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Archives for Giugno 2016

Sud Africa: 1 luglio, data di inizio del periodo fiscale

dam-1366121_640Il periodo fiscale 2016 del Sud Africa inizia il 1 luglio 2016, anche se solamente i contribuenti la cui retribuzione annuale lorda è stata superiore ai 350,000 Rand (pari a 23.000 dollari Usa) avranno l’obbligo di completare la dichiarazione dei redditi.

Per essere esonerati dall’obbligo di presentare dichiarazioni dei redditi, i contribuenti con reddito inferiore alla soglia sopra indicata devono avere percepito il loro reddito da un unico datore di lavoro per l’intero anno di valutazione, non avere percepito altre forme di reddito, come ad esempio reddito d’impresa, affitti, o redditi derivanti da altro lavoro e non avere detrazioni fiscali aggiuntive da richiedere, come spese mediche, spese di viaggio, ecc.

Il termine per i singoli contribuenti per presentare le loro dichiarazioni dei redditi manualmente o via posta è il 23 settembre 2016. Il termine per tutti i contribuenti, provvisori e non provvisori, che presentano le dichiarazioni dei redditi tramite eFiling è rispettivamente il 25 novembre 2016 e il 31 gennaio  2017.

I contribuenti provvisori, sono quelle persone fisiche che percepiscono altre forme di reddito, come redditi derivanti da investimenti, redditi derivanti da attività commerciali, affitti, diritti d’autore, o redditi da amministratori.

Il South African Revenue Service ha comunicato che lo scorso anno sono stati presentati 5,4 milioni di dichiarazioni, 11,52% in più rispetto al 2014.

I contribuenti vengono infatti incoraggiati ad utilizzare il sistema di eFiling, in quanto questo e’ il modo più semplice e veloce di presentare una dichiarazione dei redditi. L’anno scorso, il 99,96% delle dichiarazioni sono state depositate per via elettronica, sia tramite eFiling (51.84%), o mediante archiviazione elettronica presso una filiale della SARS o unità fiscale mobile. Le dichiarazioni presentate manualmente sono scese a meno di 2.000.

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La Svezia indende rinnovare la normativa in materia di IVA

stockholm-718879_640In una breve dichiarazione pubblicata il 28 giugno, il Ministero delle Finanze svedese ha annunciato l’intenzione del Governo di rivedere la normativa dell’imposta sul valore aggiunto del Paese, al fine di apportare miglioramenti al regime attualmente in vigore.

“Il Governo intende migliorare il sistema fiscale svedese”, ha annunciato il Ministero, aggiungendo che “le norme svedesi in materia di IVA sono difficili da afferrare e da applicare”.  Ha poi aggiunto che le norme IVA della Svezia devono essere rese piu’ semplici e comprensibili.

Il Governo ha chiesto l’elaborazione di un piano entro il 1 Aprile 2019, con il quale vengano pianificate delle misure per rendere la legislazione IVA svedese piu’ semplice, più trasparente e maggiormente allineata con la direttiva comunitaria in materia di IVA.

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Sud Africa: accesso al mercato degli Stati Uniti garantito fino al 2025

south-africa-1184103_640Il dipartimento Sudafricano del Commercio e dell’Industria (DTI) ha confermato che, ai sensi dell’African Growth and Opportunity Act (AGOA) e’ stato garantito l’accesso per i prodotti agricoli del Sud Africa negli Stati Uniti fino al 2025.

L’AGOA prevede che quasi tutte le merci prodotte nei paesi contemplati da tale normativa possano entrare nel mercato statunitense in regime di esenzione da dazi doganali. All’inizio di quest’anno, era stata minacciata l’esclusione del Sud Africa dai Paesi che possono beneficiare degli sgravi fiscali previsti dall’AGOA nel caso in cui il Sud Africa non avesse deciso di rimuovere le barriere non tariffarie sulla carne di maiale, manzo e pollame proveniente dagli Stati Uniti.

