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Posts by Guido Ascheri

Regno Unito: la sfida del limite di 180 giorni di assenza per gli immigranti extracomunitari della categoria “Tier 1”

L’ostacolo che più frequentemente dissuade imprenditori e uomini d’affari dal richiedere un permesso per entrare o rimanere nel Regno Unito è costituito dal breve limite di tempo che questi ultimi possono trascorrere al di fuori dal paese nel corso del cosiddetto “qualifying period” necessario ad ottenere tale permesso. Il limite di tempo che può essere trascorso fuori dal Regno Unito è pari a 180 giorni.

L’Inghilterra prevede un sistema a punti per controllare l’ingresso degli stranieri non comunitari nel Regno Unito, il cosiddetto “Five Tier Visa System”. Sono infatti previste cinque categorie di visti, ciascuno indirizzato a una diversa categoria di soggetti.

In base a quanto previsto dalle categorie di visto “Tier 1”e Tier 2”, i cittadini extracomunitari che vogliono acquisire il diritto di residenza permanente nel Regno Unito devono dimostrare di avere soggiornato legalmente nel paese per periodi continuativi, e di non essere usciti dal Regno Unito per più di 180 giorni nell’arco dei 12 mesi calendaristici.

La categoria Tier 2 fa riferimento ai lavoratori extracomunitari qualificati che hanno ricevuto un’offerta di lavoro nel Regno Unito e che hanno ottenuto uno sponsor da un datore di lavoro nel Regno Unito. Per tale categoria di soggetti (sponsored workers) tale limite massimo di assenza dal Paese non costituisce un problema, mentre gli imprenditori e gli investitori extracomunitari che richiedono il rilascio del visto della categoria Tier 1 potrebbero trovare tale limite piuttosto restrittivo. Inoltre, le motivazioni per cui il soggetto trascorre detto periodo di tempo al di fuori del Regno Unito (siano esse motivazioni di lavoro, svago, o qualsiasi altro motivo) non vengono tenute in considerazione.

Per quanto riguarda la categoria di soggetti prevista dal “Tier 1 Investor”, e cioè gli investitori non comunitari, questi ultimi, al fine di ottenere un permesso di soggiorno permanente nel Regno Unito, devono trascorrere nel Paese almeno:

  • 2 anni, se il soggetto ha investito 10 milioni di sterline nel Regno Unito;
  • 3 anni, se il soggetto ha investito 5 milioni di sterline, e
  • 5 anni, se il soggetto ha investito 2 milioni di sterline.

Gli imprenditori, cui fa riferimento la categoria “Tier 1”, possono ottenere lo status di residente permanente dopo aver vissuto continuativamente nel Regno Unito per 5 anni. A determinate condizioni, il soggetto imprenditore può ottenere tale status dopo soli tre anni di residenza continuativa nel Regno Unito. Ciò è possibile quando l’imprenditore:

  • Ha creato almeno 10 nuove opportunità occupazionali nei primi 3 anni, oppure
  • Ha creato un business il cui fatturato è di almeno 5 milioni di sterline, oppure
  • Ha rilevato o ha investito in una attività già esistente nel Regno Unito e tale intervento ha determinato un netto incremento del fatturato (di almeno 5 milioni di sterline).

Indipendentemente da quale sia il metodo utilizzato, il soggetto che vuole ottenere il rilascio di un permesso di soggiorno permanente nel Regno Unito può trascorrere al di fuori del Paese al massimo 180 giorni all’anno.

Point Based System: disciplina delle persone a carico

I recenti emendamenti apportati alle norme sull’immigrazione hanno modificato i requisiti di residenza per il partner o le persone a carico del soggetto imprenditore, di colui che ha investito nel Regno Unito o del lavoratore. Nel 2016, alla definizione di “residenza continuativa” della persona a carico è stato aggiunto il tetto massimo dei 180 giorni. Le modifiche annunciate il 7 dicembre scorso hanno introdotto il limite massimo dei 180 giorni di assenza dal Regno Unito nella valutazione della residenza del richiedente principale e delle persone a suo carico. Tale modifica verrà introdotta per tutte le domande presentate a partire dall’11 gennaio 2018. I giorni di assenza precedenti a tale data non verranno invece presi in considerazione.

Tali modifiche non riguarderanno le persone a carico che hanno già prorogato il loro permesso di soggiorno e stanno per ottenere la residenza permanente senza bisogno di prorogare nuovamente il loro permesso di soggiorno.

