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Archives for Notizie dall'Italia

Regno Unito: la FCA mette in guardia dalla truffe sugli investimenti crypto e forex

Le cripto valute sono una vera e autentica rivoluzione nel mondo monetario, non sono più gli stati e le banche centrali a stampare moneta ma complessi algoritmi crittografici, che creano una moneta virtuale dalle caratteristiche decisamente uniche:
-è creata in quantità limitata: a seconda dell’algoritmo utilizzato è possibile prevedere quale sarà la quantità della cripto valuta disponibile sul mercato;

  • non esiste un’autorità centrale;
  • gli scambi sono iscritti su un enorme ladder ovvero una sorta di libro contabile accessibile a tutti;
    -sono relativamente anonime.
    La Financial Conduct Authority (FCA) ha messo in guardia il pubblico in merito a truffe sugli investimenti effettuate attraverso falsi trading, dopo che il numero di cripto valute e di truffe di investimento forex è più che triplicato lo scorso anno. Il forex è l’acronimo di Foreign Exchange market, si tratta di un mercato di cambi valutari e rappresenta il più grande mercato finanziario senza avere una sede fisica centrale. In questo luogo virtuale vengono scambiate le maggiori coppie di valute, attraverso il tasso di cambio che costituisce il valore di riferimento per la compravendita di valuta.
    Usando le cifre di Action Fraud, il servizio nazionale di segnalazione di frodi, la FCA ha annunciato che le vittime hanno perso di più di 27 milioni di sterline in totale per le truffe sugli investimenti in cripto valute e forex nel 2018-19. Tuttavia, le perdite totali sono diminuite da £ 38 milioni a £ 27 milioni e anche le perdite medie sono diminuite, passando da £ 59.600 a € £ 14.600, nell’anno finanziario 2018-19.
    Mark Steward, direttore esecutivo per l’applicazione e la supervisione del mercato, ha messo in guardia da pubblicità che offrono alti rendimenti dalle piattaforme di trading online. Suggerisce, inoltre, di fare delle ricerche preventive sull’azienda per la quale si vuole investire così da avere maggiori informazioni e evitare l’investimento in caso di dubbi.
    Pauline Smith, direttore di Action Fraud ha sottolineato quanto preoccupanti siano questi dati mettendo in guardia gli investitori da piattaforme illegittime.
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Regno Unito: un dividendo può costituire frode ai creditori, in violazione della Sezione 423?

Il 6 febbraio 2019 la Corte d’Appello ha emesso una sentenza rigettando l’appello proposto dalla Sequana contro la decisione del Tribunale del 2016, la quale aveva affermato che il pagamento di un dividendo da parte di una società è suscettibile di opposizione ai sensi della Sezione 423 dell’Insolvency Act del 1986 (IA86).
Antefatto: la disputa originaria era connessa a due pagamenti di dividendi, fatti alla Sequana da parte di una sua controllata, la AWA, negli anni 2008 e 2009, che erano stati effettuati al fine di assolvere un debito intrasocietario della AWA nei confronti della Sequana. La British American Tobacco (BAT) (attraverso la sua società veicolo, BTI) aveva intentato un’azione avverso il pagamento di tali dividendi, in quanto riteneva che AWA, di conseguenza, non sarebbe stata in grado di far fronte al notevole costo di pulizia del danno ambientale negli Stati Uniti, che la BAT e la AWA erano state condannate a pagare (e per la quale la BAT beneficiava di un’indennità da parte della AWA).
La Corte riteneva che il dividendo del 2009 equivalesse ad una transazione iscritta ad un valore di mercato inferiore (transaction at an undervalue), con l’evidente proposito di sottrarre beni al potenziale creditore della AWA, la BTA. Veniva emessa la sentenza contro la Sequana per la violazione della Sezione 423 dell’IA86 e (a seguito dell’ulteriore audizione durata due giorni del gennaio 2017) la stessa veniva obbligata al pagamento di una somma nei confronti della BTI, fino a concorrenza dell’importo del dividendo, da applicarsi nel rispetto dei costi di pulizia ambientale.
L’appello
La Sequana appellava la sentenza che aveva ritenuto che il dividendo del 2009 fosse stato pagato in violazione della Sezione 423 IA86, sostenendo come un dividendo non costituisse operazione commerciale inferiore al valore di mercato. La Corte d’Appello rigettava il gravame della Sequana motivandolo come segue:

  1. La formulazione della s423 (1) IA86 non preclude la sua applicazione ai pagamenti di dividendi. Un dividendo non è un regalo (perché è legalmente e commercialmente un utile sul capitale investito) ma è una transazione a titolo gratuito. Ciò comporta il pagamento di denaro effettivamente posseduto da una società ai suoi azionisti, per i quali la compagnia non riceve corrispettivi.
  2. Non c’era motivo per leggere la s423 in conformità alla Parte 23 del Companies Act 2006. La sezione 423 è suscettibile di applicazione ai dividendi versati altrimenti leciti conformemente alla Part 23. In ogni caso, il pagamento di un dividendo era ricompreso nell’ambito della sezione 423 (1) anche se non si può dire che costituisca un contratto od un accordo tra la società e gli azionisti.
  3. Il giudice del Tribunale ha tratto la chiara conclusione che i requisiti della s 423 (3) erano stati soddisfatti, ovvero, la transazione era stata conclusa con l’obiettivo di porre il patrimonio al di fuori della portata di potenziali creditori o comunque in pregiudizio dei loro interessi.
    Le implicazioni pratiche della sentenza
    Un dividendo che, a prima vista, non è illegale o non è pagato in violazione di un obbligo fiduciario, è suscettibile di essere impugnato quale operazione in frode ai creditori ai sensi della sezione 423 IA86. Il direttore e i suoi consulenti dovrebbero, dunque, essere prudenti nel corrispondere dividendi in circostanze nelle quali possono avere sopravvenienze passive a lungo termine, in particolare quando vengono eseguiti in contesti di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale.
    Per contro, il fatto che il pagamento di un dividendo possa essere oggetto di contestazioni in base alla Sezione 423 IA86, costituisce una potenziale arma degli avvocati. Presumibilmente, un dividendo può anche costituire una potenziale transazione al di sotto del valore di mercato per un ricorso da parte di un amministratore (o liquidatore) ai sensi della Sezione 238 IA86.
    La Sequana ha dichiarato che intende proporre appello innanzi alla Corte Suprema pertanto, questa potrebbe non essere l’ultima parola sulla controversia.
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Regno Unito: procure permanenti, proteggere i beni esteri

Con l’internazionalizzazione della società, è probabile che un numero crescente di individui possieda beni al di fuori del Regno Unito. Mentre molti sono consapevoli della necessità di prendere in considerazione i testamenti all’estero, molti altri trascurano di considerare l’istituzione di procure permanenti (lasting powers of attorneys – LPA), o di un documento equivalente, per consentire ai loro avvocati di occuparsi delle loro attività all’estero. Tali documenti forniscono l’autorità legale al procuratore prescelto per trattare gli affari di una persona, quando queste non sono in grado di gestirli, ad esempio, a causa di problemi di salute o perdita della capacità mentale o fisica.

Il fatto che una LPA sia accettata in un altro paese, dipende dal paese e dall’istituzione che riceve il documento.

Spesso, affinché sia accettata, sarà richiesto quanto segue:

  • una copia certificata della LPA, attestata da un notaio con una apostille allegata dal Foreign e Commonwealth Office;
  • una versione tradotta dell’a LPA nella lingua locale – può essere richiesto un certificato notarile, oltre a certificare la traduzione.

Il Regno Unito è un firmatario della Convenzione dell’Aia, ma questa non è stato ancora ratificata, e quindi la Convenzione non ha ancora effetti giuridici. Di conseguenza, non vi è alcun diritto stabilito dalla legge, per le persone che vogliono riferirsi ad esso, per garantire che i paesi che hanno firmato la Convenzione avranno diritto a che questa sia accettata o applicata. Quando una persona possiede attività in più di un paese, dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di fare una procura in ogni paese al fine di ridurre al minimo i ritardi qualora l’acquisizione della procura divenga urgente in futuro. Questa dovrebbe indicare la giurisdizione in cui tale potere si applica espressamente. Se ciò non è possibile, quando si crea una LPA in Inghilterra e Galles, è necessario considerare i seguenti passaggi:

  • creare la LPA quando la persona è abitualmente residente in Inghilterra e registrare il fatto che il cedente è abitualmente residente in Inghilterra al momento in cui la LPA è stata sottoscritta. La ragione di questo è che sia La Convenzione dell’Aia, che la Convention and the Mental Capacity Act del 2005, rendono la residenza abituale un fattore chiave per determinare la validità del potere;
  • nella sezione istruzioni della LPA, dovrebbe essere espressamente indicato che dovrebbe applicarsi la legge inglese;
  • chiedere a un notaio di rilasciare il certificato e di attestare tutte le firme quando il documento è eseguito. Questo è generalmente accettato in tutto il mondo come la prova che il documento è autentico.

Occorre rilevare che la LPA in Inghilterra e Galles non specifica l’obbligatoria applicazione della legge inglese e gallese. Di conseguenza, l’Office of the Public Guardian ha approvato la seguente formulazione, che può essere inclusa nelle istruzioni del modulo: “Questo LPA è stato eseguito in conformità alle leggi dell’Inghilterra e del Galles ed è da esso regolato, e specifico che tale legge sarà applicabile alla regolamentazione, alla modifica e all’estinzione di questo potere”. È opportuno che le persone con attività all’estero considerino tali soluzioni in una fase iniziale, per evitare oneri quando in futuro sarà richiesto l’accesso a tali attività.

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Regno Unito: Trusts a Guernsey ed una panoramica sul settore della ricchezza privata

Il Trust costituisce un istituto giuridico inglese, sviluppato dai giudici locali e successivamente dai Tribunali dei Paesi soggetti alla giurisdizione del Regno Unito. Il concetto di trust, le relative attività del trustee ed i diritti del beneficiario sono stati riconosciuti a Guernsey ancor prima che fosse introdotta la prima Legge in materia nel 1989. Fatta eccezione per alcune modifiche nel 1990 non ci sono state revisioni alla legislazione in esame fino all’introduzione della Trusts Law 2007 che sostituisce la vecchia normativa.
Il Trust Committee of the Guernsey Bar ha proposto di introdurre importanti revisioni in linea con gli sviluppi nelle altre giurisdizioni, compreso:

  • l’abolizione della regola contro la self-dealing (auto affare) per chiarire che il trustee di un trust può contrarre con sé stesso come trustee di un altro trust;
  • ampliare il ruolo della risoluzione alternativa delle controversie nella risoluzione di dispute sul trust;
  • l’introduzione di un potere statutario di Hastings Bass in modo da conferire alla Royal Court il potere di mettere da parte l’esercizio di un potere fiduciario in circostanze in cui il detentore del potere non ha tenuto conto di considerazioni di Legge o di fatto rilevanti o ha preso in considerazione elementi irrilevanti.
    Se tali proposte dovessero diventare leggi esse costituirebbero la prima vera modifica per il settore fiduciario dell’isola a partire dall’introduzione del concetto di “Guernsay foundation” sei anni fa. La Legge sulle fondazioni di Guernsey, che segue il modello della fondazione di diritto civile, è molto diversa da quella di Jersey e offre alle famiglie una scelta. La caratteristica distintiva di una fondazione di Guernsey è la sua capacità di creare classi di beneficiari privilegiati e beneficiari con diritti diversi in materia di accesso alle informazioni della fondazione. I beneficiari autorizzati hanno il diritto di conoscere la fondazione e hanno il diritto di presentare alcune domande in relazione alla fondazione in tribunale; quelli non autorizzati, al contrario non hanno diritto a nessuna informazione né hanno la possibilità di presentare richieste. Solitamente la costituzione di una fondazione consente ai beneficiari non autorizzati di ottenere l’autorizzazione e viceversa. Il moderato numero di fondazioni registrato a Guernsey fino ad oggi – circa 100 – smentisce il successo della loro introduzione.
    Le nuove fondazioni sono state particolarmente utili per le persone provenienti da Paesi di civil law e da altre regioni come il Medio Oriente, che negli ultimi anni si è rivelato un mercato chiave per le attività fiduciarie che riguardano la protezione dei beni e la pianificazione patrimoniale. I trust e le fondazioni fondate in Guernsey consentono ai residenti stranieri di trasferire beni a generazioni successive senza doversi confrontare con i regimi di regalità forzata (come quelli imposti dalla sharia) che altrimenti si applicherebbero alle loro proprietà. Il Medio Oriente, l’Africa meridionale, l’India ed alcune parti dell’America Latina soffrono di incertezza politica ed economica ecco perché in quei luoghi la stabilità e l’affidabilità del sistema giudiziario di Guernsey sono diventati un’attrazione. Questi fattori hanno determinato la creazione del Guernsey’s Financial Services Policy Framework sui servizi finanziari, pubblicato nel dicembre 2018, che è considerato un progetto per alimentare il “motore” dell’economia di Guernsey. È stato sviluppato dal governo di Guernsey in collaborazione con Guernsey Finance – l’agenzia di promozione per l’industria finanziaria dell’isola – con l’obiettivo di consolidare i punti di forza e le tendenze più ampie del settore. Fintech, fondi – distribuzione globale e sviluppo del prodotto – insieme alla gestione della ricchezza, investimento e servizi di intermediazione sono stati identificati come priorità. Il framework include l’obiettivo di diventare il più importante della comunità finanziaria globale per la fornitura di family office specializzato e servizi di proprietà private e dichiara l’intenzione di affinare l’approccio legale e normativo dell’isola per fornire l’ambiente globale e l’ecosistema più sostenibili per la gestione del capitale privato e della ricchezza.
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Regno Unito: accesso ai registri della società

Ciascuna società è tenuta ad avere un registro dei dipendenti che può essere controllato dagli azionisti che dimostrino di avere un valido motivo per accedervi. Prima del 2006 ciascun soggetto, dietro il pagamento di una tassa, poteva accedere al registro e procedere, inoltre, all’identificazione di tutti gli azionisti mediante la dichiarazione annuale. Il Companies Act del 2006 ha ribaltato la disciplina vigente introducendo il requisito del “proper purpose” (valido motivo).
Vediamo quando si delinea “un valido motivo” e cosa succede quando la società riceve una richiesta.
La Sezione 117 del Companies Act 2006 stabilisce che la società deve garantire l’accesso ai propri registri entro 5 giorni dalla data in cui la richiesta è stata presentata dall’azionista (o da un soggetto pubblico che abbia pagato il servizio). La richiesta deve contenere tutte le informazioni necessarie, compreso il motivo dell’accertamento. Al momento della ricezione, se la società ritiene che la richiesta non sia appropriata, può rimettere la decisione alla Corte.
La Legge non specifica quale sia il “proper purpose” (il valido motivo) e ciascun caso differisce a seconda delle circostanze. Una recente decisione della Corte d’Appello, nel caso Burry & Knight Ltd & Another v Knight ([2014] EWCA Civ 604) in cui la società ha vinto per aver negato ad un’azionista di accedere ai registri della società, costituisce una guida valida per capire come i tribunali esaminano le richieste. Nel caso in esame, è stato rilevato che due delle tre ragioni fornite dall’azionista si configuravano come ipotesi di “vendetta personale”.
Le società non devono, inoltre, trascurare la Legge sulla protezione dei dati, secondo cui taluna società ha il dovere di garantire che i dati personali sotto il suo controllo, non siano rivelati ingiustamente o illecitamente.

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Portogallo: le decisioni della Corte Costituzionale rassicurano i contribuenti delle società

Introduzione
La Corte Costituzionale svolge un ruolo importante nella protezione della certezza del diritto e delle aspettative degli investitori aziendali.
In un momento in cui gli investimenti aziendali sono alle prese con l’incertezza giuridica derivante da modifiche sistematiche al sistema fiscale portoghese, la Corte Costituzionale svolge un ruolo importante nel tranquillizzare questi soggetti sul fatto che i principi costituzionali fondamentali sono rispettati, proteggendo così i loro investimenti.

Casi recenti
Tre casi recenti portati dinanzi alla Corte Costituzionale sono stati infine decisi a favore della tutela delle aspettative legittime degli investitori, dell’interpretazione giudiziaria e dell’applicazione della legge.
Nei primi due casi, due norme innovative sono state introdotte al codice sulle imposte societarie nella Legge Finanziaria 2016, che ha introdotto un potenziale aumento dell’imposta societaria dovuta, con una svolta: attribuendo carattere interpretativo a queste norme, gli è stato attribuito un effetto retroattivo. L’occasione per questa decisione è stata la controversia riguardante alcuni casi in ambito tributario, in particolare nei tribunali per l’arbitrato. Il legislatore ha introdotto le seguenti norme al riguardo:
• La prima regola, presumibilmente a fini di chiarezza, stabiliva che non ci possono essere detrazioni valutate in applicazione di norme fiscali autonome (né detraziono di benefici fiscali aziendali o di somme precedentemente pagate dal contribuente, come pagamenti speciali in acconto sull’imposta societaria dovuta complessivamente).
• La seconda regola, probabilmente a fini di chiarificazione, ha determinato che l’aumento delle aliquote fiscali autonome nel caso di perdite fiscali, laddove esista un tax group of companies (imprese soggette a tassazione di gruppo), dovrebbe applicarsi quando il risultato fiscale del gruppo di tassazione è una perdita fiscale (e non quando è generato da perdite fiscali della singola società soggetta a tassazione autonoma).

Il problema principale era che, oltre all’introduzione di queste nuove regole, la Legge di bilancio per il 2016 attribuiva loro carattere interpretativo. Ciò significava che le nuove norme si applicavano anche agli eventi passati. È stato dunque presentato ricorso dinanzi alla Corte Costituzionale, sostenendo che queste regole auto-denominate come interpretative costituivano una violazione del divieto di tassazione retroattiva, e che tale azione retroattiva era in contrasto con il principio per cui il compito di interpretare e `applicare la legge è demandato all’autorità giudiziaria.
In un terzo caso, la questione sottoposta alla Corte Costituzionale era se il principio di legittimo affidamento fosse degno di protezione nel un caso in cui, anche se tecnicamente non vi era applicazione retroattiva di una nuova disposizione, essa influenzava l’uso attuale e futuro dei benefici fiscali acquisiti in relazione ad investimenti effettuati in precedenza. In base alla nuova norma, i crediti di imposta sulle società (ad esempio, crediti di imposta previsti dal regime fiscale per gli incentivi agli investimenti) da quel momento in poi avrebbero dovuto essere utilizzati solo al 10% dell’imposta sulle società, rispetto al 25%, come in precedenza, anche se tali benefici fiscali erano stati acquisiti negli anni precedenti all’emanazione della legge (a seguito di investimenti effettuati negli anni precedenti).

Decisioni della Corte Costituzionale
Per quanto riguarda i primi due casi, la Corte costituzionale ha deciso che le norme della legge di bilancio 2016 erano incostituzionali, per violazione del divieto di retroattività delle imposte in base al diritto costituzionale.
In entrambe le situazioni, la Corte ha concluso che una regola interpretativa auto-designata è in realtà una nuova legge, quando c’è incertezza sul significato della legge precedente o anche quando c’è più di una possibile interpretazione della legge precedente. Poiché la regola interpretativa auto-proclamata esclude sempre uno o più possibili significati della precedente norma, a favore della norma emanata dal Parlamento, questo cambia l’effetto della precedente disposizione.
La Corte Costituzionale ha rilevato che le regole interpretative in oggetto erano innovative (poiché esisteva già una controversia giudiziaria sul significato della precedente norma). Poiché il significato attribuito dalle norme interpretative ha comportato un aumento dell’imposta societaria dovuta per gli anni passati, era incompatibile con il divieto costituzionale di retroattività delle tasse.
Per quanto riguarda il terzo e più recente caso, la Corte Costituzionale ha anche deciso a favore della protezione del legittimo affidamento degli investitori, negando al Parlamento il diritto di ridurre l’imposta sulle società annuale per compensare i crediti d’imposta acquisiti negli anni precedenti, con gli investimenti fatti negli anni precedenti. L’interesse pubblico connesso all’obiettivo di aumentare il gettito fiscale delle società potrebbe e dovrebbe essere raggiunto con altri mezzi che non vanifichino la fiducia degli investitori.
La Corte inotlre ha osservato che lo Stato ha il dovere di rispettare i suoi impegni e che la fiducia degli investitori deve essere protetta. Ha poi ritenuto scorretta una situazione in cui lo stato induca i contribuenti a investire concedendo loro crediti di imposta (un obiettivo pubblico per risollevare l’economia) e successivamente modifichi l’accordo implicito, in un modo che possa mettere a repentaglio l’uso effettivo del credito d’imposta acquisito. Se la tassa annuale deve essere ridotta, dovrebbe essere dato in cambio qualcosa (ad esempio, estendere il periodo di prescrizione per l’utilizzo dei crediti d’imposta).

Commento
La Corte costituzionale ha dato un segnale chiaro che, nonostante le difficoltà finanziarie pubbliche, la disciplina e l’applicabilità di alcuni principi e valori fondamentali non possono essere messi da parte. Ha rafforzato il suo ruolo nella tutela dei diritti degli investitori e dei contribuenti in generale, comunicando l’importante messaggio, a tutti i soggetti coinvolti nel processo legislativo, che la necessità di ottenere entrate fiscali non può essere perseguita a tutti i costi, e deve essere conciliata con i principi di irretroattività delle imposte e di tutela del legittimo affidamento, inclusa la fiducia degli investitori.
Per gli investimenti in Portogallo, e quindi per l’economia portoghese nel suo complesso, comprese le sue finanze pubbliche, queste decisioni giudiziarie sono state rassicuranti.

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Regno Unito: abbiamo un accordo? Agenti immobiliari e commissioni

Il recente caso della Corte Suprema “Wells vs Devani” [2019] UKSC 4, interpreta i termini di un accordo verbale concluso tra un venditore ed un agente immobiliare in relazione al pagamento della commissione dell’agente e conferma che, mentre un accordo verbale può essere vincolante, se la Legge sugli agenti immobiliari non è stata rispettata, il Tribunale può ridurre la commissione dell’agente. Mentre il caso si concentra sul fattore scatenante per cui la commissione dell’agente diventa pagabile, è utile ricordare come viene creata una relazione giuridicamente vincolante tra le parti.

Accordo vincolante
Un contratto può essere scritto, orale o entrambi. Un accordo legalmente vincolante esiste solo se esiste una mutua intenzione di creare relazioni giuridiche tra le parti.
Nel caso Wells vs Devani, era stato stipulato un accordo orale, per telefono, tra il venditore dell’immobile ed un agente immobiliare, in base al quale l’agente avrebbe trovato un acquirente, in cambio del 2% di commissione più IVA. L’accordo non specificava quando il pagamento della commissione sarebbe stato dovuto all’agente, e il venditore successivamente si rifiutava di pagare.
Nel determinare se esistesse un contratto vincolante, la Corte Suprema ha valutato se l’accordo orale fosse completo e applicabile, nonostante non identificasse l’evento che obbligava al pagamento delle commissioni.
Sono stati considerati i seguenti punti:
• ciò che era stato comunicato tra il venditore e l’agente verbalmente e la loro condotta; e
• se le parti intendessero creare una relazione giuridicamente vincolante tra loro.
La Corte Suprema ha dichiarato che la condotta dell’agente nel trovare un acquirente per le proprietà del venditore indicava che le parti avevano agito secondo il loro accordo verbale e quindi intendevano creare una relazione giuridicamente vincolante.
L’accordo non era quindi troppo vago o incerto per essere esecutivo, e si è ritenuto che la commissione all’agente sui proventi della vendita fosse dovuta.

Sottintendere un termine nel contratto
Nel caso in parola, la corte ha ritenuto che sarebbe stato “naturalmente inteso” che il momento per il pagamento della commissione sarebbe stato al completamento della vendita degli immobili. Era quindi inutile che il tribunale sottintendesse questo termine nell’accordo orale in questo caso.

Estate Agents Act 1979 e l’effetto di non conformità
Il caso fornisce un utile promemoria delle informazioni che un agente immobiliare è tenuto a fornire ad un cliente prima prendere un incarico, al fine di rispettare la legge sugli Agenti Immobiliari ed evitare incertezze del tipo riscontrato in questo caso. Un agente dovrebbe fornire:
• dettagli delle circostanze in cui il cliente sarà tenuto a pagare un compenso all’agente per lo svolgimento di lavori di agenzia;
• dettagli della retribuzione dovuta per l’esecuzione di lavori di agenzia immobiliare, o se tale importo non è accertabile nel momento in cui vengono fornite le informazioni, dettagli sul modo in cui verrà calcolata la remunerazione;
• dettagli su eventuali pagamenti che non fanno parte della retribuzione dell’agente per lo svolgimento di lavori di agenzia ma che possono diventare esigibili in determinate circostanze e quali sono tali circostanze.
Nella fase di negoziazione, tutte le conversazioni, comprese le telefonate, devono essere registrate per iscritto e dichiarare espressamente che tutte le questioni sono “oggetto del contratto”.
Nel caso di Wells vs Devani, l’agente non ha rispettato gli obblighi previsti dalla legge, non informando espressamente il venditore dell’evento da cui sarebbe derivato il diritto alla commissione e non fornendo alcuna informazione per iscritto.
Nonostante il mancato adempimento dell’agente, la corte ha considerato il grado di colpevolezza dell’agente e si chiedeva se fosse abbastanza per considerare inapplicabile l’accordo orale. In conclusione, ha ritenuto che l’accordo verbale fosse valido, per le ragioni sopra esposte, ma che la commissione dovuta dal venditore all’agente dovesse essere ridotta di un terzo, a causa della mancata osservanza della legge da parte di quest’ultimo.

Commento
Il caso in oggetto è utile per ricordare che gli accordi verbali, come gli accordi stipulati telefonicamente, potrebbero essere legalmente vincolanti per le parti coinvolte. Chiaramente, un contratto tra un venditore e un agente immobiliare dovrebbe sempre essere fatto per iscritto, per garantire che il gli interessi di tutte le parti siano protetti e per evitare l’incertezza e in particolare per l’agente, il cui risultato può una riduzione del quantum concordato per la prestazione.

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Regno Unito: previste agevolazioni per gli imprenditori

Sono state annunciate modifiche per rendere più attraente la ricerca di nuovi investimenti da parte degli imprenditori. Ciò avverrà senza timore di perdere il diritto di sgravio quando la diluizione terrà la propria partecipazione al di sotto della soglia del capitale azionario ordinario del 5%. La possibilità di richiedere uno sgravio fiscale sarà limitata al guadagno derivante prima che le azioni cessino di qualificarsi. Gli individui saranno autorizzati a:
-richiederlo prima dell’investimento che ha innescato la diluizione portando i soggetti a detenere meno del 5% del capitale sociale ordinario. Questo guadagno si qualificherà per lo sgravio degli imprenditori se le azioni sono ordinarie e il contribuente è un dipendente o direttore della società che ha emesso le azioni o una società del gruppo. Il guadagno è un guadagno presunto perché non è stata effettuata la cessione di azioni – solo una diluizione del capitale azionario emesso dalla società che rappresentano;

  • rinviare il pagamento della tassa derivante fino all’effettiva cessione o vendita delle azioni. Ciò evita il problema per il contribuente di dover trovare i soldi per pagare le tasse su azioni che non sono state vendute.
    Data la situazione attuale, sarà necessaria un’elezione nella dichiarazione dei redditi per reclamare gli sgravi degli imprenditori. Finora non ci sono indicazioni sul fatto che il valore delle azioni sia basato sull’intero valore aziendale o su una quota di minoranza. Supponiamo che il contribuente, il signor T, detenesse azioni emesse a £ 1 ciascuna equivalenti al 10% del capitale sociale ordinario in una società privata. A seguito di un aumento del fondo in cui non ha partecipato, la sua partecipazione è scesa all’1% del capitale sociale ordinario emesso in società. Immediatamente prima dell’investimento, le azioni del signor T valevano 3,50 sterline l’una. Il guadagno derivante al momento del rilancio del fondo è di £ 100.000. Il signor T sceglie di differire la CGT dovuta sul guadagno fino alla cessione delle azioni. In un secondo momento il signor T si dimette dalla società e vende le sue azioni. Le azioni ora valgono £ 11,8 ciascuna e il ricavato della vendita è di £ 472,000. Nel calcolare la fattura CGT di Mr. T, il guadagno è suddiviso tra guadagno pre-diluizione e guadagno post diluizione. Il guadagno di pre-diluizione è di £ 100.000 su cui è disponibile lo sgravio degli imprenditori riducendo l’aliquota d’imposta al 10%. La seconda parte, il guadagno post diluizione che è £ 332.000 è tassato al 20%.
    La diluizione non si verifica solo su una raccolta di fondi. Gli azionisti possono trovarsi diluiti a seguito dell’esercizio di qualsiasi opzione, comprese le opzioni EMI (enterprise management incentive). Qualunque azionista in questa posizione sarà ora in grado di fare un’elezione per preservare lo sgravio derivante dalle opzioni che hanno causato un crollo della partecipazione azionaria al di sotto del 5%.
    Un altro caso in cui un’azionista può involontariamente scendere al di sotto della soglia del capitale azionario ordinario del 5% è quando vengono introdotte nuove classi di azioni. Possono sorgere difficoltà se:
    -i diritti associati alle nuove classi di azioni indicano che le azioni esistenti sono state diluite. Un problema comune si verifica quando l’azionista non ha diritto al 5% del capitale o del patrimonio in liquidazione a causa di una nuova classe di azioni che diluisce il diritto di altre azioni;
    -modifiche al capitale sociale possono, altresì, significare che non vi è alcun diritto ai dividendi calcolati con riferimento agli utili. Le azioni che conferiscono diritti fissi ai dividendi non possono essere qualificate come azioni ordinarie ai fini della compensazione degli imprenditori.
    che rientra o meno nell’ambito delle azioni ordinarie è stato recentemente oggetto di contenzioso fiscale. L’HMRC sta esaminando la questione molto da vicino, se viene trovato un problema dopo che le azioni sono state vendute non c’è nulla che il contribuente possa fare per migliorare la sua posizione. È necessario, dunque, prestare attenzione prime che le azioni siano vendute o estinte.
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Regno Unito: consigli pratici per amministratori di società in difficoltà

In circostanze normali il compito primario di un amministratore è quello di promuovere il successo della società e degli azionisti. Quando la società attraversa un periodo di crisi finanziaria (zona d’insolvenza) c’è un’inversione di rotta nei compiti degli amministratori: essi devono valutare gli interessi dei creditori della società e, a seconda delle difficoltà della società, devono dare la priorità ad alcuni interessi rispetto a quelli dei membri. In particolare, gli amministratori devono cercare di minimizzare le perdite dei creditori e possono incorrere in responsabilità personale nel caso in cui non agiscano in tal senso.

Può essere difficile per gli amministratori determinare l’andamento del commercio e decidere se continuare nella speranza di migliorare la posizione economica della società o cessare le attività commerciali nell’interesse dei creditori. Un amministratore che conclude (o dovrebbe aver concluso) che la liquidazione insolvente non può essere ragionevolmente evitata può essere giudicato responsabile per le perdite causate alla società. Di conseguenza, i dirigenti delle società in difficoltà dovrebbero chiedersi se c’è la possibilità di evitare la liquidazione.

Nel caso di difficoltà economica non c’è la necessità di cessare l’attività nel momento in cui inizia il declino economico, bisogna, infatti continuare a svolgere il proprio lavoro e cercare la soluzione migliore per massimizzare il potenziale ritorno ai creditori.

Le riunioni del consiglio dovrebbero essere tenute regolarmente durante i periodi di difficoltà finanziaria per concentrarsi sulla redditività della società e sulle sue possibilità di evitare la liquidazione insolvente. Dovrebbero essere prese in considerazione informazioni appropriate sul budget e sui flussi di cassa e gli amministratori dovrebbero assicurare che vengano intraprese azioni tempestive in relazione ad eventuali violazioni o potenziali violazioni dei documenti finanziari o di altri obblighi contrattuali. Le delibere e le decisioni del consiglio di amministrazione dovrebbero essere minuziosamente dettagliate (comprese eventuali voci di dissenso tra i direttori), affrontando gli interessi di tutte le parti interessate, in modo che possa essere dimostrato, se necessario, che gli amministratori continuino ragionevolmente a commerciare durante il periodo di difficoltà. Il consiglio dovrebbe assumere dei professionisti, il consiglio di amministrazione dovrebbe valutare se un comitato debba essere costituito per concentrarsi esclusivamente sulla ristrutturazione della società (che può richiedere molto tempo), mentre altri dirigono la loro attenzione verso le operazioni giornaliere. Gli amministratori dovrebbero essere consapevoli di eventuali conflitti di interesse che potrebbero garantire che tali conflitti siano dichiarati e gestiti in modo appropriato. Gli amministratori dovrebbero impegnarsi in prima istanza con i creditori per assicurarsi che siano (e rimangano) ben informati sulla posizione finanziaria della società e sulle azioni correttive perseguite dagli amministratori. Gli amministratori dovrebbero anche continuare a discutere la posizione della società con i propri azionisti e, in particolare, esaminare se esiste la possibilità che tali azionisti investano nuovi fondi nell’ambito di una ristrutturazione. Essi dovrebbero, inoltre, lavorare con dei consulenti legali in grado di esaminare le alternative nel caso in cui il salvataggio dell’attività al di fuori di un processo formale di insolvenza non sia possibile.

Il governo prevede di attuare alcune modifiche al quadro di Governo societario del Regno Unito, che può influire sulla responsabilità degli amministratori nel contesto di società in difficoltà.

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Cina: Legge sugli investimenti esteri della Repubblica Popolare Cinese

Il 15 marzo 2019, alcuni mesi dopo la sollecitazione dell’opinione pubblica sul progetto di Legge sugli investimenti esteri della Repubblica Popolare Cinese, il Congresso Nazionale (“NPC”) ha approvato la Legge sugli investimenti esteri, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2020, abrogando simultaneamente l’attuale quadro giuridico sull’investimento estero, costituito dalla legge sulle joint venture cinesi e straniere della RPC (la “Legge EJV”), dalla Legge sulle joint venture contrattuali sino-straniere della Repubblica popolare cinese (la “Legge CJV”) e la Legge sulle proprietà interamente detenute da stranieri della RPC (la “Legge WFOE”) e unificando il regime legale degli investimenti esteri della RPC.

I punti salienti della Legge sugli investimenti esteri sono i seguenti:

La portata degli investimenti esteri
Ai sensi dell’articolo 2 della legge sugli investimenti esteri, per investimenti esteri si intendono le attività di investimento effettuate direttamente o indirettamente da persone fisiche, giuridiche o altre organizzazioni straniere, tra cui:
• l’incorporazione di imprese a partecipazione estera nella RPC, in modo congiunto o collettivo con altri investitori;
• l’acquisizione di azioni, strumenti di capitale, quote di beni o altri diritti simili e partecipazioni di imprese della RPC;
• l’investimento in un nuovo progetto, in modo congiunto o collettivo con altri investitori; e
• altri metodi di investimento regolati dalle leggi, dai regolamenti o dalle disposizioni del Consiglio di Stato.
Le questioni da chiarire ulteriormente nella definizione degli investimenti esteri comprendono la definizione o l’esempio di “attività di investimento estero indiretto”, “investimento in qualsiasi nuovo progetto” e se gli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan devono essere classificati come investitori stranieri o meno.

Attività di investimento estero indiretto
Senza la definizione o l’esempio di “Investimento straniero indiretto”, capire se si intende regolamentare le società a valle investite da entità estere di secondo livello o se si riferisce all’investimento con la struttura VIE (entità ad interesse variabile) rimane incerto.

Investimento in un nuovo progetto
È inoltre opportuno chiarire se il progetto si riferisce a quei progetti contrattuali sino-stranieri regolamentati dalla legge CJV, come gli accordi di cooperazione sino-estera per lo sfruttamento delle risorse petrolifere, ovvero l’intenzione è di concentrarsi esclusivamente su un nuovo progetto.

Classificazione degli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan
Gli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan non rientrano nella sfera di investitori stranieri stabilita dalla Legge sugli investimenti esteri, e la legge tace sul fatto che l’investimento da parte di questi investitori siano regolati dalla Legge sugli investimenti esteri.
Tuttavia, alla conferenza stampa del 15 marzo, quando questa domanda è stata sollevata dalla Phoenix Media, il premier Li Keqiang ha risposto che gli investimenti di Hong Kong, Macao e Taiwan potrebbero essere regolati dalla Legge sugli investimenti esteri. Ci aspettiamo che il Consiglio di Stato chiarisca ulteriormente la questione per iscritto.

Sistema di gestione del trattamento nazionale pre-stabilimento e lista negativa
È la prima volta che vengono ufficialmente stabiliti nella legislazione ufficiale l’adozione del sistema di gestione del trattamento nazionale pre-stabilimento e l’elenco negativo degli investimenti esteri. Lo Stato tratterà come nazionali gli investimenti esteri al di fuori dell’elenco negativo rilasciato da parte del Consiglio di Stato o previa sua approvazione
L’elenco negativo indica le aziende con restrizioni o proibizioni sugli investimenti esteri, che sono soggette a misure amministrative speciali per l’accesso agli investimenti esteri. L’ultima lista negativa nazionale del 2018 è stata emanata il 28 giugno 2018.
La legge sugli investimenti esteri autorizza inoltre lo Stato ad istituire una zona economica speciale o ad attuare politiche e misure sperimentali per gli investimenti esteri, ove necessario. Attualmente, gli investimenti stranieri nelle zone di libero scambio pilota (Pilot Free Trade Zones – “FTZ”) sono soggetti alla lista negativa FTZ, che può adottare politiche più flessibili per gli investimenti stranieri, nel rispetto della FTZ su base sperimentale. Ad esempio, l’elenco negativo della Pilot Free Trade Zone, pubblicato il 30 giugno 2018, elimina l’investimento estero negli istituti di intermediazione dall’elenco negativo FTZ e consente agli investitori stranieri di investire in gruppi di livello culturale ed artistico, a condizione che il gruppo sia controllato da un soggetto cinese.

Protezione della proprietà intellettuale degli investitori e delle imprese straniere
La legge sugli investimenti esteri sottolinea ulteriormente la tutela della proprietà intellettuale degli investitori stranieri e delle imprese a capitale straniero, e stabilisce che l’organo amministrativo e i suoi dipendenti non sono autorizzati a forzare il trasferimento di alcuna tecnologia in via amministrativa. Inoltre, poco dopo l’emanazione della legge sugli investimenti esteri, il 18 marzo 2019 è stata emanata la decisione del Consiglio di Stato sulla modifica di alcuni regolamenti (“Decisione n. 709”), che elimina le seguenti restrizioni al contratto di importazione di tecnologia stabilito dai regolamenti per l’attuazione della legge sulle joint ventures in Cina e all’estero (“Implementation Regulation of EJV Law”) e dai regolamenti sull’amministrazione delle importazioni e delle esportazioni di tecnologia della RPC:
• Il termine di un accordo di trasferimento di tecnologia non è generalmente superiore a dieci anni;
• Dopo la scadenza di un contratto di trasferimento tecnologico, la parte importatrice ha il diritto di utilizzare la tecnologia in modo continuativo;
• Se si verifica una violazione dei diritti e degli interessi legali di terzi, quando il cessionario di un contratto di importazione di tecnologia utilizza la tecnologia fornita dal cedente, conformemente alle disposizioni del contratto, il cedente deve assumersene la responsabilità;
• Durante il periodo di validità del contratto di importazione di tecnologia, il diritto a qualsiasi miglioramento della tecnologia è attribuito alla parte che ha apportato i miglioramenti;
• Un contratto di importazione di tecnologia non deve contenere le seguenti clausole restrittive:
o imporre al cessionario di accettare le disposizioni secondarie che non sono essenziali per l’importazione della tecnologia, compreso l’acquisto di tecnologie, materie prime, prodotti, attrezzature o servizi;
o imporre al cessionario di pagare le tasse per l’uso o l’adempimento degli obblighi relativi alla tecnologia, compresi i diritti di brevetto scaduti o dichiarati non validi;
o limitare il cessionario dall’apportare miglioramenti alla tecnologia fornita dal cedente, o dall’utilizzare la tecnologia migliorata;
o limitare il cessionario dall’ottenere la tecnologia simile o in concorrenza con la tecnologia fornita dal cedente da altre fonti;
o limitare in modo irragionevole i canali o le fonti con cui il cessionario può procurarsi materie prime, parti, prodotti o attrezzature;
o limitare irragionevolmente la quantità, il tipo o il prezzo di vendita dei prodotti del cessionario;
o limitare in modo irragionevole i canali di esportazione del cessionario per i prodotti fabbricati utilizzando la tecnologia importata.
La Decisione n. 709 è entrata in vigore il 18 marzo 2019, quindi le regole sopraddette non saranno più applicabili ai contratti di trasferimento tecnico tra i cessionari stranieri e gli assegnatari domestici? La risposta potrebbe non essere così scontata.
Il contratto tecnico disciplinato dalle leggi della RPC sarà disciplinato anche dalla Legge sui contratti della RPC e dall’Interpretazione della Corte suprema del popolo su questioni relative alle leggi applicabili per la sperimentazione di casi di controversie che riguardano contratti tecnici.
Riguardo all’articolo (i) “termine dell’accordo di trasferimento di tecnologia” e all’articolo (ii) “diritto di utilizzare la tecnologia ininterrottamente dopo la scadenza del termine”, poiché non vi sono disposizioni restrittive stabilite dalle leggi e dai regolamenti della RPC su tale materia, le parti potrebbero negoziare liberamente il relativo termine.
Per quanto riguarda il punto (iii), la legge sul contratto della RPC consente alle parti di negoziare la ripartizione della responsabilità per le violazioni causate dall’esecuzione del contratto di tecnologia.
Quanto al punto (iv) “proprietà del diritto al miglioramento della tecnologia”, le parti potrebbero concordare a chi spetti la proprietà del diritto su eventuali miglioramenti della tecnologia. Se non c’è tale accordo, ovvero questo non è chiaro, la parte che ha apportato il miglioramento sarà riconosciuta come proprietaria. Inoltre, a seconda della situazione, il contratto di tecnologia sarà ritenuto nullo e qualora le parti non siano in grado di raggiungere un accordo sulla proprietà del diritto sui miglioramenti nella tecnologia, il tribunale potrà decidere che la parte che ha apportato il miglioramento debba possedere il diritto su detto miglioramento.
Per quanto concerne il punto (v) “clausole restrittive”, sebbene queste siano state soppresse dai regolamenti sull’amministrazione delle importazioni e delle esportazioni di tecnologia della RPC, tali restrizioni sono ancora applicate ai contratti tecnologici, conformemente alla legge sui contratti della RPC, la quale stabilisce che un contratto tecnologico con restrizioni da (1) a (7) debba essere considerato come se monopolizzi illegalmente la tecnologia e impedisca il progresso tecnologico, facendo decadere il contratto di tecnologia. Come abbiamo visto, per quanto riguarda l’articolo (iv), quando il contratto è ritenuto non valido, comporterà l’incertezza sulla proprietà del miglioramento della tecnologia.
Per quei concessionari stranieri che cercano meno restrizioni al trasferimento di tecnologia, alcune leggi a favore del cedente straniero potrebbero essere un’alternativa. Inoltre, i cessionari stranieri possono persuadere i concessionari a risolvere le controversie attraverso un istituto arbitrale estero nel territorio di qualsiasi paese firmatario della Convenzione sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri. Tuttavia, l’applicabilità di tale opzione è una questione aperta ed è soggetta a ulteriore interpretazione della legge da parte dei legislatori, della Corte suprema del popolo e delle decisioni emesse dai giudici.

Organizzazione e attività aziendale
Dopo la data di entrata in vigore della Legge sugli investimenti esteri, vale a dire il 1° gennaio 2020, le società estere di nuova costituzione devono conformarsi alla Legge sulle società della Repubblica popolare cinese (la PRC Company Law – “Legge sulle società”) o alla PRC Partnership Enterprise Law. La Legge sugli investimenti esteri consente alle società estere costituite in conformità con la Legge EJV, la Legge CJV e la Legge WFOE, di mantenere i loro originari criteri organizzativi per un periodo transitorio di cinque anni a partire dal 1° gennaio 2020.
In considerazione del fatto che la maggior parte delle societá a partecipazione estera sono società a responsabilità limitata, occorrerà concentrarsi sui principali cambiamenti delle società a responsabilità limitata, stabiliti dalla Legge sulle joint venture sino-straniere (“EJV”):

Organizzazione
Il lancio della legge sugli investimenti esteri cambierà anche la struttura di governo societario delle società a partecipazione straniera, dalla centralità del consiglio di amministrazione, alla centralità degli azionisti. Secondo la legge sulle società, l’assemblea degli azionisti è l’autorità della società, pertanto il potere di decidere le principali questioni societarie deve essere trasferito dal consiglio di amministrazione (direttore esecutivo) all’assemblea degli azionisti (azionista).
Le risoluzioni sul (1) la modifica dello statuto sociale; (2) l’aumento o riduzione del capitale societario; e (3) la fusione delle società, patti, scioglimento o modifica della struttura societaria, devono essere approvate dagli azionisti che detengono due terzi o più dei diritti di voto in assemblea, in sostituzione del precedente requisito che prevedeva l’approvazione unanime di tutti i consiglieri presenti ad una riunione del consiglio convocata a tale scopo.
I diritti di voto esercitabili dagli azionisti in un’assemblea devono essere basati sul rapporto tra il capitale conferito, ma il Company Law consente agli azionisti di raggiungere un accordo sulla ripartizione dei diritti di voto nello statuto della società.

Consiglio di Amministrazione
Secondo il Company Law, il consiglio di amministrazione (direttore esecutivo) è un organo direttivo ed esecutivo della società, non il più alto organo organizzativo previsto dalla legge EJV.
Gli amministratori rappresentativi di coloro che non sono dipendenti saranno eletti o revocati dagli azionisti in assemblea, anziché essere nominati o destituiti dagli azionisti.

Sottoscrizione del capitale incrementale
A parte la sottoscrizione del capitale incrementale su base proporzionale, gli azionisti potrebbero disciplinare le percentuali di rapporto per la sottoscrizione di capitale incrementale nello statuto.

Trasferimento della partecipazione azionaria
Invece di ottenere il consenso degli altri azionisti, il Company law richiede all’azionista o gli azionisti che propongono di trasferire la propria partecipazione ad un non azionista di ottenere il consenso di oltre la metà degli azionisti non proponenti, ed il trasferimento di partecipazioni tra azionisti non è più soggetto ad alcun consenso preventivo.
Inoltre, se gli azionisti raggiungono un accordo sul trasferimento delle partecipazioni nello statuto della società, tali disposizioni prevarranno.

Distribuzione del profitto
È obbligatorio, per le società disciplinate dal Common Law, versare il 10% degli utili, al netto delle imposte, nella riserva legale, prima della distribuzione degli utili, fino a quando la somma complessiva della riserva legale è superiore al 50% del capitale sociale. La legge EJV consentirá al consiglio di amministrazione di determinare la percentuale di contributo dei fondi di riserva.
Il Common Law non solo consente alla società di distribuire gli utili in proporzione al rapporto tra i contributi effettivi di ciascun azionista al capitale sociale, ma consente anche agli azionisti di determinare liberamente la proporzione della distribuzione degli utili, a condizione che l’accordo sia raggiunto da tutti gli azionisti.

Altro
Oltre alle principali modifiche commentate sopra, la Legge sugli investimenti esteri ribadisce l’incoraggiamento e la protezione degli investimenti esteri, aggiorna il sistema di segnalazione delle informazioni e il sistema di revisione della sicurezza per gli investimenti esteri, conferisce il potere di intraprendere azioni contro qualsiasi misura discriminatoria proibitiva o restrittiva operata da altre nazioni o regioni e, in particolare, intacca l’industria finanziaria e il mercato finanziario, dove prevalgono le disposizioni deliberate dallo Stato.

La legge sugli investimenti esteri concede agli investitori stranieri un periodo transitorio di cinque anni per convertire le società in forme societarie unificate ai sensi della legge sulle società (o la legge sulle società di partenariato della RPC, a seconda dei casi). Ci vorrà tempo per gli investitori stranieri, in particolare per quelli che investono in EJV o Joint venture sino-estere (“CJV”), per digerire i diritti e gli obblighi stabiliti dalle leggi, i cambiamenti e le nuove formalità richieste, per discutere internamente e con i loro consulenti le sfide e le strategie da adottare, per rinegoziare i termini dell’accordo degli azionisti ed i contratti accessori, di solito comprendenti gli accordi di trasferimento di tecnologia e lo statuto. A causa della flessibilità imposta dalla Legge CJV, ad esempio, le condizioni di cooperazione, le diverse forme di società, sia in forma di persona giuridica che fisica, della distribuzione degli utili, ecc., gli investitori stranieri di joint venture devono affrontare più sfide e ostacoli in questa trasformazione.
La legge sugli investimenti esteri ha portato ad alcune incertezze nell’ambito della registrazione delle imprese e degli investimenti esteri, delle valute estere e del trattamento fiscale preferenziale, tra gli altri. È prevista l’emissione di ulteriori norme che forniscano chiarimenti su tali questioni non risolte. A questo proposito, continueremo a seguire e segnalare gli sviluppi normativi.

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Cina: informazioni sulla Legge sugli investimenti esteri della Repubblica Popolare Cinese

Il 15 marzo 2019, alcuni mesi dopo la sollecitazione dell’opinione pubblica sul progetto di Legge sugli investimenti esteri della Repubblica Popolare Cinese, il Congresso Nazionale (“NPC”) ha approvato la Legge sugli investimenti esteri, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2020, abrogando simultaneamente l’attuale quadro giuridico sull’investimento estero, costituito dalla legge sulle joint venture cinesi e straniere della RPC (la “Legge EJV”), dalla Legge sulle joint venture contrattuali sino-straniere della Repubblica popolare cinese (la “Legge CJV”) e la Legge sulle proprietà interamente detenute da stranieri della RPC (la “Legge WFOE”) e unificando il regime legale degli investimenti esteri della RPC.

I punti salienti della Legge sugli investimenti esteri sono i seguenti:

La portata degli investimenti esteri
Ai sensi dell’articolo 2 della legge sugli investimenti esteri, per investimenti esteri si intendono le attività di investimento effettuate direttamente o indirettamente da persone fisiche, giuridiche o altre organizzazioni straniere, tra cui:
• l’incorporazione di imprese a partecipazione estera nella RPC, in modo congiunto o collettivo con altri investitori;
• l’acquisizione di azioni, strumenti di capitale, quote di beni o altri diritti simili e partecipazioni di imprese della RPC;
• l’investimento in un nuovo progetto, in modo congiunto o collettivo con altri investitori; e
• altri metodi di investimento regolati dalle leggi, dai regolamenti o dalle disposizioni del Consiglio di Stato.
Le questioni da chiarire ulteriormente nella definizione degli investimenti esteri comprendono la definizione o l’esempio di “attività di investimento estero indiretto”, “investimento in qualsiasi nuovo progetto” e se gli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan devono essere classificati come investitori stranieri o meno.

Attività di investimento estero indiretto
Senza la definizione o l’esempio di “Investimento straniero indiretto”, capire se si intende regolamentare le società a valle investite da entità estere di secondo livello o se si riferisce all’investimento con la struttura VIE (entità ad interesse variabile) rimane incerto.

Investimento in un nuovo progetto
È inoltre opportuno chiarire se il progetto si riferisce a quei progetti contrattuali sino-stranieri regolamentati dalla legge CJV, come gli accordi di cooperazione sino-estera per lo sfruttamento delle risorse petrolifere, ovvero l’intenzione è di concentrarsi esclusivamente su un nuovo progetto.

Classificazione degli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan
Gli investitori di Hong Kong, Macao e Taiwan non rientrano nella sfera di investitori stranieri stabilita dalla Legge sugli investimenti esteri, e la legge tace sul fatto che l’investimento da parte di questi investitori siano regolati dalla Legge sugli investimenti esteri.
Tuttavia, alla conferenza stampa del 15 marzo, quando questa domanda è stata sollevata dalla Phoenix Media, il premier Li Keqiang ha risposto che gli investimenti di Hong Kong, Macao e Taiwan potrebbero essere regolati dalla Legge sugli investimenti esteri. Ci aspettiamo che il Consiglio di Stato chiarisca ulteriormente la questione per iscritto.

Sistema di gestione del trattamento nazionale pre-stabilimento e lista negativa
È la prima volta che vengono ufficialmente stabiliti nella legislazione ufficiale l’adozione del sistema di gestione del trattamento nazionale pre-stabilimento e l’elenco negativo degli investimenti esteri. Lo Stato tratterà come nazionali gli investimenti esteri al di fuori dell’elenco negativo rilasciato da parte del Consiglio di Stato o previa sua approvazione
L’elenco negativo indica le aziende con restrizioni o proibizioni sugli investimenti esteri, che sono soggette a misure amministrative speciali per l’accesso agli investimenti esteri. L’ultima lista negativa nazionale del 2018 è stata emanata il 28 giugno 2018.
La legge sugli investimenti esteri autorizza inoltre lo Stato ad istituire una zona economica speciale o ad attuare politiche e misure sperimentali per gli investimenti esteri, ove necessario. Attualmente, gli investimenti stranieri nelle zone di libero scambio pilota (Pilot Free Trade Zones – “FTZ”) sono soggetti alla lista negativa FTZ, che può adottare politiche più flessibili per gli investimenti stranieri, nel rispetto della FTZ su base sperimentale. Ad esempio, l’elenco negativo della Pilot Free Trade Zone, pubblicato il 30 giugno 2018, elimina l’investimento estero negli istituti di intermediazione dall’elenco negativo FTZ e consente agli investitori stranieri di investire in gruppi di livello culturale ed artistico, a condizione che il gruppo sia controllato da un soggetto cinese.

Protezione della proprietà intellettuale degli investitori e delle imprese straniere
La legge sugli investimenti esteri sottolinea ulteriormente la tutela della proprietà intellettuale degli investitori stranieri e delle imprese a capitale straniero, e stabilisce che l’organo amministrativo e i suoi dipendenti non sono autorizzati a forzare il trasferimento di alcuna tecnologia in via amministrativa. Inoltre, poco dopo l’emanazione della legge sugli investimenti esteri, il 18 marzo 2019 è stata emanata la decisione del Consiglio di Stato sulla modifica di alcuni regolamenti (“Decisione n. 709”), che elimina le seguenti restrizioni al contratto di importazione di tecnologia stabilito dai regolamenti per l’attuazione della legge sulle joint ventures in Cina e all’estero (“Implementation Regulation of EJV Law”) e dai regolamenti sull’amministrazione delle importazioni e delle esportazioni di tecnologia della RPC:
• Il termine di un accordo di trasferimento di tecnologia non è generalmente superiore a dieci anni;
• Dopo la scadenza di un contratto di trasferimento tecnologico, la parte importatrice ha il diritto di utilizzare la tecnologia in modo continuativo;
• Se si verifica una violazione dei diritti e degli interessi legali di terzi, quando il cessionario di un contratto di importazione di tecnologia utilizza la tecnologia fornita dal cedente, conformemente alle disposizioni del contratto, il cedente deve assumersene la responsabilità;
• Durante il periodo di validità del contratto di importazione di tecnologia, il diritto a qualsiasi miglioramento della tecnologia è attribuito alla parte che ha apportato i miglioramenti;
• Un contratto di importazione di tecnologia non deve contenere le seguenti clausole restrittive:
o imporre al cessionario di accettare le disposizioni secondarie che non sono essenziali per l’importazione della tecnologia, compreso l’acquisto di tecnologie, materie prime, prodotti, attrezzature o servizi;
o imporre al cessionario di pagare le tasse per l’uso o l’adempimento degli obblighi relativi alla tecnologia, compresi i diritti di brevetto scaduti o dichiarati non validi;
o limitare il cessionario dall’apportare miglioramenti alla tecnologia fornita dal cedente, o dall’utilizzare la tecnologia migliorata;
o limitare il cessionario dall’ottenere la tecnologia simile o in concorrenza con la tecnologia fornita dal cedente da altre fonti;
o limitare in modo irragionevole i canali o le fonti con cui il cessionario può procurarsi materie prime, parti, prodotti o attrezzature;
o limitare irragionevolmente la quantità, il tipo o il prezzo di vendita dei prodotti del cessionario;
o limitare in modo irragionevole i canali di esportazione del cessionario per i prodotti fabbricati utilizzando la tecnologia importata.
La Decisione n. 709 è entrata in vigore il 18 marzo 2019, quindi le regole sopraddette non saranno più applicabili ai contratti di trasferimento tecnico tra i cessionari stranieri e gli assegnatari domestici? La risposta potrebbe non essere così scontata.
Il contratto tecnico disciplinato dalle leggi della RPC sarà disciplinato anche dalla Legge sui contratti della RPC e dall’Interpretazione della Corte suprema del popolo su questioni relative alle leggi applicabili per la sperimentazione di casi di controversie che riguardano contratti tecnici.
Riguardo all’articolo (i) “termine dell’accordo di trasferimento di tecnologia” e all’articolo (ii) “diritto di utilizzare la tecnologia ininterrottamente dopo la scadenza del termine”, poiché non vi sono disposizioni restrittive stabilite dalle leggi e dai regolamenti della RPC su tale materia, le parti potrebbero negoziare liberamente il relativo termine.
Per quanto riguarda il punto (iii), la legge sul contratto della RPC consente alle parti di negoziare la ripartizione della responsabilità per le violazioni causate dall’esecuzione del contratto di tecnologia.
Quanto al punto (iv) “proprietà del diritto al miglioramento della tecnologia”, le parti potrebbero concordare a chi spetti la proprietà del diritto su eventuali miglioramenti della tecnologia. Se non c’è tale accordo, ovvero questo non è chiaro, la parte che ha apportato il miglioramento sarà riconosciuta come proprietaria. Inoltre, a seconda della situazione, il contratto di tecnologia sarà ritenuto nullo e qualora le parti non siano in grado di raggiungere un accordo sulla proprietà del diritto sui miglioramenti nella tecnologia, il tribunale potrà decidere che la parte che ha apportato il miglioramento debba possedere il diritto su detto miglioramento.
Per quanto concerne il punto (v) “clausole restrittive”, sebbene queste siano state soppresse dai regolamenti sull’amministrazione delle importazioni e delle esportazioni di tecnologia della RPC, tali restrizioni sono ancora applicate ai contratti tecnologici, conformemente alla legge sui contratti della RPC, la quale stabilisce che un contratto tecnologico con restrizioni da (1) a (7) debba essere considerato come se monopolizzi illegalmente la tecnologia e impedisca il progresso tecnologico, facendo decadere il contratto di tecnologia. Come abbiamo visto, per quanto riguarda l’articolo (iv), quando il contratto è ritenuto non valido, comporterà l’incertezza sulla proprietà del miglioramento della tecnologia.
Per quei concessionari stranieri che cercano meno restrizioni al trasferimento di tecnologia, alcune leggi a favore del cedente straniero potrebbero essere un’alternativa. Inoltre, i cessionari stranieri possono persuadere i concessionari a risolvere le controversie attraverso un istituto arbitrale estero nel territorio di qualsiasi paese firmatario della Convenzione sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri. Tuttavia, l’applicabilità di tale opzione è una questione aperta ed è soggetta a ulteriore interpretazione della legge da parte dei legislatori, della Corte suprema del popolo e delle decisioni emesse dai giudici.

Organizzazione e attività aziendale
Dopo la data di entrata in vigore della Legge sugli investimenti esteri, vale a dire il 1° gennaio 2020, le società estere di nuova costituzione devono conformarsi alla Legge sulle società della Repubblica popolare cinese (la PRC Company Law – “Legge sulle società”) o alla PRC Partnership Enterprise Law. La Legge sugli investimenti esteri consente alle società estere costituite in conformità con la Legge EJV, la Legge CJV e la Legge WFOE, di mantenere i loro originari criteri organizzativi per un periodo transitorio di cinque anni a partire dal 1° gennaio 2020.
In considerazione del fatto che la maggior parte delle societá a partecipazione estera sono società a responsabilità limitata, occorrerà concentrarsi sui principali cambiamenti delle società a responsabilità limitata, stabiliti dalla Legge sulle joint venture sino-straniere (“EJV”):

Organizzazione
Il lancio della legge sugli investimenti esteri cambierà anche la struttura di governo societario delle società a partecipazione straniera, dalla centralità del consiglio di amministrazione, alla centralità degli azionisti. Secondo la legge sulle società, l’assemblea degli azionisti è l’autorità della società, pertanto il potere di decidere le principali questioni societarie deve essere trasferito dal consiglio di amministrazione (direttore esecutivo) all’assemblea degli azionisti (azionista).
Le risoluzioni sul (1) la modifica dello statuto sociale; (2) l’aumento o riduzione del capitale societario; e (3) la fusione delle società, patti, scioglimento o modifica della struttura societaria, devono essere approvate dagli azionisti che detengono due terzi o più dei diritti di voto in assemblea, in sostituzione del precedente requisito che prevedeva l’approvazione unanime di tutti i consiglieri presenti ad una riunione del consiglio convocata a tale scopo.
I diritti di voto esercitabili dagli azionisti in un’assemblea devono essere basati sul rapporto tra il capitale conferito, ma il Company Law consente agli azionisti di raggiungere un accordo sulla ripartizione dei diritti di voto nello statuto della società.

Consiglio di Amministrazione
Secondo il Company Law, il consiglio di amministrazione (direttore esecutivo) è un organo direttivo ed esecutivo della società, non il più alto organo organizzativo previsto dalla legge EJV.
Gli amministratori rappresentativi di coloro che non sono dipendenti saranno eletti o revocati dagli azionisti in assemblea, anziché essere nominati o destituiti dagli azionisti.

Sottoscrizione del capitale incrementale
A parte la sottoscrizione del capitale incrementale su base proporzionale, gli azionisti potrebbero disciplinare le percentuali di rapporto per la sottoscrizione di capitale incrementale nello statuto.

Trasferimento della partecipazione azionaria
Invece di ottenere il consenso degli altri azionisti, il Company law richiede all’azionista o gli azionisti che propongono di trasferire la propria partecipazione ad un non azionista di ottenere il consenso di oltre la metà degli azionisti non proponenti, ed il trasferimento di partecipazioni tra azionisti non è più soggetto ad alcun consenso preventivo.
Inoltre, se gli azionisti raggiungono un accordo sul trasferimento delle partecipazioni nello statuto della società, tali disposizioni prevarranno.

Distribuzione del profitto
È obbligatorio, per le società disciplinate dal Common Law, versare il 10% degli utili, al netto delle imposte, nella riserva legale, prima della distribuzione degli utili, fino a quando la somma complessiva della riserva legale è superiore al 50% del capitale sociale. La legge EJV consentirá al consiglio di amministrazione di determinare la percentuale di contributo dei fondi di riserva.
Il Common Law non solo consente alla società di distribuire gli utili in proporzione al rapporto tra i contributi effettivi di ciascun azionista al capitale sociale, ma consente anche agli azionisti di determinare liberamente la proporzione della distribuzione degli utili, a condizione che l’accordo sia raggiunto da tutti gli azionisti.

Altro
Oltre alle principali modifiche commentate sopra, la Legge sugli investimenti esteri ribadisce l’incoraggiamento e la protezione degli investimenti esteri, aggiorna il sistema di segnalazione delle informazioni e il sistema di revisione della sicurezza per gli investimenti esteri, conferisce il potere di intraprendere azioni contro qualsiasi misura discriminatoria proibitiva o restrittiva operata da altre nazioni o regioni e, in particolare, intacca l’industria finanziaria e il mercato finanziario, dove prevalgono le disposizioni deliberate dallo Stato.

La legge sugli investimenti esteri concede agli investitori stranieri un periodo transitorio di cinque anni per convertire le società in forme societarie unificate ai sensi della legge sulle società (o la legge sulle società di partenariato della RPC, a seconda dei casi). Ci vorrà tempo per gli investitori stranieri, in particolare per quelli che investono in EJV o Joint venture sino-estere (“CJV”), per digerire i diritti e gli obblighi stabiliti dalle leggi, i cambiamenti e le nuove formalità richieste, per discutere internamente e con i loro consulenti le sfide e le strategie da adottare, per rinegoziare i termini dell’accordo degli azionisti ed i contratti accessori, di solito comprendenti gli accordi di trasferimento di tecnologia e lo statuto. A causa della flessibilità imposta dalla Legge CJV, ad esempio, le condizioni di cooperazione, le diverse forme di società, sia in forma di persona giuridica che fisica, della distribuzione degli utili, ecc., gli investitori stranieri di joint venture devono affrontare più sfide e ostacoli in questa trasformazione.
La legge sugli investimenti esteri ha portato ad alcune incertezze nell’ambito della registrazione delle imprese e degli investimenti esteri, delle valute estere e del trattamento fiscale preferenziale, tra gli altri. È prevista l’emissione di ulteriori norme che forniscano chiarimenti su tali questioni non risolte. A questo proposito, continueremo a seguire e segnalare gli sviluppi normativi.

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Unione Europea: Lo scambio obbligatorio di informazioni

Al fine di massimizzare le norme relative allo scambio automatico obbligatorio di informazioni, la Direttiva 2011/16/UE del Consiglio è stata più volte modificata negli ultimi anni. In questo contesto, la Direttiva 2014/107/UE ha introdotto lo standard comune di comunicazione di informazioni CRS (Common Reporting Standard) elaborato dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che prevede lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari di cui sono titolari persone fisicamente non residenti e delinea un quadro per tale scambio a livello mondiale. A partire dal 1°Luglio 2020, il Regno Unito dovrà inglobare nella sua legislazione la Direttiva 2018/ 822/UE recante modifica della direttiva 2011/16/UE, anche nota come DAC6, per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica.
Per essere più specifici, la norma prevede la divulgazione obbligatoria degli accordi transfrontalieri da parte di intermediari, o soggetti passivi nei confronti di autorità fiscali e lo scambio automatico di queste informazioni tra gli Stati membri all’interno dell’Unione Europea i quali devono adottare e pubblicare le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla DAC6 entro il 31 dicembre 2019. In effetti, Stati membri come la Polonia hanno già introdotto alcune disposizioni; altre giurisdizioni, come Italia, Lituania, Svezia, Cipro e Paesi Bassi hanno presentato progetti di Legge per la consultazione. Con riferimento al Regno Unito, nonostante non si sappia ancora come verrà assorbita la DAC6, intermediari e clienti devono essere consapevoli della presenza di regole transitorie che richiedono la divulgazione delle operazioni che sono state stipulate dopo il 25 giugno 2018, per le quali il 31 agosto 2020 costituisce la data ultima per la comunicazione di tutte le informazioni necessarie.
L’attuazione della Direttiva prevede il rispetto di due condizioni:
-in primis, deve trattarsi di un accordo transfrontaliero, un accordo, cioè, riguardante più di uno Stato membro dell’Unione Europea, o uno Stato membro dell’UE ed un paese terzo in cui è soddisfatta almeno una delle seguenti condizioni:
• non tutti i partecipanti all’accordo sono residenti fiscali nella stessa giurisdizione;
• almeno uno dei partecipanti ha doppia residenza ai fini fiscali;
• almeno uno dei partecipanti all’accordo svolge un’attività in un’altra giurisdizione attraverso una stabile organizzazione e l’accordo fa parte degli affari di quella stabile organizzazione; o
• almeno uno dei partecipanti all’accordo svolge attività in un’altra giurisdizione senza essere residente ai fini fiscali o creando una stabile organizzazione situata in tale giurisdizione.
Le disposizioni in esame non fanno luce sui rapporti nazionali, ciò, però, non esclude la possibilità per gli stati membri di regolarizzare la disciplina anche all’interno dei propri confini.
-Deve contenere almeno uno dei 18 hallmarks (segni distintivi), in altre parole, deve avere una caratteristica specifica indica la presenza di un potenziale rischio di elusione fiscale.
• Elementi generali connessi al main benefit test;
• Elementi specifici connessi al main benefit test;
• Elementi specifici connessi alle transazioni transfrontaliere;
• Elementi specifici riguardanti lo scambio di informazioni e la titolarità effettiva;
• Elementi specifici relativi al prezzo di trasferimento.
Molti degli elementi indicati nell’appendice IV della Direttiva sono soggetti a un test di soglia supplementare, l’Unione Europea ha optato per l’MBT (Main Benefit Test). Lo scopo dell’MBT è di filtrare la divulgazione non pertinente e ridurre parte del carico amministrativo e di conformità del regime di divulgazione mirando solo alle transazioni motivate da imposte che potrebbero rappresentare la maggiore politica fiscale e rischi di entrate. L’MBT è soddisfatta se “si può stabilire che il vantaggio principale o uno dei principali benefici che, in considerazione di tutti i fatti e le circostanze rilevanti, una persona possa ragionevolmente aspettarsi di derivare da un accordo è l’ottenimento di un vantaggio fiscale”. Quindi, questo test confronta il valore del vantaggio fiscale atteso con qualsiasi altro beneficio che si possa ottenere dalla transazione. Secondo la relazione finale sull’azione 12 BEPS, l’MBT stabilisce una soglia relativamente alta per la divulgazione. È interessante notare che la direttiva afferma esplicitamente che il trattamento fiscale di un pagamento transfrontaliero a livello del destinatario non può essere l’unico motivo per concludere che un accordo soddisfa l’MBT. Pertanto, non importa di per sé se la giurisdizione del destinatario di un pagamento non impone alcuna imposta sulle società o impone un’imposta sulle società ad un tasso pari a zero o quasi zero o se il pagamento beneficia di un’esenzione completa o un regime fiscale preferenziale. Secondo la relazione finale sull’azione 12 di BEPS, l’MBT confronta il valore del vantaggio fiscale atteso con qualsiasi altro beneficio che potrebbe essere ottenuto dalla transazione. Ciò richiede un’analisi obiettiva di tutti i benefici ottenuti da un accordo e si presume che stabilisca una soglia relativamente alta per la divulgazione. Pertanto, la gestione della posizione fiscale di un accordo transfrontaliero o di un investimento che mira a generare reddito non dovrebbe soddisfare questa condizione di soglia poiché qualsiasi beneficio fiscale, in modo del tutto naturale, può essere solo una frazione del reddito complessivo. Quando si analizza l’MBT, può anche essere utile dare un’occhiata a come il Regno Unito ha affrontato problemi simili. Il Regno Unito ha introdotto le norme sulla divulgazione dei regimi di elusione fiscale (DOTAS) nel 2004 che sono costruiti, come il regime di divulgazione obbligatorio previsto dalla direttiva, intorno a una serie di segni distintivi che determinano se un sistema debba essere segnalato. Il Regno Unito ha anche adottato l’MBT come condizione limite. Le linee guida fornite da HMRC in merito all’MBT affermano esplicitamente che “il vantaggio è uno dei principali vantaggi dell’accordo se è un elemento significativo o importante dei benefici e non incidentale o non sostanziale”. Di conseguenza, il test è obiettivo e considera il valore del vantaggio fiscale atteso rispetto al valore di eventuali altri benefici che possono essere goduti. La guida afferma inoltre che dovrebbe essere ovvio a qualsiasi potenziale cliente quale sia la relazione tra il vantaggio fiscale e qualsiasi altro vantaggio finanziario del prodotto che stanno acquistando.
La DAC6 indica gli elementi per cui un accordo transfrontaliero è bloccato in quanto non aderente ai criteri stabiliti dal CRO.
• L’uso di investimenti finanziari che non sono previsti dal CRS ma hanno caratteristiche sostanzialmente simili a quelli che vengono catturati (ad esempio, l’uso di determinati tipi di moneta elettronica e contratti derivati);
• Il trasferimento di fondi ad una giurisdizione che non rientra nell’ambito del CRS;
• Riclassificazione, trasferimento o conversione di attività non rientrano nell’ambito del CRS;
• Disposizioni che intendono eliminare le segnalazioni, ad esempio accordi di investimento back-to-back.
• Accordi che indeboliscono o sfruttano le debolezze nelle procedure di due diligence utilizzate dagli istituti finanziari, incluso l’uso di giurisdizioni con requisiti di applicazione o trasparenza inadeguati o deboli.
Gli Stati Uniti sono una delle poche giurisdizioni che non hanno implementato il CRS, le informazioni pertinenti sono scambiate secondo il FATCA (l’equivalente americano del CRS).
L’obbligo di segnalazione primaria ricade sull’intermediario nonché qualsiasi persona che progetta, commercializza, organizza, mette a disposizione per l’implementazione o gestisce l’attuazione di un accordo transfrontaliero da segnalare. Gli esempi includono: consulenti fiscali, contabili e avvocati che forniscono consulenza ai clienti su accordi transfrontalieri segnalabili. Non c’è esclusione per i consulenti interni. Un intermediario comprende anche qualsiasi persona che fornisce (direttamente o indirettamente) servizi in relazione ad un accordo transfrontaliero se è ragionevole che il fornitore di servizi sappia che l’accordo è segnalabile. Si tratta di una definizione ampia che probabilmente riguarderà molti fornitori di servizi come banche, family office, fiduciari, i fornitori di servizi aziendali e notai, che possono assistere con tali accordi. Affinché un intermediario abbia un obbligo di segnalazione, deve anche essere residente ai fini fiscali o fornire i servizi pertinenti in uno Stato membro. Ad esempio, uno studio legale non appartenente all’Unione Europea rientrerebbe nell’ambito del regime DAC6 se prestasse servizi in uno Stato membro dell’Unione. Laddove vi sia più di un intermediario, l’obbligo di denunciare è di tutti gli intermediari coinvolti negli accordi. Un intermediario può, tuttavia, essere esonerato dal deposito delle informazioni nella misura in cui ha la prova che tali informazioni è già stato depositato da un altro intermediario. Laddove non esiste un intermediario dell’UE o l’intermediario dell’UE è un avvocato la cui consulenza gode di privilegi legali, l’obbligo di segnalare l’accordo transfrontaliero passa quindi al contribuente, se residente nell’Unione Europea. Dove c’è più di un contribuente che deve segnalare (come un marito e una moglie), l’obbligo primario ricade sul contribuente che ha concordato l’accordo con l’intermediario.
Come già detto, le prime transazioni segnalabili saranno quelle che hanno avuto il luogo tra il 25 giugno 2018 e il 1° luglio 2020, con il 31 agosto 2020 come data finale per la divulgazione. A partire dal 1° luglio 2020, gli accordi diventano riportabili entro 30 giorni (a seconda di quale dei due eventi si verifica per primo):
• il giorno successivo l’accordo transfrontaliero viene preparato per l’implementazione;
• il giorno dopo l’accordo transfrontaliero da segnalare è pronto per l’attuazione;
• o quando è stato fatto il primo passo nell’attuazione dell’accordo informativo transfrontaliero.
Alle autorità fiscali vanno comunicate le seguenti informazioni:
• L’identificazione degli intermediari e dei relativi contribuenti – inclusi nome, data e luogo di nascita (nel caso di un individuo), residenza fiscale e numero di identificazione fiscale;
• I tratti distintivi: i dettagli degli elementi che rendono possibile la dichiarazione transfrontaliera;
• Un riepilogo dell’accordo transfrontaliero da segnalare – incluso il valore delle attività coinvolte;
• I tempi: la data in cui ha luogo il primo passo nell’attuazione dell’accordo transfrontaliero da segnalare;
• Gli Stati membri interessati: l’identificazione dello Stato membro del/dei contribuenti e gli altri Stati membri che potrebbero essere interessati all’accordo transfrontaliero da segnalare.
• Altre persone interessate: l’identificazione di qualsiasi altra persona negli Stati membri che potrebbero essere interessati all’accordo transfrontaliero da segnalare – indicando a quale Stato membro tale persona appartiene;
• Un numero di riferimento per l’accordo.
Gli Stati membri scambieranno queste informazioni trimestralmente inserendo le relazioni ricevute in una banca dati centrale dell’Unione Europea, che può quindi essere valutato da ogni altro Stato membro, impedendone, però, l’uso pubblico.
• Sebbene la DAC6 miri principalmente alle grandi transazioni aziendali, questa nuova divulgazione obbligatoria aumenta anche la trasparenza delle strutture di detenzione di ricchezza private. Oltre alle potenziali sanzioni finanziarie, il danno alla reputazione per intermediari e contribuenti potrebbe essere significativo se non riescono a rispettare questo regime. Gli intermediari dovrebbero pertanto rivedere qualsiasi consiglio o servizio fornito ai clienti all’interno dell’UE, tenendo presente che la divulgazione è necessaria se l’accordo ha l’effetto di eludere la segnalazione di CRS o oscurare la proprietà del beneficiario, indipendentemente dal fatto che sia stato o meno previsto. Laddove i clienti implementano le transazioni senza consulenze esterne o cercano consigli e servizi da un non-UE intermediario o da intermediari dell’UE che beneficiano del privilegio legale, allora l’obbligo ricadrà su di loro. Le misure pratiche immediate da considerare includono:
• capire quali transazioni possono essere influenzate dal regime di divulgazione;
• identificare le transazioni intraprese durante il periodo di transizione che devono essere segnalate entro il 31 agosto 2020;
• raccogliere, analizzare e archiviare i dati che saranno necessari per la presentazione; e
• concordare un approccio con i team dei clienti e altri intermediari per garantire un reporting coerente.

