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Posts by Redazione

Guernsey & Jersey: 30 anni dopo il boom dei trust

Se si sposta indietro l’orologio agli anni ’80, ’90 e primi anni del 2000, i trust nelle Channel Islands venivano costituiti in modo rapido e semplice.

L’ emergenza di avvocati specializzati nel settore dei trust è iniziata all’inizio del 2000 come reazione a tale fenomeno – prima di allora, c’era stato un approccio piu’ generico, nel quale gli avvocati avevano una conoscenza meno specifica.

A causa del grande impatto e dello sviluppo dei trust, tali professionisti hanno iniziato a specializzarsi in tale settore.

Adesso, la situazione si è capovolta – è stato creato un minor numero di strutture, ma quelle che sono state create sono molto più specifiche e di valore.

Oggi, quando viene istituito un trust, lo stesso e’ più complesso e personalizzato – e piu’ importante, la normativa che lo disciplina deriva dal modo in cui i tribunali hanno interpretato la legge nel corso degli anni, e dagli errori effettuati in passato.

Che cosa è accaduto ai trust di 30 anni fa?

Un trust è paragonabile, sotto certi aspetti, ad un organismo in vita: con l’invecchiare, le possibilità di “ammalarsi” o avere problemi aumentano.

Dato che tali trust sono esplosi negli anni ’80 fino ai primi anni 2000, c’e’ una quantita’ di trust che sta “invecchiando”, e allo stesso tempo stiamo andando verso una nuova generazione ed è questa la ragione per cui cominciano a crearsi dei problemi.

Oggi, il compito dei trust tende ad essere piu’ a lungo termine; è infatti rivolto a relazioni a lungo termine, per clienti internazionali, e per la programmazione delle successioni e la protezione delle attivita’, piuttosto che per scopi fiscali.

Guernsey ed il Jersey

Sebbene nuove giurisdizioni di trust sono emerse relativamente di recente, per esempio in Medio Oriente, questi non offrono le stesse certezze.

Pertanto, nonostante i clienti siano basati in Medio Oriente, questi spesso vogliono stabilire dei trust in Guernsey o Jersey, in quanto le nuove giurisdizioni non possono contare sulla certezza di decenni di sentenze emesse dai tribunali che hanno interpretato ed applicato la legge a beneficio dei futuri professionisti.

Uno dei principali punti a favore delle strutture del Guernsey o Jersey è il sapere come funzionano le regole, gli scenari che si manifesteranno e, fondamentalmente, sapere come i tribunali solitamente interpretano la legge.

Come si è evoluto il ruolo dei professionisti

Quanto viene interpellato un tribunale in materia di trust, non sempre ciò avviene per risolvere una controversia.

Potrebbe, ad esempio, essere necessario che il tribunale corregga un errore, approvi una decisione del trustee, o conferisca ad un trustee un potere che altrimenti non avrebbe, al fine di godere dei benefici.

In questi casi si tratta di semi – contenziosi, situazioni in cui beneficiari ed trustee potrebbero non essere d’accordo su singole questioni.

Come evolverà questa tendenza

Ci sono due fattori importanti in tutto ciò: il primo è dato dal fatto che i trust creati dalla meta’ degli anni 80 ai primi anni del 2000 stanno invecchiando, molti di questi è probabile abbiano problemi, e molti di questi problemi saranno gestiti dai professionisti del semi – contenzioso.

Allo stesso tempo, la tendenza crescente all’istituzione di strutture personalizzate e di elevato valore comportera’ l’emergere di future problematiche, che richiederanno l’intervento di specialisti del contenzioso.

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Romania: nuovi registratori di cassa elettronici obbligatori da questa estate

Nel tentativo di controllare l’evasione fiscale, nel corso degli ultimi anni la normativa relativa ai registratori di cassa e’ stata modificata e ampliata.

Nel settore delle vendite al dettaglio, le ricevute servono sia come prova di pagamento che come prova che il ricavo del venditore è stato registrato e contabilizzato.

Per ridurre l’evasione fiscale, l’amministrazione fiscale rumena (ANAF) ha progressivamente esteso le norme sull’uso dei registratori di cassa e sull’emissione delle ricevute.

Rifiutare il rilascio di una ricevuta è ora non solo un reato ma anche permette all’acquirente di ottenere i beni/servizi senza pagare, siccome il rivenditore perde il diritto di chiedere il pagamento.