“Il Sud Africa ha risolto tutti i problemi al fine di garantire il suo accesso al AGOA fino al 2025”: cosi’ ha comunicato il portavoce del DTI, Sidwell Medupe. “Le questioni relative a questi tre prodotti sono state risolte, garantendo cosi’ l’accesso preferenziale nel mercato statunitense per la durata dell’AGOA”.

Secondo Medlupe, la priorità del Governo sudafricano è ora quella di aumentare le opportunità di accesso al mercato degli Stati Uniti per altri prodotti agricoli del paese. Egli ha inoltre rivelato che non vi sono trattative in corso volte alla conclusione di un possibile accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e l’Unione doganale del Sud Africa.

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Speciale Brexit: oggi ne parliamo

KEEP-CALM-RED-TIN-SIGN-WEB_large__61819.1291468243.1280.1280Il referendum ha dato un risultato inaspettato da tutti e ha trovato tutti impreparati.

I nuovi protagonisti della scena politica e mediatica scrivono e dicono tutto ed il contrario di tutto.

L’importante è apparire.

Ovviamente le discussioni si basano su aspetti superficiali ed inesatti.

Cominciamo con il più semplice: il Regno Unito non è il primo paese che vorrebbe – condizionale d’obbligo – uscire dalla Unione.

La Groenlandia fece parte della Comunità Economica Europea, come territorio danese, dal 1973 fino al 1985, quando decise di uscirne con referendum.

Paese esteso tre volte l’Australia, pochi abitanti ma grandi giacimenti di uranio – e non è poco.

Vediamo ora, restando distaccati dalle polemiche e dagli aspetti prettamente politici, quali sono le azioni che il Regno Unito deve compiere per uscire effettivamente dalla Unione.

In base alla legislazione inglese il referendum ha valore consultivo per il governo che non è obbligato a ratificarlo.

L’attuale parlamento è composto per oltre il 70% di parlamentari contrari alla uscita dalla Unione.

La Scozia ha votato a favore del “Remain” ed intende porre il veto alla uscita o, in alternativa, chiedere un secondo referendum per uscire dal Regno Unito e restare nella Unione.

L’Irlanda del Nord ha votato a favore del Remain ed ipotizza un referendum per riunificarsi con la Repubblica Irlandese.

I cittadini hanno presentato una petizione al governo per ottenere un secondo referendum che preveda anche una maggioranza qualificata di votanti e voti affinché sia valido. In pochi giorni sono stati superati i quattro milioni di firme. Alcuni parlamentari hanno dichiarato espressamente che è necessario un secondo referendum.

David Cameron si è dimesso con effetto dal prossimo ottobre, giusto per far calmare le acque, ma non ha alcuna intenzione di far convalidare il referendum.

I suoi possibili e probabili successori George Osborne, contrario alla uscita, e Boris Johnson, favorevole, si stanno allineando sulla posizione di non ratifica.

I laburisti chiedono elezioni anticipate ma non sono d’accordo con gli attuali dirigenti che considerano incapaci di vincere le eventuali elezioni generali.

Se si dovessero tenere elezioni anticipate, oltre a vincere le elezioni, sarebbe necessario che la maggioranza degli eletti fosse favorevole all’uscita; ipotesi molto improbabile.

Quindi anche con le eventuali elezioni anticipate si ritorna al punto di partenza.

Veniamo alla procedura che riguarda sia la ratifica dei risultati del referendum sia la notifica della decisione di uscire dalla Unione al Consiglio d’Europa.

Il Referendum, ricordiamo, ha carattere consultivo e non obbliga il Parlamento ad indire una sessione per la sua ratifica. Alla data odierna il Governo non intende assolutamente attivare la procedura di ratifica.

Nel caso in cui un futuro governo cambi opinione il referendum potrà essere ratificato o meno dal Parlamento.