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Regno Unito: le Entire agreement clauses

Le “Entire agreement clauses” (clausole sull’intero accordo) sono una pratica consueta nei contratti commerciali e, se redatte con attenzione, possono aiutare a ridurre l’incertezza e prevenire le richieste pretestuose. Tuttavia, la recente giurisprudenza suggerisce che i tribunali sono disposti a guardare oltre le Entire agreement clauses ed i giudici stanno dando ampio spazio alla loro interpretazione.
Lo scopo di questo tipo di clausole è stato riassunto dal giudice Lightman J. nella sentenza “Inntrepreneur Pub Co Ltd v East Crown Ltd” ed è:
“impedire ad una delle parti di un accordo scritto di scendere nel particolare e trovare nel corso delle negoziazioni alcune osservazioni (casuali) o dichiarazioni (spesso dimenticate o difficili da ricordare o spiegare) sulle quali fondare una pretesa, come quella relativa alla sussistenza di un contratto di garanzia collaterale (collateral warranty). La Entire agreement clause evita l’eventualità che vengano ricercati pretesti ed il pericolo per le parti contraenti connesso alla necessità che può sorgere in assenza di tale clausola di svolgere tali ricerche.
Perciò tale clausola costituisce un accordo vincolante tra le parti del fatto che i termini contrattuali completi si trovano solamente in quel documento e non altrove, e di conseguenza eventuali promesse o assicurazioni fatte nel corso dei negoziati (che in assenza di una clausola del genere potrebbe avere
effetto come garanzia collaterale) non hanno alcuna forza contrattuale, salvo nella misura in cui sono ricompresi al livello del contratto e avranno effetto in quel documento. “.
La Inntrepreneur ha anche scoperto che le Entire agreement clauses non precludono di proporre reclamo avverso una errata rappresentazione del contratto. In ogni caso, le successive decisioni sono state tutte concordi con l’interpretazione del giudice Lightman J in merito all’esclusione dei contratti di garanzia.
In base alla recente giurisprudenza e dell’analisi giuridica sulle Entire Agreement Clauses, abbiamo definito, di seguito, i punti chiave sul perché fare affidamento su disposizioni standard può costituire un rischio concreto.

State cercando di escludere la possibilità di proporre reclami per false dichiarazioni?
Anche se una Entire agreement clause si riferisce specificamente a precedenti dichiarazioni, i giudici hanno statuito, nel caso AXA Sun Life Services plc contro Campbel Martin Ltd, che non è esclusa la responsabilità per le false dichiarazioni.
Invece, sono necessarie parole chiare per escludere la falsa dichiarazione ed una Entire agreement clause spesso non ha questo effetto. Il dettaglio, dunque, dovrà essere nella stesura dell’accordo.
Ciò posto, nel recente caso NF Footbal Investments Ltd ed altri contro NFCC Group Holdings Ltd ed altri, il tribunale ha dichiarato che una Entire agreement clause contenuta in un contratto per l’acquisto di azioni, che consisteva solo in una dichiarazione di intesa completa (ad esempio, non conteneva passaggi che negassero la dipendenza o escludessero la responsabilità) escludeva i reclami per falsa dichiarazione.
La decisione assunta nel caso NF Footbal è insolita e può essere distinta dal caso Axa Sun Life per i fatti che ne sono alla base. Il giudice, nella sentenza NF Footbal, ha preso atto della decisione del giudice Rix LJ nel caso Axa Sun Life, per cui l’esclusione della applicabilità della falsa dichiarazione deve essere chiaramente indicata e ciò può essere ottenuto con una “clausola di non rappresentazione” o “non-dipendenza”. Il giudice, tuttavia, ha ritenuto che la circostanza di escludere la falsa dichiarazione dipende molto dal contesto e da come viene costruita la clausola stessa.
State cercando di escludere accordi precedenti (o preliminari)?
Se è così, dovrai essere specifico. I tribunali hanno riscontrato che le parti di un accordo non potevano aver previsto una Entire agreement clause per superare gli accordi restrittivi contenuti in un precedente accordo, ove per cui nella Entire agreement clause non c’era un riferimento esplicito a tali patti.
Vorreste precludere la possibilità di proporre reclami basati su contratti di garanzia?
I giudici hanno spesso trovato il modo di dare attuazione ai contratti di garanzia. Un contratto di garanzia deve possedere termini “materialmente diversi e distinguibili” dall’accordo principale. Anche se un contratto collaterale è precedente all’ accordo principale, non può rientrare nel campo delle Entire agreement clauses, se è considerato come “integrativo” dell’accordo principale e destinato a funzionare parallelamente ad esso.
Non dare per scontato che Entire agreement clause garantisca che il documento sarà considerato come se fosse l’intero accordo.
Anche se una Entire agreement clause potrebbe fornire prove molto persuasive dell’intenzione di ricomprendere tutte le volontà delle parti in quel documento scritto, a seconda che il documento contenga effettivamente l’intero accordo, alla fine sarà una questione di fatto e dipenderà dal linguaggio usato dalle parti.

La vostra intenzione è di cercare di evitare che vi siano termini impliciti per motivi di efficenza aziendale?
La ratio dell’insinuazione di termini per l’efficacia dell’azienda, significa che il termine tacito è già parte dell’accordo e quindi non può essere precluso da una Entire agreement clause. Se detta clausola è redatta in maniera sufficientemente ampia, tuttavia, può escludere l’uso di termini taciti da parte della clientela o del commercio. L’effetto di un Entire agreement clause su altri termini impliciti, come lo statuto o una precedente negoziazione, è incerta.
Una Entire agreement clause può impedire la proposizione di ricorsi contro rettifiche o errori?
La Entire agreement clause potrebbe avere un effetto limitato (o nessun effetto) sui reclami per rettifica o errore. Mentre può essere difficile dimostrare un’intenzione comune che perdura, se esiste una Entire agreement clause, sembra essere generalmente accettato che questa clausola non precluda un ricorso in caso di rettifica o errore.
Sintesi
In definitiva, l’effetto di una Entire agreement clause sarà una questione di interpretazione, che attinge ai fatti ed alle circostanze di un caso particolare, nonché all’intenzione delle parti. Questa clausola, pertanto, non è più considerata come la solita clausola standard. È fondamentale per coloro che si occupano di contratti, prendere in considerazione le implicazioni di una Entire agreement clause e plasmare la redazione di tali contratti affinché si raggiunga lo scopo desiderato.

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Regno Unito: Tenant Fees Act 2019

La Legge sulle tasse condominiali entrerà in vigore il 1° giugno 2019 e si applicherà alle Assured Shorthold Tenancies (AST) concesse a partire dal 1 ° giugno 2019 e a tutti gli AST (compresi quelli precedenti alla Legge) a partire da giugno 2020. Il suo scopo è quello di ridurre i costi “nascosti” che un inquilino può affrontare all’inizio della locazione. Tutti i proprietari dovranno, pertanto, assicurarsi che le pratiche relative ai versamenti di depositi trattenuti, depositi in affitto, tasse di inventario, penali per ritardi di pagamento e altre tariffe “in affitto” siano conformi alla legge. Il documento non specifica i dettagli dei pagamenti che saranno vietati, si limita ad elencare quelli che costituiscono un “pagamento consentito” e un “pagamento proibito”. Va notato, in particolare, che le commissioni comunemente addebitate per servizi quali assegni di inventario e controlli di riferimento saranno classificati come pagamenti vietati.

Affitto: non è ammesso un canone di locazione superiore al pagamento dovuto per un periodo a contratto avviato. Tuttavia, la legge non impedisce alle parti di concordare aumenti degli affitti o revisioni periodiche durante il mandato.                                                                                                        Deposito di locazione: un deposito versato dal conduttore all’inizio della locazione per garantire l’adempimento dei suoi obblighi nel contratto di locazione è consentito a condizione che non superi l’affitto di cinque settimane (se l’affitto annuale è inferiore a £ 50.000) o sei affitto di settimane (se l’affitto annuale è superiore a £ 50.000).                                                                                  Deposito (somma): è consentito un deposito, del tipo comunemente pagato dall’inquilino ad un proprietario o ad un agente prima della concessione di un affitto come prova dell’intenzione del conduttore di completare la transazione, a condizione che non superi la settimana di  affitto, che il proprietario o l’agente non detengano già un deposito per la stessa proprietà dallo stesso inquilino (ad esempio nel caso di un rinnovo).                                                                                          Deposito di detenzione (restituzione): qualsiasi deposito deve essere conforme alle disposizioni dettagliate dell’Allegato 2 dell’Atto. In breve, un deposito può essere detenuto da un proprietario o agente per un massimo di 14 giorni (o più lungo se concordato tra le parti) e dovrebbe essere rimborsato al conduttore entro 7 dal termine della locazione.

Deposito cauzionale (trattenuta): il locatore può trattenere il deposito se l’inquilino non rispetta il “diritto di affittare”, fornisce informazioni finanziarie o altre informazioni insoddisfacenti o fuorvianti o recede dal contratto. Il proprietario può anche conservare il deposito se l’inquilino non ha completato la transazione entro il periodo di 14 giorni (o altro concordato), a condizione che abbia preso tutte le misure ragionevoli per garantire all’affittuario l’adempimento del contratto.                                                                        Pagamenti predefiniti: la legge riconosce tre circostanze comuni di inadempimento, vale a dire la perdita di chiavi, il ritardo nel pagamento dell’affitto e la violazione del contratto di locazione, e ciascuno di questi eventi può far scattare un pagamento consentito. Qualsiasi pagamento per chiavi perse o altri dispositivi di sicurezza deve riflettere i costi ragionevoli sostenuti dal proprietario ed i dettagli di questi costi devono essere comunicati all’inquilino per iscritto. Qualsiasi pagamento dovuto a pagamento tardivo dell’affitto deve consentire un “periodo di garanzia” di 14 giorni, ma può quindi fornire interessi dalla data di scadenza alla data del pagamento effettivo, a condizione che il tasso di interesse non superi il 3% rispetto all’attuale tasso base della Banca d’Inghilterra.

Pagamenti per variare o assegnare una locazione: un pagamento da parte dell’inquilino al proprietario come corrispettivo per variare o assegnare una locazione esistente sarà un pagamento consentito, ma solo se la tariffa è inferiore a £ 50.                                                                                                                Pagamento al termine di un affitto: un pagamento da parte del locatario al proprietario come compensazione per una risoluzione anticipata o senza preavviso, è consentito ma solo nella misura in cui il pagamento riflette la perdita effettiva (se presente) subita dal proprietario.                                                                 Tasse ed utenze comunali: un pagamento per coprire le tasse comunali e/o le utenze (elettricità, gas o altri combustibili, acqua o fognature) è un pagamento consentito.                                                                                                                          Licenza TV: un pagamento per una licenza TV è un pagamento consentito, a condizione che il contratto di locazione lo preveda.                                   Telecomunicazioni: un pagamento per i servizi di comunicazione è un pagamento consentito, a condizione che il contratto di locazione richieda il pagamento e che, se il pagamento è a un proprietario, l’importo non superi i costi ragionevoli sostenuti in relazione alla fornitura di i servizi. Le comunicazioni sono definite per includere telefoni (non mobili), Internet, televisione via cavo e televisione satellitare.

Una disposizione in un contratto di locazione che pretende di recuperare un pagamento proibito da un inquilino è inapplicabile (il promemoria della locazione rimarrà in vigore), allo stesso modo un proprietario o un agente di locazione che richieda ad un inquilino di effettuare un pagamento vietato può essere perseguito ed il pagamento di una multa fino a £ 5.000, o fino a £ 30.000 se tale persona ha commesso un reato simile nei precedenti 5 anni. La legge si applicherà inizialmente alle nuove società, ma avrà effetto retroattivo dopo un periodo di garanzia di un anno, presumibilmente per consentire ai proprietari di rivedere le loro pratiche e si applicherà quindi a tutti gli AST a partire dal 1° giugno 2020. Dopo tale data, qualsiasi disposizione contrattuale che pretenda di richiedere al conduttore di effettuare un pagamento vietato dalla legge non avrà alcun effetto e un proprietario o un agente di locazione che accetta un pagamento proibito e non lo restituisce con 28 giorni verrà considerato come se avesse ricevuto un pagamento proibito. L’atto definisce il termine di locazione in riferimento alla legge sull’alloggio del 1988 per includere tutti gli AST (esclusi quelli concessi per più di 21 anni, alloggi sociali, alcune locazioni per studenti e licenze per occupare gli alloggi). Va notato che una locazione non sarà una AST a meno che: (i) l’inquilino sia un individuo o individui e utilizzi la proprietà come sua unica o principale residenza e (ii) l’affitto annuale supera £ 250 o, se a Londra, supera £ 1.000 ed è inferiore a £ 100.000.                                                                    La legge non entrerà in vigore fino a giugno, tuttavia i proprietari, i loro agenti e i consulenti dovrebbero prendere provvedimenti ora per rivedere le pratiche correnti e affrontare eventuali pratiche o pagamenti correnti che ammonteranno a pagamenti vietati. I documenti standard devono essere rivisti ed aggiornati per garantire che tutte le nuove locazioni che iniziano dopo il 1° giugno 2019 siano conformi alla legge. Le modifiche richieste sono relativamente semplici, tuttavia, dovrebbe essere concesso un tempo sufficiente per garantire che tutti i documenti siano aggiornati e tutte le pratiche e le procedure interne siano concordate e comunicate in tempo utile per l’introduzione della legge il 1 ° giugno.

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Brexit no-deal: cinque cose che chi viaggia per lavoro dovrebbe considerare

Siamo a meno di un mese dalla Brexit ed il Regno Unito lascerá l’Unione Europea alle 11pm, ora inglese, il 29 marzo 2019 in base all’automatica applicazione della legge, a meno che il Parlamento non approvi il Withdrawal Agreement (accordo sul recesso) oppure accada qualcos’altro che impedisca che ciò accada. Nel frattempo, le imprese britanniche che impiegano personale che viaggia o risiede temporaneamente nell’Unione Europea, devono provvedere alla loro uscita “no deal”.

Esaminiamo di cosa le imprese hanno bisogno al fine di assicurarsi che il personale viaggiante in Europa dopo la Brexit non incontri difficoltà.

Visa

I viaggiatori britannici non hanno bisogno di una Visa per viaggiare nell’Unione Europea e possono muoversi liberamente tra i Paesi europei con un passaporto in corso di validità.

Dopo il 29 marzo 2019, in base agli accordi di reciprocità, i cittadini del Regno Unito che si recano nei Paesi dell’area Schengen per un breve periodo (90 giorni nell’arco di 180 giorni) possono viaggiare senza una Visa.

Tuttavia, potrebbero cambiare le cose: dal 2021, coloro che possiedono il passaporto inglese e intendono lavorare o stabilirsi in Europa per più di tre mesi devono presentare una domanda in anticipo (e pagare una tassa) allo European Travel and Authorisation System (“ETIAS”). I detentori di passaporto inglese dovranno compilare una domanda online e fornire le proprie generalità (ad esempio: nome, genere, data di nascita ecc.), i dati del passaporto o del titolo di viaggio, lo stato membro di ingresso, informazioni generiche circa lo stato di salute del soggetto richiedente, precedenti penali, nonché precedenti casi di immigrazione nell’ Unione Europea. Tali informazioni verranno confrontate con un registro di sicurezza degli ospiti prima che sia presa una decisione (anche se, in generale, la decisione viene presa in pochi minuti).

Questo tipo di Visa è simile all’ESTA Americana, che mira ad identificare chiunque rappresenti una minaccia per la sicurezza o altri rischi.

Passaporti

I passaporti britannici continueranno ad essere validi sino alla loro data di scadenza, ma se il Regno Unito lascerà l’Unione Europea senza un accordo, i possessori di passaporto inglese saranno trattati come cittadini di Paesi terzi dagli stati dell’area Schengen e saranno soggetti allo Schengen Boarder Code. Quest’ultimo prevede che i passaporti devono:

  1. essere stati rilasciati negli ultimi 10 anni; e
  2. avere almeno 3 mesi di ulteriore validità alla data in cui si intende partire dall’ultimo Paese visitato nell’area Schengen. Tuttavia, poiché i cittadini degli stati terzi possono rimanere nell’area Schengen 90 giorni (circa tre mesi), coloro che viaggiano per affari, i cui passaporti scadranno entro sei mesi a partire dal 29 marzo 2019, avranno bisogno di rinnovare il loro passaporto ora, al fine di evitare che gli venga negato l’accesso ai Paesi dell’area di Schengen.

Ai possessori di passaporto inglese non sarà permesso neanche usare le code “fast track” riservate ai cittadini dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo e dovranno tenere in considerazione il tempo in cui saranno tenuti ad attendere in coda prima di poter proseguire con i propri affari.

Guida ed assicurazione

Attualmente gli automobilisti del Regno Unito possono guidare in Europa senza difficoltà. Tutto ciò di cui hanno bisogno è una patente UK valida, un’adeguata polizza auto ed ogni equipaggiamento opportuno (come il triangolo di pericolo, il giubbotto catarifrangente, il kit di pronto soccorso ecc.).

Se usciamo senza un accordo, i conducenti che portino la loro auto di proprietà o ne noleggino una all’estero, potrebbero aver bisogno di un permesso di guida internazionale (International Driving Permit – “IDP”) e potrebbero averne bisogno di più di uno se viaggiano in differenti paesi dell’UE. Il Regno Unito rilascia tre tipi di IDP ai possessori di patente inglese ivi residenti: il 1926 IDP, il 1949 IDP e il 1968 IDP. A partire dal 28 marzo 2019, alcuni stati cesseranno di riconoscere la 1926 e la 1949 IDP ed è possibile che gli automobilisti abbiano bisogno del 1968 IDP per guidare. Questa disposizione verrà applicata dalla maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, inclusi Belgio, Francia, Germania e Portogallo. In ogni caso, gli automobilisti che viaggiano in Spagna, Cipro, Islanda o Malta avranno bisogno del 1949 IDP.

L’Irlanda, invece, ha stabilito che i conducenti del Regno Unito non avranno bisogno di un permesso di guida internazionale.

Inoltre, gli IDP hanno una durata limitata. Possono essere ottenuti allo sportello dell’ufficio postale al costo di £5.50.

In merito alle assicurazioni, nel caso in cui non si raggiunga un accordo, i possessori di veicoli registrati nel Regno Unito, avranno bisogno di farsi rilasciare una Green Card dalla propria compagnia assicurativa, al fine di provare che hanno una copertura assicurativa per quando viaggiano all’estero (a meno che la Commissione Europea non revochi tale previsione). Se hanno un incidente, potrebbero dover presentare un reclamo contro l’altro conducente, ovvero contro la propria compagnia, nel Paese in cui l’incidente è avvenuto. Ciò comporterebbe che il reclamo debba essere presentato nella lingua propria di quel paese.

Costi per il traffico dati in roaming

Ai sensi della normativa europea, tutti i suoi cittadini hanno diritto ad usufruire gratuitamente del roaming. Questo significa che i cittadini britannici che viaggiano in Europa non devono più pagare per effettuare le chiamate, inviare messaggi o usare i dati che gli vengono applicati nel Regno Unito.

In più, gli operatori di rete mobile devono applicare di default un limite di spesa per l’uso dei dati mobili di 50 Euro (ed avvisare i viaggiatori nel caso in cui i loro dispositivi raggiungano l’80% e poi il 100% del limite di roaming dati prestabilito).

Nel caso in cui non vi sia un accordo, queste tutele spariranno e gli operatori telefonici potranno incrementare le tariffe per il roaming. Secondo l’amministrazione, la 3, la EE, la 02 e la Vodafone hanno affermato che non hanno intenzione di farlo, ma i viaggiatori d’affari dovranno effettuare un controllo con le proprie compagnie telefoniche prima di mettersi in viaggio.

Assicurazione sanitaria

Attualmente, i viaggiatori britannici che si recano in uno dei Paesi dell’Unione Europea hanno il diritto di ricevere cure pubbliche gratuitamente o ad un prezzo ridotto in ogni Paese dell’Unione. Sono tenuti a portare con sé la European Health Insurance Card (“EHIC”), che è disponibile gratuitamente e copre sia le patologie, sia le cure d’emergenza. Ciò significa che i soggetti con patologie croniche come, ad esempio, quelle che richiedono la dialisi quotidiana, possono viaggiare sapendo che riceveranno le cure alle stesse condizioni dei cittadini dei Paesi che stanno visitando. La EHIC card potrebbe non essere valida se recediamo senza un accordo ed il Governo ha consigliato ai viaggiatori di controllare quali tipologie di accordi sono vigenti nei Paesi che intendono visitare. L’amministrazione sostiene che sta “cercando degli accordi” con i Paesi in merito alle convenzioni di assistenza sanitaria per i cittadini del Regno Unito successivamente al 29 marzo, ma sino ad ora non è stata raggiunta alcuna intesa. I visitatori per motivi professionali dovrebbero sottoscrivere delle apposite assicurazioni di viaggio. Coloro i quali sono soggetti a condizioni sanitarie di lungo periodo devono aspettarsi significativi aumenti dei costi.

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Regno Unito: lancio del “Making Tax Digital” ad aprile 2019

Il Governo inglese lancerà la prima fase del progetto Making Tax Digital (“MTD”) nel mese di aprile di quest’anno.

Per il primo anno si applicherà unicamente all’IVAe verrà esteso ad altre imposte non prima del 2020. La maggior parte delle imprese iscritte al registro IVA con un volume d’affari annuo inferiore agli £85,000 (eccetto per le categorie escluse elencate di seguito), saranno tenute a rispettare le regole del MTD con effetto dal primo periodo d’imposta ai fini dell’IVA a partire dal 1° aprile 2019 o successivamente. Ciò significa che esse dovranno:

  • tenere un registro IVA digitale;
  • registrarsi al Making Tax Digital ai fini IVA;
  • utilizzare software compatibili con il Making Tax Digital per presentare le dichiarazioni IVA.

Molte imprese già utilizzano archivi digitali, ma generalmente saranno necessari software speciali per far sì che le dichiarazioni siano presentate all’HMRC e per creare fogli elettronici compatibili con il MTD. Le imprese saranno in grado di tagliare ed incollare informazioni tra i prodotti software fino al 31 marzo 2019, ma successivamente dovranno assicurare la presenza di link digitali tra i prodotti software. Le pubblicazioni dell’HMRC elencate di seguito contengono informazioni sui software compatibili.

Il gruppo differito

In ogni caso, alcune imprese con un regime IVA più complesso, avranno ulteriori sei mesi per prepararsi al MTD. Le stesse non saranno soggette al MTD fino al primo periodo d’imposta IVA, che inizierà a far data dal 1° ottobre 2019 o successivamente.

Un’impresa rientrerà in questo gruppo se:

  • fa parte di un VAT group o di una VAT Division;
  • è residente all’estero;
  • è un trust;
  • è un’organizzazione no-profit non costituita in forma di società;
  • presenta le dichiarazioni annuali;
  • è un ente locale;
  • è un’impresa pubblica;
  • effettua pagamenti in acconto;
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Lussemburgo: Il registro lussemburghese dei proprietari effettivi


Procedura di registrazione

Le entità registrate presso il Registro del Commercio e delle Imprese lussemburghese che rientrano nell’ambito di applicazione della Legge del 15 gennaio 2019 che istituisce un registro lussemburghese dei titolari effettivi (la “Legge REBECO”), devono registrare tutti i dettagli dei loro titolari effettivi (“UBO“) tramite una piattaforma online gestita dal Registro delle Imprese lussemburghese (il” Gestore “) in francese, tedesco o lussemburghese. E’ possibile presentare una richiesta motivata per limitare l’accesso alle informazioni sull’UBO allo stesso tempo o, a determinate condizioni, in una fase successiva.

Documenti da fornire

La documentazione di supporto che deve essere presentata per ogni beneficiario effettivo consiste in una copia della carta d’identità o passaporto nazionale o, nel caso di società quotate in borsa, un documento attestante che i titoli della società in oggetto sono ammessi alla negoziazione in un mercato qualificato e regolamentato.

Le spese amministrative

Gli enti obbligati sono esentati dal pagamento della commissione amministrativa per registrare i propri UBO fino al 1 ° settembre 2019.

Dopo tale data, la registrazione del proprietario effettivo e le eventuali modifiche alle informazioni in archivio saranno soggette ad una commissione.

Accesso alle informazioni

Alcune informazioni sull’UBO sono accessibili al pubblico attraverso il sito Web del Gestore (ad es. Nome, partecipazione azionaria, ecc.).

Le istituzioni finanziarie e di credito, nonché i notai e gli ufficiali giudiziari che agiscono in qualità di dipendenti pubblici possono richiedere l’accesso ad ulteriori informazioni (ad esempio indirizzo, numero di registrazione nazionale, ecc.).

Le autorità nazionali, come l’amministrazione fiscale lussemburghese, l’ufficio del Pubblico Ministero, le autorità doganali, ecc., avranno accesso illimitato alle informazioni correnti e passate sull’ UBO, anche in relazione alle entità liquidate.

Protezione dei dati

Oltre alle preoccupazioni sulla protezione dei dati espresse dal garante europeo della protezione dei dati in relazione alla quarta direttiva AML, l’autorità per la protezione dei dati lussemburghese (CNPD) ha recentemente manifestato preoccupazioni riguardo alla necessità e proporzionalità delle misure introdotte dalla Legge REBECO. Il regolamento REBECO non prevede garanzie specifiche per affrontare tali preoccupazioni. Di conseguenza, la conformità del quadro REBECO alla Legge sulla privacy è discutibile.

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Lussemburgo: Il registro lussemburghese dei proprietari effettivi


Procedura di registrazione

Le entità registrate presso il Registro del Commercio e delle Imprese lussemburghese che rientrano nell’ambito di applicazione della Legge del 15 gennaio 2019 che istituisce un registro lussemburghese dei titolari effettivi (la “Legge REBECO”), devono registrare tutti i dettagli dei loro titolari effettivi (“UBO“) tramite una piattaforma online gestita dal Registro delle Imprese lussemburghese (il” Gestore “) in francese, tedesco o lussemburghese. E’ possibile presentare una richiesta motivata per limitare l’accesso alle informazioni sull’UBO allo stesso tempo o, a determinate condizioni, in una fase successiva.

Documenti da fornire

La documentazione di supporto che deve essere presentata per ogni beneficiario effettivo consiste in una copia della carta d’identità o passaporto nazionale o, nel caso di società quotate in borsa, un documento attestante che i titoli della società in oggetto sono ammessi alla negoziazione in un mercato qualificato e regolamentato.

Le spese amministrative

Gli enti obbligati sono esentati dal pagamento della commissione amministrativa per registrare i propri UBO fino al 1 ° settembre 2019.

Dopo tale data, la registrazione del proprietario effettivo e le eventuali modifiche alle informazioni in archivio saranno soggette ad una commissione.

Accesso alle informazioni

Alcune informazioni sull’UBO sono accessibili al pubblico attraverso il sito Web del Gestore (ad es. Nome, partecipazione azionaria, ecc.).

Le istituzioni finanziarie e di credito, nonché i notai e gli ufficiali giudiziari che agiscono in qualità di dipendenti pubblici possono richiedere l’accesso ad ulteriori informazioni (ad esempio indirizzo, numero di registrazione nazionale, ecc.).

Le autorità nazionali, come l’amministrazione fiscale lussemburghese, l’ufficio del Pubblico Ministero, le autorità doganali, ecc., avranno accesso illimitato alle informazioni correnti e passate sull’ UBO, anche in relazione alle entità liquidate.

Protezione dei dati

Oltre alle preoccupazioni sulla protezione dei dati espresse dal garante europeo della protezione dei dati in relazione alla quarta direttiva AML, l’autorità per la protezione dei dati lussemburghese (CNPD) ha recentemente manifestato preoccupazioni riguardo alla necessità e proporzionalità delle misure introdotte dalla Legge REBECO. Il regolamento REBECO non prevede garanzie specifiche per affrontare tali preoccupazioni. Di conseguenza, la conformità del quadro REBECO alla Legge sulla privacy è discutibile.

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Lussemburgo: Il registro lussemburghese dei proprietari effettivi


Procedura di registrazione

Le entità registrate presso il Registro del Commercio e delle Imprese lussemburghese che rientrano nell’ambito di applicazione della Legge del 15 gennaio 2019 che istituisce un registro lussemburghese dei titolari effettivi (la “Legge REBECO”), devono registrare tutti i dettagli dei loro titolari effettivi (“UBO“) tramite una piattaforma online gestita dal Registro delle Imprese lussemburghese (il” Gestore “) in francese, tedesco o lussemburghese. E’ possibile presentare una richiesta motivata per limitare l’accesso alle informazioni sull’UBO allo stesso tempo o, a determinate condizioni, in una fase successiva.

Documenti da fornire

La documentazione di supporto che deve essere presentata per ogni beneficiario effettivo consiste in una copia della carta d’identità o passaporto nazionale o, nel caso di società quotate in borsa, un documento attestante che i titoli della società in oggetto sono ammessi alla negoziazione in un mercato qualificato e regolamentato.

Le spese amministrative

Gli enti obbligati sono esentati dal pagamento della commissione amministrativa per registrare i propri UBO fino al 1 ° settembre 2019.

Dopo tale data, la registrazione del proprietario effettivo e le eventuali modifiche alle informazioni in archivio saranno soggette ad una commissione.

Accesso alle informazioni

Alcune informazioni sull’UBO sono accessibili al pubblico attraverso il sito Web del Gestore (ad es. Nome, partecipazione azionaria, ecc.).

Le istituzioni finanziarie e di credito, nonché i notai e gli ufficiali giudiziari che agiscono in qualità di dipendenti pubblici possono richiedere l’accesso ad ulteriori informazioni (ad esempio indirizzo, numero di registrazione nazionale, ecc.).

Le autorità nazionali, come l’amministrazione fiscale lussemburghese, l’ufficio del Pubblico Ministero, le autorità doganali, ecc., avranno accesso illimitato alle informazioni correnti e passate sull’ UBO, anche in relazione alle entità liquidate.

Protezione dei dati

Oltre alle preoccupazioni sulla protezione dei dati espresse dal garante europeo della protezione dei dati in relazione alla quarta direttiva AML, l’autorità per la protezione dei dati lussemburghese (CNPD) ha recentemente manifestato preoccupazioni riguardo alla necessità e proporzionalità delle misure introdotte dalla Legge REBECO. Il regolamento REBECO non prevede garanzie specifiche per affrontare tali preoccupazioni. Di conseguenza, la conformità del quadro REBECO alla Legge sulla privacy è discutibile.

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Lussemburgo: Il registro lussemburghese dei proprietari effettivi

Procedura di registrazione

Le entità registrate presso il Registro del Commercio e delle Imprese lussemburghese che rientrano nell’ambito di applicazione della Legge del 15 gennaio 2019 che istituisce un registro lussemburghese dei titolari effettivi (la “Legge REBECO”), devono registrare tutti i dettagli dei loro titolari effettivi (“UBO“) tramite una piattaforma online gestita dal Registro delle Imprese lussemburghese (il” Gestore “) in francese, tedesco o lussemburghese. E’ possibile presentare una richiesta motivata per limitare l’accesso alle informazioni sull’UBO allo stesso tempo o, a determinate condizioni, in una fase successiva.

Documenti da fornire

La documentazione di supporto che deve essere presentata per ogni beneficiario effettivo consiste in una copia della carta d’identità o passaporto nazionale o, nel caso di società quotate in borsa, un documento attestante che i titoli della società in oggetto sono ammessi alla negoziazione in un mercato qualificato e regolamentato.

Le spese amministrative

Gli enti obbligati sono esentati dal pagamento della commissione amministrativa per registrare i propri UBO fino al 1 ° settembre 2019.

Dopo tale data, la registrazione del proprietario effettivo e le eventuali modifiche alle informazioni in archivio saranno soggette ad una commissione.

Accesso alle informazioni

Alcune informazioni sull’UBO sono accessibili al pubblico attraverso il sito Web del Gestore (ad es. Nome, partecipazione azionaria, ecc.).

Le istituzioni finanziarie e di credito, nonché i notai e gli ufficiali giudiziari che agiscono in qualità di dipendenti pubblici possono richiedere l’accesso ad ulteriori informazioni (ad esempio indirizzo, numero di registrazione nazionale, ecc.).

Le autorità nazionali, come l’amministrazione fiscale lussemburghese, l’ufficio del Pubblico Ministero, le autorità doganali, ecc., avranno accesso illimitato alle informazioni correnti e passate sull’ UBO, anche in relazione alle entità liquidate.

Protezione dei dati

Oltre alle preoccupazioni sulla protezione dei dati espresse dal garante europeo della protezione dei dati in relazione alla quarta direttiva AML, l’autorità per la protezione dei dati lussemburghese (CNPD) ha recentemente manifestato preoccupazioni riguardo alla necessità e proporzionalità delle misure introdotte dalla Legge REBECO. Il regolamento REBECO non prevede garanzie specifiche per affrontare tali preoccupazioni. Di conseguenza, la conformità del quadro REBECO alla Legge sulla privacy è discutibile.

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Cipro: emissione di certificati di residenza fiscale in base alla regola di residenza dei 60 giorni

L’Agenzia delle Entrate di Cipro ha rilasciato una circolare (EE 33 datata 29 gennaio 2019) che fornisce indicazioni sulle disposizioni fiscali per i soggetti introdotti dalla Legge 119/2017. Con effetto a partire dal 2017, i soggetti fisicamente presenti a Cipro per un periodo di almeno 60 giorni durante l’anno fiscale saranno considerati residenti nel Paese a condizione che soddisfino tutte le seguenti condizioni di quell’anno fiscale:

  • Non rimangono in un altro Paese per un periodo superiore ai 183 giorni;
  • Non sono residenti fiscali in un altro Paese;
  • intraprendono attività commerciali a Cipro, vengono impiegati a Cipro o ricoprono una carica in una società residente a Cipro fino alla fine dell’anno fiscale;
  • mantengono la residenza permanente a Cipro.

La circolare chiarisce che un soggetto che ricopre la carica di amministratore in una società residente a Cipro e che delega questo incarico ad un direttore “supplente” o ad un sostituto in qualsiasi momento durante l’anno fiscale non soddisfa la terza condizione e, dunque, non ha diritto alla residenza fiscale a Cipro ai sensi della normativa dei 60 giorni.

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Regno Unito: il Governo pubblica la guida “no deal” per le scuole ed i college

Sono rimasti solo 45 giorni fino alla Brexit ed il Regno Unito lascerà l’Unione Europea alle ore 23:00 del 29 marzo 2019 per effetto automatico della Legge. Finora, il Governo non è stato in grado di ottenere l’approvazione parlamentare del Withdrawal Agreement e si sta preparando per “un non accordo”. Recentemente ha pubblicato una guida per le scuole ed i college per aiutare le famiglie ad affrontare il no deal.Per quanto riguarda le ammissioni, qualsiasi bambino che vive nel Regno Unito può fare richiesta ed essere ammesso in una scuola in Inghilterra indipendentemente dal suo status di immigrazione e non si deve negare a un bambino il posto sulla base della sua nazionalità o lo stato di immigrazione. Tuttavia, i bambini europei, o appartenenti al SEE, all’EFTA e gli svizzeri dovranno presentare domanda di adesione in base allo schema del Settled Status entro il 31 dicembre 2020 per rimanere oltre tale data. I cittadini irlandesi avranno accesso all’insegnamento in Inghilterra grazie all’accordo Common Travel Area.Coloro che hanno il diritto di residenza nel Regno Unito possono fare richiesta di iscrizione dall’ estero per un posto in una scuola o college, ma le autorità di ammissione e le autorità locali possono sollecitare al richiedente di fornire la prova di residenza nel Regno Unito. I cittadini britannici che rientrano da un paese europeo avranno il diritto di essere accettati in una scuola sulla stessa base come le persone che vivono nel Regno Unito e nello stesso modo di adesso.

Per quanto riguarda il riconoscimento delle qualifiche di insegnamento, attualmente, gli insegnanti dell’UE, SEE, AELS e svizzeri, le cui qualifiche sono state riconosciute prima del 29 marzo 2019 o che hanno presentato domanda per una decisione di riconoscimento prima di quel momento, manterranno tale diritto in caso di “no deal”.

Subito dopo il 29 marzo 2019, l’attuale sistema di riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali tra UE, SEE AELS e Svizzera e Regno Unito non sarebbe più valido, i dettagli del nuovo sistema non sono ancora disponibili.

Al momento, viene richiesto alle autorità di regolamentazione professionale del SEE di condividere i dettagli di qualsiasi sanzione o restrizione imposta agli insegnanti. Questo tipo di controllo delle sanzioni o delle restrizioni degli insegnanti da parte delle autorità di regolamentazione SEE non verrà più applicata in caso di “no deal”. Ciò significa che l’Agenzia per la regolazione degli insegnamenti non conserverà più i dettagli di quegli insegnanti che sono stati sanzionati negli stati membri del SEE.La guida statutaria per la salvaguardia dei minori nel campo dell’educazione sarà aggiornata a breve, per raccomandare in futuro come verificare e valutare la competenza professionale dell’insegnante da parte del regolatore SEE.

Se non esiste un accordo di uscita con l’UE, sarà necessario agire prima di viaggiare in una destinazione europea. Ci sono una serie di questioni da tenere presente per insegnanti o studenti, tra cui il passaporto (la validità), l’assicurazione sanitaria e di trasporto. Il Governo ha raccomandato che i progetti Erasmus e European Solidarity Corps continuino ad essere consegnati, e le proposte per l’anno 2019 devono essere presentate come del solito all’Agenzia Nazionale del Regno Unito Call for Proposal, la quale ha emesso di recente ulteriori indicazioni sotto forma di avviso tecnico.

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Regno Unito: il Governo pubblica la guida “no deal” per le scuole ed i college

Sono rimasti solo 45 giorni fino alla Brexit ed il Regno Unito lascerà l’Unione Europea alle ore 23:00 del 29 marzo 2019 per effetto automatico della Legge. Finora, il Governo non è stato in grado di ottenere l’approvazione parlamentare del Withdrawal Agreement e si sta preparando per “un non accordo”. Recentemente ha pubblicato una guida per le scuole ed i college per aiutare le famiglie ad affrontare il no deal.Per quanto riguarda le ammissioni, qualsiasi bambino che vive nel Regno Unito può fare richiesta ed essere ammesso in una scuola in Inghilterra indipendentemente dal suo status di immigrazione e non si deve negare a un bambino il posto sulla base della sua nazionalità o lo stato di immigrazione. Tuttavia, i bambini europei, o appartenenti al SEE, all’EFTA e gli svizzeri dovranno presentare domanda di adesione in base allo schema del Settled Status entro il 31 dicembre 2020 per rimanere oltre tale data. I cittadini irlandesi avranno accesso all’insegnamento in Inghilterra grazie all’accordo Common Travel Area.Coloro che hanno il diritto di residenza nel Regno Unito possono fare richiesta di iscrizione dall’ estero per un posto in una scuola o college, ma le autorità di ammissione e le autorità locali possono sollecitare al richiedente di fornire la prova di residenza nel Regno Unito. I cittadini britannici che rientrano da un paese europeo avranno il diritto di essere accettati in una scuola sulla stessa base come le persone che vivono nel Regno Unito e nello stesso modo di adesso.

Per quanto riguarda il riconoscimento delle qualifiche di insegnamento, attualmente, gli insegnanti dell’UE, SEE, AELS e svizzeri, le cui qualifiche sono state riconosciute prima del 29 marzo 2019 o che hanno presentato domanda per una decisione di riconoscimento prima di quel momento, manterranno tale diritto in caso di “no deal”.

Subito dopo il 29 marzo 2019, l’attuale sistema di riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali tra UE, SEE AELS e Svizzera e Regno Unito non sarebbe più valido, i dettagli del nuovo sistema non sono ancora disponibili.

Al momento, viene richiesto alle autorità di regolamentazione professionale del SEE di condividere i dettagli di qualsiasi sanzione o restrizione imposta agli insegnanti. Questo tipo di controllo delle sanzioni o delle restrizioni degli insegnanti da parte delle autorità di regolamentazione SEE non verrà più applicata in caso di “no deal”. Ciò significa che l’Agenzia per la regolazione degli insegnamenti non conserverà più i dettagli di quegli insegnanti che sono stati sanzionati negli stati membri del SEE.La guida statutaria per la salvaguardia dei minori nel campo dell’educazione sarà aggiornata a breve, per raccomandare in futuro come verificare e valutare la competenza professionale dell’insegnante da parte del regolatore SEE.

Se non esiste un accordo di uscita con l’UE, sarà necessario agire prima di viaggiare in una destinazione europea. Ci sono una serie di questioni da tenere presente per insegnanti o studenti, tra cui il passaporto (la validità), l’assicurazione sanitaria e di trasporto. Il Governo ha raccomandato che i progetti Erasmus e European Solidarity Corps continuino ad essere consegnati, e le proposte per l’anno 2019 devono essere presentate come del solito all’Agenzia Nazionale del Regno Unito Call for Proposal, la quale ha emesso di recente ulteriori indicazioni sotto forma di avviso tecnico.

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Regno Unito: il Governo pubblica la guida “no deal” per le scuole ed i college

Sono rimasti solo 45 giorni fino alla Brexit ed il Regno Unito lascerà l’Unione Europea alle ore 23:00 del 29 marzo 2019 per effetto automatico della Legge. Finora, il Governo non è stato in grado di ottenere l’approvazione parlamentare del Withdrawal Agreement e si sta preparando per “un non accordo”. Recentemente ha pubblicato una guida per le scuole ed i college per aiutare le famiglie ad affrontare il no deal.Per quanto riguarda le ammissioni, qualsiasi bambino che vive nel Regno Unito può fare richiesta ed essere ammesso in una scuola in Inghilterra indipendentemente dal suo status di immigrazione e non si deve negare a un bambino il posto sulla base della sua nazionalità o lo stato di immigrazione. Tuttavia, i bambini europei, o appartenenti al SEE, all’EFTA e gli svizzeri dovranno presentare domanda di adesione in base allo schema del Settled Status entro il 31 dicembre 2020 per rimanere oltre tale data. I cittadini irlandesi avranno accesso all’insegnamento in Inghilterra grazie all’accordo Common Travel Area.Coloro che hanno il diritto di residenza nel Regno Unito possono fare richiesta di iscrizione dall’ estero per un posto in una scuola o college, ma le autorità di ammissione e le autorità locali possono sollecitare al richiedente di fornire la prova di residenza nel Regno Unito. I cittadini britannici che rientrano da un paese europeo avranno il diritto di essere accettati in una scuola sulla stessa base come le persone che vivono nel Regno Unito e nello stesso modo di adesso.

Per quanto riguarda il riconoscimento delle qualifiche di insegnamento, attualmente, gli insegnanti dell’UE, SEE, AELS e svizzeri, le cui qualifiche sono state riconosciute prima del 29 marzo 2019 o che hanno presentato domanda per una decisione di riconoscimento prima di quel momento, manterranno tale diritto in caso di “no deal”.

Subito dopo il 29 marzo 2019, l’attuale sistema di riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali tra UE, SEE AELS e Svizzera e Regno Unito non sarebbe più valido, i dettagli del nuovo sistema non sono ancora disponibili.

Al momento, viene richiesto alle autorità di regolamentazione professionale del SEE di condividere i dettagli di qualsiasi sanzione o restrizione imposta agli insegnanti. Questo tipo di controllo delle sanzioni o delle restrizioni degli insegnanti da parte delle autorità di regolamentazione SEE non verrà più applicata in caso di “no deal”. Ciò significa che l’Agenzia per la regolazione degli insegnamenti non conserverà più i dettagli di quegli insegnanti che sono stati sanzionati negli stati membri del SEE.La guida statutaria per la salvaguardia dei minori nel campo dell’educazione sarà aggiornata a breve, per raccomandare in futuro come verificare e valutare la competenza professionale dell’insegnante da parte del regolatore SEE.

Se non esiste un accordo di uscita con l’UE, sarà necessario agire prima di viaggiare in una destinazione europea. Ci sono una serie di questioni da tenere presente per insegnanti o studenti, tra cui il passaporto (la validità), l’assicurazione sanitaria e di trasporto. Il Governo ha raccomandato che i progetti Erasmus e European Solidarity Corps continuino ad essere consegnati, e le proposte per l’anno 2019 devono essere presentate come del solito all’Agenzia Nazionale del Regno Unito Call for Proposal, la quale ha emesso di recente ulteriori indicazioni sotto forma di avviso tecnico.

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Regno Unito: l’immigrazione è la chiave per preservare il settore architettonico nel post-Brexit?

Il Royal Institute for British Architects (RIBA) ha pubblicato un recente studio in cui si sottolinea come la fine della libera circolazione prevista dopo la Brexit possa mettere a repentaglio il settore architettonico del Regno Unito, pari a circa 4,8 miliardi di Sterline, poiché quasi la metà degli architetti europei ha considerato l’idea di abbandonare il territorio britannico. Tuttavia, sono stati messi in atto alcuni recenti cambiamenti finalizzati a mitigare l’impatto della Brexit, aiutando ad attrarre nuovi e futuri talenti nel settore.

La recente relazione del RIBA ha evidenziato che un architetto su quattro che lavora nel Regno Unito non è cittadino britannico, e di questi, l’80% provengono da Paesi europei. La relazione, inoltre, specifica che quasi la metà dei circa 600 architetti non britannici intervistati prenderebbe in considerazione l’ipotesi di lasciare il Regno Unito a causa della Brexit. Tenendo a mente queste statistiche, non sorprende che il RIBA si preoccupi del fatto che il Regno Unito “si stia isolando e tagliando fuori dal resto del mondo”. Sulla base di queste preoccupazioni, il Governo britannico ha recentemente cercato di mitigare qualsiasi possibile impatto negativo che la Brexit potrebbe avere su questo settore.

Espansione della Categoria Tier 1

Un importante sviluppo annunciato in ambito immigratorio consiste nell’estensione della Categoria di visti Tier 1 (Exceptional Talent) che da ora comprenderà anche gli architetti. Sulla base di tale cambiamento, il primo visto di questo tipo sarà dedicato ad architetti dotati di eccezionale talento e ad esperti riconosciuti a livello internazionale nel campo dell’architettura. Coloro che richiedono il visto conformemente a questa categoria saranno soggetti alla valutazione specialistica da parte del RIBA e coloro che sono ritenuti in grado di soddisfare i criteri richiesti potranno lavorare nel Regno Unito per un massimo di 5 anni e 4 mesi.

Per poter beneficiare di questo visto, il richiedente deve prima presentare una richiesta di approvazione al RIBA, fornendo quanto segue:

  • Prova del talento eccezionale del candidato nel settore dell’architettura;
  • Ciò includerà elementi come il riconoscimento da parte dei media, le recensioni pubblicate sul lavoro del richiedente, i premi che ha vinto e la prova che i suoi lavori siano stati pubblicati od esibiti in mostre o gallerie internazionali;
  • Tre lettere di approvazione da parte di personalità leader nel mondo dell’architettura, che attestano il talento eccezionale dell’individuo;
  • Per quegli individui che non riescono a soddisfare il parametro del talento eccezionale, c’è anche il visto Tier 1 (Exceptional Promise). Questa strada alternativa al visto si rivolge a coloro che essendo più giovani hanno una carriera meno lunga e l’individuo in questione deve dimostrare di avere il potenziale per diventare futuro leader nel suo campo. Pertanto, i richiedenti il visto Exceptional Promise dovranno fornire la prova del significativo impatto che hanno avuto nel settore dell’architettura. Il tipo di prova che può essere fornita include i riconoscimenti conferiti in base al merito e al potenziale piuttosto che premi in denaro come sovvenzioni e borse di studio che vengono generalmente assegnate ad architetti più esperti.

Riconoscimento di architetti europei qualificati nel Regno Unito

Un altro esempio di come il Governo britannico può attirare talenti nel settore dell’architettura del Regno Unito è quello di confermare che il loro riconoscimento verso quegli individui aventi qualifiche di architettura nello SEE verrà mantenuto, fino a quando essi avranno accesso alla professione nel loro rispettivo Paese d’origine. Questo chiarimento consentirà agli architetti qualificati nello SEE la possibilità di continuare a praticare la loro professione nel Regno Unito anche dopo la Brexit e di consentire ai futuri architetti qualificati nello SEE la possibilità di lavorare nel Regno Unito indipendentemente da un futuro no-deal.Se queste dichiarazioni avranno l’effetto desiderato in un Regno Unito post-Brexit è una cosa che nessuno sa, ma è certo invece che questi cambiamenti rappresentano delle piccole vittorie per un settore creativo così importante com’è quello architettonico per il Regno Unito.

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Olanda: le società straniere affrontano condizioni di lavoro obbligatorie

I datori di lavoro stranieri in Olanda assegnano spesso i loro dipendenti a terzi, per esempio ad una loro filiale e per un periodo temporaneo, sulla base di un contratto di assunzione preesistente. In questo caso, le parti hanno diverse opzioni su come formalizzare il trasferimento del lavoratore in Olanda.

Indipendentemente da come i datori di lavoro decidano di formalizzare il trasferimento del proprio dipendente in Olanda, la Convenzione Internazionale di Roma 1 stabilisce il dovere da parte dei datori di lavoro di essere conformi alla normativa olandese in materia di lavoro.

Pertanto, le aziende straniere devono attenersi alle seguenti disposizioni:

  • Il salario minimo di Legge (EURO 1,615 per i dipendenti sopra i 22 anni basato su un contratto di lavoro a tempo pieno di 40 ore settimanali)
  • La Normativa sull’orario di Lavoro, che regola il lavoro quotidiano e settimanale: non piu` di 12 ore per turno, 60 ore settimanali ed un massimo di 48 ore a settimana durante un periodo di lavoro continuo di 16 settimane
  • Condizioni lavorative sicure in modo da prevenire incidenti e danni. In Olanda, anche nel caso di un mancato contratto di lavoro attivo, un soggetto terzo può essere ritenuto responsabile di un incidente ed essere quindi tenuto a risarcire i danni subiti dal lavoratore
  • Il numero minimo di giorni di ferie che il lavoratore ha diritto ogni anno, quattro volte il numero totale di giorni lavorativi a settimana, il che significa che per un’occupazione a tempo pieno (40 ore) un lavoratore ha diritto a 20 giorni di ferie all’anno (i.e. 4 x 5 giorni lavorativi alla settimana)
  • Parità di trattamento che vieta ogni forma di discriminazione all’interno dell’organizzazione.

Inoltre, nel caso in cui il datore di lavoro rientri in un Contratto collettivo di lavoro (CBA), che è stato dichiarato vincolante per un determinato settore, le norme di applicazione necessaria (disposizioni il cui rispetto è considerato fondamentale da un paese per la salvaguardia dei suoi interessi pubblici) possono essere applicate a qualsiasi lavoratore entro l’ambito di applicazione del presente Contratto collettivo di lavoro (CBA).

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Taiwan: nuovo obbligo di trasmissione delle informazioni relative agli azionisti societari

Il 1° novembre 2018 sono entrati in vigore gli emendamenti alla Legge “Taiwan Company Act (“TCA”) approvata dalla legislazione Taiwanese il 6 luglio 2018.

Mentre alcuni regolamenti sono stati ridimensionati, portando ad una crescita della flessibilità aziendale, gli emendamenti del “TCA” impongono anche un nuovo obbligo di trasmissione a carico delle società, relativo alle informazioni sui beneficiari effettivi con lo scopo di migliorare la trasparenza della gestione societaria.

L’obbligo di comunicazione recentemente introdotto consiste nel presentare, periodicamente sul sito web designato dall’autorità competente, una relazione relativa alla situazione di partecipazione azionaria ed altre informazioni riguardanti i propri amministratori, supervisori ed azionisti che detengono oltre il 10% delle azioni. È necessario presentare il primo di questi report entro il 31 gennaio 2019.

Gli emendamenti entrati in vigore il 1° novembre 2018 fanno parte di una importante revisione del “TCA”, attuata al fine di migliorare la competitività imprenditoriale Taiwanese e tali emendamenti sono destinati a:

  • aumentare la flessibilità nelle operazioni commerciali;
  • migliorare la trasparenza societaria;
  • creare un ambiente più favorevole per le start-up e l’imprenditorialità;
  • rafforzare la gestione societaria;
  • migliorare la tutela degli azionisti;
  • essere in linea con le tendenze internazionali.

Alcune delle modifiche chiave applicabili alle società a responsabilità limitata condizioneranno gli investitori stranieri, proprietari di investimenti in Taiwan.

Le nuove modifiche TCA consentono ad una società privata di avere soltanto uno o due amministratori, invece di richiedere un consiglio di amministrazione con almeno tre amministratori. Se una società elegge un solo amministratore, quest’ultimo fungerà da presidente e tutte le disposizioni relative al consiglio di amministrazione non saranno applicabili a tale società.

In base ai nuovi emendamenti, un consiglio di amministrazione di una società privata può approvare delle delibere scritte. Lo statuto può prevedere espressamente emendamenti che consentono ad una società privata di convocare un’assemblea generale tramite videoconferenza. In questo caso, la società può regolare liberamente le questioni relative alla registrazione e alla conferma dell’identità degli azionisti durante la riunione.

Per effetto delle nuove modifiche, una società può ora scegliere di emettere azioni con o senza valore nominale.

Il TCA così aggiornato consente, inoltre, ad una società privata di emettere più classi di azioni privilegiate, ciascuna con variazioni relative al diritto di voto, al diritto di veto, alle restrizioni per l’elezione dell’amministratore o supervisore, alle restrizioni nel trasferimento di azioni.

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Firma elettronica: un regal onatalizio?

Una firma serve a catturare quello che è l’intento del firmatario ad essere vincolato ai termini posti da un documento, allo stesso modo di un nastro legato attorno ad un regalo. La firma elettronica ottimizza il processo di esecuzione dei documenti, apportando dei benefici ad ogni firmatario. Non c’e` piu` bisogno infatti di stampare, firmare e scannerizzare i documenti! Risulta essere utile quando si ha bisogno di firmare un documento importante, ma sei impegnato a scendere da una pista da sci o sei nel bel mezzo della preparazione di un pranzo a cinque portate. Durante le festività, è difficile quando c’e` bisogno di firmare un documento all’ultimo minuto od ottenere un documento attraverso un affare da concludere.

Piano piano, sembra che anche il mondo legale si stia adattando alla firma elettronica. Data la particolare attenzione posta sulla certezza del diritto, è fondamentale garantire il giusto tipo di firma elettronica per il giusto documento. Di seguito alcuni fattori esterni, che illustrano alcuni rischi derivanti dall’uso della firma elettronica.

Tipi di firme europee, fiducia e accettazione – Il Regolamento eIDAS (EUR-Lex – 32014R0910 – EN – EURLex) disciplina la validità e l’accettazione delle firme elettroniche. Esso indica 3 tipi di firme elettroniche, classificate in base al livello di garanzia di sicurezza: la firma elettronica semplice, avanzata e qualificata. La firma elettronica qualificata soddisfa tutte le richieste tecnologiche del Regolamento eIDAS, come ad esempio l’utilizzo di un apposito dispositivo per la creazione ed un certificato da parte di un prestatore di servizi fiduciari qualificato a livello europeo. Essa offre il più alto livello di identificazione e autenticazione affidabile. E ha lo stesso effetto giuridico di una firma “scritta a mano”, potendo quindi essere ammessa in qualsiasi tribunale dell’Unione Europea. L’effetto delle firme semplici ed avanzate verrà deciso a livello nazionale, dalla legislazione e dalla giurisprudenza.

Come procedere alla firma elettronica

La pratica della firma elettronica è ancora in fase di costruzione. Molte piattaforme online mettono a disposizione tale soluzione. Questo metodo di firma di facile utilizzo rende la consegna e la firma elettronica efficienti, riducendo il livello di disturbo per ogni firmatario. Essa funziona come segue:

  1. Via email, un firmatario riceve una busta con i documenti da firmare, in un link;
  2. Attraverso questo link che dà accesso alla piattaforma online, un firmatario può riguardare il documento ed aggiungere la firma trascinando nell’apposito spazio tale blocco contenente la firma.
  3. Quando tutti i firmatari hanno puntualmente firmato il documento, viene emesso un certificato attestante il completamento della procedura, il documento debitamente firmato viene inviato via email a tutte le parti e memorizzato sul server della piattaforma.

Tale procedimento consente di risparmiare tempo e costi, eliminando le fasi di stampa e scansione al fine di velocizzare il ritmo di esecuzione. Inoltre, consente di seguire il percorso del documento e di controllarne l’accuratezza, rendendo evidente il fatto che non mancano pagine o firme.

Considerazioni sulla confezione regalo

L’innovativa tecnologia della firma elettronica può essere un vero e proprio regalo natalizio. Gli evidenti vantaggi che questa comporta sono sufficienti per superare qualche disagio nell’uso della nuova tecnologia, dell’affidabilità e della sua sicurezza?

La firma elettronica deve essere considerata in relazione al singolo documento. L’accreditamento della firma elettronica è rilevante per (il tipo di firma applicata e accettata da) una controparte ricevente.

Sfortunatamente, alcuni documenti non possono essere firmati per via elettronica a causa della legge nazionale o delle restrizioni costituzionali dell’azienda. Nei Paesi Bassi, un atto compiuto dinanzi ad un notaio civile olandese richiede uno specifico tipo di carta e firme fatte a mano. Quando la parte ricevente è un registro od una autorità nazionale o un tribunale non europeo, esso potrebbe non essere in grado o non voler accettare un documento firmato per via elettronica. Le parti contraenti devono essere consapevoli dell’attuale pratica di offrire solo soluzioni di firma semplice o avanzata con meno requisiti tecnologici, pratiche da utilizzare e meno costose. Queste sono meno affidabili e sono prive del riconoscimento (UE) garantito. Ciò solleva la seguente questione: i tribunali nazionali regoleranno diversamente casi simili, causando incertezza giuridica?

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Regno Unito: La riforma legislativa delle società in accomandita

Come anticipato in una recente notizia del Financial Times, il Governo ha annunciato questa mattina la sua intenzione di apportare quattro modifiche principali alla Legge relativa alle società in accomandita nel Regno Unito:

  1. Soltanto le societa` registrate presso un’autorita` di controllo in materia di riciclaggio del denaro (AML) (compresi gli studi legali e le societa` autorizzate dalla FCA ad esempio) potranno presentare la domanda di registrazione per nuove societa` in accomandita del Regno Unito (UK LPs). Queste societa` (cosiddette “presentatrici”) dovranno fornire la prova della loro registrazione presso l’AML in quanto parte del processo di presentazione della domanda.
  2. Tutte le LP (societa` in accomandita) UK dovranno mantenere un collegamento con il Regno Unito rispettando uno dei seguenti requisiti:
  • Conservare la sua sede principale nel Regno Unito;
  • Dimostrare che sta continuando a svolgere alcune attività commerciali legittime presso un indirizzo in UK;
  • Dimostrare che continua ad avvalersi dei servizi di un agente che è registrato presso un organismo di controllo dell’AML del Regno Unito e che ha accettato di fornire il proprio indirizzo come quello di servizio per la societa` in accomandita del Regno Unito.
  1. Le LP britanniche saranno tenute a depositare ogni anno un confirmation statement a Companies House, con il quale confermeranno che tutti i dettagli precedentemente inseriti sono rimasti tali e quindi sono ancora corretti. Inoltre, ogni LP UK dovra’ depositare, sia in fase di registrazione che in modo continuativo, le seguenti informazioni ulteriori:
  2. I dati personali dei soci accomandanti e di quelli accomandatari.
  3. la data di nascita e la nazionalita` di tutti soci accomandanti e di quelli accomandatari che siano persone fisiche
  • un codice SIC che identifica la natura dell’attivita` svolta dalla societa` in accomandita (LP)
  1. Companies House avra` il potere di poter mandare in strike off le LP che si sono sciolte o che secondo Companies House non stanno svolgendo attivita` commerciali od operative. L’esatta procedura per tale operazione deve ancora essere definita.

 

La comunicazione di oggi indica le intenzioni del Governo a grandi linee; verranno dati maggiori dettagli quando il il progetto di legge sara` pubblicato. Il Governo afferma che cio` accadra` “quando i tempi parlamentari lo consentiranno” – il che potrebbe richiedere un po` di tempo, vista la situazione attuale della Brexit.

I dettagli costituiranno un punto fondamentale, soprattutto per quanto riguarda gli ulteriori requisiti per il deposito delle informazioni. Nella comunicazione odierna non vi è alcun riferimento riguardo alla possibilita` di esentare da tali requisiti le societa` in accomandita con fondo privato (conosciute come PFLPs). Le stesse PFLPs sono state introdotte soltanto l’anno scorso, e uno dei loro principali punti di forza è un sistema di archiviazione maggiormente semplificato, con meno informazioni richieste per essere registrate presso Companies House. Se questi nuovi requisiti venissero estesi alle PFLPs, cio` renderebbe un po’ meno interessante istituire nella giurisdizione del Regno Unito fondi di investimento privati strutturati come societa` in accomandita: molti investitori a livello internazionale sarebbero restii a vedere i loro recapiti e (se si tratta di persona fisica) la loro data di nascita e nazionalita` inseriti in Companies House (informazione non richiesta in nessun’altra giurisdizione relativa ai “fondi”). Si spera che il progetto di legge mettera` in chiaro l’esenzione delle PFLPs da questi requisiti.

 

Le restanti modifiche dovrebbero essere considerate generalmente positive per il settore che si occupa della gestione dei fondi. Sebbene ci sara` un aumento degli oneri amministrativi, questo sara` pressoche` irrilevante; ci sarà una maggiore flessibilità offerta alle LP UK per soddisfare il requisito del “collegamento con il Regno Unito” (c’era stata una significativa preoccupazione che il governo potesse obbligare tutte le LP del Regno Unito a mantenere una sede principale in UK), nonché la conferma che le LP del Regno Unito non saranno tenute a preparare e pubblicare bilanci obbligatori.

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Regno Unito: i rapporti sull’abolizione della categoria di visti Tier 1 sono stati notevolmente esagerati

Il Ministero degli Interni inglese ha confermato che la categoria di visti di primo livello riservati agli investitori (Tier1) non verrà abolita ma anzi riformata in vista dell’anno nuovo.

L’Home Office prevede di introdurre un nuovo programma al fine di contrastare il riciclaggio di denaro e garantire che tale categoria di visti possa trarre vantaggio dall’economia inglese.

È probabile che le nuove norme richiedano ai candidati di sottoporsi agli obblighi di due diligence rafforzati relativi alla loro fonte primaria di ricchezza. Gli investimenti in titoli di stato del Regno Unito non saranno più accettati e solo gli investimenti nelle società di negoziazione del Regno Unito soddisferanno i criteri. Le società di investimento saranno autorizzate, a condizione che siano concentrare nell’ investire in piccole e medie imprese e start-up nel Regno Unito.

Si spera che il Ministero dell’Interno esegua un rigoroso processo di consultazione prima di attuare questo nuovo programma, coinvolgendo tutti coloro che assistono i clienti nel soddisfare i requisiti della categoria, compresi i consulenti per l’immigrazione, i banchieri, i gestori patrimoniali e gli agenti di borsa.

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Regno Unito: sospeso il rilascio del visto per gli investitori

A partire da venerdí 7 novembre 2018, il rilascio del visto per investitori di tipo Tier 1 é stato sospeso. Questo significa che non potranno essere presentate ulteriori richieste per ottenerlo fino a quando non verrá pubblicato un nuovo avviso. La sospensione di quest’ultimo è avvenuta senza preavviso e rappresenta uno shock per molte persone che erano in procinto di presentare la relativa domanda.

Per avere diritto ad ottenere un visto per Investitore di tipo Tier 1, è necessario avere almeno 2 milioni di sterline pronti da investire nel Regno Unito.

A differenza di altri rilasci di visto nel Regno Unito, come Investitore di primo livello, non è necessario soddisfare i requisiti di lingua inglese, dimostrare il possesso di un reddito o fornire prove sulla pianificazione aziendale nel Regno Unito.

Il percorso può anche portare ad una soluzione accelerata dopo due anni se si investono 10 milioni di Sterline, o dopo 3 anni se si investono 5 milioni di Sterline.

Per queste ragioni, il Tier 1 è spesso definito “Visto d’oro”.

Anche se il visto per Investitori di tipo Tier 1 è stato inizialmente introdotto per attirare investimenti nel Regno Unito, il Governo ha indicato che la sospensione del visto per investitore di primo livello può comportare il rischio che venga utilizzato come meccanismo per il riciclaggio di denaro.

Caroline Nokes, il Ministro per l’immigrazione, ha dichiarato che “Il Regno Unito sarà sempre aperto ad investitori legittimi e genuini impegnati a sostenere l’economia inglese e le imprese a crescere. Tuttavia, sono stata chiara che non tollereremo le persone che non rispettano le regole e cercano di abusare del sistema, ecco perché sto portando avanti queste nuove misure che garantiranno che solo gli investitori reali, che intendono sostenere le imprese del Regno Unito, possano beneficiare del nostro sistema di immigrazione. “

Nuove regole saranno introdotte nel 2019 per gli investitori che vogliono trasferirsi nel Regno Unito.

Le nuove regole per gli investitori di livello 1 potrebbero comportare un maggiore controllo in termini di requisiti probatori, regole più restrittive sul tipo di investimenti ammissibili e, alla luce delle preoccupazioni sul riciclaggio di denaro, maggiore attenzione alla fonte dei fondi.

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Regno Unito: sospeso il rilascio del visto per gli investitori

A partire da oggi, venerdì 7 novembre 2018, il rilascio del visto per investitori di tipo Tier 1 sarà sospeso. Questo significa che non potranno essere presentate ulteriori richieste per ottenerlo fino a quando non verra pubblicato un nuovo avviso. La sospensione di quest’ultimo è avvenuta senza preavviso e rappresenta uno shock per molte persone che erano in procinto di presentare la relativa domanda.

Per avere diritto ad ottenere un visto per Investitore di tipo Tier 1, è necessario avere almeno 2 milioni di sterline pronti da investire nel Regno Unito.

A differenza di altri rilasci di visto nel Regno Unito, come Investitore di primo livello, non è necessario soddisfare i requisiti di lingua inglese, dimostrare il possesso di un reddito o fornire prove sulla pianificazione aziendale nel Regno Unito.

Il percorso può anche portare ad una soluzione accelerata dopo due anni se si investono 10 milioni di Sterline, o dopo 3 anni se si investono 5 milioni di Sterline.

Per queste ragioni, il Tier 1 è spesso definito “Visto d’oro”.

Anche se il visto per Investitori di tipo Tier 1 è stato inizialmente introdotto per attirare investimenti nel Regno Unito, il Governo ha indicato che la sospensione del visto per investitore di primo livello può comportare il rischio che venga utilizzato come meccanismo per il riciclaggio di denaro.

Caroline Nokes, il Ministro per l’immigrazione, ha dichiarato che “Il Regno Unito sarà sempre aperto ad investitori legittimi e genuini impegnati a sostenere l’economia inglese e le imprese a crescere. Tuttavia, sono stata chiara che non tollereremo le persone che non rispettano le regole e cercano di abusare del sistema, ecco perché sto portando avanti queste nuove misure che garantiranno che solo gli investitori reali, che intendono sostenere le imprese del Regno Unito, possano beneficiare del nostro sistema di immigrazione. “

Nuove regole saranno introdotte nel 2019 per gli investitori che vogliono trasferirsi nel Regno Unito.

Le nuove regole per gli investitori di livello 1 potrebbero comportare un maggiore controllo in termini di requisiti probatori, regole più restrittive sul tipo di investimenti ammissibili e, alla luce delle preoccupazioni sul riciclaggio di denaro, maggiore attenzione alla fonte dei fondi.

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Brexit: conseguenze sulla forza lavoro

La Brexit ha causato una grande incertezza e confusione per i cittadini dell’Unione Europea e le loro famiglie nel Regno Unito. Con il fatto che la data ufficiale della Brexit si avvicina, (il 29 marzo 2019) i lavoratori dell’Unione Europea si stanno rivolgendo sempre di più ai loro datori di lavoro per ottenere informazioni esatte, rassicurazioni e supporto.

Tutti i cittadini dell’UE e le loro famiglie devono prendere provvedimenti per proteggere il loro status di immigrazione nel Regno Unito dopo la Brexit. Questo permetterà loro di preservare il loro diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito, assicurandosi che il loro accesso all’assistenza sanitaria inglese ed i benefici correlati non siano affetti dalla Brexit. I datori di lavoro hanno un ruolo molto importante in questo processo.

Da quando vi è stato il voto sulla Brexit nel 2016, abbiamo aiutato le imprese sulle loro strategie di comunicazione con il loro personale europeo. Impegnandosi e collaborando di più con il loro staff, le aziende mettono in atto programmi specifici evitando così di perdere persone importanti per il loro successo.

Il Regno Unito ha concordato con l’Unione Europea riguardo al “EU Settlement Scheme” come parte dell’accordo bilaterale sulla Brexit.

A partire da marzo 2019, i cittadini europei possono richiedere lo status di immigrazione, in modo che possano continuare a vivere nel Regno Unito dopo la Brexit.

Noi abbiamo una vasta gamma di servizi in grado di fornire al vostro business in modo tale da mettere in atto un programma in linea con il vostro business, il profilo dello staff e la cultura della vostra azienda.

I nostri servizi includono:

  • Consulenza strategica al vostro team di risorse umane
  • Materiale informativo con una chiara spiegazione del Settlement Scheme
  • Presentazioni dirette al personale europeo in persona o via telefono
  • Aiutare con le applicazioni dello staff europeo
  • Un servizio di consulenza tramite il nostro helpdesk permettondo al vostro personale di consultarsi con noi direttamente

 

Dal momento che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, tutti i cittadini residenti nel regno Unito dovranno prendere le misure adatte in modo tale da conservare il loro status di immigrazione.

Noi offriamo i nostri servizi a tutte le aziende che hanno bisogno di una consulenza.

 

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India: modifica della Legge sulle imprese

L’India è un’economia in crescita dove lo sviluppo è attribuibile a numerosi fattori quali la disponibilità di terreni, manodopera, materie prime, piani di incentivazione redditizi che promuovono lo sviluppo commerciale del Paese. Al fine di svolgere operazioni commerciali, gli imprenditori possono scegliere se optare per uno dei modelli aziendali disponibili come la proprietà, la partnership, la società a responsabilità limitata, ecc.

Per avere la possibilità di svolgere un’attività economica si può costituire una società. Il Governo ha applicato il Companies Act 2013 al fine di monitorare l’attività delle società in India. La Legge stabilisce le disposizioni riguardanti l’incorporazione, gli obblighi, le responsabilità, la gestione di una società, accertando in tal modo la corretta regolamentazione della stessa.

Il 2 novembre 2018 il Governo ha promulgato il Companies Amendment (Ordinance) 2018 dopo aver ricevuto l’assenso da parte del Presidente dell’India. La suddetta ordinanza è stata attuata con il duplice obiettivo di facilitare gli affari all’interno del Paese insieme a una migliore conformità aziendale. Alcuni degli aspetti ricompresi nella suddetta ordinanza sono:

  • Riduzione degli oneri: 16 tipi di reati societari sono stati trasferiti dalla giurisdizione dei tribunali speciali ad un arbitrato interno, che dovrebbe ridurre il numero dei casi nei tribunali speciali di più del 60%, permettendogli di concentrarsi su reati societari gravi.
  • Riduzione delle sanzioni penali: la sanzione per le società piccole e le società individuali è stata ridotta a metà con rispetto a quella applicabile alle società medie e grandi.
  • E-adjudication: Istituire un meccanismo di attribuzione interno trasparente e basato sulla tecnologia su una piattaforma online e la pubblicazione degli ordini sul sito web.
  • Regolamentazione vigorosa: rafforzamento del meccanismo di aggiudicazione interno che richiede un ordine concomitante per correggere l’inadempimento al momento del prelievo della pena al fine di raggiungere l’obiettivo per una migliore conformità.
  • Sblocco del NCLT: per quanto riguarda l’aspetto legale nei confronti di una società, il Governo ha creato il “National Company Law Tribunal” istituito per la risoluzione di controversie sia civili che penali. Riducendo al minimo l’onere del NCLT si crea un ambito che permette di concentrarsi su reati societari gravi. Alcune delle misure adottate per sbloccare il NCLT sono:
  1. ampliare la giurisdizione pecuniaria del Direttore Regionale aumentando il limite fino a 25,00,000 INR con rispetto al limite precedente di 5,00.000 INR ai sensi dell’Articolo 441 della Legge;
  2. attribuire al Governo centrale il potere di approvare la modifica dell’esercizio finanziario di una società ai sensi dell’Articolo 2 (41); e
  3. conferire al Governo centrale il potere di approvare i casi di conversione di società pubbliche in società private.
  • Controllo delle società Shell: le società Shell sono entità non commerciali collegate a più società sussidiarie e vengono utilizzate come strumento per effettuare transazioni illegali quali evasione fiscale, riciclaggio di denaro ecc. È stata reintrodotta la notificazione di inizio dell’attività commerciale con lo scopo di affrontare meglio il rischio che rappresentano le società Shell.
  • Migliore gestione aziendale: le raccomandazioni relative al dovere societario e all’amministrazione societaria includono più informazioni che i depositi pubblici non garantiti; maggiore responsabilità nel presentare documenti relativi alla incorporazione e alle modifiche; mancata manutenzione della sede legale consente l’avvio della procedura di cancellazione; e avere incarichi come amministratore, oltre i limiti consentiti porta alla squalifica di tali amministratori.