In determinate circostanze, le aziende possono utilizzare scontrini non solo come una prova dei contanti usati, ma anche come un documento per la deduzione delle tasse, al posto delle fatture. A partire dal 2015, le persone fisiche sono stata abituate a richiedere e conservare le ricevute implementando un sistema di lotteria.

Ad oggi, quasi ogni operatore economico che riceve contanti o pagamenti con carta deve utilizzare registratori di cassa elettronici. Sono previste solo poche eccezioni.

Le caratteristiche e le funzioni dei registratori di cassa sono definite dalla legge; tutti i tipo sono soggetti ad un’autorizzazione tecnica ufficiale.

I registratori di cassa possono essere forniti soltanto da fornitori autorizzati e riparati solo da società certificate.  Per l’acquisto, e prima di qualsiasi lavoro di manutenzione/riparazione, tali macchinari devono essere inserirti in una confezione sigillata e tale imballaggio può essere aperto solo dopo aver rimosso il sigillo.

Un elenco delle aziende di distribuzione e di assistenza è disponibile sul sito del Ministero delle Finanze; ANAF deve inoltre tenere un registro elettronico di tutti i dispositivi POS installati ed è responsabile della supervisione e controllo.

Gli operatori economici devono collegare i loro registratori elettronici con il sistema di sorveglianza informatizzato di ANAF.

La legge inoltre stabilisce delle condizioni per il sistema di archiviazione dei registratori di cassa e il rilascio delle ricevute.

Siccome l’obbligo di collegare i registratori di cassa al server ANAF è stato introdotto nel 2014, i dispositivi moderni devono essere dotati di un sistema di archiviazione interna ed un modulo di trasmissione remota dei dati. L’implementazione di questa misura è stata rinviata più volte; queste sono le ultime scadenze:

  • Dal 1°giugno 2018, medi e grandi contribuenti di tasse sono autorizzati a utilizzare solo i registratori di cassa moderni e devono essere attrezzati con un sistema di archiviazione interna e un modulo di trasmissione remota dei dati.
  • Dal 1°agosto 2018, tali previsioni si applicano a tutti gli altri contribuenti e, da questa data, i registratori di cassa non moderni non saranno più venduti.

La regolamentazione precedente dichiarava che ANAF avrebbe avuto tempo fino al 1° novembre 2018 per adottare la procedura effettiva per la connessione remota dei registratori di cassa. Questo termine è stato abolito nel 2017: pertanto, il momento effettivo della connessione remota non è attualmente chiaro.

La connessione remota dei registratori di cassa elettronici al server ANAF è una necessaria a ridurre l’evasione fiscale nel settore retail.

Purtroppo, l’attuazione è stata rinviata per più di quattro anni a casa dello scarso sistema IT dell’amministrazione rumena, il sovraccarico di lavoro e la mancanza di investimenti.

Tuttavia, siccome i commercianti saranno ora costretti ad investire nei loro sistemi entro la metà del 2018, ANAF dovrà essere in grado di gestire le condizioni tecniche di queste misure.

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Regno Unito: legge inglese e “smart contracts”

La Law Commission del Regno Unito sta conducendo una revisione per assicurare che il quadro giuridico e normativo inglese faciliti l’utilizzo degli “smart contracts”.

La ricerca iniziale è iniziata e la revione durera’ dai 9 ai 18 mesi.  Sara’ condotta contestualmente alla revisione della legge sulle firme elettroniche, altro aspetto della digitalizzazione dei contratti.

Questo fa parte di una iniziativa per assicurare che i tribunali e la legge inglese rimangano una scelta competitiva per le società, in particolare nel contesto Brexit.

Come spiegato nel resoconto annuale della Law Commission: “Lo scopo di questo progetto è quello di assicurare una certezza normativa e una certa flessibilità, in modo che la legge possa essere applicata in un contesto globale e digitale e per evidenziare eventuali argomenti privi di chiarezza o certezza”

Che cos’e’ uno “smart contract”

Gli “smart contracts” prevedono la codifica di disposizioni contrattuali o di funzioni in blockchain. In sostanza, uno smart contract consiste in un pezzo di codice informatico capace di monitorare, concludere e dare esecuzione ad un contratto.

