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Archives for Gennaio 2018

Rinnovati i modelli Intrastat per il 2018

Vecchie regole per l’invio del 25 gennaio 2018 riferito all’ultimo mese o trimestre 2017

Il provvedimento n. 1944409/2017 dell’Agenzia delle Entrate ha riformulato la disciplina INTRASTAT, eliminando alcuni obblighi e semplificando quelli che permangono.

Le nuove misure si applicano per la prima volta ai modelli riferiti al primo mese o trimestre del 2018, restano inalterate le precedenti modalità di presentazione per il modello in scadenza il prossimo 25 gennaio 2018.

Le novità riguardano l’eliminazione della trasmissione ai soli fini fiscali, degli elenchi riepilogativi concernenti gli acquisti intracomunitari di beni e le prestazioni di servizi ricevute. Pertanto, con riferimento al 2018, sarà abolita la presentazione dei modelli INTRSTAT per gli operatori Trimestrali, mentre gli operatori Mensili presenteranno i modelli ai soli fini statistici. Per l’acquisto di beni, la trasmissione resta obbligatoria ai soli fini statistici su base mensile e riguarda i soggetti per i quali l’ammontare totale degli acquisti di beni sia uguale o superiore a 200.000 euro trimestrali per almeno uno dei quattro trimestri precedenti. Per l’acquisto di servizi, invece, la trasmissione resta obbligatoria con esclusiva valenza statistica, su base mensile, per i soggetti per i quali l’ammontare degli acquisti di servizi sia uguale o superiore a 100.000 euro trimestrali per almeno uno dei quattro trimestri precedenti.

Gli adempimenti relativi alle operazioni attive sono invece interessati da più tenui semplificazioni. Per le cessioni di beni, si assiste all’innalzamento della soglia per la compilazione obbligatoria dei dati statistici a cui sono tenuti i soggetti mensili. L’obbligo dell’indicazione dei dati statistici per i soli soggetti mensili che abbiano realizzato in uno dei quattro trimestri precedenti cessioni intracomunitarie di beni per un ammontare uguale o superiore a 100.000 euro. Per le prestazioni di servizi rese, l’unica variazione che interviene è la semplificazione dell’individuazione del “codice servizio”, comportando una riduzione dei codici da selezionare.

Marco Meneguz
Dottore Commercialista e Revisore Legale in San Vendemiano (TV)

meneguzmarco@hotmail.it

 

 

 

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I fondi offshore e la loro importanza nell’economia globale

Paul Smith, presidente dell’Associazione del Fondo Investimenti del Guernsey afferma che il contributo offerto dai centri finanziari offshore all’economia globale non dovrebbe essere sottovalutato.

I fondi offshore forniscono un sistema per facilitare il flusso di capitale in giro per il mondo nel modo piu’ conveniente ed efficente possibile e Guernsey e’ stato all’avanguardia  nel loro sviluppo ed amministrazione per oltre 50 anni.

Queste strutture di investimento sono (e sono state) di vitale importanza nel supporto dell’economia globale, facilitando transazioni globali complesse e permettendo investimenti sia in mercati consolidati che emergenti. Con oltre mezzo secolo di esperienza, Guernsey si e’ evoluta in un centro finanziario ben regolamentato ed altamente qualificato, in grado di creare e fornire un’ampia gamma di strutture di investimento che investono in vari strumenti quali azioni ed obbligazioni “blue chip”, private equity e venture capital, immobili, infrastrutture, “green finance”, impatto sociale ed altri strumenti alternativi.

Sembra che i primi fondi di investimento chiusi siano stati creati da un mercante olandese di nome Adriaan van Ketwich in Olanda alla fine del diciottesimo secolo. La sua idea era che la diversificazione avrebbe incrementato il fascino degli investimenti per i piccoli investitori con un capitale limitato; e il nome del suo fondo, Eendragt Maakt Magt, tradotto e’: “dall’unita’ si crea la forza”. Il settore dei fondi di investimento si e’ sviluppato regolarmente nel corso dei secoli dal lancio dei fondi aperti nel 1928, allo sviluppo del moderno mercato dei fondi d’investimento negli anni ottanta.

Negli anni settanta e primi anni ottanta, l’industria finanziaria di Guernsey era primariamente incentrata sul settore bancario, il quale fu diviso in banche tradizionali, che offrivano i servizi bancari di tutti i giorni, come assegni e conti deposito, e le banche d’affari, le quali fornivano trustee e servizi di investimenti bancari per i clienti con elevato capitale. Le banche d’affari riconoscevano che stabilire i fondi al di fuori dei centri finanziari come Londra e New York poteva portare ulteriori benefici ed iniziarono ad offrire veicoli di investimento piu’ sofisticati in giurisdizioni offshore, con minori restrizioni. Questo approccio consentì ai loro clienti di ottenere l’accesso ai mercati azionari e ad altre forme di investimento attraverso fondi comuni di investimento e veicoli aziendali, dando vita al mercato di fondi offshore come lo conosciamo oggi.

