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Archives for Agosto 2016

Svizzera e Italia progrediscono sul tema della tassazione transfrontaliera

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La Svizzera ha informato l’Italia della sua intenzione di firmare l’accordo bilaterale sulla tassazione transfrontaliera dei pendolari.

Didier Burkhalter, il capo del dipartimento svizzero degli affari interni, ha centrato il punto durante un incontro con il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni.

Si e’ discusso della politica svizzera in Europa, degli ultimi sviluppi della politica europea in tema di migrazione e della sicurezza europea.

L’accordo e’ stato siglato a dicembre 2015. Sulla base di quanto disposto dall’accordo i cosi’ detti Frontier worker (lavoratori di confine), che sono  tutti quei contribuenti che vivono nel raggio di 20 km dal confine e che, in linea di principio, ritornano quotidianamente nel loro stato di residenza.

Gli impiegati pagheranno fino al 70% delle imposte sul reddito da lavoro dipendente nello stato in cui svolgono la loro prestazione lavorativa. Lo stato di residenza continuera’ a prelevare le imposte sul reddito personale , ma evitera’ la doppia tassazione.

Gli scambi commerciali tra Svizzera e Italia sono stati valutati 31 bilioni, nel 2015. L’Italia e’ il terzo partner commerciale della Svizzera. Circa 70.000 contribuenti  italiani, sono lavoratori transfrontalieri e vanno al lavoro in Svizera ogni giorno, e 50.000 cittadini svizzeri vivono in Italia.

Al fine di evitare la doppia imposizione sarà effettuato uno scambio di informazioni in formato elettronico relativo ai redditi da lavoro dipendente dei lavoratori frontalieri; inoltre l’accordo sarà sottoposto a riesame ogni cinque anni.

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Crisi migratoria: Il 74 % dei cittadini europei vuole che l’Unione Europea faccia di più

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L’UNIONE EUROPEA ha registrato un afflusso di migranti senza precedenti nel corso degli ultimi anni. Il 74 % dei cittadini europei vuole che l’UNIONE EUROPEA faccia di più per gestire la situazione, secondo l’ultimo sondaggio Eurobarometro commissionato dal Parlamento europeo. Inoltre, due terzi degli intervistati hanno affermato che l’azione dell’UNIONE EUROPEA in materia di migrazione è insufficiente. Leggi oltre per scoprire quali sono le misure che il Parlamento europeo sta elaborando.

In marzo i deputati al Parlamento Europeo hanno adottato una relazione sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell’Unione Europea in materia di immigrazione.

Il 30 maggio la commissione per le libertà civili ha approvato la proposta della Commissione europea di introdurre un documento di viaggio standard dell’UNIONE EUROPEA per i migranti.

Il 6 luglio i deputati al PE hanno votato a favore della creazione di un sistema UNIONE EUROPEA di controllo delle frontiere, che riunirà l’agenzia comunitaria di frontiera Frontex e le autorità di gestione delle frontiere nazionali.

La Commissione propone di istituire un elenco comune dell’UNIONE EUROPEA di paesi di origine sicuri per accelerare il trattamento delle domande presentate da persone provenienti da paesi considerati sicuri. La proposta deve essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di entrare in vigore.

L’on. Sylvie Guillaume, deputato francese del gruppo S&D, incaricata di guidare la proposta in seno al Parlamento, ha affermato: “La metodologia per designare un paese come paese di origine sicuro o per modificare tale status è stata notevolmente migliorata. È stato inserito un processo di consultazione per consentire a terzi, come l’EASO, l’UNHCR e le ONG, di prendere parte all’attività di monitoraggio dell’elenco comune dell’UNIONE EUROPEA svolta dalla Commissione”.

Il sondaggio

Il sondaggio Eurobarometro è stato effettuato tra il 9 e il 18 aprile 2016 intervistando 27 969 cittadini di tutti i paesi dell’UNIONE EUROPEA. Il campione è stato scelto in maniera tale da essere rappresentativo dell’insieme della popolazione.

A livello di Unione gli intervistati che dichiarano di volere che l’UNIONE EUROPEA faccia di più in materia di migrazione sono il 74%, rispetto al 74% in Irlanda e al 68% nel Regno Unito.

Fonte: Commissione Europea

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Jersey Financial Services Sector: economia sostanzialmente costante

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Secondo il governo di Jersey le  statistiche per il settore dei servizi finanziari mostrano un quadro stabile o migliore.

Le  banche in possesso di licenze rilasciate dalla Jersey Financial Services Commission sono  una in meno rispetto al 2014, mentre i depositi bancari totali sono diminuiti del nove per cento.

Il valore totale dei fondi di investimento amministrati da Jersey è sceso dell’1,5 per cento e il numero totale dei fondi scende a 1.320.

Il numero di clienti business nel mese di dicembre 2015 è stato del due per cento inferiore a quello del 2014, il totale delle attività è aumentato del 13 per cento. Il numero delle imprese registrate a Jersey è aumentato nel 2015 da 346 a 33.063.

Il valore delle attività economiche del settore finanziario che si svolgono in Jersey  ha subito una diminuzione che e’ stata trainata principalmente da una diminuzione del valore delle attività economiche nel sub-settore bancario.

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Regno Unito, Corte Suprema: parrucchiera intenta causa al Governo per fermare il Brexit

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Una parrucchiera, un gestore di fondi ed una manciata di altri cittadini hanno intentato una causa nanti la Suprema Corte del Regno Unito. I ricorrenti chiedono alla Suprema Corte di stabilire che l’attivazione della procedura di cui all’art. 50 del Trattato di Lisbona spetta al Parlamento e non al Governo: in mancanza di voto favorevole del Parlamento alla ratifica dei risultati del Referendum il Governo non puo’ attivare la procedura di uscita dall’Unione Europea.

Il caso è di importanza capitale in quanto regola un percorso legale che potrebbe consentire alla Camera dei Comuni di ignorare il risultato del referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Questo sarà uno dei più importanti casi di legge costituzionale che sia mai stato deciso. La Gran Bretagna, a differenza di molti altri Stati, non ha una costituzione scritta, ci si basa su di un cumulo di leggi, costumi e decisioni giudiziarie che risalgono a secoli addietro.

La corte prende questo contenzioso molto seriamente e si muoverà rapidamente, questo è quanto ha affermato un giudice nel corso dell’udienza preliminare del 19 luglio scorso.

Il giudice ha aggiunto che la questione è “di tale rilevanza costituzionale”, da imporre alla Corte Suprema di agire e decidere rapidamente.

Il primo ministro Theresa May è sotto pressione: gli si chiede di procedere con una attivazione della procedura di cui all’ articolo 50 senza mettere la ratifica dei risultati del Referendum ai voti della Camera dei Comuni. Questo in quanto oltre il 70% dei parlamentari è dichiaratamente contrario al Brexit.

Tra l’altro un giudice dell’Alta Corte può imprigionare un ministro per non aver obbedito alla legge o alla decisione della Corte.

Se i deputati votano contro la ratifica dei risultati del Referendum il caso potrebbe essere impugnato per giungere sino alla Corte di Giustizia Europea.

Le scommesse sono aperte!

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Lituania: evasori fiscali nel mirino

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Il ministro delle Finanze della Lituania, Rasa Budbergyte, ha confermato che il prossimo anno di bilancio non conterrà nuove tasse, le nuove entrate deriveranno dalle misure anti-evasione fiscale e da ulteriori miglioramenti dell’amministrazione tributaria.

In un recente discorso trasmesso dalla radio locale, Budbergyte ha detto che mentre il governo deve continuare a fare miglioramenti del quadro fiscale della Lituania, misure per “combattere contro i truffatori che evitao di pagare le tasse utilizzando schemi di pianificazione fiscale aggressiva” sono altrettanto importanti.

Ha aggiunto che il governo ha già ottenuto un certo successo nella sua campagna per ridurre l’economia sommersa. Gli sforzi per migliorare l’amministrazione fiscale hanno già aumentato il  gettito fiscale.

Secondo il Ministero delle Finanze le entrate fiscali sono aumentate del 4,3 per cento nei primi sette mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2015.

Le cifre mostrano che i ricavi da maggiori imposte erano più alti del previsto, tranne che le entrate fiscali relative all’imposta sul valore aggiunto, che sono state sostanzialmente in linea con le aspettative.

