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Archives for Notizie dal mondo

Regno Unito: La riforma legislativa delle società in accomandita

Come anticipato in una recente notizia del Financial Times, il Governo ha annunciato questa mattina la sua intenzione di apportare quattro modifiche principali alla Legge relativa alle società in accomandita nel Regno Unito:

  1. Soltanto le societa` registrate presso un’autorita` di controllo in materia di riciclaggio del denaro (AML) (compresi gli studi legali e le societa` autorizzate dalla FCA ad esempio) potranno presentare la domanda di registrazione per nuove societa` in accomandita del Regno Unito (UK LPs). Queste societa` (cosiddette “presentatrici”) dovranno fornire la prova della loro registrazione presso l’AML in quanto parte del processo di presentazione della domanda.
  2. Tutte le LP (societa` in accomandita) UK dovranno mantenere un collegamento con il Regno Unito rispettando uno dei seguenti requisiti:
  • Conservare la sua sede principale nel Regno Unito;
  • Dimostrare che sta continuando a svolgere alcune attività commerciali legittime presso un indirizzo in UK;
  • Dimostrare che continua ad avvalersi dei servizi di un agente che è registrato presso un organismo di controllo dell’AML del Regno Unito e che ha accettato di fornire il proprio indirizzo come quello di servizio per la societa` in accomandita del Regno Unito.
  1. Le LP britanniche saranno tenute a depositare ogni anno un confirmation statement a Companies House, con il quale confermeranno che tutti i dettagli precedentemente inseriti sono rimasti tali e quindi sono ancora corretti. Inoltre, ogni LP UK dovra’ depositare, sia in fase di registrazione che in modo continuativo, le seguenti informazioni ulteriori:
  2. I dati personali dei soci accomandanti e di quelli accomandatari.
  3. la data di nascita e la nazionalita` di tutti soci accomandanti e di quelli accomandatari che siano persone fisiche
  • un codice SIC che identifica la natura dell’attivita` svolta dalla societa` in accomandita (LP)
  1. Companies House avra` il potere di poter mandare in strike off le LP che si sono sciolte o che secondo Companies House non stanno svolgendo attivita` commerciali od operative. L’esatta procedura per tale operazione deve ancora essere definita.

 

La comunicazione di oggi indica le intenzioni del Governo a grandi linee; verranno dati maggiori dettagli quando il il progetto di legge sara` pubblicato. Il Governo afferma che cio` accadra` “quando i tempi parlamentari lo consentiranno” – il che potrebbe richiedere un po` di tempo, vista la situazione attuale della Brexit.

I dettagli costituiranno un punto fondamentale, soprattutto per quanto riguarda gli ulteriori requisiti per il deposito delle informazioni. Nella comunicazione odierna non vi è alcun riferimento riguardo alla possibilita` di esentare da tali requisiti le societa` in accomandita con fondo privato (conosciute come PFLPs). Le stesse PFLPs sono state introdotte soltanto l’anno scorso, e uno dei loro principali punti di forza è un sistema di archiviazione maggiormente semplificato, con meno informazioni richieste per essere registrate presso Companies House. Se questi nuovi requisiti venissero estesi alle PFLPs, cio` renderebbe un po’ meno interessante istituire nella giurisdizione del Regno Unito fondi di investimento privati strutturati come societa` in accomandita: molti investitori a livello internazionale sarebbero restii a vedere i loro recapiti e (se si tratta di persona fisica) la loro data di nascita e nazionalita` inseriti in Companies House (informazione non richiesta in nessun’altra giurisdizione relativa ai “fondi”). Si spera che il progetto di legge mettera` in chiaro l’esenzione delle PFLPs da questi requisiti.

 

Le restanti modifiche dovrebbero essere considerate generalmente positive per il settore che si occupa della gestione dei fondi. Sebbene ci sara` un aumento degli oneri amministrativi, questo sara` pressoche` irrilevante; ci sarà una maggiore flessibilità offerta alle LP UK per soddisfare il requisito del “collegamento con il Regno Unito” (c’era stata una significativa preoccupazione che il governo potesse obbligare tutte le LP del Regno Unito a mantenere una sede principale in UK), nonché la conferma che le LP del Regno Unito non saranno tenute a preparare e pubblicare bilanci obbligatori.

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Regno Unito: i rapporti sull’abolizione della categoria di visti Tier 1 sono stati notevolmente esagerati

Il Ministero degli Interni inglese ha confermato che la categoria di visti di primo livello riservati agli investitori (Tier1) non verrà abolita ma anzi riformata in vista dell’anno nuovo.

L’Home Office prevede di introdurre un nuovo programma al fine di contrastare il riciclaggio di denaro e garantire che tale categoria di visti possa trarre vantaggio dall’economia inglese.

È probabile che le nuove norme richiedano ai candidati di sottoporsi agli obblighi di due diligence rafforzati relativi alla loro fonte primaria di ricchezza. Gli investimenti in titoli di stato del Regno Unito non saranno più accettati e solo gli investimenti nelle società di negoziazione del Regno Unito soddisferanno i criteri. Le società di investimento saranno autorizzate, a condizione che siano concentrare nell’ investire in piccole e medie imprese e start-up nel Regno Unito.

Si spera che il Ministero dell’Interno esegua un rigoroso processo di consultazione prima di attuare questo nuovo programma, coinvolgendo tutti coloro che assistono i clienti nel soddisfare i requisiti della categoria, compresi i consulenti per l’immigrazione, i banchieri, i gestori patrimoniali e gli agenti di borsa.

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Regno Unito: sospeso il rilascio del visto per gli investitori

A partire da oggi, venerdì 7 novembre 2018, il rilascio del visto per investitori di tipo Tier 1 sarà sospeso. Questo significa che non potranno essere presentate ulteriori richieste per ottenerlo fino a quando non verra pubblicato un nuovo avviso. La sospensione di quest’ultimo è avvenuta senza preavviso e rappresenta uno shock per molte persone che erano in procinto di presentare la relativa domanda.

Per avere diritto ad ottenere un visto per Investitore di tipo Tier 1, è necessario avere almeno 2 milioni di sterline pronti da investire nel Regno Unito.

A differenza di altri rilasci di visto nel Regno Unito, come Investitore di primo livello, non è necessario soddisfare i requisiti di lingua inglese, dimostrare il possesso di un reddito o fornire prove sulla pianificazione aziendale nel Regno Unito.

Il percorso può anche portare ad una soluzione accelerata dopo due anni se si investono 10 milioni di Sterline, o dopo 3 anni se si investono 5 milioni di Sterline.

Per queste ragioni, il Tier 1 è spesso definito “Visto d’oro”.

Anche se il visto per Investitori di tipo Tier 1 è stato inizialmente introdotto per attirare investimenti nel Regno Unito, il Governo ha indicato che la sospensione del visto per investitore di primo livello può comportare il rischio che venga utilizzato come meccanismo per il riciclaggio di denaro.

Caroline Nokes, il Ministro per l’immigrazione, ha dichiarato che “Il Regno Unito sarà sempre aperto ad investitori legittimi e genuini impegnati a sostenere l’economia inglese e le imprese a crescere. Tuttavia, sono stata chiara che non tollereremo le persone che non rispettano le regole e cercano di abusare del sistema, ecco perché sto portando avanti queste nuove misure che garantiranno che solo gli investitori reali, che intendono sostenere le imprese del Regno Unito, possano beneficiare del nostro sistema di immigrazione. “

Nuove regole saranno introdotte nel 2019 per gli investitori che vogliono trasferirsi nel Regno Unito.

Le nuove regole per gli investitori di livello 1 potrebbero comportare un maggiore controllo in termini di requisiti probatori, regole più restrittive sul tipo di investimenti ammissibili e, alla luce delle preoccupazioni sul riciclaggio di denaro, maggiore attenzione alla fonte dei fondi.

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Regno Unito: sospeso il rilascio del visto per gli investitori

A partire da venerdí 7 novembre 2018, il rilascio del visto per investitori di tipo Tier 1 é stato sospeso. Questo significa che non potranno essere presentate ulteriori richieste per ottenerlo fino a quando non verrá pubblicato un nuovo avviso. La sospensione di quest’ultimo è avvenuta senza preavviso e rappresenta uno shock per molte persone che erano in procinto di presentare la relativa domanda.

Per avere diritto ad ottenere un visto per Investitore di tipo Tier 1, è necessario avere almeno 2 milioni di sterline pronti da investire nel Regno Unito.

A differenza di altri rilasci di visto nel Regno Unito, come Investitore di primo livello, non è necessario soddisfare i requisiti di lingua inglese, dimostrare il possesso di un reddito o fornire prove sulla pianificazione aziendale nel Regno Unito.

Il percorso può anche portare ad una soluzione accelerata dopo due anni se si investono 10 milioni di Sterline, o dopo 3 anni se si investono 5 milioni di Sterline.

Per queste ragioni, il Tier 1 è spesso definito “Visto d’oro”.

Anche se il visto per Investitori di tipo Tier 1 è stato inizialmente introdotto per attirare investimenti nel Regno Unito, il Governo ha indicato che la sospensione del visto per investitore di primo livello può comportare il rischio che venga utilizzato come meccanismo per il riciclaggio di denaro.

Caroline Nokes, il Ministro per l’immigrazione, ha dichiarato che “Il Regno Unito sarà sempre aperto ad investitori legittimi e genuini impegnati a sostenere l’economia inglese e le imprese a crescere. Tuttavia, sono stata chiara che non tollereremo le persone che non rispettano le regole e cercano di abusare del sistema, ecco perché sto portando avanti queste nuove misure che garantiranno che solo gli investitori reali, che intendono sostenere le imprese del Regno Unito, possano beneficiare del nostro sistema di immigrazione. “

Nuove regole saranno introdotte nel 2019 per gli investitori che vogliono trasferirsi nel Regno Unito.

Le nuove regole per gli investitori di livello 1 potrebbero comportare un maggiore controllo in termini di requisiti probatori, regole più restrittive sul tipo di investimenti ammissibili e, alla luce delle preoccupazioni sul riciclaggio di denaro, maggiore attenzione alla fonte dei fondi.

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Brexit: conseguenze sulla forza lavoro

La Brexit ha causato una grande incertezza e confusione per i cittadini dell’Unione Europea e le loro famiglie nel Regno Unito. Con il fatto che la data ufficiale della Brexit si avvicina, (il 29 marzo 2019) i lavoratori dell’Unione Europea si stanno rivolgendo sempre di più ai loro datori di lavoro per ottenere informazioni esatte, rassicurazioni e supporto.

Tutti i cittadini dell’UE e le loro famiglie devono prendere provvedimenti per proteggere il loro status di immigrazione nel Regno Unito dopo la Brexit. Questo permetterà loro di preservare il loro diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito, assicurandosi che il loro accesso all’assistenza sanitaria inglese ed i benefici correlati non siano affetti dalla Brexit. I datori di lavoro hanno un ruolo molto importante in questo processo.

Da quando vi è stato il voto sulla Brexit nel 2016, abbiamo aiutato le imprese sulle loro strategie di comunicazione con il loro personale europeo. Impegnandosi e collaborando di più con il loro staff, le aziende mettono in atto programmi specifici evitando così di perdere persone importanti per il loro successo.

Il Regno Unito ha concordato con l’Unione Europea riguardo al “EU Settlement Scheme” come parte dell’accordo bilaterale sulla Brexit.

A partire da marzo 2019, i cittadini europei possono richiedere lo status di immigrazione, in modo che possano continuare a vivere nel Regno Unito dopo la Brexit.

Noi abbiamo una vasta gamma di servizi in grado di fornire al vostro business in modo tale da mettere in atto un programma in linea con il vostro business, il profilo dello staff e la cultura della vostra azienda.

I nostri servizi includono:

  • Consulenza strategica al vostro team di risorse umane
  • Materiale informativo con una chiara spiegazione del Settlement Scheme
  • Presentazioni dirette al personale europeo in persona o via telefono
  • Aiutare con le applicazioni dello staff europeo
  • Un servizio di consulenza tramite il nostro helpdesk permettondo al vostro personale di consultarsi con noi direttamente

 

Dal momento che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, tutti i cittadini residenti nel regno Unito dovranno prendere le misure adatte in modo tale da conservare il loro status di immigrazione.

Noi offriamo i nostri servizi a tutte le aziende che hanno bisogno di una consulenza.

 

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India: modifica della Legge sulle imprese

L’India è un’economia in crescita dove lo sviluppo è attribuibile a numerosi fattori quali la disponibilità di terreni, manodopera, materie prime, piani di incentivazione redditizi che promuovono lo sviluppo commerciale del Paese. Al fine di svolgere operazioni commerciali, gli imprenditori possono scegliere se optare per uno dei modelli aziendali disponibili come la proprietà, la partnership, la società a responsabilità limitata, ecc.

Per avere la possibilità di svolgere un’attività economica si può costituire una società. Il Governo ha applicato il Companies Act 2013 al fine di monitorare l’attività delle società in India. La Legge stabilisce le disposizioni riguardanti l’incorporazione, gli obblighi, le responsabilità, la gestione di una società, accertando in tal modo la corretta regolamentazione della stessa.

Il 2 novembre 2018 il Governo ha promulgato il Companies Amendment (Ordinance) 2018 dopo aver ricevuto l’assenso da parte del Presidente dell’India. La suddetta ordinanza è stata attuata con il duplice obiettivo di facilitare gli affari all’interno del Paese insieme a una migliore conformità aziendale. Alcuni degli aspetti ricompresi nella suddetta ordinanza sono:

  • Riduzione degli oneri: 16 tipi di reati societari sono stati trasferiti dalla giurisdizione dei tribunali speciali ad un arbitrato interno, che dovrebbe ridurre il numero dei casi nei tribunali speciali di più del 60%, permettendogli di concentrarsi su reati societari gravi.
  • Riduzione delle sanzioni penali: la sanzione per le società piccole e le società individuali è stata ridotta a metà con rispetto a quella applicabile alle società medie e grandi.
  • E-adjudication: Istituire un meccanismo di attribuzione interno trasparente e basato sulla tecnologia su una piattaforma online e la pubblicazione degli ordini sul sito web.
  • Regolamentazione vigorosa: rafforzamento del meccanismo di aggiudicazione interno che richiede un ordine concomitante per correggere l’inadempimento al momento del prelievo della pena al fine di raggiungere l’obiettivo per una migliore conformità.
  • Sblocco del NCLT: per quanto riguarda l’aspetto legale nei confronti di una società, il Governo ha creato il “National Company Law Tribunal” istituito per la risoluzione di controversie sia civili che penali. Riducendo al minimo l’onere del NCLT si crea un ambito che permette di concentrarsi su reati societari gravi. Alcune delle misure adottate per sbloccare il NCLT sono:
  1. ampliare la giurisdizione pecuniaria del Direttore Regionale aumentando il limite fino a 25,00,000 INR con rispetto al limite precedente di 5,00.000 INR ai sensi dell’Articolo 441 della Legge;
  2. attribuire al Governo centrale il potere di approvare la modifica dell’esercizio finanziario di una società ai sensi dell’Articolo 2 (41); e
  3. conferire al Governo centrale il potere di approvare i casi di conversione di società pubbliche in società private.
  • Controllo delle società Shell: le società Shell sono entità non commerciali collegate a più società sussidiarie e vengono utilizzate come strumento per effettuare transazioni illegali quali evasione fiscale, riciclaggio di denaro ecc. È stata reintrodotta la notificazione di inizio dell’attività commerciale con lo scopo di affrontare meglio il rischio che rappresentano le società Shell.
  • Migliore gestione aziendale: le raccomandazioni relative al dovere societario e all’amministrazione societaria includono più informazioni che i depositi pubblici non garantiti; maggiore responsabilità nel presentare documenti relativi alla incorporazione e alle modifiche; mancata manutenzione della sede legale consente l’avvio della procedura di cancellazione; e avere incarichi come amministratore, oltre i limiti consentiti porta alla squalifica di tali amministratori.

Promuovendo una migliore conformità per la gestione efficace dell’attività di una società, il Governo ha promulgato l’ordinanza di modifiche nelle disposizioni del diritto societario prevalente.

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Regno Unito: nuova procedura di richiesta del visto interno

La procedura di richiesta del visto nel Regno Unito sta cambiando dal 30 novembre 2018, in seguito alla decisione del Ministero dell’Interno di stipulare un contratto con un nuovo partner commerciale, Sopra Steria. L’obiettivo è quello di fornire una procedura più snella. Tuttavia la fase di attuazione (con vecchi e nuovi sistemi operativi in tandem) non è andata a buon fine.

Per effetto della nuova procedura prevista per richiedere il visto e la cittadinanza nel Regno Unito, i candidati devono inviare e pagare la loro richiesta online e verranno poi reindirizzati al sito web di Sopra Steria per prenotare un appuntamento presso uno dei loro centri per la registrazione delle informazioni biometriche. Quest’ultima sostituisce la registrazione biometrica presso l’ufficio postale locale.

Vi sono sei centri di servizi gratuiti a Croydon, Birmingham, Manchester, Glasgow, Cardiff e Belfast. Gli appuntamenti sono anche disponibili a pagamento ‘a partire da 60 Sterline, in uno dei 50 centri locali, la maggior parte dei quali sono situati nelle biblioteche locali. Ci saranno centri a Cambridge, Norwich, Ipswich, Peterborough e Bedford e diverse località di Londra.

I candidati devono essere in grado di prenotare un appuntamento e frequentare i centri UKVCAS entro cinque giorni dall’invio della domanda. Tuttavia, in base alla nostra esperienza, si é visto che gli appuntamenti non sono attualmente disponibili come promesso.

I candidati possono scegliere di caricare le copie dei loro documenti giustificativi sul sito web di Sopra Steria, o portarli con sé e pagare una commissione di 35 Sterline affinché vengano scansionati e caricati. In entrambi i casi, i candidati conserveranno i loro documenti originali. Ciò è dato dal fatto che le norme sull’immigrazione sono state attenuate, in modo che possano essere fornite le copie dei documenti, piuttosto che gli originali. Questo è di gran lunga il cambiamento più grande e dovrebbe rendere il processo più facile per molti candidati. Tuttavia, i richiedenti devono tenere in considerazione che, anche se hanno ancora il passaporto, non devono viaggiare al di fuori del Regno Unito, come se la loro domanda venisse automaticamente considerata rigettata.

I richiedenti avranno anche la scelta se acquistare servizi aggiuntivi come gli appuntamenti fuori orario, oppure potranno presentarsi senza appuntamento e potranno richiedere la traduzione di documenti.

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Business Immigration: uno sguardo oltre la Brexit

A settembre, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo tanto atteso rapporto circa i sistemi di immigrazione post-Brexit. Nonostante l’immigrazione sia stato uno dei temi piu` importanti del referendum tenutosi nel giugno del 2016, il rapporto era stato commissionato dal Governo soltanto nel luglio del 2017 ed è stato il primo rapporto ufficiale a mostrare l’impatto che la libera circolazione ha nel Regno Unito.

Il rapporto sembra riferirsi ai cittadini europei che entreranno nel Regno Unito a seguito della Brexit. Lo status dei cittadini europei che invece si trovano già nel Regno Unito al momento della Brexit è stato discusso precedentemente.

Cosa afferma il rapporto?

Il rapporto afferma in modo esplicito che il tema dell’immigrazione rimane un punto centrale dei negoziati e che quindi questi sono semplici suggerimenti che ci aspettiamo verranno presi in considerazione dal Governo britannico come parte della contrattazione che continuerà con l’UE in relazione ad un futuro accordo commerciale. Pertanto, non sorprende il fatto che il rapporto si concluda affermando che i cittadini europei post Brexit non riceveranno alcun trattamento preferenziale.  

Riguardo agli aspetti più specifici, il rapporto conclude affermando che la strada migliore da seguire è quella di fare in modo che i cittadini europei post Brexit siano trattati esattamente come i cittadini attualmente non comunitari, ma allo stesso tempo di apportare alcune fondamentali modifiche al sistema vigente. Molti di questi cambiamenti sono stati a lungo richiesti, come ad esempio la rimozione del limite inefficace e arbitrario previsto per il numero di lavoratori altamente qualificati e la rimozione del Resident Labour Market Test (pubblicizzando un lavoro) come mezzo appropriato per dimostrare la posizione deve essere occupata da un cittadino non britannico/europeo. Tuttavia, sono state fatte altre importanti raccomandazioni, come ad esempio:

  • Abbassare il livello di competenza richiesto per poter beneficiare di un permesso di lavoro (fino al livello 3 RQF dal livello attuale 6);
  • Lo stipendio minimo deve essere di £ 30.000 all’anno (per assicurarsi che non rientri nell’area “scarsamente qualificato”);
  • Conservare la “Immigration Skills Charge” (dal momento che sembra scoraggiare l’abuso del sistema);
  • Ridurre la burocrazia del sistema attuale, in modo tale da consentire alle persone di cambiare ruolo più facilmente; e
  • Lasciare invariato il sistema di trasferimento intra-aziendale.

Come si può notare sopra, queste sono semplicemente delle raccomandazioni che andranno a far parte delle negoziazioni nei termini di una futura relazione commerciale con l’Unione Europea.

Cosa dovrebbero fare le aziende ora?

Al fine di mitigare le potenziali conseguenze, le aziende dovrebbero considerare la loro attuale forza-lavoro e la loro struttura come una questione prioritaria al fine di sapere con certezza quale sarà l’effetto e quali saranno i loro piani di sviluppo futuri per potersi adeguare di conseguenza. Coloro che non sono attualmente autorizzati ad assumere lavoratori migranti potrebbero adottare ora misure tali per garantirsi questo status e per dimostrare di essere il più preparati possibile per poter continuare a reclutare nuovo personale dal continente o semplicemente per trasferire il personale già assunto tra le varie sedi.

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Regno Unito: Quali sono le prospettive per i pagamenti in euro transfrontalieri?

Secondo le attuali disposizioni, non vi è alcuna differenza per i consumatori o per le imprese dell’eurozona effettuare transazioni in euro all’interno del loro paese o con un altro paese dell’eurozona.

A marzo 2018, la Commissione Europea ha presentato una proposta per estendere tale beneficio ai paesi non facenti parte dell’eurozona. Questo permetterebbe a tutti i consumatori e le imprese in Europa di godere pienamente dei benefici del Mercato Unico quando si invia denaro, si preleva del contante o si paga qualcosa all’estero.

Quindi, fin dove arriverebbe questa proposta e che cosa significherebbe, in particolar modo alla luce dell’uscita del Regno Unito dall’Europa prevista per il 29 marzo 2019?

Quali sono i cambiamenti proposti?

Se attuati, le due modifiche proposte al Regolamento sui pagamenti transfrontalieri (CBPR) richiederebbe ai fornitori dei servizi di pagamento di (PSP):

  • Negli Stati membri non appartenenti all’eurozona, allineare le commissioni per i pagamenti transfrontalieri in Euro (a titolo di trasferimento di credito, pagamento con carta, rimessa di denaro o prelievo di contanti) con spese per i corrispondenti pagamenti nazionali effettuati nella valuta ufficiale dello Stato membro (il così detto “principio di pari diritti”); e
  • Informare i consumatori del costo di una conversione di valuta prima di effettuare un pagamento all’estero in una valuta diversa da quella di origine. Nello specifico, quando ai consumatori viene offerta più di un’opzione per la conversione di valuta, ad esempio tra i servizi della loro banca ed i servizi di conversione dinamica della valuta (DCC) forniti al momento dell’acquisto – essi sarebbero in grado di confrontare le offerte e scegliere quella più favorevole.

Secondo la Commissione Europea, questi nuovi requisiti non imporrebbero un onere aggiuntivo sulle banche, dovuto dal fatto che: riguarderebbero unicamente i pagamenti transfrontalieri in euro per le banche situate in Stati membri dell’Unione Europea non appartenenti all’eurozona (in cui i pagamenti beneficiano già di un’infrastruttura efficiente) e dovrebbero semplicemente adeguare la documentazione relativa alle tasse sui prodotti e servizi, che viene già regolarmente effettuato.

Qual è lo stato attuale della proposta e quando entrerà in vigore?

La proposta sta attualmente in corso di avanzamento al Parlamento Europeo, e ci si aspetta che venga concordata durante il quarto trimestre del 2018.

Quando le proposte furono pubblicamente annunciate per la prima volta, la Commissione Europea aveva fissato come data di attuazione il 1°gennaio 2019, indicando chiaramente l’importanza e la priorità della proposta. Le proposte sono ora in discussione, e una volta che il testo comune è concordato, verrà tradotto e poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (che solitamente avviene dai 3 ai 4 mesi dopo l’accordo). La data di implementazione ci si aspetta essere 12 mesi dalla pubblicazione ufficiale, quindi durante il primo trimestre del 2020.

Una revisione della sua efficacia da parte della Commissione Europea sarebbe inoltre programmata per il 22 ottobre, il quale prenderebbe in considerazione la possibilità di estendere la regolamentazione a tutti i pagamenti transfrontalieri, inclusi quelli non effettuati in euro. 

Cosa accadrà dopo la Brexit?

In data 9 ottobre 2018, il governo britannico ha pubblicato le bozze di “Electronic Money, Payment Services and Payment Systems” Regulations 2018 e la relativa nota esplicativa. Queste versioni sono ora state presentate al Parlamento. Questo progetto modificherà la mantenuta legislazione europea relativa alle norme sui servizi di pagamento del 2017, i regolamenti sul denaro elettronico del 2011 e il regolamento SEPA, per garantire che questi continuino a funzionare efficacemente nel Regno Unito anche in caso di un uscita dall’ Unione Europea in caso di un no deal sulla Brexit.

In particolare, il governo britannico sta cercando di massimizzare le prospettive del Regno Unito di rimanere nel SEPA come paese terzo. Secondo una lettera di John Glen (Segretario economico al Tesoro) a Sir Bill Cash (presidente del Comitato di controllo europeo) del 18 settembre 2018, “ciò comporta la fissazione di questi articoli della legge europea in modo tale da poter trovare il nostro statuto nazionale” funzionalmente equivalente “ai sensi dei criteri di accesso alla SEPA del Consiglio europeo dei pagamenti”.

L’attuale approccio del governo britannico è che il CBPR non dovrebbe rimanere nel libro degli statuti del Regno Unito dopo Brexit. La logica è che l’applicazione del CBPR solo alle banche del Regno Unito, effettuando pagamenti nel Regno Unito, li metterebbe in una situazione di svantaggio competitivo, e l’equivalenza del CBPR non è un requisito per la partecipazione dei paesi terzi all’AUPE. Questo approccio è anche in linea con l’opinione storica del governo britannico secondo cui non si dovrebbe estendere il CBPR alle operazioni di pagamento in sterline.

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Regno Unito: sistema futuro di immigrazione

Nel settembre 2018, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo rapporto finale sugli attuali e futuri modelli di immigrazione dello Spazio Economico Europeo (SEE) e l’impatto che avrà sul Regno Unito. L’intenzione del MAC era di fornire una base per un nuovo sistema di immigrazione dopo la fine del periodo di transizione proposto per il Brexit, a partire da gennaio 2021.

Le raccomandazioni chiave del MAC sono:

  • Nessun sistema di visti preferenziali per i lavoratori del SEE dopo il periodo di transizione;
  • Immigrazione semplificata per i lavoratori più qualificati nel Regno Unito con rispetto ai lavoratori meno qualificati;
  • Nessun percorso di immigrazione dedicato ai lavoratori meno qualificati, compresi quelli pagati meno di £ 30.000 (con eccezione del settore agricolo).

Il Governo ha indicato la sua intenzione di adottare ampiamente queste raccomandazioni. In pratica, questo significa che è improbabile che le imprese del Regno Unito siano in grado di trovare dipendenti per ruoli con stipendi inferiori a £30, 000 considerando i nuovi cittadini dell’UE che arriveranno nel Regno Unito a partire da gennaio 2021 (o prima, in caso di mancato accordo). I datori di lavoro che attualmente dipendono da un flusso costante di lavoratori dal SEE potrebbero quindi avere difficoltà nel sodisfare la necessità di risorse future. Ciò potrebbe avere un impatto drammatico su tutti i settori, ma quelli che potrebbero essere di più a rischio includono la produzione, l’ospitalità, la vendita al dettaglio, l’edilizia, la logistica, la produzione alimentare, la sanità e l’assistenza sociale.

Il Governo deve pubblicare il documento “White Paper” nelle prossime settimane per fornire maggiori dettagli sulle politiche di immigrazione che intende introdurre. Si spera che alle aziende verrà data un’opportunità formale di analizzare queste politiche e affrontare le loro preoccupazioni. A questo proposito, il Governo consentirà un periodo breve e le imprese che sono preoccupate per la politica futura di immigrazione della forza lavorativa nel Regno Unito devono agire rapidamente e presentare il loro parere in relazione al contenuto del White paper.

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Regno Unito: sistema sull’immigrazione

Nel settembre 2018, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo rapporto finale sugli attuali e futuri modelli di immigrazione dello Spazio Economico Europeo (SEE) e l’impatto che avrà sul Regno Unito. L’intenzione del MAC era di fornire una base per un nuovo sistema di immigrazione dopo la fine del periodo di transizione proposto per il Brexit, a partire da gennaio 2021.

Le raccomandazioni chiave del MAC sono:

  • Nessun sistema di visti preferenziali per i lavoratori del SEE dopo il periodo di transizione;
  • Immigrazione semplificata per i lavoratori più qualificati nel Regno Unito con rispetto ai lavoratori meno qualificati;
  • Nessun percorso di immigrazione dedicato ai lavoratori meno qualificati, compresi quelli pagati meno di £ 30.000 (con eccezione del settore agricolo).

Il Governo ha indicato la sua intenzione di adottare ampiamente queste raccomandazioni. In pratica, questo significa che è improbabile che le imprese del Regno Unito siano in grado di trovare dipendenti per ruoli con stipendi inferiori a £30, 000 considerando i nuovi cittadini dell’UE che arriveranno nel Regno Unito a partire da gennaio 2021 (o prima, in caso di mancato accordo). I datori di lavoro che attualmente dipendono da un flusso costante di lavoratori dal SEE potrebbero quindi avere difficoltà nel sodisfare la necessità di risorse future. Ciò potrebbe avere un impatto drammatico su tutti i settori, ma quelli che potrebbero essere di più a rischio includono la produzione, l’ospitalità, la vendita al dettaglio, l’edilizia, la logistica, la produzione alimentare, la sanità e l’assistenza sociale.

Il Governo deve pubblicare il documento “White Paper” nelle prossime settimane per fornire maggiori dettagli sulle politiche di immigrazione che intende introdurre. Si spera che alle aziende verrà data un’opportunità formale di analizzare queste politiche e affrontare le loro preoccupazioni. A questo proposito, il Governo consentirà un periodo breve e le imprese che sono preoccupate per la politica futura di immigrazione della forza lavorativa nel Regno Unito devono agire rapidamente e presentare il loro parere in relazione al contenuto del White paper.

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Regno Unito: un ulteriore passo nell’ambito delle complesse trattative sulla Brexit

L’attesissimo progetto di accordo sul recesso del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord dall’Unione Europea è stato raggiunto nell’ambito delle negoziazioni. Quest’ultimo è composto da 585 pagine e, sebbene sia inteso a garantire un recesso armonioso e ordinato del Regno Unito dall’Unione Europea, anziché portare ad un accordo commerciale a lungo termine tra le due parti, ad un primo esame sembra che quest’ultimo sia vantaggioso principalmente per l’Irlanda.

Con riserva dell’approvazione dell’accordo, l’Irlanda del Nord sarà trattata in modo alquanto diverso rispetto al resto del Regno Unito al fine di proteggere le frontiere. Si parla di “backstop”, ossia una sorta di assicurazione che permetterà di avere un confine non rigido tra l’Irlanda del Nord che fa parte del Regno Unito e la Repubblica dell’Irlanda una volta formalizzata la separazione del Regno Unito dal resto dell’Unione Europea. In pratica, la situazione rimarrebbe uguale a quella attuale malgrado l’entrata in vigore del nuovo “confine”: l’Irlanda del Nord rimarrebbe nel mercato comune europeo e nell’unione doganale senza quindi che vengano ripristinati i controlli alla frontiera con l’Irlanda.

Alcuni dei punti chiave dell’accordo che riguardano l’Irlanda nel caso in cui il “backstop” diventi operativo sono:

  • Un unico territorio doganale UE-UK opererà per evitare che vi siano tariffe, contingenti o controlli sulle norme di origine tra l’Unione Europea ed il Regno Unito;
  • L’Irlanda del Nord rimarrà in linea con le norme del mercato unico ed applicherà l’intero codice doganale dell’Unione come ad esempio la normativa sulle merci, la Legislazione sull’IVA e le accise sui beni ed infine le norme relative alla produzione agricola;
  • sono vietate restrizioni quantitative sulle esportazioni e importazioni tra l’Unione Europea e l’Irlanda del Nord;
  • la Common Travel Area tra il Regno Unito e l’Irlanda sarà tutelata, in particolare per quanto riguarda la libertà di circolazione per i cittadini europei ed i loro familiari, indipendentemente dalla loro nazionalità, da e all’interno dell’Irlanda; e
  • conservazione del mercato unico dell’energia elettrica nell’isola d’Irlanda;

Un vertice UE di emergenza è previsto per domenica 25 novembre per fare in modo che i leader dell’Unione Europea approvino l’accordo. Anche se generalmente la risposta al progetto di accordo in tutta l’Unione Europea sembra essere positiva, vi sono ancora molte incertezze sulla capacità di Theresa May di concludere l’accordo.

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Regno Unito: “ il “diritto di lavorare” dei cittadini dell’Unione Europea”

Il Ministro per l’immigrazione del Governo inglese, Caroline Noakes, ha annunciato alla Home Affairs Select Committee il 20 ottobre che, in caso di mancato accordo sulla Brexit, nuovi controlli di immigrazione, compreso lo status dei datori di lavoro, verranno applicati anche sui cittadini europei già presenti nel Regno Unito a decorrere dal prossimo anno.  In vista di questi possibili cambiamenti ed il notevole impatto sulle procedure amministrative dei datori di lavoro che assumeranno cittadini europei nel Regno Unito, si avvisa che i datori di lavoro dovrebbero controllare il “right to work” dei futuri dipendenti ed assicurarsi di avere i loro dati aggiornati. Questo farà sì che gli individui possano essere facilmente identificabili nel caso in cui maggiori informazioni fossero necessarie per lo staff europeo dopo il 29 marzo 2019.

Di seguito una guida su come controllare il diritto al lavoro dei vostri dipendenti:

  • Fare una copia di un documento che non può essere cambiato, per esempio una fotocopia, che può essere scannerizzata e caricata nel sistema;
  • Per i passaporti, fotocopiare ogni pagina con una stampa, con la foto o date di scadenza;
  • Per i permessi di residenza biometrico e le carte di residenza, fotocopiare tutte e due le pagine;
  • Per tutti gli altri documenti, fotocopiare tutte le pagine;
  • Conservare tutti i documenti del dipendente fino a due anni dopo la cessione del contratto lavorativo;
  • Segnarsi la data in cui il controllo dei documenti è stato effettuato e firmare le copie dei documenti attestando che queste sono le copie dei documenti originali.
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Jersey: Banca internazionale multata dalla corte per “Intermeddling”

In un caso recente nella Jersey Royal Court, una banca ha ricevuto una multa per non aver ottenuto l’autorizzazione necessaria prima di trasferire il patrimonio di un cliente defunto. Questo caso evidenzia le potenziali trappole per gli istituti bancari quando si tratta di proprietà, in particolare quando si tratta di un patrimonio, in un certo numero di giurisdizioni.

La Banca Commerciale di Abu Dhabi PJSC (la “Banca”) deteneva denaro in una serie di conti per uno dei loro clienti, il Signor Varghese Abraham (il “Cliente”). Questo comprendeva oltre $ 400.000 nella filiale della Banca di Jersey. La Banca è stata informata del decesso del cliente, e di conseguenza ha inserito l’istruzione “no debit” sul suo conto bancario rispettando le procedure interne.

Tuttavia, un tribunale degli Emirati Arabi Uniti aveva ordinato il 5 ottobre 2017 che tutti i soldi detenuti dalla Banca a nome del Cliente fossero stati trasferiti alla tesoreria della Corte in modo che il suo patrimonio potesse essere gestito in conformità con la Legge di successione locale. L’ordine non distingueva tra i conti detenuti negli Emirati Arabi Uniti e quelli detenuti altrove. I dipendenti della Banca si sono conformati all’ordine del tribunale trasferendo il denaro. Questo spostamento era stato effettuato in violazione della Legge di Jersey perché si trattava di un patrimonio senza alcuna concessione di successione. Poche settimane dopo, la Banca ha notificato la Jersey Financial Services Commission, una volta venuta a conoscenza del fatto che i fondi del Cliente sono stati trasferiti in violazione delle Legge sulla successione di Jersey.

L’articolo 23 della Legge di successione (Jersey) del 1998 prevede il reato di “intermeddling”. Salvo alcune eccezioni, stabilisce che qualsiasi persona che amministra una parte del patrimonio mobile di una persona deceduta senza prima ottenere una concessione di successione, sarà colpevole di un reato penale e passibile di una multa o di imprigionamento inferiore ad un anno, o entrambi. Nonostante l’ordine del tribunale degli Emirati Arabi Uniti, la Banca avrebbe dovuto ottenere la concessione in conformità alla Legge di Jersey prima del trasferimento.

La banca ha ricevuto una multa di £ 25,000 da parte della Royal Court che ha ordinato anche di pagare £ 2,085 in compensazione, dopo aver ammesso di essere colpevole di “intermeddling”. Il Giudice ha concordato che non si trattava di alcun intento malevolo, ma tuttavia l’errore indicava che era stato commesso un reato. Ha anche specificato che le conseguenze sarebbero state molto diverse se si fosse trattato di un caso di frode.

Questo caso sottolinea l’importanza di ottenere l’autorizzazione legale necessaria in tutte le giurisdizioni pertinenti prima di occuparsi del patrimonio di una persona deceduta. L’Intermeddling è un reato penale in una serie di altre giurisdizioni, tra cui Hong Kong, e le organizzazioni dovrebbero quindi garantire di avere le procedure corrette e la formazione adeguata dei dipendenti per affrontare tutti i requisiti.

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Regno Unito: aggiornamenti sulla Brexit

Brexit: gli obiettivi del Governo per un accordo entro la fine di novembre: alcune fonti riportano che i Ministri hanno concordato che raggiungeranno un accordo con l’Unione Europea entro la fine di novembre. “Ognuno ha avuto modo di percepire le difficoltà che comporta l’uscita dall’Unione Europea”, un portavoce del Governo ha dichiarato alla BBC.

Fox: “Impossibile” dire se l’accordo sulla Brexit potrà essere raggiunto questo mese o il prossimo: martedì il Ministro del commercio britannico, Liam Fox, ha dichiarato che era impossibile per lui stabilire se l’accordo sulla Brexit potesse essere raggiunto con l’Unione Europea questo mese o il prossimo, ma la Gran Bretagna voleva un contratto e raggiungere un accordo è meglio che non raggiungerne nessuno.

I Membri del Parlamento avvertono che i piani post Brexit“profondamente preoccupanti” del Governo non possono sostituire un terzo delle Leggi dell’Unione Europea: la Commissione dichiara che vi è ancora incertezza in merito alla Normativa sull’ambiente, così come vi è incertezza sul nuovo organismo che si occupa di garantirne la sua applicazione. Il Governo non si è ancora impegnato a sostituire circa un terzo delle norme ambientali che regola l’aria, l’acqua, i prodotti chimici e lo smaltimento dei rifiuti che non possono essere copiate nella Legislazione del Regno Unito da parte dell’Unione Europea. A distanza di cinque mesi dall’uscita, i membri del Parlamento del Comitato per il controllo ambientale hanno affermato che la mancanza di chiarezza su un considerevole numero di regolamenti era “profondamente preoccupante”.

La speranza che venga raggiunto un accordo sulla Brexit aumenta con “un importante passo avanti” sulla questione del confine irlandese: le speranze di Theresa May di garantire un accordo di recesso sono aumentate dopo che era arrivata vicina alla vittoria dei tornei di sostegno del suo gabinetto, l’ultimo importante punto critico nei negoziati con Bruxelles. Il Primo Ministro ha incaricato l’avvocato generale, Geoffrey Cox, di elaborare piani legali per un “meccanismo di revisione” al fine di risolvere la questione dell’Irlanda.

Il Governo del Regno Unito concorda affinché un summit dei leader dell’Unione europea firmino un accordo sulla Brexit questo mese ma probabilmente non accadrà e a metà dicembre si cercherà una prospettiva più realistica. I ministri sono stati informati dal procuratore generale, Geoffrey Cox, sulle varie opzioni per un meccanismo che consenta al Regno Unito di chiudere la questione irlandese nel caso in cui i negoziati per un accordo a lungo termine con l’Unione Europea si siano interrotti. Il Consiglio dei Ministri si riunirà nuovamente prima di concludere qualsiasi accordo con l’Unione Europea.

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Grecia: approccio delle autorità greche nella determinazione di una prova di residenza fiscale estera valida

In Grecia, un soggetto che si è trasferito all’estero deve presentare richiesta alle autorità locali in modo tale da provare di avere un nuovo indirizzo e non risultare più residente fiscale all’interno del Paese. Tale domanda deve essere generalmente presentata entro il 10 marzo dello stesso anno successivo a quello in cui la persona ha cambiato residenza e deve essere accompagnata (o, successivamente, integrata) da una prova valida di residenza fiscale nel nuovo Paese.

Nel caso in cui ci si trasferisce in un Paese con il quale si è firmato un accordo valido sulla doppia imposizione fiscale, il modello per la presentazione della domanda per l’attuazione dell’ADTA può essere utilizzata come certificato di residenza separato.

Tuttavia, in assenza di un accordo valido, può essere presentata una copia della dichiarazione dei redditi annuale consolidata. In mancanza della capacità dell’altro Paese di fornire tale dichiarazione, un certificato da qualsiasi altra autorità pubblica o ufficialmente riconosciuta, è richiesto in modo tale che possa provare il trasferimento del “centro di interesse vitale” dell’individuo.

I documenti aggiuntivi richiesti sono:

  • Documenti che confermano la data di partenza e del trasferimento (prova per un soggiorno superiore a 183 giorni)
  • Documenti giustificativi complementari come i documenti relativi all’avvio di qualsiasi tipo di attività professionale, iscrizione negli elenchi municipali o iscrizione scolastica per i figli, il leasing ect.
  • Per i soggetti che si trasferiscono negli Stati Uniti, il modulo di domanda 6166 rilasciato dall’IRS è essenziale.

Vale la pena notare che se il soggetto è il socio di maggioranza in una società di proprietà individuale locale (società in nome collettivo), non può essere residente fiscale straniero. Se partecipa ad altri tipi di società (come SA o Ltd) lo status residenziale dell’individuo non sarà influenzato. A seguito della presentazione della domanda e dei documenti giustificativi, le autorità fiscali greche devono emettere una decisione sul cambiamento della residenza fiscale entro il termine di due mesi.

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Albania: cambia l’imposta sul reddito ed introduce incentivi per il settore agro-turistico

Il Consiglio dei Ministri albanese ha proposto un Disegno di Legge al Parlamento al fine di introdurre una serie di cambiamenti riguardanti l’imposta sul reddito.

Il Disegno di Legge è stato approvato dal Parlamento Albanese il 9 luglio 2018.

La Legge colpisce l’imposta sul reddito in vari frangenti dell’economia del Paese: gli agricoltori coinvolti in società di cooperazione agricola, le aziende operanti nel settore agro-turistico, le industrie edilizie, le piccole e medie imprese ma anche le società di gioco.

Al momento in Albania l’imposta sul reddito è pagata con tre aliquote fiscali differenti, basate su tre diverse fasce di reddito. Per le aziende con un giro d’affari totale compreso tra i 5 e gli 8 milioni annui, l’aliquota della tassa sul reddito è del 5%; nel caso il giro d’affari superi gli 8 milioni l’aliquota è al 15%. Le fasce di reddito sono uno degli aspetti che sono stati modificati con la nuova Legge.

Incentivi per le aziende agro-turistiche

L’economia albanese è fortemente dipendente dal settore agricolo. L’obbiettivo del Governo albanese è quello di aumentare la cooperazione tra i piccoli proprietari terrieri, creando delle cooperative agricole. A tale scopo sono richiesti incentivi stimolanti, a riguardo la nuova Legge offre un abbassamento dell’aliquota che dal 15% diminuirà al 5%. La riduzione sarà applicata alle imprese agro-turistiche. Gli obbiettivi sono la promozione, creazione e crescita di questo tipo di imprese, le quali dovrebbero fornire alloggi, cibo, intrattenimento ed altre attività collegate alle fattorie agricole. Questa è una misura provvisoria poiché sarà applicata per 10 anni.

Fascia di reddito più ampia

Da aprile 2018 è stata applicata la soglia diminuita per la registrazione dell’IVA.

Al fine di alleggerire l’impatto di questo cambiamento, il Consiglio dei Ministri ha proposto l’aumento della soglia della più alta categoria delle imposte sul reddito, (aliquota del 15%) dai precedenti 8 milioni ai 14 milioni totali (106,000 Euro). Effettivamente ciò allarga le fasce di reddito di coloro che pagano l’aliquota al 5% (tra i 5 e i 14 milioni annui).

Tassa sul reddito da gioco

La nuova Legge ha, inoltre, introdotto variazioni delle imposte sul reddito riguardanti il gioco.

L’aliquota del 15% sarà applicata a tutte le categorie di gioco, sul reddito lordo, il quale corrisponde all’avanzo dell’organizzatore sull’ importo totale pagato dai giocatori dopo la detrazione dell’importo vinto dai giocatori.

Le modifiche all’imposta sul reddito delle società saranno applicabili dal primo gennaio 2019. Si prevede che questa Legge avrà un impatto positivo sui risultati complessive dell’economia e specialmente nei settori specifici che vengono modificati da essa.

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Cina: una nota per le aziende che commerciano con banche o società cinesi

Le società che effettuano operazioni transfrontaliere che coinvolgono banche cinesi o altre entità dovrebbero prendere nota. Allo stato attuale, il sistema SWIFT è la rete di fatto utilizzata per gli accordi transnazionali ed i pagamenti collegati alla Cina. Questo potrebbe presto cambiare e a la mancata osservanza di queste modifiche può comportare problemi di latenza commerciale o violazioni degli obblighi di riservatezza dovuti ai clienti finali.

Cosa sta cambiando?

La People’s Bank of China ha emanato una circolare vincolante intitolata Tightening the Administration of Cross-border Financial Networkand Information Services’ “. La presente circolare si applica allo (i) SWIFT e ad altre istituzioni di liquidazione e compensazione (Overseas Providers) ed (ii) alle banche cinesi ed altre entità che utilizzano i servizi di liquidazione e compensazione corrispondenti. I vari obblighi di comunicazione sono indicati nella circolare e, più importante, proibiscono ai fornitori d’oltremare di creare “reti finanziarie esclusive” in Cina per i servizi di pagamento e regolamento.

Cosa significa tutto questo?

I fornitori d’oltremare dovranno unirsi con le controparti cinesi per fornire servizi di pagamento e regolamento in Cina. In pratica, è probabile che:

 

  • Questo possa incoraggiare le banche e le entità con sede in Cina ad utilizzare l’equivalente cinese di SWIFT, il China International Payments Sistem (CIPS).

 

  • Di conseguenza, è necessario che le entità non cinesi che desiderano concludere transazioni con la Cina dovranno farlo tramite l’uso di CIPS. Tutto ciò ha due impatti principali sulle entità non cinesi:

 

  • Primo, se si continua ad utilizzare il sistema SWIFT (attraverso lacune nella legislazione cinese oppure illegalmente), vi è un maggiore rischio di un inaspettato blocco su questo commercio.

 

Questo può manifestarsi attraverso problemi di latenza (ad esempio i traffici sono rallentati attraverso il Great Firewall) o tempi di inattività.

 

  • In secondo luogo, le informazioni relative alle transazioni effettuate attraverso il sistema CIPS possono essere più facilmente ottenute dal Governo cinese. Qualora tali informazioni siano riservate, ciò potrebbe violare gli obblighi di riservatezza dovuti da queste entità non basate sulla Cina ai loro clienti finali.

Al momento, CIPS funge efficacemente da intermediario tra SWIFT ed il sistema di compensazione e regolamento interbancario interno cinese (CNAPS). Facilitare un maggiore uso del CIPS è in linea con l’approccio sempre più protezionistico del governo cinese, otre ai suoi sforzi per promuovere l’uso internazionale del Renminbi e costruire l’industria locale cinese (in particolare in modo strategico nelle parti più importanti dell’economia, come la finanza).

La direzione del viaggio è chiara, quindi è importante che gli utenti del sistema SWIFT siano preparati ed inizino a valutare come possono attenuare eventuali rischi di interruzione delle normali pratiche commerciali.

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Regno Unito: senior managers e regime di certificazione

A luglio 2018, la UK Financial Authority (FCA) ha pubblicato le sue regole quasi definitive sull’estensione della normativa relativa al senior manager ed al regime di certificazione (SMCR) a tutte le imprese regolate dalla FCA. Per effetto della SMCR, sia i datori di lavoro sia i dipendenti con le imprese regolamentate dovranno capire come tale normativa verrà applicata.

Gli argomenti che saranno discussi prevedono:

  • L’indicazione di come il SMRC si applica ai diversi livelli di imprese;
  • Le nuove categorie di funzioni di senior management;
  • i nuovi requisiti relativi alla dichiarazione delle responsabilità, la responsabilità strategica, il regime di certificazione, le regole di condotta;
  • i requisiti minimi di formazione;
  • le disposizioni provvisorie.

Discuteremo le questioni relative all’occupazione nel contesto del SMCR ed allineando i processi delle risorse umane con il SMCR. Ciò include la revisione e l’aggiornamento dei contratti di lavoro e dei manuali dei dipendenti.

Una panoramica sui passaggi pratici che l’organizzazione deve intraprendere e da quando si dovrà mantenere la conformità con questi nuovi regimi.

Jonathan Chamberlain è stato consulente nei consigli di amministrazione e nei piani commerciali nella City di Londra per oltre 20 anni. Ha una vasta esperienza nel crossover delle questioni SMCR e HR, con clienti tra cui banche, brokers e case di investimento. Il suo lavoro prevede l’aiuto al fine di ottenere e mantenere la fiducia dei regolatori in relazione al senior manager, alle procedure e alle politiche. Ha aiutato a risolvere le controversie relative a riferimenti, gestione delle prestazioni, questioni disciplinari e remunerazione. Altissimo oratore e presentatore, aiuta i clienti a formare i loro dipendenti per cambiare cultura e guidare comportamenti ed approcci.

Ian Mason ha più di 20 anni di esperienza come avvocato nell’ambito della regolamentazione dei servizi finanziari e fornisce consulenza su una vasta gamma di strumenti, tra cui l’autorizzazione, la supervisione e l’applicazione dell’autorità FCA/ Prudential Regulation Authority. È ex capo dipartimento nella divisione per la tutela dei servizi finanziari, oltre ad aver lavorato in proprio come consulente aziendale e privato in studi privati. Fornisce consulenza su un’ampia gamma di questioni normative relative ai servizi finanziari, sia di tipo contenzioso che non. Ha una significativa esperienza nell’ambito delle investigazioni regolamentari, sia in ambito di applicazione che di difesa, rappresentando aziende ed individui come amministratori delegati, responsabili di conformità, segnalazione di riciclaggio di denaro e responsabili di negoziazione.

Tra i suoi clienti ci sono banche, asset manager e gestori di fondi, broker inter-dealer, società quotate, senior banker, commercianti e membri del consiglio di amministrazione.

La sua attività comprende la consulenza alle imprese e ai dirigenti in merito alla responsabilità della direzione.

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Regno Unito: modifiche alla Corporate Governance per le AIM companies

La Normativa sull ’Alternative Investment Market ha pubblicato l’ultima versione dell’Inside AIM il 26 luglio 2018 che contiene linee guida su ciò che le AIM companies dovrebbero fare in seguito alle modifiche alla corporate governance che entreranno in vigore il 28 settembre 2018.

A partire dal 28 settembre 2018, una AIM company dovrà divulgare le informazioni del corporate governance code che ha adottato. Le informazioni dovrebbero essere riviste annualmente ed il sito web dovrebbe prevedere la data in cui tali informazioni sono state riesaminate l’ultima volta.

La Guida fornita dal London Stock Exchange nella nota interna AIM prevede quanto segue:

Identificazione di un codice di “corporate Governance” che sia riconosciuto

Purtroppo, la London Stock Exchange non ha fornito un apposito elenco di codici di Corporate Governance in quanto ritiene che le AIM companies dovrebbero avere a disposizione una gamma di opzioni, a seconda di quale si adatta meglio alle proprie esigenze, tenendo conto dello specifico livello di sviluppo, del settore e delle dimensioni. Detto questo, si fa riferimento al Codice di Corporate Governance di QCA ed al Codice di Corporate Governance del Regno Unito come parametri di riferimento che le società AIM dovrebbero cercare di seguire. Laddove una società disponga di una doppia lista nel proprio Stato di residenza, una società può scegliere di segnalarlo utilizzando uno standard appropriato nella giurisdizione di tale paese, a condizione che la divulgazione sia disponibile sul proprio sito Web e verificata annualmente in conformità ai requisiti dell’AIM Rule 26.

Le AIM companies sono tenute al corrente di eventuali modifiche apportate al corporate governance code.

Revisione periodica su requisiti di conformità

Una AIM company dovrebbe periodicamente riesaminare le proprie informazioni sulla corporate governance su base annuale. La London Stock Exchange prevede che, nella maggior parte dei casi, ciò avverrà nel momento in cui una AIM company redige le proprie relazioni annuali ed il proprio bilancio. Se una società non ha prodotto la relativa contabilità entro i termini in cui i requisiti entrano in vigore il 28 settembre 2018, le informazioni dovrebbero essere contenute nel sito Web della società. Il sito Web di un’azienda deve, inoltre, indicare quando le sue informazioni sono state riesaminate l’ultima volta in conformità al codice scelto.

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Regno Unito: i doveri degli amministratori

L’amministratore di una società deve essere consapevole delle responsabilità e dei doveri che ha nei confronti della sua società. È comune che gli amministratori siano completamente disinformati della piena estensione dei loro doveri, a volte credendo di poter fare essenzialmente ciò che vogliono -in particolare se essi sono anche unici azionisti, come spesso accade nelle piccole e medie imprese.

I doveri degli amministratori sono il risultato diretto di un dovere generale di “buona fede” verso la società. Il Companies Act 2006 ha codificato tali doveri ed ora sono sanciti dalla Legislazione.

I doveri degli amministratori vengono elaborati al fine di proteggere sia la società che i suoi creditori, assicurando che i dirigenti siano responsabili delle loro azioni nella gestione degli affari societari. Tali responsabilità vanno dal trattare con competenza e attenzione tutti gli affari della società, al promuovere il successo della società e ad evitare conflitti di interesse, tra le altre cose.

In qualità di amministratore, è fondamentale conoscere e rispettare i propri doveri, se non si vuole rischiare di dover affrontare gravi conseguenze, tra cui la perdita della casa, della famiglia, degli amici, della carriera e anche della reputazione.

Il mancato rispetto delle sue mansioni nei rapporti societari è perseguibile dal liquidatore o dall’amministratore della società. Una violazione di tali obblighi non è limitata, ad esempio, alla semplice vendita di un bene in caso di sottovalutazione o alla preferenza rispetto ad altri creditori aziendali; quelle violazioni e rivendicazioni riguarderanno direttamente il fatto di essere un amministratore della società.

Per esempio:

Dave è l’amministratore di Widgets Are Us Limited. La società sta fallendo, rischia di crollare ed entrare in una liquidazione insolvente, forse a causa della stessa istigazione di Dave o forse su istigazione di un creditore aggressivo attraverso una petizione di liquidazione. Questo è uno scenario comune che di solito segue diverse e prevedibili fasi principali:

  1. Nel tentativo di risolvere il problema, Dave trasferisce il portafoglio ordini esistente della società in fallimento in una nuova società priva di debiti. Successivamente, la vecchia società entra in liquidazione e la nuova società inizia la propria vita, attiva e funzionante, con un portafoglio ordini completo.
  2. Successivamente, il liquidatore dell’azienda rivede la posizione finanziaria della vecchia società e rileva immediatamente che il lavoro è stato dirottato verso la nuova società.
  3. Il liquidatore contatta Dave, gli dice che la diversione del lavoro costituisce una violazione dei suoi doveri verso la vecchia società e richiede un assegno per il valore del lavoro deviato, o peggio, chiede a Dave di pagargli un conto dei profitti.
  4. Ora, non solo Dave deve firmare un grosso assegno per aver violato i suoi doveri, ma potrebbe anche correre il rischio di essere considerato non idoneo ad essere un amministratore che potrebbe comportare l’avvio di procedimenti di squalifica da parte del direttore nei suoi confronti, danneggiando così in modo irreparabile la sua carriera.

In poche parole, è saggio che tutti gli amministratori (incluso Dave) conoscano e comprendano i doveri a cui sono tenuti nei confronti della loro società. Se tale società sta attraversando difficoltà finanziarie, il primo punto di riferimento dovrebbe sempre essere la richiesta di una consulenza legale, competente e commerciale in materia di insolvenza.

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Regno Unito: il Governo pubblica una presentazione sulla partnership UK -UE

In data 20 agosto 2018, il Governo inglese ha pubblicato una presentazione, datata 25 luglio 2018, intitolata “Framework for the UK-UE partnership-financial services”.  Il documento fa seguito al “White Paper” circa la futura relazione tra Regno Unito ed Unione Europea, pubblicato il 12 luglio 2018. Il Framework é composto da tre parti: il contesto (prima parte), il modello proposto (seconda parte) e le conclusioni (terza parte).

Il Framework afferma che il nuovo accordo economico-normativo bilaterale avrebbe tre pilastri:

  • principi comuni per la gestione delle relazioni: l’accordo UK-UE dovrebbe includere obiettivi comuni per gestire interessi condivisi, ad esempio la stabilitá finanziaria, la protezione degli investitori, l’integrità del mercato e la prevenzione dell’arbitraggio regolamentare;
  • estensiva collaborazione sulla vigilanza e dialogo normativo: il Regno Unito propone che entrambe le parti (UK e UE) si impegnino in una struttura generale che supporti collaborazione estensiva e dialogo;
  • procedure lineari, trasparenti e solide: per dare alle aziende la certezza necessaria per pianificare ed investire, saranno necessarie procedure trasparenti in grado di assicurare che la relazione sia stabile, affidabile e duratura.

Il documento conclude con tre punti chiave:

  • autonomia del processo decisionale: questa proposta rispetta completamente l’autonomia decisionale di ognuna delle parti, indirizzando le sfide e le preoccupazioni riguardo alla sovranitá del processo decisionale. L’impegno bilaterale mira a non ostacolare la discrezionalità di ciascuna parte, ma piuttosto assicura che il cambiamento possa essere gestito efficacemente;
  • la componente bilaterale é critica: dovrebbe essere commisurata al rapporto UK-EU e al grado di integrazione del mercato, dovrebbe affrontare le principali lacune nel campo di applicazione, stabilendo la cooperazione istituzionale e l’utilizzo della consultazione e della mediazione per trovare soluzioni ed accordarsi nei tempi appropriati alla potata dei cambiamenti, prima del loro effettivo avvenimento;
  • la cooperazione oltre confine: per le imprese appartenenti allo spazio economico europeo che svolgono attività nel Regno Unito e per i responsabili, il Regno Unito non ha alcun desiderio di idebolire le cooperazioni esistenti. Non c’è nessun bisogno di tornare ad un mondo con meno prevedibilità su come le due parti condivideranno le informazioni e coopereranno giorno dopo giorno ed in situazioni di crisi.
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Regno Unito: il nuovo reato societario di favoreggiamento dell’evasione fiscale

Dal 30 settembre 2017, il Regno Unito ha introdotto una nuova figura di reato che prevede una responsabilità oggettiva per le società nel caso di favoreggiamento dell’evasione fiscale.
Una società può ora essere ritenuta penalmente responsabile se non mette in essere tutte quelle misure necessarie per impedire ai soggetti “associati” (dipendenti, agenti o qualsiasi altra persona che svolge servizi per o per loro conto) il favoreggiamento dell’evasione fiscale.

Evasione fiscale del Regno Unito

La nuova Legislazione responsabilizza persone giuridiche, società anche commerciali (“Corporations”) ed associazioni di persone senza personalità giuridica (“Partnerships”) che spesso risultavano indenni alle conseguenze delle attività penalmente rilevanti (evasione fiscale fraudolenta) condotte dai loro “associati” (Associated persons). In pratica i reati di evasione fiscale messi in atto da dipendenti, agenti, appaltatori e fornitori, senza la diretta approvazione e conoscenza degli organi direttivi.

Evasione fiscale di imposte estere

Nel caso di evasione fiscale di imposte estere posta in essere da parte di un soggetto associato, una società sarà responsabile se:
• È stata costituita in base alla normativa inglese;
• svolge un’attività o parte di essa nel Regno Unito (che include un ufficio di rappresentanza); o
• la persona associata, riconducibile o legata alla società in questione, si trova all’interno del Regno Unito al momento dell’atto criminale che facilita l’evasione dell’imposta estera

Sanzioni penali
Le indagini su questa nuova tipologia di crimine fiscale saranno condotte dal fisco britannico a seguito di azioni legali avviate dal pubblico ministero locale (Crown Prosecution Service, Crown Office e Procurator Fiscal Service – COPFS o Public Prosecution Service per l’Irlanda del Nord – PPSNI), mentre per l’estero il reato fiscale sarà esaminato dal Serious Fraud Office (SFO) o National Crime Agency (NCA) e le azioni penali saranno poste in essre dall’OFS o dal CPS.
Le sanzioni per questo reato includeranno:
– sanzioni finanziarie illimitate;
– pene ulteriori e accessorie come la confisca o misure speciali per la prevenzione del crimine.

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Finlandia: il Governo raggiunge l’accordo di bilancio 2019

Nel bilancio 2019 del Governo finlandese sono stati previsti una serie di incentivi per incoraggiare gli investimenti nelle azioni di società sia piccole che quotate.

Il bilancio, concordato dal Governo il 29 agosto, indirizza l’amministrazione fiscale finlandese ad elaborare delle linee guida entro la fine dell’anno per consentire ai dipendenti di ottenere azioni del proprio datore di lavoro ad un prezzo inferiore rispetto ad un investitore privato “senza conseguenze fiscali”.

Il bilancio, inoltre, prevede di introdurre un nuovo conto di risparmio azionario privilegiato per gli investitori al dettaglio, consentendo loro di investire in azioni quotate fino ad un importo massimo di 50.000 Euro.

 

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La Svizzera e L’India discutono sullo scambio automatico delle informazioni fiscali

Il consigliere federale svizzero, Ignazio Cassis, ha incontrato Sushma Swaraj, il Ministro indiano per gli Affari Esteri a Delhi.

I Ministri hanno accolto con favore l’entrata in vigore, quest’anno, dell’accordo sullo scambio automatico delle informazioni fiscali. La Svizzera e l’India hanno firmato una dichiarazione congiunta su questo tema nel 2016 e si prevede che i primi scambi si svolgeranno nel 2019.

Secondo il Consiglio federale svizzero, l’accordo “dovrebbe porre fine alle accuse ricorrenti sul fatto che la Svizzera custodisca beni non dichiarati”.

La Svizzera sta anche cercando un accordo di libero scambio con l’India attraverso la sua adesione all’Associazione Europea di Libero scambio. L’India è il secondo partner commerciale della Svizzera in Asia.

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Russia: modifiche al regime IVA

Il Governo russo ha approvato una serie di modifiche da introdurre nel codice tributario russo a partire dal 2019. Le iniziative in materia fiscale, tra le altre, prevedono i seguenti importanti cambiamenti nel regime IVA russo:

  • Un aumento dell’aliquota base dell’IVA dal 18 % al 20%, con effetto a partire dal 1° gennaio 2019.
  • Una riduzione della soglia minima dell’importo delle imposte pagate per i tre anni precedenti da 7 miliardi a 2 miliardi di rubli per poter beneficiare della procedura semplificata di rimborso dell’IVA applicata in via accelerata.

La Duma di Stato russa ha votato per adottare le modifiche il 24 luglio 2018. I contribuenti dovrebbero prendere in considerazione questi cambiamenti nell’ambito della pianificazione del carico fiscale per il 2019 ed andare avanti, in particolare per quanto riguarda i progetti di investimento a lungo termine.

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Regno Unito: adozione dello strumento Multilaterale del progetto OCSE

Il 29 giugno 2018, il Regno Unito è diventato la nona giurisdizione a rendere piena ed effettiva la sua partecipazione al progetto Ocse presentando, come richiesto dalle procedure, la sua lettera formale di ratifica per l’adozione dello strumento multilaterale del progetto.

Il MLI mira ad attuare quelle misure del progetto BEPS che hanno un impatto sugli attuali Trattati contro la doppia imposizione (Azione 15 BEPS). Probabilmente l’aspetto più importante dell’intero progetto BEPS, previsto dall’OCSE, è che l’MLI modificherà circa 2.000 dei 3.000 trattati fiscali attualmente esistenti, senza che sia necessario modificare singolarmente ciascuno di essi.

Il MLI non modificherà direttamente i trattati fiscali esistenti degli Stati partecipanti, ma si affiancherà al relativo Trattato modificandolo allo scopo di attuare le misure del progetto BEPS che incidono sui trattati fiscali esistenti. L’MLI prevede la clausola in base alla quale uno Stato può rinunciare o scegliere un’opzione alternativa.

Lo strumento Multilaterale del progetto BEPS entrerà in vigore nel Regno Unito il 1° ottobre 2018, ma in molti casi le modifiche apportate dal MLI non avranno effetto immediatamente. Ai fini della ritenuta d’acconto, le modifiche entrano in vigore a partire dal 1° gennaio 2019. Per le imposte sul reddito delle persone fisiche e le imposte sul reddito delle società, le modifiche entrano in vigore a partire da aprile 2019. Tuttavia, nel caso in cui la controparte giurisdizionale di un trattato non ratifichi il MLI, le modifiche entreranno in vigore ai fini di tale trattato a partire da tale data successiva in cui la controparte giurisdizionale deposita presso l’OCSE il suo strumento di ratifica del MLI.

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Bulgaria: piano d’azione per l’adesione all’ERM II e all’Unione bancaria

Il 22 agosto 2018, il Consiglio dei Ministri bulgaro ha adottato un piano d’azione sulle misure, le scadenze e le istituzioni responsabili in relazione alle intenzioni del Paese di aderire al Meccanismo di tasso di cambio europeo ERM II ed alla partecipazione al meccanismo di vigilanza unico dell’UE (“SSM “) attraverso una stretta collaborazione con la Banca Centrale Europea.

Elaborato dal Ministero delle Finanze della Bulgaria, il piano d’azione dovrebbe essere messo in atto nel luglio 2019 quando, in Bulgaria, si prevede formalmente una stretta cooperazione con la Banca Centrale Europea e l’adesione all’ERM II.

Sulla base degli impegni principali delineati in una lettera del luglio 2018 dal Ministro delle Finanze bulgaro e dal Presidente della Banca Nazionale bulgara ai Presidenti dell’Eurogruppo e del Consiglio Ecofin, il piano d’azione è strutturato attorno ai seguenti ambiti principali:

  1. Modifiche al quadro giuridico e valutazione della qualità degli attivi del settore bancario prima di aderire al MVU tramite la stretta collaborazione con la Banca Centrale Europea:
  • Emendamenti alla Legislazione primaria esistente (ad esempio la Legge sugli Istituti di credito, la Legge della Banca Nazionale Bulgara, ecc.) relativi ai poteri della Banca Centrale Europea da attuare entro dicembre 2018 e le modifiche alla Legislazione secondaria da attuare entro marzo 2019;
  • Revisioni della qualità degli attivi e prove di stress sul settore bancario da eseguire e completare entro luglio 2019. Questo sarà il secondo esame completo della qualità degli attivi in tre anni.

Adozione di strumenti macroprudenziali nell’ambito della Legge sugli istituti di credito (ad esempio limiti di leva finanziaria, limiti LTV, massimali settoriali), che attuerà un approccio a livello macro in relazione ai mutuatari. III. Intraprendere la misura “Sorveglianza non bancaria” dalla Commissione di vigilanza finanziaria, che comprende:

  • attuazione del piano d’azione per la vigilanza nel settore finanziario non bancario (per quanto riguarda i fondi pensione e gli assicuratori);
  • preparazione delle linee guida sulla valutazione delle attività (attività illiquide) e passività nel settore finanziario non bancario, compresa la stesura e l’attuazione di regolamenti statutari sui fondi pensioni e assicuratori e la cooperazione con l’Istituto dei dottori commercialisti pubblici in Bulgaria sull’adozione di istruzioni obbligatorie per i revisori;
  • sviluppo ed attuazione di un sistema di vigilanza basato sul rischio conformemente alla Direttiva sulla solvibilità II, che dovrebbe comportare:
  • un manuale per la sorveglianza basata sul rischio;
  • un sistema aggiornato di criteri per la classificazione delle compagnie assicurative in base al loro grado di rischio ed alla rilevanza sistemica; e
  • una revisione completa della procedura interna della Commissione di Vigilanza finanziaria per la vigilanza basata sul rischio delle compagnie di assicurazione.

 

Revisione e modifiche al regime di insolvenza della Bulgaria che prevede:

  • analisi globale del divario del quadro di stabilizzazione nell’ambito della legislazione in caso di insolvenza;
  • sviluppo di un modello per la raccolta e la pubblicazione di dati relativi all’insolvenza.

Rafforzare il quadro dell’AML bulgaro attraverso l’adozione della Direttiva Europea 843/2018 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018.

Disegnare una tabella di marcia, insieme ad un gruppo di lavoro capofila dell’OCSE per migliorare il quadro giuridico per la gestione delle imprese di proprietà statale, portando all’adozione di un nuovo atto per la governance delle imprese statali entro giugno 2019.

Ratifica dell’Accordo sul trasferimento e la mutualizzazione dei contributi al Fondo unico di risoluzione da parte dell’Assemblea Nazionale. La ratifica dell’accordo intergovernativo è una delle condizioni chiave per l’ingresso della Bulgaria nel meccanismo di risoluzione unico (SRM) che sarà responsabile della risoluzione delle banche bulgare, che sono considerate significative o in relazione alle quali la BCE ha deciso di esercitare direttamente tutti i poteri di vigilanza pertinenti.

