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Archives for Novembre 2018

Business Immigration: uno sguardo oltre la Brexit

A settembre, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo tanto atteso rapporto circa i sistemi di immigrazione post-Brexit. Nonostante l’immigrazione sia stato uno dei temi piu` importanti del referendum tenutosi nel giugno del 2016, il rapporto era stato commissionato dal Governo soltanto nel luglio del 2017 ed è stato il primo rapporto ufficiale a mostrare l’impatto che la libera circolazione ha nel Regno Unito.

Il rapporto sembra riferirsi ai cittadini europei che entreranno nel Regno Unito a seguito della Brexit. Lo status dei cittadini europei che invece si trovano già nel Regno Unito al momento della Brexit è stato discusso precedentemente.

Cosa afferma il rapporto?

Il rapporto afferma in modo esplicito che il tema dell’immigrazione rimane un punto centrale dei negoziati e che quindi questi sono semplici suggerimenti che ci aspettiamo verranno presi in considerazione dal Governo britannico come parte della contrattazione che continuerà con l’UE in relazione ad un futuro accordo commerciale. Pertanto, non sorprende il fatto che il rapporto si concluda affermando che i cittadini europei post Brexit non riceveranno alcun trattamento preferenziale.  

Riguardo agli aspetti più specifici, il rapporto conclude affermando che la strada migliore da seguire è quella di fare in modo che i cittadini europei post Brexit siano trattati esattamente come i cittadini attualmente non comunitari, ma allo stesso tempo di apportare alcune fondamentali modifiche al sistema vigente. Molti di questi cambiamenti sono stati a lungo richiesti, come ad esempio la rimozione del limite inefficace e arbitrario previsto per il numero di lavoratori altamente qualificati e la rimozione del Resident Labour Market Test (pubblicizzando un lavoro) come mezzo appropriato per dimostrare la posizione deve essere occupata da un cittadino non britannico/europeo. Tuttavia, sono state fatte altre importanti raccomandazioni, come ad esempio:

  • Abbassare il livello di competenza richiesto per poter beneficiare di un permesso di lavoro (fino al livello 3 RQF dal livello attuale 6);
  • Lo stipendio minimo deve essere di £ 30.000 all’anno (per assicurarsi che non rientri nell’area “scarsamente qualificato”);
  • Conservare la “Immigration Skills Charge” (dal momento che sembra scoraggiare l’abuso del sistema);
  • Ridurre la burocrazia del sistema attuale, in modo tale da consentire alle persone di cambiare ruolo più facilmente; e
  • Lasciare invariato il sistema di trasferimento intra-aziendale.

Come si può notare sopra, queste sono semplicemente delle raccomandazioni che andranno a far parte delle negoziazioni nei termini di una futura relazione commerciale con l’Unione Europea.

Cosa dovrebbero fare le aziende ora?

Al fine di mitigare le potenziali conseguenze, le aziende dovrebbero considerare la loro attuale forza-lavoro e la loro struttura come una questione prioritaria al fine di sapere con certezza quale sarà l’effetto e quali saranno i loro piani di sviluppo futuri per potersi adeguare di conseguenza. Coloro che non sono attualmente autorizzati ad assumere lavoratori migranti potrebbero adottare ora misure tali per garantirsi questo status e per dimostrare di essere il più preparati possibile per poter continuare a reclutare nuovo personale dal continente o semplicemente per trasferire il personale già assunto tra le varie sedi.

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Regno Unito: Quali sono le prospettive per i pagamenti in euro transfrontalieri?

Secondo le attuali disposizioni, non vi è alcuna differenza per i consumatori o per le imprese dell’eurozona effettuare transazioni in euro all’interno del loro paese o con un altro paese dell’eurozona.

A marzo 2018, la Commissione Europea ha presentato una proposta per estendere tale beneficio ai paesi non facenti parte dell’eurozona. Questo permetterebbe a tutti i consumatori e le imprese in Europa di godere pienamente dei benefici del Mercato Unico quando si invia denaro, si preleva del contante o si paga qualcosa all’estero.

Quindi, fin dove arriverebbe questa proposta e che cosa significherebbe, in particolar modo alla luce dell’uscita del Regno Unito dall’Europa prevista per il 29 marzo 2019?