Gli operatori del settore ritengono che l’imposizione del tetto massimo dei 180 giorni di assenza dal Regno Unito sia stato introdotto per far fronte al crescente numero di soggetti che tentavano di trarre vantaggio da tale vuoto di normativa, che di fatto consentiva a soggetti che si trovavano nel Regno Unito in qualità di persone a carico di un altro soggetto di presentare domanda come richiedenti principali. I rispettivi partners erano pertanto in grado di continuare le loro attività al di fuori del Regno Unito e, allo stesso tempo, di qualificarsi per ottenere un permesso di soggiorno permanente. A partire dall’11 gennaio 2018, pertanto, ciò non sarà più possibile.

Guido Ascheri
Ragioniere commercialista e Chartered Accountant in Londra
info@ascheri.co.uk

 

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UNIONI CIVILI E CONVIVENZE DI FATTO: UNA DISUGUAGLIANZA SUL DIRITTO EREDITARIO, COME RIMEDIARE?

Con la legge Cirinnà anche in Italia è stata introdotta la disciplina relativa alle Unioni Civili e alle Convivenze di fatto.

Da tempo, l’Europa chiedeva all’Italia di introdurre una normativa che regolasse i rapporti tra coppie conviventi sia eterosessuali che dello stesso sesso.

Negli anni, varie proposte di legge si sono susseguite sino ad arrivare alla contestata e  dibattuta Legge 76/2016 (c.d. Cirinnà), con la quale, trovano una specifica regolamentazione quei rapporti di coppia che non rientrano nella famiglia tradizionale basata sul  “matrimonio”.

La legge disciplina diversamente la Convivenza di fatto dall’Unione Civile.

La Convivenza di fatto, tra persone dello stesso sesso o eterosessuali, puo’ essere attestata da una autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico. Il comune, fatti gli opportuni accertamenti, rilasciera’ il certificato di  residenza e stato di famiglia.

Va pecisato che non vi e’ alcun obbligo per i conviventi  di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza puo’ essere provata con ogni strumento, anche con  dichiarazioni testimoniali.

Lo “status” di convivente di fatto comporta il riconoscimento di specifici doveri e diritti.

Tra i più significativi ricordiamo:

  • stessi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (art. 1)
  • in caso di malattia grave tale da comportare un deficit della capacità di intendere e volere, il convivente può delegare l’altro a rappresentarlo in tutte le decisioni che lo riguardano in ambito di salute; al convivente è riconosciuto altresì il diritto di visita e di assistenza nelle strutture ospedaliere;
  • il convivente superstite succede nel contratto di locazione al convivente defunto, e può anche essere inserito nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari;

Diversamente disciplinata è invece l’Unione Civile, prevista per le coppie omosessuali, dalla quale discendono specifici diritti e doveri, assimilabili, seppur in parte, a quelli che nascono dal matrimonio.

In particolare, in ambito di diritto successorio, con l’Unione Civile viene riconosciuto al convivente superstite il diritto a ricevere la “legittima”, cioè una quota di patrimonio di appartenenza al de cuius.

Senza alcuna formalità, pertanto, le coppie unite attraverso l’Unione Civile, ereditano di diritto la quota di legittima riservata, un tempo, solo ai parenti più stretti.

E da qui nasce una evidente disparità di trattamento: il diritto ad ereditare viene riconosciuto nelle Unioni Civili, ma non nelle Convivenze di fatto ed a nulla può servire la stipula di un contratto di convivenza in quanto, per il nostro sistema di diritto successorio, sono nulli i “patti successori” (convenzioni, bilaterali o unilaterali, che hanno per oggetto una futura successione).

Come possono, quindi, i conviventi di fatto, regolare la loro reciproca successione?

Per colmare il vuoto legislativo, sì potrebbe rivolgere lo sguardo alla normativa estera, in particolare alle cosi dette azioni congiunte o Joint Shareholder, azioni tipiche delle Limited, società di diritto inglese.

Nella società inglese Limited by Share è possibile avere più titolari relativamente ad una medesima azione, si parla di “azionisti congiunti”.

Le azioni della società Limited, nella quale verranno conferiti tutti i beni mobili o immobili che si desidera ricadano in eredità al convivente superstite, nel caso di specie, saranno congiunte, intestate ad entrambi i conviventi di fatto, e’ possibile intestare le azioni a  cioè a più soggetti.

Solo al primo nominativo indicato sul certificato azionario, detto azionista senior, competerà la gestione ed amministrazione della società (e conseguentemente l’amministrazione e il godimento di tutti i beni conferiti nella società), mentre agli altri azionisti indicati sul certificato (detti azionisti congiunti) saranno riconosciuti diritti residuali e limitati.

Alla morte dell’azionista senior, la gestione ed amministrazione della società nonchè di tutti i suoi asset, passerà all’azionista congiunto indicato per secondo sul certificato azionario con la conseguenza che il convivente superstite potrà godere della gestione ed amministrazione di tutti i beni precedentemente conferiti nella società.