È importante notare che l’impostazione della condizione preliminare per l’ingresso della Bulgaria nell’ERM II una volta entrata in “stretta collaborazione” con la Banca Centrale Europea è un nuovo approccio per l’accettazione di nuovi membri nell’Eurozona. Tale approccio, come indicato nella dichiarazione dei ministri delle finanze dei paesi della zona euro e della Danimarca, rappresenterà il programma per la futura adesione all’Eurozona.

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Belgio: in arrivo il registro dei proprietari effettivi

La Legge sull’Antiriciclaggio (AML) del 18 settembre 2017 ha introdotto in Belgio l’obbligo per tutte le società, le organizzazioni non professionali, le fondazioni ed i trustee di identificare e registrare i proprietari effettivi (UBO) ed inserire tali informazioni in un apposito registro. Poiché il quadro normativo relativo al registro dei beneficial owners non era ancora in vigore, le entità che raccoglievano informazioni relative ai proprietari effettivi non erano in grado di registrare tali informazioni esternamente.

Questo assetto normativo è cambiato grazie alla pubblicazione del Royal Decree del 30 luglio 2018 sulle modalità operative del Registro dei beneficiari effettivi. Tale Decreto specifica quali informazioni devono essere inserite nel registro, il processo di registrazione ed accesso allo stesso. Il suddetto Decreto entrerà in vigore il 31 ottobre 2018 e le società belghe hanno tempo fino al 30 novembre 2018 per effettuare la registrazione.

Le modalità operative stabilite dal Decreto confermano che la portata dell’obbligo del Beneficial Owner è molto ampia. Le informazioni che devono essere inserite presso il registro sono ampie, come ad esempio quelle sull’identificazione del beneficiario (ad es. Indirizzo di residenza e il numero ID) e, con riferimento ai proprietari effettivi che detengono proprietà indirette in una società, occorrono informazioni su ciascuna entità intermedia. Le informazioni sul BO registrate devono essere tenute aggiornate dall’entità che ha presentato la richiesta. La mancata osservanza tempestiva di tali obblighi può comportare sanzioni amministrative o penali fino a 50.000 Euro per gli amministratori e gli altri responsabili. Il registro UBO è ampiamente accessibile non solo dalle Autorità competenti o dagli enti che effettuano controlli sull’Antiriciclaggio, ma anche dall’amministrazione fiscale, che può quindi trasmettere informazioni alle amministrazioni fiscali straniere. Alcune informazioni dei proprietari effettivi sono accessibili al pubblico, ad es. il nome del proprietario della società, l’interesse detenuto e, a seconda dei casi, l’intera catena di società intermedie.

È consigliabile che le società inizino a presentare la loro domanda ed assegnino personale a tal fine in modo che possano rispettare la scadenza del 30 novembre 2018.

Per i beneficiari effettivi è utile sapere che riceveranno comunicazione dal registro al momento della registrazione della loro proprietà. Gli UBO possono monitorare e correggere le informazioni registrate a loro nome e possono, in determinate circostanze, richiedere che l’accesso alle informazioni ad essi correlate sia limitato.

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Regno Unito: Sistema sull’immigrazione

Una nuova Appendice UE è stata aggiunta alle Regole sull’immigrazione per lanciare il nuovo Sistema di regolamenti dell’Unione Europea del Governo. Questo riflette le bozze delle regole discusse nel nostro ultimo aggiornamento.

I dipendenti del NHS, il personale universitario e gli studenti del Nord Ovest dell’Inghilterra parteciperanno ad un progetto pilota privato del nuovo processo applicativo. Circa 4.000 cittadini dell’Unione Europea saranno invitati a presentare domande reali per lo status acquisito attraverso i nuovi processi digitali, parte di un processo gestito dal vivo. Il progetto pilota inizierà il 28 agosto 2018 e consentirà di testare il sistema utilizzando i candidati reali prima del lancio graduale del sistema alla fine di quest’anno. Coloro che attraversano il processo avranno il permesso di rimanere a tempo indeterminato, ammesso che siano eleggibili.

Nel frattempo, il Ministero degli Interni ha lanciato un kit di strumenti per aiutare i datori di lavoro, i gruppi industriali e i gruppi comunitari nel Regno Unito a comunicare al proprio personale il Programma di risoluzione dell’Unione Europea.

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Regno Unito: nuova Appendice UE

Una nuova Appendice UE è stata aggiunta alle Regole sull’immigrazione per lanciare il nuovo Sistema di regolamenti dell’Unione Europea del Governo. Questo riflette le bozze delle regole discusse nel nostro ultimo aggiornamento.

I dipendenti del NHS, il personale universitario e gli studenti del Nord Ovest dell’Inghilterra parteciperanno ad un progetto pilota privato del nuovo processo applicativo. Circa 4.000 cittadini dell’Unione Europea saranno invitati a presentare domande reali per lo status acquisito attraverso i nuovi processi digitali, parte di un processo gestito dal vivo. Il progetto pilota inizierà il 28 agosto 2018 e consentirà di testare il sistema utilizzando i candidati reali prima del lancio graduale del sistema alla fine di quest’anno. Coloro che attraversano il processo avranno il permesso di rimanere a tempo indeterminato, ammesso che siano eleggibili.

Nel frattempo, il Ministero degli Interni ha lanciato un kit di strumenti per aiutare i datori di lavoro, i gruppi industriali e i gruppi comunitari nel Regno Unito a comunicare al proprio personale il Programma di risoluzione dell’Unione Europea.

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Puerto Rico: Servizi finanziari

Il 15 agosto del 2018 il dipartimento americano per l’edilizia e lo sviluppo urbano ha emesso una comunicazione contente varie opzioni per mitigare le perdite indirizzata ai mutuatari con mutui ipotecari assicurati da FHA, la cui abitazione e/o il luogo di lavoro si trovano nelle cosiddette aree disastrate di Puerto Rico (Presidentially-Declared Major Disaster Areas – PDMDAs) e delle Isole Vergini americane che sono state ammesse a beneficiare di un’assistenza individuale a seguito dell’uragano Maria, così come deciso dal il Dipartimento americano per la sicurezza interna (FEMA – Department of Homeland Security’s Federal Emergency Management Agency).

Infatti, soprattutto in seguito alla devastazione dell’uragano, la morosità dei mutui rimane elevata.

Pertanto, sono state modificate alcune opzioni finalizzate ad assistere i mutuatari fornendo loro alternative adeguate a far fronte alle perdite derivanti dalla catastrofe.

I mutuatari hanno la possibilità di dare attuazione alla procedura di Loss Mitigation da subito, ma non oltre il 15 settembre del 2018.

La tendenza del sistema giudiziario di Puerto Rico è stata quella di rinviare le parti al Centro di Mediazione, in conformità a quanto disposto dalla legge 184 del 2012.

Presso il Centro di mediazione i creditori ipotecari hanno la possibilità di comunicare con i mutuatari con riferimento ai programmi disponibili.

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Porto Rico: Servizi finanziari

Il 15 agosto del 2018 il dipartimento americano per l’edilizia e lo sviluppo urbano ha emesso una comunicazione contente varie opzioni per mitigare le perdite indirizzata ai mutuatari con mutui ipotecari assicurati da FHA, la cui abitazione e/o il luogo di lavoro si trovano nelle cosiddette aree disastrate di Puerto Rico (Presidentially-Declared Major Disaster Areas – PDMDAs) e delle Isole Vergini americane che sono state ammesse a beneficiare di un’assistenza individuale a seguito dell’uragano Maria, così come deciso dal il Dipartimento americano per la sicurezza interna (FEMA – Department of Homeland Security’s Federal Emergency Management Agency).

Infatti, soprattutto in seguito alla devastazione dell’uragano, la morosità dei mutui rimane elevata.

Pertanto, sono state modificate alcune opzioni finalizzate ad assistere i mutuatari fornendo loro alternative adeguate a far fronte alle perdite derivanti dalla catastrofe.

I mutuatari hanno la possibilità di dare attuazione alla procedura di Loss Mitigation da subito, ma non oltre il 15 settembre del 2018.

La tendenza del sistema giudiziario di Puerto Rico è stata quella di rinviare le parti al Centro di Mediazione, in conformità a quanto disposto dalla legge 184 del 2012.

Presso il Centro di mediazione i creditori ipotecari hanno la possibilità di comunicare con i mutuatari con riferimento ai programmi disponibili.

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Singapore e BVI: i Tribunali cooperano contro le frodi transfrontaliere

Il 1° giugno 2018 la Corte d’Appello di Singapore ha deciso di tornare ad applicare ed estendere un’ingiunzione di Mareva nei confronti di imputati per frode, rifacendosi ad una precedente sentenza del Tribunale commerciale delle British Virgin Islands in procedimenti correlati.

JTrust sosteneva che gli imputati avevano falsificato la performance dell’entità in cui stava investendo ed aveva cospirato per appropriare in modo indebito quegli investimenti facendo prestiti fittizi a mutuatari fraudolenti.

Due giorni prima che l’ingiunzione ex parte è stata ottenuta a Singapore, il Tribunale Commerciale delle BVI ha concesso un procedimento di congelamento a livello mondiale contro uno degli imputati e la sua società nelle BVI. Gli imputati hanno anche cercato di impugnare la sentenza, ma il Tribunale delle BVI ha rigettato il ricorso, ritenendo che sarebbe “straordinario” non continuare in tali circostanze.

In una decisione che richiamava le sentenze del Tribunale Commerciale delle BVI, la Corte d’Appello di Singapore ripristinò l’ingiunzione di Mareva e la estese in tutto il mondo contro due degli imputati.

La decisione dimostra l’importanza della coerenza tra i Tribunali in più giurisdizioni in complessi casi transfrontalieri. Le Linee guida sulla rete di insolvenza giudiziaria, che (sebbene non utilizzate in questo caso) sono state adottate a Singapore e nelle Isole Vergini britanniche, possono essere estremamente vantaggiose (per ulteriori dettagli si rimanda a “Linee guida adottate per comunicazione e cooperazione tra i partner”). Gli orientamenti agiscono come un quadro che definisce le migliori pratiche per facilitare la cooperazione e la comunicazione tra i Tribunali.

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Regno Unito: White Paper e partnership con l’Unione europea

Il Governo ha recentemente pubblicato un White Paper che descrive ciò che sta cercando di ottenere nel negoziare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la nuova partnership con quest’ultima. Il documento di 100 pagine contiene solo riferimenti limitati al futuro dell’immigrazione dall’Unione Europea.

Il White Paper afferma che il Regno Unito porrà fine alla libera circolazione delle persone ma stabilisce che i cittadini europei potranno entrare nel Regno Unito senza visto.

Il Governo rilascerà ulteriori dettagli sul futuro sistema dell’immigrazione del Regno Unito a tempo debito, sotto forma di un White Paper separato ed una proposta di Legge sull’immigrazione.

Nel frattempo, l’Home Secretary ha recentemente suggerito che potrebbe essere adottato un sistema simile tra l’Unione Europea ed il Canada per quanto riguarda la mobilità della forza lavoro.

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Isole Vergini: I Trust e l’informativa

Una recente decisione delle Isole Vergini Britanniche sottolinea l’importanza per i trustee di riflettere attentamente prima di divulgare informazioni richieste dai beneficiari.

Nella decisione “Re the Tchenguiz Family Trust “(BVIHCM 2017/00026) ad un trustee svizzero di un trust delle Isole Vergini era stato ordinato dalla Corte Commerciale delle Isole Vergini di fornire informazioni ad un beneficiario discrezionale in relazione a delle richieste avanzate dal trustee in varie liquidazioni. Il trustee si era rifiutato, in parte sulla base del fatto che il beneficiario può usare le informazioni per scopi collaterali, i quali causerebbero un danno al trust.

La Corte ha dichiarato che:

Nella misura in cui è necessario ponderare lo scopo del beneficiario contro qualsiasi potenziale danno per il trust la decisione cade decisamente a favore della divulgazione. Il beneficiario ha uno scopo reale nel vedere i documenti, mentre il trustee non ha mostrato alcuna reale prospettiva di danno.

Un altro aspetto della decisione era che il trustee aveva insistito sul fatto che la richiesta era stata notificata al di fuori della giurisdizione, attraverso i Hague Convention channels, provocando notevoli ritardi. Il giudice fu critico su tale approccio; il trustee di un trust delle Isole Vergini é soggetto alla supervisione giurisdizionale delle Corti delle Isole Vergini e: 

ritardare o consentire di ritardare la determinazione tempestiva da parte della Corte su questioni relative alla condotta dei trustee, è argomento di preoccupazione per la Corte e di legittima preoccupazione del beneficiario che cerca di tenere conto del trustee.

I trustee dovrebbero riflettere attentamente e, se in dubbio, chiedere consiglio prima di rifiutarsi di fornire informazioni al beneficiario. Le conseguenze di agire nel modo sbagliato possono essere gravi. Dalla prospettiva del beneficiario, la porta dell’informativa potrebbe essere stata aperta in modo leggermente più ampio, pertanto la decisione è più che ben apprezzata da questo punto di vista.

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Guernsey & Jersey: 30 anni dopo il boom dei trust

Se si sposta indietro l’orologio agli anni ’80, ’90 e primi anni del 2000, i trust nelle Channel Islands venivano costituiti in modo rapido e semplice.

L’ emergenza di avvocati specializzati nel settore dei trust è iniziata all’inizio del 2000 come reazione a tale fenomeno – prima di allora, c’era stato un approccio piu’ generico, nel quale gli avvocati avevano una conoscenza meno specifica.

A causa del grande impatto e dello sviluppo dei trust, tali professionisti hanno iniziato a specializzarsi in tale settore.

Adesso, la situazione si è capovolta – è stato creato un minor numero di strutture, ma quelle che sono state create sono molto più specifiche e di valore.

Oggi, quando viene istituito un trust, lo stesso e’ più complesso e personalizzato – e piu’ importante, la normativa che lo disciplina deriva dal modo in cui i tribunali hanno interpretato la legge nel corso degli anni, e dagli errori effettuati in passato.

Che cosa è accaduto ai trust di 30 anni fa?

Un trust è paragonabile, sotto certi aspetti, ad un organismo in vita: con l’invecchiare, le possibilità di “ammalarsi” o avere problemi aumentano.

Dato che tali trust sono esplosi negli anni ’80 fino ai primi anni 2000, c’e’ una quantita’ di trust che sta “invecchiando”, e allo stesso tempo stiamo andando verso una nuova generazione ed è questa la ragione per cui cominciano a crearsi dei problemi.

Oggi, il compito dei trust tende ad essere piu’ a lungo termine; è infatti rivolto a relazioni a lungo termine, per clienti internazionali, e per la programmazione delle successioni e la protezione delle attivita’, piuttosto che per scopi fiscali.

Guernsey ed il Jersey

Sebbene nuove giurisdizioni di trust sono emerse relativamente di recente, per esempio in Medio Oriente, questi non offrono le stesse certezze.

Pertanto, nonostante i clienti siano basati in Medio Oriente, questi spesso vogliono stabilire dei trust in Guernsey o Jersey, in quanto le nuove giurisdizioni non possono contare sulla certezza di decenni di sentenze emesse dai tribunali che hanno interpretato ed applicato la legge a beneficio dei futuri professionisti.

Uno dei principali punti a favore delle strutture del Guernsey o Jersey è il sapere come funzionano le regole, gli scenari che si manifesteranno e, fondamentalmente, sapere come i tribunali solitamente interpretano la legge.

Come si è evoluto il ruolo dei professionisti

Quanto viene interpellato un tribunale in materia di trust, non sempre ciò avviene per risolvere una controversia.

Potrebbe, ad esempio, essere necessario che il tribunale corregga un errore, approvi una decisione del trustee, o conferisca ad un trustee un potere che altrimenti non avrebbe, al fine di godere dei benefici.

In questi casi si tratta di semi – contenziosi, situazioni in cui beneficiari ed trustee potrebbero non essere d’accordo su singole questioni.

Come evolverà questa tendenza

Ci sono due fattori importanti in tutto ciò: il primo è dato dal fatto che i trust creati dalla meta’ degli anni 80 ai primi anni del 2000 stanno invecchiando, molti di questi è probabile abbiano problemi, e molti di questi problemi saranno gestiti dai professionisti del semi – contenzioso.

Allo stesso tempo, la tendenza crescente all’istituzione di strutture personalizzate e di elevato valore comportera’ l’emergere di future problematiche, che richiederanno l’intervento di specialisti del contenzioso.

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Romania: nuovi registratori di cassa elettronici obbligatori da questa estate

Nel tentativo di controllare l’evasione fiscale, nel corso degli ultimi anni la normativa relativa ai registratori di cassa e’ stata modificata e ampliata.

Nel settore delle vendite al dettaglio, le ricevute servono sia come prova di pagamento che come prova che il ricavo del venditore è stato registrato e contabilizzato.

Per ridurre l’evasione fiscale, l’amministrazione fiscale rumena (ANAF) ha progressivamente esteso le norme sull’uso dei registratori di cassa e sull’emissione delle ricevute.

Rifiutare il rilascio di una ricevuta è ora non solo un reato ma anche permette all’acquirente di ottenere i beni/servizi senza pagare, siccome il rivenditore perde il diritto di chiedere il pagamento.

In determinate circostanze, le aziende possono utilizzare scontrini non solo come una prova dei contanti usati, ma anche come un documento per la deduzione delle tasse, al posto delle fatture. A partire dal 2015, le persone fisiche sono stata abituate a richiedere e conservare le ricevute implementando un sistema di lotteria.

Ad oggi, quasi ogni operatore economico che riceve contanti o pagamenti con carta deve utilizzare registratori di cassa elettronici. Sono previste solo poche eccezioni.

Le caratteristiche e le funzioni dei registratori di cassa sono definite dalla legge; tutti i tipo sono soggetti ad un’autorizzazione tecnica ufficiale.

I registratori di cassa possono essere forniti soltanto da fornitori autorizzati e riparati solo da società certificate.  Per l’acquisto, e prima di qualsiasi lavoro di manutenzione/riparazione, tali macchinari devono essere inserirti in una confezione sigillata e tale imballaggio può essere aperto solo dopo aver rimosso il sigillo.

Un elenco delle aziende di distribuzione e di assistenza è disponibile sul sito del Ministero delle Finanze; ANAF deve inoltre tenere un registro elettronico di tutti i dispositivi POS installati ed è responsabile della supervisione e controllo.

Gli operatori economici devono collegare i loro registratori elettronici con il sistema di sorveglianza informatizzato di ANAF.

La legge inoltre stabilisce delle condizioni per il sistema di archiviazione dei registratori di cassa e il rilascio delle ricevute.

Siccome l’obbligo di collegare i registratori di cassa al server ANAF è stato introdotto nel 2014, i dispositivi moderni devono essere dotati di un sistema di archiviazione interna ed un modulo di trasmissione remota dei dati. L’implementazione di questa misura è stata rinviata più volte; queste sono le ultime scadenze:

  • Dal 1°giugno 2018, medi e grandi contribuenti di tasse sono autorizzati a utilizzare solo i registratori di cassa moderni e devono essere attrezzati con un sistema di archiviazione interna e un modulo di trasmissione remota dei dati.
  • Dal 1°agosto 2018, tali previsioni si applicano a tutti gli altri contribuenti e, da questa data, i registratori di cassa non moderni non saranno più venduti.

La regolamentazione precedente dichiarava che ANAF avrebbe avuto tempo fino al 1° novembre 2018 per adottare la procedura effettiva per la connessione remota dei registratori di cassa. Questo termine è stato abolito nel 2017: pertanto, il momento effettivo della connessione remota non è attualmente chiaro.

La connessione remota dei registratori di cassa elettronici al server ANAF è una necessaria a ridurre l’evasione fiscale nel settore retail.

Purtroppo, l’attuazione è stata rinviata per più di quattro anni a casa dello scarso sistema IT dell’amministrazione rumena, il sovraccarico di lavoro e la mancanza di investimenti.

Tuttavia, siccome i commercianti saranno ora costretti ad investire nei loro sistemi entro la metà del 2018, ANAF dovrà essere in grado di gestire le condizioni tecniche di queste misure.

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Regno Unito: legge inglese e “smart contracts”

La Law Commission del Regno Unito sta conducendo una revisione per assicurare che il quadro giuridico e normativo inglese faciliti l’utilizzo degli “smart contracts”.

La ricerca iniziale è iniziata e la revione durera’ dai 9 ai 18 mesi.  Sara’ condotta contestualmente alla revisione della legge sulle firme elettroniche, altro aspetto della digitalizzazione dei contratti.

Questo fa parte di una iniziativa per assicurare che i tribunali e la legge inglese rimangano una scelta competitiva per le società, in particolare nel contesto Brexit.

Come spiegato nel resoconto annuale della Law Commission: “Lo scopo di questo progetto è quello di assicurare una certezza normativa e una certa flessibilità, in modo che la legge possa essere applicata in un contesto globale e digitale e per evidenziare eventuali argomenti privi di chiarezza o certezza”

Che cos’e’ uno “smart contract”

Gli “smart contracts” prevedono la codifica di disposizioni contrattuali o di funzioni in blockchain. In sostanza, uno smart contract consiste in un pezzo di codice informatico capace di monitorare, concludere e dare esecuzione ad un contratto.

A tal proposito, con riferimento a tale tipologia di contratti, è stato spesso affermato che:

  1. Non sono molto “smart”: di fatto, nonostante il termine, non c’è nessuna “intelligenza” o processo decisionale autonomo coinvolto, solo una semplice sequenza di causa effetto in base alla quale “se un evento A accade, allora un evento B lo segue”. Gli “smart contracts” offrono prestazioni automatizzate piuttosto che intelligenza.
  2. Non sono contratti autonomi: tipicamente uno “smart contract” prende degli elementi specifici di un contratto e ne prevede l’auto-esecuzione. Disposizioni piu’ ampie, che potrebbero includere clausole standard e qualsiasi elemento soggettivo, potrebbero non essere adatte alla rigida codifica dei blockchain. Quindi, generalmente, uno smart contract può esistere in presenza di un quadro contrattuale che stabilisca la piena relazione tra le parti.

La revisione

La Law Commission e’ un organo pubblico indipendente incaricato di revisionare la legge di Inghilterra e del Galles.  I suoi report in genere riesaminano lo status quo giuridico per l’argomento in questione, proponendo modifiche nei casi in cui vengono individuate lacune o problemi.

Tale organo non può creare nuove leggi ma la sua influenza è significativa, in quanto più di di 2/3 delle sue raccomandazioni sono state accettate in tutto o in parte.

La Law Commission ha osservato come gli “smart contracts” offrano il potenziale  per incrementare l’efficienza nelle societa’, aumentando la certezza e fiducia grazie alla tecnologia dei “blockchain”.

Ha inoltre sottolineato alcuni dei problemi legali che potrebbero verificarsi in seguito all’utilizzo degli “smart contracts”:

  • L’immutabilita’ dei dati trascritti sui blockchain è spesso pubblicizzata come un beneficio in questo nuovo modo di trascrivere e condividere i dati. Ma, in un contesto contrattuale, questo puo’ creare potenziali problemi come ad esempio la correzione dei termini contrattuali, sia da parte dei tribunali che delle parti.
  • L’immutabilita’ delle disposizioni crea inoltre difficolta’ dove, ad esempio, una disposizione contrattuale è ritenuta “nulla dall’inizio”, il che significa che i diritti e gli obblighi dovrebbero essere considerati come se non fossero mai esistiti.
  • L’immutabilita’ crea difficolta’ con la legge sulla protezione dei dati – per esempio il Regolamento sulla protezione generale dei dati prevede il diritto di richiedere, in determinate circostanze, la cancellazione o correzione dei dati.
  • L’interazione tra gli “smart contracts” e i termini che sono implicitamente inseriti nei contratti per legge dev’essere tenuta in considerazione. In sostanza, in che modo gli “smart contracts” prenderanno in considerazione disposizioni che non sono espressamente previste dal contratto ma che per legge devono essere previste?

I contratti in questione hanno senza dubbio il vantaggio di garantire alcuni benefici ed efficienza alle imprese e ai contratti con i consumatori. Tuttavia, in quanto basati su tecnologia blockchain, prima di farne utilizzo dovrebbe sempre e comunque essere valutato se il loro utilizzo e’ appropriato e vantaggioso nel singolo caso di specie.

 

 

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Regno Unito: crowdfunding, cos’è e come funziona

Il crowdfunding è un modo di raccogliere finanziamenti attraverso gli investimenti fatti da un largo gruppo di persone in una società o in un progetto tramite una campagna di investimenti, solitamente on-line.

Si differenzia dai metodi più tradizionali di raccolta di finanziamenti; con questo metodo, infatti, le società mirano a raccogliere investimenti più bassi da un ampio gruppo di persone e potenziali investitori.

Ci sono quattro principali tipologie di crowdfunding:

  1. Crowdfunding basato sulle donazioni:

In tal caso, il contribuente non riceve nulla in cambio dell’importo investito. Generalmente, tali donazioni vengono effettuate da soggetti che hanno una specifica motivazione che li spinge a versare dei soldi nella società.

Pertanto, tale tipologia di crowdfunding funziona meglio nel caso di raccolta fondi per scopi sociali o che riguardano la comunità, o per le charities;

  1. Crowdfunding basato sui riconoscimenti:

Molto popolare nel caso di start-up e nel caso di imprenditori che cercano investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti e/o progetti e per coinvolgere potenziali clienti. I contribuenti solitamente ricevono in cambio dei vantaggi che variano a seconda dell’importo che hanno investito nella società;

  1. “Debt crowdfunding”:

Tipologia di crowdfunding dove le società tendono ad aggirare i creditori bancari e utilizzano invece piattaforme di crowdfunding per raccogliere delle somme in prestito da un vasto pubblico di investitori.

Tale sistema di investimento viene solitamente utilizzato da soggetti imprenditori che non hanno accesso alle tradizionali tipologie di prestiti bancari.

Inoltre, utilizzando tale sistema, le società dovranno pagare tassi di interesse inferiori rispetto a quelli che dovrebbero invece versare ad una banca; dal loro lato, invece, gli investitori si aspettano di ottenere dei rendimenti maggiori rispetto a quelli che avrebbero ottenuto tenendo i loro soldi in un conto di risparmio;

  1. Equity crowdfunding:

Secondo tale modello, i soggetti investono dei soldi in cambio di una quota di partecipazione nella società che riceve i fondi (il soggetto che investe, ad esempio, riceve in cambio delle azioni o una partecipazione).

Come accade per tutte le forme di investimento, non vi è certezza nei risultati e nel successo della società che ha ricevuto i finanziamenti, ma se le cose vanno bene, gli investitori possono ottenere dei rendimenti sul loro investimento iniziale sotto forma di dividendi o un valore più elevato delle loro azioni.

Inoltre, gli investitori potranno ricevere anche dei diritti ma ciò dipende dalla singola società in cui scelgono di investire e dalle disposizioni previste dai documenti societari.

La società Brewdog, produttrice di birra artigianale, è un tipico esempio di equity crowdfunding dal 2006 e tale esempio dimostra che gli investimenti ottenuti dal pubblico possono ammontare a grossi importi per una società in fase di sviluppo.

Ad oggi, la compagnia Brewdog ha infatti raccolto milioni di sterline attraverso la campagna pubblicitaria “Equity for Punks” e l’obiettivo è quello di raccogliere 50 milioni di sterline dopo la quinta campagna di crowdfunding per finanziare l’espansione anche in Asia e Australia.

Dal punto di vista legale, tuttavia, numerosi sono gli aspetti da prendere in considerazione prima di avviare una campagna di crowdfunding e immettersi nel mercato con delle proposte di investimento.

Prima di tutto, la cosa fondamentale che deve fare una società è assicurarsi di avere tutti i consensi necessari per ricevere investimenti da soggetti terzi ed emettere nuove azioni.

Ciò potrebbe comportare parlare con la propria banca o altri attuali creditori e richiedere consenso ad eventuali azionisti preesistenti.

L’industria del crowdfunding è regolata molto dettagliatamente e le società devono assicurassi che la piattaforma di crowdfunding che intendono utilizzare sia stata preventivamente autorizzata dalla Financial Services and Markets Authority del Regno Unito.

È molto probabile, inoltre, che le società che partecipano a tale tipologia di sistema di raccolta fondi debbano adottare uno statuto specifico o provvedere a modificare i loro documenti societari per adattarli ai requisiti previsti da tale tipologia di investimento.

È inoltre importante che la società si occupi di gestire le relazioni con gli attuali azionisti, in quanto numerosi diritti fondamentali e protezioni connesse alla loro posizione nella società potrebbero venire meno a seguito dei requisiti previsti dal crowdfunding.

Per quanto riguarda invece la protezione della proprietà intellettuale, le società dovrebbero verificare di avere registrato e protetto tutti i diritti di proprietà intellettuale prima di caricare i dettagli del progetto o le informazioni relative alla società medesima su un sito pubblico di crowdfunding.

Per molte start-up, in particolare, il valore della società dipende in gran parte dalla titolarità dei diritti di proprietà intellettuale di cui fa uso.

 

 

 

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Regno Unito: novità per chi vende azioni

Lo sgravio previsto nel Regno Unito a favore degli imprenditori (“Entrepreneurs’ relief” – ER), agevolazione prevista a favore dei soggetti residenti nel Regno Unito che vendono società commerciali, a breve diverrà ancora più vantaggioso.

Tale sgravio consente agli azionisti che, per almeno 12 mesi prima della vendita delle proprie azioni, hanno detenuto almeno il 5% delle azioni ordinarie e dei diritti di voto di una società commerciale (o di una società capogruppo di un gruppo commerciale), di beneficiare di un’aliquota di imposta sulle plusvalenze più bassa (pari al 10%) sulle plusvalenze originatesi dalla cessione di predette azioni.

A tal proposito, l’aliquota massima di imposta sulle plusvalenze nel Regno Unito è attualmente del 20%.

Un progetto di legge pubblicato all’inizio di questo mese conferma che, a partire da aprile 2019, un azionista persona fisica potrà beneficiare di tale aliquota agevolata di imposta sulle plusvalenze anche nel caso in cui la partecipazione di quest’ultimo sia al di sotto della soglia del 5%, a condizione che la diluizione della quota di partecipazione sia il risultato dell’emissione di nuove azioni societarie per motivi commerciali (quindi non a seguito dell’esercizio di diritti di opzione od operazioni di conversione dei debiti in azioni).

Tale normativa è stata modificata in modo tale che l’emissione di nuove azioni in determinate situazioni non vada a penalizzare quegli azionisti che altrimenti avrebbero goduto dell’Entrepreneurs’ relief.

 

 

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Spagna: Il Primo Ministro propone un’aliquota minima d’imposta sulle società

Il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sanchez, si è impegnato a riformare le norme fiscali dell’imposta sulle società in modo tale che le società paghino un tasso d’interesse effettivo non inferiore al 15%.

Presentando il piano economico biennale del nuovo Governo socialista di fronte al Parlamento il 17 luglio, Sanchez ha proposto che, limitando l’uso delle detrazioni, avrebbe cercato di garantire che le società pagassero le aliquote fiscali aziendali effettive più vicine al tasso primario del 25%.

Sanchez ha affermato, inoltre, che il Governo intende reprimere l’elusione e l’evasione fiscale legiferando al fine di impedire l’ulteriore utilizzo di condoni fiscali e redigendo un nuovo elenco di giurisdizioni considerate dal Governo come “paradisi fiscali”.

Sanchez è diventato Primo Ministro il 2 giugno a seguito di un voto di sfiducia nel suo predecessore Mariano Rajoy, sebbene il partito socialista detenga solo 84 seggi in un’assemblea da 350 posti in Spagna. Sanchez ha promesso di sciogliere il Parlamento ed indire nuove elezioni.

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Regno Unito: nuove regole sull’immigrazione e implicazioni per l’NHS

I cambiamenti delle regole sull’immigrazione annunciati dal governo includono la sospensione dell’applicazione delle regole relative al tetto massimo per il rilascio dei Visa Tier 2 per dottori ed infermieri (ossia la visa concessa ai lavoratori altamente qualificati che non appartengono all’ Area Economica Europea o alla Svizzera).

Includono, inoltre, nuove regole di insediamento per i lavoratori e per gli uomini d’affari turchi ed un’espansione della lista di Paesi i cui studenti saranno in grado di utilizzare un processo semplificato.

I cambiamenti entreranno in vigore dal 6 luglio 2018.

Che cos’e’ un Certificato di sponsorizzazione limitato (CoS) e qual è il tetto massimo

La quota relativa ai certificati di sponsorizzazione limitati è stata introdotta nell’aprile 2011 ed e’ stata stabilita a 20.700 all’anno, suddivisa in allocazioni mensili.

La quota complessiva non è stata aumentata dal momento della sua introduzione ma ci sono stati alcuni aggiustamenti delle allocazioni, in modo che siano numericamente piu’ disponibili all’inizio dell’anno e meno alla fine.

Precedentemente, la quota di 20.700 era un tetto solo teorico, in quanto nei precedenti sei anni, prima dei recenti problemi iniziati nel dicembre 2017, il tetto era stato raggiunto una volta sola.

La volta precedente quando il tetto mensile fu raggiunto, le richieste tornaro ad un livello normale il mese sucessivo e ricaderro subito sotto il limite previsto.

Di 16.945 richieste di certificati di sponsorizzazione effettuate da dicembre 2017 ad aprile 2018, 8.192 sono state rifiutate in quanto eccedenti il tetto mensile, mostrando un considerevole incremento della domanda.

Il numero di cittadini appartenenti all’area economica europea è diminuito drasticamente a fine settembre 2017.

Questo va in qualche modo a spiegare l’aumento dei certificati di sponsorizzazione limitati, in quanto i datori di lavoro devono rivolgersi a cittadini non appartenenti all’area economica europea per coprire il vuoto lasciato da quest’ultimi, non piu’ interessati a venire o restare nel Regno Unito.

L’NHS fa molto affidamento sui dottori ed infermieri che si sono istruiti all’estero e, quelli del continente europeo sono stati meno inclini a venire nel Regno Unito a seguito della Brexit.

Quali sono le potenziali soluzioni

Dopo sei mesi di un significativo eccesso di richieste – periodi in cui numerose aziende e l’NHS sono rimasti a corto di personale qualificato – e’ apparso evidente che qualcosa doveva essere modificato.

Sono state avanzate varie ipotesi:

  1. Rimuovere tutti i ruoli in cui si ha carenza di occupazione dalla regola del tetto massimo dei certificati di sponsorizzazione limitati

Delle 4.000 richieste del solo mese di aprile 2018 (contro il tetto di 2.200) circa 750 riguardavano ruoli a carenza occupazionale.

Questi includono ruoli specializzati che il Regno Unito non puo’ soddisfare con la forza lavoro residente, inclusi ingenieri e scienziati, cosi’ come infermieri ed una manciata di aree di medicina.

E’ sempre stato illogico includere i ruoli a carenza occupazionale all’interno del processo dei certificati di sponsorizzazione limitati.

La carenza di talenti in queste aree e’ ben riconosciuta e stabilita dalle regole sull’immigrazione.

  1. Esenzioni per il personale dell’NHS

Jeremy Hunt ha supportato la proposta di uno schema per i visti dell’NHS, eliminando i dottori e gli infermieri dal tetto.

Tuttavia, la previsione di eccezioni riservate a specifici settori rischia di favorire quei settori con più forti poteri di lobby, rispetto ad altri ruoli che possono essere altrettanto meritevoli ma che hanno una rappresentanza meno organizzata, come ad esempio gli insegnanti.

  1. Aumentare o rimuovere il limite

Sfortunatamente, questa soluzione, per quanto ideale, è sempre apparsa improbabile. La rimozione del limite non si sarebbe adeguata bene con le continue ambizioni politiche di riduzione dei numeri sull’immigrazione.

Allo stesso tempo, incrementare il limite sarebbe andato contro le raccomandazioni del Comitato consultivo per la migrazione di mantenere il limite così com’era.

Cosa e’ stato fatto

La dichiarazione avente ad oggetto i cambiamenti alle norme sull’immigrazione, pubblicata il 15 giugno 2018, conferma che tutti i certificati di sponsorizzazione limitati con codice 2211 – medici (inclusi dottori, psichiatri, chirurghi etc) e 2231 infermieri (inclusi infermieri psichiatrici, operatori sanitari, infermieri distrettuali) sono stati rimossi dal processo dei certificati e dal tetto a partire dal 6 luglio 2018.

Sembra pertanto, che lo schema per ottenere la visa dell’NHS sia stato implementato, come Jeremy Hunt desiderava.

Vale la pena notare, tuttavia, che l’esenzione dai certificati con restrizione si applica a tutti i ruoli all’interno dei due codici – pertanto anche i dottori ed infermieri di strutture private, case di cura ed altre organizzazioni ne beneficeranno, non solamente i dipendenti dell’NHS.

Quale impatto avranno questi cambiamenti?

I dati pubblicati mostrano che, delle 15.881 richieste di “restricted CoS” effettuate da gennaio ad aprile 2018, 3.164 erano per personale medico.

Tuttavia, solo 1.088 di queste richieste hanno avuto esito positivo – le rimanenti non hanno infatti raggiunto la soglia di salario minimo in quei mesi.

In effetti, la rimozione dei medici dal limite permettera’ a questi certificati di sponsorizzazione limitati di essere allocati da qualche altra parte. La loro rimozione dovrebbe quindi portare a rilasciare circa 250 certificati al mese.

Altri dati mostrano che a febbraio 2018, 501 certificati limitati erano allocati per gli infermieri, a marzo erano 442 e ad aprile erano 414.

Poiché gli infermieri sono riconosciuti come una posizione a carenza occupazionale, con conseguente aumento di ulteriori 130 punti, le richieste di certificati validi andavano sempre a buon fine.

Per tale motivo non c’e’ differenza tra il numero di richieste valide e di quelle allocate ogni mese. Rimuovere gli infermieri dal limite dovrebbe consentire di rilasciare circa 450 certificati al mese.

Quindi, in totale, i circa 700 certificati allocati per medici ed infermieri ogni mese, saranno adesso disponibili per altre professioni.

Si tratta di una buona soluzione per l’NHS, che avra’ ora certezza che i posti vacanti potranno essere riempiti, così come essere in grado di evitare i ritardi nel processo mensile di richiesta dei certificati limitati. Ci sara’ anche un effetto a catena positivo per le altre professioni, che possono usufruire dei 700 certificati aggiuntivi ogni mese.

Tuttavia, ad aprile 2018 sono state presentate un totale di 4.325 richieste di certificato, contro un limite di 2.200.

Quel mese, se i medici e gli infermieri fossero già stati rimossi, la quota sarebbe stata comunque superata di circa 1.400.

Poiche’ ora esiste un notevole arretrato di richieste, potrebbe essere necessario un po’ di tempo prima di vedere una significativa riduzione della soglia di stipendio necessaria.

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Regno Unito: Il nuovo Codice di Corporate Governance

Il nuovo Codice di Corporate Governance inglese (il Codice) e’ stato pubblicato il 16 luglio 2018. Questo e’ il risultato di una ampia consultazione da parte del Financial Reporting Council (FRC) sul progetto di revisione del Codice. Il Codice si applica ai periodi contabili a partire dal 1 gennaio 2019, il che significa che molte societa’ devono nei successivi cinque mesi stabilire i processi per essere conformi. La presente relazione esamina alcune considerazioni chiave ed esamina come la FRC abbia affrontato le preoccupazioni sollevate durante il processo di consultazione.

Coinvolgimento degli Stakeholder

Il Codice fa riferimento alla responsabilita’ del consiglio di amministrazione nel considerare i bisogni  e le opinioni di una piu’ vasta gamma di stakeholders, come ad esempio i lavoratori, clienti e fornitori. Suggerisce che la funzione del consiglio e’ quella di “promuovere il successo che sostenibile a lungo termine della societa’”. Questo sembra andare oltre il dovere previsto ai sensi dell’art. 172 del Companies Act 2006, il quale promuove il successo della societa’ “avendo riguardo a” un numero di fattori, inclusi gli interessi degli stakeholders.  A risposta delle preoccupazioni sorte da questa estensione, l’introduzione del Codice finale chiarisce che niente nel nuovo Codice prevale o viene intesa come interpretazione delle responsabilita’ degli amministratori previste dal Companies Act. Pertanto, l’obbligo previsto dall’articolo 172 rimane promuovere il successo della societa’ per il beneficio dei membri nel loro insieme.

Coinvolgimento della forza lavoro

Con riguardo al coinvolgimento della forza lavoro, il progetto del Codice aveva avanzato tre opzioni, ovvero, un amministratore nominato dalla forza lavoro, un consiglio consultivo della forza lavoro ed un NED designato. La proposta era stata criticata per essere eccessivamente prescrittiva. Il nuovo codice ha tenuto in considerazione questa considerazione, consentendo uno od una combinazione dei metodi di essere utilizzato e la flessibilita’ di utilizzare altri approcci, purche’ il consiglio ne spieghi l’efficacia.

Indipendenza del Consiglio

Il Codice mantiene la posizione corrente secondo cui almeno la metà del Consiglio, escluso il presidente, dovrebbe essere indipendente. Il progetto aveva proposto che la maggioranza del consiglio, incluso il presidente, dovrebbe essere indipendente. Aveva inoltre proposto che le indicazioni dell’indipendenza dovrebbe essere trasformata in criteri, rimuovendo la discrezione del Consiglio per determinare se un amministratore e’ indipendente nonostante non rispetti nessuno dei criteri.

Ogni riduzione della flessibilita’ avrebbe comportato un maggiore bisogno per le aziende di “spiegare” piuttosto che “rispettare”. C’erano preoccupazioni che un approccio di controllo avrebbe portato a risultati strani. Il cambiamento di approccio proposto è stato anche considerato probabilmente negativo per incidere sugli sforzi per espandere la diversità dei NED. Nel Codice l’FRC ha abbordibito questa posizione, descrivendo i criteri come “circostanze che possono pregiudicare o compromettere l’indipendenza e richiedere una spiegazione chiara nel caso in cui il Consiglio di amministrazione consideri comunque un NED indipendente. Sebbene sia utile reintegrare la flessibilità rispetto al progetto del Codice, le società dovrebbero essere consapevoli del cambiamento di enfasi e della probabile attenzione aggiuntiva prestata a tali spiegazioni.

Il progetto del Codice aveva proposto un limite rigoroso di nove anni per un amministratore o per il presidente per essere considerato indipendente. Sono state sollevate preoccupazioni che tale requisito, in combinazione con un nuovo requisito per il presidente di essere indipendente su base continuativa (piuttosto che solo al momento della nomina), impatterebbe negativamente nei piani di successione. E’ stato inoltre visto come scoraggiante la nomina di un esistente NED come presidente. Riconoscendo il ruolo “speciale” del presidente, il Codice finale stabilisce che il presidente dovrebbe essere indipendente alla nomina, con il requisito di “dimostrare un giudizio oggettivo durante il loro mandato”. Fornisce inoltre della flessibilita’ sul limite dei 9 anni per il presidente, consentendone l’estensione per un periodo limitato, per facilitare la pianificazione della successione e per sviluppare un Consiglio di amministrazione piu’ diversificato, particolarmente quando il presidente e’ un NED esistente alla nomina.

Voti significativi contro le delibere

Il Codice introduce il concetto di voti significativi degli azionisti contro le delibere. Quando il 20% o piu’ di voti si sono espressi contro una delibera, la societa’ ha l’obbligo di spiegare, quando vengono annunciati i risultati dei voti, quali azioni intende intraprendere per consultare gli azionisti al fine di comprendere le ragioni del risultato. La societa’deve poi fornire  un aggiornamento intermedio non piu’ tardi di sei mesi dopo il voto, prima di fornire una situazione finale, tipicamente nella relazione annuale. Alcuni intervistati erano preoccupati che sei mesi fosse un tempo troppo breve per essere in grado  di fornire un aggiornamento significativo e che farlo avrebbe pregiudicato in modo non necessario le discussioni in corso. La posizione rimane sostanzialmente la stessa nel Codice finale, sebbene chiarisce che il report a sei mesi dovrebbe essere un aggiornamento sulle opinioni ricevute dagli azionisti e sulle azioni intraprese”.

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Africa: responsabilita’ della capogruppo domiciliata nel Regno Unito

In un articolo pubblicato lo scorso mese, abbiamo discusso due casi (i casi Shell ed Unilever) in cui i richiedenti cercavano di perseguire le capogruppo domiciliate nel Regno Unito nei tribunali inglesi per gli atti od omissioni delle sussidiarie estere.

Nell’articolo, abbiamo constatato che la decisione di primo grado nella causa Unilever era stata impugnata in appello e che si attendeva il giudizio della Corte di Appello.

Tale sentenza e’ adesso stata emessa. L’appello dei richiedenti è stato respinto, e la Corte d’Appello, all’unanimità, ha sentenziato che nessun obbligo di diligenza era dovuto da parte di Unilever ai ricorrenti. Di conseguenza, i richiedenti non saranno in grado di perseguire le loro pretese nel Regno Unito in quanto non vi e’ alcun fondamento per portare la causa all’interno dei tribunali inglesi.

Sebbene la sentenza non abbia creato una nuova legge in questo settore, e’ di particolare interesse a causa delle sue motivazioni, le quali si differenziano da quelle date nella sentenza di primo grado.

In primo grado, il giudice aveva ritenuto esserci sufficiente vicinanza tra Unilever ed i ricorrenti, ma tuttavia che nessun obbligo di diligenza si sarebbe imposto tra Unilever e i ricorrenti.

La Corte d’Appello ha a sua volta determinato che nessun obbligo di diligenza si sarebbe dovuto imporre. Tuttavia, in contrasto alla prima decisione, la Corte d’Appello ha ritenuto esserci insufficiente vicinanza tra Unilever e i richiedenti per supportare un obbligo di diligenza. Questa sola constatazione era sufficiente per impedire l’imposizione di tale obbligo. La Corte d’Appello ha chiarito con forza che questa era l’unica questione sulla quale stava esprimendo un’opinione, poiche’ e’ possibile che le richieste possano essere ancora ascoltate dai tribunali del Kenya.

La Corte d’Appello ha fornito un’utile guida riguardante le circostanze nelle quali un obbligo di diligenza può essere dovuto da una capogruppo domiciliata nel Regno Unito rispetto alle azioni delle proprie controllate:

Nel raggiungere la propria decisione nel caso Unilever, la Corte d’Appello si è basata su prove testimoniali fornite dall’amministratore delegato della controllata di Unilever, nonché sull’esecuzione di una revisione dettagliata delle prove documentali pertinenti. Le prove hanno dimostrato che la politica di gestione del rischio, unitamente alle valutazioni del rischio e ai piani strategici e operativi per affrontare le crisi locali, erano state elaborate e/o preparate a livello locale in Kenya e che la controllata di Unilever in Kenya aveva capito che era responsabile dell’elaborazione delle sue politiche e della loro implementazione senza l’assistenza o la consulenza della capogruppo domiciliata nel Regno Unito.

Da un punto di vista pratico, il rischio che venga vinto un ricorso contro una capogruppo domiciliata nel Regno Unito può essere ridotto garantendo una chiara divisione tra le attività operative all’interno del gruppo, compresa la garanzia, laddove possibile, che le politiche e le procedure a supporto dei processi operativi siano prodotte ed implementate a livello locale, anche se tali politiche derivano necessariamente dai principi del gruppo.

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Regno Unito: nuove regole sull’immigrazione e implicazioni per l’NHS

I cambiamenti delle regole sull’immigrazione annunciati dal governo includono la sospensione dell’applicazione delle regole relative al tetto massimo per il rilascio dei Visa Tier 2 per dottori ed infermieri (ossia la visa concessa ai lavoratori altamente qualificati che non appartengono all’ Area Economica Europea o alla Svizzera).

Includono, inoltre, nuove regole di insediamento per i lavoratori e per gli uomini d’affari turchi ed un’espansione della lista di Paesi i cui studenti saranno in grado di utilizzare un processo semplificato.

I cambiamenti entreranno in vigore dal 6 luglio 2018.

Che cos’e’ un Certificato di sponsorizzazione limitato (CoS) e qual è il tetto massimo

La quota relativa ai certificati di sponsorizzazione limitati è stata introdotta nell’aprile 2011 ed e’ stata stabilita a 20.700 all’anno, suddivisa in allocazioni mensili.

La quota complessiva non è stata aumentata dal momento della sua introduzione ma ci sono stati alcuni aggiustamenti delle allocazioni, in modo che siano numericamente piu’ disponibili all’inizio dell’anno e meno alla fine.

Precedentemente, la quota di 20.700 era un tetto solo teorico, in quanto nei precedenti sei anni, prima dei recenti problemi iniziati nel dicembre 2017, il tetto era stato raggiunto una volta sola.

La volta precedente quando il tetto mensile fu raggiunto, le richieste tornaro ad un livello normale il mese sucessivo e ricaderro subito sotto il limite previsto.

Di 16.945 richieste di certificati di sponsorizzazione effettuate da dicembre 2017 ad aprile 2018, 8.192 sono state rifiutate in quanto eccedenti il tetto mensile, mostrando un considerevole incremento della domanda.

Il numero di cittadini appartenenti all’area economica europea è diminuito drasticamente a fine settembre 2017.

Questo va in qualche modo a spiegare l’aumento dei certificati di sponsorizzazione limitati, in quanto i datori di lavoro devono rivolgersi a cittadini non appartenenti all’area economica europea per coprire il vuoto lasciato da quest’ultimi, non piu’ interessati a venire o restare nel Regno Unito.

L’NHS fa molto affidamento sui dottori ed infermieri che si sono istruiti all’estero e, quelli del continente europeo sono stati meno inclini a venire nel Regno Unito a seguito della Brexit.

Quali sono le potenziali soluzioni

Dopo sei mesi di un significativo eccesso di richieste – periodi in cui numerose aziende e l’NHS sono rimasti a corto di personale qualificato – e’ apparso evidente che qualcosa doveva essere modificato.

Sono state avanzate varie ipotesi:

  1. Rimuovere tutti i ruoli in cui si ha carenza di occupazione dalla regola del tetto massimo dei certificati di sponsorizzazione limitati

Delle 4.000 richieste del solo mese di aprile 2018 (contro il tetto di 2.200) circa 750 riguardavano ruoli a carenza occupazionale.

Questi includono ruoli specializzati che il Regno Unito non puo’ soddisfare con la forza lavoro residente, inclusi ingenieri e scienziati, cosi’ come infermieri ed una manciata di aree di medicina.

E’ sempre stato illogico includere i ruoli a carenza occupazionale all’interno del processo dei certificati di sponsorizzazione limitati.

La carenza di talenti in queste aree e’ ben riconosciuta e stabilita dalle regole sull’immigrazione.

  1. Esenzioni per il personale dell’NHS

Jeremy Hunt ha supportato la proposta di uno schema per i visti dell’NHS, eliminando i dottori e gli infermieri dal tetto.

Tuttavia, la previsione di eccezioni riservate a specifici settori rischia di favorire quei settori con più forti poteri di lobby, rispetto ad altri ruoli che possono essere altrettanto meritevoli ma che hanno una rappresentanza meno organizzata, come ad esempio gli insegnanti.

  1. Aumentare o rimuovere il limite

Sfortunatamente, questa soluzione, per quanto ideale, è sempre apparsa improbabile. La rimozione del limite non si sarebbe adeguata bene con le continue ambizioni politiche di riduzione dei numeri sull’immigrazione.

Allo stesso tempo, incrementare il limite sarebbe andato contro le raccomandazioni del Comitato consultivo per la migrazione di mantenere il limite così com’era.

Cosa e’ stato fatto

La dichiarazione avente ad oggetto i cambiamenti alle norme sull’immigrazione, pubblicata il 15 giugno 2018, conferma che tutti i certificati di sponsorizzazione limitati con codice 2211 – medici (inclusi dottori, psichiatri, chirurghi etc) e 2231 infermieri (inclusi infermieri psichiatrici, operatori sanitari, infermieri distrettuali) sono stati rimossi dal processo dei certificati e dal tetto a partire dal 6 luglio 2018.

Sembra pertanto, che lo schema per ottenere la visa dell’NHS sia stato implementato, come Jeremy Hunt desiderava.

Vale la pena notare, tuttavia, che l’esenzione dai certificati con restrizione si applica a tutti i ruoli all’interno dei due codici – pertanto anche i dottori ed infermieri di strutture private, case di cura ed altre organizzazioni ne beneficeranno, non solamente i dipendenti dell’NHS.

Quale impatto avranno questi cambiamenti?

I dati pubblicati mostrano che, delle 15.881 richieste di “restricted CoS” effettuate da gennaio ad aprile 2018, 3.164 erano per personale medico.

Tuttavia, solo 1.088 di queste richieste hanno avuto esito positivo – le rimanenti non hanno infatti raggiunto la soglia di salario minimo in quei mesi.

In effetti, la rimozione dei medici dal limite permettera’ a questi certificati di sponsorizzazione limitati di essere allocati da qualche altra parte. La loro rimozione dovrebbe quindi portare a rilasciare circa 250 certificati al mese.

Altri dati mostrano che a febbraio 2018, 501 certificati limitati erano allocati per gli infermieri, a marzo erano 442 e ad aprile erano 414.

Poiché gli infermieri sono riconosciuti come una posizione a carenza occupazionale, con conseguente aumento di ulteriori 130 punti, le richieste di certificati validi andavano sempre a buon fine.

Per tale motivo non c’e’ differenza tra il numero di richieste valide e di quelle allocate ogni mese. Rimuovere gli infermieri dal limite dovrebbe consentire di rilasciare circa 450 certificati al mese.

Quindi, in totale, i circa 700 certificati allocati per medici ed infermieri ogni mese, saranno adesso disponibili per altre professioni.

Si tratta di una buona soluzione per l’NHS, che avra’ ora certezza che i posti vacanti potranno essere riempiti, così come essere in grado di evitare i ritardi nel processo mensile di richiesta dei certificati limitati. Ci sara’ anche un effetto a catena positivo per le altre professioni, che possono usufruire dei 700 certificati aggiuntivi ogni mese.

Tuttavia, ad aprile 2018 sono state presentate un totale di 4.325 richieste di certificato, contro un limite di 2.200.

Quel mese, se i medici e gli infermieri fossero già stati rimossi, la quota sarebbe stata comunque superata di circa 1.400.

Poiche’ ora esiste un notevole arretrato di richieste, potrebbe essere necessario un po’ di tempo prima di vedere una significativa riduzione della soglia di stipendio necessaria.

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Regno Unito: brevetto unitario dopo la Brexit

Il Dipartimento Britannico che si occupa dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ha pubblicato un documento (“White Paper”) che espone le proposte del Governo per le future relazioni tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Una delle molte questioni affrontate in questo documento è l’argomento della continua partecipazione del Regno Unito al Brevetto Unitario e al Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB) in seguito alla Brexit. Il Governo sottolinea l’importanza di continuare la lunga storia della cooperazione europea nel campo della protezione dei brevetti e tutelare le imprese che operano tra il Regno Unito e l’Unione Europea.

Il documento conferma l’intenzione del Regno Unito di esplorare le opzioni per rimanere nell’UPC ed il sistema unitario di brevetti su una base giuridica solida. La natura di questa base giuridica dovrà riflettere il cambiamento dello status giuridico del Regno Unito come Stato non appartenente all’Unione e sarà quindi oggetto di ulteriori negoziati tra il Regno Unito e gli altri Stati contraenti dell’UPC.

Questo nuovo sviluppo conferma ancora una volta l’impegno del Regno Unito nei confronti del progetto di stabilire una giurisdizione europea unificata sui brevetti, come già chiarito dalla sua ratifica dell’accordo UPC.

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Cipro: Nuova legislazione sui Fondi di Investimento alternativi

Il 10 luglio 2018, il Parlamento di Cipro ha approvato la nuova Legislazione sui Fondi di Investimento alternativi, la quale sostituirà la Legislazione esistente e la quale consentirà, per la prima volta in assoluto a Cipro, l’istituzione del Registro dei Fondi di Investimento alternativi. Questo è il più grande progresso nel settore, in quanto ridurrà significativamente tempi e costi per stabilire un Fondo di Investimento alternativo a Cipro.

I dettagli del nuovo regolamento saranno disponibili non appena la nuova Legge verrà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del Governo, stesso momento in cui entrerà in vigore. Dalle informazioni al momento disponibili ci si aspettano i seguenti criteri e caratteristiche relativamente al Registro dei Fondi di Investimento alternativi:

  • Non verrà regolato dalla Commissione di Sicurezza&Cambio di Cirpo. La supervisione sarà a livello del gestore del Fondo registrato
  • Nomina di un depositario locale
  • Nessuna richiesta di capitale minimo
  • Può essere sia aperto che chiuso
  • Contiene l’opzione per una struttura a ombrello
  • Indirizzato a professionisti e/o investitori ben informati
  • Può essere strutturato come un fondo comune, una società di investimento (a capitale variabile o fisso), o una partnership limitata
  • La Commisione di Sicurezza&Cambio registra tutti i Fondi di Investimento alternativi nel relativo Registro
  • Entro un mese dalla recezione di tutti i documenti richiesti in accordo con la direttiva, la Commisione di Sicurezza&Cambio deve informare il richiedente della sua decisione di accettare o respingere la domanda

In aggiunta all’istituzione del Registro dei Fondi di Investimento, le sottostanti nuove disposizioni nella legislazione fiscale di Cipro in relazione ai Fondi di Investimento.

  1. Non vengono considerate stabili organizzazioni quegli investimenti in Fondi fiscalmente trasparenti a Cipro da parte di investitori non residenti e/o nel caso della loro gestione da parte di Fondi di Investimento non ciproti. Come risultato, i redditi guadagnati su tali investimenti saranno tassati nel paese di residenza dell’investitore.
  2. Introduzione di uno speciale regime di tassazione dell’8% ed una imposta annuale minima da versare di € 10.000 (soggetto a requisiti specifici) per alcuni dipendenti e dirigenti di società di Fondi di Investimento. Questo nuovo regime di tassazione sarà disponibile per un periodo totale di 10 anni.
  3. Coloro che siano sia fiscalmente residenti e domiciliati a Cipro saranno soggetti a un contributo speciale di difesa a un tasso del 17% (al posto del 3% che era applicabile fino ad oggi) sugli utili ricevuti dai Fondi di Investimento ciproti.
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L’inversione dell’onere degli adempimenti VAT: variazione norme VAT nel settore Edile

Nell’Ottobre 2019 si assisterà ad un significativo scossone delle norme VAT (IVA) nel settore delle costruzioni.

Nuove regole entreranno in vigore in quella data che, in molti casi, richiederà al destinatario della fornitura di servizi di costruzione, piuttosto che al fornitore, di contabilizzare l’IVA sulla fornitura stessa.

Le piccole e grandi imprese che effettuano forniture di servizi in campo edile e che fatturano con VAT al tasso standard (20%) o ridotto (5%) saranno colpite da questa riforma.

Le implicazioni di tale manovra si ripercuoteranno sicuramente sul cash flow (liquidità) aziendale.

Attualmente, il fornitore di servizi che opera nel campo delle costruzioni versa ad HMRC l’IVA sulle sue forniture. Il cliente paga quindi al fornitore il prezzo più IVA.

Le nuove regole mirano a prevenire la situazione in cui l’appaltatore paga al subappaltatore il prezzo più IVA per i servizi, ma il subappaltatore omette di versare l’IVA ad HMRC.

A partire dal primo Ottobre 2019 sarà il cliente a versare all’HMRC l’Iva sulle prestazioni in campo edile ricevute.

La nuova regola non si applicherà nei seguenti casi:

  • Il soggetto destinatario dei servizi di costruzione è un utente finale; ad esempio, un proprietario o un inquilino;
  • È un inquilino che fornisce i servizi di costruzione al proprietario;
  • È un proprietario che fornisce i servizi di costruzione al suo inquilino.

La situazione si complica un po’ quando la vendita di servizi in campo edile si associa alla vendita di immobili: gli appaltatori dovranno considerare attentamente il caso in cui vi sia un contratto di costruzione associato ad un contratto di compravendita.

Il confine tra ciò che è e ciò che non è servizio in campo edile, nel contesto del progetto di legge, non è chiaro.

Supponiamo che un appaltatore principale (A) accetti di costruire un edificio per un proprietario terriero (B) e B accetti di vendere l’edificio completato a C.

B avrà l’obbligo di versare la Vat per l’HMRC per conto di A che gli ha fornito servizi in campo edile; al contrario tra B e C si realizza, invece, una compravendita immobiliare alla quale non si applica tale normativa.

E’ fondamentale, inoltre, valutare se vi sia o meno materiale da costruzione coinvolto nella fornitura del servizio.

I servizi di costruzione sono ampiamente definiti e comprendono riparazioni, demolizioni e decorazioni. Talvolta possono includere anche beni (vale a dire i materiali) utilizzati al fine della fornitura del servizio.

Tale situazione solleva la questione di valutare se tali materiali rientrino all’interno della fornitura del servizio edile, e quindi soggetti alla nuova normativa, o, al contrario, vadano separati ai fini IVA.

I contratti relativi alle forniture di servizi di costruzione dovranno essere redatti per garantire che:

  • I destinatari delle forniture che rientrano nel nuovo regime paghino solo la quota al netto dell’IVA alla persona che effettua le forniture;
  • Dal contratto si evinca se si applicano le nuove regole

Mentre si avvicina la data di inizio del nuovo regime, le parti legate da contratti di servizi nel settore edile, dovrebbero rivedere e, se il caso, modificare i loro sistemi di pagamento al fine di garantire l’applicazione corretta dell’inversione dell’onere dell’assolvimento Iva.

Tale norma non si applica ai contratti di fornitura di servizi edili stipulati prima del 1 ° ottobre 2019, ma solo ai contratti attualmente in fase di stesura e che prevedono la fornitura di tali servizi a partire dal 1 ° ottobre 2019.

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Unione Europea: nuovo sistema IVA entro il 2022

L’imposta sul valore aggiunto è una delle imposte più importanti all’interno dell’Unione Europea, ma è anche una delle imposte più vulnerabili alla frode e alla manipolazione.

La Commissione Europea ha pertanto proposto, il 25 maggio 2018, alcuni cambiamenti significativi all’attuale sistema IVA per la circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea 1 da parte di operatori commerciali (B2B). Le modifiche entreranno in vigore il 1 luglio 2022.

Situazione attuale

Con l’attuale sistema, gli scambi intracomunitari di merci, dal punto di vista dell’IVA, si dividono in due operazioni (fittizie): una vendita esente da IVA nel paese di origine (cioè il paese di origine del venditore) e un acquisto tassato nel paese di destinazione (cioè il paese dell’acquirente).

Il processo di acquisto si verifica nel paese di destinazione ed è soggetto al “sistema di inversione contabile”, nel quale l’acquirente riporta nella propria dichiarazione IVA entrambe le transazioni: l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta sul reddito deducibile, con conseguente dichiarazione IVA nulla e senza un reale flusso di cassa dell’IVA.

Modifiche previste

Lo scopo di questi cambiamenti è quello di creare un’area IVA uniforme a livello europeo.

Lo scambio transfrontaliero di merci sarà quindi definito come “consegna uniforme imponibile” e la consegna di merci all’interno dell’Unione Europea non sarà più esente da imposta.

È necessario garantire la tassazione delle merci nello stato membro in cui termina il loro trasporto.

L’imposizione dell’IVA dovrebbe avvenire tramite il venditore: l’IVA sarà applicata alla vendita di merci nei confronti di un cliente che si trova in un altro stato membro, e al tasso dell’IVA riscossa dal paese di destinazione.

Ciò creerà un flusso di cassa effettivo in uscita, con l’acquisto transfrontaliero nazionale e comunitario di beni trattati per la prima volta allo stesso modo.

Fino ad ora, l’acquisto di beni da parte di un altro Stato dell’Unione Europea era più vantaggioso di un acquisto nazionale, dal momento che solo le operazioni nazionali erano gravate dal pagamento dell’imposta a debito.

“One-Stop-Shop” per i commercianti

Per rendere le modifiche suggerite più agevoli possibile per i commercianti, vengono gettate le basi per un portale online per tutti gli operatori commerciali.

Un sistema uniforme per il pagamento dell’imposta a debito eliminerebbe la necessità della registrazione dell’IVA in diversi Stati dell’Unione Europea, poiché la dichiarazione, il pagamento e la detrazione dell’IVA a valle per tutti gli acquisti di merci all’interno dell’Unione Europea avverranno attraverso questo portale online uniforme.

Esempio

Un mercante registrato per l’IVA in Germania vende e consegna merci dalla Germania ad un imprenditore registrato IVA in Romania.

Il luogo di consegna finale è in Romania. Il commerciante tedesco emette una fattura che comprende l’IVA rumena (19%). Il commerciante tedesco non è registrato IVA in Romania e paga l’IVA rumena da lui riscossa, in Germania, attraverso un sistema uniforme (One-Stop-Shop).

L’imposta a debito rumena viene quindi inoltrata dall’autorità fiscale tedesca all’autorità fiscale rumena.

Eccezione: il soggetto passivo certificato

L’idea del soggetto passivo certificato (certified taxable person – CTP) vuol dire che le società che commerciano beni all’interno della comunità Europea dovrebbero registrarsi come CTP presso le loro autorità fiscali nazionali a condizione che le stesse soddisfino determinati requisiti.

Per le consegne a un CTP, verrà applicato il sistema di inversione contabile esistente.

Conclusione

Le modifiche suggerite dalla Commissione Europea hanno come scopo quello di raggiungere un trattamento equivalente sia per gli acquisti intracomunitari che per quelli nazionali di beni, il che significherebbe un drastico cambiamento nel trattamento intracomunitario dell’IVA.

Lo scopo di tali modifiche è quello di ridurre le frodi (in particolare il “carosello IVA”) al fine di semplificare l’amministrazione delle società interessate.

Le raccomandazioni dovrebbero essere inserite nella legislazione nazionale entro il 2022.

Dal momento che tali cambiamenti influenzeranno i processi aziendali significativi per le imprese, sarebbe opportuno un tempestivo dibattito e una valutazione su quelli che sono i progetti della Commissione.

 

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Portogallo: firme elettroniche obbligatorie per le aziende sui dispositivi mobili

Dal 1 aprile 2018 gli amministratori, i dirigenti, i membri del consiglio di amministrazione delle società portoghesi ed i soggetti delegati possono firmare ed autenticarsi elettronicamente, convalidare le proprie capacità e i propri poteri vincolanti utilizzando il cosiddetto Sistema di Certificazione delle Qualità Professionali.

La firma elettronica qualificata mediante chiave digitale

L’articolo 1, lettera b), della Legge n. 37/2014 del 26 giugno ha introdotto la creazione di una chiave mobile digitale come mezzo complementare e volontario per la firma elettronica qualificata in accordo con il Regolamento (UE) n. 910/2017 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 relativo all’identificazione elettronica ed ai servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno.

La chiave digitale era in origine un mezzo alternativo di autenticazione e di accesso ai servizi nei portali e nei siti Internet di enti pubblici e privati ​​che utilizzano il cellulare o l’email. E` possibile unirsi a questo sistema online autenticandosi e richiedendo la chiave digitale tramite il portale web del sistema o facendone richiesta al Citizen’s Bureau associandola alla carta d’identità portoghese.

La certificazione delle qualità professionali

Ora, con l’entrata in vigore del decreto n. 73/2018 del 12 marzo il 1 aprile e sulla base di quanto stabilito nell’articolo 546, n. 1 del Codice delle Società Commerciali Portoghesi , i membri del Consiglio di amministrazione, i dirigenti o gli amministratori ed i delegati possono convalidare le proprie capacità e i propri poteri vincolanti utilizzando una firma elettronica qualificata con i loro telefoni cellulari.

Questo nuovo sistema, che è noto come Sistema di Certificazione delle Qualità Professionali, abilita il legame della firma elettronica qualificata di un individuo con la certificazione delle sue capacità e dei suoi poteri vincolanti. Questa associazione può essere certificata utilizzando una chiave digitale su dispositivi mobili (Chave Móvel Digital), in modo tale da consentire la firma dei sottostanti contratti a distanza con una firma elettronica:

  1. Contratti con fornitori di energia elettrica, acqua, gas e telecomunicazioni;
  2. Contratti con altri fornitori, entro il limite definito dagli organi societari;
  3. Contratti di lavoro;
  4. Formazione ed esecuzione di contratti pubblici, nell’ambito degli appalti pubblici;
  5. Presentazione ed esecuzione delle domande di finanziamento, entro il limite definito dagli organi societari;
  6. Presentazione ed esecuzione di richieste di finanziamento nazionale o europeo;
  7. Apertura e transazioni di conti bancari;
  8. Verbali e delibere sociali;
  9. Ricezione e raccolta di corrispondenza.

Queste caratteristiche possono essere associate alla Citizen Card o alla chiave digitale mobile (Chave Movel Digital) direttamente dalla parte interessata o attraverso un servizio clienti digitale come definito dal Decreto Legge n. 74/2014 del 13 maggio. L’associazione può essere costituita da avvocati, solicitors e notai, una volta che le rispettive associazioni professionali hanno aderito al sistema attraverso un protocollo con AMA – l’Agenzia per la Modernizzazione Amministrativa.

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Brexit: implicazioni dell’accordo di transizione per le imprese

L’accordo sul periodo di transizione è stato concordato in linea di principio da David Davis e Michel Bamieron il 19 marzo 2018, in seguito alla richiesta di certezze da parte delle imprese inglesi. Le aziende del Regno Unito attendevano particolari specifici per poter pianificare delle operazioni post – Brexit.

L’accordo colma il divario tra l’attuale appartenenza del Regno Unito all’Unione Europea e la sua eventuale uscita dall’Europa a lungo termine.

Il periodo di transizione durerà fino alla fine del 2020. Nel frattempo, le imprese inglesi potranno continuare a fare business con l’Unione Europea senza essere soggette ad alcun dazio.

Cosa bisogna sapere riguardo al “transition deal”?

  • In primo luogo, non è scolpito nella pietra – si tratta di un accordo politico che richiede un chiarimento dei termini dell’accordo di recesso. L’ accordo è destinato ad essere approvato ad ottobre, il che significa che nei prossimi 4 mesi vi saranno intensi negoziati.
  • Le imprese non dovrebbero dimenticare che l’accordo di recesso è esso stesso soggetto alla risoluzione di alcune questioni chiave come ad esempio il futuro accordo commerciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea e la questione sul confine Irlandese. Nonostante le tensioni stiano aumentando, siamo ancora lontani dalle possibili soluzioni.
  • Per le imprese il periodo di transizione ha avuto un effetto positivo, fornendo alcune certezze riguardo a cosa succederà dopo la Brexit; riteniamo che il sentimento sia diventato più positivo. Sebbene la maggiore fiducia delle imprese sarà vantaggiosa per l’economia del Regno Unito, quest’ultime dovrebbero tenere a mente il quadro generale. L’accordo è solo un rinvio – il Regno Unito sarà al di fuori di tutti gli accordi dell’Unione Europea nel 2021 e probabilmente non ci sarà alcuna estensione. Molti ritengono che questo rappresenti ancora un calendario molto serrato per concludere un accordo commerciale.
  • Inoltre, non è ancora chiaro se dopo marzo 2019 le imprese britanniche potranno ancora trarre vantaggio dagli accordi commerciali dell’Unione Europea con i Paesi terzi, senza ulteriore conferma da parte di quest’ultimi. Terremo un occhio di riguardo su ciò che è stato concordato in merito.

