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Archives for Gennaio 2016

Circolare Informativa: Mutazione dei requisiti di Start Up alternativi con soluzione di continuita’

start up3Tra i diversi chiarimenti forniti recentemente dal Ministero dello Sviluppo economico su PMI e start up innovative, si segnala il parere n. 222631/2015, che affronta il tema della possibilità di mutare uno dei tre requisiti alternativi ai fini della qualifica di start up innovativa in un momento successivo all’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese: nel caso di specie, per il venir meno del requisito dell’assunzione di personale altamente qualificato dichiarato per l’iscrizione, con contestuale rispetto del requisito relativo alle spese in ricerca e sviluppo.

Per il MISE, anche se la normativa non prevede espressamente il mutamento dei requisiti alternativi, non risultano limiti alla fattispecie prospettata.

Una condizione però deve esser assolta: la presenza di almeno uno dei tre requisiti deve risultare verificata continuativamente, durante la permanenza nella sezione speciale del Registro delle imprese. La mutazione può, dunque, avvenire senza fuoriuscita e successivo rientro nella sezione speciale, bastando l’aggiornamento delle informazioni fornite in fase di iscrizione ai sensi dell’art. 25, comma 14, del DL 179/2012.

Quanto alla tempistica di tale adempimento, il Ministero dello Sviluppo economico sottolinea che la norma va interpretata nel senso che “l’aggiornamento non può superare il semestre, ma deve intervenire in occasione di ogni mutazione rilevante, rispetto a quanto dichiarato al momento dell’iscrizione in sezione speciale”.

D’altro canto, secondo il Ministero, non occorrerebbe anticipare al momento della mutazione del requisito alternativo l’altro adempimento, quello relativo alla conferma annuale del possesso dei requisiti di cui all’art. 25, comma 15 del DL 179/2012, legato al deposito dell’approvazione del bilancio d’esercizio.

Secondo il Ministero, essendo la pubblicità nella sezione speciale del Registro delle imprese già assicurata mediante l’aggiornamento delle informazioni contestualmente alla mutazione del requisito, non sussisterebbe alcuna lesione dell’interesse generale dell’amministrazione e del mercato quanto ad una rappresentazione veritiera e aggiornata della posizione della singola start up.

Massimo Bianchi
Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili di Pisa
m.bianchi@mb-consulenze.com

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Malesia: si impegna allo scambio automatico di informazioni

malaysia-162351__180Il 27 gennaio 2016, la Malesia ha firmato il Multilateral Competent Authority Agreement, riconfermando l’impegno per avviare automaticamente lo scambio di informazioni sui conti correnti con gli altri Stati a partire dal 2018.

Il MCAA pone le basi per l’assetto operativo internazionale per lo scambio automatico, visto come lo strumento preminente per facilitare la sua rapida attuazione. Malesia è la 79 esima giurisdizione a firmare l’accordo.

Molte giurisdizioni stanno aggiornando la normativa nazionale al fine di garantire che gli istituti finanziari riportino informazioni sulle attività finanziarie dei non residenti.

Il Forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni ai fini fiscali ha stabilito un processo di monitoraggio in tempo reale per seguire la consegna degli impegni assunti e per identificare le aree in cui è necessario il supporto. Essa ha anche avviato la valutazione standard di riservatezza e la tutela dei dati in tutte le giurisdizioni impegnate, e sta lavorando per garantire che lo scambio automatico di informazioni venga attuato in modo efficace in tutto il mondo.

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Svizzera: approvata una relazione sulle questioni fiscali internazionali

cervin-971230_640Secondo quanto evidenziato da un nuovo report adottato dal Consiglio federale, la Svizzera deve ancora superare una serie di sfide in materia di fiscalità internazionale e in ambito finanziario.

La relazione è stata elaborata dal Dipartimento Federale delle Finanze (Federal Department of Finance). La relazione ha ad oggetto l’impegno intrapreso dalla Svizzera in materia di politica fiscale internazionale, le questioni di regolamentazione dei mercati finanziari nel 2015 e si occupa di delineare le prossime sfide.

La relazione, adottata dal Consiglio federale il 27 gennaio, ha evidenziato che i responsabili politici svizzeri dovranno continuare ad impegnarsi per garantire un centro finanziario sicuro e competitivo.

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Cina: confermata l’intenzione di sostituire la business tax con l’IVA

cinaNel corso di una riunione del Consiglio di Stato cinese, tenutasi il 22 gennaio, e presieduta dal premier Li Keqiang, e’ stata data conferma che entro quest’anno la Cina ha intenzione di dare completa attuazione al regime fiscale IVA della nazione, che andra’ a sostituirsi alla business tax.