L’utilizzo delle Joint Shareholder potrebbe risolvere i problemi di successione tra conviventi ed il passaggio generazionale se vi sono altri soggetti congiunti.

Bisogna precisare che gli azionisti non sono comproprietari delle azioni, ma ognuno di loro e’ titolare di un diritto, sospeso nel tempo, che produrra’ l’effetto della proprieta’ piena solo in capo all’ultimo sopravvivente degli azionisti congiunti.

 

Nel diritto francese troviamo la clausola della tontine, dal nome del suo inventore, il banchiere italiano Lorenzo Tonti.

La tontine, o clausola di accrescimento, e’ un contratto concluso tra piu’ persone che acquistano in comune un determinato bene, mobile o immobile.

Nel contratto e’ previsto che tale bene diverra’ di piena proprieta’ dell’ultimo sopravvivente, dopo la morte di tutti gli altri contraenti.

Abbastanza simile al sistema delle azioni congiunte di diritto inglese ma con una procedura molto più complessa anche in ordine alle caratteristiche dei soggetti che possono partecipare ad un contratto con la clausola della tontine: non eccessiva differenza di età, stato di salute similare e via di seguito.

Questa costruzione giuridica ha delle conseguenze importanti: il bene non ha mai fatto parte del patrimonio di contraenti defunti ed il sopravvivente non dovrà pagare imposta di successione o temere azioni di rivendica per quote di legittima.

Altro strumento giuridico e’ rappresentato dall’usufrutto incrociato.

Limitiamo l’esempio al caso di due soli contraenti.

Due soggetti acquistano un bene o costituiscono una societa’, alla quale verranno conferiti beni, stabilendo che essi sono proprietari in parti uguali.

Ogn’uno dei contraenti concede all’altro il diritto di usufrutto sulla propria quota. Con la morte di un contraente il superstite si troverà proprietario pieno della sua quota, riunione dell’usufrutto alla nuda proprietà, e titolare del diritto di usufrutto sulla quota del defunto.

Il contraente superstite puo’ godere pienamente dei beni e dei loro frutti lungo tutto l’arco della sua vita senza timore di azioni da parte di eventuali eredi del contraente deceduto.

Queste soluzioni, come per tutti gli strumenti giuridici, devono essere valutate caso per caso ed adeguate ad una effettiva situazione di fatto.


Guido Ascheri

Ragioniere commercialista

ACA Certified Accountant ICAEW

Affiliate Chartered Institute of Legal Executives

 

Sabrina Malaguti                                                                              

Avvocato in Reggio Emilia
Registered European Lawyer in Londra

 

L’articolo e’ stato pubblicato anche sul portale laleggepertutti

 

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UNIONI CIVILI E CONVIVENZE DI FATTO: UNA DISUGUAGLIANZA SUL DIRITTO EREDITARIO, COME RIMEDIARE?

Con la legge Cirinnà anche in Italia è stata introdotta la disciplina relativa alle Unioni Civili e alle Convivenze di fatto.

Da tempo, l’Europa chiedeva all’Italia di introdurre una normativa che regolasse i rapporti tra coppie conviventi sia eterosessuali che dello stesso sesso.

Negli anni, varie proposte di legge si sono susseguite sino ad arrivare alla contestata e  dibattuta Legge 76/2016 (c.d. Cirinnà), con la quale, trovano una specifica regolamentazione quei rapporti di coppia che non rientrano nella famiglia tradizionale basata sul  “matrimonio”.

La legge disciplina diversamente la Convivenza di fatto dall’Unione Civile.

La Convivenza di fatto, tra persone dello stesso sesso o eterosessuali, puo’ essere attestata da una autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico. Il comune, fatti gli opportuni accertamenti, rilasciera’ il certificato di  residenza e stato di famiglia.

Va pecisato che non vi e’ alcun obbligo per i conviventi  di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza puo’ essere provata con ogni strumento, anche con  dichiarazioni testimoniali.

Lo “status” di convivente di fatto comporta il riconoscimento di specifici doveri e diritti.

Tra i più significativi ricordiamo:

  • stessi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (art. 1)
  • in caso di malattia grave tale da comportare un deficit della capacità di intendere e volere, il convivente può delegare l’altro a rappresentarlo in tutte le decisioni che lo riguardano in ambito di salute; al convivente è riconosciuto altresì il diritto di visita e di assistenza nelle strutture ospedaliere;
  • il convivente superstite succede nel contratto di locazione al convivente defunto, e può anche essere inserito nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari;

Diversamente disciplinata è invece l’Unione Civile, prevista per le coppie omosessuali, dalla quale discendono specifici diritti e doveri, assimilabili, seppur in parte, a quelli che nascono dal matrimonio.