Il processo sulla Brexit sta entrando in una fase cruciale, ci sono ancora molte questioni da risolvere: la valutazione dei rischi è ancora all’ordine del giorno.

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Nuovo regolamento delle banche specializzate in Lituania

Un nuovo concetto di “banca specializzata” è stato introdotto nella legislazione lituana il 1 gennaio 2017. Sebbene inizialmente designato per attuare la riforma nel settore del credito, in pratica questo regolamento serve come base per lo sviluppo di un contesto regolamentare più favorevole per le aziende locali e straniere del settore finanziario non bancario che cercano di estendere la portata della loro attività.

Sulla base di tale premessa, dobbiamo focalizzarci sulle recenti tendenze nonché le questioni normative relative al regolamento delle banche specializzate in Lituania.

Le caratteristiche chiave di una banca specializzata 

Capitale: è previsto il requisito patrimoniale minimo di 1 milione di Euro rispetto ai 5 milioni di Euro per una banca “tradizionale”. Tuttavia, una banca specializzata è soggetta ai medesimi rapporti ed i requisiti prudenziali (ad esempio, fondi propri e di liquidità, la massima esposizione ad un singolo mutuatario) e cade sotto i principi del SSM allo stesso modo di una banca “tradizionale”.

Ambito di servizi: una banca specializzata può ricevere depositi, prestare e trasferire fondi, fornire altri servizi standard bancari ma – rispetto ad una banca “tradizionale” – è limitata in termini di investimento ed altri servizi finanziari di natura simile.

Area di attività: la licenza di una banca specializzata è valida in tutto l’EEA consentendo così di accedere al mercato dei servizi finanziari dell’EEA.

Staff: le esigenze di personale sono principalmente guidate dalla complessità del modello di business e la grandezza della banca. Il numero minimo di personale durante l’applicazione per una licenza può essere anche di soli 9 – 10 individui. Tuttavia ciò non elimina l’obbligo di creare e mantenere una struttura appropriata – una governance aziendale, un’organizzazione interna (gestione del rischio, conformità e audit) – per garantire attività prudenti, conformarsi alla adeguatezza patrimoniale e i requisiti regolamentari e di condurre verifiche interne ed esterne.

Tempistica: la gestione delle richieste per l’ottenimento delle licenze richiede circa 9 mesi dalla domanda iniziale. A seconda della complessità del modello di business e la grandezza della banca, la tempistica può variare dai 6 ai 12 mesi.

Assicurazione dei depositi: i depositi di qualsiasi individuo fino a 100.000 Euro sono assicurati sotto il regime assicurativo dei depositi.

I vantaggi di una licenza da una banca specializzata 

Vantaggi competitivi: la licenza di una banca specializzata consente di accedere ai mercati finanziari in Lituania e agli altri membri dell’EEA riducendo significativamente i costi d’incorporazione e operativi.

Diversificazione delle fonti di finanziamento e di riduzione dei costi: l’accettazione dei depositi e degli altri fondi rimborsabili da parte di clienti comporta l’ottenimento di una licenza come istituto di credito. Gli istituti finanziari non bancari sono spesso finanziati dai loro azionistici. L’ accesso ai risparmiatori retail o agli investitori è molto limitata a queste società. La possibilità di accettare depositi da clientela retail aiuta a diversificare le fonti di finanziamento e la riduzione dei costi.

Espansione delle attività di business: la licenza specializzata può servire come uno strumento interessante per lo sviluppo organico di un pagamento o delle attività aziendali di un istituto di moneta elettronica se esso mira ad estendere la portata della sua attività ai servizi di prestito.

La rapida elaborazione: la licenza di una banca specializzata può essere ottenuta entro 9 mesi. Questo è significativamente più breve rispetto alla tempistica per l’ottenimento della licenza di una banca in altre giurisdizioni.

La fiducia del cliente: siccome la maggior parte delle banche tradizionali sono associate con la fiducia e la sicurezza, una licenza specializzata potrebbe essere più attraente per la costruzione di relazioni a lungo termine con la clientela della banca.

Banca digitale: dato che si può effettuare anche una verifica remota dei clienti, una banca specializzata è vista come un’opzione per la creazione di una banca digitale.

Le specifiche del mercato 

Diventare una banca specializzata ha senso solo se il richiedente intende impegnarsi in attività tipicamente bancarie, comprese le attività di prestito e di deposito.

Una banca specializzata deve avere un interesse genuino nel mercato lituano, ad esempio “venue shopping” non è tollerata dalla FSA lituana.

La Banca Centrale della Lituania si è impegnata a sostenere i nuovi arrivati e a non applicare ammende o altre misure restrittive per infrazioni durante le operazioni del primo anno.

La Banca di Lituania opera una “programma del nuovo arrivato”. Si tratta di un “one-stop shop” per riunioni e consultazioni con i potenziali partecipanti del mercato finanziario.

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Lituania: nuovo regolamento delle banche specializzate

Un nuovo concetto di “banca specializzata” è stato introdotto nella legislazione lituana il 1 gennaio 2017. Sebbene inizialmente designato per attuare la riforma nel settore del credito, in pratica questo regolamento serve come base per lo sviluppo di un contesto regolamentare più favorevole per le aziende locali e straniere del settore finanziario non bancario che cercano di estendere la portata della loro attività.

Sulla base di tale premessa, dobbiamo focalizzarci sulle recenti tendenze nonché le questioni normative relative al regolamento delle banche specializzate in Lituania.

Le caratteristiche chiave di una banca specializzata 

Capitale: è previsto il requisito patrimoniale minimo di 1 milione di Euro rispetto ai 5 milioni di Euro per una banca “tradizionale”. Tuttavia, una banca specializzata è soggetta ai medesimi rapporti ed i requisiti prudenziali (ad esempio, fondi propri e di liquidità, la massima esposizione ad un singolo mutuatario) e cade sotto i principi del SSM allo stesso modo di una banca “tradizionale”.

Ambito di servizi: una banca specializzata può ricevere depositi, prestare e trasferire fondi, fornire altri servizi standard bancari ma – rispetto ad una banca “tradizionale” – è limitata in termini di investimento ed altri servizi finanziari di natura simile.

Area di attività: la licenza di una banca specializzata è valida in tutto l’EEA consentendo così di accedere al mercato dei servizi finanziari dell’EEA.

Staff: le esigenze di personale sono principalmente guidate dalla complessità del modello di business e la grandezza della banca. Il numero minimo di personale durante l’applicazione per una licenza può essere anche di soli 9 – 10 individui. Tuttavia ciò non elimina l’obbligo di creare e mantenere una struttura appropriata – una governance aziendale, un’organizzazione interna (gestione del rischio, conformità e audit) – per garantire attività prudenti, conformarsi alla adeguatezza patrimoniale e i requisiti regolamentari e di condurre verifiche interne ed esterne.

Tempistica: la gestione delle richieste per l’ottenimento delle licenze richiede circa 9 mesi dalla domanda iniziale. A seconda della complessità del modello di business e la grandezza della banca, la tempistica può variare dai 6 ai 12 mesi.

Assicurazione dei depositi: i depositi di qualsiasi individuo fino a 100.000 Euro sono assicurati sotto il regime assicurativo dei depositi.

I vantaggi di una licenza da una banca specializzata 

Vantaggi competitivi: la licenza di una banca specializzata consente di accedere ai mercati finanziari in Lituania e agli altri membri dell’EEA riducendo significativamente i costi d’incorporazione e operativi.

Diversificazione delle fonti di finanziamento e di riduzione dei costi: l’accettazione dei depositi e degli altri fondi rimborsabili da parte di clienti comporta l’ottenimento di una licenza come istituto di credito. Gli istituti finanziari non bancari sono spesso finanziati dai loro azionistici. L’ accesso ai risparmiatori retail o agli investitori è molto limitata a queste società. La possibilità di accettare depositi da clientela retail aiuta a diversificare le fonti di finanziamento e la riduzione dei costi.

Espansione delle attività di business: la licenza specializzata può servire come uno strumento interessante per lo sviluppo organico di un pagamento o delle attività aziendali di un istituto di moneta elettronica se esso mira ad estendere la portata della sua attività ai servizi di prestito.

La rapida elaborazione: la licenza di una banca specializzata può essere ottenuta entro 9 mesi. Questo è significativamente più breve rispetto alla tempistica per l’ottenimento della licenza di una banca in altre giurisdizioni.

La fiducia del cliente: siccome la maggior parte delle banche tradizionali sono associate con la fiducia e la sicurezza, una licenza specializzata potrebbe essere più attraente per la costruzione di relazioni a lungo termine con la clientela della banca.

Banca digitale: dato che si può effettuare anche una verifica remota dei clienti, una banca specializzata è vista come un’opzione per la creazione di una banca digitale.

Le specifiche del mercato 

Diventare una banca specializzata ha senso solo se il richiedente intende impegnarsi in attività tipicamente bancarie, comprese le attività di prestito e di deposito.

Una banca specializzata deve avere un interesse genuino nel mercato lituano, ad esempio “venue shopping” non è tollerata dalla FSA lituana.

La Banca Centrale della Lituania si è impegnata a sostenere i nuovi arrivati e a non applicare ammende o altre misure restrittive per infrazioni durante le operazioni del primo anno.

La Banca di Lituania opera una “programma del nuovo arrivato”. Si tratta di un “one-stop shop” per riunioni e consultazioni con i potenziali partecipanti del mercato finanziario.

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Regno Unito: aggiornamento sul diritto di concedere in locazione

Recentemente sono state introdotte delle sanzioni penali per quei proprietari che non hanno completato i controlli relativi al diritto di concedere in locazione il proprio immobile.

Nel febbraio del 2016 il Governo ha posto in capo ai proprietari di immobili residenziali l’obbligo di verificare che tutti gli inquilini adulti che occupano la proprietà abbiano il diritto di vivere nel Regno Unito.

Nei due anni successivi all’introduzione di tale requisito, il Ministero dell’Interno ha multato piu` di 400 proprietari di immobili che o non hanno eseguito i giusti controlli o che hanno permesso agli inquilini di vivere nella loro proprietà pur sapendo che questi ultimi non avevano il permesso di vivere nel Regno Unito. L’importo della multa è stato in media di oltre £ 650 per proprietario.

Tuttavia, i controlli relativi al diritto di locazione sono stati impugnati davanti al Tribunale. Il ricorso è stato proposto dopo che l’Associazione dei proprietari di immobili residenziali ha scoperto che i proprietari sono ora restii ad affittare gli immobili a chi non possiede un Passaporto britannico. Di conseguenza, si teme che tale normativa in questione stia creando delle discriminazioni nei confronti di quei potenziali inquilini che hanno diritto a vivere nel Regno Unito ma che non sono cittadini britannici. Questa è una possibile violazione della Convenzione europea sui diritti umani.

Coloro che possiedono un immobile nel Regno Unito hanno il principale interesse di evitare le sanzioni penali derivanti dalla violazione della legge. Tuttavia, come conseguenza, molti proprietari tendono a non affittare i loro immobili a persone che, pur non avendo la cittadinanza inglese, hanno il diritto di vivere nel Regno Unito.

Ciò è dovuto soprattutto al fatto tali possibili locatori non si sentono in grado di verificare con certezza la validità dei documenti forniti loro dagli inquilini diversi da un passaporto britannico e vi e’ inoltre il timore di incorrere in pesanti multe.

Tuttavia, essere troppo selettivi nei confronti di coloro che possono affittare un immobile potrebbe comportare una richiesta di risarcimento danni per discriminazione nei confronti del proprietario dell’immobile. Pertanto, i proprietari sono a rischio anche nel caso in cui scelgano di adottare un approccio più cauto sulla scelta degli inquilini.

Se il ricorso in tribunale verrà accolto, il Ministero dell’interno dovrà riconsiderare lo schema in questione. Va raggiunto un punto di equilibrio tra la scelta di punire coloro che eludono deliberatamente la legge, senza però scoraggiare i proprietari di immobili dall’affittare a coloro che sono residenti legittimi ma non cittadini del Regno Unito.

Nel frattempo, il consiglio principale che viene dato a tutti i proprietari di immobili è quello di avere una chiara idea su quali documenti sono stati verificati e quando è avvenuto il controllo. I proprietari dovrebbero assicurarsi di aver visionato gli originali dei documenti di coloro a cui vogliono concedere in affitto l’immobile e in caso di dubbio, possono utilizzare il servizio di verifica del Ministero dell’Interno prima di consentire agli inquilini di trasferirsi.

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Regno Unito: minori puniti dalla politica sull’immigrazione

Non capita spesso osservare il verificarsi di eventi in giro per il mondo relativi alla questione sull’immigrazione, specialmente dopo due recenti eventi verificatisi, i quali fanno riflettere su come il Regno Unito abbia agito nel  modo giusto.

Prima, la terribile, ma fortunatamente di breve durata, nuova politica americana che prevedeva la separazione dei bambini (inclusi alcuni al di sotto dei 5 anni) dai loro genitori,  trattenendoli da soli dopo che avevano attraversato il confine messicano per entrare negli USA insieme alle proprie famiglie. La notevole indignazione nazionale ed internazionale espressa, quando questo venne alla luce, ha provocato un’inversione di politica di Donald Trump. Ci sono ancora alcuni bambini che devono essere riuniti alle proprie famiglie ma auspicabilmente questo terribile processo sarà presto un evento del passato.

Nel Regno Unito le famiglie possono essere trattenute (insieme) immediatamente prima della loro espulsione dal Regno Unito, in speciali strutture di detenzione alle quali è stato dato il nuovo nome di “strutture di pre-espulsione”. Le famiglie con i loro bambini normalmente possono essere trattenute solo per 72 ore, sebbene possa estendersi fino a 7 giorni in circostanze eccezionali. L’Immigration Act 2014 ha vietato la detenzione di minori non accompagnati per un periodo superiore alle 24 ore e possono essere trattenuti solo in strutture di detenzione di breve termine. Le linee guida dell’Home Office stabiliscono che i minori non accompagnati, non possono essere trattenuti se non in circostanze del tutto eccezionali, per il minor tempo possibile e con le dovute cure.

Un’ altra storia arriva dall’Australia; a una madre e’ stato richiesto di lasciare il paese e ritornare nelle Filippine, terra d’origine, dopo averci vissuto per oltre un decennio costringendola a lasciare il suo bambino di 8 anni a vivere in Australia a causa della custodia condivisa con il padre, il che significa che il bambino doveva rimanere in Australia. Pare che il ragazzo piangesse durante la notte e soffrisse di incubi, dovuti alla paura della separazione. Secondo un articolo del Guardian, il caso è stato attentamente valutato dalle autorità ma le custodie dei figli erano “oltre la portata” del dipartimento degli affari interni australiani. È un sollievo sapere che alla madre è stata data una tregua dell’ultimo minuto ma sicuramente non si sarebbe mai dovuti arrivare a quel punto.

Il Regno Unito ha regole sull’immigrazione che riguardano lo status di immigrati dei genitori e stabilizzano i figli (il che significa che il figlio ha un permesso indefinito e quindi nessun vincolo temporale alla propria permanenza) quando le loro relazioni terminano. Le domande devono rispettare diversi requisiti di idoneità (principalmente relativi alle condanne penali), il requisito della lingua inglese ed un requisito finanziario nel quale i genitori devono dimostrare che possono mantenere la propria famiglia senza ricorrere ai fondi pubblici. Normalmente il diritto a rimanere sarà concesso se un genitore ha la sola responsabilita’ di un cittadino inglese o di un minore stabilizzato, o se il minore normalmente vive con lui e non con l’altro genitore (che è inglese o ha un permesso indefinito) o in alternativa se il minore vive con l’altro genitore ma ha contatti regolari con il genitore con un permesso limitato. È necessario fornire la prova che stanno assumendo ed intendono continuare a svolgere un ruolo attivo nell’educazione del bambino.

Questo evidenzia come è generalmente nel miglior interesse del minore continuare ad avere una relazione significativa con entrambi i genitori se i due si separano. Può essere applicato anche quando i genitori hanno un irregolare permesso di soggiorno se il loro figlio è cittadino inglese o ha vissuto nel Regno Unito per almeno 7 anni precedentemente alla domanda e, preso primariamente in considerazione il miglior interesse del bambino, non sarebbe ragionevole aspettarsi che il bambino lasci il Regno Unito. Se il minore è in contatto con l’altro genitore nel Regno Unito e più probabile che non sia ragionevole per il bambino lasciare il Regno Unito. In queste circostanze i requisiti finanziari e di lingua inglese non sono necessari ma occorre più tempo per qualificarsi per un permesso a rimanere a tempo indeterminato.  C’è anche la possibilità per i genitori che vivono all’estero di fare domanda per la Visa sotto le medesime condizioni, nel caso in cui hanno esclusiva responsabilità genitoriale per un minore inglese o stabilito, oppure dove hanno contatti con il minore che vive con l’altro genitore (britannico o stabilito).

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Regno Unito: minori puniti dalla politica sull’immigrazione

Non capita spesso di osservare il verificarsi di eventi in giro per il mondo relativi alla questione sull’immigrazione, specialmente dopo due recenti eventi verificatisi, i quali fanno riflettere su come il Regno Unito abbia agito nel  modo giusto.

Prima, la terribile, ma fortunatamente di breve durata, nuova politica americana che prevedeva la separazione dei bambini (inclusi alcuni al di sotto dei 5 anni) dai loro genitori,  trattenendoli da soli dopo che avevano attraversato il confine messicano per entrare negli USA insieme alle proprie famiglie. La notevole indignazione nazionale ed internazionale espressa, quando questo venne alla luce, ha provocato un’inversione di politica di Donald Trump. Ci sono ancora alcuni bambini che devono essere riuniti alle proprie famiglie ma auspicabilmente questo terribile processo sarà presto un evento del passato.

Nel Regno Unito le famiglie possono essere trattenute (insieme) immediatamente prima della loro espulsione dal Regno Unito, in speciali strutture di detenzione alle quali è stato dato il nuovo nome di “strutture di pre-espulsione”. Le famiglie con i loro bambini normalmente possono essere trattenute solo per 72 ore, sebbene possa estendersi fino a 7 giorni in circostanze eccezionali. L’Immigration Act 2014 ha vietato la detenzione di minori non accompagnati per un periodo superiore alle 24 ore e possono essere trattenuti solo in strutture di detenzione di breve termine. Le linee guida dell’Home Office stabiliscono che i minori non accompagnati, non possono essere trattenuti se non in circostanze del tutto eccezionali, per il minor tempo possibile e con le dovute cure.

Un’ altra storia arriva dall’Australia; a una madre e’ stato richiesto di lasciare il paese e ritornare nelle Filippine, terra d’origine, dopo averci vissuto per oltre un decennio costringendola a lasciare il suo bambino di 8 anni a vivere in Australia a causa della custodia condivisa con il padre, il che significa che il bambino doveva rimanere in Australia. Pare che il ragazzo piangesse durante la notte e soffrisse di incubi, dovuti alla paura della separazione. Secondo un articolo del Guardian, il caso è stato attentamente valutato dalle autorità ma le custodie dei figli erano “oltre la portata” del dipartimento degli affari interni australiani. È un sollievo sapere che alla madre è stata data una tregua dell’ultimo minuto ma sicuramente non si sarebbe mai dovuti arrivare a quel punto.

Il Regno Unito ha regole sull’immigrazione che riguardano lo status di immigrati dei genitori e stabilizzano i figli (il che significa che il figlio ha un permesso indefinito e quindi nessun vincolo temporale alla propria permanenza) quando le loro relazioni terminano. Le domande devono rispettare diversi requisiti di idoneità (principalmente relativi alle condanne penali), il requisito della lingua inglese ed un requisito finanziario nel quale i genitori devono dimostrare che possono mantenere la propria famiglia senza ricorrere ai fondi pubblici. Normalmente il diritto a rimanere sarà concesso se un genitore ha la sola responsabilita’ di un cittadino inglese o di un minore stabilizzato, o se il minore normalmente vive con lui e non con l’altro genitore (che è inglese o ha un permesso indefinito) o in alternativa se il minore vive con l’altro genitore ma ha contatti regolari con il genitore con un permesso limitato. È necessario fornire la prova che stanno assumendo ed intendono continuare a svolgere un ruolo attivo nell’educazione del bambino.

Questo evidenzia come è generalmente nel miglior interesse del minore continuare ad avere una relazione significativa con entrambi i genitori se i due si separano. Può essere applicato anche quando i genitori hanno un irregolare permesso di soggiorno se il loro figlio è cittadino inglese o ha vissuto nel Regno Unito per almeno 7 anni precedentemente alla domanda e, preso primariamente in considerazione il miglior interesse del bambino, non sarebbe ragionevole aspettarsi che il bambino lasci il Regno Unito. Se il minore è in contatto con l’altro genitore nel Regno Unito e più probabile che non sia ragionevole per il bambino lasciare il Regno Unito. In queste circostanze i requisiti finanziari e di lingua inglese non sono necessari ma occorre più tempo per qualificarsi per un permesso a rimanere a tempo indeterminato.  C’è anche la possibilità per i genitori che vivono all’estero di fare domanda per la Visa sotto le medesime condizioni, nel caso in cui hanno esclusiva responsabilità genitoriale per un minore inglese o stabilito, oppure dove hanno contatti con il minore che vive con l’altro genitore (britannico o stabilito).

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Regno Unito: minori puniti dalla politica sull’immigrazione

Non capita spesso di osservare il verificarsi di eventi in giro per il mondo relativi alla questione sull’immigrazione, specialmente dopo due recenti eventi verificatisi, i quali fanno riflettere su come il Regno Unito abbia agito nel  modo giusto.

Prima, la terribile, ma fortunatamente di breve durata, nuova politica americana che prevedeva la separazione dei bambini (inclusi alcuni al di sotto dei 5 anni) dai loro genitori,  trattenendoli da soli dopo che avevano attraversato il confine messicano per entrare negli USA insieme alle proprie famiglie. La notevole indignazione nazionale ed internazionale espressa, quando questo venne alla luce, ha provocato un’inversione di politica di Donald Trump. Ci sono ancora alcuni bambini che devono essere riuniti alle proprie famiglie ma auspicabilmente questo terribile processo sarà presto un evento del passato.

Nel Regno Unito le famiglie possono essere trattenute (insieme) immediatamente prima della loro espulsione dal Regno Unito, in speciali strutture di detenzione alle quali è stato dato il nuovo nome di “strutture di pre-espulsione”. Le famiglie con i loro bambini normalmente possono essere trattenute solo per 72 ore, sebbene possa estendersi fino a 7 giorni in circostanze eccezionali. L’Immigration Act 2014 ha vietato la detenzione di minori non accompagnati per un periodo superiore alle 24 ore e possono essere trattenuti solo in strutture di detenzione di breve termine. Le linee guida dell’Home Office stabiliscono che i minori non accompagnati, non possono essere trattenuti se non in circostanze del tutto eccezionali, per il minor tempo possibile e con le dovute cure.

Un’ altra storia arriva dall’Australia; a una madre e’ stato richiesto di lasciare il paese e ritornare nelle Filippine, terra d’origine, dopo averci vissuto per oltre un decennio costringendola a lasciare il suo bambino di 8 anni a vivere in Australia a causa della custodia condivisa con il padre, il che significa che il bambino doveva rimanere in Australia. Pare che il ragazzo piangesse durante la notte e soffrisse di incubi, dovuti alla paura della separazione. Secondo un articolo del Guardian, il caso è stato attentamente valutato dalle autorità ma le custodie dei figli erano “oltre la portata” del dipartimento degli affari interni australiani. È un sollievo sapere che alla madre è stata data una tregua dell’ultimo minuto ma sicuramente non si sarebbe mai dovuti arrivare a quel punto.

Il Regno Unito ha regole sull’immigrazione che riguardano lo status di immigrati dei genitori e stabilizzano i figli (il che significa che il figlio ha un permesso indefinito e quindi nessun vincolo temporale alla propria permanenza) quando le loro relazioni terminano. Le domande devono rispettare diversi requisiti di idoneità (principalmente relativi alle condanne penali), il requisito della lingua inglese ed un requisito finanziario nel quale i genitori devono dimostrare che possono mantenere la propria famiglia senza ricorrere ai fondi pubblici. Normalmente il diritto a rimanere sarà concesso se un genitore ha la sola responsabilita’ di un cittadino inglese o di un minore stabilizzato, o se il minore normalmente vive con lui e non con l’altro genitore (che è inglese o ha un permesso indefinito) o in alternativa se il minore vive con l’altro genitore ma ha contatti regolari con il genitore con un permesso limitato. È necessario fornire la prova che stanno assumendo ed intendono continuare a svolgere un ruolo attivo nell’educazione del bambino.

Questo evidenzia come è generalmente nel miglior interesse del minore continuare ad avere una relazione significativa con entrambi i genitori se i due si separano. Può essere applicato anche quando i genitori hanno un irregolare permesso di soggiorno se il loro figlio è cittadino inglese o ha vissuto nel Regno Unito per almeno 7 anni precedentemente alla domanda e, preso primariamente in considerazione il miglior interesse del bambino, non sarebbe ragionevole aspettarsi che il bambino lasci il Regno Unito. Se il minore è in contatto con l’altro genitore nel Regno Unito e più probabile che non sia ragionevole per il bambino lasciare il Regno Unito. In queste circostanze i requisiti finanziari e di lingua inglese non sono necessari ma occorre più tempo per qualificarsi per un permesso a rimanere a tempo indeterminato.  C’è anche la possibilità per i genitori che vivono all’estero di fare domanda per la Visa sotto le medesime condizioni, nel caso in cui hanno esclusiva responsabilità genitoriale per un minore inglese o stabilito, oppure dove hanno contatti con il minore che vive con l’altro genitore (britannico o stabilito).

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Jersey: modifiche alla legge sui Trusts

Gli aggiornamenti relativi alla legge sui Trust di Jersey, che prevedono anche maggiore chiarezza circa la divulgazione delle informazioni ai beneficiari, contribuiscono a far sì che l’isola rimanga uno dei principali centri di ricchezza internazionali del mondo, secondo il principale avvocato di trusts del Jersey, Ms Siobhan Riley.

Anziché apportare radicali modifiche alla Legge sui Trusts del 1984, Ms Riley ha dichiarato che le cinque disposizioni chiave dell’emendamento n. 7 hanno semplicemente affinato e migliorato la legislazione esistente; in particolare, è stato rielaborato soprattutto l’articolo 29 relativo alla divulgazione delle informazioni ai beneficiari.

“Sebbene se ne stesse già parlando da un po` di tempo, la revisione dell’articolo 29 rende ora chiaro che i termini di un trust possono limitare il diritto alle informazioni del beneficiario, a seguito di qualsiasi ordine del tribunale” ha affermato la Sig.ra Riley.

“È espressamente prevista la possibilità per un trustee di rinunciare alla divulgazione delle informazioni nel caso in cui questi sia convinto che tale divulgazione non avvenga a vantaggio di uno o piu’ beneficiari. Prevediamo che questo emendamento sarà accolto in modo favorevole dal disponente e dai trustees, poiché porta certezza e pone dei limiti al bisogno del trustee di rivolgersi al tribunale nel caso in cui abbia deciso di non fornire informazioni a un beneficiario”.

Le altre disposizioni chiave contenute nell’emendamento n.7 riguardano la riserva o la concessione di poteri da parte del soggetto che ha costituito il trust, il diritto del trustee a una ragionevole sicurezza e indennità, l’accumulo di reddito e il potere del tribunale di mutare il trust. Queste disposizioni, oltre alla riscrittura dell’articolo 29, vengono esaminate in modo piu` dettagliato nella nota informativa della Legge sul Trust del 2018 (Emendamento No. 7) di Carey Olsen.

Ms Riley ha inoltre aggiunto: “La Legge Trusts del Jersey è molto apprezzata a livello globale ed è stata seguita da molte altre giurisdizioni in tutto il mondo. Come parte del continuo lavoro finalizzato a garantire che il quadro legislativo continui a supportare le esigenze del settore, l’emendamento n. 7 chiarisce e sviluppa alcune disposizioni, ribadendo che Jersey è una giurisdizione di scelta per i clienti facoltosi a livello internazionale”.

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Germania: azioni collettive per i reclami dei consumatori

Il Parlamento tedesco ha approvato in tempi record la proposta di legge del governo di coalizione, nel tentativo di far entrare in vigore la legge entro la fine dell’anno.

I punti essenziali della legge sono:

  • Un istituto qualificato può avviare un’azione legale contro una societa’ per ottenere un giudizio su questioni relative ad un ricorso o una questione legale tra un consumatore e una societa’. Il diritto di promuovere azioni legali spetta soltanto a quelle istituzioni che sono registrate da almeno quattro anni ai sensi del German Injunctive Relief Act o, se straniere, con la Commissione Europea ai sensi della Direttiva 2009/22/EC. Inoltre, l’istituzione in questione deve essere costituita da 10 associazioni o 350 persone fisiche;
  • Una istituzione qualificata che avvia un’azione legale davanti ad una Corte Regionale (Oberlandesgericht) avvia la predetta azione dimostrando che almeno dieci persone sono colpite dalle presunte irregolarita’. La presentazione di un ricorso mediante la procedura prevista dalla presente legge non impedisce comunque al consumatore di avviare autonomamente la propria azione legale; tuttavia, non possono essere presentate contro lo stesso convenuto altre azioni collettive basate sui medesimi fatti;
  • La domanda e’ ammissibile solamente se almeno 50 soggetti si uniscono al ricorso registrando la propria domanda entro 2 mesi. Inoltre, altri consumatori che sono stati danneggiati o comunque in qualche modo colpiti dalle presunte irregolarità possono unirsi all’azione collettiva fino al giorno prima dell’udienza;
  • Il procedimento in questione termina il giorno in cui il Tribunale emette una sentenza dichiarativa o le parti raggiungono un accordo. Se il Tribunale si pronuncia con una sentenza, quest’ultima vincola i consumatori che si sono uniti al ricorso. Il singolo consumatore potrà poi avviare un’azione legale autonoma per richiedere il risarcimento dei danni sulla base dei fatti accertati mediante l’azione collettiva. In alternativa, le parti possono raggiungere un accordo stragiudiziale. Se ciò accade, l’accordo raggiunto dalle parti e’ soggetto allo scrutinio del Tribunale. L’accordo in questione viene considerato valido a meno che il 30% o piu’ dei consumatori che si sono registrati decidono esplicitamente di non aderirvi.
  • Ogni decisione presa in base alla presente legge può essere appellata di fronte alla Corte Federale Suprema.

Come risulta evidente, la legge in questione non fornisce uno strumento efficace per tutelare gli interessi dei consumatori, in quanto il singolo consumatore deve comunque presentare un ricorso individuale dopo che la associazione di consumatori ha ottenuto una sentenza ai sensi della presente legge. Detto ciò, la normativa in questione aumenta il rischio di controversie per le aziende che si interfacciano con i consumatori.

Inoltre, un altro motivo per cui tale normativa aumenta il rischio di controversie e’ dato dal fatto che la legge in questione limita l’importo oggetto della controversia ad un massimo di 250.000 Euro. Siccome le spese che devono essere anticipate dall’attore sono proporzionate all’importo della controversia, importo relativamente contenuti abbassano gli oneri iniziali che deve sostenere l’attore.

Un difetto della Legge da un punto di vista pratico è che questa non dà al convenuto nessun potere di contrattazione nella negoziazione dell’accordo stragiudiziale. Infatti, se il convenuto vuole fare un offerta, e’ comunque costretto a offrire una cifra sufficiente a superare la revisione del Tribunale. Tuttavia, anche nel caso in cui il Tribunale dovesse accettare l’accordo, ciascun consumatore può comunque decidere di non accettare l’accordo e attendere la presentazione di una successiva azione collettiva o presentare un ricorso individuale per ottenere un’offerta migliore.

 

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Emirati Arabi Uniti: non più richiesto il visto turistico per i cittadini

Dal 5 giugno 2018 i cittadini degli Emirati Arabi Uniti non hanno più bisogno di un visto per visitare il Canada. Una volta presentato un passaporto valido per gli Emirati Arabi Uniti ed una Electronic Travel Authorisation (“eTA”), ai cittadini degli Emirati verrà concesso l’ingresso in Canada fino ad un massimo di sei mesi. Ciò consentirà ai cittadini degli Emirati Arabi Uniti di visitare il Canada per motivi di lavoro, turismo o visite familiari. Quei soggetti che si recano in Canada per motivi di lavoro o studio avranno comunque bisogno di un visto. Il requisito per ottenere un eTA quando si viaggia in Canada è stato introdotto nel novembre 2016. Ottenere un eTA è un processo automatizzato che consente alle autorità canadesi di sottoporre a controlli i passeggeri prima del loro arrivo in Canada, per determinare l’idoneità dei visitatori ad entrare nel paese e determinare se tale individuo possono rappresentare un rischio per la sicurezza. Il processo per ottenere tale autorizzazione costa $7 e viene generalmente rilasciata lo stesso giorno lavorativo in cui viene presentata la domanda.

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Belgio: La societa’ cooperativa, un ritorno alla fonte.

Nel contesto della riforma del codice belga delle societa’ ed associazioni, la forma giuridica della societa’ cooperativa sara’ mantenuta solamente dalle “reali” societa’ cooperative, ovvero quelle che hanno deciso di condurre una attivita’ sulle basi del modello cooperativo. In questo modo, la societa’ cooperativa riacquista la sua originale identita’.

Nell’attuale codice, la cooperativa ha come caratteristica specifica un variabile numero di partner e un capitale variabile. Puo’ essere costituita sia con responsabilita’ limitata che illimitata.

Nella sua precedente versione, il disegno di legge del nuovo codice belga delle societa’ ed associazioni prevedeva la completa abolizione della societa’ cooperativa, adesso e’ stata mantenuta ma solamente a beneficio delle “reali” cooperative.

La responsabilita’ limitata scompare e diventa societa’ cooperativa

Considerato che, il regime legale della societa’ cooperativa a responsabilita’ limitata era simile a quello delle societa’ (private) a responsabilita’ limitata e viceversa, quello della societa’ cooperativa a responsabilita’ illimitata a quello della societa’ in nome colletivo, il nuovo codice prevedeva la completa abolizione della società cooperativa con compensazione del capitale variabile nella nuova società a responsabilità limitata.

Secondo il corrente disegno di legge, la societa’ cooperativa con responsabilita’ limitata scompare. Dal momento in cui rimane solamente una forma, la societa’ cooperativa con responsabilità limitata diventa semplicemente la societa’ cooperativa. Il regime legale delle nuove cooperative è equiparato con il regime che si applica alle nuove societa’ a responsabilita’ limitata, eccetto per le poche eccezioni espressamente previste.

Altra caratteristica della societa’ cooperativa è la possibilita’ di entrare od uscire come azionista senza modificare gli articoli dello statuto, o la possibilità di escludere un azionista. Questo schema flessibile di entrata/uscita e’ considerato un elemento essenziale della societa’ cooperativa.

Riguardo la flessibilita’ del regime legale, la societa’ cooperativa non e’ piu’ la societa’ flessibile per eccellenza, specialmente per i liberi professionisti. La flessibilita’che rende le cooperative cosi’ attrattive è resa possibile oggi dalle nuove societa’ a responsabilità limitata. Le cooperative “improprie” quindi non dovrebbero piu’ prendere questa forma.

Ritorno alla fonte

Secondo il nuovo codice, la societa’ cooperativa riacquista la sua originale identita’, vale a dire condurre un’ impresa sulla base di idee cooperative. Il disegno di legge definisce la cooperativa come la societa’ il quale compito principale e’ soddisfare i bisogni dei propri azionisti e sviluppare le loro attivita’ economiche e sociali, includendo la conclusione di accordi con i propri azionisti sulla consegna dei beni, la fornitura dei servizi o l’esecuzione di lavori nel contesto dell’attività che la società cooperativa esercita o ha esercitato. La cooperativa può anche mirare a soddisfare le esigenze dei suoi azionisti e/o promuovere le loro attività economiche e/o sociali attraverso la partecipazione a una o più altre società.

I redattori del nuovo codice si sono fortemente ispirati ai principi cooperativi della International Cooperative Alliance (ICA), che è riconosciuta ed accettata a livello internazionale. Secondo tali principi, il modello co-operativo possiede le seguenti caratteristiche:

  1. Appartenenza volontaria ed aperta;
  2. Controllo democratico dei membri;
  3. Partecipazione economica dei membri;
  4. Autonomia ed indipendenza;
  5. Educazione, formazione ed informazione;
  6. Cooperazione tra le cooperative;
  7. Preoccupazione per la comunità.

Per evitare che la forma legale della cooperativa sia usata da societa’ che non rispettano i requisiti previsti dal nuovo codice, sara’ prevista una sanzione adeguata, in particolare lo scioglimento da parte del tribunale su richiesta del pubblico ministero o di una qualsiasi parte interessata. Questa sanzione può essere applicata sia alle società costituite come cooperative che non rispettano i requisiti legali, sia alle cooperative che rispettano tali requisiti al momento della costituzione, ma che li perdono nel corso della loro esistenza.

Riconoscimento come societa’ cooperative

L’importanza della societa’ cooperativa risediera’ essenzialmente nella possibilita’ di essere riconosciuta come una “reale” societa’ cooperativa, come una impresa sociale od entrambe, in applicazione della legge del 20 luglio 1955 che istituisce un Consiglio nazionale di cooperazione ed i relativi decreti attuativi.

Attualmente le società cooperative che si conformano al Regio Decreto dell’8 gennaio 1962,  che stabilisce le condizioni per il riconoscimento dei gruppi nazionali di società cooperative e società cooperative, possono essere considerate cooperative riconosciute, il quale porta anche ad un numero di conseguenze legali (a livello fiscale). Questa possibilità di continuare la sua vita sociale come una cooperativa riconosciuta è ora inclusa nel progetto di legge, per fare una chiara distinzione tra la semplice società cooperativa e quella che soddisfa anche i criteri di riconoscimento. Come conseguenza, tutte le cooperative riconosciute si qualificano automaticamente per la forma giuridica di società cooperativa, ma non tutte le società cooperative esistenti soddisfano i criteri di riconoscimento.

Le società cooperative possono anche essere riconosciute come impresa sociale, quando determinati criteri sono soddisfatti, godendo dei benefici associati. Questa possibilità è aperta alle societa’ con uno scopo sociale, la maggior parte delle quali sono società cooperative. L’attuale codice delle societa’ elenca le condizioni che la societa’ deve soddisfare per potersi definire come societa’ con scopo sociale. Dal momento in cui non c’e’ controllo sul fatto che una societa’ rispetti le condizioni legali per aderire alla qualifica di “scopo sociale”, tale sistema tuttavia oggi, si affida a un mero auto – controllo. Per questo motivo, è stato inserito all’interno del progetto di legge, da parte del Consiglio di cooperazione nazionale, dall’imprenditoria sociale e dall’ente agricolo, che per ottenere il riconoscimento della forma giuridica della società cooperativa, un’autorità governativa verifica se una determinata società merita l’etichetta di “impresa sociale”.

Conclusioni

Le societa’ cooperative avranno le seguenti forme:

  1. Societa’ cooperative semplici;
  2. Societa’ cooperative riconosciute;
  3. Societa’ cooperative semplici riconosciute come imprese sociali;
  4. Societa’ cooperative riconosciute che sono riconosciute come imprese sociali.
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Messico: modifiche in materia di proprietà industriale

Le modifiche apportate alla Legge messicana sulla proprietà industriale state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale federale il 18 maggio 2018 ed entreranno in vigore dopo 60 giorni lavorativi decorrenti dalla data della loro pubblicazione sulla Gazzetta, cioè il 10 agosto 2018.

Lo scopo principale di queste modifiche ed emendamenti apportati alla Legge messicana sulla proprietà industriale e` quello di prevedere la tutela dei marchi commerciali non tradizionali e fornire alcuni chiarimenti in merito a varie disposizioni legali che hanno causato diversi problemi interpretativi in passato.

Gli emendamenti della Legge sulla proprietà intellettuale in Messico sono i seguenti:

Marchi commerciali non tradizionali

L’articolo 89 della Legge messicana sulla proprietà intellettuale prevede ora la possibilità di tutelare i marchi non tradizionali, vale a dire:

  • Segni olografici
  • Suoni
  • Odori

Immagine Commerciale

Molteplici fattori operativi; elementi di immagine, compresi, tra gli altri, la dimensione, il design, il colore, la forma, l’etichetta, l’imballaggio, la decorazione o qualsiasi altro segno che, combinato, distingue prodotti o servizi sul mercato.

I marchi descrittivi e l’immagine commerciale non distintivi saranno registrabili a seguito di una dimostrazione del carattere distintivo acquisito.

Significato secondario

I marchi che hanno acquisito carattere distintivo derivato dal loro uso possono essere registrati, ad esempio quei marchi che sarebbero altrimenti rifiutati sulla base della loro natura descrittiva.

Mala fede

L’emendamento introduce la mala fede come impedimento per la registrazione di un marchio. La mala fede viene così definita: quando la registrazione è richiesta contro le buone pratiche, usi o costumi del sistema di proprietà industriale, del commercio e dell’industria, o quando si cerca un beneficio o un vantaggio improprio.

La malafede costituisce motivo di nullità della registrazione di un marchio. Tale azione può essere esercitata in qualsiasi momento.

Accordi di coesistenza

La lettera di consenso e gli accordi di coesistenza verranno ora accettati ufficialmente dall’Istituto messicano di proprietà industriale al fine di consentire la registrazione di un marchio.

Dichiarazione d’uso

Un importante emendamento è stato apportato all’articolo 128 della Legge messicana sulla proprietà intellettuale. Questo prevede l’obbligo di presentare una Dichiarazione di utilizzo (che dichiari l’attuale ed effettivo uso del marchio) da parte del proprietario di un marchio registrato, entro 3 mesi decorrenti dai tre anni di registrazione. Se tale dichiarazione non viene presentata, il marchio scade.

Sistema di opposizione

Le domande di registrazione del marchio depositate sono pubblicate in una Gazzetta Ufficiale e qualsiasi persona o società che ritenga che la domanda di registrazione del marchio pubblicata sia identica o simile a un marchio precedentemente richiesto o registrato, può opporsi alla sua registrazione entro il termine di un mese a partire dalla data della rispettiva pubblicazione. Il richiedente avrà quindi un termine di un mese per presentare le sue argomentazioni contro l’opposizione. L’esaminatore sarà costretto a tener conto dell’eventuale opposizione. Possono essere presentate le prove e successivamente le argomentazioni entro un termine di 2 giorni lavorativi. Tuttavia, la procedura di opposizione non sospenderà la procedura di domanda né determinerà l’esito dell’esame di merito.

Marchi di Certificazione

L’emendamento alla Legge sulla proprietà intellettuale in Messico prevede ora la protezione dei Marchi di Certificazione, con i quali il proprietario è obbligato a concedere in licenza l’uso del marchio a chiunque abbia beni o servizi conformi agli standard stabiliti per la certificazione.

L’articolo 98 definisce il Marchio di Certificazione come un segno che distingue prodotti e servizi le cui qualità o altre caratteristiche (componenti, condizioni di lavorazione, qualità, processi, provenienza geografica) sono state certificate dal loro proprietario.

Marchi noti e famosi

La dichiarazione di notorietà o fama di un marchio può essere richiesta senza che questo sia stato precedentemente registrato.

Nullità del marchio in base all’uso precedente

Il decreto relativo alle limitazioni per la presentazione di un’azione di nullità del marchio in base all’uso precedente in Messico o all’estero è passato da tre anni a cinque anni.

 

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Regno Unito: mutamento della destinazione d’uso degli edifici

A partire dal 6 aprile del 2018, gli edifici ad uso agricolo situati in Inghilterra possono essere adibiti ad uso residenziale fino ad un massimo di cinque abitazioni grazie ad alcune concessioni note come “Permitted development rights – PD rights”. Tali concessioni sono comunque subordinate all’espletamento dei lavori necessari a convertire l’edificio e renderlo adatto al nuovo uso.

Tali concessioni consentono di modificare la destinazione d’uso di determinati edifici senza il bisogno di ottenere preventivamente l’autorizzazione dall’Autorità di pianificazione locale.

Il governo ha annunciato tale novità come parte del programma finalizzato alla costruzione di un maggior numero di immobili residenziali in Inghilterra ed ha spiegato che il nuovo progetto consentirà alle comunità rurali di avere maggiore flessibilità nel valutare come utilizzare gli edifici esistenti.

Nonostante l’intenzione principale sia quella di promuovere la flessibilità, sono anche previste alcune restrizioni che dovranno essere verificate di volta in volta dai costruttori. Tali concessioni, ad esempio, non potranno essere utilizzate per gli edifici siti nei vari Parchi Nazionali, aree protette, zone di elevato valore paesaggistico o luoghi di particolare interesse scientifico. Inoltre, tali concessioni non potranno essere utilizzate per eseguire lavori su edifici storici o siti in luoghi in cui si trovano monumenti storici.

Nei casi in cui invece tali concessioni trovino applicazione, sono comunque previste altre restrizioni da prendere in considerazione, tra cui:

  • L’edificio deve essere stato utilizzato esclusivamente a fini agricoli per un determinato periodo di tempo prima che la destinazione d’uso venga mutata in residenziale;
  • Le concessioni prevedono una distinzione tra “case di grandi dimensioni” (di dimensioni tra i 100 e i 465 metri quadrati) e “case di piccole dimensioni” (100 metri quadri o meno);
  • Delle cinque abitazioni oggetto di concessione, tre possono essere abitazioni di grandi dimensioni;
  • Andranno tenuti in considerazione precedenti eventuali modifiche effettuate ai sensi delle predette concessioni al fine di convertire edifici ad uso agricolo in edifici ad uso residenziale;
  • Se e’ in vigore un rapporto locativo avente ad oggetto un edificio ad uso agricolo, il consenso alla trasformazione dello stesso deve essere prestato sia da proprietario che conduttore (non e’ infatti possibile risolvere il contratto di locazione di un immobile ad uso agricolo al solo fine di eseguire lavori di trasformazione dell’edificio, a meno che non vi sia un accordo scritto in cui viene specificato che il fondo agricolo non e’ piu’ utilizzato a fini agricoli o che e’ trascorso almeno un anno dalla fine della locazione);
  • Le dimensioni esterne della nuova costruzione non possono superare le dimensioni esterne dell’edificio agricolo esistente.

I costruttori devono inoltre tenere in considerazione il fatto che i lavori di costruzione devono essere ragionevolmente necessari. I lavori che rientrano nella concessione sono: demolizione parziale dell’edificio esistente, installazione o sostituzione di finestre, porte, tetto, muri esterni, acqua, drenaggio, elettricità, gas e altri servizi.

Le concessioni in questione richiedono comunque al costruttore di presentare preventiva domanda all’Autorità locale per capire se i lavori di ristrutturazione dell’immobile richiedano il rilascio di una preventiva autorizzazione o meno. Un’autorizzazione preventiva potrebbe essere necessaria quando sul luogo in cui si trova l’immobile ci sono dei sistemi di trasporto o vi sono limiti per quanto riguarda la soglia di rumore o rischi di contaminazione o inondazione.

Ogni preventiva approvazione rilasciata dall’Autorità preposta deve essere data per iscritto. L’approvazione può inoltre prevedere delle condizioni che devono essere rispettate e che l’edificio debba essere completo entro tre anni dalla data in cui è stata rilasciata l’autorizzazione stessa.

Se invece l’approvazione non è necessaria, il costruttore deve comunque aspettare che ciò venga espressamente confermato per iscritto prima di iniziare i lavori di conversione. Tuttavia, se questi non riceve tale conferma entro i 56 giorni successivi alla richiesta, i lavori possono essere iniziati liberamente.

Ovviamente, prima di intraprendere qualsiasi tipo di lavoro, è necessario accertarsi che la richiesta sia stata presentata nel modo corretto e quindi eventuali ritardi nella risposta non siano dovuti ad errori nella presentazione della domanda.

Tali modifiche fanno parte di un piu’ ampio progetto del governo finalizzato a incrementare la costruzione di nuove abitazioni in Inghilterra.

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Regno Unito: societa’ e privacy degli amministratori

Una nuova normativa entrata in vigore il 26 aprile del 2018 renderà piu’ semplice per gli amministratori (e per gli altri soggetti che ricoprono una carica all’interno di una societa’) rimuovere l’indicazione relativa agli indirizzi di residenza dai documenti pubblici inviati a Companies House.

Il governo ha infatti riconosciuto che i soggetti le cui informazioni personali sono indicate sui registri pubblici sono a rischio, in quanto potrebbero essere soggetti a frodi d’identità. Pertanto, per prevenire tali rischi, i soggetti in questione possono ora rimuovere le informazioni relative al proprio indirizzo di residenza dai registri e dai documenti disponibili alla Companies House.

I soggetti che possono presentare tale richiesta sono tutti gli amministratori delle societa’, ex amministratori, segretari, membri delle LLP o i soggetti che esercitano un controllo significativo sulle societa’ medesime (i cosiddetti PSC).

I soggetti che vogliono richiedere la rimozione dei loro indirizzi di residenza dai registri pubblici non dovranno piu’ dimostrare di aver subito violenze o intimidazioni.

Da quando è entrato in vigore il Companies Act del 2006, le persone fisiche non sono piu’ costrette a indicare il proprio indirizzo di residenza nei pubblici registri. Nei casi in cui, tuttavia, tale indicazione e’ stata comunque fornita (compresi i casi in cui l’indicazione in questione era stata inserita in base a requisiti previsti prima che l’attuale normativa entrasse in vigore), per eliminarla e’ necessario presentare richiesta a Companies House.

Prima del 26 aprile 2018, Companies House solitamente accettava le richieste relative alla cancellazione degli indirizzi di residenza delle persone fisiche solamente nei casi in cui vi fosse un grave rischio di violenza o intimidazione. Tuttavia, con l’attuale sistema in vigore, che consente alle persone di accedere alle informazioni disponibili su Companies House con maggiore facilità, il rischio di frodi d’identità per i soggetti i cui indirizzi di residenza sono pubblicamente disponibili e’ notevolmente aumentato.

Il nuovo regolamento consente al soggetto il cui indirizzo di residenza appare su registri o altri documenti pubblici a Companies House di richiedere la rimozione di tale informazione, con un costo di 55 sterline per documento. A tal fine, il soggetto deve semplicemente presentare una richiesta alla Companies House, senza che sia necessario fornire ulteriori motivazioni. Attualmente, non e’ prevista una forma specifica per presentare la domanda.

Gli amministratori (così come i segretari delle societa’, i membri delle LLP e i PSC) devono fornire un indirizzo alternativo dove poter ricevere la corrispondenza (solitamente la sede legale della societa’ o l’indirizzo registrato della LLP). Nei casi in cui invece non e’ necessario fornire un indirizzo per la corrispondenza, Companies House si limiterà a cancellare l’indirizzo di residenza, esclusa la prima metà del codice postale.

Vanno comunque evidenziati alcuni punti:

  • Le indicazioni relative agli indirizzi di residenza di cui e’ stata chiesta la cancellazione rimarranno comunque registrati nella sezione del documento e dei registri che non e’ accessibile al pubblico. Le autorità pubbliche, tra cui le forze di polizia e l’autorità di regolamentazione delle pensioni, potranno comunque accedere a tali informazioni (tranne in casi particolari).
  • Se la richiesta di rimozione dell’indirizzo di residenza viene presentato dalla societa’ per conto di un amministratore persona fisica (o per conto di un PSC) sara’ comunque ancora necessario dimostrare l’esistenza di un grave rischio di violenza o intimidazione.

 

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Regno Unito: il reclutamento dei lavoratori stranieri qualificati

L’Autorità britannica in materia di visti ed immigrazione ha annunciato questa settimana che il limite dei visti per i certificati ristretti di sponsorizzazione “RCOS” è stato nuovamente raggiunto questo mese, lasciando molti Licensed Sponsor incapaci di assumere lavoratori stranieri qualificati, nonostante sia stato identificato un candidato idoneo e che soddisfi i requisiti onerosi del Resident Labour Market Test. Questo è il quinto mese consecutivo, da dicembre 2017, in cui la domanda supera l’offerta.

Qual è il limite per i RCOS?

Il limite del Tier 2 per i certificati di sponsorizzazione è stato introdotto sei anni fa, come metodo per controllare l’immigrazione. Tutti i datori di lavoro che desiderano procedere a nuove assunzioni straniere sono tenuti a registrarsi come Licensed Sponsor e presentare domanda per il RCOS. Esiste una quota annua di 20.700 RCOS all’anno, suddivisa in dodici stanziamenti mensili. Le domande vengono valutate da una commissione e viene data priorità a ruoli di livello PHD, ai ruoli della Shortage Occupation List ed ai ruoli che soddisfano il Resident Labour Market Test e vengono pagati secondo la fascia più alta della scala. Il Resident Labor Market Test è un test di reclutamento progettato per soddisfare la UKVI, secondo la quale non ci sono lavoratori idonei all’interno del SEE che possano svolgere il loro ruolo e quindi garantire che il mercato del lavoro domestico non sia inferiore.

La UKVI prescrive anche i livelli minimi di stipendio con cui questi ruoli devono essere pagati. Normalmente, il livello minimo di stipendio richiesto per un nuovo operatore è di 20.800. Tuttavia, a causa dell’eccezionale richiesta di RCOS nell’aprile 2018, solo quei ruoli pagati a £ 60.000 hanno avuto successo. I candidati non selezionati sono in grado di presentare nuovamente la domanda per il mese successivo, ma non hanno la priorità sui nuovi candidati. Ciò ha causato notevoli problemi ai datori di lavoro in tutti i settori industriali, ma in particolare in quello tecnologico, poiché si trovano di fronte ad una carenza di competenze e quindi devono richiedono l’accesso al vasto insieme di lavoratori stranieri qualificati.

Perché è sorto questo problema?

La causa dell’aumento della domanda non è nota. Tuttavia, questo potrebbe essere un effetto a catena della chiusura della categoria di trasferimento Intra Company Tier 2 per i visti a breve termine e per il trasferimento delle competenze, avvenuta lo scorso anno. È anche probabile che questo problema sia stato aggravato dall’incertezza della Brexit, che ha visto un numero inferiore di cittadini SEE trasferirsi nel Regno Unito, influenzando inevitabilmente il numero di talenti disponibili.

Cosa possono fare i datori di lavoro?

Con questa tendenza destinata a continuare, è ragionevole gestire le aspettative. I ritardi nel reclutamento saranno inevitabili. I datori di lavoro che fanno offerte ai migranti dovrebbero assicurarsi del fatto che essi siano subordinati alla ricezione di un RCOS. I datori di lavoro che non hanno successo con la loro richiesta in questo mese, dovrebbero anche garantire la continua validità del loro test sul mercato del lavoro residente, se invece viene completato più di sei mesi prima dell’assegnazione dell’RCOS allora non sarà più valido, e i datori di lavoro dovranno ricominciare il procedimento.

E su una nota positiva …

Il Ministero degli Interni dovrebbe annunciare domani che i medici e le infermiere non appartenenti all’Unione Europea non saranno più soggetti al limite dei RCOS.

Questa sarà una buona notizia per coloro che confidano nel sistema sanitario nazionale e che si sono preoccupati del fatto che la mancanza di RCOS disponibile possa averli limitati nel riempire i posti di lavoro vacanti con medici stranieri. Dal punto di vista pratico, il piano proposto dovrebbe anche rendere disponibili migliaia di RCOS per altri settori, dal momento che i medici non dovranno più presentare domanda per il RCOS.

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Lussemburgo: riforma del diritto societario

Nel 2016, la Legge societaria del Lussemburgo del 10 agosto 1915 relativa alle imprese commerciali (The 1915 Act) è stata significativamente modificata dalla legge del 10 agosto dello stesso anno (la New Law).

In seguito all’entrata in vigore della Nuova Legge, la Legge del 1915 e’ stata sottoposta ad una revisione completa della numerazione e dell’organizzazione delle sue diverse sezioni in virtu’ del Regolamento Granducale del 5 dicembre 2017 (the Regulation), e sia la Nuova Legge che il Regolamento sono confluiti nell’attuale versione riformulata della Legge del 1915 (The Amended 1915 Act).

Si sta avvicinando la fine del periodo transitorio finalizzato ad adeguare gli statuti delle societa’ lussemburghesi alla luce delle modifiche introdotte con la Nuova Legge; ciò comporta che le disposizioni obbligatorie della Nuova Legge diventeranno direttamente applicabili, mentre il Regolamento e’ già entrato in vigore il 19 dicembre 2017.

Il periodo transitorio di 24 mesi previsto dalla nuova Legge scade il 23 agosto di quest’anno. A partire da tale data, lo statuto di tutte le societa’ lussemburghesi sarà interamente disciplinato dal Amended 1915 Act. Le modifiche riguarderanno l’intera gamma dei documenti costitutivi relativi alle societa’ lussemburghesi costituite prima dell’entrata in vigore della Nuova Legge (ovvero, prima del 23 agosto 2016), che saranno interessati nel seguente modo:

  • Nel caso in cui vi siano delle disposizioni di legge contrarie alla normativa obbligatoria contenuta nel Amended 1915 Act, quest’ultima prevarrà ipso jure;
  • se una questione non viene disciplinata espressamente nello statuto, questa sarà regolata esclusivamente dal Amended 1915 Act;
  • se lo statuto fa espresso riferimento ad un articolo specifico della Legge del 1915, il relativo articolo contenuto nel Amended 1915 Act verrà direttamente applicato;
  • se sono in vigore accordi extra-statutari, questi dovrebbero essere rivisti per valutare la sussistenza di eventuali conflitti con la Nuova Legge, in modo tale da garantirne l’applicabilità.

A titolo illustrativo, il Amended 1915 Act prevede ora una procedura completa riguardante il trasferimento delle azioni da una societa’ di capitali (ad esempio una SARL – société à responsabilité limitée) ad un soggetto terzo. La Legge in questione prevede uno specifico procedimento finalizzato a garantire che gli azionisti esistenti approvino in anticipo il trasferimento previsto, imponendo in particolare la regolare uscita dell’azionista trasferente entro un periodo massimo di 6 mesi. Nonostante qualsiasi altra disposizione contraria, l’azionista che intende trasferire le sue azioni potrà in ogni caso uscire dalla società.

Vale la pena notare che il legislatore ha consentito che qualsiasi modifica dello statuto societario resasi necessaria in vista della rinumerazione o dell’abrogazione di una disposizione legale ai sensi della Nuova Legge possa essere attuata dal consiglio di amministrazione o dagli amministratori stessi senza la necessità di indire un’assemblea generale degli azionisti. Tuttavia, il Regolamento direttamente applicabile non ha previsto alcuna facoltà di questo tipo a favore degli amministratori, il che implica che tutte le modifiche, anche quelle limitate alla numerazione degli articoli, dovrebbero ora essere effettuate con decisione degli azionisti, almeno per le società per le quali è richiesta tale procedura.

Siccome mancano ormai meno di tre mesi all’attuazione del Amended 1915 Act, è ora che le societa’ lussemburghesi esaminino e prendano in considerazione la necessita’ di modificare, se necessario, il loro statuto nonché degli altri loro accordi in vigore (ad es. patti parasociali, accordi sui diritti di voto, ecc.) al fine di adeguarsi al nuovo quadro normativo.

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Regno Unito: cambia la sua politica immobiliare

La tanto attesa restrizione sulle commissioni degli agenti immobiliari costituisce un passo avanti dopo la recente introduzione di un Disegno di Legge diretto a vietare agli inquilini il pagamento di tasse o altre commissioni oltre agli affitti e pagamenti per servizi forniti da terzi soggetti. La proposta prevede, inoltre, di ridurre i depositi di locazione detenuti dal proprietario secondo il sistema attuale.

Il livello delle tasse che gli inquilini pagano agli agenti immobiliari suscita da tempo preoccupazioni a causa della mancanza di una regolamentazione all’interno del mercato. In seguito ad un processo di consultazione, il Governo ha cercato di affrontare tali preoccupazioni introducendo il Draft Tenant Fees Bill del 2017 (TFB 2017). In aggiunta, il Governo è ora in consultazione sulla necessità di renderlo obbligatorio per gli agenti immobiliari che gestiscono i fondi dei clienti per essere membri di sistemi di protezione finanziaria per i clienti.

Il Draft Tenant Fees Bill del 2017 cerca di impedire che i proprietari ed i loro agenti (sulla concessione, l’estensione e la cessazione delle locazioni) siano assoggettati al pagamento di imposte o altre commissioni in aggiunta all’affitto, ad eccezione di un deposito cauzionale non rimborsabile (in un massimo di sei settimane di affitto). Inoltre, è richiesto che i depositi delle riserve rimborsabili siano ridotti a non più di una settimana di affitto. In aggiunta, il Governo ha proposto di estendere la Legislazione in modo che vi siano restrizioni sulle commissioni applicate dai proprietari ed eventuali pagamenti effettuati a soggetti terzi.

Tale normativa sarà applicata dalle autorità locali (Trading Standards). Un proprietario o un agente immobiliare disonesto rischia una multa di £ 5.000, con ulteriori sanzioni fino a 30.000 Sterline o vi sarà responsabilità penale in caso di ulteriori violazioni entro 5 anni. Qualsiasi pagamento vietato, più gli interessi, dovrà essere rimborsato all’inquilino laddove vi siano presunte violazioni.

La TFB 2017 mira, inoltre, a modificare il Consumer Rights Act 2015 in modo tale che gli agenti immobiliari debbano mostrare chiaramente sui portali eventuali commissioni di locazione al consumatore e identificare a quale schema di ricorso appartengono e se hanno come garanzia i fondi del cliente. Si tratta di una mossa diretta a legiferare lo spazio online, per soddisfare i requisiti dei siti Web e degli uffici degli agenti.

Un mercato migliore e più equo esisterà una volta che tutti gli agenti immobiliari saranno soggetti ad un sistema regolamentato, allineando le loro pratiche agli stessi standard di qualità di quelli di altre professioni, come i solicitors. Si tratta di un atto legislativo lungamente atteso e presto il mercato delle locazioni sarà più regolamentato.

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Irlanda: responsabilità personale per i reati societari

Quando i regolatori iniziano le indagini in ambito societario, ci si chiede spesso se gli amministratori, i dirigenti e gli altri funzionari aziendali possano essere perseguiti. La risposta potrebbe essere “si”.

Una decisione della Corte d’Appello irlandese del gennaio 2018 ha illustrato i casi in cui possono essere avviati procedimenti giudiziari contro le persone fisiche. La Corte ha evidenziato come la responsabilità individuale dipenda dalla posizione del soggetto e cioè dal fatto che questi abbia una responsabilità funzionale per una parte significativa delle attività della societa’ e una responsabilità diretta per l’oggetto della controversia.

Molte leggi irlandesi (come ad esempio le leggi delle società, gli atti concorsuali, la legislazione ambientale, la legislazione sulle telecomunicazioni e alcune leggi sulla protezione dei consumatori) prevendono espressamente ipotesi di procedimenti giudiziari contro una persona fisica laddove gli illeciti vengano commessi da una società. Tali normative affermano, ad esempio, che “un amministratore, dirigente, segretario o altro funzionario analogo di una persona giuridica o un soggetto che agisce in tale veste” può incorrere in responsabilita’ personale nel caso in cui un reato sia commesso dalla società “con il consenso, la connivenza o l’approvazione di” quel determinato individuo o laddove il perfezionamento del reato in questione sia stato facilitato dalla negligenza di quel soggetto.

I casi giudiziari meno recenti sostenevano che una responsabilità penale a carico di un amministratore o dirigente poteva ravvisarsi soltanto nel caso in cui tale soggetto avesse funzioni e poteri decisionali all’interno della società`, ovvero avesse sia il potere che la responsabilità di decidere la politica e la strategia aziendale.

La Corte d’Appello ha deciso che l’espressione “l’amministratore, dirigente, segretario o altro funzionario analogo di una persona giuridica un soggetto che agisce in tale veste” debba essere interpretata alla luce del contesto attuale.

Secondo la Corte, il termine “persona giuridica” chiarisce il fatto che il soggetto debba essere responsabile a livello aziendale. Ad esempio, il gestore di una singola filiale di una banca non deve essere equiparato a un gestore della banca (a meno che la banca non sia locale e abbia una sola filiale).

La Corte ha osservato che non e’ inusuale trovare, per esempio, direttori finanziari, direttori delle risorse umane e direttori IT nelle grandi società, mentre in altre tali soggetti possono essere indicati come responsabili delle finanze, responsabili delle risorse umane e responsabili IT. Le responsabilità di tali soggetti possono essere distribuite in un modo tale da rendere difficile sostenere che il singolo individuo sia responsabile della gestione dell’intera attività della società.

Tuttavia, sebbene ci possano essere alcuni particolari settori dell’attività aziendale con cui un individuo non ha alcun coinvolgimento diretto, esso può comunque essere considerato un dirigente dell’azienda nel caso in cui questi ricopra un ruolo significativo.

Responsabilità piuttosto significative possono essere affidate, ad esempio, al Vice Direttore Generale o a direttori regionali, ma anche a persone come i responsabili per la sicurezza a cui sono affidate importanti aree di responsabilità. Tali individui possono infatti rientrare nella definizione di “altri funzionari analoghi” ed essere pertanto soggetti ad azioni penali.

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Le Seychelles hanno introdotto il 1 giugno 2018 un nuovo sistema progressivo dell’imposizione sui redditi per gli individui.

Per i soli cittadini, il primo SCR8,555.50 (USD629) del reddito imponibile è esente dall’imposta sul reddito. Un’aliquota del 15% si applica sul reddito fino a 10.000 SCR, a partire dalla prima rupia guadagnata per i non cittadini. Il reddito fino a SCR83.333 è soggetto ad un’aliquota del 20% ed il 30% si applica ai redditi superiori a tale soglia.

Al fine di supportare i contribuenti e i datori di lavoro nel calcolare l’imposta sul reddito, l’Agenzia delle Entrate delle Seychelles ha pubblicato un calcolatore.

Fatte salve le condizioni stabilite nel secondo prospetto della Legge sul reddito e la tassa sui benefici non monetari, i seguenti pagamenti non sono imponibili secondo il nuovo regime:

  • un emolumento derivato da una persona avente diritto ai privilegi ai sensi della Legge sui privilegi e sulle immunità;
  • un emolumento è un rimborso effettuato da parte di un datore di lavoro verso un lavoratore dipendente per l’utilizzo del veicolo a motore del dipendente a beneficio del datore di lavoro
  • pensione di anzianità;
  • pagamenti per lavoro straordinario;
  • compensazione;
  • costo di servizio;
  • un pagamento gratuito;

Gli obblighi di conformità hanno subito cambiamenti a partire dall’introduzione del regime. È stato previsto un nuovo modulo per gli stipendi ed è stato aggiornato il Business Activity Statement (BAS) mensile.

L’Agenzia delle Entrate ha dichiarato che i due moduli devono essere presentati entro 21 giorni dalla fine del mese applicabile. Il modulo per le buste paga è stato sviluppato per aiutare i datori di lavoro a calcolare le loro obbligazioni di ritenuta d’imposta mensile sul reddito.

Per i datori di lavoro con meno di 10 dipendenti, la dichiarazione dei salari può essere presentata manualmente o elettronicamente utilizzando la funzione E-Service dell’Agenzia delle Entrate.

Le aziende, inoltre, devono presentare una relazione sullo status dei dipendenti. La prima scadenza è il 21 luglio, insieme alla dichiarazione sui salari. Dopo questa prima scadenza, il rapporto sullo status dei dipendenti deve essere aggiornato ed inviato ogni anno il 21 gennaio.

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Svizzera: scambio di informazioni fiscali con 35 paesi

La Svizzera si sta preparando a scambiare informazioni paese per paese con 35 stati partner entro la fine di giugno.

L’Amministrazione Federale delle Contribuzioni invierà un totale di 109 segnalazioni a 35 stati partner.

Le relazioni si riferiscono al periodo d’imposta 2016 e contengono informazioni sulla distribuzione globale delle entrate delle società, sulle imposte pagate e sulle principali attività commerciali svolte nei vari Paesi. Il contenuto di ogni relazione è riservata ed è soggetto al principio di specialità.

Per il periodo d’imposta 2016, le relazioni sono state presentate in Svizzera su base volontaria. La presentazione delle relazioni sarà obbligatoria a partire dal periodo d’imposta 2018.

Lo scambio di relazioni sarà basato sul Multilateral Competent Authority Agreement relativo allo scambio di rinformazioni paese per paese, accordo che 69 paesi e giurisdizioni hanno firmato finora.

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Irlanda: disegno di legge per il recepimento della MLD4

Il Ministro della giustizia Irlandese ha pubblicato un disegno di legge finalizzato al recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio nel diritto irlandese.

Il termine per il recepimento della Direttiva nella legge irlandese sarebbe dovuto essere il 26 giugno 2017. Buona parte dell’articolo 30 (che si occupa della disciplina relativa alla titolarità effettiva delle società) era già stata recepita a novembre del 2016, mentre le rimanenti parti della quarta direttiva, che si occupa dei titolari effettivi delle società e dei trusts, sono gestite separatamente dal Dipartimento delle Finanze.

Il disegno di legge (Criminal Justice (Money Laundering and Terrorist Financing) (Amendment) Bill 2018), una volta in vigore, andrà a modificare le leggi in materia di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo del 2010 e 2013 (Criminal Justice (Money Laundering and Terrorist Financing) Act 2010 e Criminal Justice Act 2013) che avevano recepito nel diritto irlandese I contenuti della terza direttiva sull’antiriciclaggio.

Tale normativa, assieme alla normativa anti corruzione prevista dal Criminal Justice (Corruption Offences) Bill entra a far parte del pacchetto di misure del governo contro la criminalità dei cosiddetti “colletti bianchi”.

Di seguito vengono esaminate le previsioni normative principali contenute nel disegno di legge per il recepimento della quarta direttiva antiriciclaggio; misure che evidenziano un approccio mirato basato sui rischi per combattere azioni finalizzate al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo (ML/FL) e che costituiscono il fulcro principale della quarta direttiva.