Poco e’ cambiato nelle ragioni fondamentali per cui questi tipi di investimenti esistono, essi forniscono ancora agli investitori accesso a un piu’ ampio raggio di investimenti, mitigando nel mentre il rischio di investimento attraverso la diversificazione che non potrebbe altrimenti essere disponibile a questi ultimi individualmente. Mentre gli investitori istituzionali, come i fondi pensione, i fondi sovrani etc, potrebbero avere le risorse per consentirgli di investire direttamente, sono anche in grado di ottenere ulteriori benefici investendo in fondi che riuniscono il loro denaro con altri investitori e gestiscono questo denaro collettivamente.

I vantaggi nell’usare un fondo di investimento sono: una gestione professionale delle attivita’ di riferimento da parte di individui o gruppi con specifiche competenze nel settore; la possibilità di diversificare il portafogli attraverso una vasta gamma di investimenti individuali o di strategie di investimento,  di investimenti condivisi e spese professionali, fornendo in tal modo economie di scala e accesso ad investimenti alternativi che potrebbero essere al di fuori della portata anche degli investitori più sofisticati che agiscono da soli.

L’investimento e’ una realta’ veramente globale e deve tenere conto della posizione dei potenziali investitori, i gestori del fondo e i potenziali investimenti, ognuno dei quali deve essere conforme con gli obblighi fiscali e regolamentari nelle loro rispettive giurisdizioni.

E’ quindi essenziale che i fondi di investimento siano locati in giurisdizioni che offrono flessibilita’, senza aggiungere oneri fiscali e regolamentari non necessari ed avere una forza lavoro altamente qualificata con una infrastruttura stabile in grado di stabilire, gestire e regolare quello che spesso possono essere strutture molto complesse. Centri di finanza internazionale come Guernsey sono in grado di rispettare tutti questi requisiti.

Le questioni sulla protezione dell’investitore, elusione fiscale, riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo sono correttamente in cima all’agenda politica. Guernsey e’ stata una delle prime giurisdizioni offshore a stabilire il proprio regolamento indipendente dei servizi finanziari nel 1987, il “Guernsey Financial Services Commission” e da allora, ha introdotto ed aggiornato un regime regolamentare che rispetta i piu’ alti standard internazionali. Guernsey inoltre ha i propri regolamenti sull’antiriciclaggio di denaro e sul contrasto al finanziamento del terrorismo, internazionalmente riconosciuti, e un registro centralizzato di proprieta’ effettiva.

I fondi offshore non sono stati creati per consentire agli investitori di evitare le tasse. Essi sono, tuttavia, efficienti veicoli fiscali che facilitano gli investimenti senza aggiungere un ulteriore strato di tasse, per cui sono fiscalmente neutri. Guernsey è un membro del OECD ed e’ totalmente conforme ai regimi di dichiarazioni dei redditi come il “Foreign Account Tax Compliance Act” (FATCA) ed il “Common Reporting Standard” (CRS), fornendo automaticamente informazioni sugli investitori alle autorita’ competenti nei fondi stabiliti in Guernsey. Ha inoltre firmato un accordo di scambio di informazioni fiscali con oltre 60 paesi ad oggi.

Molti progetti non procederebbero o riuscirebbero  senza l’accesso al capitale che i fondi offshore sono in grado di attirare; e l’assenza di questo capitale fornito dai fondi di investimento offshore andrebbe a discapito delle economie  nelle quali queste aziende o progetti sono locate. I fondi offshore sono particolarmente importanti nel fornire finanziamenti per investimenti in infrastrutture sia nei paesi sviluppati che in via di sviluppo, tecnologie emergenti ed investimenti specialistici od alternativi, poiche’ riuniscono le competenze necessarie per gestire e monitorare questi tipi di investimenti.

Guernsey e’ un primario centro finanziario internazionale con una vasta esperienza nella creazione, amministrazione e gestione dei fondi offshore, i quali sono ingranaggi vitali nella macchina economica globale.

 

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Normativa vigente in materia di diritto societario per le imprese a Dubai

Il diritto commerciale, altrimenti conosciuto come “Business Law”, è l’insieme delle norme che regolano i rapporti commerciali nell’ambito di una giurisdizione. Esistono molti studi legali negli Emirati Arabi Uniti che sono specializzati nel fornire consulenza in materia di diritto societario.