In particolare, in ambito di diritto successorio, con l’Unione Civile viene riconosciuto al convivente superstite il diritto a ricevere la “legittima”, cioè una quota di patrimonio di appartenenza al de cuius.

Senza alcuna formalità, pertanto, le coppie unite attraverso l’Unione Civile, ereditano di diritto la quota di legittima riservata, un tempo, solo ai parenti più stretti.

E da qui nasce una evidente disparità di trattamento: il diritto ad ereditare viene riconosciuto nelle Unioni Civili, ma non nelle Convivenze di fatto ed a nulla può servire la stipula di un contratto di convivenza in quanto, per il nostro sistema di diritto successorio, sono nulli i “patti successori” (convenzioni, bilaterali o unilaterali, che hanno per oggetto una futura successione).

Come possono, quindi, i conviventi di fatto, regolare la loro reciproca successione?

Per colmare il vuoto legislativo, sì potrebbe rivolgere lo sguardo alla normativa estera, in particolare alle cosi dette azioni congiunte o Joint Shareholder, azioni tipiche delle Limited, società di diritto inglese.

Nella società inglese Limited by Share è possibile avere più titolari relativamente ad una medesima azione, si parla di “azionisti congiunti”.

Le azioni della società Limited, nella quale verranno conferiti tutti i beni mobili o immobili che si desidera ricadano in eredità al convivente superstite, nel caso di specie, saranno congiunte, intestate ad entrambi i conviventi di fatto, e’ possibile intestare le azioni a  cioè a più soggetti.

Solo al primo nominativo indicato sul certificato azionario, detto azionista senior, competerà la gestione ed amministrazione della società (e conseguentemente l’amministrazione e il godimento di tutti i beni conferiti nella società), mentre agli altri azionisti indicati sul certificato (detti azionisti congiunti) saranno riconosciuti diritti residuali e limitati.

Alla morte dell’azionista senior, la gestione ed amministrazione della società nonchè di tutti i suoi asset, passerà all’azionista congiunto indicato per secondo sul certificato azionario con la conseguenza che il convivente superstite potrà godere della gestione ed amministrazione di tutti i beni precedentemente conferiti nella società.

L’utilizzo delle Joint Shareholder potrebbe risolvere i problemi di successione tra conviventi ed il passaggio generazionale se vi sono altri soggetti congiunti.

Bisogna precisare che gli azionisti non sono comproprietari delle azioni, ma ognuno di loro e’ titolare di un diritto, sospeso nel tempo, che produrra’ l’effetto della proprieta’ piena solo in capo all’ultimo sopravvivente degli azionisti congiunti.

 

Nel diritto francese troviamo la clausola della tontine, dal nome del suo inventore, il banchiere italiano Lorenzo Tonti.

La tontine, o clausola di accrescimento, e’ un contratto concluso tra piu’ persone che acquistano in comune un determinato bene, mobile o immobile.

Nel contratto e’ previsto che tale bene diverra’ di piena proprieta’ dell’ultimo sopravvivente, dopo la morte di tutti gli altri contraenti.

Abbastanza simile al sistema delle azioni congiunte di diritto inglese ma con una procedura molto più complessa anche in ordine alle caratteristiche dei soggetti che possono partecipare ad un contratto con la clausola della tontine: non eccessiva differenza di età, stato di salute similare e via di seguito.

Questa costruzione giuridica ha delle conseguenze importanti: il bene non ha mai fatto parte del patrimonio di contraenti defunti ed il sopravvivente non dovrà pagare imposta di successione o temere azioni di rivendica per quote di legittima.

Altro strumento giuridico e’ rappresentato dall’usufrutto incrociato.

Limitiamo l’esempio al caso di due soli contraenti.

Due soggetti acquistano un bene o costituiscono una societa’, alla quale verranno conferiti beni, stabilendo che essi sono proprietari in parti uguali.

Ogn’uno dei contraenti concede all’altro il diritto di usufrutto sulla propria quota. Con la morte di un contraente il superstite si troverà proprietario pieno della sua quota, riunione dell’usufrutto alla nuda proprietà, e titolare del diritto di usufrutto sulla quota del defunto.

Il contraente superstite puo’ godere pienamente dei beni e dei loro frutti lungo tutto l’arco della sua vita senza timore di azioni da parte di eventuali eredi del contraente deceduto.

Queste soluzioni, come per tutti gli strumenti giuridici, devono essere valutate caso per caso ed adeguate ad una effettiva situazione di fatto.