A tal proposito, con riferimento a tale tipologia di contratti, è stato spesso affermato che:

  1. Non sono molto “smart”: di fatto, nonostante il termine, non c’è nessuna “intelligenza” o processo decisionale autonomo coinvolto, solo una semplice sequenza di causa effetto in base alla quale “se un evento A accade, allora un evento B lo segue”. Gli “smart contracts” offrono prestazioni automatizzate piuttosto che intelligenza.
  2. Non sono contratti autonomi: tipicamente uno “smart contract” prende degli elementi specifici di un contratto e ne prevede l’auto-esecuzione. Disposizioni piu’ ampie, che potrebbero includere clausole standard e qualsiasi elemento soggettivo, potrebbero non essere adatte alla rigida codifica dei blockchain. Quindi, generalmente, uno smart contract può esistere in presenza di un quadro contrattuale che stabilisca la piena relazione tra le parti.

La revisione

La Law Commission e’ un organo pubblico indipendente incaricato di revisionare la legge di Inghilterra e del Galles.  I suoi report in genere riesaminano lo status quo giuridico per l’argomento in questione, proponendo modifiche nei casi in cui vengono individuate lacune o problemi.

Tale organo non può creare nuove leggi ma la sua influenza è significativa, in quanto più di di 2/3 delle sue raccomandazioni sono state accettate in tutto o in parte.

La Law Commission ha osservato come gli “smart contracts” offrano il potenziale  per incrementare l’efficienza nelle societa’, aumentando la certezza e fiducia grazie alla tecnologia dei “blockchain”.

Ha inoltre sottolineato alcuni dei problemi legali che potrebbero verificarsi in seguito all’utilizzo degli “smart contracts”:

  • L’immutabilita’ dei dati trascritti sui blockchain è spesso pubblicizzata come un beneficio in questo nuovo modo di trascrivere e condividere i dati. Ma, in un contesto contrattuale, questo puo’ creare potenziali problemi come ad esempio la correzione dei termini contrattuali, sia da parte dei tribunali che delle parti.
  • L’immutabilita’ delle disposizioni crea inoltre difficolta’ dove, ad esempio, una disposizione contrattuale è ritenuta “nulla dall’inizio”, il che significa che i diritti e gli obblighi dovrebbero essere considerati come se non fossero mai esistiti.
  • L’immutabilita’ crea difficolta’ con la legge sulla protezione dei dati – per esempio il Regolamento sulla protezione generale dei dati prevede il diritto di richiedere, in determinate circostanze, la cancellazione o correzione dei dati.
  • L’interazione tra gli “smart contracts” e i termini che sono implicitamente inseriti nei contratti per legge dev’essere tenuta in considerazione. In sostanza, in che modo gli “smart contracts” prenderanno in considerazione disposizioni che non sono espressamente previste dal contratto ma che per legge devono essere previste?

I contratti in questione hanno senza dubbio il vantaggio di garantire alcuni benefici ed efficienza alle imprese e ai contratti con i consumatori. Tuttavia, in quanto basati su tecnologia blockchain, prima di farne utilizzo dovrebbe sempre e comunque essere valutato se il loro utilizzo e’ appropriato e vantaggioso nel singolo caso di specie.

 

 

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Regno Unito: crowdfunding, cos’è e come funziona

Il crowdfunding è un modo di raccogliere finanziamenti attraverso gli investimenti fatti da un largo gruppo di persone in una società o in un progetto tramite una campagna di investimenti, solitamente on-line.

Si differenzia dai metodi più tradizionali di raccolta di finanziamenti; con questo metodo, infatti, le società mirano a raccogliere investimenti più bassi da un ampio gruppo di persone e potenziali investitori.

Ci sono quattro principali tipologie di crowdfunding:

  1. Crowdfunding basato sulle donazioni:

In tal caso, il contribuente non riceve nulla in cambio dell’importo investito. Generalmente, tali donazioni vengono effettuate da soggetti che hanno una specifica motivazione che li spinge a versare dei soldi nella società.

Pertanto, tale tipologia di crowdfunding funziona meglio nel caso di raccolta fondi per scopi sociali o che riguardano la comunità, o per le charities;

  1. Crowdfunding basato sui riconoscimenti:

Molto popolare nel caso di start-up e nel caso di imprenditori che cercano investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti e/o progetti e per coinvolgere potenziali clienti. I contribuenti solitamente ricevono in cambio dei vantaggi che variano a seconda dell’importo che hanno investito nella società;

  1. “Debt crowdfunding”:

Tipologia di crowdfunding dove le società tendono ad aggirare i creditori bancari e utilizzano invece piattaforme di crowdfunding per raccogliere delle somme in prestito da un vasto pubblico di investitori.