Gli Emirati Arabi Uniti promuovono il commercio e gli affari che, a loro volta, contribuiscono ad un’economia prospera e competitiva. Di conseguenza, le norme di diritto societario degli Emirati Arabi Uniti sono in linea con la visione della leadership del Paese e con gli standard internazionali. Secondo alcuni avvocati specializzati in diritto societario a Dubai, il contesto commerciale degli Emirati Arabi Uniti è ideale anche per le start up così come per le imprese già affermate. Le Zone franche finanziarie come il Dubai International Financial Center (DIFC) sono iniziative adottate dal governo degli Emirati Arabi Uniti per incrementare le attività commerciali negli Emirati Arabi Uniti. Molti studi legali di Dubai specializzati in diritto societario sono basati sul DIFC.

Tutti quei soggetti che pensano di avviare nuove attività negli Emirati Arabi devono sapere che ci sono diverse normative relative all’economia, al commercio e all’investimento. Secondo gli avvocati di Abu Dhabi, il Governo degli Emirati Arabi Uniti è costantemente impegnato a migliorare diverse normative importanti. I requisiti necessari per tutte le attività di business negli Emirati Arabi sono:

  1. Licenze commerciali che coprono ogni tipo di attività commerciale;
  2. Licenze commerciali che coprono servizi, professioni, artigiani;
  3. Licenze industriali per stabilire attività manifatturiere o industriali.

Le licenze commerciali sono di solito rilasciate dal Department of Economic Developement di ciascun Emirato. Bisogna tenere presente che le licenze per alcuni tipi di imprese necessitano di una speciale autorizzazione da parte dei Ministri e delle Autorità, come la Banca Centrale degli Emirati Arabi, il Ministero dell’Economia e del Commercio, il Ministero delle finanze e dell’Industria, il Ministero della Salute.

In base alla nuova Legge sulle società commerciali degli Emirati Arabi Uniti, vale a dire la Legge Federale n. 2 del 2015, le categorie generali di organizzazione aziendale negli Emirati Arabi sono:

  • General Partnership company
  • Joint venture company
  • Public Joint Stock company
  • Private Joint Stock company
  • Limited liability company
  • Partnerships

 

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L’istituto del Cash Pooling: l’opinione dell’Agenzia delle Entrate

Brevi considerazioni sull’istituto utilizzato nei gruppi industriali sovranazionali

La liquidità di un gruppo è, da oramai lungo tempo, uno degli aspetti principali e che più di altri balzano agli occhi di investitori ed organi di controllo.

Fra gli strumenti che permettono di ottimizzare tale situazione all’interno del gruppo è sicuramente la stipula di un contratto di cash pooling (gestione accentrata della tesoreria).

Tale istituto, infatti, permette di migliorare la liquidità e quindi la gestione finanziaria del gruppo, con effetti diretti sia sugli interessi passivi sia in vista di una migliore gestione delle disponibilità liquide. Le società del gruppo conferiscono incarico ad altra società appartenente al gruppo (potrà sia essere la holding sia altra società creata appositamente) con la funzione di tesoreria centrale e la gestione di un conto corrente sul quale vengono versati i saldi dei conti correnti periferici di ciascuna consociata.

La modalità più diffusa è la c.d. “zero balance system” o “tesoreria a saldi zero”, ovvero una quotidiana movimentazione di somme, ovvero il trasferimento, a fine giornata/periodo, del saldo attivo presente sul conto delle società aderenti sul conto della società tesoriera (in qualità di società pooler).

Nel cash pooling potrebbero apparire evidenti elementi tipici del finanziamento, anche se, e sul punto si rimanda alle considerazioni difformi dell’Agenzia delle Entrate, tale contratto deve essere ricondotto nell’ambito dei cd. “contratti a causa mista” (con elementi del conto corrente ordinario e del contratto di finanziamento).

Nel rapporto di cash pooling è infatti insita un’operazione di finanziamento a favore delle società del gruppo, che potrebbero coprire le loro passività di conto per effetto della gestione “accentrata” delle liquidità del gruppo medesimo.

La giurisprudenza di legittimità ha comunque riconosciuto la natura finanziaria del cash pooling: l’istituto avrebbe, infatti, la finalità di «escludere o limitare l’accesso al credito bancario, finanziando l’impresa partecipante alla cassa comune con gli attivi di cassa dell’altra o delle altre imprese» (1).

