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Archives for Diritto Societario

Regno Unito: crowdfunding, cos’è e come funziona

Il crowdfunding è un modo di raccogliere finanziamenti attraverso gli investimenti fatti da un largo gruppo di persone in una società o in un progetto tramite una campagna di investimenti, solitamente on-line.

Si differenzia dai metodi più tradizionali di raccolta di finanziamenti; con questo metodo, infatti, le società mirano a raccogliere investimenti più bassi da un ampio gruppo di persone e potenziali investitori.

Ci sono quattro principali tipologie di crowdfunding:

  1. Crowdfunding basato sulle donazioni:

In tal caso, il contribuente non riceve nulla in cambio dell’importo investito. Generalmente, tali donazioni vengono effettuate da soggetti che hanno una specifica motivazione che li spinge a versare dei soldi nella società.

Pertanto, tale tipologia di crowdfunding funziona meglio nel caso di raccolta fondi per scopi sociali o che riguardano la comunità, o per le charities;

  1. Crowdfunding basato sui riconoscimenti:

Molto popolare nel caso di start-up e nel caso di imprenditori che cercano investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti e/o progetti e per coinvolgere potenziali clienti. I contribuenti solitamente ricevono in cambio dei vantaggi che variano a seconda dell’importo che hanno investito nella società;

  1. “Debt crowdfunding”:

Tipologia di crowdfunding dove le società tendono ad aggirare i creditori bancari e utilizzano invece piattaforme di crowdfunding per raccogliere delle somme in prestito da un vasto pubblico di investitori.

Tale sistema di investimento viene solitamente utilizzato da soggetti imprenditori che non hanno accesso alle tradizionali tipologie di prestiti bancari.

Inoltre, utilizzando tale sistema, le società dovranno pagare tassi di interesse inferiori rispetto a quelli che dovrebbero invece versare ad una banca; dal loro lato, invece, gli investitori si aspettano di ottenere dei rendimenti maggiori rispetto a quelli che avrebbero ottenuto tenendo i loro soldi in un conto di risparmio;

  1. Equity crowdfunding:

Secondo tale modello, i soggetti investono dei soldi in cambio di una quota di partecipazione nella società che riceve i fondi (il soggetto che investe, ad esempio, riceve in cambio delle azioni o una partecipazione).

Come accade per tutte le forme di investimento, non vi è certezza nei risultati e nel successo della società che ha ricevuto i finanziamenti, ma se le cose vanno bene, gli investitori possono ottenere dei rendimenti sul loro investimento iniziale sotto forma di dividendi o un valore più elevato delle loro azioni.

Inoltre, gli investitori potranno ricevere anche dei diritti ma ciò dipende dalla singola società in cui scelgono di investire e dalle disposizioni previste dai documenti societari.

La società Brewdog, produttrice di birra artigianale, è un tipico esempio di equity crowdfunding dal 2006 e tale esempio dimostra che gli investimenti ottenuti dal pubblico possono ammontare a grossi importi per una società in fase di sviluppo.

Ad oggi, la compagnia Brewdog ha infatti raccolto milioni di sterline attraverso la campagna pubblicitaria “Equity for Punks” e l’obiettivo è quello di raccogliere 50 milioni di sterline dopo la quinta campagna di crowdfunding per finanziare l’espansione anche in Asia e Australia.

Dal punto di vista legale, tuttavia, numerosi sono gli aspetti da prendere in considerazione prima di avviare una campagna di crowdfunding e immettersi nel mercato con delle proposte di investimento.

Prima di tutto, la cosa fondamentale che deve fare una società è assicurarsi di avere tutti i consensi necessari per ricevere investimenti da soggetti terzi ed emettere nuove azioni.

Ciò potrebbe comportare parlare con la propria banca o altri attuali creditori e richiedere consenso ad eventuali azionisti preesistenti.

L’industria del crowdfunding è regolata molto dettagliatamente e le società devono assicurassi che la piattaforma di crowdfunding che intendono utilizzare sia stata preventivamente autorizzata dalla Financial Services and Markets Authority del Regno Unito.

È molto probabile, inoltre, che le società che partecipano a tale tipologia di sistema di raccolta fondi debbano adottare uno statuto specifico o provvedere a modificare i loro documenti societari per adattarli ai requisiti previsti da tale tipologia di investimento.

È inoltre importante che la società si occupi di gestire le relazioni con gli attuali azionisti, in quanto numerosi diritti fondamentali e protezioni connesse alla loro posizione nella società potrebbero venire meno a seguito dei requisiti previsti dal crowdfunding.

Per quanto riguarda invece la protezione della proprietà intellettuale, le società dovrebbero verificare di avere registrato e protetto tutti i diritti di proprietà intellettuale prima di caricare i dettagli del progetto o le informazioni relative alla società medesima su un sito pubblico di crowdfunding.

Per molte start-up, in particolare, il valore della società dipende in gran parte dalla titolarità dei diritti di proprietà intellettuale di cui fa uso.

 

 

 

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Regno Unito: societa’ e privacy degli amministratori

Una nuova normativa entrata in vigore il 26 aprile del 2018 renderà piu’ semplice per gli amministratori (e per gli altri soggetti che ricoprono una carica all’interno di una societa’) rimuovere l’indicazione relativa agli indirizzi di residenza dai documenti pubblici inviati a Companies House.

Il governo ha infatti riconosciuto che i soggetti le cui informazioni personali sono indicate sui registri pubblici sono a rischio, in quanto potrebbero essere soggetti a frodi d’identità. Pertanto, per prevenire tali rischi, i soggetti in questione possono ora rimuovere le informazioni relative al proprio indirizzo di residenza dai registri e dai documenti disponibili alla Companies House.

I soggetti che possono presentare tale richiesta sono tutti gli amministratori delle societa’, ex amministratori, segretari, membri delle LLP o i soggetti che esercitano un controllo significativo sulle societa’ medesime (i cosiddetti PSC).

I soggetti che vogliono richiedere la rimozione dei loro indirizzi di residenza dai registri pubblici non dovranno piu’ dimostrare di aver subito violenze o intimidazioni.

Da quando è entrato in vigore il Companies Act del 2006, le persone fisiche non sono piu’ costrette a indicare il proprio indirizzo di residenza nei pubblici registri. Nei casi in cui, tuttavia, tale indicazione e’ stata comunque fornita (compresi i casi in cui l’indicazione in questione era stata inserita in base a requisiti previsti prima che l’attuale normativa entrasse in vigore), per eliminarla e’ necessario presentare richiesta a Companies House.