Quali sono i cambiamenti proposti?

Se attuati, le due modifiche proposte al Regolamento sui pagamenti transfrontalieri (CBPR) richiederebbe ai fornitori dei servizi di pagamento di (PSP):

  • Negli Stati membri non appartenenti all’eurozona, allineare le commissioni per i pagamenti transfrontalieri in Euro (a titolo di trasferimento di credito, pagamento con carta, rimessa di denaro o prelievo di contanti) con spese per i corrispondenti pagamenti nazionali effettuati nella valuta ufficiale dello Stato membro (il così detto “principio di pari diritti”); e
  • Informare i consumatori del costo di una conversione di valuta prima di effettuare un pagamento all’estero in una valuta diversa da quella di origine. Nello specifico, quando ai consumatori viene offerta più di un’opzione per la conversione di valuta, ad esempio tra i servizi della loro banca ed i servizi di conversione dinamica della valuta (DCC) forniti al momento dell’acquisto – essi sarebbero in grado di confrontare le offerte e scegliere quella più favorevole.

Secondo la Commissione Europea, questi nuovi requisiti non imporrebbero un onere aggiuntivo sulle banche, dovuto dal fatto che: riguarderebbero unicamente i pagamenti transfrontalieri in euro per le banche situate in Stati membri dell’Unione Europea non appartenenti all’eurozona (in cui i pagamenti beneficiano già di un’infrastruttura efficiente) e dovrebbero semplicemente adeguare la documentazione relativa alle tasse sui prodotti e servizi, che viene già regolarmente effettuato.

Qual è lo stato attuale della proposta e quando entrerà in vigore?

La proposta sta attualmente in corso di avanzamento al Parlamento Europeo, e ci si aspetta che venga concordata durante il quarto trimestre del 2018.

Quando le proposte furono pubblicamente annunciate per la prima volta, la Commissione Europea aveva fissato come data di attuazione il 1°gennaio 2019, indicando chiaramente l’importanza e la priorità della proposta. Le proposte sono ora in discussione, e una volta che il testo comune è concordato, verrà tradotto e poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (che solitamente avviene dai 3 ai 4 mesi dopo l’accordo). La data di implementazione ci si aspetta essere 12 mesi dalla pubblicazione ufficiale, quindi durante il primo trimestre del 2020.

Una revisione della sua efficacia da parte della Commissione Europea sarebbe inoltre programmata per il 22 ottobre, il quale prenderebbe in considerazione la possibilità di estendere la regolamentazione a tutti i pagamenti transfrontalieri, inclusi quelli non effettuati in euro. 

Cosa accadrà dopo la Brexit?

In data 9 ottobre 2018, il governo britannico ha pubblicato le bozze di “Electronic Money, Payment Services and Payment Systems” Regulations 2018 e la relativa nota esplicativa. Queste versioni sono ora state presentate al Parlamento. Questo progetto modificherà la mantenuta legislazione europea relativa alle norme sui servizi di pagamento del 2017, i regolamenti sul denaro elettronico del 2011 e il regolamento SEPA, per garantire che questi continuino a funzionare efficacemente nel Regno Unito anche in caso di un uscita dall’ Unione Europea in caso di un no deal sulla Brexit.

In particolare, il governo britannico sta cercando di massimizzare le prospettive del Regno Unito di rimanere nel SEPA come paese terzo. Secondo una lettera di John Glen (Segretario economico al Tesoro) a Sir Bill Cash (presidente del Comitato di controllo europeo) del 18 settembre 2018, “ciò comporta la fissazione di questi articoli della legge europea in modo tale da poter trovare il nostro statuto nazionale” funzionalmente equivalente “ai sensi dei criteri di accesso alla SEPA del Consiglio europeo dei pagamenti”.

L’attuale approccio del governo britannico è che il CBPR non dovrebbe rimanere nel libro degli statuti del Regno Unito dopo Brexit. La logica è che l’applicazione del CBPR solo alle banche del Regno Unito, effettuando pagamenti nel Regno Unito, li metterebbe in una situazione di svantaggio competitivo, e l’equivalenza del CBPR non è un requisito per la partecipazione dei paesi terzi all’AUPE. Questo approccio è anche in linea con l’opinione storica del governo britannico secondo cui non si dovrebbe estendere il CBPR alle operazioni di pagamento in sterline.