Tale sistema di investimento viene solitamente utilizzato da soggetti imprenditori che non hanno accesso alle tradizionali tipologie di prestiti bancari.

Inoltre, utilizzando tale sistema, le società dovranno pagare tassi di interesse inferiori rispetto a quelli che dovrebbero invece versare ad una banca; dal loro lato, invece, gli investitori si aspettano di ottenere dei rendimenti maggiori rispetto a quelli che avrebbero ottenuto tenendo i loro soldi in un conto di risparmio;

  1. Equity crowdfunding:

Secondo tale modello, i soggetti investono dei soldi in cambio di una quota di partecipazione nella società che riceve i fondi (il soggetto che investe, ad esempio, riceve in cambio delle azioni o una partecipazione).

Come accade per tutte le forme di investimento, non vi è certezza nei risultati e nel successo della società che ha ricevuto i finanziamenti, ma se le cose vanno bene, gli investitori possono ottenere dei rendimenti sul loro investimento iniziale sotto forma di dividendi o un valore più elevato delle loro azioni.

Inoltre, gli investitori potranno ricevere anche dei diritti ma ciò dipende dalla singola società in cui scelgono di investire e dalle disposizioni previste dai documenti societari.

La società Brewdog, produttrice di birra artigianale, è un tipico esempio di equity crowdfunding dal 2006 e tale esempio dimostra che gli investimenti ottenuti dal pubblico possono ammontare a grossi importi per una società in fase di sviluppo.

Ad oggi, la compagnia Brewdog ha infatti raccolto milioni di sterline attraverso la campagna pubblicitaria “Equity for Punks” e l’obiettivo è quello di raccogliere 50 milioni di sterline dopo la quinta campagna di crowdfunding per finanziare l’espansione anche in Asia e Australia.

Dal punto di vista legale, tuttavia, numerosi sono gli aspetti da prendere in considerazione prima di avviare una campagna di crowdfunding e immettersi nel mercato con delle proposte di investimento.

Prima di tutto, la cosa fondamentale che deve fare una società è assicurarsi di avere tutti i consensi necessari per ricevere investimenti da soggetti terzi ed emettere nuove azioni.

Ciò potrebbe comportare parlare con la propria banca o altri attuali creditori e richiedere consenso ad eventuali azionisti preesistenti.

L’industria del crowdfunding è regolata molto dettagliatamente e le società devono assicurassi che la piattaforma di crowdfunding che intendono utilizzare sia stata preventivamente autorizzata dalla Financial Services and Markets Authority del Regno Unito.

È molto probabile, inoltre, che le società che partecipano a tale tipologia di sistema di raccolta fondi debbano adottare uno statuto specifico o provvedere a modificare i loro documenti societari per adattarli ai requisiti previsti da tale tipologia di investimento.

È inoltre importante che la società si occupi di gestire le relazioni con gli attuali azionisti, in quanto numerosi diritti fondamentali e protezioni connesse alla loro posizione nella società potrebbero venire meno a seguito dei requisiti previsti dal crowdfunding.

Per quanto riguarda invece la protezione della proprietà intellettuale, le società dovrebbero verificare di avere registrato e protetto tutti i diritti di proprietà intellettuale prima di caricare i dettagli del progetto o le informazioni relative alla società medesima su un sito pubblico di crowdfunding.

Per molte start-up, in particolare, il valore della società dipende in gran parte dalla titolarità dei diritti di proprietà intellettuale di cui fa uso.

 

 

 

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Regno Unito: novità per chi vende azioni

Lo sgravio previsto nel Regno Unito a favore degli imprenditori (“Entrepreneurs’ relief” – ER), agevolazione prevista a favore dei soggetti residenti nel Regno Unito che vendono società commerciali, a breve diverrà ancora più vantaggioso.

Tale sgravio consente agli azionisti che, per almeno 12 mesi prima della vendita delle proprie azioni, hanno detenuto almeno il 5% delle azioni ordinarie e dei diritti di voto di una società commerciale (o di una società capogruppo di un gruppo commerciale), di beneficiare di un’aliquota di imposta sulle plusvalenze più bassa (pari al 10%) sulle plusvalenze originatesi dalla cessione di predette azioni.