Prima del 26 aprile 2018, Companies House solitamente accettava le richieste relative alla cancellazione degli indirizzi di residenza delle persone fisiche solamente nei casi in cui vi fosse un grave rischio di violenza o intimidazione. Tuttavia, con l’attuale sistema in vigore, che consente alle persone di accedere alle informazioni disponibili su Companies House con maggiore facilità, il rischio di frodi d’identità per i soggetti i cui indirizzi di residenza sono pubblicamente disponibili e’ notevolmente aumentato.

Il nuovo regolamento consente al soggetto il cui indirizzo di residenza appare su registri o altri documenti pubblici a Companies House di richiedere la rimozione di tale informazione, con un costo di 55 sterline per documento. A tal fine, il soggetto deve semplicemente presentare una richiesta alla Companies House, senza che sia necessario fornire ulteriori motivazioni. Attualmente, non e’ prevista una forma specifica per presentare la domanda.

Gli amministratori (così come i segretari delle societa’, i membri delle LLP e i PSC) devono fornire un indirizzo alternativo dove poter ricevere la corrispondenza (solitamente la sede legale della societa’ o l’indirizzo registrato della LLP). Nei casi in cui invece non e’ necessario fornire un indirizzo per la corrispondenza, Companies House si limiterà a cancellare l’indirizzo di residenza, esclusa la prima metà del codice postale.

Vanno comunque evidenziati alcuni punti:

  • Le indicazioni relative agli indirizzi di residenza di cui e’ stata chiesta la cancellazione rimarranno comunque registrati nella sezione del documento e dei registri che non e’ accessibile al pubblico. Le autorità pubbliche, tra cui le forze di polizia e l’autorità di regolamentazione delle pensioni, potranno comunque accedere a tali informazioni (tranne in casi particolari).
  • Se la richiesta di rimozione dell’indirizzo di residenza viene presentato dalla societa’ per conto di un amministratore persona fisica (o per conto di un PSC) sara’ comunque ancora necessario dimostrare l’esistenza di un grave rischio di violenza o intimidazione.

 

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Brexit: possibili effetti sul consiglio di amministrazione

Di seguito viene esaminato il potenziale impatto della Brexit sulle società irlandesi che soddisfano il requisito del Director residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo avendo un amministratore che risiede nel Regno Unito.

Attualmente tutte le società in Irlanda sono tenute ad avere almeno un amministratore residente in uno Stato membro dello Spazio Economico Europeo in base a quanto dispone la sezione 137 del Companies Act del 2014.

Lo Spazio Economico Europeo è composto da 28 Stati membri dell’Unione Europea e dall’Islanda, dal Liechtenstein e dalla Norvegia.

Molte società irlandesi adempiono al requisito di avere un director residente del SEE avendo un amministratore che è residente nel Regno Unito.

Impatto della Brexit

Come risultato della Brexit, non è ancora chiaro se il Regno Unito continuerà a far parte dello Spazio Economico Europeo.

Nell’ipotesi in cui il Regno Unito esca dallo Spazio Economico Europeo in seguito alla Brexit, ogni società irlandese che adempie al requisito del Director residente nell’ambito del SEE avendo anche solo un amministratore nell’ambito del SEE che risiede nel Regno Unito sarà in contrasto con la Legge.

Una società e qualsiasi suo funzionario che non soddisfi il predetto requisito sarà ritenuto colpevole del reato previsto dalla categoria 4 e sarà soggetta ad una multa che non può essere superiore ai € 5.000.

Esenzioni dall’obbligo di avere un amministratore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo

Una società non è obbligata ad avere un amministratore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo quando ha emesso un’obbligazione del valore di € 25,000. Quest’ultima deve prevedere che, in caso di mancato pagamento da parte della società dell’intera sanzione o parte di essa inflitta inseguito a:

  • Un reato commesso dalla società ai sensi del Companies Act;
  • Un reato commesso dalla società ai sensi dell’articolo 1078 del Taxes Consolidation Act 1997;
  • una sanzione che la società è stata tenuta a pagare ai sensi della sezione 1071 o 1073 del Taxes Consolidation Act del 1997

una somma di denaro diventerà esigibile al fine di estinguere l’importo dovuto dalla società.

Tale obbligazione deve essere valida per un minimo di due anni.

Una società non è tenuta ad avere un amministratore residente nell’ambito del SEE o un’obbligazione nel caso in cui sia stata rilasciata una certificazione dal Registrar of Companies, a seguito di una richiesta (Modulo di registrazione delle imprese B67 accompagnato da una dichiarazione di Entrate) effettuata da quest’ultima, stabilendo che la società ha un legame reale e continuo con una o più attività economiche che vengono svolte all’interno dello Stato. Affinché tale legame venga stabilito, i Revenue Commissioners devono verificare che la società soddisfi una delle seguenti condizioni:

  1. gli affari della società devono essere gestiti da uno o più soggetti da una sede legale principale stabilita nello Stato e tali soggetti devono essere autorizzati dalla società ad agire per suo conto;
  2. la società deve svolgere un’attività commerciale nello Stato;
  3. la società deve essere una controllata o una holding di una società o altre entità che soddisfi entrambe le condizioni di cui alle lettere a) e b);
  4. la società è una controllata di una società, un’altra controllata della quale soddisfa una o entrambe le condizioni indicate in (a) e (b).

Tale certificato sarà concesso soltanto nel caso in cui la società in questione riesca a fornire prova al Registro delle imprese del fatto che esista tale legame.

Conclusione

Resta da vedere se la Brexit comporterà l’uscita del Regno Unito dallo Spazio Economico Europeo. In caso positivo, le imprese che attualmente soddisfano il requisito del direttore residente nell’ambito dello Spazio Economico Europeo avendo un amministratore residente nel Regno Unito dovranno adottare misure per adempiere a tale criterio in un altro modo, sia nominando un direttore che risiede in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo o avvalendosi di una delle suddette esenzioni a questo requisito previste dalla legge.

 

 

 

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Regno Unito: registro delle società estere proprietarie di immobili

Il governo ha dato una risposta alla consultazione avente ad oggetto la proposta di introdurre un registro dei beneficiari effettivi di società estere che possiedono immobili nel Regno Unito o che partecipano ad appalti pubblici.

La risposta fa luce su una serie di piani del governo per la creazione e disciplina di predetto registro, anche alla luce del feedback ricevuto con riferimento alle proposte inziali e l’ulteriore procedimento di consultazione che ne è derivato.

Le proposte in materia sono state pubblicate a marzo del 2016, mentre la consultazione è stata lanciata ad aprile dell’anno successivo.

Il registro in questione sarà il primo del genere e mira a mantenere la leadership del Regno Unito a livello mondiale e a combattere la corruzione. Ciò significa che il governo non ha precedenti modelli di accordo su cui basarsi e, pertanto, preferisce adottare un approccio più cauto, cercando di bilanciare la necessità di combattere la corruzione migliorando la trasparenza e allo stesso tempo minimizzare gli oneri sulle attività commerciali legittime.

Ambito di applicazione del registro

  • Tutte le persone giuridiche capaci di possedere immobili o di partecipare ad appalti pubblici rientrano nell’ambito di applicazione della nuova normativa avente ad oggetto il nuovo registro in questione. Sarà tuttavia prevista una certa flessibilità per certe tipologie di persone giuridiche, laddove appropriato.
  • La proposta prevede che le società estere che possiedono o intendono acquistare immobili nel Regno Unito debbano fornire alla Companies House le informazioni relativamente ai loro beneficiari effettivi.
  • La definizione di proprietario effettivo ai fini del predetto registro ricalca quella di “Person with Significant Control” (PSC) relativo alle società inglesi. Il governo ha chiarito di aver scelto la stessa definizione per evitare fraintendimenti e soprattutto discordanze con le informazioni presentate a Companies House.
  • Le informazioni richieste dal nuovo registro per le società estere saranno le stesse che sono già richieste alle società inglesi in base alla normativa sui PSC.
  • Le società estere che decidono di partecipare agli appalti pubblici nel Regno Unito non dovranno specificare i dettagli dei beneficiari effettivi come condizione necessaria per poter partecipare all’appalto, ma dovranno fornirli se vogliono aggiudicarsi la gara d’appalto.
  • Non ci sono ancora informazioni con riferimento alla frequenza con cui dovranno essere aggiornate le informazioni al registro. Il governo ha proposto che ciò debba avvenire con frequenza biennale, ma molti di coloro che hanno risposto alla consultazione hanno commentato che si tratta di un periodo troppo lungo.

Specifiche proposte aventi ad oggetto le proprietà immobiliari

  • Le proposte si riferiscono agli immobili in freehold e agli affitti che devono essere registrati. Quando un immobile viene concesso in locazione per un periodo superiore ai 7 anni, tale locazione deve essere registrata. Tuttavia, anche molte altre locazioni di durata più breve sono soggette ai requisiti di registrazione obbligatoria. Non è tuttavia stato ancora definito se le proposte in questione abbiano ad oggetto tutte le locazioni che devono essere registrate o solo quelle di durata superiore ai 7 anni.
  • Una società che decide di acquistare un immobile nel Regno Unito dovrà presentare domanda a Companies House per inviare le informazioni al registro. Una volta registrate le informazioni relative ai propri beneficiari, riceverà un numero di registrazione che dovrà essere comunicato al momento in cui verrà registrato il trasferimento del diritto di proprietà sull’immobile nel Registro fondiario.
  • Nei casi in cui una società estera possieda già degli immobili nel Regno Unito, la stessa dovrà adeguarsi ai nuovi requisiti di registrazione, anche se la tempistica entro cui ciò dovrà avvenire deve ancora essere decisa. Il governo aveva inizialmente proposto un anno di tempo, ma le risposte alla consultazione avevano suggerito un periodo più lungo.
  • Alla fine del periodo transitorio, una società estera che possiede immobili nel Regno Unito non potrà vendere o affittare detti immobili se non ha comunicato le informazioni richieste dalla nuova normativa. A tal fine, verrà apposta una nota al catasto.
  • Nei casi in cui una società estera non avrà ottenuto un numero di registrazione alla fine di predetto periodo transitorio, la stessa non potrà acquistare l’immobile. Ciò significa che il venditore si ritroverà in una posizione analoga a quella di trustee della società estera fino a quando la stessa non avrà ottenuto un valido numero di registrazione e pertanto la proprietà dell’immobile potrà essere trasferita a quest’ultima.

 

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Regno Unito: modifica dello Statuto e riscatto delle azioni

Il Privy Council del Regno Unito ha recentemente confermato la validità di una speciale delibera modificativa dello Statuto di una società al fine di introdurre un potere di riscatto obbligatorio, che era stato opposto ad un azionista di minoranza (causa Staray Capital Ltd / Cha). Si tratta di una decisione importante nel contesto delle disposizioni in materia di drag-along e compulsory buyout contenuti nello Statuto e nei patti parasociali. Rafforza la precedente giurisprudenza sulla portata del potere degli azionisti di maggioranza di vincolare la minoranza, ma stabilisce anche alcuni vincoli a tale potere.

Background

Il caso in questione riguardava l’introduzione ex novo di un potere di riscatto obbligatorio in relazione alle azioni dei soci, su domanda dell’azionista di maggioranza S (80% del capitale). La societa’ C avrebbe potuto esercitare tale potere un preavviso di 15 giorni in presenza delle seguenti circostanze:

  • Un azionista ha reso false dichiarazioni materiali nel corso dell’acquisizione delle sue azioni; o
  • Questi ha commesso un atto che potrebbe comportare l’incorrere in svantaggi pecuniari, legali, regolamentari o amministrativi della società o pubblicità negativa.

Il prezzo di acquisto sarebbe l’equo valore di mercato delle azioni.

Fatti

Da alcuni mesi S (azionista di C) aveva dimostrato la sua volontà di acquisire M. In tale contesto, C aveva notificato con un preavviso di 15 giorni il riscatto obbligatorio del 20% della partecipazione di M lo stesso giorno in cui era stata approvata la delibera speciale per introdurre per la prima volta il potere di riscatto obbligatorio nello Statuto della societa’ C.

La societa’ C aveva fatto leva su presunte “false dichiarazioni materiali” fatte da M che aveva affermato di essere stato un partner di un particolare studio legale cinese ed essere stato abilitato a praticare rispettivamente in Cina e negli Stati Uniti. M aveva contestato la validità sia della delibera speciale per modificare lo Statuto di C, sia della comunicazione di riscatto obbligatorio che gli era stata successivamente notificata.

Decisione  

Il Privy Council ha confermato le decisioni dei tribunali di grado inferiore secondo cui era consentito ad una societa’ stabilire che i soci che avevano acquisito le loro azioni mediante false dichiarazioni o che avevano commesso atti in grado di arrecare danno o pubblicità negativa alla società, avrebbero dovuto riscattare le loro azioni al valore di mercato. Nel caso di specie, il fatto che la delibera in questione fosse stata approvata dal socio di maggioranza nei confronti di quello di minoranza non significa di per sé che la stessa fosse stata approvata in cattiva fede.

Sebbene il Consiglio Privato di Staray avesse confermato l’introduzione del potere di rimborso obbligatorio, esso aveva deciso basandosi sul fatto che eventuali dichiarazioni ingannevoli da parte dell’azionista di minoranza non erano state rilevanti per la società, il che significa che il diritto all’esercizio del potere non era stato effettivamente attivato. Il Consiglio in quell’occasione ha confermato che la situazione va sempre esaminata dal punto di vista della società nei cui confronti è previsto tale rimedio, e non dal punto di vista dei singoli azionisti. Ciò che importava nel caso di specie era la rilevanza pratica del ruolo dell’azionista M nei confronti della societa’ C. In breve, l’abilità tecnica di prestare la propria attivita’ in Cina o New York non era stata considerata di rilevanza pratica per la societa’ C. Al contrario, non si poteva mettere in dubbio la capacità di M di eseguire gli specifici compiti che avrebbe dovuto svolgere.

Implicazioni

L’opinione in questione è conforme alla giurisprudenza precedente secondo cui il potere degli azionisti di maggioranza di vincolare la minoranza attraverso la modifica dello Statuto deve essere esercitato in buona fede nell’interesse della societa’. Tuttavia, stabilire ciò che è nell’interesse della societa’ e ciò che costituisce un vantaggio per la societa’ è una decisione degli azionisti piuttosto che del tribunale. L’onere della prova è sulla persona che mette in discussione la validità delle disposizioni.

E` interessante notare come il risultato raggiunto nel caso Staray suggerisca la possibilità di introdurre disposizioni obbligatorie di acquisto negli articoli di una società gia’ costituita in grado di vincolare una minoranza, laddove vi sia uno scopo commerciale e laddove possa essere considerato tra gli interessi della società.

 

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Regno Unito: il potere decisionale degli amministratori

In un caso portato all’attenzione della Corte Suprema sono stati stipulati dei patti di opzione su azioni che hanno consentito al consiglio di amministrazione di Watchfinder l’assoluto potere decisionale di negare il consenso all’esercizio delle opzioni. Quando i titolari delle opzioni ne hanno chiesto l’esercizio, il consiglio di amministrazione si e’ rifiutato di accordare tale consenso.  I titolari delle opzioni hanno citato in giudizio Watchfinder onde ottenere un rimedio specifico che consentisse loro l’esercizio delle proprie opzioni.

La Corte Suprema ha affermato che il consiglio di amministrazione non dovrebbe avere il diritto incondizionato di vietare l’esercizio delle opzioni. Se lo facesse, le opzioni sarebbero “senza senso” poiche’ i richiedenti non si troverebbero in una posizione differente da quella di ogni altra persona che chiede di comprare azioni in Watchfinder.

Tuttavia, la Corte ha chiarito che la clausola presente nell’accordo, la quale prevedeva il diritto di rifiutare il consenso all’esercizio delle opzioni, non poteva essere totalmente disattesa. La Corte ha sostenuto che tale clausola agisce come una restrizione o una qualifica sul diritto di esercitare le opzioni, il che significa che gli amministratori avevano il potere di rifiutare l’esercizio delle opzioni in determinate circostanze, non il diritto assoluto di rifiutarle in tutte le circostanze. La decisione in questione ricalca le orme di una precedente sentenza della Corte Suprema (Braganza v BP Shipping) dove questa aveva stabilito che un soggetto che esercita il potere decisionale deve assicurarsi che tale potere non venga esercitato in modo arbitrario, irrazionale o “capriccioso”.

Nel caso di specie, il consiglio di amministrazione non è stato in grado di dimostrare che il suo potere decisionale era stato esercitato nel rispetto dei principi sopra menzionati per diverse ragioni. Come prima cosa, il Consiglio di amministrazione non aveva redatto alcun verbale ed aveva chiesto di affidarsi solamente a prove prive di fondamento portate da due amministratori. Dalle prove che sono state prodotte, la Corte aveva rilevato che solo il Presidente del consiglio di amministrazione aveva parlato con gli altri amministratori e che la questione era stata trattata rapidamente e non erano stati presi in considerazione fattori rilevanti.

Pertanto, la Corte ha stabilito che il consiglio di amministrazione di Watchfinder non ha seguito un corretto processo nel prendere la decisione, avendo sostanzialmente agito in modo irragionevole e i ricorrenti sono riusciti a costringere Watchfinder a consentire l’esercizio delle proprie opzioni.

Questo caso evidenzia la necessita che gli amministratori non solo rispettino rigorosamente i propri obblighi previsti dallo statuto, ma anche l’importanza di tenere sempre una chiara traccia cartacea del processo decisionale, in particolar modo con riferimento a quelle decisioni che richiedono l’esercizio del loro potere discrezionale. Nel prendere una decisione, gli amministratori dovrebbero quindi assicurarsi che il verbale del consiglio di amministrazione e le delibere assembleari elenchino i fattori presi in considerazione nel processo decisionale medesimo, al fine di mostrare chiaramente come e perche’ una decisione e’ stata presa.

Gli amministratori (insieme a qualsiasi altro tipo di organo decisionale) dovrebbero anche essere prudenti nel fare affidamento a un presunto veto assoluto. Per esempio, le opzioni si intendono esercitabili (o non esercitabili) quando determinati criteri vengono soddisfatti, i quali dovrebbero essere riportati nel pertinente accordo piuttosto che fare affidamento al generale diritto di consentire l’esercizio delle opzioni.

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Regno Unito: statuto, patto tra azionisti e patto tra investitori: le differenze

Il diritto societario contiene alcuni termini che possono essere poco chiari e generare confusione in coloro che non sono esperti del settore. Tuttavia, per chi conosce i concetti principali del diritto societario tale terminologia è di facile comprensione.

Di seguito viene data la definizione e vengono elencate le caratteristiche principali di alcuni fra i documenti principali di una società.

Statuto (“Articles of Association”)

Lo Statuto (“Articles” in inglese) disciplina la gestione degli affari interni della società e costituisce un contratto tra i singoli azionisti della società e tra gli azionisti e la società stessa. Tutte le società costituite ai sensi del Companies Act 2006 (detto anche “The Act”) devono per legge avere il proprio Statuto, che deve essere costituito da un unico documento e deve essere suddiviso in paragrafi numerati. Tale documento assicura che gli affari societari vengano gestiti in modo chiaro e coerente.

Lo Statuto delle “Private Companies Limited by shares” devono essere redatti in una delle seguenti forme:

  • Gli Articles in formato standard, cosi come previsti per legge (“Model Articles”);
  • I “Model Articles” con alcune modifiche o
  • I cosiddetti “Special Articles”, che vengono redatti ex novo per adattarsi alle necessità della società medesima.

Lo Statuto societario solitamente disciplina una serie di questioni, tra cui:

– le varie classi di azioni, e i diritti di voto connessi a tali azioni;

– la procedura relativa all’emissione, trasferimento e trasmissione delle azioni;

– riacquisto di azioni;

– la procedura necessaria a convocare ed organizzare un’assemblea e la procedura di votazione;

– la nomina, i poteri e i doveri degli amministratori,

– la revoca degli amministratori;

– obblighi di co-vendita (e cioè il potere degli azionisti di maggioranza di costringere gli azionisti di minoranza a vendere le loro azioni alle stesse loro condizioni);

– diritti di co-vendita (e cioè quando gli azionisti di minoranza hanno il diritto di vendere le loro azioni alle stesse condizioni degli azionisti di maggioranza).