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Unione Europea: convalida dei Brevetti Europei

Il sistema brevettuale Europeo fornisce alle aziende un’importante struttura per la tutela e l’utilizzazione delle invenzioni in Europa, da non confondere con il Brevetto Unitario che è stato introdotto con molto ritardo. Alcuni requisiti devono essere soddisfatti in modo che i titolari dei brevetti possano usufruire meglio del sistema.

A differenza del marchio dell’Unione Europea (EUTM – European Union Trade Mark), che tutela i marchi commerciali in tutta l’Unione Europea dalla fase di registrazione, un brevetto europeo (BE) non fornisce automaticamente una tutela a livello europeo. Invece, un BE verrà depositato in prima fase in uno o più di uno dei 38 stati membri della Convenzione sul Brevetto Europeo, e in seconda fase consegnato ad altri paesi con potere di decisione per il processo di convalida.

Il processo di convalida del BE è soggetto ad una serie di requisiti importanti e scadenze. In particolare, le società che cercano di convalidare i loro diritti di BE devono farlo entro tre mesi dalla prima decisione di concedere e, a seconda del paese in questione, devono attenersi a determinati requisiti di traduzione.

Gruppo 1 – nessun requisito di traduzione: i paesi firmatari che condividono una lingua ufficiale con l’Ufficio Europeo dei Brevetti (inglese, francese o tedesco) non devono più tradurre il BE nella loro lingua nazionale. Questo gruppo include: Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Monaco, Svizzera / Liechtenstein e Regno Unito.

Gruppo 2 – richiesta di traduzione solo del “claim”: tutti gli altri paesi firmatari richiedono che il “claim” sia tradotto nella lingua nazionale come parte del processo di convalida. Alcuni di questi paesi richiedono anche una descrizione in inglese.

Gruppo 3 – traduzione completa: nel caso dei paesi non firmatari viene richiesta una traduzione completa del brevetto nella loro lingua nazionale.

Alle società che cercano di convalidare i loro brevetti in paesi che richiedono la traduzione del “claim” o la traduzione completa, viene consigliato di usare i servizi dei traduttori specializzati con una profonda conoscenza del settore e della scientifica, che forniscono traduzioni tecniche dei brevetti. Per questo motivo, è importante collaborare con un consulente della Proprietà Intellettuale, che è in grado di mettervi in contatto con il traduttore giusto, adatto al vostro settore industriale e alle esigenze specifiche. Ciò può garantire che le traduzioni siano fedeli al testo originale e ai requisiti dei paesi designati.

Non è necessario convalidare i brevetti in ogni stato firmatario; al contrario, le società dovrebbero favorire i principali mercati di distribuzione, trasporto e/o produzione quando richiedano la convalida dei loro diritti di BE.

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Regno Unito: sistema sull’immigrazione

Nel settembre 2018, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo rapporto finale sugli attuali e futuri modelli di immigrazione dello Spazio Economico Europeo (SEE) e l’impatto che avrà sul Regno Unito. L’intenzione del MAC era di fornire una base per un nuovo sistema di immigrazione dopo la fine del periodo di transizione proposto per il Brexit, a partire da gennaio 2021.

Le raccomandazioni chiave del MAC sono:

  • Nessun sistema di visti preferenziali per i lavoratori del SEE dopo il periodo di transizione;
  • Immigrazione semplificata per i lavoratori più qualificati nel Regno Unito con rispetto ai lavoratori meno qualificati;
  • Nessun percorso di immigrazione dedicato ai lavoratori meno qualificati, compresi quelli pagati meno di £ 30.000 (con eccezione del settore agricolo).