Guido Ascheri

Ragioniere commercialista
ACA Certified Accountant ICAEW
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Sabrina Malaguti                                                                              

Avvocato in Reggio Emilia
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UNIONI CIVILI E CONVIVENZE DI FATTO: UNA DISUGUAGLIANZA SUL DIRITTO EREDITARIO, COME RIMEDIARE?

Con la legge Cirinnà anche in Italia è stata introdotta la disciplina relativa alle Unioni Civili e alle Convivenze di fatto.

Da tempo, l’Europa chiedeva all’Italia di introdurre una normativa che regolasse i rapporti tra coppie conviventi sia eterosessuali che dello stesso sesso.

Negli anni, varie proposte di legge si sono susseguite sino ad arrivare alla contestata e  dibattuta Legge 76/2016 (c.d. Cirinnà), con la quale, trovano una specifica regolamentazione quei rapporti di coppia che non rientrano nella famiglia tradizionale basata sul  “matrimonio”.

La legge disciplina diversamente la Convivenza di fatto dall’Unione Civile.

La Convivenza di fatto, tra persone dello stesso sesso o eterosessuali, puo’ essere attestata da una autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico. Il comune, fatti gli opportuni accertamenti, rilasciera’ il certificato di  residenza e stato di famiglia.

Va pecisato che non vi e’ alcun obbligo per i conviventi  di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza puo’ essere provata con ogni strumento, anche con  dichiarazioni testimoniali.

Lo “status” di convivente di fatto comporta il riconoscimento di specifici doveri e diritti.

Tra i più significativi ricordiamo:

  • stessi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario (art. 1)
  • in caso di malattia grave tale da comportare un deficit della capacità di intendere e volere, il convivente può delegare l’altro a rappresentarlo in tutte le decisioni che lo riguardano in ambito di salute; al convivente è riconosciuto altresì il diritto di visita e di assistenza nelle strutture ospedaliere;
  • il convivente superstite succede nel contratto di locazione al convivente defunto, e può anche essere inserito nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari;

Diversamente disciplinata è invece l’Unione Civile, prevista per le coppie omosessuali, dalla quale discendono specifici diritti e doveri, assimilabili, seppur in parte, a quelli che nascono dal matrimonio.

In particolare, in ambito di diritto successorio, con l’Unione Civile viene riconosciuto al convivente superstite il diritto a ricevere la “legittima”, cioè una quota di patrimonio di appartenenza al de cuius.

Senza alcuna formalità, pertanto, le coppie unite attraverso l’Unione Civile, ereditano di diritto la quota di legittima riservata, un tempo, solo ai parenti più stretti.

E da qui nasce una evidente disparità di trattamento: il diritto ad ereditare viene riconosciuto nelle Unioni Civili, ma non nelle Convivenze di fatto ed a nulla può servire la stipula di un contratto di convivenza in quanto, per il nostro sistema di diritto successorio, sono nulli i “patti successori” (convenzioni, bilaterali o unilaterali, che hanno per oggetto una futura successione).

Come possono, quindi, i conviventi di fatto, regolare la loro reciproca successione?

Per colmare il vuoto legislativo, sì potrebbe rivolgere lo sguardo alla normativa estera, in particolare alle cosi dette azioni congiunte o Joint Shareholder, azioni tipiche delle Limited, società di diritto inglese.

Nella società inglese Limited by Share è possibile avere più titolari relativamente ad una medesima azione, si parla di “azionisti congiunti”.

Le azioni della società Limited, nella quale verranno conferiti tutti i beni mobili o immobili che si desidera ricadano in eredità al convivente superstite, nel caso di specie, saranno congiunte, intestate ad entrambi i conviventi di fatto, e’ possibile intestare le azioni a  cioè a più soggetti.

Solo al primo nominativo indicato sul certificato azionario, detto azionista senior, competerà la gestione ed amministrazione della società (e conseguentemente l’amministrazione e il godimento di tutti i beni conferiti nella società), mentre agli altri azionisti indicati sul certificato (detti azionisti congiunti) saranno riconosciuti diritti residuali e limitati.

Alla morte dell’azionista senior, la gestione ed amministrazione della società nonchè di tutti i suoi asset, passerà all’azionista congiunto indicato per secondo sul certificato azionario con la conseguenza che il convivente superstite potrà godere della gestione ed amministrazione di tutti i beni precedentemente conferiti nella società.

L’utilizzo delle Joint Shareholder potrebbe risolvere i problemi di successione tra conviventi ed il passaggio generazionale se vi sono altri soggetti congiunti.

Bisogna precisare che gli azionisti non sono comproprietari delle azioni, ma ognuno di loro e’ titolare di un diritto, sospeso nel tempo, che produrra’ l’effetto della proprieta’ piena solo in capo all’ultimo sopravvivente degli azionisti congiunti.