Per quanto riguarda la valutazione dei rischi, soggetti designati avranno il compito di valutare i rischi di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo di una determinata attività economica di un soggetto. Numerosi sono i fattori che dovranno essere presi in considerazione nella fase di valutazione, e combinati con altri fattori di rischio addizionali previsti dal Ministro di volta in volta, dalle linee guida in materia previste dalle competenti Autorità e dalle linee guida delle Autorità di vigilanza europee.

Il soggetto designato alla valutazione dei rischi dovrà esaminare i rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo presentati dalla transazione o dal soggetto stesso facendo riferimento a tutta una serie di fattori, compresi quei fattori che possono indicare i rischi potenzialmente piu’ bassi o quelli potenzialmente piu’ elevati.

Il disegno di legge prevede un elenco non esaustivo di tali fattori, tra cui:

  • Fattori che suggeriscono la presenza di un basso rischio includono i casi in cui si tratta di una entità quotata in borsa e soggetta ad obblighi di comunicazione;
  • Fattori che suggeriscono un piu’ alto rischio includono i casi di entità non residenti, l’utilizzo di azionisti nominee, l’utilizzo delle azioni al portatore, le operazioni a distanza, ecc.

Per quanto riguarda le attività di due diligence, in aggiunta all’obbligo di svolgere attività di verifica della clientela (Customer Due Diligence – CDD) in determinati momenti come previsto dalla legge del 2010, il disegno di legge propone l’introduzione dell’obbligo di svolgere attività di due diligence ogni qualvolta la presenza di un rischio di antiriciclaggio o finanziamento del terrorismo lo richieda.

Nel caso in cui un soggetto decida di agire per conto di un cliente, una persona designata sarà obbligata a verificare sia l’identità del soggetto, sia se lo stesso è stato autorizzato ad agire.

In base all’approccio basato sul rischio adottato dalla quarta direttiva contro il riciclaggio, persone appositamente designate avranno il compito di eseguire attività di due diligence semplificate nel caso in cui un cliente o un settore di attività sia considerato a basso rischio.

Quando la persona designata decide di eseguire attività di due diligence semplificate, deve inserire in un apposito registro le motivazioni in base alle quali ha preso la decisione di condurre tali attività.

In caso di transazioni complesse o di dimensioni insolitamente grandi, o in caso di una serie di transazioni insolite, una persona designata avrà il compito di monitorare la transazione piu’ nel dettaglio, e aumentare i controlli se la transazione appare sospetta.

Verranno inoltre imposti requisiti ulteriori per quanto riguarda il procedimento di identificazione dei soggetti beneficiari di polizze assicurative sulla vita e altre polizze assicurative di investimento.

Ai sensi di quanto previsto dalla legge del 2010, le banche possono aprire conti correnti per i clienti prima di avere verificato la loro identità a condizione che non vengano effettuate operazioni finche’ le verifiche non sono state effettuate. In base al disegno di legge, tale facoltà verrà estesa alle istituzioni finanziarie e ai conti correnti che consentono di effettuare operazioni su valori mobiliari.

Per quanto riguarda i PEPs (Politically Exposed Persons), le misure che precedentemente si applicavano solo ai soggetti esposti politicamente e residenti fuori dal territorio irlandese si applicheranno ora anche ai PEPs residenti in Irlanda. Inoltre, vanno presi specifici accorgimenti anche in caso di Politically Exposed Persons che sono beneficiarie di una polizza assicurativa sulla vita.

Sempre per quanto riguarda gli adempimenti relativi alla due diligence, soggetti appositamente designati dovranno occuparsi di effettuare controlli piu’ approfonditi quando hanno a che fare con clienti che risiedono o sono stabiliti in un paese terzo considerato ad alto rischio oppure quando una relazione o una transazione specifica presenta un elevato livello di rischio.

Sempre per quanto concerne tale tipologia di controlli, sarà aumentato il numero di situazioni in cui il soggetto designato ad effettuare tali controlli potrà affidare il proprio compito a un soggetto terzo: in presenza di determinate condizioni, infatti, anche soggetti terzi (branch o un’affiliata con partecipazione maggioritaria di un’entità designata stabilita nell’UE) stabiliti in un paese terzo potranno occuparsi della due diligence.

Il disegno di legge espande la lista di questioni che devono essere incuse nelle procedure dell’entità designata ai controlli antiriciclaggio, incluse le misure che vanno intraprese per prevenire i rischi che possono sorgere dalle nuove tecnologie.

I gruppi di società dovranno adottare delle procedure a livello del gruppo per prevenire ed individuare le situazioni a rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo che dovranno essere adottate dalle entità designate all’interno del gruppo.

Se una società irlandese che è soggetto designato gestisce una succursale o una un’affiliata con partecipazione maggioritaria dovrà adottare e applicare all’interno del gruppo determinate regole e procedure. Se questa ha una sussidiaria in altro paese dell’Unione Europea, dovrà rispettare la normativa locale che recepisce la quarta direttiva antiriciclaggio. Se un paese terzo non consente l’applicazione delle procedure del gruppo, l’entità designata dovrà occuparsi di porre in essere misure addizionali e notificare la questione all’Autorità competente. All’interno del gruppo dovranno poi essere condivisi dei report in cui andranno registrate le transazioni sospette.

Il disegno di legge, inoltre, modifica la definizione di “financial institution” tenendo conto degli aggiornamenti rispetto alla precedente direttiva, e definisce il concetto di “collective investment undertaking“.

Determinate istituzioni finanziarie che non sono già state autorizzate da o registrate con la Banca Centrale dovranno registrare determinati dettagli con la Banca Centrale al fine di consentire alla stessa di identificare i soggetti che sono responsabili della generale supervisione della normativa antiriciclaggio.

Per quanto riguarda i servizi legali, il disegno di legge prevede un’eccezione alla restrizione prevista per le professioni legali di fornire un servizio a qualcuno che non ha fornito le necessarie informazioni e documenti richiesti dalla normativa antiriciclaggio. Sarà possibile continuare a fornire il servizio quando si tratta di rappresentare tali soggetti in un procedimento legale.

Il disegno di legge in questione estende anche alle istituzioni finanziarie il divieto previsto per le banche di instaurare una relazione bancaria con banche al di fuori dell’Unione Europea.

Il disegno di legge ha inserito un nuovo capitolo (3 A) nella legge del 2010 in cui viene preso in considerazione il ruolo delle Financial Intelligence Units irlandesi. In particolare, vengono disciplinati i poteri delle FIU di ricevere e analizzare le informazioni, di accedere ai registri centrali dei beneficiari effettivi delle società e dei trusts, di richiedere informazioni alle autorità competenti e di condividere informazioni con altre FIUs nell’Unione Europea.

Per quanto riguarda i doveri di rendiconto, determinati soggetti designati avranno il compito di riferire quelle transazioni connesse con paesi terzi ad alto rischio direttamente alla Financial Intelligence Unit e ai Revenue Commissioners.

Attualmente, le banche e le istituzioni finanziarie devono avere un sistema che consenta loro di rispondere velocemente alle richieste del Garda Sochna irlandese riguardanti le relazioni commerciali relative ai sei anni precedenti. Il disegno di legge estende questo requisito a tutti i soggetti designati, ma riduce il periodo di tempo da sei a cinque anni.

Di seguito vengono elencate le sanzioni che possono essere imposte dalla Banca Centrale per le violazioni in materia di antiriciclaggio da parte dei fornitori di servizi finanziari che sono state inserite nel disegno di legge:

  • Nel caso di soggetto designato persona fisica: l’importo maggiore tra 1 milione e due volte l’ammontare dei benefici derivanti dalla violazione;
  • Nel caso di soggetto designato persona giuridica e enti di fatto: l’importo più alto tra 10 milioni e due volte l’ammontare dei benefici derivanti dalla violazione e il 10% del turnover dell’esercizio finanziario precedente.

Se la violazione viene commessa da un soggetto coinvolto nella gestione di un fornitore di servizi finanziari, le sanzioni sono le seguenti:

  • Il soggetto designato è una banca o istituzione finanziaria: l’importo maggiore tra 5 milioni e due volte l’ammontare dei benefici derivanti dalla violazione;
  • Il soggetto designato non è una banca o istituzione finanziaria: l’importo maggiore tra 1 milione e due volte l’ammontare dei benefici derivanti dalla violazione.

Come già menzionato, la rimanente parte della quarta direttiva antiriciclaggio (quella che si riferisce alla disciplina della titolarità effettiva delle società e dei trusts) rientra tra i compiti del Dipartimento delle Finanze, e verrà trattata dal Dipartimento stesso in separata sede.

Tali previsioni, inoltre, potrebbero essere influenzate dall’accordo che è stato appena concluso a livello europeo sulla quinta direttiva antiriciclaggio.

 

 

 

 

 

 

 

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Serbia: la nuova Legge sul “Central Register” dei titolari effettivi

La Legge introduce l’obbligo di registrare i dati dei titolari effettivi (“Beneficial Owners”) per la maggioranza delle entità giuridiche serbe presso il Central Register recentemente creato. I tipi di entità giuridiche che devono rispettare questo requisito includono, inter alia, filiali ed uffici di rappresentanza di aziende straniere e le associazioni di imprese operanti in Serbia (“Registered Subject“).

La Legge definisce il beneficiario effettivo come, inter alia, una persona fisica che partecipa al capitale della persona giuridica con una quota pari o superiore al 25%, ha una posizione rilevante nella conduzione delle attività imprenditoriali, fornisce fondi ad una società che gli dà il diritto di influenzare le decisioni degli organismi di gestione, è fondatore, costituente, trustee o beneficiario di un trust o di altre entità di diritto estero. Nel caso in cui nessuno dei criteri richiesti di cui sopra venga soddisfatto, il beneficiario effettivo deve essere considerato come la persona fisica che rappresenta l’ente registrato.

Il registro centrale è gestito dall’Agenzia Serba del Registro delle Imprese (“SBRA”). Esso è costituito da una serie di dati importanti: dati aziendali generali sui soggetti registrati ex officio dal cancelliere competente; e dati dei Beneficial Owners, i quali devono essere segnalati al registro centrale da parte del rappresentante legale dell’ente registrato.

Tutti i dati dei titolari effettivi sono costuditi permanentemente nel registro centrale, considerando il fatto che i soggetti registrati sono obbligati a mantenere tali documenti per un periodo di dieci anni.

L’inosservanza delle disposizioni della Legge può essere considerata come:

  • un reato penale in caso di mancata registrazione dei dati, o nel caso di registrazione di dati non veritieri o ancora modifiche o cancellazioni di dati veritieri su un beneficiario effettivo del Registro effettuata con l’intenzione di nascondere il beneficial owner. Il colpevole è punito con la reclusione da tre mesi a cinque anni;
  • un illecito, se il Registered Subject non registra i dati del Beneficial Owner entro il periodo di quindici giorni dal completamento dei requisiti di registrazione oppure se non conserva i documenti e i dati sui titolari effettivi per un periodo di dieci anni. Tali illeciti vengono puniti con una multa compresa tra i 500.000 e i 2 milioni di Dinari serbi per il soggetto giuridico, e tra i 50.000 e i 150.000 Dinari serbi per il soggetto responsabile dell’entità giuridica.

Il Registro Centrale dovrebbe essere istituito dalla SBRA entro il 31 dicembre 2018, mentre i rappresentanti legali dei soggetti registrati dovrebbero iniziare a registrare i dati sui titolari effettivi entro il 31 gennaio 2019.

Tuttavia, tutte le persone giuridiche in questione devono determinare i loro Beneficial Owners e fornire i documenti e le informazioni su di essi entro il termine di trenta giorni dal giorno in cui la Legge entra in vigore, vale a dire fino all’ 8 luglio 2018.

Il Registered Subject è obbligato a rendere disponibili e a fornire tali documenti ed informazioni su richiesta della Banca Nazionale della Serbia.

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Bahrain: una nuova era per le transazioni sulle proprietà residenziali

Un’importante nuova piattaforma blockchain per l’acquisto e la vendita di immobili residenziali sarà lanciata nel Regno del Bahrain nel prossimo futuro. L’obiettivo dell’innovativa piattaforma è quello di creare un processo transazionale trasparente che consenta di ridurre i costi complessivi sia per l’acquirente che per il venditore. Il Bahrain ha compiuto grandi passi avanti per migliorare il settore immobiliare negli anni passati, più recentemente con l’introduzione del Decreto Legislativo n. 27 del 2017 che ha istituito RERA, ossia l’Autorità di regolamentazione immobiliare. L’introduzione della piattaforma è considerata una fantastica aggiunta al già prospero settore immobiliare del Bahrein.

Bahrain FinTech Bay, il Consorzio Fintech ed OffrBox hanno firmato un accordo per il lancio della piattaforma online. OffrBox è una startup Fintech con sede negli Stati Uniti ed è inclusa tra le prime 50 start-up di New York City da tenere d’occhio nel 2017. La missione di OffrBox è quella di semplificare gli investimenti immobiliari per tutti i soggetti interessati. Offrbox è guidato da Eric Andrew, un investitore immobiliare con oltre 15 anni di esperienza.

La piattaforma creerà un sistema di blockchain per i venditori per caricare tutti i dettagli relativi alle loro proprietà (compresa la due diligence) su un unico sistema online. Gli acquirenti saranno quindi in grado di cercare e visualizzare tali proprietà online. La piattaforma consentirà quindi alle parti interessate di negoziare e ricorrere ad un processo più semplificato per perfezionare la transazione. In definitiva, la piattaforma consentirà l’esecuzione dell’intero processo attraverso un unico portale. Si propone che la piattaforma possa essere ampliata in futuro per facilitare il finanziamento delle proprietà e consentire la registrazione dei titoli di proprietà.

Tutte le informazioni relative alla piattaforma non sono ancora state rese pubbliche, ma sarà interessante vedere se questa piattaforma sosterrà gli sviluppatori che desiderano vendere unità multiple dagli sviluppi del Master-plan o se è puramente una risorsa solo per i privati.

Anche se l’implementazione della piattaforma sarà un’aggiunta al settore immobiliare e potenzialmente creerà un strumento più semplice per la gestione degli immobili, potrebbe non rappresentare la risposta per le transazioni più complesse in cui, ad esempio, la revisione della documentazione sulla due diligence è obbligatoria.

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Il Regno Unito esternalizza il processo di rilascio dei visti

La distribuzione mensile dei certificati di sponsorship rientranti nella categoria Tier 2 è stata superata per la sesta volta ed il Governo inglese ha comunicato l’esternalizzazione del procedimento per le domande di rilascio del visto a soggetti terzi.

Le richieste di assegnazione dei certificati di sponsporship Tier 2 è stata infatti superata ogni mese a partire da dicembre 2017 e le domande presentate a partire dal 5 maggio 2018 in poi sono state respinte nel caso in cui i richiedenti dovevano essere pagati meno di 55.000 Sterline (equivalente a circa 73,600 Dollari), a meno che non si trattasse di offerte di lavoro per dottorati di ricerca, relative a quella categoria di professioni in carenza di personale o nel caso di soggetti con priorità.

I richiedenti le cui domande sono state respinte saranno in grado di ripresentare la domanda per un certificato di sponsor il mese successivo a condizione che l’offerta del loro potenziale datore di lavoro sia ancora valida. Non vi è alcun diritto di appello in seguito al rifiuto del visto ed è probabile che il numero di domande venga superato nuovamente il mese successivo a causa dell’elevato numero di richieste presentate.

Il 14 maggio il Governo del Regno Unito ha lanciato il nuovo servizio “Find a Job”. Questo sostituirà l’attuale Universal Job Match (UJM), servizio che viene utilizzato dagli sponsor dei visti rientranti nella categoria Tier 2 che hanno il compito di supportare le richieste per il rilascio di tale categoria di visti. Il nuovo servizio mira ad offrire un processo più semplice ed efficiente per effettuare il login ed accedere alle informazioni.

Il database esistente di tutti gli sponsor registrati in UJM verrà automaticamente spostato al nuovo sistema in modo tale da permettere agli sponsor di pubblicare i posti di lavori una volta verificati i dati e la password dell’account.

Le aziende sono in grado di accedere al loro attuale account UJM fino al 17 giugno 2018. Eventuali annunci pubblicitari esistenti o informazioni non verranno spostati nel nuovo servizio.  Pertanto tutte le aziende dovranno salvare tutte le informazioni che desiderano mantenere dall’account di UJM prima del 17 giugno 2018 e UJM notificherà le aziende come salvare le informazioni attualmente presenti sul sito.

L’Home Office ha confermato che le inserzioni pubblicate su tutte e due i siti potranno essere utilizzate per le indagini sul mercato del lavoro del Regno Unito.

A partire dal mese di ottobre 2018, la procedura per richiedere un visto di studio o un permesso di lavoro, o ancora la domanda per ottenere la residenza permanente o cittadinanza del Regno Unito sarà affidata ad un soggetto terzo, Sopra Steria.

Lo scopo è quello di semplificare l’applicazione della presentazione delle domande permettendo ai richiedenti di caricare i documenti richiesti online prima del loro appuntamento biometrico.

I candidati potranno poi prenotare un appuntamento per fornire i loro dati biometrici e la documentazione originale in oltre 60 sedi in tutto il Regno Unito. I documenti originali verranno successivamente restituiti e l’Home Office procederà con la verifica della richiesta.

Non ci sarà più la possibilità di prenotare appuntamenti presso il premium service centre dell’Home Office di Croydon o presso altre sedi del Regno Unito. Tuttavia, alcuni soggetti considerati “vulnerabili” e i richiedenti asilo potranno comunque rivolgersi a questi centri.

 

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Regno Unito: GDPR in arrivo! Alcune sfide dal punto di vista della politica dell’immigrazione

GDPR. Quattro lettere che attualmente dominano i pensieri di ogni impresa in Europa. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati è entrato in vigore ieri, venerdì 25 maggio 2018.I suoi principi fondamentali sono la liceità, l’equità, la trasparenza, la limitazione, la minimizzazione, l’accuratezza, l’integrità e la riservatezza. La maggior tutela per i soggetti interessati ha presentato grattacapi per i datori di lavoro.

Una di queste preoccupazioni deriva dalla Legge sull’immigrazione. L’assunzione di lavoratori immigrati comporta necessariamente l’elaborazione di un’enorme quantità di dati personali (e spesso dati personali sensibili) da parte dei datori di lavoro e di altre parti (come ad esempio gli avvocati). Parecchie situazioni che si verificano comunemente posso vedere i requisiti dell’immigrazione in conflitto con (o per lo meno presentare un ostacolo per) i requisiti di protezione dei dati. Ecco alcuni esempi:

Resident Labour Market Test (“RLMT”)

  • I datori di lavoro che desiderano assumere un lavoratore sulla base di un Tier 2 General Visa solitamente devono in primo luogo soddisfare il RLMT, al fine di verificare se un lavoratore in regola può svolgere il lavoro. Se un candidato in regola adeguatamente qualificato ne fa richiesta, il lavoro deve essere offerto a loro. L’orientamento degli Affari Interni stabilisce l’obbligo per i datori di lavoro di conservare alcuni documenti relativi al processo di assunzione:
  • Le domande selezionate per il colloquio finale (ad esempio e-mail, CV, moduli di domanda), che dovrebbero includere i dati del richiedente come nome, indirizzo e data di nascita;
  • I nomi ed il numero dei candidati selezionali per il colloquio finale; e
  • Gli appunti presi durante i colloqui che mostrano il motivo per cui i lavoratori in regola siano stati respinti.
  • I campanelli d’allarme per la protezione dei vostri dati suoneranno quando leggerete che i documenti devono essere conservati per un anno dalla fine del finanziamento a favore dell’immigrato. Un Tier 2 Visa può potenzialmente essere esteso fino ad un massimo di sei anni. Ciò significa potenzialmente conservare questi documenti in archivio per sette anni. Non molti candidati senza successo si aspetterebbero che i loro dati personali vengano conservati per sette anni e potenzialmente condivisi con gli Affari Interni. Ma l’orientamento degli Affari Interni lo richiede. Poiché ciò deriva dall’orientamento, e non dalle Regole sull’Immigrazione, non è strettamente un obbligo legale, quindi questo trattamento dei dati dovrebbe essere classificato come un interesse aziendale legittimo piuttosto che come un requisito legale.

Diritto al controllo del lavoro

  • I datori di lavoro dovrebbero avere l’abitudine di effettuare dei controlli per assicurarsi che i nuovi assunti abbiano il diritto di lavorare nel Regno Unito. In caso contrario, ciò potrebbe esporre il datore di lavoro a sanzioni civili e penali. È interessante notare che, come confermato da qualche recente giurisprudenza, questo non rappresenta in realtà un obbligo legale. È fatto in modo tale che il datore di lavoro abbia una scusa contro l’imposizione di un’ammenda nell’eventualità in cui il dipendente non avesse effettivamente il diritto di lavorare nel Regno Unito. Pertanto, il trattamento e la conservazione dei dati relativi alla condizione di immigrato possono essere giustificati come legittimi interessi commerciali.

Indagini sull’immigrazione

  • I datori di lavoro dovranno naturalmente inviare i dati personali dei dipendenti ai consulenti dell’immigrazione, come un avvocato specializzato nell’immigrazione che sta preparando una domanda. Questi consulenti devono anche disporre di procedure conformi al GDPR, poiché i dipendenti invieranno i loro dati personali al consulente. I datori di lavoro dovrebbero anche essere pronti ad affrontare i problemi derivanti dall’invio di dati al di fuori del SEE, ad esempio quando un dipendente si trova all’estero, poiché i dati dei dipendenti devono essere protetti nel Paese destinatario.

Negli esempi sopra riportati, i datori di lavoro (e i consulenti) dovrebbero ridurre al minimo e limitare la quantità di dati elaborati, conservati e condivisi. Ciò potrebbe includere la redazione di informazioni irrilevanti, rendendo anonimo ove possibile, utilizzando password per proteggere i file ed evitando di archiviare i dati più a lungo di quanto sia strettamente necessario. Ricorda che i datori di lavoro dovrebbero anche affrontare il trattamento dei dati con un avviso sulla privacy. Tale avviso dovrebbe indicare il fatto che i dati personali potranno essere elaborati, conservati e condivisi per soddisfare i requisiti di immigrazione. Questo dovrebbe anche specificare per quanto tempo i dati possono essere conservati. Una politica di archiviazione e cancellazione può anche combaciare perfettamente con l’informativa sulla privacy.

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Regno Unito: GDPR in arrivo! Alcune sfide dal punto di vista della politica dell’immigrazione

GDPR. Quattro lettere che attualmente dominano i pensieri di ogni impresa in Europa. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati è entrato in vigore venerdì 25 maggio 2018.I suoi principi fondamentali sono la liceità, l’equità, la trasparenza, la limitazione, la minimizzazione, l’accuratezza, l’integrità e la riservatezza. La maggior tutela per i soggetti interessati ha presentato grattacapi per i datori di lavoro.

Una di queste preoccupazioni deriva dalla Legge sull’immigrazione. L’assunzione di lavoratori immigrati comporta necessariamente l’elaborazione di un’enorme quantità di dati personali (e spesso dati personali sensibili) da parte dei datori di lavoro e di altre parti (come ad esempio gli avvocati). Parecchie situazioni che si verificano comunemente posso vedere i requisiti dell’immigrazione in conflitto con (o per lo meno presentare un ostacolo per) i requisiti di protezione dei dati. Ecco alcuni esempi:

Resident Labour Market Test (“RLMT”)

  • I datori di lavoro che desiderano assumere un lavoratore sulla base di un Tier 2 General Visa solitamente devono in primo luogo soddisfare il RLMT, al fine di verificare se un lavoratore in regola può svolgere il lavoro. Se un candidato in regola adeguatamente qualificato ne fa richiesta, il lavoro deve essere offerto a questo. L’orientamento degli Affari Interni stabilisce l’obbligo per i datori di lavoro di conservare alcuni documenti relativi al processo di assunzione.
  • Le domande selezionate per il colloquio finale (ad esempio e-mail, CV, moduli di domanda), che dovrebbero includere i dati del richiedente come nome, indirizzo e data di nascita.
  • I nomi ed il numero dei candidati selezionati per il colloquio finale; e
  • Gli appunti presi durante i colloqui che mostrano il motivo per cui i lavoratori in regola siano stati respinti.
  • I documenti devono essere conservati per un anno dalla fine della sponsorizzazione a favore dell’immigrato. Un Tier 2 Visa può potenzialmente essere esteso fino ad un massimo di sei anni. Ciò significa potenzialmente conservare questi documenti in archivio per sette anni. I candidati che non ottengono il posto di lavoro, tuttavia, non si aspettano che i loro dati personali vengano conservati per sette anni e potenzialmente condivisi con gli Affari Interni. Ma l’orientamento degli Affari Interni lo richiede. Tale requisito deriva dalle linee guida e non dalle Regole sull’Immigrazione: pertanto, non si tratta di un obbligo legale ma piuttosto un interesse legittimo.
  • I datori di lavoro dovrebbero avere l’abitudine di effettuare dei controlli per assicurarsi che i nuovi assunti abbiano il diritto di lavorare nel Regno Unito. In caso contrario, ciò potrebbe esporre il datore di lavoro a sanzioni civili e penali. È interessante notare che, come confermato da qualche recente giurisprudenza, questo non rappresenta in realtà un obbligo legale. È fatto in modo tale che il datore di lavoro abbia una scusa contro l’imposizione di un’ammenda nell’eventualità in cui il dipendente non avesse effettivamente il diritto di lavorare nel Regno Unito. Pertanto, il trattamento e la conservazione dei dati relativi alla condizione di immigrato possono essere giustificati come legittimi interessi commerciali.

Indagini sull’immigrazione

  • I datori di lavoro dovranno naturalmente inviare i dati personali dei dipendenti ai consulenti dell’immigrazione, cosi’ come gli avvocati specializzati nell’immigrazione che stanno preparando una domanda. Questi consulenti devono anche disporre di procedure conformi al GDPR, poiché i dipendenti invieranno i loro dati personali al consulente. I datori di lavoro dovrebbero anche essere pronti ad affrontare i problemi derivanti dall’invio di dati al di fuori del SEE, ad esempio quando un dipendente si trova all’estero, poiché i dati dei dipendenti devono essere protetti nel Paese destinatario.

Negli esempi sopra riportati, i datori di lavoro (e i consulenti) dovrebbero ridurre al minimo e limitare la quantità di dati elaborati, conservati e condivisi. Tali obiettivi possono essere ottenuti mediante la rimozione delle informazioni irrilevanti, l’anonimato ove possibile, l’utilizzo di password per proteggere i file ed evitare di archiviare i dati più a lungo di quanto sia strettamente necessario. I datori di lavoro dovrebbero inoltre occuparsi del trattamento dei dati in un apposito avviso sulla privacy. Tale avviso dovrebbe indicare il fatto che i dati personali potranno essere elaborati, conservati e condivisi per soddisfare i requisiti di immigrazione. Questo dovrebbe anche specificare per quanto tempo i dati possono essere conservati.

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Svizzera: aggiunge servizi al portale E-Tax

L’Amministrazione federale delle contribuzioni ha annunciato di aver apportato dei miglioramenti alla sua piattaforma online dell’amministrazione fiscale per offrire assistenza a coloro che sono registrati ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

Secondo un recente annuncio dell’Agenzia, è possibile ottenere online la prova della registrazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto ed i certificati aziendali. Pertanto, le imprese non devono più aspettare di riceverli tramite posta. L’Agenzia, inoltre, ha comunicato che la piattaforma può anche essere utilizzata per verificare che un’altra azienda sia registrata per l’IVA.

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Isole Cayman: la titolarità effettiva diventa un affare pubblico?

Nel 2017 le Isole Cayman hanno modificato le loro Leggi al fine di istituire dei registri sulla titolarità effettiva delle società costituite entro i confini delle isole. Questi registri identificherebbero quegli individui che detengono, direttamente o indirettamente, più del 25% delle azioni o i diritti di voto all’interno della società`; e/o quegli individui che hanno il diritto, direttamente o indirettamente, di nominare o di rimuovere la maggior parte dei membri del consiglio di amministrazione della società.

Se un individuo ha il diritto legale assoluto e incondizionato di esercitare, o di fatto esercita un’influenza notevole o un controllo sulla società attraverso l’assetto proprietario o gli interessi descritti sopra, tale individuo è considerato il beneficiario effettivo.

Questi registri sono presentati all’autorità competente, e attualmente, sono accessibili solo al Ministro incaricato della gestione dei Servizi Finanziari o ad una persona da lui designata.

Il 1 maggio 2018, il Governo britannico ha approvato un emendamento della Legge sulle sanzioni e sull’antiriciclaggio presentato alla Camera dei Comuni. Questo emendamento avrà come effetto quello di richiedere a tutti i territori britannici d’oltremare attraverso l’ordine in consiglio, senza alcuna eccezione per le Isole Cayman, di compilare un registro pubblico con tutte le informazioni sulla titolarità effettiva del territorio alla fine del 2020. Questo tentativo da parte del Regno Unito di fornire una maggior trasparenza globale consentirebbe alle interessenze partecipative delle società registrate nelle Isole di essere accessibili praticamente da chiunque, ovunque.

Questa esigenza ha portato con sé molte domande e preoccupazioni, tra cui quella relativa all’autonomia costituzionale dei territori, con il Premier dell’Isola che la definisce “un grave affronto alla relazione costituzionale che intercorre in questo momento con il Regno Unito”. Il Governo delle Isole Cayman ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che una disputa legale “sull’emendamento che viola le relazioni costituzionali riconosciute e convenzionali tra il Regno Unito e le Isole Cayman” rimane valida.

Si teme, inoltre, che l’esigenza dell’accesso pubblico a tali informazioni comprometterebbe la protezione delle informazioni commerciali, personalmente sensibili e riservate. Ad esempio, le informazioni saranno disponibili per i concorrenti e potrebbero avere un impatto sulle relazioni future. E` probabile che gli individui interessati dal cambiamento sostengano l’esistenza di una violazione ingiustificata del diritto della privacy sancito nella costituzione delle Isole.

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Regno Unito: il quadro antielusione

Quali sono le iniziative legislative e regolamentari che il Governo ha adottato per contrastare l’elusione fiscale? Le sezioni del General Anti-abuse Rule da 206 a 215 del Finance Act del 2013 hanno introdotto una normativa generale anti-abuso che autorizza l’HMRC a contrastare i vantaggi fiscali derivanti da meccanismi abusivi. Il GAAR si applica a:

  • Imposta sul reddito;
  • Imposta sulle società;
  • Imposta sui redditi di capitale;
  • Imposta sui profitti;
  • Imposta sulle entrate petrolifere;
  • Imposta sull’eredità;
  • Imposta di registro;
  • Imposta annuale sulle abitazioni;
  • Contributi assicurativi nazionali;
  • Imposta di apprendistato

L’HMRC ha, inoltre, pubblicato a tal proposito una guida sul General Anti-abuse Rule, denominata “Anti-Abuse Rule guidance”.

Nel 2015 il Regno Unito ha introdotto un’imposta sui diverted profits, ai sensi della parte 3 della Legge finanziaria 2015, al fine di scoraggiare il trasferimento degli utili dal Regno Unito da parte dei contribuenti che pongono in essere tali strategie per erodere la base imponibile (base erosion) e dunque sottrarre imposte al fisco. La traslazione dei profitti (profit shifting) da paesi ad alta imposizione a paesi a tassazione nulla o ridotta è, di fatto, essa stessa una strategia che conduce all’erosione della base imponibile.

Il Regno Unito ha introdotto nuove norme in linea con gli standard del progetto BEPS dell’OCSE che sono in vigore da gennaio 2017 ed è il primo Paese ad attuare pienamente l’Azione 2 del progetto BEPS.

Il Regno Unito è un forte sostenitore del progetto BEPS dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ed ha provveduto ad implementare le raccomandazioni dell’Azione 4, limitando le detrazioni per interessi passivi aziendali con effetto dal 1 aprile 2017 e firmando la Convenzione multilaterale per attuare misure correlate al trattato fiscale per prevenire l’erosione della base imponibile ed il trasferimento dei profitti.

La Normativa sulle società straniere e le regole trasparenti di divulgazione sono già sottoposte a procedure di controllo rigorose, come raccomandato rispettivamente dalle Azioni 3 e 12. Per effetto del GAAR, un vantaggio fiscale ottenuto da una transazione abusiva può essere neutralizzato e a tal proposito può essere imposta una sanzione del 60% dell’importo corrispondente al vantaggio fiscale. Inoltre, i contribuenti sono tenuti a prendere in considerazione il GAAR al momento del completamento di un processo di autovalutazione e saranno soggetti alle consuete sanzioni associate alla mancata diligenza nel completare il tax return qualora non lo presentino.

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Malta: nuova normativa sul regime dell’IVA di gruppo

Nel 2017, in occasione del discorso di presentazione del bilancio per il 2018, il Ministro delle Finanze maltese ha annunciato l’introduzione del regime dell’IVA di gruppo.

Le disposizioni relative al nuovo raggruppamento IVA maltese entreranno in vigore il 1 ° giugno 2018. I regolamenti erano stati pubblicati il 22 maggio 2018 e introdurranno la possibilità del raggruppamento IVA per i servizi finanziari regolamentati e i settori del gioco.

Le persone giuridiche che hanno stabilimenti fissi a Malta e che hanno legami finanziari, economici e organizzativi tra loro, possono registrarsi come un soggetto unico ai fini IVA. I punti salienti dei nuovi regolamenti sono delineati di seguito.

Raggruppamento IVA: un’opzione per le aziende nel settore dei servizi finanziari, assicurativo e del gioco.

La direttiva dell’Unione Europea sull’IVA prevede la possibilità per gli Stati membri di considerare molteplici soggetti passivi come un unico soggetto passivo ai fini dell’IVA (Gruppo IVA).

A Malta, e` stata introdotta questa possibilità per consentire alle entità autorizzate / riconosciute dalla Malta Financial Services Authority (MFSA) o dalla Malta Gaming Authority (MGA) di costituire un Gruppo IVA.

Un vantaggio fondamentale del raggruppamento IVA è che le forniture tra i membri del gruppo non sono prese in considerazione ai fini IVA, consentendo in tal modo agli operatori di delocalizzare internamente, anche da entità estere come ad esempio una sede centrale estera senza incorrere in importi IVA non recuperabile.

Criteri di ammissibilità

Due o più soggetti, costituiti come entità giuridiche a Malta ai fini IVA, possono presentare domanda al Commissario per le entrate per formare un nuovo Gruppo IVA ed essere registrati come soggetto passivo unico, fermo restando il rispetto delle seguenti condizioni:

  1. a) Almeno uno dei richiedenti che costituirà un Gruppo IVA deve essere un soggetto passivo autorizzato o riconosciuto dalla Malta Financial Services Authority o dalla Malta Gaming Authority in termini di legislazione applicabile;
  2. b) I candidati che intendono formare un nuovo Gruppo IVA, o i candidati che desiderano aderire a un Gruppo IVA già esistente, devono essere legati l’uno all’altro da collegamenti finanziari, economici e organizzativi:

(i) I collegamenti finanziari sono considerati esistenti quando la stessa persona detiene direttamente o indirettamente più del 90% di due o più dei seguenti elementi:

  • I diritti di voto (o interessi equivalenti) nell’altro soggetto;
  • Il diritto ai profitti dell’altro soggetto, che sono disponibili per la distribuzione;
  • Il diritto alle eccedenze disponibili per la distribuzione in caso di liquidazione o evento equivalente.

(ii) Si ritiene che i legami economici esistano quando:

  • Le attività svolte dalle persone che devono costituire un Gruppo IVA sono simili per natura o possono essere classificate all’interno dello stesso settore;
  • Le attività svolte da un persona vanno interamente o sostanzialmente a vantaggio di uno degli altri (potenziali) membri del gruppo;
  • Le attività eseguite dalle persone coinvolte sono interdipendenti o complementari.

(iii) Si ritiene che esistano collegamenti organizzativi laddove i richiedenti abbiano una struttura di gestione condivisa (per intero o in parte).

Le persone non possono essere membri di piu` Gruppi IVA contemporaneamente. Le persone legate l’una all’altra da collegamenti finanziari, organizzativi ed economici possono solo far parte dello stesso Gruppo IVA.

Dopo aver recepito la domanda da parte dei richiedenti che soddisfano tali condizioni, il Commissario delle Entrate procede alla loro registrazione come Gruppo IVA.

Principali conseguenze del Gruppo IVA

A seguito della registrazione, il Gruppo IVA sarà considerato nella sua interezza come unico soggetto passivo ai fini IVA. I singoli numeri IVA dei membri del Gruppo saranno annullati e il Gruppo riceverà un nuovo numero.

All’interno del Gruppo IVA, gli oneri relativi alle forniture interne di beni e servizi saranno generalmente esclusi dal campo di applicazione della legislazione sull’IVA. Inoltre, le forniture effettuate da qualsiasi persona facente parte del Gruppo IVA nei confronti di altre persone che invece non fanno parte di tale Gruppo, saranno considerate eseguite dall’Ente Segnalante del Gruppo, con conseguente effetto sulla posizione di recuperabilità dell’IVA dell’Entità Segnalante del Gruppo e, a sua volta, del Gruppo IVA in generale.

Anche la semplificazione dell’adempimento e degli oneri amministrativi dei soggetti passivi facenti parte del Gruppo IVA costituiscono un gradito vantaggio di questo regime.

Le persone facenti parte del Gruppo IVA saranno solidalmente responsabili per il pagamento dell’IVA (compresi eventuali interessi e sanzioni amministrative) dovuta ed esigibile dall’Ente Segnalante del Gruppo.

 

 

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Turchia: nuovo condono fiscale

Una nuova e dettagliata legge sull’amnistia intitolata “La legge relativa alla ristrutturazione delle imposte e di alcuni altri crediti e modifiche alle varie normative” (detta anche la “Legge”), che offre ai contribuenti un’amnistia generale per la maggior parte delle tasse non pagate e per i premi assicurativi previdenziali non pagati relativi al periodo che va fino a al 31 marzo 2018, e’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 18 maggio 2018.

La Legge riguarda la riorganizzazione di alcuni crediti pubblici, il rimpatrio in Turchia di beni detenuti all’estero da contribuenti privati e società turche senza il rischio di alcuna ispezione o penalità fiscale, l’adeguamento di beni non registrati e quello di beni registrati che non esistono o non sono disponibili.

  1. Crediti pubblici disciplinati dalla Legge

Tutte le imposte dirette o indirette, i dazi doganali, i contributi sociali, le tasse riscosse dai comuni, gli oneri, le sanzioni, le multe, gli interessi moratori e qualsiasi altra somma relativa ai periodi fiscali precedenti al 31 marzo 2018 costituiscono oggetto della legge.

Come spiegato di seguito, a seconda del tipo di imposta o di altro credito pubblico (i “Crediti”), la Legge offre il condono totale o parziale per l’importo principale, le sanzioni e / o gli interessi a condizione che il contribuente soddisfi le condizioni descritte nella Legge.

  1. Riorganizzazione dei crediti pagabili al Ministero delle Finanze o ai Comuni e che non sono piu’ oggetto di contestazione

La legge affronta inoltre il trattamento dei crediti che sono dovuti al Ministero delle Finanze o ai Comuni e che non sono contestati o non sono più oggetto di contestazione. In altre parole, si tratta di crediti che il contribuente ha impugnato, ma per i quali il procedimento legale si è esaurito e che pertanto, dal punto di vista giuridico, sono considerati scaduti.

Se il contribuente paga l’ammontare della quota capitale di tali crediti aumentato dall’indice dei prezzi alla produzione, successivamente le sanzioni e gli interessi su tali importi saranno cancellati. Laddove il credito sia solo una penalità, il 50% dell’importo della penale e tutti gli interessi moratori relativi alla penale saranno condonati.

Per le sanzioni amministrative che sono addebitate sul valore in dogana delle merci importate, il 30% dell’ammenda sarà aumentato dall’indice dei prezzi alla produzione pagati, e quindi il restante 70% dell’ammenda e degli interessi dovuti saranno condonati. Per le sanzioni amministrative che non sono legate al valore in dogana delle merci importate, il 50% delle ammende sarà cancellato.

  1. Crediti impugnati o crediti ancora in corso di procedimento

La legge affronta anche le tasse e le imposte doganali che sono ancora oggetto di controversia attraverso procedimenti legali.

Se i termini di prescrizione per contestare un credito non sono ancora decorsi, o se già e` presente un ricorso nei confronti del credito nel giudizio di primo grado, il contribuente può allora beneficiare del condono pagando solamente il 50% dell’importo del capitale aumentato dall’indice dei prezzi di  produzione, dopo di che il saldo del capitale, le sanzioni e gli interessi saranno rimossi.

Se il contribuente ha vinto un ricorso in relazione al credito nel giudizio di primo grado e il ricorso è soggetto a impugnazione (di cui esistono diversi tipi), il contribuente può beneficiare del condono pagando solamente il 20% dell’importo del capitale aumentato dall’indice dei prezzi di produzione, dopo di che il restante 80% del capitale, delle sanzioni e degli interessi sarà cancellato.

  1. Transazioni nella fase di ispezione e valutazione

I contribuenti possono anche trarre vantaggio dalla legge se sono sottoposti a controllo fiscale prima della data di entrata in vigore della legge. Le transazioni che sono oggetto di indagine o valutazione saranno portate a termine dall’autorità e la valutazione trarrà vantaggio dalle stesse disposizioni applicabili alle transazioni che sono state contestate nei giudizi di primo grado.

  1. Base imponibile e incentivo fiscale

La legge offre ai contribuenti la possibilità di ottenere l’immunità in materia di accertamento fiscale per i precedenti periodi di imposta nei quali essi non hanno dichiarato il reddito se effettuano un pagamento supplementare per l’imposta sul reddito, per l’imposta sul reddito delle società, per l’IVA o per la ritenuta fiscale degli anni precedenti.

La legge stabilisce che se i contribuenti aumentano volontariamente la propria base imponibile ai tassi di dichiarazione previsti dalla Legge per ogni tipo di imposta e pagano la tassa applicabile (che, come spiegato in seguito e` del 20% per l’imposta sul reddito delle società), per tale imposta essi non saranno piu` soggetti ad un ulteriore accertamento fiscale. In altre parole, sarà possibile per essi evitare i rischi fiscali dei periodi precedenti effettuando questo ulteriore pagamento.

Prendendo come esempio l’imposta sul reddito delle società; i contribuenti devono pagare l’imposta sul reddito delle società al tasso del 20% sul valore incrementato della base imponibile aumentando la loro base imponibile dichiarata sul reddito delle società per il periodo compreso tra il 2013 e il 2017, alle aliquote previste dalla legge. Se il contribuente ha dichiarato delle perdite negli anni rilevanti, la base imponibile sarà aumentata ai tassi minimi di dichiarazione specificati nella Legge.

I contribuenti possono ridurre questa aliquota fiscale dal 20% al 15% se: (i) il contribuente ha presentato tempestivamente la propria dichiarazione dei redditi di quegli anni; e (ii) non ha presentato domanda per beneficiare delle disposizioni di cui ai precedenti punti 2 e 3.

Le imposte pagate dal contribuente sulla base imponibile maggiorata devono essere registrate come voci di spesa non consentite nei calcoli delle imposte societarie per i contribuenti delle società. Inoltre, il 50% delle perdite fiscali riportate dal contribuente relative ai periodi per i quali i contribuenti fiscali o le società hanno effettuato un aumento della base imponibile non può essere detratto dagli utili del 2018 o dei prossimi anni. In altre parole, il contribuente perde il diritto di utilizzare il 50% delle sue perdite riportate se beneficia di queste particolari disposizioni della legge.

Per le ritenute alla fonte e le imposte sul valore aggiunto, la legge stabilisce che le imposte pagate in precedenza debbano essere aumentate (al contrario di qualsiasi aumento della base imponibile) e le imposte devono essere pagate su tale importo oggetto di aumento al fine di beneficiare del condono su tali importi ad un certo tasso.

  1. Beni non registrati

I contribuenti che possiedono beni, macchinari, attrezzature o impianti che vengono utilizzati nella loro attività ma che non sono registrati possono beneficiare della legge per regolarizzare lo stato di tali beni. Affinché questi beni siano registrati, il contribuente deve pagare l’imposta sul valore aggiunto del 10% (per i beni a cui si applica l’imposta sul valore aggiunto standard del 18%) sul valore dichiarato dei beni. Il contribuente può detrarre solo i pagamenti dell’imposta sul valore aggiunto effettuati per registrare l’inventario commerciale nella sua dichiarazione IVA. Per i beni soggetti ad aliquote di imposta sul valore aggiunto più basse, si applicherà la metà dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto applicabile.

Il contribuente non pagherà sanzioni fiscali o interessi per i beni non registrati che decide di dichiarare attraverso questo processo.

  1. Beni registrati, disponibilità liquide e crediti nei confronti degli azionisti che non esistono ma che sono inclusi nei registri

I contribuenti che possiedono beni, crediti finanziari o crediti nei confronti degli azionisti, che sono registrati nei loro libri ma che non sono disponibili per l’attività o che non esistono possono beneficiare della legge per regolarizzare lo stato di tali crediti.

Per i beni diversi dalla liquidità e dai crediti verso gli azionisti, il contribuente deve emettere una fattura per tale attività e registrare la transazione nei suoi registri. Nessuna penale o addebito per ritardo verrà applicato a tale transazione; tuttavia questa farà parte delle entrate del contribuente. Per beneficiare di tali disposizioni, il contribuente dovrebbe emettere una fattura di vendita come se la vendita fosse effettuata nel periodo corrente e adempiere a tutti gli obblighi fiscali relativi alla fattura.

Le liquidità e i crediti verso gli azionisti che sono inclusi nei registri ma che non sono disponibili per il business possono essere cancellati dai registri contabili del contribuente se il 3% dell’importo pertinente è pagato come imposta.

  1. Rimpatrio di contanti – Trasferimento di beni all’estero verso la Turchia

La legge prevede che i contribuenti, sia persone fisiche che persone giuridiche, che dichiarano il proprio denaro, oro, valuta estera, titoli e altri strumenti del mercato finanziario che si trovano all’estero fino alla fine di novembre 2018 e che rimpatriano in Turchia tali beni entro tre mesi dalla dichiarazione possano disporre di tali beni liberamente. A condizione che venga corrisposta una tassa del 2% sulla liquidità e sul patrimonio, su tali attività non saranno effettuate ulteriori indagini fiscali o accertamenti fiscali.

La legge contiene inoltre disposizioni sull’esenzione fiscale in materia di trasferimento di plusvalenze ottenute dalla vendita di filiali estere, dividendi percepiti da controllate estere e redditi ottenuti attraverso stabili organizzazioni all’estero. A condizione che tali guadagni e profitti ottenuti o che saranno ottenuti da qui alla fine di ottobre 2018 siano trasferiti in Turchia fino alla fine del 2018, verranno applicate le esenzioni dall’imposta sul reddito e da quella sul reddito delle società.

  1. Pagamento rateale dei crediti

I contribuenti hanno la possibilità di pagare gli importi dovuti in base alla legge in rate a tassi di interesse inferiori a quelli altrimenti previsti dalla legge seguendo la procedura stabilita. I contribuenti possono scegliere di pagare l’importo corrispondente in 18 rate bimestrali (per un periodo totale di pagamento di 36 mesi). In questo caso, l’importo del credito verrà moltiplicato per i seguenti coefficienti in base al piano di pagamento scelto dal contribuente: 1.045 per 6 rate uguali; 1.008 per 9 rate uguali; 1.105 per 12 rate uguali e 1.15 per 18 rate uguali.

La legge è piuttosto dettagliata e sarà seguita da una legislazione secondaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Brexit: possibile impatto sulle famiglie del Regno Unito

Si è discusso molto sul fatto se la Brexit manterrà l’accesso al Mercato Unico e quale sarà il suo impatto sui cittadini europei che vivono nel Regno Unito e rispettivamente sui cittadini britannici che vivono negli altri Stati Membri dell’Unione Europea. Ma che dire dell’impatto potenzialmente distruttivo che la Brexit potrebbe avere sulle relazioni personali?

La parte 2 del Progetto di Accordo di Recesso (il 19 marzo 2018) sui diritti dei cittadini è stata “concordata dai negoziatori” e le sue disposizioni sono dirette a tutelare i diritti dei cittadini britannici e dei cittadini dell’Unione Europea consentendo l’effettivo esercizio dei diritti derivanti dal diritto dell’Unione Europea. La “cut-off date” coincide con il 31 dicembre 2020, quella che le coppie che semplicemente” vivono insieme “dovrebbero tenere a mente.

Questa parte della bozza dell’Accordo di Recesso prevede delle tutele per le coppie stabili ma che non sono sposate?

Si e no. I cittadini che vivono nel Regno Unito o in un Paese dell’Unione Europea fino al 31 dicembre 2020 potranno presentare la domanda per ottenere il settled status dopo aver risieduto per almeno 5 anni in modo continuativo nel Regno Unito prima o dopo il 31 dicembre 2020. Pertanto, il partner europeo di un cittadino inglese che vive nel Regno Unito o il partner inglese di un cittadino europeo che vive in uno stato membro dell’Unione Europea avrà il diritto di rimanere nel Regno Unito o nello Stato europeo, se lo desidera, indipendentemente dallo stato civile.

Tuttavia, la bozza dell’Accordo di Recesso non tutela in modo esaustivo il diritto dei cittadini inglesi e di quelli europei di portare il loro partner non europeo nello Stato ospitante dopo il 31 dicembre 2020. Esiste, dunque, una differenza significativa tra i diritti e le tutele garantiti alle coppie sposate e quelle che semplicemente “convivono”. Nonostante i rapporti di convivenza si stiano sempre di più diffondendo ed abbiano ottenuto il riconoscimento statutario in Scozia, in determinate circostanze, tali coppie sembra siano escluse dalla “tutela globale dei diritti dei cittadini” presentata in questa parte dell’accordo di recesso.

In che modo l’Accordo di Recesso tutela i cittadini del Regno Unito che desiderano raggiungere il loro partner nello Stato di origine entro il 2020 o il cittadino europeo nel caso in cui voglia raggiungere il proprio partner britannico nel Regno Unito dopo il 2020?

Non è prevista alcuna tutela per questi cittadini nell’accordo di recesso. Quest’ultimo tutela il diritto dei cittadini inglesi ed europei che vivono in tali Stati prima della data del cut-off date, ossia il 31 dicembre 2020. Ciò significa, ad esempio, che un cittadino inglese residente in Spagna fino al 31 dicembre 2020 ha il diritto di avere vicini i membri familiari, ovvero un coniuge o un partner registrato, i figli a carico di età inferiore ai 21 anni ed i genitori a carico restano con loro in Spagna o raggiungerli indipendentemente dalla loro nazionalità. Lo stesso vale per un cittadino europeo che vive nel Regno Unito entro la fine del periodo di transizione. Quindi il marito, la moglie o il convivente civile del cittadino inglese o europeo possono trasferirsi nel Regno Unito o nello stato europeo per raggiungere il coniuge (insieme a figli e genitori) dopo il 31 dicembre 2020 insieme a bambini e genitori, ma lo stesso non vale per i conviventi.

Un cittadino del Regno Unito che vive in uno stato membro dell’Unione alla fine del 2020 ha diritto a far rimanere i propri familiari, “il coniuge non comunitario o il partner civile registrato con loro nello stato ospitante”. I “membri familiari” possono raggiungere il cittadino britannico nello stato dell’Unione, anche dopo la fine del periodo di transizione, se sono sposati prima della fine del 2020.

Ma, laddove il partner non europeo non è sposato ed è “semplicemente” un convivente, la coppia dovrà dimostrare che la sua relazione è “duratura” ed è nata prima della fine del periodo di transizione. Lo stato ospitante dovrà quindi “facilitare l’ingresso e la residenza” ma solo dopo “un ampio esame delle circostanze personali”, un prerequisito che non è richiesto per le coppie sposate.

Dunque, i cittadini britannici e dell’Unione Europea ed i rispettivi “membri familiari” (cioè marito o moglie, figli minori di 21 anni e genitori) che soggiornano legalmente nello stato ospitante fino al 2020 avranno automaticamente diritto di risiedere nello stato ospitante. Ciò vale anche per i membri familiari non europei o britannici che desiderano raggiungere il cittadino dell’Unione Europea o inglese nello stato ospitante dopo il 2020 a condizione che siano stati “membri familiari” (marito, moglie, figlio o genitore) prima della fine del periodo di transizione. Tali individui possono andarsene e ritornare nello stato ospitante senza visto, lavorare nello stato ospitante ed avere il diritto di essere trattati allo stesso modo dei cittadini di tale stato ospitante.

Tuttavia, i “non familiari”, in particolare i conviventi non britannici e non europei non hanno tale diritto di soggiorno automatico. Il diritto di soggiornare o entrare nello stato ospitante dipende da “un ampio esame delle circostanze personali” e a condizione che sia stata instaurata una “relazione duratura” con il Regno Unito o il cittadino dell’Unione Europea prima del 31 dicembre 2020.

Il progetto di accordo di recesso non tutela il futuro a lungo termine di tutte le coppie del Regno Unito e dell’Unione Europea dopo la Brexit in particolare laddove il loro partner non è un cittadino inglese o europeo.

 

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Brexit: possibili effetti sul consiglio di amministrazione

Di seguito viene esaminato il potenziale impatto della Brexit sulle società irlandesi che soddisfano il requisito del Director residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo avendo un amministratore che risiede nel Regno Unito.

Attualmente tutte le società in Irlanda sono tenute ad avere almeno un amministratore residente in uno Stato membro dello Spazio Economico Europeo in base a quanto dispone la sezione 137 del Companies Act del 2014.

Lo Spazio Economico Europeo è composto da 28 Stati membri dell’Unione Europea e dall’Islanda, dal Liechtenstein e dalla Norvegia.

Molte società irlandesi adempiono al requisito di avere un director residente del SEE avendo un amministratore che è residente nel Regno Unito.

Impatto della Brexit

Come risultato della Brexit, non è ancora chiaro se il Regno Unito continuerà a far parte dello Spazio Economico Europeo.

Nell’ipotesi in cui il Regno Unito esca dallo Spazio Economico Europeo in seguito alla Brexit, ogni società irlandese che adempie al requisito del Director residente nell’ambito del SEE avendo anche solo un amministratore nell’ambito del SEE che risiede nel Regno Unito sarà in contrasto con la Legge.

Una società e qualsiasi suo funzionario che non soddisfi il predetto requisito sarà ritenuto colpevole del reato previsto dalla categoria 4 e sarà soggetta ad una multa che non può essere superiore ai € 5.000.

Esenzioni dall’obbligo di avere un amministratore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo

Una società non è obbligata ad avere un amministratore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo quando ha emesso un’obbligazione del valore di € 25,000. Quest’ultima deve prevedere che, in caso di mancato pagamento da parte della società dell’intera sanzione o parte di essa inflitta inseguito a:

  • Un reato commesso dalla società ai sensi del Companies Act;
  • Un reato commesso dalla società ai sensi dell’articolo 1078 del Taxes Consolidation Act 1997;
  • una sanzione che la società è stata tenuta a pagare ai sensi della sezione 1071 o 1073 del Taxes Consolidation Act del 1997

una somma di denaro diventerà esigibile al fine di estinguere l’importo dovuto dalla società.

Tale obbligazione deve essere valida per un minimo di due anni.

Una società non è tenuta ad avere un amministratore residente nell’ambito del SEE o un’obbligazione nel caso in cui sia stata rilasciata una certificazione dal Registrar of Companies, a seguito di una richiesta (Modulo di registrazione delle imprese B67 accompagnato da una dichiarazione di Entrate) effettuata da quest’ultima, stabilendo che la società ha un legame reale e continuo con una o più attività economiche che vengono svolte all’interno dello Stato. Affinché tale legame venga stabilito, i Revenue Commissioners devono verificare che la società soddisfi una delle seguenti condizioni:

  1. gli affari della società devono essere gestiti da uno o più soggetti da una sede legale principale stabilita nello Stato e tali soggetti devono essere autorizzati dalla società ad agire per suo conto;
  2. la società deve svolgere un’attività commerciale nello Stato;
  3. la società deve essere una controllata o una holding di una società o altre entità che soddisfi entrambe le condizioni di cui alle lettere a) e b);
  4. la società è una controllata di una società, un’altra controllata della quale soddisfa una o entrambe le condizioni indicate in (a) e (b).

Tale certificato sarà concesso soltanto nel caso in cui la società in questione riesca a fornire prova al Registro delle imprese del fatto che esista tale legame.

Conclusione

Resta da vedere se la Brexit comporterà l’uscita del Regno Unito dallo Spazio Economico Europeo. In caso positivo, le imprese che attualmente soddisfano il requisito del direttore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo avendo un amministratore residente nel Regno Unito dovranno adottare misure per adempiere a tale criterio in un altro modo, sia nominando un direttore che risiede in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo o avvalendosi di una delle suddette esenzioni a questo requisito previste dalla legge.

 

 

 

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Convegno sulla Brexit

Ascheri Academy, in collaborazione con la Coventry University e la University of East London, ha organizzato un importante convegno sulla Brexit, che si terra’ a Londra venerdi’ 20 luglio 2018 a partire dalle ore 9.00 am.

Se desideri consultare il programma completo del convegno, clicca qui.

Il seminario e’ gratutio ed e’ stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Napoli con 4 crediti formativi, validi per l’aggiornamento professionale forense.

Per maggiori informazioni su come raggiungere il luogo dell’evento e per iscriverti, clicca qui.

 

 

 

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Belgio: azioni collettive ora disponibili per le PMI e per i lavoratori autonomi

Il legislatore belga ha da poco approvato una nuova legge con lo scopo di ampliare la portata del sistema belga di ricorso collettivo, rendendo le azioni collettive disponibili anche per le piccole e medie imprese e per i lavoratori autonomi.

La legge, datata il 30 marzo 2018, e’ stata pubblicata nella Gazzetta dello Stato Belga il 22 maggio 2018 e modifica il Libro XVII, Titolo 2 del Codice belga di diritto economico, così come introdotto nel 2014.

Come originariamente redatto, il Libro XVII, Titolo 2 del Codice belga di diritto economico consentiva ai consumatori che erano stati personalmente danneggiati in seguito a una causa comune di presentare un’azione di ricorso collettivo (nota anche come azione collettiva) per danni attraverso un gruppo di rappresentanti.

A partire dal 1 ° giugno 2018, lo stesso tipo di ricorso viene messo a disposizione delle PMI e dei lavoratori autonomi, che possono ora – attraverso un gruppo rappresentativo – presentare un’azione di ricorso collettivo nei confronti di un’attività che viola i suoi obblighi contrattuali o una limitata lista di leggi europee o nazionali (la violazione deve essersi verificata dopo il 1 settembre 2014).

Le PMI sono definite come imprese belghe o straniere che impiegano meno di 250 dipendenti e che hanno un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro o un bilancio annuale totale inferiore a 43 milioni di euro. Di conseguenza, la maggior parte delle società belghe potrà beneficiare di questo sistema di ricorso collettivo. Secondo la Federazione delle imprese in Belgio, non meno del 98% di tutte le imprese belghe potranno ora ricorrervi.

La procedura di presentazione di un’azione di ricorso a disposizione delle PMI e dei lavoratori autonomi è la stessa procedura prevista per i consumatori nel 2014. Essi devono essere rappresentati da un rappresentante del gruppo accreditato, come un’organizzazione interprofessionale riconosciuta all’interno del Consiglio Superiore per i Lavoratori Autonomi e le PMI.

D’ora in avanti, solo il Tribunale Commerciale di Bruxelles potrà pronunciarsi sulle azioni di ricorso collettivo. La Corte d’Appello di Bruxelles rimarrà competente per i ricorsi presentati contro le decisioni emesse dal Tribunale Commerciale di Bruxelles.

Sebbene questa innovazione legislativa dovrebbe garantire una miglior protezione e applicazione dei diritti delle PMI, l’estensione esporrà le società a un aumento del rischio di contenzioso. Potrebbe effettivamente provocare un aumento delle richieste di risarcimento B2B, tra l’altro basate sulle violazioni di pratiche di mercato, della legge in materia di concorrenza o in materia di GDPR.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Spagna: motivi per la mancata adesione al sistema brevettuale unitario

Il Ministro dell’Energia, del Turismo e dell’Agenda digitale (al momento responsabile dei brevetti) ha confermato che la Spagna sta mantenendo la sua posizione nella non adesione al sistema di brevetto unitario.

Il Ministro ha parlato in una recente sessione plenaria del Congresso dei Deputati in risposta al quesito da parte dell’opposizione se la posizione fosse sempre la stessa.

Tutti i partiti dell’opposizione avevano espresso il loro supporto all’adesione al brevetto unitario e al sistema UPC (Unified Patent Court) nei precedenti dibattiti parlamentari e, come mostra questa nuova domanda, il tema in merito all’adesione o meno è ancora molto vivo nella politica spagnola.

Per quanto riguarda le ragioni per non partecipare al nuovo sistema, nel Marzo 2017, il Ministro allora responsabile dei brevetti aveva affermato che queste giravano intorno al fatto che lo spagnolo non era una delle lingue ufficiali.

Il deputato che ha ora sollevato la questione ha affermato che riteneva che queste ragioni non avessero molto senso. Oltre a notare che la registrazione di un brevetto europeo richiede l’utilizzo di un’altra lingua che non sia lo spagnolo, e che il sistema unitario di brevetto fornirà alcune compensazioni per i costi di traduzione, ha detto che il sostegno del governo alla legislazione del mercato unico e all’armonizzazione è in contraddizione con la sua promozione della coesistenza di due sistemi di brevetti.

Per quanto riguarda il regime linguistico, il Ministro, pur riconoscendo i punti del deputato, ha fatto riferimento al potenziale onere aggiuntivo per le società spagnole (con particolare riferimento alle piccole – medie imprese). Per quanto riguarda il mercato unico, il Ministro ha risposto che il sistema di brevetto unitario non è una armonizzazione europea ma è stata invece formata mediante la procedura di cooperazione rafforzata per quei paesi che desiderano parteciparvi. In aggiunta al regime linguistico, il Ministro ha indicato le seguenti ragioni per non partecipare:

  • l’incertezza del futuro del sistema dovuta in gran parte alla Brexit;
  • una società spagnola sarebbe ancora in grado di ottenere un brevetto unitario e applicarlo (fuori dalla Spagna) nell’UPC; e
  • maggiori spese del contenzioso nell’UPC che in un tribunale spagnolo, il che costituirebbe un particolare problema per le PMI.

 

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Hong Kong: la SFC pubblica gli obblighi informativi per i conti discrezionali

Il 23 maggio 2018, la Securities and Futures Commission (SFC) ha pubblicato le conclusioni della sua consultazione relativa agli obblighi informativi per i conti discrezionali (Conclusioni di Consultazione). Esse consistono in emendamenti al Codice di condotta per le persone autorizzate o registrate presso la Securities and Futures Commission (Code).

Gli emendamenti del Codice mirano a rispondere alle domande che sono state sollevate per la prima volta in risposta al documento di consultazione dell’SFC sui miglioramenti proposti alla normativa sulla gestione patrimoniale che era stata pubblicata il 23 novembre 2016.

In particolare, non era chiaro in che modo determinati obblighi informativi del Codice si applicassero ai conti discrezionali. In risposta, il 16 novembre 2017, la SFC ha pubblicato un’ulteriore consultazione finalizzata a chiarire la posizione dei conti discrezionali, contestualmente alla pubblicazione delle sue conclusioni tratte dalla consultazione iniziale.

Le Conclusioni della Consultazione definiscono la posizione finale della SFC in merito agli obblighi informativi per i conti discrezionali. Le modifiche finali del Codice sono state pubblicate il 25 maggio 2018 (una versione aggiornata degli emendamenti, che mostra ulteriori revisioni effettuate a seguito di un feedback alla consultazione, può essere trovata nell’Appendice A delle Conclusioni di Consultazione).

Le modifiche del Codice entreranno in vigore il 25 novembre 2018. La SFC ha fornito ulteriori indicazioni tramite domande frequenti, che verranno aggiornate di volta in volta.

A chi si applicheranno gli obblighi informativi?

Gli obblighi di informativa modificati (nella forma di un nuovo comma 7.2 del Codice) si applicheranno agli intermediari:

  • Che ricevono benefici dagli emittenti di prodotti nel corso della fornitura discrezionale di servizi di gestione; e
  • Che ricavano profitti commerciali da prodotti acquistati da o venduti a terzi per i conti discrezionali.

Che cosa comprenderanno tali obblighi?

  • La percentuale massima di benefici monetari per l’investimento di un tipo di prodotto deve essere divulgata. I “benefici monetari” includeranno benefici monetari sia quantificabili che non. Laddove i benefici monetari non siano quantificabili, l’esistenza e la natura di tali benefici dovrebbero essere rivelate.
  • La percentuale massima di profitti commerciali per l’investimento di un tipo di prodotto deve essere indicata nelle circostanze in cui non si assume alcun rischio di mercato e si realizza l’utile commerciale per effettuare (i) un acquisto di un prodotto di investimento da un terzo per un cliente, o (ii) una vendita di un prodotto di investimento a una terza parte per un cliente.

Sono inoltre comprese le seguenti informazioni generiche:

  • Il conseguimento di un beneficio deve essere indicato quando esiste un accordo di remunerazione non esplicito che dà luogo a un vantaggio monetario.
  • L’esistenza e la natura dei benefici non monetari da parte dell’emittente di un prodotto devono essere comunicate.

Esenzione

Ci sarà un’esenzione dal nuovo comma 7.2 del Codice in relazione agli investitori professionali istituzionali, nonché agli investitori professionali aziendali nel caso in cui siano rispettati i requisiti pertinenti di cui ai commi 15.3A e 15.3B del Codice.

La divulgazione dovrebbe essere fatta per iscritto ai clienti al momento dell’apertura del conto o prima di concordare i discrezionali servizi di gestione con il cliente.

E` richiesta solo una divulgazione una tantum, e un’informativa aggiornata dovrebbe essere fornita al cliente non appena sia possibile nel caso in cui ci siano dei cambiamenti.

La SFC ha inoltre stabilito (nella FAQ 2) che, laddove nessun vantaggio o profitto commerciale sia ottenuto da un intermediario, non e` richiesta alcuna informativa sebbene tali informazioni possano essere fornite agli investitori come informazioni aggiuntive.

I nuovi obblighi informativi costituiscono l’ultimo tassello del puzzle del regime potenziato della SFC  per i gestori patrimoniali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Norvegia: il Parlamento rifiuta la “Google Tax”

Il Parlamento norvegese ha respinto una proposta legislativa diretta all’introduzione di un’imposta sui modelli di business digitali, denominata “Google tax”, suggerendo al Governo di rivedere la questione della tassazione digitale in collaborazione con l’OCSE.

Il Parlamento ha invitato, inoltre, il Governo a fornire una valutazione su come la Norvegia seguirà i lavori dell’OCSE in quest’area entro l’autunno del 2019 e ha affermato che, allo stesso tempo, il Governo dovrebbe  valutare l’idoneità delle imposte temporanee sulle società digitali e valutare le possibili conseguenze dell’introduzione di una tassa sulle società digitali simile a quella proposta dalla Commissione europea nel marzo 2018.

 

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Norvegia: previste agevolazioni fiscali

Il Governo norvegese, il 15 maggio 2018, ha pubblicato una revisione del bilancio che prevede l’esenzione dall’IVA per le pubblicazioni elettroniche, le sgravi fiscali per le imprese ed un regime fiscale semplificato per i lavoratori stranieri.

A partire dal 2019, le modifiche alle imposte personali per i lavoratori stranieri vedranno l’introduzione di un regime di aliquota forfettaria del 25%, senza l’ammissibilità per le detrazioni. “L’assegno speciale per lavoratori stranieri” sarà abrogato.

Altre modifiche includono, inoltre, l’introduzione di nuove norme amministrative per le richieste di riduzione dell’imposta sui dividendi per gli azionisti stranieri.

Le modifiche per i datori di lavoro si concentrano sulle norme fiscali per le prestazioni in natura. Verranno, inoltre, modificate le norme sulla tassazione dei redditi da risparmio.

 

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Gli Emirati Arabi Uniti rilasciano una guida su come recuperare l’IVA sulle nuove costruzioni

L’Autorità Fiscale degli Emirati Arabi Uniti ha rilasciato una guida su come ottenere il rimborso dell’IVA sulle nuove costruzioni.

I cittadini degli Emirati Arabi Uniti sui quali grava l’IVA quando costruiscono una abitazione per il proprio uso esclusivo, hanno diritto a chiedere il rimborso dell’IVA a condizione che l’IVA si riferisca ai costi di costruzione.

La richiesta per ottenere il rimborso dell’IVA va effettuata online. La prima fase consiste nello scaricare, completare e presentare un modulo di rimborso all’Autorità fiscale entro 6 mesi dal completamento dei lavori di costruzione. Ai richiedenti che hanno diritto ad ottenere il rimborso verrà rilasciato un reference number.

I richiedenti devono quindi presentare la richiesta di rimborso dell’IVA ad un organismo di controllo accreditato dall’Autorità che emetterà successivamente un “Codice di Verifica” indicando l’importo delle imposte pagate rispetto all’importo rimborsabile e lo invia all’Autorità. Quest’ultima procederà quindi alla richiesta di rimborso dell’IVA finale.

Nessuna tassa è prevista da pagare per la richiesta di rimborso IVA.

Una guida completa sulla procedura di rimborso dell’IVA è disponibile in arabo sul sito web dell’Autorità.

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Finlandia-Spagna: nuovo trattato fiscale a partire dal 2019

La Finlandia e la Spagna hanno raggiunto un nuovo accordo che amplierà i diritti di tassazione del Governo finlandese per quanto riguarda i redditi da pensione e sarà efficace a partire dal 2019.

Il Ministero ha dichiarato il 17 maggio che, in base al trattato fiscale in vigore, i redditi da pensione versati ai residenti in Spagna sono tassati in Finlandia solo nel caso delle pensioni del settore pubblico. Il trattato soggetto a revisione consentirà alla Finlandia di tassare tutte le pensioni pagate dalla Finlandia ai residenti in Spagna, comprese le pensioni del settore privato.

Il nuovo trattato fiscale rafforza, inoltre, il diritto della Finlandia di tassare i redditi da locazione e le plusvalenze prodotti da persone residenti in Spagna derivanti da appartamenti residenziali situati in Finlandia.

La Finlandia e la Spagna hanno approvato il nuovo testo rispettivamente nell’aprile 2018. Secondo il Ministero, il trattato soggetto a revisione entrerà in vigore il 30 luglio 2018 e produrrà effetto dal 1 ° gennaio 2019.

