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Archives for Marzo 2016

Slovenia: necessario aumentare l’imposta sui beni immobili

slovenia-162422_640Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha vivamente incoraggiato la Slovenia a introdurre un’imposta sui beni immobili moderna e ad ampia base imponibile a partire dal 2017.

Il Fondo Monetario Internazionale ha evidenziato che l’imposta in questione potrebbe essere inizialmente neutrale dal punto di vista delle entrate, almeno fino a quando verra’ testata la sua applicazione e saranno risolti eventuali problemi tecnici. Nel medio termine, tuttavia, questa dovrebbe aumentare le entrate del Governo.

Il FMI ha anche spiegato che il piano del Governo di alleggerire gli oneri fiscali sul lavoro andra’ a ridurre il costo del lavoro sulle imprese e a sostenere la crescita dell’occupazione.

La perdita di entrate risultante potra’ essere compensata aumentando le accise sul carburante, visto l’attuale basso costo dell’energia, e rendendo piu’ stringenti le regole sui prezzi di trasferimento per aumentare le entrate fiscali provenienti dall’imposta sul reddito delle società.

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Pubblicato il modello ministeriale standard di statuto e atto costitutivo per le Start Up Innovative

start up 1A seguito del decreto Ministero Sviluppo Economico del 17 febbraio 2016 pubblicato in Gazzetta Ufficiale dal giorno 8 marzo è ormai diventata realtà la possibilità di costituire una Start Up Innovativa mediante la sottoscrizione del modello standard, da parte di tutti i soci, con un dispositivo di firma digitale.

Tale modalità di costituzione, in alternativa all’atto pubblico, può avvenire solo in totale conformità rispetto al modello ministeriale pubblicato ed è circoscritta alle società a responsabilità limitata.

Il decreto contiene un modello standard sia per l’atto costitutivo, sia per lo statuto. Sono previste varie opzioni alternative: in materia di amministrazione, di conferimenti, di circolazione delle quote ed altri aspetti inerenti la vita sociale.

Si stratta di uno schema standard non semplice e abbastanza corposo. Per ogni articolo del modello standard corrisponde una diversa clausola statutaria; da ogni scelta dipendono diverse conseguenze che si riflettono nella vita societaria ed in particolar modo nel rapporto tra i soci.

Occorre quindi utilizzare il modello con attenzione magari avvalendosi di consulenti specifici per evitare poi di trovarsi successivamente in difficoltà.

Contestualmente alla domanda di iscrizione, la società presenta l’istanza di iscrizione nella sezione speciale.  Per l’iscrizione nel registro delle imprese come startup innovativa, è indispensabile che la società rispetti i requisiti richiesti dalla normativa.  Il rispetto di tutti i requisiti deve essere oggetto di specifica dichiarazione al momento della comunicazione al registro delle imprese.

Il legale rappresentante è tenuto a fornire tutte le informazioni relative all’atto costitutivo, all’oggetto sociale, a descrivere l’attività svolta, indicare i brevetti, l’elenco soci, le società partecipate, i titoli di studio dei soci e del personale che lavora in società.

Il legale rappresentante è tenuto anche all’adempimento in proprio degli obblighi antiriciclaggio.

I requisiti previsti dalla normativa devono essere mantenuti nel tempo. Tali informazioni devono essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi, mediante comunicazioni periodiche cui è tenuto il legale rappresentante. Egli attesta la permanenza dei requisiti entro trenta giorni dall’approvazione del bilancio, e in ogni caso entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale.

E nel caso in cui i requisiti vengano meno è prevista la cancellazione dalla sezione speciale, ma la società rimane iscritta nella sezione ordinaria del registro delle Imprese. Ma la conseguenza ben più pesante è la decadenza dal regime agevolato, sul piano civilistico ma soprattutto fiscale e finanziario

San Giuliano Terme  22 marzo 2016

Massimo Bianchi
Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili di Pisa
m.bianchi@mb-consulenze.com

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Emirati Arabi Uniti: possibile DTA con l’Ecuador

burj-al-arab-230077_640I rappresentanti degli Emirati Arabi Uniti e dell’Ecuador si sono incontrati il ​​23 marzo 2016 per discutere le modalità per rafforzare i legami economici e commerciali tra i due Paesi.