 

Nel diritto francese troviamo la clausola della tontine, dal nome del suo inventore, il banchiere italiano Lorenzo Tonti.

La tontine, o clausola di accrescimento, e’ un contratto concluso tra piu’ persone che acquistano in comune un determinato bene, mobile o immobile.

Nel contratto e’ previsto che tale bene diverra’ di piena proprieta’ dell’ultimo sopravvivente, dopo la morte di tutti gli altri contraenti.

Abbastanza simile al sistema delle azioni congiunte di diritto inglese ma con una procedura molto più complessa anche in ordine alle caratteristiche dei soggetti che possono partecipare ad un contratto con la clausola della tontine: non eccessiva differenza di età, stato di salute similare e via di seguito.

Questa costruzione giuridica ha delle conseguenze importanti: il bene non ha mai fatto parte del patrimonio di contraenti defunti ed il sopravvivente non dovrà pagare imposta di successione o temere azioni di rivendica per quote di legittima.

Altro strumento giuridico e’ rappresentato dall’usufrutto incrociato.

Limitiamo l’esempio al caso di due soli contraenti.

Due soggetti acquistano un bene o costituiscono una societa’, alla quale verranno conferiti beni, stabilendo che essi sono proprietari in parti uguali.

Ogn’uno dei contraenti concede all’altro il diritto di usufrutto sulla propria quota. Con la morte di un contraente il superstite si troverà proprietario pieno della sua quota, riunione dell’usufrutto alla nuda proprietà, e titolare del diritto di usufrutto sulla quota del defunto.

Il contraente superstite puo’ godere pienamente dei beni e dei loro frutti lungo tutto l’arco della sua vita senza timore di azioni da parte di eventuali eredi del contraente deceduto.

Queste soluzioni, come per tutti gli strumenti giuridici, devono essere valutate caso per caso ed adeguate ad una effettiva situazione di fatto.

 

 

Guido Ascheri

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Sabrina Malaguti                                                                              

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Brexit: ecco cosa devono sapere gli italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito

Theresa May, il Primo Ministro Inglese, insiste nel dire che la procedura di cui all’art. 50 del Trattato di Lisbona per l’uscita dall’Unione Europea, sarà attivata entro la fine di marzo. I cittadini hanno battuto il governo con una Causa davanti la Suprema Corte che ha statuito che il governo necessita di un preventivo consenso del Parlamento. Il culto estremo e cieco della democrazia porta molti Conservatori contrari a lasciare l’Unione Europea ad approvare l’azione del governo.

In ogni caso il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea non prima di aprile 2019: fino a quel tempo si applicheranno tutte le Direttive Comunitarie. Si discute di Brexit dura, Brexit leggera in realtà sarà una Brexit caotica. Il Regno Unito metterà fine alla libera circolazione per i Cittadini dell’Unione Europea ed, in ogni caso, il mantenimento o la cessazione di questo diritto, peserà molto nelle trattative per la definitiva uscita del Regno Unito dalla Commissione Europea.

Gli Italiani che abitano e lavorano nel Regno Unito devono conoscere le norme che regolano il loro diritto di stabilimento e porre in essere tutti gli adempimenti utili e necessari per la salvaguardia del loro diritto.

Come posso provare il mio diritto a risiedere nel Regno Unito?

Attualmente, i cittadini italiani (ed i cittadini degli altri paesi dell’Unione Europea) residenti nel Regno Unito non sono obbligati a domandare un documento ufficiale che attesti questa loro condizione. Ma essendo previsto, ed in considerazione delle incertezze su quel che succederà dopo la Brexit, è una buona idea ed una innegabile prudenza chiedere un documento al Home Office da utilizzare nel caso, in futuro, sia richiesto di provare la condizione di residente.

Se si risiede nel Regno Unito da almeno cinque anni e si é lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, studenti o persone finanziariamente autonome, si può richiedere per sé e per i componenti della famiglia un registration certificate. Anche chi é residente nel Regno Unito da soli 2 o 3 anni, se possiede i requisiti previsti dalla legge, puó richiedere la residenza permanente.

Questo documento non conferisce alcun diritto particolare ma certifica che l’Home Office ha riconosciuto il vostro status di residente permanente in base alla legislazione europea che e’ applicata anche nel Regno Unito.

Attenzione: gli studenti e le persone finanziariamente autonome devono avere una assicurazione medica privata.

Perché’ chiedere questo documento?

Il Governo Britannico ha ripetutamente dichiarato che permetterà ai cittadini europei già residenti nel Regno Unito di restarvi dopo la Brexit, a condizione che l’Unione Europea faccia altrettanto con i cittadini britannici che risiedono in altri paesi dell’Unione Europea.