Promuovendo una migliore conformità per la gestione efficace dell’attività di una società, il Governo ha promulgato l’ordinanza di modifiche nelle disposizioni del diritto societario prevalente.

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Regno Unito: nuova procedura di richiesta del visto interno

La procedura di richiesta del visto nel Regno Unito sta cambiando dal 30 novembre 2018, in seguito alla decisione del Ministero dell’Interno di stipulare un contratto con un nuovo partner commerciale, Sopra Steria. L’obiettivo è quello di fornire una procedura più snella. Tuttavia la fase di attuazione (con vecchi e nuovi sistemi operativi in tandem) non è andata a buon fine.

Per effetto della nuova procedura prevista per richiedere il visto e la cittadinanza nel Regno Unito, i candidati devono inviare e pagare la loro richiesta online e verranno poi reindirizzati al sito web di Sopra Steria per prenotare un appuntamento presso uno dei loro centri per la registrazione delle informazioni biometriche. Quest’ultima sostituisce la registrazione biometrica presso l’ufficio postale locale.

Vi sono sei centri di servizi gratuiti a Croydon, Birmingham, Manchester, Glasgow, Cardiff e Belfast. Gli appuntamenti sono anche disponibili a pagamento ‘a partire da 60 Sterline, in uno dei 50 centri locali, la maggior parte dei quali sono situati nelle biblioteche locali. Ci saranno centri a Cambridge, Norwich, Ipswich, Peterborough e Bedford e diverse località di Londra.

I candidati devono essere in grado di prenotare un appuntamento e frequentare i centri UKVCAS entro cinque giorni dall’invio della domanda. Tuttavia, in base alla nostra esperienza, si é visto che gli appuntamenti non sono attualmente disponibili come promesso.

I candidati possono scegliere di caricare le copie dei loro documenti giustificativi sul sito web di Sopra Steria, o portarli con sé e pagare una commissione di 35 Sterline affinché vengano scansionati e caricati. In entrambi i casi, i candidati conserveranno i loro documenti originali. Ciò è dato dal fatto che le norme sull’immigrazione sono state attenuate, in modo che possano essere fornite le copie dei documenti, piuttosto che gli originali. Questo è di gran lunga il cambiamento più grande e dovrebbe rendere il processo più facile per molti candidati. Tuttavia, i richiedenti devono tenere in considerazione che, anche se hanno ancora il passaporto, non devono viaggiare al di fuori del Regno Unito, come se la loro domanda venisse automaticamente considerata rigettata.

I richiedenti avranno anche la scelta se acquistare servizi aggiuntivi come gli appuntamenti fuori orario, oppure potranno presentarsi senza appuntamento e potranno richiedere la traduzione di documenti.

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Business Immigration: uno sguardo oltre la Brexit

A settembre, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo tanto atteso rapporto circa i sistemi di immigrazione post-Brexit. Nonostante l’immigrazione sia stato uno dei temi piu` importanti del referendum tenutosi nel giugno del 2016, il rapporto era stato commissionato dal Governo soltanto nel luglio del 2017 ed è stato il primo rapporto ufficiale a mostrare l’impatto che la libera circolazione ha nel Regno Unito.

Il rapporto sembra riferirsi ai cittadini europei che entreranno nel Regno Unito a seguito della Brexit. Lo status dei cittadini europei che invece si trovano già nel Regno Unito al momento della Brexit è stato discusso precedentemente.

Cosa afferma il rapporto?

Il rapporto afferma in modo esplicito che il tema dell’immigrazione rimane un punto centrale dei negoziati e che quindi questi sono semplici suggerimenti che ci aspettiamo verranno presi in considerazione dal Governo britannico come parte della contrattazione che continuerà con l’UE in relazione ad un futuro accordo commerciale. Pertanto, non sorprende il fatto che il rapporto si concluda affermando che i cittadini europei post Brexit non riceveranno alcun trattamento preferenziale.  

Riguardo agli aspetti più specifici, il rapporto conclude affermando che la strada migliore da seguire è quella di fare in modo che i cittadini europei post Brexit siano trattati esattamente come i cittadini attualmente non comunitari, ma allo stesso tempo di apportare alcune fondamentali modifiche al sistema vigente. Molti di questi cambiamenti sono stati a lungo richiesti, come ad esempio la rimozione del limite inefficace e arbitrario previsto per il numero di lavoratori altamente qualificati e la rimozione del Resident Labour Market Test (pubblicizzando un lavoro) come mezzo appropriato per dimostrare la posizione deve essere occupata da un cittadino non britannico/europeo. Tuttavia, sono state fatte altre importanti raccomandazioni, come ad esempio:

  • Abbassare il livello di competenza richiesto per poter beneficiare di un permesso di lavoro (fino al livello 3 RQF dal livello attuale 6);
  • Lo stipendio minimo deve essere di £ 30.000 all’anno (per assicurarsi che non rientri nell’area “scarsamente qualificato”);
  • Conservare la “Immigration Skills Charge” (dal momento che sembra scoraggiare l’abuso del sistema);
  • Ridurre la burocrazia del sistema attuale, in modo tale da consentire alle persone di cambiare ruolo più facilmente; e
  • Lasciare invariato il sistema di trasferimento intra-aziendale.

Come si può notare sopra, queste sono semplicemente delle raccomandazioni che andranno a far parte delle negoziazioni nei termini di una futura relazione commerciale con l’Unione Europea.

Cosa dovrebbero fare le aziende ora?

Al fine di mitigare le potenziali conseguenze, le aziende dovrebbero considerare la loro attuale forza-lavoro e la loro struttura come una questione prioritaria al fine di sapere con certezza quale sarà l’effetto e quali saranno i loro piani di sviluppo futuri per potersi adeguare di conseguenza. Coloro che non sono attualmente autorizzati ad assumere lavoratori migranti potrebbero adottare ora misure tali per garantirsi questo status e per dimostrare di essere il più preparati possibile per poter continuare a reclutare nuovo personale dal continente o semplicemente per trasferire il personale già assunto tra le varie sedi.

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Regno Unito: Quali sono le prospettive per i pagamenti in euro transfrontalieri?

Secondo le attuali disposizioni, non vi è alcuna differenza per i consumatori o per le imprese dell’eurozona effettuare transazioni in euro all’interno del loro paese o con un altro paese dell’eurozona.

A marzo 2018, la Commissione Europea ha presentato una proposta per estendere tale beneficio ai paesi non facenti parte dell’eurozona. Questo permetterebbe a tutti i consumatori e le imprese in Europa di godere pienamente dei benefici del Mercato Unico quando si invia denaro, si preleva del contante o si paga qualcosa all’estero.

Quindi, fin dove arriverebbe questa proposta e che cosa significherebbe, in particolar modo alla luce dell’uscita del Regno Unito dall’Europa prevista per il 29 marzo 2019?

Quali sono i cambiamenti proposti?

Se attuati, le due modifiche proposte al Regolamento sui pagamenti transfrontalieri (CBPR) richiederebbe ai fornitori dei servizi di pagamento di (PSP):

  • Negli Stati membri non appartenenti all’eurozona, allineare le commissioni per i pagamenti transfrontalieri in Euro (a titolo di trasferimento di credito, pagamento con carta, rimessa di denaro o prelievo di contanti) con spese per i corrispondenti pagamenti nazionali effettuati nella valuta ufficiale dello Stato membro (il così detto “principio di pari diritti”); e
  • Informare i consumatori del costo di una conversione di valuta prima di effettuare un pagamento all’estero in una valuta diversa da quella di origine. Nello specifico, quando ai consumatori viene offerta più di un’opzione per la conversione di valuta, ad esempio tra i servizi della loro banca ed i servizi di conversione dinamica della valuta (DCC) forniti al momento dell’acquisto – essi sarebbero in grado di confrontare le offerte e scegliere quella più favorevole.

Secondo la Commissione Europea, questi nuovi requisiti non imporrebbero un onere aggiuntivo sulle banche, dovuto dal fatto che: riguarderebbero unicamente i pagamenti transfrontalieri in euro per le banche situate in Stati membri dell’Unione Europea non appartenenti all’eurozona (in cui i pagamenti beneficiano già di un’infrastruttura efficiente) e dovrebbero semplicemente adeguare la documentazione relativa alle tasse sui prodotti e servizi, che viene già regolarmente effettuato.

Qual è lo stato attuale della proposta e quando entrerà in vigore?

La proposta sta attualmente in corso di avanzamento al Parlamento Europeo, e ci si aspetta che venga concordata durante il quarto trimestre del 2018.

Quando le proposte furono pubblicamente annunciate per la prima volta, la Commissione Europea aveva fissato come data di attuazione il 1°gennaio 2019, indicando chiaramente l’importanza e la priorità della proposta. Le proposte sono ora in discussione, e una volta che il testo comune è concordato, verrà tradotto e poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (che solitamente avviene dai 3 ai 4 mesi dopo l’accordo). La data di implementazione ci si aspetta essere 12 mesi dalla pubblicazione ufficiale, quindi durante il primo trimestre del 2020.

Una revisione della sua efficacia da parte della Commissione Europea sarebbe inoltre programmata per il 22 ottobre, il quale prenderebbe in considerazione la possibilità di estendere la regolamentazione a tutti i pagamenti transfrontalieri, inclusi quelli non effettuati in euro. 

Cosa accadrà dopo la Brexit?

In data 9 ottobre 2018, il governo britannico ha pubblicato le bozze di “Electronic Money, Payment Services and Payment Systems” Regulations 2018 e la relativa nota esplicativa. Queste versioni sono ora state presentate al Parlamento. Questo progetto modificherà la mantenuta legislazione europea relativa alle norme sui servizi di pagamento del 2017, i regolamenti sul denaro elettronico del 2011 e il regolamento SEPA, per garantire che questi continuino a funzionare efficacemente nel Regno Unito anche in caso di un uscita dall’ Unione Europea in caso di un no deal sulla Brexit.

In particolare, il governo britannico sta cercando di massimizzare le prospettive del Regno Unito di rimanere nel SEPA come paese terzo. Secondo una lettera di John Glen (Segretario economico al Tesoro) a Sir Bill Cash (presidente del Comitato di controllo europeo) del 18 settembre 2018, “ciò comporta la fissazione di questi articoli della legge europea in modo tale da poter trovare il nostro statuto nazionale” funzionalmente equivalente “ai sensi dei criteri di accesso alla SEPA del Consiglio europeo dei pagamenti”.

L’attuale approccio del governo britannico è che il CBPR non dovrebbe rimanere nel libro degli statuti del Regno Unito dopo Brexit. La logica è che l’applicazione del CBPR solo alle banche del Regno Unito, effettuando pagamenti nel Regno Unito, li metterebbe in una situazione di svantaggio competitivo, e l’equivalenza del CBPR non è un requisito per la partecipazione dei paesi terzi all’AUPE. Questo approccio è anche in linea con l’opinione storica del governo britannico secondo cui non si dovrebbe estendere il CBPR alle operazioni di pagamento in sterline.

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Unione Europea: convalida dei Brevetti Europei

Il sistema brevettuale Europeo fornisce alle aziende un’importante struttura per la tutela e l’utilizzazione delle invenzioni in Europa, da non confondere con il Brevetto Unitario che è stato introdotto con molto ritardo. Alcuni requisiti devono essere soddisfatti in modo che i titolari dei brevetti possano usufruire meglio del sistema.

A differenza del marchio dell’Unione Europea (EUTM – European Union Trade Mark), che tutela i marchi commerciali in tutta l’Unione Europea dalla fase di registrazione, un brevetto europeo (BE) non fornisce automaticamente una tutela a livello europeo. Invece, un BE verrà depositato in prima fase in uno o più di uno dei 38 stati membri della Convenzione sul Brevetto Europeo, e in seconda fase consegnato ad altri paesi con potere di decisione per il processo di convalida.

Il processo di convalida del BE è soggetto ad una serie di requisiti importanti e scadenze. In particolare, le società che cercano di convalidare i loro diritti di BE devono farlo entro tre mesi dalla prima decisione di concedere e, a seconda del paese in questione, devono attenersi a determinati requisiti di traduzione.

Gruppo 1 – nessun requisito di traduzione: i paesi firmatari che condividono una lingua ufficiale con l’Ufficio Europeo dei Brevetti (inglese, francese o tedesco) non devono più tradurre il BE nella loro lingua nazionale. Questo gruppo include: Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Monaco, Svizzera / Liechtenstein e Regno Unito.

Gruppo 2 – richiesta di traduzione solo del “claim”: tutti gli altri paesi firmatari richiedono che il “claim” sia tradotto nella lingua nazionale come parte del processo di convalida. Alcuni di questi paesi richiedono anche una descrizione in inglese.

Gruppo 3 – traduzione completa: nel caso dei paesi non firmatari viene richiesta una traduzione completa del brevetto nella loro lingua nazionale.

Alle società che cercano di convalidare i loro brevetti in paesi che richiedono la traduzione del “claim” o la traduzione completa, viene consigliato di usare i servizi dei traduttori specializzati con una profonda conoscenza del settore e della scientifica, che forniscono traduzioni tecniche dei brevetti. Per questo motivo, è importante collaborare con un consulente della Proprietà Intellettuale, che è in grado di mettervi in contatto con il traduttore giusto, adatto al vostro settore industriale e alle esigenze specifiche. Ciò può garantire che le traduzioni siano fedeli al testo originale e ai requisiti dei paesi designati.

Non è necessario convalidare i brevetti in ogni stato firmatario; al contrario, le società dovrebbero favorire i principali mercati di distribuzione, trasporto e/o produzione quando richiedano la convalida dei loro diritti di BE.

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Regno Unito: sistema sull’immigrazione

Nel settembre 2018, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo rapporto finale sugli attuali e futuri modelli di immigrazione dello Spazio Economico Europeo (SEE) e l’impatto che avrà sul Regno Unito. L’intenzione del MAC era di fornire una base per un nuovo sistema di immigrazione dopo la fine del periodo di transizione proposto per il Brexit, a partire da gennaio 2021.

Le raccomandazioni chiave del MAC sono:

  • Nessun sistema di visti preferenziali per i lavoratori del SEE dopo il periodo di transizione;
  • Immigrazione semplificata per i lavoratori più qualificati nel Regno Unito con rispetto ai lavoratori meno qualificati;
  • Nessun percorso di immigrazione dedicato ai lavoratori meno qualificati, compresi quelli pagati meno di £ 30.000 (con eccezione del settore agricolo).

Il Governo ha indicato la sua intenzione di adottare ampiamente queste raccomandazioni. In pratica, questo significa che è improbabile che le imprese del Regno Unito siano in grado di trovare dipendenti per ruoli con stipendi inferiori a £30, 000 considerando i nuovi cittadini dell’UE che arriveranno nel Regno Unito a partire da gennaio 2021 (o prima, in caso di mancato accordo). I datori di lavoro che attualmente dipendono da un flusso costante di lavoratori dal SEE potrebbero quindi avere difficoltà nel sodisfare la necessità di risorse future. Ciò potrebbe avere un impatto drammatico su tutti i settori, ma quelli che potrebbero essere di più a rischio includono la produzione, l’ospitalità, la vendita al dettaglio, l’edilizia, la logistica, la produzione alimentare, la sanità e l’assistenza sociale.

Il Governo deve pubblicare il documento “White Paper” nelle prossime settimane per fornire maggiori dettagli sulle politiche di immigrazione che intende introdurre. Si spera che alle aziende verrà data un’opportunità formale di analizzare queste politiche e affrontare le loro preoccupazioni. A questo proposito, il Governo consentirà un periodo breve e le imprese che sono preoccupate per la politica futura di immigrazione della forza lavorativa nel Regno Unito devono agire rapidamente e presentare il loro parere in relazione al contenuto del White paper.

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Regno Unito: sistema futuro di immigrazione

Nel settembre 2018, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo rapporto finale sugli attuali e futuri modelli di immigrazione dello Spazio Economico Europeo (SEE) e l’impatto che avrà sul Regno Unito. L’intenzione del MAC era di fornire una base per un nuovo sistema di immigrazione dopo la fine del periodo di transizione proposto per il Brexit, a partire da gennaio 2021.

Le raccomandazioni chiave del MAC sono:

  • Nessun sistema di visti preferenziali per i lavoratori del SEE dopo il periodo di transizione;
  • Immigrazione semplificata per i lavoratori più qualificati nel Regno Unito con rispetto ai lavoratori meno qualificati;
  • Nessun percorso di immigrazione dedicato ai lavoratori meno qualificati, compresi quelli pagati meno di £ 30.000 (con eccezione del settore agricolo).

Il Governo ha indicato la sua intenzione di adottare ampiamente queste raccomandazioni. In pratica, questo significa che è improbabile che le imprese del Regno Unito siano in grado di trovare dipendenti per ruoli con stipendi inferiori a £30, 000 considerando i nuovi cittadini dell’UE che arriveranno nel Regno Unito a partire da gennaio 2021 (o prima, in caso di mancato accordo). I datori di lavoro che attualmente dipendono da un flusso costante di lavoratori dal SEE potrebbero quindi avere difficoltà nel sodisfare la necessità di risorse future. Ciò potrebbe avere un impatto drammatico su tutti i settori, ma quelli che potrebbero essere di più a rischio includono la produzione, l’ospitalità, la vendita al dettaglio, l’edilizia, la logistica, la produzione alimentare, la sanità e l’assistenza sociale.

Il Governo deve pubblicare il documento “White Paper” nelle prossime settimane per fornire maggiori dettagli sulle politiche di immigrazione che intende introdurre. Si spera che alle aziende verrà data un’opportunità formale di analizzare queste politiche e affrontare le loro preoccupazioni. A questo proposito, il Governo consentirà un periodo breve e le imprese che sono preoccupate per la politica futura di immigrazione della forza lavorativa nel Regno Unito devono agire rapidamente e presentare il loro parere in relazione al contenuto del White paper.

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Brexit: aggiornamento sull’immigrazione relativo all’industria sportiva

A meno di 5 mesi dall’uscita dall’Unione Europea prevista per il 29 marzo 2019, continua ad esserci incertezza circa il potenziale impatto che la Brexit avrà sull’industria dello sport e sull’intera nazione in generale.

Il Regno Unito e l’Unione Europea devono ancora portare a termine i loro negoziati sulle condizioni del recesso del Regno Unito e sembra più probabile che questo debba essere esteso.

Fino a quando il Regno Unito farà parte dell’Unione Europea, la libera circolazione e il diritto comunitario continueranno ad essere applicati. Ciò include la libertà di viaggiare, risiedere e lavorare liberamente in qualsiasi stato membro.

In preparazione dell’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito ha già introdotto lo schema di regolamento europeo. Tale schema fornirà una base su cui i cittadini dell’UE residenti nel Regno Unito ed i loro familiari potranno richiedere uno status ai sensi della Legge britannica sull’Immigrazione. Essa ha appena iniziato la sua seconda fase di prova, che si concluderà il 21 dicembre 2018, con un completo lancio ufficiale previsto per marzo 2019, momento in cui gli atleti e le loro famiglie dovrebbero essere in grado di presentare la relativa domanda.

Il sistema si baserà esclusivamente sulla residenza, pertanto non è richiesto ai cittadini europei di mostrare di aver esercitato nel Regno Unito i diritti derivanti dai trattati (ad esempio lavorando). I cittadini europei che sono stati residenti in UK per 5 anni otterranno il “settled status” e coloro che devono ancora completare i cinque anni otterranno il “pre-settled status”.

Anche se si presuppone che il processo di candidatura sarà veloce e semplice, bisogna considerare il fatto che in UK vi sono 3.6 milioni di cittadini europei e che il termine per presentare la domanda non è fino al 30 giugno 2021.

L’accordo relativo all’uscita del Regno Unito dall’UE è ancora in fase di negoziazione e ci sono state parecchie ipotesi sull’impatto che potrebbe avere il non raggiungimento di un accordo, con alcune preoccupazioni circa l’impatto che questo potrebbe avere ad esempio sul periodo di trasferimento nell’estate 2019.

Se viene raggiunto un accordo sulla base dei termini attuali dell’accordo di uscita, la libera circolazione continuerà fino al 31 dicembre 2020 ed i cittadini europei che entreranno nel Regno Unito entro le 23:59 del 31 dicembre 2020 saranno protetti dai termini dell’accordo di uscita.

Attualmente non esiste alcun meccanismo che consenta al Governo, alle forze poste al confine, ai datori di lavoro, ai proprietari ecc. di distinguere tra un cittadino europeo residente nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019 e coloro che invece entreranno nel Regno Unito dopo il 29 marzo 2019. Di conseguenza, il Ministro degli Interni ha confermato che, anche in caso di mancato accordo, la libera circolazione, per una questione di praticità, dovrà continuare durante un “periodo di transizione ragionevole”.

Pertanto, accordo o no, il 30 marzo 2019 non dovrebbe esserci alcun “cliff edge” ed il periodo di trasferimento previsto per l’estate 2019 non dovrebbe essere influenzato. Per quanto tempo possa durare un periodo di transizione, nel caso di un no deal, è un’ipotesi difficile da indovinare.

Da notare, l’accordo relativo all’uscita dall’UE non include attualmente Norvegia, Liechtenstein, Islanda o Svizzera e negoziati fatti con questi paesi.

Il Governo ha dichiarato che era in attesa della pubblicazione del rapporto finale del Comitato Consultivo sulla Migrazione (MAC) relativo appunto alla Migrazione nel Regno Unito prima di pubblicare la Legge sull’Immigrazione che delinea il futuro sistema di immigrazione del Regno Unito. Tuttavia, il rapporto del MAC è uscito a settembre 2018 e la Legge sull’Immigrazione non è stata ancora pubblicata.

Si prevede l’applicazione da parte del Governo delle raccomandazioni del MAC e la non concessione di un trattamento preferenziale nei confronti dei cittadini dell’UE. Il rapporto non fa una menzione specifica sulle possibili opzioni di immigrazione per chi fa parte del mondo dello sport. Invece la sua raccomandazione generale consisteva nel fatto che il Regno Unito avrebbe dovuto concentrarsi sull’abilitazione di una migrazione più qualificata insieme a una politica più restrittiva sulle migrazioni meno qualificate nella progettazione del suo sistema post-Brexit. Sebbene ciò possa significare che l’ingresso di atleti di alto livello sarà comunque agevolato, l’accesso per i lavoratori meno qualificati che sostengono lo sport come attività commerciale potrebbe essere limitato.

L’attuale sistema di immigrazione applicabile agli atleti/allenatori non appartenenti al SEE è un punto che si basa sulla richiesta di sponsorizzazione. Il criterio è altamente selettivo e richiede agli atleti di essere riconosciuti a livello internazionale e al massimo livello e di soddisfare i criteri specifici previsti per un particolare tipo di sport.

Se il Governo deciderà di applicare l’attuale sistema di immigrazione nei confronti dei cittadini europei, attuando le restrizioni in atto, allora ciò potrebbe comportare delle gravi conseguenze sull’industria sportiva. Ad esempio, i club inglesi potrebbero non essere più in grado di beneficiare dell’eccezione UE/SEE alla regola generale della FIFA che vieta i trasferimenti internazionali di giocatori di età inferiore ai 18 anni.

Gli sport e le attività sportive contribuiscono in modo significativo all’economia del Regno Unito, generando un valore aggiunto lordo di 20,3 miliardi di sterline solo in Inghilterra (1,9% del totale dell’Inghilterra) e sostenendo oltre 400.000 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno (il 2,3% di tutti i posti di lavoro in Inghilterra). Pertanto, qualsiasi nuovo sistema di immigrazione dovrà garantire la non introduzione di barriere che potrebbero avere un impatto negativo su questo settore e che potrebbero ostacolare la crescita.

Per quegli atleti o lavoratori europei che sono nel settore sportivo, il consiglio è quello di verificare la loro situazione attuale e chiedere assistenza legale nel caso in cui siano preoccupati delle possibili implicazioni che potrebbero derivare dalla Brexit, specialmente per coloro che potrebbero non risultare residenti in UK prima del 31 dicembre 2020.

Dovrebbe essere presa in considerazione la possibilità di presentare ora una domanda di residenza permanente o di cittadinanza britannica o di presentare prima o poi una domanda ai sensi dello schema del regolamento europeo al fine di proteggere la propria posizione.

Per coloro che desiderano trasferirsi nel Regno Unito dopo la Brexit, è importante tenere il passo con i negoziati di uscita man mano che questi si sviluppano al fine di determinare in che modo questi possano essere “colpiti”.

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Regno Unito: un ulteriore passo nell’ambito delle complesse trattative sulla Brexit

L’attesissimo progetto di accordo sul recesso del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord dall’Unione Europea è stato raggiunto nell’ambito delle negoziazioni. Quest’ultimo è composto da 585 pagine e, sebbene sia inteso a garantire un recesso armonioso e ordinato del Regno Unito dall’Unione Europea, anziché portare ad un accordo commerciale a lungo termine tra le due parti, ad un primo esame sembra che quest’ultimo sia vantaggioso principalmente per l’Irlanda.

Con riserva dell’approvazione dell’accordo, l’Irlanda del Nord sarà trattata in modo alquanto diverso rispetto al resto del Regno Unito al fine di proteggere le frontiere. Si parla di “backstop”, ossia una sorta di assicurazione che permetterà di avere un confine non rigido tra l’Irlanda del Nord che fa parte del Regno Unito e la Repubblica dell’Irlanda una volta formalizzata la separazione del Regno Unito dal resto dell’Unione Europea. In pratica, la situazione rimarrebbe uguale a quella attuale malgrado l’entrata in vigore del nuovo “confine”: l’Irlanda del Nord rimarrebbe nel mercato comune europeo e nell’unione doganale senza quindi che vengano ripristinati i controlli alla frontiera con l’Irlanda.

Alcuni dei punti chiave dell’accordo che riguardano l’Irlanda nel caso in cui il “backstop” diventi operativo sono:

  • Un unico territorio doganale UE-UK opererà per evitare che vi siano tariffe, contingenti o controlli sulle norme di origine tra l’Unione Europea ed il Regno Unito;
  • L’Irlanda del Nord rimarrà in linea con le norme del mercato unico ed applicherà l’intero codice doganale dell’Unione come ad esempio la normativa sulle merci, la Legislazione sull’IVA e le accise sui beni ed infine le norme relative alla produzione agricola;
  • sono vietate restrizioni quantitative sulle esportazioni e importazioni tra l’Unione Europea e l’Irlanda del Nord;
  • la Common Travel Area tra il Regno Unito e l’Irlanda sarà tutelata, in particolare per quanto riguarda la libertà di circolazione per i cittadini europei ed i loro familiari, indipendentemente dalla loro nazionalità, da e all’interno dell’Irlanda; e
  • conservazione del mercato unico dell’energia elettrica nell’isola d’Irlanda;

Un vertice UE di emergenza è previsto per domenica 25 novembre per fare in modo che i leader dell’Unione Europea approvino l’accordo. Anche se generalmente la risposta al progetto di accordo in tutta l’Unione Europea sembra essere positiva, vi sono ancora molte incertezze sulla capacità di Theresa May di concludere l’accordo.

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Regno Unito: “ il “diritto di lavorare” dei cittadini dell’Unione Europea”

Il Ministro per l’immigrazione del Governo inglese, Caroline Noakes, ha annunciato alla Home Affairs Select Committee il 20 ottobre che, in caso di mancato accordo sulla Brexit, nuovi controlli di immigrazione, compreso lo status dei datori di lavoro, verranno applicati anche sui cittadini europei già presenti nel Regno Unito a decorrere dal prossimo anno.  In vista di questi possibili cambiamenti ed il notevole impatto sulle procedure amministrative dei datori di lavoro che assumeranno cittadini europei nel Regno Unito, si avvisa che i datori di lavoro dovrebbero controllare il “right to work” dei futuri dipendenti ed assicurarsi di avere i loro dati aggiornati. Questo farà sì che gli individui possano essere facilmente identificabili nel caso in cui maggiori informazioni fossero necessarie per lo staff europeo dopo il 29 marzo 2019.

Di seguito una guida su come controllare il diritto al lavoro dei vostri dipendenti:

  • Fare una copia di un documento che non può essere cambiato, per esempio una fotocopia, che può essere scannerizzata e caricata nel sistema;
  • Per i passaporti, fotocopiare ogni pagina con una stampa, con la foto o date di scadenza;
  • Per i permessi di residenza biometrico e le carte di residenza, fotocopiare tutte e due le pagine;
  • Per tutti gli altri documenti, fotocopiare tutte le pagine;
  • Conservare tutti i documenti del dipendente fino a due anni dopo la cessione del contratto lavorativo;
  • Segnarsi la data in cui il controllo dei documenti è stato effettuato e firmare le copie dei documenti attestando che queste sono le copie dei documenti originali.
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Jersey: Banca internazionale multata dalla corte per “Intermeddling”

In un caso recente nella Jersey Royal Court, una banca ha ricevuto una multa per non aver ottenuto l’autorizzazione necessaria prima di trasferire il patrimonio di un cliente defunto. Questo caso evidenzia le potenziali trappole per gli istituti bancari quando si tratta di proprietà, in particolare quando si tratta di un patrimonio, in un certo numero di giurisdizioni.

La Banca Commerciale di Abu Dhabi PJSC (la “Banca”) deteneva denaro in una serie di conti per uno dei loro clienti, il Signor Varghese Abraham (il “Cliente”). Questo comprendeva oltre $ 400.000 nella filiale della Banca di Jersey. La Banca è stata informata del decesso del cliente, e di conseguenza ha inserito l’istruzione “no debit” sul suo conto bancario rispettando le procedure interne.

Tuttavia, un tribunale degli Emirati Arabi Uniti aveva ordinato il 5 ottobre 2017 che tutti i soldi detenuti dalla Banca a nome del Cliente fossero stati trasferiti alla tesoreria della Corte in modo che il suo patrimonio potesse essere gestito in conformità con la Legge di successione locale. L’ordine non distingueva tra i conti detenuti negli Emirati Arabi Uniti e quelli detenuti altrove. I dipendenti della Banca si sono conformati all’ordine del tribunale trasferendo il denaro. Questo spostamento era stato effettuato in violazione della Legge di Jersey perché si trattava di un patrimonio senza alcuna concessione di successione. Poche settimane dopo, la Banca ha notificato la Jersey Financial Services Commission, una volta venuta a conoscenza del fatto che i fondi del Cliente sono stati trasferiti in violazione delle Legge sulla successione di Jersey.

L’articolo 23 della Legge di successione (Jersey) del 1998 prevede il reato di “intermeddling”. Salvo alcune eccezioni, stabilisce che qualsiasi persona che amministra una parte del patrimonio mobile di una persona deceduta senza prima ottenere una concessione di successione, sarà colpevole di un reato penale e passibile di una multa o di imprigionamento inferiore ad un anno, o entrambi. Nonostante l’ordine del tribunale degli Emirati Arabi Uniti, la Banca avrebbe dovuto ottenere la concessione in conformità alla Legge di Jersey prima del trasferimento.

La banca ha ricevuto una multa di £ 25,000 da parte della Royal Court che ha ordinato anche di pagare £ 2,085 in compensazione, dopo aver ammesso di essere colpevole di “intermeddling”. Il Giudice ha concordato che non si trattava di alcun intento malevolo, ma tuttavia l’errore indicava che era stato commesso un reato. Ha anche specificato che le conseguenze sarebbero state molto diverse se si fosse trattato di un caso di frode.

Questo caso sottolinea l’importanza di ottenere l’autorizzazione legale necessaria in tutte le giurisdizioni pertinenti prima di occuparsi del patrimonio di una persona deceduta. L’Intermeddling è un reato penale in una serie di altre giurisdizioni, tra cui Hong Kong, e le organizzazioni dovrebbero quindi garantire di avere le procedure corrette e la formazione adeguata dei dipendenti per affrontare tutti i requisiti.

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Regno Unito: aggiornamenti sulla Brexit

Brexit: gli obiettivi del Governo per un accordo entro la fine di novembre: alcune fonti riportano che i Ministri hanno concordato che raggiungeranno un accordo con l’Unione Europea entro la fine di novembre. “Ognuno ha avuto modo di percepire le difficoltà che comporta l’uscita dall’Unione Europea”, un portavoce del Governo ha dichiarato alla BBC.

Fox: “Impossibile” dire se l’accordo sulla Brexit potrà essere raggiunto questo mese o il prossimo: martedì il Ministro del commercio britannico, Liam Fox, ha dichiarato che era impossibile per lui stabilire se l’accordo sulla Brexit potesse essere raggiunto con l’Unione Europea questo mese o il prossimo, ma la Gran Bretagna voleva un contratto e raggiungere un accordo è meglio che non raggiungerne nessuno.

I Membri del Parlamento avvertono che i piani post Brexit“profondamente preoccupanti” del Governo non possono sostituire un terzo delle Leggi dell’Unione Europea: la Commissione dichiara che vi è ancora incertezza in merito alla Normativa sull’ambiente, così come vi è incertezza sul nuovo organismo che si occupa di garantirne la sua applicazione. Il Governo non si è ancora impegnato a sostituire circa un terzo delle norme ambientali che regola l’aria, l’acqua, i prodotti chimici e lo smaltimento dei rifiuti che non possono essere copiate nella Legislazione del Regno Unito da parte dell’Unione Europea. A distanza di cinque mesi dall’uscita, i membri del Parlamento del Comitato per il controllo ambientale hanno affermato che la mancanza di chiarezza su un considerevole numero di regolamenti era “profondamente preoccupante”.

La speranza che venga raggiunto un accordo sulla Brexit aumenta con “un importante passo avanti” sulla questione del confine irlandese: le speranze di Theresa May di garantire un accordo di recesso sono aumentate dopo che era arrivata vicina alla vittoria dei tornei di sostegno del suo gabinetto, l’ultimo importante punto critico nei negoziati con Bruxelles. Il Primo Ministro ha incaricato l’avvocato generale, Geoffrey Cox, di elaborare piani legali per un “meccanismo di revisione” al fine di risolvere la questione dell’Irlanda.

Il Governo del Regno Unito concorda affinché un summit dei leader dell’Unione europea firmino un accordo sulla Brexit questo mese ma probabilmente non accadrà e a metà dicembre si cercherà una prospettiva più realistica. I ministri sono stati informati dal procuratore generale, Geoffrey Cox, sulle varie opzioni per un meccanismo che consenta al Regno Unito di chiudere la questione irlandese nel caso in cui i negoziati per un accordo a lungo termine con l’Unione Europea si siano interrotti. Il Consiglio dei Ministri si riunirà nuovamente prima di concludere qualsiasi accordo con l’Unione Europea.

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Grecia: approccio delle autorità greche nella determinazione di una prova di residenza fiscale estera valida

In Grecia, un soggetto che si è trasferito all’estero deve presentare richiesta alle autorità locali in modo tale da provare di avere un nuovo indirizzo e non risultare più residente fiscale all’interno del Paese. Tale domanda deve essere generalmente presentata entro il 10 marzo dello stesso anno successivo a quello in cui la persona ha cambiato residenza e deve essere accompagnata (o, successivamente, integrata) da una prova valida di residenza fiscale nel nuovo Paese.

Nel caso in cui ci si trasferisce in un Paese con il quale si è firmato un accordo valido sulla doppia imposizione fiscale, il modello per la presentazione della domanda per l’attuazione dell’ADTA può essere utilizzata come certificato di residenza separato.

Tuttavia, in assenza di un accordo valido, può essere presentata una copia della dichiarazione dei redditi annuale consolidata. In mancanza della capacità dell’altro Paese di fornire tale dichiarazione, un certificato da qualsiasi altra autorità pubblica o ufficialmente riconosciuta, è richiesto in modo tale che possa provare il trasferimento del “centro di interesse vitale” dell’individuo.

I documenti aggiuntivi richiesti sono:

  • Documenti che confermano la data di partenza e del trasferimento (prova per un soggiorno superiore a 183 giorni)
  • Documenti giustificativi complementari come i documenti relativi all’avvio di qualsiasi tipo di attività professionale, iscrizione negli elenchi municipali o iscrizione scolastica per i figli, il leasing ect.
  • Per i soggetti che si trasferiscono negli Stati Uniti, il modulo di domanda 6166 rilasciato dall’IRS è essenziale.

Vale la pena notare che se il soggetto è il socio di maggioranza in una società di proprietà individuale locale (società in nome collettivo), non può essere residente fiscale straniero. Se partecipa ad altri tipi di società (come SA o Ltd) lo status residenziale dell’individuo non sarà influenzato. A seguito della presentazione della domanda e dei documenti giustificativi, le autorità fiscali greche devono emettere una decisione sul cambiamento della residenza fiscale entro il termine di due mesi.

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Albania: cambia l’imposta sul reddito ed introduce incentivi per il settore agro-turistico

Il Consiglio dei Ministri albanese ha proposto un Disegno di Legge al Parlamento al fine di introdurre una serie di cambiamenti riguardanti l’imposta sul reddito.

Il Disegno di Legge è stato approvato dal Parlamento Albanese il 9 luglio 2018.

La Legge colpisce l’imposta sul reddito in vari frangenti dell’economia del Paese: gli agricoltori coinvolti in società di cooperazione agricola, le aziende operanti nel settore agro-turistico, le industrie edilizie, le piccole e medie imprese ma anche le società di gioco.

Al momento in Albania l’imposta sul reddito è pagata con tre aliquote fiscali differenti, basate su tre diverse fasce di reddito. Per le aziende con un giro d’affari totale compreso tra i 5 e gli 8 milioni annui, l’aliquota della tassa sul reddito è del 5%; nel caso il giro d’affari superi gli 8 milioni l’aliquota è al 15%. Le fasce di reddito sono uno degli aspetti che sono stati modificati con la nuova Legge.

Incentivi per le aziende agro-turistiche

L’economia albanese è fortemente dipendente dal settore agricolo. L’obbiettivo del Governo albanese è quello di aumentare la cooperazione tra i piccoli proprietari terrieri, creando delle cooperative agricole. A tale scopo sono richiesti incentivi stimolanti, a riguardo la nuova Legge offre un abbassamento dell’aliquota che dal 15% diminuirà al 5%. La riduzione sarà applicata alle imprese agro-turistiche. Gli obbiettivi sono la promozione, creazione e crescita di questo tipo di imprese, le quali dovrebbero fornire alloggi, cibo, intrattenimento ed altre attività collegate alle fattorie agricole. Questa è una misura provvisoria poiché sarà applicata per 10 anni.

Fascia di reddito più ampia

Da aprile 2018 è stata applicata la soglia diminuita per la registrazione dell’IVA.

Al fine di alleggerire l’impatto di questo cambiamento, il Consiglio dei Ministri ha proposto l’aumento della soglia della più alta categoria delle imposte sul reddito, (aliquota del 15%) dai precedenti 8 milioni ai 14 milioni totali (106,000 Euro). Effettivamente ciò allarga le fasce di reddito di coloro che pagano l’aliquota al 5% (tra i 5 e i 14 milioni annui).

Tassa sul reddito da gioco

La nuova Legge ha, inoltre, introdotto variazioni delle imposte sul reddito riguardanti il gioco.

L’aliquota del 15% sarà applicata a tutte le categorie di gioco, sul reddito lordo, il quale corrisponde all’avanzo dell’organizzatore sull’ importo totale pagato dai giocatori dopo la detrazione dell’importo vinto dai giocatori.

Le modifiche all’imposta sul reddito delle società saranno applicabili dal primo gennaio 2019. Si prevede che questa Legge avrà un impatto positivo sui risultati complessive dell’economia e specialmente nei settori specifici che vengono modificati da essa.

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Cina: una nota per le aziende che commerciano con banche o società cinesi

Le società che effettuano operazioni transfrontaliere che coinvolgono banche cinesi o altre entità dovrebbero prendere nota. Allo stato attuale, il sistema SWIFT è la rete di fatto utilizzata per gli accordi transnazionali ed i pagamenti collegati alla Cina. Questo potrebbe presto cambiare e a la mancata osservanza di queste modifiche può comportare problemi di latenza commerciale o violazioni degli obblighi di riservatezza dovuti ai clienti finali.

Cosa sta cambiando?

La People’s Bank of China ha emanato una circolare vincolante intitolata Tightening the Administration of Cross-border Financial Networkand Information Services’ “. La presente circolare si applica allo (i) SWIFT e ad altre istituzioni di liquidazione e compensazione (Overseas Providers) ed (ii) alle banche cinesi ed altre entità che utilizzano i servizi di liquidazione e compensazione corrispondenti. I vari obblighi di comunicazione sono indicati nella circolare e, più importante, proibiscono ai fornitori d’oltremare di creare “reti finanziarie esclusive” in Cina per i servizi di pagamento e regolamento.

Cosa significa tutto questo?

I fornitori d’oltremare dovranno unirsi con le controparti cinesi per fornire servizi di pagamento e regolamento in Cina. In pratica, è probabile che:

 

  • Questo possa incoraggiare le banche e le entità con sede in Cina ad utilizzare l’equivalente cinese di SWIFT, il China International Payments Sistem (CIPS).

 

  • Di conseguenza, è necessario che le entità non cinesi che desiderano concludere transazioni con la Cina dovranno farlo tramite l’uso di CIPS. Tutto ciò ha due impatti principali sulle entità non cinesi:

 

  • Primo, se si continua ad utilizzare il sistema SWIFT (attraverso lacune nella legislazione cinese oppure illegalmente), vi è un maggiore rischio di un inaspettato blocco su questo commercio.

 

Questo può manifestarsi attraverso problemi di latenza (ad esempio i traffici sono rallentati attraverso il Great Firewall) o tempi di inattività.

 

  • In secondo luogo, le informazioni relative alle transazioni effettuate attraverso il sistema CIPS possono essere più facilmente ottenute dal Governo cinese. Qualora tali informazioni siano riservate, ciò potrebbe violare gli obblighi di riservatezza dovuti da queste entità non basate sulla Cina ai loro clienti finali.

Al momento, CIPS funge efficacemente da intermediario tra SWIFT ed il sistema di compensazione e regolamento interbancario interno cinese (CNAPS). Facilitare un maggiore uso del CIPS è in linea con l’approccio sempre più protezionistico del governo cinese, otre ai suoi sforzi per promuovere l’uso internazionale del Renminbi e costruire l’industria locale cinese (in particolare in modo strategico nelle parti più importanti dell’economia, come la finanza).

La direzione del viaggio è chiara, quindi è importante che gli utenti del sistema SWIFT siano preparati ed inizino a valutare come possono attenuare eventuali rischi di interruzione delle normali pratiche commerciali.

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Regno Unito: senior managers e regime di certificazione

A luglio 2018, la UK Financial Authority (FCA) ha pubblicato le sue regole quasi definitive sull’estensione della normativa relativa al senior manager ed al regime di certificazione (SMCR) a tutte le imprese regolate dalla FCA. Per effetto della SMCR, sia i datori di lavoro sia i dipendenti con le imprese regolamentate dovranno capire come tale normativa verrà applicata.

Gli argomenti che saranno discussi prevedono:

  • L’indicazione di come il SMRC si applica ai diversi livelli di imprese;
  • Le nuove categorie di funzioni di senior management;
  • i nuovi requisiti relativi alla dichiarazione delle responsabilità, la responsabilità strategica, il regime di certificazione, le regole di condotta;
  • i requisiti minimi di formazione;
  • le disposizioni provvisorie.

Discuteremo le questioni relative all’occupazione nel contesto del SMCR ed allineando i processi delle risorse umane con il SMCR. Ciò include la revisione e l’aggiornamento dei contratti di lavoro e dei manuali dei dipendenti.

Una panoramica sui passaggi pratici che l’organizzazione deve intraprendere e da quando si dovrà mantenere la conformità con questi nuovi regimi.

Jonathan Chamberlain è stato consulente nei consigli di amministrazione e nei piani commerciali nella City di Londra per oltre 20 anni. Ha una vasta esperienza nel crossover delle questioni SMCR e HR, con clienti tra cui banche, brokers e case di investimento. Il suo lavoro prevede l’aiuto al fine di ottenere e mantenere la fiducia dei regolatori in relazione al senior manager, alle procedure e alle politiche. Ha aiutato a risolvere le controversie relative a riferimenti, gestione delle prestazioni, questioni disciplinari e remunerazione. Altissimo oratore e presentatore, aiuta i clienti a formare i loro dipendenti per cambiare cultura e guidare comportamenti ed approcci.

Ian Mason ha più di 20 anni di esperienza come avvocato nell’ambito della regolamentazione dei servizi finanziari e fornisce consulenza su una vasta gamma di strumenti, tra cui l’autorizzazione, la supervisione e l’applicazione dell’autorità FCA/ Prudential Regulation Authority. È ex capo dipartimento nella divisione per la tutela dei servizi finanziari, oltre ad aver lavorato in proprio come consulente aziendale e privato in studi privati. Fornisce consulenza su un’ampia gamma di questioni normative relative ai servizi finanziari, sia di tipo contenzioso che non. Ha una significativa esperienza nell’ambito delle investigazioni regolamentari, sia in ambito di applicazione che di difesa, rappresentando aziende ed individui come amministratori delegati, responsabili di conformità, segnalazione di riciclaggio di denaro e responsabili di negoziazione.

Tra i suoi clienti ci sono banche, asset manager e gestori di fondi, broker inter-dealer, società quotate, senior banker, commercianti e membri del consiglio di amministrazione.

La sua attività comprende la consulenza alle imprese e ai dirigenti in merito alla responsabilità della direzione.

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Regno Unito: modifiche alla Corporate Governance per le AIM companies

La Normativa sull ’Alternative Investment Market ha pubblicato l’ultima versione dell’Inside AIM il 26 luglio 2018 che contiene linee guida su ciò che le AIM companies dovrebbero fare in seguito alle modifiche alla corporate governance che entreranno in vigore il 28 settembre 2018.

A partire dal 28 settembre 2018, una AIM company dovrà divulgare le informazioni del corporate governance code che ha adottato. Le informazioni dovrebbero essere riviste annualmente ed il sito web dovrebbe prevedere la data in cui tali informazioni sono state riesaminate l’ultima volta.

La Guida fornita dal London Stock Exchange nella nota interna AIM prevede quanto segue:

Identificazione di un codice di “corporate Governance” che sia riconosciuto

Purtroppo, la London Stock Exchange non ha fornito un apposito elenco di codici di Corporate Governance in quanto ritiene che le AIM companies dovrebbero avere a disposizione una gamma di opzioni, a seconda di quale si adatta meglio alle proprie esigenze, tenendo conto dello specifico livello di sviluppo, del settore e delle dimensioni. Detto questo, si fa riferimento al Codice di Corporate Governance di QCA ed al Codice di Corporate Governance del Regno Unito come parametri di riferimento che le società AIM dovrebbero cercare di seguire. Laddove una società disponga di una doppia lista nel proprio Stato di residenza, una società può scegliere di segnalarlo utilizzando uno standard appropriato nella giurisdizione di tale paese, a condizione che la divulgazione sia disponibile sul proprio sito Web e verificata annualmente in conformità ai requisiti dell’AIM Rule 26.

Le AIM companies sono tenute al corrente di eventuali modifiche apportate al corporate governance code.

Revisione periodica su requisiti di conformità

Una AIM company dovrebbe periodicamente riesaminare le proprie informazioni sulla corporate governance su base annuale. La London Stock Exchange prevede che, nella maggior parte dei casi, ciò avverrà nel momento in cui una AIM company redige le proprie relazioni annuali ed il proprio bilancio. Se una società non ha prodotto la relativa contabilità entro i termini in cui i requisiti entrano in vigore il 28 settembre 2018, le informazioni dovrebbero essere contenute nel sito Web della società. Il sito Web di un’azienda deve, inoltre, indicare quando le sue informazioni sono state riesaminate l’ultima volta in conformità al codice scelto.

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Regno Unito: i doveri degli amministratori

L’amministratore di una società deve essere consapevole delle responsabilità e dei doveri che ha nei confronti della sua società. È comune che gli amministratori siano completamente disinformati della piena estensione dei loro doveri, a volte credendo di poter fare essenzialmente ciò che vogliono -in particolare se essi sono anche unici azionisti, come spesso accade nelle piccole e medie imprese.

I doveri degli amministratori sono il risultato diretto di un dovere generale di “buona fede” verso la società. Il Companies Act 2006 ha codificato tali doveri ed ora sono sanciti dalla Legislazione.

I doveri degli amministratori vengono elaborati al fine di proteggere sia la società che i suoi creditori, assicurando che i dirigenti siano responsabili delle loro azioni nella gestione degli affari societari. Tali responsabilità vanno dal trattare con competenza e attenzione tutti gli affari della società, al promuovere il successo della società e ad evitare conflitti di interesse, tra le altre cose.

In qualità di amministratore, è fondamentale conoscere e rispettare i propri doveri, se non si vuole rischiare di dover affrontare gravi conseguenze, tra cui la perdita della casa, della famiglia, degli amici, della carriera e anche della reputazione.

Il mancato rispetto delle sue mansioni nei rapporti societari è perseguibile dal liquidatore o dall’amministratore della società. Una violazione di tali obblighi non è limitata, ad esempio, alla semplice vendita di un bene in caso di sottovalutazione o alla preferenza rispetto ad altri creditori aziendali; quelle violazioni e rivendicazioni riguarderanno direttamente il fatto di essere un amministratore della società.

Per esempio:

Dave è l’amministratore di Widgets Are Us Limited. La società sta fallendo, rischia di crollare ed entrare in una liquidazione insolvente, forse a causa della stessa istigazione di Dave o forse su istigazione di un creditore aggressivo attraverso una petizione di liquidazione. Questo è uno scenario comune che di solito segue diverse e prevedibili fasi principali:

  1. Nel tentativo di risolvere il problema, Dave trasferisce il portafoglio ordini esistente della società in fallimento in una nuova società priva di debiti. Successivamente, la vecchia società entra in liquidazione e la nuova società inizia la propria vita, attiva e funzionante, con un portafoglio ordini completo.
  2. Successivamente, il liquidatore dell’azienda rivede la posizione finanziaria della vecchia società e rileva immediatamente che il lavoro è stato dirottato verso la nuova società.
  3. Il liquidatore contatta Dave, gli dice che la diversione del lavoro costituisce una violazione dei suoi doveri verso la vecchia società e richiede un assegno per il valore del lavoro deviato, o peggio, chiede a Dave di pagargli un conto dei profitti.
  4. Ora, non solo Dave deve firmare un grosso assegno per aver violato i suoi doveri, ma potrebbe anche correre il rischio di essere considerato non idoneo ad essere un amministratore che potrebbe comportare l’avvio di procedimenti di squalifica da parte del direttore nei suoi confronti, danneggiando così in modo irreparabile la sua carriera.

In poche parole, è saggio che tutti gli amministratori (incluso Dave) conoscano e comprendano i doveri a cui sono tenuti nei confronti della loro società. Se tale società sta attraversando difficoltà finanziarie, il primo punto di riferimento dovrebbe sempre essere la richiesta di una consulenza legale, competente e commerciale in materia di insolvenza.

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Regno Unito: il Governo pubblica una presentazione sulla partnership UK -UE

In data 20 agosto 2018, il Governo inglese ha pubblicato una presentazione, datata 25 luglio 2018, intitolata “Framework for the UK-UE partnership-financial services”.  Il documento fa seguito al “White Paper” circa la futura relazione tra Regno Unito ed Unione Europea, pubblicato il 12 luglio 2018. Il Framework é composto da tre parti: il contesto (prima parte), il modello proposto (seconda parte) e le conclusioni (terza parte).

Il Framework afferma che il nuovo accordo economico-normativo bilaterale avrebbe tre pilastri:

  • principi comuni per la gestione delle relazioni: l’accordo UK-UE dovrebbe includere obiettivi comuni per gestire interessi condivisi, ad esempio la stabilitá finanziaria, la protezione degli investitori, l’integrità del mercato e la prevenzione dell’arbitraggio regolamentare;
  • estensiva collaborazione sulla vigilanza e dialogo normativo: il Regno Unito propone che entrambe le parti (UK e UE) si impegnino in una struttura generale che supporti collaborazione estensiva e dialogo;
  • procedure lineari, trasparenti e solide: per dare alle aziende la certezza necessaria per pianificare ed investire, saranno necessarie procedure trasparenti in grado di assicurare che la relazione sia stabile, affidabile e duratura.

Il documento conclude con tre punti chiave:

  • autonomia del processo decisionale: questa proposta rispetta completamente l’autonomia decisionale di ognuna delle parti, indirizzando le sfide e le preoccupazioni riguardo alla sovranitá del processo decisionale. L’impegno bilaterale mira a non ostacolare la discrezionalità di ciascuna parte, ma piuttosto assicura che il cambiamento possa essere gestito efficacemente;
  • la componente bilaterale é critica: dovrebbe essere commisurata al rapporto UK-EU e al grado di integrazione del mercato, dovrebbe affrontare le principali lacune nel campo di applicazione, stabilendo la cooperazione istituzionale e l’utilizzo della consultazione e della mediazione per trovare soluzioni ed accordarsi nei tempi appropriati alla potata dei cambiamenti, prima del loro effettivo avvenimento;
  • la cooperazione oltre confine: per le imprese appartenenti allo spazio economico europeo che svolgono attività nel Regno Unito e per i responsabili, il Regno Unito non ha alcun desiderio di idebolire le cooperazioni esistenti. Non c’è nessun bisogno di tornare ad un mondo con meno prevedibilità su come le due parti condivideranno le informazioni e coopereranno giorno dopo giorno ed in situazioni di crisi.
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Regno Unito: il nuovo reato societario di favoreggiamento dell’evasione fiscale

Dal 30 settembre 2017, il Regno Unito ha introdotto una nuova figura di reato che prevede una responsabilità oggettiva per le società nel caso di favoreggiamento dell’evasione fiscale.
Una società può ora essere ritenuta penalmente responsabile se non mette in essere tutte quelle misure necessarie per impedire ai soggetti “associati” (dipendenti, agenti o qualsiasi altra persona che svolge servizi per o per loro conto) il favoreggiamento dell’evasione fiscale.

Evasione fiscale del Regno Unito

La nuova Legislazione responsabilizza persone giuridiche, società anche commerciali (“Corporations”) ed associazioni di persone senza personalità giuridica (“Partnerships”) che spesso risultavano indenni alle conseguenze delle attività penalmente rilevanti (evasione fiscale fraudolenta) condotte dai loro “associati” (Associated persons). In pratica i reati di evasione fiscale messi in atto da dipendenti, agenti, appaltatori e fornitori, senza la diretta approvazione e conoscenza degli organi direttivi.

Evasione fiscale di imposte estere

Nel caso di evasione fiscale di imposte estere posta in essere da parte di un soggetto associato, una società sarà responsabile se:
• È stata costituita in base alla normativa inglese;
• svolge un’attività o parte di essa nel Regno Unito (che include un ufficio di rappresentanza); o
• la persona associata, riconducibile o legata alla società in questione, si trova all’interno del Regno Unito al momento dell’atto criminale che facilita l’evasione dell’imposta estera

Sanzioni penali
Le indagini su questa nuova tipologia di crimine fiscale saranno condotte dal fisco britannico a seguito di azioni legali avviate dal pubblico ministero locale (Crown Prosecution Service, Crown Office e Procurator Fiscal Service – COPFS o Public Prosecution Service per l’Irlanda del Nord – PPSNI), mentre per l’estero il reato fiscale sarà esaminato dal Serious Fraud Office (SFO) o National Crime Agency (NCA) e le azioni penali saranno poste in essre dall’OFS o dal CPS.
Le sanzioni per questo reato includeranno:
– sanzioni finanziarie illimitate;
– pene ulteriori e accessorie come la confisca o misure speciali per la prevenzione del crimine.

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Finlandia: il Governo raggiunge l’accordo di bilancio 2019

Nel bilancio 2019 del Governo finlandese sono stati previsti una serie di incentivi per incoraggiare gli investimenti nelle azioni di società sia piccole che quotate.

Il bilancio, concordato dal Governo il 29 agosto, indirizza l’amministrazione fiscale finlandese ad elaborare delle linee guida entro la fine dell’anno per consentire ai dipendenti di ottenere azioni del proprio datore di lavoro ad un prezzo inferiore rispetto ad un investitore privato “senza conseguenze fiscali”.

Il bilancio, inoltre, prevede di introdurre un nuovo conto di risparmio azionario privilegiato per gli investitori al dettaglio, consentendo loro di investire in azioni quotate fino ad un importo massimo di 50.000 Euro.

 

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La Svizzera e L’India discutono sullo scambio automatico delle informazioni fiscali

Il consigliere federale svizzero, Ignazio Cassis, ha incontrato Sushma Swaraj, il Ministro indiano per gli Affari Esteri a Delhi.

I Ministri hanno accolto con favore l’entrata in vigore, quest’anno, dell’accordo sullo scambio automatico delle informazioni fiscali. La Svizzera e l’India hanno firmato una dichiarazione congiunta su questo tema nel 2016 e si prevede che i primi scambi si svolgeranno nel 2019.

Secondo il Consiglio federale svizzero, l’accordo “dovrebbe porre fine alle accuse ricorrenti sul fatto che la Svizzera custodisca beni non dichiarati”.

La Svizzera sta anche cercando un accordo di libero scambio con l’India attraverso la sua adesione all’Associazione Europea di Libero scambio. L’India è il secondo partner commerciale della Svizzera in Asia.

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Russia: modifiche al regime IVA

Il Governo russo ha approvato una serie di modifiche da introdurre nel codice tributario russo a partire dal 2019. Le iniziative in materia fiscale, tra le altre, prevedono i seguenti importanti cambiamenti nel regime IVA russo:

  • Un aumento dell’aliquota base dell’IVA dal 18 % al 20%, con effetto a partire dal 1° gennaio 2019.
  • Una riduzione della soglia minima dell’importo delle imposte pagate per i tre anni precedenti da 7 miliardi a 2 miliardi di rubli per poter beneficiare della procedura semplificata di rimborso dell’IVA applicata in via accelerata.

La Duma di Stato russa ha votato per adottare le modifiche il 24 luglio 2018. I contribuenti dovrebbero prendere in considerazione questi cambiamenti nell’ambito della pianificazione del carico fiscale per il 2019 ed andare avanti, in particolare per quanto riguarda i progetti di investimento a lungo termine.

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Regno Unito: adozione dello strumento Multilaterale del progetto OCSE

Il 29 giugno 2018, il Regno Unito è diventato la nona giurisdizione a rendere piena ed effettiva la sua partecipazione al progetto Ocse presentando, come richiesto dalle procedure, la sua lettera formale di ratifica per l’adozione dello strumento multilaterale del progetto.

Il MLI mira ad attuare quelle misure del progetto BEPS che hanno un impatto sugli attuali Trattati contro la doppia imposizione (Azione 15 BEPS). Probabilmente l’aspetto più importante dell’intero progetto BEPS, previsto dall’OCSE, è che l’MLI modificherà circa 2.000 dei 3.000 trattati fiscali attualmente esistenti, senza che sia necessario modificare singolarmente ciascuno di essi.

Il MLI non modificherà direttamente i trattati fiscali esistenti degli Stati partecipanti, ma si affiancherà al relativo Trattato modificandolo allo scopo di attuare le misure del progetto BEPS che incidono sui trattati fiscali esistenti. L’MLI prevede la clausola in base alla quale uno Stato può rinunciare o scegliere un’opzione alternativa.

Lo strumento Multilaterale del progetto BEPS entrerà in vigore nel Regno Unito il 1° ottobre 2018, ma in molti casi le modifiche apportate dal MLI non avranno effetto immediatamente. Ai fini della ritenuta d’acconto, le modifiche entrano in vigore a partire dal 1° gennaio 2019. Per le imposte sul reddito delle persone fisiche e le imposte sul reddito delle società, le modifiche entrano in vigore a partire da aprile 2019. Tuttavia, nel caso in cui la controparte giurisdizionale di un trattato non ratifichi il MLI, le modifiche entreranno in vigore ai fini di tale trattato a partire da tale data successiva in cui la controparte giurisdizionale deposita presso l’OCSE il suo strumento di ratifica del MLI.

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Bulgaria: piano d’azione per l’adesione all’ERM II e all’Unione bancaria

Il 22 agosto 2018, il Consiglio dei Ministri bulgaro ha adottato un piano d’azione sulle misure, le scadenze e le istituzioni responsabili in relazione alle intenzioni del Paese di aderire al Meccanismo di tasso di cambio europeo ERM II ed alla partecipazione al meccanismo di vigilanza unico dell’UE (“SSM “) attraverso una stretta collaborazione con la Banca Centrale Europea.

Elaborato dal Ministero delle Finanze della Bulgaria, il piano d’azione dovrebbe essere messo in atto nel luglio 2019 quando, in Bulgaria, si prevede formalmente una stretta cooperazione con la Banca Centrale Europea e l’adesione all’ERM II.

Sulla base degli impegni principali delineati in una lettera del luglio 2018 dal Ministro delle Finanze bulgaro e dal Presidente della Banca Nazionale bulgara ai Presidenti dell’Eurogruppo e del Consiglio Ecofin, il piano d’azione è strutturato attorno ai seguenti ambiti principali:

  1. Modifiche al quadro giuridico e valutazione della qualità degli attivi del settore bancario prima di aderire al MVU tramite la stretta collaborazione con la Banca Centrale Europea:
  • Emendamenti alla Legislazione primaria esistente (ad esempio la Legge sugli Istituti di credito, la Legge della Banca Nazionale Bulgara, ecc.) relativi ai poteri della Banca Centrale Europea da attuare entro dicembre 2018 e le modifiche alla Legislazione secondaria da attuare entro marzo 2019;
  • Revisioni della qualità degli attivi e prove di stress sul settore bancario da eseguire e completare entro luglio 2019. Questo sarà il secondo esame completo della qualità degli attivi in tre anni.

Adozione di strumenti macroprudenziali nell’ambito della Legge sugli istituti di credito (ad esempio limiti di leva finanziaria, limiti LTV, massimali settoriali), che attuerà un approccio a livello macro in relazione ai mutuatari. III. Intraprendere la misura “Sorveglianza non bancaria” dalla Commissione di vigilanza finanziaria, che comprende:

  • attuazione del piano d’azione per la vigilanza nel settore finanziario non bancario (per quanto riguarda i fondi pensione e gli assicuratori);
  • preparazione delle linee guida sulla valutazione delle attività (attività illiquide) e passività nel settore finanziario non bancario, compresa la stesura e l’attuazione di regolamenti statutari sui fondi pensioni e assicuratori e la cooperazione con l’Istituto dei dottori commercialisti pubblici in Bulgaria sull’adozione di istruzioni obbligatorie per i revisori;
  • sviluppo ed attuazione di un sistema di vigilanza basato sul rischio conformemente alla Direttiva sulla solvibilità II, che dovrebbe comportare:
  • un manuale per la sorveglianza basata sul rischio;
  • un sistema aggiornato di criteri per la classificazione delle compagnie assicurative in base al loro grado di rischio ed alla rilevanza sistemica; e
  • una revisione completa della procedura interna della Commissione di Vigilanza finanziaria per la vigilanza basata sul rischio delle compagnie di assicurazione.

 

Revisione e modifiche al regime di insolvenza della Bulgaria che prevede:

  • analisi globale del divario del quadro di stabilizzazione nell’ambito della legislazione in caso di insolvenza;
  • sviluppo di un modello per la raccolta e la pubblicazione di dati relativi all’insolvenza.

Rafforzare il quadro dell’AML bulgaro attraverso l’adozione della Direttiva Europea 843/2018 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018.

Disegnare una tabella di marcia, insieme ad un gruppo di lavoro capofila dell’OCSE per migliorare il quadro giuridico per la gestione delle imprese di proprietà statale, portando all’adozione di un nuovo atto per la governance delle imprese statali entro giugno 2019.

Ratifica dell’Accordo sul trasferimento e la mutualizzazione dei contributi al Fondo unico di risoluzione da parte dell’Assemblea Nazionale. La ratifica dell’accordo intergovernativo è una delle condizioni chiave per l’ingresso della Bulgaria nel meccanismo di risoluzione unico (SRM) che sarà responsabile della risoluzione delle banche bulgare, che sono considerate significative o in relazione alle quali la BCE ha deciso di esercitare direttamente tutti i poteri di vigilanza pertinenti.

È importante notare che l’impostazione della condizione preliminare per l’ingresso della Bulgaria nell’ERM II una volta entrata in “stretta collaborazione” con la Banca Centrale Europea è un nuovo approccio per l’accettazione di nuovi membri nell’Eurozona. Tale approccio, come indicato nella dichiarazione dei ministri delle finanze dei paesi della zona euro e della Danimarca, rappresenterà il programma per la futura adesione all’Eurozona.

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Belgio: in arrivo il registro dei proprietari effettivi

La Legge sull’Antiriciclaggio (AML) del 18 settembre 2017 ha introdotto in Belgio l’obbligo per tutte le società, le organizzazioni non professionali, le fondazioni ed i trustee di identificare e registrare i proprietari effettivi (UBO) ed inserire tali informazioni in un apposito registro. Poiché il quadro normativo relativo al registro dei beneficial owners non era ancora in vigore, le entità che raccoglievano informazioni relative ai proprietari effettivi non erano in grado di registrare tali informazioni esternamente.

Questo assetto normativo è cambiato grazie alla pubblicazione del Royal Decree del 30 luglio 2018 sulle modalità operative del Registro dei beneficiari effettivi. Tale Decreto specifica quali informazioni devono essere inserite nel registro, il processo di registrazione ed accesso allo stesso. Il suddetto Decreto entrerà in vigore il 31 ottobre 2018 e le società belghe hanno tempo fino al 30 novembre 2018 per effettuare la registrazione.

Le modalità operative stabilite dal Decreto confermano che la portata dell’obbligo del Beneficial Owner è molto ampia. Le informazioni che devono essere inserite presso il registro sono ampie, come ad esempio quelle sull’identificazione del beneficiario (ad es. Indirizzo di residenza e il numero ID) e, con riferimento ai proprietari effettivi che detengono proprietà indirette in una società, occorrono informazioni su ciascuna entità intermedia. Le informazioni sul BO registrate devono essere tenute aggiornate dall’entità che ha presentato la richiesta. La mancata osservanza tempestiva di tali obblighi può comportare sanzioni amministrative o penali fino a 50.000 Euro per gli amministratori e gli altri responsabili. Il registro UBO è ampiamente accessibile non solo dalle Autorità competenti o dagli enti che effettuano controlli sull’Antiriciclaggio, ma anche dall’amministrazione fiscale, che può quindi trasmettere informazioni alle amministrazioni fiscali straniere. Alcune informazioni dei proprietari effettivi sono accessibili al pubblico, ad es. il nome del proprietario della società, l’interesse detenuto e, a seconda dei casi, l’intera catena di società intermedie.

È consigliabile che le società inizino a presentare la loro domanda ed assegnino personale a tal fine in modo che possano rispettare la scadenza del 30 novembre 2018.

Per i beneficiari effettivi è utile sapere che riceveranno comunicazione dal registro al momento della registrazione della loro proprietà. Gli UBO possono monitorare e correggere le informazioni registrate a loro nome e possono, in determinate circostanze, richiedere che l’accesso alle informazioni ad essi correlate sia limitato.

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Regno Unito: nuova Appendice UE

Una nuova Appendice UE è stata aggiunta alle Regole sull’immigrazione per lanciare il nuovo Sistema di regolamenti dell’Unione Europea del Governo. Questo riflette le bozze delle regole discusse nel nostro ultimo aggiornamento.

I dipendenti del NHS, il personale universitario e gli studenti del Nord Ovest dell’Inghilterra parteciperanno ad un progetto pilota privato del nuovo processo applicativo. Circa 4.000 cittadini dell’Unione Europea saranno invitati a presentare domande reali per lo status acquisito attraverso i nuovi processi digitali, parte di un processo gestito dal vivo. Il progetto pilota inizierà il 28 agosto 2018 e consentirà di testare il sistema utilizzando i candidati reali prima del lancio graduale del sistema alla fine di quest’anno. Coloro che attraversano il processo avranno il permesso di rimanere a tempo indeterminato, ammesso che siano eleggibili.

Nel frattempo, il Ministero degli Interni ha lanciato un kit di strumenti per aiutare i datori di lavoro, i gruppi industriali e i gruppi comunitari nel Regno Unito a comunicare al proprio personale il Programma di risoluzione dell’Unione Europea.

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Regno Unito: Sistema sull’immigrazione

Una nuova Appendice UE è stata aggiunta alle Regole sull’immigrazione per lanciare il nuovo Sistema di regolamenti dell’Unione Europea del Governo. Questo riflette le bozze delle regole discusse nel nostro ultimo aggiornamento.

I dipendenti del NHS, il personale universitario e gli studenti del Nord Ovest dell’Inghilterra parteciperanno ad un progetto pilota privato del nuovo processo applicativo. Circa 4.000 cittadini dell’Unione Europea saranno invitati a presentare domande reali per lo status acquisito attraverso i nuovi processi digitali, parte di un processo gestito dal vivo. Il progetto pilota inizierà il 28 agosto 2018 e consentirà di testare il sistema utilizzando i candidati reali prima del lancio graduale del sistema alla fine di quest’anno. Coloro che attraversano il processo avranno il permesso di rimanere a tempo indeterminato, ammesso che siano eleggibili.

Nel frattempo, il Ministero degli Interni ha lanciato un kit di strumenti per aiutare i datori di lavoro, i gruppi industriali e i gruppi comunitari nel Regno Unito a comunicare al proprio personale il Programma di risoluzione dell’Unione Europea.

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Porto Rico: Servizi finanziari

Il 15 agosto del 2018 il dipartimento americano per l’edilizia e lo sviluppo urbano ha emesso una comunicazione contente varie opzioni per mitigare le perdite indirizzata ai mutuatari con mutui ipotecari assicurati da FHA, la cui abitazione e/o il luogo di lavoro si trovano nelle cosiddette aree disastrate di Puerto Rico (Presidentially-Declared Major Disaster Areas – PDMDAs) e delle Isole Vergini americane che sono state ammesse a beneficiare di un’assistenza individuale a seguito dell’uragano Maria, così come deciso dal il Dipartimento americano per la sicurezza interna (FEMA – Department of Homeland Security’s Federal Emergency Management Agency).

Infatti, soprattutto in seguito alla devastazione dell’uragano, la morosità dei mutui rimane elevata.

Pertanto, sono state modificate alcune opzioni finalizzate ad assistere i mutuatari fornendo loro alternative adeguate a far fronte alle perdite derivanti dalla catastrofe.

I mutuatari hanno la possibilità di dare attuazione alla procedura di Loss Mitigation da subito, ma non oltre il 15 settembre del 2018.

La tendenza del sistema giudiziario di Puerto Rico è stata quella di rinviare le parti al Centro di Mediazione, in conformità a quanto disposto dalla legge 184 del 2012.

Presso il Centro di mediazione i creditori ipotecari hanno la possibilità di comunicare con i mutuatari con riferimento ai programmi disponibili.

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Puerto Rico: Servizi finanziari

Il 15 agosto del 2018 il dipartimento americano per l’edilizia e lo sviluppo urbano ha emesso una comunicazione contente varie opzioni per mitigare le perdite indirizzata ai mutuatari con mutui ipotecari assicurati da FHA, la cui abitazione e/o il luogo di lavoro si trovano nelle cosiddette aree disastrate di Puerto Rico (Presidentially-Declared Major Disaster Areas – PDMDAs) e delle Isole Vergini americane che sono state ammesse a beneficiare di un’assistenza individuale a seguito dell’uragano Maria, così come deciso dal il Dipartimento americano per la sicurezza interna (FEMA – Department of Homeland Security’s Federal Emergency Management Agency).

Infatti, soprattutto in seguito alla devastazione dell’uragano, la morosità dei mutui rimane elevata.

Pertanto, sono state modificate alcune opzioni finalizzate ad assistere i mutuatari fornendo loro alternative adeguate a far fronte alle perdite derivanti dalla catastrofe.

I mutuatari hanno la possibilità di dare attuazione alla procedura di Loss Mitigation da subito, ma non oltre il 15 settembre del 2018.

La tendenza del sistema giudiziario di Puerto Rico è stata quella di rinviare le parti al Centro di Mediazione, in conformità a quanto disposto dalla legge 184 del 2012.

Presso il Centro di mediazione i creditori ipotecari hanno la possibilità di comunicare con i mutuatari con riferimento ai programmi disponibili.

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Singapore e BVI: i Tribunali cooperano contro le frodi transfrontaliere

Il 1° giugno 2018 la Corte d’Appello di Singapore ha deciso di tornare ad applicare ed estendere un’ingiunzione di Mareva nei confronti di imputati per frode, rifacendosi ad una precedente sentenza del Tribunale commerciale delle British Virgin Islands in procedimenti correlati.

JTrust sosteneva che gli imputati avevano falsificato la performance dell’entità in cui stava investendo ed aveva cospirato per appropriare in modo indebito quegli investimenti facendo prestiti fittizi a mutuatari fraudolenti.

Due giorni prima che l’ingiunzione ex parte è stata ottenuta a Singapore, il Tribunale Commerciale delle BVI ha concesso un procedimento di congelamento a livello mondiale contro uno degli imputati e la sua società nelle BVI. Gli imputati hanno anche cercato di impugnare la sentenza, ma il Tribunale delle BVI ha rigettato il ricorso, ritenendo che sarebbe “straordinario” non continuare in tali circostanze.

In una decisione che richiamava le sentenze del Tribunale Commerciale delle BVI, la Corte d’Appello di Singapore ripristinò l’ingiunzione di Mareva e la estese in tutto il mondo contro due degli imputati.

La decisione dimostra l’importanza della coerenza tra i Tribunali in più giurisdizioni in complessi casi transfrontalieri. Le Linee guida sulla rete di insolvenza giudiziaria, che (sebbene non utilizzate in questo caso) sono state adottate a Singapore e nelle Isole Vergini britanniche, possono essere estremamente vantaggiose (per ulteriori dettagli si rimanda a “Linee guida adottate per comunicazione e cooperazione tra i partner”). Gli orientamenti agiscono come un quadro che definisce le migliori pratiche per facilitare la cooperazione e la comunicazione tra i Tribunali.

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Regno Unito: White Paper e partnership con l’Unione europea

Il Governo ha recentemente pubblicato un White Paper che descrive ciò che sta cercando di ottenere nel negoziare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la nuova partnership con quest’ultima. Il documento di 100 pagine contiene solo riferimenti limitati al futuro dell’immigrazione dall’Unione Europea.