A tal proposito, l’aliquota massima di imposta sulle plusvalenze nel Regno Unito è attualmente del 20%.

Un progetto di legge pubblicato all’inizio di questo mese conferma che, a partire da aprile 2019, un azionista persona fisica potrà beneficiare di tale aliquota agevolata di imposta sulle plusvalenze anche nel caso in cui la partecipazione di quest’ultimo sia al di sotto della soglia del 5%, a condizione che la diluizione della quota di partecipazione sia il risultato dell’emissione di nuove azioni societarie per motivi commerciali (quindi non a seguito dell’esercizio di diritti di opzione od operazioni di conversione dei debiti in azioni).

Tale normativa è stata modificata in modo tale che l’emissione di nuove azioni in determinate situazioni non vada a penalizzare quegli azionisti che altrimenti avrebbero goduto dell’Entrepreneurs’ relief.

 

 

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Africa: responsabilita’ della capogruppo domiciliata nel Regno Unito

In un articolo pubblicato lo scorso mese, abbiamo discusso due casi (i casi Shell ed Unilever) in cui i richiedenti cercavano di perseguire le capogruppo domiciliate nel Regno Unito nei tribunali inglesi per gli atti od omissioni delle sussidiarie estere.

Nell’articolo, abbiamo constatato che la decisione di primo grado nella causa Unilever era stata impugnata in appello e che si attendeva il giudizio della Corte di Appello.

Tale sentenza e’ adesso stata emessa. L’appello dei richiedenti è stato respinto, e la Corte d’Appello, all’unanimità, ha sentenziato che nessun obbligo di diligenza era dovuto da parte di Unilever ai ricorrenti. Di conseguenza, i richiedenti non saranno in grado di perseguire le loro pretese nel Regno Unito in quanto non vi e’ alcun fondamento per portare la causa all’interno dei tribunali inglesi.

Sebbene la sentenza non abbia creato una nuova legge in questo settore, e’ di particolare interesse a causa delle sue motivazioni, le quali si differenziano da quelle date nella sentenza di primo grado.

In primo grado, il giudice aveva ritenuto esserci sufficiente vicinanza tra Unilever ed i ricorrenti, ma tuttavia che nessun obbligo di diligenza si sarebbe imposto tra Unilever e i ricorrenti.

La Corte d’Appello ha a sua volta determinato che nessun obbligo di diligenza si sarebbe dovuto imporre. Tuttavia, in contrasto alla prima decisione, la Corte d’Appello ha ritenuto esserci insufficiente vicinanza tra Unilever e i richiedenti per supportare un obbligo di diligenza. Questa sola constatazione era sufficiente per impedire l’imposizione di tale obbligo. La Corte d’Appello ha chiarito con forza che questa era l’unica questione sulla quale stava esprimendo un’opinione, poiche’ e’ possibile che le richieste possano essere ancora ascoltate dai tribunali del Kenya.

La Corte d’Appello ha fornito un’utile guida riguardante le circostanze nelle quali un obbligo di diligenza può essere dovuto da una capogruppo domiciliata nel Regno Unito rispetto alle azioni delle proprie controllate:

Nel raggiungere la propria decisione nel caso Unilever, la Corte d’Appello si è basata su prove testimoniali fornite dall’amministratore delegato della controllata di Unilever, nonché sull’esecuzione di una revisione dettagliata delle prove documentali pertinenti. Le prove hanno dimostrato che la politica di gestione del rischio, unitamente alle valutazioni del rischio e ai piani strategici e operativi per affrontare le crisi locali, erano state elaborate e/o preparate a livello locale in Kenya e che la controllata di Unilever in Kenya aveva capito che era responsabile dell’elaborazione delle sue politiche e della loro implementazione senza l’assistenza o la consulenza della capogruppo domiciliata nel Regno Unito.

Da un punto di vista pratico, il rischio che venga vinto un ricorso contro una capogruppo domiciliata nel Regno Unito può essere ridotto garantendo una chiara divisione tra le attività operative all’interno del gruppo, compresa la garanzia, laddove possibile, che le politiche e le procedure a supporto dei processi operativi siano prodotte ed implementate a livello locale, anche se tali politiche derivano necessariamente dai principi del gruppo.

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Unione Europea: nuovo sistema IVA entro il 2022

L’imposta sul valore aggiunto è una delle imposte più importanti all’interno dell’Unione Europea, ma è anche una delle imposte più vulnerabili alla frode e alla manipolazione.

