieste alle società inglesi in base alla normativa sui PSC.
  • Le società estere che decidono di partecipare agli appalti pubblici nel Regno Unito non dovranno specificare i dettagli dei beneficiari effettivi come condizione necessaria per poter partecipare all’appalto, ma dovranno fornirli se vogliono aggiudicarsi la gara d’appalto.
  • Non ci sono ancora informazioni con riferimento alla frequenza con cui dovranno essere aggiornate le informazioni al registro. Il governo ha proposto che ciò debba avvenire con frequenza biennale, ma molti di coloro che hanno risposto alla consultazione hanno commentato che si tratta di un periodo troppo lungo.

Specifiche proposte aventi ad oggetto le proprietà immobiliari

  • Le proposte si riferiscono agli immobili in freehold e agli affitti che devono essere registrati. Quando un immobile viene concesso in locazione per un periodo superiore ai 7 anni, tale locazione deve essere registrata. Tuttavia, anche molte altre locazioni di durata più breve sono soggette ai requisiti di registrazione obbligatoria. Non è tuttavia stato ancora definito se le proposte in questione abbiano ad oggetto tutte le locazioni che devono essere registrate o solo quelle di durata superiore ai 7 anni.
  • Una società che decide di acquistare un immobile nel Regno Unito dovrà presentare domanda a Companies House per inviare le informazioni al registro. Una volta registrate le informazioni relative ai propri beneficiari, riceverà un numero di registrazione che dovrà essere comunicato al momento in cui verrà registrato il trasferimento del diritto di proprietà sull’immobile nel Registro fondiario.
  • Nei casi in cui una società estera possieda già degli immobili nel Regno Unito, la stessa dovrà adeguarsi ai nuovi requisiti di registrazione, anche se la tempistica entro cui ciò dovrà avvenire deve ancora essere decisa. Il governo aveva inizialmente proposto un anno di tempo, ma le risposte alla consultazione avevano suggerito un periodo più lungo.
  • Alla fine del periodo transitorio, una società estera che possiede immobili nel Regno Unito non potrà vendere o affittare detti immobili se non ha comunicato le informazioni richieste dalla nuova normativa. A tal fine, verrà apposta una nota al catasto.
  • Nei casi in cui una società estera non avrà ottenuto un numero di registrazione alla fine di predetto periodo transitorio, la stessa non potrà acquistare l’immobile. Ciò significa che il venditore si ritroverà in una posizione analoga a quella di trustee della società estera fino a quando la stessa non avrà ottenuto un valido numero di registrazione e pertanto la proprietà dell’immobile potrà essere trasferita a quest’ultima.

 

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Regno Unito: novità per il nuovo anno fiscale

Il 6 aprile 2018 è iniziato il nuovo anno fiscale e numerose sono le novità relative a imposta sui redditi, pensioni e tassazione dei dividendi.

Per quanto concerne la “personal allowance” individuale, questa è aumentata da 11,500 sterline a 11,850 sterline. Ciò comporta una riduzione di imposta pari a 70 sterline all’anno per tutti i contribuenti (esclusi solo i soggetti con i redditi più alti).

Con riferimento all’imposta sui redditi, l’aliquota base del 20% verrà versata a partire dalle 11,850 sterline, mentre l’aliquota del 40% verrà applicata ai guadagni superiori alle 46,350 sterline (e non più 45,000 sterline come in precedenza).

Per quanto riguarda i contributi previdenziali (National Insurance Contributions) di classe 1 (lavoratori dipendenti), verrà applicata l’aliquota del 12% sui guadagni superiori alle 8,424 sterline fino ai guadagni pari a 46,350 sterline. Per redditi superiori, l’aliquota si abbassa al 2%.

Le modifiche in questione riguardano anche i contributi pensionistici: il contributo minimo previsto dai piani di previdenza privati aumenterà dall’1% al 3% del salario del dipendente, mentre il contributo minimo del datore di lavoro aumenterà dall’1% al 2%.

Per quanto riguarda i dividendi, la soglia non imponibile diminuisce da 5,000 sterline a 2,000 sterline.

La modifica più importante, tuttavia, riguarda la tassazione del trattamento di fine rapporto di lavoro e, in particolare, la cosiddetta “foreign service exemption”, nonché’ la tassazione dell’indennità di licenziamento (payment in lieu of notice – PILONs).

Per quanto concerne la foreign service exemption, tale esenzione non è disponibile per i lavoratori che sono residenti nel Regno Unito nel corso dell’anno fiscale in cui è terminato il loro rapporto di lavoro. Tale novità andrà a modificare radicalmente l’impiego di tale esenzione. Come risultato, quei lavoratori che hanno prestato attività all’estero ma risiedono nel Regno Unito nell’anno fiscale in cui è terminato il loro impiego sono, a partire dal 6 aprile 2018, tassati allo stesso modo di coloro che non hanno invece prestato attività lavorativa all’estero.

Per quanto riguarda invece l’indennità’ di licenziamento, non c’è più una grande differenza dal punto di vista pratico tra tassazione di “contractual PILONs” e non-contractual PILONs”. In sostanza, secondo la nuova normativa, in entrambi i casi le indennità di licenziamento saranno interamente tassabili e saranno soggette al versamento dei contributi previdenziali di dipendente e datore di lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

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Regno Unito: annunciata strategia del settore FinTech

Il governo britannico ha lanciato la sua prima strategia per il settore Fintech, che delinea le iniziative che il governo intende intraprendere per sviluppare tale settore.

Annunciata dal Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, nel corso della seconda Conferenza Internazionale Fintech tenutasi a Londra a fine marzo, la strategia prevede una serie di misure nel settore FinTech, tra cui una nuova task force per le cripto valute, le prossime novità nella cosiddetta “robo-regulation” e un nuovo Fintech bridge tra Regno Unito e Australia.

In un comunicato stampa, Hammond ha spiegato che la nuova task force, che comprenderà la Bank of England, la Financial Conduct Authority e il Treasury, “aiuterà il Regno Unito a gestire i rischi legati alle cripto valute, oltre a sfruttare i potenziali benefici offerti da tali nuove tecnologie”.

Il cancelliere ha anche annunciato diverse altre misure nel settore FinTech, compresi i progetti pilota di “robo-regulation”.

Questi schemi mirano ad aiutare le nuove imprese del settore FinTech e l’industria dei servizi finanziari nel suo complesso, a “rispettare la normativa costruendo software in grado di garantire automaticamente il rispetto delle regole, risparmiando tempo e denaro”.

Commentando l’iniziativa, Rachel Kent, partner del Settore delle Istituzioni Finanziarie di Hogan Lovells, ha dichiarato: “una questione chiave emersa dall’Innovate Finance Global Summit all’inizio di questa settimana è che il Regno Unito non può riposare sugli allori se vuole mantenere la sua posizione quale capitale globale nel settore FinTech. Pertanto, accogliamo con favore l’annuncio del governo di una nuova strategia FinTech: la regolamentazione dei crypto assets e delle nuove tecnologie del settore sono fondamentali, non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale”.

Il partner di Hogan Lovells Technology, John Salmon, ha anche spiegato perché è necessario un approccio comune: ” un approccio congiunto è fondamentale. Il trattamento delle cripto valute è attualmente complesso e incerto, quindi avere una visione comune di regolamentazione, imposte e valuta è un passo avanti molto positivo. Sarà molto importante per la nuova task force entrare in contatto con il settore. C’è ancora molta confusione sulla corretta applicazione delle vigenti normative e delle norme fiscali al settore in questione e avere una visione chiara e comune è di vitale importanza nello sviluppo di queste nuove classi di investimento e affinché l’ecosistema si sviluppi al suo massimo potenziale”.

Altri importanti elementi della strategia includono la creazione di standard industriali che renderanno più semplice la collaborazione tra il settore FinTech e le banche, nonché i piani per il governo di collaborare con tale settore per “creare” piattaforme condivise che consentiranno di rimuovere le barriere che queste imprese e queste aziende affrontano nella creazione di nuovi sistemi.

Saranno inoltre nominati tre nuovi FiNTech Regional Envoys “per garantire che i benefici del settore FinTech siano percepiti in tutto il Regno Unito”.

Inoltre, è stato annunciato un nuovo accordo (Fintech Bridge) firmato da Hammond e Scott Morrison, Tesoriere del Commonwealth dell’Australia.

Il Fintech Bridge mira “all’apertura di un nuovo importante mercato per le imprese britanniche nel settore FinTech che vogliono espandersi a livello internazionale”, oltre ad aiutare entrambi i paesi ad armonizzare le politiche e ad aumentare la cooperazione normativa.

Come parte del Fintech Bridge, il partner strategico di Hogan Lovells Innovate Finance e FinTech Australia introdurranno un regolare vertice business to business, consigliando i governi britannico e australiano sul modo migliore per sostenere il settore.

Il capo di Hogan Lovells Fintech and Innovation, Emily Reid, ha sottolineato l’importanza del nuovo Fintech Bridge e dei Regional Envoys nel mercato britannico FinTech: “il nuovo Fintech Bridge con l’Australia aiuterà le start-up ad espandersi internazionalmente in nuovi mercati con analoghi regolatori. Di pari importanza è la nomina dei Fintech Regional Envoys, fondamentali per promuovere l’espansione del settore nel Regno Unito, aggiungendo opportunità e diversità alla potenza FinTech di Londra”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Regno Unito: modifica dello Statuto e riscatto delle azioni

Il Privy Council del Regno Unito ha recentemente confermato la validità di una speciale delibera modificativa dello Statuto di una società al fine di introdurre un potere di riscatto obbligatorio, che era stato opposto ad un azionista di minoranza (causa Staray Capital Ltd / Cha). Si tratta di una decisione importante nel contesto delle disposizioni in materia di drag-along e compulsory buyout contenuti nello Statuto e nei patti parasociali. Rafforza la precedente giurisprudenza sulla portata del potere degli azionisti di maggioranza di vincolare la minoranza, ma stabilisce anche alcuni vincoli a tale potere.

Background

Il caso in questione riguardava l’introduzione ex novo di un potere di riscatto obbligatorio in relazione alle azioni dei soci, su domanda dell’azionista di maggioranza S (80% del capitale). La societa’ C avrebbe potuto esercitare tale potere un preavviso di 15 giorni in presenza delle seguenti circostanze:

  • Un azionista ha reso false dichiarazioni materiali nel corso dell’acquisizione delle sue azioni; o
  • Questi ha commesso un atto che potrebbe comportare l’incorrere in svantaggi pecuniari, legali, regolamentari o amministrativi della società o pubblicità negativa.

Il prezzo di acquisto sarebbe l’equo valore di mercato delle azioni.

Fatti

Da alcuni mesi S (azionista di C) aveva dimostrato la sua volontà di acquisire M. In tale contesto, C aveva notificato con un preavviso di 15 giorni il riscatto obbligatorio del 20% della partecipazione di M lo stesso giorno in cui era stata approvata la delibera speciale per introdurre per la prima volta il potere di riscatto obbligatorio nello Statuto della societa’ C.

La societa’ C aveva fatto leva su presunte “false dichiarazioni materiali” fatte da M che aveva affermato di essere stato un partner di un particolare studio legale cinese ed essere stato abilitato a praticare rispettivamente in Cina e negli Stati Uniti. M aveva contestato la validità sia della delibera speciale per modificare lo Statuto di C, sia della comunicazione di riscatto obbligatorio che gli era stata successivamente notificata.

Decisione  

Il Privy Council ha confermato le decisioni dei tribunali di grado inferiore secondo cui era consentito ad una societa’ stabilire che i soci che avevano acquisito le loro azioni mediante false dichiarazioni o che avevano commesso atti in grado di arrecare danno o pubblicità negativa alla società, avrebbero dovuto riscattare le loro azioni al valore di mercato. Nel caso di specie, il fatto che la delibera in questione fosse stata approvata dal socio di maggioranza nei confronti di quello di minoranza non significa di per sé che la stessa fosse stata approvata in cattiva fede.

Sebbene il Consiglio Privato di Staray avesse confermato l’introduzione del potere di rimborso obbligatorio, esso aveva deciso basandosi sul fatto che eventuali dichiarazioni ingannevoli da parte dell’azionista di minoranza non erano state rilevanti per la società, il che significa che il diritto all’esercizio del potere non era stato effettivamente attivato. Il Consiglio in quell’occasione ha confermato che la situazione va sempre esaminata dal punto di vista della società nei cui confronti è previsto tale rimedio, e non dal punto di vista dei singoli azionisti. Ciò che importava nel caso di specie era la rilevanza pratica del ruolo dell’azionista M nei confronti della societa’ C. In breve, l’abilità tecnica di prestare la propria attivita’ in Cina o New York non era stata considerata di rilevanza pratica per la societa’ C. Al contrario, non si poteva mettere in dubbio la capacità di M di eseguire gli specifici compiti che avrebbe dovuto svolgere.

Implicazioni

L’opinione in questione è conforme alla giurisprudenza precedente secondo cui il potere degli azionisti di maggioranza di vincolare la minoranza attraverso la modifica dello Statuto deve essere esercitato in buona fede nell’interesse della societa’. Tuttavia, stabilire ciò che è nell’interesse della societa’ e ciò che costituisce un vantaggio per la societa’ è una decisione degli azionisti piuttosto che del tribunale. L’onere della prova è sulla persona che mette in discussione la validità delle disposizioni.

E` interessante notare come il risultato raggiunto nel caso Staray suggerisca la possibilità di introdurre disposizioni obbligatorie di acquisto negli articoli di una società gia’ costituita in grado di vincolare una minoranza, laddove vi sia uno scopo commerciale e laddove possa essere considerato tra gli interessi della società.

 

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E – Book gratuito

E’ stato pubblicato sulla rivista on line FISCO E TASSE l’E-Book redatto da Guido Ascheri e Lucia Zeleznik dal titolo “ Il Director nella limited by shares di diritto inglese”.

L’E-Book puo’ essere scaricato gratuitamente dal sito di Fisco e Tasse dove troverai anche la sinossi e la descrizione.

Se desideri scaricare l’E – Book clicca qui.

 

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Brexit: disposizioni in materia di proprietà intellettuale

In preparazione della Brexit, in data 28 febbraio 2018 la Commissione europea ha pubblicato una bozza di Accordo di recesso, la quale stabilisce gli accordi per l’uscita del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord dall’Unione Europea. Il titolo IV dell’Accordo in questione, negli artt. da 50 a 57, prevede una protezione continua della proprietà intellettuale nel Regno Unito anche dopo la Brexit.

Le disposizioni in materia di proprietà intellettuale intendono preservare gli interessi del settore, mantenendo le posizioni legali ottenute da diritti registrati o garantiti dall’Unione Europea. I possessori di marchi, disegni e modelli comunitari e di varietà di piante comunitarie, registrati o garantiti prima della fine del cosiddetto transmission period (31 dicembre 2020), diventeranno titolari di un corrispondente diritto di proprietà intellettuale registrato e applicabile nel Regno Unito. Tale diritto sarà ottenuto automaticamente senza necessità di riesame. La continua protezione dei diritti europei di proprietà intellettuale nel Regno Unito ed il mantenimento della priorità di tali diritti era e rimane una importante richiesta della comunità della proprietà intellettuale europea. Un automatismo che prevede che i possessori dei diritti europei di proprietà intellettuale ottengano uguale protezione sulla base di un diritto nazionale del Regno Unito garantirebbe i diritti già acquisiti ed eviterebbe numerosi costi.

La posizione della Commissione Europea è chiara: garantire una robusta protezione per le proprietà intellettuali europee nel Regno Unito dopo la Brexit. Inoltre, la bozza di accordo assicura anche che i marchi che hanno una reputazione nell’Unione Europea godranno di diritti equivalenti nel Regno Unito e quest’ultimo garantirà le registrazioni internazionali indicate dall’Unione Europea.  Per i modelli registrati e le varietà di piante, il termine di protezione sarà almeno uguale al periodo rimanente di protezione sotto la normativa europea e i modelli europei non registrati godranno della protezione come un diritto di proprietà intellettuale esecutivo nel Regno Unito. La bozza di accordo inoltre fornisce una protezione continua dei database nel Regno Unito.

La bozza deve essere ancora discussa con il Consiglio Europeo e il gruppo direttivo Brexit del Parlamento europeo prima della trasmissione al Regno Unito. Sebbene non sia stato disciplinato ogni aspetto nel dettaglio, le disposizioni suggerite sulla proprietà intellettuale sono un solido punto di partenza per ulteriori discussioni e negoziazioni.

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Regno Unito: Autorità bancaria europea e autenticazione del cliente

L’Autorità Bancaria Europea (EBA) ha pubblicato il responso della Commissione in risposta alla sua richiesta del gennaio 2018 in merito alle norme tecniche di regolamentazione della procedura di autenticazione del cliente e in materia di comune e sicura comunicazione prevista dalla Second Payment Services Directive (PSD2).

Nella sua lettera, la Commissione afferma che le modifiche effettuate alle norme tecniche di regolamentazione tengono conto delle preoccupazioni espresse ufficialmente dall’Autorità bancaria europea e dai funzionari dallo Stato Membro nell’incontro di luglio 2017.

La Commissione considera tali modifiche in linea con l’opinione dell’Autorità bancaria europea.

“I cambiamenti introdotti dalla Commissione sono stati spiegati in numerose occasioni, sia in occasione dei convegni dell’Autorità bancaria europea in materia di pagamenti, che in occasione delle conversazioni bilaterali con la Segreteria della stessa Autorità bancaria”: questo quanto comunicato nella lettera della Commissione.

La comunicazione aggiunge che non è possibile per l’Autorità bancaria o per la Commissione anticipare tutti i possibili problemi con l’applicazione di interfacce di programmazione delle applicazioni e specificare nelle norme tecniche come questi devono essere affrontati.

La Commissione e l’Autorità bancaria europea dovranno quindi cercare di sviluppare interfacce di programmazione delle applicazioni che funzionino per tutti – banche, terze parti e utilizzatori dei servizi di pagamento.

“Il miglior modo in cui possiamo aiutare i supervisori nazionali è supportare questo lavoro da parte dei partecipanti al mercato, assicurandoci che questi identifichino e risolvano i problemi ad uno stato iniziale, risparmiando così alle Autorità nazionali competenti il difficile compito di investigare i problemi nelle interfacce di programmazione delle applicazioni”.

La Commissione inoltre ritiene che le Autorità nazionali competenti fronteggeranno il carico di lavoro relativo alla valutazione di sistemi o processi di pagamento e saranno in grado di garantire livelli di sicurezza equivalenti a quelli raggiunti utilizzando la cosiddetta “strong customer authentication (SCA)”.

Per finire, la Commissione ha evidenziato che le “differenze principali con l’Autorità bancaria europea riguardo alle norme tecniche di regolamentazione riguardavano i processi, non gli obiettivi a lungo termine da raggiungere, ossia un ambiente bancario aperto su tutta l’Unione Europea basato su interfacce altamente standardizzate per fornitori terzi”.

 

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Brexit: conseguenze in caso di “no deal”

L’Unione europea ha pubblicato una nota tecnica in cui vengono evidenziate le possibili conseguenze negative per le imprese nel caso in cui il Regno Unito lasci l’Unione Europea senza il raggiungimento di un accordo.

La Commissione europea, in particolare, ha avvertito le società di tutta Europa di prepararsi a significativi attriti alle frontiere e costi ingenti da sostenere una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea.

Le aziende interessate dovrebbero prepararsi a tali eventualità, aspettando di conoscere l’esito dei negoziati.

Nell’ambito di una serie di note che spiegano cosa accadrà nel caso di “no deal” tra i 27 Stati membri dell’UE e il Regno Unito, la Commissione Europea ha pubblicato un “Notice to Shakeholders” riguardante l’impatto della Brexit nel settore delle dogane e delle imposte indirette. A meno che non venga stabilito diversamente, il Regno Unito dovrà essere trattato come paese non facente piu’ parte dell’UE a partire dal 30 marzo 2019. E, se l’accordo non viene raggiunto, tale avviso avverte le aziende del fatto che dovranno aspettarsi significativi attriti e costi alle frontiere.