Il White Paper afferma che il Regno Unito porrà fine alla libera circolazione delle persone ma stabilisce che i cittadini europei potranno entrare nel Regno Unito senza visto.

Il Governo rilascerà ulteriori dettagli sul futuro sistema dell’immigrazione del Regno Unito a tempo debito, sotto forma di un White Paper separato ed una proposta di Legge sull’immigrazione.

Nel frattempo, l’Home Secretary ha recentemente suggerito che potrebbe essere adottato un sistema simile tra l’Unione Europea ed il Canada per quanto riguarda la mobilità della forza lavoro.

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Isole Vergini: I Trust e l’informativa

Una recente decisione delle Isole Vergini Britanniche sottolinea l’importanza per i trustee di riflettere attentamente prima di divulgare informazioni richieste dai beneficiari.

Nella decisione “Re the Tchenguiz Family Trust “(BVIHCM 2017/00026) ad un trustee svizzero di un trust delle Isole Vergini era stato ordinato dalla Corte Commerciale delle Isole Vergini di fornire informazioni ad un beneficiario discrezionale in relazione a delle richieste avanzate dal trustee in varie liquidazioni. Il trustee si era rifiutato, in parte sulla base del fatto che il beneficiario può usare le informazioni per scopi collaterali, i quali causerebbero un danno al trust.

La Corte ha dichiarato che:

Nella misura in cui è necessario ponderare lo scopo del beneficiario contro qualsiasi potenziale danno per il trust la decisione cade decisamente a favore della divulgazione. Il beneficiario ha uno scopo reale nel vedere i documenti, mentre il trustee non ha mostrato alcuna reale prospettiva di danno.

Un altro aspetto della decisione era che il trustee aveva insistito sul fatto che la richiesta era stata notificata al di fuori della giurisdizione, attraverso i Hague Convention channels, provocando notevoli ritardi. Il giudice fu critico su tale approccio; il trustee di un trust delle Isole Vergini é soggetto alla supervisione giurisdizionale delle Corti delle Isole Vergini e: 

ritardare o consentire di ritardare la determinazione tempestiva da parte della Corte su questioni relative alla condotta dei trustee, è argomento di preoccupazione per la Corte e di legittima preoccupazione del beneficiario che cerca di tenere conto del trustee.

I trustee dovrebbero riflettere attentamente e, se in dubbio, chiedere consiglio prima di rifiutarsi di fornire informazioni al beneficiario. Le conseguenze di agire nel modo sbagliato possono essere gravi. Dalla prospettiva del beneficiario, la porta dell’informativa potrebbe essere stata aperta in modo leggermente più ampio, pertanto la decisione è più che ben apprezzata da questo punto di vista.

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Bonus fino a 500 mila Euro per chi si quota in borsa

Il neo-insediato Presidente Consob, dott. Mario Nava, nel suo primo incontro annuale con la comunità finanziaria ha affermato come «occorra ancora agevolare l’accesso delle imprese al mercato borsistico».

L’obiettivo è quello di incoraggiare «il ricorso a fonti di finanziamento complementari ed alternative al credito bancario», stimolando così l’apporto di capitale di rischio e, più in generale, una maggiore diversificazione della struttura finanziaria delle imprese.

Se si pensa all’enorme massa di liquidità presente oggi sul mercato, anche grazie allo strumento dei Pir (Piani individuali di risparmio), che convogliano parte del risparmio degli italiani verso le piccole e medie imprese, si comprende quanta attenzione richieda la facilitazione all’accesso al mercato, e quanta cultura finanziaria sia necessaria ai risparmiatori, per conoscere le opportunità ed i rischi di un investimento in borsa.

Nava ha infatti sottolineato come buona parte degli italiani necessiti di una maggior educazione finanziaria e che «una delle pre-condizioni alla base di un circolo virtuoso finanza- crescita-benessere finanziario individuale” è che i risparmiatori siano consapevoli delle loro attitudini e conoscenze», in modo da poter compiere scelte adeguate.

Argomento quest’ultimo particolarmente caro al dott. Nava, sul quale era intervenuto anche durante la presentazione a Bruxelles del libro «Banchieri», scritto dal Prof. Beppe Ghisolfi, da sempre in prima linea nella diffusione della cultura e della educazione finanziaria.

Se sul piano dell’educazione finanziaria degli italiani comincia a muoversi qualcosa di organizzato, promosso e fortemente voluto principalmente dall’Abi, dal punto di vista delle agevolazioni, il decreto ministeriale 23 aprile 2018, che attua l’art. 1, comma 89, della Legge di bilancio 2018, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 139 del 18 giugno 2018.

Si tratta di un provvedimento scritto di concerto tra il Ministero dello sviluppo economico (Mise) ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), con il quale viene introdotto un credito d’imposta del 50% dei costi di consulenza sostenuti dalle Pmi italiane nella fase che precede la quotazione su un mercato regolamentato o un sistema multilaterale di negoziazione di uno Stato membro dell’Unione Europea.

L’obiettivo è quello di agevolare l’accesso al mercato dei capitali e risolvere il problema del «nanismo industriale» che agisce da freno alla crescita del sistema paese.

Questo credito d’imposta rappresenta un incentivo rilevante alla quotazione, in quanto i costi di consulenza per un’Ipo (Offerta Pubblica Iniziale) sono piuttosto rilevanti, soprattutto per le Pmi.

La norma prevede che il credito d’imposta venga concesso alle società che avviano l’iter della quotazione a decorrere dal 1° gennaio 2018, e fino al 31 dicembre 2020, ed ottengano l’ammissione alla quotazione entro quest’ultima data. Nello specifico, potranno beneficiare dell’agevolazione le piccole e medie imprese come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, che prevede il rispetto dei seguenti parametri:

– dipendenti medi annui compresi tra i 10 ed i 250;

– fatturato annuo compreso tra 2 e 50 milioni di euro o totale annuo di bilancio compreso tra 2 e 43 milioni di euro.

Nel calcolo dei parametri occorre valutare eventuali rapporti di controllo o collegamento societario. Il decreto attuativo contiene l’elenco dei costi che possono fruire del bonus quotazione. Si tratta di prestazioni e consulenze specifiche, che anche le grandi banche italiane sono già in grado di fornire. Da Bper a Mediolanum, da Ubi ad Intesa San Paolo, i principali player del credito hanno già organizzato forti squadre di professionisti dell’investment banking in grado di quotare le Pmi.

Tra i costi ammissibili al beneficio rientrano:- attività sostenute in vista dell’inizio del processo di quotazione e ad esso finalizzate, quali, tra gli altri, l’implementazione e l’adeguamento del sistema di controllo di gestione, l’assistenza dell’impresa nella redazione del piano industriale, il supporto all’impresa in tutte le fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento;
– attività fornite durante la fase di ammissione alla quotazione e finalizzate ad attestare l’idoneità della società all’ammissione medesima e alla successiva permanenza sul mercato;
– attività necessarie per collocare presso gli investitori le azioni oggetto di quotazione;
– attività finalizzate a supportare la società emittente nella revisione delle informazioni finanziarie storiche o prospettiche e nella conseguente preparazione di un report, ivi incluse quelle relative allo svolgimento della due diligence finanziaria;
– attività di assistenza della società emittente nella redazione del documento di ammissione e dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati o per la produzione di ricerche così come definite nell’articolo 3, comma 1, numeri 34 e 35 del Regolamento (UE) n. 596/2014;
– attività riguardanti le questioni legali, fiscali e contrattualistiche strettamente inerenti alla procedura di quotazione quali, tra gli altri, le attività relative alla definizione dell’offerta, la disamina del prospetto informativo o documento di ammissione o dei documenti utilizzati per il collocamento presso investitori qualificati, la due diligence legale o fiscale e gli aspetti legati al governo dell’impresa;
– attività di comunicazione necessarie a offrire la massima visibilità della società, a divulgare l’investment case, tramite interviste, comunicati stampa, eventi e presentazioni alla comunità finanziaria.

Le spese possono consistere in un importo pattuito in misura fissa oppure parzialmente proporzionata al successo dell’operazione di quotazione. L’effettività del sostenimento dei costi e l’ammissibilità degli stessi ai sensi del presente decreto devono risultare da apposita attestazione rilasciata dal presidente del collegio sindacale, oppure da un revisore legale iscritto nel registro dei revisori legali, o da un professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Il credito d’imposta può essere riconosciuto, fino a un importo massimo di 500.000 euro, nella misura massima del 50% dei costi ammissibili complessivamente sostenuti a decorrere dal 1° gennaio 2018, fino alla data in cui si ottiene la quotazione e, comunque, entro il 31 dicembre 2020.

Esso viene riconosciuto a seguito di un’istanza da presentarsi a partire dal 1° ottobre dell’anno della quotazione e sino al 31 marzo dell’anno successivo.

Quanto alle modalità di utilizzo, il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, mediante il modello F24, ai sensi dell’art. 17 del D. Lgs. 241/97, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata ottenuta la quotazione.

Non si applica il limite generale annuale di 700.000 euro per le compensazioni nel modello F24 (art. 34 della L. 388/2000), né il limite annuale di 250.000 euro per la compensazione dei crediti d’imposta derivanti da agevolazioni fiscali, da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi (art. 1, comma 53, L. 244/2007).

Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi, fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo.

Viene, inoltre, previsto che tale credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito, ne’ della base imponibile Irap.

Luigi Gesaldi
Dottore Commercialista in Reggio Emilia
gesaldi@studiodilorenzo.it

Articolo tratto dalla rivista BancaFinanza del 30 luglio 2018, N.3

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Guernsey & Jersey: 30 anni dopo il boom dei trust

Se si sposta indietro l’orologio agli anni ’80, ’90 e primi anni del 2000, i trust nelle Channel Islands venivano costituiti in modo rapido e semplice.

L’ emergenza di avvocati specializzati nel settore dei trust è iniziata all’inizio del 2000 come reazione a tale fenomeno – prima di allora, c’era stato un approccio piu’ generico, nel quale gli avvocati avevano una conoscenza meno specifica.

A causa del grande impatto e dello sviluppo dei trust, tali professionisti hanno iniziato a specializzarsi in tale settore.

Adesso, la situazione si è capovolta – è stato creato un minor numero di strutture, ma quelle che sono state create sono molto più specifiche e di valore.

Oggi, quando viene istituito un trust, lo stesso e’ più complesso e personalizzato – e piu’ importante, la normativa che lo disciplina deriva dal modo in cui i tribunali hanno interpretato la legge nel corso degli anni, e dagli errori effettuati in passato.

Che cosa è accaduto ai trust di 30 anni fa?

Un trust è paragonabile, sotto certi aspetti, ad un organismo in vita: con l’invecchiare, le possibilità di “ammalarsi” o avere problemi aumentano.

Dato che tali trust sono esplosi negli anni ’80 fino ai primi anni 2000, c’e’ una quantita’ di trust che sta “invecchiando”, e allo stesso tempo stiamo andando verso una nuova generazione ed è questa la ragione per cui cominciano a crearsi dei problemi.

Oggi, il compito dei trust tende ad essere piu’ a lungo termine; è infatti rivolto a relazioni a lungo termine, per clienti internazionali, e per la programmazione delle successioni e la protezione delle attivita’, piuttosto che per scopi fiscali.

Guernsey ed il Jersey

Sebbene nuove giurisdizioni di trust sono emerse relativamente di recente, per esempio in Medio Oriente, questi non offrono le stesse certezze.

Pertanto, nonostante i clienti siano basati in Medio Oriente, questi spesso vogliono stabilire dei trust in Guernsey o Jersey, in quanto le nuove giurisdizioni non possono contare sulla certezza di decenni di sentenze emesse dai tribunali che hanno interpretato ed applicato la legge a beneficio dei futuri professionisti.

Uno dei principali punti a favore delle strutture del Guernsey o Jersey è il sapere come funzionano le regole, gli scenari che si manifesteranno e, fondamentalmente, sapere come i tribunali solitamente interpretano la legge.

Come si è evoluto il ruolo dei professionisti

Quanto viene interpellato un tribunale in materia di trust, non sempre ciò avviene per risolvere una controversia.

Potrebbe, ad esempio, essere necessario che il tribunale corregga un errore, approvi una decisione del trustee, o conferisca ad un trustee un potere che altrimenti non avrebbe, al fine di godere dei benefici.

In questi casi si tratta di semi – contenziosi, situazioni in cui beneficiari ed trustee potrebbero non essere d’accordo su singole questioni.

Come evolverà questa tendenza

Ci sono due fattori importanti in tutto ciò: il primo è dato dal fatto che i trust creati dalla meta’ degli anni 80 ai primi anni del 2000 stanno invecchiando, molti di questi è probabile abbiano problemi, e molti di questi problemi saranno gestiti dai professionisti del semi – contenzioso.

Allo stesso tempo, la tendenza crescente all’istituzione di strutture personalizzate e di elevato valore comportera’ l’emergere di future problematiche, che richiederanno l’intervento di specialisti del contenzioso.

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Romania: nuovi registratori di cassa elettronici obbligatori da questa estate

Nel tentativo di controllare l’evasione fiscale, nel corso degli ultimi anni la normativa relativa ai registratori di cassa e’ stata modificata e ampliata.

Nel settore delle vendite al dettaglio, le ricevute servono sia come prova di pagamento che come prova che il ricavo del venditore è stato registrato e contabilizzato.

Per ridurre l’evasione fiscale, l’amministrazione fiscale rumena (ANAF) ha progressivamente esteso le norme sull’uso dei registratori di cassa e sull’emissione delle ricevute.

Rifiutare il rilascio di una ricevuta è ora non solo un reato ma anche permette all’acquirente di ottenere i beni/servizi senza pagare, siccome il rivenditore perde il diritto di chiedere il pagamento.

In determinate circostanze, le aziende possono utilizzare scontrini non solo come una prova dei contanti usati, ma anche come un documento per la deduzione delle tasse, al posto delle fatture. A partire dal 2015, le persone fisiche sono stata abituate a richiedere e conservare le ricevute implementando un sistema di lotteria.

Ad oggi, quasi ogni operatore economico che riceve contanti o pagamenti con carta deve utilizzare registratori di cassa elettronici. Sono previste solo poche eccezioni.

Le caratteristiche e le funzioni dei registratori di cassa sono definite dalla legge; tutti i tipo sono soggetti ad un’autorizzazione tecnica ufficiale.

I registratori di cassa possono essere forniti soltanto da fornitori autorizzati e riparati solo da società certificate.  Per l’acquisto, e prima di qualsiasi lavoro di manutenzione/riparazione, tali macchinari devono essere inserirti in una confezione sigillata e tale imballaggio può essere aperto solo dopo aver rimosso il sigillo.

Un elenco delle aziende di distribuzione e di assistenza è disponibile sul sito del Ministero delle Finanze; ANAF deve inoltre tenere un registro elettronico di tutti i dispositivi POS installati ed è responsabile della supervisione e controllo.

Gli operatori economici devono collegare i loro registratori elettronici con il sistema di sorveglianza informatizzato di ANAF.

La legge inoltre stabilisce delle condizioni per il sistema di archiviazione dei registratori di cassa e il rilascio delle ricevute.

Siccome l’obbligo di collegare i registratori di cassa al server ANAF è stato introdotto nel 2014, i dispositivi moderni devono essere dotati di un sistema di archiviazione interna ed un modulo di trasmissione remota dei dati. L’implementazione di questa misura è stata rinviata più volte; queste sono le ultime scadenze:

  • Dal 1°giugno 2018, medi e grandi contribuenti di tasse sono autorizzati a utilizzare solo i registratori di cassa moderni e devono essere attrezzati con un sistema di archiviazione interna e un modulo di trasmissione remota dei dati.
  • Dal 1°agosto 2018, tali previsioni si applicano a tutti gli altri contribuenti e, da questa data, i registratori di cassa non moderni non saranno più venduti.

La regolamentazione precedente dichiarava che ANAF avrebbe avuto tempo fino al 1° novembre 2018 per adottare la procedura effettiva per la connessione remota dei registratori di cassa. Questo termine è stato abolito nel 2017: pertanto, il momento effettivo della connessione remota non è attualmente chiaro.

La connessione remota dei registratori di cassa elettronici al server ANAF è una necessaria a ridurre l’evasione fiscale nel settore retail.

Purtroppo, l’attuazione è stata rinviata per più di quattro anni a casa dello scarso sistema IT dell’amministrazione rumena, il sovraccarico di lavoro e la mancanza di investimenti.

Tuttavia, siccome i commercianti saranno ora costretti ad investire nei loro sistemi entro la metà del 2018, ANAF dovrà essere in grado di gestire le condizioni tecniche di queste misure.

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Regno Unito: legge inglese e “smart contracts”

La Law Commission del Regno Unito sta conducendo una revisione per assicurare che il quadro giuridico e normativo inglese faciliti l’utilizzo degli “smart contracts”.

La ricerca iniziale è iniziata e la revione durera’ dai 9 ai 18 mesi.  Sara’ condotta contestualmente alla revisione della legge sulle firme elettroniche, altro aspetto della digitalizzazione dei contratti.

Questo fa parte di una iniziativa per assicurare che i tribunali e la legge inglese rimangano una scelta competitiva per le società, in particolare nel contesto Brexit.

Come spiegato nel resoconto annuale della Law Commission: “Lo scopo di questo progetto è quello di assicurare una certezza normativa e una certa flessibilità, in modo che la legge possa essere applicata in un contesto globale e digitale e per evidenziare eventuali argomenti privi di chiarezza o certezza”

Che cos’e’ uno “smart contract”

Gli “smart contracts” prevedono la codifica di disposizioni contrattuali o di funzioni in blockchain. In sostanza, uno smart contract consiste in un pezzo di codice informatico capace di monitorare, concludere e dare esecuzione ad un contratto.

A tal proposito, con riferimento a tale tipologia di contratti, è stato spesso affermato che:

  1. Non sono molto “smart”: di fatto, nonostante il termine, non c’è nessuna “intelligenza” o processo decisionale autonomo coinvolto, solo una semplice sequenza di causa effetto in base alla quale “se un evento A accade, allora un evento B lo segue”. Gli “smart contracts” offrono prestazioni automatizzate piuttosto che intelligenza.
  2. Non sono contratti autonomi: tipicamente uno “smart contract” prende degli elementi specifici di un contratto e ne prevede l’auto-esecuzione. Disposizioni piu’ ampie, che potrebbero includere clausole standard e qualsiasi elemento soggettivo, potrebbero non essere adatte alla rigida codifica dei blockchain. Quindi, generalmente, uno smart contract può esistere in presenza di un quadro contrattuale che stabilisca la piena relazione tra le parti.

La revisione

La Law Commission e’ un organo pubblico indipendente incaricato di revisionare la legge di Inghilterra e del Galles.  I suoi report in genere riesaminano lo status quo giuridico per l’argomento in questione, proponendo modifiche nei casi in cui vengono individuate lacune o problemi.

Tale organo non può creare nuove leggi ma la sua influenza è significativa, in quanto più di di 2/3 delle sue raccomandazioni sono state accettate in tutto o in parte.

La Law Commission ha osservato come gli “smart contracts” offrano il potenziale  per incrementare l’efficienza nelle societa’, aumentando la certezza e fiducia grazie alla tecnologia dei “blockchain”.

Ha inoltre sottolineato alcuni dei problemi legali che potrebbero verificarsi in seguito all’utilizzo degli “smart contracts”:

  • L’immutabilita’ dei dati trascritti sui blockchain è spesso pubblicizzata come un beneficio in questo nuovo modo di trascrivere e condividere i dati. Ma, in un contesto contrattuale, questo puo’ creare potenziali problemi come ad esempio la correzione dei termini contrattuali, sia da parte dei tribunali che delle parti.
  • L’immutabilita’ delle disposizioni crea inoltre difficolta’ dove, ad esempio, una disposizione contrattuale è ritenuta “nulla dall’inizio”, il che significa che i diritti e gli obblighi dovrebbero essere considerati come se non fossero mai esistiti.
  • L’immutabilita’ crea difficolta’ con la legge sulla protezione dei dati – per esempio il Regolamento sulla protezione generale dei dati prevede il diritto di richiedere, in determinate circostanze, la cancellazione o correzione dei dati.
  • L’interazione tra gli “smart contracts” e i termini che sono implicitamente inseriti nei contratti per legge dev’essere tenuta in considerazione. In sostanza, in che modo gli “smart contracts” prenderanno in considerazione disposizioni che non sono espressamente previste dal contratto ma che per legge devono essere previste?

I contratti in questione hanno senza dubbio il vantaggio di garantire alcuni benefici ed efficienza alle imprese e ai contratti con i consumatori. Tuttavia, in quanto basati su tecnologia blockchain, prima di farne utilizzo dovrebbe sempre e comunque essere valutato se il loro utilizzo e’ appropriato e vantaggioso nel singolo caso di specie.

 

 

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Regno Unito: crowdfunding, cos’è e come funziona

Il crowdfunding è un modo di raccogliere finanziamenti attraverso gli investimenti fatti da un largo gruppo di persone in una società o in un progetto tramite una campagna di investimenti, solitamente on-line.

Si differenzia dai metodi più tradizionali di raccolta di finanziamenti; con questo metodo, infatti, le società mirano a raccogliere investimenti più bassi da un ampio gruppo di persone e potenziali investitori.

Ci sono quattro principali tipologie di crowdfunding:

  1. Crowdfunding basato sulle donazioni:

In tal caso, il contribuente non riceve nulla in cambio dell’importo investito. Generalmente, tali donazioni vengono effettuate da soggetti che hanno una specifica motivazione che li spinge a versare dei soldi nella società.

Pertanto, tale tipologia di crowdfunding funziona meglio nel caso di raccolta fondi per scopi sociali o che riguardano la comunità, o per le charities;

  1. Crowdfunding basato sui riconoscimenti:

Molto popolare nel caso di start-up e nel caso di imprenditori che cercano investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti e/o progetti e per coinvolgere potenziali clienti. I contribuenti solitamente ricevono in cambio dei vantaggi che variano a seconda dell’importo che hanno investito nella società;

  1. “Debt crowdfunding”:

Tipologia di crowdfunding dove le società tendono ad aggirare i creditori bancari e utilizzano invece piattaforme di crowdfunding per raccogliere delle somme in prestito da un vasto pubblico di investitori.

Tale sistema di investimento viene solitamente utilizzato da soggetti imprenditori che non hanno accesso alle tradizionali tipologie di prestiti bancari.

Inoltre, utilizzando tale sistema, le società dovranno pagare tassi di interesse inferiori rispetto a quelli che dovrebbero invece versare ad una banca; dal loro lato, invece, gli investitori si aspettano di ottenere dei rendimenti maggiori rispetto a quelli che avrebbero ottenuto tenendo i loro soldi in un conto di risparmio;

  1. Equity crowdfunding:

Secondo tale modello, i soggetti investono dei soldi in cambio di una quota di partecipazione nella società che riceve i fondi (il soggetto che investe, ad esempio, riceve in cambio delle azioni o una partecipazione).

Come accade per tutte le forme di investimento, non vi è certezza nei risultati e nel successo della società che ha ricevuto i finanziamenti, ma se le cose vanno bene, gli investitori possono ottenere dei rendimenti sul loro investimento iniziale sotto forma di dividendi o un valore più elevato delle loro azioni.

Inoltre, gli investitori potranno ricevere anche dei diritti ma ciò dipende dalla singola società in cui scelgono di investire e dalle disposizioni previste dai documenti societari.

La società Brewdog, produttrice di birra artigianale, è un tipico esempio di equity crowdfunding dal 2006 e tale esempio dimostra che gli investimenti ottenuti dal pubblico possono ammontare a grossi importi per una società in fase di sviluppo.

Ad oggi, la compagnia Brewdog ha infatti raccolto milioni di sterline attraverso la campagna pubblicitaria “Equity for Punks” e l’obiettivo è quello di raccogliere 50 milioni di sterline dopo la quinta campagna di crowdfunding per finanziare l’espansione anche in Asia e Australia.

Dal punto di vista legale, tuttavia, numerosi sono gli aspetti da prendere in considerazione prima di avviare una campagna di crowdfunding e immettersi nel mercato con delle proposte di investimento.

Prima di tutto, la cosa fondamentale che deve fare una società è assicurarsi di avere tutti i consensi necessari per ricevere investimenti da soggetti terzi ed emettere nuove azioni.

Ciò potrebbe comportare parlare con la propria banca o altri attuali creditori e richiedere consenso ad eventuali azionisti preesistenti.

L’industria del crowdfunding è regolata molto dettagliatamente e le società devono assicurassi che la piattaforma di crowdfunding che intendono utilizzare sia stata preventivamente autorizzata dalla Financial Services and Markets Authority del Regno Unito.

È molto probabile, inoltre, che le società che partecipano a tale tipologia di sistema di raccolta fondi debbano adottare uno statuto specifico o provvedere a modificare i loro documenti societari per adattarli ai requisiti previsti da tale tipologia di investimento.

È inoltre importante che la società si occupi di gestire le relazioni con gli attuali azionisti, in quanto numerosi diritti fondamentali e protezioni connesse alla loro posizione nella società potrebbero venire meno a seguito dei requisiti previsti dal crowdfunding.

Per quanto riguarda invece la protezione della proprietà intellettuale, le società dovrebbero verificare di avere registrato e protetto tutti i diritti di proprietà intellettuale prima di caricare i dettagli del progetto o le informazioni relative alla società medesima su un sito pubblico di crowdfunding.

Per molte start-up, in particolare, il valore della società dipende in gran parte dalla titolarità dei diritti di proprietà intellettuale di cui fa uso.

 

 

 

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Regno Unito: novità per chi vende azioni

Lo sgravio previsto nel Regno Unito a favore degli imprenditori (“Entrepreneurs’ relief” – ER), agevolazione prevista a favore dei soggetti residenti nel Regno Unito che vendono società commerciali, a breve diverrà ancora più vantaggioso.

Tale sgravio consente agli azionisti che, per almeno 12 mesi prima della vendita delle proprie azioni, hanno detenuto almeno il 5% delle azioni ordinarie e dei diritti di voto di una società commerciale (o di una società capogruppo di un gruppo commerciale), di beneficiare di un’aliquota di imposta sulle plusvalenze più bassa (pari al 10%) sulle plusvalenze originatesi dalla cessione di predette azioni.

A tal proposito, l’aliquota massima di imposta sulle plusvalenze nel Regno Unito è attualmente del 20%.

Un progetto di legge pubblicato all’inizio di questo mese conferma che, a partire da aprile 2019, un azionista persona fisica potrà beneficiare di tale aliquota agevolata di imposta sulle plusvalenze anche nel caso in cui la partecipazione di quest’ultimo sia al di sotto della soglia del 5%, a condizione che la diluizione della quota di partecipazione sia il risultato dell’emissione di nuove azioni societarie per motivi commerciali (quindi non a seguito dell’esercizio di diritti di opzione od operazioni di conversione dei debiti in azioni).

Tale normativa è stata modificata in modo tale che l’emissione di nuove azioni in determinate situazioni non vada a penalizzare quegli azionisti che altrimenti avrebbero goduto dell’Entrepreneurs’ relief.

 

 

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Spagna: Il Primo Ministro propone un’aliquota minima d’imposta sulle società

Il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sanchez, si è impegnato a riformare le norme fiscali dell’imposta sulle società in modo tale che le società paghino un tasso d’interesse effettivo non inferiore al 15%.

Presentando il piano economico biennale del nuovo Governo socialista di fronte al Parlamento il 17 luglio, Sanchez ha proposto che, limitando l’uso delle detrazioni, avrebbe cercato di garantire che le società pagassero le aliquote fiscali aziendali effettive più vicine al tasso primario del 25%.

Sanchez ha affermato, inoltre, che il Governo intende reprimere l’elusione e l’evasione fiscale legiferando al fine di impedire l’ulteriore utilizzo di condoni fiscali e redigendo un nuovo elenco di giurisdizioni considerate dal Governo come “paradisi fiscali”.

Sanchez è diventato Primo Ministro il 2 giugno a seguito di un voto di sfiducia nel suo predecessore Mariano Rajoy, sebbene il partito socialista detenga solo 84 seggi in un’assemblea da 350 posti in Spagna. Sanchez ha promesso di sciogliere il Parlamento ed indire nuove elezioni.

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Regno Unito: nuove regole sull’immigrazione e implicazioni per l’NHS

I cambiamenti delle regole sull’immigrazione annunciati dal governo includono la sospensione dell’applicazione delle regole relative al tetto massimo per il rilascio dei Visa Tier 2 per dottori ed infermieri (ossia la visa concessa ai lavoratori altamente qualificati che non appartengono all’ Area Economica Europea o alla Svizzera).

Includono, inoltre, nuove regole di insediamento per i lavoratori e per gli uomini d’affari turchi ed un’espansione della lista di Paesi i cui studenti saranno in grado di utilizzare un processo semplificato.

I cambiamenti entreranno in vigore dal 6 luglio 2018.

Che cos’e’ un Certificato di sponsorizzazione limitato (CoS) e qual è il tetto massimo

La quota relativa ai certificati di sponsorizzazione limitati è stata introdotta nell’aprile 2011 ed e’ stata stabilita a 20.700 all’anno, suddivisa in allocazioni mensili.

La quota complessiva non è stata aumentata dal momento della sua introduzione ma ci sono stati alcuni aggiustamenti delle allocazioni, in modo che siano numericamente piu’ disponibili all’inizio dell’anno e meno alla fine.

Precedentemente, la quota di 20.700 era un tetto solo teorico, in quanto nei precedenti sei anni, prima dei recenti problemi iniziati nel dicembre 2017, il tetto era stato raggiunto una volta sola.

La volta precedente quando il tetto mensile fu raggiunto, le richieste tornaro ad un livello normale il mese sucessivo e ricaderro subito sotto il limite previsto.

Di 16.945 richieste di certificati di sponsorizzazione effettuate da dicembre 2017 ad aprile 2018, 8.192 sono state rifiutate in quanto eccedenti il tetto mensile, mostrando un considerevole incremento della domanda.

Il numero di cittadini appartenenti all’area economica europea è diminuito drasticamente a fine settembre 2017.

Questo va in qualche modo a spiegare l’aumento dei certificati di sponsorizzazione limitati, in quanto i datori di lavoro devono rivolgersi a cittadini non appartenenti all’area economica europea per coprire il vuoto lasciato da quest’ultimi, non piu’ interessati a venire o restare nel Regno Unito.

L’NHS fa molto affidamento sui dottori ed infermieri che si sono istruiti all’estero e, quelli del continente europeo sono stati meno inclini a venire nel Regno Unito a seguito della Brexit.

Quali sono le potenziali soluzioni

Dopo sei mesi di un significativo eccesso di richieste – periodi in cui numerose aziende e l’NHS sono rimasti a corto di personale qualificato – e’ apparso evidente che qualcosa doveva essere modificato.

Sono state avanzate varie ipotesi:

  1. Rimuovere tutti i ruoli in cui si ha carenza di occupazione dalla regola del tetto massimo dei certificati di sponsorizzazione limitati

Delle 4.000 richieste del solo mese di aprile 2018 (contro il tetto di 2.200) circa 750 riguardavano ruoli a carenza occupazionale.

Questi includono ruoli specializzati che il Regno Unito non puo’ soddisfare con la forza lavoro residente, inclusi ingenieri e scienziati, cosi’ come infermieri ed una manciata di aree di medicina.

E’ sempre stato illogico includere i ruoli a carenza occupazionale all’interno del processo dei certificati di sponsorizzazione limitati.

La carenza di talenti in queste aree e’ ben riconosciuta e stabilita dalle regole sull’immigrazione.

  1. Esenzioni per il personale dell’NHS

Jeremy Hunt ha supportato la proposta di uno schema per i visti dell’NHS, eliminando i dottori e gli infermieri dal tetto.

Tuttavia, la previsione di eccezioni riservate a specifici settori rischia di favorire quei settori con più forti poteri di lobby, rispetto ad altri ruoli che possono essere altrettanto meritevoli ma che hanno una rappresentanza meno organizzata, come ad esempio gli insegnanti.

  1. Aumentare o rimuovere il limite

Sfortunatamente, questa soluzione, per quanto ideale, è sempre apparsa improbabile. La rimozione del limite non si sarebbe adeguata bene con le continue ambizioni politiche di riduzione dei numeri sull’immigrazione.

Allo stesso tempo, incrementare il limite sarebbe andato contro le raccomandazioni del Comitato consultivo per la migrazione di mantenere il limite così com’era.

Cosa e’ stato fatto

La dichiarazione avente ad oggetto i cambiamenti alle norme sull’immigrazione, pubblicata il 15 giugno 2018, conferma che tutti i certificati di sponsorizzazione limitati con codice 2211 – medici (inclusi dottori, psichiatri, chirurghi etc) e 2231 infermieri (inclusi infermieri psichiatrici, operatori sanitari, infermieri distrettuali) sono stati rimossi dal processo dei certificati e dal tetto a partire dal 6 luglio 2018.

Sembra pertanto, che lo schema per ottenere la visa dell’NHS sia stato implementato, come Jeremy Hunt desiderava.

Vale la pena notare, tuttavia, che l’esenzione dai certificati con restrizione si applica a tutti i ruoli all’interno dei due codici – pertanto anche i dottori ed infermieri di strutture private, case di cura ed altre organizzazioni ne beneficeranno, non solamente i dipendenti dell’NHS.

Quale impatto avranno questi cambiamenti?

I dati pubblicati mostrano che, delle 15.881 richieste di “restricted CoS” effettuate da gennaio ad aprile 2018, 3.164 erano per personale medico.

Tuttavia, solo 1.088 di queste richieste hanno avuto esito positivo – le rimanenti non hanno infatti raggiunto la soglia di salario minimo in quei mesi.

In effetti, la rimozione dei medici dal limite permettera’ a questi certificati di sponsorizzazione limitati di essere allocati da qualche altra parte. La loro rimozione dovrebbe quindi portare a rilasciare circa 250 certificati al mese.

Altri dati mostrano che a febbraio 2018, 501 certificati limitati erano allocati per gli infermieri, a marzo erano 442 e ad aprile erano 414.

Poiché gli infermieri sono riconosciuti come una posizione a carenza occupazionale, con conseguente aumento di ulteriori 130 punti, le richieste di certificati validi andavano sempre a buon fine.

Per tale motivo non c’e’ differenza tra il numero di richieste valide e di quelle allocate ogni mese. Rimuovere gli infermieri dal limite dovrebbe consentire di rilasciare circa 450 certificati al mese.

Quindi, in totale, i circa 700 certificati allocati per medici ed infermieri ogni mese, saranno adesso disponibili per altre professioni.

Si tratta di una buona soluzione per l’NHS, che avra’ ora certezza che i posti vacanti potranno essere riempiti, così come essere in grado di evitare i ritardi nel processo mensile di richiesta dei certificati limitati. Ci sara’ anche un effetto a catena positivo per le altre professioni, che possono usufruire dei 700 certificati aggiuntivi ogni mese.

Tuttavia, ad aprile 2018 sono state presentate un totale di 4.325 richieste di certificato, contro un limite di 2.200.

Quel mese, se i medici e gli infermieri fossero già stati rimossi, la quota sarebbe stata comunque superata di circa 1.400.

Poiche’ ora esiste un notevole arretrato di richieste, potrebbe essere necessario un po’ di tempo prima di vedere una significativa riduzione della soglia di stipendio necessaria.

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Regno Unito: Il nuovo Codice di Corporate Governance

Il nuovo Codice di Corporate Governance inglese (il Codice) e’ stato pubblicato il 16 luglio 2018. Questo e’ il risultato di una ampia consultazione da parte del Financial Reporting Council (FRC) sul progetto di revisione del Codice. Il Codice si applica ai periodi contabili a partire dal 1 gennaio 2019, il che significa che molte societa’ devono nei successivi cinque mesi stabilire i processi per essere conformi. La presente relazione esamina alcune considerazioni chiave ed esamina come la FRC abbia affrontato le preoccupazioni sollevate durante il processo di consultazione.

Coinvolgimento degli Stakeholder

Il Codice fa riferimento alla responsabilita’ del consiglio di amministrazione nel considerare i bisogni  e le opinioni di una piu’ vasta gamma di stakeholders, come ad esempio i lavoratori, clienti e fornitori. Suggerisce che la funzione del consiglio e’ quella di “promuovere il successo che sostenibile a lungo termine della societa’”. Questo sembra andare oltre il dovere previsto ai sensi dell’art. 172 del Companies Act 2006, il quale promuove il successo della societa’ “avendo riguardo a” un numero di fattori, inclusi gli interessi degli stakeholders.  A risposta delle preoccupazioni sorte da questa estensione, l’introduzione del Codice finale chiarisce che niente nel nuovo Codice prevale o viene intesa come interpretazione delle responsabilita’ degli amministratori previste dal Companies Act. Pertanto, l’obbligo previsto dall’articolo 172 rimane promuovere il successo della societa’ per il beneficio dei membri nel loro insieme.

Coinvolgimento della forza lavoro

Con riguardo al coinvolgimento della forza lavoro, il progetto del Codice aveva avanzato tre opzioni, ovvero, un amministratore nominato dalla forza lavoro, un consiglio consultivo della forza lavoro ed un NED designato. La proposta era stata criticata per essere eccessivamente prescrittiva. Il nuovo codice ha tenuto in considerazione questa considerazione, consentendo uno od una combinazione dei metodi di essere utilizzato e la flessibilita’ di utilizzare altri approcci, purche’ il consiglio ne spieghi l’efficacia.

Indipendenza del Consiglio

Il Codice mantiene la posizione corrente secondo cui almeno la metà del Consiglio, escluso il presidente, dovrebbe essere indipendente. Il progetto aveva proposto che la maggioranza del consiglio, incluso il presidente, dovrebbe essere indipendente. Aveva inoltre proposto che le indicazioni dell’indipendenza dovrebbe essere trasformata in criteri, rimuovendo la discrezione del Consiglio per determinare se un amministratore e’ indipendente nonostante non rispetti nessuno dei criteri.

Ogni riduzione della flessibilita’ avrebbe comportato un maggiore bisogno per le aziende di “spiegare” piuttosto che “rispettare”. C’erano preoccupazioni che un approccio di controllo avrebbe portato a risultati strani. Il cambiamento di approccio proposto è stato anche considerato probabilmente negativo per incidere sugli sforzi per espandere la diversità dei NED. Nel Codice l’FRC ha abbordibito questa posizione, descrivendo i criteri come “circostanze che possono pregiudicare o compromettere l’indipendenza e richiedere una spiegazione chiara nel caso in cui il Consiglio di amministrazione consideri comunque un NED indipendente. Sebbene sia utile reintegrare la flessibilità rispetto al progetto del Codice, le società dovrebbero essere consapevoli del cambiamento di enfasi e della probabile attenzione aggiuntiva prestata a tali spiegazioni.

Il progetto del Codice aveva proposto un limite rigoroso di nove anni per un amministratore o per il presidente per essere considerato indipendente. Sono state sollevate preoccupazioni che tale requisito, in combinazione con un nuovo requisito per il presidente di essere indipendente su base continuativa (piuttosto che solo al momento della nomina), impatterebbe negativamente nei piani di successione. E’ stato inoltre visto come scoraggiante la nomina di un esistente NED come presidente. Riconoscendo il ruolo “speciale” del presidente, il Codice finale stabilisce che il presidente dovrebbe essere indipendente alla nomina, con il requisito di “dimostrare un giudizio oggettivo durante il loro mandato”. Fornisce inoltre della flessibilita’ sul limite dei 9 anni per il presidente, consentendone l’estensione per un periodo limitato, per facilitare la pianificazione della successione e per sviluppare un Consiglio di amministrazione piu’ diversificato, particolarmente quando il presidente e’ un NED esistente alla nomina.

Voti significativi contro le delibere

Il Codice introduce il concetto di voti significativi degli azionisti contro le delibere. Quando il 20% o piu’ di voti si sono espressi contro una delibera, la societa’ ha l’obbligo di spiegare, quando vengono annunciati i risultati dei voti, quali azioni intende intraprendere per consultare gli azionisti al fine di comprendere le ragioni del risultato. La societa’deve poi fornire  un aggiornamento intermedio non piu’ tardi di sei mesi dopo il voto, prima di fornire una situazione finale, tipicamente nella relazione annuale. Alcuni intervistati erano preoccupati che sei mesi fosse un tempo troppo breve per essere in grado  di fornire un aggiornamento significativo e che farlo avrebbe pregiudicato in modo non necessario le discussioni in corso. La posizione rimane sostanzialmente la stessa nel Codice finale, sebbene chiarisce che il report a sei mesi dovrebbe essere un aggiornamento sulle opinioni ricevute dagli azionisti e sulle azioni intraprese”.

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Africa: responsabilita’ della capogruppo domiciliata nel Regno Unito

In un articolo pubblicato lo scorso mese, abbiamo discusso due casi (i casi Shell ed Unilever) in cui i richiedenti cercavano di perseguire le capogruppo domiciliate nel Regno Unito nei tribunali inglesi per gli atti od omissioni delle sussidiarie estere.

Nell’articolo, abbiamo constatato che la decisione di primo grado nella causa Unilever era stata impugnata in appello e che si attendeva il giudizio della Corte di Appello.

Tale sentenza e’ adesso stata emessa. L’appello dei richiedenti è stato respinto, e la Corte d’Appello, all’unanimità, ha sentenziato che nessun obbligo di diligenza era dovuto da parte di Unilever ai ricorrenti. Di conseguenza, i richiedenti non saranno in grado di perseguire le loro pretese nel Regno Unito in quanto non vi e’ alcun fondamento per portare la causa all’interno dei tribunali inglesi.

Sebbene la sentenza non abbia creato una nuova legge in questo settore, e’ di particolare interesse a causa delle sue motivazioni, le quali si differenziano da quelle date nella sentenza di primo grado.

In primo grado, il giudice aveva ritenuto esserci sufficiente vicinanza tra Unilever ed i ricorrenti, ma tuttavia che nessun obbligo di diligenza si sarebbe imposto tra Unilever e i ricorrenti.

La Corte d’Appello ha a sua volta determinato che nessun obbligo di diligenza si sarebbe dovuto imporre. Tuttavia, in contrasto alla prima decisione, la Corte d’Appello ha ritenuto esserci insufficiente vicinanza tra Unilever e i richiedenti per supportare un obbligo di diligenza. Questa sola constatazione era sufficiente per impedire l’imposizione di tale obbligo. La Corte d’Appello ha chiarito con forza che questa era l’unica questione sulla quale stava esprimendo un’opinione, poiche’ e’ possibile che le richieste possano essere ancora ascoltate dai tribunali del Kenya.

La Corte d’Appello ha fornito un’utile guida riguardante le circostanze nelle quali un obbligo di diligenza può essere dovuto da una capogruppo domiciliata nel Regno Unito rispetto alle azioni delle proprie controllate:

Nel raggiungere la propria decisione nel caso Unilever, la Corte d’Appello si è basata su prove testimoniali fornite dall’amministratore delegato della controllata di Unilever, nonché sull’esecuzione di una revisione dettagliata delle prove documentali pertinenti. Le prove hanno dimostrato che la politica di gestione del rischio, unitamente alle valutazioni del rischio e ai piani strategici e operativi per affrontare le crisi locali, erano state elaborate e/o preparate a livello locale in Kenya e che la controllata di Unilever in Kenya aveva capito che era responsabile dell’elaborazione delle sue politiche e della loro implementazione senza l’assistenza o la consulenza della capogruppo domiciliata nel Regno Unito.

Da un punto di vista pratico, il rischio che venga vinto un ricorso contro una capogruppo domiciliata nel Regno Unito può essere ridotto garantendo una chiara divisione tra le attività operative all’interno del gruppo, compresa la garanzia, laddove possibile, che le politiche e le procedure a supporto dei processi operativi siano prodotte ed implementate a livello locale, anche se tali politiche derivano necessariamente dai principi del gruppo.

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Commissione Europea: possibili scenari relativi ad una hard Brexit

La Commissione Europea ha pubblicato oggi una comunicazione nella quale sono tratteggiati tutti i possibili scenari relativi ad un’eventuale hard Brexit. In tale comunicato, si mette a fuoco, inoltre, la lunga questione della continuità dei contratti che si trovano a cavallo della data della Brexit. Quest’ultima è diventata un pensiero costante per le associazioni di mercato e per le imprese finanziarie, preoccupate che la mancanza di una licenza o di una registrazione europea per poter svolgere business nel Regno Unito possa compromettere i contratti esistenti, impedendone l’esecuzione. La questione è stata particolarmente preoccupante per quelli nei mercati assicurativo, bancario e dei derivati. Ad esempio, i fornitori dei servizi nel Regno Unito sono preoccupati che i loro clienti europei possano utilizzare la Brexit come “un via libera” per venir meno agli obblighi contrattuali qualora questi dovessero uscire dal denaro. Al contrario, i clienti dell’Unione Europea che hanno stipulato polizze con assicurazioni e banche britanniche hanno temuto di non poter essere in grado di ricevere legalmente i pagamenti o rilasciare depositi dopo la Brexit.

Nella nostra precedente nota dal titolo: “Continuity Of Contracts And Business On A “Hard” Brexit: Human Rights And Reverse Solicitation To The Rescue!” abbiamo espresso il nostro punto di vista in base al quale eventuali preoccupazioni sul fatto che l’esecuzione dei contratti possa essere compromessa sono in ultima analisi esagerate, poiché i contratti finanziari creano diritti di proprietà che sono tutelati dalle Leggi dell’Unione Europea e dalle Convenzioni internazionali sui diritti umani.

Auspicabilmente, la Commissione Europea ha annunciato oggi di non ritenere che vi sia un problema con la continuità dei contratti nel contesto dei servizi finanziari. La comunicazione afferma che:

“In relazione ai contratti, in questo frangente, non sembra esserci una questione di natura generale legata alla continuità del contratto perché in linea di principio, anche dopo il ritiro, l’adempimento degli obblighi esistenti può continuare. Tuttavia, ogni tipo di contratto deve essere esaminato separatamente. “

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Regno Unito: nuove regole sull’immigrazione e implicazioni per l’NHS

I cambiamenti delle regole sull’immigrazione annunciati dal governo includono la sospensione dell’applicazione delle regole relative al tetto massimo per il rilascio dei Visa Tier 2 per dottori ed infermieri (ossia la visa concessa ai lavoratori altamente qualificati che non appartengono all’ Area Economica Europea o alla Svizzera).

Includono, inoltre, nuove regole di insediamento per i lavoratori e per gli uomini d’affari turchi ed un’espansione della lista di Paesi i cui studenti saranno in grado di utilizzare un processo semplificato.

I cambiamenti entreranno in vigore dal 6 luglio 2018.

Che cos’e’ un Certificato di sponsorizzazione limitato (CoS) e qual è il tetto massimo

La quota relativa ai certificati di sponsorizzazione limitati è stata introdotta nell’aprile 2011 ed e’ stata stabilita a 20.700 all’anno, suddivisa in allocazioni mensili.

La quota complessiva non è stata aumentata dal momento della sua introduzione ma ci sono stati alcuni aggiustamenti delle allocazioni, in modo che siano numericamente piu’ disponibili all’inizio dell’anno e meno alla fine.

Precedentemente, la quota di 20.700 era un tetto solo teorico, in quanto nei precedenti sei anni, prima dei recenti problemi iniziati nel dicembre 2017, il tetto era stato raggiunto una volta sola.

La volta precedente quando il tetto mensile fu raggiunto, le richieste tornaro ad un livello normale il mese sucessivo e ricaderro subito sotto il limite previsto.

Di 16.945 richieste di certificati di sponsorizzazione effettuate da dicembre 2017 ad aprile 2018, 8.192 sono state rifiutate in quanto eccedenti il tetto mensile, mostrando un considerevole incremento della domanda.

Il numero di cittadini appartenenti all’area economica europea è diminuito drasticamente a fine settembre 2017.

Questo va in qualche modo a spiegare l’aumento dei certificati di sponsorizzazione limitati, in quanto i datori di lavoro devono rivolgersi a cittadini non appartenenti all’area economica europea per coprire il vuoto lasciato da quest’ultimi, non piu’ interessati a venire o restare nel Regno Unito.

L’NHS fa molto affidamento sui dottori ed infermieri che si sono istruiti all’estero e, quelli del continente europeo sono stati meno inclini a venire nel Regno Unito a seguito della Brexit.

Quali sono le potenziali soluzioni

Dopo sei mesi di un significativo eccesso di richieste – periodi in cui numerose aziende e l’NHS sono rimasti a corto di personale qualificato – e’ apparso evidente che qualcosa doveva essere modificato.

Sono state avanzate varie ipotesi:

  1. Rimuovere tutti i ruoli in cui si ha carenza di occupazione dalla regola del tetto massimo dei certificati di sponsorizzazione limitati

Delle 4.000 richieste del solo mese di aprile 2018 (contro il tetto di 2.200) circa 750 riguardavano ruoli a carenza occupazionale.

Questi includono ruoli specializzati che il Regno Unito non puo’ soddisfare con la forza lavoro residente, inclusi ingenieri e scienziati, cosi’ come infermieri ed una manciata di aree di medicina.

E’ sempre stato illogico includere i ruoli a carenza occupazionale all’interno del processo dei certificati di sponsorizzazione limitati.

La carenza di talenti in queste aree e’ ben riconosciuta e stabilita dalle regole sull’immigrazione.

  1. Esenzioni per il personale dell’NHS

Jeremy Hunt ha supportato la proposta di uno schema per i visti dell’NHS, eliminando i dottori e gli infermieri dal tetto.

Tuttavia, la previsione di eccezioni riservate a specifici settori rischia di favorire quei settori con più forti poteri di lobby, rispetto ad altri ruoli che possono essere altrettanto meritevoli ma che hanno una rappresentanza meno organizzata, come ad esempio gli insegnanti.

  1. Aumentare o rimuovere il limite

Sfortunatamente, questa soluzione, per quanto ideale, è sempre apparsa improbabile. La rimozione del limite non si sarebbe adeguata bene con le continue ambizioni politiche di riduzione dei numeri sull’immigrazione.

Allo stesso tempo, incrementare il limite sarebbe andato contro le raccomandazioni del Comitato consultivo per la migrazione di mantenere il limite così com’era.

Cosa e’ stato fatto

La dichiarazione avente ad oggetto i cambiamenti alle norme sull’immigrazione, pubblicata il 15 giugno 2018, conferma che tutti i certificati di sponsorizzazione limitati con codice 2211 – medici (inclusi dottori, psichiatri, chirurghi etc) e 2231 infermieri (inclusi infermieri psichiatrici, operatori sanitari, infermieri distrettuali) sono stati rimossi dal processo dei certificati e dal tetto a partire dal 6 luglio 2018.

Sembra pertanto, che lo schema per ottenere la visa dell’NHS sia stato implementato, come Jeremy Hunt desiderava.

Vale la pena notare, tuttavia, che l’esenzione dai certificati con restrizione si applica a tutti i ruoli all’interno dei due codici – pertanto anche i dottori ed infermieri di strutture private, case di cura ed altre organizzazioni ne beneficeranno, non solamente i dipendenti dell’NHS.

Quale impatto avranno questi cambiamenti?

I dati pubblicati mostrano che, delle 15.881 richieste di “restricted CoS” effettuate da gennaio ad aprile 2018, 3.164 erano per personale medico.

Tuttavia, solo 1.088 di queste richieste hanno avuto esito positivo – le rimanenti non hanno infatti raggiunto la soglia di salario minimo in quei mesi.

In effetti, la rimozione dei medici dal limite permettera’ a questi certificati di sponsorizzazione limitati di essere allocati da qualche altra parte. La loro rimozione dovrebbe quindi portare a rilasciare circa 250 certificati al mese.

Altri dati mostrano che a febbraio 2018, 501 certificati limitati erano allocati per gli infermieri, a marzo erano 442 e ad aprile erano 414.

Poiché gli infermieri sono riconosciuti come una posizione a carenza occupazionale, con conseguente aumento di ulteriori 130 punti, le richieste di certificati validi andavano sempre a buon fine.

Per tale motivo non c’e’ differenza tra il numero di richieste valide e di quelle allocate ogni mese. Rimuovere gli infermieri dal limite dovrebbe consentire di rilasciare circa 450 certificati al mese.

Quindi, in totale, i circa 700 certificati allocati per medici ed infermieri ogni mese, saranno adesso disponibili per altre professioni.

Si tratta di una buona soluzione per l’NHS, che avra’ ora certezza che i posti vacanti potranno essere riempiti, così come essere in grado di evitare i ritardi nel processo mensile di richiesta dei certificati limitati. Ci sara’ anche un effetto a catena positivo per le altre professioni, che possono usufruire dei 700 certificati aggiuntivi ogni mese.

Tuttavia, ad aprile 2018 sono state presentate un totale di 4.325 richieste di certificato, contro un limite di 2.200.

Quel mese, se i medici e gli infermieri fossero già stati rimossi, la quota sarebbe stata comunque superata di circa 1.400.

Poiche’ ora esiste un notevole arretrato di richieste, potrebbe essere necessario un po’ di tempo prima di vedere una significativa riduzione della soglia di stipendio necessaria.

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Regno Unito: Il nuovo Codice di Corporate Governance

Il nuovo Codice di Corporate Governance inglese (il Codice) e’ stato pubblicato il 16 luglio 2018. Questo e’ il risultato di una ampia consultazione da parte del Financial Reporting Council (FRC) sul progetto di revisione del Codice. Il Codice si applica ai periodi contabili a partire dal 1 gennaio 2019, il che significa che molte societa’ devono nei successivi cinque mesi stabilire i processi per essere conformi. La presente relazione esamina alcune considerazioni chiave ed esamina come la FRC abbia affrontato le preoccupazioni sollevate durante il processo di consultazione.

Coinvolgimento degli Stakeholder

Il Codice fa riferimento alla responsabilita’ del consiglio di amministrazione nel considerare i bisogni  e le opinioni di una piu’ vasta gamma di stakeholders, come ad esempio i lavoratori, clienti e fornitori. Suggerisce che la funzione del consiglio e’ quella di “promuovere il successo che sostenibile a lungo termine della societa’”. Questo sembra andare oltre il dovere previsto ai sensi dell’art. 172 del Companies Act 2006, il quale promuove il successo della societa’ “avendo riguardo a” un numero di fattori, inclusi gli interessi degli stakeholders.  A risposta delle preoccupazioni sorte da questa estensione, l’introduzione del Codice finale chiarisce che niente nel nuovo Codice prevale o viene intesa come interpretazione delle responsabilita’ degli amministratori previste dal Companies Act. Pertanto, l’obbligo previsto dall’articolo 172 rimane promuovere il successo della societa’ per il beneficio dei membri nel loro insieme.

Coinvolgimento della forza lavoro

Con riguardo al coinvolgimento della forza lavoro, il progetto del Codice aveva avanzato tre opzioni, ovvero, un amministratore nominato dalla forza lavoro, un consiglio consultivo della forza lavoro ed un NED designato. La proposta era stata criticata per essere eccessivamente prescrittiva. Il nuovo codice ha tenuto in considerazione questa considerazione, consentendo uno od una combinazione dei metodi di essere utilizzato e la flessibilita’ di utilizzare altri approcci, purche’ il consiglio ne spieghi l’efficacia.

Indipendenza del Consiglio

Il Codice mantiene la posizione corrente secondo cui almeno la metà del Consiglio, escluso il presidente, dovrebbe essere indipendente. Il progetto aveva proposto che la maggioranza del consiglio, incluso il presidente, dovrebbe essere indipendente. Aveva inoltre proposto che le indicazioni dell’indipendenza dovrebbe essere trasformata in criteri, rimuovendo la discrezione del Consiglio per determinare se un amministratore e’ indipendente nonostante non rispetti nessuno dei criteri.

Ogni riduzione della flessibilita’ avrebbe comportato un maggiore bisogno per le aziende di “spiegare” piuttosto che “rispettare”. C’erano preoccupazioni che un approccio di controllo avrebbe portato a risultati strani. Il cambiamento di approccio proposto è stato anche considerato probabilmente negativo per incidere sugli sforzi per espandere la diversità dei NED. Nel Codice l’FRC ha abbordibito questa posizione, descrivendo i criteri come “circostanze che possono pregiudicare o compromettere l’indipendenza e richiedere una spiegazione chiara nel caso in cui il Consiglio di amministrazione consideri comunque un NED indipendente. Sebbene sia utile reintegrare la flessibilità rispetto al progetto del Codice, le società dovrebbero essere consapevoli del cambiamento di enfasi e della probabile attenzione aggiuntiva prestata a tali spiegazioni.

Il progetto del Codice aveva proposto un limite rigoroso di nove anni per un amministratore o per il presidente per essere considerato indipendente. Sono state sollevate preoccupazioni che tale requisito, in combinazione con un nuovo requisito per il presidente di essere indipendente su base continuativa (piuttosto che solo al momento della nomina), impatterebbe negativamente nei piani di successione. E’ stato inoltre visto come scoraggiante la nomina di un esistente NED come presidente. Riconoscendo il ruolo “speciale” del presidente, il Codice finale stabilisce che il presidente dovrebbe essere indipendente alla nomina, con il requisito di “dimostrare un giudizio oggettivo durante il loro mandato”. Fornisce inoltre della flessibilita’ sul limite dei 9 anni per il presidente, consentendone l’estensione per un periodo limitato, per facilitare la pianificazione della successione e per sviluppare un Consiglio di amministrazione piu’ diversificato, particolarmente quando il presidente e’ un NED esistente alla nomina.

Voti significativi contro le delibere

Il Codice introduce il concetto di voti significativi degli azionisti contro le delibere. Quando il 20% o piu’ di voti si sono espressi contro una delibera, la societa’ ha l’obbligo di spiegare, quando vengono annunciati i risultati dei voti, quali azioni intende intraprendere per consultare gli azionisti al fine di comprendere le ragioni del risultato. La societa’deve poi fornire  un aggiornamento intermedio non piu’ tardi di sei mesi dopo il voto, prima di fornire una situazione finale, tipicamente nella relazione annuale. Alcuni intervistati erano preoccupati che sei mesi fosse un tempo troppo breve per essere in grado  di fornire un aggiornamento significativo e che farlo avrebbe pregiudicato in modo non necessario le discussioni in corso. La posizione rimane sostanzialmente la stessa nel Codice finale, sebbene chiarisce che il report a sei mesi dovrebbe essere un aggiornamento sulle opinioni ricevute dagli azionisti e sulle azioni intraprese”.

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Regno Unito: brevetto unitario dopo la Brexit

Il Dipartimento Britannico che si occupa dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ha pubblicato un documento (“White Paper”) che espone le proposte del Governo per le future relazioni tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Una delle molte questioni affrontate in questo documento è l’argomento della continua partecipazione del Regno Unito al Brevetto Unitario e al Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB) in seguito alla Brexit. Il Governo sottolinea l’importanza di continuare la lunga storia della cooperazione europea nel campo della protezione dei brevetti e tutelare le imprese che operano tra il Regno Unito e l’Unione Europea.

Il documento conferma l’intenzione del Regno Unito di esplorare le opzioni per rimanere nell’UPC ed il sistema unitario di brevetti su una base giuridica solida. La natura di questa base giuridica dovrà riflettere il cambiamento dello status giuridico del Regno Unito come Stato non appartenente all’Unione e sarà quindi oggetto di ulteriori negoziati tra il Regno Unito e gli altri Stati contraenti dell’UPC.

Questo nuovo sviluppo conferma ancora una volta l’impegno del Regno Unito nei confronti del progetto di stabilire una giurisdizione europea unificata sui brevetti, come già chiarito dalla sua ratifica dell’accordo UPC.

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Paesi Bassi: nuova tassa sull’aviazione

Il Governo Olandese ha avviato una consultazione pubblica con l’intento di introdurre una nuova tassa aerea entro il 2021.

La consultazione di due mesi avviata il 5 luglio, esplora diverse opzioni per una tassa sul trasporto aereo, incluse le tasse nazionali su aeromobili o passeggeri in partenza. La consultazione esamina anche la possibilità di introdurre una tassa sull’aviazione a livello europeo.

Secondo le proposte del Governo, una tassa nazionale per passeggero sarebbe imposta ad un tasso di 3,80 Euro per i voli all’interno dell’Unione Europea e di 22 Euro per i voli intercontinentali. Il Governo ha dichiarato che questo comporterebbe in termini di entrate un aumento stimato di 200 milioni di Euro.

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Paesi Bassi: nuova tassa sull’aviazione

Il Governo Olandese ha avviato una consultazione pubblica con l’intento di introdurre una nuova tassa aerea entro il 2021.

La consultazione di due mesi avviata il 5 luglio, esplora diverse opzioni per una tassa sul trasporto aereo, incluse le tasse nazionali su aeromobili o passeggeri in partenza. La consultazione esamina anche la possibilità di introdurre una tassa sull’aviazione a livello europeo.

Secondo le proposte del Governo, una tassa nazionale per passeggero sarebbe imposta ad un tasso di 3,80 Euro per i voli all’interno dell’Unione Europea e di 22 Euro per i voli intercontinentali. Il Governo ha dichiarato che questo comporterebbe in termini di entrate un aumento stimato di 200 milioni di Euro.

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Paesi Bassi: nuova tassa sull’aviazione

Il Governo Olandese ha avviato una consultazione pubblica con l’intento di introdurre una nuova tassa aerea entro il 2021.

La consultazione di due mesi avviata il 5 luglio, esplora diverse opzioni per una tassa sul trasporto aereo, incluse le tasse nazionali su aeromobili o passeggeri in partenza. La consultazione esamina anche la possibilità di introdurre una tassa sull’aviazione a livello europeo.

Secondo le proposte del Governo, una tassa nazionale per passeggero sarebbe imposta ad un tasso di 3,80 Euro per i voli all’interno dell’Unione Europea e di 22 Euro per i voli intercontinentali. Il Governo ha dichiarato che questo comporterebbe in termini di entrate un aumento stimato di 200 milioni di Euro.

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Paesi Bassi: nuova tassa sull’aviazione

Il Governo Olandese ha avviato una consultazione pubblica con l’intento di introdurre una nuova tassa aerea entro il 2021.

La consultazione di due mesi avviata il 5 luglio, esplora diverse opzioni per una tassa sul trasporto aereo, incluse le tasse nazionali su aeromobili o passeggeri in partenza. La consultazione esamina anche la possibilità di introdurre una tassa sull’aviazione a livello europeo.

Secondo le proposte del Governo, una tassa nazionale per passeggero sarebbe imposta ad un tasso di 3,80 Euro per i voli all’interno dell’Unione Europea e di 22 Euro per i voli intercontinentali. Il Governo ha dichiarato che questo comporterebbe in termini di entrate un aumento stimato di 200 milioni di Euro.

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Cipro: Nuova legislazione sui Fondi di Investimento alternativi

Il 10 luglio 2018, il Parlamento di Cipro ha approvato la nuova Legislazione sui Fondi di Investimento alternativi, la quale sostituirà la Legislazione esistente e la quale consentirà, per la prima volta in assoluto a Cipro, l’istituzione del Registro dei Fondi di Investimento alternativi. Questo è il più grande progresso nel settore, in quanto ridurrà significativamente tempi e costi per stabilire un Fondo di Investimento alternativo a Cipro.

I dettagli del nuovo regolamento saranno disponibili non appena la nuova Legge verrà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del Governo, stesso momento in cui entrerà in vigore. Dalle informazioni al momento disponibili ci si aspettano i seguenti criteri e caratteristiche relativamente al Registro dei Fondi di Investimento alternativi:

  • Non verrà regolato dalla Commissione di Sicurezza&Cambio di Cirpo. La supervisione sarà a livello del gestore del Fondo registrato
  • Nomina di un depositario locale
  • Nessuna richiesta di capitale minimo
  • Può essere sia aperto che chiuso
  • Contiene l’opzione per una struttura a ombrello
  • Indirizzato a professionisti e/o investitori ben informati
  • Può essere strutturato come un fondo comune, una società di investimento (a capitale variabile o fisso), o una partnership limitata
  • La Commisione di Sicurezza&Cambio registra tutti i Fondi di Investimento alternativi nel relativo Registro
  • Entro un mese dalla recezione di tutti i documenti richiesti in accordo con la direttiva, la Commisione di Sicurezza&Cambio deve informare il richiedente della sua decisione di accettare o respingere la domanda

In aggiunta all’istituzione del Registro dei Fondi di Investimento, le sottostanti nuove disposizioni nella legislazione fiscale di Cipro in relazione ai Fondi di Investimento.

  1. Non vengono considerate stabili organizzazioni quegli investimenti in Fondi fiscalmente trasparenti a Cipro da parte di investitori non residenti e/o nel caso della loro gestione da parte di Fondi di Investimento non ciproti. Come risultato, i redditi guadagnati su tali investimenti saranno tassati nel paese di residenza dell’investitore.
  2. Introduzione di uno speciale regime di tassazione dell’8% ed una imposta annuale minima da versare di € 10.000 (soggetto a requisiti specifici) per alcuni dipendenti e dirigenti di società di Fondi di Investimento. Questo nuovo regime di tassazione sarà disponibile per un periodo totale di 10 anni.
  3. Coloro che siano sia fiscalmente residenti e domiciliati a Cipro saranno soggetti a un contributo speciale di difesa a un tasso del 17% (al posto del 3% che era applicabile fino ad oggi) sugli utili ricevuti dai Fondi di Investimento ciproti.
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L’inversione dell’onere degli adempimenti VAT: variazione norme VAT nel settore Edile

Nell’Ottobre 2019 si assisterà ad un significativo scossone delle norme VAT (IVA) nel settore delle costruzioni.

Nuove regole entreranno in vigore in quella data che, in molti casi, richiederà al destinatario della fornitura di servizi di costruzione, piuttosto che al fornitore, di contabilizzare l’IVA sulla fornitura stessa.

Le piccole e grandi imprese che effettuano forniture di servizi in campo edile e che fatturano con VAT al tasso standard (20%) o ridotto (5%) saranno colpite da questa riforma.

Le implicazioni di tale manovra si ripercuoteranno sicuramente sul cash flow (liquidità) aziendale.

Attualmente, il fornitore di servizi che opera nel campo delle costruzioni versa ad HMRC l’IVA sulle sue forniture. Il cliente paga quindi al fornitore il prezzo più IVA.

Le nuove regole mirano a prevenire la situazione in cui l’appaltatore paga al subappaltatore il prezzo più IVA per i servizi, ma il subappaltatore omette di versare l’IVA ad HMRC.

A partire dal primo Ottobre 2019 sarà il cliente a versare all’HMRC l’Iva sulle prestazioni in campo edile ricevute.

La nuova regola non si applicherà nei seguenti casi:

  • Il soggetto destinatario dei servizi di costruzione è un utente finale; ad esempio, un proprietario o un inquilino;
  • È un inquilino che fornisce i servizi di costruzione al proprietario;
  • È un proprietario che fornisce i servizi di costruzione al suo inquilino.

La situazione si complica un po’ quando la vendita di servizi in campo edile si associa alla vendita di immobili: gli appaltatori dovranno considerare attentamente il caso in cui vi sia un contratto di costruzione associato ad un contratto di compravendita.

Il confine tra ciò che è e ciò che non è servizio in campo edile, nel contesto del progetto di legge, non è chiaro.

Supponiamo che un appaltatore principale (A) accetti di costruire un edificio per un proprietario terriero (B) e B accetti di vendere l’edificio completato a C.

B avrà l’obbligo di versare la Vat per l’HMRC per conto di A che gli ha fornito servizi in campo edile; al contrario tra B e C si realizza, invece, una compravendita immobiliare alla quale non si applica tale normativa.

E’ fondamentale, inoltre, valutare se vi sia o meno materiale da costruzione coinvolto nella fornitura del servizio.

I servizi di costruzione sono ampiamente definiti e comprendono riparazioni, demolizioni e decorazioni. Talvolta possono includere anche beni (vale a dire i materiali) utilizzati al fine della fornitura del servizio.

Tale situazione solleva la questione di valutare se tali materiali rientrino all’interno della fornitura del servizio edile, e quindi soggetti alla nuova normativa, o, al contrario, vadano separati ai fini IVA.

I contratti relativi alle forniture di servizi di costruzione dovranno essere redatti per garantire che:

  • I destinatari delle forniture che rientrano nel nuovo regime paghino solo la quota al netto dell’IVA alla persona che effettua le forniture;
  • Dal contratto si evinca se si applicano le nuove regole

Mentre si avvicina la data di inizio del nuovo regime, le parti legate da contratti di servizi nel settore edile, dovrebbero rivedere e, se il caso, modificare i loro sistemi di pagamento al fine di garantire l’applicazione corretta dell’inversione dell’onere dell’assolvimento Iva.

Tale norma non si applica ai contratti di fornitura di servizi edili stipulati prima del 1 ° ottobre 2019, ma solo ai contratti attualmente in fase di stesura e che prevedono la fornitura di tali servizi a partire dal 1 ° ottobre 2019.

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Unione Europea: nuovo sistema IVA entro il 2022

L’imposta sul valore aggiunto è una delle imposte più importanti all’interno dell’Unione Europea, ma è anche una delle imposte più vulnerabili alla frode e alla manipolazione.

La Commissione Europea ha pertanto proposto, il 25 maggio 2018, alcuni cambiamenti significativi all’attuale sistema IVA per la circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea 1 da parte di operatori commerciali (B2B). Le modifiche entreranno in vigore il 1 luglio 2022.

Situazione attuale

Con l’attuale sistema, gli scambi intracomunitari di merci, dal punto di vista dell’IVA, si dividono in due operazioni (fittizie): una vendita esente da IVA nel paese di origine (cioè il paese di origine del venditore) e un acquisto tassato nel paese di destinazione (cioè il paese dell’acquirente).

Il processo di acquisto si verifica nel paese di destinazione ed è soggetto al “sistema di inversione contabile”, nel quale l’acquirente riporta nella propria dichiarazione IVA entrambe le transazioni: l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta sul reddito deducibile, con conseguente dichiarazione IVA nulla e senza un reale flusso di cassa dell’IVA.

Modifiche previste

Lo scopo di questi cambiamenti è quello di creare un’area IVA uniforme a livello europeo.

Lo scambio transfrontaliero di merci sarà quindi definito come “consegna uniforme imponibile” e la consegna di merci all’interno dell’Unione Europea non sarà più esente da imposta.

È necessario garantire la tassazione delle merci nello stato membro in cui termina il loro trasporto.

L’imposizione dell’IVA dovrebbe avvenire tramite il venditore: l’IVA sarà applicata alla vendita di merci nei confronti di un cliente che si trova in un altro stato membro, e al tasso dell’IVA riscossa dal paese di destinazione.

Ciò creerà un flusso di cassa effettivo in uscita, con l’acquisto transfrontaliero nazionale e comunitario di beni trattati per la prima volta allo stesso modo.

Fino ad ora, l’acquisto di beni da parte di un altro Stato dell’Unione Europea era più vantaggioso di un acquisto nazionale, dal momento che solo le operazioni nazionali erano gravate dal pagamento dell’imposta a debito.

“One-Stop-Shop” per i commercianti

Per rendere le modifiche suggerite più agevoli possibile per i commercianti, vengono gettate le basi per un portale online per tutti gli operatori commerciali.

Un sistema uniforme per il pagamento dell’imposta a debito eliminerebbe la necessità della registrazione dell’IVA in diversi Stati dell’Unione Europea, poiché la dichiarazione, il pagamento e la detrazione dell’IVA a valle per tutti gli acquisti di merci all’interno dell’Unione Europea avverranno attraverso questo portale online uniforme.

Esempio

Un mercante registrato per l’IVA in Germania vende e consegna merci dalla Germania ad un imprenditore registrato IVA in Romania.

Il luogo di consegna finale è in Romania. Il commerciante tedesco emette una fattura che comprende l’IVA rumena (19%). Il commerciante tedesco non è registrato IVA in Romania e paga l’IVA rumena da lui riscossa, in Germania, attraverso un sistema uniforme (One-Stop-Shop).

L’imposta a debito rumena viene quindi inoltrata dall’autorità fiscale tedesca all’autorità fiscale rumena.

Eccezione: il soggetto passivo certificato

L’idea del soggetto passivo certificato (certified taxable person – CTP) vuol dire che le società che commerciano beni all’interno della comunità Europea dovrebbero registrarsi come CTP presso le loro autorità fiscali nazionali a condizione che le stesse soddisfino determinati requisiti.

Per le consegne a un CTP, verrà applicato il sistema di inversione contabile esistente.

Conclusione

Le modifiche suggerite dalla Commissione Europea hanno come scopo quello di raggiungere un trattamento equivalente sia per gli acquisti intracomunitari che per quelli nazionali di beni, il che significherebbe un drastico cambiamento nel trattamento intracomunitario dell’IVA.

Lo scopo di tali modifiche è quello di ridurre le frodi (in particolare il “carosello IVA”) al fine di semplificare l’amministrazione delle società interessate.

Le raccomandazioni dovrebbero essere inserite nella legislazione nazionale entro il 2022.

Dal momento che tali cambiamenti influenzeranno i processi aziendali significativi per le imprese, sarebbe opportuno un tempestivo dibattito e una valutazione su quelli che sono i progetti della Commissione.

 

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Regno Unito: variazione norme VAT nel settore Edile

Nell’Ottobre 2019 si assisterà ad un significativo scossone delle norme VAT (IVA) nel settore delle costruzioni.

Nuove regole entreranno in vigore in quella data che, in molti casi, richiederà al destinatario della fornitura di servizi di costruzione, piuttosto che al fornitore, di contabilizzare l’IVA sulla fornitura stessa.

Le piccole e grandi imprese che effettuano forniture di servizi in campo edile e che fatturano con VAT al tasso standard (20%) o ridotto (5%) saranno colpite da questa riforma.

Le implicazioni di tale manovra si ripercuoteranno sicuramente sul cash flow (liquidità) aziendale.

Attualmente, il fornitore di servizi che opera nel campo delle costruzioni versa ad HMRC l’IVA sulle sue forniture. Il cliente paga quindi al fornitore il prezzo più IVA.

Le nuove regole mirano a prevenire la situazione in cui l’appaltatore paga al subappaltatore il prezzo più IVA per i servizi, ma il subappaltatore omette di versare l’IVA ad HMRC.

A partire dal primo Ottobre 2019 sarà il cliente a versare all’HMRC l’Iva sulle prestazioni in campo edile ricevute.

La nuova regola non si applicherà nei seguenti casi:

  • Il soggetto destinatario dei servizi di costruzione è un utente finale; ad esempio, un proprietario o un inquilino;
  • È un inquilino che fornisce i servizi di costruzione al proprietario;
  • È un proprietario che fornisce i servizi di costruzione al suo inquilino.

La situazione si complica un po’ quando la vendita di servizi in campo edile si associa alla vendita di immobili: gli appaltatori dovranno considerare attentamente il caso in cui vi sia un contratto di costruzione associato ad un contratto di compravendita.

Il confine tra ciò che è e ciò che non è servizio in campo edile, nel contesto del progetto di legge, non è chiaro.