Il Governo ha indicato la sua intenzione di adottare ampiamente queste raccomandazioni. In pratica, questo significa che è improbabile che le imprese del Regno Unito siano in grado di trovare dipendenti per ruoli con stipendi inferiori a £30, 000 considerando i nuovi cittadini dell’UE che arriveranno nel Regno Unito a partire da gennaio 2021 (o prima, in caso di mancato accordo). I datori di lavoro che attualmente dipendono da un flusso costante di lavoratori dal SEE potrebbero quindi avere difficoltà nel sodisfare la necessità di risorse future. Ciò potrebbe avere un impatto drammatico su tutti i settori, ma quelli che potrebbero essere di più a rischio includono la produzione, l’ospitalità, la vendita al dettaglio, l’edilizia, la logistica, la produzione alimentare, la sanità e l’assistenza sociale.

Il Governo deve pubblicare il documento “White Paper” nelle prossime settimane per fornire maggiori dettagli sulle politiche di immigrazione che intende introdurre. Si spera che alle aziende verrà data un’opportunità formale di analizzare queste politiche e affrontare le loro preoccupazioni. A questo proposito, il Governo consentirà un periodo breve e le imprese che sono preoccupate per la politica futura di immigrazione della forza lavorativa nel Regno Unito devono agire rapidamente e presentare il loro parere in relazione al contenuto del White paper.

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Regno Unito: sistema futuro di immigrazione

Nel settembre 2018, il Migration Advisory Committee (MAC) ha pubblicato il suo rapporto finale sugli attuali e futuri modelli di immigrazione dello Spazio Economico Europeo (SEE) e l’impatto che avrà sul Regno Unito. L’intenzione del MAC era di fornire una base per un nuovo sistema di immigrazione dopo la fine del periodo di transizione proposto per il Brexit, a partire da gennaio 2021.

Le raccomandazioni chiave del MAC sono:

  • Nessun sistema di visti preferenziali per i lavoratori del SEE dopo il periodo di transizione;
  • Immigrazione semplificata per i lavoratori più qualificati nel Regno Unito con rispetto ai lavoratori meno qualificati;
  • Nessun percorso di immigrazione dedicato ai lavoratori meno qualificati, compresi quelli pagati meno di £ 30.000 (con eccezione del settore agricolo).

Il Governo ha indicato la sua intenzione di adottare ampiamente queste raccomandazioni. In pratica, questo significa che è improbabile che le imprese del Regno Unito siano in grado di trovare dipendenti per ruoli con stipendi inferiori a £30, 000 considerando i nuovi cittadini dell’UE che arriveranno nel Regno Unito a partire da gennaio 2021 (o prima, in caso di mancato accordo). I datori di lavoro che attualmente dipendono da un flusso costante di lavoratori dal SEE potrebbero quindi avere difficoltà nel sodisfare la necessità di risorse future. Ciò potrebbe avere un impatto drammatico su tutti i settori, ma quelli che potrebbero essere di più a rischio includono la produzione, l’ospitalità, la vendita al dettaglio, l’edilizia, la logistica, la produzione alimentare, la sanità e l’assistenza sociale.

Il Governo deve pubblicare il documento “White Paper” nelle prossime settimane per fornire maggiori dettagli sulle politiche di immigrazione che intende introdurre. Si spera che alle aziende verrà data un’opportunità formale di analizzare queste politiche e affrontare le loro preoccupazioni. A questo proposito, il Governo consentirà un periodo breve e le imprese che sono preoccupate per la politica futura di immigrazione della forza lavorativa nel Regno Unito devono agire rapidamente e presentare il loro parere in relazione al contenuto del White paper.

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Brexit: aggiornamento sull’immigrazione relativo all’industria sportiva

A meno di 5 mesi dall’uscita dall’Unione Europea prevista per il 29 marzo 2019, continua ad esserci incertezza circa il potenziale impatto che la Brexit avrà sull’industria dello sport e sull’intera nazione in generale.

Il Regno Unito e l’Unione Europea devono ancora portare a termine i loro negoziati sulle condizioni del recesso del Regno Unito e sembra più probabile che questo debba essere esteso.

Fino a quando il Regno Unito farà parte dell’Unione Europea, la libera circolazione e il diritto comunitario continueranno ad essere applicati. Ciò include la libertà di viaggiare, risiedere e lavorare liberamente in qualsiasi stato membro.