Durante l’incontro, Obaid Humaid Al Tayer, il Ministro di Stato per gli Affari Finanziari degli Emirati Arabi Uniti, ha sottolineato l’impegno degli Emirati Arabi Uniti per rafforzare le relazioni con i vari paesi del mondo e per dare applicazione a delle leggi che sostengano il commercio e gli investimenti.

Egli ha detto: “Gli Emirati Arabi Uniti si stanno impegnando per offrire vantaggi per entrambi i settori pubblico e privato, attraverso la conclusione di accordi contro la doppia imposizione, legislazioni fiscali comuni e accordi per evitare l’elusione delle imposte sul reddito, al fine di migliorare la crescita economica e gli investimenti tra i due paesi”.

Il 1° settembre 2012 a Quito Emirati Arabi Uniti ed Ecuador hanno firmato un accordo contro la doppia imposizione sul reddito.

Entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza di dare attuazione all’accordo.

Secondo il Ministero delle Finanze degli Emirati Arabi Uniti, il commercio estero totale tra i due Paesi per i primi nove mesi del 2015 è stato pari a 40.3 milioni di Dollari Usa.

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India – Mercosur: modifiche all’accordo di libero scambio

india-995364_640I Paesi del Mercosur e l’India hanno intenzione di espandere il campo di applicazione del loro accordo commerciale e l’argomento e’ stato discusso in una riunione il 16 marzo 2016.

L’accordo commerciale, che è entrato in vigore nel 2009, copre oltre 450 linee tariffarie per ciascuna delle due parti dell’accordo. Questo è stato descritto come il primo passo verso la creazione di una zona di libero scambio tra le due parti – Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay da un lato e India dall’altro. Il Venezuela, Paese membro del Mercosur, non è parte dell’accordo.

L’India ha comunicato che e’ stata riscontrata la necessità di “aumentare significativamente” il numero di linee tariffarie in modo da andare a corpire una “parte considerevole” del commercio bilaterale.

Una proposta per ampliare l’accordo, avanzata nel 2013, è ancora in fase di revisione.

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Consiglio di Cooperazione del Golfo: necessarie riforme fiscali

sky-1111893_640Moody’s Investor Service ha detto che le prospettive di credito dei Peasi del  Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) dipendono dalla loro capacità di dare attuazione a delle misure di bilancio a medio termine capaci di frenare l’erosione delle finanze pubbliche a causa dei bassi prezzi del petrolio.

Secondo Moody’s, il disavanzo di bilancio del Consiglio di Cooperazione del Golfo sara’ all’incirca pari al 12,5% del PIL regionale nel 2016, rispetto al nove per cento del 2015.

Ha inoltre aggiunto che probabilmente il deterioramento della situazione di bilancio sara’ piu’ rapido in Arabia Saudita, Bahrain e Oman rispetto agli Stati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait, dove le riserve possono aiutare ad attutire l’impatto negativo a breve termine e consentire un aggiustamento graduale.

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Rapporto Banca-Impresa e Rendiconto Finanziario (parte 4)

money-1132279_640L’analisi di bilancio

Come si diceva nel corso dei precedenti post sul rapporto Banca-Impresa, uno degli elementi di valutazione dell’impresa da parte della banca è l’analisi quantitativa dei dati di bilancio, l’analisi di bilancio appunto. Vi faremo solo un cenno, sopratutto all’analisi della struttura patrimoniale e all’analisi finanziaria, volendo, in questa trattazione, porre la nostra attenzione soprattutto sui flussi finanziari e sull’analisi per flussi.

L’analisi di bilancio, è un complesso ragionamento, basato su uno o più bilanci, volto ad esaminare specifici aspetti della gestione, per giungere ad esprimere un giudizio sintetico sull’azienda.

L’analisi può consentire all’imprenditore o al management o ad analisti terzi di conseguire diversi obiettivi:

  • conoscere in maniera approfondita le variabili da monitorare, al fine di migliorare l’efficienza e minimizzare il rischio d’impresa;
  • ottimizzare la struttura finanziaria adottata in relazione al business aziendale;
  • valutare il posizionamento competitivo dell’impresa rispetto alla concorrenza;
  • fornire informazioni economico-finanziarie utili allo sviluppo di medio-lungo periodo.