In ogni caso, senza il certificato di residenza permanente, dopo la Brexit sarà difficile se non impossibile dimostrare alla Polizia di Frontiera che si vive già nel Regno Unito.

In pratica il documento rilasciato da Home Office è essenziale e chi già ne dispone deve sapere o ricordare che questo documento deve (dovrebbe visto che per ora nessuno la chiede) essere esibito ai controlli di frontiera ad ogni entrata o uscita dal territorio del Regno Unito.

La domanda per ottenere il certificato di residenza permanente.

Bisogna compilare un formulario, allegare l’originale di un documento di identità (verrà restituito dopo un paio di mesi ) ed i documenti che attestano il diritto a risiedere nel Regno Unito: buste paga, P60, Self assessment degli ultimi anni etc.

Si pagano 65 sterline a mezzo carta di debito o credito o assegno.

Home Office dichiara che la procedura può durare fino a sei mesi, in realtà i controlli si concludono molto prima e si può ragionevolmente pensare di ricevere il certificato di residente permanente entro due / tre mesi.

La nazionalità inglese.

Se pensate di richiedere, prima o poi, la nazionalità inglese dovete sapere che per presentare la domanda bisogna essere titolari del certificato di residente permanente da non meno di un anno.

L’A.I.R.E.: Anagrafe degli italiani all’estero.

L’iscrizione all’Aire non produce alcun effetto in ordine alla dimostrazione dello status di residente nel Regno Unito e non è neppure una valida prova.

Questa iscrizione, cui deve corrispondere una effettiva situazione di fatto, serve solo a vincere la presunzione di essere residenti fiscali italiani.

Con le ultime modifiche introdotte recentemente dal legislatore italiano anche l’iscrizione all’Aire, pur restando obbligatoria, ha perso molto della sua significatività.

Conclusione

I cittadini italiani e degli altri paesi della comunità europea debbono affrettarsi a regolarizzare la loro posizione chiedendo il Certificato di Residente Permanente che produrrà effetti anche dopo la Brexit trattandosi, se dimostrato, di un diritto acquisito.

 

Guido Ascheri
Ragioniere commercialista
ACA Certified Accountant ICAEW
Affiliate Chartered Institute of Legal Executives

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Addio “Annual Return” arriva il “confirmation statement”

tax-468440Ogni anno si devono controllare, confermare, modificare o integrare le informazioni che Companies House possiede a proposito della società. Questo documento si chiama “confirmation statement”.

Il “confirmation statement” ha sostituito la ”annual return” che si presentava a Companies House.

Il confirmation statement è diverso, autonomo e complementare rispetto all’annual accounts e al tax return.

Controllare I dettagli della vostra società.

Controllare che le informazioni registrate sul Registro di Companies House siano corrette, e comprendano:

  • i dettagli della sede sociale, dei direttori, del segretario e l’indirizzo dove sono conservati i documenti della società
  • la dichiarazione del capitale sociale e le informazioni sui soci nel caso la società abbia azioni;
  • la classificazione dell’attività esercitata (SIC-code ossia il numero che identifica l’attività propria dell’impresa)

Dopo aver controllato le informazioni

Inviare il confirmation statement on line o per posta.

Si possono comunicare le variazioni del capitale sociale, dei soci e dell’attività (SIC) con un unico documento.

Non si puo’ utilizzare il confirmation statement per segnalare le modifiche relative ad amministratori e segretari, indirizzo della sede sociale o del luogo ove sono conservate i documenti della  società.

Registro delle persone che detengono un controllo significativo;(PSC)

Ogni società deve indicare in un registro ogni socio che:

  • Possiede più del 25% delle azioni o dei diritti di voto
  • Puo’ nominare o revocare la maggioranza degli amministratori
  • Puo’ influenzare o controllare la società o il trust.

Queste informazioni debbono essere incluse al momento della presentazione del primo confirmation statement

Termine per la presentazione

Si riceve un avviso e-mail o una lettera di sollecito presso la sede della società quando il confirmation statement deve essere presentato.

Il termine per la presentazione generalmente corrisponde all’anno del verificarsi:

  • data di incorporazione della società
  • data di presentazione dell’ultima annual return o confirmation statement

È possibile depositare la dichiarazione di conferma fino a 14 giorni dopo la data di scadenza.

L’omessa presentazione dello confirmation statement è sanzionabile con una ammenda sino a 5.000 sterline e la società puo’ essere radiata dal Registro (strike off).

Se si dovesse presentare l’annual return entro il 30 giugno 2016

Bisogna presentare l’annual return invece del confirmation statement.