La Gran Bretagna dovrà inoltre far fronte ad inevitabili barriere commerciali nel caso in cui dovesse decidere di lasciare l’unione doganale dell’Unione Europea.

Qualora il Regno Unito dovesse uscire dall’unione doganale senza che vi sia un altro accordo in vigore, le merci esportate tra il Regno Unito e il territorio doganale dell’UE saranno soggette alla vigilanza doganale, e potenzialmente a controlli alla frontiera. Secondo quanto previsto dal codice doganale dell’Unione, andranno in tal caso applicate tutte le varie formalità doganali. Le merci importate dal Regno Unito saranno soggette a dazi doganali secondo la Tariffa Doganale Comune.

Inoltre, le merci esportate tra il Regno Unito e il territorio doganale saranno soggette a controlli sulle esportazioni (ad esempio, merci militari, prodotti chimici, prodotti di scarto). Inoltre, le merci prodotte originariamente nel Regno Unito che sono incorporate nelle merci esportate da l’UE a paesi terzi non saranno più classificate come “contenuto dell’UE” nell’ambito della Politica Commerciale Comune dell’UE, che potrebbe incidere sull’applicabilità delle tariffe preferenziali stabilite negli accordi commerciali tra l’UE e tali paesi.

In risposta all’incombente possibilità di una “hard” Brexit, la Dublin Port Company di proprietà dello stato irlandese, terminal marittimo più grande del paese, ha costruito nuove postazioni doganali e punti di ispezione merci per gestire i controlli alle frontiere sulle importazioni del Regno Unito. Sebbene la relazione congiunta di dicembre rispecchiasse l’accordo raggiunto tra le parti per evitare controlli sulla frontiera terrestre, questo non prende in considerazione il confine marittimo. Nonostante il libro bianco del governo britannico sui futuri accordi doganali richieda un “profondo e speciale partenariato” con l’UE, non è chiaro quali siano le misure di emergenza del Regno Unito nel caso in cui tale collaborazione non possa essere concordata. Sebbene l’HMRC abbia comunicato di avere predisposto un aggiornamento dei suoi sistemi, ha tuttavia affermato che avrà bisogno di molto più personale per essere in grado di affrontare l’aumento dei controlli di importazione/esportazione.

Se non si raggiunge un accordo, le merci esportate dal Regno Unito verso l’area IVA dell’Unione Europea saranno soggette a IVA al punto di importazione (cioè l’IVA all’importazione sarà pagata anticipatamente alla frontiera, mentre le esportazioni sono esenti da IVA). Lo stesso vale per l’applicazione delle accise.

Questo rappresenterà un significativo cambiamento rispetto a quella che è la prassi attuale e potrebbe causare problemi.

I fornitori britannici di servizi di telecomunicazione, di servizi di trasmissione o di servizi elettronici che desiderano trarre vantaggio dal regime fiscale del Mini One-Stop Shop (MOSS) dovranno registrarsi presso l’autorità fiscale in almeno uno Stato membro dell’UE. Inoltre, gli importatori britannici non sarebbero più in grado di richiedere i rimborsi IVA per via elettronica, ma saranno soggetti ad un diverso regime di rimborso per i soggetti passivi stabiliti in paesi non UE; e alle società del Regno Unito che operano nell’UE potrebbe essere richiesto di assumere un rappresentante per gestire i pagamenti IVA nell’UE.

Commenti e preoccupazioni

  • Piccole imprese La stragrande maggioranza delle piccole imprese che esportano merci dal Regno Unito lo fa solo verso l’UE e quindi non ha dovuto affrontare le dogane e IVA per le esportazioni. Se nessun accordo verra’ raggiunto sul tema, esse dovranno iniziare ad affrontare l’impatto dei dazi doganali e dell’IVA sulle vendite ai clienti dell’UE, compresa l’implementazione dei processi di conformità per garantire che vengano pagate le giuste imposte. Questo obbligo potrebbe avere effetto su fino 130.000 imprese nel Regno Unito.
  • Modello norvegese: L’UE ha recentemente firmato un accordo di cooperazione IVA con la Norvegia. L’accordo fornirà agli Stati membri dell’UE e alla Norvegia un solido quadro giuridico per una sana cooperazione finalizzata a combattere la frode IVA e aiuterà gli uni e gli altri a recuperare le dichiarazioni IVA.Anche se la Norvegia è nel mercato unico dell’UE eha un sistema IVA “simile” a quello dell’UE, l’accordo ha richiesto diversi anni per essere completato, nonostante il processo di negoziazione sia stato avviato nel giugno del 2015.
  • Il punto di vista del Regno Unito: Sebbene il Ministero del Tesoro del Regno Unito si sia rifiutato di commentare, il segretario Brexit del Regno Unito David Davis ha precedentemente descritto tali “dichiarazioni unilaterali” della Commissione come “inutili” e “dannosi” per gli interessi del Regno Unito.
  • Necessità di chiarezza: Le regole finali in materia di IVA per le transazioni transfrontaliere dipenderanno dall’esito dei negoziati sulla Brexit. Sulla base del procedimento di tali negoziati, la Commissione sembra stia cercando di utilizzare note tecniche come questa per aumentare la pressione sul governo britannico, sebbene in nome della trasparenza.

 

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Regno Unito: Open banking, una lenta rivoluzione?

La Direttiva sui servizi di pagamento della Commissione europea (PSD2) è stata attuata in data 13 gennaio 2018 senza molto clamore. Tuttavia, le idee che la Direttiva cerca di promuovere sembrano destinate a cambiare il volto dell’attivita’ bancaria, sia per i fornitori di servizi che per i clienti. Tra gli altri requisiti, la Direttiva obbliga le banche a consentire ai fornitori di servizi di informazioni sul conto e di pagamento autorizzati, l’accesso ai dati del conto dei clienti quando hanno dato l’autorizzazione sia alla banca che ai fornitori di tali servizi.

Nel Regno Unito, l’entità di implementazione dell’Open banking, ha sviluppato l’Open banking indipendentemente dall’attuazione della Direttiva. Tuttavia, questo sistema fornirà alle banche una piattaforma per rispettare alcuni dei requisiti richiesti.

L’ entità di implementazione è una organizzazione no-profit che è stata istituita dall’Agenzia della concorrenza e dei mercati e da uno dei nove più grandi fornitori di conto corrente per espandere l’Open banking all’interno del Regno Unito. L’obiettivo è incrementare la competizione ed innovazione all’interno del settore bancario; ma che cos’è l’Open banking e che significato ha per le attività finanziarie?

Che cos’è l’Open banking?

L’Open banking è essenzialmente un sistema di tecnologie e regole basato nel Regno Unito, il quale facilita la condivisione dei dati del conto del cliente. L’iniziale lancio di questa piattaforma è stato avviato il 13 gennaio 2018 con i dati dei conti correnti, e continuerà in futuro con l’aggiunta dei dati della carta di credito.

Che cosa significano questi cambiamenti?

Parti terze saranno in grado, con la idonea autorizzazione e permesso, di accedere ai dati dei conti dei clienti e fornire i servizi che utilizzano tali dati.

Ad esempio, i fornitori di servizi di informazioni sul conto consolideranno i dati dei clienti e forniranno servizi sulla base di tali dati. Un fornitore di informazioni sul conto potrebbe usare i dati del conto corrente per fornire una semplice piattaforma attraverso il quale un cliente può vedere tutti i suoi conti in un solo posto. Potrebbe anche fornire servizi dettagliati di budgeting, di monitoraggio di spesa del cliente attraverso conti multipli, fornendo analisi sulle abitudini di spesa del cliente, senza che quest’ultimo debba rilasciare dettagli sensibili per l’accesso al conto.

Un fornitore di servizi di pagamento, come suggerisce il nome, è in grado di avviare i pagamenti dal conto del cliente.  Tale fornitore potrebbe quindi fornire un’alternativa ai pagamenti con la carta. Precedentemente, un servizio per l’acquisto online avrebbe solitamente pagato per utilizzare un fornitore di servizi di pagamento ed una banca acquirente per accettare i pagamenti per loro conto. Adesso sarebbe quindi in grado di tagliar fuori la banca acquirente (e le commissioni che riceve) integrando il pagamento agli acquisti online, consentendo ai clienti di pagare direttamente dai loro conti corrente.

Dal 13 gennaio entrambi i fornitori di servizi sono in grado di richiedere l’autorizzazione all’Autorità di Condotta finanziaria ed usare la piattaforma Open banking per sviluppare i servizi.

Un vantaggio competitivo

Le banche stanno già affrontando sfide nel rispettare i requisiti della Direttiva, e cinque di questi che sono stati iscritti all’ Open banking devono ritardare il loro lancio.

A parte le sfide tecniche, le banche devono anche essere in grado di accordarsi attraverso il dialogo con i numerosi nuovi partecipanti nel mercato, i quali potrebbero agire come intermediari tra le banche ed i propri clienti. Le banche affronteranno anche sfide dirette da questi nuovi partecipanti: esempio, mentre in precedenza le banche erano in grado di far pagare commissioni per i pagamenti sull’acquisto online, adesso è vietato far pagare gli intermediari per l’accesso ai dati del cliente.

Quindi cosa possono fare le banche?

Prima di tutto, le banche possono far domanda per essere fornitori di informazioni sul conto e di servizi di pagamento, e sviluppare la loro propria piattaforma e servizi per competere con le terze parti. Le banche hanno un vantaggio: con l’online banking e le applicazioni del cellulare già esistenti, hanno esperienza nello sviluppare questi servizi, e possono usare la loro esistente piattaforma di online banking come base per ulteriori servizi. Le migliori 9 banche sono già state coinvolte nello sviluppo del sistema Open banking. Mentre le terze parti saranno solamente adesso in grado di usare il sistema Open banking per sviluppare i propri prodotti.

Secondariamente, le banche hanno già clienti. Con un poco brillante lancio del sistema Open banking, ed una fornitura progressiva dei dati, l’Open banking non sembra essere di interesse per l’opinione pubblica. Se le terze parti non sono capaci di ottenere i servizi velocemente, potrebbero trovare che il mercato sia già monopolizzato dalle banche tradizionali.

L’ entità di implementazione dell’Open banking suggerisce che ci vorranno mesi prima che i primi servizi forniti da terze parti saranno pronti.

Infine, sebbene l’Open banking è sicuro come l’online banking, resta da vedere se i consumatori saranno disposti a condividere le loro informazioni. Le banche esistenti hanno, in una certa misura, già ottenuto la fiducia dei loro clienti e la maggior parte delle terze parti sono per lo più nuove start-up. Con alcune banche già accusate di aver emesso avvisi riguardanti l’Open banking con un certo “allarmismo”, sembra verosimilmente che i clienti prudenti inizialmente staranno lontani da tali nuovi servizi, lasciando i “millennials” a trovare la via.

Conclusioni

Il lancio graduale dell’Open banking e dei requisiti normativi previsti per le parti terze, significa che sarà un impatto più graduale che esplosivo. In cinque anni, tuttavia, lo scenario delle banche potrebbe essere completamente differente.

 

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Regno Unito: Construction Industry Scheme

La normativa inglese CIS (Construction Industry Scheme) si applica a qualsiasi azienda o prestatore di lavoro (anche persona fisica), che svolge la propria attività in cantieri di costruzione di qualsiasi tipo nel Regno Unito.

La normativa si applica sia ai residenti UK, sia a società o persone fisiche non residenti.

La normativa CIS copre la maggior parte lavori di costruzione di edifici.

Le operazioni di costruzione che sono disciplinate dal CIS coprono quasi tutti i lavori svolti su:

  • Edifici o strutture permanenti o temporanee;
  • Lavori di ingegneria civile o installazione;
  • Preparazione del sito;
  • Alterazioni;
  • Smontaggio;
  • Costruzione;
  • Riparazioni;
  • Decorazione;
  • Demolizione;

Non è necessario registrarsi nel caso in cui si svolgano lavori quali:

  • Rilevamento misurazioni;
  • Noleggio ponteggi (senza lavoro);
  • Posatura Moquette;
  • Fornitura di materiali;
  • Lavori svolti nei cantieri ma che chiaramente non hanno natura edile come ad esempio la gestione di un servizio mensa, la fornitura di servizi medici o di sicurezza in loco presso un cantiere edile.

La normativa CIS richiede che il committente e che il prestatore del servizio/subappaltatore si registrino presso l’Ufficio Imposte e ottengano un numero di codice individuale identificativo CIS.

Nel caso di società estera, senza stabile organizzazione nel Regno Unito, non bisogna richiedere iscrizione VAT (IVA) per iscriversi al CIS.

Una volta registrato il subappaltatore L’HMRC inizierà un processo di verifica dei dati forniti ed assegnerà il tasso corretto di detrazione che verranno applicati ai loro pagamenti da parte dell’appaltatore.

Le tre fasi principali del processo sono:

  1. 1 Il committente contatta l’HMRC e comunica i dati del suo subappaltatore;
  2. 2 L’HMRC si accerta che il subappaltatore sia registrato al CIS;
  3. 3 L’HMRC comunica all’appaltatore il tasso della ritenuta da applicare:
  • Nessuna deduzione;
  • Tasso standard al 20%;
  • Tasso del 30% nel caso in cui il subappaltatore non sia iscritto al CIS o per qualsiasi motivo non sia stato possibile verificare i suoi dati.

Ogni mese, l’appaltatore dovrà mandare all’HMRC una dichiarazione indicando tutti i pagamenti effettuati ai subappaltatori. Questo indipendentemente dal fatto che i subappaltatori siano stati:

  • pagati al lordo;
  • pagati al netto della detrazione standard al 20%;
  • pagati al netto della detrazione del 30%.

Rendimenti mensili dovranno pervenire entro 14 giorni dalla fine del
mese tasse servono.

La detrazione deve essere applicata solo sui pagamenti che non rappresentano il rimborso dei costi del materiale sostenuti dal subappaltatore.

L’appaltatore può chiedere al subappaltatore la documentazione giustificativa del costo dei materiali.

Se il subappaltatore prende in affitto dei macchinari, al fine di effettuare tali lavori di costruzione, il costo dell’affitto del macchinario ed eventuali costi di consumo connessi come ad esempio il carburante necessario per il suo funzionamento possono essere trattati come materiali ai fini del calcolo dell’importo su cui applicare l’imposta da trattenere.

Il Costruction Industry Scheme si applica a:

  • Qualsiasi appaltatore non residente che paga subappaltatori per lavori di costruzione effettuati nel Regno Unito;
  • Eventuali subappaltatori non residenti che vengono pagati per lavori di costruzione effettuati nel Regno Unito.

Non c’è quindi alcuna differenza tra appaltatori e subappaltatori UK o non residenti.

Se l’azienda appaltatrice o subappaltatrice è residente in un paese che ha un accordo contro le doppie imposizioni con il Regno Unito sarà possibile richiedere l’esenzione dalle imposte UK. Questo solo nel caso in cui i profitti realizzati nel Regno Unito non siano attribuibili ad una stabile organizzazione UK.

Se l’HMRC riconosce che la società estera è esente da tassazione nel Regno Unito per effetto del trattato contro le doppie imposizioni fiscali, le imposte trattenute potranno essere chieste a rimborso.

La normativa CIS e’ stata introdotta in quanto l’HMRC aveva riscontrato che presso numerosi cantieri, operavano ditte straniere che venivano pagati per il servizio reso, ma poi “sparivano” senza rispettare eventuali obblighi che potevano avere in termini di presentazione di bilanci, presentazione di resoconti, presentazione di dichiarazioni dei redditi, versamenti di imposte sui redditi, versamenti di imposte e contributi sugli stipendi dei propri dipendenti etc.

La normativa CIS è quindi stata introdotta da alcuni anni nel Regno Unito specificamente per lavori svolti presso cantieri siti su suolo inglese.

STABILE ORGANIZZAZIONE

Ai sensi dell’art 5 paragrafo 3 del modello OCSE di Convenzioni contro le doppie imposizioni, un cantiere di costruzione, montaggio o installazione è considerato stabile organizzazione se il cantiere, il progetto o l’attività hanno una durata superiore a 12 mesi.

Sempre secondo il Commentario all’art. 5 del modello OCSE, il cantiere si considera iniziato nel momento in cui l’esecutore inizia materialmente la propria attività, anche se avente carattere meramente preparatorio, e si considera concluso a lavori effettivamente e definitamente completati.

Il cantiere si considera, inoltre, attivo (ai fini del calcolo del periodo di permanenza) anche nei periodi di interruzione dei lavori e nel caso in cui l’impresa si avvalga di subappaltatori, nel computo dei 12 mesi deve essere ricompreso anche il periodo impiegato dal subappaltatore per lo svolgimento dei propri lavori.

Qualora l’attività sia strutturata per mezzo di una pluralità di cantieri tra loro funzionalmente collegati dal punto di vista commerciale e geografico, ai fini del calcolo del periodo minimo, essi devono essere comunque considerati come un unico cantiere. Se non vi è una connessione funzionale, occorre valutare la durata di ciascun cantiere.

Possiamo concludere quindi che la condizione essenziale, affinché un cantiere di costruzione o di montaggio venga considerato stabile organizzazione, è che la sua durata oltrepassi i dodici mesi; ove tale condizione non si verifichi, il cantiere di per sé non realizza l’ipotesi della stabile organizzazione.

Se ci sono gli estremi per una stabile organizzazione in un altro paese, allora la stabile organizzazione dovrà iscriversi presso la camera di commercio di questo paese e pagare le tasse come se fosse un’entità indipendente in quest’altro paese.

Per poter costituire una sede secondaria in un altro paese dell’Unione Europea, le imprese devono:

  • Ottenere le autorizzazioni necessarie;
  • Possedere tutti i requisiti previsti dalla legge;
  • Verificare i requisiti fiscali.

In tutti i paesi dell’Unione Europea le succursali devono essere iscritte nel registro delle imprese e adempiere alle necessarie formalità in materia di imposte, IVA e previdenza sociale, scontando altresì le tasse nel paese ove ha sede l’effettiva amministrazione societaria.

Le filiali devono inoltre seguire tutte le procedure prescritte per la costituzione di una società nel paese ospitante.

I responsabili di uffici e agenzie devono ottenere un’autorizzazione, iscriversi alla camera di commercio o ad altri organismi analoghi e verificare quali siano i loro obblighi fiscali e previdenziali nel paese ospitante.

La stabile organizzazione costituisce, ai fini delle imposte dirette, il presupposto necessario affinché uno Stato possa assoggettare a imposizione il reddito di impresa prodotto da un soggetto non residente.

PERSONALE DIPENDENTE / SUBCONTRACTOR

La società contractor può scegliere se far eseguire i lavori in appalto mediante l’assunzione di personale dipendente (in loco o in trasferta) oppure ingaggiare soggetti autonomi o altre società per lo svolgimento parziale o totale dei lavori (subappalto).

Nel caso una società estera, appaltatrice di lavori commissionati in UK, decida di utilizzare del personale dipendente bisognerà valutare se più opportuno assumere in loco o mandare in trasferta dipendenti già assunti nello stato estero.

Se l’assunzione avverrà in loco la società estera dovrà registrarsi presso Companies House e l’HMRC creando di fatto una stabile organizzazione. I contratti di assunzione seguiranno la normativa UK.

Qualora la società estera preferisca trasferire personale già presente in azienda dovrà rifarsi alla normativa prevista dal paese di provenienza per i lavoratori in trasferta del settore in cui opera e verificare che le assicurazioni infortunistiche prevedano esplicitamente copertura all’estero.

La società appaltatrice può decidere di avvalersi di subappaltatori per eseguire i lavori.

In questo ultimo caso la società appaltatrice dovrà verificare con HM Revenue and Customs (HMRC) che la società subappaltatrice sia registrata con il Construction Industry Scheme (CIS) e quale tasso di detrazione utilizzare o se, al contrario, sia possibile pagarla senza effettuare detrazioni.

Quando si paga un subappaltatore, la società appaltatrice opera una trattenuta sui loro pagamenti.