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Germania: il governo Tedesco emana il Draft Act sulle class actions

Come concordato nell’accordo di Coalizione dell’attuale governo tedesco, il 9 maggio 2018 il Ministero federale della giustizia ha presentato ufficialmente la legge sui procedimenti del modello dichiarativo (“il Draft Act”), dopo lunghe negoziazioni dell’ultimo minuto all’interno del governo.

Il Draft Act, se approvato, darebbe alle istituzioni qualificate il diritto di far valere le pretese legali a nome delle varie categorie di consumatori con lo scopo di ottenere delle decisioni. Il progetto e` quello di rendere esecutivo il Draft Act entro il 1 novembre 2018.

La Commissione Europea ha pubblicato una proposta che si muove nella stessa direzione, e i suoi suggerimenti vanno ben oltre la proposta di legge emanata dal Governo tedesco. La Germania quindi si sta già impegnando al fine di anticipare la prossima legislazione in materia, sebbene il Draft Act non sia stato ancora reso esecutivo. Pertanto si prevede che in questo ambito del diritto verranno intraprese azioni specifiche – e potenzialmente divergenti – a livello degli Stati Membri e dell’UE.

Presentato dal Ministero federale della giustizia tedesca, il Draft Act, se approvato, assegnerebbe alle istituzioni qualificate il diritto di proporre azioni collettive per le categorie di consumatori, al fine di ottenere un giudizio dichiarativo. L’attuazione del Draft Act e` prevista per il 1 novembre 2018.

Elementi fondamentali del Draft Act

Un’azione relativa ad un reclamo o ad un rapporto giuridico tra un consumatore e una società puo’ essere sollevata da qualsiasi istituzione qualificata che è stata registrata per quattro anni ai sensi della Legge tedesca sui provvedimenti ingiuntivi o (straniera) con la Commissione europea ai sensi della Direttiva 2009/22 / CE. Inoltre, l’istituzione deve essere composta da 10 associazioni o 350 persone fisiche. Non può ricevere più del 5% dei suoi mezzi finanziari da persone giuridiche e non può utilizzare procedimenti standard al fine di ottenere profitto.

Per avviare i procedimenti in questione, l’associazione dei consumatori deve dimostrare di rappresentare 10 consumatori identificati che sono coinvolti. L’avvio dei procedimenti non impedisce ai consumatori di presentare reclami individuali. Una volta che è stato avviato il procedimento standard, nessun ulteriore procedimento standard può essere avviato sulla base dei medesimi fatti contro lo stesso convenuto.

Affinché il procedimento venga esaminato dal tribunale, 50 richiedenti devono aderire al reclamo registrando la propria domanda in appositi registri entro un periodo di due mesi.

Qualsiasi consumatore vittima delle presunte violazioni ha il diritto di aderire al procedimento standard in corso registrando la propria richiesta almeno un giorno prima dell’udienza.

Qualsiasi consumatore che abbia già aderito al procedimento standard può recedere dal procedimento.

I procedimenti standard vengono risolti mediante l’emissione di una sentenza dichiarativa da parte del tribunale o mediante regolamento.

Le conclusioni della sentenza dichiarativa del tribunale hanno effetto vincolante per qualsiasi consumatore che abbia avuto accesso al procedimento prima dell’udienza. Sulla base di queste risultanze, il consumatore può avviare un procedimento individuale per danni.

In alternativa, l’istituzione qualificata può risolvere il contenzioso per conto di tutti i consumatori registrati. Qualsiasi accordo deve essere approvato dal tribunale competente, che concederà l’approvazione nel caso in cui l’accordo tra le parti costituisca un “accordo amichevole adeguato”. L’accordo diventa valido a meno che il 30% o più di tutti i consumatori registrati scelga esplicitamente di rinunciarvi.

Il diritto di avviare un procedimento standard e` concesso a qualsiasi istituzione qualificata registrata ai sensi della Injunctive Relief Act (Unterlassungsklagegesetz) o della Direttiva 2009/ 22 / CE. La questione relativa a chi dovrebbe avere il diritto di promuovere un reclamo e’ stata abbondantemente affrontata durante la preparazione del Draft Act, in quanto vi e` una legittima preoccupazione che il diritto di agire possa essere abusato.

L’attuale proposta di legge mostra l’applicazione di alcune limitazioni al diritto di agire. In particolare, il requisito secondo cui un’istituzione qualificata registrata per quattro anni impedirà la creazione di tali istituti per il solo scopo di poter presentare istanze di procedimento standard.

Tuttavia, tali limitazioni non eliminano del tutto la preoccupazione che un’istituzione qualificata ammissibile possa collaborare con finanziatori di terze parti e / o studi legali specializzati in azioni collettive o reclami di gruppo. Tale combinazione potrebbe essere altamente redditizia per lo studio legale o per il finanziatore del contenzioso e, allo stesso tempo, non comprometterebbe il diritto dell’istituzione qualificata di agire in giudizio.

Inoltre, la logica alla base del Draft Act era quella di migliorare i diritti dei consumatori superando la cosiddetta “razionale mancanza di interesse” che un consumatore si trova di fronte quando presenta una richiesta di rimborso per una piccola somma di danno. Tuttavia, ai sensi del Draft Act, ogni consumatore dovrebbe comunque completare un processo di due fasi. In primo luogo, il consumatore dovrebbe dar luogo o aderire a una richiesta presentata da un ente qualificato al fine di ottenere un giudizio dichiarativo. In secondo luogo, il consumatore dovrebbe promuovere una richiesta di risarcimento a parte.

Non si sa tuttavia se i consumatori vorranno passare attraverso un processo così complesso in caso di danni di piccola entità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Regno Unito: come ottenere la cittadinanza

Lo scandalo denominato “Windrush” a suo tempo ha spinto il governo ad offrire gratuitamente la cittadinanza inglese ai cittadini del Commonwealth che sono arrivati nel Regno unito prima del 1973. Tuttavia, tale decisione non è stata rispettata a lungo.

Ci sono attualmente milioni di persone che vivono nel Regno Unito legalmente e possiedono un permesso di soggiorno a tempo indeterminato o la residenza permanente. Il Regno Unito dovrebbe aiutare tali soggetti ad acquisire la cittadinanza inglese.

Fino a circa vent’anni fa, era normale che un soggetto che aveva acquisito il diritto a rimanere a tempo indeterminato nel Regno Unito presentasse domanda per ottenere la cittadinanza inglese. Ciò non significa che tutti automaticamente presentassero domanda per la cittadinanza, anche perché per qualcuno il Paese di origine non consentiva il possesso della doppia cittadinanza, ma per coloro che invece volevano ottenerla il processo era semplice e veloce.

Al giorno d’oggi, invece, il processo è piu’ complicato e soprattutto molto costoso. Richiedere la cittadinanza per naturalizzazione costa oggi 1.330 sterline, dieci volte di piu’ rispetto a quanto costava una volta. Bisogna inoltre tenere presente che molte persone che possono presentare domanda hanno già speso migliaia di sterline in tasse di immigrazione e molti di questi non si possono permettere di sostenere i costi per la naturalizzazione. Altri ancora potrebbero sostenerle, ma si chiedono se ne valga la pena, in quanto sono comunque già in possesso del diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito a tempo indefinito.

Il risultato è che, al giorno d’oggi, migliaia sono le persone che hanno fatto del Regno Unito la loro casa e che vi lavorano e pagano le tasse, ma non sono cittadini inglesi e non hanno il diritto di voto.

I cittadini del Commonwealth possono votare, ma i cittadini europei non possono votare alle elezioni generali e altri ancora non possono votare per nulla. Le persone che non hanno diritto di voto sanno bene che le loro opinioni poco contano per il paese e per tale motivo potrebbero essere meno interessati in quello che accade attorno a loro e meno desiderosi di esserne coinvolti. Gli Stati Uniti conoscono bene questa problematica e, per tale motivo, il sito del Department of Homeland Security incoraggia i soggetti titolari della green card a richiedere la cittadinanza americana.

Se il governo inglese non si affretta a fare qualcosa, infatti, i cittadini europei che vivono nel Regno Unito e i loro figli potrebbero fare parte di un nuovo scandalo, simile allo scandalo “Windrush” ma su piu’ larga scala.

Uno dei modi per fare fronte al problema è quello di aiutare i cittadini europei ad ottenere la cittadinanza inglese. Bisogna tuttavia sottolineare che molte di queste persone forse non hanno un forte desiderio di diventare cittadini inglesi, anche a causa del rifiuto del governo dopo il referendum di garantire il loro diritto a rimanere in UK. Però, c’è anche da dire che molte di queste persone potrebbero prendere in considerazione tale opzione se solo il procedimento fosse piu’ semplice.

Come prima cosa, il Governo potrebbe ridurre l’imposta per la naturalizzazione da 1.330 sterline a 372 sterline, costo effettivo per processare la domanda.

I cittadini europei inoltre incontrano un altro ostacolo quando presentano domanda per la naturalizzazione. Infatti, siccome il passaporto di questi ultimi non viene timbrato ogni qual volta fanno ingresso nel Regno Unito, l’Home Office solitamente richiede a tali soggetti di fornire una “prova alternativa” per dimostrare la loro residenza continuativa nel Regno Unito per un periodo di cinque anni, necessario per la naturalizzazione (tre anni nel caso in cui il soggetto sia sposato con un cittadino inglese).

Tale procedura non ha molto senso. Da novembre 2015, tutti i cittadini europei che richiedono la naturalizzazione nel Regno Unito devono prima ottenere un documento che ne attesti il diritto di residenza permanente, e per ottenere quest’ultimo devono dimostrare all’Home Office di aver risieduto legalmente nel Regno Unito per un periodo di almeno cinque anni. Quando tali soggetti presentano domanda per la naturalizzazione all’Home Office, questo richiede nuovamente loro di fornire prove simili, e spesso le domande vengono rifiutate.

Altri cittadini (come quelli americani, ad esempio) non devono fornire prova di aver risieduto in UK quando presentano domanda per la naturalizzazione anche se i timbri sul loro passaporto di fatto non dimostrano quanto tempo tali soggetti hanno trascorso nel Regno Unito (il Regno Unito, infatti, ha abolito i timbri all’uscita già molti anni fa). E inoltre, a coloro che hanno in precedenza richiesto il servizio Registered Traveller non viene nemmeno timbrato il passaporto perché’ possono utilizzare le porte per i passaporti elettronici presenti nei vari aeroporti.

L’Home Office raccoglie le informazioni relative all’entrata e all’uscita delle varie persone dalle aerolinee e le custodisce all’interno dei propri database per cinque anni. Pertanto, è già in possesso di numerosi informazioni. Queste ultime, assieme alle informazioni raccolte per processare la precedente domanda del soggetto volta ad ottenere il permesso di residenza permanente, dovrebbero essere sufficienti.

L’imposizione di ulteriori oneri sui cittadini europei potrebbe scoraggiare questi ultimi dal presentare domanda per ottenere la cittadinanza.

È importante sottolineare che aiutare i cittadini europei e gli altri a diventare cittadini inglesi non e’ solo utile a questi ultimi, ma potrebbe anche aiutare a ridurre il divario nel paese, divenuto molto evidente soprattutto dopo il referendum sulla Brexit.

 

 

 

 

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Brexit: il Regno Unito e l’Unione Europea raggiungono un accordo

Il Regno Unito e l’Unione Europea sembrano aver raggiunto un accordo definitivo sui diritti dei cittadini europei dopo la Brexit, il cui effetto è che quest’ultimi continueranno a beneficiare del diritto di libera circolazione dell’Unione Europea fino alla fine del periodo di transizione, ossia il 31 dicembre 2020. Sorprendentemente, questo significa che il Regno Unito ha accettato di rinunciare ad uno dei capisaldi della linea negoziale adottata, secondo cui tutti i cittadini europei saranno soggetti alla legge sull’immigrazione del Regno Unito dopo che il quest’ultimo lascerà l’Unione Europea il 29 marzo 2019. I cittadini dell’Unione Europea ora non saranno più soggetti alla legge sull’immigrazione del Regno Unito fino al 1 gennaio 2021 e, in alcuni casi, fino al 30 giugno 2021. Nella pagina del sito web dell’Home Office dal titolo “Esempi di casi studio: diritti dei cittadini europei nel Regno Unito” è spiegato come tale accordo verrà applicato ai cittadini dell’Unione Europea.

“In sintesi, i cittadini dell’Unione Europea che hanno completato i cinque anni di permanenza nel Regno Unito prima della fine del periodo di transizione potranno presentare la domanda per ottenere il “settled status “(che è effettivamente lo status di persona stabilmente residente disciplinata dalla legge del Regno Unito). Il Governo britannico sta ancora sostenendo che inizierà ad accettare le richieste per il settled status entro la fine dell’anno. Tuttavia, sarà interessante capire se i cittadini dell’Unione Europea saranno soggetti o meno alla normativa sull’immigrazione del Regno Unito fino al 2021. Il Governo britannico sta affermando che i cittadini dell’Unione Europea avranno tempo fino al 30 giugno 2021 per richiedere tale status.

I cittadini dell’Unione Europea che arrivano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019 e non presentano i requisiti per richiedere il “settled status” prima della fine del periodo di transizione potranno richiedere un permesso di soggiorno temporaneo che consentirá loro di completare il periodo quinquennale per poter richiedere il “settled status”. Ancora una volta, avranno tempo fino al 30 giugno 2021 per richiedere questi documenti.

I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito durante il periodo di transizione che desiderano rimanere nel Regno Unito per più di tre mesi dovranno registrarsi nel Regno Unito. Se desiderano rimanere nel Regno Unito dopo la fine del periodo di transizione, dovranno richiedere un permesso di soggiorno temporaneo che consentirà loro anche di completare il periodo di cinque anni per richiedere il “settled status”.

I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito dopo la fine del periodo di transizione saranno soggetti alla normativa sull’immigrazione del Regno Unito e dovranno soddisfare i requisiti di ammissione previsti dal sistema di immigrazione del Regno Unito che verrà attuato dopo la Brexit. Il Governo del Regno Unito pubblicherà le sue proposte relative a tale sistema verso la fine del 2018.

Questo accordo fornisce sicuramente molte più certezze ai cittadini dell’Unione Europea che intendono trasferirsi nel Regno Unito nei prossimi due anni e ha dato loro il tempo di pianificare il loro trasferimento. Tuttavia, è sorprendente che il Governo del Regno Unito sia stato disposto ad abbandonare una delle sue principali posizioni negoziali, vale a dire che i cittadini europei saranno soggetti alla legge sull’immigrazione del Regno Unito una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. È chiaro che ha ritenuto di fare un passo indietro su questo tema per essere in grado di ottenere condizioni più favorevoli in altri settori. Inoltre, questo accordo prolunga efficacemente il periodo di transizione fino al 30 giugno 2021, almeno nell’area dei diritti dei cittadini dell’Unione, in quanto farà in modo che solo i cittadini europei saranno in possesso del settled status o del permesso di soggiorno temporaneo dopo tale data.

 

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Paesi Bassi: locazioni commerciali a breve termine

I cosiddetti pop-up shops (in italiano, negozi temporanei) rispondono alle esigenze del mercato e sono oggi divenuti parte della realtà economica. In seguito alla crescente popolarità di negozi e ristoranti temporanei, il 16 marzo del 2016 il governo fiammingo ha adottato un decreto in materia, introducendo un quadro normativo per disciplinare le locazioni commerciali a breve termine.

Il 15 marzo del 2018 anche la Regione Vallone ha adottato un apposito decreto, che è entrato in vigore il 1 maggio del 2018. Tuttavia, per quanto riguarda la regione di Bruxelles – Capitale, le trattative sono ancora in corso.

Di seguito una sintesi delle principali caratteristiche della nuova normativa adottata dalla Regione fiamminga e dalla Regione Vallone in materia:

  • Entrambi i decreti sopra menzionati si applicano alle locazioni commerciali di immobili o parti di immobili concluse per un periodo di un anno o meno, laddove lo scopo esplicito della locazione è quello di condurre un’attività al dettaglio o un’attività artigianale a contatto diretto con il pubblico. Il decreto fiammingo stabilisce espressamente l’irrilevanza delle modalità con cui vengono organizzarti i rapporti tra il soggetto locatario e il pubblico e l’irrilevanza del fatto che il locatario sia proprietario dell’attività che viene svolta nell’immobile;
  • Il contratto di locazione non può avere durata superiore ad un anno e termina automaticamente allo scadere di detto periodo;
  • Una locazione commerciale a breve termine può essere rinnovata alle seguenti condizioni: 1) Le parti dichiarano per iscritto di voler rinnovare il contratto; 2) Le parti si impegnano a rinnovare il contratto mantenendo le medesime condizioni previste dal contratto iniziale; 3) La durata totale del contratto di locazione (così come rinnovato) non dev’essere superiore ad un anno. Il decreto vallone stabilisce che, se il locatario continua ad occupare i locali commerciali anche dopo la scadenza del contratto di locazione (e, pertanto, l’immobile in questione rimane occupato per un periodo superiore ad un anno) e nell’arco del mese successivo alla scadenza del contratto non vengono sollevate obiezioni da parte del locatore, la locazione verrà considerata ordinaria. Si applicheranno in questo caso le norme che disciplinano tale tipologia di contratto (Act of 30 April 1951) e la locazione verrà considerata di durata novennale a partire dalla data in cui è entrato in vigore il contratto. Anche il decreto fiammingo prevede una disposizione simile. Lo stesso, infatti, stabilisce che le locazioni commerciali a breve termine terminano automaticamente allo scadere del termine pattuito. È possibile estendere o rinnovare la locazione a patto che estensione o rinnovo vengano pattuiti per iscritto e la durata totale della locazione non superi l’anno. Se la locazione si estende oltre l’anno, verrà considerata una locazione commerciale novennale, e ricadrà pertanto sotto la disciplina prevista dal Act of 30 April 1951;
  • Il locatario può decidere di risolvere il contratto di locazione in qualsiasi momento, con l’unico vincolo di dare almeno un mese di preavviso al locatore. Le parti di un contratto di locazione commerciale a breve termine possono inoltre terminare il contratto per mutuo consenso espresso per iscritto; 
  • Il subaffitto e la cessione dei contratti di locazione commerciale a breve termine sono vietati in entrambe le regioni. Tuttavia, il decreto della Regione Vallone stabilisce che le parti “possono accordarsi diversamente per iscritto”;
  • A meno che il contratto di locazione non lo vieti espressamente, il locatario può apportare delle modifiche ai locali commerciali per adattarli all’attività svolta, a condizione che i costi non superino il costo dell’affitto di un anno. Tuttavia, due sono le condizioni essenziali: non vanno compromesse la sicurezza, la salute e i valori estetici e il locatore deve essere informato tramite raccomandata prima dell’inizio dei lavori;
  • Al termine della locazione, il locatore può richiedere venga ripristinato l’aspetto originale dei locali, a meno che le parti non abbiano concordato diversamente. Il locatario non ha diritto a ricevere nessun compenso per eventuali migliorie apportate ai locali;
  • A meno che le parti non abbiano pattuito diversamente, i decreti stabiliscono che le imposte relative all’immobile locato si considerano incluse nel prezzo dell’affitto;
  • Se il contratto di locazione commerciale a breve termine viene registrato, il locatario non può essere sfrattato dall’immobile nel caso in cui quest’ultimo venga venduto.
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Jersey leader nel mercato delle cripto valute

Nel 2014 la Commissione per i Servizi Finanziari del Jersey (JFSC) ha approvato il lancio del primo fondo di investimento in bitcoin, Global Advisors Bitcoin Investment Fund (GABI Plc). Successivamente, Il Fondo ha anche ricevuto la certificazione come Jersey Expert Fund.

Il regime del Jersey Expert Fund è il regime chiave nel settore dei fondi d’investimento alternativi, e numerosi fondi di investimento (compreso Softbank Vision Fund) mirano ad ottenere tale approvazione. Questo tipo di fondo può essere aperto ad un numero illimitato di “expert investors”, tra cui i più comuni sono i soggetti che investono un minimo di $100.000.

In un ambito dove gli enti regolatori sono stati spesso criticati di non essere capaci a modificare gli attuali regimi normativi ed adattarli agli sviluppi del settore delle valute virtuali, il JFSC, quando ha rilasciato l’approvazione al il fondo GABI, si è focalizzato su alcune delle principali preoccupazioni degli investitori e sulla loro protezione, tra cui:

  • la provenienza dei bitcoin del fondo d’investimento;
  • procedure di custodia dei bitcoin messe in atto dal fondo.

Questi problemi ovviamente vanno visti nell’ambito del settore di digital asset e vanno valutate le possibilità per gli enti regolatori di regolamentare qualcosa senza proprietà fisiche.

Per la protezione contro il riciclaggio di denaro e la salvaguardia dell’integrità sia del fondo sia della reputazione del Jersey come un centro finanziario internazionale, il JFSC ha richiesto come requisito essenziale che i bitcoin del fondo di investimento provengano solo dai cosiddetti ‘miners‘, governi sovrani o mercati regolamentati.

In aggiunta, il fondo può nominare come “custode di servizi di portafoglio digitale” solo se i soggetti che “forniscono servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei propri clienti, al fine di detenere, memorizzare e trasferire valute virtuali”, sono regolamentati nella loro giurisdizione locale e se sono oggetto di requisiti di regolamento di capitale equivalenti a quelli di Jersey.

In questo modo il JFSC e’ stato in grado di riconoscere e qualificare GABI come ‘Expert Fund”.

Emissione di nuova moneta (ICOS)

Vi è stata una esplosione delle cosiddette Initial Coin Offerings (o ICOs) nell’ultimo anno.

Fondata principalmente sulla Ethereum blockchain, l’uso di “contratti smart” consente ad un fondatore ICO di “coniare” la propria moneta o token in cambio delle cosiddette Ether subscriptions. I token consentono al soggetto che li detiene di accedere a nuovi software o ad una particolare piattaforma o possono conferire al loro possessore determinati diritti economici.

Tutte le giurisdizioni hanno cercato di stare al passo con lo sviluppo delle ICOs. Mentre alcune autorità normative finanziarie hanno proibito del tutto le ICOs, ed altri hanno dato carta bianca a tutti i promotori di ICO, il JFSC ha intrapreso una via di mezzo: quelle ICOs che sono supportate da promotori credibili e che hanno una solida base devono essere supportate.

In questo contesto, nel dicembre del 2017 e’ stata lanciata la prima Initial Coin Offering(ICO) del Jersey, la ARC Reserve Currency. ARC è una cripto moneta che è progettata per agire come una moneta senza i picchi di volatilità tipici delle altre cripto valute, come il bitcoin. A differenza di altri concorrenti promotori di nuove cripto valute, che stanno per essere lanciate nel mercato, JFSC ha assicurato che ARC è stato lanciato di molto in anticipo rispetto ai concorrenti e con un grado di controllo normativo che dovrebbe dare ai futuri acquirenti un certo grado di garanzia non disponibile in altre giurisdizioni.

In tutti i casi, JFSC ha adottato un approccio pragmatico per l’approvazione delle ICOs, concentrandosi sulla protezione dei consumatori e la lotta contro il riciclaggio di denaro. Anche grazie a ciò, i promotori di ICO desiderano utilizzare un emittente incorporato in Jersey data la buona reputazione della giurisdizione del paese.

Di conseguenza, al fine di dare agli investitori in ICO un certo grado di protezione e comfort che potrebbe non essere disponibile in molte altre giurisdizioni, JFSC ha imposto alle società emittenti di ICO alcuni ragionevoli requisiti, tra i quali:

  • nominare e mantenere un soggetto residente nel Jersey come direttore del consiglio di amministrazione della società emittente;
  • nominare un amministratore con licenza del Jersey;
  • preparare audit annuali con il Jersey Companies Registry;
  • mantenere e adottare adeguati procedure di AML/CFT;
  • preparare un Information Memorandum conforme con il Jersey Company Law;
  • includere in qualsiasi materiale di marketing tutta l’informazione necessaria in modo che la stessa risulti trasparente per i compratori.

Il JFSC ha da subito visto che il volume e il valore delle nuove cripto valute stava aumentando enormemente e le persone stavano convertendo le valute virtuali in valuta reale e viceversa.

Riconoscendo l’esistenza di un notevole vuoto normativo in questa materia, il JFSC ha portato le società fornitori di ‘Virtual Currency Exchange’ (VCE) sotto l’ombrellone normativo del Jersey, richiedendo che le VCEs siano conformi con la giurisdizione di Jersey e le loro operazioni siano volte a  prevenire il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

 Da GABI nel 2014 ad AX1 nel 2018, il governo di Jersey è stato un leader di mercato nel suo approccio alle cripto valute e risorse digitali; la giurisdizione ha sviluppato un eccezionale pool di competenze in modo tale da accogliere le interessanti opportunità presentate da questi fondi di investimento attraverso l’innovazione digitale.

Lo sviluppo di soluzioni, siano esse tecniche, legali o finanziarie, ha consentito a Jersey di conservare la sua posizione di leader e prediligere competitività e innovazione.

 

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Unione Europea: transazioni transfrontaliere e costituzione di società online

Il 25 aprile 2018, la Commissione europea ha pubblicato due proposte di direttiva: una volta a semplificare i procedimenti di fusione e divisione delle società e il trasferimento della sede legale all’interno dell’UE e l’altra al fine di rendere possibile la creazione di società online in tutta l’UE.

A quali forme societarie si applicano le proposte?

Nei Paesi Bassi, la nuova procedura europea armonizzata per fusioni, divisioni e conversioni transfrontaliere e la creazione online completa di una società si applicherà in linea di principio alle società private a responsabilità limitata (besloten vennootschappen) e alle società per azioni (naamloze vennootschappen). Tuttavia, i singoli stati membri possono scegliere di non consentire che le società per azioni vengano costituite interamente online.

Per il Belgio, le nuove regole in questione si applicano alle società per azioni (naamloze vennootschap / société anonyme), alle società in accomandita con azioni (commanditaire vennootschap op aandelen / société en commandite par actions) e alla società a responsabilità limitata privata (besloten vennootschap met beperkte aansprakelijkheid / société privée à responsabilité limitée).

Come nei Paesi Bassi, alcune tipologie di società possono essere escluse dalla procedura di costituzione online. Inoltre, il Belgio adotterà le misure necessarie per garantire che la proposta sulle fusioni, le divisioni e le conversioni transfrontaliere si applichi a tutte le forme societarie.

Per quanto riguarda il Lussemburgo, le norme si applicano alle cosiddette’ société anonyme (società per azioni), alla società in accomandita per azioni (société en commandite par actions) e alle società a responsabilità limitata (société à responsabilité limitée), con la possibilità di escludere le prime e, potenzialmente, la SCA dalla piena costituzione online.

Allo stato attuale, la normativa lussemburghese sulle fusioni transfrontaliere è piuttosto flessibile e consente una fusione transfrontaliera con qualsiasi società del Lussemburgo o società in accomandita con personalità giuridica. Inoltre, la fusione transfrontaliera di una società del Lussemburgo con una società straniera (ossia non UE) è consentita nella misura in cui questa non sia vietata dalla legge straniera applicabile e la società non europea rispetti le disposizioni e le formalità della sua legge nazionale.

La procedura per le fusioni transfrontaliere rimane sostanzialmente la stessa come prevista dall’attuale direttiva sulle fusioni (direttiva 2005/56 / CE, codificata nella direttiva 2017/1132) con l’aggiunta di nuove norme per le fusioni semplici e nuove misure protettive per gli azionisti e creditori.

La nuova procedura per la divisione o conversione transfrontaliera sarà, per la maggior parte, identica alla procedura di fusione transfrontaliera. Le nuove misure di protezione comprendono, tra l’altro, la possibilità per lo Stato membro di pretendere che la società dichiari di non vedere alcuna ragione per cui non dovrebbe più essere in grado di adempiere ai propri obblighi dopo la transazione e che i creditori che non sono soddisfatti della protezione fornita possano chiedere garanzie adeguate all’organo amministrativo o giudiziario competente. Gli azionisti di minoranza che hanno votato contro la transazione transfrontaliera possono beneficiare di una compensazione in contanti.

Tutti i documenti richiesti devono essere caricati online utilizzando e-ID e firme elettroniche (in conformità con il regolamento (UE) 910/2014).

Per prevenire gli abusi, le autorità nazionali possono utilizzare le rispettive informazioni circa gli amministratori espulsi. Le autorità pubbliche possono anche chiedere che alcuni professionisti (come i notai) siano coinvolti nella costituzione della società, a condizione che i soci fondatori possano completare interamente la procedura online.

Le proposte per le nuove direttive saranno ora discusse dal Consiglio Europeo e dal Parlamento Europeo, che dovranno raggiugere un comune accordo. Successivamente, gli Stati membri affronteranno un cosiddetto periodo di recepimento, durante il quale le direttive dovranno essere recepite nel diritto nazionale.

 

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Romania: Trasferimento di beni e trattamento IVA

Per effetto delle disposizioni del codice fiscale rumeno, il trasferimento di tutto o parte del patrimonio di una società non viene considerato una fornitura dal punto di vista dell’IVA. L’acquisizione di un’impresa non è pertanto soggetta a IVA. Sembra semplice, ma la classificazione può essere difficile. Ecco, quindi, quali sono i requisiti e le condizioni.

Quadro generale

Il codice fiscale rumeno definisce il trasferimento di tutti i beni di un’impresa ed il trasferimento di una parte degli attivi di una linea di business. In tali casi il cessionario dei beni è considerato il successore del cedente, in merito all’adeguamento del diritto alla detrazione dell’IVA.

Se l’IVA è stata detratta sull’acquisto iniziale delle attività trasferite o è stata prelevata su beni e servizi utilizzati per la produzione di tali attività, è importante chiarire i criteri che qualificano un trasferimento dell’impresa o un trasferimento delle attività al fine di assicurarsi che non sia soggetto a tassazione IVA.

Il valore delle attività trasferite è solitamente sostanziale e l’impatto dell’IVA sarebbe lo stesso nel caso in cui l’operazione fosse classificata come una cessione di beni. Le conseguenze consisterebbero in un significativo impatto negativo del flusso di cassa per il successore e imporrebbe un ulteriore onere per recuperare l’IVA pagata.

Requisiti

Per qualificarsi come un trasferimento di beni, tali beni devono formare una struttura che sia indipendente dal punto di vista tecnico, vale a dire una struttura in grado di svolgere attività economiche autonome (stand-alone). Il semplice trasferimento di edifici o impianti di produzione in cui sono situate le attività non classifica di per sé l’operazione come un trasferimento di attività. L’attività (o le funzioni relative alle attività) trasferita al successore può essere proseguita dal successore in un luogo diverso, purché l’attività venga mantenuta.

È discutibile il fatto se tale attività possa essere modificata dal cessionario in qualsiasi modo pur mantenendo la struttura del patrimonio presente nel momento in cui è stato trasferito. La giurisprudenza europea indica che, in un caso i), un’autorità fiscale ha stabilito che il cessionario deve continuare a svolgere lo stesso tipo di attività del cedente in quanto viene trattato come successore di quest’ultimo. Dal punto di vista delle autorità fiscali, non può esserci continuità con la stessa persona giuridica senza la continuazione dello stesso tipo di attività, anche se la legge sull’IVA del paese non menzionava tale obbligo. La Corte di Giustizia europea ha stabilito che non è cruciale il fatto che lo stesso tipo di attività debba essere svolto dal cessionario.

Inoltre, il semplice trasferimento del patrimonio (in tutto o in parte) non si configura come un trasferimento a meno che il successore delle attività non dimostri la sua intenzione di svolgere l’attività che gli è stata trasferita e di non liquidare l’attività o vendere i beni. Il cessionario deve quindi fornire una dichiarazione giurata al cedente in cui afferma la sua intenzione.

Le conseguenze per l’acquirente

Il cessionario assumerà i diritti e gli obblighi relativi alle attività trasferite. Se l’acquirente non è registrato ai fini IVA in Romania, l’IVA già detratta dal venditore (cedente) relativa alle attività deve essere corretta dall’acquirente, operazione questa piuttosto difficile. Ciò riflette il principio secondo cui una detrazione dell’IVA non è appropriata quando l’imposta a monte è stata pagata per forniture che non vengono utilizzate per produrre forniture soggette ad imposta.

L’adeguamento dell’IVA verrà effettuato alla data in cui le attività sono state ottenute dal cedente e non alla data del trasferimento.Ad esempio: un’attrezzatura è stata acquistata a gennaio 2010; nel settembre 2018 viene quindi venduta ad un’impresa non registrata ai fini IVA, nell’ambito di un trasferimento di attività non soggetto a IVA. In questo caso, l’adeguamento IVA dovrebbe essere effettuato dal cessionario per l’IVA di gennaio 2010. Il conseguente adeguamento è macchinoso e costoso. Quindi si raccomanda vivamente di registrare l’acquirente per l’IVA in Romania al fine di evitare tale problema.

Per concludere, il trasferimento di attività, nella loro totalità o in parte, è un’operazione complessa e può essere soggetta all’interpretazione da parte delle autorità fiscali rumene le quali possono dare origine ad una classificazione diversa rispetto alle intenzioni iniziali delle parti.

Si adottano le misure migliori per evitare correzioni IVA ed i rischi delle parti coinvolte dovrebbero essere distribuiti contrattualmente. Un’analisi dettagliata delle parti potrebbe essere una buona preparazione.

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Corea: pubblica una guida per i contribuenti stranieri

Il Tax National Service della Corea del Sud ha pubblicato una guida in inglese per aiutare i contribuenti stranieri a rispettare gli adempimenti fiscali.

Le dichiarazioni dei redditi devono essere presentate entro il 31 maggio 2018.

Tale guida spiega quali sono gli obblighi in materia di imposte sul reddito delle persone fisiche e le differenze nel trattamento fiscale tra contribuenti residenti e non residenti.

I residenti stranieri che hanno vissuto in Corea per meno di cinque anni sono soggetti alle imposte sul reddito di fonte estera solo se sono pagati o trasferiti nella Corea del Sud.

Nel caso di contribuenti non residenti, la guida spiega che in genere solo il reddito di fonte nazionale è soggetto a tassazione e si applica un’aliquota fissa del 19%.

I residenti sono soggetti al regime standard di imposizione del reddito delle persone fisiche che prevede aliquote comprese tra il 6% ed il 40%, ma possono essere previste anche determinate detrazioni fiscali.

 

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Regno Unito: accesso negato al registro dei membri di una società

Sei un direttore o segretario generale di una società. È venerdì mattina e ti è appena stata consegnata una nota proveniente da una persona che richiede l’accesso al registro dei membri della società. Che cosa fai (dovresti!)?

La regola generale nel Regno Unito è che il registro dei membri di una società può essere ispezionato da qualsiasi persona (indipendentemente dal fatto che sia azionista o meno) a condizione che la persona paghi una tassa prestabilita e presenti una richiesta che contenga determinate informazioni obbligatorie come stabilito nella sezione 116 del Companies Act del 2006, incluso lo scopo per cui le informazioni accessibili devono essere utilizzate.

In breve, la vostra società non è tenuta ad adempiere ad una richiesta e sarebbe autorizzata a non farlo, se un tribunale fosse convinto che l’ispezione era stata richiesta per uno “scopo non appropriato”. Tuttavia, a meno che la vostra azienda non ottenga l’ordine dal tribunale di non soddisfare la richiesta, la non conformità sarebbe un reato commesso dalla società e da ogni funzionario della società che è inadempiente.

Una società ha solo 5 giorni lavorativi per ottemperare ad una richiesta di accesso della sezione 116 o rivolgersi al Tribunale per un ordine di non accesso. Pertanto, è molto importante considerare quali procedure porre in essere per accertare se una richiesta sia stata presentata per un scopo corretto oppure no.

L’onere di dimostrare che lo scopo è improprio è a carico della società. Inutilmente, il Companies Act del 2006 non definisce cosa sia uno “scopo appropriato”. Inoltre, la Corte d’Appello ha dichiarato che non è possibile fornire una definizione esauriente.

Lo scopo deve essere valutato obiettivamente sulla base dei fatti e della prova di ciascuna richiesta. È possibile fare riferimento all’Institute of Chartered Secretaries & Administrators che ha pubblicato le linee guida per provare la correttezza dello scopo , nonché sulla giurisprudenza recente come Burry & Knight Limited e Another v Knight (in cui l’intenzione di identificare chi erano gli attuali azionisti e scrivere a questi azionisti in dettaglio le preoccupazioni sul comportamento passato degli amministratori – una preoccupazione che non aveva sostanza – è stata considerata uno “scopo improprio”) o Richard Charles Fox-Davies contro Burberry plc (in cui le richieste di un agente commerciale di rintracciamento di esaminare il registro societario degli azionisti al fine di estrarre una commissione rintracciando i membri perduti, sono state anch’esse considerate come uno “scopo improprio”.)

Infine, è necessario prestare attenzione ai seguenti punti generali sollevati dalla giurisprudenza:

  • Le parole “scopo adeguato” dovrebbero avere il loro significato naturale e ordinario;
  • dove ci sono molteplici scopi di cui alcuni sono appropriati e altri no, uno scopo appropriato non è necessariamente contaminato dall’essere accoppiato ad uno scopo improprio;
  • per decidere se uno scopo è corretto potrebbe essere necessario considerare sia l’obiettivo che i mezzi per raggiungere tale obiettivo;
  • il test è lo stesso per i membri e i non membri che richiedono l’accesso; e
  • se uno scopo è corretto non dipende dal fatto che la richiesta sia nel migliore interesse degli azionisti.

Le richieste di ispezione del registro societario dei membri possono essere poche e distanti tra loro, tuttavia, una chiara politica per quello che la tua azienda ritiene uno “scopo appropriato” dovrebbe essere in atto al fine di evitare qualsiasi responsabilità penale derivante da un ritardo mentre si considera il punto.

 

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Regno Unito: accesso negato al registro dei soci

Sei un direttore o segretario generale di una società. È venerdì mattina e ti è appena stata consegnata una nota proveniente da una persona che richiede l’accesso al registro dei membri della società. Che cosa fai (dovresti!)?

La regola generale nel Regno Unito è che il registro dei membri di una società può essere ispezionato da qualsiasi persona (indipendentemente dal fatto che sia azionista o meno) a condizione che la persona paghi una tassa prestabilita e presenti una richiesta che contenga determinate informazioni obbligatorie come stabilito nella sezione 116 del Companies Act del 2006, incluso lo scopo per cui le informazioni accessibili devono essere utilizzate.

In breve, la vostra società non è tenuta ad adempiere ad una richiesta e sarebbe autorizzata a non farlo, se un tribunale fosse convinto che l’ispezione era stata richiesta per uno “scopo non appropriato”. Tuttavia, a meno che la vostra azienda non ottenga l’ordine dal tribunale di non soddisfare la richiesta, la non conformità sarebbe un reato commesso dalla società e da ogni funzionario della società che è inadempiente.

Una società ha solo 5 giorni lavorativi per ottemperare ad una richiesta di accesso della sezione 116 o rivolgersi al Tribunale per un ordine di non accesso. Pertanto, è molto importante considerare quali procedure porre in essere per accertare se una richiesta sia stata presentata per un scopo corretto oppure no.

L’onere di dimostrare che lo scopo è improprio è a carico della società. Inutilmente, il Companies Act del 2006 non definisce cosa sia uno “scopo appropriato”. Inoltre, la Corte d’Appello ha dichiarato che non è possibile fornire una definizione esauriente.

Lo scopo deve essere valutato obiettivamente sulla base dei fatti e della prova di ciascuna richiesta. È possibile fare riferimento all’Institute of Chartered Secretaries & Administrators che ha pubblicato le linee guida per provare la correttezza dello scopo , nonché sulla giurisprudenza recente come Burry & Knight Limited e Another v Knight (in cui l’intenzione di identificare chi erano gli attuali azionisti e scrivere a questi azionisti in dettaglio le preoccupazioni sul comportamento passato degli amministratori – una preoccupazione che non aveva sostanza – è stata considerata uno “scopo improprio”) o Richard Charles Fox-Davies contro Burberry plc (in cui le richieste di un agente commerciale di rintracciamento di esaminare il registro societario degli azionisti al fine di estrarre una commissione rintracciando i membri perduti, sono state anch’esse considerate come uno “scopo improprio”.)

Infine, è necessario prestare attenzione ai seguenti punti generali sollevati dalla giurisprudenza:

  • Le parole “scopo adeguato” dovrebbero avere il loro significato naturale e ordinario;
  • dove ci sono molteplici scopi di cui alcuni sono appropriati e altri no, uno scopo appropriato non è necessariamente contaminato dall’essere accoppiato ad uno scopo improprio;
  • per decidere se uno scopo è corretto potrebbe essere necessario considerare sia l’obiettivo che i mezzi per raggiungere tale obiettivo;
  • il test è lo stesso per i membri e i non membri che richiedono l’accesso; e
  • se uno scopo è corretto non dipende dal fatto che la richiesta sia nel migliore interesse degli azionisti.

Le richieste di ispezione del registro societario dei membri possono essere poche e distanti tra loro, tuttavia, una chiara politica per quello che la tua azienda ritiene uno “scopo appropriato” dovrebbe essere in atto al fine di evitare qualsiasi responsabilità penale derivante da un ritardo mentre si considera il punto.

 

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Lussemburgo: introdotta l’IVA di Gruppo

In seguito alla recente Giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea relativa al gruppo indipendente di persone, il Disegno di Legge n. 7278 è stato introdotto in Lussemburgo con lo scopo di attuare il gruppo IVA con effetto a partire dal 31 luglio 2018.

L’articolo 11, paragrafo 1 della Direttiva IVA 2006/112/CE consente agli Stati membri di attuare il gruppo IVA nella loro legislazione nazionale, il che è già stata compiuto da 16 Stati membri e presto sarà compiuto dal Lussemburgo. Si noti che in Francia, le autorità fiscali francesi stanno collaborando con le imprese su una potenziale attuazione di questo regime.

Questa e-alert intende fornire un’istantanea delle caratteristiche principali del Disegno di Legge introdotto in Lussemburgo.

Chi può trarre benefici da questo gruppo IVA?

  • Qualsiasi persona può far parte di un gruppo IVA, inclusi i soggetti passivi non IVA.
  • Le persone devono essere stabilite nel territorio del Lussemburgo, inclusa una stabile organizzazione fisicamente presente in Lussemburgo.
  • Le persone devono essere legate simultaneamente le une alle altre attraverso collegamenti finanziari, economici ed organizzativi.

Il gruppo IVA è obbligatorio?

L’adesione al gruppo IVA è facoltativa.

Tuttavia, una volta che si è deciso di optare per esso, tutte le persone che soddisfano le condizioni legali devono optare per tale appartenenza. Una persona può tuttavia rinunciare all’adesione a meno che la rinuncia fornisca un vantaggio al gruppo IVA o alla persona che vi rinuncia o la persona che rinuncia sia interposta nel circuito economico tra membri del gruppo IVA.

Inoltre, ciascun membro deve rimanere all’interno del gruppo IVA per almeno 2 anni.

Quali sono gli effetti del gruppo IVA?

Le forniture intermedie tra i membri del gruppo IVA sono trattate come “forniture interne” e quindi ignorate ai fini IVA.

Uno dei membri del gruppo IVA viene nominato come suo rappresentante, quest’ultimo è quindi autorizzato ad esercitare i relativi diritti e ad adempiere agli obblighi previsti dalla legge sull’IVA.

Il gruppo IVA diventa il proprio numero di identificazione individuale (nel corso della sua interazione con le autorità IVA) e ogni membro collegato a tale gruppo IVA deve essere dotato di un numero di identificazione ausiliario (quando questi membri interagiscono con i propri fornitori e beneficiari). Dev’essere presentata una dichiarazione IVA unica che includa tutti i membri del gruppo IVA.

Ogni membro del gruppo IVA è responsabile in solido per il pagamento dei debiti IVA dell’intero gruppo IVA a cui appartiene.

È importante comprendere le questioni chiave relative alla decisione di optare per un gruppo IVA. Il regime del gruppo IVA presenta in effetti alcuni vantaggi. Tuttavia, la responsabilità solidale, l’adesione e l’obbligo di rimanere per almeno 2 anni o gli sforzi amministrativi che devono essere sostenuti dai membri del gruppo IVA in relazione alla presentazione dei loro dati al loro membro rappresentativo prima di averli inviati direttamente alle autorità IVA, dovrebbero essere attentamente analizzati quando si considera questa strutturazione fiscale.

 

 

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Egitto: un’attraente opportunità di investimento

L’Egitto presenta un sistema consolidato di zone franche, supervisionato principalmente dall’Autorità generale per gli investimenti e le zone franche (GAFI). Le varie zone del paese hanno una vasta gamma di focus settoriali diversi. La Media Public Free Zone, nella periferia del Cairo, ad esempio, ospita compagnie radiotelevisive, mentre la Free Zone Public di Shebin El Kom è per la maggior parte popolata dall’industria della filatura e della tessitura tessile. Altre zone includono quelle di Port Said, Alexandria, Nasr, Suez, Ismailia e Damietta.

Oltre al sistema di zone franche, l’Egitto ha introdotto maggiori opportunità di investimento creando nuove zone economiche speciali ai sensi della Legge sulle zone economiche speciali n. 83 del 2002.

La Legge sulle zone economiche speciali n. 83 del 2002 (“La Legge SEZ”)

La legge SEZ mira a creare zone economiche speciali per fungere da centri di attività internazionali. Mira anche ad utilizzare sia gli investimenti nazionali che quelli stranieri per sviluppare industrie ed esportazioni al fine di guadagnare valuta estera, oltre che a sviluppare nuove industrie ad alta tecnologia. Le zone economiche avranno un impatto sociale positivo generando migliaia di nuove opportunità di lavoro. La legge SEZ prevede una serie di incentivi e garanzie per stimolare gli investimenti e le opportunità di lavoro nel paese. Il seguente diagramma spiega in poche parole i tipi di incentivi e garanzie introdotte dalla Legge:

La legge SEZ si basa sul concetto di uno sportello unico e prevede la creazione di un unico organo di governo (vale a dire l’Autorità della zona economica) che vigila sugli aspetti di investimento all’interno di ciascuna zona. Questo organismo è competente per portare tutti i mandati governativi e rilasciare le licenze richieste. Fornisce sistemi fiscali e doganali semplificati e rimuove le restrizioni sulla proprietà straniera. Inoltre, la Legge stabilisce procedure di licenza efficienti e quadri efficaci per la risoluzione delle controversie.

Fino ad ora, sono state istituite solo due zone economiche speciali ai sensi della Legge SEZ: la Zona Economica Speciale del Canale di Suez (SCZone), istituita nel 2015, e la seconda Zona Economica del Triangolo d’Oro (GTZone), istituita alla fine del 2017.

Le zone economiche speciali

  1. La Zona Economica del Canale di Suez (SCZone) La SCZone è un centro principale di servizi e di commercio che offre opportunità di investimento in vari settori economici tra cui logistica, industria, ICT, energie rinnovabili, parchi industriali e sviluppi immobiliari, nonché sviluppi nei servizi infrastrutturali e nei collegamenti dei trasporti. Le sue industrie di riferimento includono assemblaggio e componenti automobilistici, prodotti chimici e petrolchimici, edilizia e materiali da costruzione, indumenti tessili e pronti all’uso, e settore agro-alimentare e produzione di alimenti.

La SCZone si estende lungo le rive del Canale di Suez, recentemente ampliato, collegando due oceani e due mari. Oltre l’8% del commercio globale passa attraverso il canale ogni anno. La posizione strategica di SCZone sulla principale rotta commerciale tra l’Europa e l’Asia meridionale consente di offrire costi di produzione competitivi e lo rende il programma di accesso al mercato più completo nella regione.

Con una superficie di 461 km2, la SCZone ha quattro zone uniche e sei porte strategicamente posizionate. Le quattro zone sono:

  1. Ain Sokhna, destinata all’industria pesante e alla produzione di energia rinnovabile (essendo vicino alla regione più ventosa d’Egitto);
  2. East Port Said, destinata all’industria leggera e alla logistica;
  3. Qantara West, un’area costiera riservata alla logistica; e
  4. East Ismailia, rivolta alle industrie agro-alimentari, tessili e ICT.

I sei porti sono a est e a ovest di Port Said; Ain Sokhna; Adabiya; Al Tor; e Al Arish. Le espansioni pianificate di questi porti aumenteranno la loro capacità di gestire il traffico marittimo e di offrire servizi correlati come la costruzione navale, il trasferimento, il bunkeraggio, la demolizione di imbarcazioni e il riciclaggio.

Tutti gli investitori della SCZone beneficiano di uno sportello unico per snellire la registrazione, la concessione di licenze e la concessione di permessi nella forma dell’Autorità generale per lo sviluppo economico del Canale di Suez. All’Autorità SCZone è stata data autonomia su tutte le questioni nella zona tranne la sicurezza nazionale. Di conseguenza, gli investitori possono contare su di essa per la concessione di licenze, la riscossione delle imposte e la fornitura di servizi pubblici.

A partire dalla sua creazione, SCZone ha già attratto diversi investitori. Per esempio, la società per azione dell’area di sviluppo economico-tecnico della Cina Tianjin (TEDA), un’entità cinese di proprietà statale, specializzata nello sviluppo di zone libere in Cina, che ha aderito ad un accordo con l’Autorita` SCZone.

 

Fin dalla sua istituzione, la SCZone ha già attratto numerosi investitori. Ad esempio, la società per azione dell’area di sviluppo economico-tecnico della Cina Tianjin (TEDA), un’entità statale cinese specializzata nello sviluppo di zone franche in Cina, ha stipulato un accordo con l’Autorità SCZone. Inoltre, la società cinese Jushi ha firmato un contratto per le espansioni pianificate dalla società nella zona di Ain Sokhna con un investimento di 60 milioni di dollari USA in un’area di 90.000 metri quadrati. Nel gennaio del 2016, 32 società cinesi hanno iniziato a operare nelle SCZone, con un investimento totale di $ 400 milioni. A questo proposito, il Presidente cinese ha annunciato che il Governo cinese investirà fino a $ 2,5 miliardi in 100 società nella SCZone.

Il Governo russo ha anche confermato gli investimenti e ha avviato sviluppi per un totale di 107,8 milioni di dollari distribuiti su 398 aziende nei settori dell’ingegneria, delle macchine, della costruzione navale e del cibo nei pressi di East Port Said.

Durante il World Youth Forum di Sharm El-Sheikh, l’Autorità della SCZone ha firmato sette contratti con diverse compagnie internazionali. Le operazioni comprendono un contratto da $ 3,5 miliardi con un consorzio di società immobiliari per lo sviluppo industriale di 5,5 milioni di metri quadrati di terreno ad Ain Sokhna.

È stato inoltre siglato un accordo per il finanziamento da $ 500 milioni della Sonker Bunkering Company e del terminale per liquidi alla rinfusa di DP World Sokhnadel a Port Ain Sokhna. Il terminale sarà utilizzato per importare e immagazzinare gasolio e gas di petrolio liquefatto nel terzo bacino di Port Ain Sokhna. La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, l’International Finance Corporation e la CIB hanno annunciato nel 2016 che stavano fornendo $ 341 milioni del costo del progetto a Sonker.

Un certo numero di investitori EAU ha anche investito nella SCZone. Nel novembre del 2017, DP World ha concluso un accordo di partnership con l’Autorita` SCZone per sviluppare un progetto industriale e residenziale integrato a Sokhna. L’accordo stabilirà una joint venture tra SCZone (51%) e DP World (49%) con DP World che gestisce la zona; si prevede che ciò inizi nel primo trimestre del 2018.

  1. La Zona Economica Speciale del Triangolo d’Oro (GTZone) Il Triangolo d’oro è la seconda zona economica creata dal governo egiziano dopo la SCZone. Il Decreto presidenziale n. 341/2017 ha istituito la Zona Economica del Triangolo d’Oro nell’Alto Egitto (nella regione Al Qoseer – Safaga – Qena – Qeft) come zona economica di natura speciale. Con una superficie di 2.228.754,25 feddan (oltre 2 milioni di acri), la GTZone dovrebbe portare a notevoli investimenti nell’Alto Egitto, in particolare nei settori delle miniere, dell’industria generale e nel settore del turismo. Secondo i piani annunciati dal governo, il 65% del progetto sarà composto da moderni centri industriali, mentre il 35% sarà residenziale, commerciale e turistico.

La GTZone ha già un’infrastruttura di base che include ferrovie tra Qina e Safaga; tre porti, a Qusayr, Safaga e Al Hamrawen; tre aeroporti, Luxor, Hurghada e Marsa Alam; e numerose strade principali tra cui Safaga-Qina, Qusayr-Koft, Marsa Alam-Edfo e la Red Sea Road. Questi sono previsti per assistere il rapido sviluppo della zona economica. L’area tra Qusayr, Safaga e Qina è piena di ricchezza minerale non sfruttata, tra cui calcare, rocce fosfatiche, sabbia di vetro, rocce di scisto e oro. Sono disponibili città residenziali esistenti per aumentare le capacità lavorative e abitative. L’area può anche essere trasformata in una destinazione turistica, con spiagge a Safaga e Qusayr o nelle aree vicine a Hurghada, El Gouna e Marsa Alam.

Il 16 agosto del 2017, il Primo Ministro ha emanato il Decreto n. 1788 del 2017 che istituisce l’Autorità generale per la GTZone (Autorità GTZone) quale autorità di regolamentazione responsabile della gestione della zona e con sede a Safaga.

Immediatamente dopo la costituzione della GTZone, Safaga ha emesso dei bandi per lo sviluppo di infrastrutture, compresi progetti di desalinizzazione e progetti di generazione di energia finanziati dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) al fine di sviluppare la regione.

Il progetto di dissalazione di Safaga è sotto il programma di Partnership Pubblica Privata sviluppato dal Governo egiziano. Si prevede che il progetto di dissalazione di Safaga avrà un costo di investimento del valore di 450 milioni di EGP. È stato, inoltre, lanciato un altro progetto di desalinizzazione a Hurghada con un costo di investimento stimato di circa 52 milioni di USD.

Il porto minerario di Safaga, che dovrebbe avere una capacità di 60.000 tonnellate, ha lanciato una gara d’appalto per lo sviluppo di un porto industriale incentrato sull’estrazione mineraria. La prima fase del progetto è la costruzione dell’infrastruttura necessaria per espandere il porto e le sue attività. La seconda fase riguarderà l’aspetto operativo del porto. Si stima che il progetto abbia un costo di investimento di 3,8 miliardi di EGP, con la BERS per finanziare la consulenza e la cooperazione finanziaria internazionale (IFC) come consulente per le transazioni.

In conclusione, con tutti questi sviluppi che stanno avendo luogo in Egitto, ci aspettiamo un flusso di investimenti diretti esteri nei prossimi anni al fine di cogliere le opportunità di investimento offerte nei numerosi mega progetti introdotti dal Governo egiziano.

 

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Malta ratifica la Convenzione dell’OCSE

Malta è l’ultimo Paese ad aver ratificato la Convenzione Multilaterale dell’OCSE per contrastare l’erosione della base imponibile ed il trasferimento dei profitti in paesi a bassa fiscalità.

Il relativo comunicato è stato pubblicato nel Legal Notice 142 del 2018 nella Gazzetta Ufficiale del territorio.

La Convenzione, negoziata da oltre 100 Paesi e giurisdizioni su mandato dei Ministri delle Finanze e dei Governatori della Banca Centrale del G20, modifica gli accordi bilaterali esistenti in materia fiscale per attuare rapidamente le misure del trattato fiscale elaborate nel corso del progetto BEPS dell’OCSE/G20.Inoltre, rafforza le disposizioni relative alla risoluzione delle controversie sui trattati.

La Convenzione entrerà in vigore il 1 luglio 2018. Gli altri Paesi che hanno ratificato la Convenzione sono l’Austria, l’Isola di Man, Jersey, la Slovacchia, la Polonia e gli Emirati Arabi Uniti. Gli emendamenti introdotti attraverso la Convenzione avranno effetto per i trattati fiscali già esistenti a partire dal 2019.

 

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Argentina: trasferimento di azioni e quote tra residenti all’estero

Procedura di pagamento dell’imposta sul reddito

La Risoluzione Generale n. 4227 (la “Risoluzione”) dell’Agenzia Federale Tributaria (“FTA”) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 12 aprile del 2018 e disciplina la procedura di pagamento dell’Imposta sui redditi in seguito al trasferimento di azioni e quote di società argentine (“l’Imposta”), quando entrambe le parti sono residenti stranieri.

La Risoluzione entrerà in vigore il 26 aprile del 2018.

Pagamento dell’imposta

La Risoluzione stabilisce che quando l’acquirente e il venditore delle azioni o quote argentine sono soggetti residenti all’estero, il venditore sarà responsabile per il pagamento dell’Imposta.

Detto ciò, la Risoluzione stabilisce che l’Imposta deve essere pagata dal rappresentante legale argentino del beneficiario straniero, o dal beneficiario straniero medesimo nel caso in cui questi non ha un rappresentante legale in Argentina.

Per quanto riguarda invece i trasferimenti di azioni o quote precedenti all’entrata in vigore della legge N. 27,430 (vale a dire, il 1 gennaio del 2018), l’imposta deve essere pagata dall’acquirente delle azioni o delle quote.

Se l’imposta in questione deve essere versata dal rappresentante legale, questa sarà trasferita all’Agenzia Tributaria tramite il sistema di trattenuta e riscossione locale relativo ai pagamenti ai beneficiari stranieri (Risoluzione Generale n. 3726/2015).

Se il pagamento dell’Imposta viene invece effettuato dal beneficiario straniero, questa dovrà essere pagata tramite bonifico internazionale (espressamente in dollari o Euro).

Nel caso di azioni o quote trasferite prima dell’entrata in vigore della legge n. 27.430 (vale a dire il 1° gennaio del 2018), l’imposta dovrà essere pagata dall’acquirente delle azioni o quote mediante bonifico bancario internazionale.

Anche le transazioni indirette sono inoltre soggette all’Imposta se sono effettuate in relazione a azioni o quote acquisite dopo il 1° gennaio del 2018.

In questo senso, le normative locali stabiliscono che i redditi ottenuti da parte di soggetti non residenti dalla vendita di un’entità non argentina saranno anch’essi soggetti all’Imposta, quando sono soddisfatte le seguenti condizioni:

  1. Il valore di mercato delle azioni dell’entità non argentina, al momento della vendita o in uno qualsiasi dei 12 mesi prima della sua vendita, deriva per almeno il 30% dal valore di uno o più dei seguenti beni posseduti direttamente o tramite una o più altre entità: (i) azioni, quote o simili emesse da un’entità argentina; (ii) una stabile organizzazione situata in Argentina; o (iii) altre attività situate in Argentina.
  2. Le azioni dell’entità non argentina vendute dal venditore e dal coniuge o partner di questi, o da altri soggetti passivi collegati da legami familiari per consanguineità o affinità, inclusi i parenti di terzo grado, rappresentano al momento della vendita o nei 12 mesi precedenti alla data della disposizione, almeno il 10% del patrimonio netto dell’entità non argentina che possiede direttamente o indirettamente uno dei seguenti beni: (i) azioni, quote o simili emesse da un’entità argentina; (ii) una stabile organizzazione situata in Argentina; o (iii) altre attività situate in Argentina.

Se il soggetto acquirente non è residente in Argentina, l’Imposta sarà pagata dal rappresentante legale argentino del beneficiario straniero.

La Tassa non sarà applicabile se il trasferimento viene effettuato all’interno dello stesso gruppo economico, secondo quanto previsto dalle linee guida che saranno adottate dai futuri regolamenti.

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Regno Unito e Blockchain Land Registry: svolta per Inghilterra e Galles?

Il 5 aprile 2018 è stato inserito nel registro catastale il primo contratto di mutuo ipotecario digitale.

Tale novità fa parte dell’iniziativa di HM Land Registry volta a eliminare la necessità di reperire dei testimoni che presenzino alla firma di un contratto di mutuo, sia al fine di risparmiare del tempo, sia per garantire più sicurezza alle parti. Tuttavia, si tratta di un piccolo passo avanti rispetto ad altri paesi.

I paesi più all’avanguardia stanno infatti già investendo in nuove tecnologie per reinventare il modo in cui vengono registrate la proprietà e le transazioni immobiliari. Nel febbraio 2016, il gruppo Bitfury ha avviato un progetto di registrazione dei titoli di proprietà fondiaria con la National Agency of Public Registry della Repubblica di Georgia che è ancora in fase di sviluppo. Anche la Russia dovrebbe a breve testare un registro fondiario basato sulla Blockchain, ed una relazione sul tema è prevista per settembre.

Blockchain è un database che non viene gestito da una singola entità come un governo, ma viene gestito collettivamente da un numero di utenti e tutte le modifiche vengono crittografate in modo tale da non poter essere alterate o eliminate senza lasciare traccia dello stato precedente. Pertanto, viene mantenuto un registro permanente e sicuro, che non può essere manipolato.

L’utilità di tale registro per paesi che lottano costantemente con la corruzione è del tutto chiara ed evidente. Paesi come Inghilterra e Galles, inoltre, potrebbero trarre beneficio da una documentazione accurata e completa per migliorare l’efficienza e la fiducia nel settore.

Il capo di BitFury, Valery Vavilov, sostiene che la Blockchain possa diventare la base per costruire un sistema affidabile, trasparente e facilmente verificabile. Questo formato si presta quindi alle transazioni immobiliari, in quanto un bene immobile è in genere il bene più importante nel patrimonio di un individuo. Il rischio maggiore per i creditori è la frode; la frode ipotecaria, in particolare, viene stimata a circa un miliardo di sterline l’anno. Oltre alla perdita economica causata dalle frodi stesse, viene anche speso un ammontare di tempo considerevole per verificare la vera proprietà di un immobile nel tentativo di prevenire le frodi.

Un registro catastale basato su Blockchain potrebbe fornire un’utile soluzione al problema. Il sistema richiederebbe ai proprietari di inserire determinati dettagli che verrebbero archiviati sulla Blockchain e impedirebbero vendite o transazioni fraudolente.

Da un punto di vista legale, l’uso di un Registro Fondiario basato su Blockchain aumenterebbe la certezza sulla proprietà immobiliare e sul titolo. Sarebbe utile per le transazioni e le controversie relative alla proprietà, così come per l’utilizzo dei beni immobili come garanzia. Tale nuova tipologia di registro consentirebbe inoltre di accelerare la fase successiva alla conclusione delle transazioni immobiliari, in quanto le modifiche al registro sarebbero automatiche.

Il Registro Fondiario di HM sembra aperto all’esplorazione di soluzioni tecnologiche: in un articolo pubblicato nel dicembre 2017, infatti, sono state svelate una “trasformazione digitale” del Registro Fondiario HM e il suo progetto “Digital Street“.

Un ulteriore articolo uscito nel febbraio di quest’anno ha elencato i tre concetti essenziali del progetto: il “Digital Mortgage“, che sostituirà il mutuo ipotecario cartaceo e digitalizzerà il processo di rifinanziamento dei mutui, il “Find Property Information“, che intende migliorare il formato delle informazioni sulla proprietà digitale, e le modifiche alle loro regole per consentire lo sviluppo di un conveyancing (trasferimento immobiliare) completamente digitale. Sebbene non siano assolutamente rivoluzionarie, tali proposte offrono la possibilità di un migliore utilizzo della tecnologia nel settore immobiliare.

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Il Registro dei titolari effettivi delle persone giuridiche con sede in Repubblica Ceca

Il 1 gennaio 2018, la Legge n.368/2016 che modifica la Legge n.253/2008, sulle misure atte a contrastare la legalizzazione dei redditi derivanti da attività criminali e dal finanziamento del terrorismo ed attuazione delle pertinenti disposizioni in materia di divulgazione delle informazioni sulla titolarità effettiva della Direttiva comunitaria N. 849 del 2015, sono divenute pienamente efficaci nella Repubblica Ceca.

Il registro dei proprietari effettivi di recente introduzione è una banca dati elettronica gestita dai Tribunali regionali che amministrano i registri pubblici nella Repubblica Ceca. Le informazioni contenute nel database non sono generalmente disponibili al pubblico. Le persone giuridiche registrate nel registro delle Imprese della Repubblica Ceca sono responsabili nel fornire al rispettivo tribunale del registro il mantenimento del proprio fascicolo con le informazioni relative al titolare effettivo o ai beneficiari effettivi entro il 1 gennaio 2019. Le entità registrate in altri registri pubblici devono fornire le stesse informazioni entro il 1 gennaio 2021. Eventuali modifiche alle informazioni sulla proprietà effettiva registrate devono essere, inoltre, archiviate nel registro senza indebiti ritardi.

Le persone giuridiche sono, inoltre, obbligate a tenere i registri interni dei loro attuali beneficiari effettivi, compresa la loro identificazione ed i motivi per determinare il suo status di beneficiario effettivo. Il processo di identificazione interna deve essere condotto dalla rispettiva entità legale stessa. L’obbligo di registrazione, tuttavia, è una responsabilità degli organi statutari delle entità.

Il deposito delle informazioni dei beneficiari deve essere effettuata con un apposito modulo ed è esente dalla tassa di registrazione del tribunale se presentata entro i termini di legge di cui sopra.

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Irlanda: la Commissione approva l’imposta sulle bevande zuccherate

La Commissione Europea ha approvato, in conformità alle norme europee sugli aiuti di Stato, la proposta dell’Irlanda di introdurre un’imposta sulle bevande zuccherate a base di acqua e succhi di frutta.

Nel febbraio 2018, l’Irlanda ha notificato formalmente alla Commissione i piani del Paese di introdurre tale imposta. Quest’ultima si applica alle bevande analcoliche, cioè alle bevande a base d’acqua e succhi di frutta contenenti zuccheri aggiunti, ossia con un contenuto di zucchero superiore o pari a 5 grammi con l’intento di combattere l’obesità.

L’approvazione di tale proposta è avvenuta il 24 aprile 2018. La Commissione Europea ritiene che la tassa applicata dall’Irlanda alle bevande zuccherate è conforme alle norme dell’Unione Europee sugli aiuti di Stato, perché il campo di applicazione della misura e le finalità perseguite sono coerenti con gli obiettivi di salute pubblica, in particolare la lotta all’obesità e altre patologie legate allo zucchero.

Nell’annunciare la sua decisione, la Commissione ha ribadito che spetta ad uno Stato Membro decidere in merito all’obiettivo di determinate imposte e tasse. Tuttavia, al fine di rispettare le norme europee in materia di aiuti di stato, gli Stati Membri devono prevedere le imposte in modo non discriminatorio.

La Commissione ha dichiarato nel suo comunicato stampa:

“Nella sua valutazione, la Commissione ha riscontrato che le bevande analcoliche possono essere trattate in modo diverso rispetto ad altri prodotti zuccherini in vista di obiettivi sanitari. Ad esempio, la Commissione ha tenuto conto del fatto che le bevande analcoliche sono la fonte principale di calorie prive di valore nutritivo e provocano particolari problemi di salute. Inoltre, queste ultime comportano un rischio più elevato di obesità rispetto ad altre bevande zuccherate ed alimenti solidi”.

Sulla base di tali presupposti, la Commissione ha concluso che l’introduzione dell’imposta irlandese sulle bevande zuccherate è coerente con gli obiettivi di salute perseguiti e non provoca indebite distorsioni della concorrenza “.

È degno di nota il fatto che la Commissione abbia usato la parola “principale” anziché “unica” fonte di calorie prive di qualsiasi valore nutritivo, per cui vale la pena studiare la decisione della Commissione al momento della pubblicazione definitiva.

L’imposta sarebbe dovuta entrare in vigore il 7 aprile 2018, tuttavia è stata rinviata in attesa dell’approvazione della Commissione Europea perché gli Stati membri non possono attuare una misura che equivarrebbe ad un aiuto di Stato senza la previa approvazione della Commissione Europea.

 

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Regno Unito: le ostilità si estendono ai cittadini del Commonwealth

La stampa ha recentemente divulgato la notizia di persone che, dopo aver vissuto nel Regno Unito per molti anni, hanno ricevuto una comunicazione dall’Home Office con cui viene richiesto loro di lasciare in Paese. In particolare, molto scalpore ha fatto la storia di un uomo di mezza età, trasferitosi dai Caraibi nel Regno Unito intorno agli anni ’50: questi, dopo aver trascorso gran parte della sua vita nel Regno Unito, qualche settimana fa si è visto recapitare una lettera dal UKVI (United Kingdom Visas and Immigration) con cui gli veniva comunicato che avrebbe dovuto lasciare il Paese.

Ma andiamo con ordine. Agli inizi degli anni ’50, il governo inglese aveva espressamente richiesto alle persone dei Caraibi di venire a vivere nel Regno Unito per aiutare a ricostruire il paese dopo la guerra. A quel tempo, molte persone sono emigrate dal loro Paese per venire a vivere nel Regno Unito, dove hanno trovato lavoro come infermieri, conducenti di autobus e ricoprendo altri posti vacanti. A quel tempo, e in tali circostanze, coloro che emigravano dai Caraibi verso il Regno Unito facevano parte del Commonwealth e delle colonie inglesi e quando sbarcavano nel Regno Unito, lo facevano in qualità di cittadini britannici. Di conseguenza, tali persone godevano del cosiddetto “Right of abode – ROA”, e cioè un diritto di residenza nel Paese. Tale diritto consente al soggetto di vivere e lavorare liberamente nel Regno Unito e di non essere sottoposto a controlli di immigrazione.

Per vedersi riconosciuto tale diritto, un soggetto deve soddisfare i seguenti requisiti:

  • Uno dei due genitori deve essere nato nel Regno Unito ed avere la cittadinanza del Regno Unito o di una colonia inglese al momento in cui il soggetto è nato;
  • il 31 dicembre 1982 il soggetto era cittadino del Commonwealth;
  • il soggetto non hai smesso di essere cittadino del Commonwealth (nemmeno temporaneamente) in qualsiasi momento dopo il 31 dicembre 1982.

Pertanto, coloro che sono arrivati nel Regno Unito da bambini negli anni ’50, i cui genitori erano cittadini di una colonia inglese (ad esempio la Giamaica), soddisfavano il requisito richiesto al primo punto.

Per quanto riguarda il secondo punto, con l’entrata in vigore del British Nationality Act 1981 le cose sono cambiate e coloro che erano emigrati dai Caraibi non potevano più fare affidamento sul solo punto 1 al fine di essere riconosciuti come soggetti britannici e ottenere il Right of Abode. La legge del 1981 ha infatti modificato le regole e il soggetto doveva dimostrare di essere stato cittadino del Regno Unito o di una colonia inglese al 31 dicembre 1982, e di essere stato in grado di mantenere tale cittadinanza per il fatto di essere nato, essere stato adottato, essere naturalizzato o per essersi registrato nel Regno Unito. Le cose, pertanto, si sono notevolmente complicate rispetto a prima.