Questi obiettivi sono riconducibili alla necessità di verificare la sussistenza di un equilibrio gestionale, con l’effetto che si possono avere tre diversi tipi di analisi, tra loro concatenate:

  • analisi reddituale, che si propone di accertare il raggiungimento dell’equilibrio economico, inteso come la capacità dell’impresa di remunerare tutti i fattori produttivi, compreso il capitale apportato dai soci/azionisti. In altri termini, si ha un equilibrio economico quando l’eccedenza dei ricavi rispetto ai costi è pari al reddito atteso dai soci/azionisti;
  • analisi finanziaria, che intende verificare l’esistenza di un equilibrio finanziario, vale a dire la capacità dell’azienda di fare fronte ai propri impegni finanziari con i mezzi provenienti dal capitale proprio, dai finanziamenti e dai ricavi senza pregiudicare gli altri equilibri;
  • analisi patrimoniale, che mira ad individuare la capacità dell’impresa di conservare e migliorare la struttura patrimoniale: questa analisi rappresenta la naturale conseguenza delle analisi reddituale e finanziaria.

Sotto il profilo strettamente operativo, l’analisi di bilancio viene sovente condotta al fine di assumere decisioni strategiche, ovvero rispondere ad alcuni interrogativi particolarmente rilevanti, riguardanti l’azienda oggetto di analisi:

– quali sono i punti di forza e debolezza dell’impresa?

– è meglio indebitarsi oppure chiedere altro capitale ai soci?

– in quale condizione si trova l’azienda rispetto ai concorrenti?

– è opportuno concedere credito a questa impresa?

Le informazioni che si traggono dall’analisi di bilancio non servono solo alle banche, e quindi all’impresa o al consulente dell’impresa, ma anche ad esempio ai professionisti di nomina giudiziale, come il curatore fallimentare, che – in sede di relazione di cui all’art. 33, della L.F. deve illustrare al giudice delegato quali sono, a proprio avviso, le cause e circostanze che hanno portato alla sentenza dichiarativa di fallimento.

La prassi ormai diffusa nella maggior parte dei tribunali italiani è proprio quella di pretendere dal curatore fallimentare una circoscritta analisi di bilancio del fallito, anche nel caso di imprese individuali e società di persone che non soggiacciono all’obbligo di pubblicazione del bilancio d’esercizio.

Analogamente, si pensi alla relazione di cui all’art. 172 L.F. che il commissario giudiziale di un concordato preventivo è tenuto a depositare in tribunale, ed illustrare ai creditori in sede di adunanza, ai fini della manifestazione del voto.

Anche in questo caso, al commissario giudiziale è richiesto di esaminare i bilanci del debitore degli ultimi anni, al fine di individuare le cause del dissesto che hanno indotto alla presentazione della domanda di concordato preventivo.

Naturalmente, l’analisi di bilancio si basa sulla riclassificazione degli ultimi bilanci, normalmente 3. La stessa redazione del bilancio è stata interessata da numerose riforme, contabili, civilistiche, fiscali, con l’obiettivo di migliorare la trasparenza dell’informazione, la sua utilità per gli operatori, di favorire i processi della stessa globalizzazione, attraverso l’armonizzazione delle norme contabili, al fine di migliorarne la capacità informativa, riforme che continuano e sono alla base di questa nuova edizione, che tiene conto del D.Lgs. 139/2015 di recepimento della Direttiva 34/2013/UE e dei nuovi principi OIC, con particolare riferimento al documento n. 10, sul rendiconto finanziario.

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 205 dello scorso 4 settembre del D.Lgs. 139 del 18 agosto 2015, è stata appunto data attuazione alla direttiva europea 2013/34/UE “relativa ai bilanci d’esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, per la parte relativa alla disciplina del  bilancio di  esercizio e di quello consolidato per le società di capitali e gli  altri  soggetti individuati dalla legge”, le cui disposizioni entrano in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano ai bilanci relativi agli esercizi finanziari aventi inizio a partire da quella data. Di conseguenza, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, le nuove regole trovano applicazione a decorrere dal bilancio relativo all’esercizio 2016, ma è chiaro che, ai fini comparativi, anche il bilancio 2015 dovrà essere adeguato alle nuove prescrizioni.