L’orientamento dell’Agenzia delle Entrate

La qualificazione del cash pooling è stata oggetto di risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate (in tema di applicabilità delle ritenute sugli interessi maturati o compensati):

  1. la Risoluzione n. 58/E del 27.2.022 (2), con la quale l’Agenzia delle Entrate in un parere reso in relazione ad un’ipotesi di “zero balance cash pooling”, ha ricondotto tale tipologia di cash pooling nel contesto del contratto di conto corrente ordinario. Le caratteristiche di tale cash pooling non sarebbero «riconducibili […] ad un prestito di denaro», non essendo a carico della società che gestisce l’esubero di liquidità alcun onere restitutorio. Altro argomento utilizzato è la reciprocità, all’interno del gruppo, dell’effettuazione del versamento dell’avanzo di liquidità e in ragione del fatto che tali rimesse vengano effettuate indifferentemente da tutte le società del gruppo, società che poi attingono, se necessario al cash pool per ovviare alle momentanee rarefazioni di liquidità.
  2. con la Risoluzione n. 194/E del 8.10.033 (3), l’Agenzia ha modificato parzialmente il proprio orientamento, in riferimento all’ipotesi di c.d. “notional cash pooling”, ed ha ritenuto che la modalità di funzionamento di tale istituto sono riconducibili ad «un’operazione di prestito di denaro» consentendo alle società del gruppo «una forma di finanziamento, ancorché indiretta».

(1) Cass. civ., Sez. Trib., 23 giugno 2009, N. 14730
(2) pubblicata in www.finanzaefisco.it
(3) pubblicata in www.finanzaefisco.it

 

Avv. Simone Mazza

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Panama firma il Patto di Cooperazione Fiscale Multilaterale dell’OCSE

Il 15 gennaio 2018, Panama ha firmato l’Accordo Multilaterale dell’OCSE sulla Normativa “Common Reporting Standard”, diventando la novantottesima giurisdizione ad aderire al patto.

Tale normativa, conosciuta come scambio delle informazioni bancarie, elaborata insieme ai Paesi del G20 e con la collaborazione dell’Unione Europea, aiuta lo scambio di informazioni fiscali su tutti gli investimenti che i contribuenti effettuano in istituzioni finanziarie e banche, provenienti dall’estero. Si tratta di un sistema di scambio automatico delle informazioni fiscali tra i Paesi dell’OCSE.

Alla cerimonia di firma dell’Accordo, il Vice-Segretario Generale, Masamichi Kono, ha dichiarato: “Mi congratulo con Panama per aver compiuto questo passo molto importante diretto a creare una vera rete di scambio globale per lo scambio automatico delle informazioni finanziarie al fine di rispettare pienamente il suo impegno ad avviare gli scambi con tutti i partner interessati a settembre di quest’anno.”

 

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Coniugi sposati da 18 anni rischiano la separazione: il Governo inglese decide che lui deve ritornare in America

Due coniugi sposati da ormai 18 anni rischiano di essere separati dopo una decisione del Governo inglese con la quale è stato stabilito che lui deve tornare in America.

Collette Murwin e il marito Clayton, entrambi residenti a Liscard, Wallasey, sono infatti stati informati che Clayton non soddisfa i criteri per rimanere nel Regno Unito.

La coppia di coniugi ha vissuto nel Regno Unito dal 2000 al 2003 e si è successivamente trasferita in America per 13 anni in quanto Clayton doveva prendersi cura della madre anziana.

Successivamente, nel 2016, la coppia è nuovamente tornata nel Regno Unito. Dopo sei mesi dal rientro nel Regno Unito, alla scadenza del visto, Clayton ha presentato domanda per rimanere nel Paese.

Questa settimana Clayton ha ricevuto la notizia che la sua domanda è stata rifiutata con decisione inappellabile.

Clayton, pertanto, di fatto rischia l’espulsione e la moglie Collette teme che il risultato possa essere quello di non vedere più il marito.

La signora Collette ha poi aggiunto: “mai avremmo pensato che ci sarebbero stati dei problemi in quanto mio marito aveva già ottenuto il diritto a rimanere nel Regno Unito e possiamo tranquillamente dimostrare il nostro legame familiare: siamo sposati da ben 18 anni! Apparentemente, però, non presentiamo i requisiti per ottenere un visto come famiglia”.

“Siamo davvero distrutti. Non riusciamo a dormire, né a mangiare e ho iniziato a soffrire di attacchi d’ansia perché temo di rientrare dal lavoro un giorno e scoprire che mio marito non è più a casa”.

Collette ha spiegato che i suoi 5 figli considerano Clayton loro padre e uno dei suoi 7 nipoti un giorno le ha chiesto perché il nonno dovrà andarsene.