La Commissione Europea ha pertanto proposto, il 25 maggio 2018, alcuni cambiamenti significativi all’attuale sistema IVA per la circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea 1 da parte di operatori commerciali (B2B). Le modifiche entreranno in vigore il 1 luglio 2022.

Situazione attuale

Con l’attuale sistema, gli scambi intracomunitari di merci, dal punto di vista dell’IVA, si dividono in due operazioni (fittizie): una vendita esente da IVA nel paese di origine (cioè il paese di origine del venditore) e un acquisto tassato nel paese di destinazione (cioè il paese dell’acquirente).

Il processo di acquisto si verifica nel paese di destinazione ed è soggetto al “sistema di inversione contabile”, nel quale l’acquirente riporta nella propria dichiarazione IVA entrambe le transazioni: l’imposta sul valore aggiunto e l’imposta sul reddito deducibile, con conseguente dichiarazione IVA nulla e senza un reale flusso di cassa dell’IVA.

Modifiche previste

Lo scopo di questi cambiamenti è quello di creare un’area IVA uniforme a livello europeo.

Lo scambio transfrontaliero di merci sarà quindi definito come “consegna uniforme imponibile” e la consegna di merci all’interno dell’Unione Europea non sarà più esente da imposta.

È necessario garantire la tassazione delle merci nello stato membro in cui termina il loro trasporto.

L’imposizione dell’IVA dovrebbe avvenire tramite il venditore: l’IVA sarà applicata alla vendita di merci nei confronti di un cliente che si trova in un altro stato membro, e al tasso dell’IVA riscossa dal paese di destinazione.

Ciò creerà un flusso di cassa effettivo in uscita, con l’acquisto transfrontaliero nazionale e comunitario di beni trattati per la prima volta allo stesso modo.

Fino ad ora, l’acquisto di beni da parte di un altro Stato dell’Unione Europea era più vantaggioso di un acquisto nazionale, dal momento che solo le operazioni nazionali erano gravate dal pagamento dell’imposta a debito.

“One-Stop-Shop” per i commercianti

Per rendere le modifiche suggerite più agevoli possibile per i commercianti, vengono gettate le basi per un portale online per tutti gli operatori commerciali.

Un sistema uniforme per il pagamento dell’imposta a debito eliminerebbe la necessità della registrazione dell’IVA in diversi Stati dell’Unione Europea, poiché la dichiarazione, il pagamento e la detrazione dell’IVA a valle per tutti gli acquisti di merci all’interno dell’Unione Europea avverranno attraverso questo portale online uniforme.

Esempio

Un mercante registrato per l’IVA in Germania vende e consegna merci dalla Germania ad un imprenditore registrato IVA in Romania.

Il luogo di consegna finale è in Romania. Il commerciante tedesco emette una fattura che comprende l’IVA rumena (19%). Il commerciante tedesco non è registrato IVA in Romania e paga l’IVA rumena da lui riscossa, in Germania, attraverso un sistema uniforme (One-Stop-Shop).

L’imposta a debito rumena viene quindi inoltrata dall’autorità fiscale tedesca all’autorità fiscale rumena.

Eccezione: il soggetto passivo certificato

L’idea del soggetto passivo certificato (certified taxable person – CTP) vuol dire che le società che commerciano beni all’interno della comunità Europea dovrebbero registrarsi come CTP presso le loro autorità fiscali nazionali a condizione che le stesse soddisfino determinati requisiti.

Per le consegne a un CTP, verrà applicato il sistema di inversione contabile esistente.

Conclusione

Le modifiche suggerite dalla Commissione Europea hanno come scopo quello di raggiungere un trattamento equivalente sia per gli acquisti intracomunitari che per quelli nazionali di beni, il che significherebbe un drastico cambiamento nel trattamento intracomunitario dell’IVA.

Lo scopo di tali modifiche è quello di ridurre le frodi (in particolare il “carosello IVA”) al fine di semplificare l’amministrazione delle società interessate.

Le raccomandazioni dovrebbero essere inserite nella legislazione nazionale entro il 2022.

Dal momento che tali cambiamenti influenzeranno i processi aziendali significativi per le imprese, sarebbe opportuno un tempestivo dibattito e una valutazione su quelli che sono i progetti della Commissione.

 

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Regno Unito: aggiornamento sul diritto di concedere in locazione

Recentemente sono state introdotte delle sanzioni penali per quei proprietari che non hanno completato i controlli relativi al diritto di concedere in locazione il proprio immobile.