Nel corso dell’incontro e’ stato affrontato il tema dell’adozione di ulteriori misure per dare attuazione all’introduzione dell’IVA, in sostituzione alla business tax, su una gamma più ampia di servizi.

Questo cambiamento è visto come un passo “di fondamentale importanza per approfondire le riforme in materia fiscale e tributaria. Tutto cio’ eserciterà una grande e positiva influenza sullo sviluppo del settore terziario del Paese, in particolare per le imprese hi-tech, e sulla riqualificazione industriale”.

Nel corso del 2016, si prevede che la Cina introdurra’ l’IVA sui servizi finanziari, nel settore delle costruzioni e immobiliare e sui servizi di consumo quali cibo, ristorazione e alloggio.

La business tax, che a breve verra’ sostituita dall’IVA, viene riscossa in ogni fase della catena di approvvigionamento sull’importo lordo, piuttosto che sul valore aggiunto netto. L’IVA andra’ quindi ad eliminare i problemi di doppia imposizione incontrati dalle imprese.

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Giappone: aumento dell’imposta sui consumi

japan-1096822_640Il Ministro delle Finanze giapponese Taro Aso ha confermato che e’ intenzione del Governo aumentare le imposte sui consumi, la cui aliquota verra’ aumentata dall’8% al 10% nel mese di Aprile del 2017.

Il 22 gennaio, nel corso di un dibattito parlamentare sulla politica fiscale, il Ministro Aso ha sottolineato che per il Giappone e’ necessario che l’aumento delle imposte vada avanti al fine di mantenere la fiducia degli investitori in altri paesi e nei mercati finanziari internazionali.

Egli ha inoltre confermato che, per aiutare i lavoratori a basso reddito, una vasta gamma di prodotti continuerà ad essere soggetta ad un’aliquota d’imposta dell’8%.

La tariffa più bassa verrà mantenuta su tutti gli alimenti freschi e trasformati e sulle bevande, ad eccezione delle sole bevande alcoliche.

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Taiwan: si fermano i negoziati con la Cina sullo scambio di merci

small-fresh-1134793_640La sconfitta del partito Kuomintang di Taiwan da parte del Partito Democratico Progressista (DPP) nelle elezioni presidenziali e legislative del gennaio 16 ha portato alla sospensione dei negoziati per un accordo “cross-strait” avente ad oggetto il commercio di beni con la Cina.

Considerata l’opposizione da parte del DPP per ulteriori collegamenti con la Cina, il ministro degli Affari economici uscente, John Deng, ha confermato che il suo ministero ha deciso di bloccare qualsiasi negoziato sul commercio o i sugli investimenti con la Cina. Egli ha sottolineato che qualsiasi decisione finale sui negoziati futuri dovra’ essere presa dal nuovo governo, quando quest’ultimo si insedierà, a maggio di quest’anno.

Un ulteriore round di negoziati sul trattato commerciale era già stato rinviato il mese scorso, siccome le due parti non avevano raggiunto un accordo sull’entità e la portata delle riduzioni tariffarie, e in particolare sulle importazioni agricole dalla Cina a Taiwan.

L’accordo sul commercio della merce e’ stato progettato sulla base dell’accordo quadro di cooperazione economica firmato nel 2010, ed entrato in vigore nel 2011.

Il settore manifatturiero di Taiwan aveva sperato che le ulteriori riduzioni tariffarie inserite all’interno del nuovo trattato gli potessero consentire di mantenere la competitività nei mercati cinesi, a fronte delle tariffe agevolate introdotte a favore dei produttori sudcoreani dal nuovo accordo di libero scambio tra la Corea del Sud e Cina.

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Canada: firmato l’accordo contro la doppia imposizione con Taiwan

toronto-city-hall-1030731_640Canada e Taiwan hanno firmato un accordo contro la doppia imposizione (Double Taxation Agreement) che limiterà le aliquote della ritenuta alla fonte sui redditi da dividendi, interessi e royalties, e che prevede lo scambio di informazioni in materia fiscale.

Il Dipartimento delle Finanze canadese ha annunciato che l’accordo è stato firmato il 15 gennaio 2016 a Taipei.

Secondo quanto previsto dall’accordo, l’aliquota della ritenuta alla fonte sui dividendi verrà limitata al 15%. Un’aliquota del dieci per cento si applichera’ ai dividendi che vengono versati a una società che detiene direttamente o indirettamente almeno il 20% del capitale della società che paga i dividendi.

Il pagamento di interessi e royalties sara’ soggetto ad una ritenuta alla fonte massima del dieci per cento. Inoltre, alcuni pagamenti di interessi saranno esentati.