Ha poi aggiunto: “Clayton non ha più alcun legame con l’America. Sua madre è deceduta ad agosto; la sua vita ormai è qui con la sua famiglia. Quello che vogliamo è solamente rimanere assieme. Non chiediamo alcun benefit, se questo è il problema e non necessitiamo di alcuna assistenza. Mio marito è un lavoratore con esperienza e non ha mai pesato sul paese”.

La controversa decisione del Governo è definitiva, pertanto i coniugi non potranno proporre appello. L’unica opzione a loro disposizione è quella di chiedere di sottoporre tale decisione a controllo di legittimità, anche se il costo per intraprendere tale strada ammonta a 4000 sterline.

In seguito a tale controllo il giudice potrebbe dare ai coniugi il diritto di appello contro tale decisione, ma ciò non toglie che la domanda di Clayton potrebbe comunque essere respinta. E nel frattempo, se Clayton non lascia il paese verrà espulso dal Regno Unito e gli sarà vietato di farvi nuovamente ingresso per i prossimi 10 anni.

Collette non ha nemmeno la possibilita’ di andare negli Stati Uniti con lui in quanto, non avendo fatto ritorno in America entro l’anno, la sua green card è scaduta e probabilmente non verrà rinnovata.

Collette non può capacitarsi della decisione del Governo inglese: “Clayton è mio compagno di vita, ciò non ha alcun significato per il Governo? Come possiamo pensare di ridurre la nostra vita di coppia a semplici chiamate su Skype? Ho già provato l’esperienza di vivere lontano dalle persone che amo quando eravamo in America e non ero felice, questo è il motivo per cui siamo tornati. Chiedo semplicemente di potermi godere i nipoti, assieme a mio marito”.

Nella lettera dell’ufficio per i visti e l’immigrazione del Regno Unito c’è scritto quanto segue: “UK Visas and Immigration ha rifiutato la tua domanda in quanto non riteniamo vi siano i presupposti per l’applicazione dei criteri previsti dal “Ex1” o che vi siano particolari difficoltà o impedimenti per lei o sua moglie nel continuare la vostra vita fuori dal Regno Unito. Siamo certi che non sarete d’accordo con la presente decisione”.

Contro il provvedimento è già stata lanciata una petizione e familiari e amici della coppia hanno avviato una raccolta fondi per aiutare Clayton e Collette a richiedere una revisione giudiziale di tale provvedimento.

Lucia Zeleznik
Avvocato
Registered European Lawyer in London

lucia.zeleznik@ascheri.co.uk

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Mongolia aderisce agli standard minimi del progetto BEPS dell’OCSE

La Mongolia firma la Convenzione Multilaterale dell’OCSE accettando di attuare gli standard minimi del progetto BEPS.

Il progetto BEPS intende colmare le lacune rinvenibili nelle attuali regole fiscali internazionali puntando a stabilire regole omogenee, trasparenti e condivise a livello internazionale, al fine di contrastare l’erosione della base imponibile e lo spostamento di profitti in giurisdizioni con bassa pressione fiscale dove le imprese hanno scarsa o molto limitata attività economica.

La Convenzione ha l’obiettivo di contrastare le pratiche di treaty abuse, nonché di promuovere meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie e di sviluppare best practices che tengano anche conto delle specifiche policy derivanti dalla stipula degli accordi fiscali.

Ora ci sono 111 paesi e giurisdizioni che aderiscono a tale Convenzione.

 

 

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Danimarca: previsti tagli fiscali nel 2018

Il Primo Ministro danese, Lars Lokke Rasmussen, ha dichiarato che introdurrá tagli fiscali nel 2018.

Nel suo recente discorso di Capodanno, Rasmussen ha affermato che dará priorità alla conclusione di negoziati con i partner della coalizione su un pacchetto di riforme fiscali che ridurrebbe le tasse principalmente in favore di coloro che hanno un reddito medio basso.

“Nel 2018, il Governo riprenderà i negoziati sulla riforma fiscale”,  aggiungendo che “tutti coloro che hanno salari più bassi, ma anche i danesi con stipendi ordinari, sperimenteranno un aumento del loro reddito disponibile. “

L’obiettivo principale di queste riforme è quello di incentivare più persone a lavorare, a sua volta rendendo il sistema del welfare danese più sostenibile, ha comunicato Rasmussen.

Secondo l’edizione più recente della rivista Revenue Statistics dell’OCSE, la Danimarca presentava il più alto rapporto fisco/ PIL pari al 45.9% nel 2016, superando la Francia (45,3%) ed il Belgio (44,2%).

 

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Lettonia: registrazione dei proprietari effettivi nel registro delle società

Il diritto commerciale e la normativa sulla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo (AML Law) sono state modificate a novembre. Gli obblighi di informativa in materia sono stati completamente rivisti e fatti confluire nella legge sulla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Di seguito gli aspetti principali della nuova normativa, che andranno ad interessare tutte le persone giuridiche.