La consapevolezza dell’importanza di un’informativa trasparente per migliorare i rapporti con gli interlocutori sociali, siano essi finanziatori, azionisti, creditori, clienti, fornitori, dipendenti, autorità governative, ha visto le imprese impegnate nella redazione di “bilanci integrati”, dove i risultati economico-finanziari sono comunicati insieme a quelli relativi alla governance e agli impatti sociali e ambientali delle strategie.

L’analisi della struttura patrimoniale e i principali indici finanziari

Una prima fondamentale verifica riguarda la sussistenza o memo della continuità aziendale, desumibile dall’analisi della solidità patrimoniale, ovvero della capacità dell’impresa di sopravvivere e crescere nel corso del tempo, riscontrabile attraverso l’esame del grado di correlazione tra gli investimenti e le relative fonti di finanziamento: risulta, pertanto, determinante la sussistenza di un adeguato margine di struttura, ovvero la capacità dell’impresa di finanziare le immobilizzazioni immateriali (c.d. capitale fisso) con il patrimonio netto e le passività a medio-lungo termine.

In generale, quando i fondi a lungo termine non coprono interamente il fabbisogno finanziario, l’azienda è costretta a colmare la differenza con la raccolta di capitale a breve. In questo caso, è necessario considerare l’adozione dei correttivi, tesi a recuperare la continuità aziendale, come nuovi apporti di capitale o finanziamenti dei soci.

Se l’azienda si trova in una situazione di carenza cronica di liquidità dovuta a un utile operativo troppo basso (crisi economica), ulteriore indebitamento bancario non farà che peggiorare la situazione, spostando solo nel tempo i problemi. E proprio le situazioni d’insolvenza accadono quando la liquidità immediata non viene monitorata con costanza.

Quando invece i finanziamenti a lungo termine eccedono il fabbisogno finanziario, l’azienda dispone di un surplus di cassa da impiegare in investimenti di breve durata.

È sempre necessario verificare che la politica finanziaria dell’impresa sia adeguata, ovvero non vi sia un’eccessiva esposizione debitoria a breve termine, in quanto segnaletica di un maggior grado di rischio.

Un importante fattore critico è il capitale circolante netto, pari alla differenza tra le attività correnti e le passività a breve: un valore eccessivamente elevato potrebbe nascondere l’adozione di politiche di bilancio, come la sopravvalutazione del magazzino o l’incremento dei crediti in presenza di fatturati stabili o decrescenti.

Quindi, l’analisi della struttura patrimoniale è sviluppata sulla base dello stato patrimoniale riclassificato mediante la contrapposizione di raggruppamenti di voci dell’attivo e del passivo, che portano ad evidenziare alcuni margini idonei a fornire informazioni in merito alla struttura delle fonti e degli impieghi esistenti in un determinato periodo, ed in particolare:

  • il margine di struttura;
  • il capitale circolante netto;
  • il margine di tesoreria.

Oltre all’analisi della struttura patrimoniale, sono importantissimi, in sede di pianificazione finanziaria e di analisi delle performance finanziarie, soprattutto i seguenti indici:

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Continueremo a trattare della pianificazione finanziaria e dell’analisi per flussi finalizzata al corretto rapporto Banche-Impresa nei prossimo articolo.

Paolo Battaglia
Dottore Commercialista in Ragusa e ACA Chartered Accountant (ICAEW) a Londra

Link agli articoli precedenti:
Parte prima pubblicata il 16 febbraio 2016;
Parte seconda pubblicata il 17 febbraio 2016;
Parte terza pubblicata il 24 febbraio 2016.

 

 

 

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Africa: l’accordo per la facilitazione degli scambi sosterra’ l’integrazione del Paese

africa-290434_640Nel corso di un seminario tenutosi a Cape Town, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Roberto Azevedo, ha evidenziato come l’accordo per la facilitazione degli scambi (TFA) contribuira’ a sostenere l’integrazione regionale in Africa.

“La necessità di migliorare l’integrazione in tutto il Paese è indiscutibile”, ha spiegato il direttore generale. Egli ha osservato che il commercio intra-africano rappresenta solo un decimo del totale degli scambi dell’Africa, e che il costo per muovere le merci all’interno del paese africano è il doppio della media globale.