Supponiamo che un appaltatore principale (A) accetti di costruire un edificio per un proprietario terriero (B) e B accetti di vendere l’edificio completato a C.

B avrà l’obbligo di versare la Vat per l’HMRC per conto di A che gli ha fornito servizi in campo edile; al contrario tra B e C si realizza, invece, una compravendita immobiliare alla quale non si applica tale normativa.

E’ fondamentale, inoltre, valutare se vi sia o meno materiale da costruzione coinvolto nella fornitura del servizio.

I servizi di costruzione sono ampiamente definiti e comprendono riparazioni, demolizioni e decorazioni. Talvolta possono includere anche beni (vale a dire i materiali) utilizzati al fine della fornitura del servizio.

Tale situazione solleva la questione di valutare se tali materiali rientrino all’interno della fornitura del servizio edile, e quindi soggetti alla nuova normativa, o, al contrario, vadano separati ai fini IVA.

I contratti relativi alle forniture di servizi di costruzione dovranno essere redatti per garantire che:

  • I destinatari delle forniture che rientrano nel nuovo regime paghino solo la quota al netto dell’IVA alla persona che effettua le forniture;
  • Dal contratto si evinca se si applicano le nuove regole

Mentre si avvicina la data di inizio del nuovo regime, le parti legate da contratti di servizi nel settore edile, dovrebbero rivedere e, se il caso, modificare i loro sistemi di pagamento al fine di garantire l’applicazione corretta dell’inversione dell’onere dell’assolvimento Iva.

Tale norma non si applica ai contratti di fornitura di servizi edili stipulati prima del 1 ° ottobre 2019, ma solo ai contratti attualmente in fase di stesura e che prevedono la fornitura di tali servizi a partire dal 1 ° ottobre 2019.

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Regno Unito: variazione norme VAT nel settore Edile

Nell’Ottobre 2019 si assisterà ad un significativo scossone delle norme VAT (IVA) nel settore delle costruzioni.

Nuove regole entreranno in vigore in quella data che, in molti casi, richiederà al destinatario della fornitura di servizi di costruzione, piuttosto che al fornitore, di contabilizzare l’IVA sulla fornitura stessa.

Le piccole e grandi imprese che effettuano forniture di servizi in campo edile e che fatturano con VAT al tasso standard (20%) o ridotto (5%) saranno colpite da questa riforma.

Le implicazioni di tale manovra si ripercuoteranno sicuramente sul cash flow (liquidità) aziendale.

Attualmente, il fornitore di servizi che opera nel campo delle costruzioni versa ad HMRC l’IVA sulle sue forniture. Il cliente paga quindi al fornitore il prezzo più IVA.

Le nuove regole mirano a prevenire la situazione in cui l’appaltatore paga al subappaltatore il prezzo più IVA per i servizi, ma il subappaltatore omette di versare l’IVA ad HMRC.

A partire dal primo Ottobre 2019 sarà il cliente a versare all’HMRC l’Iva sulle prestazioni in campo edile ricevute.

La nuova regola non si applicherà nei seguenti casi:

  • Il soggetto destinatario dei servizi di costruzione è un utente finale; ad esempio, un proprietario o un inquilino;
  • È un inquilino che fornisce i servizi di costruzione al proprietario;
  • È un proprietario che fornisce i servizi di costruzione al suo inquilino.

La situazione si complica un po’ quando la vendita di servizi in campo edile si associa alla vendita di immobili: gli appaltatori dovranno considerare attentamente il caso in cui vi sia un contratto di costruzione associato ad un contratto di compravendita.

Il confine tra ciò che è e ciò che non è servizio in campo edile, nel contesto del progetto di legge, non è chiaro.

Supponiamo che un appaltatore principale (A) accetti di costruire un edificio per un proprietario terriero (B) e B accetti di vendere l’edificio completato a C.

B avrà l’obbligo di versare la Vat per l’HMRC per conto di A che gli ha fornito servizi in campo edile; al contrario tra B e C si realizza, invece, una compravendita immobiliare alla quale non si applica tale normativa.

E’ fondamentale, inoltre, valutare se vi sia o meno materiale da costruzione coinvolto nella fornitura del servizio.

I servizi di costruzione sono ampiamente definiti e comprendono riparazioni, demolizioni e decorazioni. Talvolta possono includere anche beni (vale a dire i materiali) utilizzati al fine della fornitura del servizio.

Tale situazione solleva la questione di valutare se tali materiali rientrino all’interno della fornitura del servizio edile, e quindi soggetti alla nuova normativa, o, al contrario, vadano separati ai fini IVA.

I contratti relativi alle forniture di servizi di costruzione dovranno essere redatti per garantire che:

  • I destinatari delle forniture che rientrano nel nuovo regime paghino solo la quota al netto dell’IVA alla persona che effettua le forniture;
  • Dal contratto si evinca se si applicano le nuove regole

Mentre si avvicina la data di inizio del nuovo regime, le parti legate da contratti di servizi nel settore edile, dovrebbero rivedere e, se il caso, modificare i loro sistemi di pagamento al fine di garantire l’applicazione corretta dell’inversione dell’onere dell’assolvimento Iva.

Tale norma non si applica ai contratti di fornitura di servizi edili stipulati prima del 1 ° ottobre 2019, ma solo ai contratti attualmente in fase di stesura e che prevedono la fornitura di tali servizi a partire dal 1 ° ottobre 2019.

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Regno Unito: variazione norme VAT nel settore Edile

Nell’Ottobre 2019 si assisterà ad un significativo scossone delle norme VAT (IVA) nel settore delle costruzioni.

Nuove regole entreranno in vigore in quella data che, in molti casi, richiederà al destinatario della fornitura di servizi di costruzione, piuttosto che al fornitore, di contabilizzare l’IVA sulla fornitura stessa.

Le piccole e grandi imprese che effettuano forniture di servizi in campo edile e che fatturano con VAT al tasso standard (20%) o ridotto (5%) saranno colpite da questa riforma.

Le implicazioni di tale manovra si ripercuoteranno sicuramente sul cash flow (liquidità) aziendale.

Attualmente, il fornitore di servizi che opera nel campo delle costruzioni versa ad HMRC l’IVA sulle sue forniture. Il cliente paga quindi al fornitore il prezzo più IVA.

Le nuove regole mirano a prevenire la situazione in cui l’appaltatore paga al subappaltatore il prezzo più IVA per i servizi, ma il subappaltatore omette di versare l’IVA ad HMRC.

A partire dal primo Ottobre 2019 sarà il cliente a versare all’HMRC l’Iva sulle prestazioni in campo edile ricevute.

La nuova regola non si applicherà nei seguenti casi:

  • Il soggetto destinatario dei servizi di costruzione è un utente finale; ad esempio, un proprietario o un inquilino;
  • È un inquilino che fornisce i servizi di costruzione al proprietario;
  • È un proprietario che fornisce i servizi di costruzione al suo inquilino.

La situazione si complica un po’ quando la vendita di servizi in campo edile si associa alla vendita di immobili: gli appaltatori dovranno considerare attentamente il caso in cui vi sia un contratto di costruzione associato ad un contratto di compravendita.

Il confine tra ciò che è e ciò che non è servizio in campo edile, nel contesto del progetto di legge, non è chiaro.

Supponiamo che un appaltatore principale (A) accetti di costruire un edificio per un proprietario terriero (B) e B accetti di vendere l’edificio completato a C.

B avrà l’obbligo di versare la Vat per l’HMRC per conto di A che gli ha fornito servizi in campo edile; al contrario tra B e C si realizza, invece, una compravendita immobiliare alla quale non si applica tale normativa.

E’ fondamentale, inoltre, valutare se vi sia o meno materiale da costruzione coinvolto nella fornitura del servizio.

I servizi di costruzione sono ampiamente definiti e comprendono riparazioni, demolizioni e decorazioni. Talvolta possono includere anche beni (vale a dire i materiali) utilizzati al fine della fornitura del servizio.

Tale situazione solleva la questione di valutare se tali materiali rientrino all’interno della fornitura del servizio edile, e quindi soggetti alla nuova normativa, o, al contrario, vadano separati ai fini IVA.

I contratti relativi alle forniture di servizi di costruzione dovranno essere redatti per garantire che:

  • I destinatari delle forniture che rientrano nel nuovo regime paghino solo la quota al netto dell’IVA alla persona che effettua le forniture;
  • Dal contratto si evinca se si applicano le nuove regole

Mentre si avvicina la data di inizio del nuovo regime, le parti legate da contratti di servizi nel settore edile, dovrebbero rivedere e, se il caso, modificare i loro sistemi di pagamento al fine di garantire l’applicazione corretta dell’inversione dell’onere dell’assolvimento Iva.

Tale norma non si applica ai contratti di fornitura di servizi edili stipulati prima del 1 ° ottobre 2019, ma solo ai contratti attualmente in fase di stesura e che prevedono la fornitura di tali servizi a partire dal 1 ° ottobre 2019.

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Regno Unito: variazione norme VAT nel settore Edile

Nell’Ottobre 2019 si assisterà ad un significativo scossone delle norme VAT (IVA) nel settore delle costruzioni.

Nuove regole entreranno in vigore in quella data che, in molti casi, richiederà al destinatario della fornitura di servizi di costruzione, piuttosto che al fornitore, di contabilizzare l’IVA sulla fornitura stessa.

Le piccole e grandi imprese che effettuano forniture di servizi in campo edile e che fatturano con VAT al tasso standard (20%) o ridotto (5%) saranno colpite da questa riforma.

Le implicazioni di tale manovra si ripercuoteranno sicuramente sul cash flow (liquidità) aziendale.

Attualmente, il fornitore di servizi che opera nel campo delle costruzioni versa ad HMRC l’IVA sulle sue forniture. Il cliente paga quindi al fornitore il prezzo più IVA.

Le nuove regole mirano a prevenire la situazione in cui l’appaltatore paga al subappaltatore il prezzo più IVA per i servizi, ma il subappaltatore omette di versare l’IVA ad HMRC.

A partire dal primo Ottobre 2019 sarà il cliente a versare all’HMRC l’Iva sulle prestazioni in campo edile ricevute.

La nuova regola non si applicherà nei seguenti casi:

  • Il soggetto destinatario dei servizi di costruzione è un utente finale; ad esempio, un proprietario o un inquilino;
  • È un inquilino che fornisce i servizi di costruzione al proprietario;
  • È un proprietario che fornisce i servizi di costruzione al suo inquilino.

La situazione si complica un po’ quando la vendita di servizi in campo edile si associa alla vendita di immobili: gli appaltatori dovranno considerare attentamente il caso in cui vi sia un contratto di costruzione associato ad un contratto di compravendita.

Il confine tra ciò che è e ciò che non è servizio in campo edile, nel contesto del progetto di legge, non è chiaro.

Supponiamo che un appaltatore principale (A) accetti di costruire un edificio per un proprietario terriero (B) e B accetti di vendere l’edificio completato a C.

B avrà l’obbligo di versare la Vat per l’HMRC per conto di A che gli ha fornito servizi in campo edile; al contrario tra B e C si realizza, invece, una compravendita immobiliare alla quale non si applica tale normativa.

E’ fondamentale, inoltre, valutare se vi sia o meno materiale da costruzione coinvolto nella fornitura del servizio.

I servizi di costruzione sono ampiamente definiti e comprendono riparazioni, demolizioni e decorazioni. Talvolta possono includere anche beni (vale a dire i materiali) utilizzati al fine della fornitura del servizio.

Tale situazione solleva la questione di valutare se tali materiali rientrino all’interno della fornitura del servizio edile, e quindi soggetti alla nuova normativa, o, al contrario, vadano separati ai fini IVA.

I contratti relativi alle forniture di servizi di costruzione dovranno essere redatti per garantire che:

  • I destinatari delle forniture che rientrano nel nuovo regime paghino solo la quota al netto dell’IVA alla persona che effettua le forniture;
  • Dal contratto si evinca se si applicano le nuove regole

Mentre si avvicina la data di inizio del nuovo regime, le parti legate da contratti di servizi nel settore edile, dovrebbero rivedere e, se il caso, modificare i loro sistemi di pagamento al fine di garantire l’applicazione corretta dell’inversione dell’onere dell’assolvimento Iva.

Tale norma non si applica ai contratti di fornitura di servizi edili stipulati prima del 1 ° ottobre 2019, ma solo ai contratti attualmente in fase di stesura e che prevedono la fornitura di tali servizi a partire dal 1 ° ottobre 2019.

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Portogallo: firme elettroniche obbligatorie per le aziende sui dispositivi mobili

Dal 1 aprile 2018 gli amministratori, i dirigenti, i membri del consiglio di amministrazione delle società portoghesi ed i soggetti delegati possono firmare ed autenticarsi elettronicamente, convalidare le proprie capacità e i propri poteri vincolanti utilizzando il cosiddetto Sistema di Certificazione delle Qualità Professionali.

La firma elettronica qualificata mediante chiave digitale

L’articolo 1, lettera b), della Legge n. 37/2014 del 26 giugno ha introdotto la creazione di una chiave mobile digitale come mezzo complementare e volontario per la firma elettronica qualificata in accordo con il Regolamento (UE) n. 910/2017 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 relativo all’identificazione elettronica ed ai servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno.

La chiave digitale era in origine un mezzo alternativo di autenticazione e di accesso ai servizi nei portali e nei siti Internet di enti pubblici e privati ​​che utilizzano il cellulare o l’email. E` possibile unirsi a questo sistema online autenticandosi e richiedendo la chiave digitale tramite il portale web del sistema o facendone richiesta al Citizen’s Bureau associandola alla carta d’identità portoghese.

La certificazione delle qualità professionali

Ora, con l’entrata in vigore del decreto n. 73/2018 del 12 marzo il 1 aprile e sulla base di quanto stabilito nell’articolo 546, n. 1 del Codice delle Società Commerciali Portoghesi , i membri del Consiglio di amministrazione, i dirigenti o gli amministratori ed i delegati possono convalidare le proprie capacità e i propri poteri vincolanti utilizzando una firma elettronica qualificata con i loro telefoni cellulari.

Questo nuovo sistema, che è noto come Sistema di Certificazione delle Qualità Professionali, abilita il legame della firma elettronica qualificata di un individuo con la certificazione delle sue capacità e dei suoi poteri vincolanti. Questa associazione può essere certificata utilizzando una chiave digitale su dispositivi mobili (Chave Móvel Digital), in modo tale da consentire la firma dei sottostanti contratti a distanza con una firma elettronica:

  1. Contratti con fornitori di energia elettrica, acqua, gas e telecomunicazioni;
  2. Contratti con altri fornitori, entro il limite definito dagli organi societari;
  3. Contratti di lavoro;
  4. Formazione ed esecuzione di contratti pubblici, nell’ambito degli appalti pubblici;
  5. Presentazione ed esecuzione delle domande di finanziamento, entro il limite definito dagli organi societari;
  6. Presentazione ed esecuzione di richieste di finanziamento nazionale o europeo;
  7. Apertura e transazioni di conti bancari;
  8. Verbali e delibere sociali;
  9. Ricezione e raccolta di corrispondenza.

Queste caratteristiche possono essere associate alla Citizen Card o alla chiave digitale mobile (Chave Movel Digital) direttamente dalla parte interessata o attraverso un servizio clienti digitale come definito dal Decreto Legge n. 74/2014 del 13 maggio. L’associazione può essere costituita da avvocati, solicitors e notai, una volta che le rispettive associazioni professionali hanno aderito al sistema attraverso un protocollo con AMA – l’Agenzia per la Modernizzazione Amministrativa.

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Brexit: implicazioni dell’accordo di transizione per le imprese

L’accordo sul periodo di transizione è stato concordato in linea di principio da David Davis e Michel Bamieron il 19 marzo 2018, in seguito alla richiesta di certezze da parte delle imprese inglesi. Le aziende del Regno Unito attendevano particolari specifici per poter pianificare delle operazioni post – Brexit.

L’accordo colma il divario tra l’attuale appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea e la sua eventuale uscita dall’Europa a lungo termine.

Il periodo di transizione durerà fino alla fine del 2020. Nel frattempo, le imprese inglesi potranno continuare a fare business con l’Unione Europea senza essere soggette ad alcun dazio.

Cosa bisogna sapere riguardo al “transition deal”?

  • In primo luogo, non è scolpito nella pietra – si tratta di un accordo politico che richiede un chiarimento dei termini dell’accordo di recesso. L’ accordo è destinato ad essere approvato ad ottobre, il che significa che nei prossimi 4 mesi vi saranno intensi negoziati.
  • Le imprese non dovrebbero dimenticare che l’accordo di recesso è esso stesso soggetto alla risoluzione di alcune questioni chiave come ad esempio il futuro accordo commerciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea e la questione sul confine Irlandese. Nonostante le tensioni stiano aumentando, siamo ancora lontani dalle possibili soluzioni.
  • Per le imprese il periodo di transizione ha avuto un effetto positivo, fornendo alcune certezze riguardo a cosa succederà dopo la Brexit; riteniamo che il sentimento sia diventato più positivo. Sebbene la maggiore fiducia delle imprese sarà vantaggiosa per l’economia del Regno Unito, quest’ultime dovrebbero tenere a mente il quadro generale. L’accordo è solo un rinvio – il Regno Unito sarà al di fuori di tutti gli accordi dell’Unione Europea nel 2021 e probabilmente non ci sarà alcuna estensione. Molti ritengono che questo rappresenti ancora un calendario molto serrato per concludere un accordo commerciale.
  • Inoltre, non è ancora chiaro se dopo marzo 2019 le imprese britanniche potranno ancora trarre vantaggio dagli accordi commerciali dell’Unione Europea con i Paesi terzi, senza ulteriore conferma da parte di quest’ultimi. Terremo un occhio di riguardo su ciò che è stato concordato in merito.

Il processo sulla Brexit sta entrando in una fase cruciale, ci sono ancora molte questioni da risolvere: la valutazione dei rischi è ancora all’ordine del giorno.

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Brexit: implicazioni dell’accordo di transizione per le imprese

L’accordo sul periodo di transizione è stato concordato in linea di principio da David Davis e Michel Bamieron il 19 marzo 2018, in seguito alla richiesta di certezze da parte delle imprese inglesi. Le aziende del Regno Unito attendevano particolari specifici per poter pianificare delle operazioni post – Brexit.

L’accordo colma il divario tra l’attuale appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea e la sua eventuale uscita dall’Europa a lungo termine.

Il periodo di transizione durerà fino alla fine del 2020. Nel frattempo, le imprese inglesi potranno continuare a fare business con l’Unione Europea senza essere soggette ad alcun dazio.

Cosa bisogna sapere riguardo al “transition deal”?

  • In primo luogo, non è scolpito nella pietra – si tratta di un accordo politico che richiede un chiarimento dei termini dell’accordo di recesso. L’ accordo è destinato ad essere approvato ad ottobre, il che significa che nei prossimi 4 mesi vi saranno intensi negoziati.
  • Le imprese non dovrebbero dimenticare che l’accordo di recesso è esso stesso soggetto alla risoluzione di alcune questioni chiave come ad esempio il futuro accordo commerciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea e la questione sul confine Irlandese. Nonostante le tensioni stiano aumentando, siamo ancora lontani dalle possibili soluzioni.
  • Per le imprese il periodo di transizione ha avuto un effetto positivo, fornendo alcune certezze riguardo a cosa succederà dopo la Brexit; riteniamo che il sentimento sia diventato più positivo. Sebbene la maggiore fiducia delle imprese sarà vantaggiosa per l’economia del Regno Unito, quest’ultime dovrebbero tenere a mente il quadro generale. L’accordo è solo un rinvio – il Regno Unito sarà al di fuori di tutti gli accordi dell’Unione Europea nel 2021 e probabilmente non ci sarà alcuna estensione. Molti ritengono che questo rappresenti ancora un calendario molto serrato per concludere un accordo commerciale.
  • Inoltre, non è ancora chiaro se dopo marzo 2019 le imprese britanniche potranno ancora trarre vantaggio dagli accordi commerciali dell’Unione Europea con i Paesi terzi, senza ulteriore conferma da parte di quest’ultimi. Terremo un occhio di riguardo su ciò che è stato concordato in merito.

Il processo sulla Brexit sta entrando in una fase cruciale, ci sono ancora molte questioni da risolvere: la valutazione dei rischi è ancora all’ordine del giorno.

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Brexit: implicazioni dell’accordo di transizione per le imprese

L’accordo sul periodo di transizione è stato concordato in linea di principio da David Davis e Michel Bamieron il 19 marzo 2018, in seguito alla richiesta di certezze da parte delle imprese inglesi. Le aziende del Regno Unito attendevano particolari specifici per poter pianificare delle operazioni post – Brexit.

L’accordo colma il divario tra l’attuale appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea e la sua eventuale uscita dall’Europa a lungo termine.

Il periodo di transizione durerà fino alla fine del 2020. Nel frattempo, le imprese inglesi potranno continuare a fare business con l’Unione Europea senza essere soggette ad alcun dazio.

Cosa bisogna sapere riguardo al “transition deal”?

  • In primo luogo, non è scolpito nella pietra – si tratta di un accordo politico che richiede un chiarimento dei termini dell’accordo di recesso. L’ accordo è destinato ad essere approvato ad ottobre, il che significa che nei prossimi 4 mesi vi saranno intensi negoziati.
  • Le imprese non dovrebbero dimenticare che l’accordo di recesso è esso stesso soggetto alla risoluzione di alcune questioni chiave come ad esempio il futuro accordo commerciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea e la questione sul confine Irlandese. Nonostante le tensioni stiano aumentando, siamo ancora lontani dalle possibili soluzioni.
  • Per le imprese il periodo di transizione ha avuto un effetto positivo, fornendo alcune certezze riguardo a cosa succederà dopo la Brexit; riteniamo che il sentimento sia diventato più positivo. Sebbene la maggiore fiducia delle imprese sarà vantaggiosa per l’economia del Regno Unito, quest’ultime dovrebbero tenere a mente il quadro generale. L’accordo è solo un rinvio – il Regno Unito sarà al di fuori di tutti gli accordi dell’Unione Europea nel 2021 e probabilmente non ci sarà alcuna estensione. Molti ritengono che questo rappresenti ancora un calendario molto serrato per concludere un accordo commerciale.
  • Inoltre, non è ancora chiaro se dopo marzo 2019 le imprese britanniche potranno ancora trarre vantaggio dagli accordi commerciali dell’Unione Europea con i Paesi terzi, senza ulteriore conferma da parte di quest’ultimi. Terremo un occhio di riguardo su ciò che è stato concordato in merito.

Il processo sulla Brexit sta entrando in una fase cruciale, ci sono ancora molte questioni da risolvere: la valutazione dei rischi è ancora all’ordine del giorno.

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Brexit: implicazioni dell’accordo di transizione per le imprese

L’accordo sul periodo di transizione è stato concordato in linea di principio da David Davis e Michel Bamieron il 19 marzo 2018, in seguito alla richiesta di certezze da parte delle imprese inglesi. Le aziende del Regno Unito attendevano particolari specifici per poter pianificare delle operazioni post – Brexit.

L’accordo colma il divario tra l’attuale appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea e la sua eventuale uscita dall’Europa a lungo termine.

Il periodo di transizione durerà fino alla fine del 2020. Nel frattempo, le imprese inglesi potranno continuare a fare business con l’Unione Europea senza essere soggette ad alcun dazio.

Cosa bisogna sapere riguardo al “transition deal”?

  • In primo luogo, non è scolpito nella pietra – si tratta di un accordo politico che richiede un chiarimento dei termini dell’accordo di recesso. L’ accordo è destinato ad essere approvato ad ottobre, il che significa che nei prossimi 4 mesi vi saranno intensi negoziati.
  • Le imprese non dovrebbero dimenticare che l’accordo di recesso è esso stesso soggetto alla risoluzione di alcune questioni chiave come ad esempio il futuro accordo commerciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea e la questione sul confine Irlandese. Nonostante le tensioni stiano aumentando, siamo ancora lontani dalle possibili soluzioni.
  • Per le imprese il periodo di transizione ha avuto un effetto positivo, fornendo alcune certezze riguardo a cosa succederà dopo la Brexit; riteniamo che il sentimento sia diventato più positivo. Sebbene la maggiore fiducia delle imprese sarà vantaggiosa per l’economia del Regno Unito, quest’ultime dovrebbero tenere a mente il quadro generale. L’accordo è solo un rinvio – il Regno Unito sarà al di fuori di tutti gli accordi dell’Unione Europea nel 2021 e probabilmente non ci sarà alcuna estensione. Molti ritengono che questo rappresenti ancora un calendario molto serrato per concludere un accordo commerciale.
  • Inoltre, non è ancora chiaro se dopo marzo 2019 le imprese britanniche potranno ancora trarre vantaggio dagli accordi commerciali dell’Unione Europea con i Paesi terzi, senza ulteriore conferma da parte di quest’ultimi. Terremo un occhio di riguardo su ciò che è stato concordato in merito.

Il processo sulla Brexit sta entrando in una fase cruciale, ci sono ancora molte questioni da risolvere: la valutazione dei rischi è ancora all’ordine del giorno.

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Brexit: implicazioni dell’accordo di transizione per le imprese

L’accordo sul periodo di transizione è stato concordato in linea di principio da David Davis e Michel Bamieron il 19 marzo 2018, in seguito alla richiesta di certezze da parte delle imprese inglesi. Le aziende del Regno Unito attendevano particolari specifici per poter pianificare delle operazioni post – Brexit.

L’accordo colma il divario tra l’attuale appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea e la sua eventuale uscita dall’Europa a lungo termine.

Il periodo di transizione durerà fino alla fine del 2020. Nel frattempo, le imprese inglesi potranno continuare a fare business con l’Unione Europea senza essere soggette ad alcun dazio.

Cosa bisogna sapere riguardo al “transition deal”?

  • In primo luogo, non è scolpito nella pietra – si tratta di un accordo politico che richiede un chiarimento dei termini dell’accordo di recesso. L’ accordo è destinato ad essere approvato ad ottobre, il che significa che nei prossimi 4 mesi vi saranno intensi negoziati.
  • Le imprese non dovrebbero dimenticare che l’accordo di recesso è esso stesso soggetto alla risoluzione di alcune questioni chiave come ad esempio il futuro accordo commerciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea e la questione sul confine Irlandese. Nonostante le tensioni stiano aumentando, siamo ancora lontani dalle possibili soluzioni.
  • Per le imprese il periodo di transizione ha avuto un effetto positivo, fornendo alcune certezze riguardo a cosa succederà dopo la Brexit; riteniamo che il sentimento sia diventato più positivo. Sebbene la maggiore fiducia delle imprese sarà vantaggiosa per l’economia del Regno Unito, quest’ultime dovrebbero tenere a mente il quadro generale. L’accordo è solo un rinvio – il Regno Unito sarà al di fuori di tutti gli accordi dell’Unione Europea nel 2021 e probabilmente non ci sarà alcuna estensione. Molti ritengono che questo rappresenti ancora un calendario molto serrato per concludere un accordo commerciale.
  • Inoltre, non è ancora chiaro se dopo marzo 2019 le imprese britanniche potranno ancora trarre vantaggio dagli accordi commerciali dell’Unione Europea con i Paesi terzi, senza ulteriore conferma da parte di quest’ultimi. Terremo un occhio di riguardo su ciò che è stato concordato in merito.

Il processo sulla Brexit sta entrando in una fase cruciale, ci sono ancora molte questioni da risolvere: la valutazione dei rischi è ancora all’ordine del giorno.

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Pakistan: Amnistia fiscale estesa fino al 31 luglio

Il Governo Pakistano ha prorogato di un mese i condoni fiscali per le società ed i privati, la cui durata era prevista fino al 30 giugno 2018.

Le amnistie consentono ai contribuenti del paese di regolarizzare il reddito non dichiarato e di pagare un’aliquota fiscale del 5%. I “liquid asset” non documentati (compresi contanti e titoli) detenuti al di fuori del Pakistan possono essere rimpatriati con il pagamento di una tassa del 2% oppure qualsiasi somma non rimpatriata può essere regolarizzata con il pagamento di una tassa del 5%.

La data di scadenza per le domande sarà il 31 luglio 2018.

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Pakistan: Amnistia fiscale estesa fino al 31 luglio

Il Governo Pakistano ha prorogato di un mese i condoni fiscali per le società ed i privati, la cui durata era prevista fino al 30 giugno 2018.

Le amnistie consentono ai contribuenti del paese di regolarizzare il reddito non dichiarato e di pagare un’aliquota fiscale del 5%. I “liquid asset” non documentati (compresi contanti e titoli) detenuti al di fuori del Pakistan possono essere rimpatriati con il pagamento di una tassa del 2% oppure qualsiasi somma non rimpatriata può essere regolarizzata con il pagamento di una tassa del 5%.

La data di scadenza per le domande sarà il 31 luglio 2018.

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Il Governo Pakistano ha prorogato di un mese i condoni fiscali per le società ed i privati, la cui durata era prevista fino al 30 giugno 2018.

Le amnistie consentono ai contribuenti del paese di regolarizzare il reddito non dichiarato e di pagare un’aliquota fiscale del 5%. I “liquid asset” non documentati (compresi contanti e titoli) detenuti al di fuori del Pakistan possono essere rimpatriati con il pagamento di una tassa del 2% oppure qualsiasi somma non rimpatriata può essere regolarizzata con il pagamento di una tassa del 5%.

La data di scadenza per le domande sarà il 31 luglio 2018.

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Pakistan: Amnistia fiscale estesa fino al 31 luglio

Il Governo Pakistano ha prorogato di un mese i condoni fiscali per le società ed i privati, la cui durata era prevista fino al 30 giugno 2018.

Le amnistie consentono ai contribuenti del paese di regolarizzare il reddito non dichiarato e di pagare un’aliquota fiscale del 5%. I “liquid asset” non documentati (compresi contanti e titoli) detenuti al di fuori del Pakistan possono essere rimpatriati con il pagamento di una tassa del 2% oppure qualsiasi somma non rimpatriata può essere regolarizzata con il pagamento di una tassa del 5%.

La data di scadenza per le domande sarà il 31 luglio 2018.

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Lituania: nuovo regolamento delle banche specializzate

Un nuovo concetto di “banca specializzata” è stato introdotto nella legislazione lituana il 1 gennaio 2017. Sebbene inizialmente designato per attuare la riforma nel settore del credito, in pratica questo regolamento serve come base per lo sviluppo di un contesto regolamentare più favorevole per le aziende locali e straniere del settore finanziario non bancario che cercano di estendere la portata della loro attività.

Sulla base di tale premessa, dobbiamo focalizzarci sulle recenti tendenze nonché le questioni normative relative al regolamento delle banche specializzate in Lituania.

Le caratteristiche chiave di una banca specializzata 

Capitale: è previsto il requisito patrimoniale minimo di 1 milione di Euro rispetto ai 5 milioni di Euro per una banca “tradizionale”. Tuttavia, una banca specializzata è soggetta ai medesimi rapporti ed i requisiti prudenziali (ad esempio, fondi propri e di liquidità, la massima esposizione ad un singolo mutuatario) e cade sotto i principi del SSM allo stesso modo di una banca “tradizionale”.

Ambito di servizi: una banca specializzata può ricevere depositi, prestare e trasferire fondi, fornire altri servizi standard bancari ma – rispetto ad una banca “tradizionale” – è limitata in termini di investimento ed altri servizi finanziari di natura simile.

Area di attività: la licenza di una banca specializzata è valida in tutto l’EEA consentendo così di accedere al mercato dei servizi finanziari dell’EEA.

Staff: le esigenze di personale sono principalmente guidate dalla complessità del modello di business e la grandezza della banca. Il numero minimo di personale durante l’applicazione per una licenza può essere anche di soli 9 – 10 individui. Tuttavia ciò non elimina l’obbligo di creare e mantenere una struttura appropriata – una governance aziendale, un’organizzazione interna (gestione del rischio, conformità e audit) – per garantire attività prudenti, conformarsi alla adeguatezza patrimoniale e i requisiti regolamentari e di condurre verifiche interne ed esterne.

Tempistica: la gestione delle richieste per l’ottenimento delle licenze richiede circa 9 mesi dalla domanda iniziale. A seconda della complessità del modello di business e la grandezza della banca, la tempistica può variare dai 6 ai 12 mesi.

Assicurazione dei depositi: i depositi di qualsiasi individuo fino a 100.000 Euro sono assicurati sotto il regime assicurativo dei depositi.

I vantaggi di una licenza da una banca specializzata 

Vantaggi competitivi: la licenza di una banca specializzata consente di accedere ai mercati finanziari in Lituania e agli altri membri dell’EEA riducendo significativamente i costi d’incorporazione e operativi.

Diversificazione delle fonti di finanziamento e di riduzione dei costi: l’accettazione dei depositi e degli altri fondi rimborsabili da parte di clienti comporta l’ottenimento di una licenza come istituto di credito. Gli istituti finanziari non bancari sono spesso finanziati dai loro azionistici. L’ accesso ai risparmiatori retail o agli investitori è molto limitata a queste società. La possibilità di accettare depositi da clientela retail aiuta a diversificare le fonti di finanziamento e la riduzione dei costi.

Espansione delle attività di business: la licenza specializzata può servire come uno strumento interessante per lo sviluppo organico di un pagamento o delle attività aziendali di un istituto di moneta elettronica se esso mira ad estendere la portata della sua attività ai servizi di prestito.

La rapida elaborazione: la licenza di una banca specializzata può essere ottenuta entro 9 mesi. Questo è significativamente più breve rispetto alla tempistica per l’ottenimento della licenza di una banca in altre giurisdizioni.

La fiducia del cliente: siccome la maggior parte delle banche tradizionali sono associate con la fiducia e la sicurezza, una licenza specializzata potrebbe essere più attraente per la costruzione di relazioni a lungo termine con la clientela della banca.

Banca digitale: dato che si può effettuare anche una verifica remota dei clienti, una banca specializzata è vista come un’opzione per la creazione di una banca digitale.

Le specifiche del mercato 

Diventare una banca specializzata ha senso solo se il richiedente intende impegnarsi in attività tipicamente bancarie, comprese le attività di prestito e di deposito.

Una banca specializzata deve avere un interesse genuino nel mercato lituano, ad esempio “venue shopping” non è tollerata dalla FSA lituana.

La Banca Centrale della Lituania si è impegnata a sostenere i nuovi arrivati e a non applicare ammende o altre misure restrittive per infrazioni durante le operazioni del primo anno.

La Banca di Lituania opera una “programma del nuovo arrivato”. Si tratta di un “one-stop shop” per riunioni e consultazioni con i potenziali partecipanti del mercato finanziario.

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Nuovo regolamento delle banche specializzate in Lituania

Un nuovo concetto di “banca specializzata” è stato introdotto nella legislazione lituana il 1 gennaio 2017. Sebbene inizialmente designato per attuare la riforma nel settore del credito, in pratica questo regolamento serve come base per lo sviluppo di un contesto regolamentare più favorevole per le aziende locali e straniere del settore finanziario non bancario che cercano di estendere la portata della loro attività.

Sulla base di tale premessa, dobbiamo focalizzarci sulle recenti tendenze nonché le questioni normative relative al regolamento delle banche specializzate in Lituania.

Le caratteristiche chiave di una banca specializzata 

Capitale: è previsto il requisito patrimoniale minimo di 1 milione di Euro rispetto ai 5 milioni di Euro per una banca “tradizionale”. Tuttavia, una banca specializzata è soggetta ai medesimi rapporti ed i requisiti prudenziali (ad esempio, fondi propri e di liquidità, la massima esposizione ad un singolo mutuatario) e cade sotto i principi del SSM allo stesso modo di una banca “tradizionale”.

Ambito di servizi: una banca specializzata può ricevere depositi, prestare e trasferire fondi, fornire altri servizi standard bancari ma – rispetto ad una banca “tradizionale” – è limitata in termini di investimento ed altri servizi finanziari di natura simile.

Area di attività: la licenza di una banca specializzata è valida in tutto l’EEA consentendo così di accedere al mercato dei servizi finanziari dell’EEA.

Staff: le esigenze di personale sono principalmente guidate dalla complessità del modello di business e la grandezza della banca. Il numero minimo di personale durante l’applicazione per una licenza può essere anche di soli 9 – 10 individui. Tuttavia ciò non elimina l’obbligo di creare e mantenere una struttura appropriata – una governance aziendale, un’organizzazione interna (gestione del rischio, conformità e audit) – per garantire attività prudenti, conformarsi alla adeguatezza patrimoniale e i requisiti regolamentari e di condurre verifiche interne ed esterne.

Tempistica: la gestione delle richieste per l’ottenimento delle licenze richiede circa 9 mesi dalla domanda iniziale. A seconda della complessità del modello di business e la grandezza della banca, la tempistica può variare dai 6 ai 12 mesi.

Assicurazione dei depositi: i depositi di qualsiasi individuo fino a 100.000 Euro sono assicurati sotto il regime assicurativo dei depositi.

I vantaggi di una licenza da una banca specializzata 

Vantaggi competitivi: la licenza di una banca specializzata consente di accedere ai mercati finanziari in Lituania e agli altri membri dell’EEA riducendo significativamente i costi d’incorporazione e operativi.

Diversificazione delle fonti di finanziamento e di riduzione dei costi: l’accettazione dei depositi e degli altri fondi rimborsabili da parte di clienti comporta l’ottenimento di una licenza come istituto di credito. Gli istituti finanziari non bancari sono spesso finanziati dai loro azionistici. L’ accesso ai risparmiatori retail o agli investitori è molto limitata a queste società. La possibilità di accettare depositi da clientela retail aiuta a diversificare le fonti di finanziamento e la riduzione dei costi.

Espansione delle attività di business: la licenza specializzata può servire come uno strumento interessante per lo sviluppo organico di un pagamento o delle attività aziendali di un istituto di moneta elettronica se esso mira ad estendere la portata della sua attività ai servizi di prestito.

La rapida elaborazione: la licenza di una banca specializzata può essere ottenuta entro 9 mesi. Questo è significativamente più breve rispetto alla tempistica per l’ottenimento della licenza di una banca in altre giurisdizioni.

La fiducia del cliente: siccome la maggior parte delle banche tradizionali sono associate con la fiducia e la sicurezza, una licenza specializzata potrebbe essere più attraente per la costruzione di relazioni a lungo termine con la clientela della banca.

Banca digitale: dato che si può effettuare anche una verifica remota dei clienti, una banca specializzata è vista come un’opzione per la creazione di una banca digitale.

Le specifiche del mercato 

Diventare una banca specializzata ha senso solo se il richiedente intende impegnarsi in attività tipicamente bancarie, comprese le attività di prestito e di deposito.

Una banca specializzata deve avere un interesse genuino nel mercato lituano, ad esempio “venue shopping” non è tollerata dalla FSA lituana.

La Banca Centrale della Lituania si è impegnata a sostenere i nuovi arrivati e a non applicare ammende o altre misure restrittive per infrazioni durante le operazioni del primo anno.

La Banca di Lituania opera una “programma del nuovo arrivato”. Si tratta di un “one-stop shop” per riunioni e consultazioni con i potenziali partecipanti del mercato finanziario.

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Regno Unito: aggiornamento sul diritto di concedere in locazione

Recentemente sono state introdotte delle sanzioni penali per quei proprietari che non hanno completato i controlli relativi al diritto di concedere in locazione il proprio immobile.

Nel febbraio del 2016 il Governo ha posto in capo ai proprietari di immobili residenziali l’obbligo di verificare che tutti gli inquilini adulti che occupano la proprietà abbiano il diritto di vivere nel Regno Unito.

Nei due anni successivi all’introduzione di tale requisito, il Ministero dell’Interno ha multato piu` di 400 proprietari di immobili che o non hanno eseguito i giusti controlli o che hanno permesso agli inquilini di vivere nella loro proprietà pur sapendo che questi ultimi non avevano il permesso di vivere nel Regno Unito. L’importo della multa è stato in media di oltre £ 650 per proprietario.

Tuttavia, i controlli relativi al diritto di locazione sono stati impugnati davanti al Tribunale. Il ricorso è stato proposto dopo che l’Associazione dei proprietari di immobili residenziali ha scoperto che i proprietari sono ora restii ad affittare gli immobili a chi non possiede un Passaporto britannico. Di conseguenza, si teme che tale normativa in questione stia creando delle discriminazioni nei confronti di quei potenziali inquilini che hanno diritto a vivere nel Regno Unito ma che non sono cittadini britannici. Questa è una possibile violazione della Convenzione europea sui diritti umani.

Coloro che possiedono un immobile nel Regno Unito hanno il principale interesse di evitare le sanzioni penali derivanti dalla violazione della legge. Tuttavia, come conseguenza, molti proprietari tendono a non affittare i loro immobili a persone che, pur non avendo la cittadinanza inglese, hanno il diritto di vivere nel Regno Unito.

Ciò è dovuto soprattutto al fatto tali possibili locatori non si sentono in grado di verificare con certezza la validità dei documenti forniti loro dagli inquilini diversi da un passaporto britannico e vi e’ inoltre il timore di incorrere in pesanti multe.

Tuttavia, essere troppo selettivi nei confronti di coloro che possono affittare un immobile potrebbe comportare una richiesta di risarcimento danni per discriminazione nei confronti del proprietario dell’immobile. Pertanto, i proprietari sono a rischio anche nel caso in cui scelgano di adottare un approccio più cauto sulla scelta degli inquilini.

Se il ricorso in tribunale verrà accolto, il Ministero dell’interno dovrà riconsiderare lo schema in questione. Va raggiunto un punto di equilibrio tra la scelta di punire coloro che eludono deliberatamente la legge, senza però scoraggiare i proprietari di immobili dall’affittare a coloro che sono residenti legittimi ma non cittadini del Regno Unito.

Nel frattempo, il consiglio principale che viene dato a tutti i proprietari di immobili è quello di avere una chiara idea su quali documenti sono stati verificati e quando è avvenuto il controllo. I proprietari dovrebbero assicurarsi di aver visionato gli originali dei documenti di coloro a cui vogliono concedere in affitto l’immobile e in caso di dubbio, possono utilizzare il servizio di verifica del Ministero dell’Interno prima di consentire agli inquilini di trasferirsi.

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Regno Unito: minori puniti dalla politica sull’immigrazione

Non capita spesso di osservare il verificarsi di eventi in giro per il mondo relativi alla questione sull’immigrazione, specialmente dopo due recenti eventi verificatisi, i quali fanno riflettere su come il Regno Unito abbia agito nel  modo giusto.

Prima, la terribile, ma fortunatamente di breve durata, nuova politica americana che prevedeva la separazione dei bambini (inclusi alcuni al di sotto dei 5 anni) dai loro genitori,  trattenendoli da soli dopo che avevano attraversato il confine messicano per entrare negli USA insieme alle proprie famiglie. La notevole indignazione nazionale ed internazionale espressa, quando questo venne alla luce, ha provocato un’inversione di politica di Donald Trump. Ci sono ancora alcuni bambini che devono essere riuniti alle proprie famiglie ma auspicabilmente questo terribile processo sarà presto un evento del passato.

Nel Regno Unito le famiglie possono essere trattenute (insieme) immediatamente prima della loro espulsione dal Regno Unito, in speciali strutture di detenzione alle quali è stato dato il nuovo nome di “strutture di pre-espulsione”. Le famiglie con i loro bambini normalmente possono essere trattenute solo per 72 ore, sebbene possa estendersi fino a 7 giorni in circostanze eccezionali. L’Immigration Act 2014 ha vietato la detenzione di minori non accompagnati per un periodo superiore alle 24 ore e possono essere trattenuti solo in strutture di detenzione di breve termine. Le linee guida dell’Home Office stabiliscono che i minori non accompagnati, non possono essere trattenuti se non in circostanze del tutto eccezionali, per il minor tempo possibile e con le dovute cure.

Un’ altra storia arriva dall’Australia; a una madre e’ stato richiesto di lasciare il paese e ritornare nelle Filippine, terra d’origine, dopo averci vissuto per oltre un decennio costringendola a lasciare il suo bambino di 8 anni a vivere in Australia a causa della custodia condivisa con il padre, il che significa che il bambino doveva rimanere in Australia. Pare che il ragazzo piangesse durante la notte e soffrisse di incubi, dovuti alla paura della separazione. Secondo un articolo del Guardian, il caso è stato attentamente valutato dalle autorità ma le custodie dei figli erano “oltre la portata” del dipartimento degli affari interni australiani. È un sollievo sapere che alla madre è stata data una tregua dell’ultimo minuto ma sicuramente non si sarebbe mai dovuti arrivare a quel punto.

Il Regno Unito ha regole sull’immigrazione che riguardano lo status di immigrati dei genitori e stabilizzano i figli (il che significa che il figlio ha un permesso indefinito e quindi nessun vincolo temporale alla propria permanenza) quando le loro relazioni terminano. Le domande devono rispettare diversi requisiti di idoneità (principalmente relativi alle condanne penali), il requisito della lingua inglese ed un requisito finanziario nel quale i genitori devono dimostrare che possono mantenere la propria famiglia senza ricorrere ai fondi pubblici. Normalmente il diritto a rimanere sarà concesso se un genitore ha la sola responsabilita’ di un cittadino inglese o di un minore stabilizzato, o se il minore normalmente vive con lui e non con l’altro genitore (che è inglese o ha un permesso indefinito) o in alternativa se il minore vive con l’altro genitore ma ha contatti regolari con il genitore con un permesso limitato. È necessario fornire la prova che stanno assumendo ed intendono continuare a svolgere un ruolo attivo nell’educazione del bambino.

Questo evidenzia come è generalmente nel miglior interesse del minore continuare ad avere una relazione significativa con entrambi i genitori se i due si separano. Può essere applicato anche quando i genitori hanno un irregolare permesso di soggiorno se il loro figlio è cittadino inglese o ha vissuto nel Regno Unito per almeno 7 anni precedentemente alla domanda e, preso primariamente in considerazione il miglior interesse del bambino, non sarebbe ragionevole aspettarsi che il bambino lasci il Regno Unito. Se il minore è in contatto con l’altro genitore nel Regno Unito e più probabile che non sia ragionevole per il bambino lasciare il Regno Unito. In queste circostanze i requisiti finanziari e di lingua inglese non sono necessari ma occorre più tempo per qualificarsi per un permesso a rimanere a tempo indeterminato.  C’è anche la possibilità per i genitori che vivono all’estero di fare domanda per la Visa sotto le medesime condizioni, nel caso in cui hanno esclusiva responsabilità genitoriale per un minore inglese o stabilito, oppure dove hanno contatti con il minore che vive con l’altro genitore (britannico o stabilito).

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Regno Unito: minori puniti dalla politica sull’immigrazione

Non capita spesso di osservare il verificarsi di eventi in giro per il mondo relativi alla questione sull’immigrazione, specialmente dopo due recenti eventi verificatisi, i quali fanno riflettere su come il Regno Unito abbia agito nel  modo giusto.

Prima, la terribile, ma fortunatamente di breve durata, nuova politica americana che prevedeva la separazione dei bambini (inclusi alcuni al di sotto dei 5 anni) dai loro genitori,  trattenendoli da soli dopo che avevano attraversato il confine messicano per entrare negli USA insieme alle proprie famiglie. La notevole indignazione nazionale ed internazionale espressa, quando questo venne alla luce, ha provocato un’inversione di politica di Donald Trump. Ci sono ancora alcuni bambini che devono essere riuniti alle proprie famiglie ma auspicabilmente questo terribile processo sarà presto un evento del passato.

Nel Regno Unito le famiglie possono essere trattenute (insieme) immediatamente prima della loro espulsione dal Regno Unito, in speciali strutture di detenzione alle quali è stato dato il nuovo nome di “strutture di pre-espulsione”. Le famiglie con i loro bambini normalmente possono essere trattenute solo per 72 ore, sebbene possa estendersi fino a 7 giorni in circostanze eccezionali. L’Immigration Act 2014 ha vietato la detenzione di minori non accompagnati per un periodo superiore alle 24 ore e possono essere trattenuti solo in strutture di detenzione di breve termine. Le linee guida dell’Home Office stabiliscono che i minori non accompagnati, non possono essere trattenuti se non in circostanze del tutto eccezionali, per il minor tempo possibile e con le dovute cure.

Un’ altra storia arriva dall’Australia; a una madre e’ stato richiesto di lasciare il paese e ritornare nelle Filippine, terra d’origine, dopo averci vissuto per oltre un decennio costringendola a lasciare il suo bambino di 8 anni a vivere in Australia a causa della custodia condivisa con il padre, il che significa che il bambino doveva rimanere in Australia. Pare che il ragazzo piangesse durante la notte e soffrisse di incubi, dovuti alla paura della separazione. Secondo un articolo del Guardian, il caso è stato attentamente valutato dalle autorità ma le custodie dei figli erano “oltre la portata” del dipartimento degli affari interni australiani. È un sollievo sapere che alla madre è stata data una tregua dell’ultimo minuto ma sicuramente non si sarebbe mai dovuti arrivare a quel punto.

Il Regno Unito ha regole sull’immigrazione che riguardano lo status di immigrati dei genitori e stabilizzano i figli (il che significa che il figlio ha un permesso indefinito e quindi nessun vincolo temporale alla propria permanenza) quando le loro relazioni terminano. Le domande devono rispettare diversi requisiti di idoneità (principalmente relativi alle condanne penali), il requisito della lingua inglese ed un requisito finanziario nel quale i genitori devono dimostrare che possono mantenere la propria famiglia senza ricorrere ai fondi pubblici. Normalmente il diritto a rimanere sarà concesso se un genitore ha la sola responsabilita’ di un cittadino inglese o di un minore stabilizzato, o se il minore normalmente vive con lui e non con l’altro genitore (che è inglese o ha un permesso indefinito) o in alternativa se il minore vive con l’altro genitore ma ha contatti regolari con il genitore con un permesso limitato. È necessario fornire la prova che stanno assumendo ed intendono continuare a svolgere un ruolo attivo nell’educazione del bambino.

Questo evidenzia come è generalmente nel miglior interesse del minore continuare ad avere una relazione significativa con entrambi i genitori se i due si separano. Può essere applicato anche quando i genitori hanno un irregolare permesso di soggiorno se il loro figlio è cittadino inglese o ha vissuto nel Regno Unito per almeno 7 anni precedentemente alla domanda e, preso primariamente in considerazione il miglior interesse del bambino, non sarebbe ragionevole aspettarsi che il bambino lasci il Regno Unito. Se il minore è in contatto con l’altro genitore nel Regno Unito e più probabile che non sia ragionevole per il bambino lasciare il Regno Unito. In queste circostanze i requisiti finanziari e di lingua inglese non sono necessari ma occorre più tempo per qualificarsi per un permesso a rimanere a tempo indeterminato.  C’è anche la possibilità per i genitori che vivono all’estero di fare domanda per la Visa sotto le medesime condizioni, nel caso in cui hanno esclusiva responsabilità genitoriale per un minore inglese o stabilito, oppure dove hanno contatti con il minore che vive con l’altro genitore (britannico o stabilito).

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Regno Unito: minori puniti dalla politica sull’immigrazione

Non capita spesso osservare il verificarsi di eventi in giro per il mondo relativi alla questione sull’immigrazione, specialmente dopo due recenti eventi verificatisi, i quali fanno riflettere su come il Regno Unito abbia agito nel  modo giusto.

Prima, la terribile, ma fortunatamente di breve durata, nuova politica americana che prevedeva la separazione dei bambini (inclusi alcuni al di sotto dei 5 anni) dai loro genitori,  trattenendoli da soli dopo che avevano attraversato il confine messicano per entrare negli USA insieme alle proprie famiglie. La notevole indignazione nazionale ed internazionale espressa, quando questo venne alla luce, ha provocato un’inversione di politica di Donald Trump. Ci sono ancora alcuni bambini che devono essere riuniti alle proprie famiglie ma auspicabilmente questo terribile processo sarà presto un evento del passato.

Nel Regno Unito le famiglie possono essere trattenute (insieme) immediatamente prima della loro espulsione dal Regno Unito, in speciali strutture di detenzione alle quali è stato dato il nuovo nome di “strutture di pre-espulsione”. Le famiglie con i loro bambini normalmente possono essere trattenute solo per 72 ore, sebbene possa estendersi fino a 7 giorni in circostanze eccezionali. L’Immigration Act 2014 ha vietato la detenzione di minori non accompagnati per un periodo superiore alle 24 ore e possono essere trattenuti solo in strutture di detenzione di breve termine. Le linee guida dell’Home Office stabiliscono che i minori non accompagnati, non possono essere trattenuti se non in circostanze del tutto eccezionali, per il minor tempo possibile e con le dovute cure.

Un’ altra storia arriva dall’Australia; a una madre e’ stato richiesto di lasciare il paese e ritornare nelle Filippine, terra d’origine, dopo averci vissuto per oltre un decennio costringendola a lasciare il suo bambino di 8 anni a vivere in Australia a causa della custodia condivisa con il padre, il che significa che il bambino doveva rimanere in Australia. Pare che il ragazzo piangesse durante la notte e soffrisse di incubi, dovuti alla paura della separazione. Secondo un articolo del Guardian, il caso è stato attentamente valutato dalle autorità ma le custodie dei figli erano “oltre la portata” del dipartimento degli affari interni australiani. È un sollievo sapere che alla madre è stata data una tregua dell’ultimo minuto ma sicuramente non si sarebbe mai dovuti arrivare a quel punto.

Il Regno Unito ha regole sull’immigrazione che riguardano lo status di immigrati dei genitori e stabilizzano i figli (il che significa che il figlio ha un permesso indefinito e quindi nessun vincolo temporale alla propria permanenza) quando le loro relazioni terminano. Le domande devono rispettare diversi requisiti di idoneità (principalmente relativi alle condanne penali), il requisito della lingua inglese ed un requisito finanziario nel quale i genitori devono dimostrare che possono mantenere la propria famiglia senza ricorrere ai fondi pubblici. Normalmente il diritto a rimanere sarà concesso se un genitore ha la sola responsabilita’ di un cittadino inglese o di un minore stabilizzato, o se il minore normalmente vive con lui e non con l’altro genitore (che è inglese o ha un permesso indefinito) o in alternativa se il minore vive con l’altro genitore ma ha contatti regolari con il genitore con un permesso limitato. È necessario fornire la prova che stanno assumendo ed intendono continuare a svolgere un ruolo attivo nell’educazione del bambino.

Questo evidenzia come è generalmente nel miglior interesse del minore continuare ad avere una relazione significativa con entrambi i genitori se i due si separano. Può essere applicato anche quando i genitori hanno un irregolare permesso di soggiorno se il loro figlio è cittadino inglese o ha vissuto nel Regno Unito per almeno 7 anni precedentemente alla domanda e, preso primariamente in considerazione il miglior interesse del bambino, non sarebbe ragionevole aspettarsi che il bambino lasci il Regno Unito. Se il minore è in contatto con l’altro genitore nel Regno Unito e più probabile che non sia ragionevole per il bambino lasciare il Regno Unito. In queste circostanze i requisiti finanziari e di lingua inglese non sono necessari ma occorre più tempo per qualificarsi per un permesso a rimanere a tempo indeterminato.  C’è anche la possibilità per i genitori che vivono all’estero di fare domanda per la Visa sotto le medesime condizioni, nel caso in cui hanno esclusiva responsabilità genitoriale per un minore inglese o stabilito, oppure dove hanno contatti con il minore che vive con l’altro genitore (britannico o stabilito).

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Jersey: modifiche alla legge sui Trusts

Gli aggiornamenti relativi alla legge sui Trust di Jersey, che prevedono anche maggiore chiarezza circa la divulgazione delle informazioni ai beneficiari, contribuiscono a far sì che l’isola rimanga uno dei principali centri di ricchezza internazionali del mondo, secondo il principale avvocato di trusts del Jersey, Ms Siobhan Riley.

Anziché apportare radicali modifiche alla Legge sui Trusts del 1984, Ms Riley ha dichiarato che le cinque disposizioni chiave dell’emendamento n. 7 hanno semplicemente affinato e migliorato la legislazione esistente; in particolare, è stato rielaborato soprattutto l’articolo 29 relativo alla divulgazione delle informazioni ai beneficiari.

“Sebbene se ne stesse già parlando da un po` di tempo, la revisione dell’articolo 29 rende ora chiaro che i termini di un trust possono limitare il diritto alle informazioni del beneficiario, a seguito di qualsiasi ordine del tribunale” ha affermato la Sig.ra Riley.

“È espressamente prevista la possibilità per un trustee di rinunciare alla divulgazione delle informazioni nel caso in cui questi sia convinto che tale divulgazione non avvenga a vantaggio di uno o piu’ beneficiari. Prevediamo che questo emendamento sarà accolto in modo favorevole dal disponente e dai trustees, poiché porta certezza e pone dei limiti al bisogno del trustee di rivolgersi al tribunale nel caso in cui abbia deciso di non fornire informazioni a un beneficiario”.

Le altre disposizioni chiave contenute nell’emendamento n.7 riguardano la riserva o la concessione di poteri da parte del soggetto che ha costituito il trust, il diritto del trustee a una ragionevole sicurezza e indennità, l’accumulo di reddito e il potere del tribunale di mutare il trust. Queste disposizioni, oltre alla riscrittura dell’articolo 29, vengono esaminate in modo piu` dettagliato nella nota informativa della Legge sul Trust del 2018 (Emendamento No. 7) di Carey Olsen.

Ms Riley ha inoltre aggiunto: “La Legge Trusts del Jersey è molto apprezzata a livello globale ed è stata seguita da molte altre giurisdizioni in tutto il mondo. Come parte del continuo lavoro finalizzato a garantire che il quadro legislativo continui a supportare le esigenze del settore, l’emendamento n. 7 chiarisce e sviluppa alcune disposizioni, ribadendo che Jersey è una giurisdizione di scelta per i clienti facoltosi a livello internazionale”.

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Germania: azioni collettive per i reclami dei consumatori

Il Parlamento tedesco ha approvato in tempi record la proposta di legge del governo di coalizione, nel tentativo di far entrare in vigore la legge entro la fine dell’anno.

I punti essenziali della legge sono:

  • Un istituto qualificato può avviare un’azione legale contro una societa’ per ottenere un giudizio su questioni relative ad un ricorso o una questione legale tra un consumatore e una societa’. Il diritto di promuovere azioni legali spetta soltanto a quelle istituzioni che sono registrate da almeno quattro anni ai sensi del German Injunctive Relief Act o, se straniere, con la Commissione Europea ai sensi della Direttiva 2009/22/EC. Inoltre, l’istituzione in questione deve essere costituita da 10 associazioni o 350 persone fisiche;
  • Una istituzione qualificata che avvia un’azione legale davanti ad una Corte Regionale (Oberlandesgericht) avvia la predetta azione dimostrando che almeno dieci persone sono colpite dalle presunte irregolarita’. La presentazione di un ricorso mediante la procedura prevista dalla presente legge non impedisce comunque al consumatore di avviare autonomamente la propria azione legale; tuttavia, non possono essere presentate contro lo stesso convenuto altre azioni collettive basate sui medesimi fatti;
  • La domanda e’ ammissibile solamente se almeno 50 soggetti si uniscono al ricorso registrando la propria domanda entro 2 mesi. Inoltre, altri consumatori che sono stati danneggiati o comunque in qualche modo colpiti dalle presunte irregolarità possono unirsi all’azione collettiva fino al giorno prima dell’udienza;
  • Il procedimento in questione termina il giorno in cui il Tribunale emette una sentenza dichiarativa o le parti raggiungono un accordo. Se il Tribunale si pronuncia con una sentenza, quest’ultima vincola i consumatori che si sono uniti al ricorso. Il singolo consumatore potrà poi avviare un’azione legale autonoma per richiedere il risarcimento dei danni sulla base dei fatti accertati mediante l’azione collettiva. In alternativa, le parti possono raggiungere un accordo stragiudiziale. Se ciò accade, l’accordo raggiunto dalle parti e’ soggetto allo scrutinio del Tribunale. L’accordo in questione viene considerato valido a meno che il 30% o piu’ dei consumatori che si sono registrati decidono esplicitamente di non aderirvi.
  • Ogni decisione presa in base alla presente legge può essere appellata di fronte alla Corte Federale Suprema.

Come risulta evidente, la legge in questione non fornisce uno strumento efficace per tutelare gli interessi dei consumatori, in quanto il singolo consumatore deve comunque presentare un ricorso individuale dopo che la associazione di consumatori ha ottenuto una sentenza ai sensi della presente legge. Detto ciò, la normativa in questione aumenta il rischio di controversie per le aziende che si interfacciano con i consumatori.

Inoltre, un altro motivo per cui tale normativa aumenta il rischio di controversie e’ dato dal fatto che la legge in questione limita l’importo oggetto della controversia ad un massimo di 250.000 Euro. Siccome le spese che devono essere anticipate dall’attore sono proporzionate all’importo della controversia, importo relativamente contenuti abbassano gli oneri iniziali che deve sostenere l’attore.

Un difetto della Legge da un punto di vista pratico è che questa non dà al convenuto nessun potere di contrattazione nella negoziazione dell’accordo stragiudiziale. Infatti, se il convenuto vuole fare un offerta, e’ comunque costretto a offrire una cifra sufficiente a superare la revisione del Tribunale. Tuttavia, anche nel caso in cui il Tribunale dovesse accettare l’accordo, ciascun consumatore può comunque decidere di non accettare l’accordo e attendere la presentazione di una successiva azione collettiva o presentare un ricorso individuale per ottenere un’offerta migliore.

 

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Ungheria: introduzione dell’amministratore delegato senza diritti di rappresentanza

La Legislazione ungherese ha sempre consentito agli azionisti di una società di limitare il potere degli amministratori delegati e, di conseguenza, ha permesso di nominare un amministratore delegato senza alcun potere di rappresentanza della societá.

Tuttavia, finora, la limitazione dei diritti di rappresentanza di un amministratore delegato non poteva essere registrata nel registro delle imprese (a parte il potere di firma individuale o congiunta) e, pertanto, non poteva essere considerata un’informazione pubblicamente disponibile. Di conseguenza, la limitazione non era valida nei confronti dei terzi.

Per effetto dell’ultima modifica della Legge in materia, entrata in vigore il 1 luglio 2018, al Registro delle imprese è stata aggiunta una nuova sezione per la registrazione degli amministratori delegati senza diritti di rappresentanza. Per effetto di questo cambiamento, tre tipi di diritti di rappresentanza sono disponibili nel Registro delle Imprese:

  • Potere individuale di rappresentanza;
  • Potere congiunto di rappresentanza; e
  • Completa mancanza di diritti di rappresentanza.

Il cambiamento è positivo poiché consente al Registro delle imprese di riflettere adeguatamente quella che è già stata la pratica, in particolare le grandi società (ad esempio le private companies limited by shares e le public limited companies), dove i membri del consiglio di amministrazione sono stati spesso nominati senza poteri di rappresentanza e, unicamente a fini di gestione durante il processo decisionale interno della società.

Al fine di introdurre effettivamente un amministratore delegato senza poteri di firma in una società, gli azionisti devono deliberare eventuali modifiche dello statuto sociale (o dell’atto di fondazione). La modifica deve poi essere depositata e registrata dal tribunale aziendale competente. Tutti questi passaggi richiedono l’assistenza di un avvocato autorizzato ungherese.

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Ungheria: introduzione dell’amministratore delegato senza diritti di rappresentanza

La Legislazione ungherese ha sempre consentito agli azionisti di una società di limitare il potere degli amministratori delegati e, di conseguenza, ha permesso di nominare un amministratore delegato senza alcun potere di rappresentanza della societá.

Tuttavia, finora, la limitazione dei diritti di rappresentanza di un amministratore delegato non poteva essere registrata nel registro delle imprese (a parte il potere di firma individuale o congiunta) e, pertanto, non poteva essere considerata un’informazione pubblicamente disponibile. Di conseguenza, la limitazione non era valida nei confronti dei terzi.

Per effetto dell’ultima modifica della Legge in materia, entrata in vigore il 1 luglio 2018, al Registro delle imprese è stata aggiunta una nuova sezione per la registrazione degli amministratori delegati senza diritti di rappresentanza. Per effetto di questo cambiamento, tre tipi di diritti di rappresentanza sono disponibili nel Registro delle Imprese:

  • Potere individuale di rappresentanza;
  • Potere congiunto di rappresentanza; e
  • Completa mancanza di diritti di rappresentanza.

Il cambiamento è positivo poiché consente al Registro delle imprese di riflettere adeguatamente quella che è già stata la pratica, in particolare le grandi società (ad esempio le private companies limited by shares e le public limited companies), dove i membri del consiglio di amministrazione sono stati spesso nominati senza poteri di rappresentanza e, unicamente a fini di gestione durante il processo decisionale interno della società.

Al fine di introdurre effettivamente un amministratore delegato senza poteri di firma in una società, gli azionisti devono deliberare eventuali modifiche dello statuto sociale (o dell’atto di fondazione). La modifica deve poi essere depositata e registrata dal tribunale aziendale competente. Tutti questi passaggi richiedono l’assistenza di un avvocato autorizzato ungherese.

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Emirati Arabi Uniti: non più richiesto il visto turistico per i cittadini

Dal 5 giugno 2018 i cittadini degli Emirati Arabi Uniti non hanno più bisogno di un visto per visitare il Canada. Una volta presentato un passaporto valido per gli Emirati Arabi Uniti ed una Electronic Travel Authorisation (“eTA”), ai cittadini degli Emirati verrà concesso l’ingresso in Canada fino ad un massimo di sei mesi. Ciò consentirà ai cittadini degli Emirati Arabi Uniti di visitare il Canada per motivi di lavoro, turismo o visite familiari. Quei soggetti che si recano in Canada per motivi di lavoro o studio avranno comunque bisogno di un visto. Il requisito per ottenere un eTA quando si viaggia in Canada è stato introdotto nel novembre 2016. Ottenere un eTA è un processo automatizzato che consente alle autorità canadesi di sottoporre a controlli i passeggeri prima del loro arrivo in Canada, per determinare l’idoneità dei visitatori ad entrare nel paese e determinare se tale individuo possono rappresentare un rischio per la sicurezza. Il processo per ottenere tale autorizzazione costa $7 e viene generalmente rilasciata lo stesso giorno lavorativo in cui viene presentata la domanda.

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I contribuenti americani e le loro case nel Regno Unito

Un cittadino americano oppure un possessore di carta verde americana che è fiscalmente residente nel Regno Unito dovrà presentare la propria dichiarazione dei redditi negli Stati Uniti e dichiarare i redditi e i profitti a livello mondiale.

Laddove il reddito o  le plusvalenze vengono tassate in entrambi i paesi, le tasse pagate in un paese, tramite una pianificazione, possono essere compensate
con le tasse che devono essere pagate nell’altro paese, in modo da evitare una doppia tassazione.

Le cose diventano più difficili per un cittadino americano che vive nel Regno Unito quando dei ricavi esenti da tassazione in UK vengono invece considerati tassabili dal fisco americano.

L’esempio più concreto è il caso della vendita di una casa di famiglia nel Regno Unito.  Nel caso di un cittadino fiscalmente residente in UK, il profitto proveniente dalla vendita della dimora principale viene escluso dalla tassazione sulle plusvalenze. Al contrario, il fisco americano (IRS) tassa il profitto proveniente dalla vendita della casa di famiglia – che essa si trovi in Texas oppure a Londra.

I primi $250,000 del guadagno sono esentasse ma l’eccesso può essere tassato fino al 23.8%. L’esenzione dei $250,00 e’ prevista nel caso in cui l’immobile sia stato posseduto e utilizzato come residenza per almeno due anni nell’arco degli ultimi cinque anni. Non è necessario che il periodo di due anni sia continuo.

Laddove i titolari dell’immobile siano due, entrambi i proprietari hanno diritto all’esenzione sui primi $250,000.

Nel caso di una coppia in cui uno è cittadino americano ed uno cittadino inglese, per motivi di tassazione americana, è meglio se la casa di famiglia sia a nome del partner inglese.

L’altro problema finanziario è che il guadagno tassabile negli Stati Uniti sarà calcolato in dollari; il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita, pagato in british pound, dovrà essere convertito in dollari in modo da calcolare il profitto tassabile.

Un dollaro forte al momento dell’acquisto ed un dollaro debole alla vendita comporta un aumento significativo della tassa sul guadagno.

I mutui sono irrilevanti nel calcolo delle plusvalenze derivanti dalla vendita sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti, ma ripagare un mutuo può avere conseguenze sorprendenti, e potenzialmente sgradevoli, dal punto di vista del sistema fiscale americano.

Se un soggetto americano acquista una proprietà nel Regno Unito con un mutuo in sterline e la somma richiesta per ripagare il capitale in sterline (se convertita in dollari) è inferiore al valore del dollaro nel momento in cui è stato sottoscritto il mutuo, il “profitto” del fantomatico dollaro, prodotto esclusivamente dalla variazione del tasso di cambio, può essere tassato dall’imposta sul reddito degli Stati Uniti fino al 37% (tasso corrente).

Siccome le imposte sul reddito devono essere versate in entrambi i paesi e di fatto vi e’ solo una leggera compensazione degli oneri fiscali piu’ bassi di un paese contro una maggiore tassazione nell’altro, tale sgravio non avrà probabilmente un impatto finanziario significativo; il “benefit” è, in verità, illusorio.

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Belgio: La societa’ cooperativa, un ritorno alla fonte.

Nel contesto della riforma del codice belga delle societa’ ed associazioni, la forma giuridica della societa’ cooperativa sara’ mantenuta solamente dalle “reali” societa’ cooperative, ovvero quelle che hanno deciso di condurre una attivita’ sulle basi del modello cooperativo. In questo modo, la societa’ cooperativa riacquista la sua originale identita’.

Nell’attuale codice, la cooperativa ha come caratteristica specifica un variabile numero di partner e un capitale variabile. Puo’ essere costituita sia con responsabilita’ limitata che illimitata.

Nella sua precedente versione, il disegno di legge del nuovo codice belga delle societa’ ed associazioni prevedeva la completa abolizione della societa’ cooperativa, adesso e’ stata mantenuta ma solamente a beneficio delle “reali” cooperative.

La responsabilita’ limitata scompare e diventa societa’ cooperativa

Considerato che, il regime legale della societa’ cooperativa a responsabilita’ limitata era simile a quello delle societa’ (private) a responsabilita’ limitata e viceversa, quello della societa’ cooperativa a responsabilita’ illimitata a quello della societa’ in nome colletivo, il nuovo codice prevedeva la completa abolizione della società cooperativa con compensazione del capitale variabile nella nuova società a responsabilità limitata.

Secondo il corrente disegno di legge, la societa’ cooperativa con responsabilita’ limitata scompare. Dal momento in cui rimane solamente una forma, la societa’ cooperativa con responsabilità limitata diventa semplicemente la societa’ cooperativa. Il regime legale delle nuove cooperative è equiparato con il regime che si applica alle nuove societa’ a responsabilita’ limitata, eccetto per le poche eccezioni espressamente previste.

Altra caratteristica della societa’ cooperativa è la possibilita’ di entrare od uscire come azionista senza modificare gli articoli dello statuto, o la possibilità di escludere un azionista. Questo schema flessibile di entrata/uscita e’ considerato un elemento essenziale della societa’ cooperativa.

Riguardo la flessibilita’ del regime legale, la societa’ cooperativa non e’ piu’ la societa’ flessibile per eccellenza, specialmente per i liberi professionisti. La flessibilita’che rende le cooperative cosi’ attrattive è resa possibile oggi dalle nuove societa’ a responsabilità limitata. Le cooperative “improprie” quindi non dovrebbero piu’ prendere questa forma.

Ritorno alla fonte

Secondo il nuovo codice, la societa’ cooperativa riacquista la sua originale identita’, vale a dire condurre un’ impresa sulla base di idee cooperative. Il disegno di legge definisce la cooperativa come la societa’ il quale compito principale e’ soddisfare i bisogni dei propri azionisti e sviluppare le loro attivita’ economiche e sociali, includendo la conclusione di accordi con i propri azionisti sulla consegna dei beni, la fornitura dei servizi o l’esecuzione di lavori nel contesto dell’attività che la società cooperativa esercita o ha esercitato. La cooperativa può anche mirare a soddisfare le esigenze dei suoi azionisti e/o promuovere le loro attività economiche e/o sociali attraverso la partecipazione a una o più altre società.

I redattori del nuovo codice si sono fortemente ispirati ai principi cooperativi della International Cooperative Alliance (ICA), che è riconosciuta ed accettata a livello internazionale. Secondo tali principi, il modello co-operativo possiede le seguenti caratteristiche:

  1. Appartenenza volontaria ed aperta;
  2. Controllo democratico dei membri;
  3. Partecipazione economica dei membri;
  4. Autonomia ed indipendenza;
  5. Educazione, formazione ed informazione;
  6. Cooperazione tra le cooperative;
  7. Preoccupazione per la comunità.

Per evitare che la forma legale della cooperativa sia usata da societa’ che non rispettano i requisiti previsti dal nuovo codice, sara’ prevista una sanzione adeguata, in particolare lo scioglimento da parte del tribunale su richiesta del pubblico ministero o di una qualsiasi parte interessata. Questa sanzione può essere applicata sia alle società costituite come cooperative che non rispettano i requisiti legali, sia alle cooperative che rispettano tali requisiti al momento della costituzione, ma che li perdono nel corso della loro esistenza.

Riconoscimento come societa’ cooperative

L’importanza della societa’ cooperativa risediera’ essenzialmente nella possibilita’ di essere riconosciuta come una “reale” societa’ cooperativa, come una impresa sociale od entrambe, in applicazione della legge del 20 luglio 1955 che istituisce un Consiglio nazionale di cooperazione ed i relativi decreti attuativi.

Attualmente le società cooperative che si conformano al Regio Decreto dell’8 gennaio 1962,  che stabilisce le condizioni per il riconoscimento dei gruppi nazionali di società cooperative e società cooperative, possono essere considerate cooperative riconosciute, il quale porta anche ad un numero di conseguenze legali (a livello fiscale). Questa possibilità di continuare la sua vita sociale come una cooperativa riconosciuta è ora inclusa nel progetto di legge, per fare una chiara distinzione tra la semplice società cooperativa e quella che soddisfa anche i criteri di riconoscimento. Come conseguenza, tutte le cooperative riconosciute si qualificano automaticamente per la forma giuridica di società cooperativa, ma non tutte le società cooperative esistenti soddisfano i criteri di riconoscimento.

Le società cooperative possono anche essere riconosciute come impresa sociale, quando determinati criteri sono soddisfatti, godendo dei benefici associati. Questa possibilità è aperta alle societa’ con uno scopo sociale, la maggior parte delle quali sono società cooperative. L’attuale codice delle societa’ elenca le condizioni che la societa’ deve soddisfare per potersi definire come societa’ con scopo sociale. Dal momento in cui non c’e’ controllo sul fatto che una societa’ rispetti le condizioni legali per aderire alla qualifica di “scopo sociale”, tale sistema tuttavia oggi, si affida a un mero auto – controllo. Per questo motivo, è stato inserito all’interno del progetto di legge, da parte del Consiglio di cooperazione nazionale, dall’imprenditoria sociale e dall’ente agricolo, che per ottenere il riconoscimento della forma giuridica della società cooperativa, un’autorità governativa verifica se una determinata società merita l’etichetta di “impresa sociale”.