Definizione di Beneficial Owner

La normativa antiriciclaggio stabilisce che il Beneficial onwer di un’entità giuridica è una persona fisica che:

  • Detiene più del 25% delle azioni o dei diritti di voto in una società tramite una partecipazione diretta o indiretta o che
  • direttamente o indirettamente controlla tali azioni.

Ciò significa che, anche qualora un soggetto possiede meno del 25% del capitale sociale ma ne esercita comunque il controllo in altro modo viene considerato beneficiario ed è obbligato a fornire le informazioni elencate di seguito.

I destinatari degli obblighi di informativa previsti dalla normativa antiriciclaggio sono aumentati rispetto a quanto stabilito precedentemente. Inoltre, tali obblighi sono previsti per tutte le persone giuridiche, comprese le private limited companies e le public limited companies, la Societas Europaea e altri soggetti, incluse associazioni, stabilimenti, cooperative, ecc.

Il nuovo regolamento è strutturato in modo tale da evitare omissioni nell’invio delle informazioni relative ai beneficial owners e assicurare che le rispettive informazioni vengano sempre aggiornate dagli stessi beneficiari e dall’entità giuridica. In particolare, secondo quanto previsto dalla normativa antiriciclaggio:
– una persona fisica che ritiene di aver acquisito la qualifica di beneficial owner deve notificarlo immediatamente alla società. Parimenti, l’entità giuridica deve di propria iniziativa individuare ed identificare eventuali beneficiari, soprattutto nel caso in cui i dati relativi agli stessi sono dubbi o mancanti.

Informazioni necessarie per identificare un BO

Un beneficial onwer deve inviare le seguenti informazioni (che andranno archiviate dalla società):

  • nome e cognome;
  • codice identificativo (se in possesso) e data di nascita;
  • numero e data di emissione di un valido documento di riconoscimento personale, nonché Paese e Autorità che ha emesso detto documento;
  • nazionalità;
  • Paese in cui il soggetto ha la residenza permanente;
  • È fondamentale indicare come viene esercitato il controllo sulla società, fornendo i dati degli azionisti utilizzati come intermediari e i relativi documenti che dimostrano l’effettivo controllo.

Dall’elenco di cui sopra si evince come, per rispettare gli obblighi di informativa, il beneficiario debba di fatto fornire delle informazioni personali alla società, nonché inviare ulteriori documenti che ne dimostrino la posizione di controllo, solitamente contenenti dati personali.

Inoltre, quando una persona fisica che possiede tutti i requisiti per essere definita beneficiario agisce per conto di un’altra persona deve informare immediatamente la società e fornire tutti i dati sopra indicati relativi al beneficiario effettivo.

Invio delle informazioni al Registro delle Imprese in Lettonia

La legge dispone che i dati relativi al beneficial owner devono essere comunicati e registrati nel Registro delle imprese tramite procedura separata oppure assieme alla registrazione di eventuali modifiche alla società. Allo stesso modo, in caso di modifica degli azionisti, è necessario comunicare a detto Registro che il beneficiario rimane lo stesso.  Per registrare un beneficial owner è necessario pagare un’imposta.

Principio base degli obblighi di informativa: entro 14 giorni dalla data di acquisizione delle relative informazioni, tutte le persone giuridiche registrate presso il Registro delle Imprese devono richiedere allo stesso la registrazione o la modifica dei dati del beneficial owner. Non è necessario, tuttavia, inviare al Registro delle Imprese i documenti comprovanti il controllo di detto beneficiario.

Inoltre, se viene inviata al Registro delle Imprese una comunicazione relativa alla istituzione di una persona giuridica o alla modifica degli azionisti della società, è necessario indicare il beneficial owner oppure dichiarare che lo stesso non puo’ essere determinato.

Quando un azionista che agisce in qualità di agente per conto del Beneficial Owner esercitando il controllo sulla società perde il suo status, la società invia al Registro delle Imprese la comunicazione relativa alla modifica del beneficiario o la conferma che questi non è stato cambiato, e deve indicare quali sono i nuovi azionisti tramite i quali il beneficiario esercita di fatto il controllo sulla società.

La normativa antiriciclaggio stabilisce che le informazioni relative ai beneficial owners saranno accessibili online a chiunque dietro pagamento di un’imposta, tranne le informazioni relative ai beneficiari minorenni.