Nell’ipotesi di ratifica il Governo deve notificare la decisone al Consiglio Europeo: non e’ previsto alcun termine, perentorio o ordinatorio, per effettuare questa notifica.

Quindi tutto può restare lettera morta.

Ammettiamo che il Parlamento ratifichi e che il Governo notifichi la decisione di uscire dalla Unione.

Non esamineremo ora la procedura di uscita; quello che importa è che i “Leave”, vorrebbero uscire dalla Unione ma restare nel Mercato Comune con accordi mutuati da quelli vigenti con la Norvegia o con la Svizzera.

Questo significherebbe il mantenimento della libera circolazione di merci, persone e capitali.

Il Regno Unito avrebbe tutti i costi per mantenere le regole europee ma cesserebbe di poter intervenire in sede legislativa in quanto non più rappresentato nel Parlamento europeo: un vero autogoal.

Ultim’ora: la regina Elizabeth non vuole che si esca dalla Unione, sa benissimo che sarebbe la fine del Regno Unito.

Lasciamo che il tempo faccia il suo corso: “keep calm and carry on”, ignoriamo gli inutili ed intempestivi allarmismi.

Guido Ascheri

Ragioniere commercialista e Chartered Accountant in Londra

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Europa centrale e orientale: divario IVA pari a 28 miliardi di Euro

eu-712739_640Secondo quanto evidenziato da un nuovo studio pubblicato da Pwc, le entrate IVA non riscosse costeranno al tesoro di cinque Paesi dell’Europa centrale e orientale circa 28,2 miliardi di Euro (pari a 32 miliardi di dollari Usa) all’anno.

Il report, presentato nel corso di una conferenza tenuta da PwC a Bucarest il 23 giugno e basato sui dati raccolti dall’Eurostat, mostra che il divario IVA – e cioe’ la differenza tra le entrate IVA teoriche (applicando l’aliquota piena e non quella ridotta) e i ricavi effettivi – variava dal 19,1% in Repubblica Ceca a poco meno del 40% in Romania. E’ stato evidenziato un notevole divario anche in Ungheria (20,8%), Slovacchia (28,3%), e Polonia (29,2%).

PwC ha inoltre evidenziato che, in termini di ricavi, nel periodo 2014/15, l’ammontare di entrate relative all’IVA non riscosse in Repubblica Ceca e’ stato pari a 3,1 miliardi di Euro, 2,6 miliardi di Euro in Ungheria, 8,3 miliardi di Euro in Romania, 12 miliardi di Euro in Polonia e 2,2 miliardi di Euro in Slovenia.

Daniel Anghel, Indirect Taxes Leader di PwC, ha evidenziato che, mentre un certo numero di paesi CEE hanno introdotto misure per ridurre le dimensioni dei loro divari IVA, questi Paesi hanno ottenuto risultati contrastanti.

“Tali programmi hanno già dato ottimi risultati in Slovacchia, dove il divario IVA è stato ridotto dal 33,9 per cento al 28,3 per cento in un solo anno. Il risultato e’ stato ottenuto grazie ad una serie di misure come l’introduzione da parte dell’amministrazione finanziaria di software di analisi capaci di valutare i dati delle dichiarazioni fiscali in tempo reale, la creazione di un comitato per indagare le maggiori frodi fiscali in collaborazione con la polizia e i pubblici ministeri, e la creazione di tribunali specializzati in materia fiscale”.

“Tuttavia, numerosi altri Paesi sembrano in difficolta’ nell’affrontare il problema del divario dell’IVA. Sia Polonia che Romania hanno segnalato alti livelli di IVA non riscossi nel 2015; la Romania e’ addirittura l’ultimo tra gli Stati membri dell’UE in termini di riscossione dell’IVA. E’ quindi chiaro che le autorità di questi paesi hanno bisogno di rivalutare l’impatto delle misure adottate, tra cui i controlli sulle registrazioni IVA, come ad esempio il modulo 088 per l’IVA in Romania, che non sembrano portare i risultati desiderati in termini di riduzione delle frodi IVA e aumento della riscossione delle imposte”, ha aggiunto Anghel.