I tassi delle trattenute sono:

  • 20% per subappaltatori registrati al CIS
  • 30% per subappaltatori non registrati al CIS
  • 0% se il subappaltatore e’ stato autorizzato dal CIS a ricevere pagamenti al lordo della trattenuta.

Tali trattenute andranno versate all’HMRC dalla società appaltatrice e verranno considerati come acconti sulle imposte dovute.

Ovviamente la scelta tra operare come impresa estera o costituire una Limited nel Regno Unito deve essere valutata alla luce della effettiva complessità/dimensione del business che si intende svolgere sul territorio.

Riteniamo opportuna l’apertura di una società Limited di giurisdizione Inglese, entità separata dall’Italiana S.r.l., poiché’ la gestione della società UK è più semplice di quella di una stabile organizzazione la quale ultima comporta connessioni dirette con la gestione della società italiana.

Marina d’Angerio
Dottore Commercialista
ICAEW Chartered Accountant

marina.dangerio@ascheri.co.uk

 

 

 

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Regno Unito: tassazione del trattamento di fine rapporto

Il governo inglese prevede di introdurre una serie di riforme aventi ad oggetto il regime fiscale del trattamento di fine rapporto, nonche’ prevede di introdurre una serie di norme volte a chiarire e rafforzare il regime di tassazione dei pagamenti delle indennità di mancato preavviso (Payments in Lieu of Notice – PILON).

Situazione attuale

In alcuni casi l’indennità sostitutiva del preavviso è già soggetta all’imposta sul reddito e ai Contributi di assicurazione Nazionale (NIC), ad esempio nel caso in cui ci sia una clausola contrattuale in materia.

Tuttavia, in altri casi, tali indennità vengono trattate come “danni” e attualmente rientrano nella disciplina prevista dalla sezione 401 della Legge del 2003 (ITEPA 2003) relativa all’imposta sul reddito (guadagni e pensioni). Ciò significa che i primi £30.000 di tali pagamenti sono esenti da imposte e obblighi contributivi.

Cosa sta cambiando

In base a quanto previsto dalle nuove norme, tutte le indennità di mancato preavviso saranno  soggette ad imposta e obblighi contributivi, indipendentemente dalle circostanze del singolo caso concreto.

Tale importo imponibile viene indicato nella normativa come “post-employment notice pay” (PENP), e consisterà nella somma che il dipendente avrebbe ricevuto se fosse stato rispettato l’intero periodo di preavviso. Ad esempio, in termini semplici:

  • Un dipendente riceve una retribuzione base di £2000 al mese;
  • Ha un periodo di preavviso di 3 mesi;
  • Lavora solo per un mese del suo periodo di preavviso;
  • Riceve un’indennità di £8000;
  • £4000 del trattamento di fine rapporto andrebbero trattati come PENP.

Tuttavia, se parte del trattamento di fine rapporto consiste in un’indennità di licenziamento (SRP), quest’ultima dovrebbe essere considerata separatamente poiché passibile di esenzione fiscale (quindi, nell’esempio precedente, se nel trattamento di fine rapporto fosse prevista anche un’indennità di licenziamento di £5000, solo £3000 potranno essere qualificati come PENP).

Le riforme entreranno in vigore a partire dal 6 aprile 2018.

A partire dal 6 aprile 2018 pertanto, i datori di lavoro dovranno controllare che i trattamenti di fine rapporto siano gestiti in modo conforme alle nuove regole.

 

 

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Regno Unito: tassazione degli immobili detenuti da soggetti non residenti

In occasione del bilancio d’autunno del 2017 è stata annunciata l’intenzione di tassare tutti i guadagni realizzati da soggetti non residenti derivanti da immobili situati nel Regno Unito. L’intenzione principale è quella di disincentivare l’acquisto e la detenzione di immobili tramite strutture offshore. La proposta è stata quella di introdurre tali norme a partire da aprile 2019 su tutti i guadagni realizzati a partire da tale data.

L’annuncio è stato seguito da un documento di consultazione che ha evidenziato le proposte nel dettaglio. Il periodo di consultazione si è da poco concluso e l’impatto delle modifiche sarà notevole.

In sostanza, l’intenzione del governo è quella di tassare tutti i guadagni derivanti da beni immobili siti nel Regno Unito indipendentemente dalla residenza del soggetto che detiene l’immobile.

In base a quanto previsto dalla legge attuale, un soggetto non residente non è soggetto ad imposta UK sulle plusvalenze sui redditi derivanti dalle proprietà site in UK, a meno che non si tratti di un immobile residenziale a cui viene applicato un regime particolare. Pertanto, mentre i redditi derivanti da immobili UK sono solitamente soggetti a tassazione nel Regno Unito, il regime fiscale vantaggioso previsto oggi per i non residenti ha fatto sì che il Regno Unito diventasse luogo di investimento privilegiato per i soggetti non residenti.

In base a quanto previsto dalle proposte in questione, i fondi di investimento attualmente esenti da imposta in quanto non residenti fiscali in UK saranno invece soggetti a tassazione. L’HMRC ha comunicato che i veicoli di investimento collettivo che attualmente godono di agevolazioni fiscali, continueranno a godere di tali benefici.

Per quanto riguarda gli investitori, tali modifiche avranno un notevole impatto. Le nuove norme hanno ad oggetto i guadagni derivanti dalla vendita indiretta di immobili commerciali e residenziali nel caso in cui l’immobile è detenuto da un’entità il cui valore patrimoniale lordo è costituito per il 75% dall’immobile UK. Le nuove norme troveranno applicazione solo nel caso in cui il soggetto non residente detiene almeno un interesse del 25% nell’entità in questione.

La consultazione si è conclusa il 16 febbraio e si prevede che il progetto di legge avente ad oggetto tali riforme verrà pubblicato in occasione della legge finanziaria del 2019 e avrà effetto a partire da aprile 2019.

 

 

 

 

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Regno Unito: procedura per richiedere la registrazione di un brevetto

Per essere brevettabile, un’invenzione deve essere nuova, avere un contenuto inventivo ed essere capace di applicazione industriale.

Sono escluse dalla brevettabilità:

  • le scoperte, teorie scientifiche o metodi matematici;
  • le opere letterarie, drammatiche, musicali o artistiche (coperte da copyright);
  • gli schemi, regole o metodi per eseguire attivita’ intellettuali, giocare o fare affari;
  • i programmi per computer in quanto tali;
  • la presentazione di informazioni;
  • i metodi di trattamento o metodi di diagnosi praticati su esseri umani o animali;
  • la scoperta di una sequenza genica, a meno che non venga rivelata l’applicazione industriale della scoperta;
  • l’uso di embrioni umani a fini industriali o commerciali; e
  • le varietà animali o vegetali, o qualsiasi processo essenzialmente biologico per la loro produzione

Secondo la legge sui brevetti del Regno Unito, i programmi per computer in quanto tali sono espressamente esclusi dalla brevettabilità. Tuttavia, i programmi per computer possono essere brevettabili se l’invenzione comporta un contributo tecnico al di fuori degli argomenti esclusi.

Per quanto riguarda le invenzioni aventi ad oggetto i metodi commerciali, questi ultimi sono espressamente esclusi dalla brevettabilità. Tuttavia, come i programmi per computer, tali metodi possono essere brevettati se l’invenzione riguarda un contributo tecnico al di fuori di quelli esclusi.

Per quanto attiene la brevettabilità delle invenzioni relative alle cellule staminali, in termini generali l’uso di embrioni umani a fini industriali o commerciali è escluso dalla brevettabilità. Ciò per quanto riguarda ogni cellula staminale derivata da embrione umano che è in grado “di dare il via al processo di sviluppo di un essere umano”. Dall’altro lato, le cellule staminali derivanti da partenogenesi possono essere brevettabili dal momento che le prove scientifiche attuali suggeriscono che queste non possono svilupparsi in un embrione in assenza di DNA paterno.

Restrizioni su altre tipologie di invenzioni

Le invenzioni il cui sfruttamento commerciale sarebbe contrario all’ordine pubblico o alla moralità sono escluse dalla brevettabilità, come per esempio i processi per la clonazione di esseri umani o per modificare l’identità genetica di animali che potrebbero causare loro sofferenza senza alcun sostanziale beneficio medico.

Procedure di opposizione ai brevetti

Non esiste alcuna procedura di opposizione post-concessione disponibile nei confronti dei brevetti del Regno Unito (nonostante le provocatorie osservazioni di terzi, la brevettabilità può essere depositata presso l’IP Office del Regno Unito dopo la pubblicazione della domanda e prima della concessione). Tuttavia, la validità dei brevetti europei (che possono essere designati nel Regno Unito) può essere impugnata in procedimenti di opposizione presso l’Ufficio europeo dei brevetti entro nove mesi dalla concessione.

Altri modi per impugnare un brevetto fuori dai tribunali

È possibile richiedere un parere all’IP Office del Regno Unito sulla validità o sulla violazione di un brevetto con una procedura scritta. Il parere non è vincolante e l’IP Office del Regno Unito non può concedere risarcimenti o revocare un brevetto che considera non valido. La validità di un brevetto può essere impugnata in procedimenti di revoca dinanzi all’Ufficio IP del Regno Unito o in procedimenti giudiziari.

Le decisioni dello UK IP Office che respingono la concessione di un brevetto possono essere impugnate davanti al Tribunale dei Brevetti.

Tempistiche e costi per ottenere un brevetto

Di norma, sono necessari da tre a quattro anni per ottenere la concessione di un brevetto britannico. Tuttavia, è possibile accorciare alcune delle fasi della procedura per la concessione di brevetto richiedendo un procedimento accelerato. Il costo per depositare un brevetto nel Regno Unito (comprese le tasse per l’agente di brevetto) va da £ 3.000 a £ 6.000, a seconda della complessità. Per i creatori di brevetti che vogliono che le loro domande siano accettate velocemente, l’IP Office del Regno Unito prevede una serie di disposizioni disponibili.

Procedura in caso di violazioni in materia di brevetti

Il Tribunale dei brevetti o l’IP Enterprise Court riceve i reclami sulla violazione dei brevetti. L’IP Enterprise Court mette a disposizione un procedimento semplificato ed economicamente più vantaggioso per trattare i reclami di minor valore e meno complessi rispetto a quelli che competono al Tribunale dei brevetti.

Solitamente è previsto un limite di £500.000 per i danni e un limite di £50.000 sui costi legali che la parte vittoriosa puo’ richiedere. I reclami superiori al valore di £500.000 o quelli che richiedono prove complesse sono normalmente di competenza del Tribunale dei Brevetti.

Dopo aver presentato e pubblicato il modulo di richiesta, vengono notificati i dettagli del reclamo e della violazione. Il convenuto può presentare con la sua difesa una domanda riconvenzionale di revoca. Nel procedimento dinnanzi al Tribunale dei Brevetti, questi documenti contengono asserzioni e brevi fatti invocati a sostegno.

Una volta che il reclamo è stato presentato, è previsto che le parti partecipino a una conferenza sulla gestione del caso, dove il tribunale dara’ una serie di indicazioni sullo svolgimento del processo.

Tali indicazioni generalmente prevedono:

  • una fase informativa (solitamente nella misura strettamente necessaria a trattare il caso in modo corretto e proporzionato);
  • degli esperimenti (se appropriati);
  • uno scambio di fatti e prove da parte di esperti, sotto forma di dichiarazioni giurate; e
  • lo scambio di dichiarazioni di tra le parti, illustrando le loro rispettive posizioni sull’argomento in discussione.

Dinnanzi alla IP Enterprise Court, invece, la disponibilità e la capacità di fare affidamento su prove sperimentali e su esperti e fatti testimoni dell’esame incrociato è più limitato.

I tribunali Britannici adottano un approccio dinamico alla gestione dei casi ed è difficile che i procedimenti vengano ritardati senza una buona ragione. Le parti possono fare osservazioni in merito alle indicazioni e alle tempistiche durante la conferenza sulla gestione dei casi (o domande in seguito), ma a meno che non ci siano circostanze eccezionali, è improbabile che il tribunale si discosti dalla pratica normale.

Le procedure di revoca possono essere presentate dinanzi alla IP Enterprise Court o al Tribunale dei Brevetti in qualsiasi momento e da chiunque.

L’IP Enterprise Court e il Tribunale dei Brevetti sono supervisionati da giudici specializzati in materia di brevetti che hanno un alto livello di competenza tecnica.

Le cause sono decise da un giudice e non da una giuria e i casi possono essere impugnati dinanzi alla Corte d’Appello.

Gli esperti svolgono un ruolo significativo nei procedimenti dinnanzi al Tribunale dei Brevetti. Le parti nominano normalmente uno o due esperti indipendenti ciascuno, i quali hanno il compito di fornire prove scritte al tribunale. Spesso, la maggior parte delle prove in tale tipologia di processi è sotto forma di pareri di esperti.

Le ingiunzioni preliminari sono a discrezione del tribunale, che prende in considerazione una serie di fattori, tra i quali:

  • la serietà del caso e
  • la possibilità che la scelta di concedere o rifiutare un’ingiunzione possa causare danni irrimediabili ad una parte.

Laddove vi siano procedure sia di infrazione che di revoca in relazione allo stesso brevetto, queste verranno generalmente trattate dal Tribunale nello stesso procedimento.

I tribunali solitamente prendono in considerazione anche le decisioni di altre giurisdizioni, in particolare laddove collegate a principi giuridici simili.

Generalmente, al termine del processo, la parte soccombente deve pagare alla parte vittoriosa una parte significativa dei costi.

La parte vittoriosa, solitamente, ottiene risarcimento dei danni, un ordine di distruzione o consegna delle merci contraffatte e una dichiarazione di validità e contraffazione del brevetto.

Tempistiche e costi

Il Tribunale dei Brevetti cerca di portare rapidamente le cause a giudizio – laddove è possibile, entro 12 mesi dal momento della presentazione del reclamo. Il progetto pilota Shorter Trials Scheme si applica anche al Tribunale dei Brevetti. L’obiettivo di tale progetto è quello di portare i casi in giudizio entro 10 mesi, con emissione della sentenza entro le sei settimane successive.

La parte che propone giudizio davanti al Tribunale dei Brevetti puo’ aspettarsi di pagare almeno £ 500.000, e spesso di più in caso di cause complesse. Le singole azioni di brevetto che implicano problemi di violazione e revoca di solito superano £ 1 milione in spese legali. Una parte significativa di queste tasse può essere recuperata in caso di esito positivo.

Contro le sentenze dell’IP Enterprise Court e del Tribunale dei Brevetti puo’ essere presentato ricorso su questioni di diritto. Il permesso di presentare ricorso deve essere richiesto al giudice di primo grado o al tribunale a cui è rivolto l’appello.

Opzioni alternative

Le parti sono generalmente libere (e per la verità incoraggiate) a cercare mezzi alternativi di risoluzione delle controversie, come la mediazione o l’arbitrato. Nel Regno Unito, esiste una legislazione che formalizza la procedura e l’applicabilità delle procedure di arbitrato. Tuttavia, la risoluzione alternativa delle controversie potrebbe non essere adatta laddove potrebbero presentarsi questioni sostanziali relative alla legge sui brevetti.

 

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Brexit: raggiunto un primo accordo con l’Unione Europea

Venerdì 8 dicembre la Commissione Europea e il Regno Unito hanno annunciato la conclusione di un primo accordo per disciplinare le numerose questioni sorte in seguito alla decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea. L’accordo in questione è stato approvato dal Consiglio Europeo il 15 dicembre scorso, ed è dunque possibile passare ad una seconda fase di negoziati, aventi ad oggetto le relazioni post Brexit tra Regno Unito e Unione Europea e altre questioni importanti quali ad esempio il commercio.

Per ora, è stato raggiunto un accordo sufficientemente dettagliato su tre punti chiave che l’Unione Europea considera di fondamentale importanza:

  • L’accordo sull’importo dovuto dal Regno Unito all’Unione Europea (il cosiddetto accordo di “divorzio”);
  • I diritti dei cittadini europei già presenti nel Regno Unito; e
  • Lo status del confine con l’Irlanda del Nord.

Per quanto riguarda i primi due punti, e cioè il calcolo di quanto dovrà pagare il Regno Unito all’Unione Europea prima dell’uscita (si pensa una cifra tra i 40 e i 60 miliardi di Euro) e lo status dei cittadini europei presenti in UK, tali questioni sono già state in parte risolte. Tuttavia, uno degli aspetti più importanti su cui è stato raggiunto un accordo è la questione dei confini (“hard border question”).

Mantenimento dello status attuale

Non vi saranno restrizioni ai movimenti e al commercio tra Irlanda e Irlanda del Nord, e quest’ultima non sarà in alcun modo separata dal resto del Regno Unito dopo la Brexit. Il Regno Unito intende mantenere un totale allineamento con il mercato unico europeo e con le norme sull’unione doganale che forniscono supporto alla cooperazione tra nord e sud, all’economia dell’intera isola britannica, nonché la protezione dell’accordo di Belfast (detto anche “accordo del venerdì santo” – Good Friday Agreement).

Nonostante qualche piccola ambiguità presente nella formulazione testuale delle norme, verosimilmente tutte le leggi che disciplinano il mercato unico europeo e l’unione doganale possono essere considerate di supporto per l’economia dell’Irlanda e per la cooperazione tra nord e sud. Ciò riduce sostanzialmente il rischio di divergenze normative tra il Regno Unito e l’Irlanda. Alla luce dell’accordo raggiunto l’8 dicembre, è difficile che il Regno Unito possa decidere per conto proprio su questioni quali l’ambiente, normativa dei prodotti e dei generi alimentari quando ha l’obbligo di rimanere allineato con l’Irlanda e l’Irlanda del Nord.

L’assenza di divergenze da un punto di vista normativo va a vantaggio delle imprese Irlandesi e dell’Irlanda del Nord e garantisce maggiori certezze per gli accordi futuri, soprattutto per quelle imprese che operano a livello transfrontaliero, nonché garantisce libero accesso al mercato del Regno Unito. Quest’ultimo aspetto, in particolare, è di fondamentale importanza per il vasto numero di agricoltori e produttori agroalimentari che si trovano da una parte e dall’altra del confine. Altra buona notizia, soprattutto per coloro che attraversano il confine ogni giorno per recarsi al lavoro, è il mantenimento della Common Travel Area tra Irlanda e Regno Unito.

E’ molto probabile che lo status del Regno Unito sarà in gran parte allineato con quello di altri Paesi membri dello Spazio Economico Europeo che non fanno parte dell’Unione Europea, come la Norvegia o la Svizzera. Norvegia e Svizzera non sono infatti direttamente soggette alla giurisdizione della Corte di Giustizia Europea e mantengono una certa autonomia, anche se limitata, su questioni in materia di mercato unico; tuttavia, uno svantaggio derivante da tale posizione consiste nel fatto che tali paesi sono in gran parte assoggettati alla normativa europea sul mercato unico senza avere parola sul contenuto di tali norme.

Quale sarà il prossimo step

A seguito dell’approvazione dell’accordo da parte del Consiglio Europeo, l’Unione Europea e il Regno Unito possono passare alla seconda fase di negoziati al fine di concludere un accordo che governi tutti gli aspetti relativi alle future relazioni tra Regno Unito e Unione Europea. Oggetto principale di tali negoziati sarà un accordo di libero scambio tra le due parti (EU-UK Free Trade Agreement).

L’assenza di un accordo di questo tipo comporterebbe dazi piuttosto elevati per il trasferimento delle merci tra Regno Unito e Stati membri dell’Unione Europea. Ad esempio, la media dei dazi sull’importazione di beni da Paesi terzi nell’Unione Europea nel corso del 2017 è stata: 35% sui prodotti lattiero caseari, 25% su zucchero e prodotti di pasticceria e 20% su bibite e tabacco. Il costo per l’importazione e l’esportazione di prodotti con tali tariffe è chiaramente svantaggioso per l’economia del Regno Unito e i suoi partner commerciali, dati anche gli attuali livelli di commercio.

Tuttavia, la negoziazione di accordi di libero scambio globali è sempre piuttosto complessa. Vale la pena evidenziare che l’accordo economico e commerciale globale tra Unione Europea e Canada è entrato in vigore a settembre dello scorso anno, nonostante i negoziati siano iniziati nel 2009.