In preparazione dell’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito ha già introdotto lo schema di regolamento europeo. Tale schema fornirà una base su cui i cittadini dell’UE residenti nel Regno Unito ed i loro familiari potranno richiedere uno status ai sensi della Legge britannica sull’Immigrazione. Essa ha appena iniziato la sua seconda fase di prova, che si concluderà il 21 dicembre 2018, con un completo lancio ufficiale previsto per marzo 2019, momento in cui gli atleti e le loro famiglie dovrebbero essere in grado di presentare la relativa domanda.

Il sistema si baserà esclusivamente sulla residenza, pertanto non è richiesto ai cittadini europei di mostrare di aver esercitato nel Regno Unito i diritti derivanti dai trattati (ad esempio lavorando). I cittadini europei che sono stati residenti in UK per 5 anni otterranno il “settled status” e coloro che devono ancora completare i cinque anni otterranno il “pre-settled status”.

Anche se si presuppone che il processo di candidatura sarà veloce e semplice, bisogna considerare il fatto che in UK vi sono 3.6 milioni di cittadini europei e che il termine per presentare la domanda non è fino al 30 giugno 2021.

L’accordo relativo all’uscita del Regno Unito dall’UE è ancora in fase di negoziazione e ci sono state parecchie ipotesi sull’impatto che potrebbe avere il non raggiungimento di un accordo, con alcune preoccupazioni circa l’impatto che questo potrebbe avere ad esempio sul periodo di trasferimento nell’estate 2019.

Se viene raggiunto un accordo sulla base dei termini attuali dell’accordo di uscita, la libera circolazione continuerà fino al 31 dicembre 2020 ed i cittadini europei che entreranno nel Regno Unito entro le 23:59 del 31 dicembre 2020 saranno protetti dai termini dell’accordo di uscita.

Attualmente non esiste alcun meccanismo che consenta al Governo, alle forze poste al confine, ai datori di lavoro, ai proprietari ecc. di distinguere tra un cittadino europeo residente nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019 e coloro che invece entreranno nel Regno Unito dopo il 29 marzo 2019. Di conseguenza, il Ministro degli Interni ha confermato che, anche in caso di mancato accordo, la libera circolazione, per una questione di praticità, dovrà continuare durante un “periodo di transizione ragionevole”.

Pertanto, accordo o no, il 30 marzo 2019 non dovrebbe esserci alcun “cliff edge” ed il periodo di trasferimento previsto per l’estate 2019 non dovrebbe essere influenzato. Per quanto tempo possa durare un periodo di transizione, nel caso di un no deal, è un’ipotesi difficile da indovinare.

Da notare, l’accordo relativo all’uscita dall’UE non include attualmente Norvegia, Liechtenstein, Islanda o Svizzera e negoziati fatti con questi paesi.

Il Governo ha dichiarato che era in attesa della pubblicazione del rapporto finale del Comitato Consultivo sulla Migrazione (MAC) relativo appunto alla Migrazione nel Regno Unito prima di pubblicare la Legge sull’Immigrazione che delinea il futuro sistema di immigrazione del Regno Unito. Tuttavia, il rapporto del MAC è uscito a settembre 2018 e la Legge sull’Immigrazione non è stata ancora pubblicata.

Si prevede l’applicazione da parte del Governo delle raccomandazioni del MAC e la non concessione di un trattamento preferenziale nei confronti dei cittadini dell’UE. Il rapporto non fa una menzione specifica sulle possibili opzioni di immigrazione per chi fa parte del mondo dello sport. Invece la sua raccomandazione generale consisteva nel fatto che il Regno Unito avrebbe dovuto concentrarsi sull’abilitazione di una migrazione più qualificata insieme a una politica più restrittiva sulle migrazioni meno qualificate nella progettazione del suo sistema post-Brexit. Sebbene ciò possa significare che l’ingresso di atleti di alto livello sarà comunque agevolato, l’accesso per i lavoratori meno qualificati che sostengono lo sport come attività commerciale potrebbe essere limitato.

L’attuale sistema di immigrazione applicabile agli atleti/allenatori non appartenenti al SEE è un punto che si basa sulla richiesta di sponsorizzazione. Il criterio è altamente selettivo e richiede agli atleti di essere riconosciuti a livello internazionale e al massimo livello e di soddisfare i criteri specifici previsti per un particolare tipo di sport.