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Action Aid accoglie con favore la riduzione degli sgravi fiscali in Africa

desert-1007157_640Action Aid ha pubblicato un nuovo rapporto sulla proliferazione delle agevolazioni fiscali nei paesi dell’Africa orientale.

Nel rapporto si afferma: “I governi hanno adottato alcune misure favorevoli alla riduzione degli incentivi fiscali, in particolare quelle relative all’IVA, che stanno potenziando la riscossione delle imposte e forendo quindi entrate supplementari importanti che possono essere investite per la fornitura di servizi importanti”.

In particolare, si è osservato che la Tanzania ha introdotto una nuova legge nel 2015 per ridurre le esenzioni IVA. Tuttavia, l’organizzazione ha chiesto ulteriori sforzi per ridurre gli incentivi offerti agli investitori stranieri. Il rapporto stima che questa legge aumenterà i ricavi di circa 500 milioni di Dollari.

Infine, il rapporto osserva che anche l’Uganda ha preso provvedimenti per ridurre le esenzioni IVA, e si prevede che i proventi derivanti dalla riscossione delle imposte aumentera’ dello 0,7 per cento del PIL. Tuttavia, la nazione è stata inoltre invitata a tenere a freno le esenzioni fiscali aziendali.

Il report esorta i paesi dell’Africa orientale ad evitare una corsa al ribasso nel fornire sempre maggiori agevolazioni fiscali per gli investitori stranieri, avvertendo che tutto ciò ha eroso le loro basi imponibili.

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UE: la banche esprimono preoccupazione in merito alla direttiva contro l’evasione fiscale

building-79221_640La Federazione Bancaria Europea ha offerto un cauto benvenuto all’accordo recentemente raggiunto dagli Stati membri dell’UE in ordine alla direttiva della Commissione Europea contro l’evasione fiscale, affermando che tali norme non prendono in considerazione eventuali ripercussioni sulle banche.

In una dichiarazione rilasciata il 21 giugno del 2016, la Federazione ha detto: “le Banche Europee, che sostengono attivamente le misure internazionali in favore della lotta contro l’evasione fiscale, accolgono largamente le nuove misure dell’UE contro l’evasione fiscale delle imprese su cui ministri delle Finanze hanno raggiunto un accordo lunedì. Il Fondo per le frontiere esterne sostiene pienamente l’attuazione coordinata e coerente dell’Unione europea del piano d’azione dell’OCSE sull’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti (BEPS), che mira a tassare i profitti aziendali dove viene prodotto il reddito. Tuttavia, la direttiva che i Ministri delle Finanze dell’UE hanno ora concordato, rischia di creare distorsioni in quanto si discosta dalle raccomandazioni BEPS formulate dall’OCSE. “

La Federazione ha aggiunto: “Le banche europee rivestono un ruolo centrale nell’attuazione di norme e misure contro l’evasione fiscale e impediscono la doppia imposizione fiscale. L’EBF è particolarmente preoccupato per il limite di deducibilità degli interessi che i ministri dell’UE hanno adottato prima che l’OCSE abbia pienamente considerato come questa misura dovrebbe essere applicata ai gruppi bancari. La direttiva, inoltre, non prevede meccanismi di risoluzione delle controversie adeguati, i quali sono progettati per evitare conseguenze indesiderate come la doppia imposizione “.

La Federazione ha chiesto un’approfondita valutazione d’impatto delle misure a livello europeo considerando che essi possono avere un notevole impatto sul clima di investimento in Europa.

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Giappone: necessario un aumento della Sales Tax

japan-1432858_640Dopo la recente decisione del primo ministro Shinzo Abe di rinviare l’aumento dell’aliquota dell’imposta sui consumi, che avrebbe dovuto entrare in vigore nel mese di aprile del prossimo anno, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha suggerito che il Giappone dovrebbe invece impegnarsi a introdurre dei piccoli aumenti di imposta da mantenere nel lungo periodo al fine di ottenere il consolidamento fiscale.

Originariamente si era infatti previsto di aumentare l’aliquota di imposta sui consumi del Giappone, attualmente pari all’otto per cento, al 10 per cento nel mese di ottobre 2015, ma tale modifica non entrera’ in vigore fino a ottobre del 2019.

Abe ha inoltre comunicato che il Governo introdurrà ulteriori misure per stimolare la situazione fiscale entro la fine dell’anno; tali misure saranno introdotte con l’obiettivo di contrastare la continua incertezza economica del Paese.

L’attuale strategia di risanamento del bilancio del Giappone mira a portare il deficit primario del conto generale dei governi centrali e locali in equilibrio per l’anno fiscale 2020 – 2021.

Il FMI ha inoltre preso atto della sfida del governo di “stimolare l’economia e la sostenibilità delle finanze pubbliche in un breve lasso di tempo.”

Il FMI ha evidenziato che “il percorso di risanamento del bilancio deve essere tracciato gia’ oggi, e deve essere previsto un programma di aumenti dell’imposta sui consumi graduali, tendenti almeno al 15%: gli aumenti, per esempio, potranno essere pari allo 0,5 o all’uno per cento all’anno”.

Tutto cio’ sara’ necessario per trovare il giusto equilibrio tra il sostegno alla crescita e il raggiungimento della sostenibilità fiscale nel lungo periodo.

Il FMI ha poi concluso dicendo che “avviare da subito l’aumento dell’aliquota di imposta senza aspettare il 2019, adottando un percorso graduale, potrebbe aumentare la possibilita’ di aggiustamento fiscale nel lungo periodo.”

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Germania: nuovo sistema fiscale informatizzato

berlin-51058_640Il Parlamento tedesco ha approvato un pacchetto di proposte finalizzate all’introduzione di un sistema fiscale online in Germania.

Secondo il Governo, le riforme in questione, approvate dal Gabinetto federale tedesco nel 2015, consentiranno ai contribuenti di intraprendere una serie di operazioni fiscali elettronicamente, compresa la presentazione delle dichiarazioni fiscali, le richieste di differimento del pagamento d’imposta e i ricorsi fiscali.

In una dichiarazione rilasciata il 17 giugno, il Governo ha detto che tutta la mole di documentazione cartacea connessa alla presentazione delle dichiarazioni dei redditi sarà presto eliminata.

“Per quanto possibile, il Governo federale vuole che nel prossimo futuro vengano eliminate tutte le comunicazioni su supporto cartaceo scambiate tra cittadini, imprese e autorità fiscali in entrambe le direzioni”, ha aggiunto.

Le nuove regole entreranno in vigore il 1 Gennaio 2017.

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Repubblica Ceca: nuova imposta sul gioco d’azzardo

orloj-1102368_640Il presidente ceco Milos Zeman ha firmato una nuova legge che prevede la regolamentazione e la tassazione del gioco d’azzardo online nella Repubblica Ceca.
Secondo la legge, firmata dal presidente Zeman il 10 giugno, verra’ introdotta una tassa del 23% sulla entrate lorde derivanti dal gioco nei casi di scommesse sportive online e lotterie, mentre ai casinò verra’ applicata un’imposta del 35%. Tali imposte andranno ad aggiungersi all’attuale imposta del 19% sul reddito delle società.

La versione finale della nuova legge è stata approvata dalla Camera dei Deputati nel mese di aprile 2016 e dal Senato all’inizio di questo mese.

La nuova legge dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2017, e generare 2 miliardi di Corone ceche (pari a 83,4 milioni di dollari Usa) di fatturato annuo.

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