 

 

 

 

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Regno Unito: possibili trend e modifiche nel settore “build-to-rent”

Alla fine del mese di gennaio sono stati evidenziati quelli che potrebbero essere i possibili trend e le possibili modifiche al settore “build-to-rent” (B2R) nel corso del 2018.

Al momento si stima che ogni anno vengano costruite circa 15.000 costruzioni modulari. Il Governo intende migliorare l’accesso ai finanziamenti per i costruttori di questa tipologia di immobili; l’intento è quello di aumentare la produzione a 100.000 nuove case entro il 2020. Ci sono già stati i primi investimenti esteri e numerosi altri sono previsti per il 2018, in particolare da Germania e Scandinavia.

Secondo le stime, la costruzione di abitazioni modulari riduce del 60% le tempistiche necessarie alla costruzione dell’immobile e per questo ed altri motivi è evidente come tale tipologia di costruzioni stia diventando sempre più attraente nel settore immobiliare.

Detto ciò, gli attuali livelli di produzione di tale tipologia di abitazioni sono ancora relativamente bassi, soprattutto rispetto alla domanda e alle promesse iniziali.

È molto probabile tuttavia che nel corso del 2018 la costruzione aumenti ma, in ogni caso, ci vorranno più di 12 mesi per vedere un sostanziale incremento dell’offerta di questo tipo di costruzioni.

Nel corso del 2018 e’ previsto un notevole sviluppo del settore build-to-rent e la nascita di nuovi brand per la fornitura di alloggi nel predetto settore. In particolare, il Regno Unito è attualmente il paese leader nel settore PropTech (la Real Estate Technology o Property Technology è una nuova tipologia di mercato formata da aziende che utilizzano la tecnologia per rendere le transazioni nel mercato immobiliare più rapide ed efficienti). In particolare, nell’ultimo periodo hanno preso sempre più piede nomi quali Rightmove, Zoopla e Purplebricks.

L’incredibile sviluppo del mercato degli affitti privati e lo spostamento dell’attenzione sui consumatori rende necessario un maggiore utilizzo della tecnologia. La Property Technology può essere ampiamente utilizzata nel settore build-to-rent e tutti i dati raccolti possono servire a valutare le esigenze locali, attrarre nuovi affittuari e migliorare la generale gestione degli immobili.

Forbes ha stilato una lista delle societa’ emergenti in questo settore per il 2018. Una di queste è Clixifix, fondata a Spennymoor nel 2012 con l’intento di migliorare l’efficienza per i costruttori del settore immobiliare tramite l’attenzione al cliente e l’individuazione di difetti nelle nuove proprietà immobiliari. Tramite il sistema ideato dall’azienda, è possibile assegnare vari compiti, i clienti possono comunicare su un portale online e i costruttori possono dare aggiornamenti istantanei. È evidente, quindi, come lo scopo principale del settore PropTech sia proprio quello di sostenere i costruttori nel nuovo mercato immobiliare.

Nel corso del 2018 si prevede che vari leader del mercato immobiliare investiranno in start-up nel settore PropTech.

Alla fine del 2017 è stata pubblicata una relazione intermedia per rivedere i regolamenti dopo il disastro Grenfell. Nella predetta relazione è stato evidenziato che i regolamenti e le linee guida del settore delle costruzioni sono troppo complesse e poco chiare. Pertanto, sono state auspicate modifiche e riforme dei regolamenti edilizi e delle norme sulla sicurezza antincendio.

Il miglioramento delle normative in materia di sicurezza potrebbe determinare un sostanziale aumento dei costi ma, se l’intenzione è davvero quella di discostarsi dal comune mercato immobiliare e spostare l’attenzione sul consumatore, la sicurezza degli inquilini dovrebbe essere di primaria importanza.

Nel corso del 2018 potrebbe inoltre verificarsi un sostanziale aumento degli affitti triennali, che andrebbe a vantaggio non solo dei proprietari immobiliari ma anche degli affittuari stessi, garantendo a questi ultimi maggiore sicurezza.

 

 

 

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Regno Unito: il potere decisionale degli amministratori

In un caso portato all’attenzione della Corte Suprema sono stati stipulati dei patti di opzione su azioni che hanno consentito al consiglio di amministrazione di Watchfinder l’assoluto potere decisionale di negare il consenso all’esercizio delle opzioni. Quando i titolari delle opzioni ne hanno chiesto l’esercizio, il consiglio di amministrazione si e’ rifiutato di accordare tale consenso.  I titolari delle opzioni hanno citato in giudizio Watchfinder onde ottenere un rimedio specifico che consentisse loro l’esercizio delle proprie opzioni.

La Corte Suprema ha affermato che il consiglio di amministrazione non dovrebbe avere il diritto incondizionato di vietare l’esercizio delle opzioni. Se lo facesse, le opzioni sarebbero “senza senso” poiche’ i richiedenti non si troverebbero in una posizione differente da quella di ogni altra persona che chiede di comprare azioni in Watchfinder.

Tuttavia, la Corte ha chiarito che la clausola presente nell’accordo, la quale prevedeva il diritto di rifiutare il consenso all’esercizio delle opzioni, non poteva essere totalmente disattesa. La Corte ha sostenuto che tale clausola agisce come una restrizione o una qualifica sul diritto di esercitare le opzioni, il che significa che gli amministratori avevano il potere di rifiutare l’esercizio delle opzioni in determinate circostanze, non il diritto assoluto di rifiutarle in tutte le circostanze. La decisione in questione ricalca le orme di una precedente sentenza della Corte Suprema (Braganza v BP Shipping) dove questa aveva stabilito che un soggetto che esercita il potere decisionale deve assicurarsi che tale potere non venga esercitato in modo arbitrario, irrazionale o “capriccioso”.

Nel caso di specie, il consiglio di amministrazione non è stato in grado di dimostrare che il suo potere decisionale era stato esercitato nel rispetto dei principi sopra menzionati per diverse ragioni. Come prima cosa, il Consiglio di amministrazione non aveva redatto alcun verbale ed aveva chiesto di affidarsi solamente a prove prive di fondamento portate da due amministratori. Dalle prove che sono state prodotte, la Corte aveva rilevato che solo il Presidente del consiglio di amministrazione aveva parlato con gli altri amministratori e che la questione era stata trattata rapidamente e non erano stati presi in considerazione fattori rilevanti.

Pertanto, la Corte ha stabilito che il consiglio di amministrazione di Watchfinder non ha seguito un corretto processo nel prendere la decisione, avendo sostanzialmente agito in modo irragionevole e i ricorrenti sono riusciti a costringere Watchfinder a consentire l’esercizio delle proprie opzioni.

Questo caso evidenzia la necessita che gli amministratori non solo rispettino rigorosamente i propri obblighi previsti dallo statuto, ma anche l’importanza di tenere sempre una chiara traccia cartacea del processo decisionale, in particolar modo con riferimento a quelle decisioni che richiedono l’esercizio del loro potere discrezionale. Nel prendere una decisione, gli amministratori dovrebbero quindi assicurarsi che il verbale del consiglio di amministrazione e le delibere assembleari elenchino i fattori presi in considerazione nel processo decisionale medesimo, al fine di mostrare chiaramente come e perche’ una decisione e’ stata presa.

Gli amministratori (insieme a qualsiasi altro tipo di organo decisionale) dovrebbero anche essere prudenti nel fare affidamento a un presunto veto assoluto. Per esempio, le opzioni si intendono esercitabili (o non esercitabili) quando determinati criteri vengono soddisfatti, i quali dovrebbero essere riportati nel pertinente accordo piuttosto che fare affidamento al generale diritto di consentire l’esercizio delle opzioni.

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Regno Unito: statuto, patto tra azionisti e patto tra investitori: le differenze

Il diritto societario contiene alcuni termini che possono essere poco chiari e generare confusione in coloro che non sono esperti del settore. Tuttavia, per chi conosce i concetti principali del diritto societario tale terminologia è di facile comprensione.

Di seguito viene data la definizione e vengono elencate le caratteristiche principali di alcuni fra i documenti principali di una società.

Statuto (“Articles of Association”)

Lo Statuto (“Articles” in inglese) disciplina la gestione degli affari interni della società e costituisce un contratto tra i singoli azionisti della società e tra gli azionisti e la società stessa. Tutte le società costituite ai sensi del Companies Act 2006 (detto anche “The Act”) devono per legge avere il proprio Statuto, che deve essere costituito da un unico documento e deve essere suddiviso in paragrafi numerati. Tale documento assicura che gli affari societari vengano gestiti in modo chiaro e coerente.

Lo Statuto delle “Private Companies Limited by shares” devono essere redatti in una delle seguenti forme:

  • Gli Articles in formato standard, cosi come previsti per legge (“Model Articles”);
  • I “Model Articles” con alcune modifiche o
  • I cosiddetti “Special Articles”, che vengono redatti ex novo per adattarsi alle necessità della società medesima.

Lo Statuto societario solitamente disciplina una serie di questioni, tra cui:

– le varie classi di azioni, e i diritti di voto connessi a tali azioni;

– la procedura relativa all’emissione, trasferimento e trasmissione delle azioni;

– riacquisto di azioni;

– la procedura necessaria a convocare ed organizzare un’assemblea e la procedura di votazione;

– la nomina, i poteri e i doveri degli amministratori,

– la revoca degli amministratori;

– obblighi di co-vendita (e cioè il potere degli azionisti di maggioranza di costringere gli azionisti di minoranza a vendere le loro azioni alle stesse loro condizioni);

– diritti di co-vendita (e cioè quando gli azionisti di minoranza hanno il diritto di vendere le loro azioni alle stesse condizioni degli azionisti di maggioranza).

Eventuali obbligazioni o diritti in capo a tutti gli azionisti della società devono essere inseriti nello Statuto, che deve essere inviato a Companies House.

Certe previsioni dello Statuto vengono definite “entrenched”, il che significa che possono essere modificate o abrogate solo in presenza di determinate condizioni o seguendo determinate procedure. Previsioni di questo tipo possono essere inserite nello Statuto solo quando la società viene costituita o ad una data successiva alla costituzione, se tutti gli azionisti acconsentono.

Per modificare quelle disposizioni “non – entrenched”, la legge dispone che tali modifiche debbano essere approvate dagli azionisti con delibera straordinaria. Ciò dimostra quanto lo Statuto sia importante nella gestione della società e nel fornire protezioni ad azionisti, amministratori e alla società stessa.

Nonostante lo Statuto sia un documento obbligatorio, il contenuto dello stesso è abbastanza flessibile e può essere modificato in modo tale da consentire una gestione personalizzata della società. Nonostante tale flessibilità, però, certe disposizioni di legge non possono essere escluse dallo Statuto, che deve contenere le disposizioni essenziali.

Accordo tra soci

Tale accordo prevede ulteriori obbligazioni tra gli azionisti della società e integra lo Statuto disciplinando più nel dettaglio le relazioni tra gli azionisti stessi. Tale accordo è privato e, come tale, non deve essere inviato a Companies House.

Tale accordo viene solitamente firmato da tutti gli azionisti nel momento in cui viene redatto e viene solitamente creato per tutelare gli interessi dei soci, non della società medesima.

Pertanto, tali accordi non sono regolati dalla legge e non vi sono disposizioni che disciplinano le modalità di modifica degli stessi. Tuttavia, generalmente, l’accordo prevede che lo stesso non possa essere modificato senza previo consenso di tutti gli azionisti.

Solitamente, queste sono le tematiche incluse in tali accordi:

  • Disciplina dei dividendi;
  • Quali decisioni dei direttori richiedono previo consenso degli azionisti;
  • Tutela degli azionisti di minoranza;
  • Clausole restrittive;
  • Emissione e trasferimento delle azioni;
  • Diritti e obbligazioni di determinati amministratori.

Nonostante tale tipologia di accordo non sia regolato dalla legge e non esistano modelli legalmente prestabiliti, è comunque opportuno che le disposizioni che vengono inserite in tale documento vadano ad integrare lo Statuto.

Accordo tra investitori

Anch’esso, come il patto tra azionisti, disciplina i rapporti tra azionisti e contiene disposizioni similari. La differenza principale è che il patto tra azionisti viene utilizzato quando vengono investiti nuovi soldi nella società. Tali investitori potrebbero essere sconosciuti per gli azionisti attuali e viceversa e potrebbe pertanto essere necessario chiarire e disciplinare in modo dettagliato la gestione dell’attività.

Solitamente, tali accordi prevedono disposizioni per disciplinare i seguenti argomenti;

  • Garanzie (gli attuali azionisti prestano una serie di dichiarazioni sulla situazione della società, ad esempio sulla situazione fiscale e sulle passività della stessa, e confermano che tali dichiarazioni sono vere e precise al momento in cui viene redatto l’accordo. I nuovi investitori, pertanto, potranno in futuro agire contro gli azionisti nel caso in cui tali dichiarazioni si dovessero rivelare non vere o inaccurate);
  • Capitale sociale prima e dopo l’investimento;
  • Struttura dell’investimento.

Solitamente, tali accordi vengono strutturati con termini prestabiliti.

E’ fondamentale conoscere l’ambito e la portata di ogni tipo di accordo atteso che il mancato rispetto delle condizioni ha conseguenze diverse a seconda della violazione o dell’inadempimento.

 

 

 

 

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Regno Unito: finanziare un’impresa familiare

La gestione di un’impresa familiare tramite l’utilizzo di una Limited Company tipicamente nelle sue fasi iniziali è finanziata da una combinazione di capitale netto (attraverso denaro investito in azioni), e/o prestiti dagli azionisti di famiglia ed eventualmente dalla concessione di uno scoperto da parte della banca.

Per coloro che investono in azioni nella predetta società, questi avranno diritto a percepire tutti i dividendi dichiarati e pagati su tali azioni e, potenzialmente, ogni incremento di valore delle azioni stesse nel caso in cui l’attività diventa di maggior successo. Invece, se la società ottiene un prestito in denaro, il prestatore sarà legittimato ad ottenere gli interessi eventualmente pattuiti tra quest’ultimo e la società.

Con lo sviluppo dell’attivita’, tuttavia, la famiglia potrebbe prendere in considerazione la possibilità di un investimento da parte di terzi, specialmente se l’attività non si auto – finanzia e i fondi necessari non possono essere reperiti dai membri della famiglia, dagli azionisti esistenti o dai banchieri della societa’. L’investimento di soggetti terzi potrebbe essere richiesto per finanziare l’espansione dell’attività ma potrebbe anche risultare essenziale, per esempio, per permettere ad alcuni membri della famiglia di uscire dall’attivita’ o per permettere ai membri della famiglia di realizzare parte del valore del loro investimento nella societa’.

Ci sono categorie di investitori terzi pronti a investire in attività private, che vanno dai “business angels” (solitamente imprenditori che hanno venduto una o piu’ attivita’ e che cercano di investire parte dei proventi in aziende in crescita), alle persone con un elevato patrimonio netto (HNWI’s), a fondi di private equity e di capitale di rischio (fondi istituiti con lo scopo di investire in societa’ non quotate).

Anche il crescente settore di “crowdfunding” potrebbe rivelarsi un’opzione praticabile dove l’impresa familiare è abile a commercializzarsi on-line.

Tuttavia, la ricerca di questa fase di finanziamento successiva non sempre è facilmente realizzabile, particolarmente ove il mercato è meno suscettibile o facilmente disponibile.

Il mercato britannico prevede numerose fonti di finanziamento disponibili per le start – up, ma molte meno opzioni quando si tratta di gestire le fasi successive. Per alcuni opinionisti parte del problema è costituito anche i proprietari stessi delle attività, in quanto la loro conoscenza in materia di finanziamento è limitata.

I report hanno mostrato che molte piccole imprese familiari non sono state disponibili ad accogliere ulteriori finanziamenti, specialmente in seguito alla crisi finanziaria. Eppure tale diffidenza può risultare dannosa per l’attivita’ una volta che è stata avviata.

Per prima cosa, vi sono varie opzioni di finanziamento da prendere in considerazione. Oltre alle banche, gli “angel investors”, le aziende di private equity e capitale di rischio, ci sono anche piccoli operatori, fondi di debito, piattaforme di crowdfunding da prendere in considerazione.

Inoltre, se un’attività commerciale intende rimanere innovativa ha bisogno di espandersi, aprire nuovi uffici o assumere più personale, e tutto ciò comporta la necessità di nuovi finanziamenti. È pertanto evidente come risparmiare in tale settore può diminuire la qualità dell’attività stessa e il suo potenziale di espansione.

L’espansione dell’attività, meglio se in nuovi mercati geografici, dovrebbe essere la priorita’ per molte aziende familiari, sia nel breve che lungo termine. Per finanziare questa espansione, l’impresa potrebbe valutare la possibilità di offrire capitale sociale, in modo tale da mantenere una posizione di controllo e indipendenza strategica. Mentre il mercato del crowdfunding di capitali, prestiti e persino quello basato sulle donazioni si sta sviluppando come fonte alternativa di finanziamento, vari report hanno dimostrato che quasi meta’ delle imprese familiari hanno incrementato l’utilizzo di altre fonti di finanziamento quali ad esempio i cosiddetti High-net-worth-individuals (soggetti che dispongono di ingenti capitali), spesso amici stretti o parenti dei proprietari dell’impresa di famiglia. Tra tutti coloro che hanno utilizzato questa ultima fonte di finanziamento, la maggioranza ritiene sia stata un’esperienza positiva rispetto alle altre soluzioni di finanziamento praticabili. Tuttavia, tale tipo di investimento non è facilmente reperibile.

Una delle conseguenze dell’utilizzo di investitori esterni è la possibilità che questi ultimi chiedano di entrare a far parte del consiglio di amministrazione. Questo destare preoccupazioni per alcune famiglie, ma alle vostre l’ingresso di un amministratore indipendente può portare competenze aggiuntive all’impresa. Alcuni investitori possono anche richiedere di avere il potere di rilasciare il proprio consenso per le varie operazioni aziendali. Per tali ragioni, gli investimenti da parte di soggetti terzi non sempre risulta attraente per le imprese familiari dato in quanto considerato come una minaccia al controllo e alla direzione dell’attività di famiglia.

Tuttavia, quando tali investitori possono apportare esperienza e competenza, così come i fondi necessari, tali potenziali rischi sono controbilanciati dai benefici. Comunque, ogni attività dovrebbe valutare le varie opzioni di finanziamento disponibili per garantire che qualsiasi scelta sia la piu’ appropriata.

 

 

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Regno Unito: finanziare un’impresa familiare

La gestione di un’impresa familiare tramite l’utilizzo di una Limited Company solitamente, nelle sue fasi iniziali, è finanziata da una combinazione di capitale netto (attraverso denaro investito in azioni), e/o prestiti dagli azionisti di famiglia ed eventualmente dalla concessione di uno scoperto da parte della banca.

Per coloro che investono in azioni nella predetta società, questi avranno diritto a percepire tutti i dividendi dichiarati e pagati su tali azioni e, potenzialmente, ogni incremento di valore delle azioni stesse nel caso in cui l’attività diventi di maggior successo. Invece, se la società ottiene un prestito in denaro, il prestatore sarà legittimato ad ottenere gli interessi eventualmente pattuiti tra quest’ultimo e la società.

Con lo sviluppo dell’attivita’, tuttavia, la famiglia puo’ prendere in considerazione la possibilità di un investimento da parte di terzi, specialmente se l’attività non si auto – finanzia e i fondi necessari non possono essere reperiti tra i membri della famiglia, gli azionisti esistenti o la banca. L’investimento di soggetti terzi potrebbe essere richiesto per finanziare l’espansione dell’attività ma potrebbe anche risultare essenziale, ad esempio, per permettere ad alcuni membri della famiglia di uscire dall’attivita’ o per consentire a costoro di realizzare parte del valore del loro investimento nella societa’.

Ci sono categorie di investitori terzi pronti a investire in attività private, che vanno dai “business angels” (solitamente imprenditori che hanno venduto una o piu’ attivita’ e che cercano di investire parte dei proventi in aziende in crescita), alle persone con un elevato patrimonio netto (HNWI’s), a fondi di private equity e di capitale di rischio (fondi istituiti con lo scopo di investire in societa’ non quotate).