Conclusioni

Le societa’ cooperative avranno le seguenti forme:

  1. Societa’ cooperative semplici;
  2. Societa’ cooperative riconosciute;
  3. Societa’ cooperative semplici riconosciute come imprese sociali;
  4. Societa’ cooperative riconosciute che sono riconosciute come imprese sociali.
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Messico: modifiche in materia di proprietà industriale

Le modifiche apportate alla Legge messicana sulla proprietà industriale state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale federale il 18 maggio 2018 ed entreranno in vigore dopo 60 giorni lavorativi decorrenti dalla data della loro pubblicazione sulla Gazzetta, cioè il 10 agosto 2018.

Lo scopo principale di queste modifiche ed emendamenti apportati alla Legge messicana sulla proprietà industriale e` quello di prevedere la tutela dei marchi commerciali non tradizionali e fornire alcuni chiarimenti in merito a varie disposizioni legali che hanno causato diversi problemi interpretativi in passato.

Gli emendamenti della Legge sulla proprietà intellettuale in Messico sono i seguenti:

Marchi commerciali non tradizionali

L’articolo 89 della Legge messicana sulla proprietà intellettuale prevede ora la possibilità di tutelare i marchi non tradizionali, vale a dire:

  • Segni olografici
  • Suoni
  • Odori

Immagine Commerciale

Molteplici fattori operativi; elementi di immagine, compresi, tra gli altri, la dimensione, il design, il colore, la forma, l’etichetta, l’imballaggio, la decorazione o qualsiasi altro segno che, combinato, distingue prodotti o servizi sul mercato.

I marchi descrittivi e l’immagine commerciale non distintivi saranno registrabili a seguito di una dimostrazione del carattere distintivo acquisito.

Significato secondario

I marchi che hanno acquisito carattere distintivo derivato dal loro uso possono essere registrati, ad esempio quei marchi che sarebbero altrimenti rifiutati sulla base della loro natura descrittiva.

Mala fede

L’emendamento introduce la mala fede come impedimento per la registrazione di un marchio. La mala fede viene così definita: quando la registrazione è richiesta contro le buone pratiche, usi o costumi del sistema di proprietà industriale, del commercio e dell’industria, o quando si cerca un beneficio o un vantaggio improprio.

La malafede costituisce motivo di nullità della registrazione di un marchio. Tale azione può essere esercitata in qualsiasi momento.

Accordi di coesistenza

La lettera di consenso e gli accordi di coesistenza verranno ora accettati ufficialmente dall’Istituto messicano di proprietà industriale al fine di consentire la registrazione di un marchio.

Dichiarazione d’uso

Un importante emendamento è stato apportato all’articolo 128 della Legge messicana sulla proprietà intellettuale. Questo prevede l’obbligo di presentare una Dichiarazione di utilizzo (che dichiari l’attuale ed effettivo uso del marchio) da parte del proprietario di un marchio registrato, entro 3 mesi decorrenti dai tre anni di registrazione. Se tale dichiarazione non viene presentata, il marchio scade.

Sistema di opposizione

Le domande di registrazione del marchio depositate sono pubblicate in una Gazzetta Ufficiale e qualsiasi persona o società che ritenga che la domanda di registrazione del marchio pubblicata sia identica o simile a un marchio precedentemente richiesto o registrato, può opporsi alla sua registrazione entro il termine di un mese a partire dalla data della rispettiva pubblicazione. Il richiedente avrà quindi un termine di un mese per presentare le sue argomentazioni contro l’opposizione. L’esaminatore sarà costretto a tener conto dell’eventuale opposizione. Possono essere presentate le prove e successivamente le argomentazioni entro un termine di 2 giorni lavorativi. Tuttavia, la procedura di opposizione non sospenderà la procedura di domanda né determinerà l’esito dell’esame di merito.

Marchi di Certificazione

L’emendamento alla Legge sulla proprietà intellettuale in Messico prevede ora la protezione dei Marchi di Certificazione, con i quali il proprietario è obbligato a concedere in licenza l’uso del marchio a chiunque abbia beni o servizi conformi agli standard stabiliti per la certificazione.

L’articolo 98 definisce il Marchio di Certificazione come un segno che distingue prodotti e servizi le cui qualità o altre caratteristiche (componenti, condizioni di lavorazione, qualità, processi, provenienza geografica) sono state certificate dal loro proprietario.

Marchi noti e famosi

La dichiarazione di notorietà o fama di un marchio può essere richiesta senza che questo sia stato precedentemente registrato.

Nullità del marchio in base all’uso precedente

Il decreto relativo alle limitazioni per la presentazione di un’azione di nullità del marchio in base all’uso precedente in Messico o all’estero è passato da tre anni a cinque anni.

 

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Regno Unito: mutamento della destinazione d’uso degli edifici

A partire dal 6 aprile del 2018, gli edifici ad uso agricolo situati in Inghilterra possono essere adibiti ad uso residenziale fino ad un massimo di cinque abitazioni grazie ad alcune concessioni note come “Permitted development rights – PD rights”. Tali concessioni sono comunque subordinate all’espletamento dei lavori necessari a convertire l’edificio e renderlo adatto al nuovo uso.

Tali concessioni consentono di modificare la destinazione d’uso di determinati edifici senza il bisogno di ottenere preventivamente l’autorizzazione dall’Autorità di pianificazione locale.

Il governo ha annunciato tale novità come parte del programma finalizzato alla costruzione di un maggior numero di immobili residenziali in Inghilterra ed ha spiegato che il nuovo progetto consentirà alle comunità rurali di avere maggiore flessibilità nel valutare come utilizzare gli edifici esistenti.

Nonostante l’intenzione principale sia quella di promuovere la flessibilità, sono anche previste alcune restrizioni che dovranno essere verificate di volta in volta dai costruttori. Tali concessioni, ad esempio, non potranno essere utilizzate per gli edifici siti nei vari Parchi Nazionali, aree protette, zone di elevato valore paesaggistico o luoghi di particolare interesse scientifico. Inoltre, tali concessioni non potranno essere utilizzate per eseguire lavori su edifici storici o siti in luoghi in cui si trovano monumenti storici.

Nei casi in cui invece tali concessioni trovino applicazione, sono comunque previste altre restrizioni da prendere in considerazione, tra cui:

  • L’edificio deve essere stato utilizzato esclusivamente a fini agricoli per un determinato periodo di tempo prima che la destinazione d’uso venga mutata in residenziale;
  • Le concessioni prevedono una distinzione tra “case di grandi dimensioni” (di dimensioni tra i 100 e i 465 metri quadrati) e “case di piccole dimensioni” (100 metri quadri o meno);
  • Delle cinque abitazioni oggetto di concessione, tre possono essere abitazioni di grandi dimensioni;
  • Andranno tenuti in considerazione precedenti eventuali modifiche effettuate ai sensi delle predette concessioni al fine di convertire edifici ad uso agricolo in edifici ad uso residenziale;
  • Se e’ in vigore un rapporto locativo avente ad oggetto un edificio ad uso agricolo, il consenso alla trasformazione dello stesso deve essere prestato sia da proprietario che conduttore (non e’ infatti possibile risolvere il contratto di locazione di un immobile ad uso agricolo al solo fine di eseguire lavori di trasformazione dell’edificio, a meno che non vi sia un accordo scritto in cui viene specificato che il fondo agricolo non e’ piu’ utilizzato a fini agricoli o che e’ trascorso almeno un anno dalla fine della locazione);
  • Le dimensioni esterne della nuova costruzione non possono superare le dimensioni esterne dell’edificio agricolo esistente.

I costruttori devono inoltre tenere in considerazione il fatto che i lavori di costruzione devono essere ragionevolmente necessari. I lavori che rientrano nella concessione sono: demolizione parziale dell’edificio esistente, installazione o sostituzione di finestre, porte, tetto, muri esterni, acqua, drenaggio, elettricità, gas e altri servizi.

Le concessioni in questione richiedono comunque al costruttore di presentare preventiva domanda all’Autorità locale per capire se i lavori di ristrutturazione dell’immobile richiedano il rilascio di una preventiva autorizzazione o meno. Un’autorizzazione preventiva potrebbe essere necessaria quando sul luogo in cui si trova l’immobile ci sono dei sistemi di trasporto o vi sono limiti per quanto riguarda la soglia di rumore o rischi di contaminazione o inondazione.

Ogni preventiva approvazione rilasciata dall’Autorità preposta deve essere data per iscritto. L’approvazione può inoltre prevedere delle condizioni che devono essere rispettate e che l’edificio debba essere completo entro tre anni dalla data in cui è stata rilasciata l’autorizzazione stessa.

Se invece l’approvazione non è necessaria, il costruttore deve comunque aspettare che ciò venga espressamente confermato per iscritto prima di iniziare i lavori di conversione. Tuttavia, se questi non riceve tale conferma entro i 56 giorni successivi alla richiesta, i lavori possono essere iniziati liberamente.

Ovviamente, prima di intraprendere qualsiasi tipo di lavoro, è necessario accertarsi che la richiesta sia stata presentata nel modo corretto e quindi eventuali ritardi nella risposta non siano dovuti ad errori nella presentazione della domanda.

Tali modifiche fanno parte di un piu’ ampio progetto del governo finalizzato a incrementare la costruzione di nuove abitazioni in Inghilterra.

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Regno Unito: societa’ e privacy degli amministratori

Una nuova normativa entrata in vigore il 26 aprile del 2018 renderà piu’ semplice per gli amministratori (e per gli altri soggetti che ricoprono una carica all’interno di una societa’) rimuovere l’indicazione relativa agli indirizzi di residenza dai documenti pubblici inviati a Companies House.

Il governo ha infatti riconosciuto che i soggetti le cui informazioni personali sono indicate sui registri pubblici sono a rischio, in quanto potrebbero essere soggetti a frodi d’identità. Pertanto, per prevenire tali rischi, i soggetti in questione possono ora rimuovere le informazioni relative al proprio indirizzo di residenza dai registri e dai documenti disponibili alla Companies House.

I soggetti che possono presentare tale richiesta sono tutti gli amministratori delle societa’, ex amministratori, segretari, membri delle LLP o i soggetti che esercitano un controllo significativo sulle societa’ medesime (i cosiddetti PSC).

I soggetti che vogliono richiedere la rimozione dei loro indirizzi di residenza dai registri pubblici non dovranno piu’ dimostrare di aver subito violenze o intimidazioni.

Da quando è entrato in vigore il Companies Act del 2006, le persone fisiche non sono piu’ costrette a indicare il proprio indirizzo di residenza nei pubblici registri. Nei casi in cui, tuttavia, tale indicazione e’ stata comunque fornita (compresi i casi in cui l’indicazione in questione era stata inserita in base a requisiti previsti prima che l’attuale normativa entrasse in vigore), per eliminarla e’ necessario presentare richiesta a Companies House.

Prima del 26 aprile 2018, Companies House solitamente accettava le richieste relative alla cancellazione degli indirizzi di residenza delle persone fisiche solamente nei casi in cui vi fosse un grave rischio di violenza o intimidazione. Tuttavia, con l’attuale sistema in vigore, che consente alle persone di accedere alle informazioni disponibili su Companies House con maggiore facilità, il rischio di frodi d’identità per i soggetti i cui indirizzi di residenza sono pubblicamente disponibili e’ notevolmente aumentato.

Il nuovo regolamento consente al soggetto il cui indirizzo di residenza appare su registri o altri documenti pubblici a Companies House di richiedere la rimozione di tale informazione, con un costo di 55 sterline per documento. A tal fine, il soggetto deve semplicemente presentare una richiesta alla Companies House, senza che sia necessario fornire ulteriori motivazioni. Attualmente, non e’ prevista una forma specifica per presentare la domanda.

Gli amministratori (così come i segretari delle societa’, i membri delle LLP e i PSC) devono fornire un indirizzo alternativo dove poter ricevere la corrispondenza (solitamente la sede legale della societa’ o l’indirizzo registrato della LLP). Nei casi in cui invece non e’ necessario fornire un indirizzo per la corrispondenza, Companies House si limiterà a cancellare l’indirizzo di residenza, esclusa la prima metà del codice postale.

Vanno comunque evidenziati alcuni punti:

  • Le indicazioni relative agli indirizzi di residenza di cui e’ stata chiesta la cancellazione rimarranno comunque registrati nella sezione del documento e dei registri che non e’ accessibile al pubblico. Le autorità pubbliche, tra cui le forze di polizia e l’autorità di regolamentazione delle pensioni, potranno comunque accedere a tali informazioni (tranne in casi particolari).
  • Se la richiesta di rimozione dell’indirizzo di residenza viene presentato dalla societa’ per conto di un amministratore persona fisica (o per conto di un PSC) sara’ comunque ancora necessario dimostrare l’esistenza di un grave rischio di violenza o intimidazione.

 

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Regno Unito: il reclutamento dei lavoratori stranieri qualificati

L’Autorità britannica in materia di visti ed immigrazione ha annunciato questa settimana che il limite dei visti per i certificati ristretti di sponsorizzazione “RCOS” è stato nuovamente raggiunto questo mese, lasciando molti Licensed Sponsor incapaci di assumere lavoratori stranieri qualificati, nonostante sia stato identificato un candidato idoneo e che soddisfi i requisiti onerosi del Resident Labour Market Test. Questo è il quinto mese consecutivo, da dicembre 2017, in cui la domanda supera l’offerta.

Qual è il limite per i RCOS?

Il limite del Tier 2 per i certificati di sponsorizzazione è stato introdotto sei anni fa, come metodo per controllare l’immigrazione. Tutti i datori di lavoro che desiderano procedere a nuove assunzioni straniere sono tenuti a registrarsi come Licensed Sponsor e presentare domanda per il RCOS. Esiste una quota annua di 20.700 RCOS all’anno, suddivisa in dodici stanziamenti mensili. Le domande vengono valutate da una commissione e viene data priorità a ruoli di livello PHD, ai ruoli della Shortage Occupation List ed ai ruoli che soddisfano il Resident Labour Market Test e vengono pagati secondo la fascia più alta della scala. Il Resident Labor Market Test è un test di reclutamento progettato per soddisfare la UKVI, secondo la quale non ci sono lavoratori idonei all’interno del SEE che possano svolgere il loro ruolo e quindi garantire che il mercato del lavoro domestico non sia inferiore.

La UKVI prescrive anche i livelli minimi di stipendio con cui questi ruoli devono essere pagati. Normalmente, il livello minimo di stipendio richiesto per un nuovo operatore è di 20.800. Tuttavia, a causa dell’eccezionale richiesta di RCOS nell’aprile 2018, solo quei ruoli pagati a £ 60.000 hanno avuto successo. I candidati non selezionati sono in grado di presentare nuovamente la domanda per il mese successivo, ma non hanno la priorità sui nuovi candidati. Ciò ha causato notevoli problemi ai datori di lavoro in tutti i settori industriali, ma in particolare in quello tecnologico, poiché si trovano di fronte ad una carenza di competenze e quindi devono richiedono l’accesso al vasto insieme di lavoratori stranieri qualificati.

Perché è sorto questo problema?

La causa dell’aumento della domanda non è nota. Tuttavia, questo potrebbe essere un effetto a catena della chiusura della categoria di trasferimento Intra Company Tier 2 per i visti a breve termine e per il trasferimento delle competenze, avvenuta lo scorso anno. È anche probabile che questo problema sia stato aggravato dall’incertezza della Brexit, che ha visto un numero inferiore di cittadini SEE trasferirsi nel Regno Unito, influenzando inevitabilmente il numero di talenti disponibili.

Cosa possono fare i datori di lavoro?

Con questa tendenza destinata a continuare, è ragionevole gestire le aspettative. I ritardi nel reclutamento saranno inevitabili. I datori di lavoro che fanno offerte ai migranti dovrebbero assicurarsi del fatto che essi siano subordinati alla ricezione di un RCOS. I datori di lavoro che non hanno successo con la loro richiesta in questo mese, dovrebbero anche garantire la continua validità del loro test sul mercato del lavoro residente, se invece viene completato più di sei mesi prima dell’assegnazione dell’RCOS allora non sarà più valido, e i datori di lavoro dovranno ricominciare il procedimento.

E su una nota positiva …

Il Ministero degli Interni dovrebbe annunciare domani che i medici e le infermiere non appartenenti all’Unione Europea non saranno più soggetti al limite dei RCOS.

Questa sarà una buona notizia per coloro che confidano nel sistema sanitario nazionale e che si sono preoccupati del fatto che la mancanza di RCOS disponibile possa averli limitati nel riempire i posti di lavoro vacanti con medici stranieri. Dal punto di vista pratico, il piano proposto dovrebbe anche rendere disponibili migliaia di RCOS per altri settori, dal momento che i medici non dovranno più presentare domanda per il RCOS.

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Lussemburgo: riforma del diritto societario

Nel 2016, la Legge societaria del Lussemburgo del 10 agosto 1915 relativa alle imprese commerciali (The 1915 Act) è stata significativamente modificata dalla legge del 10 agosto dello stesso anno (la New Law).

In seguito all’entrata in vigore della Nuova Legge, la Legge del 1915 e’ stata sottoposta ad una revisione completa della numerazione e dell’organizzazione delle sue diverse sezioni in virtu’ del Regolamento Granducale del 5 dicembre 2017 (the Regulation), e sia la Nuova Legge che il Regolamento sono confluiti nell’attuale versione riformulata della Legge del 1915 (The Amended 1915 Act).

Si sta avvicinando la fine del periodo transitorio finalizzato ad adeguare gli statuti delle societa’ lussemburghesi alla luce delle modifiche introdotte con la Nuova Legge; ciò comporta che le disposizioni obbligatorie della Nuova Legge diventeranno direttamente applicabili, mentre il Regolamento e’ già entrato in vigore il 19 dicembre 2017.

Il periodo transitorio di 24 mesi previsto dalla nuova Legge scade il 23 agosto di quest’anno. A partire da tale data, lo statuto di tutte le societa’ lussemburghesi sarà interamente disciplinato dal Amended 1915 Act. Le modifiche riguarderanno l’intera gamma dei documenti costitutivi relativi alle societa’ lussemburghesi costituite prima dell’entrata in vigore della Nuova Legge (ovvero, prima del 23 agosto 2016), che saranno interessati nel seguente modo:

  • Nel caso in cui vi siano delle disposizioni di legge contrarie alla normativa obbligatoria contenuta nel Amended 1915 Act, quest’ultima prevarrà ipso jure;
  • se una questione non viene disciplinata espressamente nello statuto, questa sarà regolata esclusivamente dal Amended 1915 Act;
  • se lo statuto fa espresso riferimento ad un articolo specifico della Legge del 1915, il relativo articolo contenuto nel Amended 1915 Act verrà direttamente applicato;
  • se sono in vigore accordi extra-statutari, questi dovrebbero essere rivisti per valutare la sussistenza di eventuali conflitti con la Nuova Legge, in modo tale da garantirne l’applicabilità.

A titolo illustrativo, il Amended 1915 Act prevede ora una procedura completa riguardante il trasferimento delle azioni da una societa’ di capitali (ad esempio una SARL – société à responsabilité limitée) ad un soggetto terzo. La Legge in questione prevede uno specifico procedimento finalizzato a garantire che gli azionisti esistenti approvino in anticipo il trasferimento previsto, imponendo in particolare la regolare uscita dell’azionista trasferente entro un periodo massimo di 6 mesi. Nonostante qualsiasi altra disposizione contraria, l’azionista che intende trasferire le sue azioni potrà in ogni caso uscire dalla società.

Vale la pena notare che il legislatore ha consentito che qualsiasi modifica dello statuto societario resasi necessaria in vista della rinumerazione o dell’abrogazione di una disposizione legale ai sensi della Nuova Legge possa essere attuata dal consiglio di amministrazione o dagli amministratori stessi senza la necessità di indire un’assemblea generale degli azionisti. Tuttavia, il Regolamento direttamente applicabile non ha previsto alcuna facoltà di questo tipo a favore degli amministratori, il che implica che tutte le modifiche, anche quelle limitate alla numerazione degli articoli, dovrebbero ora essere effettuate con decisione degli azionisti, almeno per le società per le quali è richiesta tale procedura.

Siccome mancano ormai meno di tre mesi all’attuazione del Amended 1915 Act, è ora che le societa’ lussemburghesi esaminino e prendano in considerazione la necessita’ di modificare, se necessario, il loro statuto nonché degli altri loro accordi in vigore (ad es. patti parasociali, accordi sui diritti di voto, ecc.) al fine di adeguarsi al nuovo quadro normativo.

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Regno Unito: cambia la sua politica immobiliare

La tanto attesa restrizione sulle commissioni degli agenti immobiliari costituisce un passo avanti dopo la recente introduzione di un Disegno di Legge diretto a vietare agli inquilini il pagamento di tasse o altre commissioni oltre agli affitti e pagamenti per servizi forniti da terzi soggetti. La proposta prevede, inoltre, di ridurre i depositi di locazione detenuti dal proprietario secondo il sistema attuale.

Il livello delle tasse che gli inquilini pagano agli agenti immobiliari suscita da tempo preoccupazioni a causa della mancanza di una regolamentazione all’interno del mercato. In seguito ad un processo di consultazione, il Governo ha cercato di affrontare tali preoccupazioni introducendo il Draft Tenant Fees Bill del 2017 (TFB 2017). In aggiunta, il Governo è ora in consultazione sulla necessità di renderlo obbligatorio per gli agenti immobiliari che gestiscono i fondi dei clienti per essere membri di sistemi di protezione finanziaria per i clienti.

Il Draft Tenant Fees Bill del 2017 cerca di impedire che i proprietari ed i loro agenti (sulla concessione, l’estensione e la cessazione delle locazioni) siano assoggettati al pagamento di imposte o altre commissioni in aggiunta all’affitto, ad eccezione di un deposito cauzionale non rimborsabile (in un massimo di sei settimane di affitto). Inoltre, è richiesto che i depositi delle riserve rimborsabili siano ridotti a non più di una settimana di affitto. In aggiunta, il Governo ha proposto di estendere la Legislazione in modo che vi siano restrizioni sulle commissioni applicate dai proprietari ed eventuali pagamenti effettuati a soggetti terzi.

Tale normativa sarà applicata dalle autorità locali (Trading Standards). Un proprietario o un agente immobiliare disonesto rischia una multa di £ 5.000, con ulteriori sanzioni fino a 30.000 Sterline o vi sarà responsabilità penale in caso di ulteriori violazioni entro 5 anni. Qualsiasi pagamento vietato, più gli interessi, dovrà essere rimborsato all’inquilino laddove vi siano presunte violazioni.

La TFB 2017 mira, inoltre, a modificare il Consumer Rights Act 2015 in modo tale che gli agenti immobiliari debbano mostrare chiaramente sui portali eventuali commissioni di locazione al consumatore e identificare a quale schema di ricorso appartengono e se hanno come garanzia i fondi del cliente. Si tratta di una mossa diretta a legiferare lo spazio online, per soddisfare i requisiti dei siti Web e degli uffici degli agenti.

Un mercato migliore e più equo esisterà una volta che tutti gli agenti immobiliari saranno soggetti ad un sistema regolamentato, allineando le loro pratiche agli stessi standard di qualità di quelli di altre professioni, come i solicitors. Si tratta di un atto legislativo lungamente atteso e presto il mercato delle locazioni sarà più regolamentato.

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Irlanda: responsabilità personale per i reati societari

Quando i regolatori iniziano le indagini in ambito societario, ci si chiede spesso se gli amministratori, i dirigenti e gli altri funzionari aziendali possano essere perseguiti. La risposta potrebbe essere “si”.

Una decisione della Corte d’Appello irlandese del gennaio 2018 ha illustrato i casi in cui possono essere avviati procedimenti giudiziari contro le persone fisiche. La Corte ha evidenziato come la responsabilità individuale dipenda dalla posizione del soggetto e cioè dal fatto che questi abbia una responsabilità funzionale per una parte significativa delle attività della societa’ e una responsabilità diretta per l’oggetto della controversia.

Molte leggi irlandesi (come ad esempio le leggi delle società, gli atti concorsuali, la legislazione ambientale, la legislazione sulle telecomunicazioni e alcune leggi sulla protezione dei consumatori) prevendono espressamente ipotesi di procedimenti giudiziari contro una persona fisica laddove gli illeciti vengano commessi da una società. Tali normative affermano, ad esempio, che “un amministratore, dirigente, segretario o altro funzionario analogo di una persona giuridica o un soggetto che agisce in tale veste” può incorrere in responsabilita’ personale nel caso in cui un reato sia commesso dalla società “con il consenso, la connivenza o l’approvazione di” quel determinato individuo o laddove il perfezionamento del reato in questione sia stato facilitato dalla negligenza di quel soggetto.

I casi giudiziari meno recenti sostenevano che una responsabilità penale a carico di un amministratore o dirigente poteva ravvisarsi soltanto nel caso in cui tale soggetto avesse funzioni e poteri decisionali all’interno della società`, ovvero avesse sia il potere che la responsabilità di decidere la politica e la strategia aziendale.

La Corte d’Appello ha deciso che l’espressione “l’amministratore, dirigente, segretario o altro funzionario analogo di una persona giuridica un soggetto che agisce in tale veste” debba essere interpretata alla luce del contesto attuale.

Secondo la Corte, il termine “persona giuridica” chiarisce il fatto che il soggetto debba essere responsabile a livello aziendale. Ad esempio, il gestore di una singola filiale di una banca non deve essere equiparato a un gestore della banca (a meno che la banca non sia locale e abbia una sola filiale).

La Corte ha osservato che non e’ inusuale trovare, per esempio, direttori finanziari, direttori delle risorse umane e direttori IT nelle grandi società, mentre in altre tali soggetti possono essere indicati come responsabili delle finanze, responsabili delle risorse umane e responsabili IT. Le responsabilità di tali soggetti possono essere distribuite in un modo tale da rendere difficile sostenere che il singolo individuo sia responsabile della gestione dell’intera attività della società.

Tuttavia, sebbene ci possano essere alcuni particolari settori dell’attività aziendale con cui un individuo non ha alcun coinvolgimento diretto, esso può comunque essere considerato un dirigente dell’azienda nel caso in cui questi ricopra un ruolo significativo.

Responsabilità piuttosto significative possono essere affidate, ad esempio, al Vice Direttore Generale o a direttori regionali, ma anche a persone come i responsabili per la sicurezza a cui sono affidate importanti aree di responsabilità. Tali individui possono infatti rientrare nella definizione di “altri funzionari analoghi” ed essere pertanto soggetti ad azioni penali.

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Brexit: conseguenze per coloro che possiedono immobili in Spagna

Alla luce delle nuove decisioni sulla Brexit, Susana Lajusticia, esperta del settore immobiliare spagnolo, ha esaminato quale sarà l’impatto dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea su coloro che possiedono degli immobili in Spagna.

Una delle principali domande che un soggetto potrebbe porsi è: “Potrò ancora acquistare casa in Spagna?”. Attualmente non vi sono norme di legge che impongono che un soggetto che vuole acquistare immobili in Spagna abbia la cittadinanza di uno dei paesi dell’Unione Europea. Sulla base di ciò, gli inglesi che intendono investire nel mercato immobiliare spagnolo non dovrebbero risentire delle conseguenze della Brexit e, soprattutto al momento, sono liberi di investire in Spagna senza che siano previste particolari limitazioni o requisiti.

Secondo quanto riferito da Susana Lajusticia, numerosi sono attualmente i soggetti che decidono di acquistare in Spagna una casa per le vacanze estive o per puro investimento. La Spagna, infatti, è un paese che ha molto da offrire tra bellissime spiagge e paesaggi montagnosi.

Tuttavia, va sottolineato che il soggetto che possiede la cittadinanza di uno degli stati membri dell’Unione Europea è libero di entrare e uscire dal territorio dei vari stati membri, così come ha il diritto di fermarsi a viverci o per esigenze lavorative, senza la necessità di richiedere il rilascio di un visto o di una licenza. Lo scenario post Brexit è invece ancora abbastanza incerto per quanto riguarda la possibilità per i cittadini inglesi di entrare e stabilirsi in uno dei paesi membri dell’Unione, e viceversa il diritto che avranno i cittadini europei di entrare e stabilirsi nel Regno Unito. Sicuramente, si tratta di una questione che tutti sperano si risolva nel modo piu’ vantaggioso possibile.

Dal punto di vista dei costi, attualmente in Spagna l’imposta di trasferimento deve essere versata per l’acquisto di immobili già esistenti, mentre l’IVA spagnola e l’imposta di bollo vanno pagate sugli immobili di nuova costruzione acquistati direttamente dal costruttore.

Le tasse di cui sopra, e cioè l’imposta di trasferimento, l’IVA e l’imposta di bollo, vengono pagate dall’acquirente in tutte le transazioni e le aliquote vanno applicate indipendentemente dalla nazionalità dell’acquirente.

I costi aggiuntivi che devono essere presi in considerazione sono le spese notarili (in Spagna, infatti, il notaio deve essere coinvolto in qualità di pubblico ufficiale nelle transazioni aventi ad oggetto beni immobili) e le spese catastali. Tutte le spese sopra menzionate devono essere versate indipendentemente dalla cittadinanza del soggetto che effettua l’acquisto dell’immobile, sia questi cittadino di uno stato membro dell’Unione Europea o meno; pertanto, per tale motivo ci si aspetta che acquistare un immobile in Spagna dopo la Brexit non sarà piu’ costoso di ora.

Per quanto riguarda gli affitti, in Spagna vige la normativa prevista dalla Ley de Arrendamientos Urbanos e la legislazione regionale delle 17 Comunità autonome.

La normativa principale (Ley de Arrendamientos Urbanos) disciplina l’affitto degli immobili come residenza principale e per altri usi (come ad esempio gli affitti temporanei), mentre gli affitti turistici sono disciplinati da ogni singola regione.

Attualmente non sono previste restrizioni o requisiti particolari in capo al proprietario dell’immobile per quanto attiene alla cittadinanza di quest’ultimo (ad esempio, non è richiesto che lo stesso sia cittadino di un paese UE) e, pertanto, e’ probabile che non verranno previste restrizioni agli affitti.

Tutte le transazioni aventi ad oggetto beni immobili in Spagna si concludono mediante la firma di un accordo di vendita di fronte ad un notaio che, agendo come pubblico ufficiale, si occupa di verificare l’identità delle parti e conferisce validità al trasferimento della proprietà.

Il notaio è un pubblico ufficiale che agisce per entrambe le parti mentre, al fine di ottenere assistenza legale personalizzata, il singolo soggetto dovrebbe rivolgersi ad un avvocato specializzato in materia.

Gli acquirenti che vogliono tutelare al meglio i propri diritti e ricevere consulenza adeguata prima di effettuare un investimento di questo tipo dovrebbero idealmente rivolgersi ad un avvocato qualificato sia in Spagna che nel Regno Unito (o nel paese di origine o di residenza dell’acquirente).

Per quanto riguarda invece la posizione di coloro che già possiedono immobili in Spagna, aggiunge Susana Lajusticia, è difficile poter valutare se vi saranno degli svantaggi nel rivendere gli immobili dopo la Brexit.

Sfortunatamente infatti, continua Susana Lajusticia, non sappiamo esattamente quale sarà lo scenario post Brexit e se verranno conclusi degli accordi internazionali contro la doppia imposizione per risolvere eventuali problematiche future.

Il Regno Unito e la Spagna hanno già in vigore degli accordi contro la doppia imposizione, uno in particolare con riferimento all’imposta sui redditi, mentre non vi è ad esempio un accordo avente ad oggetto l’imposta di successione (anche se l’agenzia delle entrate inglese prende in considerazione eventuali imposte di successione già versate in Spagna).

Attualmente vi sono diverse aliquote applicabili ai cittadini europei e non europei, soprattutto per quanto attiene l’imposta sui redditi e l’imposta di successione. Tuttavia, le aliquote in questione sono in continuo cambiamento, e pertanto, è attualmente molto difficile poter prevedere future modifiche.

 

 

 

 

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Le Seychelles hanno introdotto il 1 giugno 2018 un nuovo sistema progressivo dell’imposizione sui redditi per gli individui.

Per i soli cittadini, il primo SCR8,555.50 (USD629) del reddito imponibile è esente dall’imposta sul reddito. Un’aliquota del 15% si applica sul reddito fino a 10.000 SCR, a partire dalla prima rupia guadagnata per i non cittadini. Il reddito fino a SCR83.333 è soggetto ad un’aliquota del 20% ed il 30% si applica ai redditi superiori a tale soglia.

Al fine di supportare i contribuenti e i datori di lavoro nel calcolare l’imposta sul reddito, l’Agenzia delle Entrate delle Seychelles ha pubblicato un calcolatore.

Fatte salve le condizioni stabilite nel secondo prospetto della Legge sul reddito e la tassa sui benefici non monetari, i seguenti pagamenti non sono imponibili secondo il nuovo regime:

  • un emolumento derivato da una persona avente diritto ai privilegi ai sensi della Legge sui privilegi e sulle immunità;
  • un emolumento è un rimborso effettuato da parte di un datore di lavoro verso un lavoratore dipendente per l’utilizzo del veicolo a motore del dipendente a beneficio del datore di lavoro
  • pensione di anzianità;
  • pagamenti per lavoro straordinario;
  • compensazione;
  • costo di servizio;
  • un pagamento gratuito;

Gli obblighi di conformità hanno subito cambiamenti a partire dall’introduzione del regime. È stato previsto un nuovo modulo per gli stipendi ed è stato aggiornato il Business Activity Statement (BAS) mensile.

L’Agenzia delle Entrate ha dichiarato che i due moduli devono essere presentati entro 21 giorni dalla fine del mese applicabile. Il modulo per le buste paga è stato sviluppato per aiutare i datori di lavoro a calcolare le loro obbligazioni di ritenuta d’imposta mensile sul reddito.

Per i datori di lavoro con meno di 10 dipendenti, la dichiarazione dei salari può essere presentata manualmente o elettronicamente utilizzando la funzione E-Service dell’Agenzia delle Entrate.

Le aziende, inoltre, devono presentare una relazione sullo status dei dipendenti. La prima scadenza è il 21 luglio, insieme alla dichiarazione sui salari. Dopo questa prima scadenza, il rapporto sullo status dei dipendenti deve essere aggiornato ed inviato ogni anno il 21 gennaio.

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Svizzera: scambio di informazioni fiscali con 35 paesi

La Svizzera si sta preparando a scambiare informazioni paese per paese con 35 stati partner entro la fine di giugno.

L’Amministrazione Federale delle Contribuzioni invierà un totale di 109 segnalazioni a 35 stati partner.

Le relazioni si riferiscono al periodo d’imposta 2016 e contengono informazioni sulla distribuzione globale delle entrate delle società, sulle imposte pagate e sulle principali attività commerciali svolte nei vari Paesi. Il contenuto di ogni relazione è riservata ed è soggetto al principio di specialità.

Per il periodo d’imposta 2016, le relazioni sono state presentate in Svizzera su base volontaria. La presentazione delle relazioni sarà obbligatoria a partire dal periodo d’imposta 2018.

Lo scambio di relazioni sarà basato sul Multilateral Competent Authority Agreement relativo allo scambio di rinformazioni paese per paese, accordo che 69 paesi e giurisdizioni hanno firmato finora.

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Irlanda: disegno di legge per il recepimento della MLD4

Il Ministro della giustizia Irlandese ha pubblicato un disegno di legge finalizzato al recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio nel diritto irlandese.

Il termine per il recepimento della Direttiva nella legge irlandese sarebbe dovuto essere il 26 giugno 2017. Buona parte dell’articolo 30 (che si occupa della disciplina relativa alla titolarità effettiva delle società) era già stata recepita a novembre del 2016, mentre le rimanenti parti della quarta direttiva, che si occupa dei titolari effettivi delle società e dei trusts, sono gestite separatamente dal Dipartimento delle Finanze.

Il disegno di legge (Criminal Justice (Money Laundering and Terrorist Financing) (Amendment) Bill 2018), una volta in vigore, andrà a modificare le leggi in materia di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo del 2010 e 2013 (Criminal Justice (Money Laundering and Terrorist Financing) Act 2010 e Criminal Justice Act 2013) che avevano recepito nel diritto irlandese I contenuti della terza direttiva sull’antiriciclaggio.

Tale normativa, assieme alla normativa anti corruzione prevista dal Criminal Justice (Corruption Offences) Bill entra a far parte del pacchetto di misure del governo contro la criminalità dei cosiddetti “colletti bianchi”.

Di seguito vengono esaminate le previsioni normative principali contenute nel disegno di legge per il recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio; misure che evidenziano un approccio mirato basato sui rischi per combattere azioni finalizzate al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo (ML/FL) e che costituiscono il fulcro principale della quarta direttiva.

Per quanto riguarda la valutazione dei rischi, soggetti designati avranno il compito di valutare i rischi di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo di una determinata attività economica di un soggetto. Numerosi sono i fattori che dovranno essere presi in considerazione nella fase di valutazione, e combinati con altri fattori di rischio addizionali previsti dal Ministro di volta in volta, dalle linee guida in materia previste dalle competenti Autorità e dalle linee guida delle Autorità di vigilanza europee.

Il soggetto designato alla valutazione dei rischi dovrà esaminare i rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo presentati dalla transazione o dal soggetto stesso facendo riferimento a tutta una serie di fattori, compresi quei fattori che possono indicare i rischi potenzialmente piu’ bassi o quelli potenzialmente piu’ elevati.

Il disegno di legge prevede un elenco non esaustivo di tali fattori, tra cui:

  • Fattori che suggeriscono la presenza di un basso rischio includono i casi in cui si tratta di una entità quotata in borsa e soggetta ad obblighi di comunicazione;
  • Fattori che suggeriscono un piu’ alto rischio includono i casi di entità non residenti, l’utilizzo di azionisti nominee, l’utilizzo delle azioni al portatore, le operazioni a distanza, ecc.

Per quanto riguarda le attività di due diligence, in aggiunta all’obbligo di svolgere attività di verifica della clientela (Customer Due Diligence – CDD) in determinati momenti come previsto dalla legge del 2010, il disegno di legge propone l’introduzione dell’obbligo di svolgere attività di due diligence ogni qualvolta la presenza di un rischio di antiriciclaggio o finanziamento del terrorismo lo richieda.

Nel caso in cui un soggetto decida di agire per conto di un cliente, una persona designata sarà obbligata a verificare sia l’identità del soggetto, sia se lo stesso è stato autorizzato ad agire.

In base all’approccio basato sul rischio adottato dalla quarta direttiva contro il riciclaggio, persone appositamente designate avranno il compito di eseguire attività di due diligence semplificate nel caso in cui un cliente o un settore di attività sia considerato a basso rischio.

Quando la persona designata decide di eseguire attività di due diligence semplificate, deve inserire in un apposito registro le motivazioni in base alle quali ha preso la decisione di condurre tali attività.

In caso di transazioni complesse o di dimensioni insolitamente grandi, o in caso di una serie di transazioni insolite, una persona designata avrà il compito di monitorare la transazione piu’ nel dettaglio, e aumentare i controlli se la transazione appare sospetta.

Verranno inoltre imposti requisiti ulteriori per quanto riguarda il procedimento di identificazione dei soggetti beneficiari di polizze assicurative sulla vita e altre polizze assicurative di investimento.

Ai sensi di quanto previsto dalla legge del 2010, le banche possono aprire conti correnti per i clienti prima di avere verificato la loro identità a condizione che non vengano effettuate operazioni finche’ le verifiche non sono state effettuate. In base al disegno di legge, tale facoltà verrà estesa alle istituzioni finanziarie e ai conti correnti che consentono di effettuare operazioni su valori mobiliari.

Per quanto riguarda i PEPs (Politically Exposed Persons), le misure che precedentemente si applicavano solo ai soggetti esposti politicamente e residenti fuori dal territorio irlandese si applicheranno ora anche ai PEPs residenti in Irlanda. Inoltre, vanno presi specifici accorgimenti anche in caso di Politically Exposed Persons che sono beneficiarie di una polizza assicurativa sulla vita.

Sempre per quanto riguarda gli adempimenti relativi alla due diligence, soggetti appositamente designati dovranno occuparsi di effettuare controlli piu’ approfonditi quando hanno a che fare con clienti che risiedono o sono stabiliti in un paese terzo considerato ad alto rischio oppure quando una relazione o una transazione specifica presenta un elevato livello di rischio.

Sempre per quanto concerne tale tipologia di controlli, sarà aumentato il numero di situazioni in cui il soggetto designato ad effettuare tali controlli potrà affidare il proprio compito a un soggetto terzo: in presenza di determinate condizioni, infatti, anche soggetti terzi (branch o un’affiliata con partecipazione maggioritaria di un’entità designata stabilita nell’UE) stabiliti in un paese terzo potranno occuparsi della due diligence.

Il disegno di legge espande la lista di questioni che devono essere incuse nelle procedure dell’entità designata ai controlli antiriciclaggio, incluse le misure che vanno intraprese per prevenire i rischi che possono sorgere dalle nuove tecnologie.

I gruppi di società dovranno adottare delle procedure a livello del gruppo per prevenire ed individuare le situazioni a rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo che dovranno essere adottate dalle entità designate all’interno del gruppo.

Se una società irlandese che è soggetto designato gestisce una succursale o una un’affiliata con partecipazione maggioritaria dovrà adottare e applicare all’interno del gruppo determinate regole e procedure. Se questa ha una sussidiaria in altro paese dell’Unione Europea, dovrà rispettare la normativa locale che recepisce la quarta direttiva antiriciclaggio. Se un paese terzo non consente l’applicazione delle procedure del gruppo, l’entità designata dovrà occuparsi di porre in essere misure addizionali e notificare la questione all’Autorità competente. All’interno del gruppo dovranno poi essere condivisi dei report in cui andranno registrate le transazioni sospette.

Il disegno di legge, inoltre, modifica la definizione di “financial institution” tenendo conto degli aggiornamenti rispetto alla precedente direttiva, e definisce il concetto di “collective investment undertaking“.

Determinate istituzioni finanziarie che non sono già state autorizzate da o registrate con la Banca Centrale dovranno registrare determinati dettagli con la Banca Centrale al fine di consentire alla stessa di identificare i soggetti che sono responsabili della generale supervisione della normativa antiriciclaggio.

Per quanto riguarda i servizi legali, il disegno di legge prevede un’eccezione alla restrizione prevista per le professioni legali di fornire un servizio a qualcuno che non ha fornito le necessarie informazioni e documenti richiesti dalla normativa antiriciclaggio. Sarà possibile continuare a fornire il servizio quando si tratta di rappresentare tali soggetti in un procedimento legale.

Il disegno di legge in questione estende anche alle istituzioni finanziarie il divieto previsto per le banche di instaurare una relazione bancaria con banche al di fuori dell’Unione Europea.

Il disegno di legge ha inserito un nuovo capitolo (3 A) nella legge del 2010 in cui viene preso in considerazione il ruolo delle Financial Intelligence Units irlandesi. In particolare, vengono disciplinati i poteri delle FIU di ricevere e analizzare le informazioni, di accedere ai registri centrali dei beneficiari effettivi delle società e dei trusts, di richiedere informazioni alle autorità competenti e di condividere informazioni con altre FIUs nell’Unione Europea.

Per quanto riguarda i doveri di rendiconto, determinati soggetti designati avranno il compito di riferire quelle transazioni connesse con paesi terzi ad alto rischio direttamente alla Financial Intelligence Unit e ai Revenue Commissioners.

Attualmente, le banche e le istituzioni finanziarie devono avere un sistema che consenta loro di rispondere velocemente alle richieste del Garda Sochna irlandese riguardanti le relazioni commerciali relative ai sei anni precedenti. Il disegno di legge estende questo requisito a tutti i soggetti designati, ma riduce il periodo di tempo da sei a cinque anni.

Di seguito vengono elencate le sanzioni che possono essere imposte dalla Banca Centrale per le violazioni in materia di antiriciclaggio da parte dei fornitori di servizi finanziari che sono state inserite nel disegno di legge:

  • Nel caso di soggetto designato persona fisica: l’importo maggiore tra 1 milione e due volte l’ammontare dei benefici derivanti dalla violazione;
  • Nel caso di soggetto designato persona giuridica e enti di fatto: l’importo più alto tra 10 milioni e due volte l’ammontare dei benefici derivanti dalla violazione e il 10% del turnover dell’esercizio finanziario precedente.

Se la violazione viene commessa da un soggetto coinvolto nella gestione di un fornitore di servizi finanziari, le sanzioni sono le seguenti:

  • Il soggetto designato è una banca o istituzione finanziaria: l’importo maggiore tra 5 milioni e due volte l’ammontare dei benefici derivanti dalla violazione;
  • Il soggetto designato non è una banca o istituzione finanziaria: l’importo maggiore tra 1 milione e due volte l’ammontare dei benefici derivanti dalla violazione.

Come già menzionato, la rimanente parte della quarta direttiva antiriciclaggio (quella che si riferisce alla disciplina della titolarità effettiva delle società e dei trusts) rientra tra i compiti del Dipartimento delle Finanze, e verrà trattata dal Dipartimento stesso in separata sede.

Tali previsioni, inoltre, potrebbero essere influenzate dall’accordo che è stato appena concluso a livello europeo sulla quinta direttiva antiriciclaggio.

 

 

 

 

 

 

 

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Serbia: la nuova Legge sul “Central Register” dei titolari effettivi

La Legge introduce l’obbligo di registrare i dati dei titolari effettivi (“Beneficial Owners”) per la maggioranza delle entità giuridiche serbe presso il Central Register recentemente creato. I tipi di entità giuridiche che devono rispettare questo requisito includono, inter alia, filiali ed uffici di rappresentanza di aziende straniere e le associazioni di imprese operanti in Serbia (“Registered Subject“).

La Legge definisce il beneficiario effettivo come, inter alia, una persona fisica che partecipa al capitale della persona giuridica con una quota pari o superiore al 25%, ha una posizione rilevante nella conduzione delle attività imprenditoriali, fornisce fondi ad una società che gli dà il diritto di influenzare le decisioni degli organismi di gestione, è fondatore, costituente, trustee o beneficiario di un trust o di altre entità di diritto estero. Nel caso in cui nessuno dei criteri richiesti di cui sopra venga soddisfatto, il beneficiario effettivo deve essere considerato come la persona fisica che rappresenta l’ente registrato.

Il registro centrale è gestito dall’Agenzia Serba del Registro delle Imprese (“SBRA”). Esso è costituito da una serie di dati importanti: dati aziendali generali sui soggetti registrati ex officio dal cancelliere competente; e dati dei Beneficial Owners, i quali devono essere segnalati al registro centrale da parte del rappresentante legale dell’ente registrato.

Tutti i dati dei titolari effettivi sono costuditi permanentemente nel registro centrale, considerando il fatto che i soggetti registrati sono obbligati a mantenere tali documenti per un periodo di dieci anni.

L’inosservanza delle disposizioni della Legge può essere considerata come:

  • un reato penale in caso di mancata registrazione dei dati, o nel caso di registrazione di dati non veritieri o ancora modifiche o cancellazioni di dati veritieri su un beneficiario effettivo del Registro effettuata con l’intenzione di nascondere il beneficial owner. Il colpevole è punito con la reclusione da tre mesi a cinque anni;
  • un illecito, se il Registered Subject non registra i dati del Beneficial Owner entro il periodo di quindici giorni dal completamento dei requisiti di registrazione oppure se non conserva i documenti e i dati sui titolari effettivi per un periodo di dieci anni. Tali illeciti vengono puniti con una multa compresa tra i 500.000 e i 2 milioni di Dinari serbi per il soggetto giuridico, e tra i 50.000 e i 150.000 Dinari serbi per il soggetto responsabile dell’entità giuridica.

Il Registro Centrale dovrebbe essere istituito dalla SBRA entro il 31 dicembre 2018, mentre i rappresentanti legali dei soggetti registrati dovrebbero iniziare a registrare i dati sui titolari effettivi entro il 31 gennaio 2019.

Tuttavia, tutte le persone giuridiche in questione devono determinare i loro Beneficial Owners e fornire i documenti e le informazioni su di essi entro il termine di trenta giorni dal giorno in cui la Legge entra in vigore, vale a dire fino all’ 8 luglio 2018.

Il Registered Subject è obbligato a rendere disponibili e a fornire tali documenti ed informazioni su richiesta della Banca Nazionale della Serbia.

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Bahrain: una nuova era per le transazioni sulle proprietà residenziali

Un’importante nuova piattaforma blockchain per l’acquisto e la vendita di immobili residenziali sarà lanciata nel Regno del Bahrain nel prossimo futuro. L’obiettivo dell’innovativa piattaforma è quello di creare un processo transazionale trasparente che consenta di ridurre i costi complessivi sia per l’acquirente che per il venditore. Il Bahrain ha compiuto grandi passi avanti per migliorare il settore immobiliare negli anni passati, più recentemente con l’introduzione del Decreto Legislativo n. 27 del 2017 che ha istituito RERA, ossia l’Autorità di regolamentazione immobiliare. L’introduzione della piattaforma è considerata una fantastica aggiunta al già prospero settore immobiliare del Bahrein.

Bahrain FinTech Bay, il Consorzio Fintech ed OffrBox hanno firmato un accordo per il lancio della piattaforma online. OffrBox è una startup Fintech con sede negli Stati Uniti ed è inclusa tra le prime 50 start-up di New York City da tenere d’occhio nel 2017. La missione di OffrBox è quella di semplificare gli investimenti immobiliari per tutti i soggetti interessati. Offrbox è guidato da Eric Andrew, un investitore immobiliare con oltre 15 anni di esperienza.

La piattaforma creerà un sistema di blockchain per i venditori per caricare tutti i dettagli relativi alle loro proprietà (compresa la due diligence) su un unico sistema online. Gli acquirenti saranno quindi in grado di cercare e visualizzare tali proprietà online. La piattaforma consentirà quindi alle parti interessate di negoziare e ricorrere ad un processo più semplificato per perfezionare la transazione. In definitiva, la piattaforma consentirà l’esecuzione dell’intero processo attraverso un unico portale. Si propone che la piattaforma possa essere ampliata in futuro per facilitare il finanziamento delle proprietà e consentire la registrazione dei titoli di proprietà.

Tutte le informazioni relative alla piattaforma non sono ancora state rese pubbliche, ma sarà interessante vedere se questa piattaforma sosterrà gli sviluppatori che desiderano vendere unità multiple dagli sviluppi del Master-plan o se è puramente una risorsa solo per i privati.

Anche se l’implementazione della piattaforma sarà un’aggiunta al settore immobiliare e potenzialmente creerà un strumento più semplice per la gestione degli immobili, potrebbe non rappresentare la risposta per le transazioni più complesse in cui, ad esempio, la revisione della documentazione sulla due diligence è obbligatoria.

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Il Regno Unito esternalizza il processo di rilascio dei visti

La distribuzione mensile dei certificati di sponsorship rientranti nella categoria Tier 2 è stata superata per la sesta volta ed il Governo inglese ha comunicato l’esternalizzazione del procedimento per le domande di rilascio del visto a soggetti terzi.

Le richieste di assegnazione dei certificati di sponsporship Tier 2 è stata infatti superata ogni mese a partire da dicembre 2017 e le domande presentate a partire dal 5 maggio 2018 in poi sono state respinte nel caso in cui i richiedenti dovevano essere pagati meno di 55.000 Sterline (equivalente a circa 73,600 Dollari), a meno che non si trattasse di offerte di lavoro per dottorati di ricerca, relative a quella categoria di professioni in carenza di personale o nel caso di soggetti con priorità.

I richiedenti le cui domande sono state respinte saranno in grado di ripresentare la domanda per un certificato di sponsor il mese successivo a condizione che l’offerta del loro potenziale datore di lavoro sia ancora valida. Non vi è alcun diritto di appello in seguito al rifiuto del visto ed è probabile che il numero di domande venga superato nuovamente il mese successivo a causa dell’elevato numero di richieste presentate.

Il 14 maggio il Governo del Regno Unito ha lanciato il nuovo servizio “Find a Job”. Questo sostituirà l’attuale Universal Job Match (UJM), servizio che viene utilizzato dagli sponsor dei visti rientranti nella categoria Tier 2 che hanno il compito di supportare le richieste per il rilascio di tale categoria di visti. Il nuovo servizio mira ad offrire un processo più semplice ed efficiente per effettuare il login ed accedere alle informazioni.

Il database esistente di tutti gli sponsor registrati in UJM verrà automaticamente spostato al nuovo sistema in modo tale da permettere agli sponsor di pubblicare i posti di lavori una volta verificati i dati e la password dell’account.

Le aziende sono in grado di accedere al loro attuale account UJM fino al 17 giugno 2018. Eventuali annunci pubblicitari esistenti o informazioni non verranno spostati nel nuovo servizio.  Pertanto tutte le aziende dovranno salvare tutte le informazioni che desiderano mantenere dall’account di UJM prima del 17 giugno 2018 e UJM notificherà le aziende come salvare le informazioni attualmente presenti sul sito.

L’Home Office ha confermato che le inserzioni pubblicate su tutte e due i siti potranno essere utilizzate per le indagini sul mercato del lavoro del Regno Unito.

A partire dal mese di ottobre 2018, la procedura per richiedere un visto di studio o un permesso di lavoro, o ancora la domanda per ottenere la residenza permanente o cittadinanza del Regno Unito sarà affidata ad un soggetto terzo, Sopra Steria.

Lo scopo è quello di semplificare l’applicazione della presentazione delle domande permettendo ai richiedenti di caricare i documenti richiesti online prima del loro appuntamento biometrico.

I candidati potranno poi prenotare un appuntamento per fornire i loro dati biometrici e la documentazione originale in oltre 60 sedi in tutto il Regno Unito. I documenti originali verranno successivamente restituiti e l’Home Office procederà con la verifica della richiesta.

Non ci sarà più la possibilità di prenotare appuntamenti presso il premium service centre dell’Home Office di Croydon o presso altre sedi del Regno Unito. Tuttavia, alcuni soggetti considerati “vulnerabili” e i richiedenti asilo potranno comunque rivolgersi a questi centri.

 

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Regno Unito: GDPR in arrivo! Alcune sfide dal punto di vista della politica dell’immigrazione

GDPR. Quattro lettere che attualmente dominano i pensieri di ogni impresa in Europa. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati è entrato in vigore venerdì 25 maggio 2018.I suoi principi fondamentali sono la liceità, l’equità, la trasparenza, la limitazione, la minimizzazione, l’accuratezza, l’integrità e la riservatezza. La maggior tutela per i soggetti interessati ha presentato grattacapi per i datori di lavoro.

Una di queste preoccupazioni deriva dalla Legge sull’immigrazione. L’assunzione di lavoratori immigrati comporta necessariamente l’elaborazione di un’enorme quantità di dati personali (e spesso dati personali sensibili) da parte dei datori di lavoro e di altre parti (come ad esempio gli avvocati). Parecchie situazioni che si verificano comunemente posso vedere i requisiti dell’immigrazione in conflitto con (o per lo meno presentare un ostacolo per) i requisiti di protezione dei dati. Ecco alcuni esempi:

Resident Labour Market Test (“RLMT”)

  • I datori di lavoro che desiderano assumere un lavoratore sulla base di un Tier 2 General Visa solitamente devono in primo luogo soddisfare il RLMT, al fine di verificare se un lavoratore in regola può svolgere il lavoro. Se un candidato in regola adeguatamente qualificato ne fa richiesta, il lavoro deve essere offerto a questo. L’orientamento degli Affari Interni stabilisce l’obbligo per i datori di lavoro di conservare alcuni documenti relativi al processo di assunzione.
  • Le domande selezionate per il colloquio finale (ad esempio e-mail, CV, moduli di domanda), che dovrebbero includere i dati del richiedente come nome, indirizzo e data di nascita.
  • I nomi ed il numero dei candidati selezionati per il colloquio finale; e
  • Gli appunti presi durante i colloqui che mostrano il motivo per cui i lavoratori in regola siano stati respinti.
  • I documenti devono essere conservati per un anno dalla fine della sponsorizzazione a favore dell’immigrato. Un Tier 2 Visa può potenzialmente essere esteso fino ad un massimo di sei anni. Ciò significa potenzialmente conservare questi documenti in archivio per sette anni. I candidati che non ottengono il posto di lavoro, tuttavia, non si aspettano che i loro dati personali vengano conservati per sette anni e potenzialmente condivisi con gli Affari Interni. Ma l’orientamento degli Affari Interni lo richiede. Tale requisito deriva dalle linee guida e non dalle Regole sull’Immigrazione: pertanto, non si tratta di un obbligo legale ma piuttosto un interesse legittimo.
  • I datori di lavoro dovrebbero avere l’abitudine di effettuare dei controlli per assicurarsi che i nuovi assunti abbiano il diritto di lavorare nel Regno Unito. In caso contrario, ciò potrebbe esporre il datore di lavoro a sanzioni civili e penali. È interessante notare che, come confermato da qualche recente giurisprudenza, questo non rappresenta in realtà un obbligo legale. È fatto in modo tale che il datore di lavoro abbia una scusa contro l’imposizione di un’ammenda nell’eventualità in cui il dipendente non avesse effettivamente il diritto di lavorare nel Regno Unito. Pertanto, il trattamento e la conservazione dei dati relativi alla condizione di immigrato possono essere giustificati come legittimi interessi commerciali.

Indagini sull’immigrazione

  • I datori di lavoro dovranno naturalmente inviare i dati personali dei dipendenti ai consulenti dell’immigrazione, cosi’ come gli avvocati specializzati nell’immigrazione che stanno preparando una domanda. Questi consulenti devono anche disporre di procedure conformi al GDPR, poiché i dipendenti invieranno i loro dati personali al consulente. I datori di lavoro dovrebbero anche essere pronti ad affrontare i problemi derivanti dall’invio di dati al di fuori del SEE, ad esempio quando un dipendente si trova all’estero, poiché i dati dei dipendenti devono essere protetti nel Paese destinatario.

Negli esempi sopra riportati, i datori di lavoro (e i consulenti) dovrebbero ridurre al minimo e limitare la quantità di dati elaborati, conservati e condivisi. Tali obiettivi possono essere ottenuti mediante la rimozione delle informazioni irrilevanti, l’anonimato ove possibile, l’utilizzo di password per proteggere i file ed evitare di archiviare i dati più a lungo di quanto sia strettamente necessario. I datori di lavoro dovrebbero inoltre occuparsi del trattamento dei dati in un apposito avviso sulla privacy. Tale avviso dovrebbe indicare il fatto che i dati personali potranno essere elaborati, conservati e condivisi per soddisfare i requisiti di immigrazione. Questo dovrebbe anche specificare per quanto tempo i dati possono essere conservati.

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Regno Unito: GDPR in arrivo! Alcune sfide dal punto di vista della politica dell’immigrazione

GDPR. Quattro lettere che attualmente dominano i pensieri di ogni impresa in Europa. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati è entrato in vigore ieri, venerdì 25 maggio 2018.I suoi principi fondamentali sono la liceità, l’equità, la trasparenza, la limitazione, la minimizzazione, l’accuratezza, l’integrità e la riservatezza. La maggior tutela per i soggetti interessati ha presentato grattacapi per i datori di lavoro.

Una di queste preoccupazioni deriva dalla Legge sull’immigrazione. L’assunzione di lavoratori immigrati comporta necessariamente l’elaborazione di un’enorme quantità di dati personali (e spesso dati personali sensibili) da parte dei datori di lavoro e di altre parti (come ad esempio gli avvocati). Parecchie situazioni che si verificano comunemente posso vedere i requisiti dell’immigrazione in conflitto con (o per lo meno presentare un ostacolo per) i requisiti di protezione dei dati. Ecco alcuni esempi:

Resident Labour Market Test (“RLMT”)

  • I datori di lavoro che desiderano assumere un lavoratore sulla base di un Tier 2 General Visa solitamente devono in primo luogo soddisfare il RLMT, al fine di verificare se un lavoratore in regola può svolgere il lavoro. Se un candidato in regola adeguatamente qualificato ne fa richiesta, il lavoro deve essere offerto a loro. L’orientamento degli Affari Interni stabilisce l’obbligo per i datori di lavoro di conservare alcuni documenti relativi al processo di assunzione:
  • Le domande selezionate per il colloquio finale (ad esempio e-mail, CV, moduli di domanda), che dovrebbero includere i dati del richiedente come nome, indirizzo e data di nascita;
  • I nomi ed il numero dei candidati selezionali per il colloquio finale; e
  • Gli appunti presi durante i colloqui che mostrano il motivo per cui i lavoratori in regola siano stati respinti.
  • I campanelli d’allarme per la protezione dei vostri dati suoneranno quando leggerete che i documenti devono essere conservati per un anno dalla fine del finanziamento a favore dell’immigrato. Un Tier 2 Visa può potenzialmente essere esteso fino ad un massimo di sei anni. Ciò significa potenzialmente conservare questi documenti in archivio per sette anni. Non molti candidati senza successo si aspetterebbero che i loro dati personali vengano conservati per sette anni e potenzialmente condivisi con gli Affari Interni. Ma l’orientamento degli Affari Interni lo richiede. Poiché ciò deriva dall’orientamento, e non dalle Regole sull’Immigrazione, non è strettamente un obbligo legale, quindi questo trattamento dei dati dovrebbe essere classificato come un interesse aziendale legittimo piuttosto che come un requisito legale.

Diritto al controllo del lavoro

  • I datori di lavoro dovrebbero avere l’abitudine di effettuare dei controlli per assicurarsi che i nuovi assunti abbiano il diritto di lavorare nel Regno Unito. In caso contrario, ciò potrebbe esporre il datore di lavoro a sanzioni civili e penali. È interessante notare che, come confermato da qualche recente giurisprudenza, questo non rappresenta in realtà un obbligo legale. È fatto in modo tale che il datore di lavoro abbia una scusa contro l’imposizione di un’ammenda nell’eventualità in cui il dipendente non avesse effettivamente il diritto di lavorare nel Regno Unito. Pertanto, il trattamento e la conservazione dei dati relativi alla condizione di immigrato possono essere giustificati come legittimi interessi commerciali.

Indagini sull’immigrazione

  • I datori di lavoro dovranno naturalmente inviare i dati personali dei dipendenti ai consulenti dell’immigrazione, come un avvocato specializzato nell’immigrazione che sta preparando una domanda. Questi consulenti devono anche disporre di procedure conformi al GDPR, poiché i dipendenti invieranno i loro dati personali al consulente. I datori di lavoro dovrebbero anche essere pronti ad affrontare i problemi derivanti dall’invio di dati al di fuori del SEE, ad esempio quando un dipendente si trova all’estero, poiché i dati dei dipendenti devono essere protetti nel Paese destinatario.

Negli esempi sopra riportati, i datori di lavoro (e i consulenti) dovrebbero ridurre al minimo e limitare la quantità di dati elaborati, conservati e condivisi. Ciò potrebbe includere la redazione di informazioni irrilevanti, rendendo anonimo ove possibile, utilizzando password per proteggere i file ed evitando di archiviare i dati più a lungo di quanto sia strettamente necessario. Ricorda che i datori di lavoro dovrebbero anche affrontare il trattamento dei dati con un avviso sulla privacy. Tale avviso dovrebbe indicare il fatto che i dati personali potranno essere elaborati, conservati e condivisi per soddisfare i requisiti di immigrazione. Questo dovrebbe anche specificare per quanto tempo i dati possono essere conservati. Una politica di archiviazione e cancellazione può anche combaciare perfettamente con l’informativa sulla privacy.

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Svizzera: aggiunge servizi al portale E-Tax

L’Amministrazione federale delle contribuzioni ha annunciato di aver apportato dei miglioramenti alla sua piattaforma online dell’amministrazione fiscale per offrire assistenza a coloro che sono registrati ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

Secondo un recente annuncio dell’Agenzia, è possibile ottenere online la prova della registrazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto ed i certificati aziendali. Pertanto, le imprese non devono più aspettare di riceverli tramite posta. L’Agenzia, inoltre, ha comunicato che la piattaforma può anche essere utilizzata per verificare che un’altra azienda sia registrata per l’IVA.

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Isole Cayman: la titolarità effettiva diventa un affare pubblico?

Nel 2017 le Isole Cayman hanno modificato le loro Leggi al fine di istituire dei registri sulla titolarità effettiva delle società costituite entro i confini delle isole. Questi registri identificherebbero quegli individui che detengono, direttamente o indirettamente, più del 25% delle azioni o i diritti di voto all’interno della società`; e/o quegli individui che hanno il diritto, direttamente o indirettamente, di nominare o di rimuovere la maggior parte dei membri del consiglio di amministrazione della società.

Se un individuo ha il diritto legale assoluto e incondizionato di esercitare, o di fatto esercita un’influenza notevole o un controllo sulla società attraverso l’assetto proprietario o gli interessi descritti sopra, tale individuo è considerato il beneficiario effettivo.

Questi registri sono presentati all’autorità competente, e attualmente, sono accessibili solo al Ministro incaricato della gestione dei Servizi Finanziari o ad una persona da lui designata.

Il 1 maggio 2018, il Governo britannico ha approvato un emendamento della Legge sulle sanzioni e sull’antiriciclaggio presentato alla Camera dei Comuni. Questo emendamento avrà come effetto quello di richiedere a tutti i territori britannici d’oltremare attraverso l’ordine in consiglio, senza alcuna eccezione per le Isole Cayman, di compilare un registro pubblico con tutte le informazioni sulla titolarità effettiva del territorio alla fine del 2020. Questo tentativo da parte del Regno Unito di fornire una maggior trasparenza globale consentirebbe alle interessenze partecipative delle società registrate nelle Isole di essere accessibili praticamente da chiunque, ovunque.

Questa esigenza ha portato con sé molte domande e preoccupazioni, tra cui quella relativa all’autonomia costituzionale dei territori, con il Premier dell’Isola che la definisce “un grave affronto alla relazione costituzionale che intercorre in questo momento con il Regno Unito”. Il Governo delle Isole Cayman ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che una disputa legale “sull’emendamento che viola le relazioni costituzionali riconosciute e convenzionali tra il Regno Unito e le Isole Cayman” rimane valida.

Si teme, inoltre, che l’esigenza dell’accesso pubblico a tali informazioni comprometterebbe la protezione delle informazioni commerciali, personalmente sensibili e riservate. Ad esempio, le informazioni saranno disponibili per i concorrenti e potrebbero avere un impatto sulle relazioni future. E` probabile che gli individui interessati dal cambiamento sostengano l’esistenza di una violazione ingiustificata del diritto della privacy sancito nella costituzione delle Isole.

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I diritti dei cittadini europei dopo la Brexit

Dal 24 giugno del 2016, data in cui sono usciti i risultati del referendum sulla Brexit, una delle piu’ grandi preoccupazioni per i cittadini europei che attualmente vivono del Regno Unito (e per le aziende che hanno assunto tali soggetti) riguarda quello che sarà il loro status dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Il governo inglese ha piu’ volte ribadito l’intenzione di salvaguardare i diritti di quei cittadini europei che vivono attualmente nel Regno Unito e desiderano rimanervi anche dopo l’uscita del paese dalla UE.

Tuttavia, il mantenimento di tali diritti è sempre stato condizionato dalla possibilità per il Regno Unito di negoziare simili forme di tutela a protezione dei cittadini inglesi che invece vivono in un altro stato dell’Unione Europea.

Dal punto di vista economico, le ragioni per garantire ai cittadini europei che attualmente vivono in UK il diritto di rimanere nel paese anche dopo la Brexit sono piuttosto evidenti. Ci sono attualmente infatti circa 3,5 milioni di cittadini europei nel Regno Unito, e all’incirca 2,4 milioni di loro svolgono attività lavorativa.

Se tali soggetti fossero costretti a lasciare il paese in seguito alla Brexit, senza dubbio le conseguenze per l’economia del Regno Unito sarebbero disastrose.

Il 29 marzo del 2018 il Regno Unito e l’Unione Europea sembrano aver raggiunto un accordo sui diritti dei cittadini europei dopo la Brexit.

Si spera che tale accordo possa garantire un maggior livello di certezza ai cittadini europei e ai loro familiari che vivono nel Regno Unito.

Di seguito vengono riassuntivamente elencati i contenuti dell’accordo:

  • I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito entro il 31 dicembre del 2020, data in cui avrà fine il periodo di transizione, e che hanno vissuto legalmente e continuativamente nel paese per 5 anni o piu’, potranno presentare domanda per il settled status. Acquisito tale status, gli stessi avranno diritto di risiedere nel Regno Unito a tempo indeterminato. Ciò significa che gli stessi saranno liberi di risiedere in UK, potranno accedere ai fondi e servizi pubblici ed eventualmente, se lo volessero, presentare domanda per ottenere la cittadinanza inglese. Il governo ha comunicato che i cittadini europei avranno tempo di presentare domanda per tale status fino al 30 giugno del 2021;

 

  • I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito entro il 29 marzo del 2019 ma non avranno completato i cinque anni di residenza nel paese prima che il Regno Unito esca dall’Unione Europea, potranno nel frattempo richiedere il permesso di residenza temporaneo, che consentirà loro di rimanere in UK fino al raggiungimento dei cinque anni di residenza. A quel punto, questi potranno quindi presentare domanda per il settled status. Anche in questo caso, avranno tempo di richiedere tale permesso fino al 30 giugno del 2021;

 

  • I cittadini europei che arrivano in UK nel corso del periodo di transizione (dal 29 marzo 2019 al 31 dicembre 2020) e desiderano rimanere nel paese per un periodo piu’ lungo di tre mesi, dovranno registrare la propria presenza nel Regno Unito. Se gli stessi poi desiderano rimanere in UK anche dopo la fine del periodo di transizione, dovranno richiedere il rilascio di un permesso di residenza temporaneo, che, oltre a dare loro il diritto di rimanere nel paese, consentira’ agli stessi di maturare i cinque anni di residenza necessari per l’ottenimento del settled status;

 

  • I cittadini europei che arrivano in UK dopo la fine del periodo di transizione saranno invece soggetti alle leggi sull’immigrazione e dovranno ottenere il permesso di entrare nel Regno Unito in base al sistema di immigrazione inglese, cui verrà data attuazione dopo la Brexit. Il governo inglese, a tal proposito, dovrebbe presentare a breve una proposta per il nuovo sistema in questione;

 

  • Per quanto riguarda invece i familiari che già vivono con un loro familiare cittadino europeo nel Regno Unito alla data del 31 dicembre del 2020 (o che raggiungono un parente, cittadino europeo, nel Regno Unito prima di tale data) potranno presentare domanda per il settled status generalmente dopo aver vissuto nel Regno unito per un periodo di cinque anni;

 

  • I familiari piu’ stretti (coniuge, convivente e partner, figli a carico e nipoti) potranno raggiungere i cittadini europei che vivono nel Regno Unito anche dopo che il paese sarà uscito dalla UE laddove il rapporto di parentela è preesistente al 31 dicembre 2020.

 

I cittadini europei in possesso del settled status e di un permesso di residenza temporaneo continueranno ad avere accesso alle cure sanitarie, conserveranno il diritto alla pensione e altri eventuali benefits.

Il governo inglese ha inoltre espresso l’intenzione di estendere tale offerta anche ai cittadini di Norvegia, Islanda e Liechtenstein (che fanno parte dello Spazio Economico Europeo) e Svizzera (che invece non fa parte né dell’Unione Europea né dello Spazio Economico Europeo).

Inoltre, siccome i diritti dei cittadini britannici e irlandesi sono sanciti dall’Ireland Act del 1949, i cittadini irlandesi non dovranno presentare domanda per ottenere il settled status, il permesso di residenza temporaneo o registrarsi. I diritti di questi soggetti infatti non saranno toccati dalla Brexit.

Il governo inglese molto probabilmente comincerà ad accettare le prime domande per settled status e permessi di residenza temporanei verso la fine del 2018. L’intenzione è quella di introdurre un sistema piuttosto semplice e rapido, che consenta di presentare tali domande online.

Il Ministro per l’immigrazione ha comunicato infatti che il modulo per presentare domanda avrà un massimo di otto domande, il costo della procedura non supererà le 75 sterline e la decisione verrà presa entro due settimane.

Al fine di facilitare e velocizzare il processo, l’Home Office collaborerà con altri dipartimenti governativi come l’HMRC, al fine di verificare l’identità dei soggetti che presenteranno domanda e ottenere i dati governativi esistenti.

Tutto ciò dovrebbe ridurre l’ammontare di documenti che dovranno essere spediti dal soggetto che presenterà la domanda.

Inoltre, i criteri per ottenere il settled status saranno in sostanza gli stessi di quelli necessari ad ottenere la residenza permanente ai sensi del diritto europeo e cioè: il cittadino europeo deve aver risieduto continuativamente nel Regno Unito esercitando i diritti previsti dal trattato UE (come ad esempio essere dipendente, libero professionista, studiare o cercare lavoro) per un periodo di almeno cinque anni. Il governo inglese, tuttavia, ha chiarito l’intenzione di adottare un approccio piu’ pragmatico nel gestire le domande per il rilascio del settled status.

Ad esempio, solitamente i cittadini europei che studiano in UK o sono autosufficienti economicamente da almeno cinque anni potranno ottenere il permesso di residenza permanente se hanno avuto una assicurazione malattia completa per tutto il periodo di tempo in cui hanno esercitato tali diritti previsti dal trattato. Il governo inglese ha però specificato che coloro che presenteranno domanda per il settled status non dovranno anche fornire la prova di essere in possesso di tale assicurazione malattia.

Ha inoltre aggiunto che, a coloro che sono dipendenti o libero professionisti, non sarà richiesto di dimostrare che si tratti di un’occupazione effettiva e non marginale o supplementare.

In altre parole, l’Home Office non si occuperà di verificare il livello di attività (dipendente o autonoma) e il reddito del soggetto al fine di valutare se lo stesso sta di fatto esercitando uno dei diritti previsti dal trattato.

Ai sensi del diritto europeo, i cittadini europei che hanno acquisito la residenza permanente nel Regno Unito possono richiedere un documento che certifichi lo status di residente permanente, anche se ciò non è obbligatorio.

Il governo inglese, peraltro, ha comunicato che tali documenti cesseranno di essere validi quando il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea.

Tuttavia, il governo inglese ha confermato che coloro che sono in possesso di tale documento potranno utilizzare una procedura semplificata per scambiarlo con un documento che ne attesti il settled status, senza dover pagare alcuna tassa.

Il governo inglese si è dichiarato consapevole della sfida a cui va incontro data la necessità di rilasciare permessi di residenza temporanei e documenti attestanti il settled status a piu’ di tre milioni di cittadini europei che attualmente vivono nel Regno Unito.

Oltre a sviluppare un sistema interamente online, il governo ha intenzione di triplicare il numero dei dipendenti dell’Home Office al fine di processare entro brevi tempi la mole di domande che verranno presentate.