Molte persone a loro tempo non si erano registrate come cittadini britannici, forse non conoscendo tale necessità. Erano inoltre previsti ulteriori requisiti, come l’aver risieduto in modo permanente nel Regno Unito per almeno cinque anni o più, non aver violato i controlli sull’immigrazione, ecc. Pertanto, si è reso da subito evidente che non sarebbe stato più cosi semplice riuscire a dimostrare di essere in possesso dei requisiti necessari per ottenere il diritto a rimanere nel Regno Unito.

Il terzo punto causa ulteriori problemi, in particolare per quanto riguarda le parole tra parentesi, “anche temporaneamente”. Prendiamo la Giamaica come esempio: questo stato ha ottenuto l’indipendenza nel 1962, e pertanto da tale data non è più una colonia del Regno Unito. I giamaicani che vivevano nel Regno Unito e non erano in possesso di un passaporto britannico, potevano a quel punto presentare richiesta per il passaporto Giamaicano. Tali soggetti, pertanto, hanno di fatto perso temporaneamente la cittadinanza del Commonwealth nel momento in cui la Giamaica è divenuta uno stato indipendente. La persona doveva quindi dimostrare al United Kingdom Immigration and Visas di avere diritto alla cittadinanza britannica. E qui insorgono i problemi: se una persona ha vissuto per oltre 40 anni nel Regno Unito cosa potrebbe essere, se non inglese? Però, purtroppo, la questione non è cosi semplice e scontata.

Numerosi sono tuttavia i casi di persone ritrovatesi in tale situazione. Fra gli altri, vale la pena menzionare il caso di una signora di sessantacinque anni, trasferitasi nel Regno Unito a soli 5 anni in seguito all’ondata migratoria degli anni 50 con il passaporto di una zia, la quale si è vista recentemente recapitare una lettera dall’ufficio immigrazione nella quale le viene espressamente richiesto di lasciare il paese entro 7 giorni. La signora, sposata ormai da quarant’anni con un cittadino inglese, è riuscita a dimostrare il suo diritto alla cittadinanza inglese in ragione del matrimonio, evitando quindi la lunga trafila di dover fornire prova di tale diritto dimostrando di avere fatto ingresso nel Regno Unito come British Subject e, pertanto, di essere stata titolare del cosiddetto Right of Abode.

Il governo inglese si è limitato a dire che avrà un occhio di riguardo per casi come questo. Tuttavia, osservando le leggi in materia di immigrazione che continuano a venire introdotte, non è difficile capire il perché’ del verificarsi di tali spiacevoli situazioni.

Il governo da molti anni continua a esercitare pressioni sui cittadini per gestire e controllare l’immigrazione. Basta semplicemente guardare le legge sull’immigrazione del 2014 e 2016, che richiedono ai proprietari di immobili di verificare che le persone a cui decidono di dare in affitto il bene abbiano il diritto di risiedere nel Regno Unito. Anche le banche hanno il potere di verificare che coloro che sono titolari di un conto bancario abbiano il diritto di risiedere nel Regno Unito. L’NHS ha inoltre il dovere di segnalare all’UKVI tutti i casi in cui una persona è sotto trattamento medico e potrebbe non essere un cittadino britannico. La legislazione sull’immigrazione introdotta nel corso degli anni, inoltre, continua a inasprire le sanzioni finanziarie, penali e civili in cui il soggetto può incorrere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trasparenza e la titolarità delle società estere

Il Dipartimento per le Imprese, la Strategia Energetica ed Industriale (“BEIS”) ha risposto alla richiesta di evidenze in ordine alla creazione di un registro che indichi i titolari effettivi delle società estere che acquistano proprietà nel Regno Unito o che stipulano contratti di appalto pubblici. La proposta di introdurre tale registro è stata annunciata per la prima volta in occasione del Summit internazionale Anticorruzione del Regno Unito, tenutosi nel maggio 2016 e fa parte del più ampio programma di trasparenza del Governo.

Nel marzo 2016, il Governo ha pubblicato un documento di discussione in cui esprime preoccupazione per le possibili attività illecite che potrebbero essere poste in essere attraverso il ricorso a società estere che investono nel settore immobiliare. Questo è avvenuto nell’aprile 2017, in seguito alla richiesta di evidenze da parte del BEIS che ha proposto la creazione di un registro dei beneficial owner di società estere che acquistano proprietà nel Regno Unito o stipulano contratti di appalto. Le società incorporate nel Regno Unito sono già obbligate a creare un registro ed a fornire le informazioni relative ai beneficial owners presso Companies House tramite il registro delle persone che esercitano un controllo significativo all’interno della società (il cosiddetto Registro PSC).

I punti fondamentali nella risposta del Governo sono i seguenti:

  • L’Ambito di applicazione: Tutte le società estere che detengono proprietà o partecipano ad appalti pubblici del Governo centrale rientrano nell’ambito di applicazione, fatte salve talune esenzioni, comprese le società estere incorporate in paesi con regimi equivalenti di public disclosure. I trust non rientreranno nell’ambito di applicazione di tale regime.
  • La Definizione di Beneficial Owner: la definizione di “beneficial owner” utilizzata per questi nuovi registri sarà in linea con le definizioni attualmente utilizzate nel contesto del regime del registro PSC (ossia un soggetto che: (i) detiene direttamente o indirettamente più del 25% delle azioni della società; (ii) detiene, direttamente o indirettamente, più del 25% dei diritti di voto all’interno della società, (iii) detiene, direttamente o indirettamente, il potere di nominare o rimuovere la maggioranza degli amministratori della società; (iv) altrimenti ha il diritto di esercitare od esercita effettivamente un’influenza significativa od un controllo sulla società o (v) ha il diritto di esercitare o esercita effettivamente un’influenza notevole su un trust od una società che non è un’entità legale che soddisfa una delle precedenti condizioni). Queste definizioni saranno adattate alle entità che non sono simili alle Limited by shares inglesi.
  • Il Registro: Le informazioni richieste relative ai titolari effettivi saranno sostanzialmente le stesse richieste dal regime PSC e quindi includeranno il nome del beneficial owner, la nazionalità e l’indirizzo. Il mancato aggiornamento del registro costituisce reato.
  • L’Impatto sulle transazioni immobiliari: Le società estere non potrebbero acquistare o vendere proprietà immobiliari registrate nel Regno Unito se non sono conformi a tale regime. Tale restrizione sarà applicata richiedendo alle società estere di fornire un registration number al momento della registrazione del titolo di proprietà presso il registro catastale. Alle società estere verrà fornito il registration number quando forniranno le informazioni sui beneficial owner presso Companies House. Ci sarà un periodo di transizione per le società estere che attualmente possiedono una proprietà per determinare le informazioni sui proprietari effettivi ed ottenere il registration number. Il Call for Evidence ha suggerito un periodo di transizione di un anno. Il Governo comunica che le società estere dovrebbero avere un periodo più lungo per conformarsi al regime e confermerà la durata del periodo di transizione a tempo debito.
  • L’Impatto sugli appalti pubblici del Regno Unito: Le società estere non potranno partecipare agli appalti pubblici del Governo centrale del Regno Unito se non sono conformi a tale regime e dovranno fornire le informazioni sui beneficial owner come conditio sine qua non per aggiudicarsi l’appalto.

 

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Irlanda: previsti tagli fiscali nel prossimo bilancio

Il Governo Irlandese adotterá nuove misure dirette ad introdurre dei tagli fiscali  nel prossimo bilancio, in base al suo recente aggiornamento del programma di stabilità.

Il documento dimostra che il Governo ha stanziato 2,6 miliardi di Euro in aumenti di spesa nel 2019. Parte di questa somma verrà impiegata per coprire gli aumenti della spesa in conto capitale e la parte rimanente sarà destinata a costi di riporto associati al precedente bilancio, alla retribuzione del settore pubblico ed ai costi “demografici”.

L’aggiornamento rileva che le entrate fiscali sono previste in aumento del 5,7% quest’anno. Nel primo trimestre dell’anno, le entrate fiscali sono aumentate del 3,5% su base annua, ma sono in calo dell’1,2% rispetto ai target.

 

 

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Costa Rica: fatturazione elettronica per tutti i contribuenti

L’Amministrazione fiscale ha pubblicato sulla gazzetta ufficiale, nel mese di marzo, la sentenza n. DGT-R-012-2018. In tale sentenza, l’Autorità fiscale stabilisce le date precise in cui l’utilizzo delle fatture elettroniche deve essere adottato da tutti i settori economici.

Per effetto della nuova regolamentazione, tutti i contribuenti che ad oggi non stanno utilizzando il sistema di fatturazione elettronico, devono provvedere ad adottarlo rispettando le seguenti scadenze:

CONTRIBUENTI DATA DI INIZIO
Contribuenti con corporate ID che termina con 1, 2, o 3 dal 1 settembre 2018
Contribuenti con corporate ID che termina con 4, 5, o 6 dal 1 ottobre 2018
Contribuenti con corporate ID che termina con 0, 7, 8 e 9 dal 1 novembre 2018
I contribuenti “maggiori” devono essere conformi a questo obbligo senza necessità di una notifica individuale. A meno che non sia notificato diversamente, i contribuenti “maggiori” devono essere conformi alle scadenze sopra menzionate, a seconda del numero finale del proprio corporate ID.

I contribuenti che godono del regime fiscale agevolato sono esenti da tale obbligazione.

 

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Brexit: ultimi aggiornamenti sui diritti dei lavoratori

A meno di un anno dalla Brexit, vi forniamo una sintesi della recente posizione sui diritti dei lavoratori europei ed in che modo i datori di lavoro devono prepararsi all’uscita del Regno Unito dall’Europa.

I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019:

L’8 dicembre 2017, il Governo inglese ha raggiunto un accordo con l’Europa sui diritti dei cittadini europei che si riferisce specificamente alla situazione dei cittadini europei che arrivano (o che sono già) nel Regno Unito prima della data della Brexit (cioè il 29 marzo 2019). Riportiamo di seguito un riepilogo dei punti chiave che sono stati concordati.

  • I cittadini europei che, entro il 29 marzo 2019, vivono legalmente ed in modo continuativo nel Regno Unito per 5 anni potranno richiedere di rimanere indefinitamente nel Paese ottenendo il “settled status”. Ciò significa che potranno risiedere nel Regno Unito, accedere a fondi e servizi pubblici e richiedere la cittadinanza britannica una volta che avranno i requisiti per farlo.
  • Quando il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea, i cittadini europei che arrivano entro il 29 marzo 2019 nel Paese ma non risiedono in quest’ultimo da 5 anni, potranno chiedere di rimanere fino a quando non avranno raggiunto la soglia dei 5 anni. Inoltre, possono presentare la domanda per ottenere il settled status.
  • I membri della famiglia che convivono o raggiungono i cittadini europei nel Regno Unito entro il 29 marzo 2019 potranno, inoltre, presentare la domanda per l’ottenimento del settled status, di solito dopo 5 anni nel Regno Unito.
  • I familiari stretti (vale a dire i coniugi, partner non sposati, figli e nipoti a carico e genitori e nonni a carico) potranno raggiungere i cittadini europei dopo che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, nel caso in cui il legame esisteva entro il 29 marzo 2019.

L’Home Office ha confermato che ci sarà una procedura online per fare richiesta che sarà “semplificata, di facile e rapido utilizzo ed è probabile che sarà operativa entro la fine dell’anno. Ai cittadini europei sarà richiesto di fornire un documento di identità ed una fototessera e dovranno dichiarare l’esistenza di eventuali condanne penali. Saranno, inoltre, tenuti a pagare una tassa che probabilmente sarà la stessa richiesta per ottenere il passaporto inglese (che è attualmente pari a £ 75,50).

Il 19 marzo 2018, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno, inoltre, raggiunto un accordo su una serie di punti fondamentali relativi all’accordo di recesso, uno dei quali prevedeva un accordo su un periodo di transizione dopo che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. I punti essenziali da considerare sono i seguenti:

  • È stato concordato un periodo di transizione di 21 mesi che avrà inizio il 29 marzo 2019 e terminerà il 31 dicembre 2020.
  • Durante il periodo di transizione, i diritti dei cittadini europei saranno tutelati e verrà garantita la libera circolazione dei lavoratori tra il Regno Unito e l’Europa. Questo varrà anche per i cittadini europei che arrivano nel Regno Unito durante il periodo di transizione.
  • Tutti i cittadini europei che arrivano nel Regno Unito durante il periodo di transizione avranno 6 mesi di tempo dalla fine del periodo di transizione (vale a dire fino al 30 giugno 2021) per richiedere la documentazione relativa alla residenza.

Dopo il periodo di transizione

Il Governo inglese non ha fornito alcuna chiarimento sui diritti dei cittadini europei dopo il periodo di transizione. Si pensava che il Governo avrebbe pubblicato un White Paper sull’immigrazione la scorsa estate, che avrebbe definito le sue proposte post Brexit sull’’immigrazione e avrebbe incluso maggiori dettagli sulla nuova politica relativa all’immigrazione. Tuttavia, è improbabile che venga pubblicato prima di ottobre di quest’anno. Il ritardo ha suscitato critiche e, comprensibilmente, ha creato preoccupazione per i cittadini europei ed incertezza per le imprese inglesi non consentendo una pianificazione adeguata. Questo significa anche che il nuovo Disegno di Legge sull’immigrazione, promesso nel Discorso della Regina, potrebbe essere posticipato.

L’Home Office ha dichiarato sul proprio sito Web che i cittadini europei (ed i datori di lavoro inglesi) non devono fare nulla ora ed attendere che la nuova procedura online diventi operativa nella seconda metà del 2018. Tuttavia, per essere preparati alla Brexit, suggeriamo che i datori di lavoro attuino i seguenti step:

  • Effettuino un controllo sull’attuale forza lavoro e valutino il potenziale impatto che avrà la Brexit.
  • Incoraggino i dipendenti dell’Unione Europea che risiedono da almeno 5 anni nel Regno Unito a richiedere subito la residenza permanente.
  • Rassicurino i dipendenti dell’Unione Europea che i loro diritti saranno protetti.
  • considerino eventuali costi aggiuntivi come risultato della Brexit, come un potenziale aumento dei salari per far fronte ad eventuali competenze e/o carenze di manodopera all’interno dell’azienda e/o qualsiasi aumento dei costi per migliorare la forza lavoro attuale.
  • Aggiornino le procedure e le politiche contro le molestie, il bullismo ed assicurino che i dirigenti siano pienamente formati su tali politiche. La Brexit ha provocato un aumento del numero di episodi di molestie razziali all’interno del luogo di lavoro e molti cittadini europei hanno riferito di essere vittime di bullismo e molestie a causa del loro status di cittadini europei.
  • Creino un team Brexit per eseguire gli step sopra descritti, per gestire le richieste dei dipendenti europei in merito al loro status e per rispondere alle domande quando la procedura online sarà operativa entro la fine dell’anno.

Il Migration Advisory Committee ha pubblicato la sua relazione il 27 marzo 2018 che fornisce una valutazione iniziale del mercato del lavoro inglese in seguito alla Brexit. La relazione finale è prevista per settembre 2018. Quest’ultima mette in luce le preoccupazioni di molti datori di lavoro su come il Regno Unito potrebbe limitare i lavoratori europei dopo il periodo di transizione e su come ciò potrebbe impedire loro di assumere lavoratori europei poco qualificati nel Regno Unito. L’incertezza ha già avuto un impatto negativo su alcuni settori dell’economia britannica, come ad esempio la sanità, l’edilizia, l’hospitality , il settore dell’agricoltura, la vendita al dettaglio che stanno attualmente affrontando una grave carenza di manodopera. Vi sono prove che dimostrano che i datori di lavoro inglesi stanno iniziando ad assumere fuori dall’Unione Europea per colmare queste lacune. Mentre il Governo britannico ha fornito i necessari chiarimenti sui diritti dei lavoratori dell’Unione Europea prima della Brexit e durante il periodo di transizione, ci sono ancora molte incertezze sui diritti dei lavoratori europei dopo il periodo di transizione e probabilmente continueranno ad esserci fino a quando il Governo non pubblicherà il suo White Paper sull’immigrazione.

 

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Brexit: ultimi aggiornamenti sui diritti dei lavoratori

A meno di un anno dalla Brexit, vi forniamo una sintesi della recente posizione sui diritti dei lavoratori europei ed in che modo i datori di lavoro devono prepararsi all’uscita del Regno Unito dall’Europa.

I cittadini europei che arrivano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019:

L’8 dicembre 2017, il Governo inglese ha raggiunto un accordo con l’Europa sui diritti dei cittadini europei che si riferisce specificamente alla situazione dei cittadini europei che arrivano (o che sono già) nel Regno Unito prima della data della Brexit (cioè il 29 marzo 2019). Riportiamo di seguito un riepilogo dei punti chiave che sono stati concordati.

  • I cittadini europei che, entro il 29 marzo 2019, vivono legalmente ed in modo continuativo nel Regno Unito per 5 anni potranno richiedere di rimanere indefinitamente nel Paese ottenendo il “settled status”. Ciò significa che potranno risiedere nel Regno Unito, accedere a fondi e servizi pubblici e richiedere la cittadinanza britannica una volta che avranno i requisiti per farlo.
  • Quando il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea, i cittadini europei che arrivano entro il 29 marzo 2019 nel Paese ma non risiedono in quest’ultimo da 5 anni, potranno chiedere di rimanere fino a quando non avranno raggiunto la soglia dei 5 anni. Inoltre, possono presentare la domanda per ottenere il settled status.
  • I membri della famiglia che convivono o raggiungono i cittadini europei nel Regno Unito entro il 29 marzo 2019 potranno, inoltre, presentare la domanda per l’ottenimento del settled status, di solito dopo 5 anni nel Regno Unito.
  • I familiari stretti (vale a dire i coniugi, partner non sposati, figli e nipoti a carico e genitori e nonni a carico) potranno raggiungere i cittadini europei dopo che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, nel caso in cui il legame esisteva entro il 29 marzo 2019.

L’Home Office ha confermato che ci sarà una procedura online per fare richiesta che sarà “semplificata, di facile e rapido utilizzo ed è probabile che sarà operativa entro la fine dell’anno. Ai cittadini europei sarà richiesto di fornire un documento di identità ed una fototessera e dovranno dichiarare l’esistenza di eventuali condanne penali. Saranno, inoltre, tenuti a pagare una tassa che probabilmente sarà la stessa richiesta per ottenere il passaporto inglese (che è attualmente pari a £ 75,50).

Il 19 marzo 2018, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno, inoltre, raggiunto un accordo su una serie di punti fondamentali relativi all’accordo di recesso, uno dei quali prevedeva un accordo su un periodo di transizione dopo che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. I punti essenziali da considerare sono i seguenti:

  • È stato concordato un periodo di transizione di 21 mesi che avrà inizio il 29 marzo 2019 e terminerà il 31 dicembre 2020.
  • Durante il periodo di transizione, i diritti dei cittadini europei saranno tutelati e verrà garantita la libera circolazione dei lavoratori tra il Regno Unito e l’Europa. Questo varrà anche per i cittadini europei che arrivano nel Regno Unito durante il periodo di transizione.
  • Tutti i cittadini europei che arrivano nel Regno Unito durante il periodo di transizione avranno 6 mesi di tempo dalla fine del periodo di transizione (vale a dire fino al 30 giugno 2021) per richiedere la documentazione relativa alla residenza.

Dopo il periodo di transizione

Il Governo inglese non ha fornito alcuna chiarimento sui diritti dei cittadini europei dopo il periodo di transizione. Si pensava che il Governo avrebbe pubblicato un White Paper sull’immigrazione la scorsa estate, che avrebbe definito le sue proposte post Brexit sull’’immigrazione e avrebbe incluso maggiori dettagli sulla nuova politica relativa all’immigrazione. Tuttavia, è improbabile che venga pubblicato prima di ottobre di quest’anno. Il ritardo ha suscitato critiche e, comprensibilmente, ha creato preoccupazione per i cittadini europei ed incertezza per le imprese inglesi non consentendo una pianificazione adeguata. Questo significa anche che il nuovo Disegno di Legge sull’immigrazione, promesso nel Discorso della Regina, potrebbe essere posticipato.

L’Home Office ha dichiarato sul proprio sito Web che i cittadini europei (ed i datori di lavoro inglesi) non devono fare nulla ora ed attendere che la nuova procedura online diventi operativa nella seconda metà del 2018. Tuttavia, per essere preparati alla Brexit, suggeriamo che i datori di lavoro attuino i seguenti step:

  • Effettuino un controllo sull’attuale forza lavoro e valutino il potenziale impatto che avrà la Brexit.
  • Incoraggino i dipendenti dell’Unione Europea che risiedono da almeno 5 anni nel Regno Unito a richiedere subito la residenza permanente.
  • Rassicurino i dipendenti dell’Unione Europea che i loro diritti saranno protetti.
  • considerino eventuali costi aggiuntivi come risultato della Brexit, come un potenziale aumento dei salari per far fronte ad eventuali competenze e/o carenze di manodopera all’interno dell’azienda e/o qualsiasi aumento dei costi per migliorare la forza lavoro attuale.
  • Aggiornino le procedure e le politiche contro le molestie, il bullismo ed assicurino che i dirigenti siano pienamente formati su tali politiche. La Brexit ha provocato un aumento del numero di episodi di molestie razziali all’interno del luogo di lavoro e molti cittadini europei hanno riferito di essere vittime di bullismo e molestie a causa del loro status di cittadini europei.
  • Creino un team Brexit per eseguire gli step sopra descritti, per gestire le richieste dei dipendenti europei in merito al loro status e per rispondere alle domande quando la procedura online sarà operativa entro la fine dell’anno.

Il Migration Advisory Committee ha pubblicato la sua relazione il 27 marzo 2018 che fornisce una valutazione iniziale del mercato del lavoro inglese in seguito alla Brexit. La relazione finale è prevista per settembre 2018. Quest’ultima mette in luce le preoccupazioni di molti datori di lavoro su come il Regno Unito potrebbe limitare i lavoratori europei dopo il periodo di transizione e su come ciò potrebbe impedire loro di assumere lavoratori europei poco qualificati nel Regno Unito. L’incertezza ha già avuto un impatto negativo su alcuni settori dell’economia britannica, come ad esempio la sanità, l’edilizia, l’hospitality , il settore dell’agricoltura, la vendita al dettaglio che stanno attualmente affrontando una grave carenza di manodopera. Vi sono prove che dimostrano che i datori di lavoro inglesi stanno iniziando ad assumere fuori dall’Unione Europea per colmare queste lacune. Mentre il Governo britannico ha fornito i necessari chiarimenti sui diritti dei lavoratori dell’Unione Europea prima della Brexit e durante il periodo di transizione, ci sono ancora molte incertezze sui diritti dei lavoratori europei dopo il periodo di transizione e probabilmente continueranno ad esserci fino a quando il Governo non pubblicherà il suo White Paper sull’immigrazione.

 

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Commissione UE: proposte per la tassazione delle imprese digitali

Il 21 marzo 2018, la Commissione Europea ha pubblicato due direttive che stabiliscono nuove regole relative alla tassazione delle società digitali attive nella UE e le relative attività dei fornitori di servizi dell’economia digitale. La proposta legislativa comprende una soluzione permanente di lungo termine che introduce il concetto di “presenza digitale significativa” e una di breve termine in modo tale da risolvere il problema in attesa di un accordo tra tutti gli Stati membri dell’UE. La Commissione riconosce che idealmente il problema dovrebbe essere affrontato a livello globale. A causa della mancanza di progressi nel raggiungimento di un accordo internazionale nel quadro dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la Commissione ha deciso di andare avanti e di assumere la guida di questa agenda.

La prima proposta mira a riformare le norme in materia di imposta sulle società, in modo che gli utili siano registrati e tassati nel luogo in cui le imprese hanno un’interazione significativa con gli utenti attraverso i canali digitali.

Le società potranno essere considerate tassabili se soddisfano almeno uno dei tre criteri elencati nella proposta. Un business sarà soggetto al pagamento di imposte se esso ha, nel territorio di uno dei stati membri dell’UE, oltre 100 000 utenti digitali, e/o genera un fatturato annuo superiore a 7 milioni di Euro, e/o conclude più di 3.000 contratti aziendali per servizi digitali in un anno. Come tale, la proposta di direttiva non implica una nuova tassa ma piuttosto riassegna i diritti di tassazione delle imprese segnando un cambiamento nel modo in cui i profitti sono assegnati agli Stati membri.

La Commissione propone un approccio comune armonizzato anche perché è preoccupata del prevedibile effetto sul mercato unico delle iniziative legislative nazionali disparate che 11 Stati membri hanno già deciso o (come nel caso dell’Italia) si preparano ad applicare per la tassazione delle imprese digitali.

Questa soluzione a lungo termine non comprende situazioni in cui le imprese sono fiscalmente residenti in paesi terzi che hanno firmato accordi di doppia imposizione con lo Stato membro interessato. La Commissione pertanto propone una raccomandazione sull’adattamento degli accordi di doppia imposizione dei Stati membri di UE con le giurisdizioni non UE. Per garantire l’applicazione coerente a livello internazionale, la Commissione raccomanda che i trattati sulla doppia tassazione tengano conto delle norme in materia di attribuzione di profitto e presenza digitale introdotto nella direttiva avente ad oggetto una “soluzione a lungo termine”.

La seconda proposta risponde alle richieste di numerosi Stati membri di istituire un’imposta temporanea da prelevare sugli introiti delle principali attività dell’economia digitale, che al momento sfuggono a qualsiasi tipo di imposizione fiscale nell’Ue. La proposta di “breve termine”, progettata per evitare una proliferazione di misure unilaterali a livello nazionale, introduce la cosiddetta imposta sui servizi digitali (“Digital Services Tax – DST”). Tale imposta, con un’aliquota del 3% sugli introiti lordi (piuttosto che sui profitti) riguarderà principalmente quelle società che attività che vendono on-line spazi pubblicitari e svolgono in genere attività che creano valore, come la vendita di “big data”, pubblicità mirata, le interazioni/interfaccia fra venditori e compratori.

Secondo le stime della Commissione, metà delle 180 società che rientreranno nell’ambito di applicazione della direttiva hanno sede negli Stati Uniti e un terzo nell’Unione Europea.

 

 

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Francia: disegno di legge finanziaria per il 2018

La Legge Finanziaria francese per il 2018 promuove diverse modifiche fiscali già annunciate dal Presidente Emmanuel Macron. Sebbene il progetto di legge contenga cambiamenti significativi che riguardano sia le imprese che i privati, di seguito vengono evidenziate solo quelle modifiche che interessano persone e famiglie con un patrimonio netto elevato.

L’Imposta francese sul patrimonio

L’Imposta francese sul patrimonio (“ISF”) è stata sostituita da una nuova imposta sul patrimonio immobiliare denominata “IFI” (Impôt sur la Fortune Immobilière).

L’IFI è limitata agli immobili francesi e stranieri posseduti direttamente o indirettamente. I soggetti che non risiedono fiscalmente in Francia dovranno versare l’IFI soltanto sugli immobili siti in Francia di cui sono direttamente o indirettamente proprietari.

In relazione alla proprietà indiretta, l’ex imposta ISF si applicava solo alle società immobiliari francesi detenute da persone fisiche non residenti in Francia (in particolare, soprattutto a quelle società il cui capitale era costituito per più del 50% da beni immobili).

Secondo il regime ISF, un soggetto non residente in Francia doveva dichiarare solo i beni immobiliari francesi ai fini dell’ISF. Inoltre, le società con meno del 50% delle loro attività investite in immobili erano fuori dall’ambito di applicazione dell’ISF.

Tutti i beni immobiliari rientrano nel campo di applicazione dell’IFI, siano essi detenuti direttamente o indirettamente dalle società e indipendentemente dal fatto che dette società si qualifichino come società immobiliari secondo la definizione di cui sopra.

Il disegno di legge prevede alcune limitazioni. I beni esenti comprendono:

  • Gli immobili che non sono coinvolti con gli affari delle società operative;
  • Le partecipazioni inferiori al 10% in una società operativa;
  • Le partecipazioni inferiori al 5% in una SIIC (società immobiliare quotata);
  • Le partecipazioni inferiori al 10% in un OPC (società di investimento) quando tale OPC ha investito meno del 20% in immobili.

Questi cambiamenti nella definizione di “patrimonio immobiliare” hanno anche effetti negativi sugli obblighi inerenti ai trust francesi. Le famiglie che gestiscono le loro proprietà attraverso trust che investono in società che detengono proprietà immobiliari francesi dovrebbero valutare la loro potenziale esposizione all’IFI.

Il disegno di legge limita inoltre la deduzione delle passività relative alle attività immobiliari detenute.

Il debito di terzi è deducibile dal valore dell’immobile, con alcune limitazioni:

  • Alcuni prestiti sono considerati ammortizzabili ai fini IFI (calcolo delle annualità teoriche); e
  • Se il totale delle attività imponibili supera i 5 milioni di euro e il debito relativo ammonta a oltre il 60% del valore totale imponibile, solo il 50% del debito che supera tale soglia è deducibile ai fini IFI.

Imposta sui redditi da capitale

La legge attua un’imposta fissa del 33% (o del 34%) sui redditi da capitale (vale a dire sulle plusvalenze su beni mobili e / o su interessi e dividendi).

Per i residenti fiscali francesi, l’imposta forfettaria del 30% comprende:

12,8% per le imposte sul reddito;

17,2% per i contributi sociali (CSG, CRDS, …);

3% o 4% per CEHR (contributo per i soggetti con redditi elevati).

Per coloro che non risiedono fiscalmente in Francia, se vi è una ritenuta alla fonte su tali ricavi, il tasso è pari al 12,8% (soggetto alla disposizione più favorevole del trattato sulla doppia imposizione con la Francia).

Contributo sociale specifico chiamato “Contributo PUMa”

Il contributo PUMa è stato implementato per finanziare l’assistenza sanitaria universale francese. Questo contributo è applicabile solo ai residenti fiscali francesi che traggono quasi esclusivamente reddito passivo. Tali soggetti sono ora responsabili per il versamento del contributo PUMa ad un tasso dell’8% su tale reddito passivo.

Per diventare responsabile del contributo PUMa, un residente francese deve guadagnare:

  • Meno di 3.922 € di reddito attivo, e
  • Più di 9.807 € di reddito passivo.
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Grecia: tassazione dei coniugi con diversa residenza

In seguito della sentenza del Tribunale ellenico, ora è possibile per i coniugi presentare dichiarazioni fiscali separate a seconda della loro residenza fiscale.

Questa decisione risolve il problema delle coppie sposate che vivono separate per varie ragioni, come ad esempio quando uno dei due vive all’estero a causa di impegni professionali.

Fino ad ora, era obbligatorio per la coppia presentare un’unica dichiarazione dei redditi e riportare il reddito complessivo della famiglia. Se un membro della famiglia viveva in Grecia, era obbligatorio per entrambi presentare una dichiarazione dei redditi in Grecia, poiché il fatto che un membro della famiglia vivesse in Grecia significava automaticamente che avere un interesse vitale nel Paese.

Per poter trasferire la propria residenza fiscale all’estero, un soggetto ha l’obbligo di presentare alle autorità fiscali tutta la documentazione relativa al trasferimento entro il 10 marzo dell’anno successivo a quello in cui è avvenuto il trasferimento.

Tali documenti comprendono, tra gli altri, la prova di un conto bancario, un certificato del datore di lavoro, un contratto di affitto o di acquisto per una casa e il codice TIN (o V.A.T.) nel paese estero. Una volta presentati i documenti, l’autorità fiscale è obbligata a rispondere entro 2 mesi. Se la risposta è affermativa, la pratica fiscale della persona viene trasferita all’autorità fiscale competente per i residenti all’estero. Nei casi in cui la decisione sia negativa, il soggetto ha il diritto di ricorrere al Tribunale amministrativo della Grecia.

Pertanto, i soggetti che hanno la residenza fiscale all’estero dovrebbero prendere in considerazione questa nuova opportunità al fine di adottare le misure necessarie per garantire il rispetto delle norme.

Ad Atene vi e’ un apposito ufficio messo a disposizione dei cittadini e di tutti coloro che necessitano assistenza in merito a questa materia.

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Regno Unito: registro delle società estere proprietarie di immobili

Il governo ha dato una risposta alla consultazione avente ad oggetto la proposta di introdurre un registro dei beneficiari effettivi di società estere che possiedono immobili nel Regno Unito o che partecipano ad appalti pubblici.

La risposta fa luce su una serie di piani del governo per la creazione e disciplina di predetto registro, anche alla luce del feedback ricevuto con riferimento alle proposte inziali e l’ulteriore procedimento di consultazione che ne è derivato.

Le proposte in materia sono state pubblicate a marzo del 2016, mentre la consultazione è stata lanciata ad aprile dell’anno successivo.

Il registro in questione sarà il primo del genere e mira a mantenere la leadership del Regno Unito a livello mondiale e a combattere la corruzione. Ciò significa che il governo non ha precedenti modelli di accordo su cui basarsi e, pertanto, preferisce adottare un approccio più cauto, cercando di bilanciare la necessità di combattere la corruzione migliorando la trasparenza e allo stesso tempo minimizzare gli oneri sulle attività commerciali legittime.

Ambito di applicazione del registro

  • Tutte le persone giuridiche capaci di possedere immobili o di partecipare ad appalti pubblici rientrano nell’ambito di applicazione della nuova normativa avente ad oggetto il nuovo registro in questione. Sarà tuttavia prevista una certa flessibilità per certe tipologie di persone giuridiche, laddove appropriato.
  • La proposta prevede che le società estere che possiedono o intendono acquistare immobili nel Regno Unito debbano fornire alla Companies House le informazioni relativamente ai loro beneficiari effettivi.
  • La definizione di proprietario effettivo ai fini del predetto registro ricalca quella di “Person with Significant Control” (PSC) relativo alle società inglesi. Il governo ha chiarito di aver scelto la stessa definizione per evitare fraintendimenti e soprattutto discordanze con le informazioni presentate a Companies House.
  • Le informazioni richieste dal nuovo registro per le società estere saranno le stesse che sono già richieste alle società inglesi in base alla normativa sui PSC.
  • Le società estere che decidono di partecipare agli appalti pubblici nel Regno Unito non dovranno specificare i dettagli dei beneficiari effettivi come condizione necessaria per poter partecipare all’appalto, ma dovranno fornirli se vogliono aggiudicarsi la gara d’appalto.
  • Non ci sono ancora informazioni con riferimento alla frequenza con cui dovranno essere aggiornate le informazioni al registro. Il governo ha proposto che ciò debba avvenire con frequenza biennale, ma molti di coloro che hanno risposto alla consultazione hanno commentato che si tratta di un periodo troppo lungo.

Specifiche proposte aventi ad oggetto le proprietà immobiliari

  • Le proposte si riferiscono agli immobili in freehold e agli affitti che devono essere registrati. Quando un immobile viene concesso in locazione per un periodo superiore ai 7 anni, tale locazione deve essere registrata. Tuttavia, anche molte altre locazioni di durata più breve sono soggette ai requisiti di registrazione obbligatoria. Non è tuttavia stato ancora definito se le proposte in questione abbiano ad oggetto tutte le locazioni che devono essere registrate o solo quelle di durata superiore ai 7 anni.
  • Una società che decide di acquistare un immobile nel Regno Unito dovrà presentare domanda a Companies House per inviare le informazioni al registro. Una volta registrate le informazioni relative ai propri beneficiari, riceverà un numero di registrazione che dovrà essere comunicato al momento in cui verrà registrato il trasferimento del diritto di proprietà sull’immobile nel Registro fondiario.
  • Nei casi in cui una società estera possieda già degli immobili nel Regno Unito, la stessa dovrà adeguarsi ai nuovi requisiti di registrazione, anche se la tempistica entro cui ciò dovrà avvenire deve ancora essere decisa. Il governo aveva inizialmente proposto un anno di tempo, ma le risposte alla consultazione avevano suggerito un periodo più lungo.
  • Alla fine del periodo transitorio, una società estera che possiede immobili nel Regno Unito non potrà vendere o affittare detti immobili se non ha comunicato le informazioni richieste dalla nuova normativa. A tal fine, verrà apposta una nota al catasto.
  • Nei casi in cui una società estera non avrà ottenuto un numero di registrazione alla fine di predetto periodo transitorio, la stessa non potrà acquistare l’immobile. Ciò significa che il venditore si ritroverà in una posizione analoga a quella di trustee della società estera fino a quando la stessa non avrà ottenuto un valido numero di registrazione e pertanto la proprietà dell’immobile potrà essere trasferita a quest’ultima.

 

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Svizzera: licenzia i messaggi concernenti le Convenzioni con Ecuador e Zambia

In occasione della sua seduta del 18 aprile 2018, il Consiglio Federale ha licenziato il messaggio concernente l’approvazione di un Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni con l’Ecuador e il messaggio concernente una nuova Convenzione con lo Zambia.

Il 26 luglio 2017 la Svizzera e l’Ecuador hanno firmato a Quito il Protocollo che modifica la Convenzione del 28 novembre 1994 per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio con lo Zambia.

L’accordo è diretto a garantire certezza giuridica ed a contribuire allo sviluppo di legami economici tra i due Paesi. La nuova Convenzione con lo Zambia tiene conto degli sviluppi scaturiti dal progetto dell’OCSE relativo all’erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili (“Base Erosion and Profit Shifting”, BEPS). Essa contiene, in particolare, una clausola antiabuso e una clausola arbitrale. Inoltre contempla una disposizione di assistenza amministrativa secondo il vigente standard internazionale in materia di scambio di informazioni su domanda.

 

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Nuova Zelanda: rinvio della nuova imposta sulle assicurazioni

La Nuova Zelanda ha rinviato l’introduzione di una nuova imposta sui contratti di assicurazione diretta a finanziare i servizi di emergenza nel Paese.

Il Regolulation n. 4 del Fire and Emergency New Zealand Regulations del 2017 prevede le seguenti aliquote: per ogni veicolo a motore, è previsto un tasso di 8,45 Dollari all’anno e, per tutte le altre proprietà, un tasso di 10,6 centesimi all’anno per ogni importo di 100 Dollari per cui la proprietà è assicurata per il periodo previsto dal contratto di assicurazione contro gli incendi.

Al momento della stipula di un contratto di assicurazione in base al quale la proprietà è assicurata contro ogni rischio di perdita o danneggiamento, l’assicurato è responsabile del pagamento dell’importo del prelievo nei confronti dell’assicuratore.

L’assicuratore deve quindi pagare l’imposta al Fire and Emergency New Zealand (FENZ) entro il quindicesimo giorno del terzo mese successivo alla fine del mese in cui è stato stipulato il contratto di assicurazione.

Numerosi altri obblighi di conformità, tra cui obblighi di archiviazione e regole di conservazione dei record sono stabiliti nella legge e nei regolamenti.

 

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Bahrain: società in accomandita per investimento

Vi sono state una serie di riforme in Bahrain negli ultimi due anni nel tentativo da parte del Governo di ristabilire la posizione del Bahrain come “hub” finanziario regionale in Medio Oriente. Uno di questi cambiamenti è stato l’introduzione di società in accomandita per investimento e società cellulari protette (di cui abbiamo discusso nell’edizione di dicembre/gennaio 2017 di Law Update). Questo articolo si concentra sulle società in accomandita per investimento e sui loro vantaggi commerciali dal punto di vista bancario e finanziario.

Società in accomandita per investimento (ILP)

Un fondo di investimento è un veicolo di investimento collettivo che acquisisce, detiene e cede investimenti azionari e correlati ad azioni in società non quotate. La strategia di investimento di un fondo di partecipazione privato specificherà i settori di suo interesse (ad esempio le società farmaceutiche) e la sua area geografica di destinazione (ad esempio l’Europa). Ci sono molte strutture legali disponibili per un fondo di investimento come ad esempio una società (in Bahrain questa è generalmente una società per azioni); una società in accomandita per investimento o fondi fiduciari e accordi contrattuali. La società in accomandita è il veicolo preferito in tutto il mondo per i fondi di investimento chiusi.

La Legge sulla società in accomandita per investimento (Legge n. 18 del 2016) è stata attuata il 4 agosto 2016 (“Legge ILP”). Una ILP può intraprendere solo le attività consentite (che sono esattamente le stesse attività che può intraprendere una PCC). Una ILP è simile ad una società in accomandita semplice in quanto la responsabilità del socio accomandatario (definito come un “socio attivo” nella Legge ILP) è illimitata e quella del socio inattivo (definito come “socio dormiente” nella legge ILP) è illimitata. Le ILP sono regolate dalla CBB. Il Bahrain è ora uno sfidante delle giurisdizioni dei fondi offshore in quanto possiede una Legge ILP all’avanguardia; è un regime agevolato dal punto di vista fiscale ed ha un regime regolamentare sofisticato.

Gestione e processo decisionale in un ILP

I soci accomandatari gestiscono il fondo o il contratto con il gestore. Essi firmano per conto del fondo. I soci accomandanti non possono prendere parte alla gestione. Esistono disposizioni di sicurezza per i soci accomandanti, tra cui:

  1. essere in carica o nell’interesse del socio accomandatario;
  2. contrattare con il fondo;
  3. consultare o consigliare il socio accomandatario;
  4. revisionare e approvare i conti di partnership e gli affari commerciali;
  5. partecipare alle riunioni dei soci;
  6. presenziare ai comitati per gli investimenti o altri;
  7. esprimere il proprio voto su decisioni specifiche;
  8. intraprendere determinate azioni legali;
  9. approvare le modifiche all’accordo di partnership.

I doveri del socio accomandatario

I soci accomandatari hanno il dovere di:

  1. non condurre affari in modo pregiudizievole per i soci;
  2. riferire resoconti fedeli ed informazioni complete sulla partnership agli altri soci;
  3. esercitare i poteri per raggiungere gli obiettivi del fondo;
  4. non essere competitivo a meno che non venga espresso il consenso indicato;
  5. divulgare gli interessi personali in conformità con l’accordo di partnership; e
  6. rimediare a qualsiasi violazione del dovere o della Legge.

Diritti dei soci accomandanti:

I soci accomandanti hanno i seguenti diritti:

  1. responsabilità limitata;
  2. accesso alle informazioni sulla partnership;
  3. intraprendere determinate azioni per conto della partnership;
  4. conformità da parte del socio accomandante all’accordo di partnership e alla Legge;
  5. protezione da azioni pregiudizievoli; e
  6. preferenza rispetto al socio accomandatario sulla distribuzione/dissoluzione.

Requisiti per la registrazione di un ILP

La registrazione di una ILP richiede:

  1. la totale assenza di lettere di obiezione da parte della Banca Centrale del Bahrein (“CBB”);
  2. la dichiarazione notarile da parte del socio accomandante comprensiva di:
  3. nome della partnership del fondo di investimento;
  4. dati degli affari;
  5. indirizzo della sede legale;
  6. dichiarazione di durata;
  7. identificazione dei soci accomandatari;
  8. dichiarazione del capitale del socio e modalità di pagamento;
  9. documenti di identificazione formale per la società in nome collettivo;
  10. accordo di società in accomandita; e
  11. tassa per la registrazione e la lettera di non obiezione.

Accordo di partnership con i fondi di investimento 

Un accordo di partnership con i fondi di investimento (“Contratto ILP”) è un contratto scritto vincolante per tutti i soci. L’accordo ILP è depositato presso la CBB. L’accordo ILP deve contenere le seguenti informazioni minime, vale a dire:

  1. le modalità ed i tempi dei contributi;
  2. le restrizioni al trasferimento di interessi (se presenti);
  3. l’attività dell’ILP;
  4. eventuali diritti di profitto dei soci;
  5. eventuali restrizioni sul socio accomandatario;
  6. quando si tengono le riunioni tra soci;
  7. quando termina il fondo; e
  8. politica sul conflitto di interessi.

Vantaggi di una ILP

Le società in accomandita sono la struttura più diffusa per i fondi a capitale chiuso a livello internazionale e la sua struttura è compresa dagli investitori di fondi internazionali. Le ILP consentono un chiaro sostegno legislativo alla scelta di una struttura comune per il fondo a livello internazionale. Esse forniscono, inoltre, un’opzione aggiuntiva per finanziare i promotori. Le ILP raggiungono le vicine giurisdizioni del Gulf Cooperation Council (“GCC”), cioè Dubai, Abu Dhabi e Qatar. Le ILP consentono, inoltre, di fornire chiare opzioni sui diritti degli investitori e consentono la flessibilità dei documenti costituzionali.

Le ILP designano chiaramente un’entità responsabile della gestione e del controllo dei fondi. Ciò permette la flessibilità per la divisione dei profitti derivanti da un fondo. Evita i requisiti aziendali per la manutenzione del capitale. Inoltre, ciò pone chiare responsabilità fiduciarie sul socio accomandatario. Le ILP forniscono agli investitori accesso e trasparenza. Le ILP sono la prima società in accomandita semplice “onshore” di GCC.

Poiché le leggi sulla partnership sono ben consolidate nelle giurisdizioni di common law, come Londra, New York e Singapore, la Legge ILP consente alle imprese in e/o provenienti da tali giurisdizioni di operare in Bahrain all’interno di un quadro legale con cui esse sono familiari. La Legge ILP supporta anche le società di investimento nella creazione di fondi di investimento finanziario e consente loro di accedere a nuovi meccanismi di finanziamento.

Il Bahrain è ora uno sfidante delle giurisdizioni dei fondi offshore in quanto ha una Legge all’avanguardia sulla società in accomandita, un regime fiscale privilegiato e un sofisticato regime normativo. Si spera che la Legge ILP fornirà un forte impulso al settore finanziario in Bahrain e sosterrà la crescita in fondi immobiliari, in fondi di private equity, nel capitale di rischio ed in fondi tecnologici, in start-up e fondi conformi alla Shariah, oltre che nell’assicurazione vincolante. Tuttavia, poiché la Legge ILP e le ILP sono state implementate solo di recente in Bahrain, potrebbe volerci del tempo prima che le ILP siano ampiamente adottate e siano la struttura di scelta per i fondi di investimento in Bahrain. Tuttavia, si prevede che le ILP miglioreranno la competitività del Bahrain nel settore dei servizi finanziari, facilitando la strutturazione delle attività di investimento.

 

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Perù: gli asset classes come garanzia per la sicurezza

Le forme più comuni di garanzia concesse nel settore immobiliare e le loro procedure

I mutui sono creati attraverso l’esecuzione di un documento pubblico e di un atto privato (davanti a un notaio) tra il debitore ed il creditore (o il corrispondente agente di sicurezza o fiduciario, a seconda del caso) e sono validi e perfezionati una volta che sono registrati. (Mentre i pegni devono essere registrati solo al fine dell’esecutività, i mutui devono essere registrati per essere validi). Gli interessi di garanzia su terreno ed edifici devono essere registrati nella sezione pertinente del Registro delle Proprietà Immobiliari. Gli interessi di garanzia sulle concessioni devono essere registrati nel Registro Pubblico delle Concessioni per lo Sfruttamento dei Servizi Pubblici, o nel caso delle concessioni minerarie, nel Registro dei Diritti Minerali.

Le forme più comuni di garanzia concesse su macchinari e attrezzature e le loro procedure

La Legge sul Pegno consente espressamente la creazione di pegni su macchinari e attrezzature. Un pegno viene creato attraverso l’esecuzione di un accordo privato tra debitore e creditore (o il corrispondente agente di sicurezza o fiduciario, a seconda del caso). Ai fini della registrazione del pegno (che, sebbene non necessario per la validità, è comunque consigliabile per l’applicazione della legge), esso deve essere stato eseguito e concesso come atto pubblico davanti ad un notaio. La perfezione del pegno ed un maggior livello di pubblicità contro le parti terze possono essere realizzati attraverso la registrazione.

Le forme più comuni di garanzia concesse sui crediti e le loro procedure

La Legge sul Pegno consente espressamente la creazione di pegni su crediti. Un pegno viene creato attraverso l’esecuzione di un accordo privato tra il debitore ed il creditore (o il corrispondente agente di sicurezza). Ai fini della registrazione del pegno (che sebbene non necessario per la validità, è comunque consigliabile per l’applicazione della Legge), esso deve essere stato eseguito e concesso come atto pubblico davanti ad un notaio. La perfezione del pegno ed un maggior livello di pubblicità contro le parti terze possono essere realizzati attraverso la registrazione.

Le forme più comuni di garanzia concesse sugli strumenti finanziari e le loro procedure

La legge sul Pegno consente espressamente la creazione di pegni sugli strumenti finanziari (fatta eccezione per i controlli). Un pegno viene creato attraverso l’esecuzione di un privato accordo tra il debitore ed il creditore (o il corrispondente agente di sicurezza). Ai fini della registrazione del pegno (che sebbene non necessario per la validità`, è comunque consigliabile per l’applicazione della Legge), esso deve essere stato eseguito e concesso come atto pubblico davanti ad un notaio. La perfezione del pegno ed un maggior livello di pubblicità contro le parti terze possono essere realizzati attraverso la registrazione.

Le forme più comuni di garanzia concesse sui depositi di denaro e le loro procedure

La legge sul Pegno consente espressamente la creazione di pegni sui depositi di denaro (fatta eccezione per i controlli). Un pegno viene creato attraverso l’esecuzione di un accordo privato tra il debitore e il creditore (o il corrispondente agente di sicurezza). Ai fini della registrazione del pegno (che sebbene non necessario per la validità, è comunque consigliabile per l’applicazione della Legge), esso deve essere stato eseguito e concesso come atto pubblico davanti ad un notaio. La perfezione del pegno ed un maggior livello di pubblicità contro le parti terze possono essere realizzati attraverso la registrazione.

Ai fini dell’applicabilità, l’avviso di pegno dovrebbe, inoltre, essere notificato all’istituzione finanziaria in cui sono detenuti i depositi di denaro.

Le forme più comuni di garanzia concesse sulla proprietà intellettuale e le loro procedure

La legge sul Pegno consente espressamente la creazione di pegni sulla proprietà intellettuale (ad esempio, i brevetti, i diritti d’autore, i diritti derivanti dall’invenzione, i marchi ed i nomi commerciali). Un pegno viene creato attraverso l’esecuzione di un privato accordo tra il debitore e il creditore (o il corrispondente agente di sicurezza). Tuttavia, ai fini della registrazione del pegno (che sebbene non necessario per la validità, è comunque consigliabile per l’applicazione della Legge), esso deve essere stato eseguito e concesso come atto pubblico davanti ad un notaio. La perfezione del pegno ed un maggior livello di pubblicità contro le parti terze possono essere realizzati attraverso la registrazione.

 

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Georgia: trattato contro la doppia imposizione con la Moldavia

Il 31 gennaio 2018, il Governo moldavo ha approvato il trattato sull’imposta sul reddito con la Georgia. Il trattato, firmato il 29 novembre 2017, è il primo del suo genere concluso tra i due paesi e entrerà in vigore dopo lo scambio degli strumenti di ratifica.

Il trattato è stato firmato in seguito al Business Forum tra Georgia e Moldavia tenutosi a Tbilisi, nell’aprile 2017, nel corso del quale i partecipanti hanno analizzato le opportunità commerciali tra i due paesi nel settore agricolo, di consulenza, tessile, delle tecnologie dell’informazione e nel settore del turismo e dello sviluppo.

Le parti hanno firmato una convenzione per evitare la doppia imposizione e per prevenire l’evasione fiscale in materia di imposte sul reddito, al fine di sostenere lo sviluppo della cooperazione tra le comunità imprenditoriali dei due paesi.

Il trattato copre l’imposta sugli utili e l’imposta sul reddito della Georgia, nonché l’imposta sul reddito della Moldavia. In termini di aliquote sulla ritenuta d’acconto, i tassi massimi del 5% sono stati stabiliti su dividendi, interessi e royalties.

In base a quanto previsto dal trattato in questione, il concetto di stabile organizzazione include un cantiere o un progetto di costruzione e/o installazione dalla durata superiore a 6 mesi in un periodo di dodici mesi. Lo stesso vale per la fornitura di servizi (compresa la consulenza) della durata di oltre 3 mesi in un periodo di dodici mesi.

Entrambi i paesi applicheranno il metodo del credito e il metodo dell’esenzione con progressione per l’eliminazione della doppia imposizione.

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Regno Unito: novità per il nuovo anno fiscale

Il 6 aprile 2018 è iniziato il nuovo anno fiscale e numerose sono le novità relative a imposta sui redditi, pensioni e tassazione dei dividendi.

Per quanto concerne la “personal allowance” individuale, questa è aumentata da 11,500 sterline a 11,850 sterline. Ciò comporta una riduzione di imposta pari a 70 sterline all’anno per tutti i contribuenti (esclusi solo i soggetti con i redditi più alti).

Con riferimento all’imposta sui redditi, l’aliquota base del 20% verrà versata a partire dalle 11,850 sterline, mentre l’aliquota del 40% verrà applicata ai guadagni superiori alle 46,350 sterline (e non più 45,000 sterline come in precedenza).

Per quanto riguarda i contributi previdenziali (National Insurance Contributions) di classe 1 (lavoratori dipendenti), verrà applicata l’aliquota del 12% sui guadagni superiori alle 8,424 sterline fino ai guadagni pari a 46,350 sterline. Per redditi superiori, l’aliquota si abbassa al 2%.

Le modifiche in questione riguardano anche i contributi pensionistici: il contributo minimo previsto dai piani di previdenza privati aumenterà dall’1% al 3% del salario del dipendente, mentre il contributo minimo del datore di lavoro aumenterà dall’1% al 2%.

Per quanto riguarda i dividendi, la soglia non imponibile diminuisce da 5,000 sterline a 2,000 sterline.

La modifica più importante, tuttavia, riguarda la tassazione del trattamento di fine rapporto di lavoro e, in particolare, la cosiddetta “foreign service exemption”, nonché’ la tassazione dell’indennità di licenziamento (payment in lieu of notice – PILONs).

Per quanto concerne la foreign service exemption, tale esenzione non è disponibile per i lavoratori che sono residenti nel Regno Unito nel corso dell’anno fiscale in cui è terminato il loro rapporto di lavoro. Tale novità andrà a modificare radicalmente l’impiego di tale esenzione. Come risultato, quei lavoratori che hanno prestato attività all’estero ma risiedono nel Regno Unito nell’anno fiscale in cui è terminato il loro impiego sono, a partire dal 6 aprile 2018, tassati allo stesso modo di coloro che non hanno invece prestato attività lavorativa all’estero.

Per quanto riguarda invece l’indennità’ di licenziamento, non c’è più una grande differenza dal punto di vista pratico tra tassazione di “contractual PILONs” e non-contractual PILONs”. In sostanza, secondo la nuova normativa, in entrambi i casi le indennità di licenziamento saranno interamente tassabili e saranno soggette al versamento dei contributi previdenziali di dipendente e datore di lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

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Pakistan: previsti controlli fiscali per i contribuenti

Il Consiglio Federale delle Entrate del Pakistan ha reso pubblici i parametri finanziari e legali che intende utilizzare al fine di selezionare i contribuenti da sottoporre ai controlli fiscali per l’anno 2016.

I contribuenti che rientrano nell’ambito di applicazione di tali parametri saranno scelti a caso per l’accertamento fiscale. Una volta selezionato, il contribuente sarà esentato dalla selezione su base casuale per i due anni successivi.

I parametri che il Consiglio prenderà in considerazione quando si selezionano i contribuenti per l’accertamento fiscale in relazione all’imposta sulle vendite e alle accise federali sono:

  • la diminuzione del valore dell’offerta di oltre il 10% nell’anno precedente;
  • una diminuzione consistente del rapporto tra imposta sulla produzione ed imposta sul valore aggiunto negli ultimi tre anni;
  • una diminuzione del rapporto tra forniture tassabili e forniture totali pari o superiori al 10% rispetto all’anno precedente;
  • i produttori che mostrano un’aggiunta di valore inferiore al 10%;
  • più del 30% degli acquisti o delle vendite effettuati da persone non registrate.
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Repubblica Ceca: previsto l’ampliamento dell’aliquota IVA

I legislatori cechi stanno prendendo in considerazione una modifica della Legge sull’IVA presentata dal Ministero delle Finanze al fine di ampliare significativamente la portata dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto.

L’emendamento ridurrebbe il carico fiscale nel settore della ristorazione, per alcuni servizi artigianali e professionali, e per i servizi idrici e fognari.

In particolare, tale Legge ridurrebbe l’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto dal 21% al 10% per i servizi di parrucchiere e cosmetici, riparazioni di biciclette, calzature, vestiti, la riparazione di abbigliamento e elettrodomestici e la vendita di birra alla spina. L’aliquota IVA applicabile al settore della ristorazione e delle bevande analcoliche si ridurrebbe anche dal 15% al 10%.

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Repubblica Ceca: previsto ampliamento dell’aliquota IVA

I legislatori cechi stanno prendendo in considerazione una modifica della Legge sull’IVA presentata dal Ministero delle Finanze al fine di ampliare significativamente la portata dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto.

L’emendamento ridurrebbe il carico fiscale nel settore della ristorazione, per alcuni servizi artigianali e professionali, e per i servizi idrici e fognari.

In particolare, tale Legge ridurrebbe l’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto dal 21% al 10% per i servizi di parrucchiere e cosmetici, riparazioni di biciclette, calzature, vestiti, la riparazione di abbigliamento e elettrodomestici e la vendita di birra alla spina. L’aliquota IVA applicabile al settore della ristorazione e delle bevande analcoliche si ridurrebbe anche dal 15% al 10%.

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Giappone: la riforma fiscale 2018 diventa Legge

In seguito all’approvazione del Parlamento giapponese, le misure contenute nel pacchetto di riforma fiscale sono diventate Legge il 1 aprile 2018.

Il pacchetto prevede una riduzione dell’imposta sul reddito della società fino al 25% per le società che aumentano i salari del 3%. Un’ulteriore riduzione fino al 20% è prevista per le aziende che investono per migliorare la loro produttività o si impegnano nella digitalizzazione. Lo sgravio fiscale è entrato in vigore il 1 aprile 2018 e verrà applicato solo per tre anni.

Altre misure includono l’aumento dei dazi sui prodotti del tabacco a partire da ottobre 2018 ed una nuova imposta di partenza di 1.000 per persona a partire da gennaio 2019.

 

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Cipro: cittadinanza per investimento

I programmi di investimento per gli investitori sono stati disegnati per attrarre investimenti da parte di individui con ingenti capitali e imprenditori, garantendo a questi soggetti la possibilità di ottenere in modo rapido il diritto di residenza o la cittadinanza. Tali programmi di investimento sono anche conosciuti come “residenza per investimento” e “cittadinanza per investimento”.

Nonostante molti paesi offrano agli investitori la cittadinanza o il diritto di residenza in cambio di un investimento, tale sistema è diventato di interesse mondiale solo nel 2006.

L’Europa è da lungo tempo la meta preferita dagli immigranti con ingenti capitali (con i Caraibi al secondo posto e il Nord America la terzo posto). Negli ultimi anni, inoltre, si registra un crescente interesse per Cipro.

Citizenship by Investment – programma

Il programma Cyprus Citizenship by Investment (CBI) è considerate uno dei programmi di investimento di maggior successo nel mondo. Esso offre infatti la possibilità ai soggetti proprietari di ingenti capitali e alle loro famiglie la possibilità di entrare in Europa. Il programma è stato inizialmente introdotto nel 2002 con un investimento di 15 milioni di Euro, ma notevoli sono stati da allora i miglioramenti. A partire da settembre 2016, sono stati previsti i seguenti requisiti:

  • Un investimento pari a 2 milioni di Euro in proprietà immobiliari;
  • Un investimento totale di 2.5 milioni di Euro, con varie opzioni, tra cui:
  1. Investimento di immobili residenziali o commerciali o terreni e
  2. Investimento in societa’ di Cipro, fondi e obbligazioni (con alcune restrizioni).

Il programma in questione offre accesso alla cittadinanza europea in soli sei mesi. A differenza di programmi messi in atto da altri Stati, non richiede al soggetto di risiedere fisicamente a Cipro prima, durante o dopo la richiesta di adesione al programma in questione (basta essere fisicamente presenti a Cipro una giornata al fine di fornire i dati biometrici).

Il programma CBI ha attirato l’interesse di molti soggetti con ingenti capitali interessati a esercitare la propria attivita’ in Europa. Gli investitori in questione sono principalmente Russi, Cinesi o provengono dai paesi della Comunità di Stati Indipendenti e del Medio Oriente.

Nel 2017 il Financial Times ha pubblicato un articolo su programma di investimento cipriota, classificandolo come quello più attraente all’interno dell’Unione Europea per i seguenti motivi:

  • Libertà di circolazione;
  • Qualità di vita;
  • Investimento minimo richiesto;
  • Obbligo di residenza o requisiti di viaggio;
  • Tempistiche per la cittadinanza;
  • Semplicità del procedimento e
  • Due diligence.

È molto probabile che il governo annunci a breve nuove misure tramite un apposito comitato di regolamentazione. Quest’ultimo avrà il compito di supervisionare ed esaminare gli operatori del settore immobiliare e altri soggetti che forniscono servizi di immigrazione, assicurandosi che tutte le parti interessate (compresi coloro che richiedono di aderire al programma) rispettino un certo codice di condotta. In tal modo, il programma CBI rimarrà del tutto conforme con gli standard europei e consentirà di massimizzare il valore degli investimenti e proteggere gli interessi finanziari degli investitori medesimi.

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Commissione Europea: nuove norme per una tassazione più equa dell’economia digitale

Il 21 marzo 2018, La Commissione Europea ha proposto nuove misure per garantire che le attività delle imprese digitali siano tassate in modo equo e favorevole alla crescita nell’Unione Europea. Con queste misure l’Unione Europea sarà all’avanguardia mondiale nell’elaborazione di norme fiscali adattate all’economia moderna e all’era digitale.

La prima iniziativa è intesa a riformare le norme in materia di imposta sulle società, in modo che gli utili siano registrati e tassati nel luogo in cui le imprese hanno un’interazione significativa con gli utenti attraverso i canali digitali. Si tratta della soluzione a lungo termine preferita dalla Commissione.

Questa proposta consentirebbe agli Stati membri di tassare gli utili generati sul loro territorio, anche nel caso in cui una società non vi abbia una presenza fisica. Con le nuove norme le imprese online contribuirebbero alle finanze pubbliche allo stesso livello delle imprese tradizionali.

Una piattaforma digitale sarà considerata una “presenza digitale” imponibile o una stabile organizzazione virtuale in uno Stato membro se soddisfa uno dei seguenti requisiti:

– supera una soglia di 7 milioni di Euro di ricavi annuali in uno Stato membro;

– ha più di 100.000 utenti in uno Stato membro in un esercizio fiscale;

– oltre 3.000 contratti commerciali per servizi digitali sono conclusi tra l’impresa e utenti aziendali in un esercizio fiscale.

La seconda proposta risponde alle richieste di numerosi Stati Membri di istituire un’imposta temporanea da prelevare sulle principali attività digitali, che al momento sfuggono a qualsiasi tipo di imposizione nell’Unione Europea.

 

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Regno Unito: annunciata strategia del settore FinTech

Il governo britannico ha lanciato la sua prima strategia per il settore Fintech, che delinea le iniziative che il governo intende intraprendere per sviluppare tale settore.

Annunciata dal Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, nel corso della seconda Conferenza Internazionale Fintech tenutasi a Londra a fine marzo, la strategia prevede una serie di misure nel settore FinTech, tra cui una nuova task force per le cripto valute, le prossime novità nella cosiddetta “robo-regulation” e un nuovo Fintech bridge tra Regno Unito e Australia.

In un comunicato stampa, Hammond ha spiegato che la nuova task force, che comprenderà la Bank of England, la Financial Conduct Authority e il Treasury, “aiuterà il Regno Unito a gestire i rischi legati alle cripto valute, oltre a sfruttare i potenziali benefici offerti da tali nuove tecnologie”.

Il cancelliere ha anche annunciato diverse altre misure nel settore FinTech, compresi i progetti pilota di “robo-regulation”.

Questi schemi mirano ad aiutare le nuove imprese del settore FinTech e l’industria dei servizi finanziari nel suo complesso, a “rispettare la normativa costruendo software in grado di garantire automaticamente il rispetto delle regole, risparmiando tempo e denaro”.

Commentando l’iniziativa, Rachel Kent, partner del Settore delle Istituzioni Finanziarie di Hogan Lovells, ha dichiarato: “una questione chiave emersa dall’Innovate Finance Global Summit all’inizio di questa settimana è che il Regno Unito non può riposare sugli allori se vuole mantenere la sua posizione quale capitale globale nel settore FinTech. Pertanto, accogliamo con favore l’annuncio del governo di una nuova strategia FinTech: la regolamentazione dei crypto assets e delle nuove tecnologie del settore sono fondamentali, non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale”.

Il partner di Hogan Lovells Technology, John Salmon, ha anche spiegato perché è necessario un approccio comune: ” un approccio congiunto è fondamentale. Il trattamento delle cripto valute è attualmente complesso e incerto, quindi avere una visione comune di regolamentazione, imposte e valuta è un passo avanti molto positivo. Sarà molto importante per la nuova task force entrare in contatto con il settore. C’è ancora molta confusione sulla corretta applicazione delle vigenti normative e delle norme fiscali al settore in questione e avere una visione chiara e comune è di vitale importanza nello sviluppo di queste nuove classi di investimento e affinché l’ecosistema si sviluppi al suo massimo potenziale”.

Altri importanti elementi della strategia includono la creazione di standard industriali che renderanno più semplice la collaborazione tra il settore FinTech e le banche, nonché i piani per il governo di collaborare con tale settore per “creare” piattaforme condivise che consentiranno di rimuovere le barriere che queste imprese e queste aziende affrontano nella creazione di nuovi sistemi.

Saranno inoltre nominati tre nuovi FiNTech Regional Envoys “per garantire che i benefici del settore FinTech siano percepiti in tutto il Regno Unito”.

Inoltre, è stato annunciato un nuovo accordo (Fintech Bridge) firmato da Hammond e Scott Morrison, Tesoriere del Commonwealth dell’Australia.

Il Fintech Bridge mira “all’apertura di un nuovo importante mercato per le imprese britanniche nel settore FinTech che vogliono espandersi a livello internazionale”, oltre ad aiutare entrambi i paesi ad armonizzare le politiche e ad aumentare la cooperazione normativa.

Come parte del Fintech Bridge, il partner strategico di Hogan Lovells Innovate Finance e FinTech Australia introdurranno un regolare vertice business to business, consigliando i governi britannico e australiano sul modo migliore per sostenere il settore.

Il capo di Hogan Lovells Fintech and Innovation, Emily Reid, ha sottolineato l’importanza del nuovo Fintech Bridge e dei Regional Envoys nel mercato britannico FinTech: “il nuovo Fintech Bridge con l’Australia aiuterà le start-up ad espandersi internazionalmente in nuovi mercati con analoghi regolatori. Di pari importanza è la nomina dei Fintech Regional Envoys, fondamentali per promuovere l’espansione del settore nel Regno Unito, aggiungendo opportunità e diversità alla potenza FinTech di Londra”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Regno Unito: revocate le restrizioni per i lavoratori croati

In una dichiarazione scritta al Parlamento all’inizio di questa settimana, Caroline Nokes, dell’Immigrazione, ha annunciato che le restrizioni transitorie previste per i lavoratori croati non verranno prorogate e rimarranno in vigore fino al 30 giugno 2018. Ciò significa che i cittadini croati saranno ora in grado di cercare lavoro nel Regno Unito alle stesse condizioni dei cittadini di altri Stati membri dell’UE.

Da quando la Croazia è entrata a far parte dell’Unione Europea nel 2013, il Regno Unito ha scelto di applicare alcune restrizioni per l’accesso all’occupazione da parte dei lavoratori croati. Sebbene sarebbe stato possibile prorogare queste restrizioni per altri due anni, non vi era alcuna giustificazione per farlo.

La dichiarazione di Nokes afferma che nel 2016 nel Regno Unito c’erano poco più di 10.000 residenti croati e che questo dato, in combinazione con l’attuale forza del mercato del lavoro, con il calo della migrazione netta dei cittadini dell’UE negli ultimi anni e il basso tasso di disoccupazione del Regno Unito, non consentiva di giustificare e legittimare ulteriori restrizioni.

Il Ministro Nokes, nella sua dichiarazione, effettua inoltre dei paragoni con i controlli imposti ai lavoratori rumeni e bulgari, in un periodo in cui vi erano molti più lavoratori immigranti da questi paesi che risiedevano nel Regno Unito.

Si tratta chiaramente di una buona notizia per i croati che avevano programmato di trasferirsi nel Regno Unito prima della Brexit. Dal 1 ° luglio 2018 i cittadini croati avranno accesso illimitato al mercato del lavoro del Regno Unito allo stesso livello dei cittadini di altri Stati membri dell’UE.

Per quanto concerne la Brexit, i cittadini croati dovranno presentare domanda per ottenere la stessa documentazione di residenza, vale a dire il cosiddetto temporary residence permit e il settled status, al pari degli altri cittadini dell’UE.

 

 

 

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Regno Unito: modifica dello Statuto e riscatto delle azioni

Il Privy Council del Regno Unito ha recentemente confermato la validità di una speciale delibera modificativa dello Statuto di una società al fine di introdurre un potere di riscatto obbligatorio, che era stato opposto ad un azionista di minoranza (causa Staray Capital Ltd / Cha). Si tratta di una decisione importante nel contesto delle disposizioni in materia di drag-along e compulsory buyout contenuti nello Statuto e nei patti parasociali. Rafforza la precedente giurisprudenza sulla portata del potere degli azionisti di maggioranza di vincolare la minoranza, ma stabilisce anche alcuni vincoli a tale potere.

Background

Il caso in questione riguardava l’introduzione ex novo di un potere di riscatto obbligatorio in relazione alle azioni dei soci, su domanda dell’azionista di maggioranza S (80% del capitale). La societa’ C avrebbe potuto esercitare tale potere un preavviso di 15 giorni in presenza delle seguenti circostanze:

  • Un azionista ha reso false dichiarazioni materiali nel corso dell’acquisizione delle sue azioni; o
  • Questi ha commesso un atto che potrebbe comportare l’incorrere in svantaggi pecuniari, legali, regolamentari o amministrativi della società o pubblicità negativa.

Il prezzo di acquisto sarebbe l’equo valore di mercato delle azioni.