L’accordo contiene anche delle disposizioni che disciplinano lo scambio di informazioni in materia fiscale, basate sullo standard sviluppato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

Il Canadian Trade Office di Taipei e l’Ufficio economico e culturale di Taipei in Canada si sono accordati circa la comunicazione reciproca dell’avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne, necessarie a fare entrare in vigore il Double Taxation Agreement.

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Esecuzione in Italia delle decisioni di confisca adottate negli altri Stati della UE

it euMediante il decreto legislativo 7 agosto 2015, n.137, l’Italia ha attuato quanto stabilito dall’Unione Europea nella “decisione-quadro” 2006/783/GAI, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca.

A detta decisione dell’Unione viene quindi data applicazione sul nostro territorio, fermo restando che ciò non deve risultare incompatibile con i principi dell’ordinamento costituzionale italiano in tema di diritti fondamentali, nonché in tema di diritti di libertà e di giusto processo (art.1 del citato decreto legislativo).

Scopo della “decisione-quadro” dell’Unione, adesso oggetto di attuazione, è facilitare la cooperazione tra gli Stati membri in materia di reciproco riconoscimento ed esecuzione dei provvedimenti di confisca dei proventi di determinati reati, in modo che uno Stato membro riconosca ed esegua nel proprio territorio quelli adottati da un tribunale competente in materia penale di un altro Stato membro.

Sulla base di un’apposita procedura (in cui è coinvolto il Ministero della Giustizia nonché la Corte d’Appello competente per il luogo dove si trovano i beni da aggredire, che decide in camera di consiglio), il riconoscimento in Italia avviene quando è necessario eseguire nel nostro paese le decisioni di confisca (queste ultime da intendersi come “un provvedimento emesso da un’autorità giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale, che consiste nel privare definitivamente di un bene un soggetto”) disposte dalle autorità giudiziarie degli altri Stati membri, a condizione che tale provvedimento concerna uno dei seguenti reati, per i quali – nello Stato ove viene emesso il provvedimento – è prevista una pena detentiva non inferiore nel massimo a tre anni, senza verifica della doppia incriminabilità (art.3, comma 1):

  • associazione per delinquere;
  • terrorismo;
  • tratta di esseri umani;
  • sfruttamento sessuale dei bambini e pornografia infantile;
  • traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope;
  • traffico illecito di armi, munizioni ed esplosivi;
  • corruzione;
  • frode, compresa la frode che lede gli interessi finanziari delle Comunità europee;
  • riciclaggio;
  • falsificazione e contraffazione di monete;
  • criminalità informatica;
  • criminalità ambientale, compreso il traffico illecito di specie animali protette e il traffico illecito di specie e di essenze vegetali protette;
  • favoreggiamento dell’ingresso e del soggiorno illegali di cittadini non appartenenti a Stati membri dell’Unione europea;
  • omicidio volontario, lesioni personali gravi;
  • traffico illecito di organi e tessuti umani;
  • sequestro di persona;
  • razzismo e xenofobia;
  • furti organizzati o con l’uso di armi;
  • traffico illecito di beni culturali, compresi gli oggetti d’antiquariato e le opere d’arte;
  • truffa;
  • estorsione;
  • contraffazione e pirateria in materia di prodotti;
  • falsificazione di atti amministrativi e traffico di documenti falsi;
  • falsificazione di mezzi di pagamento;
  • traffico illecito di sostanze ormonali ed altri fattori di crescita;
  • traffico illecito di materie nucleari e radioattive;
  • traffico di veicoli rubati;
  • violenza sessuale;
  • incendio;
  • reati che rientrano nella competenza giurisdizionale della Corte penale internazionale;
  • dirottamento di nave o aeromobile;
  • sabotaggio

Al di fuori delle predette ipotesi, il riconoscimento delle decisioni di confisca è consentito solamente se i fatti sono previsti come reato dalla legge italiana (art.3, comma 2). Tuttavia, “in materia di tasse o di imposte, di dogana e di cambio, il riconoscimento della decisione di confisca non può essere rifiutato in base al fatto che l’ordinamento interno non impone lo stesso tipo di tasse o di imposte o non contiene lo stesso tipo di disciplina in materia di tasse o di imposte, di dogana e di cambio della legislazione dello Stato di emissione” (art. 6, comma 1, lettera c).

La richiesta di riconoscimento avviene sulla base di un “certificato”, compilato dalle autorità dello Stato richiedente sulla base di un modello definito dalla citata “decisione-quadro”, il quale viene trasmesso – tramite i ministeri competenti (in Italia è quello della Giustizia) – a quelle dello Stato ove la misura va eseguita (art.2).

La confisca va a colpire il provento di detti reati, ravvisabile in ogni vantaggio economico derivante dalla loro commissione (art.1).

Una volta riconosciuto il provvedimento estero, la sua esecuzione in Italia avviene secondo le leggi del nostro paese.