L’accordo in questione dà maggiore certezza ai cittadini europei che hanno intenzione di trasferirsi nel Regno Unito entro la fine del periodo di transizione, consentendo loro maggior tempo per pianificare il loro trasferimento.

Tuttavia, sembra strano che il governo inglese sia stato disposto a rinunciare ad una delle proprie principali posizioni negoziali, e cioè che i cittadini europei siano soggetti alle leggi sull’immigrazione del Regno Unito una volta che il paese uscirà dall’Unione Europea il 29 marzo del 2019.

E’ chiaro che il governo inglese abbia deciso di cedere sulla questione al fine di poter raggiungere migliori compromessi su altre questioni.

Inoltre, l’accordo in questione estende il periodo di transizione, almeno per quanto riguarda i diritti dei cittadini europei, al 30 giugno del 2021, e pertanto questi ultimi dovranno ottenere il settled status o un permesso di residenza temporaneo solamente a partire da tale data.

 

 

 

 

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Regno Unito: il quadro antielusione

Quali sono le iniziative legislative e regolamentari che il Governo ha adottato per contrastare l’elusione fiscale? Le sezioni del General Anti-abuse Rule da 206 a 215 del Finance Act del 2013 hanno introdotto una normativa generale anti-abuso che autorizza l’HMRC a contrastare i vantaggi fiscali derivanti da meccanismi abusivi. Il GAAR si applica a:

  • Imposta sul reddito;
  • Imposta sulle società;
  • Imposta sui redditi di capitale;
  • Imposta sui profitti;
  • Imposta sulle entrate petrolifere;
  • Imposta sull’eredità;
  • Imposta di registro;
  • Imposta annuale sulle abitazioni;
  • Contributi assicurativi nazionali;
  • Imposta di apprendistato

L’HMRC ha, inoltre, pubblicato a tal proposito una guida sul General Anti-abuse Rule, denominata “Anti-Abuse Rule guidance”.

Nel 2015 il Regno Unito ha introdotto un’imposta sui diverted profits, ai sensi della parte 3 della Legge finanziaria 2015, al fine di scoraggiare il trasferimento degli utili dal Regno Unito da parte dei contribuenti che pongono in essere tali strategie per erodere la base imponibile (base erosion) e dunque sottrarre imposte al fisco. La traslazione dei profitti (profit shifting) da paesi ad alta imposizione a paesi a tassazione nulla o ridotta è, di fatto, essa stessa una strategia che conduce all’erosione della base imponibile.

Il Regno Unito ha introdotto nuove norme in linea con gli standard del progetto BEPS dell’OCSE che sono in vigore da gennaio 2017 ed è il primo Paese ad attuare pienamente l’Azione 2 del progetto BEPS.

Il Regno Unito è un forte sostenitore del progetto BEPS dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ed ha provveduto ad implementare le raccomandazioni dell’Azione 4, limitando le detrazioni per interessi passivi aziendali con effetto dal 1 aprile 2017 e firmando la Convenzione multilaterale per attuare misure correlate al trattato fiscale per prevenire l’erosione della base imponibile ed il trasferimento dei profitti.

La Normativa sulle società straniere e le regole trasparenti di divulgazione sono già sottoposte a procedure di controllo rigorose, come raccomandato rispettivamente dalle Azioni 3 e 12. Per effetto del GAAR, un vantaggio fiscale ottenuto da una transazione abusiva può essere neutralizzato e a tal proposito può essere imposta una sanzione del 60% dell’importo corrispondente al vantaggio fiscale. Inoltre, i contribuenti sono tenuti a prendere in considerazione il GAAR al momento del completamento di un processo di autovalutazione e saranno soggetti alle consuete sanzioni associate alla mancata diligenza nel completare il tax return qualora non lo presentino.

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Malta: nuova normativa sul regime dell’IVA di gruppo

Nel 2017, in occasione del discorso di presentazione del bilancio per il 2018, il Ministro delle Finanze maltese ha annunciato l’introduzione del regime dell’IVA di gruppo.

Le disposizioni relative al nuovo raggruppamento IVA maltese entreranno in vigore il 1 ° giugno 2018. I regolamenti erano stati pubblicati il 22 maggio 2018 e introdurranno la possibilità del raggruppamento IVA per i servizi finanziari regolamentati e i settori del gioco.

Le persone giuridiche che hanno stabilimenti fissi a Malta e che hanno legami finanziari, economici e organizzativi tra loro, possono registrarsi come un soggetto unico ai fini IVA. I punti salienti dei nuovi regolamenti sono delineati di seguito.

Raggruppamento IVA: un’opzione per le aziende nel settore dei servizi finanziari, assicurativo e del gioco.

La direttiva dell’Unione Europea sull’IVA prevede la possibilità per gli Stati membri di considerare molteplici soggetti passivi come un unico soggetto passivo ai fini dell’IVA (Gruppo IVA).

A Malta, e` stata introdotta questa possibilità per consentire alle entità autorizzate / riconosciute dalla Malta Financial Services Authority (MFSA) o dalla Malta Gaming Authority (MGA) di costituire un Gruppo IVA.

Un vantaggio fondamentale del raggruppamento IVA è che le forniture tra i membri del gruppo non sono prese in considerazione ai fini IVA, consentendo in tal modo agli operatori di delocalizzare internamente, anche da entità estere come ad esempio una sede centrale estera senza incorrere in importi IVA non recuperabile.

Criteri di ammissibilità

Due o più soggetti, costituiti come entità giuridiche a Malta ai fini IVA, possono presentare domanda al Commissario per le entrate per formare un nuovo Gruppo IVA ed essere registrati come soggetto passivo unico, fermo restando il rispetto delle seguenti condizioni:

  1. a) Almeno uno dei richiedenti che costituirà un Gruppo IVA deve essere un soggetto passivo autorizzato o riconosciuto dalla Malta Financial Services Authority o dalla Malta Gaming Authority in termini di legislazione applicabile;
  2. b) I candidati che intendono formare un nuovo Gruppo IVA, o i candidati che desiderano aderire a un Gruppo IVA già esistente, devono essere legati l’uno all’altro da collegamenti finanziari, economici e organizzativi:

(i) I collegamenti finanziari sono considerati esistenti quando la stessa persona detiene direttamente o indirettamente più del 90% di due o più dei seguenti elementi:

  • I diritti di voto (o interessi equivalenti) nell’altro soggetto;
  • Il diritto ai profitti dell’altro soggetto, che sono disponibili per la distribuzione;
  • Il diritto alle eccedenze disponibili per la distribuzione in caso di liquidazione o evento equivalente.

(ii) Si ritiene che i legami economici esistano quando:

  • Le attività svolte dalle persone che devono costituire un Gruppo IVA sono simili per natura o possono essere classificate all’interno dello stesso settore;
  • Le attività svolte da un persona vanno interamente o sostanzialmente a vantaggio di uno degli altri (potenziali) membri del gruppo;
  • Le attività eseguite dalle persone coinvolte sono interdipendenti o complementari.

(iii) Si ritiene che esistano collegamenti organizzativi laddove i richiedenti abbiano una struttura di gestione condivisa (per intero o in parte).

Le persone non possono essere membri di piu` Gruppi IVA contemporaneamente. Le persone legate l’una all’altra da collegamenti finanziari, organizzativi ed economici possono solo far parte dello stesso Gruppo IVA.

Dopo aver recepito la domanda da parte dei richiedenti che soddisfano tali condizioni, il Commissario delle Entrate procede alla loro registrazione come Gruppo IVA.

Principali conseguenze del Gruppo IVA

A seguito della registrazione, il Gruppo IVA sarà considerato nella sua interezza come unico soggetto passivo ai fini IVA. I singoli numeri IVA dei membri del Gruppo saranno annullati e il Gruppo riceverà un nuovo numero.

All’interno del Gruppo IVA, gli oneri relativi alle forniture interne di beni e servizi saranno generalmente esclusi dal campo di applicazione della legislazione sull’IVA. Inoltre, le forniture effettuate da qualsiasi persona facente parte del Gruppo IVA nei confronti di altre persone che invece non fanno parte di tale Gruppo, saranno considerate eseguite dall’Ente Segnalante del Gruppo, con conseguente effetto sulla posizione di recuperabilità dell’IVA dell’Entità Segnalante del Gruppo e, a sua volta, del Gruppo IVA in generale.

Anche la semplificazione dell’adempimento e degli oneri amministrativi dei soggetti passivi facenti parte del Gruppo IVA costituiscono un gradito vantaggio di questo regime.

Le persone facenti parte del Gruppo IVA saranno solidalmente responsabili per il pagamento dell’IVA (compresi eventuali interessi e sanzioni amministrative) dovuta ed esigibile dall’Ente Segnalante del Gruppo.

 

 

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Isole Cayman: la titolarità effettiva diventa un affare pubblico?

Nel 2017 le Isole Cayman hanno modificato le loro Leggi al fine di istituire dei registri sulla titolarità effettiva delle società costituite entro i confini delle isole. Questi registri identificherebbero quegli individui che detengono, direttamente o indirettamente, più del 25% delle azioni o i diritti di voto all’interno della società`; e/o quegli individui che hanno il diritto, direttamente o indirettamente, di nominare o di rimuovere la maggior parte dei membri del consiglio di amministrazione della società.

Se un individuo ha il diritto legale assoluto e incondizionato di esercitare, o di fatto esercita un’influenza notevole o un controllo sulla società attraverso l’assetto proprietario o gli interessi descritti sopra, tale individuo è considerato il beneficiario effettivo.

Questi registri sono presentati all’autorità competente, e attualmente, sono accessibili solo al Ministro incaricato della gestione dei Servizi Finanziari o ad una persona da lui designata.

Il 1 maggio 2018, il Governo britannico ha approvato un emendamento della Legge sulle sanzioni e sull’antiriciclaggio presentato alla Camera dei Comuni. Questo emendamento avrà come effetto quello di richiedere a tutti i territori britannici d’oltremare attraverso l’ordine in consiglio, senza alcuna eccezione per le Isole Cayman, di compilare un registro pubblico con tutte le informazioni sulla titolarità effettiva del territorio alla fine del 2020. Questo tentativo da parte del Regno Unito di fornire una maggior trasparenza globale consentirebbe alle interessenze partecipative delle società registrate nelle Isole di essere accessibili praticamente da chiunque, ovunque.

Questa esigenza ha portato con sé molte domande e preoccupazioni, tra cui quella relativa all’autonomia costituzionale dei territori, con il Premier dell’Isola che la definisce “un grave affronto alla relazione costituzionale che intercorre in questo momento con il Regno Unito”. Il Governo delle Isole Cayman ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che una disputa legale “sull’emendamento che viola le relazioni costituzionali riconosciute e convenzionali tra il Regno Unito e le Isole Cayman” rimane valida.

Si teme, inoltre, che l’esigenza dell’accesso pubblico a tali informazioni comprometterebbe la protezione delle informazioni commerciali, personalmente sensibili e riservate. Ad esempio, le informazioni saranno disponibili per i concorrenti e potrebbero avere un impatto sulle relazioni future. E` probabile che gli individui interessati dal cambiamento sostengano l’esistenza di una violazione ingiustificata del diritto della privacy sancito nella costituzione delle Isole.

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Turchia: nuovo condono fiscale

Una nuova e dettagliata legge sull’amnistia intitolata “La legge relativa alla ristrutturazione delle imposte e di alcuni altri crediti e modifiche alle varie normative” (detta anche la “Legge”), che offre ai contribuenti un’amnistia generale per la maggior parte delle tasse non pagate e per i premi assicurativi previdenziali non pagati relativi al periodo che va fino a al 31 marzo 2018, e’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 18 maggio 2018.

La Legge riguarda la riorganizzazione di alcuni crediti pubblici, il rimpatrio in Turchia di beni detenuti all’estero da contribuenti privati e società turche senza il rischio di alcuna ispezione o penalità fiscale, l’adeguamento di beni non registrati e quello di beni registrati che non esistono o non sono disponibili.

  1. Crediti pubblici disciplinati dalla Legge

Tutte le imposte dirette o indirette, i dazi doganali, i contributi sociali, le tasse riscosse dai comuni, gli oneri, le sanzioni, le multe, gli interessi moratori e qualsiasi altra somma relativa ai periodi fiscali precedenti al 31 marzo 2018 costituiscono oggetto della legge.

Come spiegato di seguito, a seconda del tipo di imposta o di altro credito pubblico (i “Crediti”), la Legge offre il condono totale o parziale per l’importo principale, le sanzioni e / o gli interessi a condizione che il contribuente soddisfi le condizioni descritte nella Legge.

  1. Riorganizzazione dei crediti pagabili al Ministero delle Finanze o ai Comuni e che non sono piu’ oggetto di contestazione

La legge affronta inoltre il trattamento dei crediti che sono dovuti al Ministero delle Finanze o ai Comuni e che non sono contestati o non sono più oggetto di contestazione. In altre parole, si tratta di crediti che il contribuente ha impugnato, ma per i quali il procedimento legale si è esaurito e che pertanto, dal punto di vista giuridico, sono considerati scaduti.

Se il contribuente paga l’ammontare della quota capitale di tali crediti aumentato dall’indice dei prezzi alla produzione, successivamente le sanzioni e gli interessi su tali importi saranno cancellati. Laddove il credito sia solo una penalità, il 50% dell’importo della penale e tutti gli interessi moratori relativi alla penale saranno condonati.

Per le sanzioni amministrative che sono addebitate sul valore in dogana delle merci importate, il 30% dell’ammenda sarà aumentato dall’indice dei prezzi alla produzione pagati, e quindi il restante 70% dell’ammenda e degli interessi dovuti saranno condonati. Per le sanzioni amministrative che non sono legate al valore in dogana delle merci importate, il 50% delle ammende sarà cancellato.

  1. Crediti impugnati o crediti ancora in corso di procedimento

La legge affronta anche le tasse e le imposte doganali che sono ancora oggetto di controversia attraverso procedimenti legali.

Se i termini di prescrizione per contestare un credito non sono ancora decorsi, o se già e` presente un ricorso nei confronti del credito nel giudizio di primo grado, il contribuente può allora beneficiare del condono pagando solamente il 50% dell’importo del capitale aumentato dall’indice dei prezzi di  produzione, dopo di che il saldo del capitale, le sanzioni e gli interessi saranno rimossi.

Se il contribuente ha vinto un ricorso in relazione al credito nel giudizio di primo grado e il ricorso è soggetto a impugnazione (di cui esistono diversi tipi), il contribuente può beneficiare del condono pagando solamente il 20% dell’importo del capitale aumentato dall’indice dei prezzi di produzione, dopo di che il restante 80% del capitale, delle sanzioni e degli interessi sarà cancellato.

  1. Transazioni nella fase di ispezione e valutazione

I contribuenti possono anche trarre vantaggio dalla legge se sono sottoposti a controllo fiscale prima della data di entrata in vigore della legge. Le transazioni che sono oggetto di indagine o valutazione saranno portate a termine dall’autorità e la valutazione trarrà vantaggio dalle stesse disposizioni applicabili alle transazioni che sono state contestate nei giudizi di primo grado.

  1. Base imponibile e incentivo fiscale

La legge offre ai contribuenti la possibilità di ottenere l’immunità in materia di accertamento fiscale per i precedenti periodi di imposta nei quali essi non hanno dichiarato il reddito se effettuano un pagamento supplementare per l’imposta sul reddito, per l’imposta sul reddito delle società, per l’IVA o per la ritenuta fiscale degli anni precedenti.

La legge stabilisce che se i contribuenti aumentano volontariamente la propria base imponibile ai tassi di dichiarazione previsti dalla Legge per ogni tipo di imposta e pagano la tassa applicabile (che, come spiegato in seguito e` del 20% per l’imposta sul reddito delle società), per tale imposta essi non saranno piu` soggetti ad un ulteriore accertamento fiscale. In altre parole, sarà possibile per essi evitare i rischi fiscali dei periodi precedenti effettuando questo ulteriore pagamento.

Prendendo come esempio l’imposta sul reddito delle società; i contribuenti devono pagare l’imposta sul reddito delle società al tasso del 20% sul valore incrementato della base imponibile aumentando la loro base imponibile dichiarata sul reddito delle società per il periodo compreso tra il 2013 e il 2017, alle aliquote previste dalla legge. Se il contribuente ha dichiarato delle perdite negli anni rilevanti, la base imponibile sarà aumentata ai tassi minimi di dichiarazione specificati nella Legge.

I contribuenti possono ridurre questa aliquota fiscale dal 20% al 15% se: (i) il contribuente ha presentato tempestivamente la propria dichiarazione dei redditi di quegli anni; e (ii) non ha presentato domanda per beneficiare delle disposizioni di cui ai precedenti punti 2 e 3.

Le imposte pagate dal contribuente sulla base imponibile maggiorata devono essere registrate come voci di spesa non consentite nei calcoli delle imposte societarie per i contribuenti delle società. Inoltre, il 50% delle perdite fiscali riportate dal contribuente relative ai periodi per i quali i contribuenti fiscali o le società hanno effettuato un aumento della base imponibile non può essere detratto dagli utili del 2018 o dei prossimi anni. In altre parole, il contribuente perde il diritto di utilizzare il 50% delle sue perdite riportate se beneficia di queste particolari disposizioni della legge.

Per le ritenute alla fonte e le imposte sul valore aggiunto, la legge stabilisce che le imposte pagate in precedenza debbano essere aumentate (al contrario di qualsiasi aumento della base imponibile) e le imposte devono essere pagate su tale importo oggetto di aumento al fine di beneficiare del condono su tali importi ad un certo tasso.

  1. Beni non registrati

I contribuenti che possiedono beni, macchinari, attrezzature o impianti che vengono utilizzati nella loro attività ma che non sono registrati possono beneficiare della legge per regolarizzare lo stato di tali beni. Affinché questi beni siano registrati, il contribuente deve pagare l’imposta sul valore aggiunto del 10% (per i beni a cui si applica l’imposta sul valore aggiunto standard del 18%) sul valore dichiarato dei beni. Il contribuente può detrarre solo i pagamenti dell’imposta sul valore aggiunto effettuati per registrare l’inventario commerciale nella sua dichiarazione IVA. Per i beni soggetti ad aliquote di imposta sul valore aggiunto più basse, si applicherà la metà dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto applicabile.

Il contribuente non pagherà sanzioni fiscali o interessi per i beni non registrati che decide di dichiarare attraverso questo processo.

  1. Beni registrati, disponibilità liquide e crediti nei confronti degli azionisti che non esistono ma che sono inclusi nei registri

I contribuenti che possiedono beni, crediti finanziari o crediti nei confronti degli azionisti, che sono registrati nei loro libri ma che non sono disponibili per l’attività o che non esistono possono beneficiare della legge per regolarizzare lo stato di tali crediti.

Per i beni diversi dalla liquidità e dai crediti verso gli azionisti, il contribuente deve emettere una fattura per tale attività e registrare la transazione nei suoi registri. Nessuna penale o addebito per ritardo verrà applicato a tale transazione; tuttavia questa farà parte delle entrate del contribuente. Per beneficiare di tali disposizioni, il contribuente dovrebbe emettere una fattura di vendita come se la vendita fosse effettuata nel periodo corrente e adempiere a tutti gli obblighi fiscali relativi alla fattura.

Le liquidità e i crediti verso gli azionisti che sono inclusi nei registri ma che non sono disponibili per il business possono essere cancellati dai registri contabili del contribuente se il 3% dell’importo pertinente è pagato come imposta.

  1. Rimpatrio di contanti – Trasferimento di beni all’estero verso la Turchia

La legge prevede che i contribuenti, sia persone fisiche che persone giuridiche, che dichiarano il proprio denaro, oro, valuta estera, titoli e altri strumenti del mercato finanziario che si trovano all’estero fino alla fine di novembre 2018 e che rimpatriano in Turchia tali beni entro tre mesi dalla dichiarazione possano disporre di tali beni liberamente. A condizione che venga corrisposta una tassa del 2% sulla liquidità e sul patrimonio, su tali attività non saranno effettuate ulteriori indagini fiscali o accertamenti fiscali.

La legge contiene inoltre disposizioni sull’esenzione fiscale in materia di trasferimento di plusvalenze ottenute dalla vendita di filiali estere, dividendi percepiti da controllate estere e redditi ottenuti attraverso stabili organizzazioni all’estero. A condizione che tali guadagni e profitti ottenuti o che saranno ottenuti da qui alla fine di ottobre 2018 siano trasferiti in Turchia fino alla fine del 2018, verranno applicate le esenzioni dall’imposta sul reddito e da quella sul reddito delle società.

  1. Pagamento rateale dei crediti

I contribuenti hanno la possibilità di pagare gli importi dovuti in base alla legge in rate a tassi di interesse inferiori a quelli altrimenti previsti dalla legge seguendo la procedura stabilita. I contribuenti possono scegliere di pagare l’importo corrispondente in 18 rate bimestrali (per un periodo totale di pagamento di 36 mesi). In questo caso, l’importo del credito verrà moltiplicato per i seguenti coefficienti in base al piano di pagamento scelto dal contribuente: 1.045 per 6 rate uguali; 1.008 per 9 rate uguali; 1.105 per 12 rate uguali e 1.15 per 18 rate uguali.

La legge è piuttosto dettagliata e sarà seguita da una legislazione secondaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Brexit: possibile impatto sulle famiglie del Regno Unito

Si è discusso molto sul fatto se la Brexit manterrà l’accesso al Mercato Unico e quale sarà il suo impatto sui cittadini europei che vivono nel Regno Unito e rispettivamente sui cittadini britannici che vivono negli altri Stati Membri dell’Unione Europea. Ma che dire dell’impatto potenzialmente distruttivo che la Brexit potrebbe avere sulle relazioni personali?

La parte 2 del Progetto di Accordo di Recesso (il 19 marzo 2018) sui diritti dei cittadini è stata “concordata dai negoziatori” e le sue disposizioni sono dirette a tutelare i diritti dei cittadini britannici e dei cittadini dell’Unione Europea consentendo l’effettivo esercizio dei diritti derivanti dal diritto dell’Unione Europea. La “cut-off date” coincide con il 31 dicembre 2020, quella che le coppie che semplicemente” vivono insieme “dovrebbero tenere a mente.

Questa parte della bozza dell’Accordo di Recesso prevede delle tutele per le coppie stabili ma che non sono sposate?

Si e no. I cittadini che vivono nel Regno Unito o in un Paese dell’Unione Europea fino al 31 dicembre 2020 potranno presentare la domanda per ottenere il settled status dopo aver risieduto per almeno 5 anni in modo continuativo nel Regno Unito prima o dopo il 31 dicembre 2020. Pertanto, il partner europeo di un cittadino inglese che vive nel Regno Unito o il partner inglese di un cittadino europeo che vive in uno stato membro dell’Unione Europea avrà il diritto di rimanere nel Regno Unito o nello Stato europeo, se lo desidera, indipendentemente dallo stato civile.

Tuttavia, la bozza dell’Accordo di Recesso non tutela in modo esaustivo il diritto dei cittadini inglesi e di quelli europei di portare il loro partner non europeo nello Stato ospitante dopo il 31 dicembre 2020. Esiste, dunque, una differenza significativa tra i diritti e le tutele garantiti alle coppie sposate e quelle che semplicemente “convivono”. Nonostante i rapporti di convivenza si stiano sempre di più diffondendo ed abbiano ottenuto il riconoscimento statutario in Scozia, in determinate circostanze, tali coppie sembra siano escluse dalla “tutela globale dei diritti dei cittadini” presentata in questa parte dell’accordo di recesso.

In che modo l’Accordo di Recesso tutela i cittadini del Regno Unito che desiderano raggiungere il loro partner nello Stato di origine entro il 2020 o il cittadino europeo nel caso in cui voglia raggiungere il proprio partner britannico nel Regno Unito dopo il 2020?

Non è prevista alcuna tutela per questi cittadini nell’accordo di recesso. Quest’ultimo tutela il diritto dei cittadini inglesi ed europei che vivono in tali Stati prima della data del cut-off date, ossia il 31 dicembre 2020. Ciò significa, ad esempio, che un cittadino inglese residente in Spagna fino al 31 dicembre 2020 ha il diritto di avere vicini i membri familiari, ovvero un coniuge o un partner registrato, i figli a carico di età inferiore ai 21 anni ed i genitori a carico restano con loro in Spagna o raggiungerli indipendentemente dalla loro nazionalità. Lo stesso vale per un cittadino europeo che vive nel Regno Unito entro la fine del periodo di transizione. Quindi il marito, la moglie o il convivente civile del cittadino inglese o europeo possono trasferirsi nel Regno Unito o nello stato europeo per raggiungere il coniuge (insieme a figli e genitori) dopo il 31 dicembre 2020 insieme a bambini e genitori, ma lo stesso non vale per i conviventi.

Un cittadino del Regno Unito che vive in uno stato membro dell’Unione alla fine del 2020 ha diritto a far rimanere i propri familiari, “il coniuge non comunitario o il partner civile registrato con loro nello stato ospitante”. I “membri familiari” possono raggiungere il cittadino britannico nello stato dell’Unione, anche dopo la fine del periodo di transizione, se sono sposati prima della fine del 2020.

Ma, laddove il partner non europeo non è sposato ed è “semplicemente” un convivente, la coppia dovrà dimostrare che la sua relazione è “duratura” ed è nata prima della fine del periodo di transizione. Lo stato ospitante dovrà quindi “facilitare l’ingresso e la residenza” ma solo dopo “un ampio esame delle circostanze personali”, un prerequisito che non è richiesto per le coppie sposate.

Dunque, i cittadini britannici e dell’Unione Europea ed i rispettivi “membri familiari” (cioè marito o moglie, figli minori di 21 anni e genitori) che soggiornano legalmente nello stato ospitante fino al 2020 avranno automaticamente diritto di risiedere nello stato ospitante. Ciò vale anche per i membri familiari non europei o britannici che desiderano raggiungere il cittadino dell’Unione Europea o inglese nello stato ospitante dopo il 2020 a condizione che siano stati “membri familiari” (marito, moglie, figlio o genitore) prima della fine del periodo di transizione. Tali individui possono andarsene e ritornare nello stato ospitante senza visto, lavorare nello stato ospitante ed avere il diritto di essere trattati allo stesso modo dei cittadini di tale stato ospitante.

Tuttavia, i “non familiari”, in particolare i conviventi non britannici e non europei non hanno tale diritto di soggiorno automatico. Il diritto di soggiornare o entrare nello stato ospitante dipende da “un ampio esame delle circostanze personali” e a condizione che sia stata instaurata una “relazione duratura” con il Regno Unito o il cittadino dell’Unione Europea prima del 31 dicembre 2020.

Il progetto di accordo di recesso non tutela il futuro a lungo termine di tutte le coppie del Regno Unito e dell’Unione Europea dopo la Brexit in particolare laddove il loro partner non è un cittadino inglese o europeo.

 

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Brexit: possibile impatto sulle famiglie del Regno Unito

Si è discusso molto sul fatto se la Brexit manterrà l’accesso al Mercato Unico e quale sarà il suo impatto sui cittadini europei che vivono nel Regno Unito e rispettivamente sui cittadini britannici che vivono negli altri Stati Membri dell’Unione Europea. Ma che dire dell’impatto potenzialmente distruttivo che la Brexit potrebbe avere sulle relazioni personali?

La parte 2 del Progetto di Accordo di Recesso (il 19 marzo 2018) sui diritti dei cittadini è stata “concordata dai negoziatori” e le sue disposizioni sono dirette a tutelare i diritti dei cittadini britannici e dei cittadini dell’Unione Europea consentendo l’effettivo esercizio dei diritti derivanti dal diritto dell’Unione Europea. La “cut-off date” coincide con il 31 dicembre 2020, quella che le coppie che semplicemente” vivono insieme “dovrebbero tenere a mente.

Questa parte della bozza dell’Accordo di Recesso prevede delle tutele per le coppie stabili ma che non sono sposate?

Si e no. I cittadini che vivono nel Regno Unito o in un Paese dell’Unione Europea fino al 31 dicembre 2020 potranno presentare la domanda per ottenere il settled status dopo aver risieduto per almeno 5 anni in modo continuativo nel Regno Unito prima o dopo il 31 dicembre 2020. Pertanto, il partner europeo di un cittadino inglese che vive nel Regno Unito o il partner inglese di un cittadino europeo che vive in uno stato membro dell’Unione Europea avrà il diritto di rimanere nel Regno Unito o nello Stato europeo, se lo desidera, indipendentemente dallo stato civile.

Tuttavia, la bozza dell’Accordo di Recesso non tutela in modo esaustivo il diritto dei cittadini inglesi e di quelli europei di portare il loro partner non europeo nello Stato ospitante dopo il 31 dicembre 2020. Esiste, dunque, una differenza significativa tra i diritti e le tutele garantiti alle coppie sposate e quelle che semplicemente “convivono”. Nonostante i rapporti di convivenza si stiano sempre di più diffondendo ed abbiano ottenuto il riconoscimento statutario in Scozia, in determinate circostanze, tali coppie sembra siano escluse dalla “tutela globale dei diritti dei cittadini” presentata in questa parte dell’accordo di recesso.

In che modo l’Accordo di Recesso tutela i cittadini del Regno Unito che desiderano raggiungere il loro partner nello Stato di origine entro il 2020 o il cittadino europeo nel caso in cui voglia raggiungere il proprio partner britannico nel Regno Unito dopo il 2020?

Non è prevista alcuna tutela per questi cittadini nell’accordo di recesso. Quest’ultimo tutela il diritto dei cittadini inglesi ed europei che vivono in tali Stati prima della data del cut-off date, ossia il 31 dicembre 2020. Ciò significa, ad esempio, che un cittadino inglese residente in Spagna fino al 31 dicembre 2020 ha il diritto di avere vicini i membri familiari, ovvero un coniuge o un partner registrato, i figli a carico di età inferiore ai 21 anni ed i genitori a carico restano con loro in Spagna o raggiungerli indipendentemente dalla loro nazionalità. Lo stesso vale per un cittadino europeo che vive nel Regno Unito entro la fine del periodo di transizione. Quindi il marito, la moglie o il convivente civile del cittadino inglese o europeo possono trasferirsi nel Regno Unito o nello stato europeo per raggiungere il coniuge (insieme a figli e genitori) dopo il 31 dicembre 2020 insieme a bambini e genitori, ma lo stesso non vale per i conviventi.

Un cittadino del Regno Unito che vive in uno stato membro dell’Unione alla fine del 2020 ha diritto a far rimanere i propri familiari, “il coniuge non comunitario o il partner civile registrato con loro nello stato ospitante”. I “membri familiari” possono raggiungere il cittadino britannico nello stato dell’Unione, anche dopo la fine del periodo di transizione, se sono sposati prima della fine del 2020.

Ma, laddove il partner non europeo non è sposato ed è “semplicemente” un convivente, la coppia dovrà dimostrare che la sua relazione è “duratura” ed è nata prima della fine del periodo di transizione. Lo stato ospitante dovrà quindi “facilitare l’ingresso e la residenza” ma solo dopo “un ampio esame delle circostanze personali”, un prerequisito che non è richiesto per le coppie sposate.

Dunque, i cittadini britannici e dell’Unione Europea ed i rispettivi “membri familiari” (cioè marito o moglie, figli minori di 21 anni e genitori) che soggiornano legalmente nello stato ospitante fino al 2020 avranno automaticamente diritto di risiedere nello stato ospitante. Ciò vale anche per i membri familiari non europei o britannici che desiderano raggiungere il cittadino dell’Unione Europea o inglese nello stato ospitante dopo il 2020 a condizione che siano stati “membri familiari” (marito, moglie, figlio o genitore) prima della fine del periodo di transizione. Tali individui possono andarsene e ritornare nello stato ospitante senza visto, lavorare nello stato ospitante ed avere il diritto di essere trattati allo stesso modo dei cittadini di tale stato ospitante.

Tuttavia, i “non familiari”, in particolare i conviventi non britannici e non europei non hanno tale diritto di soggiorno automatico. Il diritto di soggiornare o entrare nello stato ospitante dipende da “un ampio esame delle circostanze personali” e a condizione che sia stata instaurata una “relazione duratura” con il Regno Unito o il cittadino dell’Unione Europea prima del 31 dicembre 2020.

Il progetto di accordo di recesso non tutela il futuro a lungo termine di tutte le coppie del Regno Unito e dell’Unione Europea dopo la Brexit in particolare laddove il loro partner non è un cittadino inglese o europeo.

 

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Brexit: possibili effetti sul consiglio di amministrazione

Di seguito viene esaminato il potenziale impatto della Brexit sulle società irlandesi che soddisfano il requisito del Director residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo avendo un amministratore che risiede nel Regno Unito.

Attualmente tutte le società in Irlanda sono tenute ad avere almeno un amministratore residente in uno Stato membro dello Spazio Economico Europeo in base a quanto dispone la sezione 137 del Companies Act del 2014.

Lo Spazio Economico Europeo è composto da 28 Stati membri dell’Unione Europea e dall’Islanda, dal Liechtenstein e dalla Norvegia.

Molte società irlandesi adempiono al requisito di avere un director residente del SEE avendo un amministratore che è residente nel Regno Unito.

Impatto della Brexit

Come risultato della Brexit, non è ancora chiaro se il Regno Unito continuerà a far parte dello Spazio Economico Europeo.

Nell’ipotesi in cui il Regno Unito esca dallo Spazio Economico Europeo in seguito alla Brexit, ogni società irlandese che adempie al requisito del Director residente nell’ambito del SEE avendo anche solo un amministratore nell’ambito del SEE che risiede nel Regno Unito sarà in contrasto con la Legge.

Una società e qualsiasi suo funzionario che non soddisfi il predetto requisito sarà ritenuto colpevole del reato previsto dalla categoria 4 e sarà soggetta ad una multa che non può essere superiore ai € 5.000.

Esenzioni dall’obbligo di avere un amministratore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo

Una società non è obbligata ad avere un amministratore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo quando ha emesso un’obbligazione del valore di € 25,000. Quest’ultima deve prevedere che, in caso di mancato pagamento da parte della società dell’intera sanzione o parte di essa inflitta inseguito a:

  • Un reato commesso dalla società ai sensi del Companies Act;
  • Un reato commesso dalla società ai sensi dell’articolo 1078 del Taxes Consolidation Act 1997;
  • una sanzione che la società è stata tenuta a pagare ai sensi della sezione 1071 o 1073 del Taxes Consolidation Act del 1997

una somma di denaro diventerà esigibile al fine di estinguere l’importo dovuto dalla società.

Tale obbligazione deve essere valida per un minimo di due anni.

Una società non è tenuta ad avere un amministratore residente nell’ambito del SEE o un’obbligazione nel caso in cui sia stata rilasciata una certificazione dal Registrar of Companies, a seguito di una richiesta (Modulo di registrazione delle imprese B67 accompagnato da una dichiarazione di Entrate) effettuata da quest’ultima, stabilendo che la società ha un legame reale e continuo con una o più attività economiche che vengono svolte all’interno dello Stato. Affinché tale legame venga stabilito, i Revenue Commissioners devono verificare che la società soddisfi una delle seguenti condizioni:

  1. gli affari della società devono essere gestiti da uno o più soggetti da una sede legale principale stabilita nello Stato e tali soggetti devono essere autorizzati dalla società ad agire per suo conto;
  2. la società deve svolgere un’attività commerciale nello Stato;
  3. la società deve essere una controllata o una holding di una società o altre entità che soddisfi entrambe le condizioni di cui alle lettere a) e b);
  4. la società è una controllata di una società, un’altra controllata della quale soddisfa una o entrambe le condizioni indicate in (a) e (b).

Tale certificato sarà concesso soltanto nel caso in cui la società in questione riesca a fornire prova al Registro delle imprese del fatto che esista tale legame.

Conclusione

Resta da vedere se la Brexit comporterà l’uscita del Regno Unito dallo Spazio Economico Europeo. In caso positivo, le imprese che attualmente soddisfano il requisito del direttore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo avendo un amministratore residente nel Regno Unito dovranno adottare misure per adempiere a tale criterio in un altro modo, sia nominando un direttore che risiede in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo o avvalendosi di una delle suddette esenzioni a questo requisito previste dalla legge.

 

 

 

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Convegno sulla Brexit

Ascheri Academy, in collaborazione con la Coventry University e la University of East London, ha organizzato un importante convegno sulla Brexit, che si terra’ a Londra venerdi’ 20 luglio 2018 a partire dalle ore 9.00 am.

Se desideri consultare il programma completo del convegno, clicca qui.

Il seminario e’ gratutio ed e’ stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Napoli con 4 crediti formativi, validi per l’aggiornamento professionale forense.

Per maggiori informazioni su come raggiungere il luogo dell’evento e per iscriverti, clicca qui.

 

 

 

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Belgio: azioni collettive ora disponibili per le PMI e per i lavoratori autonomi

Il legislatore belga ha da poco approvato una nuova legge con lo scopo di ampliare la portata del sistema belga di ricorso collettivo, rendendo le azioni collettive disponibili anche per le piccole e medie imprese e per i lavoratori autonomi.

La legge, datata il 30 marzo 2018, e’ stata pubblicata nella Gazzetta dello Stato Belga il 22 maggio 2018 e modifica il Libro XVII, Titolo 2 del Codice belga di diritto economico, così come introdotto nel 2014.

Come originariamente redatto, il Libro XVII, Titolo 2 del Codice belga di diritto economico consentiva ai consumatori che erano stati personalmente danneggiati in seguito a una causa comune di presentare un’azione di ricorso collettivo (nota anche come azione collettiva) per danni attraverso un gruppo di rappresentanti.

A partire dal 1 ° giugno 2018, lo stesso tipo di ricorso viene messo a disposizione delle PMI e dei lavoratori autonomi, che possono ora – attraverso un gruppo rappresentativo – presentare un’azione di ricorso collettivo nei confronti di un’attività che viola i suoi obblighi contrattuali o una limitata lista di leggi europee o nazionali (la violazione deve essersi verificata dopo il 1 settembre 2014).

Le PMI sono definite come imprese belghe o straniere che impiegano meno di 250 dipendenti e che hanno un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro o un bilancio annuale totale inferiore a 43 milioni di euro. Di conseguenza, la maggior parte delle società belghe potrà beneficiare di questo sistema di ricorso collettivo. Secondo la Federazione delle imprese in Belgio, non meno del 98% di tutte le imprese belghe potranno ora ricorrervi.

La procedura di presentazione di un’azione di ricorso a disposizione delle PMI e dei lavoratori autonomi è la stessa procedura prevista per i consumatori nel 2014. Essi devono essere rappresentati da un rappresentante del gruppo accreditato, come un’organizzazione interprofessionale riconosciuta all’interno del Consiglio Superiore per i Lavoratori Autonomi e le PMI.

D’ora in avanti, solo il Tribunale Commerciale di Bruxelles potrà pronunciarsi sulle azioni di ricorso collettivo. La Corte d’Appello di Bruxelles rimarrà competente per i ricorsi presentati contro le decisioni emesse dal Tribunale Commerciale di Bruxelles.

Sebbene questa innovazione legislativa dovrebbe garantire una miglior protezione e applicazione dei diritti delle PMI, l’estensione esporrà le società a un aumento del rischio di contenzioso. Potrebbe effettivamente provocare un aumento delle richieste di risarcimento B2B, tra l’altro basate sulle violazioni di pratiche di mercato, della legge in materia di concorrenza o in materia di GDPR.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Spagna: motivi per la mancata adesione al sistema brevettuale unitario

Il Ministro dell’Energia, del Turismo e dell’Agenda digitale (al momento responsabile dei brevetti) ha confermato che la Spagna sta mantenendo la sua posizione nella non adesione al sistema di brevetto unitario.

Il Ministro ha parlato in una recente sessione plenaria del Congresso dei Deputati in risposta al quesito da parte dell’opposizione se la posizione fosse sempre la stessa.

Tutti i partiti dell’opposizione avevano espresso il loro supporto all’adesione al brevetto unitario e al sistema UPC (Unified Patent Court) nei precedenti dibattiti parlamentari e, come mostra questa nuova domanda, il tema in merito all’adesione o meno è ancora molto vivo nella politica spagnola.

Per quanto riguarda le ragioni per non partecipare al nuovo sistema, nel Marzo 2017, il Ministro allora responsabile dei brevetti aveva affermato che queste giravano intorno al fatto che lo spagnolo non era una delle lingue ufficiali.

Il deputato che ha ora sollevato la questione ha affermato che riteneva che queste ragioni non avessero molto senso. Oltre a notare che la registrazione di un brevetto europeo richiede l’utilizzo di un’altra lingua che non sia lo spagnolo, e che il sistema unitario di brevetto fornirà alcune compensazioni per i costi di traduzione, ha detto che il sostegno del governo alla legislazione del mercato unico e all’armonizzazione è in contraddizione con la sua promozione della coesistenza di due sistemi di brevetti.

Per quanto riguarda il regime linguistico, il Ministro, pur riconoscendo i punti del deputato, ha fatto riferimento al potenziale onere aggiuntivo per le società spagnole (con particolare riferimento alle piccole – medie imprese). Per quanto riguarda il mercato unico, il Ministro ha risposto che il sistema di brevetto unitario non è una armonizzazione europea ma è stata invece formata mediante la procedura di cooperazione rafforzata per quei paesi che desiderano parteciparvi. In aggiunta al regime linguistico, il Ministro ha indicato le seguenti ragioni per non partecipare:

  • l’incertezza del futuro del sistema dovuta in gran parte alla Brexit;
  • una società spagnola sarebbe ancora in grado di ottenere un brevetto unitario e applicarlo (fuori dalla Spagna) nell’UPC; e
  • maggiori spese del contenzioso nell’UPC che in un tribunale spagnolo, il che costituirebbe un particolare problema per le PMI.

 

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Hong Kong: la SFC pubblica gli obblighi informativi per i conti discrezionali

Il 23 maggio 2018, la Securities and Futures Commission (SFC) ha pubblicato le conclusioni della sua consultazione relativa agli obblighi informativi per i conti discrezionali (Conclusioni di Consultazione). Esse consistono in emendamenti al Codice di condotta per le persone autorizzate o registrate presso la Securities and Futures Commission (Code).

Gli emendamenti del Codice mirano a rispondere alle domande che sono state sollevate per la prima volta in risposta al documento di consultazione dell’SFC sui miglioramenti proposti alla normativa sulla gestione patrimoniale che era stata pubblicata il 23 novembre 2016.

In particolare, non era chiaro in che modo determinati obblighi informativi del Codice si applicassero ai conti discrezionali. In risposta, il 16 novembre 2017, la SFC ha pubblicato un’ulteriore consultazione finalizzata a chiarire la posizione dei conti discrezionali, contestualmente alla pubblicazione delle sue conclusioni tratte dalla consultazione iniziale.

Le Conclusioni della Consultazione definiscono la posizione finale della SFC in merito agli obblighi informativi per i conti discrezionali. Le modifiche finali del Codice sono state pubblicate il 25 maggio 2018 (una versione aggiornata degli emendamenti, che mostra ulteriori revisioni effettuate a seguito di un feedback alla consultazione, può essere trovata nell’Appendice A delle Conclusioni di Consultazione).

Le modifiche del Codice entreranno in vigore il 25 novembre 2018. La SFC ha fornito ulteriori indicazioni tramite domande frequenti, che verranno aggiornate di volta in volta.

A chi si applicheranno gli obblighi informativi?

Gli obblighi di informativa modificati (nella forma di un nuovo comma 7.2 del Codice) si applicheranno agli intermediari:

  • Che ricevono benefici dagli emittenti di prodotti nel corso della fornitura discrezionale di servizi di gestione; e
  • Che ricavano profitti commerciali da prodotti acquistati da o venduti a terzi per i conti discrezionali.

Che cosa comprenderanno tali obblighi?

  • La percentuale massima di benefici monetari per l’investimento di un tipo di prodotto deve essere divulgata. I “benefici monetari” includeranno benefici monetari sia quantificabili che non. Laddove i benefici monetari non siano quantificabili, l’esistenza e la natura di tali benefici dovrebbero essere rivelate.
  • La percentuale massima di profitti commerciali per l’investimento di un tipo di prodotto deve essere indicata nelle circostanze in cui non si assume alcun rischio di mercato e si realizza l’utile commerciale per effettuare (i) un acquisto di un prodotto di investimento da un terzo per un cliente, o (ii) una vendita di un prodotto di investimento a una terza parte per un cliente.

Sono inoltre comprese le seguenti informazioni generiche:

  • Il conseguimento di un beneficio deve essere indicato quando esiste un accordo di remunerazione non esplicito che dà luogo a un vantaggio monetario.
  • L’esistenza e la natura dei benefici non monetari da parte dell’emittente di un prodotto devono essere comunicate.

Esenzione

Ci sarà un’esenzione dal nuovo comma 7.2 del Codice in relazione agli investitori professionali istituzionali, nonché agli investitori professionali aziendali nel caso in cui siano rispettati i requisiti pertinenti di cui ai commi 15.3A e 15.3B del Codice.

La divulgazione dovrebbe essere fatta per iscritto ai clienti al momento dell’apertura del conto o prima di concordare i discrezionali servizi di gestione con il cliente.

E` richiesta solo una divulgazione una tantum, e un’informativa aggiornata dovrebbe essere fornita al cliente non appena sia possibile nel caso in cui ci siano dei cambiamenti.

La SFC ha inoltre stabilito (nella FAQ 2) che, laddove nessun vantaggio o profitto commerciale sia ottenuto da un intermediario, non e` richiesta alcuna informativa sebbene tali informazioni possano essere fornite agli investitori come informazioni aggiuntive.

I nuovi obblighi informativi costituiscono l’ultimo tassello del puzzle del regime potenziato della SFC  per i gestori patrimoniali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Norvegia: il Parlamento rifiuta la “Google Tax”

Il Parlamento norvegese ha respinto una proposta legislativa diretta all’introduzione di un’imposta sui modelli di business digitali, denominata “Google tax”, suggerendo al Governo di rivedere la questione della tassazione digitale in collaborazione con l’OCSE.

Il Parlamento ha invitato, inoltre, il Governo a fornire una valutazione su come la Norvegia seguirà i lavori dell’OCSE in quest’area entro l’autunno del 2019 e ha affermato che, allo stesso tempo, il Governo dovrebbe  valutare l’idoneità delle imposte temporanee sulle società digitali e valutare le possibili conseguenze dell’introduzione di una tassa sulle società digitali simile a quella proposta dalla Commissione europea nel marzo 2018.

 

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Norvegia: previste agevolazioni fiscali

Il Governo norvegese, il 15 maggio 2018, ha pubblicato una revisione del bilancio che prevede l’esenzione dall’IVA per le pubblicazioni elettroniche, le sgravi fiscali per le imprese ed un regime fiscale semplificato per i lavoratori stranieri.

A partire dal 2019, le modifiche alle imposte personali per i lavoratori stranieri vedranno l’introduzione di un regime di aliquota forfettaria del 25%, senza l’ammissibilità per le detrazioni. “L’assegno speciale per lavoratori stranieri” sarà abrogato.

Altre modifiche includono, inoltre, l’introduzione di nuove norme amministrative per le richieste di riduzione dell’imposta sui dividendi per gli azionisti stranieri.

Le modifiche per i datori di lavoro si concentrano sulle norme fiscali per le prestazioni in natura. Verranno, inoltre, modificate le norme sulla tassazione dei redditi da risparmio.

 

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Gli Emirati Arabi Uniti rilasciano una guida su come recuperare l’IVA sulle nuove costruzioni

L’Autorità Fiscale degli Emirati Arabi Uniti ha rilasciato una guida su come ottenere il rimborso dell’IVA sulle nuove costruzioni.

I cittadini degli Emirati Arabi Uniti sui quali grava l’IVA quando costruiscono una abitazione per il proprio uso esclusivo, hanno diritto a chiedere il rimborso dell’IVA a condizione che l’IVA si riferisca ai costi di costruzione.

La richiesta per ottenere il rimborso dell’IVA va effettuata online. La prima fase consiste nello scaricare, completare e presentare un modulo di rimborso all’Autorità fiscale entro 6 mesi dal completamento dei lavori di costruzione. Ai richiedenti che hanno diritto ad ottenere il rimborso verrà rilasciato un reference number.

I richiedenti devono quindi presentare la richiesta di rimborso dell’IVA ad un organismo di controllo accreditato dall’Autorità che emetterà successivamente un “Codice di Verifica” indicando l’importo delle imposte pagate rispetto all’importo rimborsabile e lo invia all’Autorità. Quest’ultima procederà quindi alla richiesta di rimborso dell’IVA finale.

Nessuna tassa è prevista da pagare per la richiesta di rimborso IVA.

Una guida completa sulla procedura di rimborso dell’IVA è disponibile in arabo sul sito web dell’Autorità.

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Finlandia-Spagna: nuovo trattato fiscale a partire dal 2019

La Finlandia e la Spagna hanno raggiunto un nuovo accordo che amplierà i diritti di tassazione del Governo finlandese per quanto riguarda i redditi da pensione e sarà efficace a partire dal 2019.

Il Ministero ha dichiarato il 17 maggio che, in base al trattato fiscale in vigore, i redditi da pensione versati ai residenti in Spagna sono tassati in Finlandia solo nel caso delle pensioni del settore pubblico. Il trattato soggetto a revisione consentirà alla Finlandia di tassare tutte le pensioni pagate dalla Finlandia ai residenti in Spagna, comprese le pensioni del settore privato.

Il nuovo trattato fiscale rafforza, inoltre, il diritto della Finlandia di tassare i redditi da locazione e le plusvalenze prodotti da persone residenti in Spagna derivanti da appartamenti residenziali situati in Finlandia.

La Finlandia e la Spagna hanno approvato il nuovo testo rispettivamente nell’aprile 2018. Secondo il Ministero, il trattato soggetto a revisione entrerà in vigore il 30 luglio 2018 e produrrà effetto dal 1 ° gennaio 2019.

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Non – doms: ultimi aggiornamenti

Nel discorso sul bilancio del luglio 2015, l’allora cancelliere George Osborne aveva annunciato una serie di modifiche fiscali aventi ad oggetto i soggetti che non sono domiciliati nel Regno Unito, tra cui l’abolizione dello status di non-domiciliato permanente. I tre anni successivi a quell’annuncio sono stati piuttosto incerti per tutti i soggetti qualificati come “non-doms”.

Dopo questo lungo e confuso periodo di tempo, tuttavia, tutte le modifiche annunciate da George Osborne sono ora entrate in vigore. Risulta pertanto necessario ricapitolare la situazione sul punto per capire esattamente cos’è cambiato.

Di seguito vengono elencate le modifiche che sono state introdotte con il Finance (N.2) Act del 2017. L’ultima modifica è stata approvata a novembre 2017, ma è stata retrodatata al 6 aprile 2017. Molte delle modifiche interessano solo i cosiddetti UK resident foreign domiciliaries (RNDs), e cioè coloro che hanno la residenza nel Regno Unito ma sono domiciliati all’estero, mentre altre modifiche in tema di imposta sulle successioni sono importanti anche per i soggetti non residenti.

  • Sono state create nuove norme in tema di deemed domicile con riferimento alla disciplina dell’imposta sui redditi, dell’imposta sulle plusvalenze e dell’imposta sulle successioni. I soggetti domiciliati e nati al di fuori del Regno Unito sono ora soggetti alla cosiddetta “15 out of 20 tax years rule”, secondo la quale tali soggetti vengono considerati come domiciliati nel Regno Unito a partire dall’inizio del sedicesimo anno fiscale di residenza continuativa nel Regno Unito. A partire da tale data, tali soggetti non potranno piu’ utilizzare il sistema fiscale di remittance basis. È inoltre prevista una regola specifica per coloro che hanno domicilio all’estero ma sono nati nel Regno Unito ed erano qui domiciliati al momento della nascita: tali soggetti vengono considerati domiciliati nel Regno Unito in ogni anno fiscale in cui hanno la residenza nel Regno Unito e, pertanto, gli stessi non possono utilizzare il regime di remittance basis.

 

  • Con riferimento a quei soggetti che sono domiciliati al di fuori del Regno Unito e non vengono qualificati come “deemed domiciled” il campo di applicazione dell’imposta di successione è stato ampliato al fine di ricomprendere anche quEi beni non siti in UK che hanno però qualche connessione con un immobile sito nel Regno Unito. Le modifiche in questione possono pertanto influire sull’imposta di successione applicata alle azioni non UK di società che detengono immobili siti nel Regno Unito. Le modifiche di cui sopra, tuttavia, hanno ulteriori implicazioni: in base alle nuove norme, ad esempio, anche i conti correnti non UK o gli investimenti effettuati al di fuori del Regno Unito verranno soggetti ad imposta di successione quando è stata costituita una garanzia per un prestito connesso ad un immobile sito in UK.

 

  • È previsto un notevole sgravio fiscale definito “rebasing relief” per coloro che sono residenti in UK ma domiciliati all’estero (RNDs) che in data 6 aprile 2017 hanno acquisito lo status di “deemed domiciled” ai fini dell’imposta sui redditi e dell’imposta sulle plusvalenze in base all’applicazione della regola “15 out of 20 tax years” (anche se gli stessi venivano comunque considerati domiciliati nel Regno Unito ai fini dell’imposta di successione) e che hanno già versato l’imposta per l’adesione al regime di remittance basis per almeno un anno fiscale. Tale sgravio fiscale può essere utilizzato con riferimento a molti beni non UK e ha l’effetto di eliminare l’imposta che sarebbe altrimenti dovuta sull’aumento di valore del bene nell’intervallo di tempo tra la data dell’acquisto e il 5 aprile del 2017.

 

  • È previsto uno sgravio fiscale, disponibile per un’ampia categoria di soggetti residenti in UK ma non domiciliati nel paese, che consente di separare il capitale, i redditi e/o le plusvalenze di un conto corrente non UK al fine di semplificare i trasferimenti di denaro esenti da imposta o a bassa tassazione. L’agevolazione si applica a determinati trasferimenti effettuati tra il 6 aprile del 2017 e il 5 aprile del 2019. Può essere inoltre combinato con lo sgravio del “rebasing relief”: ad esempio, un bene non UK può essere venduto, realizzando in tal modo un profitto esente da imposta, e questo capitale può essere separato (tramite un apposito trasferimento dal conto in cui è stato versato il ricavato della vendita) dalle altre somme imponibili utilizzare per l’acquisto del bene. Al fine di utilizzare entrambe le agevolazioni in questo modo, la vendita in questione e il successivo trasferimento devono avvenire entro il 6 aprile del 2019.

 

  • La disciplina dei cosiddetti non-resident trusts è stata profondamente modificata. La modifica piu’ importante riguarda senza dubbio l’istituzione di un nuovo concetto, il cosiddetto “protected settlement”. Il trust istituito da un soggetto domiciliato all’estero che si qualifica come protected settlement comporta che lo stesso non è trasparente con riferimento ai redditi e utili esteri. Ciò significa che queste entrate non vengono considerate del soggetto che ha istituito il trust ai fini dell’imposta nel Regno Unito, anche quando il soggetto è residente in UK ed e’ beneficiario del trust medesimo. La stessa disciplina si applica anche nei casi in cui il soggetto che ha istituito il trust acquisisce lo status di deemed domiciled in base alla regola “15 out of 20 tax years” a condizione che non siano state effettuate determinate transazioni che possano “macchiare” il trust. In sostanza, ciò accade quando il soggetto che ha costituito il trust, una volta acquisito lo status di deemed domiciled nel Regno Unito, conferisce nel trust un immobile o altro bene, oppure quando questo conferimento viene effettuato da un altro trust di cui il soggetto in questione è a sua volta settlor o, ancora, da un trust di cui questi e’ beneficiario. Inoltre, e’ essenziale che i trustees di quei trusts che sono stati costituiti da soggetti residenti non domiciliati nel Regno Unito e che successivamente sono divenuti deemed domiciled nel Regno Unito evitino di porre in essere specifiche transazioni (definite in inglese “tainting transactions”). Transazioni di questo tipo, infatti, determineranno una modifica al trust, nel senso che lo stesso diventera’ trasparente e perdera’ quei vantaggi fiscali (con riferimento a imposta sui redditi e imposta sulle plusvalenze) derivanti dal fatto che il trust fosse qualificato come “non residente”.

 

  • Altra importante modifica relativa ai trust non residenti riguarda la valutazione, a fini fiscali, dei benefici ricevuti dagli stessi. Sono state inserite infatti nuove regole con riferimento al trattamento fiscale dei prestiti senza interessi, di quei prestiti dove gli interessi maturano ma vengono capitalizzati invece di essere pagati.

 

  • Ai sensi della legge precedente, era possibile “ripulire” gli utili di un trust non residente mediante la distribuzione degli stessi ai beneficiari non residenti, consentendo in tal modo successive distribuzioni ai beneficiari residenti in UK senza che tali beneficiari venissero tassati su tali utili. Tuttavia, secondo quanto stabilito in linea di principio dalla nuova normativa, non è piu’ possibile effettuare tali operazioni, tranne in casi specifici.

 

  • Secondo la precedente normativa, inoltre, era anche possibile effettuare una distribuzione di utili di un trust non residente a un beneficiario che non era soggetto a imposta UK su tali utili (in quanto non residente o perché’ aveva optato per il regime di remittance basis) e tale beneficiario poteva a sua volta effettuare una donazione ad una persona residente nel Regno Unito senza che il donatario venisse a sua volta tassato per l’importo ricevuto. Tale operazione è ora praticamente impossibile, a meno che non vi sia un intervallo di tempo di almeno tre anni tra la distribuzione degli utili del trust al beneficiario e la successiva donazione effettuata da quest’ultimo. In assenza di tale condizione, il donatario verrà ora considerato, ai fini dell’imposta UK, come se lo stesso avesse ricevuto i soldi direttamente dal trust sotto forma di distribuzione.

 

Queste modifiche riflettono un chiaro irrigidimento della disciplina fiscale relativa ai soggetti domiciliati al di fuori del Regno Unito e alle strutture costituite da questi ultimi.

 

 

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Germania: il governo Tedesco emana il Draft Act sulle class actions

Come concordato nell’accordo di Coalizione dell’attuale governo tedesco, il 9 maggio 2018 il Ministero federale della giustizia ha presentato ufficialmente la legge sui procedimenti del modello dichiarativo (“il Draft Act”), dopo lunghe negoziazioni dell’ultimo minuto all’interno del governo.

Il Draft Act, se approvato, darebbe alle istituzioni qualificate il diritto di far valere le pretese legali a nome delle varie categorie di consumatori con lo scopo di ottenere delle decisioni. Il progetto e` quello di rendere esecutivo il Draft Act entro il 1 novembre 2018.

La Commissione Europea ha pubblicato una proposta che si muove nella stessa direzione, e i suoi suggerimenti vanno ben oltre la proposta di legge emanata dal Governo tedesco. La Germania quindi si sta già impegnando al fine di anticipare la prossima legislazione in materia, sebbene il Draft Act non sia stato ancora reso esecutivo. Pertanto si prevede che in questo ambito del diritto verranno intraprese azioni specifiche – e potenzialmente divergenti – a livello degli Stati Membri e dell’UE.

Presentato dal Ministero federale della giustizia tedesca, il Draft Act, se approvato, assegnerebbe alle istituzioni qualificate il diritto di proporre azioni collettive per le categorie di consumatori, al fine di ottenere un giudizio dichiarativo. L’attuazione del Draft Act e` prevista per il 1 novembre 2018.

Elementi fondamentali del Draft Act

Un’azione relativa ad un reclamo o ad un rapporto giuridico tra un consumatore e una società puo’ essere sollevata da qualsiasi istituzione qualificata che è stata registrata per quattro anni ai sensi della Legge tedesca sui provvedimenti ingiuntivi o (straniera) con la Commissione europea ai sensi della Direttiva 2009/22 / CE. Inoltre, l’istituzione deve essere composta da 10 associazioni o 350 persone fisiche. Non può ricevere più del 5% dei suoi mezzi finanziari da persone giuridiche e non può utilizzare procedimenti standard al fine di ottenere profitto.

Per avviare i procedimenti in questione, l’associazione dei consumatori deve dimostrare di rappresentare 10 consumatori identificati che sono coinvolti. L’avvio dei procedimenti non impedisce ai consumatori di presentare reclami individuali. Una volta che è stato avviato il procedimento standard, nessun ulteriore procedimento standard può essere avviato sulla base dei medesimi fatti contro lo stesso convenuto.

Affinché il procedimento venga esaminato dal tribunale, 50 richiedenti devono aderire al reclamo registrando la propria domanda in appositi registri entro un periodo di due mesi.

Qualsiasi consumatore vittima delle presunte violazioni ha il diritto di aderire al procedimento standard in corso registrando la propria richiesta almeno un giorno prima dell’udienza.

Qualsiasi consumatore che abbia già aderito al procedimento standard può recedere dal procedimento.

I procedimenti standard vengono risolti mediante l’emissione di una sentenza dichiarativa da parte del tribunale o mediante regolamento.

Le conclusioni della sentenza dichiarativa del tribunale hanno effetto vincolante per qualsiasi consumatore che abbia avuto accesso al procedimento prima dell’udienza. Sulla base di queste risultanze, il consumatore può avviare un procedimento individuale per danni.

In alternativa, l’istituzione qualificata può risolvere il contenzioso per conto di tutti i consumatori registrati. Qualsiasi accordo deve essere approvato dal tribunale competente, che concederà l’approvazione nel caso in cui l’accordo tra le parti costituisca un “accordo amichevole adeguato”. L’accordo diventa valido a meno che il 30% o più di tutti i consumatori registrati scelga esplicitamente di rinunciarvi.

Il diritto di avviare un procedimento standard e` concesso a qualsiasi istituzione qualificata registrata ai sensi della Injunctive Relief Act (Unterlassungsklagegesetz) o della Direttiva 2009/ 22 / CE. La questione relativa a chi dovrebbe avere il diritto di promuovere un reclamo e’ stata abbondantemente affrontata durante la preparazione del Draft Act, in quanto vi e` una legittima preoccupazione che il diritto di agire possa essere abusato.

L’attuale proposta di legge mostra l’applicazione di alcune limitazioni al diritto di agire. In particolare, il requisito secondo cui un’istituzione qualificata registrata per quattro anni impedirà la creazione di tali istituti per il solo scopo di poter presentare istanze di procedimento standard.

Tuttavia, tali limitazioni non eliminano del tutto la preoccupazione che un’istituzione qualificata ammissibile possa collaborare con finanziatori di terze parti e / o studi legali specializzati in azioni collettive o reclami di gruppo. Tale combinazione potrebbe essere altamente redditizia per lo studio legale o per il finanziatore del contenzioso e, allo stesso tempo, non comprometterebbe il diritto dell’istituzione qualificata di agire in giudizio.

Inoltre, la logica alla base del Draft Act era quella di migliorare i diritti dei consumatori superando la cosiddetta “razionale mancanza di interesse” che un consumatore si trova di fronte quando presenta una richiesta di rimborso per una piccola somma di danno. Tuttavia, ai sensi del Draft Act, ogni consumatore dovrebbe comunque completare un processo di due fasi. In primo luogo, il consumatore dovrebbe dar luogo o aderire a una richiesta presentata da un ente qualificato al fine di ottenere un giudizio dichiarativo. In secondo luogo, il consumatore dovrebbe promuovere una richiesta di risarcimento a parte.

Non si sa tuttavia se i consumatori vorranno passare attraverso un processo così complesso in caso di danni di piccola entità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commissione Europea si occupa di SPC e di Brexit

Il 27 aprile 2018 la Commissione Europea ha pubblicato un avviso alle parti interessate relativo all’impatto della Brexit sui certificati complementari di protezione (SPC) per medicinali e prodotti fitosanitari.

Un SPC è un diritto IP, derivante dai Regolamenti SPC che ha effetto alla fine del termine legale di un brevetto e compensa parzialmente l’erosione del periodo di 20 anni di protezione del brevetto dovuta al lungo e costoso processo normativo che porta alla concessione di un’autorizzazione per l’immissione in commercio.

La durata di un CPC è per un periodo pari al periodo decorrente dal momento in cui è stata presentata la domanda di brevetto di base, alla data della prima autorizzazione di immissione del prodotto sul mercato Europeo, ridotto ad un periodo di 5 anni e soggetto ad un limite di 5 anni.

La comunicazione della CE affronta due questioni derivanti dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea il 30 marzo 2019 (“la data del recesso”).

In primo luogo, con riferimento a come verrà calcolata la durata degli SPC nell’Unione Europea-27, l’avviso conferma che:

  • Qualsiasi autorizzazione all’immissione in commercio rilasciata dal Regno Unito a partire dalla data di recesso non sarà considerata una prima autorizzazione ai fini dei Regolamenti SPC;
  • Qualsiasi autorizzazione all’immissione in commercio rilasciata dal Regno Unito prima della data di recesso sarà considerata una prima autorizzazione ai fini dei Regolamenti SPC.

In secondo luogo, l’avviso afferma che, salvi eventuali accordi transitori, a partire dalla data di recesso i Regolamenti SPC non si applicheranno più al Regno Unito.

L’avviso riconosce il fatto che vi siano negoziazioni in corso tra l’Unione Europea ed il Regno Unito con lo scopo di raggiungere un accordo di recesso. In particolare, viene sottolineata la necessità di chiarimenti su come verranno trattate le domande pendenti di SPC del Regno Unito presentate prima della data del ritiro. La posizione attuale dell’Unione Europea è che se tali domande sono pendenti alla data del recesso, dovrebbero essere completate conformemente alla legislazione dell’Unione Europea.

L’avviso riconosce, inoltre, che la data in cui la legislazione dell’Unione Europea non si applicherà più al Regno Unito potrebbe essere respinta con un accordo tra l’Unione Europea ed il Regno Unito. L’attuale progetto relativo all’accordo sul recesso suggerisce fortemente che il diritto dell’Unione Europea (e quindi i regolamenti SPC) continuerà ad essere applicabile al Regno Unito fino al 31 dicembre 2020.

Sebbene questo avviso fornisca alle parti interessate alcune risposte relative agli SPC ed alla Brexit, resta ancora molto da stabilire. Soprattutto il Regno Unito ha bisogno alla fine di decidere se vuole un diritto “SPC-equivalente” post-Brexit e, in tal caso, come sarà allineato questo diritto con l’attuale sistema europeo.

 

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Regno Unito: come ottenere la cittadinanza

Lo scandalo denominato “Windrush” a suo tempo ha spinto il governo ad offrire gratuitamente la cittadinanza inglese ai cittadini del Commonwealth che sono arrivati nel Regno unito prima del 1973. Tuttavia, tale decisione non è stata rispettata a lungo.

Ci sono attualmente milioni di persone che vivono nel Regno Unito legalmente e possiedono un permesso di soggiorno a tempo indeterminato o la residenza permanente. Il Regno Unito dovrebbe aiutare tali soggetti ad acquisire la cittadinanza inglese.

Fino a circa vent’anni fa, era normale che un soggetto che aveva acquisito il diritto a rimanere a tempo indeterminato nel Regno Unito presentasse domanda per ottenere la cittadinanza inglese. Ciò non significa che tutti automaticamente presentassero domanda per la cittadinanza, anche perché per qualcuno il Paese di origine non consentiva il possesso della doppia cittadinanza, ma per coloro che invece volevano ottenerla il processo era semplice e veloce.

Al giorno d’oggi, invece, il processo è piu’ complicato e soprattutto molto costoso. Richiedere la cittadinanza per naturalizzazione costa oggi 1.330 sterline, dieci volte di piu’ rispetto a quanto costava una volta. Bisogna inoltre tenere presente che molte persone che possono presentare domanda hanno già speso migliaia di sterline in tasse di immigrazione e molti di questi non si possono permettere di sostenere i costi per la naturalizzazione. Altri ancora potrebbero sostenerle, ma si chiedono se ne valga la pena, in quanto sono comunque già in possesso del diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito a tempo indefinito.

Il risultato è che, al giorno d’oggi, migliaia sono le persone che hanno fatto del Regno Unito la loro casa e che vi lavorano e pagano le tasse, ma non sono cittadini inglesi e non hanno il diritto di voto.

I cittadini del Commonwealth possono votare, ma i cittadini europei non possono votare alle elezioni generali e altri ancora non possono votare per nulla. Le persone che non hanno diritto di voto sanno bene che le loro opinioni poco contano per il paese e per tale motivo potrebbero essere meno interessati in quello che accade attorno a loro e meno desiderosi di esserne coinvolti. Gli Stati Uniti conoscono bene questa problematica e, per tale motivo, il sito del Department of Homeland Security incoraggia i soggetti titolari della green card a richiedere la cittadinanza americana.

Se il governo inglese non si affretta a fare qualcosa, infatti, i cittadini europei che vivono nel Regno Unito e i loro figli potrebbero fare parte di un nuovo scandalo, simile allo scandalo “Windrush” ma su piu’ larga scala.

Uno dei modi per fare fronte al problema è quello di aiutare i cittadini europei ad ottenere la cittadinanza inglese. Bisogna tuttavia sottolineare che molte di queste persone forse non hanno un forte desiderio di diventare cittadini inglesi, anche a causa del rifiuto del governo dopo il referendum di garantire il loro diritto a rimanere in UK. Però, c’è anche da dire che molte di queste persone potrebbero prendere in considerazione tale opzione se solo il procedimento fosse piu’ semplice.

Come prima cosa, il Governo potrebbe ridurre l’imposta per la naturalizzazione da 1.330 sterline a 372 sterline, costo effettivo per processare la domanda.

I cittadini europei inoltre incontrano un altro ostacolo quando presentano domanda per la naturalizzazione. Infatti, siccome il passaporto di questi ultimi non viene timbrato ogni qual volta fanno ingresso nel Regno Unito, l’Home Office solitamente richiede a tali soggetti di fornire una “prova alternativa” per dimostrare la loro residenza continuativa nel Regno Unito per un periodo di cinque anni, necessario per la naturalizzazione (tre anni nel caso in cui il soggetto sia sposato con un cittadino inglese).

Tale procedura non ha molto senso. Da novembre 2015, tutti i cittadini europei che richiedono la naturalizzazione nel Regno Unito devono prima ottenere un documento che ne attesti il diritto di residenza permanente, e per ottenere quest’ultimo devono dimostrare all’Home Office di aver risieduto legalmente nel Regno Unito per un periodo di almeno cinque anni. Quando tali soggetti presentano domanda per la naturalizzazione all’Home Office, questo richiede nuovamente loro di fornire prove simili, e spesso le domande vengono rifiutate.

Altri cittadini (come quelli americani, ad esempio) non devono fornire prova di aver risieduto in UK quando presentano domanda per la naturalizzazione anche se i timbri sul loro passaporto di fatto non dimostrano quanto tempo tali soggetti hanno trascorso nel Regno Unito (il Regno Unito, infatti, ha abolito i timbri all’uscita già molti anni fa). E inoltre, a coloro che hanno in precedenza richiesto il servizio Registered Traveller non viene nemmeno timbrato il passaporto perché’ possono utilizzare le porte per i passaporti elettronici presenti nei vari aeroporti.

L’Home Office raccoglie le informazioni relative all’entrata e all’uscita delle varie persone dalle aerolinee e le custodisce all’interno dei propri database per cinque anni. Pertanto, è già in possesso di numerosi informazioni. Queste ultime, assieme alle informazioni raccolte per processare la precedente domanda del soggetto volta ad ottenere il permesso di residenza permanente, dovrebbero essere sufficienti.

L’imposizione di ulteriori oneri sui cittadini europei potrebbe scoraggiare questi ultimi dal presentare domanda per ottenere la cittadinanza.

È importante sottolineare che aiutare i cittadini europei e gli altri a diventare cittadini inglesi non e’ solo utile a questi ultimi, ma potrebbe anche aiutare a ridurre il divario nel paese, divenuto molto evidente soprattutto dopo il referendum sulla Brexit.

 

 

 

 

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Brexit: il Regno Unito e l’Unione Europea raggiungono un accordo

Il Regno Unito e l’Unione Europea sembrano aver raggiunto un accordo definitivo sui diritti dei cittadini europei dopo la Brexit, il cui effetto è che quest’ultimi continueranno a beneficiare del diritto di libera circolazione dell’Unione Europea fino alla fine del periodo di transizione, ossia il 31 dicembre 2020. Sorprendentemente, questo significa che il Regno Unito ha accettato di rinunciare ad uno dei capisaldi della linea negoziale adottata, secondo cui tutti i cittadini europei saranno soggetti alla legge sull’immigrazione del Regno Unito dopo che il quest’ultimo lascerà l’Unione Europea il 29 marzo 2019. I cittadini dell’Unione Europea ora non saranno più soggetti alla legge sull’immigrazione del Regno Unito fino al 1 gennaio 2021 e, in alcuni casi, fino al 30 giugno 2021. Nella pagina del sito web dell’Home Office dal titolo “Esempi di casi studio: diritti dei cittadini europei nel Regno Unito” è spiegato come tale accordo verrà applicato ai cittadini dell’Unione Europea.

“In sintesi, i cittadini dell’Unione Europea che hanno completato i cinque anni di permanenza nel Regno Unito prima della fine del periodo di transizione potranno presentare la domanda per ottenere il “settled status “(che è effettivamente lo status di persona stabilmente residente disciplinata dalla legge del Regno Unito). Il Governo britannico sta ancora sostenendo che inizierà ad accettare le richieste per il settled status entro la fine dell’anno. Tuttavia, sarà interessante capire se i cittadini dell’Unione Europea saranno soggetti o meno alla normativa sull’immigrazione del Regno Unito fino al 2021. Il Governo britannico sta affermando che i cittadini dell’Unione Europea avranno tempo fino al 30 giugno 2021 per richiedere tale status.

I cittadini dell’Unione Europea che arrivano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019 e non presentano i requisiti per richiedere il “settled status” prima della fine del periodo di transizione potranno richiedere un permesso di soggiorno temporaneo che consentirá loro di completare il periodo quinquennale per poter richiedere il “settled status”. Ancora una volta, avranno tempo fino al 30 giugno 2021 per richiedere questi documenti.

I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito durante il periodo di transizione che desiderano rimanere nel Regno Unito per più di tre mesi dovranno registrarsi nel Regno Unito. Se desiderano rimanere nel Regno Unito dopo la fine del periodo di transizione, dovranno richiedere un permesso di soggiorno temporaneo che consentirà loro anche di completare il periodo di cinque anni per richiedere il “settled status”.

I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito dopo la fine del periodo di transizione saranno soggetti alla normativa sull’immigrazione del Regno Unito e dovranno soddisfare i requisiti di ammissione previsti dal sistema di immigrazione del Regno Unito che verrà attuato dopo la Brexit. Il Governo del Regno Unito pubblicherà le sue proposte relative a tale sistema verso la fine del 2018.