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L‘Irlanda spiega il suo nuovo sistema di Patent Box

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L’Agenzia Irlandese delle Entrate ha pubblicato una guida pratica sul Knowledge Development Box, un regime speciale per la tassazione dei redditi derivanti dalla proprietà intellettuale.

La Knowledge Development Box è stata introdotta dalla legge finanziaria 2015 per le aziende il cui esercizio ha inizio il 1 ° gennaio 2016. Essa si riferisce al reddito prodotto da brevetti, software protetto da copyright, e, nel caso delle aziende più piccole, altre proprietà intellettuali che sono simili o le invenzioni che potrebbero essere brevettate.

La guida spiega che una società ammissibile avrà diritto ad una detrazione pari al 50 per cento delle imposte calcolate  suoi profitti del  commercio qualificato. In pratica, i profitti derivanti dai brevetti, software protetto da copyright, o IP equivalente a una invenzione brevettabile sono tassati al 6,25 per cento.

Il regime agevolativo si applica solo alle aziende che hanno effettuato ricerca e sviluppo, ai sensi della sezione 766 del Taxes Consolidation Act del 1997. La guida fornisce le definizioni di una società qualificata, una attività qualificante e dei profitti derivanti dallo sfruttamento del bene qualificante . Sono fornite ampie informazioni sui requisiti e sulla documentazione che deve essere presentata per chiedere le agevolazioni regolate dalla  Knowledge Development Box.

C’è un limite di tempo di 24 mesi dalla fine del periodo contabile cui si riferisce il bilancio per beneficiare del regime agevolativo.

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Brexit ‘potrebbe essere ritardata fino alla fine del 2019

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I dipartimenti di Whitehall non sono pronti ad attivare la procedura dell’articolo 50

Il governo aveva precedentemente affermato che la procedura di cui all’articolo 50 sarebbe stata attivata entro la fine dell’anno 2016.

Secondo quanto si dice i ministri sono impegnati in discussioni sulla necessità di ritardare la procedura prevista dall’articolo 50, il processo formale di lasciare l’Unione Europea potrebbe essere ritardato fino alla fine del 2019 e vedere la Gran Bretagna come membro effettivo dell’Unione sino a quella data.

Secondo fonti ben informate della City di Londra, Theresa May, che vorrebbe innescare il processo di due anni di lasciare l’Unione europea nei primi mesi del 2017, potrebbe soprassedere perché il suo nuovo Brexit ed i dipartimenti commerciali internazionali non sono pronti.

Le elezioni nel continente, comprese quelle in Francia e Germania, consigliano di ritardare l’attivazione dell’articolo 50 del trattato Lisbona.

Alcuni ministri pensano la procedura potrebbe essere attivata  nell’autunno 2017, ma una fonte vicina a due ministri di alto livello ha detto che non hanno neppure le infrastrutture per assumere le persone di cui avranno bisogno: i nuovi dipartimenti di Whitehall deputati a gestire i negoziati Brexit partono da zero.

Non conoscono nemmeno le domande giuste da porre quando finalmente comincerà la contrattazione con l’Europa.

Un portavoce di Downing Street ha detto: “Il Primo Ministro è stato chiaro che una priorità assoluta per questo governo è quello di attuare la decisione del popolo britannico di lasciare l’UE e costruire il successo di Brexit. Il Primo Ministro ha esposto la posizione del governo sull’articolo 50 e ha istituito un nuovo dipartimento dedicato a portare avanti i negoziati.

C’è chi ipotizza che l’ultima cosa che il premier vorrebbe è ritardare l’attivazione del Brexit in quanto teme per la sua rielezione.

Ms May in precedenza ha precisato che lei non farebbe scattare l’articolo 50 alla fine di quest’anno e ha detto che non avvierebbe formalmente il processo di lasciare l’Unione Europea fino a quando non è definito un coerente approccio “UK” per le trattative.

Una volta che il processo è innescato i negoziati devono essere conclusi entro un periodo di due anni e una richiesta di estendere l’accordo richiede la ratifica degli altri 27 Stati membri dell’UE.

“Brexit means Brexit” affermazione emozionale ad effetto. Sta bene ma si comincia a realizzare che la strada dell’uscita dalla Unione Europea è lunga, tortuosa e piena di ostacoli: assomiglia sempre di più ad un tunnel buio di cui non si vede l’inizio e neppure la fine.

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