Eventuali obbligazioni o diritti in capo a tutti gli azionisti della società devono essere inseriti nello Statuto, che deve essere inviato a Companies House.

Certe previsioni dello Statuto vengono definite “entrenched”, il che significa che possono essere modificate o abrogate solo in presenza di determinate condizioni o seguendo determinate procedure. Previsioni di questo tipo possono essere inserite nello Statuto solo quando la società viene costituita o ad una data successiva alla costituzione, se tutti gli azionisti acconsentono.

Per modificare quelle disposizioni “non – entrenched”, la legge dispone che tali modifiche debbano essere approvate dagli azionisti con delibera straordinaria. Ciò dimostra quanto lo Statuto sia importante nella gestione della società e nel fornire protezioni ad azionisti, amministratori e alla società stessa.

Nonostante lo Statuto sia un documento obbligatorio, il contenuto dello stesso è abbastanza flessibile e può essere modificato in modo tale da consentire una gestione personalizzata della società. Nonostante tale flessibilità, però, certe disposizioni di legge non possono essere escluse dallo Statuto, che deve contenere le disposizioni essenziali.

Accordo tra soci

Tale accordo prevede ulteriori obbligazioni tra gli azionisti della società e integra lo Statuto disciplinando più nel dettaglio le relazioni tra gli azionisti stessi. Tale accordo è privato e, come tale, non deve essere inviato a Companies House.

Tale accordo viene solitamente firmato da tutti gli azionisti nel momento in cui viene redatto e viene solitamente creato per tutelare gli interessi dei soci, non della società medesima.

Pertanto, tali accordi non sono regolati dalla legge e non vi sono disposizioni che disciplinano le modalità di modifica degli stessi. Tuttavia, generalmente, l’accordo prevede che lo stesso non possa essere modificato senza previo consenso di tutti gli azionisti.

Solitamente, queste sono le tematiche incluse in tali accordi:

  • Disciplina dei dividendi;
  • Quali decisioni dei direttori richiedono previo consenso degli azionisti;
  • Tutela degli azionisti di minoranza;
  • Clausole restrittive;
  • Emissione e trasferimento delle azioni;
  • Diritti e obbligazioni di determinati amministratori.

Nonostante tale tipologia di accordo non sia regolato dalla legge e non esistano modelli legalmente prestabiliti, è comunque opportuno che le disposizioni che vengono inserite in tale documento vadano ad integrare lo Statuto.

Accordo tra investitori

Anch’esso, come il patto tra azionisti, disciplina i rapporti tra azionisti e contiene disposizioni similari. La differenza principale è che il patto tra azionisti viene utilizzato quando vengono investiti nuovi soldi nella società. Tali investitori potrebbero essere sconosciuti per gli azionisti attuali e viceversa e potrebbe pertanto essere necessario chiarire e disciplinare in modo dettagliato la gestione dell’attività.

Solitamente, tali accordi prevedono disposizioni per disciplinare i seguenti argomenti;

  • Garanzie (gli attuali azionisti prestano una serie di dichiarazioni sulla situazione della società, ad esempio sulla situazione fiscale e sulle passività della stessa, e confermano che tali dichiarazioni sono vere e precise al momento in cui viene redatto l’accordo. I nuovi investitori, pertanto, potranno in futuro agire contro gli azionisti nel caso in cui tali dichiarazioni si dovessero rivelare non vere o inaccurate);
  • Capitale sociale prima e dopo l’investimento;
  • Struttura dell’investimento.

Solitamente, tali accordi vengono strutturati con termini prestabiliti.

E’ fondamentale conoscere l’ambito e la portata di ogni tipo di accordo atteso che il mancato rispetto delle condizioni ha conseguenze diverse a seconda della violazione o dell’inadempimento.

 

 

 

 

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Regno Unito: finanziare un’impresa familiare

La gestione di un’impresa familiare tramite l’utilizzo di una Limited Company tipicamente nelle sue fasi iniziali è finanziata da una combinazione di capitale netto (attraverso denaro investito in azioni), e/o prestiti dagli azionisti di famiglia ed eventualmente dalla concessione di uno scoperto da parte della banca.

Per coloro che investono in azioni nella predetta società, questi avranno diritto a percepire tutti i dividendi dichiarati e pagati su tali azioni e, potenzialmente, ogni incremento di valore delle azioni stesse nel caso in cui l’attività diventa di maggior successo. Invece, se la società ottiene un prestito in denaro, il prestatore sarà legittimato ad ottenere gli interessi eventualmente pattuiti tra quest’ultimo e la società.

Con lo sviluppo dell’attivita’, tuttavia, la famiglia potrebbe prendere in considerazione la possibilità di un investimento da parte di terzi, specialmente se l’attività non si auto – finanzia e i fondi necessari non possono essere reperiti dai membri della famiglia, dagli azionisti esistenti o dai banchieri della societa’. L’investimento di soggetti terzi potrebbe essere richiesto per finanziare l’espansione dell’attività ma potrebbe anche risultare essenziale, per esempio, per permettere ad alcuni membri della famiglia di uscire dall’attivita’ o per permettere ai membri della famiglia di realizzare parte del valore del loro investimento nella societa’.

Ci sono categorie di investitori terzi pronti a investire in attività private, che vanno dai “business angels” (solitamente imprenditori che hanno venduto una o piu’ attivita’ e che cercano di investire parte dei proventi in aziende in crescita), alle persone con un elevato patrimonio netto (HNWI’s), a fondi di private equity e di capitale di rischio (fondi istituiti con lo scopo di investire in societa’ non quotate).

Anche il crescente settore di “crowdfunding” potrebbe rivelarsi un’opzione praticabile dove l’impresa familiare è abile a commercializzarsi on-line.

Tuttavia, la ricerca di questa fase di finanziamento successiva non sempre è facilmente realizzabile, particolarmente ove il mercato è meno suscettibile o facilmente disponibile.

Il mercato britannico prevede numerose fonti di finanziamento disponibili per le start – up, ma molte meno opzioni quando si tratta di gestire le fasi successive. Per alcuni opinionisti parte del problema è costituito anche i proprietari stessi delle attività, in quanto la loro conoscenza in materia di finanziamento è limitata.

I report hanno mostrato che molte piccole imprese familiari non sono state disponibili ad accogliere ulteriori finanziamenti, specialmente in seguito alla crisi finanziaria. Eppure tale diffidenza può risultare dannosa per l’attivita’ una volta che è stata avviata.