Anche il crescente settore di “crowdfunding” potrebbe rivelarsi un’opzione praticabile dove l’impresa familiare è abile a commercializzarsi on-line.

Tuttavia, la ricerca di questa fase di finanziamento successiva non sempre è facilmente realizzabile, particolarmente ove il mercato è meno suscettibile o facilmente disponibile.

Il mercato britannico prevede numerose fonti di finanziamento disponibili per le start – up, ma molte meno opzioni quando si tratta di gestire le fasi successive. Per alcuni opinionisti parte del problema è costituito anche dai proprietari stessi delle attività, in quanto la loro conoscenza in materia di finanziamento è limitata.

I report hanno mostrato che molte piccole imprese familiari non sono state disponibili ad accogliere ulteriori finanziamenti, specialmente in seguito alla crisi finanziaria. Eppure tale diffidenza può risultare dannosa per l’attivita’ una volta che è stata avviata.

Per prima cosa, vi sono varie opzioni di finanziamento da prendere in considerazione. Oltre alle banche, gli “angel investors”, le aziende di private equity e capitale di rischio, ci sono anche piccoli operatori, fondi di debito, piattaforme di crowdfunding da prendere in considerazione.

Inoltre, se un’attività commerciale intende rimanere innovativa ha bisogno di espandersi, aprire nuovi uffici o assumere più personale, e tutto ciò comporta la necessità di nuovi finanziamenti. È pertanto evidente come risparmiare in tale settore può diminuire la qualità dell’attività stessa e il suo potenziale di espansione.

L’espansione dell’attività, meglio se in nuovi mercati geografici, dovrebbe essere la priorita’ per molte aziende familiari, sia nel breve che lungo termine. Per finanziare questa espansione, l’impresa potrebbe valutare la possibilità di offrire capitale sociale, in modo tale da mantenere una posizione di controllo e indipendenza strategica. Mentre il mercato del crowdfunding di capitali, prestiti e persino quello basato sulle donazioni si sta sviluppando come fonte alternativa di finanziamento, vari report hanno dimostrato che quasi meta’ delle imprese familiari hanno incrementato l’utilizzo di altre fonti di finanziamento quali ad esempio i cosiddetti High-net-worth-individuals (soggetti che dispongono di ingenti capitali), spesso amici stretti o parenti dei proprietari dell’impresa di famiglia. Tra tutti coloro che hanno utilizzato questa ultima fonte di finanziamento, la maggioranza ritiene sia stata un’esperienza positiva rispetto alle altre soluzioni di finanziamento praticabili. Tuttavia, tale tipo di investimento non è facilmente reperibile.

Una delle conseguenze dell’utilizzo di investitori esterni è la possibilità che questi ultimi chiedano di entrare a far parte del consiglio di amministrazione. Questo potrebbe destare preoccupazioni per alcune famiglie, ma alle volte l’ingresso di un amministratore indipendente può portare competenze aggiuntive all’impresa. Alcuni investitori possono anche richiedere di avere il potere di rilasciare il proprio consenso per le varie operazioni aziendali. Per tali ragioni, gli investimenti da parte di soggetti terzi non sempre risulta attraente per le imprese familiari in quanto considerato una minaccia al controllo e alla direzione dell’attività di famiglia.

Tuttavia, quando tali investitori possono apportare esperienza e competenza, così come i fondi necessari, tali potenziali rischi sono controbilanciati dai benefici. Comunque, ogni attività dovrebbe valutare le varie opzioni di finanziamento disponibili per garantire che qualsiasi scelta sia la piu’ appropriata.

 

 

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Delibera informale degli azionisti: rivisitazione del “Duomatic principle”

Una recente decisione della Corte d’Appello ha risposto al seguente quesito: il cosiddetto ““Duomatic principle”, e cioè quel principio che conferisce validità al consenso prestato all’unanimità dagli azionisti in modo informale, possa essere invocato quando uno degli azionisti è una società che è stata dissolta.

Premessa:

In base a quanto previsto dal cosiddetto “Duomatic principle”, il consenso informale o l’accettazione di tutti i soci aventi diritto di voto di una società può vincolare la società stessa come accade in seguito a una delibera formale dei soci. In casi precedenti, tra cui il caso The Sherlock Holmes International Society Ltd vs. Aidiniantz [2016], ad esempio, è stata confermata la possibilità di modificare lo Statuto della società tramite consenso informale unanime degli azionisti.

Fatto:

Gli amministratori della società X venivano nominati mediante delibera dell’amministratore Unico (DW). Tuttavia, lo Statuto societario prevedeva un quorum di due per la riunione del Consiglio di Amministrazione. Lo Statuto, inoltre, disponeva che il direttore unico poteva solamente indire una riunione del Consiglio di Amministrazione o nominare un altro Director. La nomina degli amministratori, pertanto, doveva considerarsi invalida.

Anche il quorum per un’assemblea degli azionisti era di due. DW era titolare del 75% del capitale della società, anche se deteneva tali azioni per conto del padre (RW). Il rimanente 25% delle azioni della società erano state intestate ad una società dell’Isola di Man. Quest’ultima società era stata dissolta molti anni prima, anche se apparentemente RW era beneficiario anche delle azioni detenute da quest’ultima.

Dopo l’amministrazione, i richiedenti avevano ottenuto la titolarità giuridica del 75% delle azioni della società, precedentemente detenute da DW per conto di RW. I richiedenti avevano cercato di contestare la regolare nomina degli amministratori.

In primo grado il tribunale ha rigettato il ricorso. In particolare, è stato stabilito che, in base a quanto previsto dal “Duomatic principle”, nel caso di specie era stata apportata una modifica a quanto previsto dallo Statuto la quale aveva reso possibile l’esercizio dei poteri, che di solito spettano al collegio degli amministratori, da parte di uno soltanto di essi.

Decisione:

Capovolgendo la decisione del Tribunale, la Corte d’Appello ha stabilito che, generalmente, il cosiddetto “Duomatic principle” non può applicarsi quando uno degli azionisti è una società non più esistente. Ciò in quanto la società ormai sciolta non ha la possibilità di prestare il proprio consenso. Il “Duomatic principle”, invece, richiede il consenso validamente prestato da parte di tutti gli azionisti.

La Corte d’Appello ha pertanto rigettato l’interpretazione del Tribunale in base alla quale era stato stabilito che, non essendo più esistente il socio che deteneva il 25% del capitale sociale (e cioè la società dissolta) e non essendo stato quest’ultimo sostituito da altro soggetto con diritto di voto, il solo consenso del 75% degli azionisti deve considerarsi sufficiente per dare applicazione al “Duomatic principle” in questione.

La Corte d’Appello ha inoltre rigettato l’argomentazione del Tribunale in base alla quale, se proprio dovesse ritenersi necessario il consenso unanime, tale requisito sarebbe stato soddisfatto da RW che, in qualità di beneficiario effettivo, avrebbe prestato il consenso all’esercizio, da parte del singolo amministratore, dei poteri spettanti al Consiglio di amministrazione.

Secondo l’opinione della Corte d’Appello, il consenso di RW non può ritenersi rilevante nel caso concreto, visto che la società azionista era stata dissolta e, pertanto, il patrimonio di quest’ultima era divenuto proprietà della Corona inglese. La Corte, tuttavia, non ha dato opinioni sulla possibilità di ottenere il consenso da parte del beneficiario ultimo delle azioni nel caso in cui non vi fosse nessuno formalmente in grado di prestare consenso per conto dell’azionista.

Nel caso in questione, la Corte ha adottato un approccio più rigoroso per quanto riguarda i requisiti previsti dal Duomatic Principle per la validità del consenso da parte di tutti gli azionisti aventi diritto di voto di una società. Tuttavia rimane aperta la questione circa la possibilità, in determinate circostanze, di fare affidamento sul consenso o sull’accettazione del beneficiario effettivo anziché dell’intestatario delle azioni.

Pronunciandosi su un tema non affrontato prima, la Corte ha inoltre evidenziato che solo una società con un unico socio può considerarsi società unipersonale ai sensi del Companies Act 2006. Diversamente, nel caso di specie, la societa’ azionista, una volta dissolta, era rimasta nel registro dei soci e pertanto non è comunque possibile considerare la societa’ come unipersonale.

 

 

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Accordo Regno Unito – Commissione Europea in materia di diritti dei cittadini europei

L’8 dicembre scorso il Regno Unito e la Commissione Europea hanno raggiunto un accordo su quelli che saranno i diritti dei cittadini europei prima e soprattutto dopo la formale uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, che avverrà il 29 marzo 2019.

Il Regno Unito ha da subito evidenziato come tale accordo tuteli i diritti dei cittadini europei e delle loro famiglie che vivono nel Regno Unito anche dopo l’uscita del Paese dall’Unione Europea, garantendo il diritto di questi ultimi di rimanere nell’isola britannica anche dopo il 29 marzo 2019.

Il Governo inglese ha comunicato che non vi saranno modifiche allo status acquisito dai cittadini europei che attualmente vivono in UK, almeno finche’ il Regno Unito rimane nell’Unione Europea. Inoltre, i cittadini europei che attualmente vivono nel Regno Unito avranno il diritto di rimanere anche dopo l’uscita dall’Unione Europea. È stato inoltre garantito che, una volta formalizzata l’uscita, vi sarà un lasso di tempo molto ampio in cui, coloro che vogliono rimanere, potranno richiedere l’acquisizione di un nuovo status di residente.

Di seguito il contenuto dell’accordo tra Regno Unito e Commissione Europea in materia di diritti dei cittadini UE e famiglia:

  • Coloro che arrivano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019 e, a quella data, avranno vissuto nel Regno Unito legalmente e continuativamente per un periodo di 5 anni, potranno richiedere il rilascio del cosiddetto “settled status” entro due anni. Chi otterrà detto status potrà continuare a vivere nel Regno Unito, avrà accesso ai fondi pubblici e ai servizi statali e potrà richiedere la cittadinanza inglese;
  • Coloro che arrivano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019, ma a tale data non avranno maturato i 5 anni di residenza necessari per richiedere il settled status, potranno presentare richiesta per rimanere nel Paese finche’ non avranno raggiunto i 5 anni di residenza (cosiddetto “temporary residency permit”). Passato detto periodo, potranno richiedere il rilascio del settled status;
  • I familiari che vivono in UK o raggiungono un loro parente che è cittadino europeo entro il 29 marzo 2019 potranno richiedere il rilascio del cosiddetto settled status dopo 5 anni di residenza in UK. I bambini nati dopo il 29 marzo 2019 avranno diritto a rimanere se i genitori hanno ottenuto tale diritto;
  • I parenti stretti (coniuge, partner, figli a carico e nipoti) potranno raggiungere i cittadini europei anche dopo la data di uscita dall’Unione Europea, a condizione che la relazione di parentela sia sorta prima del 29 marzo 2019 e continui a sussistere alla data in cui il soggetto vuole raggiungere il familiare nel Regno Unito;
  • I cittadini europei che hanno ottenuto il cosiddetto “settled status” oppure un permesso di soggiorno temporaneo, continueranno ad avere accesso alla sanità pubblica, al sistema pensionistico e agli altri benefits;

ESEMPI PRATICI:

  • Adriana è greca e al 29 marzo 2019 avrà maturato 10 anni di residenza in UK. Avrà il diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito fino al 29 marzo 2019, data di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Siccome Adriana vive nel Regno Unito da più di 5 anni ha diritto ad ottenere il cosiddetto settled status. Ciò significa che potrà richiedere il rilascio del nuovo status non appena verrà attivata la nuova procedura. Tuttavia, vi sono 2 anni di tempo a partire dal 29 marzo 2019 per ottenere detto status, e cioè entro il 29 marzo 2021.
  • Christophe è un professore francese arrivato in UK da poco. Alla data di uscita dall’Unione Europea, questi avrà maturato in UK 4 anni di residenza. Dopo il 29 marzo 2019, Christophe avrà ancora il diritto di vivere e lavorare in UK fino al 29 marzo 2021 senza presentare alcuna domanda. Non appena maturati i 5 anni di residenza, dovrà presentare domanda per richiedere il settled status.
  • Lukas è cittadino austriaco ed è arrivato in UK prima del 29 marzo 2019. Alla data di uscita avrà maturato 2 anni di residenza. Per i due anni successivi al 29 marzo 2019 Lukas avrà diritto di continuare a vivere e lavorare in UK senza alcun permesso. Tuttavia, se vuole rimanere nel Regno Unito dopo il 29 marzo 2021, dovrà richiedere all’Home Office il rilascio di un permesso di residenza temporaneo che gli consentirà di continuare a vivere e lavorare in UK fino al raggiungimento dei 5 anni necessari per richiedere il settled status.
  • Audra e Ignas si sono trasferiti in UK dalla Lituania nel 2015. Sono sposati e il loro primo figlio nascerà nel 2018. Nei due anni successivi all’uscita, Audra e Ignas potranno rimanere in UK senza permesso. Nel 2020, una volta raggiunti i 5 anni di residenza, potranno richiedere il settled status che consentirà loro di rimanere in UK a tempo indeterminato. Una volta nato loro figlio, e a condizione che entrambi abbiano ottenuto il settled status, potranno richiederlo anche per quest’ultimo.

Il governo inglese ha quindi previsto che tutti i cittadini Europei e rispettivi familiari che desiderano rimanere nel Regno Unito dovranno presentare domanda all’Home Office al fine di ottenere il nuovo “settled status” tramite un nuovo procedimento che verrà introdotto a breve.

Come specificato più volte dal Governo, tale nuovo procedimento (la cosiddetta “settled status application”) sarà completamente diverso dal procedimento attualmente utilizzato per ottenere un certificato europeo di residenza permanente. Al soggetto verrà richiesto di presentare un documento di identificazione personale ed una recente fotografia che ne confermi l’identità. Sarà inoltre richiesto allo stesso di dichiarare l’esistenza di eventuali condanne o procedimenti in corso. Il governo tuttavia rassicura che il costo della procedura non sarà superiore al costo per ottenere il rilascio del passaporto inglese.

Coloro che hanno già ottenuto un certificato di residenza permanente dovranno comunque richiedere il rilascio del cosiddetto settled status anche se, (così assicura il Governo), vi sarà un procedimento ulteriormente semplificato e gratuito.

Coloro che hanno invece acquisito il cosiddetto “indefinite leave to remain status” lo manterranno anche dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, senza la necessita’ di presentare domanda. Tuttavia, per coloro i quali, pur essendo in possesso del predetto status, desiderassero ottenere un documento aggiornato potranno richiedere il “biometric residence permit”.

Da ultimo, i cittadini europei che arriveranno nel Regno Unito dopo il 29 marzo 2019 potranno rimanervi e lavorare o studiare per un periodo di circa due anni. Dopo detto periodo, si applicheranno le norme in vigore a quel tempo.

Lucia Zeleznik
Avvocato
Registered European Lawyer in London

lucia.zeleznik@ascheri.co.uk

 

 

 

 

 

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Regno Unito: Annunciati importanti cambiamenti fiscali nel settore immobiliare per gli investitori esteri

Il 22 novembre il cancelliere inglese, Phillip Hammond, ha annunciato cambiamenti radicali nel mercato immobiliare del Regno Unito per il Bilancio 2017. Il Governo ha annunciato l’intenzione di estendere l’ambito di applicazione dell’imposta inglese in modo che le cessioni di tutte le proprieta’ residenziali e commerciali nel Regno Unito da parte di societa’ non residenti, persone fisiche, JPUTs (Jersey Property Unit Trusts) ed atri soggetti, siano assoggettate ad imposta nel Regno Unito a partire da aprile 2019. In aggiunta, il Bilancio propone di estendere l’imposta inglese alle plusvalenze derivate ai soggetti non residenti dalle cessioni di società, JPUTs e altri veicoli, compresi i REITs (fondi di investimento immobiliare), il cui valore deriva per il 75% da proprietà site nel Regno Unito. Le societa’ saranno soggette all’imposta sul reddito e gli altri  soggetti non residenti saranno soggetti all’imposta sulle plusvalenze.

A differenza di molte giurisdizioni, ad oggi, le plusvalenze realizzate dai soggetti non residenti da vendite dirette di immobili nel Regno Unito detenuti come investimento, e di societa’, JPTUs ed altri veicoli che detengono tali beni immobili, non sono soggette a tassazione inglese, salvo determinate circostanze.

Secondo il Bilancio, il valore di tali beni sarà aggiornato ad Aprile 2019, cosicché soltanto le plusvalenze realizzate dopo tale data saranno soggette a tassazione secondo le nuove regole.

Un numero limitato di investitori non residenti, quali i fondi pensione e i fondi sovrani, saranno esenti da tasse sulle loro cessioni. Non ci sara’ alcuna esenzione per le societa’ possedute per la maggior parte da soggetti non residenti.

Sarà prevista una esenzione per ogni soggetto non residente che ha posseduto (assieme ad altri soggetti correlati) meno del 25% di interesse nel veicolo nei cinque anni precedenti alla cessione. La definizione di parti correlate (“related parties”) è di fondamentale importanza. Per esempio, è ancora da decidere se gli investitori di una associazione o coloro che hanno stipulato un accordo di joint venture a condizioni di mercato potranno essere considerati “correlati” ai fini dell’esenzione dalla nuova imposta sulla base del fatto che gli stessi possiedono meno del 25% nel veicolo offshore. Tuttavia, il documento di consultazione suggerisce che probabilmente anche questi ultimi rientreranno nella definizione di “related parties”, a meno che non vi siano delle pressioni in senso contrario.

Saranno introdotte delle norme anti–elusione, incluse disposizioni efficaci a partire dal 22 novembre 2017, volte ad impedire ai soggetti non residenti l’utilizzo di veicoli in giurisdizioni che offrono tutela contrattuale contro le nuove regole su cessioni indirette di proprieta’ inglesi.

In aggiunta alle proposte menzionate, il Governo ha confermato che estendera’ l’imposta sui redditi inglese alle societa’ non residenti con riferimento ai redditi derivanti dalla locazione di immobili nel Regno Unito con le limitazioni associate alle detrazioni fiscali per interessi e perdite. Tuttavia, questo non si verificherà prima di aprile 2020, invece che Aprile 2018 come precedentemente anticipato.

 

 

 

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Regno Unito: decesso dell’amministratore e socio unico

Ricoprire la carica di amministratore e socio unico di una societa’ presenta i suoi benefici e rischi, tra cui la pianificazione in merito alla successione nella carica. Se un amministratore e socio unico muore senza che siano stati presi provvedimenti per il futuro, la societa’ da questi amministrata può ritrovarsi improvvisamente in una posizione vulnerabile.

Nel caso di specie, in particolare, la Corte Suprema ha dovuto intervenire ed adottare un provvedimento di emergenza per salvare la societa’.

Il Signor P. era amministratore unico della societa’ Lancashire cleaning Services. Nonostante questi avesse nominato degli esecutori testamentari nel suo testamento, aveva omesso di modificare lo Statuto della societa’ per consentire ai predetti esecutori testamentari di adottare decisioni per conto della societa’ medesima come, ad esempio, nominare un nuovo amministratore. Una volta deceduto il Signor P., il patrimonio della societa’ era stato congelato: i dipendenti della Lancashire cleaning Services, pertanto, non potevano ricevere lo stipendio e gli esecutori testamentari non avevano alcun titolo per intervenire.

Il caso di specie è stato ritenuto un’emergenza e, pertanto, la Corte Suprema è intervenuta provvedendo a modificare il libro dei soci con gli esecutori testamentari onde consentire a questi ultimi di nominare un nuovo amministratore. Nel caso in questione, la situazione d’urgenza venutasi a creare ha permesso alla Corte Suprema di intervenire anche senza un cosiddetto “Grant Of Porbate”: l’intervento tempestivo della Corte, infatti, era l’unico mezzo per salvare la societa’.