Esenzioni

La legge prevede alcune esenzioni: ad esempio, non è necessario inviare al Registro delle Imprese le informazioni relative alla nazionalità del beneficiario e al luogo di residenza se:

  • Il registro delle imprese possiede già delle informazioni relative al beneficiario con codice personale lettone, nazionalità lettone e residenza in Lettonia e
  • Il Registro delle Imprese detiene già delle informazioni relative al Paese che ha emesso il documento di identificazione personale del beneficiario, paese di cui il beneficiario ha la nazionalità e di cui è residente.

Allo stesso modo, la legge dispone che nei seguenti casi non c’è bisogno di inviare le informazioni relative al beneficiario al registro delle imprese:

  • Il beneficial owner è azionista di una public company e il controllo esercitato sull’entità giuridica deriva unicamente dalla carica di azionista;
  • Oltre all’invio di comunicazioni al Registro delle imprese relative all’istituzione o ad eventuali modifiche, le informazioni dei beneficiari richieste dalla legge antiriciclaggio vengono inviate al Registro in occasione di altri adempimenti e le modalità in cui l’entità giuridica viene controllata deriva unicamente dallo status dei fondatori o degli azionisti (ad esempio, quando viene costituita una società con unico socio fondatore che è anche beneficiario, la sezione del registro degli azionisti verrà riempita con le informazioni richieste dalla normativa antiriciclaggio), o anche nel caso in cui tali informazioni siano state già inviate in precedenza.

Date importanti

La normativa antiriciclaggio prevede un termine entro cui tale beneficiario deve essere notificato al Registro delle imprese:

  • L’obbligo per l’entità giuridica di comunicare i dati del beneficial owner e’ entrata in vigore il 1 dicembre 2017;
  • La persona fisica che ricopre il ruolo di beneficial owner o agisce per conto di altra persona deve comunicarlo all’entità giuridica entro il 1 febbraio 2018;
  • Una società che ha già comunicato i dati del beneficiario in base alla precedente normativa e i cui beneficiari non sono cambiati al 1 dicembre 2017, deve inviare le informazioni mancanti al Registro delle Imprese entro il 1 febbraio 2018;
  • Le società che non hanno inviato le informazioni relative al beneficiario ai sensi della precedente normativa devono inviare tali informazioni al Registro delle Imprese entro il 1 marzo 2018 (e comunque non più tardi di 14 giorni dalla data in cui hanno ricevuto dette informazioni);
  • Il Registro delle Imprese renderà pubbliche tali informazioni relative al beneficiario a partire dal 1 aprile 2018.

Conseguenze della mancata osservanza degli obblighi di informativa

Ad oggi, la normativa antiriciclaggio prevede sanzioni e multe solamente per determinati soggetti, definiti “speciali” dalla legge (istituti di credito e finanziari, organizzazioni di lotterie e scommesse, ecc.), per quelle violazioni relative alla normativa antiriciclaggio. Tali violazioni posso comportare sanzioni che vanno dal semplice avvertimento a multe fino ad 1 milione di Euro, e possono comportare la cessazione forzata dell’attività e l’annullamento della licenza.

Per gli altri soggetti (cioè tutte le altre persone giuridiche) la legge non prevede speciali multe o sanzioni in caso di mancato assolvimento degli oneri di informativa. Tuttavia, visto anche lo scopo della nuova legge, la stessa molto probabilmente verrà ampliata con previsioni relative a sanzioni applicabili a tutte le persone giuridiche. Le sanzioni previste dal Latvian Administrative Violations Code in caso di mancata presentazione di documenti al Registro delle Imprese possono essere applicate anche a tali violazioni, e si aggirano intorno ai 70-100 euro. Allo stesso modo, le sanzioni previste dalla legge penale si applicano in tutti i casi in cui vengono inviate informazioni false ad una istituzione statale, e prevedono la pena della reclusione, dei servizi comunitari o il pagamento di una multa.

Infine, nel caso delle società, il consiglio di amministrazione può essere ritenuto responsabile per le perdite causate alla società in caso di mancato adempimento degli oneri di divulgazione, a meno che il Consiglio non riesca a dimostrare di avere agito con la necessaria diligenza.

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Regno Unito: finanziare un’impresa familiare

La gestione di un’impresa familiare tramite l’utilizzo di una Limited Company solitamente, nelle sue fasi iniziali, è finanziata da una combinazione di capitale netto (attraverso denaro investito in azioni), e/o prestiti dagli azionisti di famiglia ed eventualmente dalla concessione di uno scoperto da parte della banca.

Per coloro che investono in azioni nella predetta società, questi avranno diritto a percepire tutti i dividendi dichiarati e pagati su tali azioni e, potenzialmente, ogni incremento di valore delle azioni stesse nel caso in cui l’attività diventi di maggior successo. Invece, se la società ottiene un prestito in denaro, il prestatore sarà legittimato ad ottenere gli interessi eventualmente pattuiti tra quest’ultimo e la società.