Per prima cosa, vi sono varie opzioni di finanziamento da prendere in considerazione. Oltre alle banche, gli “angel investors”, le aziende di private equity e capitale di rischio, ci sono anche piccoli operatori, fondi di debito, piattaforme di crowdfunding da prendere in considerazione.

Inoltre, se un’attività commerciale intende rimanere innovativa ha bisogno di espandersi, aprire nuovi uffici o assumere più personale, e tutto ciò comporta la necessità di nuovi finanziamenti. È pertanto evidente come risparmiare in tale settore può diminuire la qualità dell’attività stessa e il suo potenziale di espansione.

L’espansione dell’attività, meglio se in nuovi mercati geografici, dovrebbe essere la priorita’ per molte aziende familiari, sia nel breve che lungo termine. Per finanziare questa espansione, l’impresa potrebbe valutare la possibilità di offrire capitale sociale, in modo tale da mantenere una posizione di controllo e indipendenza strategica. Mentre il mercato del crowdfunding di capitali, prestiti e persino quello basato sulle donazioni si sta sviluppando come fonte alternativa di finanziamento, vari report hanno dimostrato che quasi meta’ delle imprese familiari hanno incrementato l’utilizzo di altre fonti di finanziamento quali ad esempio i cosiddetti High-net-worth-individuals (soggetti che dispongono di ingenti capitali), spesso amici stretti o parenti dei proprietari dell’impresa di famiglia. Tra tutti coloro che hanno utilizzato questa ultima fonte di finanziamento, la maggioranza ritiene sia stata un’esperienza positiva rispetto alle altre soluzioni di finanziamento praticabili. Tuttavia, tale tipo di investimento non è facilmente reperibile.

Una delle conseguenze dell’utilizzo di investitori esterni è la possibilità che questi ultimi chiedano di entrare a far parte del consiglio di amministrazione. Questo destare preoccupazioni per alcune famiglie, ma alle vostre l’ingresso di un amministratore indipendente può portare competenze aggiuntive all’impresa. Alcuni investitori possono anche richiedere di avere il potere di rilasciare il proprio consenso per le varie operazioni aziendali. Per tali ragioni, gli investimenti da parte di soggetti terzi non sempre risulta attraente per le imprese familiari dato in quanto considerato come una minaccia al controllo e alla direzione dell’attività di famiglia.

Tuttavia, quando tali investitori possono apportare esperienza e competenza, così come i fondi necessari, tali potenziali rischi sono controbilanciati dai benefici. Comunque, ogni attività dovrebbe valutare le varie opzioni di finanziamento disponibili per garantire che qualsiasi scelta sia la piu’ appropriata.

 

 

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Regno Unito: finanziare un’impresa familiare

La gestione di un’impresa familiare tramite l’utilizzo di una Limited Company solitamente, nelle sue fasi iniziali, è finanziata da una combinazione di capitale netto (attraverso denaro investito in azioni), e/o prestiti dagli azionisti di famiglia ed eventualmente dalla concessione di uno scoperto da parte della banca.

Per coloro che investono in azioni nella predetta società, questi avranno diritto a percepire tutti i dividendi dichiarati e pagati su tali azioni e, potenzialmente, ogni incremento di valore delle azioni stesse nel caso in cui l’attività diventi di maggior successo. Invece, se la società ottiene un prestito in denaro, il prestatore sarà legittimato ad ottenere gli interessi eventualmente pattuiti tra quest’ultimo e la società.

Con lo sviluppo dell’attivita’, tuttavia, la famiglia puo’ prendere in considerazione la possibilità di un investimento da parte di terzi, specialmente se l’attività non si auto – finanzia e i fondi necessari non possono essere reperiti tra i membri della famiglia, gli azionisti esistenti o la banca. L’investimento di soggetti terzi potrebbe essere richiesto per finanziare l’espansione dell’attività ma potrebbe anche risultare essenziale, ad esempio, per permettere ad alcuni membri della famiglia di uscire dall’attivita’ o per consentire a costoro di realizzare parte del valore del loro investimento nella societa’.

Ci sono categorie di investitori terzi pronti a investire in attività private, che vanno dai “business angels” (solitamente imprenditori che hanno venduto una o piu’ attivita’ e che cercano di investire parte dei proventi in aziende in crescita), alle persone con un elevato patrimonio netto (HNWI’s), a fondi di private equity e di capitale di rischio (fondi istituiti con lo scopo di investire in societa’ non quotate).

Anche il crescente settore di “crowdfunding” potrebbe rivelarsi un’opzione praticabile dove l’impresa familiare è abile a commercializzarsi on-line.

Tuttavia, la ricerca di questa fase di finanziamento successiva non sempre è facilmente realizzabile, particolarmente ove il mercato è meno suscettibile o facilmente disponibile.

Il mercato britannico prevede numerose fonti di finanziamento disponibili per le start – up, ma molte meno opzioni quando si tratta di gestire le fasi successive. Per alcuni opinionisti parte del problema è costituito anche dai proprietari stessi delle attività, in quanto la loro conoscenza in materia di finanziamento è limitata.

I report hanno mostrato che molte piccole imprese familiari non sono state disponibili ad accogliere ulteriori finanziamenti, specialmente in seguito alla crisi finanziaria. Eppure tale diffidenza può risultare dannosa per l’attivita’ una volta che è stata avviata.

Per prima cosa, vi sono varie opzioni di finanziamento da prendere in considerazione. Oltre alle banche, gli “angel investors”, le aziende di private equity e capitale di rischio, ci sono anche piccoli operatori, fondi di debito, piattaforme di crowdfunding da prendere in considerazione.

Inoltre, se un’attività commerciale intende rimanere innovativa ha bisogno di espandersi, aprire nuovi uffici o assumere più personale, e tutto ciò comporta la necessità di nuovi finanziamenti. È pertanto evidente come risparmiare in tale settore può diminuire la qualità dell’attività stessa e il suo potenziale di espansione.

L’espansione dell’attività, meglio se in nuovi mercati geografici, dovrebbe essere la priorita’ per molte aziende familiari, sia nel breve che lungo termine. Per finanziare questa espansione, l’impresa potrebbe valutare la possibilità di offrire capitale sociale, in modo tale da mantenere una posizione di controllo e indipendenza strategica. Mentre il mercato del crowdfunding di capitali, prestiti e persino quello basato sulle donazioni si sta sviluppando come fonte alternativa di finanziamento, vari report hanno dimostrato che quasi meta’ delle imprese familiari hanno incrementato l’utilizzo di altre fonti di finanziamento quali ad esempio i cosiddetti High-net-worth-individuals (soggetti che dispongono di ingenti capitali), spesso amici stretti o parenti dei proprietari dell’impresa di famiglia. Tra tutti coloro che hanno utilizzato questa ultima fonte di finanziamento, la maggioranza ritiene sia stata un’esperienza positiva rispetto alle altre soluzioni di finanziamento praticabili. Tuttavia, tale tipo di investimento non è facilmente reperibile.