Pertanto, al fine di evitare inconvenienti simili o situazioni di incertezza in caso di morte dell’amministratore e socio unico di una societa’ è consigliato modificare lo Statuto societario della stessa in modo tale da consentire alla societa’ di continuare ad operare anche al verificarsi di tale evenienza.

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Regno Unito: principali fonti di finanziamento immobiliare

Le principali fonti di finanziamento immobiliare sono le banche del Regno Unito e quelle estere, i fondi di debito, le assicurazioni e fondi pensione. Non vi sono restrizioni quanto ai soggetti che possono concedere finanziamento.

Strutture più comunemente utilizzate per garantire il finanziamento immobiliare

Le garanzie che un prestatore riceve dal soggetto che ha ricevuto il prestito variano in base all’entità del prestito medesimo e alla struttura della transazione. Solitamente, il credito del prestatore è garantito da una garanzia generale e specifica su tutti i beni del debitore e sulle sue imprese.

In tali garanzie rientrano:

  • Ipoteca sull’immobile;
  • Cessione di ogni documento importante relativo all’immobile, ai redditi da locazione e ai proventi di eventuali indennizzi assicurativi relativi allo stesso;
  • Una garanzia fissa sul denaro detenuto nel conto corrente dove viene versato l’affitto;
  • Una garanzia generale su tutti i beni e le imprese del soggetto che ha ricevuto il prestito.

Se il soggetto che riceve il prestito è una societa’ veicolo (special purpose vehicle), in tal caso la societa’ capogruppo prevede una garanzia sull’intero capitale azionario della societa’ che ha ottenuto il prestito in modo tale da facilitare la vendita delle azioni anziché la vendita del bene stesso.

Accordi generalmente inseriti in un contratto di finanziamento

Gli accordi principali solitamente sono:

  • Fornitura di determinate informazioni in ambito finanziario e informazioni relative alle locazioni e ai conduttori dell’immobile;
  • Accordi di tipo finanziario per monitorare gli interessi, cash-flow cover e indici di leva;
  • Accordi volti a garantire che il soggetto che ha richiesto il prestito rimanga una societa’ veicolo a basso rischio di fallimento (bankruptcy-remote special purpose vehicle), tra cui clausole di negative pledge finalizzate a proibire al debitore di concedere garanzie sui beni garantiti, divieti di assunzione di ulteriore indebitamento nonché il divieto per il debitore di disporre dei suoi beni;
  • Accordi sull’immobile aventi ad oggetto:
  1. Utilizzo e mantenimento dell’immobile;
  2. Contratti di affitto;
  3. Rispetto dei regolamenti ambientali;
  4. Gestione dell’immobile;
  5. Assicurazione;
  6. Sviluppo della proprietà e richieste relative alla pianificazione, nonché
  7. Gestione dell’immobile da parte di un agente (incasso degli affitti incluso).

Opponibilità dei diritti di garanzia in caso di inadempienza

Le opzioni dipendono dalla natura del bene garantito e dei relativi diritti. La legge e i principi di diritto comune disciplinano la possibilità del titolare del diritto di garanzia di far valere quest’ultimo in assenza di ulteriori previsioni.

Nonostante sia verificata una situazione di inadempimento, potrebbe tuttavia non essere possibile far valere un diritto di garanzia se, ad esempio, vi è un accordo di standstill o una moratoria.

A condizione che non vi siano restrizioni in tal senso, il primo passo è quello di richiedere il pagamento di quanto dovuto: generalmente, infatti, tale richiesta costituisce prerequisito del verificarsi di una situazione di inadempimento.

I mezzi per fare valere un diritto di garanzia comprendono:

  • La vendita del bene;
  • La nomina di un curatore;
  • La presa in possesso del bene (un creditore ipotecario raramente entra in possesso del bene) e
  • Il pignoramento (procedura raramente utilizzata in quanto lunga, costosa e poco flessibile).

Lasso di tempo generalmente necessario per far valere un diritto di garanzia

Le tempistiche variano in modo considerevole in base al tipo di proprietà garantita e il metodo adottato per farla valere.

 

 

 

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La tassazione UK sulle proprietà immobiliari

Negli ultimi anni il governo britannico ha apportato una serie di modifiche al modo in cui vengono tassati gli immobili residenziali.

Quando si decide di investire nel mercato immobiliare è importante valutare se sia più opportuno procedere all’acquisto come persona fisica o giuridica e conoscere le imposte alle quali queste diverse categorie sono soggetti.

Stamp Duty Land Tax

Chiunque acquisti un immobile nel Regno Unito deve pagare, oltre alle spese legali del Solicitor, una tassa chiamata Stamp Duty Land Tax (SDLT) che viene calcolata sul valore di acquisto dell’immobile.

Di sotto la tabella che riporta i valori di riferimento e le percentuali sulle quali viene calcolata l’imposta

Valore della proprietà                   Persone Fisiche Persone Giuridiche
Fino a £125,000 0% 3%
£125,001–£250,000 2% 5%
£250,001–£925,000 5% 8%
£925,001–£1.5m 10% 13%
Oltre £1.5m 12% 15%


Tassa annuale sugli immobili abitativi (ATED)

Le società, inoltre, pagano una ulteriore tassa chiamata Annual Tax on Enveloped Dwellings (ATED) calcolata sulla base del valore di mercato dell’immobile abitativo così come riportato in tabella:

Valore dell’immobile:    ATED
Non oltre £500,000  Zero
£500,001 to £1m £3,500
£1m to £2m £7,000
£2m to £5m £23,350
£5m to £10m £54,450
£10m to £20m £109,050
Oltre £20m £218,200

I proprietari di immobili «Landlords» sono tassati sui redditi da locazione sugli immobili detenuti nel Regno Unito ed all’estero – Income Tax Act 2005. (Eccezione per i Non Dom).

Capital Gain Tax (CGT)

Le vendite di investimenti immobiliari generano normalmente plusvalenze e sono soggette a Capital Gain Tax (CGT).

Il Capital Gain è dato dalla differenza positiva tra il prezzo di vendita ed il prezzo di acquisto dell’immobile.

I costi che possono essere portati in riduzione del prezzo di vendita sono i seguenti:

  • Costi sostenuti per le prestazioni professionali dell’avvocato e del perito;
  • Ammontare della SDLT pagato al momento dell’acquisto;
  • Costi delle migliorie strutturali sostenute.

A partire dal 6 aprile 2016 i tassi CGT standard sono stati ridotti e sono passati al 10% per i contribuenti minimi e 20% per i contribuenti di fascia medio alta. Tuttavia, i vecchi tassi del 18% e del 28% continuano ad applicarsi alle cessioni di beni immobiliari.

CGT per i non residenti: le persone fisiche non residenti nel Regno Unito sono soggetti alla CGT britannica sulla cessione di immobili residenziali negli UK.

Tassazione sull’eredità

Dal 5 aprile 2017, è stata introdotta una nuova indennità sull’imposta di successione legata alla vendita di immobili di famiglia. La soglia di esenzione dall’imposta di successione si alza di ulteriori £ 100.000, oltre la quota già esclusa da imposta pari a £ 325.000 prevista per ogni individuo, persona fisica.

Questa nuova indennità fiscale aumenterà a £ 175.000 entro il 2020 e prevedrà una soglia di esenzione globale da imposta di successione per ciascun individuo di £ 500.000.

Income Tax/Corporation Tax

A partire dal 6 Aprile 2017 non sarà più possibile dedurre interamente gli interessi passivi su mutui contratti sugli immobili locati dal Landlord.

Come si vede dalla tabella

Periodi d’imposta            Percentuale ammessa in deduzione
2017/18 75%
2018/19 50%
2019/20 25%
2020/21 e successivi 0%

La percentuale di interessi deducibili a partire da tale data diminuirà gradualmente fino a scomparire del tutto nel 2019/2020 ove sarà sostituita con un credito d’imposta del 20% calcolato sul minor valore tra:

  • Totale degli interessi passivi maturati nell’anno
  • Reddito da locazione dell’anno
  • Totale reddito imponibile del Landlord

Le società non residenti (Offshore) che effettuano operazioni di compravendita immobiliare / costruzione di immobili in Inghilterra dal 5 luglio 2016 hanno visto introdurre nuove regole destinate a garantire che su tali profitti vengano pagate imposte nel Regno Unito.

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Regno Unito: tipologie di societa’

Lo scopo di tale articolo è quello di illustrare e spiegare le diverse tipologie di società presenti nel Regno Unito. Le principali forme contemplate dalla legislazione inglese sono disciplinate dal Companies Act 2006, il quale prevede:

La “Private Limited Company” (LTD): Questo tipo di società è il più diffuso in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Gli azionisti (i cd. shareholders) hanno responsabilità limitata al capitale inizialmente conferito. Questo comporta che le responsabilità per le obbligazioni assunte dalla società gravano esclusivamente su quest’ultima ed in particolare sui beni societari e non ,dunque, sulla persona degli amministratori ed azionisti.  Di conseguenza se la società viene messa in liquidazione, la stessa risponderà dei debiti contratti con il patrimonio sociale. Tale struttura societaria corrisponde per molti aspetti alla nostra società a responsabilità limitata italiana (s.r.l.) e le azioni non possono essere vendute in borsa, diversamente dalle azioni delle Public Limited Companies. All’interno della Private Limited Company è possibile effettuare un’ulteriore distinzione tra:

  • La “Limited by share”: questa possiede un capitale azionario e la responsabilità di ciascun socio azionista è limitata al capitale inizialmente investito.
  • La “Limited by Guarantee”: questo tipo di società viene utilizzata soprattutto da organizzazioni no-profit, clubs, associazioni sportive, unioni studentesche, organizzazioni non governative e ONLUS che necessitano di personalità giuridica. Normalmente non ha un capitale azionario né shareholders, ma è composta da Membri che funzionano da “Guarantors”. La responsabilità dei soci è limitata all’ammontare che hanno stabilito di conferire di comune accordo all’azienda nel caso in cui venga liquidata.

La “Limited Liability Partnership” (LLP): I soci non sono personalmente responsabili ma hanno una responsabilità collettiva (“Joint”), ossia limitata al capitale investito nella partnership. Essi non hanno responsabilità individuale per le azioni degli altri membri. Questa è una differenza fondamentale rispetto ad una partnership tradizionale in cui i membri sono completamente responsabili per le azioni di tutti i membri della partnership. Questa struttura societaria solitamente è utilizzata da organizzazioni di professionisti come avvocati e commercialisti.

La “Public Limited Company” (PLC): È una Limited Company che può vendere in borsa le proprie azioni nel Regno Unito, Irlanda e nei Paesi di Commonwealth. Sono richiesti almeno due azionisti che possono essere di qualsiasi nazionalità e risiedere in qualsiasi Paese. È necessario almeno un Director persona fisica per la costituzione di questo tipo di società e la stessa persona può essere anche azionista. Diversamente dalle Private Limited Companies è necessario almeno un segretario che deve essere una persona fisica e presentare i seguenti requisiti:

  • deve aver ricoperto la carica di segretario di una Public Limited Company per almeno 3 anni;
  • deve essere un avvocato ammesso in ogni parte del Regno Unito;
  • deve essere una persona che in virtù della sua esperienza appaia ai Directors all’altezza di ricoprire tale ruolo;
  • deve essere un membro di tali gruppi: The Institute of Chartered Accountants in England and Wales, The Institute of Chartered Accountants of Scotland, The Institute of Chartered Accountants in Ireland, The Institute of Chartered Secretaries and Administrators, The Association of Chartered Certified Accountants, The Chartered Institute of Management, or The Chartered Institute of Public Finance and Accountancy.

La Limited Partnership (LP): per molti aspetti è molto simile alla società in accomandita semplice ed è una forma specializzata di partnership. Normalmente in una partnership tutti i soci sono responsabili in proprio e in solido per i debiti della società. Una simile situazione non è attraente per chi voglia aprire un’attività commerciale con altre persone fisiche, dividendo gli utili di tale attività, senza però essere disposto ad assumersi la responsabilità individuale e solidale per tutti i debiti sociali.

La Limited partnership è disciplinata dal Limited Partnership Act del 1907 ed è costituita da uno o più soci “generici”, che hanno gli stessi diritti e doveri dei soci delle partnership “tradizionali”, e da uno o più soci “a responsabilità limitata”. I soci a responsabilità limitata non sono responsabili dei debiti e delle obbligazioni della società al di là di uno specifico importo versato sotto forma di capitale al momento della costituzione della partnership. Il socio a responsabilità limitata (il cd.“Limited Partner”) rinuncia al potere di gestione dell’attività di ordinaria amministrazione della società. Per contro, la figura del socio accomandatario (il cosiddetto “General Partner”) riveste tutti i poteri di ordinaria amministrazione degli affari sociali e risponde verso terzi per i debiti sociali con l’intero patrimonio personale. A causa dell’elemento di limitazione della responsabilità che trova applicazione nei confronti di questo tipo di forma societaria, le Limited partnership devono richiedere la registrazione presso Companies House, il registro statale che conserva le informazioni pubbliche di tutte le società.

Il “Sole Trader” (l’Imprenditore Individuale)

La forma più semplice, per le piccole imprese, è quella dell’imprenditore individuale o “Sole Trader”, responsabile, in modo personale, degli impegni e delle obbligazioni assunte in nome e per conto della società.
Questa forma di impresa non prevede il riconoscimento della personalità giuridica in capo alla società, con la conseguenza che l’imprenditore non gode di alcuna limitazione della responsabilità.

 Nel Regno Unito tutte le persone fisiche, e non solo gli imprenditori, possono essere soggette a fallimento. Il Sole trader percepisce gli utili derivanti dalla propria attività d’impresa ed al contempo garantisce con il proprio patrimonio tutte le obbligazioni assunte in relazione a tale attività. Gli utili d’impresa sono soggetti alla medesima tassazione dei redditi delle persone fisiche.

Per effetto della normativa inglese, le società registrate nel Regno Unito devono successivamente conformarsi a determinati requisiti finanziari e legali, tra i quali:

– la preparazione e redazione di un conto economico gestito da un soggetto autorizzato con obbligo di deposito presso i competenti uffici del Registro delle Imprese;

– l’obbligo di corrispondere la Corporation Tax)

– l’obbligo di compilazione delle proprie dichiarazioni dei redditi on-line;

– l’obbligo di indire, almeno una volta l’anno, un’assemblea generale degli azionisti;

–  l’obbligo di depositare, presso gli uffici competenti, un report annuale relativo alla compagine societaria (quali: agenti della società, azionisti, eventuali trasferimenti di quote azionarie).

Avviare un’attività nel Regno Unito è sicuramente molto più semplice che in Italia. La legislazione vigente in Inghilterra in materia societaria, infatti, è molto diversa da quella italiana in quanto non esiste, nel Regno Unito, la macchinosa burocrazia tipica del nostro Paese. Basti pensare che la costituzione di una società nel Regno Unito non richiede ad esempio la figura del Notaio, a differenza di quanto previsto in altri Paesi dell’Unione Europea e dal sistema italiano. Tutto è molto più semplice e lineare, oltreché vantaggioso economicamente e molti imprenditori italiani decidono di avviare la propria attività nel Regno Unito, riscuotendo molto successo in poco tempo e risparmiando molti soldi.

 

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Regno Unito: cosa cambia in tema di contributi pensionistici e pensione UK

Molti connazionali che vivono e lavorano o che hanno vissuto e lavorato nel Regno Unito sono preoccupati circa le ultime modifiche legislative al sistema pensionistico britannico.

Dal 6 Aprile 2016 è stata introdotta la “New State Pension”.

Chi raggiungerà l’età pensionabile, 66 anni per gli uomini e 64 per le donne, a partire dal 6 Aprile 2016, per poter ottenere la Full State Pension, pari a £ 159.55 settimanali, avrà bisogno di 35 anni di contributi qualificati.

I contributi sono considerati qualificati se il proprio reddito è pari ad almeno £ 157 a settimana (dal 6 Aprile 2016).

Il lavoratore che dimostra di aver versato contributi qualificati per un minimo di 10 anni puo’ ottenere una pensione calcolata col metodo del pro-rata di questa Full State Pension.

Il calcolo del pro rata si ottiene dividendo £ 159.56 per 35 e moltiplicandolo per il numero di anni di versamenti di contributi qualificati maturati purché non inferiori a 10 anni.

In caso di versamenti inferiori a 10 anni sarà comunque possibile richiedere la liquidazione degli stessi in un’unica soluzione una volta compiuti i 55 anni di età: quindi non si puo’ optare per una pensione ancorché minima.

I contributi previdenziali sono liberamente trasferibili in altri fondi pensione qualificati e riconosciuti dall’HMRC.

Il trasferimento dei fondi tra paesi facenti parte dell’Unione Europea, per cittadini residenti all’interno dell’Unione, sono tax free, mentre il trasferimento in fondi pensione qualificati, riconosciuti dall’HMRC, ma extra-europei sono soggetti ad una ritenuta pari al 25% dell’importo trasferito.

Qualunque trasferimento verso fondi non qualificati e non riconosciuti dall’HMRC comportava l’assoggettamento dell’importo trasferito ad una aliquota pari ad almeno il 40% del valore del trasferimento.

A partire da Aprile 2017 il governo ha introdotto nuove regole, più stringenti, e riguardanti le modalità di trasferimento dei fondi pensione nonché le caratteristiche che i fondi di destinazione devono avere per poter essere considerati qualificati dall’HMRC.

Sul sito dell’HMRC è disponibile una lista recentemente aggiornata dei fondi riconosciuti come qualificati suddivisi per paese di appartenenza.

Ad oggi nessun fondo italiano o francese risulta più essere in tale lista.

Il motivo di tale depennamento è dovuto al non rispetto di quelli che sono i nuovi criteri dell’HMRC.

Più nello specifico, i fondi Italiani e Francesi non rispettano il vincolo di rendere tali fondi indisponibili fino al raggiungimento del 55esimo anno d’età del beneficiario.

Di recente l’HMRC ha diffuso un policy paper indirizzato a tutti i gestori dei fondi elencati nelle sue liste con le linee guida da seguire in caso di trasferimento di fondi previdenziali.

Tali direttive prevedono una sanzione a carico del fondo ed una a carico del beneficiario pari ad almeno il 40% del valore trasferito qualora tali contributi vengano versati o trasferiti in un fondo non riconosciuto come qualificato dall’HMRC.

Inoltre, il non rispetto di tale disposizione provoca la perdita dello status di fondo qualificato.

Tali regole valgono sia per il primo trasferimento che per tutti quelli successivi.

Il fondo in cui i contributi vengono trasferiti, inoltre, deve mantenere lo status di fondo qualificato nei cinque anni successivi a tale trasferimento, altrimenti si applicheranno le sanzioni suddette.

Questo comporta l’attuale impossibilità di ricongiungere i contributi versati nel Regno Unito con quelli che il lavoratore ha versato in Italia una volta rientrato in patria.

Una strada percorribile, ed a nostro avviso consigliata, sarebbe quella di trasferire tali fondi UK in un fondo europeo riconosciuto dall’HMRC come qualificato in modo da metterli al sicuro da eventuali effetti post Brexit attendendo il compimento del 55esimo anno del beneficiario, momento in cui sarà possibile entrare in possesso di tali contributi in un’unica soluzione.

Altra strada, meno consigliata, potrebbe essere attendere variazioni normative eventuali e future che possano riabilitare i fondi pensione Italiani e permettere nuovamente il trasferimento di tali contributi.

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Nuovi obblighi di rendiconto in capo al Trustee

Gli ultimi due anni si potrebbero definire “l’inizio della fine” per quelle strutture finalizzate a proteggere le informazioni dei proprietari delle stesse. La mole di adempimenti burocratici che i fiduciari devono rispettare è infatti aumentata notevolmente negli ultimi anni.

Questo articolo evidenzia gli ultimi obblighi di conformità di cui i trustees devono essere al corrente.

Standard di informativa comuni (Common Reporting Standard – CRS) – MHRC

Gli standard di informativa comuni si applicano a tutti i trusts del Regno Unito partire dal 1 gennaio 2016. I trustees (fiduciari) devono identificare il settlor (disponente), i beneficiari e coloro che esercitano il controllo effettivo sul trust; devono inoltre accertare la loro residenza fiscale ed inviare un report all’HMRC.