Con lo sviluppo dell’attivita’, tuttavia, la famiglia puo’ prendere in considerazione la possibilità di un investimento da parte di terzi, specialmente se l’attività non si auto – finanzia e i fondi necessari non possono essere reperiti tra i membri della famiglia, gli azionisti esistenti o la banca. L’investimento di soggetti terzi potrebbe essere richiesto per finanziare l’espansione dell’attività ma potrebbe anche risultare essenziale, ad esempio, per permettere ad alcuni membri della famiglia di uscire dall’attivita’ o per consentire a costoro di realizzare parte del valore del loro investimento nella societa’.

Ci sono categorie di investitori terzi pronti a investire in attività private, che vanno dai “business angels” (solitamente imprenditori che hanno venduto una o piu’ attivita’ e che cercano di investire parte dei proventi in aziende in crescita), alle persone con un elevato patrimonio netto (HNWI’s), a fondi di private equity e di capitale di rischio (fondi istituiti con lo scopo di investire in societa’ non quotate).

Anche il crescente settore di “crowdfunding” potrebbe rivelarsi un’opzione praticabile dove l’impresa familiare è abile a commercializzarsi on-line.

Tuttavia, la ricerca di questa fase di finanziamento successiva non sempre è facilmente realizzabile, particolarmente ove il mercato è meno suscettibile o facilmente disponibile.

Il mercato britannico prevede numerose fonti di finanziamento disponibili per le start – up, ma molte meno opzioni quando si tratta di gestire le fasi successive. Per alcuni opinionisti parte del problema è costituito anche dai proprietari stessi delle attività, in quanto la loro conoscenza in materia di finanziamento è limitata.

I report hanno mostrato che molte piccole imprese familiari non sono state disponibili ad accogliere ulteriori finanziamenti, specialmente in seguito alla crisi finanziaria. Eppure tale diffidenza può risultare dannosa per l’attivita’ una volta che è stata avviata.

Per prima cosa, vi sono varie opzioni di finanziamento da prendere in considerazione. Oltre alle banche, gli “angel investors”, le aziende di private equity e capitale di rischio, ci sono anche piccoli operatori, fondi di debito, piattaforme di crowdfunding da prendere in considerazione.

Inoltre, se un’attività commerciale intende rimanere innovativa ha bisogno di espandersi, aprire nuovi uffici o assumere più personale, e tutto ciò comporta la necessità di nuovi finanziamenti. È pertanto evidente come risparmiare in tale settore può diminuire la qualità dell’attività stessa e il suo potenziale di espansione.

L’espansione dell’attività, meglio se in nuovi mercati geografici, dovrebbe essere la priorita’ per molte aziende familiari, sia nel breve che lungo termine. Per finanziare questa espansione, l’impresa potrebbe valutare la possibilità di offrire capitale sociale, in modo tale da mantenere una posizione di controllo e indipendenza strategica. Mentre il mercato del crowdfunding di capitali, prestiti e persino quello basato sulle donazioni si sta sviluppando come fonte alternativa di finanziamento, vari report hanno dimostrato che quasi meta’ delle imprese familiari hanno incrementato l’utilizzo di altre fonti di finanziamento quali ad esempio i cosiddetti High-net-worth-individuals (soggetti che dispongono di ingenti capitali), spesso amici stretti o parenti dei proprietari dell’impresa di famiglia. Tra tutti coloro che hanno utilizzato questa ultima fonte di finanziamento, la maggioranza ritiene sia stata un’esperienza positiva rispetto alle altre soluzioni di finanziamento praticabili. Tuttavia, tale tipo di investimento non è facilmente reperibile.

Una delle conseguenze dell’utilizzo di investitori esterni è la possibilità che questi ultimi chiedano di entrare a far parte del consiglio di amministrazione. Questo potrebbe destare preoccupazioni per alcune famiglie, ma alle volte l’ingresso di un amministratore indipendente può portare competenze aggiuntive all’impresa. Alcuni investitori possono anche richiedere di avere il potere di rilasciare il proprio consenso per le varie operazioni aziendali. Per tali ragioni, gli investimenti da parte di soggetti terzi non sempre risulta attraente per le imprese familiari in quanto considerato una minaccia al controllo e alla direzione dell’attività di famiglia.

Tuttavia, quando tali investitori possono apportare esperienza e competenza, così come i fondi necessari, tali potenziali rischi sono controbilanciati dai benefici. Comunque, ogni attività dovrebbe valutare le varie opzioni di finanziamento disponibili per garantire che qualsiasi scelta sia la piu’ appropriata.

 

 

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