Questo accordo fornisce sicuramente molte più certezze ai cittadini dell’Unione Europea che intendono trasferirsi nel Regno Unito nei prossimi due anni e ha dato loro il tempo di pianificare il loro trasferimento. Tuttavia, è sorprendente che il Governo del Regno Unito sia stato disposto ad abbandonare una delle sue principali posizioni negoziali, vale a dire che i cittadini europei saranno soggetti alla legge sull’immigrazione del Regno Unito una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. È chiaro che ha ritenuto di fare un passo indietro su questo tema per essere in grado di ottenere condizioni più favorevoli in altri settori. Inoltre, questo accordo prolunga efficacemente il periodo di transizione fino al 30 giugno 2021, almeno nell’area dei diritti dei cittadini dell’Unione, in quanto farà in modo che solo i cittadini europei saranno in possesso del settled status o del permesso di soggiorno temporaneo dopo tale data.

 

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Paesi Bassi: locazioni commerciali a breve termine

I cosiddetti pop-up shops (in italiano, negozi temporanei) rispondono alle esigenze del mercato e sono oggi divenuti parte della realtà economica. In seguito alla crescente popolarità di negozi e ristoranti temporanei, il 16 marzo del 2016 il governo fiammingo ha adottato un decreto in materia, introducendo un quadro normativo per disciplinare le locazioni commerciali a breve termine.

Il 15 marzo del 2018 anche la Regione Vallone ha adottato un apposito decreto, che è entrato in vigore il 1 maggio del 2018. Tuttavia, per quanto riguarda la regione di Bruxelles – Capitale, le trattative sono ancora in corso.

Di seguito una sintesi delle principali caratteristiche della nuova normativa adottata dalla Regione fiamminga e dalla Regione Vallone in materia:

  • Entrambi i decreti sopra menzionati si applicano alle locazioni commerciali di immobili o parti di immobili concluse per un periodo di un anno o meno, laddove lo scopo esplicito della locazione è quello di condurre un’attività al dettaglio o un’attività artigianale a contatto diretto con il pubblico. Il decreto fiammingo stabilisce espressamente l’irrilevanza delle modalità con cui vengono organizzarti i rapporti tra il soggetto locatario e il pubblico e l’irrilevanza del fatto che il locatario sia proprietario dell’attività che viene svolta nell’immobile;
  • Il contratto di locazione non può avere durata superiore ad un anno e termina automaticamente allo scadere di detto periodo;
  • Una locazione commerciale a breve termine può essere rinnovata alle seguenti condizioni: 1) Le parti dichiarano per iscritto di voler rinnovare il contratto; 2) Le parti si impegnano a rinnovare il contratto mantenendo le medesime condizioni previste dal contratto iniziale; 3) La durata totale del contratto di locazione (così come rinnovato) non dev’essere superiore ad un anno. Il decreto vallone stabilisce che, se il locatario continua ad occupare i locali commerciali anche dopo la scadenza del contratto di locazione (e, pertanto, l’immobile in questione rimane occupato per un periodo superiore ad un anno) e nell’arco del mese successivo alla scadenza del contratto non vengono sollevate obiezioni da parte del locatore, la locazione verrà considerata ordinaria. Si applicheranno in questo caso le norme che disciplinano tale tipologia di contratto (Act of 30 April 1951) e la locazione verrà considerata di durata novennale a partire dalla data in cui è entrato in vigore il contratto. Anche il decreto fiammingo prevede una disposizione simile. Lo stesso, infatti, stabilisce che le locazioni commerciali a breve termine terminano automaticamente allo scadere del termine pattuito. È possibile estendere o rinnovare la locazione a patto che estensione o rinnovo vengano pattuiti per iscritto e la durata totale della locazione non superi l’anno. Se la locazione si estende oltre l’anno, verrà considerata una locazione commerciale novennale, e ricadrà pertanto sotto la disciplina prevista dal Act of 30 April 1951;
  • Il locatario può decidere di risolvere il contratto di locazione in qualsiasi momento, con l’unico vincolo di dare almeno un mese di preavviso al locatore. Le parti di un contratto di locazione commerciale a breve termine possono inoltre terminare il contratto per mutuo consenso espresso per iscritto; 
  • Il subaffitto e la cessione dei contratti di locazione commerciale a breve termine sono vietati in entrambe le regioni. Tuttavia, il decreto della Regione Vallone stabilisce che le parti “possono accordarsi diversamente per iscritto”;
  • A meno che il contratto di locazione non lo vieti espressamente, il locatario può apportare delle modifiche ai locali commerciali per adattarli all’attività svolta, a condizione che i costi non superino il costo dell’affitto di un anno. Tuttavia, due sono le condizioni essenziali: non vanno compromesse la sicurezza, la salute e i valori estetici e il locatore deve essere informato tramite raccomandata prima dell’inizio dei lavori;
  • Al termine della locazione, il locatore può richiedere venga ripristinato l’aspetto originale dei locali, a meno che le parti non abbiano concordato diversamente. Il locatario non ha diritto a ricevere nessun compenso per eventuali migliorie apportate ai locali;
  • A meno che le parti non abbiano pattuito diversamente, i decreti stabiliscono che le imposte relative all’immobile locato si considerano incluse nel prezzo dell’affitto;
  • Se il contratto di locazione commerciale a breve termine viene registrato, il locatario non può essere sfrattato dall’immobile nel caso in cui quest’ultimo venga venduto.
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Jersey leader nel mercato delle cripto valute

Nel 2014 la Commissione per i Servizi Finanziari del Jersey (JFSC) ha approvato il lancio del primo fondo di investimento in bitcoin, Global Advisors Bitcoin Investment Fund (GABI Plc). Successivamente, Il Fondo ha anche ricevuto la certificazione come Jersey Expert Fund.

Il regime del Jersey Expert Fund è il regime chiave nel settore dei fondi d’investimento alternativi, e numerosi fondi di investimento (compreso Softbank Vision Fund) mirano ad ottenere tale approvazione. Questo tipo di fondo può essere aperto ad un numero illimitato di “expert investors”, tra cui i più comuni sono i soggetti che investono un minimo di $100.000.

In un ambito dove gli enti regolatori sono stati spesso criticati di non essere capaci a modificare gli attuali regimi normativi ed adattarli agli sviluppi del settore delle valute virtuali, il JFSC, quando ha rilasciato l’approvazione al il fondo GABI, si è focalizzato su alcune delle principali preoccupazioni degli investitori e sulla loro protezione, tra cui:

  • la provenienza dei bitcoin del fondo d’investimento;
  • procedure di custodia dei bitcoin messe in atto dal fondo.

Questi problemi ovviamente vanno visti nell’ambito del settore di digital asset e vanno valutate le possibilità per gli enti regolatori di regolamentare qualcosa senza proprietà fisiche.

Per la protezione contro il riciclaggio di denaro e la salvaguardia dell’integrità sia del fondo sia della reputazione del Jersey come un centro finanziario internazionale, il JFSC ha richiesto come requisito essenziale che i bitcoin del fondo di investimento provengano solo dai cosiddetti ‘miners‘, governi sovrani o mercati regolamentati.

In aggiunta, il fondo può nominare come “custode di servizi di portafoglio digitale” solo se i soggetti che “forniscono servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei propri clienti, al fine di detenere, memorizzare e trasferire valute virtuali”, sono regolamentati nella loro giurisdizione locale e se sono oggetto di requisiti di regolamento di capitale equivalenti a quelli di Jersey.

In questo modo il JFSC e’ stato in grado di riconoscere e qualificare GABI come ‘Expert Fund”.

Emissione di nuova moneta (ICOS)

Vi è stata una esplosione delle cosiddette Initial Coin Offerings (o ICOs) nell’ultimo anno.

Fondata principalmente sulla Ethereum blockchain, l’uso di “contratti smart” consente ad un fondatore ICO di “coniare” la propria moneta o token in cambio delle cosiddette Ether subscriptions. I token consentono al soggetto che li detiene di accedere a nuovi software o ad una particolare piattaforma o possono conferire al loro possessore determinati diritti economici.

Tutte le giurisdizioni hanno cercato di stare al passo con lo sviluppo delle ICOs. Mentre alcune autorità normative finanziarie hanno proibito del tutto le ICOs, ed altri hanno dato carta bianca a tutti i promotori di ICO, il JFSC ha intrapreso una via di mezzo: quelle ICOs che sono supportate da promotori credibili e che hanno una solida base devono essere supportate.

In questo contesto, nel dicembre del 2017 e’ stata lanciata la prima Initial Coin Offering(ICO) del Jersey, la ARC Reserve Currency. ARC è una cripto moneta che è progettata per agire come una moneta senza i picchi di volatilità tipici delle altre cripto valute, come il bitcoin. A differenza di altri concorrenti promotori di nuove cripto valute, che stanno per essere lanciate nel mercato, JFSC ha assicurato che ARC è stato lanciato di molto in anticipo rispetto ai concorrenti e con un grado di controllo normativo che dovrebbe dare ai futuri acquirenti un certo grado di garanzia non disponibile in altre giurisdizioni.

In tutti i casi, JFSC ha adottato un approccio pragmatico per l’approvazione delle ICOs, concentrandosi sulla protezione dei consumatori e la lotta contro il riciclaggio di denaro. Anche grazie a ciò, i promotori di ICO desiderano utilizzare un emittente incorporato in Jersey data la buona reputazione della giurisdizione del paese.

Di conseguenza, al fine di dare agli investitori in ICO un certo grado di protezione e comfort che potrebbe non essere disponibile in molte altre giurisdizioni, JFSC ha imposto alle società emittenti di ICO alcuni ragionevoli requisiti, tra i quali:

  • nominare e mantenere un soggetto residente nel Jersey come direttore del consiglio di amministrazione della società emittente;
  • nominare un amministratore con licenza del Jersey;
  • preparare audit annuali con il Jersey Companies Registry;
  • mantenere e adottare adeguati procedure di AML/CFT;
  • preparare un Information Memorandum conforme con il Jersey Company Law;
  • includere in qualsiasi materiale di marketing tutta l’informazione necessaria in modo che la stessa risulti trasparente per i compratori.

Il JFSC ha da subito visto che il volume e il valore delle nuove cripto valute stava aumentando enormemente e le persone stavano convertendo le valute virtuali in valuta reale e viceversa.

Riconoscendo l’esistenza di un notevole vuoto normativo in questa materia, il JFSC ha portato le società fornitori di ‘Virtual Currency Exchange’ (VCE) sotto l’ombrellone normativo del Jersey, richiedendo che le VCEs siano conformi con la giurisdizione di Jersey e le loro operazioni siano volte a  prevenire il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

 Da GABI nel 2014 ad AX1 nel 2018, il governo di Jersey è stato un leader di mercato nel suo approccio alle cripto valute e risorse digitali; la giurisdizione ha sviluppato un eccezionale pool di competenze in modo tale da accogliere le interessanti opportunità presentate da questi fondi di investimento attraverso l’innovazione digitale.

Lo sviluppo di soluzioni, siano esse tecniche, legali o finanziarie, ha consentito a Jersey di conservare la sua posizione di leader e prediligere competitività e innovazione.

 

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Unione Europea: transazioni transfrontaliere e costituzione di società online

Il 25 aprile 2018, la Commissione europea ha pubblicato due proposte di direttiva: una volta a semplificare i procedimenti di fusione e divisione delle società e il trasferimento della sede legale all’interno dell’UE e l’altra al fine di rendere possibile la creazione di società online in tutta l’UE.

A quali forme societarie si applicano le proposte?

Nei Paesi Bassi, la nuova procedura europea armonizzata per fusioni, divisioni e conversioni transfrontaliere e la creazione online completa di una società si applicherà in linea di principio alle società private a responsabilità limitata (besloten vennootschappen) e alle società per azioni (naamloze vennootschappen). Tuttavia, i singoli stati membri possono scegliere di non consentire che le società per azioni vengano costituite interamente online.

Per il Belgio, le nuove regole in questione si applicano alle società per azioni (naamloze vennootschap / société anonyme), alle società in accomandita con azioni (commanditaire vennootschap op aandelen / société en commandite par actions) e alla società a responsabilità limitata privata (besloten vennootschap met beperkte aansprakelijkheid / société privée à responsabilité limitée).

Come nei Paesi Bassi, alcune tipologie di società possono essere escluse dalla procedura di costituzione online. Inoltre, il Belgio adotterà le misure necessarie per garantire che la proposta sulle fusioni, le divisioni e le conversioni transfrontaliere si applichi a tutte le forme societarie.

Per quanto riguarda il Lussemburgo, le norme si applicano alle cosiddette’ société anonyme (società per azioni), alla società in accomandita per azioni (société en commandite par actions) e alle società a responsabilità limitata (société à responsabilité limitée), con la possibilità di escludere le prime e, potenzialmente, la SCA dalla piena costituzione online.

Allo stato attuale, la normativa lussemburghese sulle fusioni transfrontaliere è piuttosto flessibile e consente una fusione transfrontaliera con qualsiasi società del Lussemburgo o società in accomandita con personalità giuridica. Inoltre, la fusione transfrontaliera di una società del Lussemburgo con una società straniera (ossia non UE) è consentita nella misura in cui questa non sia vietata dalla legge straniera applicabile e la società non europea rispetti le disposizioni e le formalità della sua legge nazionale.

La procedura per le fusioni transfrontaliere rimane sostanzialmente la stessa come prevista dall’attuale direttiva sulle fusioni (direttiva 2005/56 / CE, codificata nella direttiva 2017/1132) con l’aggiunta di nuove norme per le fusioni semplici e nuove misure protettive per gli azionisti e creditori.

La nuova procedura per la divisione o conversione transfrontaliera sarà, per la maggior parte, identica alla procedura di fusione transfrontaliera. Le nuove misure di protezione comprendono, tra l’altro, la possibilità per lo Stato membro di pretendere che la società dichiari di non vedere alcuna ragione per cui non dovrebbe più essere in grado di adempiere ai propri obblighi dopo la transazione e che i creditori che non sono soddisfatti della protezione fornita possano chiedere garanzie adeguate all’organo amministrativo o giudiziario competente. Gli azionisti di minoranza che hanno votato contro la transazione transfrontaliera possono beneficiare di una compensazione in contanti.

Tutti i documenti richiesti devono essere caricati online utilizzando e-ID e firme elettroniche (in conformità con il regolamento (UE) 910/2014).

Per prevenire gli abusi, le autorità nazionali possono utilizzare le rispettive informazioni circa gli amministratori espulsi. Le autorità pubbliche possono anche chiedere che alcuni professionisti (come i notai) siano coinvolti nella costituzione della società, a condizione che i soci fondatori possano completare interamente la procedura online.

Le proposte per le nuove direttive saranno ora discusse dal Consiglio Europeo e dal Parlamento Europeo, che dovranno raggiugere un comune accordo. Successivamente, gli Stati membri affronteranno un cosiddetto periodo di recepimento, durante il quale le direttive dovranno essere recepite nel diritto nazionale.

 

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Romania: Trasferimento di beni e trattamento IVA

Per effetto delle disposizioni del codice fiscale rumeno, il trasferimento di tutto o parte del patrimonio di una società non viene considerato una fornitura dal punto di vista dell’IVA. L’acquisizione di un’impresa non è pertanto soggetta a IVA. Sembra semplice, ma la classificazione può essere difficile. Ecco, quindi, quali sono i requisiti e le condizioni.

Quadro generale

Il codice fiscale rumeno definisce il trasferimento di tutti i beni di un’impresa ed il trasferimento di una parte degli attivi di una linea di business. In tali casi il cessionario dei beni è considerato il successore del cedente, in merito all’adeguamento del diritto alla detrazione dell’IVA.

Se l’IVA è stata detratta sull’acquisto iniziale delle attività trasferite o è stata prelevata su beni e servizi utilizzati per la produzione di tali attività, è importante chiarire i criteri che qualificano un trasferimento dell’impresa o un trasferimento delle attività al fine di assicurarsi che non sia soggetto a tassazione IVA.

Il valore delle attività trasferite è solitamente sostanziale e l’impatto dell’IVA sarebbe lo stesso nel caso in cui l’operazione fosse classificata come una cessione di beni. Le conseguenze consisterebbero in un significativo impatto negativo del flusso di cassa per il successore e imporrebbe un ulteriore onere per recuperare l’IVA pagata.

Requisiti

Per qualificarsi come un trasferimento di beni, tali beni devono formare una struttura che sia indipendente dal punto di vista tecnico, vale a dire una struttura in grado di svolgere attività economiche autonome (stand-alone). Il semplice trasferimento di edifici o impianti di produzione in cui sono situate le attività non classifica di per sé l’operazione come un trasferimento di attività. L’attività (o le funzioni relative alle attività) trasferita al successore può essere proseguita dal successore in un luogo diverso, purché l’attività venga mantenuta.

È discutibile il fatto se tale attività possa essere modificata dal cessionario in qualsiasi modo pur mantenendo la struttura del patrimonio presente nel momento in cui è stato trasferito. La giurisprudenza europea indica che, in un caso i), un’autorità fiscale ha stabilito che il cessionario deve continuare a svolgere lo stesso tipo di attività del cedente in quanto viene trattato come successore di quest’ultimo. Dal punto di vista delle autorità fiscali, non può esserci continuità con la stessa persona giuridica senza la continuazione dello stesso tipo di attività, anche se la legge sull’IVA del paese non menzionava tale obbligo. La Corte di Giustizia europea ha stabilito che non è cruciale il fatto che lo stesso tipo di attività debba essere svolto dal cessionario.

Inoltre, il semplice trasferimento del patrimonio (in tutto o in parte) non si configura come un trasferimento a meno che il successore delle attività non dimostri la sua intenzione di svolgere l’attività che gli è stata trasferita e di non liquidare l’attività o vendere i beni. Il cessionario deve quindi fornire una dichiarazione giurata al cedente in cui afferma la sua intenzione.

Le conseguenze per l’acquirente

Il cessionario assumerà i diritti e gli obblighi relativi alle attività trasferite. Se l’acquirente non è registrato ai fini IVA in Romania, l’IVA già detratta dal venditore (cedente) relativa alle attività deve essere corretta dall’acquirente, operazione questa piuttosto difficile. Ciò riflette il principio secondo cui una detrazione dell’IVA non è appropriata quando l’imposta a monte è stata pagata per forniture che non vengono utilizzate per produrre forniture soggette ad imposta.

L’adeguamento dell’IVA verrà effettuato alla data in cui le attività sono state ottenute dal cedente e non alla data del trasferimento.Ad esempio: un’attrezzatura è stata acquistata a gennaio 2010; nel settembre 2018 viene quindi venduta ad un’impresa non registrata ai fini IVA, nell’ambito di un trasferimento di attività non soggetto a IVA. In questo caso, l’adeguamento IVA dovrebbe essere effettuato dal cessionario per l’IVA di gennaio 2010. Il conseguente adeguamento è macchinoso e costoso. Quindi si raccomanda vivamente di registrare l’acquirente per l’IVA in Romania al fine di evitare tale problema.

Per concludere, il trasferimento di attività, nella loro totalità o in parte, è un’operazione complessa e può essere soggetta all’interpretazione da parte delle autorità fiscali rumene le quali possono dare origine ad una classificazione diversa rispetto alle intenzioni iniziali delle parti.

Si adottano le misure migliori per evitare correzioni IVA ed i rischi delle parti coinvolte dovrebbero essere distribuiti contrattualmente. Un’analisi dettagliata delle parti potrebbe essere una buona preparazione.

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Corea: pubblica una guida per i contribuenti stranieri

Il Tax National Service della Corea del Sud ha pubblicato una guida in inglese per aiutare i contribuenti stranieri a rispettare gli adempimenti fiscali.

Le dichiarazioni dei redditi devono essere presentate entro il 31 maggio 2018.

Tale guida spiega quali sono gli obblighi in materia di imposte sul reddito delle persone fisiche e le differenze nel trattamento fiscale tra contribuenti residenti e non residenti.

I residenti stranieri che hanno vissuto in Corea per meno di cinque anni sono soggetti alle imposte sul reddito di fonte estera solo se sono pagati o trasferiti nella Corea del Sud.

Nel caso di contribuenti non residenti, la guida spiega che in genere solo il reddito di fonte nazionale è soggetto a tassazione e si applica un’aliquota fissa del 19%.

I residenti sono soggetti al regime standard di imposizione del reddito delle persone fisiche che prevede aliquote comprese tra il 6% ed il 40%, ma possono essere previste anche determinate detrazioni fiscali.

 

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Regno Unito: accesso negato al registro dei soci

Sei un direttore o segretario generale di una società. È venerdì mattina e ti è appena stata consegnata una nota proveniente da una persona che richiede l’accesso al registro dei membri della società. Che cosa fai (dovresti!)?

La regola generale nel Regno Unito è che il registro dei membri di una società può essere ispezionato da qualsiasi persona (indipendentemente dal fatto che sia azionista o meno) a condizione che la persona paghi una tassa prestabilita e presenti una richiesta che contenga determinate informazioni obbligatorie come stabilito nella sezione 116 del Companies Act del 2006, incluso lo scopo per cui le informazioni accessibili devono essere utilizzate.

In breve, la vostra società non è tenuta ad adempiere ad una richiesta e sarebbe autorizzata a non farlo, se un tribunale fosse convinto che l’ispezione era stata richiesta per uno “scopo non appropriato”. Tuttavia, a meno che la vostra azienda non ottenga l’ordine dal tribunale di non soddisfare la richiesta, la non conformità sarebbe un reato commesso dalla società e da ogni funzionario della società che è inadempiente.

Una società ha solo 5 giorni lavorativi per ottemperare ad una richiesta di accesso della sezione 116 o rivolgersi al Tribunale per un ordine di non accesso. Pertanto, è molto importante considerare quali procedure porre in essere per accertare se una richiesta sia stata presentata per un scopo corretto oppure no.

L’onere di dimostrare che lo scopo è improprio è a carico della società. Inutilmente, il Companies Act del 2006 non definisce cosa sia uno “scopo appropriato”. Inoltre, la Corte d’Appello ha dichiarato che non è possibile fornire una definizione esauriente.

Lo scopo deve essere valutato obiettivamente sulla base dei fatti e della prova di ciascuna richiesta. È possibile fare riferimento all’Institute of Chartered Secretaries & Administrators che ha pubblicato le linee guida per provare la correttezza dello scopo , nonché sulla giurisprudenza recente come Burry & Knight Limited e Another v Knight (in cui l’intenzione di identificare chi erano gli attuali azionisti e scrivere a questi azionisti in dettaglio le preoccupazioni sul comportamento passato degli amministratori – una preoccupazione che non aveva sostanza – è stata considerata uno “scopo improprio”) o Richard Charles Fox-Davies contro Burberry plc (in cui le richieste di un agente commerciale di rintracciamento di esaminare il registro societario degli azionisti al fine di estrarre una commissione rintracciando i membri perduti, sono state anch’esse considerate come uno “scopo improprio”.)

Infine, è necessario prestare attenzione ai seguenti punti generali sollevati dalla giurisprudenza:

  • Le parole “scopo adeguato” dovrebbero avere il loro significato naturale e ordinario;
  • dove ci sono molteplici scopi di cui alcuni sono appropriati e altri no, uno scopo appropriato non è necessariamente contaminato dall’essere accoppiato ad uno scopo improprio;
  • per decidere se uno scopo è corretto potrebbe essere necessario considerare sia l’obiettivo che i mezzi per raggiungere tale obiettivo;
  • il test è lo stesso per i membri e i non membri che richiedono l’accesso; e
  • se uno scopo è corretto non dipende dal fatto che la richiesta sia nel migliore interesse degli azionisti.

Le richieste di ispezione del registro societario dei membri possono essere poche e distanti tra loro, tuttavia, una chiara politica per quello che la tua azienda ritiene uno “scopo appropriato” dovrebbe essere in atto al fine di evitare qualsiasi responsabilità penale derivante da un ritardo mentre si considera il punto.

 

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Regno Unito: accesso negato al registro dei membri di una società

Sei un direttore o segretario generale di una società. È venerdì mattina e ti è appena stata consegnata una nota proveniente da una persona che richiede l’accesso al registro dei membri della società. Che cosa fai (dovresti!)?

La regola generale nel Regno Unito è che il registro dei membri di una società può essere ispezionato da qualsiasi persona (indipendentemente dal fatto che sia azionista o meno) a condizione che la persona paghi una tassa prestabilita e presenti una richiesta che contenga determinate informazioni obbligatorie come stabilito nella sezione 116 del Companies Act del 2006, incluso lo scopo per cui le informazioni accessibili devono essere utilizzate.

In breve, la vostra società non è tenuta ad adempiere ad una richiesta e sarebbe autorizzata a non farlo, se un tribunale fosse convinto che l’ispezione era stata richiesta per uno “scopo non appropriato”. Tuttavia, a meno che la vostra azienda non ottenga l’ordine dal tribunale di non soddisfare la richiesta, la non conformità sarebbe un reato commesso dalla società e da ogni funzionario della società che è inadempiente.

Una società ha solo 5 giorni lavorativi per ottemperare ad una richiesta di accesso della sezione 116 o rivolgersi al Tribunale per un ordine di non accesso. Pertanto, è molto importante considerare quali procedure porre in essere per accertare se una richiesta sia stata presentata per un scopo corretto oppure no.

L’onere di dimostrare che lo scopo è improprio è a carico della società. Inutilmente, il Companies Act del 2006 non definisce cosa sia uno “scopo appropriato”. Inoltre, la Corte d’Appello ha dichiarato che non è possibile fornire una definizione esauriente.

Lo scopo deve essere valutato obiettivamente sulla base dei fatti e della prova di ciascuna richiesta. È possibile fare riferimento all’Institute of Chartered Secretaries & Administrators che ha pubblicato le linee guida per provare la correttezza dello scopo , nonché sulla giurisprudenza recente come Burry & Knight Limited e Another v Knight (in cui l’intenzione di identificare chi erano gli attuali azionisti e scrivere a questi azionisti in dettaglio le preoccupazioni sul comportamento passato degli amministratori – una preoccupazione che non aveva sostanza – è stata considerata uno “scopo improprio”) o Richard Charles Fox-Davies contro Burberry plc (in cui le richieste di un agente commerciale di rintracciamento di esaminare il registro societario degli azionisti al fine di estrarre una commissione rintracciando i membri perduti, sono state anch’esse considerate come uno “scopo improprio”.)

Infine, è necessario prestare attenzione ai seguenti punti generali sollevati dalla giurisprudenza:

  • Le parole “scopo adeguato” dovrebbero avere il loro significato naturale e ordinario;
  • dove ci sono molteplici scopi di cui alcuni sono appropriati e altri no, uno scopo appropriato non è necessariamente contaminato dall’essere accoppiato ad uno scopo improprio;
  • per decidere se uno scopo è corretto potrebbe essere necessario considerare sia l’obiettivo che i mezzi per raggiungere tale obiettivo;
  • il test è lo stesso per i membri e i non membri che richiedono l’accesso; e
  • se uno scopo è corretto non dipende dal fatto che la richiesta sia nel migliore interesse degli azionisti.

Le richieste di ispezione del registro societario dei membri possono essere poche e distanti tra loro, tuttavia, una chiara politica per quello che la tua azienda ritiene uno “scopo appropriato” dovrebbe essere in atto al fine di evitare qualsiasi responsabilità penale derivante da un ritardo mentre si considera il punto.

 

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Lussemburgo: introdotta l’IVA di Gruppo

In seguito alla recente Giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea relativa al gruppo indipendente di persone, il Disegno di Legge n. 7278 è stato introdotto in Lussemburgo con lo scopo di attuare il gruppo IVA con effetto a partire dal 31 luglio 2018.

L’articolo 11, paragrafo 1 della Direttiva IVA 2006/112/CE consente agli Stati membri di attuare il gruppo IVA nella loro legislazione nazionale, il che è già stata compiuto da 16 Stati membri e presto sarà compiuto dal Lussemburgo. Si noti che in Francia, le autorità fiscali francesi stanno collaborando con le imprese su una potenziale attuazione di questo regime.

Questa e-alert intende fornire un’istantanea delle caratteristiche principali del Disegno di Legge introdotto in Lussemburgo.

Chi può trarre benefici da questo gruppo IVA?

  • Qualsiasi persona può far parte di un gruppo IVA, inclusi i soggetti passivi non IVA.
  • Le persone devono essere stabilite nel territorio del Lussemburgo, inclusa una stabile organizzazione fisicamente presente in Lussemburgo.
  • Le persone devono essere legate simultaneamente le une alle altre attraverso collegamenti finanziari, economici ed organizzativi.

Il gruppo IVA è obbligatorio?

L’adesione al gruppo IVA è facoltativa.

Tuttavia, una volta che si è deciso di optare per esso, tutte le persone che soddisfano le condizioni legali devono optare per tale appartenenza. Una persona può tuttavia rinunciare all’adesione a meno che la rinuncia fornisca un vantaggio al gruppo IVA o alla persona che vi rinuncia o la persona che rinuncia sia interposta nel circuito economico tra membri del gruppo IVA.

Inoltre, ciascun membro deve rimanere all’interno del gruppo IVA per almeno 2 anni.

Quali sono gli effetti del gruppo IVA?

Le forniture intermedie tra i membri del gruppo IVA sono trattate come “forniture interne” e quindi ignorate ai fini IVA.

Uno dei membri del gruppo IVA viene nominato come suo rappresentante, quest’ultimo è quindi autorizzato ad esercitare i relativi diritti e ad adempiere agli obblighi previsti dalla legge sull’IVA.

Il gruppo IVA diventa il proprio numero di identificazione individuale (nel corso della sua interazione con le autorità IVA) e ogni membro collegato a tale gruppo IVA deve essere dotato di un numero di identificazione ausiliario (quando questi membri interagiscono con i propri fornitori e beneficiari). Dev’essere presentata una dichiarazione IVA unica che includa tutti i membri del gruppo IVA.

Ogni membro del gruppo IVA è responsabile in solido per il pagamento dei debiti IVA dell’intero gruppo IVA a cui appartiene.

È importante comprendere le questioni chiave relative alla decisione di optare per un gruppo IVA. Il regime del gruppo IVA presenta in effetti alcuni vantaggi. Tuttavia, la responsabilità solidale, l’adesione e l’obbligo di rimanere per almeno 2 anni o gli sforzi amministrativi che devono essere sostenuti dai membri del gruppo IVA in relazione alla presentazione dei loro dati al loro membro rappresentativo prima di averli inviati direttamente alle autorità IVA, dovrebbero essere attentamente analizzati quando si considera questa strutturazione fiscale.

 

 

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Egitto: un’attraente opportunità di investimento

L’Egitto presenta un sistema consolidato di zone franche, supervisionato principalmente dall’Autorità generale per gli investimenti e le zone franche (GAFI). Le varie zone del paese hanno una vasta gamma di focus settoriali diversi. La Media Public Free Zone, nella periferia del Cairo, ad esempio, ospita compagnie radiotelevisive, mentre la Free Zone Public di Shebin El Kom è per la maggior parte popolata dall’industria della filatura e della tessitura tessile. Altre zone includono quelle di Port Said, Alexandria, Nasr, Suez, Ismailia e Damietta.

Oltre al sistema di zone franche, l’Egitto ha introdotto maggiori opportunità di investimento creando nuove zone economiche speciali ai sensi della Legge sulle zone economiche speciali n. 83 del 2002.

La Legge sulle zone economiche speciali n. 83 del 2002 (“La Legge SEZ”)

La legge SEZ mira a creare zone economiche speciali per fungere da centri di attività internazionali. Mira anche ad utilizzare sia gli investimenti nazionali che quelli stranieri per sviluppare industrie ed esportazioni al fine di guadagnare valuta estera, oltre che a sviluppare nuove industrie ad alta tecnologia. Le zone economiche avranno un impatto sociale positivo generando migliaia di nuove opportunità di lavoro. La legge SEZ prevede una serie di incentivi e garanzie per stimolare gli investimenti e le opportunità di lavoro nel paese. Il seguente diagramma spiega in poche parole i tipi di incentivi e garanzie introdotte dalla Legge:

La legge SEZ si basa sul concetto di uno sportello unico e prevede la creazione di un unico organo di governo (vale a dire l’Autorità della zona economica) che vigila sugli aspetti di investimento all’interno di ciascuna zona. Questo organismo è competente per portare tutti i mandati governativi e rilasciare le licenze richieste. Fornisce sistemi fiscali e doganali semplificati e rimuove le restrizioni sulla proprietà straniera. Inoltre, la Legge stabilisce procedure di licenza efficienti e quadri efficaci per la risoluzione delle controversie.

Fino ad ora, sono state istituite solo due zone economiche speciali ai sensi della Legge SEZ: la Zona Economica Speciale del Canale di Suez (SCZone), istituita nel 2015, e la seconda Zona Economica del Triangolo d’Oro (GTZone), istituita alla fine del 2017.

Le zone economiche speciali

  1. La Zona Economica del Canale di Suez (SCZone) La SCZone è un centro principale di servizi e di commercio che offre opportunità di investimento in vari settori economici tra cui logistica, industria, ICT, energie rinnovabili, parchi industriali e sviluppi immobiliari, nonché sviluppi nei servizi infrastrutturali e nei collegamenti dei trasporti. Le sue industrie di riferimento includono assemblaggio e componenti automobilistici, prodotti chimici e petrolchimici, edilizia e materiali da costruzione, indumenti tessili e pronti all’uso, e settore agro-alimentare e produzione di alimenti.

La SCZone si estende lungo le rive del Canale di Suez, recentemente ampliato, collegando due oceani e due mari. Oltre l’8% del commercio globale passa attraverso il canale ogni anno. La posizione strategica di SCZone sulla principale rotta commerciale tra l’Europa e l’Asia meridionale consente di offrire costi di produzione competitivi e lo rende il programma di accesso al mercato più completo nella regione.

Con una superficie di 461 km2, la SCZone ha quattro zone uniche e sei porte strategicamente posizionate. Le quattro zone sono:

  1. Ain Sokhna, destinata all’industria pesante e alla produzione di energia rinnovabile (essendo vicino alla regione più ventosa d’Egitto);
  2. East Port Said, destinata all’industria leggera e alla logistica;
  3. Qantara West, un’area costiera riservata alla logistica; e
  4. East Ismailia, rivolta alle industrie agro-alimentari, tessili e ICT.

I sei porti sono a est e a ovest di Port Said; Ain Sokhna; Adabiya; Al Tor; e Al Arish. Le espansioni pianificate di questi porti aumenteranno la loro capacità di gestire il traffico marittimo e di offrire servizi correlati come la costruzione navale, il trasferimento, il bunkeraggio, la demolizione di imbarcazioni e il riciclaggio.

Tutti gli investitori della SCZone beneficiano di uno sportello unico per snellire la registrazione, la concessione di licenze e la concessione di permessi nella forma dell’Autorità generale per lo sviluppo economico del Canale di Suez. All’Autorità SCZone è stata data autonomia su tutte le questioni nella zona tranne la sicurezza nazionale. Di conseguenza, gli investitori possono contare su di essa per la concessione di licenze, la riscossione delle imposte e la fornitura di servizi pubblici.

A partire dalla sua creazione, SCZone ha già attratto diversi investitori. Per esempio, la società per azione dell’area di sviluppo economico-tecnico della Cina Tianjin (TEDA), un’entità cinese di proprietà statale, specializzata nello sviluppo di zone libere in Cina, che ha aderito ad un accordo con l’Autorita` SCZone.

 

Fin dalla sua istituzione, la SCZone ha già attratto numerosi investitori. Ad esempio, la società per azione dell’area di sviluppo economico-tecnico della Cina Tianjin (TEDA), un’entità statale cinese specializzata nello sviluppo di zone franche in Cina, ha stipulato un accordo con l’Autorità SCZone. Inoltre, la società cinese Jushi ha firmato un contratto per le espansioni pianificate dalla società nella zona di Ain Sokhna con un investimento di 60 milioni di dollari USA in un’area di 90.000 metri quadrati. Nel gennaio del 2016, 32 società cinesi hanno iniziato a operare nelle SCZone, con un investimento totale di $ 400 milioni. A questo proposito, il Presidente cinese ha annunciato che il Governo cinese investirà fino a $ 2,5 miliardi in 100 società nella SCZone.

Il Governo russo ha anche confermato gli investimenti e ha avviato sviluppi per un totale di 107,8 milioni di dollari distribuiti su 398 aziende nei settori dell’ingegneria, delle macchine, della costruzione navale e del cibo nei pressi di East Port Said.

Durante il World Youth Forum di Sharm El-Sheikh, l’Autorità della SCZone ha firmato sette contratti con diverse compagnie internazionali. Le operazioni comprendono un contratto da $ 3,5 miliardi con un consorzio di società immobiliari per lo sviluppo industriale di 5,5 milioni di metri quadrati di terreno ad Ain Sokhna.

È stato inoltre siglato un accordo per il finanziamento da $ 500 milioni della Sonker Bunkering Company e del terminale per liquidi alla rinfusa di DP World Sokhnadel a Port Ain Sokhna. Il terminale sarà utilizzato per importare e immagazzinare gasolio e gas di petrolio liquefatto nel terzo bacino di Port Ain Sokhna. La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, l’International Finance Corporation e la CIB hanno annunciato nel 2016 che stavano fornendo $ 341 milioni del costo del progetto a Sonker.

Un certo numero di investitori EAU ha anche investito nella SCZone. Nel novembre del 2017, DP World ha concluso un accordo di partnership con l’Autorita` SCZone per sviluppare un progetto industriale e residenziale integrato a Sokhna. L’accordo stabilirà una joint venture tra SCZone (51%) e DP World (49%) con DP World che gestisce la zona; si prevede che ciò inizi nel primo trimestre del 2018.

  1. La Zona Economica Speciale del Triangolo d’Oro (GTZone) Il Triangolo d’oro è la seconda zona economica creata dal governo egiziano dopo la SCZone. Il Decreto presidenziale n. 341/2017 ha istituito la Zona Economica del Triangolo d’Oro nell’Alto Egitto (nella regione Al Qoseer – Safaga – Qena – Qeft) come zona economica di natura speciale. Con una superficie di 2.228.754,25 feddan (oltre 2 milioni di acri), la GTZone dovrebbe portare a notevoli investimenti nell’Alto Egitto, in particolare nei settori delle miniere, dell’industria generale e nel settore del turismo. Secondo i piani annunciati dal governo, il 65% del progetto sarà composto da moderni centri industriali, mentre il 35% sarà residenziale, commerciale e turistico.

La GTZone ha già un’infrastruttura di base che include ferrovie tra Qina e Safaga; tre porti, a Qusayr, Safaga e Al Hamrawen; tre aeroporti, Luxor, Hurghada e Marsa Alam; e numerose strade principali tra cui Safaga-Qina, Qusayr-Koft, Marsa Alam-Edfo e la Red Sea Road. Questi sono previsti per assistere il rapido sviluppo della zona economica. L’area tra Qusayr, Safaga e Qina è piena di ricchezza minerale non sfruttata, tra cui calcare, rocce fosfatiche, sabbia di vetro, rocce di scisto e oro. Sono disponibili città residenziali esistenti per aumentare le capacità lavorative e abitative. L’area può anche essere trasformata in una destinazione turistica, con spiagge a Safaga e Qusayr o nelle aree vicine a Hurghada, El Gouna e Marsa Alam.

Il 16 agosto del 2017, il Primo Ministro ha emanato il Decreto n. 1788 del 2017 che istituisce l’Autorità generale per la GTZone (Autorità GTZone) quale autorità di regolamentazione responsabile della gestione della zona e con sede a Safaga.

Immediatamente dopo la costituzione della GTZone, Safaga ha emesso dei bandi per lo sviluppo di infrastrutture, compresi progetti di desalinizzazione e progetti di generazione di energia finanziati dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) al fine di sviluppare la regione.

Il progetto di dissalazione di Safaga è sotto il programma di Partnership Pubblica Privata sviluppato dal Governo egiziano. Si prevede che il progetto di dissalazione di Safaga avrà un costo di investimento del valore di 450 milioni di EGP. È stato, inoltre, lanciato un altro progetto di desalinizzazione a Hurghada con un costo di investimento stimato di circa 52 milioni di USD.

Il porto minerario di Safaga, che dovrebbe avere una capacità di 60.000 tonnellate, ha lanciato una gara d’appalto per lo sviluppo di un porto industriale incentrato sull’estrazione mineraria. La prima fase del progetto è la costruzione dell’infrastruttura necessaria per espandere il porto e le sue attività. La seconda fase riguarderà l’aspetto operativo del porto. Si stima che il progetto abbia un costo di investimento di 3,8 miliardi di EGP, con la BERS per finanziare la consulenza e la cooperazione finanziaria internazionale (IFC) come consulente per le transazioni.

In conclusione, con tutti questi sviluppi che stanno avendo luogo in Egitto, ci aspettiamo un flusso di investimenti diretti esteri nei prossimi anni al fine di cogliere le opportunità di investimento offerte nei numerosi mega progetti introdotti dal Governo egiziano.

 

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Malta ratifica la Convenzione dell’OCSE

Malta è l’ultimo Paese ad aver ratificato la Convenzione Multilaterale dell’OCSE per contrastare l’erosione della base imponibile ed il trasferimento dei profitti in paesi a bassa fiscalità.

Il relativo comunicato è stato pubblicato nel Legal Notice 142 del 2018 nella Gazzetta Ufficiale del territorio.

La Convenzione, negoziata da oltre 100 Paesi e giurisdizioni su mandato dei Ministri delle Finanze e dei Governatori della Banca Centrale del G20, modifica gli accordi bilaterali esistenti in materia fiscale per attuare rapidamente le misure del trattato fiscale elaborate nel corso del progetto BEPS dell’OCSE/G20.Inoltre, rafforza le disposizioni relative alla risoluzione delle controversie sui trattati.

La Convenzione entrerà in vigore il 1 luglio 2018. Gli altri Paesi che hanno ratificato la Convenzione sono l’Austria, l’Isola di Man, Jersey, la Slovacchia, la Polonia e gli Emirati Arabi Uniti. Gli emendamenti introdotti attraverso la Convenzione avranno effetto per i trattati fiscali già esistenti a partire dal 2019.

 

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Argentina: trasferimento di azioni e quote tra residenti all’estero

Procedura di pagamento dell’imposta sul reddito

La Risoluzione Generale n. 4227 (la “Risoluzione”) dell’Agenzia Federale Tributaria (“FTA”) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 12 aprile del 2018 e disciplina la procedura di pagamento dell’Imposta sui redditi in seguito al trasferimento di azioni e quote di società argentine (“l’Imposta”), quando entrambe le parti sono residenti stranieri.

La Risoluzione entrerà in vigore il 26 aprile del 2018.

Pagamento dell’imposta

La Risoluzione stabilisce che quando l’acquirente e il venditore delle azioni o quote argentine sono soggetti residenti all’estero, il venditore sarà responsabile per il pagamento dell’Imposta.

Detto ciò, la Risoluzione stabilisce che l’Imposta deve essere pagata dal rappresentante legale argentino del beneficiario straniero, o dal beneficiario straniero medesimo nel caso in cui questi non ha un rappresentante legale in Argentina.

Per quanto riguarda invece i trasferimenti di azioni o quote precedenti all’entrata in vigore della legge N. 27,430 (vale a dire, il 1 gennaio del 2018), l’imposta deve essere pagata dall’acquirente delle azioni o delle quote.

Se l’imposta in questione deve essere versata dal rappresentante legale, questa sarà trasferita all’Agenzia Tributaria tramite il sistema di trattenuta e riscossione locale relativo ai pagamenti ai beneficiari stranieri (Risoluzione Generale n. 3726/2015).

Se il pagamento dell’Imposta viene invece effettuato dal beneficiario straniero, questa dovrà essere pagata tramite bonifico internazionale (espressamente in dollari o Euro).

Nel caso di azioni o quote trasferite prima dell’entrata in vigore della legge n. 27.430 (vale a dire il 1° gennaio del 2018), l’imposta dovrà essere pagata dall’acquirente delle azioni o quote mediante bonifico bancario internazionale.

Anche le transazioni indirette sono inoltre soggette all’Imposta se sono effettuate in relazione a azioni o quote acquisite dopo il 1° gennaio del 2018.

In questo senso, le normative locali stabiliscono che i redditi ottenuti da parte di soggetti non residenti dalla vendita di un’entità non argentina saranno anch’essi soggetti all’Imposta, quando sono soddisfatte le seguenti condizioni:

  1. Il valore di mercato delle azioni dell’entità non argentina, al momento della vendita o in uno qualsiasi dei 12 mesi prima della sua vendita, deriva per almeno il 30% dal valore di uno o più dei seguenti beni posseduti direttamente o tramite una o più altre entità: (i) azioni, quote o simili emesse da un’entità argentina; (ii) una stabile organizzazione situata in Argentina; o (iii) altre attività situate in Argentina.
  2. Le azioni dell’entità non argentina vendute dal venditore e dal coniuge o partner di questi, o da altri soggetti passivi collegati da legami familiari per consanguineità o affinità, inclusi i parenti di terzo grado, rappresentano al momento della vendita o nei 12 mesi precedenti alla data della disposizione, almeno il 10% del patrimonio netto dell’entità non argentina che possiede direttamente o indirettamente uno dei seguenti beni: (i) azioni, quote o simili emesse da un’entità argentina; (ii) una stabile organizzazione situata in Argentina; o (iii) altre attività situate in Argentina.

Se il soggetto acquirente non è residente in Argentina, l’Imposta sarà pagata dal rappresentante legale argentino del beneficiario straniero.

La Tassa non sarà applicabile se il trasferimento viene effettuato all’interno dello stesso gruppo economico, secondo quanto previsto dalle linee guida che saranno adottate dai futuri regolamenti.

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Regno Unito e Blockchain Land Registry: svolta per Inghilterra e Galles?

Il 5 aprile 2018 è stato inserito nel registro catastale il primo contratto di mutuo ipotecario digitale.

Tale novità fa parte dell’iniziativa di HM Land Registry volta a eliminare la necessità di reperire dei testimoni che presenzino alla firma di un contratto di mutuo, sia al fine di risparmiare del tempo, sia per garantire più sicurezza alle parti. Tuttavia, si tratta di un piccolo passo avanti rispetto ad altri paesi.

I paesi più all’avanguardia stanno infatti già investendo in nuove tecnologie per reinventare il modo in cui vengono registrate la proprietà e le transazioni immobiliari. Nel febbraio 2016, il gruppo Bitfury ha avviato un progetto di registrazione dei titoli di proprietà fondiaria con la National Agency of Public Registry della Repubblica di Georgia che è ancora in fase di sviluppo. Anche la Russia dovrebbe a breve testare un registro fondiario basato sulla Blockchain, ed una relazione sul tema è prevista per settembre.

Blockchain è un database che non viene gestito da una singola entità come un governo, ma viene gestito collettivamente da un numero di utenti e tutte le modifiche vengono crittografate in modo tale da non poter essere alterate o eliminate senza lasciare traccia dello stato precedente. Pertanto, viene mantenuto un registro permanente e sicuro, che non può essere manipolato.

L’utilità di tale registro per paesi che lottano costantemente con la corruzione è del tutto chiara ed evidente. Paesi come Inghilterra e Galles, inoltre, potrebbero trarre beneficio da una documentazione accurata e completa per migliorare l’efficienza e la fiducia nel settore.

Il capo di BitFury, Valery Vavilov, sostiene che la Blockchain possa diventare la base per costruire un sistema affidabile, trasparente e facilmente verificabile. Questo formato si presta quindi alle transazioni immobiliari, in quanto un bene immobile è in genere il bene più importante nel patrimonio di un individuo. Il rischio maggiore per i creditori è la frode; la frode ipotecaria, in particolare, viene stimata a circa un miliardo di sterline l’anno. Oltre alla perdita economica causata dalle frodi stesse, viene anche speso un ammontare di tempo considerevole per verificare la vera proprietà di un immobile nel tentativo di prevenire le frodi.

Un registro catastale basato su Blockchain potrebbe fornire un’utile soluzione al problema. Il sistema richiederebbe ai proprietari di inserire determinati dettagli che verrebbero archiviati sulla Blockchain e impedirebbero vendite o transazioni fraudolente.

Da un punto di vista legale, l’uso di un Registro Fondiario basato su Blockchain aumenterebbe la certezza sulla proprietà immobiliare e sul titolo. Sarebbe utile per le transazioni e le controversie relative alla proprietà, così come per l’utilizzo dei beni immobili come garanzia. Tale nuova tipologia di registro consentirebbe inoltre di accelerare la fase successiva alla conclusione delle transazioni immobiliari, in quanto le modifiche al registro sarebbero automatiche.

Il Registro Fondiario di HM sembra aperto all’esplorazione di soluzioni tecnologiche: in un articolo pubblicato nel dicembre 2017, infatti, sono state svelate una “trasformazione digitale” del Registro Fondiario HM e il suo progetto “Digital Street“.

Un ulteriore articolo uscito nel febbraio di quest’anno ha elencato i tre concetti essenziali del progetto: il “Digital Mortgage“, che sostituirà il mutuo ipotecario cartaceo e digitalizzerà il processo di rifinanziamento dei mutui, il “Find Property Information“, che intende migliorare il formato delle informazioni sulla proprietà digitale, e le modifiche alle loro regole per consentire lo sviluppo di un conveyancing (trasferimento immobiliare) completamente digitale. Sebbene non siano assolutamente rivoluzionarie, tali proposte offrono la possibilità di un migliore utilizzo della tecnologia nel settore immobiliare.

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Il Registro dei titolari effettivi delle persone giuridiche con sede in Repubblica Ceca

Il 1 gennaio 2018, la Legge n.368/2016 che modifica la Legge n.253/2008, sulle misure atte a contrastare la legalizzazione dei redditi derivanti da attività criminali e dal finanziamento del terrorismo ed attuazione delle pertinenti disposizioni in materia di divulgazione delle informazioni sulla titolarità effettiva della Direttiva comunitaria N. 849 del 2015, sono divenute pienamente efficaci nella Repubblica Ceca.

Il registro dei proprietari effettivi di recente introduzione è una banca dati elettronica gestita dai Tribunali regionali che amministrano i registri pubblici nella Repubblica Ceca. Le informazioni contenute nel database non sono generalmente disponibili al pubblico. Le persone giuridiche registrate nel registro delle Imprese della Repubblica Ceca sono responsabili nel fornire al rispettivo tribunale del registro il mantenimento del proprio fascicolo con le informazioni relative al titolare effettivo o ai beneficiari effettivi entro il 1 gennaio 2019. Le entità registrate in altri registri pubblici devono fornire le stesse informazioni entro il 1 gennaio 2021. Eventuali modifiche alle informazioni sulla proprietà effettiva registrate devono essere, inoltre, archiviate nel registro senza indebiti ritardi.

Le persone giuridiche sono, inoltre, obbligate a tenere i registri interni dei loro attuali beneficiari effettivi, compresa la loro identificazione ed i motivi per determinare il suo status di beneficiario effettivo. Il processo di identificazione interna deve essere condotto dalla rispettiva entità legale stessa. L’obbligo di registrazione, tuttavia, è una responsabilità degli organi statutari delle entità.

Il deposito delle informazioni dei beneficiari deve essere effettuata con un apposito modulo ed è esente dalla tassa di registrazione del tribunale se presentata entro i termini di legge di cui sopra.

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Irlanda: la Commissione approva l’imposta sulle bevande zuccherate

La Commissione Europea ha approvato, in conformità alle norme europee sugli aiuti di Stato, la proposta dell’Irlanda di introdurre un’imposta sulle bevande zuccherate a base di acqua e succhi di frutta.

Nel febbraio 2018, l’Irlanda ha notificato formalmente alla Commissione i piani del Paese di introdurre tale imposta. Quest’ultima si applica alle bevande analcoliche, cioè alle bevande a base d’acqua e succhi di frutta contenenti zuccheri aggiunti, ossia con un contenuto di zucchero superiore o pari a 5 grammi con l’intento di combattere l’obesità.

L’approvazione di tale proposta è avvenuta il 24 aprile 2018. La Commissione Europea ritiene che la tassa applicata dall’Irlanda alle bevande zuccherate è conforme alle norme dell’Unione Europee sugli aiuti di Stato, perché il campo di applicazione della misura e le finalità perseguite sono coerenti con gli obiettivi di salute pubblica, in particolare la lotta all’obesità e altre patologie legate allo zucchero.

Nell’annunciare la sua decisione, la Commissione ha ribadito che spetta ad uno Stato Membro decidere in merito all’obiettivo di determinate imposte e tasse. Tuttavia, al fine di rispettare le norme europee in materia di aiuti di stato, gli Stati Membri devono prevedere le imposte in modo non discriminatorio.

La Commissione ha dichiarato nel suo comunicato stampa:

“Nella sua valutazione, la Commissione ha riscontrato che le bevande analcoliche possono essere trattate in modo diverso rispetto ad altri prodotti zuccherini in vista di obiettivi sanitari. Ad esempio, la Commissione ha tenuto conto del fatto che le bevande analcoliche sono la fonte principale di calorie prive di valore nutritivo e provocano particolari problemi di salute. Inoltre, queste ultime comportano un rischio più elevato di obesità rispetto ad altre bevande zuccherate ed alimenti solidi”.

Sulla base di tali presupposti, la Commissione ha concluso che l’introduzione dell’imposta irlandese sulle bevande zuccherate è coerente con gli obiettivi di salute perseguiti e non provoca indebite distorsioni della concorrenza “.

È degno di nota il fatto che la Commissione abbia usato la parola “principale” anziché “unica” fonte di calorie prive di qualsiasi valore nutritivo, per cui vale la pena studiare la decisione della Commissione al momento della pubblicazione definitiva.

L’imposta sarebbe dovuta entrare in vigore il 7 aprile 2018, tuttavia è stata rinviata in attesa dell’approvazione della Commissione Europea perché gli Stati membri non possono attuare una misura che equivarrebbe ad un aiuto di Stato senza la previa approvazione della Commissione Europea.

 

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Regno Unito: le ostilità si estendono ai cittadini del Commonwealth

La stampa ha recentemente divulgato la notizia di persone che, dopo aver vissuto nel Regno Unito per molti anni, hanno ricevuto una comunicazione dall’Home Office con cui viene richiesto loro di lasciare in Paese. In particolare, molto scalpore ha fatto la storia di un uomo di mezza età, trasferitosi dai Caraibi nel Regno Unito intorno agli anni ’50: questi, dopo aver trascorso gran parte della sua vita nel Regno Unito, qualche settimana fa si è visto recapitare una lettera dal UKVI (United Kingdom Visas and Immigration) con cui gli veniva comunicato che avrebbe dovuto lasciare il Paese.

Ma andiamo con ordine. Agli inizi degli anni ’50, il governo inglese aveva espressamente richiesto alle persone dei Caraibi di venire a vivere nel Regno Unito per aiutare a ricostruire il paese dopo la guerra. A quel tempo, molte persone sono emigrate dal loro Paese per venire a vivere nel Regno Unito, dove hanno trovato lavoro come infermieri, conducenti di autobus e ricoprendo altri posti vacanti. A quel tempo, e in tali circostanze, coloro che emigravano dai Caraibi verso il Regno Unito facevano parte del Commonwealth e delle colonie inglesi e quando sbarcavano nel Regno Unito, lo facevano in qualità di cittadini britannici. Di conseguenza, tali persone godevano del cosiddetto “Right of abode – ROA”, e cioè un diritto di residenza nel Paese. Tale diritto consente al soggetto di vivere e lavorare liberamente nel Regno Unito e di non essere sottoposto a controlli di immigrazione.

Per vedersi riconosciuto tale diritto, un soggetto deve soddisfare i seguenti requisiti:

  • Uno dei due genitori deve essere nato nel Regno Unito ed avere la cittadinanza del Regno Unito o di una colonia inglese al momento in cui il soggetto è nato;
  • il 31 dicembre 1982 il soggetto era cittadino del Commonwealth;
  • il soggetto non hai smesso di essere cittadino del Commonwealth (nemmeno temporaneamente) in qualsiasi momento dopo il 31 dicembre 1982.

Pertanto, coloro che sono arrivati nel Regno Unito da bambini negli anni ’50, i cui genitori erano cittadini di una colonia inglese (ad esempio la Giamaica), soddisfavano il requisito richiesto al primo punto.

Per quanto riguarda il secondo punto, con l’entrata in vigore del British Nationality Act 1981 le cose sono cambiate e coloro che erano emigrati dai Caraibi non potevano più fare affidamento sul solo punto 1 al fine di essere riconosciuti come soggetti britannici e ottenere il Right of Abode. La legge del 1981 ha infatti modificato le regole e il soggetto doveva dimostrare di essere stato cittadino del Regno Unito o di una colonia inglese al 31 dicembre 1982, e di essere stato in grado di mantenere tale cittadinanza per il fatto di essere nato, essere stato adottato, essere naturalizzato o per essersi registrato nel Regno Unito. Le cose, pertanto, si sono notevolmente complicate rispetto a prima.

Molte persone a loro tempo non si erano registrate come cittadini britannici, forse non conoscendo tale necessità. Erano inoltre previsti ulteriori requisiti, come l’aver risieduto in modo permanente nel Regno Unito per almeno cinque anni o più, non aver violato i controlli sull’immigrazione, ecc. Pertanto, si è reso da subito evidente che non sarebbe stato più cosi semplice riuscire a dimostrare di essere in possesso dei requisiti necessari per ottenere il diritto a rimanere nel Regno Unito.

Il terzo punto causa ulteriori problemi, in particolare per quanto riguarda le parole tra parentesi, “anche temporaneamente”. Prendiamo la Giamaica come esempio: questo stato ha ottenuto l’indipendenza nel 1962, e pertanto da tale data non è più una colonia del Regno Unito. I giamaicani che vivevano nel Regno Unito e non erano in possesso di un passaporto britannico, potevano a quel punto presentare richiesta per il passaporto Giamaicano. Tali soggetti, pertanto, hanno di fatto perso temporaneamente la cittadinanza del Commonwealth nel momento in cui la Giamaica è divenuta uno stato indipendente. La persona doveva quindi dimostrare al United Kingdom Immigration and Visas di avere diritto alla cittadinanza britannica. E qui insorgono i problemi: se una persona ha vissuto per oltre 40 anni nel Regno Unito cosa potrebbe essere, se non inglese? Però, purtroppo, la questione non è cosi semplice e scontata.

Numerosi sono tuttavia i casi di persone ritrovatesi in tale situazione. Fra gli altri, vale la pena menzionare il caso di una signora di sessantacinque anni, trasferitasi nel Regno Unito a soli 5 anni in seguito all’ondata migratoria degli anni 50 con il passaporto di una zia, la quale si è vista recentemente recapitare una lettera dall’ufficio immigrazione nella quale le viene espressamente richiesto di lasciare il paese entro 7 giorni. La signora, sposata ormai da quarant’anni con un cittadino inglese, è riuscita a dimostrare il suo diritto alla cittadinanza inglese in ragione del matrimonio, evitando quindi la lunga trafila di dover fornire prova di tale diritto dimostrando di avere fatto ingresso nel Regno Unito come British Subject e, pertanto, di essere stata titolare del cosiddetto Right of Abode.

Il governo inglese si è limitato a dire che avrà un occhio di riguardo per casi come questo. Tuttavia, osservando le leggi in materia di immigrazione che continuano a venire introdotte, non è difficile capire il perché’ del verificarsi di tali spiacevoli situazioni.

Il governo da molti anni continua a esercitare pressioni sui cittadini per gestire e controllare l’immigrazione. Basta semplicemente guardare le legge sull’immigrazione del 2014 e 2016, che richiedono ai proprietari di immobili di verificare che le persone a cui decidono di dare in affitto il bene abbiano il diritto di risiedere nel Regno Unito. Anche le banche hanno il potere di verificare che coloro che sono titolari di un conto bancario abbiano il diritto di risiedere nel Regno Unito. L’NHS ha inoltre il dovere di segnalare all’UKVI tutti i casi in cui una persona è sotto trattamento medico e potrebbe non essere un cittadino britannico. La legislazione sull’immigrazione introdotta nel corso degli anni, inoltre, continua a inasprire le sanzioni finanziarie, penali e civili in cui il soggetto può incorrere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trasparenza e la titolarità delle società estere

Il Dipartimento per le Imprese, la Strategia Energetica ed Industriale (“BEIS”) ha risposto alla richiesta di evidenze in ordine alla creazione di un registro che indichi i titolari effettivi delle società estere che acquistano proprietà nel Regno Unito o che stipulano contratti di appalto pubblici. La proposta di introdurre tale registro è stata annunciata per la prima volta in occasione del Summit internazionale Anticorruzione del Regno Unito, tenutosi nel maggio 2016 e fa parte del più ampio programma di trasparenza del Governo.

Nel marzo 2016, il Governo ha pubblicato un documento di discussione in cui esprime preoccupazione per le possibili attività illecite che potrebbero essere poste in essere attraverso il ricorso a società estere che investono nel settore immobiliare. Questo è avvenuto nell’aprile 2017, in seguito alla richiesta di evidenze da parte del BEIS che ha proposto la creazione di un registro dei beneficial owner di società estere che acquistano proprietà nel Regno Unito o stipulano contratti di appalto. Le società incorporate nel Regno Unito sono già obbligate a creare un registro ed a fornire le informazioni relative ai beneficial owners presso Companies House tramite il registro delle persone che esercitano un controllo significativo all’interno della società (il cosiddetto Registro PSC).

I punti fondamentali nella risposta del Governo sono i seguenti:

  • L’Ambito di applicazione: Tutte le società estere che detengono proprietà o partecipano ad appalti pubblici del Governo centrale rientrano nell’ambito di applicazione, fatte salve talune esenzioni, comprese le società estere incorporate in paesi con regimi equivalenti di public disclosure. I trust non rientreranno nell’ambito di applicazione di tale regime.
  • La Definizione di Beneficial Owner: la definizione di “beneficial owner” utilizzata per questi nuovi registri sarà in linea con le definizioni attualmente utilizzate nel contesto del regime del registro PSC (ossia un soggetto che: (i) detiene direttamente o indirettamente più del 25% delle azioni della società; (ii) detiene, direttamente o indirettamente, più del 25% dei diritti di voto all’interno della società, (iii) detiene, direttamente o indirettamente, il potere di nominare o rimuovere la maggioranza degli amministratori della società; (iv) altrimenti ha il diritto di esercitare od esercita effettivamente un’influenza significativa od un controllo sulla società o (v) ha il diritto di esercitare o esercita effettivamente un’influenza notevole su un trust od una società che non è un’entità legale che soddisfa una delle precedenti condizioni). Queste definizioni saranno adattate alle entità che non sono simili alle Limited by shares inglesi.
  • Il Registro: Le informazioni richieste relative ai titolari effettivi saranno sostanzialmente le stesse richieste dal regime PSC e quindi includeranno il nome del beneficial owner, la nazionalità e l’indirizzo. Il mancato aggiornamento del registro costituisce reato.
  • L’Impatto sulle transazioni immobiliari: Le società estere non potrebbero acquistare o vendere proprietà immobiliari registrate nel Regno Unito se non sono conformi a tale regime. Tale restrizione sarà applicata richiedendo alle società estere di fornire un registration number al momento della registrazione del titolo di proprietà presso il registro catastale. Alle società estere verrà fornito il registration number quando forniranno le informazioni sui beneficial owner presso Companies House. Ci sarà un periodo di transizione per le società estere che attualmente possiedono una proprietà per determinare le informazioni sui proprietari effettivi ed ottenere il registration number. Il Call for Evidence ha suggerito un periodo di transizione di un anno. Il Governo comunica che le società estere dovrebbero avere un periodo più lungo per conformarsi al regime e confermerà la durata del periodo di transizione a tempo debito.
  • L’Impatto sugli appalti pubblici del Regno Unito: Le società estere non potranno partecipare agli appalti pubblici del Governo centrale del Regno Unito se non sono conformi a tale regime e dovranno fornire le informazioni sui beneficial owner come conditio sine qua non per aggiudicarsi l’appalto.

 

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Irlanda: previsti tagli fiscali nel prossimo bilancio

Il Governo Irlandese adotterá nuove misure dirette ad introdurre dei tagli fiscali  nel prossimo bilancio, in base al suo recente aggiornamento del programma di stabilità.

Il documento dimostra che il Governo ha stanziato 2,6 miliardi di Euro in aumenti di spesa nel 2019. Parte di questa somma verrà impiegata per coprire gli aumenti della spesa in conto capitale e la parte rimanente sarà destinata a costi di riporto associati al precedente bilancio, alla retribuzione del settore pubblico ed ai costi “demografici”.

L’aggiornamento rileva che le entrate fiscali sono previste in aumento del 5,7% quest’anno. Nel primo trimestre dell’anno, le entrate fiscali sono aumentate del 3,5% su base annua, ma sono in calo dell’1,2% rispetto ai target.

 

 

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Costa Rica: fatturazione elettronica per tutti i contribuenti

L’Amministrazione fiscale ha pubblicato sulla gazzetta ufficiale, nel mese di marzo, la sentenza n. DGT-R-012-2018. In tale sentenza, l’Autorità fiscale stabilisce le date precise in cui l’utilizzo delle fatture elettroniche deve essere adottato da tutti i settori economici.

Per effetto della nuova regolamentazione, tutti i contribuenti che ad oggi non stanno utilizzando il sistema di fatturazione elettronico, devono provvedere ad adottarlo rispettando le seguenti scadenze:

CONTRIBUENTI DATA DI INIZIO
Contribuenti con corporate ID che termina con 1, 2, o 3 dal 1 settembre 2018
Contribuenti con corporate ID che termina con 4, 5, o 6 dal 1 ottobre 2018
Contribuenti con corporate ID che termina con 0, 7, 8 e 9 dal 1 novembre 2018
I contribuenti “maggiori” devono essere conformi a questo obbligo senza necessità di una notifica individuale. A meno che non sia notificato diversamente, i contribuenti “maggiori” devono essere conformi alle scadenze sopra menzionate, a seconda del numero finale del proprio corporate ID.

I contribuenti che godono del regime fiscale agevolato sono esenti da tale obbligazione.

 

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Brexit: ultimi aggiornamenti sui diritti dei lavoratori

A meno di un anno dalla Brexit, vi forniamo una sintesi della recente posizione sui diritti dei lavoratori europei ed in che modo i datori di lavoro devono prepararsi all’uscita del Regno Unito dall’Europa.

I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019:

L’8 dicembre 2017, il Governo inglese ha raggiunto un accordo con l’Europa sui diritti dei cittadini europei che si riferisce specificamente alla situazione dei cittadini europei che arrivano (o che sono già) nel Regno Unito prima della data della Brexit (cioè il 29 marzo 2019). Riportiamo di seguito un riepilogo dei punti chiave che sono stati concordati.

  • I cittadini europei che, entro il 29 marzo 2019, vivono legalmente ed in modo continuativo nel Regno Unito per 5 anni potranno richiedere di rimanere indefinitamente nel Paese ottenendo il “settled status”. Ciò significa che potranno risiedere nel Regno Unito, accedere a fondi e servizi pubblici e richiedere la cittadinanza britannica una volta che avranno i requisiti per farlo.
  • Quando il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea, i cittadini europei che arrivano entro il 29 marzo 2019 nel Paese ma non risiedono in quest’ultimo da 5 anni, potranno chiedere di rimanere fino a quando non avranno raggiunto la soglia dei 5 anni. Inoltre, possono presentare la domanda per ottenere il settled status.
  • I membri della famiglia che convivono o raggiungono i cittadini europei nel Regno Unito entro il 29 marzo 2019 potranno, inoltre, presentare la domanda per l’ottenimento del settled status, di solito dopo 5 anni nel Regno Unito.
  • I familiari stretti (vale a dire i coniugi, partner non sposati, figli e nipoti a carico e genitori e nonni a carico) potranno raggiungere i cittadini europei dopo che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, nel caso in cui il legame esisteva entro il 29 marzo 2019.

L’Home Office ha confermato che ci sarà una procedura online per fare richiesta che sarà “semplificata, di facile e rapido utilizzo ed è probabile che sarà operativa entro la fine dell’anno. Ai cittadini europei sarà richiesto di fornire un documento di identità ed una fototessera e dovranno dichiarare l’esistenza di eventuali condanne penali. Saranno, inoltre, tenuti a pagare una tassa che probabilmente sarà la stessa richiesta per ottenere il passaporto inglese (che è attualmente pari a £ 75,50).

Il 19 marzo 2018, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno, inoltre, raggiunto un accordo su una serie di punti fondamentali relativi all’accordo di recesso, uno dei quali prevedeva un accordo su un periodo di transizione dopo che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. I punti essenziali da considerare sono i seguenti:

  • È stato concordato un periodo di transizione di 21 mesi che avrà inizio il 29 marzo 2019 e terminerà il 31 dicembre 2020.
  • Durante il periodo di transizione, i diritti dei cittadini europei saranno tutelati e verrà garantita la libera circolazione dei lavoratori tra il Regno Unito e l’Europa. Questo varrà anche per i cittadini europei che arrivano nel Regno Unito durante il periodo di transizione.
  • Tutti i cittadini europei che arrivano nel Regno Unito durante il periodo di transizione avranno 6 mesi di tempo dalla fine del periodo di transizione (vale a dire fino al 30 giugno 2021) per richiedere la documentazione relativa alla residenza.

Dopo il periodo di transizione

Il Governo inglese non ha fornito alcuna chiarimento sui diritti dei cittadini europei dopo il periodo di transizione. Si pensava che il Governo avrebbe pubblicato un White Paper sull’immigrazione la scorsa estate, che avrebbe definito le sue proposte post Brexit sull’’immigrazione e avrebbe incluso maggiori dettagli sulla nuova politica relativa all’immigrazione. Tuttavia, è improbabile che venga pubblicato prima di ottobre di quest’anno. Il ritardo ha suscitato critiche e, comprensibilmente, ha creato preoccupazione per i cittadini europei ed incertezza per le imprese inglesi non consentendo una pianificazione adeguata. Questo significa anche che il nuovo Disegno di Legge sull’immigrazione, promesso nel Discorso della Regina, potrebbe essere posticipato.

L’Home Office ha dichiarato sul proprio sito Web che i cittadini europei (ed i datori di lavoro inglesi) non devono fare nulla ora ed attendere che la nuova procedura online diventi operativa nella seconda metà del 2018. Tuttavia, per essere preparati alla Brexit, suggeriamo che i datori di lavoro attuino i seguenti step:

  • Effettuino un controllo sull’attuale forza lavoro e valutino il potenziale impatto che avrà la Brexit.
  • Incoraggino i dipendenti dell’Unione Europea che risiedono da almeno 5 anni nel Regno Unito a richiedere subito la residenza permanente.
  • Rassicurino i dipendenti dell’Unione Europea che i loro diritti saranno protetti.
  • considerino eventuali costi aggiuntivi come risultato della Brexit, come un potenziale aumento dei salari per far fronte ad eventuali competenze e/o carenze di manodopera all’interno dell’azienda e/o qualsiasi aumento dei costi per migliorare la forza lavoro attuale.
  • Aggiornino le procedure e le politiche contro le molestie, il bullismo ed assicurino che i dirigenti siano pienamente formati su tali politiche. La Brexit ha provocato un aumento del numero di episodi di molestie razziali all’interno del luogo di lavoro e molti cittadini europei hanno riferito di essere vittime di bullismo e molestie a causa del loro status di cittadini europei.
  • Creino un team Brexit per eseguire gli step sopra descritti, per gestire le richieste dei dipendenti europei in merito al loro status e per rispondere alle domande quando la procedura online sarà operativa entro la fine dell’anno.

Il Migration Advisory Committee ha pubblicato la sua relazione il 27 marzo 2018 che fornisce una valutazione iniziale del mercato del lavoro inglese in seguito alla Brexit. La relazione finale è prevista per settembre 2018. Quest’ultima mette in luce le preoccupazioni di molti datori di lavoro su come il Regno Unito potrebbe limitare i lavoratori europei dopo il periodo di transizione e su come ciò potrebbe impedire loro di assumere lavoratori europei poco qualificati nel Regno Unito. L’incertezza ha già avuto un impatto negativo su alcuni settori dell’economia britannica, come ad esempio la sanità, l’edilizia, l’hospitality , il settore dell’agricoltura, la vendita al dettaglio che stanno attualmente affrontando una grave carenza di manodopera. Vi sono prove che dimostrano che i datori di lavoro inglesi stanno iniziando ad assumere fuori dall’Unione Europea per colmare queste lacune. Mentre il Governo britannico ha fornito i necessari chiarimenti sui diritti dei lavoratori dell’Unione Europea prima della Brexit e durante il periodo di transizione, ci sono ancora molte incertezze sui diritti dei lavoratori europei dopo il periodo di transizione e probabilmente continueranno ad esserci fino a quando il Governo non pubblicherà il suo White Paper sull’immigrazione.

 

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Brexit: ultimi aggiornamenti sui diritti dei lavoratori

A meno di un anno dalla Brexit, vi forniamo una sintesi della recente posizione sui diritti dei lavoratori europei ed in che modo i datori di lavoro devono prepararsi all’uscita del Regno Unito dall’Europa.

I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019:

L’8 dicembre 2017, il Governo inglese ha raggiunto un accordo con l’Europa sui diritti dei cittadini europei che si riferisce specificamente alla situazione dei cittadini europei che arrivano (o che sono già) nel Regno Unito prima della data della Brexit (cioè il 29 marzo 2019). Riportiamo di seguito un riepilogo dei punti chiave che sono stati concordati.

  • I cittadini europei che, entro il 29 marzo 2019, vivono legalmente ed in modo continuativo nel Regno Unito per 5 anni potranno richiedere di rimanere indefinitamente nel Paese ottenendo il “settled status”. Ciò significa che potranno risiedere nel Regno Unito, accedere a fondi e servizi pubblici e richiedere la cittadinanza britannica una volta che avranno i requisiti per farlo.
  • Quando il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea, i cittadini europei che arrivano entro il 29 marzo 2019 nel Paese ma non risiedono in quest’ultimo da 5 anni, potranno chiedere di rimanere fino a quando non avranno raggiunto la soglia dei 5 anni. Inoltre, possono presentare la domanda per ottenere il settled status.
  • I membri della famiglia che convivono o raggiungono i cittadini europei nel Regno Unito entro il 29 marzo 2019 potranno, inoltre, presentare la domanda per l’ottenimento del settled status, di solito dopo 5 anni nel Regno Unito.
  • I familiari stretti (vale a dire i coniugi, partner non sposati, figli e nipoti a carico e genitori e nonni a carico) potranno raggiungere i cittadini europei dopo che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, nel caso in cui il legame esisteva entro il 29 marzo 2019.

L’Home Office ha confermato che ci sarà una procedura online per fare richiesta che sarà “semplificata, di facile e rapido utilizzo ed è probabile che sarà operativa entro la fine dell’anno. Ai cittadini europei sarà richiesto di fornire un documento di identità ed una fototessera e dovranno dichiarare l’esistenza di eventuali condanne penali. Saranno, inoltre, tenuti a pagare una tassa che probabilmente sarà la stessa richiesta per ottenere il passaporto inglese (che è attualmente pari a £ 75,50).

Il 19 marzo 2018, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno, inoltre, raggiunto un accordo su una serie di punti fondamentali relativi all’accordo di recesso, uno dei quali prevedeva un accordo su un periodo di transizione dopo che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. I punti essenziali da considerare sono i seguenti: