Si è discusso molto sul fatto se la Brexit manterrà l’accesso al Mercato Unico e quale sarà il suo impatto sui cittadini europei che vivono nel Regno Unito e rispettivamente sui cittadini britannici che vivono negli altri Stati Membri dell’Unione Europea. Ma che dire dell’impatto potenzialmente distruttivo che la Brexit potrebbe avere sulle relazioni personali?

La parte 2 del Progetto di Accordo di Recesso (il 19 marzo 2018) sui diritti dei cittadini è stata “concordata dai negoziatori” e le sue disposizioni sono dirette a tutelare i diritti dei cittadini britannici e dei cittadini dell’Unione Europea consentendo l’effettivo esercizio dei diritti derivanti dal diritto dell’Unione Europea. La “cut-off date” coincide con il 31 dicembre 2020, quella che le coppie che semplicemente” vivono insieme “dovrebbero tenere a mente.

Questa parte della bozza dell’Accordo di Recesso prevede delle tutele per le coppie stabili ma che non sono sposate?

Si e no. I cittadini che vivono nel Regno Unito o in un Paese dell’Unione Europea fino al 31 dicembre 2020 potranno presentare la domanda per ottenere il settled status dopo aver risieduto per almeno 5 anni in modo continuativo nel Regno Unito prima o dopo il 31 dicembre 2020. Pertanto, il partner europeo di un cittadino inglese che vive nel Regno Unito o il partner inglese di un cittadino europeo che vive in uno stato membro dell’Unione Europea avrà il diritto di rimanere nel Regno Unito o nello Stato europeo, se lo desidera, indipendentemente dallo stato civile.

Tuttavia, la bozza dell’Accordo di Recesso non tutela in modo esaustivo il diritto dei cittadini inglesi e di quelli europei di portare il loro partner non europeo nello Stato ospitante dopo il 31 dicembre 2020. Esiste, dunque, una differenza significativa tra i diritti e le tutele garantiti alle coppie sposate e quelle che semplicemente “convivono”. Nonostante i rapporti di convivenza si stiano sempre di più diffondendo ed abbiano ottenuto il riconoscimento statutario in Scozia, in determinate circostanze, tali coppie sembra siano escluse dalla “tutela globale dei diritti dei cittadini” presentata in questa parte dell’accordo di recesso.

In che modo l’Accordo di Recesso tutela i cittadini del Regno Unito che desiderano raggiungere il loro partner nello Stato di origine entro il 2020 o il cittadino europeo nel caso in cui voglia raggiungere il proprio partner britannico nel Regno Unito dopo il 2020?

Non è prevista alcuna tutela per questi cittadini nell’accordo di recesso. Quest’ultimo tutela il diritto dei cittadini inglesi ed europei che vivono in tali Stati prima della data del cut-off date, ossia il 31 dicembre 2020. Ciò significa, ad esempio, che un cittadino inglese residente in Spagna fino al 31 dicembre 2020 ha il diritto di avere vicini i membri familiari, ovvero un coniuge o un partner registrato, i figli a carico di età inferiore ai 21 anni ed i genitori a carico restano con loro in Spagna o raggiungerli indipendentemente dalla loro nazionalità. Lo stesso vale per un cittadino europeo che vive nel Regno Unito entro la fine del periodo di transizione. Quindi il marito, la moglie o il convivente civile del cittadino inglese o europeo possono trasferirsi nel Regno Unito o nello stato europeo per raggiungere il coniuge (insieme a figli e genitori) dopo il 31 dicembre 2020 insieme a bambini e genitori, ma lo stesso non vale per i conviventi.

Un cittadino del Regno Unito che vive in uno stato membro dell’Unione alla fine del 2020 ha diritto a far rimanere i propri familiari, “il coniuge non comunitario o il partner civile registrato con loro nello stato ospitante”. I “membri familiari” possono raggiungere il cittadino britannico nello stato dell’Unione, anche dopo la fine del periodo di transizione, se sono sposati prima della fine del 2020.

Ma, laddove il partner non europeo non è sposato ed è “semplicemente” un convivente, la coppia dovrà dimostrare che la sua relazione è “duratura” ed è nata prima della fine del periodo di transizione. Lo stato ospitante dovrà quindi “facilitare l’ingresso e la residenza” ma solo dopo “un ampio esame delle circostanze personali”, un prerequisito che non è richiesto per le coppie sposate.

Dunque, i cittadini britannici e dell’Unione Europea ed i rispettivi “membri familiari” (cioè marito o moglie, figli minori di 21 anni e genitori) che soggiornano legalmente nello stato ospitante fino al 2020 avranno automaticamente diritto di risiedere nello stato ospitante. Ciò vale anche per i membri familiari non europei o britannici che desiderano raggiungere il cittadino dell’Unione Europea o inglese nello stato ospitante dopo il 2020 a condizione che siano stati “membri familiari” (marito, moglie, figlio o genitore) prima della fine del periodo di transizione. Tali individui possono andarsene e ritornare nello stato ospitante senza visto, lavorare nello stato ospitante ed avere il diritto di essere trattati allo stesso modo dei cittadini di tale stato ospitante.

Tuttavia, i “non familiari”, in particolare i conviventi non britannici e non europei non hanno tale diritto di soggiorno automatico. Il diritto di soggiornare o entrare nello stato ospitante dipende da “un ampio esame delle circostanze personali” e a condizione che sia stata instaurata una “relazione duratura” con il Regno Unito o il cittadino dell’Unione Europea prima del 31 dicembre 2020.

Il progetto di accordo di recesso non tutela il futuro a lungo termine di tutte le coppie del Regno Unito e dell’Unione Europea dopo la Brexit in particolare laddove il loro partner non è un cittadino inglese o europeo.