Una delle conseguenze dell’utilizzo di investitori esterni è la possibilità che questi ultimi chiedano di entrare a far parte del consiglio di amministrazione. Questo potrebbe destare preoccupazioni per alcune famiglie, ma alle volte l’ingresso di un amministratore indipendente può portare competenze aggiuntive all’impresa. Alcuni investitori possono anche richiedere di avere il potere di rilasciare il proprio consenso per le varie operazioni aziendali. Per tali ragioni, gli investimenti da parte di soggetti terzi non sempre risulta attraente per le imprese familiari in quanto considerato una minaccia al controllo e alla direzione dell’attività di famiglia.

Tuttavia, quando tali investitori possono apportare esperienza e competenza, così come i fondi necessari, tali potenziali rischi sono controbilanciati dai benefici. Comunque, ogni attività dovrebbe valutare le varie opzioni di finanziamento disponibili per garantire che qualsiasi scelta sia la piu’ appropriata.

 

 

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Delibera informale degli azionisti: rivisitazione del “Duomatic principle”

Una recente decisione della Corte d’Appello ha risposto al seguente quesito: il cosiddetto ““Duomatic principle”, e cioè quel principio che conferisce validità al consenso prestato all’unanimità dagli azionisti in modo informale, possa essere invocato quando uno degli azionisti è una società che è stata dissolta.

Premessa:

In base a quanto previsto dal cosiddetto “Duomatic principle”, il consenso informale o l’accettazione di tutti i soci aventi diritto di voto di una società può vincolare la società stessa come accade in seguito a una delibera formale dei soci. In casi precedenti, tra cui il caso The Sherlock Holmes International Society Ltd vs. Aidiniantz [2016], ad esempio, è stata confermata la possibilità di modificare lo Statuto della società tramite consenso informale unanime degli azionisti.

Fatto:

Gli amministratori della società X venivano nominati mediante delibera dell’amministratore Unico (DW). Tuttavia, lo Statuto societario prevedeva un quorum di due per la riunione del Consiglio di Amministrazione. Lo Statuto, inoltre, disponeva che il direttore unico poteva solamente indire una riunione del Consiglio di Amministrazione o nominare un altro Director. La nomina degli amministratori, pertanto, doveva considerarsi invalida.

Anche il quorum per un’assemblea degli azionisti era di due. DW era titolare del 75% del capitale della società, anche se deteneva tali azioni per conto del padre (RW). Il rimanente 25% delle azioni della società erano state intestate ad una società dell’Isola di Man. Quest’ultima società era stata dissolta molti anni prima, anche se apparentemente RW era beneficiario anche delle azioni detenute da quest’ultima.

Dopo l’amministrazione, i richiedenti avevano ottenuto la titolarità giuridica del 75% delle azioni della società, precedentemente detenute da DW per conto di RW. I richiedenti avevano cercato di contestare la regolare nomina degli amministratori.

In primo grado il tribunale ha rigettato il ricorso. In particolare, è stato stabilito che, in base a quanto previsto dal “Duomatic principle”, nel caso di specie era stata apportata una modifica a quanto previsto dallo Statuto la quale aveva reso possibile l’esercizio dei poteri, che di solito spettano al collegio degli amministratori, da parte di uno soltanto di essi.

Decisione:

Capovolgendo la decisione del Tribunale, la Corte d’Appello ha stabilito che, generalmente, il cosiddetto “Duomatic principle” non può applicarsi quando uno degli azionisti è una società non più esistente. Ciò in quanto la società ormai sciolta non ha la possibilità di prestare il proprio consenso. Il “Duomatic principle”, invece, richiede il consenso validamente prestato da parte di tutti gli azionisti.

La Corte d’Appello ha pertanto rigettato l’interpretazione del Tribunale in base alla quale era stato stabilito che, non essendo più esistente il socio che deteneva il 25% del capitale sociale (e cioè la società dissolta) e non essendo stato quest’ultimo sostituito da altro soggetto con diritto di voto, il solo consenso del 75% degli azionisti deve considerarsi sufficiente per dare applicazione al “Duomatic principle” in questione.

La Corte d’Appello ha inoltre rigettato l’argomentazione del Tribunale in base alla quale, se proprio dovesse ritenersi necessario il consenso unanime, tale requisito sarebbe stato soddisfatto da RW che, in qualità di beneficiario effettivo, avrebbe prestato il consenso all’esercizio, da parte del singolo amministratore, dei poteri spettanti al Consiglio di amministrazione.

Secondo l’opinione della Corte d’Appello, il consenso di RW non può ritenersi rilevante nel caso concreto, visto che la società azionista era stata dissolta e, pertanto, il patrimonio di quest’ultima era divenuto proprietà della Corona inglese. La Corte, tuttavia, non ha dato opinioni sulla possibilità di ottenere il consenso da parte del beneficiario ultimo delle azioni nel caso in cui non vi fosse nessuno formalmente in grado di prestare consenso per conto dell’azionista.

Nel caso in questione, la Corte ha adottato un approccio più rigoroso per quanto riguarda i requisiti previsti dal Duomatic Principle per la validità del consenso da parte di tutti gli azionisti aventi diritto di voto di una società. Tuttavia rimane aperta la questione circa la possibilità, in determinate circostanze, di fare affidamento sul consenso o sull’accettazione del beneficiario effettivo anziché dell’intestatario delle azioni.

Pronunciandosi su un tema non affrontato prima, la Corte ha inoltre evidenziato che solo una società con un unico socio può considerarsi società unipersonale ai sensi del Companies Act 2006. Diversamente, nel caso di specie, la societa’ azionista, una volta dissolta, era rimasta nel registro dei soci e pertanto non è comunque possibile considerare la societa’ come unipersonale.

 

 

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Regno Unito: decesso dell’amministratore e socio unico

Ricoprire la carica di amministratore e socio unico di una societa’ presenta i suoi benefici e rischi, tra cui la pianificazione in merito alla successione nella carica. Se un amministratore e socio unico muore senza che siano stati presi provvedimenti per il futuro, la societa’ da questi amministrata può ritrovarsi improvvisamente in una posizione vulnerabile.

Nel caso di specie, in particolare, la Corte Suprema ha dovuto intervenire ed adottare un provvedimento di emergenza per salvare la societa’.

Il Signor P. era amministratore unico della societa’ Lancashire cleaning Services. Nonostante questi avesse nominato degli esecutori testamentari nel suo testamento, aveva omesso di modificare lo Statuto della societa’ per consentire ai predetti esecutori testamentari di adottare decisioni per conto della societa’ medesima come, ad esempio, nominare un nuovo amministratore. Una volta deceduto il Signor P., il patrimonio della societa’ era stato congelato: i dipendenti della Lancashire cleaning Services, pertanto, non potevano ricevere lo stipendio e gli esecutori testamentari non avevano alcun titolo per intervenire.