Azevedo ha anche sottolineato che una società africana e’ soggetta ad  una tariffa media dell’8,7% per le merci vendute in Africa, contro il 2,5 per cento per i prodotti venduti altrove.

La lotta contro tali ostacoli dovrebbe contribuire all’integrazione dell’Africa a livello globale. Il TFA (l’accordo per la facilitazione degli scambi) può essere d’aiuto, garantendo un “meccanismo pratico” per l’adozione di accordi regionali di libero scambio.

Il TFA creerà degli impegni vincolanti per tutti i membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio al fine di accelerare il movimento, il rilascio e lo sdoganamento delle merci e migliorare la cooperazione in materia doganale, come parte degli sforzi internazionali finalizzati ad eliminare le barriere fiscali al commercio a livello globale.

E’ stato inoltre sottolineato come i paesi meno sviluppati dovrebbero ricevere adeguato supporto per facilitare l’osservanza da parte di questi ultimi dell’accordo sulla facilitazione degli scambi.

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FMI: consiglia Trinidad e Tobago ad ampliare la base IVA

piggy-bank-1078269__180Secondo Elie Canetti, capo di una missione del Fondo monetario internazionale (FMI) per il paese, Trinidad e Tobago hanno intenzione di ampliare ulteriormente la base IVA ed aumentare alcune accise, che sono basse per gli standard della regione.

Canetti ha osservato che il governo ha già ampliato la base imponibile IVA e preso altre misure per consolidare le finanze pubbliche. Tuttavia, ha detto che queste misure non sono sufficienti per affrontare il deficit di bilancio, che il FMI prevede raggiungerà l’11 per cento del prodotto interno lordo (PIL) di quest’anno.

Il funzionario ha detto che Trinidad e Tobago dovrebbero intraprendere un ulteriore consolidamento fiscale “forse di circa il sei per cento del PIL nel corso dei prossimi anni.”

“Il governo ha già identificato le misure aggiuntive che potrebbero soddisfare parte di tali misure, tra cui il miglioramento della riscossione delle imposte (con l’aiuto di un’autorità unificata delle entrate), l’aumento delle tasse di gioco, e la reintroduzione della tassazione degli immobili”, ha detto.

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Panama: il Paese deve migliorare la conformita’ fiscale

panama-182959_640In una recente dichiarazione rilasciata dal Fondo Monetario Internazionale e’ stato evidenziato che Panama ha bisogno di adottare delle misure per migliorare la propria conformità fiscale, attualmente molto bassa a causa del livello di sviluppo del Paese e il dinamismo economico.

Il Fondo Monetario Internazionale ha accolto con favore gli sforzi delle autorità per migliorare l’amministrazione fiscale, incluso il mantenimento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), lo sviluppo di una piattaforma fiscale elettronica e i miglioramenti delle risorse umane.

Il Fondo Monetario Internazionale ha aggiunto che tali misure dovranno essere integrate attraverso lo sviluppo di una strategia per garantire la conformità fiscale, ampliando la base imponibile, migliorando la disponibilità e la qualità dei dati, e sviluppando adeguati incentivi.
Il Fondo Monetario Internazionale ha anche detto che le autorità dovrebbero astenersi dai condoni fiscali in quanto questi indeboliscono la disciplina fiscale e, se utilizzati ripetutamente, rischiano di minare la credibilità dell’amministrazione fiscale.

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UE: ulteriori piani di riforma IVA

europe-633475__180Un funzionario dell’UE ha confermato che l’Unione europea il 23 marzo intende emanare un piano d’azione di riforma delle norme fiscali sull’imposta sul valore aggiunto.

Il funzionario ha detto che il piano rivedrà le attuali norme IVA mettendo in atto “una singola area IVA UE a prova di frode, con regole più semplici e più moderne.” Sarà anche modernizzato il quadro di riferimento per le aliquote IVA, e dato agli Stati membri una maggiore libertà di fissare le proprie aliquote ridotte.

Secondo il funzionario, il Piano prevede misure volte a combattere la frode dell’IVA, in particolare affrontando le frodi che manipola il trattamento esente IVA sugli scambi intra-UE; misure di semplificazione per le imprese, per alleviare l’onere e la complessità nell’osservanza alle norme comunitarie, e nuove regole per l’era digitale.

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