Se il Governo deciderà di applicare l’attuale sistema di immigrazione nei confronti dei cittadini europei, attuando le restrizioni in atto, allora ciò potrebbe comportare delle gravi conseguenze sull’industria sportiva. Ad esempio, i club inglesi potrebbero non essere più in grado di beneficiare dell’eccezione UE/SEE alla regola generale della FIFA che vieta i trasferimenti internazionali di giocatori di età inferiore ai 18 anni.

Gli sport e le attività sportive contribuiscono in modo significativo all’economia del Regno Unito, generando un valore aggiunto lordo di 20,3 miliardi di sterline solo in Inghilterra (1,9% del totale dell’Inghilterra) e sostenendo oltre 400.000 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno (il 2,3% di tutti i posti di lavoro in Inghilterra). Pertanto, qualsiasi nuovo sistema di immigrazione dovrà garantire la non introduzione di barriere che potrebbero avere un impatto negativo su questo settore e che potrebbero ostacolare la crescita.

Per quegli atleti o lavoratori europei che sono nel settore sportivo, il consiglio è quello di verificare la loro situazione attuale e chiedere assistenza legale nel caso in cui siano preoccupati delle possibili implicazioni che potrebbero derivare dalla Brexit, specialmente per coloro che potrebbero non risultare residenti in UK prima del 31 dicembre 2020.

Dovrebbe essere presa in considerazione la possibilità di presentare ora una domanda di residenza permanente o di cittadinanza britannica o di presentare prima o poi una domanda ai sensi dello schema del regolamento europeo al fine di proteggere la propria posizione.

Per coloro che desiderano trasferirsi nel Regno Unito dopo la Brexit, è importante tenere il passo con i negoziati di uscita man mano che questi si sviluppano al fine di determinare in che modo questi possano essere “colpiti”.

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Regno Unito: un ulteriore passo nell’ambito delle complesse trattative sulla Brexit

L’attesissimo progetto di accordo sul recesso del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord dall’Unione Europea è stato raggiunto nell’ambito delle negoziazioni. Quest’ultimo è composto da 585 pagine e, sebbene sia inteso a garantire un recesso armonioso e ordinato del Regno Unito dall’Unione Europea, anziché portare ad un accordo commerciale a lungo termine tra le due parti, ad un primo esame sembra che quest’ultimo sia vantaggioso principalmente per l’Irlanda.

Con riserva dell’approvazione dell’accordo, l’Irlanda del Nord sarà trattata in modo alquanto diverso rispetto al resto del Regno Unito al fine di proteggere le frontiere. Si parla di “backstop”, ossia una sorta di assicurazione che permetterà di avere un confine non rigido tra l’Irlanda del Nord che fa parte del Regno Unito e la Repubblica dell’Irlanda una volta formalizzata la separazione del Regno Unito dal resto dell’Unione Europea. In pratica, la situazione rimarrebbe uguale a quella attuale malgrado l’entrata in vigore del nuovo “confine”: l’Irlanda del Nord rimarrebbe nel mercato comune europeo e nell’unione doganale senza quindi che vengano ripristinati i controlli alla frontiera con l’Irlanda.

Alcuni dei punti chiave dell’accordo che riguardano l’Irlanda nel caso in cui il “backstop” diventi operativo sono:

  • Un unico territorio doganale UE-UK opererà per evitare che vi siano tariffe, contingenti o controlli sulle norme di origine tra l’Unione Europea ed il Regno Unito;
  • L’Irlanda del Nord rimarrà in linea con le norme del mercato unico ed applicherà l’intero codice doganale dell’Unione come ad esempio la normativa sulle merci, la Legislazione sull’IVA e le accise sui beni ed infine le norme relative alla produzione agricola;
  • sono vietate restrizioni quantitative sulle esportazioni e importazioni tra l’Unione Europea e l’Irlanda del Nord;
  • la Common Travel Area tra il Regno Unito e l’Irlanda sarà tutelata, in particolare per quanto riguarda la libertà di circolazione per i cittadini europei ed i loro familiari, indipendentemente dalla loro nazionalità, da e all’interno dell’Irlanda; e
  • conservazione del mercato unico dell’energia elettrica nell’isola d’Irlanda;

Un vertice UE di emergenza è previsto per domenica 25 novembre per fare in modo che i leader dell’Unione Europea approvino l’accordo. Anche se generalmente la risposta al progetto di accordo in tutta l’Unione Europea sembra essere positiva, vi sono ancora molte incertezze sulla capacità di Theresa May di concludere l’accordo.