Nel febbraio del 2016 il Governo ha posto in capo ai proprietari di immobili residenziali l’obbligo di verificare che tutti gli inquilini adulti che occupano la proprietà abbiano il diritto di vivere nel Regno Unito.

Nei due anni successivi all’introduzione di tale requisito, il Ministero dell’Interno ha multato piu` di 400 proprietari di immobili che o non hanno eseguito i giusti controlli o che hanno permesso agli inquilini di vivere nella loro proprietà pur sapendo che questi ultimi non avevano il permesso di vivere nel Regno Unito. L’importo della multa è stato in media di oltre £ 650 per proprietario.

Tuttavia, i controlli relativi al diritto di locazione sono stati impugnati davanti al Tribunale. Il ricorso è stato proposto dopo che l’Associazione dei proprietari di immobili residenziali ha scoperto che i proprietari sono ora restii ad affittare gli immobili a chi non possiede un Passaporto britannico. Di conseguenza, si teme che tale normativa in questione stia creando delle discriminazioni nei confronti di quei potenziali inquilini che hanno diritto a vivere nel Regno Unito ma che non sono cittadini britannici. Questa è una possibile violazione della Convenzione europea sui diritti umani.

Coloro che possiedono un immobile nel Regno Unito hanno il principale interesse di evitare le sanzioni penali derivanti dalla violazione della legge. Tuttavia, come conseguenza, molti proprietari tendono a non affittare i loro immobili a persone che, pur non avendo la cittadinanza inglese, hanno il diritto di vivere nel Regno Unito.

Ciò è dovuto soprattutto al fatto tali possibili locatori non si sentono in grado di verificare con certezza la validità dei documenti forniti loro dagli inquilini diversi da un passaporto britannico e vi e’ inoltre il timore di incorrere in pesanti multe.

Tuttavia, essere troppo selettivi nei confronti di coloro che possono affittare un immobile potrebbe comportare una richiesta di risarcimento danni per discriminazione nei confronti del proprietario dell’immobile. Pertanto, i proprietari sono a rischio anche nel caso in cui scelgano di adottare un approccio più cauto sulla scelta degli inquilini.

Se il ricorso in tribunale verrà accolto, il Ministero dell’interno dovrà riconsiderare lo schema in questione. Va raggiunto un punto di equilibrio tra la scelta di punire coloro che eludono deliberatamente la legge, senza però scoraggiare i proprietari di immobili dall’affittare a coloro che sono residenti legittimi ma non cittadini del Regno Unito.

Nel frattempo, il consiglio principale che viene dato a tutti i proprietari di immobili è quello di avere una chiara idea su quali documenti sono stati verificati e quando è avvenuto il controllo. I proprietari dovrebbero assicurarsi di aver visionato gli originali dei documenti di coloro a cui vogliono concedere in affitto l’immobile e in caso di dubbio, possono utilizzare il servizio di verifica del Ministero dell’Interno prima di consentire agli inquilini di trasferirsi.

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Jersey: modifiche alla legge sui Trusts

Gli aggiornamenti relativi alla legge sui Trust di Jersey, che prevedono anche maggiore chiarezza circa la divulgazione delle informazioni ai beneficiari, contribuiscono a far sì che l’isola rimanga uno dei principali centri di ricchezza internazionali del mondo, secondo il principale avvocato di trusts del Jersey, Ms Siobhan Riley.

Anziché apportare radicali modifiche alla Legge sui Trusts del 1984, Ms Riley ha dichiarato che le cinque disposizioni chiave dell’emendamento n. 7 hanno semplicemente affinato e migliorato la legislazione esistente; in particolare, è stato rielaborato soprattutto l’articolo 29 relativo alla divulgazione delle informazioni ai beneficiari.

“Sebbene se ne stesse già parlando da un po` di tempo, la revisione dell’articolo 29 rende ora chiaro che i termini di un trust possono limitare il diritto alle informazioni del beneficiario, a seguito di qualsiasi ordine del tribunale” ha affermato la Sig.ra Riley.

“È espressamente prevista la possibilità per un trustee di rinunciare alla divulgazione delle informazioni nel caso in cui questi sia convinto che tale divulgazione non avvenga a vantaggio di uno o piu’ beneficiari. Prevediamo che questo emendamento sarà accolto in modo favorevole dal disponente e dai trustees, poiché porta certezza e pone dei limiti al bisogno del trustee di rivolgersi al tribunale nel caso in cui abbia deciso di non fornire informazioni a un beneficiario”.