Esempio

Se l’annual return doveva essere presentata entro il 20 giugno 2016, è possibile presentarla entro il 18 luglio 2016 (sono compresi I 28 giorni di grazia). Decorso tale termine si applicano le penalità e le procedure di strike off previste dalla precedente normativa.

 

Guido Ascheri

Ragioniere Commercialista e Chartered Accountant in London

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Speciale Brexit: oggi ne parliamo

KEEP-CALM-RED-TIN-SIGN-WEB_large__61819.1291468243.1280.1280Il referendum ha dato un risultato inaspettato da tutti e ha trovato tutti impreparati.

I nuovi protagonisti della scena politica e mediatica scrivono e dicono tutto ed il contrario di tutto.

L’importante è apparire.

Ovviamente le discussioni si basano su aspetti superficiali ed inesatti.

Cominciamo con il più semplice: il Regno Unito non è il primo paese che vorrebbe – condizionale d’obbligo – uscire dalla Unione.

La Groenlandia fece parte della Comunità Economica Europea, come territorio danese, dal 1973 fino al 1985, quando decise di uscirne con referendum.

Paese esteso tre volte l’Australia, pochi abitanti ma grandi giacimenti di uranio – e non è poco.

Vediamo ora, restando distaccati dalle polemiche e dagli aspetti prettamente politici, quali sono le azioni che il Regno Unito deve compiere per uscire effettivamente dalla Unione.

In base alla legislazione inglese il referendum ha valore consultivo per il governo che non è obbligato a ratificarlo.

L’attuale parlamento è composto per oltre il 70% di parlamentari contrari alla uscita dalla Unione.

La Scozia ha votato a favore del “Remain” ed intende porre il veto alla uscita o, in alternativa, chiedere un secondo referendum per uscire dal Regno Unito e restare nella Unione.

L’Irlanda del Nord ha votato a favore del Remain ed ipotizza un referendum per riunificarsi con la Repubblica Irlandese.

I cittadini hanno presentato una petizione al governo per ottenere un secondo referendum che preveda anche una maggioranza qualificata di votanti e voti affinché sia valido. In pochi giorni sono stati superati i quattro milioni di firme. Alcuni parlamentari hanno dichiarato espressamente che è necessario un secondo referendum.

David Cameron si è dimesso con effetto dal prossimo ottobre, giusto per far calmare le acque, ma non ha alcuna intenzione di far convalidare il referendum.

I suoi possibili e probabili successori George Osborne, contrario alla uscita, e Boris Johnson, favorevole, si stanno allineando sulla posizione di non ratifica.

I laburisti chiedono elezioni anticipate ma non sono d’accordo con gli attuali dirigenti che considerano incapaci di vincere le eventuali elezioni generali.

Se si dovessero tenere elezioni anticipate, oltre a vincere le elezioni, sarebbe necessario che la maggioranza degli eletti fosse favorevole all’uscita; ipotesi molto improbabile.

Quindi anche con le eventuali elezioni anticipate si ritorna al punto di partenza.

Veniamo alla procedura che riguarda sia la ratifica dei risultati del referendum sia la notifica della decisione di uscire dalla Unione al Consiglio d’Europa.

Il Referendum, ricordiamo, ha carattere consultivo e non obbliga il Parlamento ad indire una sessione per la sua ratifica. Alla data odierna il Governo non intende assolutamente attivare la procedura di ratifica.

Nel caso in cui un futuro governo cambi opinione il referendum potrà essere ratificato o meno dal Parlamento.

Nell’ipotesi di ratifica il Governo deve notificare la decisone al Consiglio Europeo: non e’ previsto alcun termine, perentorio o ordinatorio, per effettuare questa notifica.

Quindi tutto può restare lettera morta.

Ammettiamo che il Parlamento ratifichi e che il Governo notifichi la decisione di uscire dalla Unione.

Non esamineremo ora la procedura di uscita; quello che importa è che i “Leave”, vorrebbero uscire dalla Unione ma restare nel Mercato Comune con accordi mutuati da quelli vigenti con la Norvegia o con la Svizzera.

Questo significherebbe il mantenimento della libera circolazione di merci, persone e capitali.

Il Regno Unito avrebbe tutti i costi per mantenere le regole europee ma cesserebbe di poter intervenire in sede legislativa in quanto non più rappresentato nel Parlamento europeo: un vero autogoal.

Ultim’ora: la regina Elizabeth non vuole che si esca dalla Unione, sa benissimo che sarebbe la fine del Regno Unito.

Lasciamo che il tempo faccia il suo corso: “keep calm and carry on”, ignoriamo gli inutili ed intempestivi allarmismi.

Guido Ascheri

Ragioniere commercialista e Chartered Accountant in Londra

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