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Regno Unito: “ il “diritto di lavorare” dei cittadini dell’Unione Europea”

Il Ministro per l’immigrazione del Governo inglese, Caroline Noakes, ha annunciato alla Home Affairs Select Committee il 20 ottobre che, in caso di mancato accordo sulla Brexit, nuovi controlli di immigrazione, compreso lo status dei datori di lavoro, verranno applicati anche sui cittadini europei già presenti nel Regno Unito a decorrere dal prossimo anno.  In vista di questi possibili cambiamenti ed il notevole impatto sulle procedure amministrative dei datori di lavoro che assumeranno cittadini europei nel Regno Unito, si avvisa che i datori di lavoro dovrebbero controllare il “right to work” dei futuri dipendenti ed assicurarsi di avere i loro dati aggiornati. Questo farà sì che gli individui possano essere facilmente identificabili nel caso in cui maggiori informazioni fossero necessarie per lo staff europeo dopo il 29 marzo 2019.

Di seguito una guida su come controllare il diritto al lavoro dei vostri dipendenti:

  • Fare una copia di un documento che non può essere cambiato, per esempio una fotocopia, che può essere scannerizzata e caricata nel sistema;
  • Per i passaporti, fotocopiare ogni pagina con una stampa, con la foto o date di scadenza;
  • Per i permessi di residenza biometrico e le carte di residenza, fotocopiare tutte e due le pagine;
  • Per tutti gli altri documenti, fotocopiare tutte le pagine;
  • Conservare tutti i documenti del dipendente fino a due anni dopo la cessione del contratto lavorativo;
  • Segnarsi la data in cui il controllo dei documenti è stato effettuato e firmare le copie dei documenti attestando che queste sono le copie dei documenti originali.
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Jersey: Banca internazionale multata dalla corte per “Intermeddling”

In un caso recente nella Jersey Royal Court, una banca ha ricevuto una multa per non aver ottenuto l’autorizzazione necessaria prima di trasferire il patrimonio di un cliente defunto. Questo caso evidenzia le potenziali trappole per gli istituti bancari quando si tratta di proprietà, in particolare quando si tratta di un patrimonio, in un certo numero di giurisdizioni.

La Banca Commerciale di Abu Dhabi PJSC (la “Banca”) deteneva denaro in una serie di conti per uno dei loro clienti, il Signor Varghese Abraham (il “Cliente”). Questo comprendeva oltre $ 400.000 nella filiale della Banca di Jersey. La Banca è stata informata del decesso del cliente, e di conseguenza ha inserito l’istruzione “no debit” sul suo conto bancario rispettando le procedure interne.

Tuttavia, un tribunale degli Emirati Arabi Uniti aveva ordinato il 5 ottobre 2017 che tutti i soldi detenuti dalla Banca a nome del Cliente fossero stati trasferiti alla tesoreria della Corte in modo che il suo patrimonio potesse essere gestito in conformità con la Legge di successione locale. L’ordine non distingueva tra i conti detenuti negli Emirati Arabi Uniti e quelli detenuti altrove. I dipendenti della Banca si sono conformati all’ordine del tribunale trasferendo il denaro. Questo spostamento era stato effettuato in violazione della Legge di Jersey perché si trattava di un patrimonio senza alcuna concessione di successione. Poche settimane dopo, la Banca ha notificato la Jersey Financial Services Commission, una volta venuta a conoscenza del fatto che i fondi del Cliente sono stati trasferiti in violazione delle Legge sulla successione di Jersey.