Il termine entro cui tali informazioni devono essere inviate è il 31 maggio per l’anno precedente.

L’informazione è pubblica?

Le informazioni comunicate all’HMRC non sono pubbliche ma vengono condivise con gli altri paesi collegati al trust in base agli accordi sullo scambio automatico di informazioni.

Soggetti che esercitano un controllo rilevante (Persons with Significant Control – PSC) – Companies House

Se un trust detiene più del 25% delle azioni in una società UK deve fornire i suoi dettagli alla società di modo tale che la stessa possa inserirli nel registro dei PSC. Tale obbligo è stato introdotto nel 2016 come una delle misure finalizzate ad aumentare la trasparenza e prevenire il riciclaggio di denaro.

I dati di tutti coloro che esercitano una forma rilevante di controllo su una società devono essere comunicati e, per quanto riguarda il trust, sono compresi anche i dettagli dei fiduciari del trust medesimo, nonché quelli di alcuni o tutti i beneficiari e del disponente, a seconda del livello di coinvolgimento nel trust e/o nella società.

 

Le informazioni sono pubbliche?

Il registro dei PSC è pubblico, può essere consultato dal sito di Companies House ed è inserito nel Confirmation Statement (documento che sostituisce l’Annual Return a partire dal 30 giugno 2016) di ogni società UK.

Il registro dei Trusts – HMRC

La nuova disciplina che è entrata in vigore a partire dal 26 giugno del 2017, e che ha dato attuazione alla quarta Direttiva sull’Antiriciclaggio, dispone che le informazioni di tutti i trusts del Regno Unito e di alcuni trusts non UK vengano comunicate all’HMRC ed inserite nel Registro dei Trusts.

Le informazioni che devono essere comunicate comprendono i dettagli del Trusts, i suoi asset, i nomi di tutti i consulenti legali, finanziari o fiscali e i dati del disponente, dei fiduciari e dei beneficiari del trust (compresi anche i potenziali beneficiari dello stesso) e qualsiasi altra persona che esercita una forma di controllo effettivo sul trust medesimo.

La comunicazione delle predette informazioni deve avvenire entro il 31 gennaio successivo all’anno fiscale in cui il fiduciario del trust doveva versare determinate imposte in UK.

Le informazioni sono pubbliche?

Al momento tali informazioni non saranno disponibili al pubblico ma saranno accessibili a determinati organismi tra cui l’HMRC, le forze di polizia e l’NCA. Tuttavia, non è escluso che il passo successivo sia quello di rendere pubblico tale registro dei trust.

Nel continente vi è un certo interesse a rendere tale registro pubblico e la Quinta Direttiva sull’Antiriciclaggio, attualmente oggetto di esame a Bruselles, prevede delle proposte per rendere tale registro pubblico. Senza dubbio, se tali proposte entreranno in vigore nell’Unione Europea, anche il Governo del Regno Unito dovrà molto probabilmente rispettare tali standard (nonostante la Brexit).

Quarta Direttiva Antiriciclaggio (4TH AMLD)

La legge che dà attuazione alla quarta direttiva antiriciclaggio, oltre ad aver creato il registro dei trusts, impone anche degli obblighi di registrazione in capo ai medesimi.

Il fiduciario del trust ha l’obbligo di tenere un record aggiornato di tutti i beneficial owner e dei potenziali beneficial owner che deve essere presentato se richiesto da determinati soggetti quali banche, avvocati, commercialisti ed agenti immobiliari con cui intrattiene relazioni commerciali.

Il fiduciario ha inoltre il dovere di comunicare a tali soggetti eventuali cambi o modifiche entro 14 giorni.

La proposta di un Registro dei Beneficial Owner – Companies House e Land Registry

È molto probabile che nel prossimo futuro le società estere, per poter acquistare o vendere immobili siti in UK, dovranno fornire i dettagli dei loro proprietari effettivi ed inserirli in un registro pubblico da consegnare alla Companies House. Tale proposta fa parte del programma del Governo finalizzato a combattere il riciclaggio di denaro e a garantire che le società estere che detengono immobili siti in UK siano soggette agli stessi obblighi di trasparenza cui sono soggette le società del Regno Unito.

Le proposte sono state inserite in un documento di consultazione in aprile del 2017, e le risposte a tale consultazione sono ancora oggetto di studio. Tuttavia, tali proposte sono piuttosto complete e, pertanto, si tratta semplicemente di capire quando le diposizioni in questione entreranno in vigore.

Le informazioni sono pubbliche?

Se tali proposte verranno attuate come indicato nel documento di consultazione, le società estere che possiedono immobili nel Regno Unito saranno pertanto obbligate a fornire a Companies House informazioni inerenti i loro beneficiari effettivi (più o meno come è necessario fare per i PSC) e tali informazioni saranno pubbliche. Sarà inoltre emesso un codice di registrazione che sarà pubblicato nel Land Registry e consentirà a tutti di collegare l’immobile alla società estera che lo possiede.

 

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L’applicabilità delle sentenze della Corte di Giustizia Europea – Il principio di proporzionalità in materia fiscale

Commento alla sentenza Corte di Cassazione Sez. Tributaria  n. 22531/2017

L’esame della sentenza citata ci consente di approfondire due tematiche dirimenti e tra loro certamente collegate, inerenti da una parte il diritto comunitario processuale e dall’altra parte quello sostanziale, sia europeo che nazionale.

Il caso specifico oggetto dell’ordinanza della Suprema Corte:

Nella recentissima ordinanza n. 22531 del 27.09.2017 i Giudici di legittimità si sono espressi in materia di TARSU e, più dettagliatamente, muovendo dalla censura proposta dal ricorrente circa la supposta erronea affermazione della legittimità della previsione regolamentare di diversificazione tariffaria tra locali ad uso alberghiero e locali ad uso abitativo e la sostanziale violazione del principio UE del “chi inquina paga”.

Secondo la Corte, manifestando un orientamento consolidato, in tema di TARSU la disciplina contenuta nel D. Lgs. 507/1993 sull’individuazione dei presupposti della tassa e sui criteri per la sua quantificazione non contrasta con il principio comunitario “chi inquina paga”, sia perché è consentita la quantificazione del costo di smaltimento sulla base della superficie dell’immobile, sia perché la detta disciplina non fa applicazione di regimi presuntivi che non consentano un’ampia prova contraria, ma contiene previsioni che commisurano la tassa ad una serie di presupposti variabili o a particolari condizioni”.

Il principio così enunciato trae il proprio fondamento da precedenti sentenze CGUE (Cfr. 24.06.08 nella causa C -188/07 e 16.07.09 in causa C – 254/08) nella valutazione di conformità della disciplina nazionale in materia, rispetto ai principi espressi dalla direttiva 2006/12.

In particolare, il fulcro su cui si basa la decisione degli Ermellini consta nel fatto che il limite posto dalla Corte di giustizia alla discrezionalità delle autorità nazionali costituisce attuazione del principio di proporzionalità, largamente applicato dalla giurisprudenza comunitaria in materia fiscale, secondo il quale “non sono ammessi regimi d’imposizione i cui fatti costitutivi si fondano su presunzioni legali che non ammettono prova contraria”.

Tale è dunque il principio di diritto sostanziale espresso.

L’azione impositiva della pubblica amministrazione soggiace ad elementi propri sia del diritto nazionale che del diritto comunitario e che sono alla base dell’agire amministrativo (di cui il diritto tributario fa parte) quali l’adeguatezza, la ragionevolezza e la proporzionalità.

In merito a quest’ultimo, vale la pena sottolineare che quando si afferma che non sono ammessi regimi d’imposizione i cui fatti costitutivi si fondano su presunzioni legali che non ammettono prova contraria, ciò equivale a dover ragionevolmente considerare che l’esercizio del potere di controllo in materia fiscale deve ritenersi sindacabile sine die e senza soluzione di continuità dal momento che la tutela costituzionale da un lato e quella comunitaria dall’altro, con i principi sopra espressi,  consentono al contribuente di opporsi alla domanda impositrice dell’amministrazione finanziaria assumendo, appunto, la prova contraria.

Lo strumento attuativo del principio di proporzionalità, posto a salvaguardia del contribuente, risiede nel recepimento non solo di direttive e regolamenti dell’unione europea, ma anche delle sentenze emesse dalla Corte di Giustizia, unico organo deputato a fornire l’interpretazione del diritto comunitario.

E poiché tra le fonti del diritto, quello europeo deve dirsi in cima alla piramide, sovrastante quello nazionale, tanto da comportare la disapplicazione di quelle norme che si pongano in contrasto con i principi espressi dalle fonti europee, il giudice nazionale non potrà non tenerne conto, in ogni campo, compreso anche quello tributario.

Sul punto non possono esserci equivoci di sorta, ed è la stessa Corte costituzionale ad affermare che ”le statuizioni interpretative della Corte di giustizia delle comunità europee hanno, al pari delle norme comunitarie direttamente applicabili, operatività immediata negli ordinamenti interni”, così come le norme comunitarie come interpretate da pronunce rese dalla medesima Corte in sede contenziosa (Sul punto ex multis: Corte Costituzionale ord. n. 132/1990; Corte Costituzionale ord. n. 444/1991; Corte Costituzionale ord. 168/1991).

Esse rappresentano una fonte di diritto oggettivo, sulla base delle quali lo Stato membro deve adeguare le proprie norme se ed in quanto dichiarate incompatibili rispetto a quelle.

Dovremo quindi abituarci sempre di più ad uno studio del diritto – in ogni suo settore – che abbia un panorama più ampio, che si alleni a ragionare a largo spettro, che accolga principi di portata più estesa che spesso, per forma mentis, non siamo pronti a considerare ma il cui recepimento non è soltanto fondamentale per la tutela dei diritti  di tutti i consociati, ma soprattutto lo è per considerarci davvero parte di un sistema più complesso e più grande il quale ci consente di disancorarci da elementi che, per essere troppo legati alla storia impositiva del nostro paese, rischiano di lasciarci fuori dall’Europa e di comportare una diseguaglianza di trattamento non giustificata.

Avv. Alessandra Donatello
Avvocato e mediatore civile e commerciale
alessandra.donatello@gmail.com

 

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Addio “Annual Return” arriva il “confirmation statement”

tax-468440Ogni anno si devono controllare, confermare, modificare o integrare le informazioni che Companies House possiede a proposito della società. Questo documento si chiama “confirmation statement”.

Il “confirmation statement” ha sostituito la ”annual return” che si presentava a Companies House.

Il confirmation statement è diverso, autonomo e complementare rispetto all’annual accounts e al tax return.

Controllare I dettagli della vostra società.

Controllare che le informazioni registrate sul Registro di Companies House siano corrette, e comprendano:

  • i dettagli della sede sociale, dei direttori, del segretario e l’indirizzo dove sono conservati i documenti della società
  • la dichiarazione del capitale sociale e le informazioni sui soci nel caso la società abbia azioni;
  • la classificazione dell’attività esercitata (SIC-code ossia il numero che identifica l’attività propria dell’impresa)

Dopo aver controllato le informazioni

Inviare il confirmation statement on line o per posta.

Si possono comunicare le variazioni del capitale sociale, dei soci e dell’attività (SIC) con un unico documento.

Non si puo’ utilizzare il confirmation statement per segnalare le modifiche relative ad amministratori e segretari, indirizzo della sede sociale o del luogo ove sono conservate i documenti della  società.

Registro delle persone che detengono un controllo significativo;(PSC)

Ogni società deve indicare in un registro ogni socio che:

  • Possiede più del 25% delle azioni o dei diritti di voto
  • Puo’ nominare o revocare la maggioranza degli amministratori
  • Puo’ influenzare o controllare la società o il trust.

Queste informazioni debbono essere incluse al momento della presentazione del primo confirmation statement

Termine per la presentazione

Si riceve un avviso e-mail o una lettera di sollecito presso la sede della società quando il confirmation statement deve essere presentato.

Il termine per la presentazione generalmente corrisponde all’anno del verificarsi:

  • data di incorporazione della società
  • data di presentazione dell’ultima annual return o confirmation statement

È possibile depositare la dichiarazione di conferma fino a 14 giorni dopo la data di scadenza.

L’omessa presentazione dello confirmation statement è sanzionabile con una ammenda sino a 5.000 sterline e la società puo’ essere radiata dal Registro (strike off).

Se si dovesse presentare l’annual return entro il 30 giugno 2016

Bisogna presentare l’annual return invece del confirmation statement.

Esempio

Se l’annual return doveva essere presentata entro il 20 giugno 2016, è possibile presentarla entro il 18 luglio 2016 (sono compresi I 28 giorni di grazia). Decorso tale termine si applicano le penalità e le procedure di strike off previste dalla precedente normativa.

 

Guido Ascheri

Ragioniere Commercialista e Chartered Accountant in London

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La tassazione sui dividend e Capital Gain UK: Nuove regole

A partire da aprile 2016, sarà riformato il trattamento fiscale della tassazione dei dividendi percepiti dalle persone fisiche.

Ogni soggetto potrà beneficiare di una “Dividend Allowance”, che prevede l’esenzione da tassazione per le prime 5.000 sterline di dividendi.

Per importi superiori a 5.000 sterline si applicherà un’aliquota di imposta pari al 7,5%, se il reddito del contribuente rientra nella fascia di reddito base (fino a £ 31.758); al 32,5% all’interno della fascia di reddito intermedia (fino a £ 150.000); ed al 38,1 % all’interno della fascia di reddito più alta (oltre le £ 150.000).

I soggetti che detengono piccoli portafogli azionari e che ricevono dividendi per importi inferiori alle 5.000 sterline potranno beneficiare di un risparmio fiscale. Le nuove norme saranno particolarmente onerose nei confronti dei soggetti che sono sia soci che Director di una UK Company e che sono soliti attingere dalla società attraverso distribuzione di dividendi, piuttosto che mediante il pagamento di uno stipendio come amministratore, realizzando fino ad ora, un notevole risparmio di imposta.

Dalla tabella sotto riportata si può evincere meglio l’entità del cambiamento in termini di maggiori imposte che si pagheranno con nuovo regime:

Dividendi netti 2015/16 Tax 2016/17 Tax Differenza
£28,606.50 £0 £1,770 £1,770
£30,000 £348 £1,875 £1,527
£40,000 £2,848 £4,625 £1,777
£50,000 £5,348 £7,875 £2,527
£60,000 £7,848 £11,125 £3,277
£70,000 £10,348 £14,375 £4,027
£80,000 £12,848 £17,625 £4,777
£90,000 £16,541 £21,000 £4,459
£100,000 £20,233 £25,500 £5,267
£110,000 £22,733 £30,000 £7,267
£120,000 £25,233 £33,375 £8,142
£130,000 £27,986 £36,625 £8,639
£140,000 £31,041 £39,931 £8,890
£150,000 £34,097 £43,741 £9,644
£200,000 £49,374 £62,791 £13,417

Chiaramente, le modifiche alla tassazione dei dividendi si tradurrà in un aumento delle tasse significativo per la maggior parte degli imprenditori, riducendo i benefici fiscali che si potevano realizzare nel precedente regime fiscale.

In caso di ridistribuzione totale del capitale sociale agli azionisti in sede di liquidazione/ chiusura della società è prevista l’applicazione del “enterpreneurs relief” che prevede la seguente tassazione:

  • 10% (fascia di reddito più bassa)
  • 18% (fascia di reddito intermedia)
  • 28% (fascia di reddito più alta)

Tale normativa si prestava spesso ad abusi al fine di ottenere vantaggi fiscali. Si verificavano situazioni in cui i soci volontariamente liquidavano la loro società per poter ottenere sgravi fiscali sul capitale ed assets rimborsati, per poi costituire una nuova società avente ad oggetto la stessa attività sociale.

Con la nuova normativa tale agevolazione sarà usufruibile, ma solo a condizione che il socio/i, ed i loro familiari, non intraprendano un’attività imprenditoriale simile, prima che siano trascorsi due anni dalla liquidazione della società precedente.

Rimane ancora in vigore la norma che prevede, per le società non quotate, la possibilità di comprare azioni proprie dai soci, senza che su tale distribuzione venga applicata alcuna tassazione in capo agli azionisti. Le condizioni da soddisfare affinché’ tale distribuzione risulti esente da imposizione fiscale sono le seguenti:

  • Le azioni devono essere state tenute per almeno cinque anni;
  • La transazione deve essere vantaggiosa per l’attività commerciale della società;
  • L’azionista deve ridurre la propria partecipazione in modo da tenere non più del 30% della società.

Il governo ritiene che in futuro le norme in materia di acquisto di azioni proprie potrebbero cambiare e portare alla tassazione delle plusvalenze generate.

Marina d’Angerio
Dottore Commercialista
ICAEW Chartered Accountant

 

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Le start-up in UK

StartupBusIl Regno Unito cerca di attrarre e trattenere “yollies” (giovani innovatori) all’interno delle sue coste, offrendo una serie di incentivi che vanno da borse di studio a incentivazione fiscale. L’innovazione sembra essere in prima linea tra le idee imprenditoriali, e il governo britannico vuole assistere la  fase iniziale di sviluppo, quando la società è più vulnerabile. Ci sono tre istituzioni governative che stanno guidando l’innovazione, vale a dire la strategia scheda tecnologica (“TSB”), agenzie per lo sviluppo affari regionali come l’Agenzia Northwest Regional Development (“NWDA”) o Invest Northern Ireland (“INI”), e Sua Maestà Revenue and Customs (“HMRC”).

TSB è l’agenzia di innovazione che offre sostegno e finanziamenti per aiutare le aziende nei primi stadi che sviluppano di nuovi prodotti e servizi, al fine di avvicinarle per essere commercializzati nel Regno Unito. TSB fornisce finanziamenti attraverso concorsi e borse di studio. Le agenzie per lo sviluppo di affari regionali come INI o il NWDA mirano a far crescere l’economia locale attraverso la promozione della concorrenza internazionale e di attrarre nuovi investimenti per la loro regione. L’HMRC che è l’autorità fiscale del Regno Unito, è il primo responsabile per fare in modo che “il denaro è disponibile per finanziare i servizi pubblici del Regno Unito e per aiutare le famiglie e gli individui con il sostegno finanziario mirato”.

Riportiamo tre tipi di finanziamenti offerti da parte delle istituzioni del Regno Unito alle piccole e medie imprese (“PMI”) che sono attualmente nella loro fase di Start-Up, lo Smart Grants, i Regionale Grants e R&D Tax Credit

Lo Smart Grants per la ricerca e la tecnologia è uno strumento di finanziamento della TSB per sostenere gli investimenti delle PMI ‘di ricerca e sviluppo. Ci sono tre livelli di finanziamento potenziale che permetterà alle aziende di ottenere un finanziamento parziale per esplorare il potenziale di mercato per la tecnologia, per lo sviluppo di prototipi funzionali ed il terzo per convalidare la tecnologia, la raffinatezza e la sperimentazione di progettazione.

Queste sovvenzioni possono colmare il divario di finanziamento durante la fase seed o fase iniziale senza diluizione di capitale. Premi fino a £ 250k possono essere apportate a sostegno dello sviluppo del prototipo. Essi costituiscono degli aiuti di Stato, ma non sono considerati come indennità de minimis delle imprese e, quindi, possono beneficiare di R & S dei crediti d’imposta. Non hanno argomenti definiti  come nel  SBRI, e hanno una regolare linea temporale di presentazione (ogni due mesi vi è un invito aperto a presentare proposte di intelligente in grado di coprire una vasta gamma di argomenti).

Essi sono molto competitivi e vengono presentate molte domande. Per ottenere la concessione l’azienda deve dimostrare che la tecnologia produce una soluzione altamente innovativa che non si limita a portare a miglioramenti incrementali. Sono sovvenzioni Smart Work in virtù del principio di finanziamento, significa che coprono solo una percentuale della spesa totale del progetto, e quindi non può essere l’unico metodo di finanziamento del progetto. Inoltre, i soldi della concessione vengono rimborsati solo dopo che sono stati spesi, e non possono servire come liquidità della società. Questo può complicare il processo di gestione dei flussi di cassa.