Il caso di specie è stato ritenuto un’emergenza e, pertanto, la Corte Suprema è intervenuta provvedendo a modificare il libro dei soci con gli esecutori testamentari onde consentire a questi ultimi di nominare un nuovo amministratore. Nel caso in questione, la situazione d’urgenza venutasi a creare ha permesso alla Corte Suprema di intervenire anche senza un cosiddetto “Grant Of Porbate”: l’intervento tempestivo della Corte, infatti, era l’unico mezzo per salvare la societa’.

Pertanto, al fine di evitare inconvenienti simili o situazioni di incertezza in caso di morte dell’amministratore e socio unico di una societa’ è consigliato modificare lo Statuto societario della stessa in modo tale da consentire alla societa’ di continuare ad operare anche al verificarsi di tale evenienza.

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Nuovi obblighi di rendiconto in capo al Trustee

Gli ultimi due anni si potrebbero definire “l’inizio della fine” per quelle strutture finalizzate a proteggere le informazioni dei proprietari delle stesse. La mole di adempimenti burocratici che i fiduciari devono rispettare è infatti aumentata notevolmente negli ultimi anni.

Questo articolo evidenzia gli ultimi obblighi di conformità di cui i trustees devono essere al corrente.

Standard di informativa comuni (Common Reporting Standard – CRS) – MHRC

Gli standard di informativa comuni si applicano a tutti i trusts del Regno Unito partire dal 1 gennaio 2016. I trustees (fiduciari) devono identificare il settlor (disponente), i beneficiari e coloro che esercitano il controllo effettivo sul trust; devono inoltre accertare la loro residenza fiscale ed inviare un report all’HMRC.

Il termine entro cui tali informazioni devono essere inviate è il 31 maggio per l’anno precedente.

L’informazione è pubblica?

Le informazioni comunicate all’HMRC non sono pubbliche ma vengono condivise con gli altri paesi collegati al trust in base agli accordi sullo scambio automatico di informazioni.

Soggetti che esercitano un controllo rilevante (Persons with Significant Control – PSC) – Companies House

Se un trust detiene più del 25% delle azioni in una società UK deve fornire i suoi dettagli alla società di modo tale che la stessa possa inserirli nel registro dei PSC. Tale obbligo è stato introdotto nel 2016 come una delle misure finalizzate ad aumentare la trasparenza e prevenire il riciclaggio di denaro.

I dati di tutti coloro che esercitano una forma rilevante di controllo su una società devono essere comunicati e, per quanto riguarda il trust, sono compresi anche i dettagli dei fiduciari del trust medesimo, nonché quelli di alcuni o tutti i beneficiari e del disponente, a seconda del livello di coinvolgimento nel trust e/o nella società.

 

Le informazioni sono pubbliche?

Il registro dei PSC è pubblico, può essere consultato dal sito di Companies House ed è inserito nel Confirmation Statement (documento che sostituisce l’Annual Return a partire dal 30 giugno 2016) di ogni società UK.

Il registro dei Trusts – HMRC

La nuova disciplina che è entrata in vigore a partire dal 26 giugno del 2017, e che ha dato attuazione alla quarta Direttiva sull’Antiriciclaggio, dispone che le informazioni di tutti i trusts del Regno Unito e di alcuni trusts non UK vengano comunicate all’HMRC ed inserite nel Registro dei Trusts.

Le informazioni che devono essere comunicate comprendono i dettagli del Trusts, i suoi asset, i nomi di tutti i consulenti legali, finanziari o fiscali e i dati del disponente, dei fiduciari e dei beneficiari del trust (compresi anche i potenziali beneficiari dello stesso) e qualsiasi altra persona che esercita una forma di controllo effettivo sul trust medesimo.

La comunicazione delle predette informazioni deve avvenire entro il 31 gennaio successivo all’anno fiscale in cui il fiduciario del trust doveva versare determinate imposte in UK.

Le informazioni sono pubbliche?

Al momento tali informazioni non saranno disponibili al pubblico ma saranno accessibili a determinati organismi tra cui l’HMRC, le forze di polizia e l’NCA. Tuttavia, non è escluso che il passo successivo sia quello di rendere pubblico tale registro dei trust.

Nel continente vi è un certo interesse a rendere tale registro pubblico e la Quinta Direttiva sull’Antiriciclaggio, attualmente oggetto di esame a Bruselles, prevede delle proposte per rendere tale registro pubblico. Senza dubbio, se tali proposte entreranno in vigore nell’Unione Europea, anche il Governo del Regno Unito dovrà molto probabilmente rispettare tali standard (nonostante la Brexit).

Quarta Direttiva Antiriciclaggio (4TH AMLD)

La legge che dà attuazione alla quarta direttiva antiriciclaggio, oltre ad aver creato il registro dei trusts, impone anche degli obblighi di registrazione in capo ai medesimi.

Il fiduciario del trust ha l’obbligo di tenere un record aggiornato di tutti i beneficial owner e dei potenziali beneficial owner che deve essere presentato se richiesto da determinati soggetti quali banche, avvocati, commercialisti ed agenti immobiliari con cui intrattiene relazioni commerciali.

Il fiduciario ha inoltre il dovere di comunicare a tali soggetti eventuali cambi o modifiche entro 14 giorni.

La proposta di un Registro dei Beneficial Owner – Companies House e Land Registry

È molto probabile che nel prossimo futuro le società estere, per poter acquistare o vendere immobili siti in UK, dovranno fornire i dettagli dei loro proprietari effettivi ed inserirli in un registro pubblico da consegnare alla Companies House. Tale proposta fa parte del programma del Governo finalizzato a combattere il riciclaggio di denaro e a garantire che le società estere che detengono immobili siti in UK siano soggette agli stessi obblighi di trasparenza cui sono soggette le società del Regno Unito.

Le proposte sono state inserite in un documento di consultazione in aprile del 2017, e le risposte a tale consultazione sono ancora oggetto di studio. Tuttavia, tali proposte sono piuttosto complete e, pertanto, si tratta semplicemente di capire quando le diposizioni in questione entreranno in vigore.

Le informazioni sono pubbliche?

Se tali proposte verranno attuate come indicato nel documento di consultazione, le società estere che possiedono immobili nel Regno Unito saranno pertanto obbligate a fornire a Companies House informazioni inerenti i loro beneficiari effettivi (più o meno come è necessario fare per i PSC) e tali informazioni saranno pubbliche. Sarà inoltre emesso un codice di registrazione che sarà pubblicato nel Land Registry e consentirà a tutti di collegare l’immobile alla società estera che lo possiede.

 

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