L’articolo 23 della Legge di successione (Jersey) del 1998 prevede il reato di “intermeddling”. Salvo alcune eccezioni, stabilisce che qualsiasi persona che amministra una parte del patrimonio mobile di una persona deceduta senza prima ottenere una concessione di successione, sarà colpevole di un reato penale e passibile di una multa o di imprigionamento inferiore ad un anno, o entrambi. Nonostante l’ordine del tribunale degli Emirati Arabi Uniti, la Banca avrebbe dovuto ottenere la concessione in conformità alla Legge di Jersey prima del trasferimento.

La banca ha ricevuto una multa di £ 25,000 da parte della Royal Court che ha ordinato anche di pagare £ 2,085 in compensazione, dopo aver ammesso di essere colpevole di “intermeddling”. Il Giudice ha concordato che non si trattava di alcun intento malevolo, ma tuttavia l’errore indicava che era stato commesso un reato. Ha anche specificato che le conseguenze sarebbero state molto diverse se si fosse trattato di un caso di frode.

Questo caso sottolinea l’importanza di ottenere l’autorizzazione legale necessaria in tutte le giurisdizioni pertinenti prima di occuparsi del patrimonio di una persona deceduta. L’Intermeddling è un reato penale in una serie di altre giurisdizioni, tra cui Hong Kong, e le organizzazioni dovrebbero quindi garantire di avere le procedure corrette e la formazione adeguata dei dipendenti per affrontare tutti i requisiti.

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Regno Unito: aggiornamenti sulla Brexit

Brexit: gli obiettivi del Governo per un accordo entro la fine di novembre: alcune fonti riportano che i Ministri hanno concordato che raggiungeranno un accordo con l’Unione Europea entro la fine di novembre. “Ognuno ha avuto modo di percepire le difficoltà che comporta l’uscita dall’Unione Europea”, un portavoce del Governo ha dichiarato alla BBC.

Fox: “Impossibile” dire se l’accordo sulla Brexit potrà essere raggiunto questo mese o il prossimo: martedì il Ministro del commercio britannico, Liam Fox, ha dichiarato che era impossibile per lui stabilire se l’accordo sulla Brexit potesse essere raggiunto con l’Unione Europea questo mese o il prossimo, ma la Gran Bretagna voleva un contratto e raggiungere un accordo è meglio che non raggiungerne nessuno.

I Membri del Parlamento avvertono che i piani post Brexit“profondamente preoccupanti” del Governo non possono sostituire un terzo delle Leggi dell’Unione Europea: la Commissione dichiara che vi è ancora incertezza in merito alla Normativa sull’ambiente, così come vi è incertezza sul nuovo organismo che si occupa di garantirne la sua applicazione. Il Governo non si è ancora impegnato a sostituire circa un terzo delle norme ambientali che regola l’aria, l’acqua, i prodotti chimici e lo smaltimento dei rifiuti che non possono essere copiate nella Legislazione del Regno Unito da parte dell’Unione Europea. A distanza di cinque mesi dall’uscita, i membri del Parlamento del Comitato per il controllo ambientale hanno affermato che la mancanza di chiarezza su un considerevole numero di regolamenti era “profondamente preoccupante”.

La speranza che venga raggiunto un accordo sulla Brexit aumenta con “un importante passo avanti” sulla questione del confine irlandese: le speranze di Theresa May di garantire un accordo di recesso sono aumentate dopo che era arrivata vicina alla vittoria dei tornei di sostegno del suo gabinetto, l’ultimo importante punto critico nei negoziati con Bruxelles. Il Primo Ministro ha incaricato l’avvocato generale, Geoffrey Cox, di elaborare piani legali per un “meccanismo di revisione” al fine di risolvere la questione dell’Irlanda.

Il Governo del Regno Unito concorda affinché un summit dei leader dell’Unione europea firmino un accordo sulla Brexit questo mese ma probabilmente non accadrà e a metà dicembre si cercherà una prospettiva più realistica. I ministri sono stati informati dal procuratore generale, Geoffrey Cox, sulle varie opzioni per un meccanismo che consenta al Regno Unito di chiudere la questione irlandese nel caso in cui i negoziati per un accordo a lungo termine con l’Unione Europea si siano interrotti. Il Consiglio dei Ministri si riunirà nuovamente prima di concludere qualsiasi accordo con l’Unione Europea.

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