Il Regional Grants sono delle Agenzie per lo sviluppo di affari regionali come Invest Northern Ireland o Northwest Regional Development Agency forniscono una serie di opzioni di finanziamento per le aziende con operazioni basate nella regione. Ci sono finanziamenti per lo sviluppo delle capacità, occupazione, innovazione e R & S. È necessaria una business case da presentare che viene valutato.

I contributi regionali di R & S sono in genere meno competitivi rispetto agli Smart Grants, ma è più facile aggiudicarseli.

La concessione di sovvenzioni regionali può impedire alla società di ottenere altre sovvenzioni, (o viceversa) per la stessa tecnologia in quanto alla società è vietato di utilizzare due diverse fonti di sovvenzione per fare un lavoro sostanzialmente equivalente. Questo significa che le aziende non possono utilizzare i fondi regionali per soddisfare le esigenze di finanziamento iniziale. R & S crediti d’imposta possono essere colpiti se il contributo regionale assegnato per il supporto R & S e il denaro offerti sono considerati come aiuti di Stato. Le aziende devono anche essere basati nella regione al fine di poter ottenere il beneficio. Come gli Smart Grants, i contributi regionali seguono il principio di corrispondenza e in quanto tale non finanziano completamente i progetti. Il contributo regionale in denaro è anche in genere rimborsato dopo che è stato speso e non può essere considerato come liquidità a disposizione della società.

R&D Tax Credit sono i crediti d’imposta sotto forma di detrazioni fiscali per le spese di qualificazione aziendali che sono destinate a incoraggiare gli investimenti in R & S. Le PMI possono detrarre 225% dei costi di R & S ammissibili dal reddito imponibile.

R & S i crediti d’imposta sono i crediti generosi. Inoltre, i produttori di perdita può consegnare le perdite per un credito d’imposta da pagare.

Se si riceve aiuti di Stato sotto forma di una sovvenzione o di più sovvenzioni, la società potrebbe non essere in grado di rivendicare il credito d’imposta per la R & S, se non diversamente specificato. Tuttavia, per i programmi di sovvenzione TSB Smart Grants e SBRI contratti PMI si possono  pretendere sgravi fiscali di R & S al tasso inferiore del 130%.

Ci sono una serie di altri incentivi che sono in corso di approvazione che potrebbe ulteriormente sostenere l’innovazione e la localizzazione di alte PMI di crescita nel Regno Unito.

Oltre ai finanziamenti, ci sono una serie di attività rivolte alle aziende nella loro fare di Start-Up, come gli acceleratori d’impresa che sono degli incubatori che selezionano le idee più brillanti, dandogli la possibilità di lavorare in un ambiente al contatto con Venture Capital e fondi di Private Equity. Inoltre vengono organizzati degli eventi internazionali dove ogni impresa può fare un proprio Pitch e presentare la propria idea alle istituzioni imprese ed al mondi finanziario.

Segnaliamo il prossimo evento rivolto alle Start-Up  Unbound London 2015, che si terrà a Londra il 30 Novembre e il 1 Dicembre c/o  Vinopolis, Bank End, United Kingdom.

L’evento vedrà la presenza di oltre 2500 imprenditori, finanziatori, corporate & brand executives, media influencers (circa 50 testate giornalistiche e bloggers) provenienti da Stati Uniti, Italia, Israele, Spagna, Hong kong, Singapore, Germania, Irlanda ecc.

Uno dei temi principali per questa edizione sarà impatto dell’innovazione nel retail e la presentazione degli ultimi trend in settori come AdTech & Media, Healthcare, Cybersecurity, FinTech.

L’ICE – Agenzia insieme alla Camera di Commercio Italiana a Londra e in collaborazione con l’associazione Italia Startup, sta organizzando la partecipazione di una collettiva di Start-up innovative Italiane a questa manifestazione internazionale UnBound Digital che ogni anno si tiene a San Francisco, Singapore e Londra, e che rappresenta una delle piú prestigiose convention del settore digitale.

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Le start-up in UK

StartupBusIl Regno Unito cerca di attrarre e trattenere “yollies” (giovani innovatori) all’interno delle sue coste, offrendo una serie di incentivi che vanno da borse di studio a incentivazione fiscale. L’innovazione sembra essere in prima linea tra le idee imprenditoriali, e il governo britannico vuole assistere la  fase iniziale di sviluppo, quando la società è più vulnerabile. Ci sono tre istituzioni governative che stanno guidando l’innovazione, vale a dire la strategia scheda tecnologica (“TSB”), agenzie per lo sviluppo affari regionali come l’Agenzia Northwest Regional Development (“NWDA”) o Invest Northern Ireland (“INI”), e Sua Maestà Revenue and Customs (“HMRC”).

TSB è l’agenzia di innovazione che offre sostegno e finanziamenti per aiutare le aziende nei primi stadi che sviluppano di nuovi prodotti e servizi, al fine di avvicinarle per essere commercializzati nel Regno Unito. TSB fornisce finanziamenti attraverso concorsi e borse di studio. Le agenzie per lo sviluppo di affari regionali come INI o il NWDA mirano a far crescere l’economia locale attraverso la promozione della concorrenza internazionale e di attrarre nuovi investimenti per la loro regione. L’HMRC che è l’autorità fiscale del Regno Unito, è il primo responsabile per fare in modo che “il denaro è disponibile per finanziare i servizi pubblici del Regno Unito e per aiutare le famiglie e gli individui con il sostegno finanziario mirato”.

Riportiamo tre tipi di finanziamenti offerti da parte delle istituzioni del Regno Unito alle piccole e medie imprese (“PMI”) che sono attualmente nella loro fase di Start-Up, lo Smart Grants, i Regionale Grants e R&D Tax Credit

Lo Smart Grants per la ricerca e la tecnologia è uno strumento di finanziamento della TSB per sostenere gli investimenti delle PMI ‘di ricerca e sviluppo. Ci sono tre livelli di finanziamento potenziale che permetterà alle aziende di ottenere un finanziamento parziale per esplorare il potenziale di mercato per la tecnologia, per lo sviluppo di prototipi funzionali ed il terzo per convalidare la tecnologia, la raffinatezza e la sperimentazione di progettazione.

Queste sovvenzioni possono colmare il divario di finanziamento durante la fase seed o fase iniziale senza diluizione di capitale. Premi fino a £ 250k possono essere apportate a sostegno dello sviluppo del prototipo. Essi costituiscono degli aiuti di Stato, ma non sono considerati come indennità de minimis delle imprese e, quindi, possono beneficiare di R & S dei crediti d’imposta. Non hanno argomenti definiti  come nel  SBRI, e hanno una regolare linea temporale di presentazione (ogni due mesi vi è un invito aperto a presentare proposte di intelligente in grado di coprire una vasta gamma di argomenti).

Essi sono molto competitivi e vengono presentate molte domande. Per ottenere la concessione l’azienda deve dimostrare che la tecnologia produce una soluzione altamente innovativa che non si limita a portare a miglioramenti incrementali. Sono sovvenzioni Smart Work in virtù del principio di finanziamento, significa che coprono solo una percentuale della spesa totale del progetto, e quindi non può essere l’unico metodo di finanziamento del progetto. Inoltre, i soldi della concessione vengono rimborsati solo dopo che sono stati spesi, e non possono servire come liquidità della società. Questo può complicare il processo di gestione dei flussi di cassa.

Il Regional Grants sono delle Agenzie per lo sviluppo di affari regionali come Invest Northern Ireland o Northwest Regional Development Agency forniscono una serie di opzioni di finanziamento per le aziende con operazioni basate nella regione. Ci sono finanziamenti per lo sviluppo delle capacità, occupazione, innovazione e R & S. È necessaria una business case da presentare che viene valutato.

I contributi regionali di R & S sono in genere meno competitivi rispetto agli Smart Grants, ma è più facile aggiudicarseli.

La concessione di sovvenzioni regionali può impedire alla società di ottenere altre sovvenzioni, (o viceversa) per la stessa tecnologia in quanto alla società è vietato di utilizzare due diverse fonti di sovvenzione per fare un lavoro sostanzialmente equivalente. Questo significa che le aziende non possono utilizzare i fondi regionali per soddisfare le esigenze di finanziamento iniziale. R & S crediti d’imposta possono essere colpiti se il contributo regionale assegnato per il supporto R & S e il denaro offerti sono considerati come aiuti di Stato. Le aziende devono anche essere basati nella regione al fine di poter ottenere il beneficio. Come gli Smart Grants, i contributi regionali seguono il principio di corrispondenza e in quanto tale non finanziano completamente i progetti. Il contributo regionale in denaro è anche in genere rimborsato dopo che è stato speso e non può essere considerato come liquidità a disposizione della società.

R&D Tax Credit sono i crediti d’imposta sotto forma di detrazioni fiscali per le spese di qualificazione aziendali che sono destinate a incoraggiare gli investimenti in R & S. Le PMI possono detrarre 225% dei costi di R & S ammissibili dal reddito imponibile.

R & S i crediti d’imposta sono i crediti generosi. Inoltre, i produttori di perdita può consegnare le perdite per un credito d’imposta da pagare.

Se si riceve aiuti di Stato sotto forma di una sovvenzione o di più sovvenzioni, la società potrebbe non essere in grado di rivendicare il credito d’imposta per la R & S, se non diversamente specificato. Tuttavia, per i programmi di sovvenzione TSB Smart Grants e SBRI contratti PMI si possono  pretendere sgravi fiscali di R & S al tasso inferiore del 130%.

Ci sono una serie di altri incentivi che sono in corso di approvazione che potrebbe ulteriormente sostenere l’innovazione e la localizzazione di alte PMI di crescita nel Regno Unito.

Oltre ai finanziamenti, ci sono una serie di attività rivolte alle aziende nella loro fare di Start-Up, come gli acceleratori d’impresa che sono degli incubatori che selezionano le idee più brillanti, dandogli la possibilità di lavorare in un ambiente al contatto con Venture Capital e fondi di Private Equity. Inoltre vengono organizzati degli eventi internazionali dove ogni impresa può fare un proprio Pitch e presentare la propria idea alle istituzioni imprese ed al mondi finanziario.

Segnaliamo il prossimo evento rivolto alle Start-Up  Unbound London 2015, che si terrà a Londra il 30 Novembre e il 1 Dicembre c/o  Vinopolis, Bank End, United Kingdom.

L’evento vedrà la presenza di oltre 2500 imprenditori, finanziatori, corporate & brand executives, media influencers (circa 50 testate giornalistiche e bloggers) provenienti da Stati Uniti, Italia, Israele, Spagna, Hong kong, Singapore, Germania, Irlanda ecc.

Uno dei temi principali per questa edizione sarà impatto dell’innovazione nel retail e la presentazione degli ultimi trend in settori come AdTech & Media, Healthcare, Cybersecurity, FinTech.

L’ICE – Agenzia insieme alla Camera di Commercio Italiana a Londra e in collaborazione con l’associazione Italia Startup, sta organizzando la partecipazione di una collettiva di Start-up innovative Italiane a questa manifestazione internazionale UnBound Digital che ogni anno si tiene a San Francisco, Singapore e Londra, e che rappresenta una delle piú prestigiose convention del settore digitale.

Maurizio Verona

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Caratteristiche della UK Agency Company

UK agencyLa UK Agency Company è una società che svolge business per conto di un terzo soggetto chiamato Principal. Il rapporto esistente tra la UK Agency ed il Principal è disciplinato da un contratto privato di agenzia.

Normalmente la UK Agency agisce celando la sua natura di agente, il che significa che essa entra in nome proprio in tutti i contratti: i conti bancari saranno aperti e gestiti in nome della UK Agency ed allo stesso modo la corrispondenza e le altre comunicazioni con i fornitori e gli acquirenti o con i destinatari dei servizi saranno tutte a nome dell’agente. Tuttavia queste azioni verranno svolte sotto tassativa direzione della società Principal: la nomenee non è in grado di agire senza il consenso della Principale.

Tale struttura si presta a semplificare notevolmente le difficoltà che le società Offshore possono incontrare commerciando o aprendo conti correnti in Europa potendo così avvalersi della professionalità ed onorabilità, che deriva da una società di diritto inglese.

La UK Agency Company permette così di usufruire dell’immagine onshore e della facilità di scambio del Regno Unito unendo, al tempo stesso, la fiscalità della società offshore che beneficia parzialmente dei ricavi.

Tra la società Principal e la Agency esiste un contratto di agenzia siglato da entrambe, nel quale viene chiaramente definito che la società britannica agisce per conto della società offshore e che tutto il commercio sarà posto in essere a nome del Mandatario.

In cambio dei servizi nomenee forniti la UK Agency riceve dalla Principal una commissione che può essere una percentuale sugli utili o sui ricavi, comunque ogni accordo è possibile.

L’accordo tra la Principale e la UK Agency deve essere debitamente sottoscritto prima che la Società inglese avvii la propria attività commerciale.

E’ importante che l’accordo preveda che:

  1. Sia fatto divieto al Rappresentante di avviare qualsiasi attività commerciale all’interno del Regno Unito e con qualsiasi Impresa inglese;
  2. Sia previsto un adeguato corrispettivo per la sua mediazione;
  3. Il Beneficiario, titolare della Società offshore non sia soggetto al regime fiscale in vigore nel Regno Unito;

4.Il rapporto fra la società inglese e la società offshore sia strettamente commerciale;

  1. Gran parte del reddito sia reindirizzato all’azienda offshore sulla base delle clausole contrattuali.

In questo modo gli utili saranno ‘raccolti’ dalla società offshore e tassati secondo la legislazione del paese di destinazione. La UK Agency Company permette così di unire l’immagine e la fluidità negli scambi internazionali di una società Britannica, onshore, con i vantaggi offerti dalla fiscalità della società offshore.

È importante chiarire che la società onshore britannica non dovrà commerciare all’interno del Regno Unito con altre aziende inglesi: se così facesse, il reddito sarà interamente soggetto all’imposizione fiscale vigente in questo paese.

La UK Agency deve inoltre evitare di ricevere qualsiasi altro reddito non commerciale di fonte britannica come ad esempio interessi bancari, dividendi etc. Dovrebbe inoltre evitare di possedere beni del Regno Unito.

Il successo di tale struttura societaria è assicurato dal fatto che la UK Agency versa l’imposta sul reddito delle società nel Regno Unito sull’importo percepito per le proprie commissioni e al netto degli oneri deducibili.

L’HMRC, Agenzia delle Entrate inglese, potrà in questo caso tassare esclusivamente la Società UK non avendo alcuna giurisdizione sui redditi inviati al Principal.

La presente struttura societaria è pienamente legale, essendo ammessa dall’autorità fiscale e giuridica inglese.

Marina d’Angerio
Dottore Commercialista
ICAEW Chartered Accountant

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Protected Cell Company: Societa’ a Celle Protette

umbrella companyI fondi comuni di investimento sono strumenti finanziari la cui principale finalità è raccogliere risorse economiche dal pubblico per investirle e generare profitti per i soggetti partecipanti.

In Gran Bretagna esistono diverse tipologie di fondi di investimento come ad esempio l’authorised unit trust schemes (AUTS), l’open-ended investment company (OEICs) e le trust-based schemes (TBS). I primi due fondi di investimento citati appartengono alla categoria dei fondi aperti (open-ended), ovvero a capitale variabile. L’altra tipologia di fondi è denominata chiusa (closed-ended) in quanto composta da azioni invariabili, incluse nella lista dell’Autorità per i servizi finanziari e commercializzate in un mercato regolamentato operativo nel Regno Unito.

Esistono, poi, le Protected Cell Company (PCC) che sono un particolare tipo di open-ended investment company (OEICs) che potremmo tradurre con il termine di società a celle protette.

Questo tipo di organizzazione è stato progettato principalmente per il mercato assicurativo offshore ma molti pianificatori fiscali lo hanno adattato ad altre situazioni, come il trading o gli investimenti immobiliari.

Una PCC è una singola entità legale i cui beni possono essere separati e protetti entro una o più “celle” all’interno della società stessa.

L’obiettivo è quello di consentire a diversi gruppi di azionisti di svolgere un’attività tramite un’entità singola, ma con la possibilità di isolare i beni ed i rischi collegati all’attività stessa: i beni all’interno di ogni cella possono essere aggrediti esclusivamente dei creditori di quella unità e godono di assoluta protezione nei confronti dei creditori delle altre.

La PCC può avere anche beni generali, non specificamente collegati ad una cella particolare, ed in tal caso tali assets sono a disposizione dei creditori di ogni cella.

Ogni cella della società è un’entità indipendente in grado di operare separatamente da tutte le altre, ma in termini giuridici esiste una sola società ed una sola persona giuridica.

Possiamo, quindi, affermare che la società a celle è un soggetto giuridico unico, ma protetto a strati distinti o celle.

Le singole celle non possono effettuare transazioni a loro nome, ma solo su mandato della PCC.

Il principale vantaggio di questo tipo di società è in termini di protezione dei beni poiché’ i creditori di una cella non possono attaccare i beni di un’altra, o dell’azienda a celle protette ottenendo così una segregazione degli assets contenuti all’interno delle stesse.

Ogni cella è come un compartimento a tenuta stagna di una nave: se uno di questi compartimenti si allaga a causa di una falla, il danno rimane circoscritto a tale cella, non compromettendo l’intera struttura.

Con questo tipo di società è possibile cumulare i vantaggi della protezione patrimoniale, che si avrebbe solo se tali società fossero enti completamente distinti e separati fra loro, ed ottenere economie di scala che solo la divisione dei costi amministrativi e di gestione permettono di conseguire.

La società PCC avrà un proprio statuto ed atto costitutivo.

Una volta costituita la società a celle sarà possibile, mediante delibera straordinaria, registrare una nuova cella presso il Registrar of Companies.

Ogni cella si considera costituita alla data indicata nel certificato di riconoscimento o incorporazione (a seconda dei casi) rilasciato dal Registro delle Imprese.

Ogni cella avrà un proprio consiglio di amministrazione anche non coincidente con quello della PCC.

Ogni cella ha un proprio statuto ed un proprio atto costitutivo e gli azionisti possono investire direttamente in azioni delle singole celle, piuttosto che nella società a celle protette.

Il diritto societario chiarisce che i creditori che effettuano transazioni con una particolare cella di una PCC hanno diritto di rivalersi solo nei confronti del patrimonio di quella cella, e non hanno alcun diritto nei confronti della PCC.

A livello fiscale per le società a celle si dovranno vedere le implicazioni fiscali inerenti alla giurisdizione del paese di origine.

Visto, che una società a celle separate figura come un’unica persona giuridica si ha l’obbligo di presentare una sola dichiarazione dei redditi.

La società a celle protette deve indicare i dettagli di ogni cella nella sua dichiarazione annuale.

Ogni cellula è responsabile della preparazione del proprio bilancio interno.

Se si utilizza una società a celle si e’ in grado di compensare le perdite di una cella con i profitti di un’altra.

Gli ulteriori vantaggi che comporta tale struttura sono:

Velocità di chiusura di ciascuna cella: la chiusura di una singola cella, poiché’ non ha un’entità giuridica indipendente dalla PCC, non comporta procedure di liquidazione formali.

Di conseguenza, una volta che tutte le passività sono state eliminate, una cella può essere chiusa abbastanza rapidamente e senza particolari costi di liquidazione.

Costi di set-up moderati: poiché il processo di set-up delle celle è snello e veloce, i costi per ogni singola cella sono molto ridotti perché’ non ci sono spese di incorporazione.

Riduzione dei costi di gestione annuali: una volta che una cella è attiva e funzionante, può beneficiare della partecipazione delle spese comuni della PCC, ottenendo in questo modo risparmi significativi sulle spese di revisione, costi di regolamentazione e le spese degli amministratori non esecutivi.

Se un PCC entra in liquidazione, il liquidatore deve riconoscere i diritti di ogni singola cella e proteggere il patrimonio di ciascuna dai creditori delle altre celle.

Marina d’Angerio
Dottore Commercialista
ICAEW Chartered Accountant

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