Le altre disposizioni chiave contenute nell’emendamento n.7 riguardano la riserva o la concessione di poteri da parte del soggetto che ha costituito il trust, il diritto del trustee a una ragionevole sicurezza e indennità, l’accumulo di reddito e il potere del tribunale di mutare il trust. Queste disposizioni, oltre alla riscrittura dell’articolo 29, vengono esaminate in modo piu` dettagliato nella nota informativa della Legge sul Trust del 2018 (Emendamento No. 7) di Carey Olsen.

Ms Riley ha inoltre aggiunto: “La Legge Trusts del Jersey è molto apprezzata a livello globale ed è stata seguita da molte altre giurisdizioni in tutto il mondo. Come parte del continuo lavoro finalizzato a garantire che il quadro legislativo continui a supportare le esigenze del settore, l’emendamento n. 7 chiarisce e sviluppa alcune disposizioni, ribadendo che Jersey è una giurisdizione di scelta per i clienti facoltosi a livello internazionale”.

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I contribuenti americani e le loro case nel Regno Unito

Un cittadino americano oppure un possessore di carta verde americana che è fiscalmente residente nel Regno Unito dovrà presentare la propria dichiarazione dei redditi negli Stati Uniti e dichiarare i redditi e i profitti a livello mondiale.

Laddove il reddito o  le plusvalenze vengono tassate in entrambi i paesi, le tasse pagate in un paese, tramite una pianificazione, possono essere compensate
con le tasse che devono essere pagate nell’altro paese, in modo da evitare una doppia tassazione.

Le cose diventano più difficili per un cittadino americano che vive nel Regno Unito quando dei ricavi esenti da tassazione in UK vengono invece considerati tassabili dal fisco americano.

L’esempio più concreto è il caso della vendita di una casa di famiglia nel Regno Unito.  Nel caso di un cittadino fiscalmente residente in UK, il profitto proveniente dalla vendita della dimora principale viene escluso dalla tassazione sulle plusvalenze. Al contrario, il fisco americano (IRS) tassa il profitto proveniente dalla vendita della casa di famiglia – che essa si trovi in Texas oppure a Londra.

I primi $250,000 del guadagno sono esentasse ma l’eccesso può essere tassato fino al 23.8%. L’esenzione dei $250,00 e’ prevista nel caso in cui l’immobile sia stato posseduto e utilizzato come residenza per almeno due anni nell’arco degli ultimi cinque anni. Non è necessario che il periodo di due anni sia continuo.

Laddove i titolari dell’immobile siano due, entrambi i proprietari hanno diritto all’esenzione sui primi $250,000.

Nel caso di una coppia in cui uno è cittadino americano ed uno cittadino inglese, per motivi di tassazione americana, è meglio se la casa di famiglia sia a nome del partner inglese.

L’altro problema finanziario è che il guadagno tassabile negli Stati Uniti sarà calcolato in dollari; il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita, pagato in british pound, dovrà essere convertito in dollari in modo da calcolare il profitto tassabile.

Un dollaro forte al momento dell’acquisto ed un dollaro debole alla vendita comporta un aumento significativo della tassa sul guadagno.

I mutui sono irrilevanti nel calcolo delle plusvalenze derivanti dalla vendita sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti, ma ripagare un mutuo può avere conseguenze sorprendenti, e potenzialmente sgradevoli, dal punto di vista del sistema fiscale americano.

Se un soggetto americano acquista una proprietà nel Regno Unito con un mutuo in sterline e la somma richiesta per ripagare il capitale in sterline (se convertita in dollari) è inferiore al valore del dollaro nel momento in cui è stato sottoscritto il mutuo, il “profitto” del fantomatico dollaro, prodotto esclusivamente dalla variazione del tasso di cambio, può essere tassato dall’imposta sul reddito degli Stati Uniti fino al 37% (tasso corrente).

Siccome le imposte sul reddito devono essere versate in entrambi i paesi e di fatto vi e’ solo una leggera compensazione degli oneri fiscali piu’ bassi di un paese contro una maggiore tassazione nell’altro, tale sgravio non avrà probabilmente un impatto finanziario significativo; il “benefit” è, in verità, illusorio.

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