Il riconoscimento in Italia può sì essere rifiutato, ma solo in ipotesi molto limitate, principalmente riconducibili alle seguenti circostanze (art.6):

  • presenza di vizi formali nel “certificato” trasmesso dallo Stato emittente il provvedimento di confisca;
  • violazione del principio di “ne bis in idem”, sussistente se una decisione di confisca risulta essere già stata emessa, in via definitiva, da uno degli Stati membri dell’Unione europea per gli stessi fatti e nei confronti della medesima persona;
  • qualora dal “certificato” stesso emerga che “l’interessato non è comparso personalmente e non è stato rappresentato da un difensore o soggetto equiparato nel procedimento che si è concluso con la decisione di confisca”;
  • quando i diritti delle parti interessate, compresi i terzi in buona fede, rendono impossibile l’esecuzione della decisione di confisca, secondo la legge dello Stato italiano”;
  • quando la decisione di confisca riguarda reati che dalla legge italiana sono considerati commessi in tutto o in parte sul territorio dello Stato” (cosa foriera di verosimili paralizzanti conflitti di competenza tra autorità giudiziarie dei vari Stati, soprattutto nell’ipotesi di criminalità organizzata internazionale);
  • quando la persona, nei cui confronti deve essere eseguita una decisione di confisca, gode di immunità riconosciute dallo Stato italiano, che limitano l’esercizio o il proseguimento dell’azione penale;
  • mancanza di reciprocità nel riconoscimento delle decisioni di confisca tra lo Stato dell’autorità emittente il provvedimento e l’Italia;
  • se il provvedimento di confisca viene emanato dalle autorità di uno Stato dell’Unione in relazione a fatti commessi fuori dal suo territorio, a meno che in tali circostanze non sia comunque applicabile gli art.7 e seguenti del codice penale italiano (il quale prevede che, in determinate ipotesi, l’autorità giudiziaria italiana possa perseguire chi commette reati all’estero).

Il decreto legislativo in esame introduce infine un’apposita procedura da seguire quando sia l’autorità giudiziaria italiana ad emettere un provvedimento di confisca, da eseguire sul territorio degli altri Stati membri, cui viene richiesto di procedere (artt. da 10 a 12).

Ermenegildo Mario Appiano
Avvocato in Torino

avv.appiano@appiano.info

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Ajman Free Zone: nuova rappresentanza a Delhi

president-house-422375__180Il 13 gennaio 2016 l’Ajman Free Zone degli Emirati Arabi Uniti (UAE) ha aperto un nuovo ufficio amministrativo a Nuova Delhi, in India.

La zona franca ha gia’ degli uffici a Manchester, Dubai, Mumbai, e, in epoca piu’ recente, anche a Karachi.

Mahmoud Khalil Al Hashimi, General Manager della Ajman Free Zone Authority, ha detto che l’apertura di un nuovo ufficio amministrativo a New Delhi e’ un passo logico e fa parte della strategia per l’espansione nei nuovi mercati internazionali.

Gli incentivi fiscali offerti della zona di Ajman, uno dei sette emirati degli Emirati Arabi Uniti, prevede un’esenzione totale dai dazi all’importazione e all’esportazione, e non prevede alcuna imposta sui redditi delle persone fisiche o delle societa’.

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Polonia: nuova tassazione sulle banche

polandLa Banca Centrale Europea (BCE) ha messo in guardia il governo polacco relativamente alla proposta di una tassa bancaria che potrebbe avere conseguenze negative sulle misure di credito e la stabilità finanziaria.

Il progetto di legge impone l’obbligo per alcuni istituti finanziari e assicurativi di pagare un prelievo speciale mensile di 0,0366 per cento sul valore delle attività di un’istituzione, fatte salve alcune eccezioni, soglie, e deduzioni. Si prevede che l’imposta si applichi ai seguenti contribuenti: banche nazionali; succursali di banche estere; succursali di enti creditizi sindacali, risparmio e cooperative di prestiti; assicuratori nazionali; riassicuratori domestici; filiali di assicuratori esteri e riassicuratori e istituti di credito al consumo.

L’imposta è volta a creare una fonte aggiuntiva di finanziamento per la spesa pubblica, in particolare la sicurezza sociale, inserita nel programma di spesa del governo polacco.

Tuttavia, in un parere sul progetto di legge richiesto dal Parlamento polacco il 15 dicembre 2015, e pubblicato dalla BCE il 12 gennaio, la banca ha avvertito che la struttura della tassa proposta “può dare agli istituti finanziari un incentivo a cambiare il loro profilo di rischio ristrutturando il loro portafoglio a favore di prodotti più rischiosi, facendo uso di attività fuori bilancio e/o trasferendo i loro beni all’estero.”

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