Fatti

Da alcuni mesi S (azionista di C) aveva dimostrato la sua volontà di acquisire M. In tale contesto, C aveva notificato con un preavviso di 15 giorni il riscatto obbligatorio del 20% della partecipazione di M lo stesso giorno in cui era stata approvata la delibera speciale per introdurre per la prima volta il potere di riscatto obbligatorio nello Statuto della societa’ C.

La societa’ C aveva fatto leva su presunte “false dichiarazioni materiali” fatte da M che aveva affermato di essere stato un partner di un particolare studio legale cinese ed essere stato abilitato a praticare rispettivamente in Cina e negli Stati Uniti. M aveva contestato la validità sia della delibera speciale per modificare lo Statuto di C, sia della comunicazione di riscatto obbligatorio che gli era stata successivamente notificata.

Decisione  

Il Privy Council ha confermato le decisioni dei tribunali di grado inferiore secondo cui era consentito ad una societa’ stabilire che i soci che avevano acquisito le loro azioni mediante false dichiarazioni o che avevano commesso atti in grado di arrecare danno o pubblicità negativa alla società, avrebbero dovuto riscattare le loro azioni al valore di mercato. Nel caso di specie, il fatto che la delibera in questione fosse stata approvata dal socio di maggioranza nei confronti di quello di minoranza non significa di per sé che la stessa fosse stata approvata in cattiva fede.

Sebbene il Consiglio Privato di Staray avesse confermato l’introduzione del potere di rimborso obbligatorio, esso aveva deciso basandosi sul fatto che eventuali dichiarazioni ingannevoli da parte dell’azionista di minoranza non erano state rilevanti per la società, il che significa che il diritto all’esercizio del potere non era stato effettivamente attivato. Il Consiglio in quell’occasione ha confermato che la situazione va sempre esaminata dal punto di vista della società nei cui confronti è previsto tale rimedio, e non dal punto di vista dei singoli azionisti. Ciò che importava nel caso di specie era la rilevanza pratica del ruolo dell’azionista M nei confronti della societa’ C. In breve, l’abilità tecnica di prestare la propria attivita’ in Cina o New York non era stata considerata di rilevanza pratica per la societa’ C. Al contrario, non si poteva mettere in dubbio la capacità di M di eseguire gli specifici compiti che avrebbe dovuto svolgere.

Implicazioni

L’opinione in questione è conforme alla giurisprudenza precedente secondo cui il potere degli azionisti di maggioranza di vincolare la minoranza attraverso la modifica dello Statuto deve essere esercitato in buona fede nell’interesse della societa’. Tuttavia, stabilire ciò che è nell’interesse della societa’ e ciò che costituisce un vantaggio per la societa’ è una decisione degli azionisti piuttosto che del tribunale. L’onere della prova è sulla persona che mette in discussione la validità delle disposizioni.

E` interessante notare come il risultato raggiunto nel caso Staray suggerisca la possibilità di introdurre disposizioni obbligatorie di acquisto negli articoli di una società gia’ costituita in grado di vincolare una minoranza, laddove vi sia uno scopo commerciale e laddove possa essere considerato tra gli interessi della società.

 

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E – Book gratuito

E’ stato pubblicato sulla rivista on line FISCO E TASSE l’E-Book redatto da Guido Ascheri e Lucia Zeleznik dal titolo “ Il Director nella limited by shares di diritto inglese”.

L’E-Book puo’ essere scaricato gratuitamente dal sito di Fisco e Tasse dove troverai anche la sinossi e la descrizione.

Se desideri scaricare l’E – Book clicca qui.

 

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Danimarca: panoramica sulla brevettabilità

I criteri di brevettabilità nella giurisdizione danese sono i seguenti (Sezioni 1 e 2 della Legge sui Brevetti):

  • l’oggetto brevettabile deve essere un’invenzione suscettibile di applicazione industriale;
  • l’oggetto brevettabile deve essere nuovo rispetto allo “state of the art” al momento della presentazione della domanda di brevetto; e
  • l’oggetto brevettabile deve differire dal cosiddetto “state of the art”.

Il requisito della novità (ovvero il fatto che l’oggetto brevettabile deve essere nuovo rispetto allo stato dell’arte) deve essere inteso nel senso che l’oggetto deve presentare un requisito di novità globale oggettiva, il che significa che non ci sono limiti in termini di tempo, geografia o linguaggio quando si confronta l’oggetto brevettabile con lo stato dell’arte.

Il fatto che l’oggetto brevettabile debba fondamentalmente differire dal cosiddetto “state of the art” significa che l’oggetto brevettabile comparato con lo stato dell’arte non rappresenta un’invenzione ovvia per una persona esperta nel settore.

Limiti alla brevettabilità

Ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 2 della Legge sui Brevetti, i seguenti argomenti e attività non sono considerati invenzioni e quindi non sono brevettabili:

  • scoperte, teorie scientifiche e metodi matematici;
  • creazioni estetiche;
  • schemi, regole o metodi per eseguire procedimenti mentali, giocare o fare affari;
  • programmi per computer; e
  • presentazioni di informazioni.

Inoltre, secondo le sezioni 1 (3-6), 1a (1-2) e 1b (1-3) della Legge sui Brevetti, le seguenti categorie di materie non sono considerate brevettabili:

  • metodi di trattamento per l’uomo o per gli animali mediante chirurgia o terapia o metodi diagnostici ivi praticati;
  • particolari varietà vegetali o animali;
  • processi essenzialmente biologici per la produzione di piante o animali;
  • il corpo umano, nelle varie fasi della sua formazione e sviluppo, e la semplice scoperta di uno dei suoi elementi, incluse le sequenze o la sequenza parziale di un gene; e
  • le invenzioni il cui sfruttamento commerciale sarebbe contrario all’ordine pubblico o alla moralità, inclusi – ma non limitati a – processi per la clonazione di esseri umani, processi per modificare l’identità genetica degli esseri umani, usi di embrioni umani per scopi industriali o commerciali e processi per modificare l’identità genetica degli animali che possono causare sofferenza senza alcun beneficio medico sostanziale per l’uomo o per l’animale.

Non possono inoltre essere brevettate le scoperte, le teorie scientifiche, i metodi matematici e i metodi di trattamento per l’uomo o per gli animali derivanti da un intervento chirurgico o da una terapia (Sezioni 1 e 1b della Legge sui Brevetti).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Brexit: disposizioni in materia di proprietà intellettuale

In preparazione della Brexit, in data 28 febbraio 2018 la Commissione europea ha pubblicato una bozza di Accordo di recesso, la quale stabilisce gli accordi per l’uscita del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord dall’Unione Europea. Il titolo IV dell’Accordo in questione, negli artt. da 50 a 57, prevede una protezione continua della proprietà intellettuale nel Regno Unito anche dopo la Brexit.

Le disposizioni in materia di proprietà intellettuale intendono preservare gli interessi del settore, mantenendo le posizioni legali ottenute da diritti registrati o garantiti dall’Unione Europea. I possessori di marchi, disegni e modelli comunitari e di varietà di piante comunitarie, registrati o garantiti prima della fine del cosiddetto transmission period (31 dicembre 2020), diventeranno titolari di un corrispondente diritto di proprietà intellettuale registrato e applicabile nel Regno Unito. Tale diritto sarà ottenuto automaticamente senza necessità di riesame. La continua protezione dei diritti europei di proprietà intellettuale nel Regno Unito ed il mantenimento della priorità di tali diritti era e rimane una importante richiesta della comunità della proprietà intellettuale europea. Un automatismo che prevede che i possessori dei diritti europei di proprietà intellettuale ottengano uguale protezione sulla base di un diritto nazionale del Regno Unito garantirebbe i diritti già acquisiti ed eviterebbe numerosi costi.

La posizione della Commissione Europea è chiara: garantire una robusta protezione per le proprietà intellettuali europee nel Regno Unito dopo la Brexit. Inoltre, la bozza di accordo assicura anche che i marchi che hanno una reputazione nell’Unione Europea godranno di diritti equivalenti nel Regno Unito e quest’ultimo garantirà le registrazioni internazionali indicate dall’Unione Europea.  Per i modelli registrati e le varietà di piante, il termine di protezione sarà almeno uguale al periodo rimanente di protezione sotto la normativa europea e i modelli europei non registrati godranno della protezione come un diritto di proprietà intellettuale esecutivo nel Regno Unito. La bozza di accordo inoltre fornisce una protezione continua dei database nel Regno Unito.

La bozza deve essere ancora discussa con il Consiglio Europeo e il gruppo direttivo Brexit del Parlamento europeo prima della trasmissione al Regno Unito. Sebbene non sia stato disciplinato ogni aspetto nel dettaglio, le disposizioni suggerite sulla proprietà intellettuale sono un solido punto di partenza per ulteriori discussioni e negoziazioni.

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Il Lussemburgo mette in guardia dalle criptovalute

L’osservatore del mercato lussemburghese è stato l’ultimo a dare l’allarme sui “rischi sostanziali” connessi alle valute virtuali e alle cosiddette “Initial Coin Offerings” (ICOs).

La Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) del Lussemburgo ha messo in guardia gli investitori dai pericoli delle cripto valute e degli ICOs.

Sulle valute virtuali, la CSSF ha affermato che, al momento, non esiste una definizione univoca di valute virtuali, né a livello nazionale né a livello europeo.

Il regolatore ha spiegato che le valute virtuali non sono supportate da una banca centrale e il loro valore non è garantito.

Ha anche messo in guardia circa l’assenza di protezione degli investitori, che può portare alla perdita dell’intero investimento, e circa il rischio di furto in quanto le piattaforme di cripto valuta sono spesso vulnerabili ad essere “hackerate”.

Molte piattaforme di valute virtuali sono anche instabili, il che significa che è possibile impedire ai titolari di valuta virtuale di fare trading quando lo desiderano e subire perdite a causa di fluttuazioni di valore mentre la piattaforma non funziona come previsto.

Inoltre, la CSSF ha evidenziato il rischio di volatilità ed effetto bolla e la mancanza di trasparenza in merito a commissioni e calcoli dei prezzi.

In aggiunta, il regolatore ha aggiunto che le informazioni sulle valute virtuali sono “spesso incomplete, difficili da comprendere o non riflettono tutti i rischi legati alle valute virtuali”.

La mancanza di regolamentazione significa anche che le valute virtuali attraggono i truffatori e possono essere utilizzate in attività illegali come il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

L’opinione relativa agli ICO è simile a quella delle valute virtuali e segue gli stessi punti, ma la CSSF ha anche notato che il modello ICO non dispone di informazioni verificabili sui token creati e sul denaro raccolto.

Il CSSF ha invitato gli investitori a fare attenzione e a eseguire una serie di controlli sui fornitori di ICO per garantire che siano attività legittime, tra cui la verifica del Registre de Commerce et des Sociétés de Luxembourg, che è l’equivalente di Companies House nel Regno Unito.

Il CSSF è solo l’ultimo regolatore che ha messo in guardia gli investitori dai rischi delle valute virtuali.

 

 

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Isole Cayman: regime antiriciclaggio

Tutti i fondi di investimento delle Isole Cayman che sono stati registrati presso la Cayman Islands Monetary Authority (CIMA) saranno soggetti al nuovo regime di antiriciclaggio.

Le modifiche al Regolamento sull’Antiriciclaggio del 2017 e le Note di orientamento sulla prevenzione e sul rilevamento del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo nelle Isole Cayman hanno aggiunto alcune procedure obbligatorie.

Di conseguenza, è necessario rivedere gli accordi di delega sull’antiriciclaggio per determinare se i termini correnti rispettano adeguatamente i nuovi requisiti. Se si applica il regime sull’antiriciclaggio delle Isole Cayman, anche il delegato dell’antiriciclaggio del fondo Cayman dovrebbe rivedere le proprie politiche e procedure per garantire la conformità con i nuovi requisiti procedurali.

Gli studi legali delle Isole Cayman hanno assistito i centri finanziari nel presentare le proprie opinioni per iscritto all’ Autorità Monetaria ed hanno richiesto un incontro con l’obiettivo di chiarire varie questioni irrisolte.

Il regime delle sanzioni previste dall’Autorità Monetaria contiene disposizioni transitorie che non saranno più in vigore a partire dal 15 marzo 2018; a partire da tale data l’Autorità Monetaria delle Isole Cayman avrà la possibilità di imporre sanzioni per le violazioni del regime sull’antiriciclaggio nelle Isole Cayman. L’Autorità non ha emesso guide su come intende approcciare all’implementazione di tale regime sanzionatorio.

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Sud Africa: aumento aliquota IVA e transazioni immobiliari

Il 21 febbraio 2018, l’ex Ministro delle Finanze Malusi Gigaba ha tenuto il discorso annuale sul bilancio. Durante tale discorso, è stata rivelata una decisione piuttosto controversa in materia di aliquota IVA e cioè l’aumento dal 14% al 15%, con efficacia a partire dal 1° aprile 2018. Questo segna il primo aumento dell’IVA dal 1993 (quando si era visto un incremento del 4%).

L’IVA è esigibile su molte transazioni immobiliari, e in quei casi deve essere solitamente versata dal venditore dell’immobile. Di conseguenza, il settore immobiliare non è immune all’aumento dell’aliquota IVA. Primo tema da affrontare è l’applicabilità della nuova aliquota IVA del 15% alle attuali transazioni immobiliari, e in particolare a quelle relative ad immobili residenziale. Tutte le transazioni previste dalla normativa saranno soggette ad una aliquota IVA del 15% a partire dal 1° aprile 2018?

La regola generale per quanto riguarda la vendita di immobili consiste nel pagamento dell’IVA da parte del venditore nel giorno in cui l’immobile viene registrato a nome dell’acquirente, oppure, se precedente, nella data in cui viene effettuato un pagamento relativo al corrispettivo dell’immobile, ed è applicabile l’aliquota IVA in vigore in quel determinato momento. Tuttavia, per quanto riguarda l’aumento dell’aliquota IVA, nel settore immobiliare è garantita un’eccezione relativa agli immobili residenziali.

La sezione 67A (4) della Legge sull’IVA n. 89 del 1991 stabilisce che:

  • Se prima del 1° aprile 2018 viene concluso un accordo scritto (e firmato) per la vendita di un’abitazione e
  • il prezzo è stato concordato e indicato nel contratto,
  • ma la registrazione del trasferimento del bene immobile viene effettuata (e il pagamento viene erogato) dopo il 1° aprile 2018
  • l’aliquota applicabile sarà quella che “si sarebbe applicata se le operazioni sarebbero avvenute nella data in cui si è concluso l’accordo”.

Pertanto, finche’ l’accordo di vendita firmato, contenente una chiara indicazione del prezzo concordato, viene concluso prima del 1° aprile 2018, l’IVA esigibile su quella determinata transazione sarà calcolata con l’aliquota del 14%, a prescindere dal fatto che il trasferimento effettivo si verifichi dopo il 1° aprile 2018.

Sfortunatamente, l’eccezione prevista alla sezione 67A (4) si applica solo alle abitazioni, ovvero edifici o strutture destinati prevalentemente ad essere utilizzati come luogo di residenza o dimora delle persone fisiche. Le transazioni relative alle proprietà commerciali saranno soggette alla regola generale e cioè, indipendentemente dalla data in cui l’accordo di vendita è stato concluso, e nel caso in cui abbia semplicemente luogo il trasferimento e il pagamento sia effettuato dopo il 1° aprile 2018, l’aliquota IVA applicabile sarà quella del 15%.

Tuttavia, per le proprietà commerciali, nel caso in cui un accordo di vendita scritto venga concluso prima del 1° aprile 2018 e l’acquirente abbia effettuato ogni pagamento del corrispettivo di acquisto al venditore nel periodo che va dal 21 febbraio 2018 (la data di annuncio dell’innalzamento dell’aliquota IVA) al 31 marzo 2018 e la proprietà sia stata quindi registrata a nome dell’acquirente entro il 22 aprile 2018, sarà comunque applicata l’aliquota IVA del 14%.

Inoltre, per quanto riguarda le proprietà commerciali, nel caso in cui l’accordo di vendita sia stato concluso prima del 1° aprile 2018 e il corrispettivo di vendita sia stato concordato come soggetto all’IVA per il 14%, ma l’IVA è effettivamente esigibile al 15%, l’eccezione non si applica e il venditore, secondo quanto previsto alla sezione 67 della Legge sull’IVA, è autorizzato a recuperare dall’acquirente l’importo aggiuntivo esigibile come risultato dell’aumento dell’aliquota IVA, a meno che l’accordo non specifichi diversamente.

Alla luce di quanto sopra, i venditori di immobili residenziali potrebbero benissimo essere inclini ad accettare più volentieri del solito le offerte di acquisto fatte prima del 1 ° aprile 2018, al fine di evitare l’implicazione dell’aumento dell’IVA. Tuttavia, si deve continuare a fare attenzione a tutte le vendite di immobili e sarebbe meglio non stipulare alcun accordo di vendita senza richiedere una preventiva consulenza legale. Gli effetti di un accordo di vendita svantaggioso potrebbero superare di gran lunga l’1% in più di Iva da versare.

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Regno Unito: Autorità bancaria europea e autenticazione del cliente

L’Autorità Bancaria Europea (EBA) ha pubblicato il responso della Commissione in risposta alla sua richiesta del gennaio 2018 in merito alle norme tecniche di regolamentazione della procedura di autenticazione del cliente e in materia di comune e sicura comunicazione prevista dalla Second Payment Services Directive (PSD2).

Nella sua lettera, la Commissione afferma che le modifiche effettuate alle norme tecniche di regolamentazione tengono conto delle preoccupazioni espresse ufficialmente dall’Autorità bancaria europea e dai funzionari dallo Stato Membro nell’incontro di luglio 2017.

La Commissione considera tali modifiche in linea con l’opinione dell’Autorità bancaria europea.

“I cambiamenti introdotti dalla Commissione sono stati spiegati in numerose occasioni, sia in occasione dei convegni dell’Autorità bancaria europea in materia di pagamenti, che in occasione delle conversazioni bilaterali con la Segreteria della stessa Autorità bancaria”: questo quanto comunicato nella lettera della Commissione.

La comunicazione aggiunge che non è possibile per l’Autorità bancaria o per la Commissione anticipare tutti i possibili problemi con l’applicazione di interfacce di programmazione delle applicazioni e specificare nelle norme tecniche come questi devono essere affrontati.

La Commissione e l’Autorità bancaria europea dovranno quindi cercare di sviluppare interfacce di programmazione delle applicazioni che funzionino per tutti – banche, terze parti e utilizzatori dei servizi di pagamento.

“Il miglior modo in cui possiamo aiutare i supervisori nazionali è supportare questo lavoro da parte dei partecipanti al mercato, assicurandoci che questi identifichino e risolvano i problemi ad uno stato iniziale, risparmiando così alle Autorità nazionali competenti il difficile compito di investigare i problemi nelle interfacce di programmazione delle applicazioni”.

La Commissione inoltre ritiene che le Autorità nazionali competenti fronteggeranno il carico di lavoro relativo alla valutazione di sistemi o processi di pagamento e saranno in grado di garantire livelli di sicurezza equivalenti a quelli raggiunti utilizzando la cosiddetta “strong customer authentication (SCA)”.

Per finire, la Commissione ha evidenziato che le “differenze principali con l’Autorità bancaria europea riguardo alle norme tecniche di regolamentazione riguardavano i processi, non gli obiettivi a lungo termine da raggiungere, ossia un ambiente bancario aperto su tutta l’Unione Europea basato su interfacce altamente standardizzate per fornitori terzi”.

 

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Brexit: conseguenze in caso di “no deal”

L’Unione europea ha pubblicato una nota tecnica in cui vengono evidenziate le possibili conseguenze negative per le imprese nel caso in cui il Regno Unito lasci l’Unione Europea senza il raggiungimento di un accordo.

La Commissione europea, in particolare, ha avvertito le società di tutta Europa di prepararsi a significativi attriti alle frontiere e costi ingenti da sostenere una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea.

Le aziende interessate dovrebbero prepararsi a tali eventualità, aspettando di conoscere l’esito dei negoziati.

Nell’ambito di una serie di note che spiegano cosa accadrà nel caso di “no deal” tra i 27 Stati membri dell’UE e il Regno Unito, la Commissione Europea ha pubblicato un “Notice to Shakeholders” riguardante l’impatto della Brexit nel settore delle dogane e delle imposte indirette. A meno che non venga stabilito diversamente, il Regno Unito dovrà essere trattato come paese non facente piu’ parte dell’UE a partire dal 30 marzo 2019. E, se l’accordo non viene raggiunto, tale avviso avverte le aziende del fatto che dovranno aspettarsi significativi attriti e costi alle frontiere.

La Gran Bretagna dovrà inoltre far fronte ad inevitabili barriere commerciali nel caso in cui dovesse decidere di lasciare l’unione doganale dell’Unione Europea.

Qualora il Regno Unito dovesse uscire dall’unione doganale senza che vi sia un altro accordo in vigore, le merci esportate tra il Regno Unito e il territorio doganale dell’UE saranno soggette alla vigilanza doganale, e potenzialmente a controlli alla frontiera. Secondo quanto previsto dal codice doganale dell’Unione, andranno in tal caso applicate tutte le varie formalità doganali. Le merci importate dal Regno Unito saranno soggette a dazi doganali secondo la Tariffa Doganale Comune.

Inoltre, le merci esportate tra il Regno Unito e il territorio doganale saranno soggette a controlli sulle esportazioni (ad esempio, merci militari, prodotti chimici, prodotti di scarto). Inoltre, le merci prodotte originariamente nel Regno Unito che sono incorporate nelle merci esportate da l’UE a paesi terzi non saranno più classificate come “contenuto dell’UE” nell’ambito della Politica Commerciale Comune dell’UE, che potrebbe incidere sull’applicabilità delle tariffe preferenziali stabilite negli accordi commerciali tra l’UE e tali paesi.

In risposta all’incombente possibilità di una “hard” Brexit, la Dublin Port Company di proprietà dello stato irlandese, terminal marittimo più grande del paese, ha costruito nuove postazioni doganali e punti di ispezione merci per gestire i controlli alle frontiere sulle importazioni del Regno Unito. Sebbene la relazione congiunta di dicembre rispecchiasse l’accordo raggiunto tra le parti per evitare controlli sulla frontiera terrestre, questo non prende in considerazione il confine marittimo. Nonostante il libro bianco del governo britannico sui futuri accordi doganali richieda un “profondo e speciale partenariato” con l’UE, non è chiaro quali siano le misure di emergenza del Regno Unito nel caso in cui tale collaborazione non possa essere concordata. Sebbene l’HMRC abbia comunicato di avere predisposto un aggiornamento dei suoi sistemi, ha tuttavia affermato che avrà bisogno di molto più personale per essere in grado di affrontare l’aumento dei controlli di importazione/esportazione.

Se non si raggiunge un accordo, le merci esportate dal Regno Unito verso l’area IVA dell’Unione Europea saranno soggette a IVA al punto di importazione (cioè l’IVA all’importazione sarà pagata anticipatamente alla frontiera, mentre le esportazioni sono esenti da IVA). Lo stesso vale per l’applicazione delle accise.

Questo rappresenterà un significativo cambiamento rispetto a quella che è la prassi attuale e potrebbe causare problemi.

I fornitori britannici di servizi di telecomunicazione, di servizi di trasmissione o di servizi elettronici che desiderano trarre vantaggio dal regime fiscale del Mini One-Stop Shop (MOSS) dovranno registrarsi presso l’autorità fiscale in almeno uno Stato membro dell’UE. Inoltre, gli importatori britannici non sarebbero più in grado di richiedere i rimborsi IVA per via elettronica, ma saranno soggetti ad un diverso regime di rimborso per i soggetti passivi stabiliti in paesi non UE; e alle società del Regno Unito che operano nell’UE potrebbe essere richiesto di assumere un rappresentante per gestire i pagamenti IVA nell’UE.

Commenti e preoccupazioni

  • Piccole imprese La stragrande maggioranza delle piccole imprese che esportano merci dal Regno Unito lo fa solo verso l’UE e quindi non ha dovuto affrontare le dogane e IVA per le esportazioni. Se nessun accordo verra’ raggiunto sul tema, esse dovranno iniziare ad affrontare l’impatto dei dazi doganali e dell’IVA sulle vendite ai clienti dell’UE, compresa l’implementazione dei processi di conformità per garantire che vengano pagate le giuste imposte. Questo obbligo potrebbe avere effetto su fino 130.000 imprese nel Regno Unito.
  • Modello norvegese: L’UE ha recentemente firmato un accordo di cooperazione IVA con la Norvegia. L’accordo fornirà agli Stati membri dell’UE e alla Norvegia un solido quadro giuridico per una sana cooperazione finalizzata a combattere la frode IVA e aiuterà gli uni e gli altri a recuperare le dichiarazioni IVA.Anche se la Norvegia è nel mercato unico dell’UE eha un sistema IVA “simile” a quello dell’UE, l’accordo ha richiesto diversi anni per essere completato, nonostante il processo di negoziazione sia stato avviato nel giugno del 2015.
  • Il punto di vista del Regno Unito: Sebbene il Ministero del Tesoro del Regno Unito si sia rifiutato di commentare, il segretario Brexit del Regno Unito David Davis ha precedentemente descritto tali “dichiarazioni unilaterali” della Commissione come “inutili” e “dannosi” per gli interessi del Regno Unito.
  • Necessità di chiarezza: Le regole finali in materia di IVA per le transazioni transfrontaliere dipenderanno dall’esito dei negoziati sulla Brexit. Sulla base del procedimento di tali negoziati, la Commissione sembra stia cercando di utilizzare note tecniche come questa per aumentare la pressione sul governo britannico, sebbene in nome della trasparenza.

 

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Regno Unito: Open banking, una lenta rivoluzione?

La Direttiva sui servizi di pagamento della Commissione europea (PSD2) è stata attuata in data 13 gennaio 2018 senza molto clamore. Tuttavia, le idee che la Direttiva cerca di promuovere sembrano destinate a cambiare il volto dell’attivita’ bancaria, sia per i fornitori di servizi che per i clienti. Tra gli altri requisiti, la Direttiva obbliga le banche a consentire ai fornitori di servizi di informazioni sul conto e di pagamento autorizzati, l’accesso ai dati del conto dei clienti quando hanno dato l’autorizzazione sia alla banca che ai fornitori di tali servizi.

Nel Regno Unito, l’entità di implementazione dell’Open banking, ha sviluppato l’Open banking indipendentemente dall’attuazione della Direttiva. Tuttavia, questo sistema fornirà alle banche una piattaforma per rispettare alcuni dei requisiti richiesti.

L’ entità di implementazione è una organizzazione no-profit che è stata istituita dall’Agenzia della concorrenza e dei mercati e da uno dei nove più grandi fornitori di conto corrente per espandere l’Open banking all’interno del Regno Unito. L’obiettivo è incrementare la competizione ed innovazione all’interno del settore bancario; ma che cos’è l’Open banking e che significato ha per le attività finanziarie?

Che cos’è l’Open banking?

L’Open banking è essenzialmente un sistema di tecnologie e regole basato nel Regno Unito, il quale facilita la condivisione dei dati del conto del cliente. L’iniziale lancio di questa piattaforma è stato avviato il 13 gennaio 2018 con i dati dei conti correnti, e continuerà in futuro con l’aggiunta dei dati della carta di credito.

Che cosa significano questi cambiamenti?

Parti terze saranno in grado, con la idonea autorizzazione e permesso, di accedere ai dati dei conti dei clienti e fornire i servizi che utilizzano tali dati.

Ad esempio, i fornitori di servizi di informazioni sul conto consolideranno i dati dei clienti e forniranno servizi sulla base di tali dati. Un fornitore di informazioni sul conto potrebbe usare i dati del conto corrente per fornire una semplice piattaforma attraverso il quale un cliente può vedere tutti i suoi conti in un solo posto. Potrebbe anche fornire servizi dettagliati di budgeting, di monitoraggio di spesa del cliente attraverso conti multipli, fornendo analisi sulle abitudini di spesa del cliente, senza che quest’ultimo debba rilasciare dettagli sensibili per l’accesso al conto.

Un fornitore di servizi di pagamento, come suggerisce il nome, è in grado di avviare i pagamenti dal conto del cliente.  Tale fornitore potrebbe quindi fornire un’alternativa ai pagamenti con la carta. Precedentemente, un servizio per l’acquisto online avrebbe solitamente pagato per utilizzare un fornitore di servizi di pagamento ed una banca acquirente per accettare i pagamenti per loro conto. Adesso sarebbe quindi in grado di tagliar fuori la banca acquirente (e le commissioni che riceve) integrando il pagamento agli acquisti online, consentendo ai clienti di pagare direttamente dai loro conti corrente.

Dal 13 gennaio entrambi i fornitori di servizi sono in grado di richiedere l’autorizzazione all’Autorità di Condotta finanziaria ed usare la piattaforma Open banking per sviluppare i servizi.

Un vantaggio competitivo

Le banche stanno già affrontando sfide nel rispettare i requisiti della Direttiva, e cinque di questi che sono stati iscritti all’ Open banking devono ritardare il loro lancio.

A parte le sfide tecniche, le banche devono anche essere in grado di accordarsi attraverso il dialogo con i numerosi nuovi partecipanti nel mercato, i quali potrebbero agire come intermediari tra le banche ed i propri clienti. Le banche affronteranno anche sfide dirette da questi nuovi partecipanti: esempio, mentre in precedenza le banche erano in grado di far pagare commissioni per i pagamenti sull’acquisto online, adesso è vietato far pagare gli intermediari per l’accesso ai dati del cliente.

Quindi cosa possono fare le banche?

Prima di tutto, le banche possono far domanda per essere fornitori di informazioni sul conto e di servizi di pagamento, e sviluppare la loro propria piattaforma e servizi per competere con le terze parti. Le banche hanno un vantaggio: con l’online banking e le applicazioni del cellulare già esistenti, hanno esperienza nello sviluppare questi servizi, e possono usare la loro esistente piattaforma di online banking come base per ulteriori servizi. Le migliori 9 banche sono già state coinvolte nello sviluppo del sistema Open banking. Mentre le terze parti saranno solamente adesso in grado di usare il sistema Open banking per sviluppare i propri prodotti.

Secondariamente, le banche hanno già clienti. Con un poco brillante lancio del sistema Open banking, ed una fornitura progressiva dei dati, l’Open banking non sembra essere di interesse per l’opinione pubblica. Se le terze parti non sono capaci di ottenere i servizi velocemente, potrebbero trovare che il mercato sia già monopolizzato dalle banche tradizionali.

L’ entità di implementazione dell’Open banking suggerisce che ci vorranno mesi prima che i primi servizi forniti da terze parti saranno pronti.

Infine, sebbene l’Open banking è sicuro come l’online banking, resta da vedere se i consumatori saranno disposti a condividere le loro informazioni. Le banche esistenti hanno, in una certa misura, già ottenuto la fiducia dei loro clienti e la maggior parte delle terze parti sono per lo più nuove start-up. Con alcune banche già accusate di aver emesso avvisi riguardanti l’Open banking con un certo “allarmismo”, sembra verosimilmente che i clienti prudenti inizialmente staranno lontani da tali nuovi servizi, lasciando i “millennials” a trovare la via.

Conclusioni

Il lancio graduale dell’Open banking e dei requisiti normativi previsti per le parti terze, significa che sarà un impatto più graduale che esplosivo. In cinque anni, tuttavia, lo scenario delle banche potrebbe essere completamente differente.

 

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Olanda: importanti cambiamenti per il regime di unità fiscale dopo la decisone della Corte di Giustizia Europea

Il regime di unità fiscale esistente consente a due o più societa’ di essere trattate come un unico contribuente ai fini dell’imposta sul reddito delle società (CIT) per quasi tutti gli aspetti, a condizione che queste soddisfino determinati requisiti. Questo significa che se le societa’ A e B entrano a far parte di una unità fiscale, possono presentare un’unica dichiarazione fiscale e le perdite di A possono essere detratte dagli utili di B e viceversa. Inoltre, qualsiasi transazione tra A e B come ad esempio i contributi, i prestiti e i pagamenti di interessi, in linea di principio non vengono considerati ai fini dell’imposta sul reddito.

La Corte di Giustizia dell’UE ha deliberato che il regime di unità fiscale olandese nella sua forma attuale viola le norme UE sulla libertà di stabilimento. Questo perché` la legge olandese in materia permette di stabilire un’unità fiscale a due o più societa’ di un gruppo che o sono residenti nei Paesi Bassi o hanno una in Olanda (PE). Non puo` essere stabilita una unità fiscale tra una o più societa’ olandesi e tra una o più societa` di gruppo estero non aventi una stabile organizzazione in Olanda.

La Corte di Giustizia dell’UE in una precedente decisione (2010) ha deliberato che questo era negativo per le societa’ estere rispetto alle societa’ olandesi e che, di conseguenza, ciò costituiva una limitazione nella libertà di stabilimento. Tuttavia, nella stessa decisione, la Corte di Giustizia dell’UE ha deliberato che tale restrizione era giustificata dal fatto che le unità fiscali transfrontaliere potevano comportare dei problemi relativi alla tassazione all’interno degli Stati Membri, in particolare perché` le spese potevano diventare deducibili in due stati anziché in uno soltanto. Di conseguenza, il regime di unità fiscale esistente è rimasto invariato.

Il caso del 2010 verteva principalmente sul fatto che le spese di una societa’ possono essere detratte dagli utili dell’altra societa` e viceversa. La decisione della Corte di Giustizia dell’UE pubblicata recentemente riguardava le altre conseguenze del regime di unità fiscale, come ad esempio il fatto che le transazioni tra le societa’ all’interno dell’unità fiscale vengono ignorate ai fini dell’imposta sui redditi. Questo puo’ interessare numerose e specifiche regole e disposizioni all’interno della Legge olandese relativa alle Imposte sul Reddito delle Società (CITA), come le norme sulla limitazione della deduzione degli interessi, poiché` queste regole e disposizioni dipendono dalle transazioni infragruppo. Di conseguenza, queste non possono essere innescate da transazioni infragruppo che non vengono prese in considerazione perché hanno avuto luogo tra società che formano un’unità fiscale. A tal proposito, la Corte di Giustizia dell’UE ha deliberato che la restrizione alla libertà di stabilimento non puo’ trovare giustificazione nelle ragioni addotte nel 2010.

La decisione della Corte di Giustizia dell’UE comporta che tutte le situazioni in cui una societa` (olandese) facente parte di un’unità fiscale potrebbe godere di un trattamento vantaggioso relativo alla CIT rispetto ad una societa` estera che non puo` entrare a far parte di un’unità fiscale, devono essere valutate separatamente al fine di determinare se ciò sia giusti cabile ai sensi della legge dell’UE. Tale approccio è stato definito “approccio per elemento”. Se la situazione non è giustificabile ai sensi della legge dell’UE, la societa’ dovrà in quel caso ricevere lo stesso trattamento vantaggioso.

La decisione della Corte di Giustizia EU è in linea con il parere espresso dall’avvocato generale in materia. Seguendo il parere dell’avvocato generale, il Segretario alle Finanze dello Stato olandese ha già pubblicato dei piani finalizzati ad introdurre misure di emergenza caso in cui la Corte di Giustiza EU dovesse decidere contro lo Stato. Al fine di prevenire danni strutturali al bilancio dello stato, il regime di unità fiscale sarà limitato nella sua applicazione in modo tale che determinate transazioni tra societa’ all’interno di un’unità fiscale non saranno più ignorate.

Se adottata dal Parlamento olandese, la legislazione correttiva entrerà in vigore retroattivamente a partire dal 25 ottobre 2017. Ciò significa che le società potrebbero essere interessate per quanto riguarda gli anni fiscali che terminano in quella data o dopo tale data. E` prevista la pubblicazione dello stesso progetto di legge nel secondo trimestre del 2018.

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Olanda: cambiamenti al regime di unità fiscale

Il regime di unità fiscale esistente consente a due o più societa’ di essere trattate come un unico contribuente ai fini dell’imposta sul reddito delle società (CIT) per quasi tutti gli aspetti, a condizione che queste soddisfino determinati requisiti. Questo significa che se le societa’ A e B entrano a far parte di una unità fiscale, possono presentare un’unica dichiarazione fiscale e le perdite di A possono essere detratte dagli utili di B e viceversa. Inoltre, qualsiasi transazione tra A e B come ad esempio i contributi, i prestiti e i pagamenti di interessi, in linea di principio non vengono considerati ai fini dell’imposta sul reddito.

La Corte di Giustizia dell’UE ha deliberato che il regime di unità fiscale olandese nella sua forma attuale viola le norme UE sulla libertà di stabilimento. Questo perché` la legge olandese in materia permette di stabilire un’unità fiscale a due o più societa’ di un gruppo che o sono residenti nei Paesi Bassi o hanno una in Olanda (PE). Non puo` essere stabilita una unità fiscale tra una o più societa’ olandesi e tra una o più societa` di gruppo estero non aventi una stabile organizzazione in Olanda.

La Corte di Giustizia dell’UE in una precedente decisione (2010) ha deliberato che questo era negativo per le societa’ estere rispetto alle societa’ olandesi e che, di conseguenza, ciò costituiva una limitazione nella libertà di stabilimento. Tuttavia, nella stessa decisione, la Corte di Giustizia dell’UE ha deliberato che tale restrizione era giustificata dal fatto che le unità fiscali transfrontaliere potevano comportare dei problemi relativi alla tassazione all’interno degli Stati Membri, in particolare perché` le spese potevano diventare deducibili in due stati anziché in uno soltanto. Di conseguenza, il regime di unità fiscale esistente è rimasto invariato.

Il caso del 2010 verteva principalmente sul fatto che le spese di una societa’ possono essere detratte dagli utili dell’altra societa` e viceversa. La decisione della Corte di Giustizia dell’UE pubblicata recentemente riguardava le altre conseguenze del regime di unità fiscale, come ad esempio il fatto che le transazioni tra le societa’ all’interno dell’unità fiscale vengono ignorate ai fini dell’imposta sui redditi. Questo puo’ interessare numerose e specifiche regole e disposizioni all’interno della Legge olandese relativa alle Imposte sul Reddito delle Società (CITA), come le norme sulla limitazione della deduzione degli interessi, poiché` queste regole e disposizioni dipendono dalle transazioni infragruppo. Di conseguenza, queste non possono essere innescate da transazioni infragruppo che non vengono prese in considerazione perché hanno avuto luogo tra società che formano un’unità fiscale. A tal proposito, la Corte di Giustizia dell’UE ha deliberato che la restrizione alla libertà di stabilimento non puo’ trovare giustificazione nelle ragioni addotte nel 2010.

La decisione della Corte di Giustizia dell’UE comporta che tutte le situazioni in cui una societa` (olandese) facente parte di un’unità fiscale potrebbe godere di un trattamento vantaggioso relativo alla CIT rispetto ad una societa` estera che non puo` entrare a far parte di un’unità fiscale, devono essere valutate separatamente al fine di determinare se ciò sia giusti cabile ai sensi della legge dell’UE. Tale approccio è stato definito “approccio per elemento”. Se la situazione non è giustificabile ai sensi della legge dell’UE, la societa’ dovrà in quel caso ricevere lo stesso trattamento vantaggioso.

La decisione della Corte di Giustizia EU è in linea con il parere espresso dall’avvocato generale in materia. Seguendo il parere dell’avvocato generale, il Segretario alle Finanze dello Stato olandese ha già pubblicato dei piani finalizzati ad introdurre misure di emergenza caso in cui la Corte di Giustiza EU dovesse decidere contro lo Stato. Al fine di prevenire danni strutturali al bilancio dello stato, il regime di unità fiscale sarà limitato nella sua applicazione in modo tale che determinate transazioni tra societa’ all’interno di un’unità fiscale non saranno più ignorate.

Se adottata dal Parlamento olandese, la legislazione correttiva entrerà in vigore retroattivamente a partire dal 25 ottobre 2017. Ciò significa che le società potrebbero essere interessate per quanto riguarda gli anni fiscali che terminano in quella data o dopo tale data. E` prevista la pubblicazione dello stesso progetto di legge nel secondo trimestre del 2018.

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Ucraina: consulta gli investitori sulla revisione dell’imposta societaria

Il Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha invitato i rappresentanti delle imprese a discutere di un “nuovo modello di tassazione” che sposterà il carico fiscale dai profitti delle società alle distribuzioni del reddito.

Durante un incontro con i rappresentanti di imprese straniere e nazionali il 12 marzo, Poroshenko ha descritto le proposte come una “nuova filosofia” in materia fiscale che semplificherebbe le procedure fiscali per le piccole imprese e migliorerebbe i tassi di investimento.

“Stiamo tutelando le piccole e medie imprese con questo Disegno di Legge. Questo comporta una significativa semplificazione del sistema fiscale: si pagano le imposte per la somma che si preleva, ciò che rimane andrà investito nel mondo degli affari”, ha affermato.

Poroshenko ha suggerito che le riforme potrebbero essere introdotte gradualmente in modo da applicarle alle piccole imprese prima di essere estese ad altre imprese.

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L’IRS : prevista una proroga per la presentazione della dichiarazione dei redditi 2017

L’Internal Revenue Service (IRS) ha concesso ad alcune imprese colpite da forti tempeste invernali una proroga di sei mesi per presentare le dichiarazioni dei redditi 2017.

L’agevolazione sarà prevista per le vittime ed i tributaristi colpiti dal Winter Storm Quinn e dal Winter Storm Skylar che a marzo hanno investito porzioni degli Stati Uniti nord-orientali e del Medio Atlantico.

I contribuenti che non sono in grado di presentare la loro dichiarazione dei redditi entro la data di scadenza prevista per il 15 marzo 2018, possono richiedere una proroga automatica presentando il Modulo 7004 entro martedì 20 marzo 2018.

L’IRS continuerà a monitorare le condizioni ed a fornire un’ulteriore agevolazione se le circostanze lo consentiranno.

 

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Regno Unito: Construction Industry Scheme

La normativa inglese CIS (Construction Industry Scheme) si applica a qualsiasi azienda o prestatore di lavoro (anche persona fisica), che svolge la propria attività in cantieri di costruzione di qualsiasi tipo nel Regno Unito.

La normativa si applica sia ai residenti UK, sia a società o persone fisiche non residenti.

La normativa CIS copre la maggior parte lavori di costruzione di edifici.

Le operazioni di costruzione che sono disciplinate dal CIS coprono quasi tutti i lavori svolti su:

  • Edifici o strutture permanenti o temporanee;
  • Lavori di ingegneria civile o installazione;
  • Preparazione del sito;
  • Alterazioni;
  • Smontaggio;
  • Costruzione;
  • Riparazioni;
  • Decorazione;
  • Demolizione;

Non è necessario registrarsi nel caso in cui si svolgano lavori quali:

  • Rilevamento misurazioni;
  • Noleggio ponteggi (senza lavoro);
  • Posatura Moquette;
  • Fornitura di materiali;
  • Lavori svolti nei cantieri ma che chiaramente non hanno natura edile come ad esempio la gestione di un servizio mensa, la fornitura di servizi medici o di sicurezza in loco presso un cantiere edile.

La normativa CIS richiede che il committente e che il prestatore del servizio/subappaltatore si registrino presso l’Ufficio Imposte e ottengano un numero di codice individuale identificativo CIS.

Nel caso di società estera, senza stabile organizzazione nel Regno Unito, non bisogna richiedere iscrizione VAT (IVA) per iscriversi al CIS.

Una volta registrato il subappaltatore L’HMRC inizierà un processo di verifica dei dati forniti ed assegnerà il tasso corretto di detrazione che verranno applicati ai loro pagamenti da parte dell’appaltatore.

Le tre fasi principali del processo sono:

  1. 1 Il committente contatta l’HMRC e comunica i dati del suo subappaltatore;
  2. 2 L’HMRC si accerta che il subappaltatore sia registrato al CIS;
  3. 3 L’HMRC comunica all’appaltatore il tasso della ritenuta da applicare:
  • Nessuna deduzione;
  • Tasso standard al 20%;
  • Tasso del 30% nel caso in cui il subappaltatore non sia iscritto al CIS o per qualsiasi motivo non sia stato possibile verificare i suoi dati.

Ogni mese, l’appaltatore dovrà mandare all’HMRC una dichiarazione indicando tutti i pagamenti effettuati ai subappaltatori. Questo indipendentemente dal fatto che i subappaltatori siano stati:

  • pagati al lordo;
  • pagati al netto della detrazione standard al 20%;
  • pagati al netto della detrazione del 30%.

Rendimenti mensili dovranno pervenire entro 14 giorni dalla fine del
mese tasse servono.

La detrazione deve essere applicata solo sui pagamenti che non rappresentano il rimborso dei costi del materiale sostenuti dal subappaltatore.

L’appaltatore può chiedere al subappaltatore la documentazione giustificativa del costo dei materiali.

Se il subappaltatore prende in affitto dei macchinari, al fine di effettuare tali lavori di costruzione, il costo dell’affitto del macchinario ed eventuali costi di consumo connessi come ad esempio il carburante necessario per il suo funzionamento possono essere trattati come materiali ai fini del calcolo dell’importo su cui applicare l’imposta da trattenere.

Il Costruction Industry Scheme si applica a:

  • Qualsiasi appaltatore non residente che paga subappaltatori per lavori di costruzione effettuati nel Regno Unito;
  • Eventuali subappaltatori non residenti che vengono pagati per lavori di costruzione effettuati nel Regno Unito.

Non c’è quindi alcuna differenza tra appaltatori e subappaltatori UK o non residenti.

Se l’azienda appaltatrice o subappaltatrice è residente in un paese che ha un accordo contro le doppie imposizioni con il Regno Unito sarà possibile richiedere l’esenzione dalle imposte UK. Questo solo nel caso in cui i profitti realizzati nel Regno Unito non siano attribuibili ad una stabile organizzazione UK.

Se l’HMRC riconosce che la società estera è esente da tassazione nel Regno Unito per effetto del trattato contro le doppie imposizioni fiscali, le imposte trattenute potranno essere chieste a rimborso.

La normativa CIS e’ stata introdotta in quanto l’HMRC aveva riscontrato che presso numerosi cantieri, operavano ditte straniere che venivano pagati per il servizio reso, ma poi “sparivano” senza rispettare eventuali obblighi che potevano avere in termini di presentazione di bilanci, presentazione di resoconti, presentazione di dichiarazioni dei redditi, versamenti di imposte sui redditi, versamenti di imposte e contributi sugli stipendi dei propri dipendenti etc.

La normativa CIS è quindi stata introdotta da alcuni anni nel Regno Unito specificamente per lavori svolti presso cantieri siti su suolo inglese.

STABILE ORGANIZZAZIONE

Ai sensi dell’art 5 paragrafo 3 del modello OCSE di Convenzioni contro le doppie imposizioni, un cantiere di costruzione, montaggio o installazione è considerato stabile organizzazione se il cantiere, il progetto o l’attività hanno una durata superiore a 12 mesi.

Sempre secondo il Commentario all’art. 5 del modello OCSE, il cantiere si considera iniziato nel momento in cui l’esecutore inizia materialmente la propria attività, anche se avente carattere meramente preparatorio, e si considera concluso a lavori effettivamente e definitamente completati.

Il cantiere si considera, inoltre, attivo (ai fini del calcolo del periodo di permanenza) anche nei periodi di interruzione dei lavori e nel caso in cui l’impresa si avvalga di subappaltatori, nel computo dei 12 mesi deve essere ricompreso anche il periodo impiegato dal subappaltatore per lo svolgimento dei propri lavori.

Qualora l’attività sia strutturata per mezzo di una pluralità di cantieri tra loro funzionalmente collegati dal punto di vista commerciale e geografico, ai fini del calcolo del periodo minimo, essi devono essere comunque considerati come un unico cantiere. Se non vi è una connessione funzionale, occorre valutare la durata di ciascun cantiere.

Possiamo concludere quindi che la condizione essenziale, affinché un cantiere di costruzione o di montaggio venga considerato stabile organizzazione, è che la sua durata oltrepassi i dodici mesi; ove tale condizione non si verifichi, il cantiere di per sé non realizza l’ipotesi della stabile organizzazione.

Se ci sono gli estremi per una stabile organizzazione in un altro paese, allora la stabile organizzazione dovrà iscriversi presso la camera di commercio di questo paese e pagare le tasse come se fosse un’entità indipendente in quest’altro paese.

Per poter costituire una sede secondaria in un altro paese dell’Unione Europea, le imprese devono:

  • Ottenere le autorizzazioni necessarie;
  • Possedere tutti i requisiti previsti dalla legge;
  • Verificare i requisiti fiscali.

In tutti i paesi dell’Unione Europea le succursali devono essere iscritte nel registro delle imprese e adempiere alle necessarie formalità in materia di imposte, IVA e previdenza sociale, scontando altresì le tasse nel paese ove ha sede l’effettiva amministrazione societaria.

Le filiali devono inoltre seguire tutte le procedure prescritte per la costituzione di una società nel paese ospitante.

I responsabili di uffici e agenzie devono ottenere un’autorizzazione, iscriversi alla camera di commercio o ad altri organismi analoghi e verificare quali siano i loro obblighi fiscali e previdenziali nel paese ospitante.

La stabile organizzazione costituisce, ai fini delle imposte dirette, il presupposto necessario affinché uno Stato possa assoggettare a imposizione il reddito di impresa prodotto da un soggetto non residente.

PERSONALE DIPENDENTE / SUBCONTRACTOR

La società contractor può scegliere se far eseguire i lavori in appalto mediante l’assunzione di personale dipendente (in loco o in trasferta) oppure ingaggiare soggetti autonomi o altre società per lo svolgimento parziale o totale dei lavori (subappalto).

Nel caso una società estera, appaltatrice di lavori commissionati in UK, decida di utilizzare del personale dipendente bisognerà valutare se più opportuno assumere in loco o mandare in trasferta dipendenti già assunti nello stato estero.

Se l’assunzione avverrà in loco la società estera dovrà registrarsi presso Companies House e l’HMRC creando di fatto una stabile organizzazione. I contratti di assunzione seguiranno la normativa UK.

Qualora la società estera preferisca trasferire personale già presente in azienda dovrà rifarsi alla normativa prevista dal paese di provenienza per i lavoratori in trasferta del settore in cui opera e verificare che le assicurazioni infortunistiche prevedano esplicitamente copertura all’estero.

La società appaltatrice può decidere di avvalersi di subappaltatori per eseguire i lavori.

In questo ultimo caso la società appaltatrice dovrà verificare con HM Revenue and Customs (HMRC) che la società subappaltatrice sia registrata con il Construction Industry Scheme (CIS) e quale tasso di detrazione utilizzare o se, al contrario, sia possibile pagarla senza effettuare detrazioni.

Quando si paga un subappaltatore, la società appaltatrice opera una trattenuta sui loro pagamenti.

I tassi delle trattenute sono:

  • 20% per subappaltatori registrati al CIS
  • 30% per subappaltatori non registrati al CIS
  • 0% se il subappaltatore e’ stato autorizzato dal CIS a ricevere pagamenti al lordo della trattenuta.

Tali trattenute andranno versate all’HMRC dalla società appaltatrice e verranno considerati come acconti sulle imposte dovute.

Ovviamente la scelta tra operare come impresa estera o costituire una Limited nel Regno Unito deve essere valutata alla luce della effettiva complessità/dimensione del business che si intende svolgere sul territorio.

Riteniamo opportuna l’apertura di una società Limited di giurisdizione Inglese, entità separata dall’Italiana S.r.l., poiché’ la gestione della società UK è più semplice di quella di una stabile organizzazione la quale ultima comporta connessioni dirette con la gestione della società italiana.

Marina d’Angerio
Dottore Commercialista
ICAEW Chartered Accountant

marina.dangerio@ascheri.co.uk

 

 

 

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Italia: societa’ straniera con rappresentante IVA

Con riferimento alle modifiche del DLgs. 18/2010, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 3872 depositata in data 16 Febbraio 2018, hanno affermato che il rappresentante fiscale di una società non residente deve applicare l’IVA secondo le medesime modalità per gli acquisti e per le cessioni, qualora riferibili nel loro complesso ad un’unica operazione sotto il profilo economico e non può frazionarli ai fini dell’applicazione di un diverso regime Iva.

Il caso

L’Agenzia delle Entrate notificava ad un contribuente, rappresentante fiscale pro-tempore di una società croata, degli avvisi di accertamento per il recupero dell’Iva, oggetto di rimborso.

L’ufficio, infatti, riteneva elusivo il comportamento tenuto dalla società estera poiché’ gli acquisti venivano effettuati in Italia avvalendosi del proprio rappresentante fiscale, mentre, le operazioni attive erano poste in essere direttamente dal soggetto non residente e ricevute dai committenti italiani attraverso il meccanismo del Reverse Charge.

I provvedimenti furono impugnati e la Commissione tributaria provinciale diede ragione alla società estera. Tale decisione fu confermata anche in appello. In particolare i giudici di merito rilevavano che, il rappresentante fiscale poteva essere nominato anche per alcune delle operazioni effettuate.

L’Agenzia delle Entrate ricorse in Cassazione per sostenere l’illegittimità della pronuncia.

La decisione

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 3872, depositata il 16 febbraio 2018, hanno accolto il ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria.

In particolare, i giudici di legittimità chiariscono che deve considerarsi singola un’operazione anche se si compone di una serie di adempimenti, purché questi siano tutti strettamente connessi e riconducibili ad un’unica prestazione.

Si tratta, prosegue la Corte, di un’operazione complessa caratterizzata dall’ unitarietà della serie di attività che la costituiscono, che in ragione di tale caratteristica non può essere scomposta o frazionata ai fini del regime dell’imposta sul valore aggiunto. Il comportamento risulterebbe essere del tutto illegittimo ed elusivo.

In sostanza, il rappresentante fiscale nominato per le predette operazioni, è chiamato ad occuparsi di tutti i singoli segmenti che le compongono (acquisti e vendite).

Da qui l’accoglimento del ricorso.

 

 

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Serbia: modifiche alla legislazione fiscale

Alla fine del 2017 il parlamento serbo ha approvato una serie di modifiche alla legislazione fiscale del paese, tra cui la legge sull’imposta delle persone fisiche, sui contributi previdenziali, sull’imposta dei redditi delle societa’ e la normativa sull’IVA.

Queste modifiche introducono degli sgravi fiscali sui salari pagati ai dipendenti negli enti giuridici di nuova costituzione. Inoltre, a partire da Aprile 2018, una ritenuta alla fonte verrà applicata solo alle spese per i servizi di consulenza aziendale versate a persone giuridiche non residenti, e non a tutti i pagamenti effettuati alle perone giuridiche non residenti, come previsto attualmente dalla legge sull’imposta dei redditi delle societa’.

Le modifiche sono effettive dal 1 gennaio 2018, con alcune eccezioni sotto illustrate.

L’imposta sul reddito ed i contributi previdenziali

Secondo le recenti modifiche, gli stipendi pagati ai primi nove dipendenti così come quelli pagati agli azionisti ed imprenditori dipendenti, saranno totalmente esenti da imposta e contributi previdenziali. Le esenzioni entreranno in vigore dal 1 ottobre 2018 e riguarderanno quelli stipendi pagati da imprenditori e persone giuridiche costituite prima del 31 dicembre 2020. Gli stipendi saranno esentati da tassazione per i primi 12 mesi di impiego.

Sebbene gli sgravi introdotti saranno importanti per le piccole start-up, non e’ chiaro se i dipendenti saranno comunque assicurati durante il periodo di esenzione dal momento che i contributi per la pensione e disabilita’ non verranno pagati, cosi’ come l’assicurazione sanitaria.

Secondo le modifiche, la cancellazione dei cosiddetti non-performing loans (NPLs) non è soggetta all’imposta sul reddito delle persone fisiche fintanto che tale cancellazione è deducibile ai fini dell’imposta sul reddito delle societa’. Inoltre, e’ anche previsto che l’ammontare cancellato che non sia stato recuperato dopo la vendita della proprieta’ ipotecata non e’ soggetto a tassazione.

La posizione degli individui non residenti viene affrontata dalle recenti modifiche nella legislazione serba. Le modifiche della legge sull’imposta delle persone fisiche chiarisce che la base imponibile dei non residenti include il reddito per il lavoro svolto in Serbia, cosi’ come  il reddito generato da ogni diritto emergente sul territorio serbo, o ogni proprietà presente in Serbia la quale e’ a disposizione del non residente. In aggiunta, è stato previsto in modo chiaro che i dipendenti esteri in distacco in Serbia (i cosidetti “expat”) sono responsabili per il pagamento  delle imposte per il lavoro svolto in Serbia.

La legge sull’imposta delle persone fisiche e quella sui contributi previdenziali prevedono nuove soglie per il 2018 per il pagamento di tasse e contributi:

  • La generale deduzione fiscale mensile sul salario e’ aumentata a € 130 dai precedenti € 100;
  • la contribuzione base minima mensile e’ stabilita su un ammontare lordo di € 200; e,
  • la base piu’ alta di contribuzione annuale per il 2018 e’ stabilita per un ammontare lordo di € 2.700.

La legge sull’imposta dei redditi delle societa’

Le modifiche alla legge sull’imposta dei redditi delle societa’ ha ridotto la lista dei servizi che sono soggetti a ritenuta d’acconto. Le societa’ residenti in Serbia dovranno pagare la ritenuta d’acconto solo per i servizi pagati ai non residenti che forniscono prestazioni quali ricerche di mercato, servizi fiscali, di revisione ed altri servizi legali e di consulenza aziendale, indipendentemente dal luogo della fornitura od utilizzo di tali servizi. Inoltre, la scadenza del pagamento della ritenuta d’acconto e’ stata estesa, quindi la stessa dovrà essere pagata entro 3 giorni dal pagamento della prestazione al soggetto non residente. Le modifiche relative alla ritenuta d’acconto saranno effettive a partire dal 1 aprile 2018.

La legge sull’IVA

Il maggior cambiamento introdotto dalle modifiche alla legge sull’IVA è relativo agli accordi di concessione e agli accordi di partnership pubblici – privati. Sulla base delle modifiche, qualsiasi fornitura effettuata tra un concessionario e il fornitore della concessione non è considerata come fornitura ai fini IVA, e quindi, a determinate condizioni, la stessa non è soggetta ad IVA. Questa esenzione si applica se entrambe le parti sono registrate a fini IVA e se le stesse avrebbero diritto ad una detrazione dell’IVA a credito nel caso in cui sia effettuata la normale fornitura.

Una importante modifica introduce la possibilita’ per i titolari di partita IVA di ridurre l’IVA dovuta se l’autorità fiscale determina che vi è stata un’errata applicazione del calcolo del “reverse charge“.

Al fine di allineare le regole in materia di IVA con quelle europee, sono state introdotte delle norme sul trattamento IVA per la fornitura di “oro da investimento”. Generalmente, la fornitura di oro da investimento e la sua intermediazione sono esenti IVA.

Le modifiche hanno anche ad oggetto la posizione IVA delle persone fisiche. E’ previsto che le persone fisiche abbiano il diritto ad un rimborso IVA quando acquistano il loro primo appartamento, nei casi in cui il prezzo d’acquisto sia stato pagato su un conto corrente bancario diverso dal conto bancario del venditore, così come quando l’appartamento è gravato da ipoteca o quando è acquistato in procedimenti esecutivi. Inoltre, la fornitura di beni ai viaggiatori che non hanno un indirizzo permanente o temporaneo in Serbia (quindi non solo le forniture ai cittadini stranieri) e’ esentato da IVA, se il valore dei beni eccede i 100 Euro.

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Brasile: compensazione imposte pagate all’estero

Il 26 dicembre 2017, il Ministero delle entrate brasiliano ha pubblicato le normative n. 1.772 e 1.773, con cui sono state modificate le procedure per la compensazione delle imposte sui redditi versate all’estero con l’imposta sui redditi delle societa’ dovuta in Brasile, così come  la lista dei regimi fiscali a bassa tassazione e di quelli privilegiati.

Compensazione delle imposte versate all’estero

La nuova normativa prevede che il processo di riconoscimento della prova del pagamento delle imposte versate all’estero, per cui precedentemente era richiesta l’approvazione del Consolato dell’ambasciata brasiliana, possa essere sostituito dall’apostilla prevista dalla “Convention on the Elimination of the Requirement of Legalization of Foreign Public Documents”. Tale autorizzazione è valida per quelle imposte sui redditi versate all’estero da una societa’ estera controllata o collegata ad una persona giuridica brasiliana, così come le imposte sul reddito e i dividendi di provenienza estera.

Regimi fiscali a bassa tassazione e privilegiati

La Repubblica di Costa Rica, l’Isola di Madeira e Singapore sono stati rimossi dalla lista dei regimi fiscali a bassa tassazione. Inoltre, sono stati aggiunti nuovi regimi fiscali privilegiati: la zona di libero scambio della Repubblica di Costa Rica, il regime del International Business Center di Madeira previsto dalla legislazione portoghese, così come diversi regimi fiscali esistenti nella legislazione di Singapore.

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Unione Europea: modifiche al codice doganale

Il 2 marzo 2018, la Commissione Europea ha proposto che le autorità doganali e gli operatori economici dovrebbero poter continuare ad utilizzare fino al 2025 i sistemi già esistenti per l’espletamento di tutte le formalità doganali.

La modifica riguarda il codice doganale dell’Unione, un nuovo regolamento quadro per le norme e le procedure doganali in tutta l’Unione Europea. Rappresenta un’importante revisione dell’attuale normativa doganale europea che risale al 1992. Il pacchetto è entrato in vigore il 1 maggio 2016. Nel gennaio 2018, la Commissione Europea ha dichiarato che il nuovo codice è stato introdotto nei rispettivi quadri normativi degli Stati membri senza intoppi.

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Cina: abbassa le tariffe di importazione e si apre agli investimenti esteri

La Cina prevede di espandere attivamente le importazioni e aprirsi agli investimenti esteri abbassando le tariffe e le imposte, in base al rapporto pubblicato dal Governo in vista della sessione parlamentare annua.

Il Premier Cinese, Li Keqiang, ha dichiarato che le imposte sul reddito delle società e delle persone fisiche subiranno una riduzione di oltre 800 miliardi di Yuan.

La Cina, inoltre, ridurrà le imposte sulle importazioni delle auto e altri beni di consumo.

Per attirare più investimenti stranieri, i profitti reinvestiti in Cina da investitori esteri saranno esenti da imposte.

 

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Kazakistan: rende esecutivo il Nuovo Codice Fiscale

Il 25 dicembre 2017 il Kazakistan ha adottato un nuovo Codice Fiscale ed alcuni emendamenti in materia fiscale relativi ad un gruppo di leggi (gli Emendamenti Fiscali).

La maggior parte delle disposizioni del Nuovo Codice Fiscale e degli Emendamenti Fiscali è entrata in vigore il 1 gennaio 2018. Di seguito riassumiamo alcuni dei più importanti cambiamenti introdotti con il Nuovo Codice Fiscale e gli Emendamenti Fiscali.

Il principio di buona fede

Un nuovo principio di buona fede fu introdotto al fine di stabilire, tra le altre cose ciò che segue:

  • si presume che il contribuente abbia agito in buona fede;
  • tutte le lacune e le ambiguità riguardanti le leggi fiscali devono essere interpretate in favore del contribuente;
  • l’onere di provare le violazioni fiscali è imposto alle autorità fiscali;
  • se il contribuente ha fatto affidamento su un chiarimento che è stato emesso dalle autorità fiscali e poi successivamente annullato, il contribuente dovrebbe essere responsabile solo per l’importo della tassa non pagata e non per interessi di mora o penalità`.

L’introduzione del principio di buona fede rappresenta uno sviluppo importante, il quale è destinato a raggiungere il bilancio degli interessi del contribuente e dello stato. Tuttavia, resta da vedere come questo principio verrà applicato nella pratica.

A partire dal 1 gennaio 2020, secondo il Nuovo Codice Fiscale:

  • saranno possibili importanti modifiche al Nuovo Codice Fiscale (come l’introduzione di nuove tasse o l’incremento delle aliquote fiscali) non più di una volta all’anno, dovrebbero essere adottate non più tardi del 1 luglio dell’anno in corso e dovrebbero avere effetto non prima del 1 gennaio dell’anno seguente;
  • altre modifiche al Nuovo Codice Fiscale, come quelle relative all’amministrazione fiscale o al miglioramento della posizione del contribuente, sono possibili più frequentemente di una volta all’anno, ma dovrebbero essere adottate non più tardi del 1 dicembre dell’anno in corso;
  • modifiche al Nuovo Codice Fiscale dovrebbero essere rese esecutive solo attraverso una specifica legge che si occupa di tassazione e non possono essere incluse in altre leggi.
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Cipro: l’investimento immobiliare

Clima dell’investimento immobiliare nella giurisdizione cipriota

Vi è una forte domanda per le proprietà di lusso collocate sul lungomare e per gli sviluppi commerciali di fascia alta con una resa pari o superiore al 3%. Ciò è dovuto principalmente al visto, che dà il diritto agli acquirenti immobiliari al di sopra di un certo valore di essere considerati idonei ai diritti di residenza e al programma di cittadinanza economica che permette agli investitori facoltosi di ottenere la cittadinanza cipriota.

Gli investitori più comuni sono gli investitori dei paesi terzi (non europei) che ambiscono ad ottenere un permesso di soggiorno permanente o la cittadinanza cipriota, più comunemente provenienti dalla Russia, dall’Europa Orientale, dal Medio Oriente e dall’Asia Orientale.

La legge sull’acquisizione di beni immobili (stranieri), che risale a quando Cipro era una colonia britannica, richiede ai non Ciprioti che desiderano acquistare beni immobili a Cipro di ottenere il permesso preventivo da parte del Consiglio dei Ministri. Ai sensi della legge, l’acquisto di beni immobili comprende:

  • l’acquisto di beni immobili;
  • la concessione o l’acquisto di un contratto di affitto di proprietà per un periodo superiore ai 33 anni;
  • l’acquisizione di azioni in società cipriote che possiedono beni immobili sull’isola.

Dopo la fine di un periodo transitorio di cinque anni, avvenuto in seguito all’adesione di Cipro all’Unione Europea, tutte le restanti restrizioni all’acquisizione di beni immobili a Cipro da parte di cittadini di altri stati membri dell’Unione Europea sono state revocate con effetto a partire dal 1 maggio 2009. I cittadini di altri stati membri dell’Unione Europea e le società registrate ed aventi sede negli stati membri dell’Unione Europea, indipendentemente dalla nazionalità dei loro azionisti, possono ora acquistare proprietà immobiliari a Cipro alle stesse condizioni dei ciprioti.

I cittadini non facenti parte dell’Unione Europea e le società costituite al di fuori dell’Unione Europea devono richiedere ancora il permesso, ma ciò rappresenta generalmente una formalità. Esso può richiedere circa un anno per il rilascio del permesso formale ma all’acquirente viene riconosciuto il diritto di occupare nel frattempo la proprietà.

Le strutture tipicamente usate per investire nel settore immobiliare ed i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna (comprese le implicazioni fiscali)

La struttura tipica sarebbe quella che prevede l’incorporazione di una società cipriota ai fini dell’acquisto della proprietà. Questo elimina la necessità di un permesso da parte del Consiglio dei Ministri. Non ci sono speciali disposizioni fiscali per tali società.

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Paesi Bassi: ritenuta alla fonte per le “holding cooperatives”

A seguito della proposta legislativa che è stata adottata in data 19 dicembre 2017, il Governo olandese ha introdotto l’obbligo di ritenuta alla fonte sui dividendi per le “holding cooperatives” dal 1 gennaio 2018. Prima di tale data, ad esclusione di pratiche abusive, la distribuzione di dividendi effettuata da “holding cooperatives” non era soggetta a ritenuta sui dividendi, mentre la distribuzione di dividendi di società private e quotate olandesi era soggetta a ritenuta, salva l’applicazione di esenzioni. Le società a responsabilità limitata, le società quotate e le cooperative sono usate in strutture fiscali internazionali simili. Per tale motivo, la Commissione Europea ha richiesto all’Olanda di allineare la propria legislazione.

La nuova legislazione prevede che le distribuzioni di dividendi attraverso le “holding cooperatives” (distribuzioni a membri con un interesse pari o superiore al 5%) siano soggetti ad una ritenuta alla fonte del 15%. Una “holding cooperatives” è definita come una cooperativa le quali attivita’ primarie (70% o piu’) consistono nella detenzione di azioni in società controllate o finanziano (direttamente od indirettamente) società collegate o persone fisiche. Per determinare se una cooperativa si definisce come “holding cooperative”, deve essere effettuato un test di attività. Il test di attività inizialmente è basato sullo stato patrimoniale, ma può anche contenere altri elementi, come ad esempio la natura delle attività e passività, ricavi, ore di lavoro dei dipendenti ed attività. In altre parole, “reali cooperative” con almeno il 30% di attività che non consistono nella detenzione di azioni in società controllate o nel loro finanziamento (es. possedendo direttamente immobili nella cooperativa) saranno ancora esenti dalla ritenuta d’acconto sui dividendi nel 2018. Rimarrà differenza tra le “holding cooperatives” e le “cooperative reali”, nel momento in cui non è intenzione del nuovo Governo assoggettare le reali cooperative alla ritenuta sui dividendi.

Inoltre, la nuova legislazione contiene misure per estendere l’esenzione della ritenuta sui dividendi da partecipazione per le società a responsabilità limitata, quotate, e cooperative. Da ora in avanti, non solo le società europee ma anche le società che sono residenti in uno stato con il quale l’Olanda ha concluso un trattato fiscale contenente un articolo sui dividendi possono godere dell’esenzione dalla ritenuta d’acconto. In aggiunta, è stata aggiunta una disposizione anti-abuso, assicurando che nessuna esenzione dalla ritenuta d’acconto si applica in caso di abuso. Abuso è definito come la situazione dove le azioni in una società residente olandese o in una “holding cooperatives” sono detenute con lo scopo principale, o tra uno degli scopi principali, di evitare la ritenuta d’acconto sui dividendi utilizzando una transazione o costruzione artificiale.

Consigliamo di controllare se la nuova legislazione influisce sulla vostra struttura. La nuova legislazione non solo ha un impatto sulle cooperative, ma anche sulle società esistenti a responsabilità limitata o quotate, dovuto al fatto che dal 1 gennaio 2018 l’esenzione da ritenuta non si applica più in caso di abuso. Oltretutto, ogni dividendo distribuito da una società olandese deve essere accompagnato da una dichiarazione, nella quale viene evidenziato che tutte le condizioni per ottenere l’esenzione da ritenuta sono state rispettate.

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Regno Unito: un aggiornamento al registro dei Trust

In seguito all’annuncio dell’HMRC che ha previsto che la scadenza di quest’anno per i trust esistenti sarà di fatto estesa dal 31 gennaio al 5 marzo 2018, continua la travagliata introduzione nel Regno Unito del servizio di registrazione on-line dei trust.

L’ HMRC, inoltre, ha riesaminato la guida che indica chi deve essere identificato individualmente come “beneficiario” e quando è ammissibile semplicemente fornire una descrizione della classe. La guida è ancora poco chiara e, nella nostra ottica, in contrasto con i regolamenti, ma la corrente posizione dell’HMRC è che il beneficiario nominato in un trust o colui che riceve beneficio da un trust deve essere identificato individualmente. Al contrario, una descrizione della classe sarà sufficiente per le classi non nominate, anche se alcuni membri possono essere identificati (salvo se ne hanno benificiato) e possono diventare potenziali beneficiari in relazione alla morte di un beneficiario nominato.

In aggiunta, i singoli dettagli devono ancora essere forniti per i disponenti, i trustee, i potenziali beneficiari a cui si fa riferimento in una lettera di intenti, i protettori ed altri con potere dl controllo. L’HMRC ha confermato che gli avvocati che sono stati nominati dai trustee vengono controllati per tale motivo e quindi, i loro dettagli personali devono essere divulgati.

Separatamente, il Ministero del Tesoro ha confermato che, mentre i regolamenti europei continueranno ad applicarsi una volta che il Regno Unito lascera’ l’Europa, il Regno Unito si opporrà ad ogni pressione europea per garantire pubblico accesso al registro, al fine di proteggere i diritti individuali della privacy.

 

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Brexit: impatto sulle dogane e sulle imposte indirette

Il 30 gennaio 2018, la Commissione Europea ha pubblicato un avviso riguardante l’impatto che avrà la Brexit in campo doganale e nell’ambito delle imposte indirette.

Nell’avviso, la Commissione Europea richiede la preparazione delle parti europee interessate e ricorda che, a meno che non sia raggiunto un accordo in un’altra data, il Regno Unito dovrà essere considerato come un Paese non facente parte dell’Unione Europea a partire dal 30 marzo 2019.

Da un punto di vista doganale, dopo la Brexit, il Regno Unito non apparterrà più al Territorio Doganale Europeo. Questo, a sua volta, comporta l’esercizio di controlli doganali in conformità al Codice doganale dell’Unione, così come l’obbligo di adempiere alle formalità doganali (es. dichiarazioni doganali). Le autorità doganali avranno anche diritto a richiedere garanzie per debiti doganali potenziali od esistenti, ed i beni importati dal Regno Unito richiederanno l’applicazione dei relativi obblighi doganali.

I beni importati o esportati nel Regno Unito possono anche essere soggetti a specifiche restrizioni o divieti. Questo riguarda in modo particolare le merci militari, ma anche specifici rifiuti, prodotti chimici e specie in via di estinzione. In aggiunta, i beni importati nel Regno Unito ed incorporati in merci esportate dall’Unione Europea in paesi terzi, non saranno più qualificati come “contenuto UE”, compromettendo quindi l’applicabilità di tariffe preferenziali negoziate tra l’Unione Europea ed i suoi partner commerciali.

Per quanto riguarda l’Imposta sul Valore Aggiunto, i beni che entrano nel territorio europeo dal Regno Unito comporteranno l’applicazione dell’IVA sull’importazione, mentre i beni che lasciano l’Unione Europea verranno trattati come esportazioni e pertanto, esenti da IVA. Lo stesso vale per l’applicazione delle accise.

I soggetti passivi residenti nel Regno Unito che desiderano beneficiare del meccanismo “MOSS” (mini one stop shop – dove l’IVA viene applicata nel paese del consumatore), applicabile ai fornitori di servizi elettronici ai consumatori nell’Unione Europea, sono tenuti ad effettuare la registrazione in uno stato membro dell’Unione Europea. In aggiunta, a un soggetto passivo inglese che porta avanti transazioni tassabili nell’Unione europea, gli potrebbe essere richiesto di registrarsi per l’IVA in uno stato membro dell’Unione Europea o di nominare un rappresentante fiscale responsabile per il pagamento dell’IVA.

Infine, l’IVA a carico sostenuta nell’Unione Europea da soggetti passivi britannici non sarebbe più recuperabile attraverso la Direttiva 2008/9/CE, ma attraverso la Direttiva 86/560/CEE, la quale prevede un meccanismo di rimborso per i soggetti passivi residenti in paesi non appartenenti all’Unione.

Questo avviso, che segue un documento più recente riguardante l’impatto della Brexit sui beni controllati, costituisce un invito per la preparazione delle parti europee interessate, includendo soggetti passivi residenti nel Regno Unito. Indipendentemente dal futuro delle negoziazioni correnti, i business europei dovranno pianificare in anticipo al fine di mitigare l’impatto della Brexit.

 

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Israele: L’autorità fiscale chiarisce l’applicazione delle norme sulla tassazione delle valute virtuali

In una circolare emessa il 19 febbraio, l’autorità fiscale israeliana ha chiarito l’applicazione delle norme fiscali del paese sulla tassazione delle criptovalute come i Bitcoin.

Tale Autorità ha confermato che i Bitcoin devono essere considerati come proprietà ai fini dell’imposta sui redditi di capitale e che, in quanto tale, i guadagni derivanti dal trading di criptovalute sono soggetti a tassazione quando gli investimenti vengono ceduti. Le imposte sui dividendi subiranno un’aliquota del 25% per gli individui e del 47% per le imprese.

 

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Il Canada e gli Stati dell’America Latina concludono un accordo di libero scambio

Il Canada ed i Paesi del Mercosur hanno annunciato l’esito positivo delle loro discussioni esplorative su un potenziale accordo di libero scambio globale.

In conformità a quanto stabilito dal Governo canadese, il Canada ed i Paesi del Mercosur concordano nello sviluppare relazioni commerciali più ambiziose attraverso lo strumento dell’accordo commerciale.

Il Canada ed i Paesi del Mercosur hanno concordato il quadro generale dei negoziati che comprende: scambio di merci, scambio di servizi, regole di origine, facilitazione degli scambi e cooperazione doganale, rimedi commerciali, ostacoli tecnici agli scambi, investimenti, diritti di proprietà intellettuale e appalti pubblici.

I Paesi del Mercosur sono Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Nel 2016 il commercio bilaterale di merci tra Canada ed il Mercosur ha raggiunto un valore di 8,9 miliardi di dollari.

Nell’ottobre 2017, il Canada ed il Mercosur hanno emesso una dichiarazione congiunta in cui hanno sottolineato che “esiste un forte potenziale per sviluppare relazioni commerciali più ambiziose, potenziando i flussi commerciali e di investimento “.

 

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Le Isole di Mann: prevista una nuova sanzione per le frodi IVA

Il Ministero del Tesoro dell’Isola di Man ha annunciato che sarà introdotta una nuova sanzione del 30% a partire dal 1 marzo 2018 per la partecipazione alle frodi IVA.

La nuova sanzione rispecchia quella introdotta nella legge britannica alla fine dello scorso anno e si applica alle imprese che sapevano o avrebbero dovuto essere al corrente che le loro transazioni erano riconducibili alle frodi IVA.

La sanzione viene applicata agli ufficiali aziendali ed alle imprese. Il Tesoro dell’Isola di Man ha la possibilità di indicare i soggetti penalizzati e nessuna riduzione della penalità è prevista nel caso di divulgazione tempestiva o non sollecitata.

 

 

 

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Regno Unito: tassazione degli immobili detenuti da soggetti non residenti

In occasione del bilancio d’autunno del 2017 è stata annunciata l’intenzione di tassare tutti i guadagni realizzati da soggetti non residenti derivanti da immobili situati nel Regno Unito. L’intenzione principale è quella di disincentivare l’acquisto e la detenzione di immobili tramite strutture offshore. La proposta è stata quella di introdurre tali norme a partire da aprile 2019 su tutti i guadagni realizzati a partire da tale data.

L’annuncio è stato seguito da un documento di consultazione che ha evidenziato le proposte nel dettaglio. Il periodo di consultazione si è da poco concluso e l’impatto delle modifiche sarà notevole.

In sostanza, l’intenzione del governo è quella di tassare tutti i guadagni derivanti da beni immobili siti nel Regno Unito indipendentemente dalla residenza del soggetto che detiene l’immobile.

In base a quanto previsto dalla legge attuale, un soggetto non residente non è soggetto ad imposta UK sulle plusvalenze sui redditi derivanti dalle proprietà site in UK, a meno che non si tratti di un immobile residenziale a cui viene applicato un regime particolare. Pertanto, mentre i redditi derivanti da immobili UK sono solitamente soggetti a tassazione nel Regno Unito, il regime fiscale vantaggioso previsto oggi per i non residenti ha fatto sì che il Regno Unito diventasse luogo di investimento privilegiato per i soggetti non residenti.

In base a quanto previsto dalle proposte in questione, i fondi di investimento attualmente esenti da imposta in quanto non residenti fiscali in UK saranno invece soggetti a tassazione. L’HMRC ha comunicato che i veicoli di investimento collettivo che attualmente godono di agevolazioni fiscali, continueranno a godere di tali benefici.

Per quanto riguarda gli investitori, tali modifiche avranno un notevole impatto. Le nuove norme hanno ad oggetto i guadagni derivanti dalla vendita indiretta di immobili commerciali e residenziali nel caso in cui l’immobile è detenuto da un’entità il cui valore patrimoniale lordo è costituito per il 75% dall’immobile UK. Le nuove norme troveranno applicazione solo nel caso in cui il soggetto non residente detiene almeno un interesse del 25% nell’entità in questione.

La consultazione si è conclusa il 16 febbraio e si prevede che il progetto di legge avente ad oggetto tali riforme verrà pubblicato in occasione della legge finanziaria del 2019 e avrà effetto a partire da aprile 2019.

 

 

 

 

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Recenti modifiche al codice commerciale slovacco

Il codice commerciale slovacco è stato recentemente modificato, con nuove misure entrate gradualmente in vigore a novembre 2017 e a gennaio 2018.  L’obbiettivo della modifica è, tra gli altri, quello di fermare alcune pratiche fraudolente relative a liquidazioni, riorganizzazioni e fallimento di attivita’, per aumentare la protezione dei creditori e per inasprire le regole sulla responsabilita’ degli amministratori e degli azionisti. D’altra parte, queste nuove misure possono complicare le fusioni (e riorganizzazioni simili) per le attivita’ in generale,  ed introducono alcune nuove obbligazioni sulle quali gli amministratori e gli azionisti dovrebbero essere informati.

Fusioni

Al fine di completare una fusione, devono essere effettuate le seguenti nuove verifiche il giorno effettivo della fusione (es. la data in cui, ai fini contabili, le attivita’ e le passivita’ della societa’ liquidata si trasferiscono alla societa’ subentrante).

  • Il valore delle passivita’ della societa’ subentrante non deve eccedere il valore delle sue attivita’ (mentre passivita’ subordinate, come ad esempio il finanziamento dei soci, non entra nel calcolo); presumibilmente, questa prova richiederà dichiarazioni aggiuntive da parte di un soggetto indipendente;
  • Le societa’ partecipanti non devono essere soggette a liquidazione, ristrutturazione, fallimento o, procedimento giudiziario, in caso di scioglimento.

In aggiunta, ogni societa’ che e’ stata liquidata deve consegnare un avviso e una bozza di accordo di fusione all’autorita’ fiscale e al creditore pignoratizio, se c’e’ un pegno esistente  sulle azioni della societa’. Questi documenti devono essere consegnati almeno 60 giorni prima dell’assemblea generale nella quale la fusione dovrebbe essere approvata.

Prima che una fusione possa essere registrata nel Registro delle Imprese, un revisore deve preparare un rapporto sulla fusione e sulle sue implicazioni. Il rapporto deve essere allegato alla petizione al Registro delle Imprese. Se la petizione non e’ inviata entro 30 giorni dall’assemblea generale approvante la fusione, il Registro delle Imprese considerera’ la fusione nulla e non procedera’ con la registrazione.

Responsabilita’ degli amministratori

Tutte le responsabilita’ e gli obblighi degli amministratori originariamente previste dal codice commerciale sono adesso estese agli “amministratori di fatto”, e cioe’ quei soggetti che di fatto agiscono come tali senza essere stati formalmente nominati.

Queste persone:

  • devono avere le stesse responsabilita’ degli amministratori; e
  • in caso di violazione delle loro responsabilita’, saranno responsabili verso la societa’ e i suoi creditori nella stessa misura degli amministratori formalmente nominati.

Tutti gli amministratori che sono stati nominati dopo il 1 gennaio 2018 devono fornire al Registro delle Imprese degli esemplari di firme e uno specifico riconoscimento della loro nomina, verificata da un pubblico notaio.

In aggiunta, i doveri dei precedenti amministratori sono ora espressamente estesi per fornire cooperazione ed informazioni  ai tribunali, autorita’ fiscali, l’agenzia delle assicurazioni sociali e ad altre rilevanti autorita’ pubbliche in relazione al periodo durante il quale sono stati amministratori.

Superamento della personalita’ giuridica

Questo e’ un concetto completamente nuovo che non era mai stato formalmente riconosciuto nell’ordinamento slovacco, tuttavia una dottrina ben riconosciuta nel sistema common law. Il superamento della personalita’ giuridica principalmente significa che in alcune circostanze un azionista puo’ essere responsabile per le obbligazioni della societa’.

Nel codice commerciale modificato, questo concetto si applica piuttosto (al momento) in limitate circostanze relative al fallimento. Specificatamente la persona controllante deve essere responsabile verso i creditori della persona controllata per danni causati dal fallimento dalla persona controllante, dimostrando che la persona controllante ha significativamente contribuito al fallimento.

La persona controllante puo’ liberarsi di tale responsabilita’ dimostrando di aver agito con attenzione, in un modo informato e che agiva in favore della persona controllata in buona fede.

Tuttavia, la persona controllante puo’ diventare responsabile ad esempio, se spinge la persona controllata a fornire un prestito a un dubbioso debitore, causando cosi’ il fallimento della persona controllata.

La persona controllante secondo il codice commerciale e’ una persona che detiene la maggioranza dei diritti di voto o, sulla base di un accordo con un’altra persona, puo’ esercitare la maggioranza dei diritti di voto nella persona controllata. Questo concetto non dovrebbe quindi, dal nostro punto di vista, colpire l’azionista finale il quale puo’ detenere a diversi livelli sopra gli azionisti diretti della societa’ slovacca interessata. Tuttavia, dato che questo e’ un nuovo concetto nella legislazione slovacca, l’atteggiamento del tribunale nei confronti della responsabilita’ dell’azionista finale deve ancora essere testata.

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Isole Cayman: ulteriori significativi cambiamenti al sistema sull’antiriciclaggio

Nel dicembre 2017 importanti sviluppi hanno interessato la normativa sull’antiriciclaggio delle Isole Cayman.

Revisioni delle linee guida sull’antiriciclaggio e sulla lotta al finanziamento del terrorismo

Le linee guida sulla prevenzione ed il rilevamento del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo nelle Isole Cayman sono state revisionate ed emanate nuovamente dall’Autorita’ Monetaria delle Isole Cayman nel dicembre 2017. Le linee guida supportano l’interpretazione e l’applicazione del regolamento sull’antiriciclaggio e contengono specifiche guide settoriali.

Di conseguenza, i clienti devono rivedere le loro politiche e procedure sull’antiriciclaggio e sulla lotta al finanziamento del terrorismo per assicurarsi di attenersi ai requisiti correnti aggiornati.

Molte delle revisioni delle linee guida derivano dalle nuove disposizioni del regolamento in materia di antiriciclaggio.

Tuttavia, alcuni cambiamenti sono incoerenti con il regolamento sull’antiriciclaggio o con le altre parti delle linee guida ed hanno causato alcune incertezze.

Vista la mancanza di un periodo di transizione per le entita’ pre – esistenti, si raccomanda che le procedure sull’antiriciclaggio vengano riviste per assicurare il rispetto dei nuovi requisiti. Per le entità che sono da poco soggette alla normativa antiriciclaggio, è stato garantito un periodo di transizione fino al 31 maggio 2018 al fine di implementare una delegazione/accordo di fiducia.

Regime delle sanzioni amministrative

La legge sull’antiriciclaggio del 2016 e il Regolamento sull’antiriciclaggio del 2017 sono entrambi entrati in vigore nel dicembre 2017. La legge sull’antiriciclaggio attribuisce alla Cayman Islands Monetary Authority il potere di imporre sanzioni amministrative per violazioni commesse da entità o persone fisiche soggette alle leggi regolatorie delle Isole Cayman o al Regolamento sull’antiriciclaggio.

Le violazioni sono categorizzate come “minori”, “serie” o “molto serie”. Ci sara’ una scala crescente di multe da $ 5.000 per le violazioni minori, fino a $ 100.000 per gli individui e $ 1 milione per le violazioni più gravi.

Le sanzioni possono essere imposte anche se la violazione rilevante non costituisce reato, e l’imposizione della sanzione per una violazione che costituisce anche reato non preclude la persecuzione di tale reato; e allo stesso modo ogni persecuzione non precludera’ l’imposizione di penalita’ e multe amministrative.

Le procedure relative all’imposizione di multe e sanzioni stabilite dal Regolamento sull’antiriciclaggio. Tra le altre cose, il Regolamento sull’antiriciclaggio sottolinea:

  • Il criterio che deve adottare nell’emanazione delle notifiche di violazione;
  • Quando un soggetto ha ricevuto una notifica di sanzione puo’ richiedere alla Cayman Islands Monetary Authority di rivedere la decisione originale; e
  • I casi in cui un soggetto che ha ricevuto una notifica di sanzione puo’ proporre appello contro la decisione originale.

In data 13 dicembre 2017, sono state effettuate delle modifiche al Regolamento sull’antiriciclaggio per chiarire ed espandere la loro applicazione a certe attivita’ finanziarie e professioni non designate, includendo i commercianti di pietre e metalli preziosi, broker e agenti immobiliari, così come studi legali/fiscali e i professionisti.

Le autorita’ di supervisione possono rispettivamente emettere guide e sviluppare una procedura di registrazione in modo da essere in grado di monitorare le attivita’ finanziarie e professioni non designate. Attualmente, queste tipologie di professionisti hanno 90 giorni dalla data della modifica per registrarsi con le rispettive autorità di supervisione per inviare una dichiarazione, ma questo periodo di tempo puo’ essere esteso.

Le autorita’ di supervisione hanno inoltre il potere di richiedere chiarimenti su documentazioni ed informazioni alle attivita’ finanziarie e alle professioni designate e possono imporre sanzioni per violazioni del Regolamento sull’antiriciclaggio. Le sanzioni possono arrivare fino a £ 100.000 per le persone fisiche o fino a £ 250.000 per le entita’ giuridiche.

L’autorità di supervisione deve fornire un avviso scritto dell’intento di imporre una sanzione e l’attivita’ finanziaria e professione designata ha 30 giorni per rettificare la violazione od obbiettare.

Il codice penale è stato modificato in data 1 dicembre 2017. La modifica ha istituito il reato di evasione fiscale nelle Isole Cayman, il quale costituisce un reato preliminare del riciclaggio.

In generale, il reato si configura quando una persona, con l’intento di frodare il governo delle Isole Cayman, intenzionalmente fornisce informazioni false o fraudolente ad un funzionario delle entrate, omette le informazioni richieste da un funzionario o ostacola, intimidisce o oppone resistenza ad un funzionario delle entrate.

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Stati Uniti e investimento immobiliare

Clima generale degli investimenti immobiliari

La ristrutturazione e il rifinanziamento di grossi e piccoli prestiti e degli investimenti in partecipazioni azionarie che hanno dominato i mercati immobiliari americani a partire dal 2008 si sono relativamente placate nel 2016. Secondo le aspettative, la sostanziale operazione di rifinanziamento avrebbe dovuto continuare durante il 2017.

Gli investitori più comuni nel settore immobiliare sono i proprietari persone fisiche, inclusi:

  • investitori con ingente patrimonio;
  • assicuratori;
  • fondi pensione;
  • proprietari istituzionali;
  • fondi comuni di investimento immobiliare (REITs);
  • fondi di private equity e
  • investitori stranieri di ogni tipo, inclusi i fondi pensione stranieri.

Gli investimenti esteri nell’ambito immobiliare degli Stati Uniti vengono generalmente gestiti attraverso un’entità fiscale americana in modo da evitare l’applicazione delle previsioni riguardanti le ritenute alla fonte previste dalla Sezione 897 del Codice tributario statunitense.

Le entità tassabili americane comunemente più utilizzate sono le societa’ per azioni americane che sono sussidiarie controllate interamente dall’investitore estero. Come le societa’ a responsabilita’ limitata (LLCs) e le limited partnerships (LPs), le societa’ per azioni sono disciplinate dalla legge statale – solitamente quella dello Stato Americano o quella dello stato in cui si trovano i beni immobili. Pertanto, l’investitore estero è soggetto all’imposta sul reddito americana, inclusa la tassa sulle plusvalenze.

Alla fine del 2015, i tanto attesi emendamenti al Foreign Investment in Real Property Tax Act sono stati resi esecutivi, e sono state estese le esenzioni dalle tasse statunitensi per i fondi pensione esteri che investono in fondi comuni di investimento immobiliare o direttamente in beni immobili.

Questo cambiamento e` stato voluto e previsto al fine di aumentare gli investimenti dei fondi pensione esteri nei beni immobili statunitensi.

La titolarità immobiliare è generalmente organizzata in modo tale che un’entita` con responsabilità limitata figuri come titolare effettivo del bene immobile. Gli investitori detengono interessi in queste entità anziché possedere direttamente il bene. Le tipologie piu` comuni di entità a responsabilità limitata che possiedono beni immobiliari sono LLCs, LPs e REITs.

Le LLCs e LPs sono disciplinate dalla legge statale – solitamente o dalla legge americana o dallo stato nel quale il bene immobile si trova. La LLC è gestita da un direttore o da un amministratore e la LP da un socio accomandatario. Gli investitori sono generalmente soci che non hanno poteri di gestione o soci accomandanti.

Il vantaggio principale della struttura di una LLC o LP consiste nel fatto che l’investitore non è responsabile per i debiti o per le obbligazioni dell’entità che detiene l’immobile. Un secondo vantaggio è dato dal fatto che che sia le LLCs che le LPs sono entità “pass-through” ai fini dell’imposta federale sul reddito: ciò significa che tutti i guadagni e le perdite dell’entità vengono tassati solamente a livello dei soci, senza un secondo livello di tassazione in capo alla societa’.

Altre strutture comunemente utilizzate per l’acquisto di beni immobili sono i fondi comuni di investimento immobiliare. Definiti nella Sezione 856 del Codice tributario, i cosiddetti REITs sono organizzati come societa’ di azionisti, le cui azioni possono essere negoziate privatamente o pubblicamente. Per godere del trattamento fiscale pass-through simile a quello di cui godono la LLCs e LPs, i REITs deve rispettare i requisiti del Servizio delle Entrate Interne, compresa:

  • la distribuzione annua del 95% del loro reddito imponibile;
  • l’investimento di almeno il 75% del valore totale delle loro attivita` immobiliari; e
  • devono trarre almeno il 75% del reddito lordo dagli affitti delle proprietà immobiliari, dai profitti di vendita, interessi e simili.

 

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Regno Unito: procedura per richiedere la registrazione di un brevetto

Per essere brevettabile, un’invenzione deve essere nuova, avere un contenuto inventivo ed essere capace di applicazione industriale.

Sono escluse dalla brevettabilità:

  • le scoperte, teorie scientifiche o metodi matematici;
  • le opere letterarie, drammatiche, musicali o artistiche (coperte da copyright);
  • gli schemi, regole o metodi per eseguire attivita’ intellettuali, giocare o fare affari;
  • i programmi per computer in quanto tali;
  • la presentazione di informazioni;
  • i metodi di trattamento o metodi di diagnosi praticati su esseri umani o animali;
  • la scoperta di una sequenza genica, a meno che non venga rivelata l’applicazione industriale della scoperta;
  • l’uso di embrioni umani a fini industriali o commerciali; e
  • le varietà animali o vegetali, o qualsiasi processo essenzialmente biologico per la loro produzione

Secondo la legge sui brevetti del Regno Unito, i programmi per computer in quanto tali sono espressamente esclusi dalla brevettabilità. Tuttavia, i programmi per computer possono essere brevettabili se l’invenzione comporta un contributo tecnico al di fuori degli argomenti esclusi.

Per quanto riguarda le invenzioni aventi ad oggetto i metodi commerciali, questi ultimi sono espressamente esclusi dalla brevettabilità. Tuttavia, come i programmi per computer, tali metodi possono essere brevettati se l’invenzione riguarda un contributo tecnico al di fuori di quelli esclusi.

Per quanto attiene la brevettabilità delle invenzioni relative alle cellule staminali, in termini generali l’uso di embrioni umani a fini industriali o commerciali è escluso dalla brevettabilità. Ciò per quanto riguarda ogni cellula staminale derivata da embrione umano che è in grado “di dare il via al processo di sviluppo di un essere umano”. Dall’altro lato, le cellule staminali derivanti da partenogenesi possono essere brevettabili dal momento che le prove scientifiche attuali suggeriscono che queste non possono svilupparsi in un embrione in assenza di DNA paterno.

Restrizioni su altre tipologie di invenzioni

Le invenzioni il cui sfruttamento commerciale sarebbe contrario all’ordine pubblico o alla moralità sono escluse dalla brevettabilità, come per esempio i processi per la clonazione di esseri umani o per modificare l’identità genetica di animali che potrebbero causare loro sofferenza senza alcun sostanziale beneficio medico.

Procedure di opposizione ai brevetti

Non esiste alcuna procedura di opposizione post-concessione disponibile nei confronti dei brevetti del Regno Unito (nonostante le provocatorie osservazioni di terzi, la brevettabilità può essere depositata presso l’IP Office del Regno Unito dopo la pubblicazione della domanda e prima della concessione). Tuttavia, la validità dei brevetti europei (che possono essere designati nel Regno Unito) può essere impugnata in procedimenti di opposizione presso l’Ufficio europeo dei brevetti entro nove mesi dalla concessione.

Altri modi per impugnare un brevetto fuori dai tribunali

È possibile richiedere un parere all’IP Office del Regno Unito sulla validità o sulla violazione di un brevetto con una procedura scritta. Il parere non è vincolante e l’IP Office del Regno Unito non può concedere risarcimenti o revocare un brevetto che considera non valido. La validità di un brevetto può essere impugnata in procedimenti di revoca dinanzi all’Ufficio IP del Regno Unito o in procedimenti giudiziari.

Le decisioni dello UK IP Office che respingono la concessione di un brevetto possono essere impugnate davanti al Tribunale dei Brevetti.

Tempistiche e costi per ottenere un brevetto

Di norma, sono necessari da tre a quattro anni per ottenere la concessione di un brevetto britannico. Tuttavia, è possibile accorciare alcune delle fasi della procedura per la concessione di brevetto richiedendo un procedimento accelerato. Il costo per depositare un brevetto nel Regno Unito (comprese le tasse per l’agente di brevetto) va da £ 3.000 a £ 6.000, a seconda della complessità. Per i creatori di brevetti che vogliono che le loro domande siano accettate velocemente, l’IP Office del Regno Unito prevede una serie di disposizioni disponibili.

Procedura in caso di violazioni in materia di brevetti

Il Tribunale dei brevetti o l’IP Enterprise Court riceve i reclami sulla violazione dei brevetti. L’IP Enterprise Court mette a disposizione un procedimento semplificato ed economicamente più vantaggioso per trattare i reclami di minor valore e meno complessi rispetto a quelli che competono al Tribunale dei brevetti.

Solitamente è previsto un limite di £500.000 per i danni e un limite di £50.000 sui costi legali che la parte vittoriosa puo’ richiedere. I reclami superiori al valore di £500.000 o quelli che richiedono prove complesse sono normalmente di competenza del Tribunale dei Brevetti.

Dopo aver presentato e pubblicato il modulo di richiesta, vengono notificati i dettagli del reclamo e della violazione. Il convenuto può presentare con la sua difesa una domanda riconvenzionale di revoca. Nel procedimento dinnanzi al Tribunale dei Brevetti, questi documenti contengono asserzioni e brevi fatti invocati a sostegno.

Una volta che il reclamo è stato presentato, è previsto che le parti partecipino a una conferenza sulla gestione del caso, dove il tribunale dara’ una serie di indicazioni sullo svolgimento del processo.

Tali indicazioni generalmente prevedono:

  • una fase informativa (solitamente nella misura strettamente necessaria a trattare il caso in modo corretto e proporzionato);
  • degli esperimenti (se appropriati);
  • uno scambio di fatti e prove da parte di esperti, sotto forma di dichiarazioni giurate; e
  • lo scambio di dichiarazioni di tra le parti, illustrando le loro rispettive posizioni sull’argomento in discussione.

Dinnanzi alla IP Enterprise Court, invece, la disponibilità e la capacità di fare affidamento su prove sperimentali e su esperti e fatti testimoni dell’esame incrociato è più limitato.

I tribunali Britannici adottano un approccio dinamico alla gestione dei casi ed è difficile che i procedimenti vengano ritardati senza una buona ragione. Le parti possono fare osservazioni in merito alle indicazioni e alle tempistiche durante la conferenza sulla gestione dei casi (o domande in seguito), ma a meno che non ci siano circostanze eccezionali, è improbabile che il tribunale si discosti dalla pratica normale.

Le procedure di revoca possono essere presentate dinanzi alla IP Enterprise Court o al Tribunale dei Brevetti in qualsiasi momento e da chiunque.

L’IP Enterprise Court e il Tribunale dei Brevetti sono supervisionati da giudici specializzati in materia di brevetti che hanno un alto livello di competenza tecnica.

Le cause sono decise da un giudice e non da una giuria e i casi possono essere impugnati dinanzi alla Corte d’Appello.

Gli esperti svolgono un ruolo significativo nei procedimenti dinnanzi al Tribunale dei Brevetti. Le parti nominano normalmente uno o due esperti indipendenti ciascuno, i quali hanno il compito di fornire prove scritte al tribunale. Spesso, la maggior parte delle prove in tale tipologia di processi è sotto forma di pareri di esperti.

Le ingiunzioni preliminari sono a discrezione del tribunale, che prende in considerazione una serie di fattori, tra i quali:

  • la serietà del caso e
  • la possibilità che la scelta di concedere o rifiutare un’ingiunzione possa causare danni irrimediabili ad una parte.

Laddove vi siano procedure sia di infrazione che di revoca in relazione allo stesso brevetto, queste verranno generalmente trattate dal Tribunale nello stesso procedimento.

I tribunali solitamente prendono in considerazione anche le decisioni di altre giurisdizioni, in particolare laddove collegate a principi giuridici simili.

Generalmente, al termine del processo, la parte soccombente deve pagare alla parte vittoriosa una parte significativa dei costi.

La parte vittoriosa, solitamente, ottiene risarcimento dei danni, un ordine di distruzione o consegna delle merci contraffatte e una dichiarazione di validità e contraffazione del brevetto.

Tempistiche e costi

Il Tribunale dei Brevetti cerca di portare rapidamente le cause a giudizio – laddove è possibile, entro 12 mesi dal momento della presentazione del reclamo. Il progetto pilota Shorter Trials Scheme si applica anche al Tribunale dei Brevetti. L’obiettivo di tale progetto è quello di portare i casi in giudizio entro 10 mesi, con emissione della sentenza entro le sei settimane successive.

La parte che propone giudizio davanti al Tribunale dei Brevetti puo’ aspettarsi di pagare almeno £ 500.000, e spesso di più in caso di cause complesse. Le singole azioni di brevetto che implicano problemi di violazione e revoca di solito superano £ 1 milione in spese legali. Una parte significativa di queste tasse può essere recuperata in caso di esito positivo.

Contro le sentenze dell’IP Enterprise Court e del Tribunale dei Brevetti puo’ essere presentato ricorso su questioni di diritto. Il permesso di presentare ricorso deve essere richiesto al giudice di primo grado o al tribunale a cui è rivolto l’appello.

Opzioni alternative

Le parti sono generalmente libere (e per la verità incoraggiate) a cercare mezzi alternativi di risoluzione delle controversie, come la mediazione o l’arbitrato. Nel Regno Unito, esiste una legislazione che formalizza la procedura e l’applicabilità delle procedure di arbitrato. Tuttavia, la risoluzione alternativa delle controversie potrebbe non essere adatta laddove potrebbero presentarsi questioni sostanziali relative alla legge sui brevetti.

 

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L’Irlanda annuncia gli obiettivi in materia fiscale per il 2018

Il Governo irlandese punta ad aumentare del 7% le entrate fiscali rispetto al 2017.

Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato le sue entrate fiscali mensili previste per il 2018. Le previsioni di entrate totali per il 2018 sono pari a 54,2 miliardi di euro, il 7% in più rispetto all’anno scorso.

Le “quattro grandi” categorie di imposte, ossia l’imposta sul reddito, l’imposta sul reddito delle società, l’IVA e le accise, sono destinate a costituire il 90% del gettito fiscale.

Le entrate fiscali hanno rappresentato poco più del 40 % del gettito fiscale totale nel 2017. Per il 2018, il Dipartimento sta pronosticando entrate pari a 21,4 miliardi di euro, il 7% in più rispetto all’anno scorso.

Sono previste, inoltre, entrate fiscali derivanti dalla tassazione delle imprese pari a 8,5 miliardi di euro, con un aumento di quasi il 4% rispetto all’anno precedente. Lo stesso vale per il gettito IVA, per il quale si prevede un incremento del 6% rispetto all’anno scorso.

 

 

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Bulgaria: richiesta dalla legge bulgara la registrazione dei lavoratori in distacco

In seguito all’attuazione della Direttiva Europea n.67/2014 sul distacco dei lavoratori, la nuova Legge sul lavoro bulgara richiederà a tutti i datori di lavoro ed alle agenzie di lavoro interinale con sede nell’Unione Europea di notificare all’Autorità Bulgara del Lavoro i lavoratori in distacco in un altro paese.

Questo requisito si applica anche ai datori di lavoro nell’ambito dello Spazio Economico Europeo, della Confederazione Svizzera o nei Paesi terzi che trasferiscono i lavoratori in Bulgaria.

I datori di lavoro devono procedere alla notifica non oltre la data di inizio del lavoro e presentare le seguenti informazioni alle autorità locali (solo una copia cartacea al momento):

  • Informazioni relative alla società che trasferisce il dipendente, alla società ospitante che riceve il lavoratore ed i dettagli sull’identità del dipendente.
  • Durata del distacco
  • Il luogo in cui verrà impiegato il lavoratore distaccato

Un rappresentante designato deve fungere da collegamento con l’Autorità bulgara del lavoro. Questo rappresentante può essere un dipendente della società ospitante o qualsiasi terza persona che abbia il potere di legale rappresentante.

Il datore di lavoro che trasferisce il lavoratore e la società bulgara locale coinvolta sono ora tenuti a conservare le copie cartacee dei seguenti documenti:

  • Una copia del contratto di lavoro
  • Prova di pagamento (es. buste paga)
  • Documenti che provino l’orario di lavoro

Eventuali modifiche alle condizioni di distacco devono essere immediatamente segnalate all’Autorità del Lavoro.

L’autorità è autorizzata a supervisionare e controllare la procedura di registrazione e può avviare controlli ispettivi durante e dopo la pubblicazione, che possono includere la richiesta di documenti aggiuntivi ad essa correlati.

Requisiti aggiuntivi possono essere applicati al distacco di cittadini di paesi terzi in cui può essere necessario un permesso di lavoro, un visto o un permesso di soggiorno.

Il mancato rispetto di tali requisiti può comportare multe fino a 7.500 Euro per la prima violazione e 15.000 Euro in caso di recidiva per i datori di lavoro; è prevista poi una multa di 5.000 Euro (per la prima infrazione) ed una di 10.000 Euro (in caso di recidiva) per i singoli individui coinvolti.

 

 

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Serbia: nuove modifiche alla legislazione fiscale

Alla fine del 2017, il Parlamento serbo ha approvato delle modifiche alla legislazione fiscale, tra cui la legge sull’imposta delle persone fisiche, sui contributi previdenziali, sull’imposta dei redditi delle società e sull’IVA.

Queste modifiche introducono sgravi fiscali sui salari pagati ai dipendenti in entità di nuova costituzione. Inoltre, a partire da aprile 2018, solo le prestazioni per servizi di consulenza aziendale pagati ad entità non residenti saranno soggette alla ritenuta d’acconto, al contrario di tutti i servizi pagati ad entità non residenti, come previsto nella corrente legge sull’imposta dei redditi delle società. In aggiunta, la Serbia continua a ridurre l’onere fiscale  relativamente alla cancellazione dei prestiti bancari non recuperabili.

Le modifiche entrano in vigore a partire dal 1 gennaio 2018, con alcune eccezioni sotto illustrate.

L’imposta sul reddito ed i contributi previdenziali

Secondo le recenti modifiche, gli stipendi pagati ai primi nove dipendenti così come quelli agli azionisti ed imprenditori dipendenti, saranno totalmente esenti da imposta e contributi previdenziali. Le esenzioni inizieranno ad entrare in vigore dal 1 ottobre 2018 e saranno applicabili per gli stipendi pagati da imprenditori ed entità che verranno stabiliti prima del 31 dicembre 2020. Gli stipendi saranno esentati da tassazione per i primi 12 mesi di impiego.

Sebbene gli sgravi introdotti saranno significativi per le piccole start-up, non è chiaro se i dipendenti saranno obbligatoriamente assicurati durante il periodo di esenzione nel momento in cui i contributi per la pensione e disabilità non verranno pagati, così come l’assicurazione sanitaria.

Un premio su una assicurazione collettiva sulla vita – viene pagato per tutti i dipendenti, così come è esentato da tassazione e dal pagamento dei contributi previdenziali il sostegno monetario per i trattamenti medici per i dipendenti.

Per effetto di tali modifiche, la cancellazione dei prestiti bancari non recuperabili non è soggetta all’imposta sul reddito delle persone fisiche fintanto che tale cancellazione è deducibile ai fini dell’imposta sul reddito delle società. Inoltre, è previsto che l’ammontare cancellato, non recuperato dopo la vendita della proprietà ipotecata, non è soggetto a tassazione.

La posizione degli individui non residenti viene affrontata dalle recenti modifiche nella legislazione serba. Le modifiche della legge sull’imposta delle persone fisiche chiarisce che la base imponibile dei non residenti include il reddito per il lavoro svolto in Serbia, così come il reddito generato da ogni diritto emergente sul territorio serbo, od ogni proprietà presente in Serbia la quale è a disposizione del non residente. In aggiunta, è adesso chiaro che i dipendenti esteri in distacco in Serbia (i cosidetti “expat”) sono responsabili per il pagamento  delle imposte sul salario percepito in Serbia.

 

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Brasile: Il Ministero delle entrate brasiliano semplifica le norme per la compensazione delle imposte pagate sul reddito estero e modifica la lista dei regimi fiscali a bassa tassazione e di quelli privilegiati

Il 26 dicembre 2017, il Ministero delle entrate brasiliano ha pubblicato le normative n. 1.772 e 1.773, modificando le procedure di compensazione delle imposte versate all’estero con quelle dovute in Brazile dalla società, così come rispettivamente la lista dei regimi fiscali a bassa tassazione e quelli privilegiati.

Compensazione delle imposte versate all’estero

La nuova normativa che modifica la precedente disciplina normativa N.1,520 del 2014, prevede che il processo di riconoscimento della prova del pagamento delle imposte versate all’estero, per la quale precedentemente era richiesta l’approvazione del Consolato dell’ambasciata brasiliana, puo’ essere sostituita con apostilla. Tale autorizzazione è valida per le imposte versate all’estero di una societa’ estera controllata o collegata di una entità brasiliana, così come le imposte pagate sul reddito ed i dividendi di provenienza estera.

Regimi fiscali a bassa tassazione e privilegiati

La Reppublica del Costa Rica, l’Isola di Madeira e Singapore, sono stati rimossi dalla lista dei regimi fiscali a bassa tassazione. D’altra parte, nuovi regimi fiscali privilegiati sono stati aggiunti: la zona di libero scambio della Repubblica del Costa Rica, il regime del Business center internazionale di Madeira previsto nella legislazione portoghese, cosí come diversi regimi esistenti nella legislazione di Singapore.

 

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Stati Uniti: la Camera approva il Disegno di Legge sulle preferenze generalizzate

Il 13 febbraio 2018, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un Disegno di Legge bipartisan per rinnovare il Sistema di Preferenze Generalizzate (SPG).

Quest’ultimo è il più grande ed antico sistema di preferenze commerciali negli Stati Uniti, che elimina i dazi su una vasta gamma di prodotti provenienti da 120 paesi e territori designati. Il sistema verrà esteso fino al 31 dicembre 2020.

Kevin Brady, il Presidente della commissione della Camera chiamata Ways and Means, ha dichiarato: “Il voto schiacciante del bipartisan di oggi è una vittoria per le nostre imprese, i consumatori e le comunità”. “Il sistema SPG riduce le tariffe – che sono essenzialmente imposte – su migliaia di prodotti provenienti da tutto il mondo: non solo permette agli americani di risparmiare sui prodotti che usano ogni giorno, ma aumenta anche la competitività delle imprese e dei lavoratori americani”.

 

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Regno Unito: previsto un aumento del Minimum Wage

A partire dal 1 aprile 2018, il Governo inglese aumenterà il National Minimum Wage, ossia il salario minimo nazionale percepito per ogni ora lavorata dal lavoratore sulla base della sua età.

È previsto, inoltre, un aumento del National Living Wage, ossia il salario minimo nazionale percepito dai lavoratori che hanno dai 25 anni in su.

In sostanza, i soggetti dai 16 ai 25 anni che lavorano nel Regno Unito verranno retribuiti con il National Minimum Wage; invece, i soggetti dai 25 anni in su verranno retribuiti con il National Living Wage.

Con l’aumento del salario minimo, più datori di lavoro saranno direttamente interessati, compresi quelli che attualmente pagano al di sopra del minimo salariale.

 

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Spagna: ufficializzato il piano dei controlli fiscali 2018

L’autorità fiscale spagnola ha pubblicato il piano annuale dei controlli fiscali e doganali per il 2018, che specifica le misure di conformità fiscale e di esecuzione che intende intraprendere il prossimo anno.

Tale programma, pubblicato dall’autorità fiscale il 23 gennaio, avrà ad oggetto le misure preventive, comprese le informazioni sulla conformità fiscale e campagne di assistenza; le indagini sui contribuenti ad alto rischio; il controllo delle frodi nel processo di riscossione ed, infine, la collaborazione tra le autorità fiscali centrali e regionali.

Il piano costituisce uno strumento fondamentale nella pianificazione delle azioni di controllo fiscale e doganale che l’Agenzia effettua annualmente. In particolare, fornisce il dettaglio della quantità e della qualità delle azioni di controllo da effettuare in funzione del raggiungimento degli obiettivi di esercizio prefissati.

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Ungheria: prevista riduzione dell’IVA sui prodotti alimentari

Il Governo Ungherese ha affermato che continuerà ad adottare una politica di riduzione dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto su vari prodotti alimentari nel 2018 per promuovere l’agricoltura nazionale e ridurre i prezzi dei prodotti alimentari.

Il Ministero dell’Agricoltura ha dichiarato che saranno previsti ulteriori tagli dell’IVA sui prodotti alimentari in seguito a quelli introdotti il ​​1 gennaio di quest’anno, quando l’aliquota dell’IVA sulle frattaglie di maiale ed il pesce è stata ridotta dal 27 % al 5%.

“L’obiettivo del Governo è quello di tassare i maggiori produttori alimentari con i livelli più bassi possibili di IVA”, ha affermato il ministero.

Negli ultimi anni l’Ungheria ha ridotto l’IVA su una serie di altri prodotti alimentari. Nel Bilancio del Governo 2017, annunciato nel 2016, latte, uova e pollame sono stati aggiunti all’elenco dei prodotti soggetti all’aliquota IVA ridotta del 5%.

 

 

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Russia: previsti ulteriori adempimenti fiscali per le divisioni russe di società internazionali

Alla fine del 2017 sono entrate in vigore una serie di modifiche al Codice Fiscale russo (Legge federale 340-FZ del 27 novembre 2017) che prevedono che le divisioni russe di alcune società internazionali forniscano maggiori informazioni e documenti alle autorità fiscali. Attraverso questi emendamenti, il paragrafo 13 del progetto BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) relativo alla rendicontazione paese per paese è stato recepito all’interno della legislazione fiscale nazionale.

Le nuove normi si applicano a quei gruppi di società il cui fatturato consolidato per il periodo contabile di riferimento supera:

  • I 50 miliardi di Rubli Russi nel caso di gruppi internazionali di società le cui società madri sono residenti fiscali in Russia (nel caso di conti consolidati in una valuta estera, l’importo equivalente in rubli si basa sul tasso di cambio ufficiale medio annuo del rublo nella valuta del conto consolidato); o
  • un altro valore stabilito dalla legislazione straniera relativa al deposito di documenti simili nel caso di gruppi internazionali di società le cui società madri sono residenti fiscali dei relativi Stati esteri.

Per effetto della Legge Federale 340-FZ, un “gruppo internazionale di società” è un gruppo di organizzazioni o strutture non collegate alla proprietà o al controllo che soddisfa le seguenti condizioni:

  • Il gruppo prepara conti finanziari consolidati in conformità ai requisiti della Legislazione Russa;
  • Almeno una delle società del gruppo è residente in Russia o è una società straniera soggetta alla tassazione in Russia e
  • almeno una delle società non è residente in Russia o è una società russa soggetta a tassazione in un Paese straniero.

Le società russe e le società straniere soggette a tassazione in Russia devono ora fornire un avviso di partecipazione ad un gruppo internazionale di società, le cosiddette “informazioni sul Paese “che comprendono:

  • la documentazione globale (the European Analogue Master File);
  • la documentazione nazionale (the European Analogue Local File); e
  • Un report nazionale (the European Analogue Country-by-Country Report).

La documentazione globale deve essere presentata dai contribuenti (ad es. Organizzazioni russe od organizzazioni straniere residenti all’estero) che sono le società madri dei gruppi internazionali di società. Tuttavia, se l’autorità fiscale russa può ottenere la documentazione globale nell’ambito di uno scambio automatico internazionale di informazioni da parte dell’autorità competente dello Stato di residenza fiscale della società madre, quest’ultima non è tenuta a fornire la documentazione globale all’autorità fiscale russa.

Il report sul paese deve contenere indicatori di rendimento finanziario ed economico del gruppo di società, tra cui:

  • L’ammontare del reddito (all’interno del gruppo ed entità indipendenti);
  • i profitti;
  • l’imposta sugli utili pagata e valutata;
  • il capitale autorizzato;
  • il numero dei dipendenti;
  • il valore patrimoniale in termini di giurisdizione.

La documentazione globale deve contenere descrizioni sulla struttura proprietaria del gruppo e dei processi di core business.

La documentazione nazionale deve contenere informazioni sulle transazioni controllate con controparti estere effettuate dai membri del gruppo.

La legge Federale 340-FZ è di natura generale e non risponde ad una serie di domande specifiche. Tuttavia, afferma che il Federal Tax Service fornirà informazioni dettagliate sulla documentazione necessaria e sulla procedura relativa alla sua preparazione ed archiviazione.

Le nuove norme sono già entrate in vigore e verranno applicate agli esercizi finanziari iniziati nel 2017. Durante tali periodi, i primi report devono essere presentati entro la fine del 2018. La prima documentazione nazionale deve essere presentata per le transazioni effettuate nel 2018. Un periodo di transizione è previsto per il 2018 fino al 2019, durante il quale non saranno applicate sanzioni finanziarie nel caso in cui siano violati i termini di scadenza o la procedura per la presentazione di questi report.

 

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Brexit: raggiunto un primo accordo con l’Unione Europea

Venerdì 8 dicembre la Commissione Europea e il Regno Unito hanno annunciato la conclusione di un primo accordo per disciplinare le numerose questioni sorte in seguito alla decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea. L’accordo in questione è stato approvato dal Consiglio Europeo il 15 dicembre scorso, ed è dunque possibile passare ad una seconda fase di negoziati, aventi ad oggetto le relazioni post Brexit tra Regno Unito e Unione Europea e altre questioni importanti quali ad esempio il commercio.

Per ora, è stato raggiunto un accordo sufficientemente dettagliato su tre punti chiave che l’Unione Europea considera di fondamentale importanza:

  • L’accordo sull’importo dovuto dal Regno Unito all’Unione Europea (il cosiddetto accordo di “divorzio”);
  • I diritti dei cittadini europei già presenti nel Regno Unito; e
  • Lo status del confine con l’Irlanda del Nord.

Per quanto riguarda i primi due punti, e cioè il calcolo di quanto dovrà pagare il Regno Unito all’Unione Europea prima dell’uscita (si pensa una cifra tra i 40 e i 60 miliardi di Euro) e lo status dei cittadini europei presenti in UK, tali questioni sono già state in parte risolte. Tuttavia, uno degli aspetti più importanti su cui è stato raggiunto un accordo è la questione dei confini (“hard border question”).

Mantenimento dello status attuale

Non vi saranno restrizioni ai movimenti e al commercio tra Irlanda e Irlanda del Nord, e quest’ultima non sarà in alcun modo separata dal resto del Regno Unito dopo la Brexit. Il Regno Unito intende mantenere un totale allineamento con il mercato unico europeo e con le norme sull’unione doganale che forniscono supporto alla cooperazione tra nord e sud, all’economia dell’intera isola britannica, nonché la protezione dell’accordo di Belfast (detto anche “accordo del venerdì santo” – Good Friday Agreement).

Nonostante qualche piccola ambiguità presente nella formulazione testuale delle norme, verosimilmente tutte le leggi che disciplinano il mercato unico europeo e l’unione doganale possono essere considerate di supporto per l’economia dell’Irlanda e per la cooperazione tra nord e sud. Ciò riduce sostanzialmente il rischio di divergenze normative tra il Regno Unito e l’Irlanda. Alla luce dell’accordo raggiunto l’8 dicembre, è difficile che il Regno Unito possa decidere per conto proprio su questioni quali l’ambiente, normativa dei prodotti e dei generi alimentari quando ha l’obbligo di rimanere allineato con l’Irlanda e l’Irlanda del Nord.

L’assenza di divergenze da un punto di vista normativo va a vantaggio delle imprese Irlandesi e dell’Irlanda del Nord e garantisce maggiori certezze per gli accordi futuri, soprattutto per quelle imprese che operano a livello transfrontaliero, nonché garantisce libero accesso al mercato del Regno Unito. Quest’ultimo aspetto, in particolare, è di fondamentale importanza per il vasto numero di agricoltori e produttori agroalimentari che si trovano da una parte e dall’altra del confine. Altra buona notizia, soprattutto per coloro che attraversano il confine ogni giorno per recarsi al lavoro, è il mantenimento della Common Travel Area tra Irlanda e Regno Unito.

E’ molto probabile che lo status del Regno Unito sarà in gran parte allineato con quello di altri Paesi membri dello Spazio Economico Europeo che non fanno parte dell’Unione Europea, come la Norvegia o la Svizzera. Norvegia e Svizzera non sono infatti direttamente soggette alla giurisdizione della Corte di Giustizia Europea e mantengono una certa autonomia, anche se limitata, su questioni in materia di mercato unico; tuttavia, uno svantaggio derivante da tale posizione consiste nel fatto che tali paesi sono in gran parte assoggettati alla normativa europea sul mercato unico senza avere parola sul contenuto di tali norme.

Quale sarà il prossimo step

A seguito dell’approvazione dell’accordo da parte del Consiglio Europeo, l’Unione Europea e il Regno Unito possono passare alla seconda fase di negoziati al fine di concludere un accordo che governi tutti gli aspetti relativi alle future relazioni tra Regno Unito e Unione Europea. Oggetto principale di tali negoziati sarà un accordo di libero scambio tra le due parti (EU-UK Free Trade Agreement).

L’assenza di un accordo di questo tipo comporterebbe dazi piuttosto elevati per il trasferimento delle merci tra Regno Unito e Stati membri dell’Unione Europea. Ad esempio, la media dei dazi sull’importazione di beni da Paesi terzi nell’Unione Europea nel corso del 2017 è stata: 35% sui prodotti lattiero caseari, 25% su zucchero e prodotti di pasticceria e 20% su bibite e tabacco. Il costo per l’importazione e l’esportazione di prodotti con tali tariffe è chiaramente svantaggioso per l’economia del Regno Unito e i suoi partner commerciali, dati anche gli attuali livelli di commercio.

Tuttavia, la negoziazione di accordi di libero scambio globali è sempre piuttosto complessa. Vale la pena evidenziare che l’accordo economico e commerciale globale tra Unione Europea e Canada è entrato in vigore a settembre dello scorso anno, nonostante i negoziati siano iniziati nel 2009.

 

 

 

 

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India: stabile organizzazione anche se si tratta di controllata di una societa’ estera

Come previsto dalla maggior parte degli accordi contro la doppia imposizione firmati dall’India, il concetto di “stabile organizzazione” è definito come un luogo fisso attraverso il quale l’attivita’ viene portata avanti, interamente o parzialmente, dalla societa’. Inoltre, come previsto da tali accordi, il reddito di una societa’ estera generato in India puo’ essere tassato dal governo indiano se la suddetta societa’ estera ha una stabile organizzazione in India.

Cosa costituisce una stabile organizzazione?

L’articolo 5 della maggior parte degli accordi contro la doppia imposizione stipulati dall’India, fornisce una lista inclusiva ma non esaustiva di cio’ che costituisce una stabile organizzazione. Tuttavia, tale concetto deve essere compreso nella sua sostanza. Una stabile organizzazione ipotizza l’esistenza di un elemento sostanziale di natura duratura o permanente di una societa’ estera in un altro paese. Dovrebbe essere di una natura tale da costituire una proiezione virtuale della societa’ straniera di un paese nel suolo di un altro paese.

Mera esistenza di una societa’ controllata in India

Il semplice fatto che una societa’ estera abbia una controllata in India, non è sufficiente per dare vita ad una stabile organizzazione della societa’ estera in India. Le operazioni della societa’ estera e della sua controllata dovrebbero essere analizzate per valutare se sussiste una stabile organizzazione in India. Deve inoltre essere verificato se la societa’ controllata sta svolgendo in India l’attività della societa’ madre estera.

Inoltre, la Suprema Corte dell’India ha recentemente stabilito che il semplice fatto che la controllata stia svolgendo attivita’ di supporto per consentire alla societa’ madre estera di fornire i servizi ai suoi clienti esteri, non costituisce prova sufficiente per stabilire che vi sia una stabile organizzazione della societa’ estera in India.

In quei casi in cui una societa’ estera ha una sua controllata in India ma non ha diritto di utilizzare i locali registrati a nome della controllata ed il reddito della controllata è calcolato sul suo reddito al prezzo di mercato, non si può configurare l’esistenza di una stabile organizzazione.

Residenza della societa’

La legge finanziaria del 2016 stabilisce i due criteri fondamentali per stabilire se una societa’ è residente in India. Una societa’ viene considerata residente in India per l’anno precedente se la societa’ è indiana o se il luogo di direzione effettiva, in quell’anno, è stato in India. Per quanto riguarda la definizione del luogo di direzione effettiva, quest’ultimo viene considerato il luogo dove vengono prese le decisioni commerciali chiave per la conduzione del business della societa’ nel suo complesso.

Pertanto, la costituzione di una stabile organizzazione di una societa’ estera attraverso una sua controllata dipende non soltanto dalla sua esistenza o da un insieme definito di parametri, ma dall’accordo commerciale tra le due entità come complesso unico. Inoltre, va notato che le attivita’ svolte dalla controllata sono di importanza vitale. Occorre valutare attentamente se la controllata sta portando avanti attivita’ che costituiscono il core business della societa’ madre estera o se invece sta svolgendo attivita’ relative al proprio business.

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Regno Unito: possibili trend e modifiche nel settore “build-to-rent”

Alla fine del mese di gennaio sono stati evidenziati quelli che potrebbero essere i possibili trend e le possibili modifiche al settore “build-to-rent” (B2R) nel corso del 2018.

Al momento si stima che ogni anno vengano costruite circa 15.000 costruzioni modulari. Il Governo intende migliorare l’accesso ai finanziamenti per i costruttori di questa tipologia di immobili; l’intento è quello di aumentare la produzione a 100.000 nuove case entro il 2020. Ci sono già stati i primi investimenti esteri e numerosi altri sono previsti per il 2018, in particolare da Germania e Scandinavia.

Secondo le stime, la costruzione di abitazioni modulari riduce del 60% le tempistiche necessarie alla costruzione dell’immobile e per questo ed altri motivi è evidente come tale tipologia di costruzioni stia diventando sempre più attraente nel settore immobiliare.

Detto ciò, gli attuali livelli di produzione di tale tipologia di abitazioni sono ancora relativamente bassi, soprattutto rispetto alla domanda e alle promesse iniziali.

È molto probabile tuttavia che nel corso del 2018 la costruzione aumenti ma, in ogni caso, ci vorranno più di 12 mesi per vedere un sostanziale incremento dell’offerta di questo tipo di costruzioni.

Nel corso del 2018 e’ previsto un notevole sviluppo del settore build-to-rent e la nascita di nuovi brand per la fornitura di alloggi nel predetto settore. In particolare, il Regno Unito è attualmente il paese leader nel settore PropTech (la Real Estate Technology o Property Technology è una nuova tipologia di mercato formata da aziende che utilizzano la tecnologia per rendere le transazioni nel mercato immobiliare più rapide ed efficienti). In particolare, nell’ultimo periodo hanno preso sempre più piede nomi quali Rightmove, Zoopla e Purplebricks.

L’incredibile sviluppo del mercato degli affitti privati e lo spostamento dell’attenzione sui consumatori rende necessario un maggiore utilizzo della tecnologia. La Property Technology può essere ampiamente utilizzata nel settore build-to-rent e tutti i dati raccolti possono servire a valutare le esigenze locali, attrarre nuovi affittuari e migliorare la generale gestione degli immobili.

Forbes ha stilato una lista delle societa’ emergenti in questo settore per il 2018. Una di queste è Clixifix, fondata a Spennymoor nel 2012 con l’intento di migliorare l’efficienza per i costruttori del settore immobiliare tramite l’attenzione al cliente e l’individuazione di difetti nelle nuove proprietà immobiliari. Tramite il sistema ideato dall’azienda, è possibile assegnare vari compiti, i clienti possono comunicare su un portale online e i costruttori possono dare aggiornamenti istantanei. È evidente, quindi, come lo scopo principale del settore PropTech sia proprio quello di sostenere i costruttori nel nuovo mercato immobiliare.

Nel corso del 2018 si prevede che vari leader del mercato immobiliare investiranno in start-up nel settore PropTech.

Alla fine del 2017 è stata pubblicata una relazione intermedia per rivedere i regolamenti dopo il disastro Grenfell. Nella predetta relazione è stato evidenziato che i regolamenti e le linee guida del settore delle costruzioni sono troppo complesse e poco chiare. Pertanto, sono state auspicate modifiche e riforme dei regolamenti edilizi e delle norme sulla sicurezza antincendio.

Il miglioramento delle normative in materia di sicurezza potrebbe determinare un sostanziale aumento dei costi ma, se l’intenzione è davvero quella di discostarsi dal comune mercato immobiliare e spostare l’attenzione sul consumatore, la sicurezza degli inquilini dovrebbe essere di primaria importanza.

Nel corso del 2018 potrebbe inoltre verificarsi un sostanziale aumento degli affitti triennali, che andrebbe a vantaggio non solo dei proprietari immobiliari ma anche degli affittuari stessi, garantendo a questi ultimi maggiore sicurezza.

 

 

 

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Brexit: l’Unione Europea spiega l’impatto fiscale sul commercio transfrontaliero

La Direzione Generale dell’Unione fiscale e doganale dell’Unione Europea ha spiegato come l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea avrà un significativo impatto sulle norme doganali e sull’IVA applicabili alle imprese inglesi ed europee che commerciano con il Regno Unito.

Fatti salvi eventuali accordi transitori che potrebbero essere contenuti in un eventuale accordo di recesso, a partire dalla data del divorzio, attualmente prevista per il 29 marzo 2019, le norme dell’Unione Europea in materia di dogane ed imposte indirette non saranno più applicabili nei confronti del Regno Unito.

Con riferimento alle imposte indirette (imposta sul valore aggiunto e accise), le forniture di merci dal Regno Unito all’Unione Europea saranno qualificate come importazioni e, pertanto soggette all’ IVA e ai dazi doganali nello Stato UE di importazione.

Per le merci introdotte nel territorio doganale dell’UE dal Regno Unito o che devono essere sottratte da tale territorio per il trasporto nel Regno Unito, saranno sottoposte alla vigilanza doganale e potranno essere soggette a controlli doganali conformemente al regolamento (UE) n. 952 / 2013, 9 ottobre 2013, che stabilisce il codice doganale dell’Unione

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L’Unione Europea e la Norvegia firmano un accordo antifrode in materia di IVA

L’unione Europea e la Norvegia hanno firmato un nuovo accordo di cooperazione amministrativa nella lotta antifrode in materia di IVA.

L’accordo è stato firmato il 6 febbraio e stabilirà per gli Stati membri dell’Unione Europea e per la Norvegia un quadro giuridico sulla cooperazione amministrativa nella prevenzione delle frodi in materia di IVA e per l’assistenza reciproca nel recupero delle dichiarazioni IVA.

La Norvegia è il primo Paese con cui l’Unione Europea ha firmato un accordo in questo settore. La Norvegia è membro dello Spazio Economico Europeo e ha un sistema IVA simile a quello europeo.

 

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Romania: guida pratica alle tasse 2018

Una ricorrente abitudine dei legislatori rumeni è quella di attuare numerosi cambiamenti in ambito fiscale alla fine dell’anno; ad esempio, sono stati da poco applicati i tanto discussi cambiamenti riguardanti i contributi previdenziali e lo split payment sull’IVA. Queste ed altre misure meno rilevanti per il 2018, sono illustrate nei paragrafi seguenti.

Il meccanismo dello split payment sull’IVA

Il meccanismo dello split payment sull’IVA, inizialmente adottato con una ordinanza di emergenza, è stato cambiato e modificato attraverso una legge di autorizzazione. Adesso, i contribuenti che devono creare i conti IVA separati sono quelli che mostrano debiti IVA pendenti oltre un certo ammontare, o che sono falliti. C’e’ inoltre la possibilita’ di optare per lo split payment sull’Iva, spontaneamente, con lo scopo di ottenere beneficio dalle agevolazioni fiscali.

Ciononostante, i contribuenti che non applicano lo split payment devono effettuare i pagamenti ai contribuenti che lo applicano, sulla base di tale meccanismo (l’ammontare netto e l’IVA devono essere versati con pagamenti separati, per cui l’IVA deve essere pagata nel conto IVA separato). Quindi, tutti i contribuenti devono controllare se i loro fornitori applicano tale meccanismo, in quel caso devono pagare sulla base dello split payment. Come avveniva in precedenza, ci sono sanzioni  se i pagamenti IVA ad aziende che utilizzano lo split payment non sono effettuati nei loro conti IVA separati. I contribuenti che utilizzano il meccanismo dello split payment sono registrati dall’Autorita’ fiscale ANAF.

I contributi previdenziali

La controversa misura che trasferisce al dipendente la responsabilita’ di pagare quasi tutti i contributi previdenziali sara’ applicata (da un punto di vista pratico) a febbraio 2018; la registrazione ed il pagamento delle tasse sullo stipendio del mese precedente, gennaio, avvera’ in data 25 febbraio. Prima di allora, salari, buste paga ed il modulo 112 per la dichiarazione dei redditi devono essere aggiornati di conseguenza.

L’autorita’ fiscale rumena ha gia’ annunciato che i contribuenti non dovranno inviare il modulo per registrare queste modifiche relative alla loro posizione fiscale ma il tutto verra’ effettuato d’ufficio dall’autorità fiscale. Questo sara’ di aiuto a tutti i datori di lavoro interessati, dato il notevole sforzo necessario per adattare gli stipendi lordi e la loro registrazione nel registro dei dipendenti elettronici REVISAL. Per registrarsi a REVISAL, la scadenza e’ stata estesa al 31 marzo 2018.

Le micro-imprese

A partire dal 2018, importanti cambiamenti verranno posti in essere per le micro-imprese. Attualmente, tutte le imprese private con un fatturato inferiore a 1 milione di euro sono soggette all’imposta delle micro-imprese. L’aliquota fiscale e’ l’1% se l’impresa ha almeno un dipendente, oppure è pari al 3% delle entrate.

L’imposta sulle micro-imprese si applica anche alle imprese che sono state escluse dal regolamento fino al 2017 (es. banche, assicurazioni, gioco d’azzardo, estrazione di petrolio e gas naturale, hotel e ristoranti, aziende di consulenza) o quelle che possono optare per l’imposta sul reddito delle societa’.

Dichiarazioni fiscali

A partire dal 2018 tutte le dichiarazioni fiscali devono essere inviate esclusivamente online mediante una firma elettronica e un certificato digitale. Questo coinvolge non soltanto i modelli IVA, le dichiarazioni fiscali delle societa’, le certificazioni salariali o simili da inviare regolarmente, ma anche il sopracitato modulo per il cambio del fiscal entry file.

Uffici di rappresentanza

Per gli uffici di rappresentanza, la tassa annuale ammonta a 18.000 RON a partire dal 2018. Deve essere pagata ogni anno fiscale prima dell’ultimo giorno di febbraio. Finora, l’imposta sugli uffici di rappresentanza era l’equivalente di 4.000 € e doveva essere pagata in due volte, il 25 giugno ed il 25 dicembre.

Registratori di cassa

Nel 2018 dovrà effettuarsi la ripetutamente posticipata connessione di tutti i registratori di cassa all’autorita’ fiscale rumena.  I grandi e medi contribuenti devono sostituire i propri registratori di cassa per preparare archivi digitali piuttosto che cartacei, prima del 1 giugno 2018. I piccoli contribuenti hanno tempo fino al 1 agosto. Questi archivi devono essere trasmessi online all’autorita’ fiscale.

 

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Regno Unito: il potere decisionale degli amministratori

In un caso portato all’attenzione della Corte Suprema sono stati stipulati dei patti di opzione su azioni che hanno consentito al consiglio di amministrazione di Watchfinder l’assoluto potere decisionale di negare il consenso all’esercizio delle opzioni. Quando i titolari delle opzioni ne hanno chiesto l’esercizio, il consiglio di amministrazione si e’ rifiutato di accordare tale consenso.  I titolari delle opzioni hanno citato in giudizio Watchfinder onde ottenere un rimedio specifico che consentisse loro l’esercizio delle proprie opzioni.

La Corte Suprema ha affermato che il consiglio di amministrazione non dovrebbe avere il diritto incondizionato di vietare l’esercizio delle opzioni. Se lo facesse, le opzioni sarebbero “senza senso” poiche’ i richiedenti non si troverebbero in una posizione differente da quella di ogni altra persona che chiede di comprare azioni in Watchfinder.

Tuttavia, la Corte ha chiarito che la clausola presente nell’accordo, la quale prevedeva il diritto di rifiutare il consenso all’esercizio delle opzioni, non poteva essere totalmente disattesa. La Corte ha sostenuto che tale clausola agisce come una restrizione o una qualifica sul diritto di esercitare le opzioni, il che significa che gli amministratori avevano il potere di rifiutare l’esercizio delle opzioni in determinate circostanze, non il diritto assoluto di rifiutarle in tutte le circostanze. La decisione in questione ricalca le orme di una precedente sentenza della Corte Suprema (Braganza v BP Shipping) dove questa aveva stabilito che un soggetto che esercita il potere decisionale deve assicurarsi che tale potere non venga esercitato in modo arbitrario, irrazionale o “capriccioso”.

Nel caso di specie, il consiglio di amministrazione non è stato in grado di dimostrare che il suo potere decisionale era stato esercitato nel rispetto dei principi sopra menzionati per diverse ragioni. Come prima cosa, il Consiglio di amministrazione non aveva redatto alcun verbale ed aveva chiesto di affidarsi solamente a prove prive di fondamento portate da due amministratori. Dalle prove che sono state prodotte, la Corte aveva rilevato che solo il Presidente del consiglio di amministrazione aveva parlato con gli altri amministratori e che la questione era stata trattata rapidamente e non erano stati presi in considerazione fattori rilevanti.

Pertanto, la Corte ha stabilito che il consiglio di amministrazione di Watchfinder non ha seguito un corretto processo nel prendere la decisione, avendo sostanzialmente agito in modo irragionevole e i ricorrenti sono riusciti a costringere Watchfinder a consentire l’esercizio delle proprie opzioni.

Questo caso evidenzia la necessita che gli amministratori non solo rispettino rigorosamente i propri obblighi previsti dallo statuto, ma anche l’importanza di tenere sempre una chiara traccia cartacea del processo decisionale, in particolar modo con riferimento a quelle decisioni che richiedono l’esercizio del loro potere discrezionale. Nel prendere una decisione, gli amministratori dovrebbero quindi assicurarsi che il verbale del consiglio di amministrazione e le delibere assembleari elenchino i fattori presi in considerazione nel processo decisionale medesimo, al fine di mostrare chiaramente come e perche’ una decisione e’ stata presa.

Gli amministratori (insieme a qualsiasi altro tipo di organo decisionale) dovrebbero anche essere prudenti nel fare affidamento a un presunto veto assoluto. Per esempio, le opzioni si intendono esercitabili (o non esercitabili) quando determinati criteri vengono soddisfatti, i quali dovrebbero essere riportati nel pertinente accordo piuttosto che fare affidamento al generale diritto di consentire l’esercizio delle opzioni.

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Dividendi distribuiti agli azionisti: quando ed in che modo possono essere pagati?

In che modo un’azienda distribuisce gli utili ai soci? Generalmente, nel caso in cui si tratti di una società, l’assemblea degli azionisti, su indicazione del Consiglio di Amministrazione, determina le quote di utile da distribuire sotto forma di dividendi, nonché i tempi ed i modi della distribuzione.

Definiti anche come “distribuzioni”, i dividendi sono così chiamati perché le quote di utile vengono distribuite tra gli azionisti in base al numero delle azioni detenute.

Questo articolo spiega come viene effettuato il pagamento dei dividendi agli azionisti (considerazioni aggiuntive andranno fatte per le società pubbliche e per quelle quotate).

Utili distribuibili

Per tutelare gli interessi dei creditori, una società potrebbe decidere di pagare i dividendi soltanto dagli utili disponibili per tale scopo, noti come “riserve distribuibili”. La definizione di riserve d